ANNO XX. - N. 11 - Esce una volta al mese. - NOVEMBRE 1896.

BOLLETTINO SALESIANO

SOMMARIO.

LA NOSTRA EDIZIONE in lingua polacca . 281 CASA OSPITALIERA presso il santuario di Maria Ausiliatrice

PARTENZA DI NUOVI MISSIONARI . . . . 282

I FEDELI DEFUNTI   .   .   284 I COOPERATORI DI D. Bosco . . .

DA ROMA: - Gara Catechistica   . ivi. IL II CONGRESSO DEI DIRETTORI DIOCESANI dei nostri Cooperatori . 285

NOTIZIE DELLE MISSIONI: - Aumento di Cristiani all'Isola Dawson (TERRA DEL Fuoco). - Una visita agli Indii del Chubut (PATAGONIA CENTRALE).-Mons. Costamagna di ritorno all'Argentina . 288

GRAZIE DI MARIA AUSILIATRICE   .   207

AI GIOVANETTI    

ECHI DEL CONGRESSO DI ORVIETO . . . 301 NUOVE CASE SALESIANE . . LA SEDE TITOLARE DI COLONIA conferita a Mons. Costamagna     303

NOTIZIE VARIE    ivi.

BIBLIOGRAFIA    305

COOPERATORI DEFUNTI    307

LA NOSTRA EDIZIONE

Con piacere annunziamo che col nuovo anno sarà esaudito il desiderio dei buoni Cooperatori Polacchi. In vista del loro numero ognor crescente e dell'interesse che essi prendono per le Opere Salesiane di D. Bosco, il Rev.mo nostro Superiore D. Michele Rua venne nella determinazione di far pubblicare il BOLLETTINO anche in questa lingua. Anzi, nella seconda metà di questo mese ne uscirà già un numero preliminare. Pertanto quei Cooperatori e quelle Cooperatrici che desiderassero piuttosto il Bollettino in lingua polacca , ne facciano tosto domanda alla nostra Direzione.

CASA OSPITALIERA presso il Santuario di Maria Ausiliatrice

A pochi passi di distanza dal santuario di Maria Ausiliatrice, in Via Cottolengo N. 31, si sono preparati alcuni modesti appartamenti, ove potranno avere vitto ed alloggio a modico prezzo le pie persone che, venendo a Torino per far le loro divozioni nel sullodato santuario, non volessero prendere ospitalità in pubblico albergo.

Ciò si è fatto per aderire alle replicate istanze, che in proposito vennero fatte da ottimi Cooperatori e Cooperatrici Salesiane e perchè nelle vicinanze del santuario di Maria Ausiliatrice mancano affatto pubblici alberghi.

Rivolgersi per schiarimenti e indirizzo al portinaio dell'Oratorio, via Cottolengo N. 32.

PARTENZA DI NUOVI MISSIONARI

LA domenica 11 di ottobre partiva da Torino una numerosa schiera di Salesiani per la Spagna e pel Portogallo, dopo aver dato privatamente l'addio ai confratelli e superiori e aver ricevuti paterni consigli da Don Rua nella cappella privata di Don Bosco. Da parecchi anni Lisbona, la capitale del Portogallo, desiderava i Figli di Don Bosco, ed essi vi sono andati ora ad aprire la seconda Casa Salesiana in quel Regno.

L'ultimo giorno poi dello stesso mese, Vigilia di tutti i Santi, nel santuario di Maria Ausiliatrice si celebrava una speciale funzione per la partenza di altri cinquanta Missionari. I Cooperatori e le Cooperatrici della città e dintorni, invitati alla funzione, intervennero in bel numero. Tenne la conferenza il giovane Sacerdote Federico Barni, destinato per la fondazione del Capo di Buona Speranza. Sua Ecc. Rev.ma Mons. Riecardi, Arcivescovo di Torino, che presiedeva alla sacra cerimonia, dopo la Benedizione col Santissimo e le Preci dei Pellegrinanti, con accalorato accento diede l' addio ai partenti a nome proprio e a nome di tutta la cattolica Torino, esortando in pari tempo gli astanti a prendere esempio dai Missionari e pensare seriamente ed energicamente alla salvezza dell'anima propria non solo, ma anche dell'anima altrui, secondo il divino precetto cotanto inculcato ai giorni nostri dal Papa Leone XIII.

Questo nuovo numeroso drappello di Missionari è destinato per le Repubbliche dell'Uruguay e Paraguay, per l'Argentina e Patagonia, per la Venezuela, per la nuova Missione dei selvaggi di S. Martin nella Colombia, per la nuova Missione per gli Italiani di S. Francisco di California negli Stati Uniti, e per le due nuove fondazioni d'Africa, una ad Alessandria d'Egitto principalmente per gli Italiani numerosissimi colà emigrati e l'altra al Capo di Buona Speranza.

La benedizione del Signore, la protezione di Maria Ausiliatrice e le nostre fervide preci li accompagnino nei loro viaggi, affinchè sani e salvi giungano tutti a loro destinazione!

I FEDELI DEFUNTI

FRA la Chiesa militante e quella che trionfa ne' cieli, stanno quasi alle porte della eterna Gerusalemme anime sante che la divina Misericordia ha salvate, ma che la divina Giustizia non trova ancora immàcolate tanto da essere degne della beatifica visione di Dio e nel dolore le affina e le purifica come nel fuoco i metalli.

Le poverette appena disciolte dai loro corpi, tale cognizione acquistarono di Dio e tanto di lui rimasero innamorate, che rapite, tosto tentarono di spingersi all'insù, per volare al possesso di sì gran bene. Ma una forza irresistibile le trattenne, le respinse al basso, le costrinse a cangiare la patria coll'esilio, il Cielo col Purgatorio, Iddio col fuoco ; ed un fuoco creato dalla stessa onnipotente Giustizia divina per purificarle, un fuoco di tale intensità, di così grande attività e di una virtù cotanto penetrativa, che, al dir dei Santi Padri, al paragon suo il nostro fuoco comune non è che un'ombra, un fumo, una fiamma dipinta.

Immagini quindi chi può i tormenti inauditi, gli atroci spasimi che debbono provare quelle povere anime! Il sol fuoco del Purgatorio, dice S. Agostino, è più cocente d'ogni pena che uom soffrir possa in questa vita. Anzi, aggiunge l'Angelico Dottore, la più piccola pena del Purgatorio supera di gran lunga ogni massima pena di questo mondo.

Pietà adunque ci prenda di loro, o cari Cooperatori e pie Cooperatrici. Son nostri fratelli in Gesù Cristo, son nostri amici, nostri parenti che gemono tra quelle fiamme, sospirando il nostro soccorso. A noi alzano le mani e le voci, perchè a noi Iddio diede di poter alleviare le loro sofferenze, abbreviare le loro pene, affrettare la loro completa purificazione. Siamo generosi! Specialmente in questo mese che la Chiesa, Madre pietosa, consacra alla divozione di queste sante anime, frequentiamo i SS. Sacramenti, rinnoviamo sugli altari il S. Sacrificio della Messa, raddoppiamo sulle tombe le nostre preci, moltiplichiamo le nostre elemosine e le nostre mortificazioni, insomma mettiamo nuovo fervore in ogni opera buona, affine di accelerar loro il momento del trionfale ingresso nel Cielo, memori sempre di ciò che sta scritto nelle Sacre Carte, che santo e salutare è il pensiero di pregare pei defunti, affinché sieno dai peccati prosciolti.

Egli è santo il pensiero di pregare pei defunti; imperocchè mentre con ciò si adempie ad un dovere sacrosanto di giustizia e di riconoscenza, di carità e di religione verso di persone carissime, si fa un'opera grandemente accetta a Dio, il quale, per l'amore che loro porta, non meno di esse brama d'averle a sè vicine più presto che sia possibile. Salutare inoltre a noi torna la preghiera pei trapassati; anzitutto perchè dessa, innalzando il nostro pensiero alla beata meta, cui dopo morte aspiriamo, è consigliera di quelle opere sante che sole vi ci possono condurre; secondariamente perchè quelle sante anime sollevate dai nostri suffragi, piene di riconoscenza, pur da quelle fiamme innalzeranno le loro fervide preci in nostro favore, e giunte poi agli eterni godimenti oh! non si stancheranno giammai, d'implorare la misericordia divina su di noi, d'invocare le celesti benedizioni sulle nostre famiglie.

Chi non ha provato l'efficacia dell'intercessione delle sante anime del Purgatorio? Innumerevoli fatti ce lo attestano. A comune incoraggiamento ne trascriveremo uno non nuovo, ma assai istruttivo, avvenuto in Parigi l'anno 1827.

Da una casa di ricchi signori usciva una povera giovane rimandata dal servizio, o forse meglio abbandonando quella casa, dove la coscienza non le permetteva più lunga dimora. La buona giovane non sapeva a chi rivolgersi per offrire i suoi servigi. Dubbiosa entra in una chiesa vicina. Un Sacerdote incominciava la S. Messa. In quel mentre, le sovviene che, contro l'usata sua devozione, non aveva ancora fatta celebrare in quel mese la sua Messa pei poveri morti. Senz'altro recasi alla sacristia, e vi depone una moneta nelle mani di un prete, che le promise di celebrare quanto prima la Messa.

La povera giovane non aveva esitato alla pietosa sua offerta; eppure non le rimanevano che poche lire: e se non avesse trovato lavoro? e se.... Non pensò a nulla: fino alla fine della Messa rimase in chiesa, pregando non tanto per sè, quanto per le povere anime.

Uscita dalla chiesa, a qual parte rivolgersi ?

Un giovane signore, pallido, d'una fisonomia nobile e melanconica, le indirizza, senza preamboli, queste parole: Signorina, voi cercate un posto da lavoro? Ebbene, andate alla tal via, tal numero (e lo indicò); là troverete una signora che ha bisogno d'una servente; e vi troverete contenta con essa.

E sparve nella folla. Era una visione? o un inganno della povera fanciulla?

Ad ogni modo recasi al luogo indicato; vi ritrova in fatto una nobile signora, che dava segno di qualche dispiacere. Vestita in lutto profondo, aveva l'occhio ancor umido di pianto....

- Signora, le disse la giovane, dopo averla salutata, sono venuta per offrirle i miei servigi.

- Chi vi ha potuto dire, che io ne abbisognavo? Non è più di un'ora che ho congedata la mia servente.

- Me lo disse un signore, che ho incontrato nella via... - E mentre parlava, levò per caso gli occhi ad un quadro. - Eccolo ! esclamò. È quello il ritratto fedele del signore che mi ha avvisata.

La signora gettò un grido di meraviglia : - Come? disse con emozione ; ma questo è il ritratto di mio figlio, morto da pochi mesi. Che? voi avete visto il mio figliuolo ? dove, in qual modo? ....

E la giovane tra la confusione e lo stupore narrò la sua disavventura, la sua divozione di far celebrare tutti i mesi una Messa pei poveri morti, e il resto dell'avvenuto.

Non diremo il trasporto della signora: gettandosi al collo della giovane: - Voi, le disse, avete liberato mio figlio dal Purgatorio; ebbene io vi ricevo, ma non come servente, bensì come mia figlia!... -

Poveri esigliati dal Paradiso! per le nostre preghiere ed i nostri suffragi che in gran copia vi procureremo specialmente in questo mese, deh! otteneteci di poter passare immacolati da questa misera valle e venire con voi ad occupare quel bel posto che Iddio ci tien. preparato da tutta l'eternità nella celeste patria.

I COOPERATORI SALESIANI DI DON BOSCO

MENTRE ogni mese la morte inesorabile, con nostro gran dolore, viene a rapirci un numero consìderevole di persone carissime, colle quali andiam legati dai dolci e forti vincoli della carità nella Pia Unione dei Cooperatori e Cooperatrici Salesiane, il nostro cuore si riconforta e, diremmo, si rìapre alla gioia nel contemplare il contìnuo sorgere di altre pie e oneste persone, che spontaneamente dimandano di appartenere alla suddetta Pia Associazione, e con vero slancio di generosità vengono a prendere il posto di chi è chiamato all'eternità a ricevere ìl premio delle buone opere fatte.

Ora, affinchè questi nuovi Cooperatori e Cooperatrici conoscano bene l'Associazione a cui furono inscritti, e nel ben operare siano animatì del suo vero spìrito, con una serie di domande e risposte andremo per alcuni mesi intrattenendo i nostri buoni lettori sull'importante argomento di questa provvidenziale istituzione del venerando Don Bosco, che omai conta numerosi soci in ogni angolo della terra.

D. - Che cosa adunque sono i Cooperatori Salesiani ?

R. - Un'Associazione od Unione di buoni cattolicì, la quale, tra le varie e moltissime opere di pìetà, si propone specialmente di cooperare alla salvezza della gioventù, massime se povera ed abbandonata, di favorire le vocazioni ecclesìastiche e religiose, diffondere la buona stampa e sostenere le Opere e Missioni della Pia Società Salesiana di D. Bosco.

D. - Qual'è l'origine dei Cooperatori Salesiani ?

R. - Don Bosco fin dai primi inizi delle sue Opere a pro della gioventù ebbe amici e benefattori, che gli furono larghi di aiuto e ne imitarono l'apostolato nelle loro famiglìe e dipendenze, e fin dal 18 Aprile del 1845 otteneva a ben cinquanta deì più insigni fra essi uno specìale favore da Sua Santità Papa GREGORIO XVI. - Ma in seguito, crescendo colle Opere di Don Bosco anche il numero di questi benefattori ed imitatori suoi, il pio e zelante sacerdote ideò di unìrli in Associazione permanente con apposito Regolamento, e dopo averne ottenuto commendatizie da varii Ecc.mi Vescovi, umiliò tale suo progetto al Vicario di Gesù Cristo, Papa PIO IX. Questo venerando Pontefice lo accolse con benevolenza, suggerì egli stesso alcune utili modìficazioni ed aggiunte, e dipoi delegò una speciale Commissione di alti personaggi a farne esame, sotto la presidenza dell' Em.mo Cardinale Berardi. Questi a suo tempo espose ogni cosa al S. Padre, il quale dapprima lodò e benedisse l'opera proposta e con benevoli parole incoraggiò a diffonderla tra i fedelì; poscìa ad incoronamento dell'opera stessa con suo Breve del 9 Maggio 1876, concedeva in perpetuo gran copia d'Indulgenze ai fedeli dell'uno e dell'altro sesso già ascritti alla detta Associazione od Unione dei Cooperatori ed a quelli che vi si fossero ascritti in avvenire.

D. - Quali condizioni si richiedono per essere Cooperatore o Cooperatrice Salesiana?

R. - 1° Età non minore di sedici anni.

2.° Godere buona riputazione cìvile e religiosa.

3.° Essere in grado di promuovere, o per sè o per mezzo d'altrì, con preghiere, offerte, lìmosine o lavori, le Opere della Pia Società Salesiana.

4.° Aver intenzione d'osservare ìl Regolamento.

5.° Non essendo quest'Associazione un Terzo Ordine strettamente detto, vi può partecipare una intera famiglia secolare o religiosa, Comunità, Istituto, nella persona del Capo dì casa o del Superiore, purcbè nel corso dell'anno ognuno faccia qualche opera, anche dì poca entità, secondo lo scopo dei Cooperatori.

6.° Per lucrare le Indulgenze bisogna inoltre adempiere quanto è prescritto dalla Santa Chiesa per l'acquisto delle medesime, come vien notato a suo luogo nel libretto d'ascrizione che s'invia a ciascun Cooperatore.

DA ROMA

GARA CATECHISTICA.

Domenica 27 dello scorso settembre, alle ore 18, chi fosse entrato nella Basilica del S. Cuore di Gesù in Roma, nel presbiterio preparato a festa come nelle maggiori solennità ed innondato dalla luce di una ampia corona di lampadari elettrici ornanti l'altare del S. Cuore, avrebbe osservato sette giovanetti collocati in posti distinti. Uno di essi, quel di mezzo, aveva la fronte cinta da un diadema di alloro, ed era adorno di fascia trasversale con ricca medaglia era l' Imperatore della Gara Catechistica tenutasi quest'anno in Roma; gli altri sei i così detti Principi di Corte.

A detta Gara Romana, che suolsi celebrare ogni anno con solennità e serietà tutta particolare, prendono parte moltissimi giovani rappresentanti le varie Parrocchie e Scuole della Città. L'Imperatore vien coronato dal medesimo Em.mo Cardinal Vicario, alla presenza di Prelati e di molto popolo. Quest'anno l' onore di avere l'Imperatore è toccato all'Oratorio Festivo Salesiano della Parrocchia del S. Cuore, nella persona del giovane Mario Pappacoda, quattordicenne ed ascritto alla IIIa Tecnica. Fu ricevuto, secondo il costume di Roma, col canto del Te Deum dinnanzi al SS. Sacraménto esposto, ed alla presenza dei numerosi compagni dell'Oratorio festivo, fra i quali spiccavano per la lucente coccarda i soci della Compagnia di S. Luigi. Dopo la benedizione col Santissimo, impartita dal Sac. Dott. Cesare Cagliero, Procuratore Generale dei Salesiani, l'Imperatore passò a prendere parte colla Corte al rinfresco di circostanza nella sala parrocchiale.

Noi ci congratuliamo di cuore col novello Imperatore romano; gli onori a lui resi valgano di stimole agli altri giovanetti per lo studio della Dottrina Cristiana.

Frattanto notiamo con piacere come negli Oratori Festivi Salesiani il Catechismo vien studiato davvero e sul serio ; quindi rinnoviamo la preghiera ai padri ed alle madri di famiglia di volervi mandare volentieri ed assiduamente i loro figliuolí.

IL SECONDO CONGRESSO dei Direttori Diocesani dei Cooperatori Salesiani

tenuto in Valsalìce il 23 e 24 Settembre

I FELICI risultati del primo Congresso dei Direttori Diocesani de' nostri Cooperatori, che si tenne il settembre del 1893, suggerirono l'idea di raccoglierli novamonte il 23 e 24 dello stesso mese di questo anno, e gli amici della Pia Società Salesiana risposero volentieri all'invito del Sig. Don Rua, dando una prova di più dell'amore, che nutrono per la provvidenziale istituzione del venerato Don Bosco.

A Valsalice, sugli ameni colli sovrastanti a Torino, là dove riposa in pace la salma del nostro Padre, convennero circa settanta rappresentanti da molte parti d'Italia; da Torino, Vercelli , Mondovì , Cuneo, Biella, Alessandria, Asti, Casale, Saluzzo, Bologna, Ferrara, Modena, Reggio Emilia, Brescia,

Milano, Cremona, Pavia, Bobbio, Ventimiglia, Tortona, Udine, Verona, Vicenza, Mantova, Parma, Novara, Rapallo, Bagnarola, Ivrea, Sondrio, Portogruaro, Firenze, ecc. Ed erano fra i convenuti, per accennare solo d'alcuni, Mons. Carpanelli di Bologna, l'anima del I Congresso internazionale dei Cooperatori Salesiani; Mons. De-Luchi, Direttore del Seminario di Vicenza; Mons. Camanzi di Ferrara; Mons. Marchesi di Mantova; Mons. Lagorio di Ventimiglia; il Can.co Barberis di Novara; il Can.co Mariani di Pavia; il Can.co Codebò di Bobbio; il Can.co Scauri ed altri Sacerdoti di Parma; i Teologi Muriana e Reviglio, Parroci di Torino; il Padre Cottinelli dell'Oratorio di Brescia; Don Morganti, Direttore Spirituale del Seminario Arcivescovile di Milano; Don Sante Ferrari, Arciprete di Sorbara (Modena); il Prof. Don Grancelli, Direttore del Verona Fedele di Verona; Don Salamano di Vercelli; Don Seminari di Cremona; Don Gatti di Tortona; Don Pedrelli di Bologna; Don Agnolutto di Bagnarola (Portogruaro); Don Bellono di Ivrea; Don Meloni di Reggio-Emilia; Don Ghigo e Don Macchi di Casale; Don Gay di Asti; Don Barisone di Alessandria; Don Bruno di Mondovì; Don Billia di Cuneo; Don Boscaglia di Biella; Don Miotti con altro Sacerdote di Sondrio; Don Galliano di Saluzzo; il Cav. Navarotto, Direttore del Berico di Vicenza; l'Avv. Ricci, l'illustre exsindaco di Rapallo; il Sig. Zorzi di Udine; il Conte Olivieri, il Can.co Prof. Anfossi, il Cav. Maciotta di Torino, ed altri non pochi cospicui personaggi.

Anche le Zelatrici furono rappresentate dalla Sig.na Gay di Cremona e dalla nobil Contessa Lurani di Milano, accorsa presso la figliuola inferma., che non molto dopo volava al premio dall'attiguo convento delle Dame del Sacro Cuore, nella fiorentissima età di 35 anni.

Delle Diocesi più lontane, alle quali per altro non s'era esteso l'invito, altre si fecero rappresentare, altre mandarono lettere o telegrammi di piena adesione alle decisioni che dal Congresso si sarebbero prese.

Il Congresso, tenuto nella sala a terreno della Casa di Valsalice, fu per tutti i due giorni presieduto dal Superiore Generale, Sig. Don Michele Rua, intervenendovi anche parecchi membri del Capitolo Salesiano, i Professori Cerruti, Francesia e Durando, il Direttore Spirituale Don Albera, il Prefetto Generale Don Belmonte, l'Economo D. Rocca, il Teol. Barberis; e con essi il Missionario Don Gamba, Ispettore delle Case Salesiane dell'Uruguay, Don Cassini, Direttore nella Repubblica Argentina, e parecchi altri Salesiani di varie regioni.

Al banco della Segreteria stavano il Sac. D. Stefano Trione, il Direttore del Bollettino Salesiano, i Redattori del medesimo nella lingua italiana, francese, spagnuola, inglese e tedesca, il Prof. Salamano di Vercelli, e l'instancabile Prof. D. Grancelli di Verona, incaricato di redigerne i verbali.

Il Congresso fu aperto da un discorso del Sig. Don Rua, il quale, dopo aver ringraziati gli intervenuti ed annunciata la benedizione degli Em. mi Cardinali di Verona e di Bologna, degli Ecc. mi Arcivescovi di Torino e di Modena, dei Vescovi di Mondovì, Concordia e di altri, si faceva a mostrare come il I Congresso dei Direttori Diocesani tenuto nel 1893 avesse dato ottimi risultati; cioè migliore organizzazione e diffusione dei Cooperatori per tutta Italia ed all'estero; pubblicazione di un Manuale pratico per i Direttori e per i Decurioni, nonchè di Brevi Notizie sulle Opere Salesiane; aumento di tiratura del Bollettino, al quale, mentre si regolarizzava l'edizione inglese, si aggiungevano la tedesca, tra breve la polacca, forse anche la portoghese; fondazione di nuove Case a Gorizia, a Milano, a Ferrara, a Modena, ecc.; Congresso Salesiano internazionale di Bologna; adunanze regionali di Cooperatori a Torino, a Genova, a Palermo, ecc. ; istituzione dei Zelatori e delle Zelatrici.

Onde a buon diritto il Sig. Don Rua si augurava che anche il secondo Congresso dei Direttori Diocesani fosse, come il primo, fecondo di ottimi risultati.

E terminava commemorando il Rev. Don Nàccari di Chioggia e il Barone Somaruga dì Gorizia, presenti alle adunanze del 1893 ed ora defunti.

Per i quali, come per tutti gli altri Cooperatori chiamati dal Signore al riposo dei giusti, fu nella mattina del 24 celebrata da Mons. De-Luchi una Messa solenne da requiem.

Dopo il discorso del Superiore Generale, il Prof. Don Salamano leggeva i telegrammi, che, a nome dei Congressisti, furono inviati al S. Padre Leone XIII, al Cardinale Parocchi Protettore della Pia Società Salesiana e all'Ecc.m° Arcivescovo di Torino.

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Lungo sarebbe il riferire di tutti gli argomenti proposti ai Congressisti, e discussi nelle quattro adunanze. Di parecchi fra questi si discorrerà, come fu deliberato, particolarmente in altri numeri del Bollettino. Qui basti per ora enunciare il programma, e aggiungere qualche osservazione d'indole generale.

Il programma era così diviso in dieci paragrafi: I. Uno sguardo alle deliberazioni del Congresso Salesiano di Bologna (articoli 2) - II. Come coltivare lo spirito di associazione tra i Cooperatori e specialmente tra le Cooperatrici Salesiane (articoli 4) - III. Come promuovere l'elezione di nuovi Cooperatori e Cooperatrici (articoli 3) - IV. Cooperazione dei Zelatori edelle Zelatrici (art. 6) - V. Oratorii festivi, Scuole di religione, Compagnie e Circoli per studenti e per artigiani (articoli 2) - VI. Stampa Salesiana (art. 2) - VII. Bollettino Salesiano (art. 3) - VIII. Pubblicazione di un catechismo di azione salesiana (art. unico) - IX. Missioni Salesiane (art, 3) - X. Proposte varie.

E fu per noi somma consolazione il vedere con quanto impegno e quanto desiderio del meglio i Congressisti partecipassero, senza tedio e stanchezza, alle quattro adunanze, e come godessero dell'Opera Salesiana, che si svolgeva dinanzi al loro pensiero.

Lo spirito veracemente cristiano diffuso nella società moderna per mezzo dei Cooperatori, Associazione che, se pure non si voglia chiamare un vero e proprio terz'ordine, è però foggiata sulla norma di questo; preghiere, opere di carità, conferenze che tengono uniti insieme i Cooperatori; gioventù tolta dal vagabondaggio e dal vizio per essere o ammaestrata in arti e mestieri , o, se vi mostri attitudine, avviata agli studi, per riuscire poi al sacerdozio e lavorar o nelle Parrocchie, o nei Collegi, o nelle Missioni; elemosine erogate al soccorso materiale e morale di coloro che Gesù volle a sé vicini e benedire con 'una particolare benedizione; Oratorii festivi per contrapporli alle lezioni festive; scuole serali ove l'istruzione profana è mezzo e strada all'insegnamento del Catechismo; stampa buona diffusa in cento modi, sopratutto con le purgate edizioni scolastiche, con i classici commentati, con le Letture Cattoliche (1), con le Letture amene ed educative (2), con il Bollettino Salesiano; spirito di pietà fomentato con le Associazioni di Maria Ausiliatrice e del S. Cuore di Gesù, e con l'imminente pubblicazione di un Manuale divoto per i Cooperatori; Missioni nella Palestina, nella Patagonia, nella Terra del Fuoco, nel Brasile, nella Colombia, nell'Equatore, ecco l'insieme che si presentò ai convenuti, e nel medesimo tempo i varii punti, sui quali i Superiori della Pia Società Salesiana chiedevano umilmente il lume e il consiglio dei Direttori Diocesani , che, a loro volta, rispondevano con franchezza e carità.

(1) Le LETTURE CATTOLICHE di Torino escono in fascicoli di circa 108 pagine l'uno al mese. Il prezzo d'associazione è di L. 2,25 all'anno e L. 3 per l'estero. Rivolgersi all' Ufficio di esce, Pia Cottolengo, 32, Torino.

(2) Le LETTURE AMENE ED EDUCATIVE si pubblicano a serie di 6 volumi all'anno, di pag. 250 a 300 circa ciascuno, con copertina illustrata. I primi volumi furono trovati commendevoli sotto ogni riguardo, sia pel formato, come pure per gli argomenti e lo stile elegante e piacevole. Prezzo d'abbonamento o di L.4,50, per l'estero L. 5,75. Inviare cartolina-vaglia all'Amministrazione, Via Madama Cristina, 1, Torino.

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Il Congresso fu chiuso dal Sig. Don Rua, con parole di ringraziamento e di impulso a continuare sempre nell'amore e nella benevolenza verso de' Salesiani. E come attestato di riconoscente gratitudine egli concedeva a tutti i Sacerdoti presenti la facoltà d'impartire agli infermi la benedizione di Maria SS. Ausiliatrice, rinnovando ancora a tutti l'invito di voler erigere canonicamente nelle proprie città e paesi, previa autorizzazione dell' Autorità ecclesiastica locale, la Confraternita di Maria Ausiliatrice, aggregandola all' Arciconfraternita di Torino, secondo il Breve di Leone XIII in data 25 febbraio 1896.

Che se la mattina dell' ultimo giorno si commemorarono e suffragarono, nella chiesa di Valsalice, i Cooperatori e le Cooperatrici defunte, nel pomeriggio, chiuso appena il Congresso, tutti vollero recarsi dinanzi alla tomba di Don Bosco; e là, inginocchiati sui gradini e nel cortile, recitarono con Don Rua il De profundis; ma pareva ad essi che l'anima di Don Bosco non abbisognasse dei loro suffragi, sì piuttosto la si dovesse invocare a protegger dal cielo i suoi Sacerdoti, i suoi Alunni, le sue Missioni, tutti quelli che nello spirito e nella carità di Cristo si adoprano con i suoi figli e discepoli a salvezza delle anime, soprattutto della gioventù.

Quindi si andò nella chiesa per la funzione di chiusa, ove fu cantato il Te Deum, e impartita da Mons. Lagorio di Ventimiglia la Benedizione col SS. Sacramento.

A compiere il Congresso, così felicemente condotto con piena soddisfazione di tutti, giungeva, proprio in quel momento, il telegramma del Card. Rampolla, con il quale il S. Padre, accettati gli omaggi dei Congressisti, impartiva loro l'Apostolica Benedizione. A mezzogiorno s'era letto quello dell'Em.mo Card. Parocchi, nostro Protettore.

E così avea termine la bella riunione, nella quale si discusse con sodezza, con serietà, con calma, con pieno rispetto all'opinione altrui, senza che mai venisse meno, nelle divergenze e nelle dispute (che non mancarono) il vincolo di carità fraterna, ond'erano stretti insieme i convenuti. Si poteva davvero ripetere fecce quam bonum et quam jucundum habitare fratres in unum.

I Congressisti, dal momento dell'arrivo alla partenza, ospitarono in Valsalice, perchè l'ospitalità verso gli amici e i benefattori è, può dirsi, un capitolo del testamento lasciatoci da Don Bosco.

E qui, a completare la breve relazione, dobbiamo accennare ai brindisi del pranzo del giovedì ; non perchè i brindisi sian cosa, per sè, meritevole di menzione, ma perchè tutti furono una rivelazione del grande amore e della simpatia che si nutre per la Pia Società Salesiana.

Dovremmo dire di Mons. Carpanelli che aperse il fuoco, parlando con la parola del cuore; del Sig. Zorzi di Udine che portò il saluto di quei Cooperatori ; del Cav. Navarotto, che ebbe frasi felici per i nostri alunni polacchi; del Prof. D. Grancelli per la bella improvvisazione di un sonetto a rime obbligate su Don Bosco e l'Opera sua, che volontieri avremmo qui riportato, se l'autore ce l'avesse ceduto; del Rev.mo Teologo Muriana, che accennò alle due chiese dell'Ausiliatrice e di San Giovanni Evangelista con ben ideato ravvicinamento; di Don Morganti di Milano per l' applauditissimo suo brindisi in meneghino al didin del Signour; del nostro Don Francesia che rispose a quest'ultimo in forbito piemontese; di Don Bellono d'Ivrea, ch' ebbe indovinate parole per i nostri alunni irlandesi; di Don Miotti di Sondrio, che con parola calda d'affetto a nome di quei Cooperatori ringraziava D. Rua, perchè presto manderà colà i suoi figli a stabilirvi una Casa Salesiana; del Can.co Scauri di Parma che, visibilmente commosso, toccando della sua città disse come per opera dei Salesiani in quelle contrade, ove i preti erano considerati come zulù, oggi i fanciulli baciano ad essi la mano e li salutano con il sia lodato Gesù Cristo. Ma non possiamo tacere del venerando Sac. Reviglio, Parroco di S. Agostino in Torino, il primo dei preti allevati da Don Bosco, il quale, occupando oggi uno de' più chiari posti nel clero torinese, non ebbe vergogna di dire che a Don Bosco ei deve tutto, perchè a 17 anni non aveva ancora ricevuto la prima Comunione, e quella sera che alle 8 1/2 fu condotto a Valdocco non aveva neppur gustato un boccon di pane. Inutile soggiungere che questo brindisi, o, a meglio dire, questa storia vera fu interrotta da continui applausi.

Ultimo parlò, per circa 10 minuti, ascoltatissimo, il Sig. Don Rua, che mostrò avverati a' dì nostri i non pochi sogni profetici di Don Bosco.

* *

Prima che questi buoni signori si separassero per far ritorno alle loro città e paesi, il nostro fotografo sig. Giacomo Vespignani volle prenderne la fotografia nel gruppo che riproduciamo a pagina 295. E noi ora, mentre restiamo con la dolce memoria di quei due bellissimi giorni, esprimendo a tutti la nostra riconoscenza, facciamo voti che non tardino a rinnovarsi.

NOTIZIE DELLE MISSIONI

TERRA DEL FUOCO Aumento di Cristiani all'isola Dawson

(Lettera del Sac. Antonino Grosso)

AMATISSIMO PADRE,

Isola Dawson, 17 Agosto 1896.

LE avrei scritto prima d'ora, mio buon Padre, ma il tempo mi è mancato e lei mi voglia perdonare. Sono ormai trascorsi tre anni dacchè mi trovo in mezzo agli Indii Fueghini ed Acalufi, e non le ho mai detto nulla rìguardo a questi poveri selvaggi della foresta. Lo farò adesso, prendendo occasione dalla bella festa che si celebrò il 15 agosto in questa Missione di S. Raffaele (Isola Dawson).

La sera del 6 corrente mese adunque si incominciò la novena dell'Assunta, che i nostri poveri Indii, la maggior parte Fueghini, fecero con islancio di divozione.

Al mattino della festa, alle 7, si celebrò la santa Messa con Comunione generale, preceduta da un fervorino d'occasione. Le Comunioni furono 75, di soli Indii, senza contare quelle de' Salesiani e delle Suore di Maria Ausiliatrice. Le armonie dell'harmonium, suonato con maestria dalla Suora Antonietta Tapparelli, resero più solenne la funzione.

Alle 9 si celebrò una seconda Messa, durante la quale la banda musicale indiana eseguì varii e scelti pezzi della Messa della Santa Infanzia di Mons. Cagliero, con un mottetto di Mons. Costamagna. Avuto riguardo alla poca coltura di questi poveri Indii, l'assicuro, caro Padre, che c'era a meravigliare della maestria che addimostrarono nel suonare i loro strumenti.

Dopo la S. Messa si amministrarono 10 Battesimi. Erano 10 uomini in sui trent' anni incirca, Indii della Terra del Fuoco. Si presentarono con i capelli tagliati, decentemente coperti, e quel che più importa, con una vivissima fede e ben preparati, felici di unirsi al cattolicismo. Dopo il Battesimo, pieni di una inesprimibile consolazione, si recarono alle case loro a condividere la gioia che provavano colle loro mogli ed i loro figliuolini.

Dopo pranzo la banda volle rallegrare tutta la popolazione suonando varii pezzi sulla piazza di Maria Ausiliatrice.

Alle 5 si cantarono i Vespri solenni con accompagnamento d'harmonium; si fece un breve e fervoroso discorso; si cantarono le Litanie della Vergine in musica, con un bellissimo Tantum ergo pure in musica; si diede la benedizione e si chiuse la festa con la lode Con el Anjel de Maria, l'inno nazionale, direi, di questi Indii, accompagnato dalla nostra banda.

Ma veda, caro Padre, come è buona Maria Ausiliatrice! Proprio in quel giorno Essa volle render più fulgida e cara la nostra festicciuola, facendo sì che vi prendessero pure parte altri 23 Indii Fueghini. Senta come. Erano già trascorsi undici mesi, dacchè noi avevamo mandato due Indii Fueghini in cerca di altri selvaggi : l' uno si chiamava Ottavio Bagnasco, l'altro Leonso Rodriguez; e non si aveva di loro più alcuna notizia. Noi ci dicevamo spesso: - Poveri Indii ! Chissà dove saranno ? Li avranno forse uccisi! - Dico uccisi, perchè nella Terra del Fuoco uccidono questa povera gente, come si uccidono gli animali feroci. Ma non fu così, perchè Maria SS. li voleva conservare alla nostra Missione, e sebbene tante e tante volte i cacciatori sparassero su loro, rimasero sempre incolumi.

Il giorno prima della novena di Maria Assunta, corre un uomo da me e mi dice: - Padre, mi luc cau cau tierra otro lado; - che vuol dire : - Padre, io vidi del fuoco sulla terra all'altra sponda. -Tutto lieto della novella, corro in camera, piglio il cannocchiale e mi avvio al monte per accertarmi della verità. Infatti scorgo lontano quattro fuochi. Subito rivolto al compagno, dico: - È Ottavio che ci chiama. - Bisogna sapere che quando gli Indii accendono quattro fuochi, uno lontano dall'altro, è segno che chiedono aiuto. - Ritorno a casa e racconto al Superiore ciò ch' io aveva veduto. Egli allora fa aggiustare la barca che era rotta, e subito si parte per la Terra del Fuoco. Della sera stessa però egli ritorna solo e ci dice che vi è Ottavio, ma che non vuol venire, perchè non ha con sè la moglie.

Ciò udito, offro me stesso per andare di bel nuovo alla Terra del Fuoco, colla goletta Maria Ausiliatrice, Il Superiore acconsente, ed allora fatti immediatamente caricare 3 sacchi di pane con mezza vacca, m'imbarco. Alla mia partenza il vento appena si sentiva, ma alle 12 esso soffiava così gagliardo da mettere in pericolo la goletta. Si costeggia quasi tutta la Terra del Fuoco chilena, ma senza risultato. Alle 5 pom. si scorge col cannocchiale un Indio che cammina agitato sulla spiaggia. Intanto la goletta sempre costeggiando era arrivata in fondo della Baia Inutil, donde si scorgono sulla spiaggia molti Indii. Unendo la mia alla voce dei marinai, gridammo : - Ottavio ! Ottavio! - Poi dico al capitano: - Capitano, approdiamo, alziamo bandiera: io scendo a terra per vedere se vuole venire. Così facemmo. Si gettò a più riprese l'àncora, ma indarno, chè la goletta correva lo stesso, perche in mare non si trovava che pietra e l'àncora non afferrava nulla, e si era in pericolo di naufragare tra gli scogli. Scesi in barchetta con tre marinai, e gettandomi nell'acqua fino al collo potei aggrapparmi ad una pietra e raggiungere terra. Senonchè gli Indii si misero sulla difesa, pronti anche ad ucciderci, temendo che volessimo far loro del male. Allora gridai: - Amigo ser tuyo, ole Ottavio, capitan ar; vleche harri - che vuol dire: - Io sono tuo amico, Ottavio, capitano buono, non farmi uccidere colle freccie. - Appena Ottavio mi riconobbe, mi venne incontro tutto contento e pronto a venire alla Missione con tutti gli altri. Li regalai di fazzoletti e galletta, li imbarcai in sei volte con grande difficoltà, e grazie a Maria arrivammo sani e salvi alla Missione alle due dopo mezzanotte del giorno seguente.

Amatissimo Padre, termino col dirle che gli Indii dell'Isola Dawson sono presentemente in numero di 400; tutti sono in buona salute. I giovani affidati alle mie cure sono 57; sono assai buoni. Vivono come in collegio, e 25 tra essi sono sufficientemente istruiti. Sanno leggere, scrivere e far di conto. Questi giovanetti si accostano alla Santa Comunione tutte le Domeniche. Sto preparando 10 altri fanciulli, che spero potranno per la Natività di Maria SS. fare la loro Prima Comunione e così servire da apostoli fra la gioventù dell'Isola.

Caro Padre! Noi, Salesiani e Suore di Maria Ausiliatrice, con questi cari Indii pregheremo sempre pei nostri buoni Cooperatori di Europa, e per lei ora invocheremo S. Michele, affinche le ottenga da Dio lunghi anni di vita e copiose le celesti benedizioni. Baciandole con rispetto la mano mi professo

Di V. S. Rev.ma

Obb.mo Figlio in Gesù e Maria Sac. ANTONINO Grosso.

PATAGONIA CENTRALE

Una visita agli Indii del Chubut.

(Relazione di D. Bernardo Vacchina).

(Seguito dei Numeri di Agosto e Settembre).

USCITI dalla valle di Tecà ci dirigemmo alla Colonia denominata 16 di Ottobre, fondata nel 1885 da alcuni Gallesi quivi condotti dal tenente colonnello Giorgio Luigi Fontana, primo Governatore della Patagonia Centrale. Tra Tecà e l'ingresso della Colonia vi saranno un venticinque miglia, ma noi ne avremo fatti più di trenta per non aver pratica dei luoghi. Partiti di buon mattino e costeggiate le tortuosità del fiume, che si dovette attraversare più volte ora a cavallo ed ora sul carro, potemmo appena giungere sul finir del giorno, prostrati dalla fatica e dalla fame, avendo in corpo solamente una leggerissima colazione.

La valle Nahuel-Pan. - Nella capanna Ahinqueo. - Quattordici novelli battezzati.

L'entrata alla Colonia è formato da una piccola valle di 20 chilometri per 5 di larghezza, chiamata Baquete de Nahuel-pan, tutta rinchiusa dalla catena della Precordigliera, ed irrigata da un gran numero di rii e torrentelli, che ne rendono la vegetazione rigogliosa e quasi esuberante. Vi abbonda il pino ed il cipresso, il faggio americano, il gniri, il chacai e il piche, le cui foglie in infusione sono potente medicina per la sistite; formano esse immense boscaglie popolate da un'infinità di uccelli non tanto belli e per me quasi tutti nuovi. Vi hanno poi grandi estensioni di piante di fragole, e mi assicurano che nella vicina Colonia ve ne sono di più estese ancora. Si dice che le abbiano importate qui i Padri della Compagnia di Gesù nel secolo XVII. In ogni angolo della terra si incontrano traccie delle benemerenze di questi santi Religiosi! Inoltre sulle sponde dei rii e dei torrenti si trova la salsapariglia ed il corinto, una specie di ribes, le cui radici danno all'acqua un sapore dolce-agro, conferendole pure una potente virtù purgativa.

Questi paraggi sono abitati da molti leoni puma. Mi raccontava il Giudice Conciliatore, Sig. Antonio Miguens, che a lui solo sbranarono ben 27 puledri in poche notti. Questo leone, per chi nol sa, non è ne grosso, nè feroce, come quel del Senegambia. Raramente assalta l'uomo, e solo quando è ridotto dalle strettezze della fame e della disperazione. In quest' ultimo caso più spesso se empaca, come dicono qui, ed è quando accasciato in terra, acciecato dall'ira, ringhioso si difende dai mastini, uccidendoli a zampate e sbranandoli, fino a tanto che arrivati i cacciatori lo finiscono a colpi di fucile od anche di bastone.

Gli Indii di questa valle non vivono sotto toldi, ma in capanne di legno, intonacato di fango, abbastanza spaziose e solide. La più vistosa è quella di Nahuel-pan, indio manzanero, una notabilità del luogo e che dà il nome alla valle.

Nell'itinerario era stabilito una breve sosta in questo punto: conveniva adunque che io guadagnassi tempo. Entrai pertanto subito in una delle capanne e vi trovai due famiglie. Esse però non m'intendevano e si ridevano delle mie parole. Passai in un'altra e quivi pure non potei farmi comprendere. Quei di casa Nahuel pan non potevano venire alla istruzione, perchè occupati nella tosatura delle pecore. Indii disgraziati! Passa fra loro il Ministro di Dio, ed essi non possono o non vogliono ricevere la grazia del Signore! - Finalmente, come a Dio piacque, m' imbattei nell'indio Juan Huenuquen, buon cristiano, cui pregai d'indicarmi l'ora più opportuna e farmi da interprete: accondiscese di buon grado. Però tutto il lavoro si dovette rimandare a notte buia.

Il maggior frutto l'ottenni nella capanna di un indio di nome Ahinqueo, una famiglia patriarcale, quasi tutta composta di adulti, nella quale potei amministrare ben quattordici Battesimi e benedire tre Matrimonii. Con mio gran dispiacere per altro non mi fu dato di convertire il capo-famiglia con due donne ed un suo fratello, per la solita ragione della bigamia. - Sull'ingresso di questa capanna stava sdraiato un giovane, che al mio passare mi scagliò contro un nodoso bastone, che mi si sarebbe fatto ben sentire, se m'avesse colto. - Incominciamo bene, dissi tra me. - Ed eccomi in breve circondato dalla numerosa famiglia. Ahinqueo ne è il capo; egli è di statura gigantesca. Ha due mogli e figli da ambedue. Non intendendo essi bene il mio linguaggio, mi servii dell'interprete Huenuquen e per più di un'ora li venni istruendo sui misteri principali di nostra Santa Fede e sulla necessità ed effetto del S. Battesimo, esortandoli a volerlo ricevere per poter aver adito al regno dei cieli. Ad un tratto Ahinqueo mi interrompe: - Inutilmente, dice, ci farem cristiani, poichè noi non intendiamo la tua lingua.

-Ma credi tu quello che io t'ho insegnato) Sei disposto a ricordarlo e vivere come il gran Dio dei cristiani comanda?

-Oh! questo sì!

-- Dunque poco importa che tu ignori la mia lingua. Iddio, con cui tu devi fartela, intende benissimo anche la tua, come tutte le altre lingue.

- Quand'è così, versaci pure l' acqua, come hai detto.

- Adagio, mio caro amico. Da quanto ho potuto conoscere, tu hai due mogli, e questo non è permesso da Dio. Licenzia adunque l'ultima, e allora potrai divenir cristiano.

A queste parole, la seconda moglie, scattando come una molla, minacciosa in volto, fe' atto d'andarsene. Ma Ahinqueo con gesto e voce imperiosa, le comandò di restare; ed essa, presa la ramella, si diede a tormentare il fuoco che ardeva allegramente nel centro della capanna e ci faceva chiaro sì da poterci vedere. Quindi l'Indio a me rivolto, disse spiacergli molto una tal cosa, ma essere troppo tardi, lui non potere, nè volere abbandonare una donna carica di piccoli figli, non essendo ciò in uso presso di loro. Nè valsero a smoverlo tutti gli argomenti e gli accomodamenti che pel caso si sarebbero potuti trovare. Egli tuttavia aggiunse che non metteva ostacolo agli altri della famiglia, se abbracciar volessero la legge cristiana. Allora un suo fratello, ancor celibe e che più di tutti aveva capito, disse lui pure non sentirsi di farsi cristiano, perchè aveva intenzione di menar due mogli. Infelice Indio ! Si conchiuse adunque che di tutta la famiglia sarebber rimasti infedeli i due Indii colle mogli del capo, si determinò l' ora per la sacra funzione del Battesimo da celebrarsi all' indomani nella mia tenda, e data la buona notte me ne ritirava, quando Ahinqueo mi pregò di rimanere ancora un istante. Fe' venire innanzi un suo figlio diciottenne , di nome Tucumañ e Domenico nel S. Battesimo che poi ricevette, e gli ordinò di suonare. Tucumañ è l'indio che m' aveva salutato in quel gentil modo che ho detto all'entrare nella capanna: il poverino essendo cieco m'aveva scambiato per un cane. Con un flauto di tacuara, specie di canna di queste montagne, incominciò a cavarne motivi ed arie patetiche e belle; poi con una trombetta fatta d'un corno bovino ripetè dalla diana fino al silenzio tutti i comandi di questi soldati. Non saprei dove e come abbia potuto imparare tanto. Seppi inoltre che questo povero cieco è un abile tessitore di matras, ponchos, cojinillos ed altri oggetti dell'industria di questi Indii.

All'indomani per tempo, nella mia tenda vi fu la solenne amministrazione dei SS. Sacramenti del Battesimo, Cresima, Matrimonio, ed anche di qualche S. Comunione. I miei catecumeni furono tutti di parola; e rigenerati nel S. Battesimo rimasero animati di molto buona volontà.

Alla Colonia 16 Ottobre. - Grande affluenza di Indii. - Gioie e dolori.

Il 29 novembre, dopo aver percorse ben sette miglia a piedi per gole strette, profonde e tortuose, valicate parecchie colline e guadati varii flumicelli ben gonfi, finalmente al fondo d'una bellissima valle coronata da bianche montagne, scorgemmo la Commissaria colla prima casa della Colonia 16 Ottobre, su cui sventolava la bandiera argentina d'un bell'azzurro celeste per salutare la prima Autorità del Territorio.

Essendo questa Colonia uno dei principali centri di governo, il Sig. Governatore si prometteva molto lavoro; non così io per essere quasi tutti protestanti i coloni. Però la cosa andò ben diversamente anche per parte mia. Giacchè non erano per anco trascorsi due giorni dal nostro arrivo, quando incominciarono ad arrivare gli Indii a frotte a frotte; avevan saputo della nostra venuta, ed essi si erano mossi da venti, trenta, quaranta ed anche ottanta miglia di distanza per ottenere il permesso di occupare terre e per farsi battezzare i loro figli. Sono Indii thehuelches , manzaneros, pampas e patagoni, che vivono separati dalle loro tribù ed incominciano ad occuparsi di agricoltura.

Bisognava informarsi della loro famiglia e nazionalità, dello stato e dell'età loro, dei terreni da loro occupati o da occuparsi, dell'industria esercitata o da esercitarsi e mill'altre cose; e siccome questi Indii capiscono poco e parlano peggio, quest' interrogatorio e poi stendere individualmente una supplica, scrivervi il corrispondente decreto governativo, spiegarlo loro, rilasciarne copia a ciascun supplicante, prenderne nota sul libro di concessione, ecc. ecc. portava un'improba fatica pel povero Governatore. Pel che mi credei in dovere di offerire le mie povere abilità come segretario ed ammanuense , ed in breve tempo, da lui guidato, vi presi sì bene la mano, che, per questo riguardo, il lavoro del Sig. Governatore si limitava a stendere la firma, con gran vantaggio di tutti e due. Di lui, che aveva tempo d' attendere ad altri affari più importanti; e di me che, contentando gli Indii ne' loro interessi materiali, me ne guadagnava il cuore, e così mi insinuava a parlar loro dell'anima e di Dio, e quasi sempre con esito felice. Vi ebbe quindi un considerevolissimo numero di Battesimi, specialmente d'adulti, di Cresime, Matrimonii e di istruzioni catechistiche. intanto s'era incominciata la novena dell'Immacolata; e se la S. Madonna conduceva a noi tante anime derelitte, noi spandevamo ai suoi piedi la nostra piena di riconoscenza e d'indicibile gioia. Ornato l'altare portatile coll'immagine di Maria Immacolata, circondato di bei fiori naturali e freschi, su d'una rustica tavola in una più rustica capanna, vi celebrava giornalmente la S. Messa, servendola il Governatore e facendovi spesso la S. Comunione. Verso sera, calato il sole dietro le maestose giogaie delle Ande, andavamo a prendere un po' di aria alle falde delle colline o nella valle, recitando il S. Rosario o discorrendo insieme piacevolmente. Così trascorrevamo quei giorni pieni, tranquilli e sereni, come l'onda placida e silenziosa del fiumicello Corinto, che scorre lambendo i piedi di quella lunga catena di monti e quasi invisibile sotto le sue pendici: giorni abbelliti di agreste poesia, come lo splendido paesaggio che si spiegava davanti a noi e ci rapiva. Conto quelli tra i dì più lieti di mia vita, come una fra le più care benedizioni del buon Dio, un preludio di quella beata visione di pace, che sull'ali di bramoso pensiero m'immagino che innonda più in su, oltre questo splendido cielo, terso più che un cristallo e fantasticamente lumeggiato, anche nelle notti più cupe, dalle eterne nevaie che coprono le slanciate cime delle Ande.

Avesse Dio voluto che simigliante pace durasse! Ma il dolore, come il condor della Cordigliera, spaziava su di me coll'ali. spiegate, avido di incarnare gli artigli nelle fibbre più delicate del cuore. La sera stessa dell'Immacolata arriva un espresso colla corrispondenza pel Governatore. Getto casualmente un' occhiata su d' un giornale « El Diario » e leggo: Por Monseñor Lasagna : e ci trovo la troppo straziante notizia della catastrofe, che avrà fatto già il giro del mondo. Sia benedetto Iddio nella pace e nella tribolazione! Oh amatissimo ed indimenticabile Monsignor Lasagna! come presto ti meritasti la corona! Ma come presto, oh troppo presto! t'involasti all'amore ed al bene di noi, che tanto t'amavamo!

Monsignor Lasagna, con cui passai i due miei primi anni d'America, me ne aveva soavizzato molto il tirocinio duro e difficile, specialmente in quei principii delle nostre Missioni. Lontano da lui, sotto altro Superiore, non aveva lasciato di volermi molto bene, consolarmi ed onorarmi di sue lettere. Nel luglio del 1894, dopo dieci anni di separazione, ci rivedemmo in Buenos-Aires. Egli Superiore di tre vastissime Missioni, uomo di alti meriti, gran Vescovo, colmò di carezze e d'affetti quest'oscuro Missionario... Oh anima bella e nobile! desideratissimo Monsignore Era dunque troppo naturale e giusto che io fossi sopraffatto dal dolore, che non potessi chiudere occhio, e che anche di presente non trovi lenitivo, se non pregando e celebrando per lui....

La pace è cambiata in turbolenza - Arrivo dei volontari. - Lungo interrogatorio. - Decreto di cattura dei colpevoli.

Assorto ne' miei dolorosi pensieri, non badava alle scene che si svolgevano a me d'intorno, e a cui i miei compagni di viaggio tutti partecipavano interessantissimi. Incominciai ad osservare ed ascoltare anch' io. Circondato il corriere, lo tempestavano di domande. Rispose lui esser venuto a marcie sforzate per ordine pressante del Governatore delegato, perche avvenimenti grossi e pericolosi ci andavano minacciando.

- Ma di che avvenimenti si tratta

- Dunque qui non se ne sa niente!

- Parla una bella volta, disse il Governatore impazientito: ci vuol tanto a capire che quel che si sa, non si domanda.

Continuò l'espresso: - Sono staffetta d'una Compagnia di soldati volontari, che uniti alla Polizia della Capitale veniamo a sostenere l'autorità e difendere la persona di V. E. Tutto fu ordinato dal Governatore-delegato: Comandante della Compagnia è il Sig. Jhon Thomas, già aiutante del tenente colonnello Fontana nella spedizione del 1884. Mentre noi marciavamo a grandi giornate , la cannoniera « Uruguay », provvidenzialmente di passaggio nel porto Madryn, s'incaricò di trasmettere le notizie al Governo Federale perchè mandi uomini ed armi di rinforzo dal vicino Territorio del Rio Negro. Forse stanno già in viaggio alla nostra volta...

- Ma perchè tanta gente, tanto chiasso? !

- Perchè gli Indii si riuniscono da tutte parti per resistere all'autorità di V. E. e prendere la rivincita sui bianchi. Mi stupisco che non se ne sappia niente qui.... I Cacichi Kankel del Rio Mayo, Quinchamal e Cual presso il Sanguer, Platero al Sud-Est furono invitati alla riunione : il capitanejo Zapa dei Thehuelches ha fatto sapere che Mulato, Cacico maggiore di Santa Cruz, ha offerto una visita a Sac-mata, e l'indovino Cayupul, che non aspetta altro che gente, la farà accettare. Si sa che i Thehuelches maneggiano bene il winchester e ne hanno in quantità.

- Chi ha trasmesso quest'ultima notizia?

- L'Esattore, signor Gregorio Mayo, l'ebbe dallo stesso Zapa, di cui è amico da lunga data. Inoltre il negoziante Pastor Despos, ultimamente arrivato dal Sud, dice che Luis Platero, Cacico, fu pure invitato, e che alcuni suoi parenti domiciliati presso di Sacmata gli han fatto sapere, che gli Indii hanno propositi ostili contro i cristiani.

- Sì, questo l' abbiam saputo: e d'altro?

- Alcuni Indiií indispettiti contro il negoziante Casarossa, perchè non voleva loro vendere più bevande, se ne andarono dicendo minacciosamente che verrà presto il giorno, in cui non più pregheranno per comperare...

- E le Autorità che fanno?

- V. E. lo saprà dalle notizie del Comandante: ma si sa che il Commissario di Gaiman e gli Agenti del Sud nelle note ufficiali danno pressochè le stesse notizie. Il Governatore-delegato ha frequenti comunicazioni, di cui è apportatore lo stesso signor Comandante Thomas.

Il Governatore si informò del numero de' volontari per far preparare loro il necessario, e delle peripezie del loro viaggio, poi tranquillizzò gli animi e si ritirò con me nella capanna dicendo : - Il positivo e realmente grave si è, che ho ordinato a Cayupul di presentarsi qui, e sono passati 16 giorni senza che comparisca. Simile resistenza d'un Indio è seria. Conosco i loro usi, e so che a simili citazioni non lasciano di comparire in qualche modo, per sè o per altri : e costui invece non si fa vivo. Gatta ci cova... Ella che ne pensa?

- V. E. sa che io la discorro un po' a mio modo. L' opinione sua non è del tutto infondata, ma in quel che ci disse la staffetta, a quanto pare, vi ha molt' esagerazione. Del resto io vi scopro le solite maligne arti dell'inimicus homo: questi vede che la Croce sostenuta dalla Spada spianterà presto il suo regno tanto bene favorito da Cayupul, e tenta scongiurare il pericolo sollevando questa bufera. Vento che soffia gagliardamente e nulla più, signor Governatore !

Il Governatore avendo pensatoci su un poco, disse: - Può essere benissimo. Ci vuol dunque arte contro arte; e ci penseremo... Sono volpe vecchia, e chi me la vuol fare deve essere volpe e mezza!

Intanto era giunta la Compagnia di soldati, ed il Comandante tutto coperto di polvere, così com' era, venne dal Governatore a presentargli i suoi ossequi e le comunicazioni ufficiali. Cavalli e cavalieri erano affranti dalla fatica; avevan fatto 240 miglia in 12 giorni, sicchè il Governatore appena li ebbe salutati e ringraziati, fatta distribuire la razione di minestra e d'arrosto preparato per ciascuno di loro, comandò il riposo.

Montare sentinella, rondare i cavalli tutta la notte toccò a' miei compagni di viaggio. In poco d'ora tutto era profondo silenzio. Quante vicende in meno di 24 ore ! Chi avrebbe mai sognato, che la solitaria dimora della pace avesse sì tosto a cambiarsi in aspro campo di guerra !

All'indomani, 9 dicembre, gran movimento nell'improvvisato ufficio del Governo. Furono dapprima esaminate le note del Governatoredelegato : v'erano comunicazioni gravi ed utili avvertenze pel governo de' volontari. Presso la porta stavano seduti, pieni di paura, varii Indii, che erano stati fatti prigionieri dal Comandante, perchè non andassero ad avvisare la tribù dei nuovi arrivati: essi aspettavano il loro turno per essere introdotti dal Governatore per informarlo di tutto. Altri poi, liberi e senza timore de' soldati, s'avvicinavano a me per averne medaglie e crocifissi contro le arti malefiche di Cayupul, che temevano senza fondamento.

Gli Indii messi tra l'uscio e la parete, come si dice, cantavan chiaro: - Cayupul spacciarsi per inviato ed in relazione diretta con Dio, e da Lui ricevere gli ordini da trasmettere alla tribù. Essergli comparso un suo fratello morto in Balcheta, ed avergli rivelato che, dopo un dato tempo, ei scomparirebbe; ciò doversi forse avverare al nostro arrivo.... Sac-mata non essere omai che Cacico di nome e Salpú fare tutto, perché più docile con Cayupul. Questi ordinare feste continue, nelle quali sacrifica fino a nove giovenche per volta, per cui impoverisce molto gli Indii, i quali quel tempo che non perdono nelle orgie, lo sciupano correndo a cavallo il qualichu o spirito cattivo. Comandare inoltre molte libazioni con liquori, yerba, brodo, ecc. ed altre cose che piaciono assai agli Indii. Tra le altre v' è la seguente. Fa preparare colle lancie imbandierate uno steccato : nel centro di esso con cuoi e pelliccia di guanaco si allestisce un comodo nido per la miglior coppia della tribù, che vengono provvisti d'ogni ben di Dio e che ivi passano l'intera giornata. Nessuno può introdursi in quei penetrali, se non Cayupul. Gli altri devono contentarsi di ballar la ridda intorno, con grida prolungate e selvaggie a piacimento dell'indovino. Sovente Cayupul nottetempo si mette a piangere e comanda agli altri di imitarlo.

Al mattino saluta il sole, offerendogli tre pizzichi di yerba ed una libazione con brodo, e poi tutti gridano a lungo selvaggiamente, sicchè gli stessi armenti fuggono spaventati al monte.

Alla domanda se è vero che incitasse a perseguitare i bianchi ed i cristiani, gli Indii si mostrarono assai perplessi: l'unica cosa che asserirono si è che Cayupul li esortava a non trattare coi cristiani e a difender lui, se vi fosse bisogno.

Fu interrogato anche un nipote di Cayupul. Naturalmente egli negò rotondamente ogni cosa: cioè nò, assicurò anzi che lo zio non raccomandava altro a tutti, che l'amor fraterno, l'unione, la temperanza, il pensiero di Dio, precisamente, diceva, come si vede fra i cristiani.

Terminato il lungo interrogatorio, il Sig. Governatore, in base a quanto si era potuto conoscere e qui e precedentemente, colla data dello stesso giorno 9 dicembre, emanò il decreto dì cattura dei colpevoli, tra i quali primeggiava Cayupul come quegli che compariva sempre alla testa di ogni delitto e sollevazione, e li metteva a disposizione del Ministro di Guerra.

Mentre tali cose si andavano operando nell' ufficio del Governo, di fuori i soldati esercitavansi nelle loro manovre; ed io, non potendo far altro, nella mia tenda leggevo, scrivevo e sopratutto pregava il buon Dio, perchè da tutto questo tafferuglio non ne facesse risultare odio e danno per la nostra Santa Religione.

(Continua).

BOLIVIA

Ancora di ritorno all'Argentina

(Lettera di S. Ecc. Rev.ma Mons. Costamagna) (seguito del Numero precedente).

LASCIATA Potosi e valicati gli altissimi monti vicini, con mani e piedi quasi assiderati, arrivammo verso sera al piccolo paese di Caiza, dove si diede la Cresima fino a notte avanzata. Si fu per l'appunto in questa giornata di viaggio che ebbi novella prova della divozione del popolo Boliviano verso le Anime purganti; divozione che è una felice eredità loro lasciata dagli Spagnuoli. Mentre la mia mula correva, correva, intenta solo a divorare il cammino, una buona donna del volgo che veniva in senso contrario, mi fa cenno colla mano di fermarmi. Tosto mi arresto e, - Che volete, buona donna? le chiesi:- Le besarè la esposa? Mi permetta le baci l'anello del suo sposalizio colla Chiesa? - Gliel permisi e ricominciai la corsa, ma essa a gridare un'altra volta: - Pare, Tatai! Si fermi, Padre; otro besito para el alma de mi finada madre: un bacio ancora per l'anima della mia defunta madre. - Cedetti un'altra volta, e solo allora potei seguire il mio cammino. Altra persona mi pregava di volerle celebrare una Messa per l' anima del Santo Vescovo Esquì, suo confessore, morto tanti anni or sono. Una terza voleva che recitassi un responsorio da requiem per una calavera, per l'anima di un teschio trovato fra i dirupi di un monte. Una quarta ancora mi supplicava di recitarne uno para las almas porfiadas, per le anime ostinate, ad esempio quelle che volendo temerariamente passare un fiume assai rapido, vi fossero miseramente perite, ecc. Fui anche assicurato da buona fonte, che non pochi di quegli Indii cristiani soventi volte fan recitare delle preghiere in suffragio dell'anima del Padre di S. Antonio; veramente qui non ne saprei dire il perchè. Anzi mi aggiunsero che alcuni ignorantoni arrivano perfino a cadere nell'eresia materiale di richiedere preghiere, specie nel Venerdì Santo, (risum teneatis, amici!) per l'anima beatissima di N. S. Gesù Cristo.

Disagi del viaggio.-Note allegre.Un lutto edificante. - Bel modo di ingannar la gente.

Il giorno dopo, per poter arrivare al paese indiano detto Toropalca, si dovette chapalear tutto il giorno. Chapalear in Bolivia vuol dire passar nel letto di un fiume. È una via incomodissima e anche pericolosa. Quando il fiume è un po' grosso, si ha quasi sempre i piedi nell'acqua; eppure in certi luoghi non vi è altro passaggio che questo. Il fiume va serpeggiando a suo talento e dominando tutto il fondo della valle, ai cui lati si elevano rapide e come indispettite aspre montagne.

Verso il mattino passammo vicino a certe polle abbondantissime di acque termali sulforose, che escono bollenti dalle viscere della terra. Peccato che non v' è chi s'affretti ad innalzare colà uno stabilimento, che sarebbe cotanto provvidenziale! Seguimmo impavidi il cammino, ma a forza di chapaleo eravamo tutti come madidi dall' acqua che tentava penetrarci le ossa.

A distrarci e sollevarci un po' da questa pena servivano assai bene i vicini Indii di Saropalca (che vuol dire luogo scabroso), timidissimi se altri mai, i quali, vedendo già da lontano il nostro capitano Vidaure venir correndo alla loro volta con tanto di spada e di mantelletta rossa, credevano che una brigata di soldati venisse a far man bassa su di loro; quindi un gridare, un parapiglia, un fuggi-fuggi da tutte parti, e se le acque volevano impedire il passo, essi non si peritavano di gettarvisi addirittura, passare alla sponda opposta e nascondersi tra i cespugli. Invano io loro gridava: - Amigos, somos todos Tatas! Amici, siam tutti Missionari! - non ci credevano affatto. Solamente gli asinelli, di cui la valle di Saropalca è piena, impavidi ci guardavano, e alle grida stemprate degli Indii movendo le orecchie in tutte le possibili direzioni ed eseguendo le più belle armonie del loro repertorio, con la più ingenua formalità ci salutavano, mentre l'eco di quegli scabrosi monti ne moltiplicava all'infinito gli asinini accenti.

E giacchè toccai la nota allegra non vorrò lasciarla sì presto. In non poche Chiese parrocchiali di quei poveri paesi vi è un organo... ma che organo ! fabbricato per lo più nei passati secoli, più o meno liturgico, come quello da me già mentovato di Caracollo, asmatico, sibilante, stridente, e vorrei dir tremendo. Chi lo suona è per lo più un Indio, il quale non fa che ripetere le centinaia e migliaia di volte la stessa mezza frase insipida e noiosa. Guai a noi poi se a un tale organista vien talento di associare a quella dell'organo la propria voce! Allora per poter andare avanti nella sacra funzione è mestieri afferrarsi all'altare, stringere il messale, e raccomandarsi a tutti i Santi. Ma questo è ancora nulla. Se il Parroco fa suonare a Messa, anche nei dì feriali, per lo più non vi è madre di famiglia che non corra tosto a sentirla. E ciò va bene. Ma il male sta qui che quelle benedette donne portano ognuna la propria huahua (bambino) e, se è necessario, anche due, dietro le spalle; i cani poi del paesello o della borgata non mancano mai, v' intervengon tutti; quindi chi può ridire lo stato di un ben costrutto orecchio, quando al sullodato fragor di quell'organaccio si unisce di reperite il piagnisteo universale delle huahua e la spietata cañara di quei cani?

Arrivati a Toropalca (che suona confluenza di fiumi), dopo fattici asciugare ben bene, ci siam messi a udire le Confessioni, poscia ad amministrare la Cresima fino a notte avanzata. Non voglio qui tralasciare un fatto curioso, che dimostra l' orrore che hanno al furto quei buoni Indiani, non che il loro rispetto per quanto riguarda anche sol da lontano i Ministri di Dio. In Bolivia vi è l'uso che i Vescovi per la via portano, se l'hanno, un bastone col pomo d'oro. Un Ex-Ministro del Perù, il signor Ferreiros, me n'aveva regalato uno. Ma al partir da Caiza lo smarrii e gli Indii lo trovarono. Or bene, questo bastone mi fu consegnato da un Indio a centocinque chilometri distante da Caiza. Tale distanza noi l'abbiam fatta a cavallo, ma gli Indii, correndo giorno e notte e passandosi il bastone dall'uno all'altro, ci raggiunsero e ce lo consegnarono soddisfattissimi, lasciandoci colla bocca aperta per lo stupore.

Da Toropalca, percorrendo in un giorno più di 80 chilometri, ci portammo a Santiago di Cotagaita, paesello storico, capitale della Provincia di Nor-Chichas. Ci fermammo circa due giorni per la S. Cresima, che fu data in una Chiesa senza tetto. Eppure quella buona gente stette tutto il giorno ai raggi. del sole senza un lamento al mondo.

Da Cotagaita ci toccò di correre 90 chilometri in una sola giornata fino a Tupiza, per sentieri più o meno dirupati. Il sole cuoceva, il vento e la polvere non lasciavano di molestarci. Che fare? Bisognava aver pazienza, senza lasciar di sospirar Tupiza ad ogni istante. A quanti Indii trovammo sul cammino domandavamo : - Amico, quanto dista Tupiza? - Muy poquito, Tatai. Molto poco, Padre. -Ma dove è che non si vede? - Allicito, Tatai. - È da notare che quei benedetti Indii hanno sempre il diminutivo in bocca. Invece di dire per es. agua (acqua) dicono aguita, di otro (un altro) dicono otrito, di màs (più) dicono masito, e così campo cambiasi in campito, luna in lunita, e allì, che vuol dire lì, in allicito. A un povero viandante straniero che sente questo piccolo avverbietto dovrà sembrare che basti allungare un pochino il labbro per raggiungere la terra desiata. Ma, adagio ai mai passi! Si cammina ancor un' ora, si sferza, si sprona la stanca mula, son passate due ore, ne passaron tre, jam longae cadunt de montibus umbrae, già è notte buia, e solo dopo quattro ore di stanchezza ineffabile, quattro ore, ripeto, dopo d' aver sentito quel dolcissimo allicito , appare la luminaria della capitale di Sur-Chichas, la storica Tupiza.

In questa città, che conta appena tre mila anime, furono 1500 quelle che ricevettero lo Spirito Santo. Il Parroco, francese di nazione, ci trattò squisitamente; cordiale fu l' accoglienza fattaci dal popolo e dalle Autorità civili, e molta gioventù ci diede la consolazione di riconciliarsi con Dio per ricevere il S. Sacramento della Cresima.

Dopo tre giorni di missione lasciammo Tupiza, e chapaleando di nuovo e passando per la famosa angostura (dove il fiume Tupiza passa fra una gola strettissima di due monti veramente giganti) giungemmo a Suipacha, luogo celebre per una vittoria ottenuta dal General Belgrano contro gli Spagnoli, e colà amministrammo la Cresima fino alle undici di notte in un cortile preparato all'uopo.

Ai confini della Bolivia. - Nella Siberia Argentina. - Una vecchia originale. - La pentola e le uova vuote.

Da Suipacha si viaggiò rapidamente a Mojo, ultimo paesello di Bolivia, dove, amministrata la Cresima e numerati i cresimati in questo viaggio-missione da Oruro fino a quest' ultimo paesucolo, si trovò che ascendevano al

bel numero di 22 mila. Deo gratias! Sono dunque ventidue mila i Boliviani, che per la Cresima divennero miei parenti spirituali, senza contare i loro genitori, sui quali tutti mi farò un dovere d'invocare per sempre i doni dello Spirito Santo.

A notte inoltrata dello stesso giorno arrivavamo alla raya (linea di confine fra Bolivia e l'Argentina) in un punto detto la Quíaca, paesello in embrione. Ero solo; i miei tre compagni, chi per infermità, chi per altra forza maggiore, mi avean dovuto lasciare. Ma il buon capitano Vidaure, che durante il viaggio s'era impratichito delle cerimonie religiose, m' aiutò non poco per preparar quella gente alla Cresima. Povera gente! non ha che una misera Chiesuola, attorno a cui, senza una parete di cinta che li difenda, seppellisce i suoi morti ! Eppure anche là ebbi delle grandi consolazioni al. vedere la pietà, con cui si avvicinarono al Sacramento della riconciliazione.

Dalla Quiaca, dove comincia la così detta Siberia Argentina, veramente desolante pel freddo o per la mancanza quasi assoluta di vegetazione e di abitanti, dopo un giorno di viaggio, arrivammo ad un tambo detto Cangrejos. Ma quello era proprio un tambo de mala muerte, come qui si dice, situato in un fondo di oscura e fredda valle, rovinoso, spaventevole. Appena scesi da cavallo, come al solito, ci gettammo sdraiati sul suolo, come morti dalla stanchezza e dalla sete. Padrona di quel tugurio era una vecchia. Ma che vecchia!! Una nipotina di tre anni dalla faccia bruciata, e quattro cagnacci, uno più magro dell'altro, eran tutta la compagnia di quella padrona. Cominciammo a supplicarla che volesse scendere fino alla capanna vicina per far ispargere la voce della Cresima che si dover dare immediatamente. La buona donna, fatto cenno d'annuire, s' involò da noi; ma ecco che dopo alcuni minuti una prolungata voce stridula e selvaggia ci scuote di botto. Era la povera vecchia, che, essendo salita su d' una vicina roccia, gridava a squarciagola a tutti i venti Ah.. Ah.. Ih.. Ih..! Ha venido el Tata Confirmador! É venuto il Missionario Cresimante! Ah.. Ah..! Ih.. Ih.. ! La gente, forse temendo che i nuovi arrivati volessero strozzare quella povera vecchia, accorsero spaventati; ma quando ne conobbero il perchè, ci portarono i bimbi per essere cresimati.

Sbarazzato il cortile, che potrebbe anche dirsi canile, la vecchia vi accese il fuoco nel bel mezzo; poscia, tratti fuori una pentola e tre pentolini di terra non verniciata, e riempiutili d' acqua, cominciò a soffiare nel fuoco disperatamente, mentre i quattro fidi cagnacci facevan corona, allungando il muso e fiutando sovente la pentola maggiore. Ma che fiutar d'Egitto? Colà dentro v' era un bel nulla! Poveri cani ! e... poveretti noi ! Vidaure allora grida forte alla vecchia: -

Ma, buona donna, volete portar qualche cosa da mangiare, sì o no? - Non ho nulla io, signor capitano! - Ma almeno avrete qualche uova! - Oh sì, ne ho appunto due e son già due anni che li tengo in serbo. - E li andò a cercare e li porse al capitano. Figurarsi! eran vuoti e secchi. Buon per noi che il capitano aveva ancora qualche cosetta al fondo delle bisaccie (alforjas ), ma per certo non si può dir cena quella che noi facemmo nel tambo di Cangrejos.

Quella notte pertanto ci toccò la sorte di chi va a letto collo stomaco vuoto. Dormimmo poco o nulla. Alle due eravamo desti ed alle tre antimeridiane eravamo già sulla groppa del nostro bucefalo, camminando fra le tenebre con somma cautela per non cadere nei precipizii. Fu quella la giornata classica del nostro viaggio. Non ci fermammo che pochi minuti nei miseri tambos di Poiote e di Ojos de Agua, e dopo un cammino veramente spietato di circa 95 chilometri, arrivavamo alle 8 di sera al tambo detto Negra muerta, mezzo morti ancor noi.

Prima d'arrivare a Negra muerta, comincia la famosa valle di Humahuaca, celeberrima per essere stata il covo degli antichi Indii Humahuacas, che diedero tanto da fare agli Spagnuoli prima di assoggettarsi al loro dominio. Questa valle si protende fino a Jujui; per attraversarla quanto è lunga ci vogliono tre giorni a cavallo. Ma il viaggio oltre ad essere lungo, è assai difficile, perche il fondo della valle è quasi sempre tutto occupato dal fiume detto Rio Grande.

Ricevimento con e senza cani. - Un regalo da mulo.- Carità de'buoni Francescani. - Arrivo alla Capitale Argentina.

Da Negra muerta si andò chapaleando fino al paese detto pure Humahuaca, che si può chiamare il primo paese al Nord dell'Argentina. Qualche amico indiscreto aveva avvisato per telegrafo gli Humahuacani dell' arrivo del Vescovo. Ma essi, facendo i loro calcoli, non m'aspettavano che verso sera, mentre noi alle 11 ant. già eravamo alle porte del paese. Un pedone che un'ora prima, cioè verso le 10, mi avea riconosciuto, aveva esclamato : - Monseñor, mis paisanos lo van à recibir sin perros. I miei concittadini dovran riceverlo senza cani, cioè senza preparativi, perchè non l'aspettavano che verso sera. - Ma non fu così. I cani ci furono, e quanti ! e quanto buoni ! Entrai in Humahuaca in stretto incognito, ma alcuno mi conobbe ugualmente, e subito sparsa la notizia come il lampo, le campane suonano a festa, si sparano razzi e bombe senza fine, s'inghirlandano di fiori le porte e le finestre e come per incanto appaiono qua e là per le vie del paese graziosi archi di trionfo. La gente si precipita verso la casa parroc chiale per baciare il sacro anello e ricevere la benedizione del Vescovo ; si va poscia alla Chiesa pel canto d'un solenne Te Deum, dopo di cui si procede all' inaugurazione di una Società di beneficenza. All'uscire dalla Chiesa si slanciano gli alunni delle scuole comunali, dando saggio di lor cortesia e di squisita istruzione con poesie, canti, ecc. Si passò quindi ad una specie di banchetto offerto dal buon Parroco, il Canonico Cao, a cui presero parte tutte le autorità locali; finalmente verso le quattro pom. tutta la popolazione ci accompagnò alla porta del paese, e non pochi di quei bravi Humahuacani con alla testa il buon Parroco ci accompagnarono a cavallo fino ad Huquia, villaggio distante di colà quindici chilometri. Il capitano Vidaure non capiva in sè dalla meraviglia e cominciò a persuadersi che non solo in Bolivia, ma anche nell'Argentina vi è della gente veramente cristiana.

Alle 9 1/2 pom. sempre passando nel Rio, giungemmo a Tilcara, dopo d'aver fatto trenta chilometri al chiaror della luna. Ma Tilcara ci accolse precisamente al contrario di Humahuaca! Che farci? Dicemmo con Giobbe: Se abbiamo ricevuto il bene dalle mani di Dio, perchè non riceveremmo anche un po' di male ?

Alla dimane, ultimo giorno di quel soavissimo passeggio a cavallo, da Tilcara si doveva arrivare a Jujui, percorrendo circa cento chilometri, quasi sempre chapaleando nel vasto e disordinato fiume Rio Grande, e coi cavalli stanchi, e, per soprassello, con una leggiera ferita che il giorno avanti m'aveva regalato un benedetto mulo. Per colmo di sventura la pioggia, che in tutto il viaggio di circa quattro mesi ci aveva rispettati, cominciò a cadere a catinelle. Ancora: smarrimmo per buona pezza il cammino alle falde di un vulcano, ed il Rio Reyes, confluente del Rio Grande, con una ondata furiosa mi portò via di netto le staffe dai piedi e poco mancò non mi travolgesse nelle onde.

Ma eravamo ai primi vespri del Patrocinio di S. Giuseppe e non lasciammo d' invocar questo Santo con tutta fiducia di essere esauditi. Infatti alle 9 di quella notte burrascosa e spaventevole, entravamo in Jujui, dove eravamo accolti con isquisita carità dai buoni Padri Francescani, i quali subito mi misero a letto, mi fecero essi stessi delle fregagioni ai piedi con ispirito di vino, e all' indomani , festa del Patrocinio , dopo d'aver io detto la S. Messa in onore di San Giuseppe, mi chiamarono un eccellente chirurgo italiano, il quale mi fece sottostare ad un'operazione dolorosa non poco, che però per intercessione di S. Giuseppe riuscì a maraviglia. Quasi subito dopo l'operazione potei recarmi alla ferrovia, e tre giorni dopo mi trovavo nella capitale dell'Argentina, di dove le scrivo e di dove penso partire oggi stesso, 6 maggio, cioè otto giorni dopo il mio arrivo da Bolivia.

Ah! quanti viaggi, mio carissimo Padre! Voglia il buon Dio, pei meriti dei viaggi fatti dal suo Unigenito Figlio Gesù, da Maria e da Giuseppe, ascrivermeli a merito pei mio terribile viaggio all'eternità, che a grandi passi si va avvicinando!

Per secondare le indicazioni da lei datemi, porterò il personale di Cuenca e Gualaquiza fino a Guayaquil e tenterò l'entrata in quella Missione. Che il Cielo ci protegga!

Fra otto giorni, se le nevi dell'Aconcagua non ci sbarreranno la via , saremo fra i nostri fratelli Chileni; più tardi fra i Peruani; più tardi ancora fra gli Equatoriani.

Non ebbi mai tanto bisogno di una sua benedizione, o Padre mio, come in questa per me critica circostanza. Mi benedica dunque ìn modo speciale e benedica con me i Salesiani e le Suore della Missione Equatoriana, mentre con figliale affetto mi dichiaro

Suo Aff.m° Figlio in G. e M.

+ GIACOMO, Vescovo tit. di Colonia.

La medaglia di Maria Ausiliatrice.

Jean Faurique, francese di nascita, di trentaquattro anni di età, trovandosi al campo con un grosso coltello tra mani aggiustando le unghie ad un cavallo, per una improvvisa mossa dell'animale si ferì gravemente all'arteria cubitale, dell'avambraccio destro. Il sangue stillò, come da una sorgente scaturisce l'acqua. In quel frattempo giunse un amico del paziente, il quale per paura della polizia non volle avvicinarsi, ma corse in cerca di amici e testimoni. Vennero, ma trovaron il povero Jean in uno stato d'abbattimento mortale per l'abbondanza di sangue versato. Trasportato all'Ospedale Salesiano di Viedma, quivi gli applicai tutti i rimedii che l'arte medica mi suggerì, però indarno. Il sangue affluiva in gran copia e non poteva ristagnarlo. Una sera poi chiamato in tutta fretta e visto che i medicamenti non valevano a conseguire l'intento, presi una medaglia di Maria Ausiliatrice, l'applicai alla ferita, ed oh! prodigio! il sangue si ristette come per incanto, e da quel momento l'ammalato fu sano. Già è uscito dall' Ospedale, dopo essersi confessato ed avere fatta la S. Comunione in rendimento di grazie al Signore ed a Maria Santissima. Riconoscente alla Vergine sua Salvatrice, chiede si pubblichi la strepitosa grazia.

Sac. EvASIo GARRONE

Missionario e Medico della Patagonia.

Quanto è potente Maria!

Da parecchi anni mio fratello più non si confessava. Ammalatosi, nemmeno se ne dava pensiero; anzi tanto meno ci pensava, quanto più la malattia si faceva seria. Soltanto vedeva volentieri il Sacerdote al suo letto per ricevere la santa benedizione, ma a patto che non si parlasse di confessione. Un giorno pervenendomi il Bollettino Salesiano e guardando l'immagine di Maria Ausiliatrice sulla copertina, fui colpita da una bell'idea, che tosto misi in esecuzione. Non avendo altre immagini di Maria Ausiliatrice, tagliai quella della copertina del Bollettino, volai tosto al letto del fratello, e mettendogliela sotto al guanciale, feci una preghiera, breve sì, ma piena di fiducia nella Vergine SS., sicura che avrebbe pietà di mio fratello e gli farebbe la grazia di confessarsi sinceramente prima di morire. Poscia diedi ordine alle donne che l'assistevano, di mettere in assetto più del solito le stanze, dicendo loro che l'ammalato si confesserebbe e riceverebbe inoltre il Santo Viatico. Le donne a quest'ordine si meravigliavano. Ma le mie speranze non furono vane. Maria si è commossa. Difatti all'indomani verso le ore quindici, mentr'io stava facendo scuola, una mia nipotina venne da me tutta festosa ed allegra dicendomi che papà si era confessato. Maria aveva trionfato. Il mio caro fratello si confessò ancora altre volte, dando segni di sincero pentimento; e ricevette il Santo Viatico e l' Estrema Unzione, e dopo qualche giorno passato coll'allegria e la contentezza dei giusti nel cuore, assistito da più sacerdoti, si addormentò nel bacio del Signore. Desidero che questa mia relazione sia a sua volta registrata nel Bollettino Salesiano, affinchè tutti conoscano quanto sia potente Maria.

Colognola ai Colli, 23 Agosto 1896.

ROSINA Bovi Maestra Comunale.

Ricorso a Maria.

Coll'animo compreso dalla più viva riconoscenza verso la potente ed amabilissima Ausiliatrice dei Cristiani, sono a narrare quanto segue. Una mia figlia di nome Adele infermava in sul finire del mese di maggio di una pleuro-polmonite molto grave, per cui due distinti medici chiamati mi fecero intendere trattarsi di una malattia assai pericolosa, e che si temeva per la sua vita. Pieno di grave cordoglio, io mi rivolsi a Colei, cui mai si ricorre invano, e feci celebrare una Messa nel suo santuario a Torino. Appena si fu pregato costì, cominciò a recedere il male, e la figlia mia a migliorare ogni. giorno più, sicchè, dopo una felice convalescenza, adesso è completamente guarita. Seguendo gli impulsi del mio cuore, prego a rendere di pubblica ragione sì segnalato favore ottenuto dalla Vergine Ausiliatrice, non solo per dimostrare quanto in me sia profonda la gratitudine verso tanta Madre, ma per eccitare altri a ricorrere con fiducia alla dispensiera delle celesti grazie nei loro urgenti e disperati bisogni, se desiderano di esser consolati.

S. Eufemia (Ravenna), 6 Settembre 1896.

GIACOMO PIAZZA.

Si riconosce la firma e l'autenticità del fatto. (Timbro parrocchiale)

D. LUIGI CANTIMORRI Parroco.

Evviva Maria SS. Ausiliatrice !

Virginia Tambini, che da venticinque anni in seguito a tumor bianco portava un male in una gamba per frantumazione dell'osso, nell'anno 1894 si rivolse a Maria SS. Ausiliatrice, perchè volesse finalmente inspirare il necessario rimedio ; ed ecco che il medico consiglia l'operazione chirurgica, colla quale si potrebbe sperare la guarigione. Fu allora che la giovane si mise totalmente nelle mani della sua potentissima Madre, e non indarno perchè con rassegnazione potè sopportare la dolorosa e difficile operazione. Dopo alcuni mesi però dal professore viene giudicata necessaria una seconda operazione; ma la Virginia non si perde d'animo, che anzi sempre più confida in Colei, che è conforto insieme dei tribolati ed aiuto, e presentasi all'Ospizio dei Salesiani in Faenza pregando quel zelantissimo Direttore a voler celebrare una Messa all' altar di Maria Ausiliatrice, colla promessa che, se senz'altra operazione fosse guarita, si sarebbe consacrata al Signore in qualche Istituto a bene della gioventù, ed avrebbe fatto pubblicare nel Bollettino Salesiano la tanto bramata grazia. Ed oggi che trovasi perfettamente guarita e sana, e che si vede accolta tra le Figlie dell'Addolorata, scioglie il suo voto, e prega ad accettare una tenue offerta di ringraziamento a Maria SS. Ausiliatrice.

Faenza, 8 Settembre 1896.

D. ANTONIO UTILI Parroco.

Una novena a Maria Ausiliatrice.

Afflitta da un anno e più per un forte mal di gola, ostinato a tutti i rimedi del medico, feci una divota novena alla cara e potente nostra Madre Maria Ausiliatrice, e proprio verso la fine di essa mi trovai notabilmente migliorata e posso dire guarita. Grata a Maria Ausiliatrice che mi ha cotanto favorita, Le invio l' elemosina promessa di L. 6. Evviva Maria Ausiliatrice!

Breguzzo (Trentino), 10 Settembre 1896. CLORINDA VEDOVELLI-ANDREAZZO.

Quanto è buona Maria Ausiliatrice !

Verso la fine del mese di aprile del corrente anno, mio cognato ammalò gravemente di gastrica e risipola da trovarsi in pochi giorni agli estremi. Si temeva molto la perdita di lui che ci è molto caro e che avrebbe lasciato orfani sette figli in tenera età: ma sopratutto ci doleva che avesse da partire per l'eternità senza i conforti di nostra santa religione, perchè nel continuo delirio non gli si potevano amministrare i SS. Sacramenti. In tante angustie ci rivolgemmo di cuore alla SS. Vergine sotto il titolo di Maria Ausiliatrice, promettendo di far pubblicare la grazia, se si otteneva la guarigione. Pochi giorni dopo il povero infermo si sente meglio, si confessa, riceve Gesù in Sacramento e dopo un mese è perfettamente guarito. Ed ora io mantengo la promessa fatta, e prego a voler pubblicare la grazia ottenuta nel Bollettino Salesiano, mentre unisco l'offerta per la celebrazione di una S. Messa all' altare della Vergine Taumaturga nella Chiesa a Lei dedicata in Valdocco.

Rivalta Torinese, Settembre 1896.

LUIGIA SIMONDI.

Il M. Rev. Curato di Pieve Borgo Fornari, Sig. Don Ettore Morbelli, annunzia come una giovane di Torriglia, afflitta da mal d'occhi, provò istantaneo miglioramento e perfetta guarigione alcune ore dopo aver ricevuta la benedizione di Maria SS. Ausiliatrice, secondo la formola prescritta nelle ultime edizioni dei Rituali.

La Sig.ra Filomena Bellinato di Carpenedo (Mestre) notifica come furono esaudite le preghiere fatte a Maria SS. Ausiliatrice per la sorella Anna Zaghi. Costei potè dopo una settimana alzarsi, quindi adoperare la mano quasi paralizzata e riacquistare completamente la favella.

La Sig.ra D. L. M. guarita per intercessione della Vergine Ausiliatrice da una lunga e ripetuta malattia, dichiarata insuperabile dai medici, invia L. 5 ed un paio di orecchini per soddisfare a voto fatto.

La Sig.ra Gina Luciolli di Legnago al sesto giorno di una novena a Maria Ausiliatrice ottenne una sospiratissima grazia; di che professa eterna gratitudine verso di questo potente Aiuto dei Cristiani.

Il Cooperatore Salesiano Pompeo Manzotti di Desio rende grazie vivissime a Maria Ausiliatrice per aver liberato, appena invocata, un suo caro fratellino da un terribile mal d'occhi che non gli lasciava requie nè giorno, nè notte.

La Sig.ra Rica Fermi-Penco e Famiglia di Cadeo Piacentino rende vivissime grazie a Maria Ausiliatrice per aver ottenuta una buona morte ad una sua parente, che negli estremi trovava difficoltà a ricevere i SS. Sacramenti. In segno di riconoscenza invia pure L. 20.

Il Sig. Narciso Battistini di Savigno, assalito da dolorosissima colica che lo portava alle porte dell'eternità, si riebbe al terzo giorno di una novena a Maria Ausiliatrice intrapresa dalla famiglia. Perfettamente guarito invia a Torino la sua offerta, come, da promessa fatta.

La Sig.ra Clotilde Gatti, Maestra a Fenestrelle, rende di pubblica ragione la completa guarigione ottenuta per intercessione di Maria Ausiliatrice di una terribile malattia, che a dispetto dell'arte medica la travagliava da circa sei anni.

Una Figlia di Maria Ausiliatrice da Messina ringrazia la sua celeste Patrona per aver ottenuto, mercè la potentissima sua intercessione, che il proprio genitore s'accostasse ai SS. Sacramenti, dopo quarant'anni che ne stava lontano.

Due persone di Lodano, in ringraziamento alla Madonna di D. Bosco per una grazia ottenuta mediante la sua intercessione, inviano una tenue offerta, promettendo che ricorreranno in ogni loro bisogno a questa potente Regina.

I Coniugi Gribaudo sono riconoscenti alla Vergine Ausiliatrice e vennero a ringraziarla nel suo santuario di Torino per l'ottenuta guarigione da febbre tifoidea e da fistola dentale alla propria figlia.

La Sig.ra C. R., Torino, con offerta di L. 8, professa eterna riconoscenza alla nostra buona Madre Maria Ausiliatrice per aver salvata la sua famiglia dal disonore, dalla disperazione, da una catastrofe.

La Sig.ra Claudia Ghizzini di Cremona, fatto ricorso a Maria Ausiliatrice, per la guarigione del suo bambino giudicato ripetutamente perduto, ne fu in breve pienamente esaudita; ed ora ringrazia di cuore la grande Salvatrice di suo figlio.

Rendono pur grazie a Maria SS. Ausiliatrice per favori ottenuti dalla sua intercessione i seguenti:

Magna Francesco Barbetta, Seppiana. - Camillo Caudera, Chivasso. - Jeannotte Balocco. - Mario Alliod Liscoz, Brupon. - Sebastiano Durando, Farigliano. - Maria Bozzano-Robatti, Genova. - C. D. Verolengo. - Emilia e Caterina Porta, Volva. - N.N., di Tortona, con offerta di L. 50. - Vincenza Stasa, Pesaro. - Anna Berti, Bologna - Cuneo Matteo Ballari, Tine (Grecia). - Un Cooperatore Salesiano di Mondovì. - Caterina Castagno, Caramagna Piemonte. - Maria Margherita Poletti, Guazzolo. - Livia Pontelli, Genova. - Suor Giuseppina Minetti, Montanaro. - Francesca Monfrino, Drueni. - Carolina Laghi-Rinaldini, Faenza. - Cat terina Bario, Vico Canavese. - Giovannina Colombo, Castellanza. - Cristina Serassio, T'esime. - Antonio Bacciarello, Benevagienna. - N. N. di Prateda (L. 2). - D. Alfonso Torre, Arciprete di S. Lorenzo d' Ovada (L. 10). - Giuseppe Ghiddi, Castrignano, con offerta di L. 50. - D. Bartolomeo Bonino, Scalenghe. - Maria Torello, Nizza Monferrato. - Sac. Caviglia Simone, Prevosto di Albissola Superiore. - N. N., Cittadella. Un Sacerdote Bolognese. - Le Signore Giovanna Ghiano e Marianna Rigo, Chieri, per l'ottenuta guarigione ad un loro nipote. - Maria Gamba, Monastero Bormida. - Giuseppe Ronchetti, Boveresse. - Erminia Bocchio, Rivalta di Torino. - Antonia Rossi, Sassello. - Angelo Billò, Frabosa (Cuneo). - D. Antonio Gallerani, Parroco di Mevendole per una giovine parrocchiana, la quale ottenne le scomparisse ogni pericolo di tisi polmonare. -Marietta Barello, Cavagnolo. - Irene Dematteis, Ferrato (Torino) - Felice Birolo, S. Sebastiano Po. - Maria Galvani. - Giuseppe - Vercelli. - Angelo Demichelis, Chieri. - Maria Mastrazino S. Michele. - Matilde Graziani, Quinto al Mare. - Catterina Crivello. - Bartolomeo Cibone, Magliano d'Alba. - Franchino Bollo, Scalenghe. - Catterina Vaglienti. - Domenico Basso. - Cermelli Manni, Cara Cermelli. - Maria Stanzani, Torino. - Maddalena Casale. - Clementina Traverso, Noverigoli. - Angiolina Collino, Camerana. - Teresa Plangino, Mondovì. -. Margherita Cavalli, Minusio (Svizzera). -- Giuseppe Tardito. - Albertina Juvani, Torino. - Varino Lombardi, Olimpia. - Maddalena Giordano. - Silvestra Osario. - Maria Brunetti, Torino. - Maria Delforno, Castiglione d'Asti. - Eroico Caspani. - Vittoria Castelli, Torino. - Giovanni Tacconi, Villeboit. - Teresa Raineri, Loranzè. - Giuseppe Berjanino, Torino. - Cristina Olivero, Cherano. - Margherita Calcino Almonte, Torino. - Maddalena Biolo. - Catterina Goia, San Benigno. - Lorenzo Montabona. - Ippolita Ferrari, Conto. - Carolina Ved. Testa, À[aero. - Famiglia Pignata, Bràc. - Giuseppe Fasano, Torino. - Bartolomeo Vinai, Alagliiano. - Catterina Ambri. - Michele Giovane, Nizza Monferraio. - G. Capponi, Taggio. - Iginia Magino, Biella. - Felice e Maddalena Becco. - Giuseppe Carlotta. - Giuseppina Gachete.-Giacinto Coggiola. -'Teresa Cravero, Pinbes. - Angela Brasa, Brossi di Carignano. - Giovanni Cresto, Torino. - Giuseppe Gallina, Torasa.

AI GIOVANETTI

IL RICORDO DEL NONNO.

Giovani Carisslmi,

SE mai aveste la sorte di conoscere il padre di vostro padre, vale a dire il vostro dolcissimo nonno; se mai foste tanto fortunati d'avere ancora una sì preziosa esistenza in casa, quello che sto per dirvi susciterà in voi di certo gradite rimembranze e saravvi indubbiamente causa di soavi emozioni.

Il nonno è la persona più veneranda ch'io abbia mai conosciuto. Quella figura che mal si regge in piedi coll'aiuto del bastone, quelle mani incallite da lunga fatica, quella fronte aggrinzata da' continui pensieri tollerati pel babbo , quella voce che esce a rilento e quasi tremola, quella onoranda canizie.... tutto, tutto inspira venerazione, rispetto, amore. Il mio buon nonno inoltre aveva due occhietti vivaci, un dolce sorriso stampato sul labbro ed una maniera sì affabile di trattare, che formava la delizia di tutta la famiglia. Tutti gli volevamo un ben dell'animo ed io godeva immensamente ogni volta mi era dato di poterlo avvicinare, sedermi al suo fianco e sentire di sua bocca tante belle storielle ch'ei sapeva e specialmente i fatti d'armi avvenuti nei tempi di sua giovinezza, al racconto dei quali egli s'entusiasmava come se si trovasse ancora presente.

Orbene, quel buon vecchietto ogni anno , all'avvicinarsi del mese di novembre , chiamavami a sè d'accanto, e dopo avermi in bei modi interrogato quando si sarebbero riaperte le scuole, qual classe avrei fatto, a quali studii sentivami maggior propensione e tant'altre simili cose: « - Oh ! quanto sei fortunato, figliuol mio ! - esclamava egli con inspirato accento - ringrazia di cuore Iddio che ti porge tanta comodità d'istruirti. Per altro ricordati che inutilmente ti applicheresti a tutti questi studii, se in fondo al tuo cuore non sarà ben radicato il santo timor di Dio; imperocchè sta scritto che il principio della sapienza è il timore del Signore. Se tu avrai questo, tu possederai un grande tesoro, anzi il tesoro dei tesori; se per isventura ti mancasse questa gemma preziosissima , avessi pur tutte le ricchezze, tutti gli onori, tutta la scienza di questo mondo, tu non saresti felice, perchè la vera felicità, la vera scienza, l'onoratezza e la gloria suprema dell'uomo sta riposta nel santo timor di Dio. È desso l'ornamento, la bellezza, l'aureola sua più splendida. - Adunque, fgliuol mio, ricordati di quanto ti dice tuo nonno : Temi il Signore, temilo sempre. Cammina ognora alla sua presenza; studiati di piacergli in ogni cosa e guàrdati bene dall' offenderlo comecchè leggermente. Temendo il Signore , tu procurerai di essere umile , sottomesso ai tuoi genitori , rispettoso verso di quelli che ti sono superiori, amorevole coi tuoi compagni, e di questi fuggirai i cattivi e frequenterai solo i buoni. - Figliuol mio , anche quando tuo nonno sarà sceso nella tomba e più non lo vedrai, ricòrdati di quel che ti ha detto : Temi , temi il Signore: sta lontano dal vizio, pratica la virtù; e così meriterai che il Signore ti benedica , ti ricolmi di favori, ti renda felice in questa e nell' altra vita , alla quale io mi sento molto vicino. - Applicati dunque volentieri agli studii , o figliuol mio ; ma ricòrdati sempre che la prima, la vera sapienza che devi imparare è il santo timor di Dio. »

Non vi dico, o miei cari amici, l'impressione che faceva in me quest'esortazione del mio buon nonno al principio d' ogni anno scolastico. La venerazione ch'io nutrivo per quel santo vegliardo, l'amore ch'egli mi portava, poi l'accento e la forza onde pronunciava quelle parole, tutto concorreva ad imprimerle indelebilmente nel mio cuore. Mio nonno è volato al Cielo, or son già molti e molti lustri, ma le sue parole son quì scolpite ancora nel mio cuore, come se le avessi sentite solo ieri sera, e non vi posso dire di quanti salutari effetti e di quante soavi consolazioni furon esse feconde.

Ora mi accorgo della saviezza che conteneva un tal ricordo, ed a voi lo presento in sul principio del nuovo anno scolastico, come una cara e preziosa eredità di famiglia. Fatene voi pure la prova: temete, temete ognora il Signore , e voi crescerete giovani onesti e diligenti, formerete l'onor della famiglia , il decoro della società, e quel che più importa, passerete una vita veramente felice, come di cuore vi augura il

Vostro Aff.m° Amico Don GIULIVo.

ECHI DEL CONGRESSO EUCARISTICO di Orvieto.

IL XV Congresso Eucaristico di Orvieto si chiudeva, come dicemmo nel numero precedente, con una solenne accademia poetico-musicale in onore dei Congressisti, data dagli alunni di quel Seminario, sotto la direzione del loro Rettore Dott. Matteo Ottonello Salesiano, coadiuvati dal nostro Maestro Giuseppe Dogliani e da varii cantori dell'Oratorio di Torino. L'esito di essa fu sotto ogni rapporto così splendido, che ci parrebbe di lasciare una vera lacuna alla relazione di quel Congresso, se non aggiungessimo qui almeno il cenno che ne fece ìl corrispondente orvietano della Gazzetta di Foglino.

« Non sono facile ad entusiasmarmi, così il detto corrispondente, ed evito sempre le esagerazioni; però l' accademia dell'8 settembre fu un'accademia che è raro di sentire nelle grandi città. Se immaginate cori numerosi, o poesie sentimentali, o altre trovato accademiche, sareste in errore. Fu un vero saggio di poesia e di musica, che durò due ore, agli intelligenti sembrate brevissime. Poesie poche: musica classica. Ecco tutto.

» D. Ottonello, Rettore del Seminario, proluse con un discorso breve, conciso, chiaro. Non era una esercitazione retorica, non cercò di strappare applausi: disse chiaro lo scopo dell'adunanza, disponendo favorevolmente fin dal principio. Le poesie furono quattro : una italiana, una latina, una francese, una greca : tutte brevi, tutte forbite, tutte chiare, e però tutte applaudite. La musica fu un saggio storico musicale, di autori diversi dei secoli XVI, XVII, XVIII, XIX. Si andò da Palestrina, dal B. Marcello, al Mendelssohn, al Rossini, al Sig. Fabbri M. di Orvieto (1). È impossibile riassumere i pregi di questa musica. Quando si dice che fu eseguita a perfezione, si è detto tutto. L'abilità nello sceglierla, fu superata dall'abilità nell' eseguirla. Il D. Müller (attuale Direttore della Scuola di Canto presso la Chiesa dell' Anima in Roma) fece conoscere i pregi della musica classica, educando al buon gusto, e facendo conoscere i felici risultati di una schola cantorum, che non sembrava formata in una città dì provincia. Il salmo del Giustiniani, musicato dal Marcello nel XVII secolo, fu qualche cosa di stupendo, trascinando l'uditorio, e facendo conoscere anche agli indotti la varietà degli affetti e dei sentimenti, con la quale il grande compositore interpretò la poesia davidica.

» Di altro genere, la strofa O quam tristis del Rossini, fa cantata da un giovane ecclesiastico, di non robustissima voce, ma con sentimento artistico assai notevole. Un pizzicato per violini fu applaudito, e, per opera specialmente di una parte dell'uditorio, bissato. Onore al merito dell' opera e degli esecutori, onore però che potea esser meglio riservato anche a qualche altro pezzo di musica. Chiuse la festa un magnifico coro a quattro parti con tenore, basso, baritono, composto ed eseguito sotto la direzione del Maestro d' Orvieto Sig. Quinto Fabbri. Fu un lavoro irto di difficoltà, superate con grande perizia. Meritamente fu coronato di applausi.

» Del resto, in tutti quei cori, in quelli a solo, in quella musica accompagnata dall'orchestra, dominò costante un gusto fino, aristocratico, calmo e severo, di vera musica classica, non accompagnata dal tumulto delle catube, dei bombardoni, dal rullo dei tamburi, come si suol fare ora in tante accademie semi africane, nelle quali si fa a gara dai cantanti e dai suonatori chi suona e chi grida più forte. Merito principale del Rettore del Seminario, l'egregio Dott. Ottonello, il quale seppe moltiplicarsi, e potè con molta calma - segno certo della sicura preparazione - scender dal pergolo, ove avea letto la prolusione, a dirigere un coro del Palestrina, e poi sedere al piano per accompagnare lo Stabat del Rossini. Il plauso del pubblico era un omaggio dovuto all' egregio Salesiano, che come istitutore, come letterato, come musicista, fa tanto onore all' Istituto cui appartiene.

» L'accademia, a pagamento, fu affollatissima, e ad essa intervennero l' E.mo Card. Manara, molti Arcivescovi e Vescovi ed un pubblico sceltissimo. »

(1) Eccone il programma altrettanto attraente, quanto interes sante. Fu eseguito il Domine salvum fac del Müller, il Salmo 28 del Marcello Afferte Domino fui Dei, l'Adoramus Te del Palestrina, il Caro Cibus del Mendelssohn, l'Ave Maria per tenore e basso del Remondi, la celebre cantata dello Stradella Pietà Signore, l'O quam tristis et afflicta del Rossini, il Domine non sum, dignus di L. da Vittoria, la preghiera Madre divina del Fabbri ; tutta musica strettamente classica e quasi tutta di rigoroso stile chiesastico. L'armonia larga e solennemento grave dei cori, l'alternarsi dei pieni e degli a solo, degli acuti o dei gravi, i duetti, i terzetti, gli adagi, le fughe, componevano un insieme di sì casta e serena dolcezza, che maggiore non ne suol provare l'anima nostra, se non quando si chiude in intimi colloquii con Dio. E preghiera veramente era cotesto canto, il quale echeggiando sotto quello volte anguste, dove poc'anzi eran sonate le voci degli oratori Eucaristici, faceva obliare le terreno cose, sollevando l'animo alle celesti.

NUOVE CASE SALESIANE

MODENA.

Leggiamo nel Diritto Cattolico di Modena del 13 ottobre : « Una cara solennità aveva luogo nella Pia Casa di S. Giuseppe il giorno 12 ottobre : la presa di possesso che i benemeriti Salesiani facevano di detto Istituto, compiendosi così i voti di tutti i buoni, che da tanto desideravano che a quei venerandi sacerdoti fosse affidata la religiosa e civile educazione della gioventù nostra. Alle ore pertanto 11,15 di detto giorno giungeva la prima colonia di quei religiosi, cioè, il Direttore Prof. D. Eugenio Armelonghi e i Maestri ed Assistenti Vallauri Ch. Giovanni, Palladino Oh. Benedetto, e Ferrero Oh. Costanzo, accompagnati dal Rev.mo Don Mosè Veronesi, Ispettore Provinciale, e dal Rev. Don Carlo Baratta, Direttore del Collegio San Benedetto di Parma.

» Erano ad incontrarli alla stazione i Membri del Comitato Salesiano, il M. R. sig. Don Enrico Adani, Direttore della Pia Casa di S. Giuseppe, anche quale rappresentante di S. E. R.ma Mons. Arcivescovo, ed altri cospicui personaggi del Clero e Laicato Cattolico Modenese.

» Giunti all'istituto furono ricevuti dagli alunni al canto dell'inno internazionale salesiano ; poscia l'alunno Conte Cesare Campi con belle parole salutava, anche a nome dei suoi compagni, i nuovi Superiori ed educatori, ai quali porgeva i debiti ringraziamenti, per essere venuti ad educare la gioventù modenese, promettendo loro in pari tempo docilità ed obbedienza. Si passava quindi alla Cappella dell'Istituto, ove era già esposto il SS. Sacramento, e previo il canto dell'antifona ed orazione del glorioso San Giuseppe, Patrono della Casa, e dell'inno eucaristico, veniva dal Rev.mo Curato della Metropolitana impartita la benedizione col SS. Sacramento.

» Fu poi bello vedere tosto quei gentilissimi e carissimi figli di D. Bosco mescolarsi fra i giovinetti della Pia Casa, aver per tutti parole di tenerezza e di affetto, così che lasciarono in tutti i presenti la più gradita impressione.

» E poichè non si era potuto fare quella esteriore solenne accoglienza che sarebbe stato in desiderio, ostando la volontà degli stessi Salesiani, alla sera una festicciuola di famiglia adunava i Cooperatori e Benefattori dell'Opera Salesiana nella sala maggiore dell'Istituto. Era una piccola accademia letterario-musicale in onore dei Salesiani stessi. Aperta col canto dell'inno internazionale salesiano, eseguito mirabilmente dagli alunni dell'Istituto, saliva la tribuna il M. R. Sig. D. Enrico Adani, il quale si disse ben contento di rinunziare nelle mani dei figli di D. Bosco l'Istituto da sè fin qui diretto; lesse un telegramma di S. E. Rev.ma Monsignor Arcivescovo, che benediceva i degnissimi figli di D. Bosco e loro porgeva il benvenuto fra di noi ; quindi D. Adani rivolgevasi agli alunni e loro ricordava nell'affidarli ai nuovi Superiori, che prestassero ad essi intera fiducia ed ubbidienza a' loro insegnamenti, per conseguire il fine che fra noi li ha condotti, vale a dire la loro cristiana e civile educazione. In seguito parlava il Prof. Arciprete D. Sante Ferrari, il quale, recato ai Salesiani il saluto riconoscente di Modena, faceva breve storia del pio Istituto, poi mostrava come il sistema educativo dei Salesiani sia veramente rispondente ai bisogni dei tempi, e dopo averlo raffrontato coi sistemi antichi , conchiudeva che ad educare cristianamente la gioventù altro mezzo non evvi all'infuori di quello che Don Bosco volle esso medesimo collo studio e coll'esperienza lasciare ai suoi figli, i Salesiani. - Indi furono recitate magistralmente dagli alunni Aprili Filelfo, Franchini Luigi, Campi Conte Cesare, Spinelli Vittorio, Aristide Bonvicini, varie poesie ricordanti Don Bosco e le Opere Salesiane, composte per la circostanza dal Prof. Don Ferdinando Barbolini, dall' Arciprete Don Ferrari predetto , e dal chierico Ferdinando Castellani. - La recita fu intramezzata dal canto della stupenda antifona Sancta Maria succurre miseris, composizione a quattro voci del Prof. Ferdinando Barbolini, e terminata da un coro di circostanza del prelodato prof. D. Barbolini. - Nè mancarono esimii artisti a rallegrare la serata con orchestrali sinfonie, chè gentilmente prestaronsi alla benefica opera. -Perfino gli alunni artigiani della Piccola Casa non vollero lasciar trascorrere la giornata senza salutare essi pure i figli di D. Bosco, per mezzo del giovine fabbro Costa Achille , che con fino sentimento salutò quei venerandi Sacerdoti e loro attestò i sensi della più sentita riconoscenza.

» Prima che l'accademia avesse termine, l'egregio Prof. D. Eugenio Armelonghi, nuovo Direttore, rivolgeva calde ed affettuose parole al veneratissimo nostro Mons. Arcivescovo, che tanta premura si ebbe onde Modena avesse un Istituto Salesiano; al benemerito e zelante Comitato modenese, agli egregi Cooperatori o Cooperatrici, rivolgendo una parola speciale all'ottimo Don Adani che lo precedette nella Direzione, ed ai giovanetti ora affidati alle solerti, affettuose e intelligentì sue cure. Le parole del Prof. Don Armelonghi improntate alla più squisita modestia riscossero caldissimi applausi.

» Ed ora ai cittadini Modenesi sostenere opera si santa e sì benemerita della società, opera che, come in ogni luogo ove fu istituita produsse abbondantissimi frutti, così anche alla cristiana gioventù della città nostra sarà aurora foriera di felicissimi giorni ».

FERRARA.

Dalla Domenica dell'Operaio del 4 ottobre apprendiamo che il venerdì precedente, col treno delle tredici arrivarono a Ferrara i Salesiani, ricevuti alla stazione dal locale Comitato e dall'Autorità Ecclesiastica.

e Alle ore 17 nella Basilica di S.a Maria in Vado fu cantato un solenne Te Deum, con intervento dell'Ecc.m° Mons. Vescovo Amministratore Apostolico. il quale diresse un'elevata ed affettuosa allocuzione ai figli di Don Bosco.

» Essi, come certamente i nostri lettori sanno, vengono nella nostra città per assumere la direzione del Collegio-convitto S. Carlo.

» Diamo loro il benvenuto, e confidiamo che la cittadinanza ferrarese saprà degnamente apprezzare l'opera disinteressata e altamente benefica di quei buoni Sacerdoti ».

INTRA (Lago Maggiore).

« Lunedì 12 ottobre (così La Voce di Intra) è venuto a prendere stanza tra noi il M. R. Sig. Don Giovanni Battista Vallarino, destinato qui Direttore del Collegio Salesiano, al cui allestimento esso attenderà alacremente, perchè nel p. v. anno scolastico la nostra città possa contare un fiorente Convitto modello.

» Il Sac. Vallarino è un giovane genovese, di maniere e di persona simpaticissimo, ed ha nel viso sorridente ed aperto qualche cosa che incontra al primo vederlo, sicchè siamo certi farà qui del gran bene e sarà proprio l'uomo adatto a risollevare le sorti del nostro Convitto da tanti anni derelitto e deserto.

» All'egregio sacerdote pertanto il più cordiale benvenuto ed i più fervidi augurii che a lui torni caro e gradito il suo soggiorno fra noi, proficua e fruttuosa la sua missione nella nostra Città. »

LA SEDE TITOLARE DI COLONIA conferita a Mons. GIACOMO COSTAMAGNA

DELLA PIA SOCIETÀ DI SAN FRANCESCO DI SALES NEL CONCISTORIO DEL 18 MARZO 1895.

CENNI STORICI estratti da un'opera francese di prossima pubblicazione (1).

Colonia o Colonea, che non è da scambiare con un'altra Sede dello stesso nome e che si trova nella terza Provincia di Cappadocia sotto la Metropoli di Mocissa, è una Sede della prima Provincia di Armenia, che ha per Metropoli Sebaste nell'Esarcato del Ponto, come risulta da un cenno di Leone il Sapiente, chiamato anche il Filosofo, il quale fu Imperatore d'Oriente dall'anno 886 al 911, e lasciò parecchie Opere intitolate: Le Basiliche, Novellae Constitutiones, Trattato di tattica e Predizioni.

Secondo il Frigio Niceta AEcominatus, di cui abbiamo gli Annali in 21 libri, Colonia di Armenia, o forse quella di Cappadocia, aveva anche il nome di Taxara. Oggi vien chiamata Koilu-Hissar.

L'abbate di Commanville, nelle sue Tavole geografiche e cronologiche di tutti gli Arcivescovadi e Vescovadi dell'universo, fa di Colonia un Arcivescovado, nel secolo IX, con Pedactoè, ossia Eracleopoli, Khenum e Sebastopoli, Vescovado dal secolo V e che divenne Arcivescovado solo nel secolo XIII; queste quattro Sedi Archiepiscopali, coi Vescovadi di Nicopoli, Satala e Berisso, erano tutte nell'Esarcato della prima Provincia di Armenia, sotto la Metropoli di Sebaste.

Lo storico greco Procopio, segretario di Belisario, generale di Giustiniano in Asia, in Africa ed in Italia nel secolo VI, è il primo che faccia menzione di Colonia nell'opera: Storia del mio tempo, dove c'insegna che Colonia fu un borgo o castello fortificato da Pompeo, quando ebbe sottomessa la Provincia, e ristabilito poi dall'imperatore Giustiniano.

Il vero si è che già dal IV secolo Colonia era un Vescovado; e sono cinque i nomi dei suoi Vescovi che la storia tramandò fino a noi:

Eufonio o Eufronio, che fu trasferito a Nicopoli verso il 375.

458 - Eustachio, che occupò la Sede una ventina d'anni ed ebbe per Successore un Santo.

481- San Giovanni il Silenzioso, nato l'8 gennaio del 452 a Nicopoli, dove fabbricò una chiesa ed un monastero in onore della SS. Vergine, nel quale si ritirò con dieci monaci governandolo per ben vent'anni. Alla morte del Vescovo di Colonia, gli abitanti supplicarono l'Arcivescovo di Sebaste di dar loro a Pastore Giovanni, il quale venne consecrato Vescovo, malgrado la sua resistenza. Senonchè, dieci anni dopo, avendo il cognato di Giovanni, chiamato Puzinico, suscitato nella Diocesi dei disturbi, il Vescovo, all'insaputa di tutti, se ne allontanò segretamente. Sulle prime si ritirò presso ad Eufemio, Patriarca di Costantinopoli, poi andò a Gerusalemme, nel monastero di San Saba, dove visse cinquant'anni nel silenzio, senza mai tener relazione con alcuno, fuorchè una volta con Elia, Patriarca di Gerusalemme, il quale vedutolo ed ignorandone la dignità, voleva innalzarlo al sacerdozio. Il Santo, non potendo più celar chi fosse, si fece conoscere e disse d'essersi ritirato colà per farvi penitenza dei suoi peccati e prepararsi a ricevere le misericordie del Signore. Ammirando tanta virtù, il Patriarca promise il segreto, e Giovanni ritornò nel suo silenzio, che Iddio si degnò di ricompensare col dono dei miracoli. Si era ritirato da Colonia verso il 490; visse fino al 557 e morì nell'età di 105 anni. La sua vita fu scritta da uno dei suoi discepoli, Cirillo, il quale vien citato dal Baronio nei suoi Annali.

490 - Il Vescovo Proclo, Successore di San Giovanni il Silenzioso, che fu mandato in esilio nell'anno 518.

L'ultimo Vescovo di questa Sede, che venga menzionato dagli autori, è Callinico, Vescovo dal 680 al 692.

Nel secolo IX Colonia diventò un Arcivescovado onorario, e dal 1885 soltanto la Santità di Leone XIII annoverò questo titolo tra le Sedi in partibus, che i Papi sogliono dare ai Vescovi Missionarii, ed è quel titolo che venne attribuito, l'anno scorso, a Mons. Costamagna.

Il Canonico D'AGRIGENTO.

(1) Les gloires de l'univers catholique, volume des Abbayes nullius et de Sieges titulaires.

NOTIZIE VARIE

AI BECCHI ED A MONDONIO.

Come il nostro Don Giulivo annunziava ai suoi cari amici, nello scorso ottobre si recarono di fatti ai Becchi, ove nacque Don Bosco, e poi a Mondonio ove riposano le ossa di Savio Domenico, un drappello di giovani del nostro Oratorio di Torino colla loro musica e cantori. Nonostante il brutto tempo dei giorni precedenti, la festa della Madonna del Rosario riuscì oltremodo splendida e solenne. Per le sacre funzioni del pomeriggio, non bastando la piccola cappella , si adattò all'uopo con molta proprietà un vasto cortile attiguo. Sua Ecc. Rev.ma Mons. Re, Vescovo di Alba, appositamente colà recatosi per rendere più solenne quella cara festa campestre, disse cose tanto belle sul Rosario, da infervorare vivamente il devoto popolo, che lo circondava, di sì salutare divozione. Ebbe pure parole nobilissime per D. Bosco, che colà passò umile contadinello l'infanzia e la giovinezza, edificando tutto il vicinato, come attestano ancora alcuni suoi compagni di quei primi anni.

I musici dell'Oratorio, che in quel giorno avevauo grandemente rallegrato quella festa non solo alle funzioni, ma anche all'accademia popolare che si diede in omaggio all'Eccellentissimo Vescovo di Alba, la dimani scesero al vicino paesello di Mondonio. Ricevuti in festa dal degnissimo Prevosto, circondato da altri Parroci dei vicini paesi e da gran folla, si recarono alla tomba del compianto allievo di D. Bosco, Savio Domenico. Genuflessi pregarono per l'anima sua bella od eseguirono un mesto pezzo di musica. Indi saliti al paesello, posero una ricca corona sulla monumentale lapide, che un anno fa avevano inaugurato sulla casa ov'era spirato il pio giovanetto. Quindi il nostro Sacerdote Stefano Trione leggeva al popolo accorso la seguente lettera di Sua Ecc. Rev.ma Mons. Giuseppe Ronco, Vescovo di Asti.

Illustr.mo e Molto Rev. Signore,

Si degna annunziarmi la S. V. M. Rev., còme il giorno 5 corr. Ottobre gli allievi dell' Oratorio Salesiano di Torino, guidati dai loro zelanti ed affezionati Superiori, si recheranno in Mondonio a portare una Corona sulla Lapide commemorativa del pio ed amabile giovanetto Domenico Savio. Agli occhi di nostra santa Religione egli è questo un pregevole atto di pietà che esercitano i loro cari Allievi, ed Ella voglia attestare in pubblico, che il Vescovo di Asti a tutti loro gode presentare i più cordiali rallegramenti. Imperocchè con quest'atto di pietà gli Allievi dell'Oratorio Salesiano di Torino, mentre dimostrano di serbare viva, affettuosa e rispettosa memoria dell'antico loro compagno Domenico Savio, che fu uno dei primi fiori sbocciati nel giardino della carità di D. Bosco, fanno altresì vedere il vivo desiderio, che hanno di ricopiarne le belle virtù e di renderle, per così dire, tradizionali nel sacro Istituto che con immensa amorevolezza li accoglie ed educa al bene.

E poichè la Divina Provvidenza dispose, che le rispettabili spoglie mortali del virtuoso giovanetto Domenico Savio riposassero nel Cimitero di Mondonio, mi consola il sapere, che il popolo Mondoniese, con a capo il zelante Signor Prevosto, prenda ogni anno divota parte alla pia funzione che celebrano gli Allievi e Superiori Salesiani nel porre la Corona sulla Lapide commemorativa. Mi permetta la S. V. Car. ma che ad essi pure, che sono i figli del mio cuore, io presenti i miei sinceri rallegramenti, e li preghi di continuare costanti in opera sì bella. Affinchè poi cotesta pia funzione porti frutti di vita eterna nel caro popolo di Mondonio, interesso la pietà di V. S. Car.ma acciocchè, indirizzando la parola ai Mondoniesi in ispecie, voglia con caldo zelo far loro capire, che non basta conservare viva la memoria del pio giovinetto Domenico Savio, ma sopra tutto bisogna praticare con costanza le sante virtù e conservarsi fedeli nel santo servizio da Dio per guadagnarsi l'eterna felicità del Paradiso.

Per porre una degna corona alla pia funzione che si farà alla tomba del giovinetto Domenico Savio, si compiaccia la S. V. Car.ma annunziare a tutti i presenti, che il Vescovo d'Asti impartisce con effusione di cuore la pastorale benedizione, e per di più concede l'Indulgenza di quaranta giorni a tutti coloro che con fervore e cuor contrito reciteranno un Pater, una Ave, un Gloria Patri cogli atti di Fede, di Speranza, di Carità e Contrizione e proclameranno la giaculatoria bellissima : Sia lodato Gesù Cristo Sempre sia lodato.

È degna d'ogni elogio la pietà, con cui il zelante Signor Prevosto e gli Egregi Signori Sindaco e Consiglieri Comunali ricevettero in pia custodia la Lapide commemorativa del giovine Domenico Savio. Ne avranno certamente merito innanzi a Dio, come attestano le Sacre Scritture.

La riverisco, Caro Signore, preghi per me e mi creda quale con perfetta osservanza godo affermarmi

Della S. V. Ill.ma e M°. Rev.

Asti, 2 Ottobre 1896.

Dev.mo servo in G. O

+ GIUSEPPE RONCO Vescovo.

D. Trione in seguito pronunciava un affettuoso discorso, e i giovani dell'Oratorio eseguivano scelta musica istrumentale e vocale, sicchè la dimostrazione a Savio Domenico riuscì imponentissima e di molta edificazione per tutti gli intervenuti.

GRADITISSIMA VISITA alla Casa di Busto Arsizio.

La domenica 5 ottobre, i Salesiani ed i giovanetti dell'Oratorio di Busto Arsizio erano in festa per la presenza fra loro di S. Ecc. Rev.ma Mons. Angelo M. Mantegazza, Vescovo titolare di Saino e Coadiutore del Cardinal di Milano. L'ottimo Prelato, benchè non avesse troppo tempo disponibile, di buon grado accettò di passare alcune ore in mezzo ai figli di D. Bosco, ed ebbe la degnazione d'assistere ad un trattenimento drammatico-musicale che in suo onore vollero dare quei giovanetti. Applauditissima fu la recita del dramma S. Eustachio in cinque atti, come pure i canti buffi e le allegre suonate eseguite negli intermezzi; ma il più bell'applauso e l'onore più gradito per quei giovanetti si fu la presenza dell'Ecc.mo Vescovo, al quale ne professano riconoscenza imperitura, facendo voti di poterlo avere presto tra loro non per poche ore, come sta volta, ma per qualche intera giornata.

A FIGLINE VALDARNO.

Anche in questa nobile terra di Toscana per cura di quell'ottimo Sig. Prevosto si è tenuta la prima conferenza salesiana. Il Direttore dell'Istituto Salesiano di Firenze, D. Stefano Febraro, parlò con vivo interesse delle Opere di D. Bosco, e specialmente degli Oratorii Festivi. Infine ebbe lodi meritate alla illustre famiglia Giani, per cui opera è già provveduto colà e regalato ai Salesiani un ampio locale, con bella chiesa, per aprire un Oratorio Festivo. Così quel grosso e commerciante centro di Valdarno Superiore avrà il suo Oratorio Festivo colle scuole domenicali. Tutta la popolazione e le autorità locali fanno premura, perchè si inauguri presto questa nuova opera salesiana, la quale speriamo che darà buoni frutti di pietà e di religione.

PROPOSTE DEL CONGRESSO DI ORVIETO sull'Adorazione quotidiana universale di Gesù Sacramentato.

Allo scopo di accrescere il numero degli adoratori di Gesù Sacramentato, e di ravvivare la fede pratica nella sua reale presenza, inducendoli a fargli omaggio ogni giorno, si propone la diffusione nelle Città e nelle campagne della pia Associazione dell'Adorazione quotidiana universale (eretta canonicamente in Torino da vari anni ed elevata dal Santo Padre Leone XIII alla dignità di Pri maria con breve 21 agosto 1894. Essa, per la sua straordinaria facilità e semplicità, sarà senza dubbio fecondo semenzaio di adoratori in tutte indistintamente le classi sociali.

Perciò:

1° Si esprime il voto che gli Ecc.mi e Rev.mi Vescovi d'Italia si degnino erigerla canonicamente nelle rispettive diocesi, ove non ne esista altra consimile, e che, eretta, venga aggregata alla Primaria, affinchè i fedeli possano lucrare le indulgenze concesse dalla Santa Sede alla medesima.

2° Si pregano i RR. Parroci e Rettori di chiese e di istituti a volerla introdurre e raccomandare nelle parrocchie o Comunità loro affidate.

3° Si esortano i genitori a voler aggregare al sodalizio fin dai più teneri anni i loro figliuoletti, avvezzandoli a una santa pratica di una breve visita quotidiana a Gesù Sacramentato.

4° Si esortano pure i maestri e le maestre di scuola a raccomandare ai loro discepoli questa pia pratica quotidiana.

5° Si esortano eziandio i padroni, i capi officina a promuovere fra i loro dipendenti, servi, operai, apprendisti, ecc., la pia pratica di entrare in una chiesa e far breve adorazionee al SS. Sacramento, andando o venendo dal lavoro.

6° Siano esortati i fedeli quando passano davanti a una chiesa, ove si conservi il Santissimo Sacramento, ad entrarvi (sempre che possano) per dargli un saluto e fare atto di adorazione.

7° Si fa appello allo zelo dei sacerdoti , predicatori e catechisti, affinchè la raccomandino ai fedeli.

8° Si invitano le Associazioni , i Circoli cattolici a raccomandarla ai loro membri.

9° Si invita e si prega la stampa cattolica ad adoperarsi quanto può per farla conoscere ed apprezzare.

CONCERTO DI BENEFICENZA.

Scrivono da Chieri all' Italia Reale quanto segue:

« Nel vano della nuova Chiesa in costruzione dei Salesiani in questa nostra città, domenica scorsa, 18 andante mese di ottobre e nel pomeriggio, aveva luogo un grandioso concerto che sotto la direzione del bravo quanto modesto sig.Francesco Langmann, maestro di musica, avevano ideato alcune signorine della città nostra per venire in sussidio alla costruzione delle nuove scuole serali e festive femminili, intrapresa dalla benemerita Opera Salesiana. Incominciò il concerto il premiato Corpo di banda della società filarmonica Regina Margherita, eseguendo con molta precisione e in guisa da riscuoter vivi applausi la sinfonia del Guarany del Gomez.

Seguirono altri pezzi di scelta musica che posero in evidenza l'ottima scuola del Langmann così in fatto di piano che di strumenti ad arco ; così è che nella sinfonia di Auber : La muta di Portici, oltre che l'orchestrina si distinsero le signorine Cumino Rosetta e Giordano Ida che sedevano al piano; e nella Serenata o Leggenda Valacca del Braga, l'ottimo baritono signor P. Occhiena, la valente violinista Vittorina Ceppi e la brava pianista Giuseppina Salvagny ; e nella Are Maria di Gounod, oltre che li suddetti Occhiena, Cumino e Ceppi, eziandio i bravi ed accurati violinisti sig. Armando Salvagny e damigelle Tabasso Adelaide e Isabella Marocco.

Si ebbero anche applausi le signorine Vallivero Geromina, Ferrero Rosetta e Vay Giuseppina e tutti gli altri che presero parte al concerto. Ma sopra tutti festeggiatissime furono le damigelle Bettina Romano e Isabella Marocco, che già allieve del Liceo musicale di Torino si dimostrarono provette artiste, la prima al piano e la seconda col violino sia nel primo tempo dell'ottavo concerto per violino del De Beriot, sia nelle Nachez danses tziganes del Tivador, di qual ultimo pezzo l'uditorio entusiasta chiese il bis che venne brillantemente eseguito.

Benissimo pure si comportò la Schola Cantorum dei Salesiani, eseguendo bellissimi cori accompagnati dall'harmonium. Un bravo di cuore agli ideatori ed esecutori di così benefico e variato divertimento, che lasciò in tutti gratissimo ricordo.

BIBLIOGRAFIA

Vita di S. Ambrogio, Vescovo di Milano pel Sac. Dott. G. B. FRANCESIA Salesiano.

In occasione delle prossime solenni feste centenarie che nella metropoli lombarda si preparano al gran Vescovo S. Ambrogio, la Libreria Salesiana pubblica una breve vita di questo Santo, scritta con elegante semplicità dal Sac. Dott. D. G. B. Francesia. È in due edizioni. La prima per gli associati alle Letture Cattoliche di Torino, e si manderà loro pei mesi di Novembre e Dicembre, quantunque il volume conti qualche centinaio in più di pagine di quante ne prescrive il programma, e questo per espressa volontà del Sig. D. Rua. Sarà vendibile a modicissimo prezzo. La seconda edizione sarà elegante, in formato grande e arricchita di circa venti artistiche incisioni. Sarà il più bel ricordo che i nostri Cooperatori si potranno procurare delle Centenarie Feste Santambrosiane.

Storia dei Papi, dalla fine del medio evo; con l'aiuto dell'archivio segreto pontificio e di molti altri archivi, campilato dal dott. LODOVICO PASTOR, professore pubblico ordinario di storia nella università d'Innsbruck. Traduzione italiana del prof. Don Clemente Benetti. Volume terzo. Trento, Artigianelli, 1896.

In questi giorni, in cui è tanto necessario diffondere buoni libri, specialmente per amore della verità storica tanto difficile ad appurarsi, oggidì, in mezzo alla colluvie di giornali e romanzi che continuamente vede la luce con intento settario per occultare questa benedetta verità, non possiamo a meno di segnalare anche noi ai nostri amici la comparsa di questo libro. Per tacere dei due primi volumi comparsi nel 1890 e 1891, che già bastavano per mettere l'opera del Pastor nel numero di quei monumenti che resteranno sempre, ci pare di interesse specialissimo questo terzo volume.

il Pastor, (dice l'ottima Famiglia Cristiana di Trento) esordisce col descrivere le condizioni e le vicende morali e religiose dell'Italia nell'epoca del rinascimento. È un quadro interessantissimo di quel periodo « di transizione dalle antiche forme dell'esistenza ad un nuovo assetto delle cose », nel quale le tinte chiare e liete si alternano colle oscure e tristi in modo che ne risulta un contrasto assai vivo. Quì ci conforta e commuove il sentire ancor profondamente religioso di quel tempo, che traspare dalla vita domestica di tante famiglie, dai numerosi diari privati donde emana un soave profumo di pietà, dalle eccellenti trattazioni di pedagogia pubblicate da uomini egregi , dall'impronta religiosa delle maestranze, dall'azione caritativa delle confraternite, dai canti sacri popolari e dalle rappresentazioni di drammi sacri, dall'ampio sviluppo della beneficenza notato e lodato persino da Lutero, dalle numerose feste cristiane che si celebravano con grande solennità e dalla copia pressochè infinita delle opere d'arte incarnanti idee religiose. Ma accanto a questi fenomeni luminosi, accanto a quest'Italia credente e pia, irradiata « dalla santità di un Antonino, di un Fiesole e d'un Francesco di Paola », il Pastor ci dipinge l'Italia non cristiana di quel tempo, l'Italia guasta per l'eccessivo sviluppo dell'individualismo predicato dal falso rinascimento; e l'animo non può non sentirsi profondamente rattristato al leggere la descrizione delle vergognose brutture morali e politiche che pullularono nel bel paese per opera dei paganizzanti umanisti producendovi immense rovine.

Una riforma vien tentata dal Savonarola, ma fallisce, perchè l'ardente Domenicano rigetta il fondamento di ogni riforma in senso cattolico, vale a dire la sottomissione alla suprema e legittima autorità. Il Pastor tratteggia con tinte vivaci l'attività del Savonarola, e nel giudizio finale su quest'uomo straordinario s'accorda col nostro Cesare Balbo e col Card. Newmann. - Nel libro I° (Pontificato di Innocenzo VIII°) notiamo con piacere dimostrato come il Papa venne formalmente costretto a prender parte alla guerra dei baroni, per istornare il gravissimo pericolo che questi si rivolgessero per aiuto ai Turchi, attirando costoro in Italia. - Notiamo, per efficacia dimostrativa, la difesa della Bolla sulle streghe, difesa fatta dal Pastor contro l'intemperanza di certi suoi connazionali. - Nel libro II° affronta arditamente lo spinoso Pontificato di Alessandro VI dicendo tutta intiera la verità (a ciò confortato anche a viva voce dal felicemente regnante Papa Leone XIII ), nel tempo stesso che purga il detto Pontefice dalle accuse infondate, cui venne fatto segno da storici partigiani. Neppure con Cesare Borgia è celata la verità, mentre pure è difeso con validi argomenti dalla taccia di fratricida riguardo al Duca di Gandia. - Anche riguardo alla Lucrezia Borgia sono sfatate molte favole spacciate da romanzieri e commediografi a sensation. Dall'insieme di questo quadro risulta dimostrato una volta di più, che gli uomini possono bensì recar danni alla Chiesa, distruggerla non mai. - Bella nel III° libro la figura di Giulio II e nel suo accedere alla lega di Cambrai, e nell' opporsi generosamente ai suoi alleati in favore dei Veneziani dopo la rotta di Agnadello, cominciando ad effettuare il suo disegno di liberar l'Italia dagli stranieri. Bellissime pagine ha il Pastor sulla convocazione del Concilio Lateranese, sulla caduta del dominio francese in Italia; ma al tutto splendidi e nuovi sono i capitoli sulle opere d'arte fatte per Papa Giulio dal Bramante, da Michelangelo, da Raffaello.

La versione stessa del Benetti sempre esatta ed elegante in queste ultime pagine diventa veramente splendida. Chi legge quest'opera non può a meno di far voti per averne altri volumi, augurando sempre al Pastor la fortuna di una traduzione simile a questa.

Predicazione per soli uomini. -Idee del Sac. Stefano Trione.

« Da più anni in Piemonte e specialmente in Torino s'introdusse l'uso di svariate predicazioni riservate a soli uomini. Tale sistema incontrò straordinario favore e riuscì fecondo di ottimi frutti. Ora su tale importante argomento il Sacerdote Salesiano D. Stefano Trione ha pubblicato un opuscolo interessantissimo, destinato a far del gran bene. È scritto con molta chiarezza e brio. Noi lo raccomandiamo assai, specialmente al giovane clero ».

(Italia Reale-Corr. Naz. del 19-20 settembre.)

« L'autore, competentissimo in materia, svolge con quel fare brioso tutto suo proprio, l'argomento: Perchè tale predicazione -quali argomenti trattare - consigli pratici - un po' di storia del quaresimale a S. Teresa in Torino ed i suoi frutti ».

« Noi non faremo elogio di questo scritto, poichè è sufficientissimo elogio per se stesso il nome dell'autore. Ci limitiamo quindi a raccomandare ai nostri lettori, specialmente del clero, l'acquisto di detto opuscolo ».

(La Buona Settimana).

Vendesi presso la Libreria Salesiana di Torino a C.mi 10 la copia. Si ha facilmente a mezzo di cartolina doppia. Pei Seminari 50 copie L. 4.

Rivista Internazionale di scienze sociali e discipline ausiliarie - Roma - Via Torre Argentina, 76, Palazzo Sinibaldi - Abbonamento annuo L. 20. Estero L. 25 - Un fascicolo separato L. 2. (si pubblica mensilmente). - A tutti coloro i quali seguono il movimento sociale e ne studiano il difficile problema la « Rivista Internazionale » porta un ottimo sussidio. Le valenti penne, che ne illustrano le pagine, sono di per se tale una raccomandazione e un elogio che noi crediamo inutile aggiungerne altra. Offre inoltre il sunto di TUTTE le principali RIVISTE, Un lungo esame d'opere, note bibliografiche e la cronaca sociale.

La Scuola Italiana Moderna. Raccomandiamo di buon grado a tutti i cattolici, specie agli insegnanti questo eccellente periodico didattico educativo, che riscosse elogi nel Congresso Generale Cattolico di Fiesole. Si pubblica in Brescia tutte le settimane in formato in-8 grande di 16 pagine e costa soltanto L. 5,00. Sappiamo che nel nuovo anno introdurrà nuove migliorìe, essendosi aggiunti ai vecchi altri valenti collaboratori.

Calendario della Buona Stampa. Raccomandiamo pure a tutti i nostri lettori la diffusione di questo Calendario che già da anni produce così buoni effetti morali nelle famiglie. Oltre le materie solite di tutti i Calendari, ma esatte e copiose, contiene mese per mese pensieri sulla scelta delle letture, un canto popolare tratto dagli inni della Chiesa, e l'elenco dei principali giornali cattolici. - Lo pubblica l'Opera in aiuto della buona Stampa al prezzo di una lira per 10 copie, tre lire per 50, cinque lire per 100 onde dar agio alle società cattoliche ed ai zelanti del bene di diffonderlo largamente. - Rivolgersi con cartolinavaglia al Direttore dell'Opera Pr. Luigi Bottaro, Salita Passero 6, Genova.

Cooperatori defunti nel mese di Agosto e Settembre

1 Abbate-Daga Tommaso - Cavour (Torino).

2 Actis Caporale Gio. Batta - Rodallo (Torino).

3 Actis Grosso Maria - Rodallo (Torino).

4 Agricola Mena. Feliciano - Udine. 5 Aymar Cont. di Seyssel - Sommariva-Bosco (Cuneo).

6 Albertelli Don Luigi - Corniglio (Parma).

7 Aostalli Don Augusto - MorbioSuperiore (Svizzera).

8 Arbore Can. Don Vincenzo - Corato (Bari).

9 Balbi Marcò. Giacomo - Sestri Levante (Genova).

10 Baldo Don Mansueto - Termon (Tirolo).

11 Bargigia Don Antonio -- Albuzano (Pavia).

12 Bari Valentino - Arzignano (Vicenza).

13 Barnaba dott. Carlo - Risano (Udine).

14 Barone-Montebugnoli Marietta - Bologna.

15 Batisti Don Alfonso - Reggello (Firenze).

16 Belgeri Don Pietro -Asso (Brianza) (Como).

17 Belmonte Catterina - Villaguardia (Porto Maurizio).

18 Bernardis Don Olivo - Udine.

19 Berengo Gio. Maria Vescovo - Udine.

20 Bertagna-Davito Luigia - Torino. 21 Bertolini Don Spiridio V. - Velletri (Roma).

22 Bisio Giuseppe - Orbassano (Torino).

23 Boccasavio Erminia - Biella (Novara).

24 Bonforte Elisabetta nata Moncalvo - S. Sebastiano Po (Torino).

25 Borgna Dott. Ermenegiido - Plasencis (Udine).

26 Borserio Don Giacomo - Boalzo (Sondrio).

27 Buzzetti Cav. Gio. Batt. - Torino. 28 Canegallo Cattorina - Tortona (Alessandria).

29 Carmelatti Don Leonardo - Udine. 30 Cerotti Maddalena - Ferrara (Como).

31 Chialchia Biagio - Castions di Strada (Udine).

32 Chichon Felice Onorè - (Torino).

33 Ciani Don Lorenzo - Bicinico (Udine).

34 Ciani Don Valentino - Ciconico (Udine).

35 Conte Angela - Falicetto (Cuneo). 36 Cossetti Gio. Battista - Tolmezzo (Udine).

37 Cozzi Don Leonardo - BagnariaArsae (Udine).

38 Danieli. Don Agostino - Udine. 39 Del Pappo Maria - Udine.

40 Della Chiesa di Cervignano Cont. Paolina - Torino.

41 Danieli-Bagni Concettina in Lantiere - Siracusa.

42 Demaria Tommaso - Castagnito (Cuneo).

43 Depaoli Vittorio - Sairano (Pavia). 44 Donati Don Carlo - Montegrosso d'Asti (Alessandriao.

45 Doria Maria Toncato - Arzignano (Vicenza).

46 Errani Don Vincenzo - Valpiana (Ravenna).

47 Fiore Don Alfonso - Brignano (Salerno).

48 Fontana Don Giovanni - Pollenza (Cuneo).

49 Fornari Don Pietro - San Ginesio (Macerata).

51 Frigoni Don Giovanni - Modena. 52 Gadi Teresa - S. Damiano d'Asti (Alessandria).

53 Gagliolo Don Domenico - Alassio (Genova).

54 Galvagno Gio. Maria - Perosa Argentino (Torino).

55 Gamba Clara - Viarigi (Asti).

56 Gardini Dottor Pietro   Bologna. 57 Geraldi Don Giuseppe - Borgofranco sul Po (Mantova).

58 Geraldi Don Vincenzo - Mercatello di Vernio (Firenze) 59 Giacri Margherita - Torino.

60 Girelli Don Leopoldo - Comabbio (Como).

61 Groselin Don Giovanni -Pressana ( Verona).

62 Grolloro Pasquale - Alassio (Genova).

63 Guadagno Don Luigi - Oscati (Salerno).

64 Huber Verona - Muri (Svizzera)

65 Invernizzi Cristina fu Carlo - Moggio (Como).

66 Isnardi Andrea - S. Giuseppe (Cuneo).

67 Lanzerini Cav. Marco - Torino. 68 Licciardollo P. Rosario - Acireale (Catania).

69 Lombardi Margherita - None (Torino).

70 Mainardi Don Antonio - Fossalta (Padova).

71 Marongo Luigia - Castiglione Tinella (Cuneo).

72 Marioni Don Giovanni - Casatisma (Pavia).

73 Martelli Bianca in Botti - S. Iacopo (Livorno).

74 Martini Tacchini Benedetto - Chiusa di Pesio (Cuneo).

75 Mazzoleni Don Lorenzo - Bergamo. 76 Menini Don Angelo - Padova.

77 Mennella Regina - Casamicciola (Napoli)

78 Meoni Don Tommaso - Cantagallo (Firenze).

79 Merciari D. - S. F. della Chiappetta (Genova).

80 Miani Don Lorenzo - Rosazzo (Udine).

81 Micangeli Enrico - Rieti (Perugia). 82 Mileto Agnese - Carmagnola (Torino)

83 Minima Toni. D. Giovanni - Casale Monferrato.

84 Miola Antonio - Thione (Vicenza). 85 Monaldi March. Celidosa - Perugia.

86 Monticone Carlo - S. Daniele d'Asti (Alessandria).

87 Moratti Federico - Trento (Austria).

88 Moschetto Maria Innocenza n. Richiardone - Pinasca (Torino).

90 Nipoti Don Giuseppe - Verrua (Pavia).  

91 Nosta Don Domenico - Minturno (Caserta).

92 Oglino Alessio - Palestro (Pavia).

93 Palermo Vito dei Baroni Lazzarin - Girgenti.

94 Paschini Don Pietro - Mione (Udine).

95 Pasi Don Tommaso - Boesino (Ravenna).

96 Passera Don Antonio - Monte di Prato (Udine).

97 Pellegrini Giuseppe - Stazzema (Lucia).

98 Pollecchia Don Giuseppe - Borgo (Salerno).

99 Peressuti Don Giacomo - Campeglio (Udine).

100 Perin Don Francesco - Saletta (Padova).

101 Perini Don Giovanni - Rivarotta (Udine).

102 Piotraghi Donata - Brindisi (Lecce), 103 Pincetti Paola - Tortona (Alessandria).

104 Ragone Pasquale - Vietri sul Mare (Salerno).

105 Ragazzi Teresa - Vira Magadino (Svizzera).

106 Regio Giuseppe - Cigliano (Novara).

107 Rey Antonia - Castagnito d' Alba (Cuneo).

108 Riccardi Elisa di Netro nata Di Viri - Issìme (Torino).

109 Ridella Don Luigi - Mairano (Pavia).

110 Ristori Don Giovanni - Staffoli (Firenze).

111 Rizzoli Don Girolamo - Bologna. 112 Rossi Don Gio. B. Cons. - Balerna (Svizzera).

113 Sali Don Armentario - San Leonardo (Pavia).

114 Sanquirico Giuseppe - Bosco-Marengo (Alessandria).

116 Sangalli Don Francesco - Angolo (Brescia).

117 Sanlei Don Giuseppe - Savigliano (Modena).

118 Sasso Don Michele - Osiglia (Cuneo)

119 Schiavollo Giuseppe - Soriano Calabro (Catanzaro).

120 Sorradinogni Don Giuseppe - Campogalliano ( Modena).

121 Serravalle Don Pietro - Udine. 122 Solaro Maria Luigia - Farina.

123 Strappa Don Pietro - Marsala (Trapani).

124 Suor Maria Lucia.

125 Suor Teodolinda - Torino.

126 Tabbo Luigi - Alassio (Genova). 127 Tamagnone Don Gio. Batta -Chierl (Torino).

128 Tiraboschi Paglioni Antonio - Zambla (Bergamo).

129 Tonini Ginevra - Cerretto Guidi (Firenze).

130 Toso Don Domenico - Pradieris (Udine).

131 Tosolini Luigi - Udine.

132 Valdettaro March. Erminia - Genova.

133 Vallano Don Luigi - Cavallirio (Novara)134 Vandetti Giacinto - Bari.

135 Viale Carlo - Passatore (Cuneo). 136 Zanelli Don Luigi - Salarolo Monasterolo (Cremona).

137 Zucchelli Cesare- Bologna.