ANNO XX. N. 1 - Esce una volta al mese - GENNAIO 1896

BOLLETTINO SALESIANO

SOMMARIO.

LETTERA DEL SAC. MICHELE RUA ai Cooperatori ed alle Cooperatrici Salesiane .   1

Avvisi   . . . .   6

PER LA CONFERENZA DI S. FRANCESCO DI SALES    ivi

PARTICOLARI DEL DISASTRO FERROVIARIO, di cui fu vittima Mons. Lasagna   8

MORTE DI DON MICHELE UNIA, l'Apostolo dei lebbrosi di Agua de Dios .   14 DALL'ESTERO: - Una nuova Casa d' educazione nella Spagna    20

NOTIZIE DELLE MISSIONI: - TERRA DEL Fuoco: La seconda visita di Mons. Fagnano e l' andata delle Suore di M. A. alla Candelara . . .   21

AZIONE SALESIANA . . . 22 GRAZIE DI MARIA AUSILIATRICE 24 ORATORII FESTIVI    25 NOTIZIE VARIE . . 26

BIBLIOGRAFIA    27

Lettera di Don Michele Rua ai Cooperatori ed alle Cooperatrici Salesiani

Benemeriti Cooperatori, Benemerite Cooperatrici,

NEL corso dell'anno passato, la Dio mercè, mi venne fatto di visitare varii nostri buoni Cooperatori e Cooperatrici sul campo stesso della loro carità. Non vi potrei dire di quanto conforto e di quanta consolazione mi sia tornato il poter constatare co' miei occhi con quale zelo, generosità e spirito di sacrifizio essi promuovano le opere salesiane, le quali, mediante la grazia del Signore e la valida loro cooperazione, progrediscono, si sviluppano e producono frutti consolanti, specie a vantaggio della gioventù. Pur in lontani paesi, non mi parve già di trovarmi in mezzo a forastieri, ma bensì in una famiglia, i cui membri sono tenuti uniti tra loro dai più stretti vincoli della carità. Nel rivolgere la parola a' miei benevoli uditori, io sentiva che eravamo in perfetta comunione di pensieri, di affetti e di desiderii; che essi ricevevano con piacere le notizie che io loro arrecava; che con buona volontà accoglievano le proposte che io faceva. È inutile che io vi dica che dopo siffatti viaggi io ritornai colla gioia nel cuore e coi sentimenti della più viva riconoscenza.

Ma purtroppo quanto è mai ristretto il numero dei Cooperatori e delle Cooperatrici che mi fu concesso di visitare ! Quanti sono coloro che io non conosco se non di nome, e che forse non avrò mai la bella sorte di vedere sulla terra! Questo pensiero fa si che io colga colla più affettuosa sollecitudine ogni occasione che mi si offra, di trattenermi con voi, o benemeriti Cooperatori, almeno per iscritto. Tale pensiero è pur quello che mi detta questa lettera, in cui col cuore alla mano, come fossimo in famiglia, io vi farò un po' di rendiconto dell'anno or ora trascorso, e vi esporrò i miei progetti per quello che sta per incominciare.

Cenno delle nuove Case Salesiane in Europa ed in America.

Certamente voi non avete dimenticato il nostro proposito, manifestato nella mia lettera del 1° Gennaio 1895, di andar a rilento nel nuovo anno a fare nuove fondazioni. Voi, buoni Cooperatori, che senza fallo avevate approvata e commendata questa nostra prudente deliberazione, sarete lieti di sapere che noi l'abbiamo fedelmente osservata.

Nè ciò dovrebbe darvi a credere che sia venuta meno, oppure diminuita quell'attività, che noi abbiamo avuto la fortuna d'imparare alla scuola del nostro sempre amatissimo D. Bosco: sia lode a Dio che non permise che e' incogliesse una sì grande sventura! Piuttosto, siccome ci eravamo proposti, rivolgemmo i nostri pensieri e tutti i nostri sforzi a consolidare le Case già esistenti ed alla formazione del personale ad esse necessario.

Tuttavia per non arrestarci un istante sul cammino che la Provvidenza ha tracciato alla Pia Società Salesiana, il 4 Settembre scorso, mentre celebravansi in Milano solennissime feste Eucaristiche, gettavansi le fondamenta dell'Istituto di S. Ambrogio nella metropoli della Lombardia. La carità dei Milanesi che già tanto fece pei Salesiani, non ci verrà meno e ci aiuterà a condurre a fine l'opera sì bene incominciata.

Nel formare il proposito di non aprir nuove Case era nostro intendimento fare un'eccezione per quegli istituti che noi già precedentemente avevamo promesso di fondare nel corso del 1895. Tali sono gli Orfanotrofii di Gorizia e di Tournay nel Belgio. Ci parve pure opportuno di non ritardare l'apertura degli Oratorii Festivi di Gualdo Tadino, nella diocesi di Nocera Umbra, quello di Oulx nella diocesi di Susa, ed in fine quelli di Somma e di Busto Arsizio nella diocesi di Milano.

Fuori d'Italia va segnalata la fondazione di un Oratorio Festivo in S. Vincent des horts, in Ispagna, e quella di pubbliche scuole nel già esistente Oratorio di Tolone in Francia.

Ma in quella che, facendo violenza a me stesso , mi sforzava di metter un limite alla brama di maggiormente estenderci in Europa, dovetti rivolgere le mie sollecitudini. a provvedere alle più urgenti necessità di varie Missioni d'America. Anzi tutto per impedire che gli Indii della Colonia Teresa Cristina fossero dispersi, e andasse perduta per loro ogni speranza di cristiana civilizzazione, ci fu giuocoforza accettarne la direzione che ci venne offerta dal Governo di Matto Grosso nel Brasile. Mi sentii intenerito fino alle lagrime quando seppi che l'Apostolo del Matto Grosso, Mons. Lasagna, era disposto ad imporsi qualsiasi sacrifizio pur di non lasciare sfuggire questa bella occasione di far un passo di più nell'evangelizzazione di quel selvaggi. Voi leggeste negli scorsi. mesi le industrie che i Salesiani della Colonia Teresa Cristina mettono in opera per togliere dall' abbrutimento quelle infelici creature che non hanno dell'uomo quasi altro che le sembianze.

La Missione della Terra del Fuoco prese in questi ultimi anni tale sviluppo, che più non possono bastare i Missionari che vi sono addetti. Per meglio farne conoscere i bisogni Mons. Fagnano, Prefetto Apostolico, venne egli stesso a Torino, e seppe sì bene perorare la causa de' suoi cari Fueghini , che ottenne di ritornare con una numerosa carovana di Salesiani.

Nell'annunziarvi l'ultima spedizione di Missionarii, che fu la più numerosa dacchè le Missioni d'America furono iniziate da D. Bosco, fu nostra cura di farvi conoscere le varie nazioni, a cui essi erano destinati. Ben ricordate come fummo obbligati a venir in aiuto alle Missioni già esistenti nel Messico, nell'Equatore, nel Chilì , nel Brasile, nel Perù e nella Venezuela. Inoltre per soddisfare le ripetute domande del Presidente della Bolivia ci siamo indotti a fondare pure due case d'arti e mestieri in quella Repubblica, una a Sucre e l'altra a La Paz.

Voi senza fallo avete fatto le meraviglie nel leggere che a cento ascendevano i Missionari che salparono per l'America: eppure quanto aveva ragione Mons. Costamagna d'esclamare, nel suo discorso di addio, che tali sono i bisogni di quelle Missioni, che tutto quel personale è come cento gocce d'acqua nell' oceano!

Opere compiute dalle Figlie di Maria Ausiliatrice nell'anno 1895.

Perchè compiuta abbia a riuscire la nostra rassegna fa d' uopo qui aggiungere alcuni cenni sulle opere che coll'aiuto di Dio le Suore di Maria Ausiliatrice poterono compiere nel 1895. Anzi tutto esse presero possesso della Casa di S. Giuseppe, non guari distante dalla Casa-Madre in Nizza Monferrato, destinata alla formazione del personale necessario negli Istituti e nelle Missioni. A Canobbio esse accettarono la direzione dell' ospedale. Mercé la generosità d'un benemerito Cooperatore, con un educandato estesero la cerchia delle loro opere già esistenti in Giaveno. - Fu iniziato a Trino un convitto collo scopo di istruire le fanciulle già adulte nei varii lavori proprii d'una donna nella famiglia. A Lugagnano per opera di quell'ottimo Parroco le Suore aprirono un Asilo d'Infanzia, l'Oratorio Festivo ed una scuola di lavoro. - Infine non vi sarà discaro di sapere che a Roma esse fondarono una scuola infantile non molto discosta da quella che da varii anni vi mantengono i Protestanti.

Le nostre Suore di Spagna hanno pure preso la direzione d'un orfanotrofio di fanciulle a Ecija presso Siviglia. E ciò per quel che spetta all' Europa.

Passando ora alle Missioni, merita un cenno particolare la spedizione dell'Equatore sotto la scorta di Mons. Costamagna che si aspetta frutti abbondanti dalla cooperazione delle Figlie di Maria Ausiliatrice in mezzo agli Jivaros. Alcune di esse si fermeranno a Cuenca e le altre andranno a Gualaquiza, centro del Vicariato Apostolico.

Il compianto Mons. Lasagna aprì la strada alle Figlie di M A. per entrare nel Matto Grosso, ove fondarono due residenze a Cuyabà ed alla Colonia Teresa Cristìna. Nel Brasile stesso inoltre aprirono le nuove case di Araras e di Lorena. Nè han da passarsi sotto silenzio le nuove fondazioni di Mendoza nell'Argentina, e quella di Puebla nel Messico.

Infine le Suore di Maria Ausiliatrice che l'anno passato si sono recate a Tunisi, avendo dovuto ritirarsi dalla direzione dell'Orfanotrofio Regina Margherita, iniziarono un istituto di educazione nel vicino borgo di Manouba con scuole ed Oratorio Festivo.

Fiori e Spine.

Per poco che noi ci fermiamo a considerare le vicende dell'anno che ieri sera si precipitava in seno all'eternità, di leggieri ci convinceremo che desso fu per la nostra Pia Associazione più d'ogni altro fecondo di avvenimenti or lieti or tristi, di gioie e di dolori, di fiori e di spine.

Noi esultammo di santa letizia nel veder crescere ogni di più la stima e la venerazione ond'è circondato ovunque il nome del nostro sempre dolcissimo Padre Don Bosco , che continua a vivere nelle sue opere. Ci consolarono le felici novelle che ci pervennero da tutti i nostri Istituti e dalle Missioni, visibilmente benedetti da Dio. Furono per noi fiori olezzanti le numorose e, vogliamo sperarlo, ferme vocazioni che a Maria Ausiliatrice piacque regalarci Si è per noi un ineffabile conforto il vederci attorniati, sostenuti e incoraggiati da una ognor crescente schiera di zelanti Cooperatori che insieme con noi dividono la missione che la Provvidenza ci ha affidata. Personalmente poi il 1895 sarà per me una data memorabile, perchè mi ricorda il mio divoto pellegrinaggio in Terra Santa. Riandando col pensiero quel Santi Luoghi, mi si rinnovano ancora quel sentimenti di pietà che provai nel visitare Nazaret, nel prostrarmi innanzi alla Grotta di Betlemme ed al Santo Sepolcro. Benedico il Signore che abbia disposto che i miei figli lavorino a vantaggio della gioventù di quel paese stesso che fil abitato e percorso dalla Sacra Famiglia, e ringrazio voi che mi aiutaste a sostenere le nostre Case di Palestina.

Nè qui dovevano aver fine i fiori; altre consolazioni doveva ancora apportarci il 1895, poichè appena ritornato in Italia mi fu dato assistere ad un sì sublime spettocolo di fede, di zelo e di carità, e, bisogna pur che lo dica, di simpatia verso l'umile nostra Società, che ancora il mio cuore ne è tutto commosso e tutta ripiena la mia mente. Voi m'avete compreso, intendo parlare del I° Congresso Salesiano. La mia penna non potrà giammai esprimere ciò che io sento di gratitudine verso gli Em.mi Cardinali e gli Eccel.mi Arcivescovi e Vescovi che onorarono di loro presenza le nostre assemblee, verso la dotta Bologna che ci accordò sì generosa ospitalità, verso i Congressisti tutti , che sì generosi ed unanimi presero parte alle nostre riunioni. La data di quel Congresso sarà scritta a caratteri d'oro nella storia della nostra Pia Società.

Il 23 Maggio era pei Salesiani un giorno di gioia ineffabile. L' umile Società di S. Francesco di Sales vedeva in quel giorno consacrato Vescovo uno de' suoi figli, Mons. Costamagna, nel santuario stesso di Maria Ausiliatrice, presso cui D. Bosco, dopo averlo accolto da fanciullo, lo aveva cresciuto alla virtù ed alla pietà e preparato alla lotta dell'Apostolato.

La gioia che provò tutta la Famiglia Salesiana per la consacrazione di Monsignor Costamagna doveva pure essere preceduta da una dolorosissima perdita. Alla vigilia noi accompagnammo all'ultima dimora il nostro amatissimo D. Sala, Economo Generale della nostra Pia Società, uno de' più laboriosi figli di D. Bosco.

In Ottobre poi , in questa medesima chiesa, ci era riservato di rimirare ai piedi di Maria SS. Ausiliatrice lo stesso Vescovo circondato da 100 Salesiani in procinto di dar addio ai parenti ed agli amici per recarsi a conquistare delle anime nelle lontane Americhe. E fu certamente gran conforto pel mio cuore paterno l'aver saputo un mese dopo che tutti questi miei figli erano giunti felicemente alla loro destinazione. Che più? Nel tempo stesso ci giungevano lettere che ci assicuravano che nulla avevano sofferto i Salesiani d'America durante la rivoluzione scoppiata nel Perù, nella Colombia e nell'Equatore.

Ma con questi fiori dovevano essere intrecciate pungentissime spine; così volle Iddio che sa trarre il bene dal male, che non cessa di amarci pur quando ci visita colle tribolazioni. La prima spina venne a trafiggere il mio cuore mentre mi trovava in Terra Santa. Sul punto di lasciar la nostra Casa di Beitgemal e prender le mosse per Nazaret, mi fu arrecato il tristissimo annunzio che D. Dalmazzo era morto. La perdita d'un confratello così

caro e così benemerito della Società Salesiana mi avrebbe già profondamente addolorato anche quando la sua fosse stata una morte placida e tranquilla: ma il sapere in qual modo egli ci fu rapito, fu questa una ferita sì profonda al mio cuore,. da non rimarginarsi forse mai più.

Eppure chi avrebbe mai detto che nel corso del medesimo anno avremmo dovuto ricevere una novella ancor più dolorosa ? Un'altra spina pungentissima doveva essere quella catastrofe ferroviaria che ci tolse ad un tratto Monsignor Lasagna, l'Apostolo dell'Uruguay e del Brasile, con cinque altri Missionarii. A qual dura prova sia stato messo il mio cuore, voi lo immaginaste, o benemeriti Cooperatori, che vi degnaste prendere sì viva parte al mio cordoglio, e mi scriveste lettere sì delicato ed affettuose. Mi fu eziandio di grande conforto il vedervì assistere sì numerosi e devoti ai funerali celebratisi in tutti i nostri Istituti per implorare l'eterno riposo alle vittime di quell'orribile disastro. Deh! vogliate ancor aiutarmi colle vostre preghiere e colle vostre. limosine a sostenere e continuare quelle Missioni e quelle opere molteplici, che l'ardente Vescovo Missionario, di cui piangiamo la morte repentina ed immatura, aveva sì bene cominciate ed organizzate.

Si erano appena compiuti i funerali di trigesima in suffragio di quelle vittime, quando altra morte venne a funestare i nostri animi. Il caro confratello D. Michele Unia, l' Apostolo dei lebbrosi di Agua de Dios, reduce dalla Colombia,. dove era scampato come per prodigio da pericolosissima infermità, da nuovo improvviso malore ci venne rapito il 9 del p. p. Dicembre, cambiando in un istante in acerbo dolore la gioia d' averlo riveduto tra noi quasi perfettamente ristabilito. Anche per le condoglianze ricevute da varie parti per tale perdita vi rendo grazie, o miei buoni Cooperatori.

E poichè è tanta la vostra bontà verso di noi da farvi considerare come vostre le nostre pene, io prendo coraggio per farvi conoscere ancora un'altra spina, e questa si è una notevole diminuzione di soccorsi materiali. Non è mio compito indagare qual ne sia la ragione, mi tengo pago solamente di constatare il fatto doloroso assai, che durante l'anno 1895, diminuirono sensibilmente le limosine, sicchè a grande stento si potè provvedere alle prime necessità delle nostre opere, che non hanno altro appoggio che la carità de' nostri Benefattori. Dio volle per tal mezzo che più viva divenisse ogni giorno la nostra fiducia nella sua Provvidenza.

Missionari

E questa fiducia fu messa alla prova specialmente nell' ultima spedizione di Missionari. Era urgente che essi partissero per venir in aiuto ai confratelli che con impazienza li attendevano, e che più non reggevano al peso delle loro fatiche. Monsignor Costamagna doveva pure affrettare il suo viaggio per poter arrivare alla sua Missione prima che cominciassero le pioggie, che per sei mesi rendono impraticabili le vie. Intanto noi non avevamo che una piccola parte del danaro necessario pel viaggio, ed era ancora indispensabile provvederli d'un po' di scorta pei primi bisogni delle Missioni. Fu questo che fece dire a Mons. Costamagna ch' ei sarebbe stato obbligato a limosinare per via.

Dopo mature riflessioni, imitando il totale abbandono nella Provvidenza, che D. Bosco praticò durante tutta la sua vita, m'indussi a procurarmi meglio che mi fu possibile, gran parte ad imprestito, il danaro del viaggio e lasciar partire i nostri cari Missionarii, colla promessa di aiutarli nelle loro stesse Missioni. Essi partirono, ma rimangono tuttora i debiti contratti. Ecco perchè voi riceveste la mia ultima circolare quando già i Salesiani avevano fatto vela per l'America. Oh! non temete, chè le vostre limosine giungeranno a tempo e saranno ben opportune. Fin d'ora io dal fondo del cuore vi ringrazio dei soccorsi che inviaste o invierete poi nostri Missionarii.

Coll'ascrivervi. alla Pia Associazione dei Cooperatori Salesiani, voi ne avete adottate le opere, che perciò divennero opere vostre. Si fu mercè il vostro aiuto che i figli di D. Bosco diedero vita ai varii loro Istituti ed alle loro Missioni, e sarà per mezzo delle vostre limosine che essi potranno svilupparle e moltiplicarle. Se per isventura venisse a mancare la vostra cooperazione, che cosa diverrebbero tante Opere Salesiane? Se non fosse per me troppo ardito il servirmi dell'esempio di S. Vincenzo de' Paoli, vorrei io pure presentarvi tanti poveri giovanetti e una folla innumerevole di neofiti dicendovi : la loro vita e la loro morte è nelle vostre mani. Aiutatemi a salvare le anime loro. Se perciò fra i nostri benemeriti. Cooperatori, fra le zelanti nostre Cooperatrici ve ne hanno di quelle che durante il 1895 non inviarono offerta, vorrei pregarli di non ritardare a compiere questa carità, di cui sentiamo urgente il bisogno.

Proposte pel 1896.

Così stando le cose, o benemeriti Cooperatori, vi sarà facile comprendere che, malgrado tutta la nostra buona volontà, non ci verrà fatto di estendere molto il nostro campo d'azione durante il nuovo anno. Bisognerà che noi raddoppiamo le nostre preghiere al Padrone della messe perchè mandi numerosi operai a raccoglierla, essendo straordinariamente abbondante; così pure continueremo a supplicare la Divina Provvidenza a venir in aiuto agli urgenti bisogni delle opere nostre. Per tal modo, se non tutte le numerose proposte che ci vengono fatte, speriamo poter almeno accogliere le più importanti e le più opportune.

Per tacere di quelle che riguardano l' Europa, va fatto cenno speciale della Missione del Capo di Buona Speranza, dove con grandi istanze ci invita il R.mo Vicario Apostolico, affine di aiutarlo alla conversione di quelle popolazioni e prenderci cara specialmente della gioventù, in mezzo a cui fa già propaganda il protestantesimo.

Sarei lieto di poter inviare i Salesiani a fondare una Casa di arti e mestieri in Alessandria d'Egitto, e mi gode l'animo di annunziarvi che i generosi sforzi dei zelanti Cooperatori di quella metropoli con tutta probabilità saranno coronati da felice riuscita.

Pare egualmente che la Provvidenza ci additi un gran bene da fare in Palestina, dove tanta gioventù ha bisogno di istruzione, e di essere avviata alle arti, ai mestieri ed all'agricoltura. Con febbrile attività colà i protestanti, scismatici e israeliti fondano colonie, aprono scuole e si sforzano di fare dei proseliti. È necessario sostenervi la nostra santissima Religione con ogni sforzo e sacrificio.

Ci tendono infine le braccia varie Repubbliche dell'America pregandoci di aprire scuole professionali pei figli del popolo.

Conclusione.

In sul finire mi sia permesso d'emettere un voto. Il Congresso Salesiano di Bologna, come si legge nel suo programma, mirava a far conoscere più largamente lo spirito da cui fu informato D. Bosco, a farlo viemeglio penetrare e crescere segnatamente nell'animo dei Cooperatori e delle Cooperatrici Salesiane. Faccia il Signore che sia raggiunto il santo scopo di quella solenne adunanza, che quella fiamma di zelo ardente che tutta consumò la vita di Don Bosco, s'appigli a tutti i nostri cuori, sicchè anche noi con lui gridiamo: da mihi animas.

Degnatevi unirvi meco per chiedere una grazia sì segnalata per tutti i membri della nostra Pia Unione.

Or che più mi resta che pregare il Signore di spandere sopra di voi e sopra le vostre famiglie le più elette benedizioni? Si compiaccia Iddio di concedervi una vita lunga, ripiena di opere buone e coronata a suo tempo dalla morte dei giusti.

Raccomando alle vostre preghiere tutti i Salesiani, affinche possano compiere quel bene che da loro la Provvidenza s'aspetta. Vogliate specialmente ricordarvi innanzi a Dio di quelli che una morte immatura ci ha rapiti, di tutti i Cooperatori e le Cooperatrici defunti, e infine di me che col più profondo rispetto e colla più viva riconoscenza mi professo

Di voi, benemeriti Cooperatori e benemerite Cooperatrici,

Torino, 1° Gennaio 1896.

Obbl.mo Servitore

SAC. MICHELE RUA.

AVVISI

Il giorno 29 del c. m. è la festa patronale di tutti i Salesiani e dei loro Cooperatori e Cooperatrici.

Il dì seguente tutti i Sacerdoti Salesiani e Cooperatori celebreranno la S. Messa pei soci defunti, e quelli che non sono sacerdoti procureranno di fare a tale intento la S. Comunione, e tutti reciteranno la terza parte del Rosario.

Il 31 si farà memoria del compianto nostro Don Bosco. Noi raccomandiamo l'anima di lui a tutti i nostri Cooperatori e Cooperatrici. In Torino pertanto il santuario di Maria Ausiliatrice vestirà le nere gramaglie ed e cheggierà di mesti cantici e funebri preci per l' incomparabile nostro Padre e Maestro. Noi pregheremo per Don Bosco presso l' altare di Maria Ausiliatrice e ci recheremo presso la veneranda sua tomba in Valsalice.

Ci accompagnino almeno col pensiero e col cuore tutti gli amici nostri in questo pietoso atto di riconoscenza e di amore.

UNA PREGHIERA PER LA CONFERENZA DI S. FRANCESCO DI SALES

Il nostro venerando D. Bosco raccomandava assai, che ogni anno, alla Festa di S. Francesco di Sales, o poco dopo, a norma del nostro Regolamento, i Cooperatori e le Cooperatrici Salesiane si riunissero a Conferenza. Egli stesso a tale intento si recava in parecchie città, e ciò ricordano specialmente i nostri Cooperatori di Roma, ove Don Bosco per più anni alla fine di gennaio od al principio di febbraio tenne Conferenze Salesiane in Tor de Specchi, alle quali anzi degnavansi d'intervenire Em.mi Cardinali ed esimii Prelati.

Tale pratica delle Conferenze Salesiane alla Festa di S. Francesco di Sales andò, grazie a Dio, diffondendosi assai anche in questi ultimi anni, ed ora noi vorremmo che i nostri amici ci aiutassero ad introdurla in tutti i luoghi in cui già siavi un gruppo considerevole di Cooperatori.

Ma come riuscirvi?

Oltre a quanto lo zelo d'ognuno saprà sug gerire in proposito, noi raccomanderemmo le seguenti norme:

I Direttori, i Condirettori, i Decurioni e gli Zelatori, se ancor non hanno l'elenco completo dei rispettivi loro Cooperatori, abbiano la bontà di farne domanda alla Direzione del nostro Bollettino.

Alcuni giorni prima della Festa di S. Francesco di Sales tengano una piccola adunanza preparatoria con due o tre almeno dei Cooperatori più zelanti per deliberare sul modo più facile e pratico di tenere la Conferenza Salesiana. Si studierà specialmente il modo d'invitarvi i Cooperatori ed altri amici, la scelta dell'Oratore, il luogo della Conferenza, e si penserà alle pratiche da farsi onde ottenervi l'intervento di qualche dignitario ecclesiastico e specialmente del Rev.mo Ordinario Diocesano.

L'ordine della Conferenza può essere il seguente:

Durante l'ingresso si fa breve lettura di un brano della vita di S. Francesco di Sales o del Manuale dei Direttori e Decurioni. L'adunanza s'inaugura con breve preghiera, dopo la quale il Direttore od il Decurione ringrazia i convenuti , ricorda il motivo dell'adunanza e poscia legge o fa leggere la lettera del nostro Rettor Maggiore D. Rua, pubblicata in questo Bollettino di gennaio, nella quale si dà conto delle principali Opere Salesiane del 1895 e si discorre di quanto è in progetto pel 1896. Per amore di brevità si potrebbe anche supplire tale lettura col dirne il sunto, rimandando i Cooperatori a leggere tutto il documento nel Bollettino stesso.

Quindi se il Direttore o Decurione non tiene egli stesso il Discorso, presenterà all'adunanza l'Oratore a ciò invitato, e questi terrà breve sermone diretto a ravvivare nel bene i benemeriti Cooperatori e Cooperatrici Salesiane secondo lo spirito ed il regolamento dell'Associazione.

Ecco alcuni argomenti che potrebbero fare all'uopo

1. Spiegazione del Regolamento dei Cooperatori Salesiani (Vedi il Regolamento stesso a pag. 32 ed il Manuale dei Direttori a pag. 13, che si possono avere dalla nostra Direzione con semplice richiesta).

2. Importanza della cristiana educazione della gioventù.

3. Mezzi pratici per educare cristianamente i giovanetti.

4. L'istruzione religiosa per la gioventù, i catechismi, gli Oratorii festivi.

5. Carità verso gli orfanelli ed i giovani pericolanti.

6. D. Bosco e la gioventù.

7. Cura delle vocazioni ecclesiastiche e religiose tra i giovani.

8. Carità verso gli Oratorii ed Ospizi Salesiani, destinati a salvare tanta gioventù pericolante e ad educare tante vocazioni ecclesiastiche e religiose.

9. La buona stampa pel popolo e per la gioventù secondo gli esempi di S. Francesco di Sales e di D. Bosco.

10. Le Missioni Salesiane di D. Bosco, loro importanza e mezzi pratici per sostenerle.

Tra le cose da raccomandarsi ai Cooperatori, oltre la colletta per le Opere e Missioni di Don Bosco, non si ometta mai d'insistere che leggano il Bollettino Salesiano e lo diffondano tra gli amici e conoscenti.

Poscia il Direttore o Decurione ringrazierà l'oratore ed inviterà l'Ecc.m° Ordinario Diocesano od altro dignitario, se vi è presente, a rivolgere due parole all'adunanza.

Infine si reciterà breve preghiera.

* *

In molte Parrocchie invece, e ciò specialmente in campagna, la Conferenza potrebbe aver luogo in giorno festivo tra le funzioni parrocchiali stesse, a modo di predica al popolo, con diletto e frutto grande di numerosissima udienza.

Tra gli argomenti che si possono svolgere in una Conferenza Salesiana ve ne sono di quelli molto popolari ed educativi.

**

Nutriamo adunque gran fiducia che tutti i Cooperatori e Cooperatrici Salesiane, e specialmente i Direttori, Condirettori, Decurioni, Zelatori e Zelatrici risponderanno con zelo a quest'umile nostro appello e che, dove sarà possibile, penseranno pure a celebrare con particolari sacre funzioni la Festa del nostro comun Patrono S. Francesco di Sales.

VITA DI S. FRANCESCO DI SALES,

scritta dal Sac. Teol. GIULIO BARBERIS.

Edizione 3a con il ritratto autentico di S. Francesco, quale si trova nel monastero della Visitazione in Torino, ritratto eseguito quattro anni prima della sua morte. - È un bel volume di pagine XXIV-640; prezzo L 2,60. - Noi brameremmo vedere questa cara vita in mano di tutti i Cooperatori e le Cooperatrici Salesiane. Nessuno dovrebbe esser privo della vita del proprio Patrono.

PARTICOLARI DEL DISASTRO FERROVIARIO DI CUI FU VITTIMA MONS. LASAGNA

INTORNo a quest'orribile disastro, di cui fu vittima l'amatissimo nostro Vescovo Monsignor Luigi Lasagna col suo segretario e quattro Suore di Maria Ausiliatrice, diamo i seguenti particolari tolti da lettere dei Salesiani superstiti dirette al Rev.mo nostro Superiore D. Michele Rua. Dalla lettura di questa relazione i nostri buoni Cooperatori comprenderanno quanto legittimo sia il dolore di tutta la Famiglia Salesiana e specialmente del suo Capo. Continuiamo intanto ad innalzare fervide preci al cielo in suffragio delle anime di questi nostri carissimi confratelli defunti.

LO SCONTRO.

Dopo aver terminata una sacra Missione in Guaratinguetà, con risultati oltre ogni dire consolanti, Mons. Lasagna, secondo che aveva precedentemente stabilito, il giorno 5 novembre si metteva in viaggio col suo segretario D. Bernardino Villaamil, uruguayo, D. Domenico Albanello, D. Domenico Zatti, italiani, il catechista chierico Guglielmo Bruchkauser, brasiliano, due coadiutori, la Superiora delle Suore del Brasile, suor Teresa Rinaldi, italiana, suor Petronilla Imas, uruguaya, Direttrice dell'Ospedale di Ouro Preto, suor Maria Causirat, Direttrice eletta della nuova Casa di Ponte Nova, suor Giulìa Argenton, suor Paolina Heitzmann ed altre tre Suore tutte brasiliane ed appartenenti alla stessa Congregazione di Maria Ausiliatrice, nonchè una signora, certa Lusso, italiana, madre di un confratello e di un novizio salesiano e dì una Suora di M. A., addetta essa pure alle Case delle Suore.

Scopo di questo viaggio era la fondazione di una Scuola Agricola a Cachoeira do Campo e dì due Collegi femminili a Ouro Preto e a Ponte Nova.

La comitiva giunse felicemente alla Barra do Piraky, dove passò la notte. All' indomani col direttissimo partì alla volta di Lafayette e Ouro Preto. Alle 3 pom. giunse a Juiz de Fóra, importante città dello Stato di Minas Geraes, e dopo breve sosta il treno ripartiva a tutta velocità e con questa disposizione: dietro la macchina veniva un vagone merci, quindi il carrozzone speciale che il Governo aveva gentilmente messo a disposizione di Monsignor Lasagna; in seguito quello della posta, poi i carrozzoni di Ia e 2a classe.

A un chilometro da Juiz de Fóra apparve il treno misto che veniva da Lafayette e ultimamente da Mariano Procopio. In quel momento alcune delle Suore dicevano il S. Rosario, le altre facevano l'ora di guardia al S. Cuore di Gesù; Don Zatti e Don Albanello recitavano il breviario ; Monsignore stava col suo segretario pure occupato in pie pratiche.

I due macchinisti si avvidero del pericolo, diedero il contro-vapore, ma la distanza che si frapponeva era troppo breve per evitare lo scontro. Tuttavia il macchinista del treno della comitiva salesiana, con un coraggio degno d'alto encomio, arrìschiando la propria vita, tentò fermare d'un colpo la sua macchina, onde evitare maggiori disgrazìe. Ne seguì un urto tremendo; le macchine saltarono in pezzi; fu cosa di pochi secondi e che non si può descrivere a parole.

Il vagone della posta pel contraccolpo entrò violentemente in quello della comìtiva Salesiana, spazzando via prima le Suore, poi Monsignore ed il Segretario, e fermossi a un metro di distanza da Don Albanello, il quale si vide ai piedi una suora ed il chierico coperti di sangue. Invocando Maria Ausiliatrice, Don Albanello dà la santa assoluzione: poi insieme con D. Zatti mettono fuori dal finestrino la suora ed il chierico, e saltano fuori essi stessi. Ma, oh Dio i quale spettacolo si presenta loro ! un mucchio di rovine, la persona di Monsignore orribìlmente sfracellata e tutto all'intorno silenzio di morte!

MORTI E FERITI.

Migliaia di persone accorsero sul luogo. Dopo due ore di sforzi, sotto una pioggia dirottissima, si riuscì a tìrar fuori i cadaveri di Monsignor Lasagna, del suo segretario D. Bernardino Villaamil, di suor Teresa Rinaldi, di suor Petronilla Imas, di suor Giulia Argenton, di suor Edvige Gomes Draga, e di un fuochista, in tutto 7 morti.

Tutti gli altri respiravano ancora, ma con ferite più o meno gravi.

La signora Lusso non aveva che una gamba sana: tutto il resto del corpo era fratturato e contuso. Sopravvisse solo otto giorni.

La suora Paolina Heitzmann riportò una profonda ferita alla testa, un piede ed un braccio fratturato ; è un miracolo se ancor sopravvive.

Le altre Suore ed il chierico ebbero ferite guaribili in quindici giorni, salvo complicazioni.

I cadaveri furono trasportati nella vicìna Casa dei RR. PP. Redentoristi che si mostrarono veri angeli di carità. Lavorarono coi due preti Salesiani tutta la notte e furono loro prodighi di mille cure spirituali e temporali.

I feriti furono accolti in casa di due eccellenti famiglie e molti medici li circondarono di mille cure.

IMPRESSIONI.

È facile immaginare la costernazione prodotta non solo in Juiz de Fóra, ma ben anche ìn tutto lo Stato di Minas Geraes da quest'orribile disastro, appena il telegrafo ne portò il tristo annunzio. Cominciando dai Vescovì fino all'ultimo dei sacerdoti, dal capo del Governo sino all'ultimo del popolo fu un lutto generale per tutto il Brasile.

Sul volto di tutta l' immensa folla accorsa sul luogo del lugubre avvenimento e all' ospedale per informarsi dello stato dei feriti , leggevasi profondamente scolpita l'immensa tristezza.

Le campane della cattedrale e delle altre chiese di Juiz de Fóra incominciarono a suonare a lutto, nè più ristettero finchè non furono sepolti i resti mortali degli illustri defunti, di questi crociati che andavano a portare ìn quello Stato le opere del loro ardente zelo.

Il Rev.mo Vìcario di Juiz de Fóra spedì tosto telegrammi d'annunzio al Presidente dello Stato, al Ministro d'Affari, al Vescovo diocesano, al Vìcario Generale ed alle Case Salesiane del Brasile.

E tosto cominciarono a giungere telegrammi dai varii punti della Repubblica a Juiz de Fóra, chiedendo maggiori informazioni e manifestanti il dolore prodotto in tutto il Brasile.

Il Consiglio municipale di Ouro Preto sospese i suoi lavori in segno della tristezza più profonda, e incaricava una Commissione di rappresentarlo ai funerali; così fece pure il Consiglio del Distretto di quella Capitale.

L'Amministrazione dell'Ospedale di Ouro Preto telegrafò subito al Vicarìo di Juiz de Fóra, incaricandolo di far solenni funerali ai benemeriti estinti, di deporre corone sulla loro bara, e dì rappresentarla in queste funebri cerimonie.

Lo stesso incarico fu pure dato immantinente dal Presidente dello Stato di Minas Geraes a carìco del Governo medesimo.

Il Vescovo di Camaco sospese la visita pastorale. Il suo Pro-Vicario Generale in Marianna, con lettera circolare invitò subito a pietosi suffragi i diocesani.

Non diciamo l'impressione cagionata nei Salesiani e nelle Suore di Maria Ausiliatrice del Brasile, nel vedersì rapiti in un istante e da così orrendo caso i loro carissìmì Superiori e quattro altri amatissimi colleghi nell' apostolato. Don Peretto, Direttore della Casa di Lorena, il confratello Domenico Delpiano da S. Paolo e tre Suore della Casa di Guaratìnguetà volarono tosto sul luogo del disastro a piangere gli estinti e ad assistere e confortare i superstiti ferìti. Intanto D. Foglino, Direttore della Casa di S. Paolo, andava anìmando alla rassegnazione tutti gli altri che sentirono profondamente il colpo fatale; mentre dai Governi del Brasile, dell'Uruguay e del Paraguay, dai Vescovi e Sacerdoti secolari, nonchè da tutte le Comunità religiose, maschili e femminili, piovevano alle Case Salesiane telegrammi e lettere dì sentite condoglianze.

FUNERALI.

Alle 9 1/2 del mattino, 7 novembre, una folla immensa si accalcava nella Chiesa della Gloria di Juiz de Fóra per assistere ai solenni funeralì in suffragio di Monsignor Lasagna e degli altrì sei compagni periti.

La Chiesa era stata messa a lutto. Nella navata stavano disposti i cadaveri delle vittime in questo ordine Nel centro sopra un catafalco , quello dell'Ecc.mo Vescovo di Tripoli, con sopra la mitra e le altre insegne della dignità episcopale; ai lati quelli dì D. Bernardino Villaamil, di suor Teresa Rinaldi, di suor Petronilla Imas, di suor Edvige Draga , di suor Giulia Argenton e del fuochista. I feretri eran coperti di fiori naturali e artificiali, di corone e ghirlande portate dalle varie famiglie della città e dai varii Corpi rappresentati.

Dopo la celebrazione di ben sedici Messe lette alla presenza dei cadaveri, il Rev.mo Vicario D. Venanzio Cafè, assistito dagli altri sedici Sacerdoti, cantò la Messa solenne da Requiem; dopo cui seguirono le esequie. Degno di nota si fu il grande raccoglimento di quella massa di popolo e la mestizia profonda che invadeva ì loro cuori.

Assistettero alla funzione tutte le famiglie più importanti della città, le rappresentanze delle Autorità civili e militari, delle Corporazioni religiose, delle Società scientifiche. Era rappresentato il Tribunale; l'Istituto di diritto di Minas Geraes; la popolazione di Ouro Preto, quella di Cachoeira do Campo, ov'erano diretti quei Salesiani e quelle Suore; l'Ospedale di Ouro Preto ; i giornali : La Paiz, il Correo de Minas, il Bandolim, l'Etoile do Sud, il Journal do Brazil, il Pharol, ecc., ecc.

Finite le esequìe, il Rev.mo Vicario tenne un commoventissìmo discorso, elogiando le vittime di questo lacrimevole dìsastro e specialmente Monsignor Lasagna resosi tanto benemerito non solo dell'Uruguay, ma e particolarmente del Brasile e dello Stato di Minas Geraes.

LA SEPOLTURA.

La sepoltura ebbe luogo immediatamente dopo. Erano le ore 13. Si calcolano a 6000 le persone che vi hanno preso parte. Le rappresentanze erano al completo. La bara di Monsignor Lasagna e quella del suo Segretario erano portate da Salesiani e Redentoristi. Quelle delle Suore da alcune dame della città. Al camposanto si recitarono commoventi discorsi dalle Autorità. Al giorno di settima si fecero ancora solennissimi funerali.

A spese dello Stato verrà eretto un sontuoso mausoleo, che porterà il seguente epitaffio dettato dall'illustre Vicario di Juiz de Fóra, Dott. D. Venanzio Cafè, grande amico dei Salesiani

AQUI REPOUSAM NA PAZ DO SENHOR ABENÇOADOS DOS ANJOS LOUVADOS DOS HOMENS ADMIRADOS DE TODOS

OS FILHOS DE DOM BOSCO

VICTIMAS DE SEU APOSTOLADO NA CATASTROPHE SEIS DE NOVEMBRO 1895 VIA CENTRAL

DA VERDADEIRA CIVILISAÇÃO MESTRES ET PREGOEIROS

O LAUREADO PONTIFICE E SEUS COMPANEIROS

DOM LUIZ LASAGNA BISPO DE TRIPOLI

P.e BERNARDINO VILLAAMIL MADRE THERESA RINALDI IRMÃ HEDWIGES GOMES BRAGA IRMÃ PETRONILLA IMAS IRMÃ JULIA ARGENTON D.a JOANNA LUSSO

REQUIESCANT IN PACE

O ESTADO DE MINAS

PARA ETERNO RECONHECIMENTO AQUI LHES ERIGE ESTE SIGNAL DE GRATIDÃO.

QUI RIPOSANO NELLA PACE DEL SIGNORE BENEDETTI DAGLI ANGELI CELEBRATI DAGLI UOMINI AMMIRATI DA TUTTI

I FIGLI DI DON BOSCO

VITTIME DEL LORO APOSTOLATO NELLA CATASTROFE DEL 6 NOVEMBRE 1895 DI VERA CIVILTÀ MAESTRI E BANDITORI IL PONTEFICE GLORIOSO

MONS. LUIGI LASAGNA VESCOVO DI TRIPOLI

E SUOI COMPAGNI

SAC. BERNARDINO VILLAAMIL MADRE TERESA RINALDI SUQR EDVIGE GOMES BRAGA SUOR PETRONILLA IMAS SUOR GIULIA ARGENTON SIG.ra GIOVANNA LUSSO

REQUIESCANT IN PACE

LO STATO DI MINAS IN SEGNO DI ETERNA RICONOSCENZA LORO ERESSE QUESTO MONUMENTO.

Accasciati sotto il peso di sì straziante sciagura, i Salesiani d'America e d'Europa non trovarono altro conforto che la preghiera per i compianti defunti ed il ricordo delle loro virtù. Per implorare loro l' eterno riposo, ovunque sorge un Istituto Salesiano si fecero numerose Comunioni, e fu solennemente celebrato il Santo Sacrifizio. Non fu lieve consolazione pei figli di D. Bosco il vedersì attorniati da gran numero di Cooperatori e Cooperatrici nel rendere alle vittime dell'orrendo disastro questo tributo di lagrime e di preghiere.

Fra tutte le funzioni funebri celebratesi in Italia vanno specialmente nominate quelle di Casal Monferrato e di Montemagno, Diocesi e patria di Mons. Lasagna, nonchè quello celebratesi in Palermo e Mantova dai Cooperatori Salesianì. Ma il funerale celebratosi nella Chiesa di Maria Ausiliatrice a Torino, il 4 Dicembre, doveva sorpassare ogni altro per ricchezza d'apparato, per sceltezza di musica e per la solennità delle sacre cerimonie. Ma di queste funebri cerimonie parleremo nel prossimo numero.

Per ora chiuderemo questo doloroso racconto con un pensiero consolante al nostro cuore.

Ci scrivono da Montevideo che Mons. Lasagna prima di partire recentemente pel Brasile volle disporre di ogni cosa sua, come se prevedesse vicina la morte; e a chi ne faceva le meraviglie rispondeva : Non si sa che cosa potrà accadere in questo viaggio. Già molte volte da vero Missionario aveva fatto a Dio il sacrifizio della sua vita ; quindi la sua morte fu subitanea, ma non improvvisa.

MORTE DI D. MICHELE UNIA L'APOSTOLO DEI LEBBROSI DI AGUA DE DIOS

AVEVAMO appena terminati, nella Chiesa di Maria Ausiliatrice in Torino, i funerali di trigesima in suffragio delle care vittime del disastro ferroviario nel Brasile, quando Iddio, sempre adorabile ne' suoi disegni, volle mettere nuovamente a prova la nostra rassegnazione col rapirci un'altra preziosa esistenza, l'Apostolo dei lebbrosi di Agua de Dios, il nostro carissimo D. Michele Unia. È questo un altro lutto per la nostra Pia Società , un altro sacrificio che a Dio piacque richiedere dalla Famiglia Salesiana. Inchiniamo dinnanzi a Lui la fronte e qui pure con tutta la fede dell'anima nostra ripetiamo Fiat voluntas tua! Sia sempre fatta la vostra santissima volontà, o Signore !

Dopo la grave malattia che aveva messo in pericolo la sua vita e da cui era stato guarito per grazia particolare di Maria Ausiliatrice (1), D. Michele Unia fu obbligato a lasciare i suoi diletti lebbrosi e ritornare in Italia.

Giungeva a Torino il 3 dicembre u. s. Era alquanto sofferente, perchè il viaggio di mare stavolta l'aveva abbattuto più del solito, ma non dava nulla a temere per la sua preziosa esistenza; tanto che, all'indomani, 4 dicembre, dopo aver celebrata la S. Messa in ringraziamento a Maria Ausiliatrice, potè assistere al funerale celebratosi in suffragio di Mons. Lasagna e de' suoi compagni, che dalle 10 durò fin quasi alle ore 13.

La vigilia dell' Immacolata, sentendosi oppresso da insolita stanchezza, non discese a mensa comune. La mattina seguente, alle 4, discese per celebrare la S. Messa; ma essendo ancor chiusa la Chiesa, se ne ritornò in camera e per l'arsura della sete ruppe il digiuno. Più tardi fu assalito da acuti dolori di stomaco. Venne il medico che gli ordinò pronti rimedi, da' quali fu sollevato alquanto. Ma in breve l'infermità precipitò, ed il giorno 9, quando pareva migliorasse e conservava sempre lucida la mente e libera e soave la parola, dopo aver ricevuto più visite da D. Rua e preso parte alle preghiere che si facevano per lui dal superiore che l'assisteva, alle ore 11 1/2 placidamente cessava di vivere per volare in seno a Dio.

Mentre il superiore dei Salesiani di Bogotà, D. Evasio Rabagliati , va percorrendo le città della Repubblica Colombiana, tenendo ovunque conferenze, onde ottenere aiuti pel trasporto dei lebbrosi di Agua de Dios e di altri molti di siffati infermi in un lazzaretto nuovo, che dovrà erigersi in località assai più favorevole; mentre il Comitato costituitosi in Bogotà a tale intento sta lavorando indefessamente coll'autorevole appoggio del Governo e di tutti i cuori caritatevoli, per riuscire a compiere questo progetto di D. Rabagliati e di D. Michele Unia, questi sen vola al Cielo, dopo aver portato i suoi voti all' altare di Maria Ausiliatrice , donde era partito anni sono colla croce del Missionario.

Riposi in pace l'anima sua bella, e dal cielo, ove Iddio speriamo gli avrà già dato il premio delle sue fatiche, impetri rassegnazione a noi ed ai suoi cari lebbrosi di Agua de Dios, ed alla Pia Società Salesiana molte altre anime generose che lo imitino nell'ardente zelo e nell'eroico sacrifizio per la salvezza delle anime !

Cenni biografici,

D. Michele Unia nacque il 18 dicembre 1849 nelle vicinanze di un villaggio a due chilometri da Roccaforte di Mondovì, sulla sinistra dell'Ellero, e che la divozione degli abitanti alla Vergine Maria volle prendesse nome dalla SS. Annunziata. Allevato cristianamente dai pii genitori ed istruito da un ottimo maestro sacerdote, nel 1876 venne da Don Bosco per corrispondere all'interna chiamata del cielo, che sin da giovanetto gli aveva fatto sentire che Iddio lo voleva Sacerdote.

Dopo tredici anni, passati la maggior parte in qualità di Prefetto nelle Case Salesiane d'Italia, il Sacerdote Michele Unia veniva scelto come capo della spedizione che andava a fondare la prima Casa nella Colombia. Fu in questo viaggio ch'egli diede a conoscere la grandezza e la nobiltà dell'animo suo, avendo dovuto assistere alla malattia ed alla morte del carissimo confratello Ch. Giuseppe Eterno, spirato tra le sue braccia alla Guaira.

Neanche due anni , dacchè si trovava nella capitale di quella Repubblica, venuto a sapere come un gran numero d'infelici lebbrosi confinati fra i monti, in una terra lontana tre giorni da Bogotà chiamata Agua de Dios, vivevano in un totale abbandono dei parenti e degli amici e privi, in mezzo a tante sofferenze, dei conforti della religione, il suo cuore si sentì fortemente commuovere. Chiese con insistenza ed ottenne di recarsi a spendere la sua vita fra quegli sventurati.

Se non che a questo sacrifizio di carità egli dovette per un momento anteporne un altro di obbedienza non meno sublime e bello , che fe' maggiormente risplendere nel nostro D. Unia da una parte l'amore di cui ardeva per quei poveretti e dall'altra lo spirito di sottomissione e di ubbidienza ai suoi superiori.

Ma il generoso sacrificio ch'egli aveva fatto della sua vita a sollievo di quei sofferenti, commosse quanti lo vennero a conoscere; e Don Rua, appena ne ebbe contezza, intenerito fino alle lagrime, ritirò tosto l'ordine che prima aveagli mandato di partire per il _Messico.

Non è a dire quanto si rallegrassero ed esultassero quei poveri lebbrosi, che D. Unia fin dal primo por piede in quel paese del dolore prese ad amare quai figli dilettissimi. I Bollettini dell'anno 1892 sono ripieni delle lettere di ringraziamento che quei lebbrosi inviarono a D. Rua. Essi andavano dicendo che tra loro « il nome di Don Michele Unia è simbolo di amore e di carità; che si pronunzia con tenera compiacenza e venerazione fino nella più umile capanna ; che in Bogotà, capitale della Colombia, egli è tenuto come un eroe che offre la sua vita sull' ara della carità; che è ammirato da tutti e che non andrà guari che la fama di lui sarà universale, perchè la virtù in grado eroico merita di essere conosciuta in tutto l' orbe, come la luce del sole irradia tutto il globo. »

E difatti prima i giornali della Colombia, e poi quelli di tutta l'America e dell'Europa di D. Unia si occuparono come di un eroe. Ma l'umile Sacerdote andava esclamando : « E perchè meravigliarsi di cose al tutto naturali? Non sono anche i lebbrosi nostri fratelli? E per chi dobbiamo spendere la vita, se non per costoro, i quali appunto perchè separati dal consorzio degli uomini hanno maggior diritto alla generosità del nostro cuore? » Concetti sublimi che tutto interpretano in pratica il comandamento dell'amor del prossimo.

Impossibile ci riesce di compendiare in queste pagine i benefizi immensi arrecati da D. Unia al lazzaretto di Agua de Dios. Oltre ai vantaggi spirituali che tornano sempre quale un balsamo salutare al cuore dei sofferenti, e di cui eran privi i poveri lebbrosi di Agua de Dios; oltre all'innalzamento del sentimento morale di quegli sventurati, che ora non sono più i reietti ed abbandonati dagli uomini; a D. Unia si debbono gli ingrandimenti dell'ospedale; a lui l'andata delle Suore di Carità che fan pur esse prodigi di eroismo in quello ospedale; a lui l'interesse generale e del Governo e della popolazione per sollevare quegli sventurati fratelli; a lui la nuova grande impresa che Don Evasio Rabagliati sta realizzando in favore di quelli e di tutti i lebbrosi della Colombia; a lui infine se i lebbrosi di Agua de Dios non solo, ma tutti gli infetti di questa terribile malattia avranno ai fianchi per l'avvenire il Sacerdote e la Suora a consolarli in vita e a confortarli nell'ultimo punto della morte. Non foss'altro, questi sono benefizi incalcolabili !

E ben seppe apprezzarli il Governo della Colombia, che aveva dato a D. Unia pieni poteri in tutto il lazzaretto, aveva posto a sua disposizione la posta ed il telegrafo, l'aveva autorizzato a viaggiare gratuitamente per tutta la Repubblica e gli manifestava ammirazione e gratitudine profonda. Quindi è anche che il Governo stesso e la popolazione tutta della Colombia grandemente esultarono quando, la scorsa primavera, seppero che il Console italiano a Bogotà aveva ottenuto dal nostro Governo la Croce della Corona d'Italia a D. Unia, con un sussidio per i suoi cari lebbrosi, perchè essi stimavano degno di grandissimi onori chi aveva fatto il sacrifizio della propria vita per apportare tanti benefizi morali e materiali ai loro sventurati fratelli, presso de' quali D. Unia era tenuto quale un inviato dal Cielo ed era chiamato col dolce nome di padre.

Poveri infelici di Agua de Dios ! Quale strazio avrete provato nel ricevere il tristo annunzio della morte del vostro carissimo amico, del vostro angelo consolatore i nell'udire ch'egli è morto tanto lon tano da voi, mentre nel luglio scorso non volevate lasciarlo partire da voi per tema di non più rivederlo, e ne richiedevate le venerate spoglie per conforto all'immenso vostro dolore! Ma consolatevi, è Maria Ausiliatrice che lo ha voluto presso di sè ; Essa che gli aveva messo in cuore l'ardente brama di sacrificarsi per voi, Essa stessa volle chiudergli gli occhi. Pregate per lui ! Egli dal cielo vi otterrà sicuramente nuovi campioni che sul suo esempio sacrificheranno quanto vi ha di più caro sopra la terra, sacrificheranno la vita istessa e verrano a fermare loro stanza in mezzo a voi, e voi formerete la loro delizia, come già l'avete formata per il compianto D. Michele Unia!

Nella camera ardente.

Il giorno dopo la morte, la salma di Don Unia fu esposta nella chiesa interna dell'Oratorio di Valdocco, trasformata in cappella ardente. Era soavemente adagiata in un seggiolone a bracciuoli, sulla predella dell'altar maggiore, circondata da cerei accesi. Indossava le divise sacerdotali con cotta e stola. Aveva il capo lievemente inclinato ad uno dei lati, il volto sereno, i lineamenti ben conservati ; parea che dolcemente dormisse.

Mentre succedevansi i nostri giovanetti a pregargli l'eterno riposo, accorrevano pure dalla città a vederlo e a suffragarne l'anima persone d'ogni grado e condizione, dalla nobil dama alla donnetta del volgo, dal ricco patrizio all'operaio. Questi visitatori si avvicinavano alla salma con edificante pietà, e non pochi posavano corone e medaglie su quelle mani che sollevarono tanti lebbrosi e soccorsero tanti sofferenti, come per far benedire da tale contatto quelle loro religiose memorie.

Oh ! se i lebbrosi di Agua de Dios vi si fossero trovati anch'essi, quali scene di dolore e di venerazione ! Ma se non vi si trovarono in persona, ben vi erano col pensiero e col cuore. La notizia della morte del loro apostolo, notificata prontamente per telegrafo da Don Rua all'Arcivescovo di Bogotà ed al Governo della Colombia, giunse certamente anche con prontezza fino a loro e li attirò collo spirito all'Oratorio di Torino.

Trasporto della salma.

Al mattino del giorno 11 dicembre, la salma di D. Unia, racchiusa nella bara, di primissima ora fu portata nella chiesa di Maria Ausiliatrice, dove s'incominciò la celebrazione di sante Messo a tutti gli altari. Alle 6 ed alle 7 vi fu Messa con Comunione generale all' altare maggiore.

Alle 9 incominciò il trasporto funebre. Apriva la via un'alta croce d'argento con due chierici ceriferi. Venivano poscia in lunga ed interminabile fila i novecento e più giovanetti dell'Oratorio Salesiano, i convittori delle Scuole Apostoliche e le venerande Suore di Maria Ausiliatrice della Casa di Torino. Seguiva la banda musicale dell'Oratorio, il clero numerosissimo, il celebrante Don Rua, quindi la bara coperta da ricco drappo nero e delle insegne sacerdotali, portata e circondata da giovani sacerdoti. Dopo fa bara facevano lunghissimo corteo le rappresentanze.

Tra queste notavasi il Capitolo Superiore della Pia Società Salesiana, il Segretario arcivescovile, canonici , parroci , religiosi, patrizi, magistrati, consiglieri, professori, industriali, operai ed altri numerosi ammiratori dell'estinto. Ve n'erano di Roccaforte, di Mondovì e Cuneo, patria, diocesi e provincia del compianto Don Unia.

Vi era anche una lunga fila di dame. Tenevano un posto distinto le rappresentanze delle Associazioni cattoliche della città, che si degnarono d'intervenire coi loro ricchi e brillanti stendardi.

Fra il funebre e prolungato canto del Miserere ed il suono maestoso ed imponente della banda musicale, dall'interno dell'Oratorio si veline all'esterno, si passò per via Cottolengo, via Biella, Corso Regina Margherita, via Cigna e di nuovo per via Cottolengo si entrò nel santuario di Maria Ausiliatrice per la Messa solenne da requiem, celebrata dal nostro Superior Maggiore.

I cantori erano al completo, circa trecento. Eseguirono musica del M.° Terziani con mirabile interpretazione ed effetto.

Solenni e commoventi riuscirono pure le preci finali cantate pure da D. Rua presso la bara. Era l'ultimo addio del successore di Don Bosco ad uno dei più affezionati tra i suoi sacerdoti e missionari.

Un ricco carro funebre portava poscia quella venerata salma all'ultima dimora. Un lungo stuolo di giovanetti e di amici ve l'accompagnarono con divote preghiere, per ripetergli ancora un dolce addio. E questo addio volle pronunciare a nome di tutti gli amici ed ammiratori, vicini e lontani, ed a nome della stessa Colombia e di Agua de Dios, ove D. Unia versò tanti sudori e sollevò tanti infelici, l'egregio Cooperatore salesiano sig. Borgogno in un commovente ed inspirato discorso.

Altri solenni funerali per l'anima di questo nostro carissimo confratello furore celebrati a Roccaforte di Mondovì per cura dei parenti e dei compatrioti.

Noi ringraziamo di cuore quanti presero parte a questo nuovo lutto salesiano, inviandoci le loro sentite condoglianze; grazie delle confortanti espressioni che il loro affetto verso dell'Istituto Salesiano seppe suggerir loro a nostro riguardo. Fra tutte le condoglianze pervenute al nostro Superiore, di grandissimo conforto ci tornarono quelle partite dal Vaticano colla lettera seguente, indirizzata al nostro Procuratore Generale, Dott. D. Cesare Cagliero

REV.mO SIGNORE,

Con vero dispiacere appresi la triste notizia che la S. V. mi ha comunicato colla sua lettera dell' 11 corrente, della morte di D. Michele Unia, Missionario Salesiano; e sebbene vi sia luogo a sperare che i meriti di Lui, acquistati coll'esercizio della più sublime carità, servendo ai lebbrosi di Agua de Dios, gli abbiano procurato la grazia della misericordia divina, io non ho mancato di innalzare al Signore pii suffragi per quella bell'anima.

Anche il Santo Padre provò dispiacere per tale morte, e di buon grado accordò l'implorata benedizione apostolica al Superiore Generale e a tutti i Salesiani, specialmente ai Missionarii.

Nel rendere di ciò consapevole la S. V. mi è grato cogliere questa occasione per reiterarle l'espressione dei sensi della mia distinta stima, con che mi raffermo

Di V. S.

Roma, 13 Dicembre 1895

Aff.m° per servirla

M. CARD. RAMPOLLA.

DALL'ESTERO

SPAGNA.

Una nuova Casa d'educazione per le ragazze

REV.mo SIG. D. RUA,

Ecija, 8 Dicembre 1895.

ATTENDEVA questo giorno dell'Immacolata Concezione di Maria SS., tanto caro al venerato Don Bosco ed a lei, Rev.mo Padre, per darle relazione del mio viaggio in Andalusia e specialmente della fondazione di questa Casa di Ecija, dove oggi stesso s'inaugurò l'Oratorio Festivo.

L'apertura fu fatta con tutta solennità. Intervennero il .Rev.mo Sig. Arciprete, persona commendevole sotto ogni rapporto, il Parroco ed altri Sacerdoti , nonchè quasi tutte le benemerite Signore della Conferenza, presiedute dalla nobile Sig.a Donna Catalina. Martel, che furono quelle che ci richiesero a dirigere questa Casa. Discreto fu pure il numero delle fanciulle che si riunirono per quest'occasione e indescrivibile il contento che provarono nel vedersi trattate con tanta affabilità dalle Suore di D. Bosco. Il Sig. Arciprete e tutti gli intervenuti alla bella festa non finivano di rallegrarsi e di ringraziare il Signore per vedere installate fra di loro le Figlie di Maria Ausiliatrice, dalle quali si ripromettono un gran bene.

L'Oratorio festivo venne aperto col canto del Veni Creator, alcune acconcie parole dell'Arciprete, il canto dell'Ave Maris Stella e del Tantum Ergo ed infine colla benedizione del SS. Sacramento. Tutti si ritirarono congratulandosi colle Suore e augurando loro abbondante messe. Voglia la nostra buona Mamma Maria Ausiliatrice fecondare le fatiche delle sue povere Figlie, per poter corrispondere ai voti e ai desiderii dei buoni Ecijani.

Questa, o mio buon Padre, col tempo sarà una delle più eccellenti fondazioni della Spagna, riunendo la Casa tutte le maggiori possibili vantaggiose condizioni. Non parlo della chiesa che è veramente una piccola basilica con dodici altari, eccellente organo e un grandissimo coro, con accesso nell'interno della casa. Non della scala principale tutta di marmo e propria di un palazzone; nè dei claustri che in forma di quadrato ed aventi circa quattro metri di larghezza ricorrono tutta la casa; basti il dire che questa Casa non manca di alcuna comodità e che cogli anni, aumentando il personale dirigente, potrà contenere un bel numero dii giovanette ed estendere eziandio la sua benefica opera di educazione a moltissime centinaia di fanciulle esterne.

Le Suore addette a questa Casa presentemente sono quattro; ma vedo che è necessario aumentare presto il loro numero per poter aprire le scuole gratuite per esterne povere e a pagamento per le benestanti, onde supplire così alle spese giornaliere. Ora sono raccolte in Casa una quindicina di orfanelle, per le quali passano una modestissima pensione le Signore della Conferenza.

Mio malgrado debbo por termine alla presente desiderando che parta oggi stesso,. perchè domani non potrei continuarla dovendo ripartire per Barcellona. Di là le scriverò nuovamente dandole notizie delle due Case di Valverde e di Siviglia.

Chiudo pertanto chiedendo per questo la sua indulgenza ed assicurandola della parte vivissima che io e tutte le Suore sparse in Andalusia prendemmo al suo dolore per la: catastrofe del Brasile. Senza dubbio fa quello un colpo terribile pel suo cuore paterno e umanamente parlando una ferita irreparabile. Nondimeno il Signore anche in questo avrà avuto i suoi santi fini, come li aveva provando il santo Patriarca Giobbe; e certo qual altro Giobbe Ella avrà ripetuto quelle sante parole che dovrebbero risuonare sopra ogni labbro cristiano nei momenti di prova e di tribolazioni. Sì, Rev. Padre, anche noi abbiamo pianto e pregato con Lei, perchè i dolori come le gioie sono comuni al Padre ed ai figli. Riceva quindi, benchè tardi, le nostre sincere condoglianze, colla promessa che procureremo di consolare il suo cuore paterno con procurare di salvare molte anime, che le facciano un giorno bella corona in cielo.

Benedica, amatissimo Padre, la nostra buona volontà che è pure di farci sante anche noi. Raccomandandomi alle sue orazioni, le bacio, per me e per le altre Suore la mano, mentre mi professo in Gesù Sacramentato di Lei,, Rev.mo Padre,

Um.ma Obb.rna Figlia

Suor CLARA GIUSTINIANI. Visitatrice delle Case di Spagna.

NOTIZIE DALLE MISSIONI

TERRA DEL FUOCO

La seconda visita di Mons. Fagnano e le prime Suore di Maria Ausiliatrice alla Missione della Candelara (1).

REV.mo SIG. DON RUA,

LA Missione di N. S. della Candelara, cui feci la seconda visita nella scorsa primavera, promette di prendere grandi proporzioni e di riuscire, secondo le coricepite speranze, assai vantaggiosa.

Situata nel centro della Terra del Fuoco, è facilmente accessibile per tutti gli Indii che vivono al Nord fino allo stretto di Magellano e al Sud fino al Capo S. Diego, abbracciando quasi tutti gli abitanti di questa grande isola. Gli Indii tutti col tempo lascieranno sicuramente ai Missìonarii Salesiani i loro figli da educare. e se ne avvantaggieranno essi stessi, mentre trarrà pure gran profitto la società che di loro si serve per l'esplorazione delle ricchezze di questa terra.

Abbiamo dato principio ai lavori di fabbricazione del nuovo paese che sorgerà sopra un altipiano, alla sinistra del Rio e alla distanza di alcuni chilometri dalla sua foce e di due e mezzo circa dal porto Torino, luogo, a nostro giudizio, il più adatto sia per radunarvi gli indigeni, sia per la comodità del porto.

Si tracciò la piazza di metri 100 X 100 e nel mezzo vi si collocò un'alta croce coll'asta per la bandiera, e si tracciarono pure ampie vie di venti metri di larghezza.

All'ovest della piazza s'innalzò la Chiesa, con ai lati i collegi e le scuole pei ragazzi e le ragazze. Nelle altre parti si estendono le abitazioni per gli Indii, tutte simmetriche, occupando ciascuna la superficie di metri 25x50, e aventi la fronte nella via, di modo che formano già un vero paesello, che attira l'ammirazione dei selvaggi.

Questi Indii ora hanno una circoscrizione più limitata per le loro scorrerie, essendo stati scacciati dai terreni che alcuni particolari hanno preso in affitto dai Governi del Chili e dell'Argentina. Quindi non possono trovare con facilità gli alimenti e si veggono obbligati dalla fame a rubare pecore o cavalli agli affittaiuoli, i quali, senza riguardo alcuno li allontanano colle armi.

Urge quindi provvedere la Missione di animali, perchè servano anzitutto di alimento, e poi pei lavori di manutenzione e di educazione degli Indii. La miglior cosa sarebbe trasportarvi colà delle pecore che si allevano bene in quei paraggi, onde dare occupazione agli Indii per custodirle e profitto colla lor carne, lana e cacio. A mio giudizio, non v'è altro modo più acconcio di questo per civilizzare questi selvaggi e nel tempo stesso più economico. Ma come si potrà ciò fare coi soli soccorsi ordinari? I pochi animali che si portano colà di tanto in tanto, spariscono tosto per la grande affluenza degli Indii che si devono alimentare per poterli tenere all'istruzione religiosa. Terminati questi soccorsi, quei poveri selvaggi sono obbligati ad allontanarsi in cerca di sostentamento, e non possono ritornare tanto presto sia per la distanza, sia ancora per l'incertezza di trovare viveri alla nostra stazione.

Come vede, amatissimo sig. D. Rua, collo sviluppo di questa Missione si richiedono maggiori mezzi vuoi materiali, vuoi personali. Ed è per questo che mi sono portato in Italia e che cerco di far violenza al suo cuore.

(1) La presente relazione ci fu lasciata da Mons. Fagnano stesso prima della sua ultima partenza per l'America.

Viaggio e accoglienze.

Per questa nuova visita alla Missione della Candelara era partito da Puntarenas la sera del 3 marzo sopra del nostro vapore Torino. Venivano pure cinque Suore di Maria Ausiliatrice per incaricarsi dell'istruzione delle ragazze e delle donne.

Alle 3 pom. del giorno seguente arrivammo all'imboccatura dello stretto di Magellano, dove ancorammo per aspettare tempo buono, onde poter fare la traversata fino alla foce del Rio Grande. Sul far della notte si scatenò un forte vento, che, se ci avesse sorpresi in alto mare, Dio solo sa quanto avrebbe fatto soffrire specialmente le Suore! Calmatosi il vento, si ripartì a fin di poter arrivare allo spuntar del 1° di aprile alla foce del Rio Grande; ma ahimè, che dopo tre ore di navigazione, il tempo incominciò a rannuvolarsi e il mare a farsi tanto burrascoso, da obbligarci ad allontanarci da terra e prendere il largo alle dieci di sera. Per tutta quella notte ed il giorno seguente il mare continuò grosso grosso, cagionando gravi incomodi non solo alle Suore, ma financo ai marinai.

Verso mezzanotte, essendosi tranquillizzato il mare, cercammo di avvicinarci a terra; ma ci eravamo di tanto allontanati, che non riuscivamo mai a scorgerla. Finalmente

Il nuovo paesello per gli Indii.

alle otto del mattino, 2 aprile, incominciammo a scorgere le cime delle montagne, e alle nove il Capo Sunday, che si trova al Nord della foce del Rio Grande. Alle dieci arrivammo di fronte al Rio e aspettammo un'ora, finchè si alzasse la marea, poichè solamente in tempo di alta marea si può entrar in esso. Alle dodici precise gettammo le àncore nel porto Torino.

Già i confratelli Ferrando e Bergese ci avevano veduti e si preparavano a discendere, alla spiaggia coi carri per iscaricare la roba. Al nostro giungere s'abbassò la marea ed il vapore si trovò completamente in secco sopra l'arena. Ci aspettava D. Beauvoir, il quale ci abbracciò con tanta allegria, essendo già da molto che ci desiderava; parimenti i confratelli suddetti si rallegravano assai di rivederci, di udire notizie de' Superiori e di vedere arrivare le Suore, la cui coopera zione non solo è utile, ma indispensabile per la Missione.

Discesi dal vapore, fummo circondati dagli Indii, i quali facevano grandi meraviglie delle Suore, del loro vestito, delle affabili maniere con cui venivano da esse trattati; e mentre dal porto andavano alla Casa, alcuni mi attorniavano ridendo sgangheratamente, saltando dalla gioia e rivolgendomi sempre questa domanda : « Come stai? » non sapevano dire altra parola! Arrivati alla Casa, corsero le donne a vedere il meraviglioso spettacolo, com'esse dicevano, che loro offrivano le Suore. Con che piacere vennero le ragazze! e con che gioia vedevano le Suore il nuovo campo delle loro fatiche !

Passo sotto silenzio la sorpresa degli uomini e dei ragazzi nel sentire le Suore a cantare e nel vederle a cucire e lavare; dirò solo che il mio cuore piangeva di consolazione nel pregustare il futuro grande sviluppo di questa cara Missione, nel vedere realizzarsi il sogno dorato di Don Bosco e le nostre più ardenti speranze.

In cerca di Indii e loro incontro. Il dì seguente, col piccolo Pietro, già noto a lei ed ai lettori del Bollettino Salesiano, uscii in cerca di una tribù di Indii che credeva molto lontani dalla Missione; ma per viaggio li incontrai che venivano essi stessi dai Missionari, onde trovare di che vivere ed essere protetti contro i cattivi Indii ed i malvagi e crudeli civilizzati. Mi dicevano che i bianchi avevano uccisi a colpi di fucile due di loro e che essi erano riusciti a scappare. Quanta povertà ! quanta nudità e miseria! Con un freddo di cinque gradi centigradi sotto zero, la maggior parte di essi non avevano alcun straccio indosso. Poveretti ! Giunti vicino alle prime case, innalzarono una specie di capanna (rancho), e poi si avvicinarono alla Casa della Missione per vedere e salutare i nuovi arrivati. Non permisi che in quello stato salutassero le Suore; ma distribuimmo prima loro delle coperte, perchè si coprissero alquanto. Poi li lavammo e li inviammo alle loro capanne, dove ancora li ho lasciati, quando sono di là partito.

Infelici selvaggi! Rallegratevi, chè il vostro miserando stato ha commosso il cuore di tante anime pie; ha commosso l'amatissimo mio Superiore Don Rua, il quale mi ha preparato un bel numero di Missionari che meco vengono alla vostra Terra per consacrarsi interamente a voi, ed ha commosso tanti buoni Cooperatori e Cooperatrici che per voi m'hanno dato l'obolo della loro carità.

Rev.m° Sig.r D. Rua, si ricordi sempre che la salvezza degli Indii della Terra del Fuoco, quantunque di già assicurata colla Missione della Candelara, avverrà più o meno prontamente, a seconda della maggiore o minore quantità di personale e di mezzi materiali ch'ella andrà provvedendomi annualmente. Continui quindi ad aiutarmi, nè si stanchi mai dal rivolgere ai buoni Cooperatori la sua efficace parola in favore dei miei poveri Indii.

Colla benedizione del Sommo Pontefice e colla sua io parto, e vado a raccontare ai miei cari selvaggi quanto affetto loro porti il Vicario di Gesù Cristo, quanta carità per loro nutre il successore di Don Bosco e gli ottimi Cooperatori e Cooperatrici Salesiane! Essi alle mie semplici, ma veraci parole, piangeranno sicuramente di consolazione, ed innalzeranno al Cielo fervide preci di riconoscenza.

Gradisca, o amatissimo mio Superiore, l'espressione della più grande stima e della più sentita riconoscenza del suo

Dev.mo nel Signore Sac. GIUSEPPE FAGNANO Prefetto Apostolico.

AZIONE SALESIANA

Lo scorso novembre il nostro D. Stefano Trione fu in viaggio per far visita ai nostri benemeriti Cooperatori e Cooperatrici Salesiane di parecchie città. Tenne pubbliche e private conferenze sulle Opere e Missioni di D. Bosco e sull'Associazione dei nostri Cooperatori in IVREA, CASTELLAMONTE , CASALE MONFERRATO, RIVOLI, SALUZZO, MONDOVI, FOSSANO, ASTI e VENEZIA. Visitò inoltre i Comitati Salesiani di altre città, nelle quali sarà tenuta la conferenza ai Cooperatori nell'occasione della festa di S. Francesco di Sales o poco dopo.

In quasi tutte le suddette città D. Trione, dopo aver tenuta pubblica conferenza al popolo, invitava per la mattina seguente ad ora assai comoda i Cooperatori e le Cooperatrici ad una seconda adunanza, nella quale riservavasi di spiegare a questi benemeriti nostri amici il Regolamento dell'Associazione. Valevasi inoltre della benevolenza degli Eccellentissimi Ordinari Diocesani per visitare i Rev. Chierici Seminaristi locali e tener loro apposita conferenza.

Noi ringraziamo con la più viva riconoscenza tutti coloro che favorirono questo lavoro, ma in modo speciale gli Eccellentissimi Vescovi e l'Eminentissimo Patriarca di Venezia, per l'altissimo favore da loro dimostrato anche in questa occasione verso le Opere di D. Bosco, per l'ospitalità che vollero dare al suddetto nostro confratello e per la degnazione che ebbero di assistere alle suaccennate conferenze. Iddio ne li rimeriti largamente quanto lo desideriamo di gran cuore.

Noi ringraziamo inoltre i nostri Direttori Diocesani e Comitati, i quali per loro tenerissima bontà ci amano più che fratelli, come pure ringraziamo i benemeriti Giornali che parlarono di D. Bosco e delle Opere Salesiane in questa occasione con molto entusiasmo. Noi vorremmo riprodurre qui questi loro articoli, ma per la ristrettezza dello spazio ci limiteremo ai seguenti brani dell'ottimo giornale torinese Italia Reale-Corriere Nazionale (1) sulle conferenze di Venezia e di Fossano.

« L'adunanza di Venezia tenutasi nella monumental chiesa del SS. Salvatore, il giorno 26 novembre, era presieduta dall'Eminentissimo Cardinal Patriarca, circondato dal benemerito Comitato Salesiano di Venezia, di cui è Direttore l'instancabile Missionario Mons. dei Conti di Sanfermo.

« Prendeva dapprima la parola l'oratore Salesiano D. Trione, il quale trattò, per circa un'ora, delle Missioni estere di D. Bosco, del modo con cui i Cooperatori Salesiani di Venezia possono esserne i benefattori e protettori. Comunicò inoltre alcune deliberazioni del Comitato Salesiano locale per il progresso dell'Associazione e terminò con ringraziamenti e cordiali omaggi all'Eminentissimo Cardinale presente.

« Al. discorso di D. Trione succedette una inspirata allocuzione dell'Eminentissimo Cardinale Patriarca. Lo zelantissimo Pastore, vedendosi circondato da un'udienza cotanto imponente e numerosa,' essendovi accorsi oltre a duo mila uditori, vivamente commosso ad una dimostrazione così spontanea e solenne in omaggio alle Missioni di D. Bosco, parlò di queste con infiammata eloquenza. Esortò caldamente i Veneziani a sostenerle, facendosi con tal modo cooperatori di Dio per la salvezza delle anime. Spiegò luminosamente la sentenza di S. Dionigi Areopagita : Omnium divinorum divinissimum est cooperari Deo in salutem animarum. Ricordò altre sentenze di SS. Padri sullo stesso argomento ed augurò da Dio su tutti i sostenitori delle Opere di D. Bosco le più copiose benedizioni.

« L'adunanza terminava con la Benedizione solenne del SS. Sacramento, alla quale eseguivano scelta musica i bravi allievi dei benemeriti PP. Giuseppini della Casa di Venezia. »

« La chiesa parrocchiale di San Giovanni in Fossano, gentilmente ceduta all'uopo, la sera del giovedì 14 novembre era affollatissima di uditori, tra i quali notavasi gran numero di signori e signore. L'oratore descrisse al vivo l'opera apostolica che i preti di Don Bosco esercitano specialmente nell'America a pro degli emigrati italiani e per la conversione e civilizzazione dei selvaggi della Patagonia, della Terra del Fuoco, del Matto Grosso e del nuovo Vicariato di Mendez e Gualaquiza. Vivissima fu l'attenzione, ed in vari punti anzi l'udienza era profondamente commossa. Spiegò come necessitino, per compiere queste sante opere, mezzi straordinari che i Salesiani ritraggono dalla pietà dei fedeli, e quindi raccomandò generose offerte anche in effetti di vestiario usati.

Ringraziò con affettuose parole il venerando Mons. Manacorda, che è uno dei più antichi benefattori delle opere di Don Bosco, e verso il quale i Salesiani serbano sempre gran venerazione e vivissima riconoscenza; ed ebbe pure espressioni di ringraziamento alla cittadinanza fossanese, la. quale tiene ospiti carissimi i figli di Don Bosco, che colà hanno un Collegio per alunni delle classi elementari. Infine ringraziò cordialmente lo zelante e dotto Priore della chiesa di S. Giovanni, nella quale tenne la conferenza, e presso la quale i Salesiani hanno un grandioso Oratorio Festivo.

« All'indomani alle 8 1/2, tenne altra conferenza in San Filippo, specialmente pei Cooperatori e le Cooperatrici delle Opere di Don Bosco. Spiegò il Regolamento di questa provvidenziale Associazione che oggi conta già gran numero di soci, ed è sparsa - per tutto il mondo.

« I Cooperatori Salesiani debbono cooperare da buoni cristiania tutte le opere cattoliche, ma hanno poi il particolare mandato di occuparsi paternamente e con apostolico zelo della educazione e salvezza della gioventù, debbono promuovere e sostenere a tal uopo gli Oratori festivi, il rifiorimento dei Catechismi domenicali, le Scuole di Religione, Scuole cattoliche, Istituti cattolici e simili; debbono avere cura delle vocazioni allo stato ecclesiastico e religioso : debbono sostenere e diffondere la buona stampa, specialmente tra i giovani ed il popolo, ed infine sono loro raccomandate le Opere e Missioni di Don Bosco.

« L'oratore nel congedarsi annunziò che col nuovo anno s'incomincierà anche in Fossano pei Cooperatori e per le Cooperatrici l'uso di radunarli a conferenza nell'occasione di San Francesco di Sales e di Maria Ausiliatrice, e che quest'Associazione anche tra i Fossanesi fiorirà mirabilmente.

« Le pubbliche conferenze Salesiane portano una nuova nota di risveglio, e valgono di consolante edificazione, ove si tengano con quel concorso di uditori e con l'esito con cui furono tenute in Fossano. »

Prima di por termine a questo articolo di azione salesiana , dovremo pur parlare a lungo del molto che il nostro D. Tommaso Pentore fece negli scorsi mesi al TORRIONE (Ventimiglia), BORDIGHERA, SAN REMO, SAVONA, VARAZZE, ARENZANO, SAMPIERDARENA, SPEZIA, FEZZANO e FANO e delle cordiali accoglienze avute in queste città dai nostri ottimi Cooperatori. Ma lo spazio ce lo vieta. Ci limitiamo quindi a ringraziare di tutto cuore anche cotesti nostri carissimi amici.

Dalla Croce Pisana apprendiamo come il Prof. D. Stefano Febraro , Direttore della Casa nostra di Firenze, fu a Pisa coi suoi giovanetti a celebrare un solenne funerale in suffragio dei Cooperatori defunti nella Chiesa di S. Michele in Borgo, e tenervi una conferenza. Le accoglienze avute e l'effetto prodotto in quei cittadini sono indicibili, grazie alla bontà di quell'Ecc.° Arcivescovo e lo zelo di quel Direttore Diocesano, Rev.m° Can. N. Zucchelli, pei quali professiamo grande riconoscenza. Altra conferenza tenne pure D. Febraro in Firenze con gran concorso di popolo.

Registriamo ancora la conferenza tenuta dal M. R. D. Simone Tirannini , nostro zelante Decurione , nel paese di Pescarso di Cemmo.

(1) Uno dei più autorevoli e diffusi giornali cattolici d'Italia. Prezzo d'abbonamento L. 20 all'anno con premii agli abbonati.

GRAZIE DI MARIA SS. AUSILIATRICE

Scampato da morte. - Nel dì 19 dicembre del 1894, trovandomi colla mia famiglia nella nostra Villa do Bom Successo, nel circondario della città di Pindamonhangaba (Stato di S. Paolo), il mio figlio Ercolano di soli 3 anni d'età, divertendosi nella stanza da letto, trovò un vasetto contenente granuli d'arsenico, che in quel dì io mi era scordato di ritirare. Aperse il recipiente, empì il concavo delle mani e trangugiò il veleno. Ah ! infelice ! una catastrofe era inevitabile! - Il fatto succedeva alle 5 di sera. Mio marito, Ingeg. Beniamino Franklin de Albuquerque Lima, appena conobbe tale sciagura, comandò si allestisse la carrozza per trasportare il bimbo a Pindamonhangaba affin di ricorrere alla medicina e scongiurare la morte imminente del caro figlio. Ma in questo frangente, poco sperando dall'arte umana, io ricorsi fervorosamente all'Ausiliatrice dei Cristiani, domandandole la conservazione della vita del mio Ercolano.

Le promisi di vestirlo sempre di bianco azzurro fino all'età di sette anni e di far celebrare una Messa solenne nella Cappella delle Suore di Maria Ausiliatrice di questa città. È da notare che subito dopo il fatal caso, non facemmo altro che dar a bere al piccolo Ercolano un po' di latte freddo e subito lo trasportammo alla città per la cura. - Ma la distanza era lunga assai e non potè ricevere i soccorsi della medicina se non alle 9 di notte, ossia 4 ore dopo trangugiato il veleno. - Oh! come è buona la nostra celeste Madre! Essa mi esaudì in un modo affatto miracoloso; poichè il mio figlio non sofferse nè spasimi, nè vomiti, nulla, nulla, pel veleno ingoiato. - Io felice e riconoscente, feci celebrare la Messa nel giorno 24 maggio, vestii di bianco celeste il mio angioletto, ed ora desidero che tutti sappiano che io sono debitrice della vita del mio diletto Ercolano alla taumaturga Madonna di D. Bosco.

Pindamonhangaba (Stato di S. Paolo-Brasile), Giugno 1895.

MARIA ADELAIDE DE ALBUQUERQUE LIMA.

N B. - Questa relazione ci fu trasmessa dal compianto Mons. Lasagna quindici giorni prima del fatal disastro.

Efficacia delle preghiere dei giovani dell'Oratorio di Torino. - Non trovo parole sufficienti per esprimere la mia riconoscenza alla Consolatrice degli afflitti per una singolare grazia che ha voluto concedermi. - Erano molti anni dacchè pregavo, ma invano. Un giorno, desolata più che mai, mi rivolsi alla Madonna Ausiliatrice ed in pari tempo diressi una lettera al Sig. Don Rua per dar principio ad una novena. Oh! potenza di Maria ! Quello stesso giorno che nell'Oratorio Salesiano di Torino si dava principio alla novena, proprio in quel giorno la grazia mi venne concessa. - Ho dovuto quindi credere col fatto che ogni volta che mi trovo afflitta e mi rivolgo a cotesto Oratorio per preghiere, quello stesso giorno che si dà principio a dette preghiere mi veggo o completa la grazia o almeno incominciata. Sempre, sempre così. - Pertanto desidero, che ciò venga pubblicato non solo per ringraziare la Madonna, ma anche per animare tutti gli associati al Bollettino Salesiano a rivolgersi subito alle preghiere dell'Oratorio che sta sotto il manto di Maria Ausiliatrice chè verranno senza dubbio consolati. -Debbo inoltre far conoscere che ho ottenute altre grazie dalla SS. Vergine Ausiliatrice, come ancora ho interposta sempre nelle mie domande l'anima d'una pia monaca di Linguaglossa (Sicilia), e ciò dichiaro per un voto fatto.

Acireale, 15 Novembre 1895.

ANNA BARLO'.

*

Ricorrete tutti a Maria! - Grata a Maria SS. Ausiliatrice, per la grazia ricevuta e fedele in mantenere il voto fatto, Scarioni Agostina di questa parrocchia fa noto a quanti sono pazienti che soffrono, come ella dopo una novena a Maria SS. invocata sotto il titolo di Ausiliatrice dei Cristiani, fu affatto libera da crudi dolori di fianco, che la tormentavano dall'ìnfanzia, e che nella seconda metà dello scorso mese di ottobre l'avevano ridotta a sì mal partito da far temere della sua vita.

Bondione, 18 Novembre 1895.

D. ENRICO BOLIS

Coadiutore.

*

Una Novena a Maria Ausiliatrice. - Il mio amatissimo nipote fu colpito da fiera menengite; superata la menengite fu per ben otto mesi travagliato da continua pazzia con indicibile prostrazione di forzo. Tornando inutile ogni umano rimedio, con una novena ricorsi fiduciosamente a Maria Ausiliatrice, promettendo di far pubblicare sul Bollettino Salesiano una tale grazia qualora fossi stata esaudita. La grazia è già completamente ottenuta. - Sieno rese infinite grazie a Maria Ausiliatrice !

Arzignanò-Costo, 21 Novembre 189, 5.

ANGELA NARDI.

Rendono pure grazie infinite a Maria SS. Ausiliatrice per segnalati favori ottenuti mediante la potentissima sua intercessione i seguenti

Sac. Giuseppe Zago, Buenos Aires (America). - C. B. e M. A. R., Ossola. - Uno Studente del Seminario Vescovile di Alba. - Erminia Scavino, Cravanzana. - Margherita Massello, Torre Pellice. - D. Carlo Mina per sè e per una pia persona, Savigliano. - Gaudenzina Borsotti, Marano Ticino. - Maria Cavallero, Vesime. - Emma Besson, Verrés. - Luisa Pezza de Paviguano. - D. Francesco Cotta-Ramusino, Mortara. - Domenica Pensotti. - Catterina N., Carmagnola. - Signora Pinaglia da Ceppo-Marelli, Domodossola. - Can. Francesco Falcone, Conversano. - Salvatore e Genoveffa Butti, Pelugo. - Pietro Frassà da Monerivello per l'ottenuta guarigione da mal d'orecchio a suo figlio Giuseppe. - F. Berton, Zubiena. - D. Antonio Pondrucco, Viceparroco di Asigliano.- Gio. Maria Bertone, Romano Canavese. - Clotilde Marchisio, Piova. - La madre di un ascritto salesiano, abitante presso al lago di Costanza. - Silvia Piazza e C. Rosa, Monte di Malo. - Bernardo Musso, per l'ottenuta guarigione di sua moglie, La Ciotat (Marsiglia).

ORATORII FESTIVI

TORINO.

La festa dell'Immacolata nell'Oratorio festivo di Sant'Angela, tenuto dalle Suore di Maria Ausiliatrice in Torino, fu una di quelle feste che lasciano nell'anima la più profonda impressione e la più soave memoria.

Colla festa dell'Immacolata si doveva inaugurare fra le Oratoriane la Confraternita o Associazione di divote di Maria Ausiliatrice, da aggregarsi all'Arciconfraternita canonicamente eretta nel suo Santuario.

Precedette una Novena con Messa, discorso e Benedizione, alla quale prese parte ogni mattino un numeroso stuolo di figlie, massime adulte, benché si facesse assai di buon'ora, a fine di non disturbarle nelle occupazioni ordinarie di opificio o di casa.

Al mattino poi della solennità , la Comunione fu numerosa assai e divota. Tanto alle funzioni del mat tino quanto a quelle del pomeriggio si ebbe buona musica, eseguita dalle Suore ed Oratoriane , che si unirono a lodare così la Immacolata loro Madre.

Ma ciò che rese singolarmente cara la festa, fu la recezione di centotrentotto figlie nella suaccennata Associazione. Era bello vedere il trasporto, con cui esse ricevevano il nastro e la medaglia tanto desiderata, quale segno esterno della loro divozione a Maria Ausiliatrice.

Per quanto sappiamo questa è forse la prima Associazione regolare che si stabilisce negli Oratorii festivi femminili. Era giusto che tale onore toccasse all'Oratorio di Sant'Angela in Torino, come quello che si iniziò all'ombra del Santuario, e deve contarsi fra i più ragguardevoli per la data di sua fondazione e pel numero delle figlie che lo frequentano.

Sarebbe però utile e lodevole che questa Associazione, tanto ricoa di favori spirituali, si impiantasse in generale negli Oratorii femminili e specialmente in quelli, nei quali, non esiste o non è attuabile la Compagnia delle Figlie di Maria Immacolata. Con ciò verrebbe assecondato un antico voto del Superiore Generale Sig. Don Rua, il quale desidera che le figlie, quando hanno da cessare di frequentare gli Oratorii per ragione di età o di famiglia, conservino ancora uno spirituale legame, che le tenga unite a quella Istituzione che fu salutare per esse e lo può essere per le loro figliuole. A detta Associazione infatti possono continuare ad appartenere le madri di famiglia senza particolari obblighi.

Per dar conoscenza di questa Associazione ed insegnare il modo di erigerla, la Libreria Salesiana di Torino tiene a disposizione opuscoli appositi e foglietti da consegnare come segno di aggregazione.

La festa fu poi coronata da una bella e riuscitissima accademia nel teatrino dell'Oratorio. Una divota ed artistica statua di Maria Immacolata, collocata a lato del palco, in mezzo ad un trionfo di lumi e di fiori, attirava gli sguardi e gli affetti delle più che cinquecento figlie e degli invitati. Dinanzi all'immagine di Maria venivano a presentare i loro ossequi, in nome delle compagne, parecchie Oratoriane, espressi in bei componimenti, quali in prosa o quali in poesia, recitati con ingenuità, sentimento e disinvoltura ammirabile.

L'accademia si cominciò, si finì e venne intramezzata da musica benissimo eseguita. Cìò che non va dimenticato fu un dialogo di buona invenzione, maestrevolmente condotto, nel quale la pietà, la carità, la purità, la diligenza, la pazienza, l'umiltà e altre virtù, venivano a prestare omaggio alla Regina di tutte le virtù, Maria SS., e da Maria per mezzo di un Angelo erano premiate con una corona di fiori simbolici. L'azione cho vivificava il dialogo lo rese più gradito e più efficace di qualsiasi trattenimento drammatico.

Uscendo dall' accademia le figlie si trovarono il cortile vagamente illuminato. Infine alcuni fuochi d'artifizio chiusero l'indimenticabile, la lietissima festa , che come fu effetto, così sarà certamente inspiratrice di cristiana pietà e di gioia santa tra le Oratoriane.

NOVARA.

Leggiamo con piacere nella Provincia Novarese (1) con quanta solennità siasi celebrata la festa dell'Immacolata all'Oratorio di S. Giuseppe in Novara, diretto dai Salesiani. Molte furon le S. Comunioni impartite al mattino agli Oratoriani; imponenti le funzioni religiose della sera, onorate dalla presenza di S. Ecc. R.ma il Vescovo Diocesano, che tenne a quei giovani un breve , ma adattato ed efficace discorso. Assisteva pure un pubblico numeroso, il quale poscia si portò nel teatrino, ov'ebbe luogo un' accademia ad onor di Maria Immacolata.

Lode va data agli organizzatori di questa riuscitissima festa : lode ai cantori che fecero gustare ottima musica in chiesa : lode ai compositori e declamatori degli applauditi componimenti in prosa, in poesia, in lingua italiana , ed in lingue straniere; lode infine ai filarmonici ch'eseguirono con molta finezza scelti pezzi musicali.

Chiuse il bel trattenimento S. Ecc. R.ma Mons. Edoardo Pulciano, rivolgendo acconcie parole alla cara e numerosa udienza. Quei giovanetti rimasero grandemente ammirati della bontà ed affabilità del loro veneratissimo Vescovo , ed insieme coi Salesiani nutrono per lui sentimenti di viva riconoscenza.

N. d. R. Preghiamo vivamente tutti i Direttori e le Direttrici degli Oratorii Festivi Salesiani che ci vogliano sempre tener informati di tutto ciò che di edificante si compie tra i loro cari giovanetti. Ma, di grazia, le relazioni siano brevi, concise, non infarcite di nomi, nè sempre di feste solite già a celebrarsi negli Oratorii Salesiani, a meno che esse abbiano qualche nota particolare. Scopo di queste relazioni dev'essere quello di istruire i colleghi, animare i genitori ad inviarci i loro figli ed incoraggiare gli ottimi nostri Cooperatori a sostenere coll'opera, col consiglio e colle elemosine queste arche di salvezza per la pericolante gioventù dei nostri paesi.

(1) Periodico amministrativo, commerciale agricolo che si pubblica due volte la settimana in Novara, Corso Cavour, 10, al prezzo di L. 6 all'anno e 3,50 al semestre.

NOTIZIE VARIE

Onoranze alla salma del compianto D. Dalmazzo.

Nel dicembre u. s., per cura dell'affezionatissimo fratello e famiglia, veniva trasportato a Torino il cadavere del compianto nostro Dott. D. FRANCESCO DALMAZZO, spirato a Catanzaro nel marzo dell'anno passato.

Esso arrivava alla stazione di Torino alle ore 8 del giorno 6. Stavano ad attenderlo moltissimi amici ed ammiratori, i congiunti e numerose rappresentanze dell' Istituto di S. Giovanni Evangelista, delle Scuole Apostoliche, del Seminario di Valsalice, dell'Oratorio di Valdocco e del Capitolo Superiore della Pia Società Salesiana , da cui fu accompagnato alla chiesa di S. Giovanni Evangelista sul Corso Vittorio Emanuele II, della quale fu zelante Rettore per varii anni.

Quivi fu ricevuto dall'attuale Rettore Prof. D. G. B. Sammorì colle preci di rito. Venne quindi celebrata una Messa, durante la quale si fecero un bel numero di S. Comunioni a suffragio dell'anima sua benedetta. Dopo fece le esequie il cugino di lui, il Rev.m° P Baima, Curato di S. Carlo in città.

Infine, accompagnato da tutti quegli amici, parenti e rappresentanti che formavano un lunghissimo corteo raccolto in divote preci dietro il feretro, fu trasportato al Cimitero, dove venne tumulato nella tomba di famiglia, e dove ora si recano con frequenza gli amici, i parenti ed i confratelli a pregargli l'eterno riposo.

Congratulazioni e Voti.

Presentiamo le nostre più sentite congratulazioni al nostro grande amico Mons. GIUSEPPE RIDOLFI, Diocesano di Recanati, Cameriere Segreto soprannumerario di Sua Santità, Dottore in Sacra Teologia, Parroco ed Arcidiacono Coadiutore nella Basilica Lauretana, per la proclamazione fattasi di lui nel Concistoro del 29 novembre a Vescovo della Chiesa Cattedrale di Todi.

La gioia che proviamo per l'alto onore resogli dal sapientissimo Pontefice Leone XIII, giusto estimatore dei meriti degli uomini, vien mitigata dal pensiero che i nostri confratelli di Loreto perdono in lui un amico carissimo, un esperto consigliero, un valido appoggio.

Voglia egli continuarci il suo affetto nel nuovo campo dal S. Padre affidatogli, mentre noi di gran cuore gli auguriamo e preghiamo da Dio una splendida carriera, feconda di ottimi risultati per la salute delle anime.

Il XIII° Congresso cattolico italiano e l'Adorazione quotidiana universale a Gesù sacramentato.

A proposito di questa Pia Associazione, diretta a ravvivare in tutte le classi sociali la fede pratica nella presenza reale di N. S. Gesù Cristo nella SS. Eucaristia, il XIII Congresso cattolico italiano col massimo splendore tenutosi in Torino nello scorso settembre proponeva le seguenti deliberazioni che noi vorremmo fossero prese in somma considerazione e messe in pratica da tutti i cari e zelanti Cooperatori e Cooperatrici Salesiane. Eccole

» Viste le deliberazioni dei Congressi cattolici italiani di Genova, Roma e Pavia, riguardanti l'Opera provvidenziale per l'Adorazione quotidiana universale a Gesù Sacramentato, diretta a riparare le continue offese che il divin Redentore riceve e l'abbandono in cui è lasciato;

» Considerando che, con Breve pontificio del 21 agosto 1894, il pio sodalizio eretto in Torino fu elevato alla dignità di Arciconfraternita primaria, con facoltà di aggregare le altre Associazioni dello stesso nome e scopo in tutta l'Italia;

» Il XIII Congresso cattolico italiano , mentre plaude alla città del SS. Sacramento, iniziatrice di quest' Opera salutare, ed alle deliberazioni prese in proposito nei Congressi eucaristici di Napoli, Torino e Milano:

» 1° Raccomanda ai cattolici italiani di adoperarsi con zelo, perchè l'Associazione per l'Adorazione quotidiana universale del SS. Sacramento penetri in seno alle famiglie cristiane e nelle parrocchie, e si diffonda sempre più ovunque, nelle case di educazione, nei collegi, negli oratorii festivi e in tutti i sodalizi cattolici, ecc. ;

2° Invita i cattolici italiani, e specialmente i membri delle Società e dei Comitati cattolici

» a) ad iscriversi nella detta Pia Associazione, la cui pratica è facilissima, non richiedendo che una visita quotidiana, anche brevissima, a Gesù sacramentato;

» b) a cooperare costantemente ed alacremente colla parola, coll'esempio, colla stampa, affinche tale Associazione sia conosciuta e l'adorazione quotidiana diventi generale ed abituale fra tutti i cattolici d'Italia ».

BIBLIOGRAFIA.

Manuale Biblico o Corso di Sacra Scrittura. 1a. Ediz.italiana, 4 vol. di pag. 800-900 ciascuno, con 280, illustrazioni - Tip. Salesiana, Sampierdarena, L. 14.

Dopo aver fatto una estesa recensione di quest'opera, la Civiltà Cattolica, così conchiude. « In quest'opera c'è dogmatica, ermeneutica, critica, storia, polemica e molta materia ancora per l'eloquenza sacra; il tutto esposto con ordine e lucidità mirabile, 'che rende piacevole la lettura del libro, per se medesimo grave e profondo. Nelle illustrazioni poi vi hanno tesori di archeologia sacra.

» Ecco adunque un'opera che sarebbe utilissima, non solo a tutti i sacerdoti, ma anche ai laici desiderosi di una soda istruzione religiosa e appunto per essi fu scritta e tradotta in lingua volgare ».

Mappamondo-planisfero, fisico politico e commerciale pubblicato da A e C. - Raccomandiamo vivamente questo lavoro, fatto con intendimento speciale per le scuole elementari e commerciali. Esso si divide in più carte, che vengono a formare un'unità completa ed armonizzata, e sono: il sistema planetario, movimenti della Terra e della Luna pel succedersi delle stagioni, la Terra nella sua forma sferoidale isolata nello Spazio, il Mappamondo diviso nei due emisferi ed in fine il Planisfero politico-commerciale, che occupa i due terzi della carta, che è di m. 2 x 1, 75. La precisione geografica, la chiarezza delle tinte, per cui tosto risaltano all'occhio del giovane studente le divisioni politiche, le altezze dei monti e degli altipiani, le città commerciali, le linee dei viaggi sono le doti che ci fanno preferire questo lavoro ai tanti di questo genere. Ed è per questo motivo che noi lo raccomandiamo in modo particolare.

È vendibile anche presso la Libreria Salesiana di Torino al prezzo in fogli sciolti, di L. 10.

Rivista internazionale di scienze sociali e discipline ausiliari. - Roma, Via Torre Argentina, 76, Palazzo Sinibaldi. - Abbonamento annuo L. 20, per l'estero L. 25.

Nel Bollettino di Ottobre del 1894 abbiamo annunziato questa Rivista, che per dottrina, spirito cattolico e attualità, come dicono, ossia adattatezza ai bisogni dei tempi merita davvero di esser conosciuta. Noi la raccomandiamo nuovamente ora che incomincia l'anno IV di sua esistenza sicuri di far cosa gradita e salutare. In prova di questo ci limitiamo a riprodurre il semplice indice delle materie o articoli di fondo che costituiscono la sostanza del fascicolo di Novembre u. s., e fanno conoscere la cattolicità dell'opera, omesso le recensioni delle riviste italiane ed estere che sono una novità del genere, come quelle che ci mettono sott'occhio quanto' si pubblica nel mondo scientifico in fatto di scienze sociali e materie ausiliario.

L'assenteismo rurale (ANGELO MAURI)

Per la storia dell'Agro Romano (G. TOMASSETTI)

L'arbitrato internazionale ed il Papa (A. APEDDU)

I Congressi dei cattolici a Milano e a Torino. (Pro Gio. ROSSIGNOLI).

La Donna e la Famiglia che si pubblica in Genova da trentaquattro anni, colle più larghe ed esplicite approvazioni delle Autorità Ecclesiastiche, è un periodico che mentre offre disegni di ricami e modelli d'abiti, comodità indispensabili alle famiglie, congiunge ad esse letture morali informate ai dettati della cattolica religione. Farlo conoscere e raccomandarlo ci pare sia veramente opera buona, poiche con ciò si allontanano le famiglie cristiane da altre lettere irreligiose ed immorali. Costa L. 8 all'anno; L. 12 cogli annessi di mode e lavori; L. 13 coll'aggiunta di un bellissimo volume di strenna. Rivolgersi alla Direzione del detto periodico.

Calendario della Buona Stampa.

L'Opera in aiuto della buona stampa, visti i salutari effetti ottenuti gli anni scorsi, ha risoluto di diffondere a migliaia di copie in tutta Italia, anche in quest'anno, i più autorevoli e savi ammonimenti per allontanare i fedeli dalla compra e dalla lettura di cattivi libri e periodici, infervorandoli invece all'acquisto e alla lettura di buoni libri e di cattolici giornali. E perchè questi ammonimenti meglio si imprimano nelle menti, li riunì ad un calendario composto di tante grandi pagine quanto i mesi, da restare sospese alle pareti ed esposte alla vista di tutti, sicchè adempiano, per tutto l'anno, alla loro sacra missione. Mandando una lira, si ha diritto di chiedere 10 copie del detto Calendario. Rivolgersi alla Libreria Arcivescovile di Genova.

Il Giovedì, l' elegante giornaletto edito dalla Casa Giulio Speirani e Figli di Torino, fu chiamato il periodico-principe per la gioventù. In ogni numero pubblica una novella educativa illustrata da finissima incisione, bozzetti, poesie, saggi di letterature straniere; la sua rubrica In giro per il mondo offre cognizioni varie ed originalissime; la Pagina Letteraria forma una preziosa e ben scelta Antologia per la gioventù; i Pizzichi di scienza, gli Aneddoti dànno un sapore particolare di coltura amena, che educa, istruisce, rallegra. Costa L. 3 all'anno.