ANNO XX. - N. 5 - Esce una volta al mese. - MAGGIO 1896.

BOLLETTINO SALESIANO

SOMMARIO.

VIVA MARIA SS. AUSILIATRICE! . . . . 113 ALLE MADRI CRISTIANE    115 NOVENA E FESTA DI MARIA AUSILIATRICE 116 APPELLO ALLE BENEMERITE SIGNORE COOPERATRICI   . .   . 117 NUOVA CHIESA ED OSPIZIO SALESIANO IN NOVARA    ivi

ADUNANZA SALESIANA LIGURE    120 NOTIZIE DELLE MISSIONI: - PATAGONIA

SETTENTRIONALE: Per la Pampa e sulle Cordigliere. - BRASILE : Nella Missione del Matto Grosso. - MESSICO: Una visita alla Casa di Puebla .   . . . 121

LA REPUBBLICA DEL PARAGUAY in memoria di Mons. Lasagna    128

GRAZIE DI MARIA SS. AUSILIATRICE . .129 DAI COLLEGI    132

AZIONE SALESIANA    133

ORATORII FESTIVI    134

AI GIOVANETTI    136

NOTIZIE VARIE    137

IL PICCOLO CLERO    iVi

BIBLIOGRAFIA    138

COOPERATORI DEFUNTI    139

VIVA MARIA AUSILIATRICE !

Ecco il soave saluto, che colla riconoscenza dell'anima esultante rivolgiamo ai nostri cortesi

Cooperatori e divote Cooperatrici all'arrivo del bel mese di Maggio ed all'approssimarsi della cara solennità della nostra dolcissima Madre Maria Ausiliatrice. Sebbene tutto l'anno cerchiamo ogni occasione per richiamare alla memoria dei nostri lettori la potentissima Regina del cielo e della terra, col racconto di qualche sua meraviglia a benefizio di noi diletti suoi figli; oggi vorremmo dedicarle tutto intiero il nostro Bollettino, per mettere in ciascheduno di noi una speciale tenerezza verso una Madre così buona, e una viva speranza nel suo patrocinio in quanti sono qui pellegrini sulla terra e la invocano a sollievo delle loro sofferenze ed a vita e dolcezza per l'eternità.

Oh! quanto caro si tenne Maria quel sacro deposito che Gesù morente in croce Le ha lasciato! Quanto bene si addimostra nostra Madre tenerissima ! Fin da quel giorno che il Divin Salvatore, additandole Giovanni che rappresentava tutta quanta l'umanità, Le disse: « Ecco il tuo figlio! », noi vediamo la Vergine Santa a correre sulle orme di Gesù, prendere per croce la protezione della umanità, scegliere un continuato martirio di lunghi anni nel puro intento di adoperarsi pel nostro bene. E gli Apostoli ed i loro primi discepoli in Maria trovavano fin d'allora la consigliera nei loro dubbi, il conforto nelle loro gravi tribolazioni, e mentre nelle apostoliche corse raccontavano i pregi di Lei, ne commendavano la divozione e ne invocavano la protezione, gli Apostoli ne esperimentavano pure il potente aiuto.

Ora poi son più di milleottocento anni che Maria quale splendida luna riflette amica sul mondo i benefici raggi del divin sole! Essa è l'anello che lega il cielo con la terra, la creatura col creatore, l'opera della redenzione con la sua consummazione. È la Madre di misericordia, la Mediatrice tra il Padre ed i figli, l'Avvocata dei miseri, il Rifugio dei perduti, l'Aiuto di tutti quanti i Cristiani !

Cooperatori e Cooperatrici Salesiane, le bontà passate di Maria Santissima ci sono pegno delle future. Confidiamo in Lei, siamole divoti, invochiamone sempre il valido patrocinio, ed Essa ci salverà. Chi invoca, chi ama Maria, sente una voce nel suo cuore che gli dice: « Tu hai un segno di predestinazione pel Paradiso! »

Moriva S. Giovanni di Dio e nell'anima mesta mesta pensava come presto aveva da presentarsi al tribunale del Signore. « Che farò? Come eviterò la giustizia di Gesù? » Ed ecco tra splendidissima luce apparirgli la Vergine e dirgli: « Giovanni, perchè sì pauroso? Non è mio costume, sai, di abbandonare i miei divoti in quest'ora! »

E quante tenerezze non prodiga Essa ai suoi fervorosi devoti pur durante la vita! Di quest'anno capita il secondo centenario dalla nascita del gran divoto di Maria il Dottor S. Alfonso de' Liguori. Sentasi che cosa gli è mai avvenuto predicando la sacra missione in Amalfi. Quando fu arrivato alla sua diletta predica sulla Madonna, Iddio volle glorificare il glorificatore di sua Madre. Mentre commosso diceva all'uditorio: « La pregherò io, la pregherò io la Madonna....» gli manca la parola sul labbro, succede un silenzio generale, ed in quella una striscia raggiante, partita dall'immagine di Maria, va a posarsi sul Santo. Ed egli, tant'alto dal palco, a sfogarsi in estasi con Maria, tra mezzo ai pianti, alle grida dell'affollato popolo circostante.

Nè vogliamo qui tacere la materna bontà che l'Ausiliatrice dei Cristiani addimostrò mai sempre all'opera del suo buon servo Don Bosco. E scendendo in particolare alle Missioni, quando si trattava di far penetrare nella Patagonia i Salesiani, mentre tutti eran contrari all'impresa, Don Bosco: « Partite, diceva ai suoi figli; Maria lo vuole ! Essa vi consolerà, consolerà i vostri parenti. Maria ha colà molte anime da salvare.... Saranno suoi figli.... Ed Essa vi dice: - Coraggio, Salesiani! Quei figli miei saranno vostri figli! - » E quando gli si scriveva che tutti contrastavano, che mancavano i mezzi: « Non mi capite, diceva. Il Papa lo vuole e lo vuol Dio certamente. Maria sarà la vostra guida! » Ed i Missionari partirono. Venne la burrasca, furono per tre giorni senza timone in balìa delle acque, si gettò tra le onde infuriate l'ultima medaglia benedetta di Maria Ausiliatrice, e mentre forse a Torino si cantava il noto inno di Maria - giacchè si era nel bel mese, anzi nel giorno stesso di Maria Ausiliatrice - i Missionari Salesiani venivano ricondotti sani e salvi al porto, e nel seguente anno al bel grido di Viva Maria Ausiliatrice ! rompevano le porte della Patagonia fino allora impenetrabili.

Ecco, o buoni Cooperatori e fervorose Cooperatrici, se non abbiam ragione di dire: Confidiamo sempre in Maria, siamo devoti di Maria! Essa è la nostra speranza: Essa sarà la salvezza nostra. Cresciamo adunque di affetto verso di Lei, promoviamone da apostoli la bella divozione. Così facendo cammineremo sulle orme del più 'gran devoto di Maria che fu Gesù, praticamente terremo a nostra volta assai caro il sacro deposito che a noi pure lasciò il nostro Redentore sul Calvario, e, venuta la sera di nostra vita, vedremo compiersi il santo augurio che sta sul labbro di Maria: Qui elucidant me, vitam aeternam habebunt (Eccli. XXIV, 31).

ALLE MADRI CRISTIANE

A voi, madri cristiane, indirizziamo ora una parola in modo particolare. La Provvidenza ha messo, per così dire, nelle vostre mani l'avvenire della società, la salute o la rovina di essa; e sebbene l' efficacia dei mezzi che vi è dato ad esercitare, non abbia nulla di sfolgorante e di appariscente agli occhi del mondo, non è meno reale ed importante la vostra influenza considerata coi dettami della fede e dell'esperienza.

L'infanzia e la fanciullezza sono a voi affidate; voi avete impero e sorveglianza in quell'età che è presagio e determinatrice delle età successive. Il bambino succhierà da voi col latte anche l' indole dell'animo. Uno sguardo, un sorriso, una voce della madre hanno un potere arcano sul pargoletto: le parole, i cenni, i vezzi materni lo avvezzano al primo sfogo de' suoi affetti: le vostre idee, i vostri sentimenti diverranno suoi. Vedete dunque quanto sia importante che il fanciullo vi scorga pudica ed ilare, soave nei modi, vereconda nel guardo, assestata nel contegno, misurata nelle parole, grave negli atti, rassegnata, tranquilla: praticherà così la virtù prima di conoscere il vizio.

Voi, o madri, dovete essere istruite e divote. Dipende da voi l' infonderei germi dell'amor di Dio e del prossimo, o lasciarli crescere nell'ignoranza della fede e nell'indifferenza; da voi dipende l'avvezzarli agli esercizi di una soda divozione e alle prime pratiche della virtù, o abbandonarli alle spensieratezze e alla sensualità. L'innocenza dei figli è sotto la vostra salvaguardia: che colpa, se la perdono per causa vostra! e qual merito se la conservano per le vostre sollecitudini!

Coltivate sopratutto, ve ne scongiuriamo, con un contegno amoroso la confidenza dei vostri figli. Vi manifesteranno viemmeglio il loro carattere e le loro crescenti inclinazioni. Per questa via potrete correr pronte al riparo, allontanare un maestro d'iniquità, un'occasione di rovina, e rimediare alle prime cadute, ravviare sul buon sentiero un figlio che se n'è scostato. Ah! quante volte il dolor della madre, il timore di contristarla fu stimolo ad evitare il male!, Un cenno di riprovazione, un encomio, un atto di tenerezza, un incoraggiamento dispensato a tempo valsero ben sovente più di un sermone sopra di un figlio sconoscente alla madre!

Ricorrete dunque, o madri cristiane, a quelle sante industrie che la fede e la carità saprà suggerirvi, ma sopratutto pregate, pregate il Signore. Pregate in famiglia. Quanto è dolce e soave il trovarsi insieme raccolti per pregare! L'anima nostra è sollevata a Dio ed è fatta capace di consolazioni celesti e di magnanime risoluzioni. Ognuna di voi l'avrà provato più di una volta trovandosi raccolta in preghiera colla famiglia.

Ah ! madri cristiane, quanto è bella la preghiera in famiglia! Ma la praticate voi? Vi raccogliete voi coi figli dinnanzi al Crocifisso, o a qualche immagine della Vergine o de' Santi, per dire le vostre preghiere del mattino e della sera e per recitare il S. Rosario? Ah! se non avete questo bell' uso, introducetelo nelle vostre case, perchè grandissima è l' influenza che può avere nell' animo tenero dei fanciulletti.

La madre che prega coi figli tra le mura domestiche; che mesce ai famigliari colloqui parole animate da viva fede; che colle parole e più coll'esempio incoraggia a soffrire per Dio, a beneficare il prossimo; la madre che coi figli si fa compagna e in casa, e in chiesa, e al passeggio, e agli onesti divertimenti, dovunque le è possibile; che veglia continuamente sopra delle parole, dei movimenti, degli istinti de' suoi pargoletti, sempre attenta, sempre pronta a correggerli, a guidarli sul retto sentiero; questa madre getta un seme che frutterà assai a suo tempo. I figli, senza dubbio, cresceranno timorati di Dio, obbedienti e rispettosi ai parenti, ai superiori, lontani dal vizio, amanti della virtù; diverranno l'onore della famiglia, il decoro dalla società, e sopratutto formeranno il gaudio e la consolazione vostra più pura, o madri cristiane, nella tarda vostra vecchiaia, se procurerete in tal modo di informarli fin dal principio alla virtù.

Grande è la vostra missione, immensa la responsabilità che gravita su di voi. Certamente molta virtù e non poco sacrificio si richiede per ben adempiere un siffatto dovere; ma di qual sacrificio non è capace una madre cristiana? Riflettete seriamente su questo vostro compito e prendetevelo molto a cuore. Voi coope rerete così con Dio alla salute delle anime e grande sarà la vostra ricompensa, secondo la promessa fatta dal Divin Salvatore.

*

NOVENA E FESTA DI MARIA AUSILIATRICE

La Novena in preparazione alla grande solennità della nostra tenerissima Madre Maria SS. Ausiliatrice nella Chiesa a Lei dedicata in Torino avrà principio col venerdì 15 maggio.

In ciascun giorno lungo il mattino, dalle ore 4,30 sino alle 11, vi sarà celebrazione di Messe lette e facilità di accostarsi ai SS. Sacramenti della Confessione e Comunione.

Nel mattino dei giorni feriali alle 5,30, come nel mese, Messa letta con recita del S. Rosario, Comunione, canti e preghiere, quindi breve discorso e benedizione col SS. Sacramento; alle 7,30 altra Messa letta colla recita del S. Rosario ed altre pie pratiche ; alle 19 canto di una lode, altro discorso e benedizione col SS. Sacramento.

Assistendo a queste funzioni si può lucrare per concessione pontificia, l'indulgenza di tre anni. Chi poi, confessato nella settimana s'accosterà anche alla S. Comunione, potrà acquistare l'indulgenza plenaria applicabile alle S. Anime del Purgatorio. A chi non potesse partecipare di presenza a queste funzioni noi suggeriamo un apposito libretto di D. Bosco intitolato : Nove giorni consacrati all'Augusta Madre di _Dio, il quale contiene una considerazione, un esempio ed una pratica per ogni giorno ed è molto acconcio alla circostanza (1).

(1) Si può avere dalla Libreria Salesiana di Torino al prezzo di Cent. 15.

L'orario dei giorni festivi è il seguente

DOMENICA 17 MAGGIO

Mattino. - Alle ore 5,30 ed alle 7,30 Messa e Comunione generale. - Alle 10 Messa solenne.

Sera - Alle 14,30 ed alle 16,30, Vespri solenni, discorso, canto delle Litanie Lauretane e benedizione col SS. Sacramento.

SABATO 23 MAGGIO.

VIGILIA DELLA FESTA DI MARIA AUSILIATRICE.

Sera. - Alle 15,30 si terrà la prescritta Conferenza ai Cooperatori ed alle Cooperatrici Salesiane, dopo la quale si impartirà la benedizione col SS. Sacramento. Notiamo che intervenendo a questa Conferenza, si può lucrare l' indulgenza plenaria applicabile alle Anime Sante del Purgatorio.

Alle 18,30, Primi Vespri, discorso e benedizione col SS. Sacramento.

DOMENICA DI PENTECOSTE 24 MAGGIO

SoLENNITÀ DI MARIA SS. AIUTO DEI CRISTIANI.

Mattino. - Alle 5,30 ed alle 7, Messa e Comunione generale con canto di sacri mottetti.

Alle 10, 30 Messa solenne pontificale.

Sera. - Alle 18, Vespri solenni, Panegirico di Maria SS. Ausiliatrice e Benedizione col SS. Sacramento.

LUNEDÌ 25 MAGGIO

SECONDA FESTA DI MARIA AUSILIATRICE

per appagare i desiderii di tutti quei divoti che non potessero partecipare a quella del 24, cadendo essa nella Domenica di Pentecoste.

Le funzioni tutte come nel giorno precedente 24 maggio, eccetto i Vespri solenni che saranno alle 15, 30.

MARTEDI' 26 MAGGIO.

Alle ore 5,30 ed alle 7,30 Messa, Comunione ed altre pratiche di pietà in suffragio dei defanti Cooperatori e Cooperatrici Salesiane , Confratelli e Consorelle dell' Arciconfraternita di Maria Ausiliatrice.

La musica che nelle suddette funzioni verrà eseguita dagli allievi dell'Oratorio Salesiano è del seguente programma

Giorno 23.

Primi Vespri. - Salmi di celebri Autori - Inno del PALESTRINA - Mottetto e Tantum ergo di Mons. Gio. CAGLIERO.

Giorno 24.

Mattino: Messa del Sacro Cuore del Maestro CARLO GOUNOD.

Sera Salmi di celebri Autori - Inno di PALESTRINA - Lauda Jerusalem e Mottetto di Mons. CAGLIERO. - Magnificat del M°. E. Sillas -Tantum ergo del Cav. Maestro GIUSEPPE ROTA.

Giorno 25.

Tutto come il giorno 24.

AVVISI. Per I' Arciconfraternita di Maria Ausiliatrice.

Chi desiderasse farsi inscrivere all'Arciconfraternita di Maria Ausiliatrice, troverà persona appositamente incaricata nella sacrestia della Chiesa. Noi raccomandiamo nuovamente l' ascrizione a questa Arciconfraternita. Ogni Cooperatore e Cooperatrice, se già non vi è aggregato, procuri di aggregarvisi in questa circostanza e di farvi inscrivere gran numero di fedeli.

Per le grazie di Maria Ausiliatrice.

In questa circostanza, molti divoti venendo a sciogliere i loro pietosi voti alla Gran Madre di Dio e Madre nostra Maria, sogliono raccontarci segnalatissime grazie da Dio ricevute mediante la potentissima intercessione dell'Ausiliatrice dei Cristiani. Noi vorremmo pregare tutti costoro a voler possibilmente portarci le loro relazioni per iscritto e munite della firma del relatore.

Per il nostro Bollettino.

Per affari riguardanti il Bollettino Salesiano vi saranno pure, nella sacrestia persone incaricate all'uopo. A quelle medesime persone che sederanno al tavolino per ricevere correzioni d'indirizzi o i nomi di nuovi Cooperatori, si potranno pure consegnare le offerte per la Pia Opera del S. Cuore di Gesù in Roma, per le Missioni Salesiane, per le altre opere nostre e per il Bollettino stesso.

Pellegrinaggi a Maria Ausiliatrice.

Il santuario di Maria Ausiliatrice in Torino è tutto l'anno visitato da divoti pellegrini. Il tempo però in cui questi sono più frequenti si è nel mese di maggio e nella prima quindicina di giugno.

Noi siamo lietissimi e molto edificati di cotanto slancio di fede e di pietà verso la gran Madre di Dio e facciano voti che siffatti pellegrinaggi abbiano non solo a ripetersi ogni anno, ma anche a crescere sempre più.

Notiamo poi, specialmente per gli organizzatori dei pellegrinaggi formati da maggior numero di persone, che tornerebbe a noi molto gradito l'essere avvisati a tempo utile dell'ora in cui il pellegrinaggio entrerà nel santuario e delle sacre funzioni che vi vorrebbero celebrare.

Osserviamo inoltre che pei provenienti dalla linea di Milano, le stazioni più vicine al nostro santuario sono la Succursale e quella di Porta Susa.

APPELLO alle benemerite Signore Cooperatrici Salesiane.

Secondo le norme date dal venerando D. Bosco all'Associazione dei Cooperatori e delle Cooperatrici Salesiane, sono prescritte due adunanze o conferenze all'anno, una nella festa di S. Francesco di Sales e un'altra nella festa di Maria SS. Ausiliatrice. Orbene avvicinandosi questa seconda carissima festa, noi non solamente ci raccomandiamo ai nostri Direttori Diocesani, Decurioni, Zelatori e Cooperatori, perchè si adoprino a che si tenga la conferenza annuale in tale occasione ; ma per tale oggetto facciamo anche appello allo zelo ed alla industriosa iniziativa delle Zelatrici e delle Cooperatrici Salesiane.

Ove non si potesse fare altrimenti, coll'annuenza dell'Autorità Ecclesiastica si preghi l' oratore locale del Mese Mariano a dedicare una delle sue prediche a Maria SS. Ausiliatrice.

Oltre alla conferenza si pensi anche ad un po' di festa ad onore di questa nostra celeste Patrona.

Ove poi alcune Cooperatrici potessero radunarsi prima per intendersi sul da fare e per organizzar bene quanto il loro zelo potrà dettare di meglio per tale occasione, certamente che si riuscirebbe a più sicuro effetto.

Noi pertanto facciamo voti che queste nostre parole sieno bene accolte dalle nostre benemerite Zelatrici e Cooperatrici Salesiane.

In quei luoghi, in cui sonvi già Direttori, Decurioni, e Zelatori Salesiani, esse si uniscano con tali nostri zelanti benefattori per organizzare quanto sopra abbiam detto. Ove poi questi non vi fossero ancora, promuovano esse stesse direttamente ogni cosa, secondo che parrà loro meglio coll'approvazione e la protezione dell'Autorità Ecclesiastica locale.

NUOVA CHIESA ED OSPIZIO SALESIANO IN NOVARA.

GiÀ da qualche anno la città di Novara possiede i Salesiani. Chiamativi dall'Autorità Diocesana, fin dal 1893 essi aprirono colà un Oratorio Festivo dedicato a San Giuseppe, al quale accedono parecchie centinaia di giovanetti che ne ricavano non piccol vantaggio intellettuale, morale e religioso. Ora sia per ottemperare alle estreme volontà di un'esimia Cooperatrice Salesiana, la compianta Signora Pisani, come anche per assecondare i desiderii di quell'Ecc.m° Vescovo, si venne nella decisione di innalzare una pubblica Chiesa all'Ausiliatrice dei Cristiani, con annesso un vasto Ospizio che potesse accogliere qualche bel migliaio di fanciulli per essere istruiti nelle scienze e nelle arti e mestieri.

Colla benedizione del regnante Pontefice Leone XIII, ai primi dello scorso agosto si cominciarono i lavori di tale edifizio a levante della città, su terreni posti sotto la giurisdizione parrocchiale di S. Agabio. Tanto il fabbricato che la chiesa s'inspirano ai caratteri dell'architettura del seicento. Il disegno è dell'egregio Prof. Clesio Borgnini, coadiuvato per la parte tecnica dall'illustre Ing. Giuseppe Comola.

Trovandosi la costruzione a fior di terra, fu deliberato ìl collocamento della pietra angolare della Chiesa pel giorno 19 marzo, festa di S. Giuseppe. Alle ore 14 1/2 di detto giorno pertanto recavansi sul luogo l'Ecc.m° Vescovo Diocesano, Mons. Edoardo Pulciano, ed il nostro Superior Maggiore, Rev.m° Sig. D. Rua, accompagnati da alcuni Rev.mi Canonici, da molto clero, dall'illustrissimo Sig. Comm. Sarti e dalla sua degna Consorte, Padrino e Madrina della funzione. Una moltitudine sterminata di fedeli d'ogni età e condizione li accolse con segni di viva gioia e di particolare riverenza, mentre gli allievi dell'Oratorio festivo di S. Giuseppe li salutarono con una marcia per banda. Ma cediamo qui la parola alla egregia Provincia Novarese, che così parla di questa simpatica funzione

Benedizione della pietra angolare.

« Pochi mesi ancora, e poi uscendo di città, verso Porta Milano, i Novaresi vedranno come per incanto sorgere snella e leggiadra una nuova Chiesa. La facciata verrà a battere proprio sul labbro del Baluardo Lamarmora, spingendo l'altar maggiore ed il coro verso l'oriente. La villa Pombia ed il nuovo Ospizio Salesiano, che vi staranno a lato, lascieranno sporgere ardito e dignitoso più verso la pubblica passeggiata il nuovo tempio e vi faranno, attraverso ad un' artistica cancellata, fiorita e ridente cornice.

« La Vergine Ausiliatrice, cui sarà dedicato, gli darà un nome caro e glorioso : i numerosi sacerdoti che da Torino vi verranno inviati, i giovanetti che ne faran risuonare le volte col canto soave dell'innocenza; lo spirito salesiano che vi alleggerà indomito nell'acquisto delle anime; la positura indovinata, felice, diremo quasi necessaria, tutto ci è pegno che la nuova Chiesa sarà per Novara un astro, alla cui vivida luce le verità del Vangelo rifulgeranno di sempre nuove bellezze e sempre maggiori attrattive.

« La solennità di S. Giuseppe era destinata alla benedizione della pietra angolare del nuovo tempio. Già fin dalla vigilia, noi passando in quei pressi a notte, vedemmo alcune fiaccole di gioia spandere un raggio di sorriso e di speranze su questo tratto di terreno che cessa di essere landa deserta. Quanti pensieri in quell'istante non s'affollavano alla nostra mente ! ... Ma spuntò il giorno, venne l'ora designata alla sacra cerimonia. Il cielo calmo sparge sulla folla immensa una nube come di cenere e sembra raccogliere gli spiriti, svagati da un orizzonte largo, lontano, e concentrarli nel senso mistico del sacro rito. Monsignor Vescovo, assistito da D. Rua, da alcuni Reverendissimi Canonici, da molto clero, dal Padrino e Madrina della festa, il Comm. Sarti e la sua Signora, dà principio alla commovente funzione. Sventolano le bandiere della Società Cattolica e della Compagnia di S. Luigi; nel nuovo brillante uniforme la banda musicale dell'Oratorio spande nell' aria onde sovr'onde di liete melodie, un mare di teste scoperte segue intenta, irrequieta il sacro rito , centinaia di figli, (che saranno un giorno ascoltati testimoni di questa festa) penetrano ovunque e nessuna vigilanza vale a rattenerli.

« Da molti punti elevati si vedono gente intender quivi lo sguardo; anche da qualche tetto vicino vi è chi si gode gratis la migliore delle tribune. Lo spettacolo è solenne, eloquente : esso imprime nella memoria un'orma, che il tempo non varrà a cancellare. E l'emozione generale s'eleva ancora più quando il nostro Vescovo con accento nuovo, infuocato lascia libero sfogo all'entusiasmo del suo cuore d'apostolo.

« La sua voce penetrante, e, con visibile meraviglia di tutti, quasi squillante padroneggia lo sterminato uditorio. Dice delle speranze che egli ha gettato su quella pietra angolare, della gratitudine ch'egli serberà alla Pia Società Salesiana, della corrispondenza che il popolo novarese deve alle fatiche dei figli di D. Bosco e termina con felici parole di ringraziamento a Dio.

« La moltitudine sfollò lentamente; i sacerdoti, le bandiere, i rappresentanti delle Società si levarono da quel recinto, e là sulla pietra angolare rimase inalberata la croce. Quel segno di speranza, di sofferenza e di trionfo eretto là ove prima vedemmo lo squallore e l'abbandono, ci confortò l'animo a fidare in giorni migliori. Giorni in cui la croce rientrerà là, onde venne divelta e colla croce l'onestà, il sentimento del sacrificio, l'ideale dorato di una felicità, al cui acquisto non vale che la virtù. Di questi giorni sperati l' alba non è lontana, poiche gli uccelli della notte, della rapina e del malo augurio sentono già gli effetti della luce che viene, viene a svelarli nelle inoneste, rapaci e sanguigne loro mire. Mire che il popolo, illuso, conoscerà ! »

Conferenza Salesiana.

« Quell'istesso giorno consacrato a S. Giuseppe (così prosegue il Bescapè, altro giornale novarese) doveva segnare la data della prima conferenza del veneratissimo Superiore dei Salesiani ai Cooperatori ed alle Cooperatrici di Novara.

« Sono le dícianove ; il tempo piovigginoso dà un curioso aspetto alla piazzetta del Carmine, ove la gente arrivata con qualche fretta, si stringe in capannelli e domanda : D. Rua ? Ma la pioggia e le tenebre, che scendono rapidamente, spingono tutti nella bella e divota chiesa dei Filippini, la quale certamente non avanza posto per l'eco deserto. Il coro ed il presbiterio sono occupati da numeroso clero: Mons. Vescovo colla sua presenza ne dà il nobile esempio.

« Dopo brevi minuti di lettura, secondo le prescrizioni del Regolamento, gli sguardi corrono avidi, intenti là su, al pulpito, donde si presenta D. Rua. Quella persona alta, quei lineamenti scarni, quell'aria di fede e d'umiltà, che mirabilmente gli improntano ogni movenza, ogni gesto, ogni sguardo; quel tutto, il più possibilmente spoglio di terreno peso, pare librarsi gigante in un orizzonte mistico, soave, dove lo spirito trova vie maestre a slanciarsi con volo potente verso la Divinità. La fioca luce della lampada fa risaltare il più gran figlio di D. Bosco su di un fondo cupo, indefinito e ci rimembra quelle visioni di quadri antichi che una potenza indescrivibile di chiaroscuro ci fa lì vivi, parlanti, quasi in atto di staccarsi e lasciar lungi la tela.

« D. Rua parla. La sua voce flebile s'incatena l'uditorio. La sua parola non è ornata, nemmeno eloquente ; ma il suo accento come di padre penetra i cuori. Egli si dice contento d'aver assistito alla benedizione solenne della pietra angolare di una Chiesa Salesiana in Novara. Gode che l'Oratorio festivo dia già buoni frutti ; ma riconosce che questo sia poco pei bisogni della nostra città.

Vi ci vuole un Ospizio; vi ci vuole una Chiesa e sorgeranno e si riempiranno di giovanetti ; allora noi pure vedremo quanto sia benefica l' opera di D. Bosco.

« D. Bosco ! Questo nome riscalda l'accento dell'oratore e gli anima tutta la persona. D. Bosco chierico; poi povero prete in cerca di giovinetti abbandonati; poi nelle strettezze della più squallida miseria; poi sognatore di grandi ospizi; poi pazzo, ma di amor di Dio; poi circondato dall'affetto di più migliaia di figli ; poi ammirato dal mondo, sono l'argomento interessantissimo di un discorso semplice, eletto, commovente.

« Commosse quando descrisse la primitiva Chiesa di D. Bosco : larga, immensa, con un non mai interrotto tappeto di verdi prati, con colonne alte, esili, slanciatesi nella loro libera vegetazione, per sostenere coll'intrecciato capitello dei loro rami l'azzurra volta del cielo. Commosse quando disse del primo orfano, a cui D. Bosco volle essere padre; e quando egli piccino si sentiva raccontare cc D. Bosco essere impazzito. „ Oh santa pazzia d'amor di Dio ! E commosse sopratutto al fine quando si dichiarò povero, o se pur lo vogliamo ricco, ricco ma di povertà, ricco di debiti.

» Finita la conferenza, quattro sacerdoti ricevettero le offerte dei Cooperatori Salesiani; poi nello splendore dei ceri, col canto di un bellissimo " Tantum ergo " D. Rua diede la benedizione col SS. Sacramento. Quella luce, quei canti, quella benedizione d' un Dio al suo popolo supplicante ci parve un raggio di promessa, un sorriso di Paradiso, una nota di conforto nelle lacrime e nelle avversità di questa valle.

« I Cooperatori Salesiani di Novara non iscorderanno sì presto questo giorno tanto solenne ! »

ADUNANZA SALESIANA LIGURE

NEL pomeriggio della Domenica 19 scorso aprile si teneva in Genova nella splendida Sala Sivori una solenne adunanza dei Cooperatori e delle Cooperatrici della Liguria.

Tale adunanza regionale era stata egregiamente promossa e preparata da apposito Comitato composto dai seguenti illustri signori ed ottimi benefattori nostri : Boggiano Avv. Antonio - Butteri Avv. Giuseppe - Corsi Avv. Dionigi - Filippi Avv. Antonio - Gavotti Can. Marchese Lodovico - Palmieri Ing. Guglielmo - Pozzo Avv. G. Matteo - Ricci Avv. Lorenzo - Semeria Padre Giovanni. Ecco il resoconto datone dall'Eco d'Italia, ottimo giornale genovese:

« L'adunanza salesiana ligure era la nota del giorno, nota cara, simpatica, edificante e riuscì, bisogna dirlo subito, splendidamente. Genova cattolica si è fatta un'altra volta onore! Prima assai dell'ora indicata, la elegante Sala Sivori era affollata di persone, fra cui non poche signore. All'ora indicata presero posto al banco presidenziale, l'Ill.mo e R.mo Sig. D. Rua, Superior Maggiore dei Salesiani, il R.mo Can. Canevello, in rappresentanza di Mons. Arcivescovo impedito, il sig. D. Tamietti, ispettore delle Case Salesiane della Liguria e Toscana, il sig. D. Trione, Salesiano, il Can. March. L. Gavotti e l'avv. Boggiano. Erano presenti vari altri Prelati e le notabilità del Clero e del Laicato , nonchè molti Cooperatori Salesiani. Venne pure assai notato un Missionario Salesiano dalla lunga barba fluente, Superiore della Casa di Orano in Africa.

» Piacquero assai varie canzoni eseguite con la ben nota maestria dai bravi fanciulli dell'Istituto di S. Pier d'Arena.

» Il Rev. Can. Gavotti con belle ed opportune parole presentò all'adunanza l'illustre successore di D. Bosco e gli oratori, accennando allo scopo dell'adunanza e ringraziando l'Associazione Colombo e la stampa.

» L'avv. Boggiano pronunciò in modo egregio un discorso smagliante nella forma e succoso assai ed assennato nella sostanza, tratteggiando mirabilmente l'Opera di D. Bosco, così necessaria e provvidenziale ai tempi nostri. L'avv. Boggiano fu felicissimo.

» L' infaticabile ed eloquentissimo Don Trione tenne per un' ora pendenti gli uditori dal suo labbro, così potente ed efficace nelle varie descrizioni riuscitissime e proprio al vero dell'opera dei Missionari , specialmente di quelli della lontana America e dell'inospitale Patagonia. Egli seppe interessare vivamente dicendo cose nuove e cose già note, ma presentate così bene da parere tutte novità. Notò che in poco più di 20 anni, quasi mille sono i Missionari partiti dall'Italia, per lo pìù dalla nostra Genova, e fece un appello calorosissimo, come li sa fare lui, per domandare l'appoggio e il soccorso de' buoni cattolici, di tutti coloro a cui sta a cuore il bene della società e della patria.

» Da ultimo il sig. D. Rua, degnissimo successore di D. Bosco, parlò a lungo con quell'unzione così edificante che lo distingue e con quella chiarezza lucida che forma uno de' suoi vanti non piccoli, nè pochi. Egli seppe commuovere e persuadere egregiamente; ebbe pure parole felicissime di ringraziamento per tutti, a cominciare da S. E. R. Mons. Arcivescovo e non dimenticando i lontani e specialmente la tanto benemerita famiglia Montaldo ligure, in massima parte stabilite ora all'Argentina, e di cui un nembro, sacerdote egregio e zelante, era presente all'adunanza.

» Venne fatta una questua che diede frutto abbondante.

» È inutile dire che tutti gli oratori furono applauditissimi e fecero in tutti la più grande impressione. Non mancò un plauso generale al Santo Padre, quando fu letto il seguente telegramma dal Vaticano recante la Benedizione del Papa all'adunanza salesiana ligure

» D. Michele Rua Superiore Salesiani.

» Santo Padre benedice con paterno affetto assistenti adunanza Cooperatori Salesiani e loro lavori che confida fruttuosi.

CARD. RAMPOLLA.»

Fin qui il sullodato giornale. Noi aggiungiamo che tra le adesioni pervenute all'adunanza, oltre a quelle dell'Eccellentissimo Episcopato Ligure, a cui l'adunanza era stata annunziata dal Comitato, pervenne pure quella dell'Em.mo Cardinale Svampa, Arcivescovo di Bologna, il quale manifestavasi lietissimo che nel primo anniversario del Congresso Salesiano di Bologna, Genova facesse eco a quell' internazionale convegno degli ammiratori di D. Bosco con questa salesiana adunanza.

Noi presentiamo ora i più vivi ringraziamenti all'Eccellentissimo Arcivescovo di Genova, che degnossi favorire col più tenero affetto l'adunanza, dolente di non potervi assistere personalmente, perchè già prima impegnato con pontificale e panegirico alle Feste Centenarie che celebraronsi in quel giorno nella insigna chiesa del Rimedio. Ringraziamo i Rev.mi Vescovi delle altre Diocesi Liguri che mandarono copiose benedizioni ed affettuosissimi saluti all'adunanza. Nè possiamo dimenticare di ringraziar pure la stampa periodica locale, e specialmente i benemeriti giornali Il Cittadino di Genova e l'Eco d'Italia, per la efficace cooperazione data all'adunanza stessa. Infine poi con vivissima riconoscenza porgiamo sentitissimi ringraziamenti ai signori dello zelantissimo Comitato promotore, alla iniziativa ed operosità dei quali va attribuito l'esito così splendido di tale adunanza. Iddio ne li ricompensi largamente e li ricolmi delle più elette benedizioni !

Deliberazioni.

Mentre facciamo voti che l'esempio dato da Genova sia imitato da altre grandi città d'Italia e dell'estero, riproduciamo qui le deliberazioni che furono prese dall'adunanza spettanti l'Associazione dei Cooperatori Salesiani nella nobile regione della Liguria:

1.

Considerando l'efficacia grande che hanno le adunanze e conferenze salesiane per ravvivare lo zelo dei fedeli e specialmente dei Cooperatori Salesiani nelle opere d'apostolato proprie della nostra Associazione ;

La prima Adunanza Salesiana Ligure fa viva raccomandazione che in tutta la regione, colà ove i Cooperatori Salesiani son già in discreto numero, si tengano regolarmente le adunanze o conferenze di S. Francesco di Sales e di Maria Ausiliatrice a norma del Regolamento dell'Associazione, e che

quando ne venisse favorevole occasione, si promuovano anche conferenze salesiane pubbliche, come in varie città lodevolmente fu fatto.

2.

Considerando quanto importi che i Cooperatori Salesiani siano bene organizzati, affinche la loro Associazione raggiunga più facilmente i santi intenti, per cui veniva fondata dal compianto Don Bosco e benedetta dalla santa memoria dell'immortale Pio IX ;

L'Adunanza fa voti, che siano regolarmente eletti in tutta la regione, colà ove non vi fossero ancora, i Direttori Diocesani, i Decurioni, i Zelatori e Zelatrici secondo le norme del Regolamento stesso.

3.

Considerando che le Missioni Salesiane dell'America sono una nobile continuazione della santa impresa, alla quale per decreto della divina Provvidenza poneva mano l'immortale Ligure Cristoforo Colombo, cioè l'estensione del Regno di Gesù Cristo in quel nuovo mondo ;

Considerando inoltre che tra gli emigrati italiani, che godono del salutare beneficio delle Missioni Salesiane molti sono figli della Liguria ;

L'Adunanza raccomanda ai Cooperatori Liguri che non solamente, al pari di tutti i Cooperatori Salesiani, s'interessino in genere di tutte le Opere e Missioni di D. Bosco ed in particolare di quelle della propria regione, ma che abbiano specialissima predilezione verso le Missioni Salesiane del Continente Americano, il quale per opera di Cristoforo Colombo venne stretto con speciali vincoli alla ligure terra.

NOTIZIE DELLE MISSIONI

PATAGONIA SETTENTRIONALE Per la Pampa e sulle Cordigliere.

Rev.mo SiG. D. RUA,

Victoria del Chilì, 14 Nov. 1895.

DA quasi un anno e mezzo non scrivo più a lei, amatissimo mio Padre e Superiore. Non voglia però attribuire questo ad indolenza o mala voglia che sia succeduta in me, bensì all'essermi continuamente trovato sopraccarico di lavoro e per giunta in luoghi tanto lontani dai centri, da non saper proprio a chi affidare con sicurezza la mia corrispondenza. Ora venuto nuovamente al Chilì per importanti affari, approfitto d'un po' di tranquillità per stendere un breve resoconto delle visite da me fatte, dal maggio 1894 a tutto ottobre 1895, agli indigeni ed ai civilizzati dell'immensa Patagonia..

Dopo la fruttuosissima missione data da Patagones al Chubut sulla fine del 1893, di cui parlarono gli Annali della Propagazione della Fede, e l'altra non meno proficua sul principio del 1894 dal Chubut al Chilì , della quale s'occupò il Bollettino dello scorso febbraio (1895) riportando la mia brutta effigie barbata, altre ne intrapresi e sulle frontiere del Chilì e nella vastissima Pampa Patagonica, che grazie a Dio, mi hanno dato risultati soddisfacentissimi.

Quattrocento trentasette novelli cristiani. - Un viaggetto di cinquemila chilometri . - Fertilità delle lande patagoniche.

L'ultima volta contava, se non erro, d'avere amministrati 263 Battesimi, di cui 245 a persone indigene, 300 Cresime, più di 300 Comunioni, altrettante Confessioni ed una quindicina di Matrimonii. Ora godo di poter aggiungere altre cifre più rilevanti ancora 255 Battesimi amministrati a persone indigene, 182 a persone civilizzate, 400 Cresime, 4700 Confessioni e 4200 Comunioni. Le Confessioni e le Comunioni si realizzarono in gran parte sulla frontiera del Chilì; le Cresime ed i quattro quinti dei Battesimi nelle terre patagoniche.

Ho visitato la maggior parte delle famiglie indigene appartenenti alle tribù Araucana, Pampa, e Tehuelcha. Queste due ultime abitano il centro della Patagonia. A tutti ho predicato la divina parola, animando ad abbracciare la fede cattolica quelli che non erano ancora battezzati e incoraggiando tutti gli altri a vivere cristianamente ed a guadagnarsi il proprio sostentamento, non col furto e la rapina, ma col sudor della fronte, secondo il divino precetto.

In questi due anni passati ho potuto così ricorrere tutto il Vicariato di Mons. Cagliero, da un estremo all' altro. Calcolando le tre gite fatte in tal frattempo al Chili, ho percorso nientemeno che 1000 leghe, equivalenti a 5000 chilometri italiani.

Ho perlustrata tutta la gran Pampa, che dall'Atlantico maestosa si estende fino alle Ande per aridi deserti, per monti e per vallate, dove specialmente hanno stanza gli indigeni. Il suolo è secco, come è il clima piove poco e soffia un vento quasi continuo. Contuttociò il terreno è regolarmente coperto di pascoli, di arboscelli, ed in varii punti si presterebbe molto bene alla coltivazione. Col tempo io credo che anche qui si dissemineranno paesi e città, come in altre parti della Patagonia : presentemente già esistono tre paeselli sulle sponde del Rio Chubut, ed i loro abitanti si trovano in certe condizioni di prosperità dovuta ai varii canali d'irrigazione che sono venuti facendo da trent'anni a questa parte.

Buon cuore e viva fede d'un' indigena cristiana.

Durante questa lunga missione mi è stato dato di poter esperimentare una volta di più quanto buon cuore hanno gli indigeni della Pampa per il Missionario e quanta docilità nell'ascoltare la sua parola.

Una rigidissima sera d'inverno, mentre col mio compagno catechista m' aggiravo nel cuore della Pampa, c' imbattemmo in una tolderia (riunione di capanne) di Indii. Al nostro arrivo abbaiano i numerosi cani, escono dai loro toldi gli Indii e ci corrono incontro per vedere chi fossimo. Io li saluto in lingua indigena, ed essi subito mi riconoscono e cordialmente mi restituiscono il saluto ; alcuni di loro erano già stati da me battezzati negli anni precedenti. Ma, mentre stavamo scambiandoci i saluti, una buona donna si stacca dalla comitiva e di gran corsa s'avvia al suo toldo. Essa aveva pensato di metterci tosto al riparo dal gelido vento e dalla pioggia che minacciava. In men che nol dico, è di ritorno con pelli e pali, ed aiutata da un'altra compagna in cinque minuti innalza una capanna, che per quanto misera , ci torna più gradita di una reggia. Questa capanna ci ha servito di abitazione in tutto il frattempo della missione in quella tolderia.

La caritatevole indigena pensò pure a prepararci alcune vivande non solo per quella sera , che ne avevamo tanto bisogno, ma eziandio per tutto il tempo della missione. E facendosi sentire assai il freddo ci invitava a scaldarci accanto al suo fuoco; e intanto provava una grande soddisfazione nel ripeterci le cose imparate una volta intorno a Dio, all'anima umana e all'eternità , e ci parlava con tanta fede e con tanto entusiasmo da farci restare molto meravigliati.

Nè solo si contentava di fare conoscere a me quanta fosse la sua religiosa istruzione, ma di questa essa si valeva per fare da apostolo in mezzo ai suoi conterranei. Difatti era essa colla sua eloquenza che sapeva indurre a venire al Catechismo anche i più indifferenti; e quando vi era alcuno più ostinato che non si lasciava vincere dalle sue esortazioni, la poveretta ritornava tutta afflitta e mi pregava colle lagrime agli occhi, perchè volessi passare io a questa o a quella capanna, dicendo che la parola mia sarebbe sicuramente riuscita a convertirli, perchè era parola del Signore. Ed anche allora mi precedeva a prepararmi la via, ed esortava quanti avevano moglie, a voler farsi benedire dal Missionario e celebrare il Matrimonio siccome comanda la S. Chiesa Cattolica.

Benedica Iddio a questa buona India e susciti tra gli indigeni e tra i popoli civili molte imitatrici della sua carità, della sua fede e del suo ardente zelo per la salute dei prossimi !

Nella tribù dei Tehuelches. - Festosa accoglienza. - La buona Amuycar. - Al pranzo del Cacico.

Una domenica di quaresima ci incontrammo in una tribù di Tehuelches, posta a cento leghe più al sud della tolderia di cui parlai ora, al di là dei Rio Mayo e sulle rive di un ameno laghetto. Da quanto potei conoscere in seguito, in quella tribù non vi era più che una sola cristiana. Ma avendo saputo il mio arrivo fra di loro, si presentò al Cacico e lo consigliò di ricevermi colla maggior pompa possibile. Si vestirono adunque tutti a festa, alzarono una bandiera sul toldo del Cacico, poi si schierarono tutti sul posto, per cui doveva passare io, ed al mio giungere si diedero a cantare con quelle rauche loro voci un certo ritornello che veramente stordiva, anzichè dilettare. Ma siccome quella era l'espressione di cuori semplici, schietti e pieni di riconoscenza, io non posso dire qual gioia provasse il mio cuore in quell' istante nel vedere così ben preparato il terreno per ricevere la parola e la grazia di Dio.

Finito il canto, s'avanza verso di me una vecchierella di nome Amuycar, battezzata dieci anni or sono, l'unica cristiana che ancor eravi nella tribù, e con una certa confidenza mi presenta la mano come ad un amico d'antica data. Io rispondo al saluto, e tosto imitano l'esempio tutti gli altri incominciando dal Cacico. Quindi Amuycar, per assicurarmi ch'ella non si era dimenticata della religione che le aveva insegnato, mi prende il Crocefisso che mi pendeva dal collo, lo bacia divotamente ed a voce piuttosto alta va dicendo : « Io lo conosco costui : egli è il Figlio di Dio che morì in croce per liberarci dall'inferno. » E continuando alla presenza di tutti mi ripetè i Misteri dell'Unità e Trinità di Dio, le verità sul fine dell' uomo , sull'immortalità dell' anima, sul Paradiso e sull'Inferno, e andava facendosi più volte il segno della S. Croce come per confermare quanto diceva , restandone tutti stupiti che ricordasse ancora così bene le cose imparate una volta dal Missionario, dopo tanto tempo che più non vi era passato.

Compiute le cerimonie del ricevimento e terminata la bella predica della vecchia Amuycar, il Cacico die' ordine che mi si allestisse prontamente un toldo poco discosto dai loro, e, venuta l'ora del pranzo, m'invitò alla sua mensa. Accondiscesì di buon grado. Serviva di tavola un rozzo tronco di albero e di sedile una grossa pietra. Il piatto comune era di nuovo genere : la pancia istessa di uno struzzo arrostito sul fuoco che si doveva divorare. Le dita ci valevano di forchetta; l'unico strumento di tavola che si aveva era il coltello non poco irruginito , che ci rendeva per altro un buon servizio in quella bisogna. Di buon animo vi ci mettemmo attorno, e man mano che si proseguiva, ci vedevamo scomparire il piatto stesso : si finì per trovarci dinnanzi il solo tronco ingrassato.

Non sto a dire come mi sia valso di quei momenti per parlare al Cacico di cose di Dio e dell'anima e combinare con lui il piano della missione, che riuscì d'immenso vantaggio a quelle anime, avendo apportato a tutti loro l'incomparabile beneficio del S. Battesimo, ed a me di indicibile consolazione.

Augurio ad un neonato. - Valore , indole e costumi dei Tehuelches.

Verso la mezzanotte del fortunato giorno del nostro arrivo in quella tribù tehuelcha, una improvvisa musica, sturbata dall'abbaiar de' cani, venne a svegliarci dal profondo sonno. Che era mai avvenuto? Un fatto che meritava davvero di essere festeggiato. Era nato il figlio primogenito al Cacico, colui che dovrà succedergli nel comando della tribù. E però gli Indii, raccolti tutti intorno al toldo del loro capo, tra' suoni andavano cantando l'augurio seguente : « Felice il padre, fortunata la madre di un tanto figlio ! Lo protegga il Grande Spirito ! Lungi sia mai sempre da lui lo Spirito del male ! Cresca sano e robusto , e coll'età acquisti valore , sicchè protegga un giorno la nostra nazione e la difenda dagli assalti de' nostri nemici! »

Questi Indii Tehuelches, quantunque siano meno bellicosi degli Araucani ed al rumore di guerra fuggano e vadano a nascondersi dove credono di essere più al sicuro, tuttavia all'occasione sanno anche combattere e difendersi con intrepidezza.

L'indole loro è molto buona., inclinata specialmente alle opere di carità. Fanno anch'essi vita nomade; si procurano il vitto colla caccia del guanaco e dello struzzo, ed il vestito con tessuti fatti da loro stessi. Gli uomini , come quelli delle altre tribù , sono inclinati all' ubbriachezza ; la donna invece è parca, modesta, sempre occupata nelle faccende di casa. Anche tra loro, prima che fossero conquistati dal Governo Argentino, era stabilita la pena di morte a quella donna che fosse trovata mancante di fedeltà al marito.

Al lago Nahuel-huapi - Un sacrificio al Grande Spirito. - Docilità degli Indii alle parole del Missionario.

Quando fu tempo di levar le tende da questi buoni Tehuelches, mi indirizzai al Nahuel-huapi, il lago più vasto della Patagonia e che si potrebbe chiamare, senza tema di sbagliare, il re dei laghi patagonici. Ma per giungere colà fa duopo percorrere duecento lunghissime leghe per deserti interminabili, per immense vallate e per altissime montagne, dove lo sguardo è variamente rallegrato or dalle candide nevi che ti irrigidiscono le membra, or da folte boscaglie, fra cui di leggieri avviene di smarrire il cammino a chi non è scortato da esperte guide, or da feconde praterie che sono una potente tentazione alle bestie per fermarsi e ritardarti così il cammino, ed ora da belle aiuole dalla natura stessa seminate di rosseggianti fragole che invitano a scendere dalla cavalcatura l'assettato viandante, il quale vi attinge il necessario riposo ed un confortante ristoro alle indebolite sue forze. Sulle rive del lago Nahuel-huapi, che in nostra lingua suonerebbe isola del tigre, i RR. PP. Gesuiti fin dall'anno 1700 avevano fondata una fiorente Missione, la quale però disgraziatamente è durata troppo poco , avendola distrutta nel 1714 gli stessi barbari indigeni che misero a fuoco la Casa dei buoni Padri quivi stanziati e fecero di loro un' orribile carnificina. Presentemente su queste rive abitano alcune poche famiglie di Indii e non molte di bianchi stranieri, specialmente argentini e chileni.

Un giorno, recandomi a visitare un gruppo di questi indigeni, li sorpresi a compiere una funzione o sacrificio al Grande Spirito, che essi chiamano Gne-che. Questo sacrificio è conosciuto sotto il nome di Camaricuy o Camarujo (1).

Ucciso un agnello, ne avevano dapprima raccolto con gran diligenza in una catinella il sangue per le aspersioni : poi, estrattone il cuore , l' avevano appeso ad una di tre lancie piantate nel suolo, come simbolo del potere, intorno a cui si dovea danzare; quindi, pulite ben bene le ossa dalla carne, questa l'avevano messa a cuocere in una grande marmitta e quelle seppellite con grande rispetto. Nè vi doveva mancare il pulcu : sarebbe stata ,una grave infrazione al loro cerimoniale. Il pulcu è una specie di vino fatto coi frutti del campo e particolarmente con mele: è molto inebriante, e quindi propriamente acconcio per le orgie e le ubbriachezze che seguono al sacrificio.

Uomini e donne, vestiti nella miglior foggia, stavano seduti intorno alle tre lancie, mentre la pitonessa o sacerdotessa con un tamburro a tracolla suonava e cantava la seguente preghiera

« Tu, Grande Spirito, che sei l'unico Onnipotente, che hai fatto il mondo e lo governi, abbi compassione di noi.

» Nelle nostre afflizioni Tu ci consoli.

» Da Te ci viene ogni bene. Per Te produce la terra e maturano i frutti.

» Chi può mai uguagliare il tuo potere

» I nostri figli sono tuoi.

» Se possediamo pecore, vacche o cavalli, è per tua volontà.

» Per tua volontà il suolo produce il grano, le patate, le cipolle, gli agli ed i pignoni.

» Quando il campo soffre siccità, muore il pascolo; ed allora immagriscono e muoiono gli anìmali. Ma Tu che sei buono e hai viscere di misericordia, ascolta i nostri gemiti, accogli le nostre suppliche e mandaci la pioggia.

Nei sogni parlaci e rivelaci la verità.

» E se il nemico si avanza contro di noi, Tu benedici queste lancie , infondici coraggio per combatterlo e vincerlo ».

Queste ed altre cose cantava la sacerdotessa , mentre l' uditorio l'ascoltava con attenzione ripetendo con forza alcune delle parole da lei pronunciate. Di tratto in tratto un'altra donna si alzava e , bagnando le dita nel sangue dell' agnello , ne spruzzava le lancie ed il suolo all' intorno. E un giovanetto frattanto passava intorno a rinfrescare la bocca degli astanti, presentando ad ognuno una tazza di pulcu.

Il Missionario, che conosce con quali eccessi di ubbriachezza e di dissoluzioni finiscono queste cerimonie, specialmente quando s'introducono a parteciparvi certi così detti civilizzati di gran lunga peggiori che gli stessi pagani, non può assolutamente tacere e lasciar proseguire simili infamie. Questi Indii d'altronde in generale sono docili ed ascoltano volontieri la voce del messo di Dio. Io quindi mi presentai loro, e ad alta voce interrompendo lo strepito della pitonessa, dissi come io, Missionario e Sacerdote di quel vero Dio che essi volevano onorare con quel rito superstizioso, era venuto da paesi lontani lontani, per insegnar loro a conoscere questo vero Dio, ad amarlo ed a servirlo nel modo che egli vuole essere dagli uomini onorato, e che in questo modo andrebbero poi a goderlo per sempre nella beata eternità del Paradiso. E però abbandonassero tosto quel luogo e si ritirassero nei loro toldi.

Al mio cenno tutti, come avessero una sol volontà, s'alzarono, abbandonarono quel luogo e si ritirarono in un ampio toldo , pregandomi che vi andassi ad istruirli di tante belle cose. V'andai infatti e per quella prima volta li tenni più di un' ora raccolti, insegnando loro il conoscimento del vero Dio.

E continuando essi a venirmi ad ascoltare con piacere, potei spiegare loro i fondamenti della Dottrina Cristiana e prepararli tutti a ricevere il S. Battesimo. Nell'ultimo giorno che rimasi fra loro, assistettero tutti con edificantissimo contegno alla S. Messa, e commosso fino alle lagrime distribuii loro la S. Comunione. Nel ricevere Gesù Benedetto piangevano di consolazione !

Prima di partire amministrai pure loro il Sacramento della Cresima. Lo Spirito Santo, disceso sopra di loro, li conservi sempre nella grazia di Dio e li mantenga forti nel combattere le sue battaglie !

Molte altre cose edificanti avrei a raccontare di questi miei due ultimi anni di Missione; ma vedo che questa corrispondenza è già divenuta assai lunga. Quindi per ora faccio punto. Potendolo, ritornerò sull'argomento.

Intanto voglia, o amatissimo Padre, benedirmi, raccomandarmi sempre a Dio ed a Maria Ausiliatrice e credermi suo

Dev.mo Obb.mo Figlio Sac. DOMENICo MILANESIO Miss. Sales.

(1) I nostri lettori ricorderanno ancora la estesa descrizione che di questo sacrificio ci ha fatto lo stesso Mons. Cagliero nel Bollettino dello scorso Luglio. Rileggendo quella, si capiranno meglio questi brevi cenni di Don Milanesio.

BRASILE

Nella Missione del Matto Grosso. AMATISSIMO PADRE,

Colonia Teresa Cristina, 25 Nov. 1895.

QuAL ferita al nostro cuore, quale sventura pei Salesiani che si trovano con tanti poveri selvaggi in queste foreste vergini del Matto Grosso, fu la straziante notizia del disastro che ci rapì il nostro amatissimo Mons. Lasagna! Quanto specialmente dovette sentirla il povero scrivente che ebbe la rara fortuna di accompagnarlo per più di due anni, in qualità di segretario, nei suoi disastrosi viaggi ed apostoliche fatiche ! Potei da vicino conoscere la grand' anima, lo zelo instancabile, l'ardente carità del compianto Monsignore, e quanto fosso stimato ed amato da ogni classe di persone in queste lontanissime terre. Oh! in ben duro modo mi volle provare il Signore, e tale che la sola fede può dar forza sufficiente a sopportare il colpo. Sia fatta la volontà del Signore !

Sono ormai sei mesi che mi trovo alla testa di questa difficilissima Missione dei Coroados, e già si poterono ottenere ottimi risultati. Non le debbo nascondere però che questi Indii della Colonia Teresa Cristina furono troppo viziati dai civilizzati, e quindi ci conviene andar cauti nell' amministrare loro il S. Battesimo, perchè oggi son con noi , domani si allontanano intieri mesi per le foreste nel primiero loro stato e costume. L' opera di misericordia raccomandata da G. Cristo, di vestire gli ignudi, qui si deve praticare proprio alla lettera. Già abbiamo distribuiti più di 400 vestiti, e continuamente mi assediano di domande per avere di che coprirsi : ma mi è impossibile soddisfare alle loro richieste per mancanza di mezzi. Aspetto quindi dalla sua carità e da quella dei generosi nostri Cooperatori e Cooperatrici di che soddisfare ad un sì urgente bisogno. Sarà questa l' unica maniera di affezionarli alla Missione ed alla cristiana civiltà.

L' Indio Coroado non è di tipo deforme, come molti altri selvaggi ; è invece ben formato , alto, svelto, di una fisonomia molto migliore che quella di parecchi civilizzati. Di cento uomini non s' incontrerebbe uno inabile al servizio militare. Ora stiamo accostumandoli al lavoro , ma per loro riesce alquanto duro; e son costretto io stesso a passare la giornata lavorando con loro, per animarli ed insegnar l' uso degli strumenti ed attrezzi rurali : ed anche quando mi assento alquanto per le pratiche di pietà, devo interromperle, ora per mettere il manico ad una zappa, ora per aggiustare una scure o altri strumenti che ad ogni momento rompono pel rozzo loro modo di usarli. Nei primi mesi il clima tropicale ci si faceva sentire non poco : e poi fastidi sopra fastidi pel negozio di 700 bestie bovine e per preparare il necessario per mantenerle. Ora mi mancano uomini e cavalli per impedire che si sbandino : perchè quando ci scappano per la foresta, a riunirle di nuovo ci vuole un lavoro enorme. Eppure fa d'uopo addossarci anche queste molestie per provvedere lavoro e cibo a questi poveri Indii!

In mezzo a tante pene, dopo la confidenza in Dio, due cose mi consolavano : le buone disposizioni degli Indii verso di noi, e la promessa di una visita che nel mese di aprile ci avrebbe fatto l' amatissimo nostro Mons. Lasagna che, oltre i sapienti consigli ed istruzioni opportune, ci avrebbe condotto un rinforzo di personale. Ora invece tutte le speranze sono svanite, perchè nell'ultima lettera che mi scrisse il compianto Monsignore e che io ricevetti dopo la sua morte, mi diceva che non ricevendo personale da Torino, non poteva più mandare i rinforzi promessi. Ho dei soldati che mi prestano qualche servizio; ma non sempre il loro comandante può lasciarli a mia disposizione : epperciò comprenderà, amatissimo Padre, quanto debba trovarsi incoraggiato un povero Direttore circondato da centinaia di selvaggi, confinato nelle sterminate foreste del Matto Grosso, colla responsabilità di questa vastissima ed importantissima Missione , e mancante di quasi tutto quello che sarebbe necessario pel buon esito della medesima. Se la mia penna fosse capace di scrivere ciò che qui succede, son certo che si commoverebbe il suo cuore paterno e s'allargherebbero le borse dei nostri buoni benefattori per aiutare questa Missione. Pazienza intanto : la Vergine Ausiliatrice , D. Bosco e Mons. Lasagna ci aiuteranno dal Paradiso.

Il nuovo Governatore del Matto Grosso è ben disposto a favore della nostra Missione, e già mandò l' ingegnere a misurare il terreno a noi concesso per la Colonia, che è di 24000 ettari ad usufrutto e per ripartire poi agli Indii a misura che andranno civilizzandosi, e 1800 ettari per nostra proprietà. Come vede , non solo il campo evangelico, ma anche il materiale è grandissimo.

La Missione delle Suore di Maria Ausiliatrice anche procede ottimamente ; ma al lavoro del preparare centinaia e centinaia di camicioni per gli Indii e della cura degli infermi quelle che vi sono ora non bastano. La Direttrice, Suor Federica Hummel è una vera provvidenza, e fa anche da medico e da farmacista. Da principio gli Indii diffidavano delle medicine ; ma ora ad un mio cenno, si recano dalla Suora a bere il rimedio, e non potendo essi andare, la Suora o io stesso la rechiamo loro : e così già si poterono sanare molti infermi, e le nostre medicine sono assai apprezzate. La buona Mamma Ausiliatrice ci protegge evidentemente. Gli Indii ne portano molto volentieri la medaglia al collo. Diedi, qualche tempo fa, anche un piccolo crocifisso ad un'india, che ne fu molto contenta, e pochi minuti dopo mi tornò avanti col suo crocifisso legato saldo al collo; solo che invece di metterlo pel suo verso, l'aveva legato colla testa in giù, come S. Pietro.

Termino, amatissimo Padre, raccomandandomi alla sua carità per un aumento di personale, e la prego a benedirci tutti , e specialmente chi se le professa

Obb.mo ed Aff.mo in G. e M. Sac. GIOVANNI BALZOLA.

MESSICO

Una visita alla Casa di Puebla.

CARISSIMO SIG. DIRETTORE,

Puebla, 15 Febbraio 1896.

INVITATO dall'ottimo D. Piperni a dettare le istruzioni negli Esercizi Spirituali ai carissimi Confratelli di questa Casa di Puebla, ci venne ben volentieri anche perchè da più di un anno non v'ero più stato.

Passo sotto silenzio le accoglienze oneste e liete dei pochi Salesiani, dei cento e più giovanetti interni e dei cinquanta esterni, che appartengono a questa nostra Scuola d'Arti e Mestieri.

Ma quello che non posso e non devo passar sotto silenzio sono i progressi veramente straordinarii che vi si realizzarono in men di due anni. Difatto questa Casa d'un solo piano si inaugurò e benedisse solamente nell'aprile del 1894. Adesso ha tutto il secondo piano di nuova costruzione, che forma un magnifico dormitorio, pieno d'aria e di luce, con un servizio d'acqua molto ben distribuito. Ha una lunga fila di laboratorii in fuga, come diciamo noi, il che rende molto più facile la vigilanza. Ha un nuovo cortile al Sud molto grande e piantato d'alberi ombrosi, colla grotta e la Madonna di Lourdes in mezzo. Si stanno edificando nuove scuole; la Cappella è ingrandita ed ornata d'una bella statua di Maria Ausiliatrice e d'una bellissima di S.Luigi Gonzaga fatte in Puebla; la tipografia, la legatoria e l'ebanisteria sono fra le migliori della città con grandi macchine. Nel vestibolo riceve i visitatori un amabilissima statua del S. Cuore di Gesù che sorge in mezzo a un giardinetto di fiori. I giovani poi han certe faccie così paffute ed allegre, che basta vederli per intendere come si sta bene in questa benedetta Casa tanto nel fisico come nel morale.

Onore adunque alla carità della generosa Puebla, onore alla solerzia e allo zelo veramente degni d'encomio del nostro carissimo D. Piperni e de' suoi compagni, onore e gloria a Maria Ausiliatrice che anche qui ha dimostrato fino all'evidenza d'esser la Mamma dei poveri Salesiani.

Se in due anni s'è fatto tanto, che non si farà in dieci, in venti? Qui possiamo estenderci finchè vogliamo, perchè dietro alla nostra Casa c'è molto terreno libero. La posizione topografica è delle migliori, sopratutto pel clima, ed anche per essere sul pendio d'una collina, ai confini della città, senza soggezione di sorta e colla comodità di belle passeggiate pei giovani.

Ma qui, come dappertutto, c'è bisogno di personale. I due Salesiani che vi condussi dalla Casa-Madre e uno che ho dato con sacrifizio togliendolo dalla Casa di Messico sono ben pochi, fatta ragione del lavoro, che qui si va svolgendo. Si coltivano, è vero, le vocazioni, ma sono ancora in erba e prima che siano utili ce ne vorrà del tempo!

I Confratelli han fatto santamente gli Esercizi e i giovanetti si fecero molto onore con una amenissima rappresentazione teatrale, che mi ha proprio fatto buon sangue.

La riverisco, carissimo sig. Direttore, e raccomandandomi alle sue preghiere mi confermo

Suo Aff.m° Confr.

SAC. ANGELO G. PICCONO.

LA REPUBBLIGA DEL PARAGUAY in memoria di Mons. Lasagna.

Rev.mo SIG. D. RUA,

giornali di Montevideo annunziarono nel mese di gennaio che nella Repubblica del Paraguay si era stabilito di rendere in memoria del compianto nostro Vescovo Mons. Lasagna onori funebri e omaggi di condoglianza per parte del popolo e del Governo Paraguayo, che si associavano al lutto delle Nazioni Brasilena, Uruguaya e Argentina.

Difatti, per dare a questa dimostrazione il maggior splendore possibile, si costituirono varie Onorevoli Commissioni di Signore e di Signori, il cui incarico era di raccogliere i fondi necessaria ed avere adesioni per realizzare la bella idea di deporre sulla tomba di Mons. Lasagna una placca d'oro a perenne testimonianza di affetto e di venerazione e pubblicar inoltre una Corona Letteraria, nella quale collaborassero i più insigni personaggi del Paraguay.

Come riuscirono in così nobili e grandi propositi lo dirò in questa mia, per esprimere in qualche modo a nome di tutti i Superiori della nostra Pia Società e di tutti i Salesiani le proteste della più sentita gratitudine.

Per invito dell'Ecc.mo Sig. Console Generale del Paraguay in questa Repubblica, il Dott. Mattia Alonso Criado, col Direttore del Collegio Salesiano di Las Piedras, D. Pietro Rota, c'imbarcammo alla volta dell'Assunzione, capitale del Paraguay.

Quantunque andassimo quali rappresentanti di tutti i Salesiani ed in modo speciale di quelli dell'Uruguay, non portavamo tuttavia alcuna particolare istruzione sopra l'andata dei Salesiani in quella Repubblica. Questo per altro non impedì che fossimo portatori di una lettera di Mons. Cagliero, colla quale si sollecitava l'Ecc.m° Sig. Console Dott. Criado ad interporre presso il suo Governo l'autorevole sua influenza, affinche si riformasse un' articolo del Decreto di concessione ai Salesiani di un edificio e terreno per lo stabilimento all'Assunzione. Non credo necessario dire che poscia il Governo Paraguayo, secondando le aspirazioni progressiste e patriottiche di tutto un popolo, ha derogato a quella legge con un' altra nuova che assicura la stabilità della nostra Pia Società in quel territorio.

Riguardo al nostro viaggio non vi fu nulla di particolare. I lettori del Bollettino Salesiano avran letta la descrizione che lo stesso Mons. La-, sagna fece quando passò da questa Repubblica e poi andò al lontano Matto Grosso. Quello che posso aggiungere si è che fu assai lungo, giacchè i vapori che partono da Montevideo e da Buenos Aires recano merci per tutti i porti del littorale e quindi si fermano in quasi tutte le popolazioni che s'incontrano.

Arrivati a Corrientes, città argentina e capitale della provincia dello stesso nome, dirigemmo al Governo Paraguayo il seguente telegramma

Ecc.mo SIG. GIOVANNI B. EGUSQUIZA, PRESIDENTE DELLA REPUBBLICA, ASSUNZIONE DEL PARAGUAY -

Corrientes, 11 febbraio 1896. - AVVICINANDOCI

AL TERRITORIO PARAGUAYO SALUTIAMO RISPETTOSAMENTE SUA ECCELLENZA ED I MEMBRI DEL SUO DEGNO MINISTERO, FACENDO VOTI PER LA PROSPERITA' DEL PARAGUAY. - TURRICCIA - ROTA, SALESIANI »

Lo stesso facemmo all'Ecc.mo Vescovo Diocesano, annunziandogli che per ritardo del vapore saremmo arrivati all'Assunzione il giorno 13.

Dopo di aver visitata per alcune ore la città di Corrientes, partimo per Villa Oliva, dove ricevemmo un telegramma del Sig. Giacomo Zambonini, Presidente della Conferenza di S. Vincenzo de' Paoli, ricambiandoci il saluto a nome dell'Ecc.mo Vescovo e dandoci l'annunzio che il funerale si era trasportato al giorno del nostro arrivo 13 febbraio.

Secondo tutti i calcoli dovevamo arrivare all'Assunzione al mattino del giorno 13; per disgrazia non vi potemmo giungere che alle ore 12 circa.

L'Assunzione, capitale del Paraguay fu fondata il 15 di agosto del 1536, e ricevette il nome che porta in memoria di questo giorno che la Chiesa consacra a celebrare l'Assunzione al cielo della Vergine Santissima.

La città presenta un bel panorama, trovandosi edificata sulla sponda orientale del fiume Paraguay.

Degna di miglior sorte, l'Assunzione subì le orribili conseguenze della guerra e della tirannia, per cui il numero de' suoi abitanti fu ridotto a circa 26000, compreso le vicinanze.

Arrivando al suo grazioso porto, si presenta alla vista del viaggiatore la città sopra di un altipiano che va via abbassandosi fino alle sabbie della spiaggia. Domina il bell'insieme di bianche case e di leggiadri edifizi la superba torre del Palazzo Governativo e le cupole della Chiesa cattedrale. Gli edifizi che ci chiamarono maggiormente la nostra attenzione furono il Palazzo Municipale, l'Ospedale di Carità, le chiese della Cattedrale, S. Rocco, l'Incarnazione, l'Oratorio ed il Mercato. Abbiamo pur visitato la casa e terreno destinato per i Salesiani che andranno quivi a stabilirsi : è di antica costruzione e fu una volta il palazzo di ricreazione del Presidente Francia. Situato in eccellente posizione, dista pochi isolati dalla Cattedrale.

Quando arrivammo al porto, una Commissione composta di varai rispettabili signori del Clero e del Laicato vennero a bordo per presentarci gli ossequii ed i saluti della società paraguaya. Da loro sapemmo che poco prima era stato terminato il solennissimo funerale.

Discesi a terra fummo attorniati da moltissime altre persone. Quivi trovammo per noi preparata la carrozza del Presidente della Repubblica, sulla quale fu giuocoforza salire, e accompagnati dalla sullodata Commissione passammo ad ossequiare l'Ecc.mo Vescovo Diocesano e tutte le altre dignità ecclesiastiche dell'Assunzione.

L'Ecc.mo Vescovo Mons. Bogarin ci ricevette con segni di particolar simpatia, affettuosamente prodigandoci parole e cortesie, da cui si vede quanto apprezzi ed ami i Salesiani. Ci intrattenne parlandoci di Mons. Lasagna, delle sue missioni, delle speranze che in lui aveva riposto il popolo paraguayo e del bisogno che v' ha nella sua Diocesi dei Salesiani. Gradimmo tali segni di stime, e lo assicurammo che era intenzione dei nostri Superiori inviar presto il personale per la primi Casa Salesiana nel Paraguay.

Visitammo poscia la cattedrale per ringraziare il Signore del felice viaggio concessoci e pregare una volta ancora per il nostro compianto Padre, la cui memoria si mantiene sempre viva in mezzo a questo popolo ospitale. Potemmo allora ammirare il regio splendore e lo squisito gusto, onde si era voluto adornarla per il solenne funerale testè compiuto. Il catafalco, severo, elegante, era sormontato dalle insegne episcopali e dalla bella placca d' oro che al merito intrinseco, d' esser cioè un prezioso lavoro artistico, unisce pure l'alto significato dell'affetto e della venerazione della società paraguaya verso dell'illustre estinto.

La placca porta questa iscrizione : Timenti Dominum... in die defunctionis suae benedicetur : Chi teme il Signore nel giorno della sua morte avrà benedizioni. (Eccli. 1, 13).

Queste parole servirono di testo alla brillante orazione funebre pronunciata dal Segretario Vescovile, Sig. D. Ermenegildo Roa. A grandi pennellate descrisse la vita di Mons. Lasagna, presentandolo come apostolo e civilizzatore dei popoli che avevano sentito l'influsso del suo zelo e della sua abnegazione. Questo nobilissimo lavoro sarà opportunamente pubblicato nella Corona Letteraria che si prepara all'Assunzione in omaggio alla memoria di Monsignore.

Celebrò pontificalmente l' Ecc.m° Mons. Bogarin, assistito da tutto il Clero, dalle Comunità religiose e dai Seminaristi. Erano pur presenti, occupando la navata maggiore, l'Ecc.mo Presidente della Repubblica, Sig. General Giovanni B. Egusquiza, tutti i Ministri dello Stato, i Deputati ed i Senatori, i Membri del Supremo Tribunale di Giustizia e del Corpo Diplomatico e gran numero di impiegati dei varii Dipartimenti Nazionali. Quanto di più distinto conta l'Assunzione in aristocrazia, e sapere, le famiglie della più alta società occupavano il grandioso tempio, dandogli un aspetto imponente. Il popolo, la classe proletaria e la gioventù avevano pure i loro rappresentanti in questa dimostrazione d'affetto a colui, che durante tutta la sua vita fu apostolo del povero, dell'operaio e della gioventù abbandonata. In una parola, i funerali del giorno 13 febbraio all'Assunzione, sono riusciti forse la dimostrazione d'affetto più grande, più sentita e più completa di quante se ne sono fatte in memoria di Mons. Lasagna. Era tutto un popolo, con alla testa il suo Governo, era una Diocesi intera col suo Pastore che piangeva la perdita dell' indimenticabile Vescovo di Tripoli, speranza del nobile popolo paraguayo (1).

Nello stesso giorno fummo ricevuti in udienza dall' Ecc.mo Sig. Presidente. Conoscitore dei pregi che adornavano l'animo di Mons. Lasagna, gli portava un affetto tutto particolare. Ci parlò delle speranze che aveva riposte nei Salesiani per lo Stabilimento o Scuola d' Arti e Mestieri; gli rispondemmo presentandogli la lettera sopraccitata di Mons. Cagliero. L'ottimo Presidente ci assicurò che il Parlamento era animato delle migliori disposizioni per riformare quella legge. Altamente stimato dal suo popolo, il sig. Egusquiza è un governante che ambisce per la sua patria giorni di gloria e di felicità. Per questo accolse con giubilo l'idea di Mons. Lasagna e le prestò tutto il suo autorevole appoggio, morale e materiale. Noi non trovammo parole sufficienti per esprimere la nostra riconoscenza per la grande gentilezza e cortesia onde ci trattò, rivelandoci così le nobili doti del suo cuore. Egli è una vera illustrazione uruguaya ed è militare valente sotto ogni rapporto.

Fummo pur ricevuti dal Ministro della Guerra, Sig. Emilio Aceval, e dalla degna sua consorte, la quale è una zelante e distinta Cooperatrice Salesiana, e nel dì seguente visitammo anche i Ministri del Governo, degli Affari, dell'Istruzione pubblica e degli Esteri, avendo dovunque le stesse squisite accoglienze e incontrando sempre la stessa stima ed affetto per i Salesiani.

Tra i molti oggetti e ricordi che riportammo dal Paraguay è degno di nota un Almanacco dell'anno 1765, anno precedente all'espulsione dei Padri Gesuiti, scritto su cuoio da uno di quei buoni Padri stessi. Oltre al calendario, contiene pure una guida per l'agricoltore, adattata al clima della Repubblica, frutto senza dubbio della laboriosità e delle osservazioni dei Padri Gesuiti, durante le loro feconde Missioni nel Paraguay. Questo Almanacco è tanto più prezioso in quanto che non esiste più che in doppio esemplare. Ora faccio estrarre copia della guida dell' agricoltore, che gioverà assai per i nostri confratelli che dovranno impiantare colonie agricole nel territorio del Paraguay.

Queste sono, o amatissimo Padre, le cose che credei conveniente scriverle, perche comparissero nel nostro Bollettino a perpetua memoria della nobiltà e carità del popolo paraguayo.

La nostra partenza dall'Assunzione fu accompagnata da voti ed augurii per parte di quegli abitanti e da promesse e atti di riconoscenza per parte nostra. A tutti torniamo ora a ripetere que ste proteste di sentita gratitudine rimettendo nelle mani de' nostri venerati Superiori e specialmente di lei, Rev.mo Sig. D. Rua, l'incarico di compiere le fatte promesse.

Il Paraguay si è acquistato nuovi titoli alla gratitudine e riconoscenza dei Salesiani. Tocca ora a noi renderci degni della confidenza che ha posto nell'opera nostra.

Benedica. o amatissimo Padre, questi suoi figli di Villa Colon, che più di tutti sentono la perdita di Mons. Lasagna, siccome quelli che più di tutti hanno potuto apprezzarne le nobili qualità di mente e di cuore ed esperimentarne lo zelo sempre intraprendente ed instancabile, e ci raccomandi alle preghiere dei Confratelli e dei Cooperatori Salesiani.

Con stima ed affetto mi sottoscrivo per tutti

Villa Colon, 14 Marzo 1896.

Suo Dev.mo ed Obb. Figlio Sac. AMBROGIO M. TURRICCIA Direttore.

(1) Così fu chiamato nella lettera di condoglianza scritta dalla Signora del Presidente della Repubblica ali' annunzio del terribile disastro.

GRAZIE DI MARIA SS. AUSILIATRICE

Riconoscenza a Maria Santissima.

Offerta di L. 1000 in ringraziamento di una grazia ricevuta per intercessione di Maria SS. Ausiliatrice, con preghiera di farne cenno nel Bollettino Salesiano.

Un COOPERATORE SALESIANO.

Nelle strettezze ricorrete a Maria.

È pur vero che Iddio comunica la sua sapienza, la scienza vera ai semplici ed umili di cuore. In questa mattina, 1 febbraio 1896, si presentò al sottoscritto un povero contadino dimorante nei dintorni della nostra città, e tutto commosso da interna consolazione fece la seguente narrazione : Pochi giorni sono, per non aver potuto accomodar le partite co' miei principali, ero costretto senz'altro a sloggiare e cercarmi altrove ricovero e lavoro. Si può immaginare in quale angoscia versasse la mia povera famiglia; tanto più che inutili riuscivano suppliche, preghiere, promesse. Ma in tale urgente necessità, mi balenò alla mente un pensiero, di ricorrere cioè alla Vergine Santissima Maria Ausiliatrice, la Madonna di D. Bosco, con grande fiducia di essere esaudito. Questa fiducia poi crebbe in me leggendo nelle Letture Cattoliche, alle quali da lungo tempo mi sono associato, grazie simili a questa ottenute dalla Madre comune. Infatti incominciai una novena colla mia povera famiglia, e promisi alla Vergine SS. Ausiliatrice che, se Essa mi avesse soccorso nell'attuale mia necessità, avrei promulgata la grazia a suo onore e gloria. Di più mi sarei tosto fatto ascrivere tra i Cooperatori Salesiani, e avrei fatto celebrare una S. Messa all'altare di Maria SS. Ausiliatrice in Torino. Or col cuore ripieno d'indicibile consolazione rendo grazie infinite alla SS. Vergine, la quale esaudì pienamente la mia preghiera; la mia posizione oggi è assicurata, e nella mia famiglia è ritornata la gioia e la pace. Adempio quindi subito le mie promesse: la presente tenue offerta di lire 7 valga per i fini sopra accennati; e sono lieto di poter d'ora innanzi appartenere colla mia famiglia all'Associazione dei Cooperatori Salesiani ; ciò mi è come una caparra sicura della protezione e della benevolenza di sì buona e tenera Madre qual'è Maria SS. Ausiliatrice.

Faenza, 1 febbraio 1896.

Canonico TARoNI

Cooperatore Salesiano.

Salus infirmorum, ora pro nobis.

Siate in ogni tempo e da tutti benedetta e ringraziata, o potentissima e clementissima Vergine Maria, Aiuto dei Cristiani! In questi giorni di affannose afflizioni per la grave malattia da cui fu colpita l'amatissima mia madre, ho ricorso a Voi implorando per Vostra intercessione, che l'unica medicina che le potesse giovare, fosse realmente per lei efficace, e promettendo che avrei mandato al Vostro Santuario l'offerta di L. 5 per la celebrazione di una S. Messa all'altare a Voi dedicato. Voi nella Vostra materna bontà mi avete ascoltato; ed io, pieno il cuore della più viva riconoscenza, sciolgo la mia promessa, supplicandovi di nuovo, che vogliate ottenermi completa la guarigione della cara madre mia.

Bormio, 25 febbraio 1896.

Sac. GERVASIO SoSIO.

Un triduo a Maria SS. Ausiliatrice !

Senza voler togliere merito alla cura intelligente dei dottori curanti e negare ai medicinali la dovuta efficacia, convinto anzi che Iddio possa illuminare i medici e dar virtù alle medicine, riferisco quanto segue Ai 17 di febbraio, papà cadde malato per bronco-polmonite doppia da influenza, ed il suo stato fu ben presto dichiarato gravissimo dal consulto che ebbe luogo. Noi dopo aver adoperati tutti i mezzi umani, ci ricordammo che papà era Cooperatore Salesiano e quindi abbiamo subito telegrafato a Torino per un triduo a Maria Ausiliatrice, ed ecco appunto al terzo giorno l'ammalato venne dichiarato fuori pericolo. Passarono varii giorni, ed il dottore già accennava a che il malato presto avrebbe cominciato ad alzarsi, quando improvvisamente fe' ricaduta, e così gravemente che un secondo consulto dichiarò lo stato dell'infermo disperato, per sopravvenuta paralisi bronchiale, arguendo i dottori che non avrebbe passata la notte. Si adoperarono subito i rimedi suggeriti; eppoi ricordando il primo caso, si telegrafò una seconda volta a Torino per un altro triduo. Intanto questa seconda volta ho raccomandato al caro infermo che ricorresse anch'egli a Maria Ausiliatrice. Nella sera gli vennero, come era stato ordinato, amministrati i SS. Sacramenti. D'allora l'ammalato non ha più peggiorato, che anzi nella notte riprese forze e scherzava dicendo che gli si cuocevano le carni colla senapa. A noi però sembrava un miglioramento fittizio. Aggiungo ancora che al domani mattina, primo giorno del secondo triduo, tornando per tempo dalla Messa, ho promesso a nome dell' infermo che, se avesse ottenuta la guarigione, si sarebbe nel giorno di Maria Ausiliatrice recato a Torino a ringraziare la SS. Vergine. Entro in casa, trovo meglio l' infermo : questi domanda latte che prende con piacere, manifestando poi il bisogno di dormire. Arriva il dottore, trova il malato dormente e dichiara esservi un po' di speranza, e se ne va per tornare fra poco. Ritorna e dichiara l'infermo fuori pericolo. In breve, dopo una felice convalescenza, ora papà esce e sta meglio di prima. Questi casi, che da dotti e pii ecclesiastici non furono giudicati casi, ho pensato di dover riferire a gloria di Maria SS. Ausiliatrice !

Genova, 31. marzo 1896.

LUIGI PELLAS di PIETRO.

Maria Ausiliatrice salvezza dei soldati nella guerra Africana. I.

Sento il bisogno di rendere vive grazie a Maria SS. Ausiliatrice insieme con tutta la mia famiglia, per avere scampato da certa morte il mio carissimo fratello Giovanni, caporal maggiore nell'esercito della colonia Eritrea in Africa. Alla partenza noi lo collocammo sotto il manto pietoso di questa buona Madre celeste, dandogli la sua medaglia da portare al collo; ed Ella non venne meno alla nostra aspettazione. Giovanni avrebbe dovuto trovarsi alla disastrosa battaglia di Abba Garima, ed essere ravvolto nella strage insieme col suo battaglione, che restò quasi intieramente distrutto ; ed invece Maria dispose con materna provvidenza che nel viaggio si facesse male ad un piede, a cagione di una scarpa stretta, e che restasse indietro, mentre i suoi compagni marciarono contro il nemico. La scalfittura era leggera e guarì in pochi giorni; ma intanto non potè più raggiungere il suo battaglione e fu mandato all'Asmara in luogo sicuro. In questo mentre i suoi compagni nella giornata del 1° marzo attaccarono battaglia, furono sopraffatti dal nemico e lasciarono quasi tutti la vita sul campo. Alcuni di essi erano dello stesso nostro paese, partiti insieme, e mentre ora le famiglie piangono inconsolabili la morte di quei loro cari, noi ringraziamo Maria per avercelo conservato in vita!

Valsalice, 12 aprile 1896.

Sac. ANDREA BELTRAMI.

II.

Nè il precedente è il solo fatto in cui spicca la protezione della Vergine Santa verso i soldati suoi divoti. Eccone subito un' altro raccontatoci dal Sig. G. P. di Torino, persona degnissima di fede. Nove anni or sono questo signore ricevette una medaglia di Maria Ausiliatrice da Don Bosco, il quale nel consegnargliela gli disse: « Tientela molto preziosa, chè ti servirà assai ». Avendo un figlio ufficiale in partenza per l'Africa, pensò di consegnargli la detta medaglia raccomandandogli di portarla sempre al collo. Il figlio dovette trovarsi nella battaglia di Abba Garima : si trovò in gravissime circostanze, in pericoli seriissimi : ed ultimamente circondato da un'orda di Abissini, già si teneva per perduto insieme coi suoi, quando mandando il pensiero a Dio, a Maria, alla famiglia ed alla patria, colla pistola in una mano e la sciabola nell'altra, si scaglia in mezzo ai nemici. Ed ecco che contro ogni sua aspettazione riesce a mettersi in salvo. Scrivendo ora al padre, ringrazia di cuore Maria Ausiliatrice, certo della sua particolare protezione in quel conflitto, poichè del suo battaglione non rimasero superstiti che otto e degli ufficiali egli solo.

Mentre assecondiamo i desiderii di questi divoti di Maria nel renderle pubbliche grazie per favori cotanto segnalati, noi vorremmo esortare tutte le madri che hanno i loro figli in Africa, di collocarli sotto il patrocinio pietoso della gran Madre di Dio e di invitarli a tenere al collo la sua medaglia, affinchè li difenda da ogni pericolo temporale e spirituale. Maria è bella come la luce dell'aurora, vaga come la luna, eletta come il sole, ma è anche terribile come un esercito schierato in campo, e questa potenza la esercita nel difendere quelli che in Lei confidano.

LA REDAZIONE.

Una madre consolata.

Il giorno 6 marzo del corrente anno si ammalò di forte febbre la minore delle mie figlie, l'Orsolina, di circa nove anni. Fu subito chiamato il medico curante, sig. Sartorari, il quale riscontrò nella piccola ammalata gravi sintomi di seria malattia, cioè di polmonite. Le dichiarazioni del medico gettarono la costernazione in tutta la famiglia, tanto più che in quei giorni quanti si ammalavano di polmonite, ed erano molti, tutti perivano. Quantunque immersa nella più angosciosa trepidazione, io mi rivolsi subito con cristiana fiducia a Colei, cui mai ricorsi invano, e mandai un'offerta a Don Rua in Torino, pregandolo che facesse celebrare una novena, onde ottenere la grazia che la malattia della mia amata figliuolina si arrestasse e fosse men grave di quanto si temeva. Il male però aumentava, anzichè diminuire, e con esso aumentavano i timori e le apprensioni di tutta la famiglia. Non per questo diminuì in me la speranza di ottenere da Maria Ausiliatrice la grazia invocata, anzi con più fervore e con maggior fiducia mi rivolsi nuovamente alla Regina del Cielo, pregandola di risparmiare alla mia Orsolina una sì grave e pericolosa malattia e promettendole in cuor mio di pubblicare la grazia sul Bollettino Salesiano. Incredibile a dirsi ! Appena fatta una tale promessa cessò nella mia bambina quasi istantaneamente la febbre, scomparve ogni sintomo di malattia, e quando il medico venne il mattino seguente a visitarla, la trovò, con sua sorpresa, grandemente migliorata, tanto che dopo qualche giorno la piccina lasciò il letto completamente guarita.

In attestato di mia riconoscenza, in adempimento della promessa fatta e ad onore di Maria SS. Ausiliatrice desidero sia pubblicata la presente relazione, a cui unisco tenue offerta a vantaggio delle Missioni.

Caprino Veronese, 12 aprile 1896.

ELENA LUCCHI-BECCHERLE.

Maria protettrice delle campagne.

Riflettendo sui malanni fisici e sulle calamità che ridussero i frutti de' miei sudori in balìa delle meteore disastrose, dovetti ridestarmi dal letargo in cui giaceva, e pensare... pensare seriamente alle promesse del compianto Don Bosco. Erano giorni felici quelli di trent'anni fa, quando in quel sacro recinto circondavamo quel sant'uomo e da lui udivamo che Maria non si invoca inutilmente.

Adunque io promisi, l' invocai e fui esaudito. È il terzo anno che faccio la mia piccola offerta di una parte de' frutti che ricavo, in riconoscenza a Maria per la grazia ottenuta; ed in verità d'allora i frutti si triplicarono per quantità e qualità sorprendente: ed anche i malanni fisici sparirono quasi totalmente. Evviva adunque Maria SS. protettrice delle campagne !

S. Damiano d'Asti, 20 aprile 1896.

UN ANTICO ALLIEVO DI DON Bosco.

Rendono pure grazie infinite a Maria Ausiliatrice per segnalatissimi favori ottenuti mediante la potentissima sua intercessione e mandano offerte per il suo santuario di Torino i seguenti

-Michele Baiotto, Tigliole. - Ch. Francesco Bertoncello, Candiana. - Colomba Ved. Ongari, Pellugo. - Giuseppe Bernasconi, Torricella. - Maria Loggia, Porta, Borgo d'Aie. - Una Cooperatrice Salesiana del Biellese.-Rosalia Berri. - Maria Passerini-Verchiani, Pesaro. - Giovanni Giorgi, Castel S. Pietro (Emilia). -Lucia Centurelli, Chignolo d'Isola. - Antonia Gregori, candidata delle Figlie della Carità-Canossiane, Trento. - Sac. Gio. Batt. Olivero, Saluzzo. - Luigi Giacomo Castello, Maestro Norm. Sup., Lavagna. - Paolo Castelli, Segret. Com., Inverigo. - Angiolina Gallo-Onesti, Fezzano. - Giuseppe Pezzucchi, Seg. Com., residente in Torino. - Angela Masnaghetti, Mandello, - D. Pietro Furno, Direttore Istituto Salesiano, di Trento, per le Signore N. N. e Maria Nardoni di Lavis. - Enrichetta Nobile, Codeville, la quale in segno di gratitudine fece porre nella Chiesa di Codeville un quadro di Maria Ausiliatrice, dove si recano ora quei fedeli a porgere i loro omaggi alla Regina del Cielo o della Terra. - G. A. di Sommariva Bosco, per aver ottenuta la guarigione dal mal d' occhi ad un suo carissimo figlio. - D. Francesco Cottrino, Direttore del Collegio Salesiano di Treviglio, per l'ottenuta guarigione ad una buona cristiana di quella città in seguito ad un triduo fatto dai giovanetti di quel Collegio. - Maria Caccini, Omegna. - Maddalena Gardoncini, pel Sig. Pietro Marinovich, California. - Maria Bernasconi, Castello S. Pietro- - Antonio Girardi, Rossano Veneto. - D. Giuseppe Cantarini, Parroco di Masi Tosello.

DAI COLLEGI

Una felice inspirazione per sovvenire i nostri Missionari.

REv.mo SIG. D. RUA,

RIPIENO il cuore di contentezza, le mando relazione di una cara e simpatica festicciuola che ebbe luogo nel nostro Collegio Manfredini di Este : festicciuola la cui riuscita merita di venire pubblicata nel nostro Bollettino , interessando una parte vitale della nostra Pia Società, vo' dire le Missioni Salesiane.

Nel vivo desiderio pertanto di sovvenire in qualche modo i nostri fratelli che sacrificano la vita, loro fra gli Indi delle inospite regioni dell'America, mi venne la felice ispirazione di dare un modesto trattenimento musicale a scopo di beneficenza. Consistette nella rappresentazione d'una nuova opera musicale in 3 atti, intitolata « Leo ». Il libretto venne composto in graziosi versi italiani, a metro vario, dal nostro bravo Prof. D. Alberto Caviglia, pigliando argomento dall' Actio Dramatica del Ch.mo Dott. Sac. Francesia, forbitissimo scrittore nella lingua del Lazio. L'operetta poi venne musicata dal nostro valente Maestro il Ch. Raffaele Antolisei, che colla giovanile, fervida e delicata sua fantasia seppe ritrovare le armonie sì appropriate, da ritrarre l'azione nella più schietta naturalezza. Non è a dire con quanto impegno ed amore siansi applicati i sessanta nostri giovanetti cantori per impararla e mandarla a memoria, e ciò senza detrimento de' loro studi: essi sapevano di far cosa gradita a V. S., e di cooperare per tal modo ad un atto della più squisita carità; e, superati però tutti gli ostacoli, vì si prepararono egregiamente, specie durante le ferie pasquali. Si diramò poscia una circolare d'invito ai Cooperatori Salesiani ed amici di liste e dintorni; ed alla sera del 9 aprile ebbe luogo l'esecuzione del Melodramma. In questa circostanza conobbi a tutta prova che anche nella gentile città di Este e confinanti paesi si amano i Salesiani e l'opere loro. Mai mi venne fatto di vedere concorso tanto numeroso ai nostri piccoli trattenimenti. La sala del nostro teatrino era letteralmente gremita di gentili accorsi, tanto che il rimanente degli alunni si dovette collocare sopra apposita tribuna. Vi si scorgevano varie notabilità sì del ceto ecclesiastico che secolare, tutti poi vogliosi di godersi il nuovo e bel trattenimento.

L'esecuzione del nuovo e grandioso Melodramma, coadiuvata da bravi Professori d'Orchestra, superò la generale aspettazione. Le dico solo che le armonie furono delicate e severe ad un tempo secondo le regole moderne dell'arte; i caratteri ben mantenuti , specie quello del grande Pontefice Leone I°, che faceva mirabile contrasto con Attila. Il soprano si diportò assai bene per voce, sentimento e azione drammatica. Bravo pure il tenore che rappresentava il prode guerriero e confidente di Attila. Poderosi , intonati ed inappuntabili i cori dei guerrieri e degli schiavi; insomma tutto fu eseguito, a giudizio degli intelligenti, con brio, precisione e naturalezza.

Nell'intervallo di riposo, fra il 2° e 3° atto, l'egregio Parroco di Ospedaletto, Cooperatore nostro affezionatissimo, ed il povero scrivente si presentarono ai gentili e caritatevoli intervenuti per la questua di beneficenza che fruttò una sommetta graziosa per le nostre Missioni. Le aggiungo anzi più che alcuni parenti dei nostri giovani ed amici, non avendo potuto aderire all'invito, si degnarono mandare per posta la loro cordiale offerta.

Ed ora, in sul finire, mi sento in dovere di ringraziare pubblicamente l'egregio nostro amico, il Sig. Enrico Cortellazzo, nonche i suoi bravi compagni d'Orchestra, che colla loro abilità nell'arte bella vollero sì generosamente prestarsi a renderne l'esecuzione più brillante e gradita. Una parola pure d'encomio al nostro Cooperatore signor Alessandro Marchetto che sostenne così bene la parte dì Attila, ed un ringraziamento a tutti i gentili intervenuti che col loro obolo della cristiana carità a pro delle nostre Missioni dimostrarono sempre più quanto amino D. Bosco e le sue Opere.

In conclusione: la serata del 9 aprile fu cara e sarà memoranda per i Salesiani di Este non solo; ma gioverà a far conoscere maggiormente che anche in questa città i Salesiani di D. Bosco hanno un fiorente Collegio per i giovanetti di agiata condizione, ai quali s'impartisce l'istruzione elementare e ginnasiale ed un'educazione conveniente al loro stato; che detto Collegio per esser posto in aperta campagna, poco distante dalla città, circondato da vigneti, con i vasti ed ombreggiati cortili, colle ampie sale per la ricreazione interna, con tutte insomma quelle migliorie che ultimamente si compirono, presenta tutte quelle condizioni che si possono desiderare per un istituto di cristiana e civile educazione.

Ecco quanto mi stava a cuore di comunicarle; ed ora altro più non mi resta che presentarle i più cordiali ossequii dei suoi figli salesiani ed alunni, pei quali la prego di una speciale benedizione, e sopra tutti benedica me che tanto ne abbisogno, mentre con figliale affetto mi gode l'animo di raffermarmi

Di V. S. Reverend.ma

Dal Collegio Manfredini di Este, 15 Aprile 1896.

Dev.mo ed Aff.mo Figlio in G. C. SAC. PIETRO GALLO

Direttore.

AZIONE SALESIANA

MESSINA.

Ci scrivono da Messina:

Il lunedì ultimo del mese di marzo nella modesta Cappella dell'Oratorio Salesiano di S. Luigi in Messina fu tenuta un'apposita Conferenza ai Signori Cooperatori e Signore Cooperatrici delle Opere di D. Bosco in questa città. Sua Em.a il Cardinal Arcivescovo non potendovi intervenire, mandò una particolar sua benedizione.

L'illustre quaresimalista e conferenziere Mons. Gottardo Scotton , amico ed intimo conoscitore delle Opere di D. Bosco, vi prestò la sua viva ed interessante parola. Intrattenne dapprima la colta adunanza messinese sur un punto principalissimo per chi si fa indagatore di quante opere filantropiche sorsero e sorgono tuttora in questo secolo cotanto decantatore di beneficenza e filantropia. Il mondo, che di sole apparenze si pasce, non solleva il lembo a penetrare l'intima natura e lo scopo non che fallace, pervertitore, cui tendono tante opere così dette di beneficenza, che non hanno, o solo, una larva di carità cristiana. La sola Fede di Cristo, ossia la Cattolica Religione, diceva l'oratore, ha l'intimo senso della vera carità; di quella carità, che fa del Missionario un eroe in terra straniera; del cattolico cittadino un modello di virtù civili, famigliari e religiose; e della cristiana educazione il solo rimedio, che tragga dal precipizio la giovane società presente. - Don Bosco, che fu uomo del secolo, suscitato per le presenti generazioni, ebbe, come i grandi uomini, una missione da adempiere, ed un'impronta da lasciare. Dio lo scelse, Dio gli tesse una vastissima tela; e col favor suo le Opere Salesiane già si estendono in tutte parti del mondo.

Molte, diceva, son le Opere di D. Bosco; ma a tre principalissime e vastissime le riduceva Missioni, Collegi, Oratori Festivi. - La carità, non quella che rade il fango delle paludi e vien dalla terra; ma quella che vien dal cielo, ed al cielo si solleva dalla terra a voli sublimi ed eroici, questa è che fa le anime grandi. Prima di tutto la vera carità si ammira da tutti e la si vuole sopra ogni altra opera : gli empi stessi ci perdonano lo stesso amar Dio, purchè veggano nella carità verso il prossimo il nostro zelo, l'opera nostra : questa spunta ogni lor arma, rintuzza la lor superbia, e noi siamo grandi innanzi ai loro occhi stessi. Ebbene, proseguiva, il Missionario, anche prima del Vangelo, porta seco, varcando i mari per quelle lontane terre dell'America, - Patagonia, Terra del Fuoco, Brasile, Equatore - la carità di Cristo ; raccoglie quelle piccole belve ignude e le ricopre delle sue ali; ne smorza i martiri del dolore, dell'abbandono e della brutalità; lor insegna a vivere, a coltivar le terre ; e quindi a poco a poco insinuandosi, inalbera alla lor vista la Croce, lor accenna a un Cristo pendente esangue per la loro salvazione ; ed ecco , che acquistati dapprima col fatto della carità, aprono gli occhi alla luce ; e quei popoli sterminati, che brancicavan nelle tenebre, vedono a un tratto i bagliori d'una vera civiltà, la Religione di Cristo. Per essa perdono ogni lor ferocia; non son più belve erranti per quelle vaste foreste, ma creature, che riconoscono a poco a poco la dignità dell'umana famiglia, e la lor esistenza è migliorata. Sì, continuava Mons. Scotton , ma questa carità, prima che dalla nostra Italia sorvoli l' oceano a quelle remote spiaggie, asciughi quelle lacrime, fasci quei dolori, porti la luce a quelle tenebre, geme spesso solinga in un cuore, che invano manda i suoi sospiri per quelle terre da salvarsi. E non una, ma tante e tante sono quelle anime elette, che anche la vita, se occorresse, darebbero a questo scopo; ma esse mancano dei mezzi, di quella potenza, che or fa tutto, e senza di cui si fa nulla. Ebbene, da tutti si può concorrere ; da tutti si può essere efficaci missionari, dando a questo scopo paste di quell'oro, che o si idolatra, o si impiega in opere scandalose e viete, o si sciupa in bagordi e vizi.

Passando poi l'oratore alla seconda grande opera di D. Bosco, cioè ai Collegi Salesiani, dimostrò di quanto bene pure sia feconda quest'opera importantissima della buona educazione e sana istruzione ; tanto più in un' epoca, in cui istruzione laica importa oramai ateismo in quelle giovani menti, insubordinazione e non punto conoscenza dei più sacrosanti doveri che legano l'uomo a Dio, il padre alla famiglia, il cittadino alla patria. E se ora, diceva, tanto si piange e si deplora un presente sì tristo, che sarà dell'avvenire' Chi l'osa mirare senza spavento avanzarsi minaccioso nelle mani dei figli di quel popolo, che abbandonato sulle vie, ai pubblici scandali, senza rugiada che benefichi quella rozza terra calpesta dal fasto dei ricchi, ed oltraggiato dal disprezzo d'una civiltà atea, o si spinge al delitto vivendo di turbolenza e di sedizioni, o si tronca miseramente la vita, perchè non ne conosce il fine? Di qui il chiaro conferenziere trasse pure le più convincenti e brillanti idee per parlare dei molti e salutarissimi Oratori Festivi di D. Bosco, sparsi oramai per tutto il mondo. - La parola erudita e persuasiva di Monsignore destò la più viva impressione in tutta quella onorevole adunanza di Signori e di gentili Signore.

Terminata la conferenza, s'impartì la benedizione col SS. Sacramento, preceduta dal canto del Tantum Ergo, eseguito dai piccoli cantori dell'Oratorio festivo Salesiano.

Speriamo che questa cara conferenza sia per produrre nuovi frutti ubertosi di santa e forte cooperazione verso di questo stesso Oratorio Salesiano.

ORATORII FESTIVI

UN NUOVO ORATORIO FESTIVO.

Domenica in Albis i Confratelli ed i Cooperatori Salesiani di Loreto ebbero la consolazione d'inaugurare solennemente l'Oratorio festivo, dedicato alla S. Famiglia. Si ebbe come un segno della compiacenza del Signore in questo, che il cielo, tanto minaccioso la sera antecedente, si rifece in sul mattino, mantenendosi bello e ridente tutto il giorno, per riguastarsi solo a tarda sera, e rompere in forti acquazzoni la notte.

Alle 8, 30 la Chiesina del Collegio Salesiano , a cui l' Oratorio è annesso, era letteralmente gremita da più di trecento giovanetti degli otto ai sedici anni. Celebrò la S. Messa S. E. R.ma Mons. Giuseppe Ridolfi, Vescovo di Todi. L'altare messo a gran festa, la soave armonia degli alunni del prelodato Collegio Salesiano, che con vera dolcezza eseguirono alcuni divoti mottetti, l'ammirazione e animazione scolpita sul volto di tutti quei giovanetti, per trovarsi lì in tanti per una solennità tanto più cara, quanto più nuova e inaspettata, e tutta per essi, impressionavano fortemente il cuore di tutti. E quando all'Elevazione quella schiera, che forma le delizie del Cuore di Gesù, poc'anzi dispersa, trascurata anzi per le strade, ed ora raccolta la prima volta in quel sacro recinto , chinò unanime riverente la fronte ad adorare il Re dei Re, ognuno se ne sentì intenerito.

Con eloquenza veramente paterna Mons. Ridolfi spiegò loro che cosa fossero presentemente gli Oratori festivi, e come D. Bosco con angelica carità ne fosse stato l'istitutore, per guidare col solo amore la gioventù al Signore. Tutti pendevano dal suo labbro, e gli occhi sfavillanti manifestavano colla soddisfazione del momento l'ardore, con cui, riconoscenti al Signore ed ai loro benefattori, promettevano di corrispondere a tante cure.

Dopo la S. Messa, condotti in ben adatto cortile, presero di vero assalto i molti e vari giuochi ginnastici preparati per essi. Fu un rincorrersi l' un l'altro, un lieto vociare, una indicibile gioia per ben tre ore. Mons. Ridolfi, D. Aurelio Girtler, Direttore dell'Oratorio festivo , il Rev.m° Parroco D. Ubaldo Cicerchi, vera anima di esso, e gli altri Salesiani e Cooperatori presenti, vollero unanimi comunicare telegraficamente al S. Padre la loro esultanza, implorando sull'Oratorio l'Apostolica benedizione.

La sera, dopo un'altra non meno lieta ed animata ricreazione, S. E. Rev. Mons. Ridolfi impartì la trina benedizione col SS. Sacramento a quei cari giovanetti, che, prorompendo con tutto lo slancio del loro cuore nel canto del Dio sia benedetto, trassero da più d'un ciglio lacrime di consolazione.

Voglia la S. Famiglia, a cui l'Oratorio di Loreto è sacro, benedirne e proteggerne sempre più i giovanetti, che già da sei secoli tanto fra quelli di tutto il mondo predilige, da voler che la sua S. Casa sia in mezzo alle loro custodita e venerata.

UN' ALTR' ARCA DI SALVEZZA.

Anche a Bronte in Sicilia fu dai Salesiani aperto un Oratorio festivo. Quel Direttore D. Giuseppe Rossi ne dava l'annunzio a D.. Rua il giorno 4 aprile scorso in questi termini : « Come aveva promesso, da quattro domeniche si è aperto l'Oratorio festivo per gli esterni, sì al mattino come nel pomeriggio. Coll'aiuto di Dio la cosa procede bene, e speriamo andrà progredendo quanto sarà permesso dalla strettezza del luogo, essendo annesso al. convitto e dovendo far uso della stessa chiesa, s'intende in ore diverse. Se si potesse trovare un luogo separato e adatto allo scopo, certo che quest' Oratorio potrebbe prendere uno sviluppo grandissimo e con grande vantaggio di non pochi giovanetti. Confidiamo nella Divina Provvidenza. Per ora facciamo come si può; col tempo speriamo ch'Essa provvederà meglio ! »

DON RUA ALL'ORATORIO DI VIGNALE.

Vignale, uno dei più bei paesi che poggiano sulle ubertose colline del Monferrato, segnerà fra i giorni suoi più belli il 6 dello scorso aprile.

Fu uno sfogo del cuore, uno slancio dell'anima, fu il contento di Gesù Benedetto che discese nei teneri cuori di quella gioventù.

Or sono quattro anni ad istanza del degnissimo Prevosto Don Luigi Monti e dell'Ill.mo. Sig. Conte Callori, i Salesiani si recarono a Vignale per inaugurare l' Oratorio Festivo nel locale generosamente offerto dal predetto Sig. Conte.

Ora a questi giovanetti, che con tanta assiduità frequentarono l' Oratorio, bìsognava dare un premio ; ed il giorno 6 corrente, dovendosi fare la Comunione Pasquale, il Sig. D. Rua si degnò di recarsi colà per distribuire loro di propria mano il Pane degli Angeli. Oh ! il contento di quei giovani. Raggianti di gioia, modesti nel portamento, raccolti, impressionati del solennissimo atto che stavano per compiere si accostavano - molti per la prima volta - al banchetto eucaristico. Eran circa duecento ed erano circa duecento angeli del cielo che sorridenti e congratulantisi invidiavano la loro bella sorte. Questa prima funzione terminò con un fervorino che D. Rua rivolse loro dopo la messa, col quale li esortava a conservare a lungo la grazia che il Signore aveva loro concesso in quel giorno; lasciando per ricordo il detto di Savio Domenico, uno dei più bei fiori dell' Oratorio di Torino « la morte ma non peccati ».

Per la Messa solenne eransi colà recati i giovani studenti del Collegio Salesiano di Borgo S. Martino, che imparadisarono i buoni Vignalesi con una musica grave, ed eseguita secondo tutte le norme dell' arte. A questi giovani e al loro degno Maestro un bravo di cuore. Dopo l' evangelo, D. Rua salì il pergamo per tenere all' affollatissimo uditorio, invitato dal prevosto locale, una conferenza. Esordì col ricordare una passeggiata autunnale che nel 1864 avevano fatto in quel paese con D. Bosco. Passò quìndi a dire che la Pia Società Salesiana, da quell' anno a tutt' oggi aveva preso uno sviluppo precoce ; tratteggiò in brillantissimi quadri l' estendersi prima in Piemonte, poi nella Liguria, in tutta l'Italia, nell' America e via via, accennando in particolar modo il fine di questa Pia Società, il condurre alla fede tanti poveri indigeni dell' America, l'assistenza spirituale dei nostri connazionali che si trovano fuori dell'Italia. Ma i Salesiani nulla potrebbero senza l' aiuto dei buoni Cooperatori e delle Pie Cooperatrici. Dunque marco alla borsa.... e l'elemosina fu davvero considerevole. Ai buoni Vignalesi i nostri ringraziamenti.

Nel pomeriggio era stato preparato in un cortile bellamente addobbato di casa Callori un trattenimento musico-letterario in onore del successore di D. Bosco. Superò ogni aspettazione. La musica, la poesia, i dialoghi, i canti si succedevano, s'intrecciavano con buon ordine, sì da togliere la monotonia non così facile ad evitarsi in simili saggi.

Ci duole di non poter dire di più, ma non possiamo conchiudere senza una lode agli Oratorii festivi di Casorso Monferrato e di Borgo San Martino che ebbero il gentile pensiero di mandare numerose rappresentanze : e senza i nostri ringraziamenti alla banda municipale di Vignale che si prestò sempre gratuitamente, a rallegrare le feste del loro Oratorio festivo.

Facciamo voti che il nobile esempio di Vignale venga presto imitato dagli altri paesi del Monferrato, che ebbero pure la fortuna di avvicinare Don Bosco e di sentirne la calda ed infuocata parola.

UNA CARISSIMA FESTA A SAVONA. Leggiamo nel Letimbro

La Domenica 19 aprile, nella bella Chiesina dell' Oratorio Festivo Salesiano venne solennemente benedetta la statua di Maria SS. sotto il titolo di Auxilium Christianorum.

La Chiesa era vagamente adobbata e splendidamente illuminata : non è a dire se fosse piena di persone, accorse a venerare il sìmulacro della potente avvocata di Don Bosco e dei figli suoi ; crediamo che se fosse stata doppiamente grande, sarebbe appena bastata all'uopo

Monsignor Vescovo nostro, assistito dai Molto Reverendi Canonici Cerruti e Becchi, dopo il canto di bellissimi mottetti , procedette alla benedizione della artistica statua e pronunziava quindi un discorso di circostanza.

Disse della origine della divozione alla Vergine Aiuto dei Cristiani, ne raccontò le gesta gloriose, i miracoli ottenuti per sua intercessione e dell'aiuto potente dato al suo figlio prediletto che fu Don Bosco. Esortò i fedeli , i Cooperatori e le Cooperatrici Salesiane ad essere sempre devotissimi di questa buona Madre, a venerarla, a pregarla per l'incremento delle Opere Salesiane che tanto bene producono ovunque. Chiuse il suo dire facendo voti che presto sorga in Savona un tempio grandioso dedicato a Maria Aiuto dei Cristiani .

Terminato il bel discorso Monsignor Vescovo impartì ai fedeli la trina benedizione .

Venne poscia benedetto il vessillo del Circolo di S. Luigi, e quest'ultima cerimonia, alla quale assistettero i rappresentanti della nostra Società Operaia Cattolica, della Società Operaia Cattolica di Sant'Alessandro, del Circolo Pio VII e della Società Operaia Cattolica di San Bernardo , poneva fine alla festa , invero riuscitissima.

La brava banda dell'Oratorio eseguì prima e dopo la funzione briose suonate.

In quest'occasione veniva spedito il telegrama seguente al Sommo Pontefice : Sua Eminenza Cardinal Rampolla

Roma.

Vescovo, Clero Salesiano, Signore Cooperatrici, giovani Oratorio Festivo, uniti benedizione simulacro Maria SS. Ausiliatrice e, bandiera Circolo San Luigi pregano trionfo Santa Chiesa e Sommo Pontefice domandano Apostolica benedizione.

GIUSEPPE Vescovo .

Ed il Santo Padre faceva rispondere nei termini seguenti Monsignor Vescovo Savona.

Santo Padre ha provato molta consolazione all'annunzio inviatogli e con paterno affetto comparte benedizione implorata.

M. Card. RAMPOLLA.

AI GIOVANETTI

BUON CUORE' PEI MISSIONARI

Amici miei carissimi,

CHi di voi non si è sentito più d'una volta intenerire il cuore al leggere le corrispondenze del povero Missionario , che, dopo aver fatto sacrificio di quanto ha di piiú caro sopra la terra, parenti, patria, amici, e di essersi recato in terra straniera a portare la luce del Vangelo e la cristiana civiltà a popoli ancor sedenti nelle tenebre e nell'ombra di morte, si vede poi tarpate le ali dell'ardente sito apostolico zelo per mancanza di mezzi materiali?

Il selvaggio è ignudo, e il Missionario deve ricoprirlo da capo a piedi. L'Indio è di sua natura randagio; se il Missionario non ha di che trattenerlo, a nulla approda il suo zelo: le sue istruzioni, le sue fatiche, i suoi sforzi riescono pressochè inutili. Quegli, nella sua barbarie ed ignoranza, vive sovente in luridi tane, non altrimenti che le bestie del campo; ed il Missionario che lo vuol ridurre alla onorata condizione di tutti gli altri uomini suoi simili, deve costruirgli la casa e fornirgliela di tutto il necessario. Il Missionario poi si prende una cura particolare di quei cari bambini selvaggi, che formeranno le future popolazioni civili di quei paesi; quindi innalza ospizi, scuole, laboratorii, in mezzo a cui dà il primo posto al sacro tempio, ove inizia quei buoni neofiti ad adorare, lodare e ringraziare il loro Creatore.

Tutte queste imprese richiedono mezzi ingenti. Ma v'ha di più, specialmente in certe Missioni. Se il Missionario non è sempre ben fornito di gran quantità d'oggetti d'ogni sorta e di gingilli, corre pericolo di sentirsi intonare un'antifona poco gradita al suo cuore di apostolo:

« Vattene, noi non vogliamo un Padre povero ! »

Il selvaggio è pretendente, sempre chiede, sempre vuole; e quando il Missionario gli rispondesse che non ha più di che donarlo, verrebbe al punto di intimargli che se ne ritornasse ai suoi paesi.

I gemiti e le voci di chi si trova in tali cimenti senza dubbio non possono a meno che muovere a pietà ogni anima cristiana, ma sopra tutto il cuore dei buoni giovanetti che alla commiserazione sembrano nati.

Ed ecco, o miei cari amici, un gruppo di bravi vostri compagni, che, mossi da questi pietosi sentimenti, prima di separarsi dal Catechisrno quaresimale, vollero inviare al Rev.mo Superiore dei Salesiani l'obolo della loro carità per i Missionari e i loro diletti selvaggi. Io son ben contento di potervi presentare la letterina colla quale inviavano il frutto dei loro quotidiani risparmi. Chi scrive è un loro giovane Catechista

REV.mo SIGNORE,

Colla presente invio alla S. V. R.ma il tenue obolo che una ventina di giovanetti della Dottrina Cristiana, lettori del Bollettino Salesiano, insieme al loro Maestro e Sottomaestro-Catechista offrono per i selvaggi dell'America affidati alle cure affettuose dei Missionari Salesiani. L'obolo, come ho detto, è assai tenue; ma spero cionondimeno che la S. V., che è Tanto buona e che tanto ama la gioventù, non solo vorrà gradirlo pe' suoi cari selvaggi, ma proverà non poco piacere in riceverlo, sapendo ch'esso proviene da un piccolo stuolo di giovani cuori, i quali amano molto la lettura del Bollettino e nutrono affetto pei poveri selvaggi delle Missioni Salesiane. Se cotanto fu accetto al Signore il centesimo della vedova del Vangelo, come potremo noi dubitare non torni gradito altresì il nostro?

Con questa speranza e con fiducia nella bontà grande della S. V., la prego voler benedire me e questi giovanetti, affinchè possiamo meritare di far oggi e sempre la volontà del Signore in ogni cosa, e riverentemente ossequiandola anche a nome dei suddetti mi sottoscrivo con venerazione e stima

Della S. V. R.ma

Genova, 26 Marzo 1896.

Dev.mo in G. e M.

Un Catechista Cooperatore Salesiano.

Benedica il Signore a questi bravi giovanetti, e susciti molti imitatori tra i miei cari amici! Ogni piccolo sacrificio che ci imporremo per soccorrere i Missionari ed i loro selvaggi ci verrà da Dio ripagato ad usura anche in questa vita.

Vostro Aff.mo Amico D. C. GIULIVO.

NOTIZIE VARIE

LA FEBBRE GIALLA E I SALESIANI.

I nostri lettori avran senza dubbio sentito parlare dello zelo eroico che ha addimostrato Monsignor Guidi, incaricato d'Affari al Brasile, inverso dei poveri nostri connazionali attaccati dalla febbre gialla sul regio incrociatore Lombardia, relegati nell'Isola Grande, distante un dodici ore da Rio de Janeiro (Brasile).

Ora con piacere apprendiamo che in quest'opera di sublime carità verso di tali infermi efficacemente assecondarono lo zelo di Mons. Guidi i nostri carissimi confratelli di Nictherov. Una corrispondenza di quel Collegio così annunzia la cosa:

« Ad un cenno di Mons. Guidi, tosto un nostro Sacerdote da questa Casa volò al Lazzaretto dell'Isola Grande, dove si trova il vapore di guerra Lombardia, per amministrare i SS. Sacramenti a tutti quegli attaccati dalla febbre gialla.

« Egli vi rimase colà venti giorni, quotidianamente celebrando la santa Messa e recando i conforti della nostra santa Religione a quei disgraziati.

« Di 260 marinai che erano a bordo al suo arrivo, tra nel Lazzaretto e nell'Ospedale di Rio Janeiro, soccombettero 130.

« Quantunque tutti gli altri, meno quattro o cinque, fossero pure assaliti dal morbo, pareva che le cose volgessero in meglio. Non fu però così. Ed il nostro prete. che difettando di vino e di ostie per la celebrazione del Santo Sacrificio , e di Olio Santo per l'Estrema Unzione, era venuto a Nictheroy per provvedersene, tosto volò nuovamente in mezzo a quei poveri infermi, dove rimarrà finchè piacerà al Signore. »

NUOVO OSSERVATORIO METEOROLOGICO.

Leggiamo nel Cristoforo Colombo di Buenos Aires del 9 febbraio scorso:

« Fin dalla scorsa settimana si trovano in questa Capitale provenienti da Montevideo, il M. to R.do Signor Luigi Morandi, direttore dell' Osservatorio Meteorologico Centrale del Collegio Pio di Villa Colon (R. O. ), ed il Sig. Enrico Legrand, appassionato cultore dell'astronomia, autore d'un interessante Annuario Astronomico, ed egregio letterato allo stesso tempo. La lora venuta ha per oggetto di determinare la posizione astronomica esatta del nuovo grandioso Osservatorio che i RR. Salesiani inaugureranno quanto prima nel Collegio di Arti e Mestieri d'Almagro. Salutandoli cordialmente, auguriamo loro grata permanenza in mezzo a noi ed un esito completo ai loro studii. »

PICCOLO CLERO

Da un piccolo libretto di Sacre Cerimonie in corso di pubblicazione presso la nostra Tipografia, togliamo il seguente brano riguardante il Piccolo Clero, nella certezza di far cosa gradita a parecchi dei nostri lettori.

« Si suole chiamare Piccolo Clero la riunione di più giovani, i quali vestiti da chierici con sottana, cotta e berretta assistono in chiesa alle sacre funzioni in forma solenne ed alcuni di loro prestano servizio all'altare in qualità di Cerimoniere, Turiferario ed Accoliti.

« Il Piccolo Clero può essere molto numeroso, massime in quelle chiese in cui il presbiterio dell'altar maggiore sia molto spazioso.

Vi occorre una camera o sacrestia, in cui questi buoni giovani possano conservare le loro sottane, radunarsi a conferenza e simili.

« Avranno un direttore o presidente, il quale invigilerà sulla loro condotta, terrà loro conferenze spirituali per educarli ad illuminata pietà ed alla frequenza dei Sacramenti della Confessione e Comunione, insegnerà loro le sacre cerimonie e li dirigerà con amorevolezza e paterna vigilanza.

« Nell'assistere alle sacre funzioni seguiranno più o meno quanto si usa nell'Archidiocesi di Torino dai Chierici o Seminaristi e dai Sacerdoti dell'Oratorio di S. Filippo. Incederanno dalla sacristia all'altare in fila di due per due, in contegno devoto ed a passo lento. Giunti in presbiterio faranno la genuflessione a quattro a quattro, e fatto l'inchino ad invicem, prenderanno posto ordinatamente presso la balaustra ed ai lati del presbiterio. Avranno cura di compiere le cerimonie devotamente e con molta precisione.

« Quando il Clero deve genuflettere o sedersi o fare altro movimento, si abbia cura di far ciò tutti simultaneamente.

« Il ritorno dal presbiterio sarà col medesimo ordine dell'entrata. Giunti in sacristia, faranno inchino profondo alla Croce a due a due, e si disporranno subito in semicerchio come nel presbiterio. Ripeteranno tutti insieme l'inchino alla Croce, faranno inchino ai Ministri e poscia in fila di due per due si ritireranno nella loro camera. »

D. Bosco raccomandava questa pia istituzione del Piccolo Clero come un mezzo potentissimo per appagar la pietà di tanti buoni giovani, favorirne la vocazione ecclesiastica e specialmente pel maggior decoro che ne ridonda alle sacre funzioni.

Ed invero quanto giovi ciò specialmente a quest'ultimo oggetto lo confermava testè il nostro veneratissimo Arcivescovo di Torino nei Decreta et Monita che premise al Calendario Liturgico dell'Arcidiocesi Torinese del corr. anno, tra cui vi ha il Monito seguente che qui diamo pure tradotto in italiano.

Sommamente desideriamo che dai Parroci e da altri sacerdoti s'istruiscano nelle sacre cerimonie i giovanetti, affinchè sappiano servir bene e modestamente i sacri ministri all'altare; e lodiamo quei Parroci che fanno assistere tali giovanetti al S. Sacrificio della Messa ed alle altre sacre funzioni vestiti da chierici, imperocchè specialmente in quei luoghi, in cui vi sono pochi sacerdoti, ciò giova assai a compiere con maggior decoro i divini uffici.

Summopere exoptamus ut a Parochis atque a caeteris sacerdotibus erudiantur in sacris caeremoniis pueri qui discant ad altare operantibus rite modesteque inservire; eosque Parochos commendamus, qui pueros istos clericali abitu indutos S. Missae Sacrificio caeterisque sacris funetionibus assistere faciunt, id enim praesertim his locis, ubi pauci adsunt sacerdotes, maxime prodest ad res divinas maiori decore conficiendas.

BIBLIOGRAFIA

LA PORTA DEL CIELO

OSSIA LA VERA DIVOZIONE A MARIA SANTISSIMA

spiegata ai fedeli in 33 discorsi pel mese di Maggio

« È un bellissimo Mese Mariano ad uso dei Sacri Oratori e di quelle famiglie e Comunità religiose, in cui non predicandosi il Mese di Maggio, vi ha tuttavia la bella usanza di supplirvi con opportune letture. Sono in tutto il volume trentatrè discorsi sulle grandezze, virtù e titoli della Beata Vergine e sulle principali pratiche per onorarla. Ad ogni discorso va unito un opportuno fioretto con graculatoria, esempio e preghiera. Ogni discorso è un vero gioiello per chiarezza ed opportunità di dottrina, vita e popolarità d'eloquenza ed altri commendevolissimi pregi. Vi ha in ogni pagina un'attrattiva mirabile, per cui il considerevole volume di ben quattrocento e più pagine in sedicesimo, si fa leggere tutto d'un fiato. »

Fin qui l'Italia Reale. Al che noi non crediamo necessario d'aggiungere altro. Diremo solo che lo smercio immenso fattosi nelle poche settimane dacchè è venuto in luce, eloquentemente dice quanto incontri questo nuovo Mese Mariano e come convenga sollecitare le domande prima che siano esaurite tutte le copie.

E vendibile al prezzo di L. 1,5o.

LA CAUSA DELLA NOSTRA CONSOLAZIONE nuova raccolta di grazie di Maria Ausiliatrice fatta dal Sac. G. B. Francesia.

E questo il titolo del fascicolo delle Letture Cattoliche (I) per il mese di Maggio. Quel gran divoto di Maria SS. che fu S. Leonardo da Porto Maurizio, per richiamare i popoli alla devozione di Maria, adduceva tra gli altri questo argomento « Tutto, o fedeli, tutto io devo a Maria. A Lei la buona educazione, a Lei il timor di Dio che m'inspirarono i miei parenti, a Lei l'abbandono del mondo, a Lei il sacro abito che porto, a Lei la sanità che mi accompagna nelle missioni, a Lei quel po' di bene che in verità vi desidero, a Lei.... ma insomma, se tutto io dovessi dirvi, come i Santuarii portano scritto da per tutto « Grazia di Maria » così io stesso dentro e fuori dovrei essere inscritto « Grazia di Maria ! »

Ciò che desiderava il zelante missionario , d'essere cioè un esempio della magnificenza di Maria, lo troverete in questo fascicoletto. E un vero mazzo di fiori, olezzante di ogni genere di virtù e di grazie, che si offre ai divoti di Maria, affinchè abbiano a ringraziare questa generosa Madre celeste pei benefizi che ottiene a chi La invoca, e i tribolati mettano speranza a ricorrere a Lei con santa confidenza sull'esempio di tanti altri fratelli.

È vendibile al prezzo di C.mi 20 la copia.

Catechismo di Azione Cattolica

Non mai come ai nostri giorni si parlò di azione cattolica , ed è per questo che nei periodici cattolici questo tema vi è trattato quasi ogni giorno Ma parve che ciò non bastasse ancora, e quindi alla voce del giornali s'aggiunse la pubblicazione di opportunissimi opuscoli, tra i quali incontrò mirabilmente il Catechismo di azione cattolica stampatosi recentemente dalla Tipografia Salesiana e che vendesi ai seguenti prezzi. Una copia L. 0,10, 50 copie L. 4,25, 100 copie L. 8. - Dovrebbe andar in mano a tutti i cattolici d'azione e specialmente al Clero che bramasse occuparsi dell'impianto e della direzione dei Comitati Parrocchiali, Circoli Cattolici e simili.

(1) Il prezzo annuo d'associaz. alle Letture Cattoliche di Torino è di L. 2,25 (C) all'anno per chi vuole i fascicoli franchi di posta,: fuori d' Italia L. 3 (C): speciali agevolezze a chi si fa centro di 25 o 50 copie.

Cooperatori Salesiani defunti in Marzo e Aprile 1896.

1. Aguzzani Rosa - Bertinoro (Forlì). 2. Armelonghi D. Giovanni - Lugagnano d'Arda (Piacenza).

3. Benedetti Lucia - Torre dei Busi (Bergamo).

4. Berta Elena Augusta Maria - Torino.

5. Bertarelli Teresa v. Graffanti -Como. 6. Bertoletti D. Antonio - Sampierdarena (Genova).

7. Bianco Eugenia v. Gelmini - Torino. 8. Rozzo Vittorio - Varano (Genova). 9. Bruna Giuseppe - Ciriè (Torino). 10. Bussi Anna n. Borione (Torino). 11. Calvuoli D Giovanni - Lecce.

12. Carrozzi Elisabetta - Malamocco (Venezia).

13. Cattena Teresa - Vicenza.

14. Ceccarelli D. Gioacchino - Pianosinatico (Firenze).

15. Cerrato Giovanni - Asti (Alessandria).

16. Clere Giuseppe - Ancona.

17. Contessa Luigia - Torino.

18. Corradini D. Bartolomeo - Cavalese (Austria).

19. Cravotto Marianna - Avigliana (Torino).

20. Cremonesi Regina - Treviglio (Bergamo).

21. Cristino Fossanetto Catterina - S. Vittoria d'Alba (Cuneo).

22. Crosio - Treviglio (Bergamo).

22. Cuneo Francesco - Nervi (Genova). 24. Durbano Mons. Pietro Arcip. - Bernezzo (Cuneo).

25. Ederli D. Giuseppe Prevosto Parroco - Serravalle di Chienti (Macerata).

26. Favero Giovanni - Ponte di Nossa (Bergamo).

27. Fiora Catterina n. Rna - Genola (Cuneo).

28. Fioretti D. Gabriele - Ancona.

29. Gallia Francesco - Soloro (Alessandria).

30. Ghigini D. Luigi - Corano (Piacenza).

31. Girodo Michele - Rubiana (Torino). 32. Giubergia Giuseppe fu Pietro - Peveragno (Cuneo).

33. Giacconi :Bonaventura - Ancona. 34. Griffi Santo - Modena.

35. Guadagnini D. Nicola - Bressanone (Tirolo Austriaco).

36. Gnarini D. Francesco - Spiano (Salerno).

37. Lagorio D. Felice - Fontanile (Alessandria).

38. Madre Oblata M. Teresa - Roma. 39 Malvicini D. Giuseppe - Caravaggio Vidalenga (Bergamo).

40. Manera Leone -- Alba (Cuneo). 41. Massa Giuseppe -Druent (Torino). 42. Manero Giovanni - Conto di Mossa (Bergamo).

43. Mezzan Angela Gnarnieri - Feltre (Belluno).

44. Meli Lupi de' Principi di Soragua March. Anna - Parma.

45. Millo Claudina - Racconigi (Cuneo).

46. Monzani D. Giacomo - S. Martino Monteso (Modena).

47. Morra D. Romano - Sesquals (Udine).

48. Panizzo Eugenia - Trieste (Austria).

49. Pasinato D. Giovanni - Bassano (Vicenza).

50. Penasso Antonia - Torino. 51. Pirola Olimpia - Torino.

52. Ploner Anna v. Zavaglia - Molmolla (Bologna).

53. Polidoro Clotildo - Casalbondino (Chieti).

54. Ponzo Giovanni - Roma.

55. Quaglia Marta - Faliceto (Cuneo). 56. Quaranta Donna Giacomina - Monteleone (Catanzaro)

57. Quaretti Luigi - Rigoso di Monchio (Parma).

58. Ranise Angela v. Lingueglia - S. Lorenzo Mase (P. Maurizio).

59. Rapetti Pietro - Acqui (Alessandria).

60 Righetti Emilio - Negrar (Verona). 61. Rolando Ch. Andrea- Alba (Cuneo).

62. Rossollo Anna Giuria - Zinola (Genova).

63. Santarelli Antonio - Ancona.

64. Sarlo Camillo -Monteleone (Catanzaro).

65. Silvano Maria - Torino.

66. Sotis D. Giacomo - Fondi (Caserta).. 67. Suor Maria Rogis - Chiavari (Genova).

68. Trucchi D. Giacomo - Torino.

69. Verdelli D. Giovanni - Barbata (Bergamo).

70. Ziliotto Arsenio - Pressana (Verona).

71. Zuccarino Angela - Casalbordino (Chieti).

72. Zimarino Antonio - Casalbordino (Chieti).

I nostri lettori vorranno nei loro quotidiani esercizi di pietà ricordarsi delle sante Anime di questi cari che in vita ci furono congiunti coi dolci e forti vincoli della carità. I Sacerdoti facciano ogni giorno un memento di esse nel Santo Sacrificio della Messa; gli altri offrano Comunioni, preghiere speciali e buone opere pe' loro eterno riposo. Ricordiamoci sempre che questi suffragi ci verranno ripagati ad usura dalle sante Anime del Purgatorio, e che questa fiorita carità che noi usiamo verso di esse, altri la useranno con noi medesimi dopo la nostra morte.

Con permesso dell'Autorità Ecclesiastica. - Gerente, GIUSEPPE GAMBINO. - Torino, 1896- Tipografia Salesiana.