ANNO XIX. - N. 10 - Esce una volta al mese. - OTTOBRE 1895

BOLLETTINO SALESIANO

SOMMARIO.

LA NUOVA ENCICLICA SUL ROSARIO    253

RISVEGLIO CATTOLICO    257 IL PREFETTO APOSTOLICO DELLA PATAGONIA MERID.

E TERRA DEL FUOCO AI PIEDI DEL S. PADRE . 259 POSIZIONE DELLA PRIMA PIETRA dell'ISTITUTO S. AMBROGIO in MILANO ed INAUGURAZIONE della CASA

SALESIANA A SOMMA LOMBARDO    260 ULTIME DELIBERAZIONI DEL CONGRESSO DI BOLOGNA 262 NOTIZIE DEI MISSIONARI DI DON Bosco: - URUGUAY : Benemerenze dei Salesiani verso le scienze naturali, l'agricoltura e la meteorologia (Lettere di S. Ecc. Mons. Lasagna). - ARGENTINA: Gli Oratorii festivi. - Varie    263

GRAZIE DI MARIA AUSILIATRICE    268 ADUNANZA SALESIANA tenutasi in Valsalice . . . 269 ALL'ESPOSIZIONE EUCARISTICA di Milano . . 272 IL S. PADRE ALL'AUTORE DELL'OPERA « La Ragione guida alla Fede »    274

DAL PORTOGALLO    ivi

VARIETÀ    275

BIBLIOGRAFIA 276 COOPERATORI DEFUNTI    273

NUOVA ENCICLICA DEL SANTO PADRE LEONE XIII SUL ROSARIO MARIANO

Ai Venerabili Fratelli Patriarchi, Primati, Arcivescovi, Vescovi ed altri Ordinarii aventi pace e comunione colla Sede Apostolica.

Leone PP. XIII.

VENERABILI FRATELLI, SALUTE ED APOSTOLICA BENEDIZIONE.

SI ACCLAMI pare con sempre più magnifiche lodi l'Ausiliatrice potente e clementissima dei Cristiani, la Vergine Madre di Dio, che ben n'è degna, e si supplichi a lei con più sentita fiducia. Infatti gli argomenti di confidenza e di encomio si accrescono per quella dovizia svariata di benefizii, che ogni dì più larga e per ogni dove, mercè di lei, si diffonde a comune vantaggio. Nè mancano per verità da parte dei cattolici significazioni di devotissimo affetto verso così grande Benefattrice; mentre più che mai in questi tempi, tuttochè sì avversi alla Religione, ci è dato vedere desto e ardente in ogni classe di persone l'amore e il culto alla Vergine Beatissima. Di che sono chiara testimonianza il ristabilirsi per tutto e moltiplicarsi associazioni sotto la sua tutela; l'erigersi splendide chiese all'augusto suo nome; l'accorrere in numerosi e piissimi pellegrinaggi a' suoi santuari più venerandi; l'adunarsi in congressi intesi ad ampliare il campo delle sue glorie; ed altre opere somiglianti, ottime in se stesse e di lieto presagio per l'avvenire. Ma ciò che è singolare, e Ci gode l'animo di ricordarlo, si è che, tra le varie forme di codesta pietà verso Maria, si raffermi già universalmente nell'estimazione e nella pratica dei fedeli la devozione così eccellente del suo Rosario. Di ciò Noi proviamo viva consolazione. Imperocchè, se a promuovere tal devozione abbiam dedicata non piccola parte delle Nostre cure, ben veggiamo con quanta benignità la Regina del Cielo rispose a' Nostri desiderii : e deh voglia pure rispondere alla fiducia Nostra, mentre la scongiuriamo di temperare le angosciose amarezze che in questi giorni Ci aspettano !

Ma dalla efficacia del Rosario in particolar modo Ci ripromettiamo più larga copia di aiuti per dilatare il regno di Cristo. Quello che ora sta in cima a' Nostri pensieri, lo abbiam detto più volte, è la riconciliazione delle nazioni dissidenti dalla Chiesa: e abbiamo pur dichiarato che l'esito felice dovremo principalmente attenderlo dal soccorso divino, implorato con suppliche fervorose. Ciò stesso, non ha molto, fu da Noi attestato, allorchè nella solennità della Pentecoste raccomandammo speciali preghiere al Divino Spirito per quell'intento ; e alle Nostre esortazioni si rispose a gara da ogni parte. Senonchè per la gravità e difficoltà dell' impresa e per quella costanza che è necessaria ad ogni virtù, vien molto opportuna l' ammonizione dell'Apostolo: Durate nell'orazione (Col. IV, 2.) : tanto più che i bene augurati principii dell'opera sembrano stimolare soavemente a tale perseveranza. Adunque, Venerabili Fratelli, nei prossimo mese d'Ottobre, voi e i vostri popoli con la preghiera del Rosario, secondo le solite prescrizioni vogliate insistere insieme con Noi presso la Vergine Madre, accesi della più viva pietà: non vi sarà certamente cosa nè più vantaggiosa allo scopo, nè a Noi più gradita di questa. Troppo importa che al patrocinio di Maria affidiamo con suprema speranza i consigli e i desiderii Nostri.

Il mistero della carità esimia di Cristo verso di Noi ci si dà chiaro a vedere anche da questo, che egli morendo volle lasciare per madre al discepolo Giovanni la sua Madre stessa, con quel solenne testamento Ecco il tuo figlio. Nella persona poi di Giovannì, conforme al sentimento perenne della Chiesa, Cristo additò tutti gli uomini, e primamente quelli che avrebbero in lui creduto. Sul quale proposito S. Anselmo Cantuariense esclama: Che può concepirsi mai di più degno, che tu, o Vergine, sii madre di coloro, a cui Cristo si degna esser padre e fratello:? (Or. 47 olim 48) Ella pertanto accettò ed eseguì di gran cuore le parti tutte di quel singolare e laborioso ufficio, consacrandone lo Spirito Santo gl'inizii là nel Cenacolo. Fin d'allora ella aiutò mirabilmente i primi fedeli colla santità dell'esempio, coll'autorità del consiglio, colla soavità del conforto, colla virtù delle sue sante preghiere, mostrandosi in verità Madre della Chiesa e Maestra e Regina degli Apostoli, ai quali fu eziandio larga di quei divini oracoli che serbava in fondo al suo cuore.

Ma appena può dirsi a parole quanto si accrebbero di ampiezza e di efficacia queste cure, dacchè ella fu assunta presso il Figlio a quell'altezza di gloria che richiedeva la sua dignità e lo splendore de' meriti suoi.

Perocchè di là ella cominciò a vegliare per modo sulla Chiesa e a darci alti prove di sollecitudine e favore materno, che come per divino consiglio era stata ministra del mistero della umana redenzione, così con potere quasi illimitato esser dovesse ministra della grazia che perennemente si deriva da quello. Quindi ben a ragione le anime cristiane, quasi tratte da nativo impulso, corrono a Maria : con lei a fidanza comunicano consigli ed azioni, dolori e contentezze; alla cura e alla bontà di lei, come fanno i figli, raccomandano sè stessi e ogni lor cosa. Quindi sono giustissimi i solenni encomii che presso tutte le genti e in tutti i riti si resero a lei, e che vennero ognora crescendo col suffragio dei secoli: tra gli altri molti, essa fu celebrata Signora nostra e nostra Mediatrice (Bernard. serm. II de adv. Dom. n. 5.); essa Riparatrice dell'universo (S. Tharas. or. in praesent. Deip. ) ; essa colei che ne impetra i doni di Dio (Off graec., 8 dec., post. oden IX.). - E poichè di tutti i doni divini, onde l'uomo sopra l'ordine naturale viene elevato ai beni eterni, è fondamento e principio la fede, per questo appunto, a farcela possedere e professare salutarmente, a buon diritto si esalta l'arcano influsso di lei, che generò l'Autore della fede, e che per la sua fede udì saltitarsi beata: Non è alcuno, o tuttasanta, che si riempia della cognizione di Dio, se non per tuo mezzo; non è chi consegua la salvezza, se non per te, o Madre d i Dio; non è chi riceva dono dalla misericordia divina, se non per te (S. Germ. cons. or. II in dormit. B. M.).

Ne parrà eccedere il vero chi affermi, che fu segnatamente per la grida e il presidio di lei che la sapienza e le istituzioni dell'Evangelo, benche tra difficoltà e contraddizioni fierissime, penetrarono per ogni nazione con tanto celere corso, portando da per tutto un nuovo ordine di giustizia e di pace. E fu questo che ispirò l'animo e la parola di S. Cirillo d'Alessandria, quando rivolto alla Vergine le diceva: Per te gli Apostoli annunziarono la salvezza alle genti....; per te la Croce preziosa è segno all'encomio e all'adorazione di tutto il mondo....; per te son volti in fuga i demonii, e l'uomo è richiamato al Cielo; per te ogni creatura, legata giù all'errore degl'idoli, si è convertita alla luce della verità; per te gli uomini di fede conseguirono il santo battesimo, e per ogni dove furono costituite le chiese (Hom. contra Nestorium.). - Che anzi, come ne la lodò lo stesso dottore (Ibid. ), fu ella scettro della fede ortodossa validissimo, per quella cura che ebbe continua, acciocchè la fede cattolica durasse vigorosa nei popoli e fiorisse intera e feconda. Nel che molte prove e ben conosciute ne fornisce la storia, confermate altresì non di rado da prodigiosi avvenimenti. Più che mai in quei tempi e luoghi in cui s'ebbe a deplorare la fede illanguidita e negletta o attaccata da nefanda peste di errori, apparve di presente la benignità della Vergine che moveva al soccorso. E levaronsi al suo cenno falangi d'uomini, chiari per santità e per apostolico ardore, i quali da lei sostenuti, spuntarono le armi degli empi, ricondussero e rinfiammarono gli animi alla pietà della vita cristiana. Basti un solo fra molti, Domenico di Guzman, il quale si adoperò felicemente nell'una e nell'altra missione col mezzo precipuo del Rosario.

Nè sarà chi dubiti quanta parte ritorni alla stessa Madre di Dio delle palme mietute da venerabili Padri e Dottori della Chiesa, nel rivendicare e illustrare sì egregiamente la cattolica verità. Imperocchè sono essi medesimi che da lei, Sede della divina sapienza, riconoscono grati l'affluenza di ottime ispirazioni che ebbero nello scrivere; a lei quindi, non a sè, doversi riferire se la nequizia dell'errore fu vinta. Infine Principi e romani Pontefici custodi e difensori della fede, altri nelle guerre sacre che fecero, altri nei solenni decreti che promulgarono, presero ad invocare il nome della Madre divina, e lo sperimentarono potente ognora e propizio. - Ond'è che la Chiesa e i Padri fanno a Maria queste non men vere che splendide gratulazioni: Ave, o bocca degli Apostoli sempre mai eloquente, sostegno stabile della Fede, rocca fermissima della Chiesa (Ex hymno Graec. acatistos); Ave, o tu, per cui mezzo siamo entrati fra i cittadini della Chiesa una, santa, cattolica e apostolica (S. Jo. Damasc. or. in annunc. Dei. Gen.) ; Ave, o fontana scaturita per divina virtù, d'onde fiumi di sapienza celeste scorrendo con le onde purissime e limpidissime dell 'ortodossia, fugano la turba degli errori (S. Germ. constautinop. or. in Deip. praesent.); Godi perchè tu sola estinguesti tutte le eresie nel giro del mondo (Ex off. B. m. V.).

Tanta parte che ebbe ed ha la Vergine eccelsa nel corso, nelle battaglie, nei trionfi della fede cattolica, mentre rende più luminoso il consiglio di Dio intorno a lei, deve altresì sollecitare tutti i buoni a grandi speranze per raggiungere ciò che è ora l'oggetto dei comuni desiderii. - Confidenza in Maria, preghiere a Maria! Oh sì che questa nuova e sospirata gloria della Religione, che cioè tornino a concordia le menti nel professare una medesima fede e che un medesimo vincolo di perfetta carità stringa i cuori fra loro, ben potrà ella per sua virtù - affrettarla e compierla ! E che non vorrà ella fare a pro delle genti, per la cui intima unione il suo Unigenito pregò ferventissimamente il Padre? E se egli stesso, mercè un solo battesimo, le chiamò alla medesima eredità della salute, acquisto di prezzo immenso, che non vorrà fare Maria, acciocche colà tendano tutto concordi sotto i meravigliosi splendori di lui? E cori quali prove di amorosa provvidenza non vorrà lenire i lunghi travagli che per ciò sostiene la Chiesa, Sposa di Cristo., e far pieno una volta il bene dell' unità della famiglia cristiana che è portato insigne della sua maternità? - L' arridente augurio che l'opera non sia così lontana ad avverarsi, par che trovi conferma nell'opinione e nella fiducia che è calda nelle anime pie, Maria cioè dover essere il felice legame, per la cui forza valida e soave , quanti dovechessia amano Cristo, divengano tutti un solo popolo di fratelli, devoti al suo Vicario in terra, al Romano Pontefice, come a un Padre comune.

E qui il pensiero, a traverso i fasti della Chiesa, si riporta spontaneo ai nobilissimi esempi dell "antica unità, e si piace soffermarsi negli atti del gran Concilio efesino. Appunto la piena concordia nella fede e la reciproca comunione nelle cose sacre che allietava a quel tempo l'Oriente e l'Occidente, quivi sembrò avvalorarsi di singolare stabilità e circondarsi di pari gloria, quando i Padri autorevolmente sentenziarono la santa Vergine esser Madre di Dio; chè l'annunzio di tale definizione, partendo da quella religiosissima città tripudiante, riempì tutto il mondo cristiano di una medesima esultanza che mai la più solenne. - Quanti dunque sono i motivi, onde nella potenza e nella somma benignità della Vergine si alimenta e cresce la fiducia di veder compiuti quei voti, con altrettanti stimoli deve accendersi quell'affetto che Noi inculchiamo ai cattolici nel supplicare Maria. Ed essi riflettano di per sè, quanto ciò sia dicevole e a loro stessi vantaggioso, quanto accetto e gradito sarà per tornare alla Vergine benedetta. Perciocchè, trovandosi essi in possesso dell'unità della fede, così comprovano di apprezzar quanto merita la grandezza di tal beneficio e di voler adoperarsi più solleciti a custodirlo. Nè possono poi in miglior modo addimostrare l'animo loro fraterno verso i dissidenti, che col dar mano efficace a soccorrerli nel riacquisto del massimo fra tutti i beni. Questo amore di vera fratellanza cristiana, vivo sempre nella Chiesa, trasse ognora gran forza dalla Madre di Dio, come da fautrice eccellente di pace e di unità. S. Germano di Costantinopoli così la supplicava: Ti ricorda dei Cristiani che sono tuoi servi : deh raccomanda le preghiere di tutti, conforta le comuni speranze tu avvalora la fede, tu stringi le chiese nell'unità (Or. hist. in dorm. Deiparae. ). I Greci tuttora la scongiurano in questa forma: 0 tutta pura, che puoi tutto chiedere al tuo Figliuolo senza temere ripulsa, pregalo, o tuttasanta, che dia al mondo la pace, e infonda a tutte le Chiese una mente stessa; e noi tutti acclameremo a te (Men. v maii, post. od. IX de S. Irene V. M. ). - E qui si aggiunge alle altre una ragione tutta propria, perchè Maria più indulgente ci ascolti mentre preghiamo per le nazioni dissidenti, cioè i meriti insigni di quelle verso di lei. Massime agli Orientali, molto devesi veramente se la devozione a Maria tanto si estese ed accrebbe. Tra essi sono da ricordare difensori e vindici della dignità di lei, per potenza o per scritti autorevolissimi; tra essi, panegiristi insigni per calda e soave eloquenza; tra essi imperatrici dilettissime a Dio (S. Cyrill. alex. de fide ad Palcheriam et sorores reginas.), che imitarono la Vergine integerrima coll'esempio e le fecero ossequio colla munificenza; tra essi chiese e basiliche innalzate con regale splendore.

Ci è caro inoltre un riflesso, che non è alieno dal proposito e ridonda a gloria della santa Madre di Dio. Non è chi non sappia, come molte delle sue auguste immagini, nelle varie vicende dei tempi, dall'Oriente vennero portate in Occidente, sopratutto in Italia e in questa Roma; quelle immagini gli avi nostri le accolsero con somma pietà e con magnificenza le onorarono; e la pietà dei nepoti gareggia nel tributare ad esse culto e venerazione. Ora in questo fatto Noi ravvisiamo con gioia una disposizione, un benefizio dell'amorevolissima Madre. Poichè esso par che significhi, come quelle immagini stanno tra noi quasi ricordo parlante di tempi, nei quali la famiglia cristiana viveva indivisa per tutto il mondo, e quasi pegni carissimi della comune eredità; che quindi il rimirarle deve servire d'invito alle anime, come se fatto dalla Vergine stessa, anche a questo fine, che ricordino piamente coloro, cui la Chiesa cattolica con la carità più tenera vien richiamando a godere nel suo amplesso la concordia e l'allegrezza primiera.

Grande aiuto dunque a compiere l'unità cristiana Iddio stesso ci offre in Maria. E quantunque per meritare un tale aiuto, varie forme di preghiera possano riuscire ben utili, riputiamo tuttavia che la pratica del Rosario sia il miglior modo e il più fruttuoso. Altre volte già dimostrammo che non ultimo tra i vantaggi inerenti al Rosario si è quello, per cui il cristiano in pronta e facile maniera alimenta la propria fede e la franca dal pericolo della ignoranza e dell'errore; ciò che è palese dall'origine stessa del Rosario. Ora non è men chiaro, quanto tocchi da vicino Maria cotesta fede, che si esercita sia nel ripetere le preci vocali, e sia più ancora nel considerare con la mente i misteri. Perocchè ogni volta supplichevoli innanzi a lei recitiamo la sacra corona, noi riandiamo l'opera ammirabile della nostra salute in modo da contemplare presenti, come avvenissero allora, tutti quei fatti che ordinatamente concorsero a renderla insieme Madre di Dio e Madre nostra. La grandezza dell'una e dell'altra dignità, i frutti dell' uno e dell' altro ministero, appariscono rischiarati di viva luce a chi devotamente considera Maria partecipante col Figlio suo i misteri del gaudio, del dolore e della gloria.

Certo a tali considerazioni si accende l'animo a gratitudine ed amore verso di lei, e sollevandosi da ogni cosa caduca, si sforza con virile proposito di mostrarsi degno di tanta Madre e de' suoi favori. Siccome poi non può ella non compiacersi giocondissimamente di così frequente e fedele commemorazione dei misteri, e, ottima com'è fra tutte le madri, non sentirsi commuovere a pietà per gli uomini, è per questo che Noi dicemmo, essere il Rosario ben opportuna preghiera a perorare presso di lei la causa dei dissidenti fratelli. Questo è ufficio affatto proprio della sua maternità spirituale. Infatti coloro che appartengono a Cristo, ella non li partorì , nè poteva partorirli se non nell'unità della fede e dell'amore di lui: chè Cristo è forse diviso? (I. Cor. I, 13.) Appunto noi tutti dobbiamo congiuntamente vivere della vita di Cristo per fruttificare dinnanzi a Dio (Rom. VII, 4.) come membri di un medesimo corpo. Quanti adunque per funesta calamità di eventi sono disgiunti da cotale unità, è necessario che dalla stessa madre, cui Dio rese perpetuamente feconda di santa prole, siano, per così dire, ripartoriti a Cristo. Nè altro ella desidera più ardentemente; per ciò, presentata da noi delle corone di questa graditissima preghiera, impetrerà copiosi a quelli i soccorsi dello Spirito vivificante. E piaccia a Dio che essi non restino dal secondare la pietosissima madre; e per amor della propria salvezza, ne ascoltino docili il tenerissimo invito : Miei cari figli, che io porto novamente nel mio seno , sino a che Cristo non sia formato in voi (Gal. IV, 19.).

Ponderata tale efficacia del Santo Rosario, alcuni dei Nostri Predecessori posero cura particolare per vederlo propagato altresì nelle nazioni d'Oriente. Nominiamo tra i principali Eugenio IV che diede la costituzione Advesperascente nell'anno 1439, quindi Innocenzo XII e Clemente XI; per autorità dei quali l'Ordine dei Predicatori si ebbe eziandio larghi privilegi a tal fine. Nè i frutti si fecero aspettare, mercè l'operoso zelo dei Religiosi dello stesso Ordine; e di quei frutti durano molteplici e chiare testimonianze, benchè dappoi nocesse non poco al progresso dell'opera la prolungata contrarietà dei tempi. Al presente però lo stesso ardore ridestatosi nella pratica del Rosario, come da principio abbiam detto, si è diffuso ampiamente pur in quelle regioni. Il che per verità quanta bene risponde ai Nostri disegni, altrettanto speriamo sia per esser più che mai proficuo a coronarne eziandio i voti. - S'accorda con tale speranza un fatto consolante che riguarda insieme l'Oriente e l'Occidente, ed è in tutto conforme ai voti stessi. Alludiamo, Venerabili Fratelli, a quella proposta che nacque in seno all'illustre Congresso Eucaristico di Gerusalemme, d'innalzare cioè un tempio in onore della Regina del sacratissimo Rosario; e d'innalzarlo a Patrasso nell'Acaía, non lungi dai luoghi, ove già con gli auspicii di lei il nome cristiano apparve glorioso. Perciocchè (come Ci fu caro intendere dal Comitato, che colla Nostra approvazione ha cura di promuovere ed effettuare l'impresa) molti di voi all'uopo richiesti, trasmisero già con ogni diligenza le oblazioni raccolte a tal fine, dichiarando inoltre di voler proseguire allo stesso modo fino a cosa compiuta. Con ciò si è già provveduto quanto basta per metter mano all'opera, in guisa che risponda alla nobiltà dell'intento : e Noi abbiamo data facoltà che quanto prima se ne ponga solennemente la pietra augurale. Sorgerà il santuario a nome del popolo cristiano, monumento di perenne gratitudine all'Ausiliatrice sua e Madre celeste. Ed essa sarà quivi invocata assiduamente con rito latino e greco, perchè ognor più propizia si degni cumulare con nuove le antiche benemerenze.

Ed ora, Venerabili Fratelli, la nostra esortazione ritorna colà d'onde prese le mosse. Orsù tutti, pastori e greggi, corrano con piena confidenza, segnatamente nel prossimo mese, al patrocinio della gran Vergine. Lei in pubblico e in privato, con lodi, con preci, con voti non cessino di chiamare concordi e di supplicarla Madre di Dio e Madre nostra: Monstra te esse Matrem - Deh mostrati Madre ! Che la materna clemenza di lei voglia guardare l'intera sua famiglia da ogni pericolo, condurla a prosperità non mentita, e principalmente stabilirla nella santa unità. Ella rimiri benigna i cattolici di ogni nazione, e stretti in vincoli di mutua carità li renda più alacri e più costanti a sostenere l'onore della Religione, dalla quale dipendono ancora i massimi tra i beni sociali.

Volga poi benignissima gli sguardi ai dissidenti, grandi ed illustri nazioni, animi nobili e che sentono la dignità cristiana: susciti in essi i desiderii più salutari, li alimenti, li fecondi e felicemente li compia. Pei dissidenti d'Oriente valga ancora quel trasporto di pietà, ond'essi l'onorano, e i tanti e tanto illustri fatti dei loro maggiori a sua gloria. Per quelli d'Occidente, valga il ricordo del patrocinio oltremodo benefico, ond'ella ebbe cara e premiò la devozione speciale che tutte le classi le professarono per molte generazioni. Ad essi e agli altri tutti, ovunque si trovino, valga la voce concordemente a lei supplichevole delle genti cattoliche, e valga la Nostra voce che non cesserà fino all'ultimo respiro di scongiurarla: Deh mostrati Madre!

Frattanto, in pegno dei celesti favori e in argomento della Nostra benevolenza, a voi tutti ed al clero e popolo vostro impartiamo con effusione di cuore l'Apostolica benedizione.

Data a Roma presso S. Pietro il giorno 5 di Settembre dell'anno 1895, decimottavo del Nostro Pontificato.

LEONE PP. XIII.

RISVEGLIO CATTOLICO.

ANCHE al nostro periodico, sebbene non a lungo, sia permesso unire la sua voce a quella di tutti i buoni cattolici, che pieni di sante e liete speranze applaudono allo straordinario risveglio dell'azione cattolica, e che dentro e fuori d'Italia, di fronte a gravi ostacoli e difficoltà d' ogni sorta, così di frequente si vengono raccogliendo per trattare, mediante straordinari Congressi, la causa di Dio e della sua Chiesa, del Papa e de' suoi figli. Non vogliamo mostrare l'opportunità di tali riunioni, nè indicare i vantaggi che apportano alla cristiana società - ne sentiamo i salutari effetti : ci basti mettere sott' occhio dei nostri lettori i principali di questi Congressi tenuti o che si devono tenere nel corrente anno. Tralasciando di parlare dei tanti dell'estero e di moltissimi altri particolari tenutisi nelle varie parti d'Italia, tutti accompagnati da ottimi risultati, feste devote, pii pellegrinaggi, accenniamo solo ai principali : vogliamo dire quelli di Livorno, di Milano e di Torino.

L'egregio Avv. Scala, direttore dell'ottimo giornale torinese l'Italia Reale-Corriere Nazionale, conchiudendo a Livorno un suo discorso diceva che queste tre città Livorno, Milano e Torino, sedi dei tre grandi Congressi di questo anno, formano un triangolo tutto cristiano, donde partirà luce e forza a tutta l'azione cattolica italiana. - La prima sorgente di luce e forza si è cercata quest'anno in Maria. A Livorno si tenne il PRIMO CONGRESSO MARIANO, dal 18 al 22 del p. Agosto, nella chiesa di Santa Maria del Soccorso, presieduto dall' E.mo Card. Bausa e da parecchi Arcivescovi e Vescovi. Il popolo vi accorse in folla per attingere in esso nuovi incitamenti alla sua devozione verso la Madre comune. Il nome di Maria echeggiò su ogni labbro pieno di affetto; numerosi pellegrinaggi a Montenero, frequenza ai SS. Sacramenti, divozione più efficace e sincera a Maria, eccone i frutti principali. Non è a dire quanto vivo interesse abbia preso il Sommo Pontefice Leone XIII a questo Congresso, il quale, siccome diretto a propagare la divozione a Maria, ravvivava in lui la speranza che la Vergine Benedetta voglia affrettare il trionfo tanto sospirato della S. Chiesa. Quindi, oltre al Breve di lode e di approvazione del disegno di questo Congresso, volle dettare alcuni versi latini, esprimenti il suo voto per la riunìone delle Chiese dissìdenti, versi che accompagnati da tenerìssima lettera invìava al Presidente Onorarìo del Congresso e che noi vogliamo quì rìportare. Eccoli

Virgine Favente - Fiat unum Ovile. Auspicium felix ! Orientis personat oras

Vox lapsa e caelo, personat occiduas:

- Una Fides Christi, Pastor regat unus Ovile,

Dispersas gentes colligat unus amor. - Virgo, fave : errantes ah ! lumine mater amico

Respice, Unigenae junge benigna tuo.

A Livorno si è guardato alla Stella, i cui raggi non hanno mancato di portare la luce e trasfondere il coraggio : a Milano ìnvece sì è guardato alla Nave. Gesù nella S. Eucaristia è il centro d' ogni nostra fede, è la nave, ìn cuì ìl fedele deve affidarsi per arrivare al porto di sua salute. Lilla, Avignone, Liegi, Friburgo, Tolosa, Parigi, Anversa, Napolì, Gerusalemme , Valenza, Reims e Torino già avevano raccolto nelle loro mura il CONGRESSO EUCARISTICO : ìl decimoterzo era riservato a Milano. La cìttà di S. Ambrogìo e dì S. Carlo, sotto la solerte guida del nuovo suo Pastore l' Eminentiss.m° Card. Andrea Ferrari, ha voluto anche pubblìcamente mostrare di riconoscere il regno dì Cristo su questa terra. Tre Cardinali, più di ottanta Arcivescovi e Vescovi, parecchie mìgliaia di Sacerdoti ed una folla straordinaria di popolo sono accorsi al Congresso. Le adunanze si tennero nella Chiesa di S. Lorenzo ; le funzionì principali nel Duomo. Si è discusso e parlato di tutto ciò che spetta alle relazioni intime che questo augusto Sacramento ha con la società : alla sua influenza sul progresso civile e morale ; di ciò che riguarda il culto esterno e sopratutto interno dovuto a Cristo Gesù nel SS. Sacramento della Eucarìstia. Le eloquenti parole di tanti dotti e pii personaggi, le splendìde e commoventì funzioni celebrate, le pubbliche e solenni adorazioni diurne e notturne hanno non poco contrìbuito ad accendere l'amore e risvegliare la fede dei Cattolici verso ìl loro Re e loro Dìo. Il Congresso Eucaristico di Mìlano non è durato che pochì giorni, dal 1° al 5 settembre; ma quanto si è fatto frutterà assai. I zelanti Sacerdoti ritornati da esso alle loro parrocchie non mancheranno di portare ai loro greggi un poco di quel santo fuoco che quìvi si sono sentitì comunicare, ed ì buonì secolari alla lor volta, che da tante parti anche lontane sono accorsi a prender parte ed assistere alle sacre funzioni, certo non avranno potuto fare a meno di. sentirsi riscossi a sì imponente dimostrazione di fede, ad una dimostrazione così bella di amore a quel Gesù, cui sacrilegamente è impedito di uscire dal tempio, passare solennemente per le vie, trovarsi in mezzo alle case de' suoi figliuolì. Se fossero questì soli i frutti, sarebbe già molto.

Quasi come un'eco del Congresso dì Mìlano, dal 9 al 13 settembre si è tenuto in Torino, nella chiesa salesiana dì S. Giovanni Evangelista,- il XIII CONGRESSO CATTOLICO ITALIANO. Quando la fede è viva ed ardente è la carità, non si può rimanere inoperosi. Così deve essere dei buoni Cattolici ! In mezzo alla lotta incessante contro la Chiesa e contro il Papa è necessaria l'azione cattolica, ma un'azione non ìnterrotta, compatta, resistente, attenta a difendersi da ogni lato per cui venga assalita, pronta alla sua volta, ove occorra, ad assalire ed all' uopo a distruggere. A questo mirano ì Congressi Cattolicì. Associazioni cattoliche, opere religiose, movimento cattolico, economia sociale cristiana, educazione ed ìstruzione, stampa ed arte cristiana: ecco dì che sì è occupato il Congresso dì Torino. E ancora sopra di questo speriamo che le benedizioni del Cielo siano discese copiose a renderlo fruttuoso. I più illustri personaggi del Laicato Cattolico uniti a parecchi Vescovi e Prelati, qui come altrove, hanno alzato e non indarno la loro voce a rivendicare i diritti oltraggiati, a difendere e prosperare il benessere civile e morale del popolo rimasto fedele alla sua religione.

Ai tre Congressi accennati ne va aggiunto un quarto, nel quale, più che alla prosperità, ed al bene religioso-sociale in genere, scopo precipuo dei Congrossi cattolici, si ha di mira il benessere spirìtuale degli indìvidui. Questo CONGRESSO è quello dei TERZIARI FRANCESCANI che si tiene in Assisì dal 10 al 13 del corrente mese. Vita interìore del terziario - Disciplina esteriore ed ordinamento del 3° Ordine - Cooperazione del 3° Ordine all'azione del laìcato cattolico ; ed in fine - Influenza sociale del 3° Ordìne, sua attitudine a contrìbuìre alla soluzione della questione socìale : sono questi i punti del programma da svolgersi in questo Congresso.

Questi avvenimenti sono per noi Cattolici motivo d'una grande consolazione, d'un grande conforto ed assai opportunì riescono a raffermarci nella nostra antica fede, sopratutto in questi tempi, nei qualì si vorrebbe, se possìbìle fosse, dare un crollo a quella rupe, sulla quale s'erge l'edificio della società cristiana. Ma viva Dio ! che le porte dell'ìnferno non prevarranno mai contro di essa ; che anzì la gloria della Chiesa Cattolica non fu mai così splendente e così bella come quando essa soggiacque ad una qualche persecuzione !

IL PREFETTO APOSTOLICO DELLA PATAGONIA MERIDIONALE E TERRA DEL FUOCO AI PIEDI DEL SOMMO PONTEFICE

REV MO SUPERIORE,

Roma, 26 Settembre 1895.

IERI fui ammesso all'udienza del S. Padre Leone XIII, per informarlo sull'andamento delle nostre Missioni della Patagonia Meridionale, Terra del Fuoco ed Isole Malvine. L'accoglienza fu delle più affabili e cordiali e lascia in me incancellabile memoria.

Esposi al Sommo Pontefice lo stato della nostra Casa di Puntarenas, ove abbiamo Collegio-Convitto, Orfanotrofio, Scuole esterne, Oratorio festivo pei ragazzi, diretti dai Salesiani , ed altrettali opere per le figlie del popolo, dirette dalle Suore di Maria Ausiliatrice; lo stato della Missione di S. Raffaele nell'Isola Dawson, ove sono radunati a vita cristiana e civile circa quattrocento Indii , divisi in case ciascuna famiglia, pei quali si sono erette Scuole, Chiesa, Ospedale , laboratorii principali, tutto insomma il necessario per un piccolo paesello.

Il Santo Padre a questo punto mi chiese - In che si occupano quei novelli Cristiani?

- Santo Padre, risposi, si occupano nell'atterrare piante per formare strade nelle selve vergini, nel custodire le pecore, le vacche, i cavalli ed in coltivare qualche orticello.

- Fa molto freddo nell'inverno?

- Santo Padre, quest'anno abbiamo avuto tredici gradi centigradi sotto zero, e d'estate, quantunque alcune volte il termometro si innalzi fino a diciotto gradi sopra zero, tuttavia non dura che pochi momenti, abbassandosi presto a nove o dieci gradi, di modo che non vengono a maturità i cereali e non permette la piantagione d'alberi fruttiferi.

- Di che vivevano gli Indii prima che voi andaste colà?

- Di frutti selvatici, Santità, di pesci che il mare butta sulle spiaggia, di uccelli che possono cacciare e specialmente di tucutucu, specie di coniglio silvestre che rassomiglia più al topo.

- Povera gente! Che carità fiorita esercita la Congregazione Salesiana! Quanti Salesiani ha per attendere a tutta la Prefettura Apostolica?

- Siamo trenta Salesiani, Santo Padre, tra Sacerdoti, Catechisti e Maestri d'arti e mestieri, e venti Suore di Maria Ausiliatrice che attendono alle ragazze e alle donne. Adesso sono venuto per cercare almeno una trentina di persone , perchè abbiamo da attendere ad un'altra Missione incominciata solo l'anno scorso ed attorno alla quale sono già raccolti circa seicento Indii.

- Questa nuova Missione è molto lontana da Puntarenas i

- Duecento miglia, S. Padre, e vi andiamo col vapore Torino, entrando per l'Oceano Atlantico e rimontando un fiume per cinque miglia. Qui speriamo tra poco avere una buona popolazione, essendosi già cominciati tutti gli edifizi.

- Che bene fa la vostra Congregazione; è adattata ai tempi che corriamo. Spera che il Superiore potrà dargli personale?

- Santo Padre, sì; D. Rua è tanto impegnato in aiutare di personale questa Missione, che me ne assegnerà trenta.

- In questo si vede proprio la benedizione di Dio, perchè tanto sviluppo prende la Congregazione di D. Bosco e d'anno in anno si vede aumentare.

- Santo Padre, benedica tutti i Salesiani e le Suore di Maria Ausiliatrice , e specialmente i nostri Missionari. Domando anche una benedizione speciale per la Compagnia di S. Luigi del Collegio Salesiano di San Giuseppe nel Chilì, ed un'altra pei Cooperatori Salesiani delle Case del Chilì.

- Oh sì, sì , questi fanno una bell'opera sostenendo le vostre Missioni ed i vostri Collegi; benedico i Cooperatori con tutte le loro famiglie , la Compagnia di S. Luigi e tutti voi altri.

- Santo Padre, il mio Superiore, unito al Capitolo della nostra Pia Società, mi incarica di umiliare ai piedi di Vostra Santità i suoi ossequii specialmente in queste circostanze dolorose.

- Conosco il vostro Superiore ed il suo attaccamento alla S. Sede : accetto con piacere questi ossequii che mi sollevano e do ben volentieri la benedizione.

E dopo d'aver parlato d'altre cose, raccontando il risveglio cattolico suscitato dai Salesiani nel quartiere di Buenos Aires chiamato La Boca, cose che recarongli grande piacere, - Perdoni la molestia, dissi ancora, S. Padre; con me ho un Sacerdote Salesiano, Ispettore delle nostre Case di Sicilia, che desidera baciare a Vostra Santità il sacro piede.

Entri pure, rispose; e così dicendo tirò il campanello e fu introdotto il nostro confratello Prof. D. Giuseppe Bertello. - Lo presentai e il Santo Padre : - Quante Case avete nella Sicilia

- Sette, Santo Padre, con un Noviziato di sessanta Chierici. Per tutti domando la sua benedizione.

- Con piacere benedico Lei, i Superiori di tutte le Case, i giovani e le loro famiglie.

Io in quel mentre mi trovava profondamente commosso e guardava quel Santo nostro Pastore come una visione di Paradiso, mentre con uno sforzo doveva impedire il varco alle lagrime di consolazione che mi imperlavano le ciglia. Senza che pur me n'accorgessi mi trovai ai piedi del S. Padre e alzando lo sguardo vidi che mi benediceva.

Mi benedica anch' Ella, amatissimo Superiore, e mi raccomandi a Dio.

A ff.mo in G. C. Mons. GIUSEPPE FAGNANO

Prefetto Apostolico.

POSIZIONE DELLA PRIMA PIETRA

In mezzo alle solennissime feste Eucaristiche di Milano vi furono pure alcuni momenti di consolazione per i Cooperatori Salesiani e per tutti gli amici delle Opere di D. Bosco.

La mattina del 4 settembre era stata designata per la benedizione della prima pietra dell'Istituto S. Ambrogio, che dovrà in. rialzarsi su di un'area di circa ventimila m. q., sita presso la stazione centrale, in via Galvani. Era l'aurora di quel sospirato giorno che dovea coronare le speranze dei buoni Milanesi.

Lasciamo qui la relazione all' egregio Osservatore Cattolico; egli così ne descrive la funzione nel numero 5-6 settembre

« Alle 8,10 arrivò Sua Eminenza il Cardinale Arcivescovo, accolto da una folla straordinaria con vivi applausi; era ad attenderlo il Clero della parrocchia di S. Gioachino coi fabbricieri e i rappresentanti delle confraternite. Tutte le vie che conducono al posto inaugurale eran ornate di antenne e festoni.

» Lo avea preceduto Mons. Costamagna, Don Rua e gli Ecc. Vescovi di Mondovì, di Novara e di Guastalla, il Duca Tomaso Scotti Gallarati e la Contessa Carlotta Parravicini Stanga Trecco, padrino e madrina.

» Come Sua Eminenza si fu seduto su di un trono collocato di fronte alla fossa, accanto all'altare provvisorio; un sacerdote salesiano lesse l'atto che ricorda la collocazione e benedizione della prima pietra: quindi, recitate le preghiere di rito e la benedizione della pietra, il corteo si avviò verso la fossa, nella quale scesero il Cardinale, i Vescovi, il padrino e la madrina e vari Salesiani.

» La pietra fu collocata col solito cerimoniale e il corteo ritornò tosto all'altare, dal quale Sua Eminenza tenne un breve discorso esprimendo la compiacenza per la funzione testè compiuta, che procura a Milano un nuovo Istituto, dal quale è lecito sperare tanto bene.

» Intanto giungeva Sua Eccellenza l'Arcivescovo di Torino, accolto con grandi segni di simpatia. E l'Eminentissimo Porporato' ripigliando il suo dire, rese lode a Dio della benedizione or ora compiuta per propagare l'opera dell'apostolo che tanto amò la gioventù. Rivolse calde parole a Don Rua, al Vescovo salesiano Costamagna, all'Arcivescovo di Torino ; s'indirizzò al Preposto di S. Gioachino e ai numerosi parrocchiani raccomandando loro di amare i Salesiani, mentre hanno accolto con slancio la proposta del nuovo Istituto e della nuova chiesa.

» (In questo mentre giunse il Rev.mo Padre Beccaro, Provinciale dei Carmelitani di Lombardia, ed un Vescovo).

» Con molto spirito parlò di sè tramutato in muratore mostrando le sue mani incalcinate ; disse che gli ha fatto imparar l'arte il caro pensiero che presto vi sarà una nuova Chiesa con un grande Istituto per mille fanciulli. Svolse il concetto dell'educazione salesiana, invocando le benedizioni del cielo sui figli di Don Bosco, sui loro benefattori, sugli allievi e su tutti i presenti che presero vivo interesse a quest'atto. Rinnovò la benedizione ed i ringraziamenti alla Commissione, al Padrino e Madrina, all'ingegnere, al pubblico sceltissimo. Terminò applauditissimo, lasciando 100 giorni d'indulgenza a tutti i presenti.

» S'alzò poi il Rev.mo D. Rua, che vivamente commosso ringraziò dell'onore ricevuto, e parlò dell'opera efficace dei Cooperatori milanesi, dai quali si ripromette ulteriori aiuti. Il suo discorso durò dieci minuti, ascoltato con grande attenzione anche da una corona di curiosi arrampicati per quanto è lungo l'assito, e applaudito vivamente varie volte.

» Terminata la cerimonia, Sua Eminenza, il Cardinale, impartita la santa benedizione, partì in carrozza, soffermandosi sempre acclamato a San Gioachino e quindi proseguì fino a San Lorenzo.

» Il nuovo Istituto e l'annessa chiesa sorgerannò dietro disegno dell'architetto Cecilio Arpesani che noi riproduciamo in parte in questo numero, e si crede che l'uno e l'altra potranno essere inaugurati in occasione delle feste centenarie di Sant'Ambrogio (1897) al quale sono dedicati.

» La bella funzione fu rallegrata dalla banda del Riformatorio del Patronato, alla quale rivolse parole di soddisfazione l'Eminentissimo Cardinale. »

Fin qui il citato giornale.

Attesa la solennità della funzione e l'importanza della medesima, riportiamo qui copia dell'atto della cerimonia, steso su pergamena artisticamente miniata da una signora del Comitato Salesiano, alla quale presentiamo i nostri ringraziamenti. Eccone il testo

Sia lodato e ringraziato ogni momento il SS. sacramento!

« Il nome glorioso di D. Bosco risuonò venerato fra i Milanesi fin dai primordii della sua grande Istituzione. Ma non subito la Capitale Lombarda ricorse ai vantaggi dell'opera sua, come si fece altrove. Quando però l'immane sviluppo della, istruzione popolare e dell'industria dimostrò che i vigenti e prosperi Istituti di educazione più non bastavano al bisogno della nostra città e provincia, anche Milano domandò l'aiuto dei figli di D. Bosco. Tutta la cittadinanza corrispose con fervore e generosità all'appello del Comitato costituitosi appositamente, il quale animato poco dopo dalla parola dell'intrepido Apostolo della Patagonia, Monsignor Giovanni Cagliero, potè in un solo anno allestire un primo ricovero nell'attuale Casa di Via Commenda, tuttavia fiducioso nella Divina Provvidenza di poter aprire una seconda Casa che meglio rispondesse ai bisogni ed alla dignità di Milano. Forte della carità di Cristo, poneva mano ad un grandioso Istituto per venire in aiuto di tanti poveri giovani bisognosi di pietà e di buon costume. Ed oggi rendendo grazie infinite alla bontà divina, fatto acquisto di quest'area di 20,000 mq, ne prendiamo possesso in nome di Dio, collocando la pietra angolare di un edifizio che compiuto potrà accogliere circa mille fanciulli. Scuole, officine, laboratorii per tutte le arti e mestieri, Oratorio festivo e Chiesa apriranno i Salesiani per educarli colle cognizioni necessarie al loro futuro stato, anche nel timor di Dio che solo fa salve le nazioni. Gesù Sacramentato, l'amico dei pargoli, al cui Sacratissimo Cuore il suo degno Apostolo D. Bosco attingeva gli ardori della sua gran carità, pone principio a quest'Istituto. Voglia Egli risvegliare la generosità dei facoltosi, affinchè aiutino il suo sviluppo; e sia concesso a Milano presentarlo compiuto e rigurgitante di piccoli al gran Padre Ambrogio nell'imminente suo 15° Centenario.

» Oggi, 4 Settembre 1895, terzo giorno del solenne Congresso Eucaristico che i cuori accende alle più liete speranze, anno decimo ottavo del glorioso Pontificato di Leone XIII, regnando Umberto i di Savoia, presente ed esultante il Rev.m° Sac. Michele Rua, immediato successor di Don Bosco nel governo della Pia Società Salesiana, presenti i sottoscritti Ecc. Vescovi ed insigni benefattori, l'Arcivescovo Carlo Andrea Ferrari, Cardinale di S. Romana Chiesa del titolo di S. Anastasia, benediceva e poneva la prima pietra del nuovo Istituto Salesiano intitolato a S. Ambrogio.

» L'edifizio, stile lombardo puro, secondo il disegno dell'Ingegnere Architetto Cecilio Arpesani di Milano, sorgerà nel quartiere della Parrocchia di S. Gioachino in Via Galvani, Assistettero come Padrino e Madrina della funzione S. E. il Duca Tommaso Scotti Gallarati e la Nobile Contessa Parravicini Stanga. »

Il presente atto debitamente firmato venne chiuso in un tubo di vetro con alcune fotografie e medaglie.

Qui prima di por termine a questo cenno di quella cara festicciuola, ci rivolgiamo a voi, Eminentissimo Principe di Santa Chiesa ed Angelo dell 'Archidiocesi di Milano, a voi che tante e tante prove avete dato di predilezione ai poveri figli di D. Bosco, e confusi vi porgiamo i sentimenti della nostra più viva riconoscenza, vi offriamo le nostre braccia, le nostre forze e le nostre fatiche: avvalorate dal vostro incoraggiamento e dalla vostra benedizione daranno quei frutti che dalle opere nostre vi augurate, frutti che Iddio solo sa ottenere per istrumenti quali noi siamo nelle mani sue.

I nostri ringraziamenti agli Eccellentissimi Vescovi e Rev.mi Prelati che si degnarono d'onorare cotanto gli inizii della Casa Salesiana di Milano, ed al Rev.m° Parroco di San Gioachino che pur prese tanta parte in questa funzione: i Salesiani futuri suoi parrocchiani ne avranno sempre grata riconoscenza.

I giovanetti del Riformatorio del Patronato, che colle loro armonie accrebbero decoro alla festa, vogliano aggiungere alle belle parole loro dirette dall'Eminentissimo Cardinale un grazie di cuore anche dai Salesiani.

E ai Cooperatori ed alle Cooperatrici di Milano ? Molto essi hanno fatto e molto ancora si propongono di fare; desideravano i figli di D. Bosco e li ebbero, vogliono un Istituto e presto coll'aiuto di Dio l'avranno, perchè i Salesiani sono gli operatori della loro carità. Li benedica il Signore e li ricompensi al centuplo, come pieni di gratitudine invocano i Salesiani tutti nelle loro preghiere.

INAUGURAZIONE DELLA CASA SALESIANA DI SOMMA LOMBARDO.

L'inaugurazione di una nuova Casa Salesiana a Somma Lombardo veniva domenica 15 settembre a compire i desiderii dei benefattori ed amici di D. Bosco della Lombardia. Riportiamo qui la relazione stessa che la Lega Lombarda di Milano ne faceva alcuni giorni dopo:

Domenica p. p. (così il corrispondente dell'egregio giornale) si fece nel nostro Comune di Somma una bellissima e carissima festa. Si trattava dell'apertura di una nuova Casa Salesiana, provveduta dalla generosità del D. Andrea Trombini, già a tutti conosciuto per la sua gran beneficenza, ed in gran parte già riattata mercè lo zelo del nostro infaticabile Proposto D. Angelo Rigoli. A dar lustro alla festa, oltre i numerosi Sacerdoti, Curati e Preposti, intervennero il R.mo Monsignor Angelo Rossi, Canonico e Penitenziere Maggiore del Duomo di Milano, e l'Eccellentissimo Monsignor Costamagna, Vescovo Salesiano, il quale rappresentava anche il sig. Don Rua.

Al mattino durante la Messa della Comunione veramente generale fu ordinato Suddiacono un Chierico Salesiano già Dottore in Teologia. Alle dieci si fece la solenne benedizione della nuova Cappella preparata per l'Istituto, dalla quale poi i Sacerdoti ed i Monsignori si recarono processionalmente alla Chiesa Parrocchiale.

La Messa pontificale fu accompagnata da bellissima musica sacra della scuola dei Cantori Salesiani di Torino, guidata da quel valente Maestro che è il Dogliani, il quale può essere ben lieto non solo per la mirabile esecuzione de' suoi allievi, ma anche per lo stupendo effetto che nella Chiesa così armonica di Somma facevano le voci dei soprani e contralti, come quelle degli assolisti tenore e baritono. Al Vangelo saliva il pulpito l'egregio prof. D. Albino Carmagnola, Salesiano, che tenne un breve, ma caldo ed appropriato discorso.

Nel pomeriggio poi, compiute le solenni funzioni di Chiesa, nel cortile del nuovo Istituto, bellamente addobbato, si tenne una brillante e riuscitissima accademia, rallegrata da varii canti e dal suono dell'ottima banda di Somma Lombardo. Parlarono applauditissimi il Reverendissimo Proposto D. Angelo Rigoli, il Chierico Gallibariggi, il signor Eupreprio Zenoni, l'ill.mo Sindaco, Monsignor Rossi ed infine Monsignor Costamagna, il quale assicurò al nuovo Istituto le benedizioni del cielo. Ciò che lasciò in tutti la più gradita impressione fu l'annuncio della benedizione del Santo Padre e di quella dell'Eminentissimo nostro Cardinale Arcivescovo a tutti i benefattori dell'Istituto e a tutta la popolazione di Somma, nonchè la solenne proclamazione della nomina a Canonico di questa Parrocchia del degnissimo Don Andrea Trombini. Questa proclamazione fatta dall'ottimo Proposto destò in tutta la numerosa adunanza il più vivo e prolungato applauso. Terminata l'accademia sull'imbrunire tutte le case si illuminarono fantasticamente, mentre che per tutto il paese era un movimento ed un'animazione insolita.

Noi presentiamo i nostri più sentiti ringraziamenti per sì cordiale accoglienza fatta ai poveri figli di Don Bosco, mentre fidenti nell'aiuto del Signore preghiamo che la Casa dedicata a S. Andrea in omaggio al donatore abbia ad essere ognora feconda di consolanti frutti a pro dei figli di quelli che con tanta carità ed allegrezza l'accolsero tra le mura del loro paese.

DELIBERAZIQNI DEL CONGRESSO DI BOLOGNA

Organizzazione dei Cooperatori.

Considerando quanto importi, per manto nere vivo lo spirito e l'azione salesiana tra i Cooperatori, l'unirli quasi in una immensa e ben organizzata famiglia ;

Considerando che a tale intento il venerando fondatore D. Bosco delineava, coll'illuminato consiglio dell'immortale Pio IX, la sapiente organizzazione che abbiamo nel Regolamento dei Cooperatori ;

Ricordando con plauso che di questo argomento si occupò con particolar studio e frutto la prima Riunione dei Direttori Diocesani, tenutosi in Torino il settembre 1893, la quale diede origine al Manuale dell'Associazione;

Il Congresso vivamente raccomanda

1° Che in quelle diocesi o parrocchie, nelle quali i Cooperatori son già regolar mente organizzati secondo il Regolamento ed il Manuale dell' Associazione , si perseveri nella via intrapresa con spirito e zelo sinceramente salesiano ;

2° Che ove già sonvi Cooperatori in numero discreto e tale organizzazione non siasi ancora introdotta , la si introduca quanto prima, previo il consiglio e la protezione delle rispettive Autorità Ecclesiastiche locali; e ciò si faccia anche solo per iniziativa privata di qualunque tra i Cooperatori o le Cooperatrici più zelanti;

3° Che in quelle regioni, nelle quali l'Associazione è diffusa, si zeli perchè ogni parrocchia abbia il Decurione, ogni città minore abbia un Condirettore ed ogni città vescovile abbia il Direttore Diocesano, e che il Direttore, quando il bisogno lo richiegga, fondi in suo aiuto un Comitato di Cooperatori ed un Sotto-Comitato di Cooperatrici ;

4° Che si tengano regolarmente le annuali Conferenze Salesiane, a norma di quanto è prescritto e spiegato nel Regolamento e nel Manuale dell' Associazione; e che tali conferenze si promuovano anche in quei luoghi, nei quali non vi fossero ancora Direttori e Decurioni Salesiani ;

5° Che ognuno si adoperi per l'ascrizione di nuovi zelanti Cooperatori e Cooperatrici.

NOTIZIE DEI MISSIONARI DI D. BOSCO

URUGUAY. Due lettere di S. Ecc. R,.ma mons. Lasagna

I.

Benemerenze dei Missionari Salesiani verso le scienze naturali e l'agricoltura.

AMATISSIMO PADRE,

Villa Colon, 18 Giugno 1895.

LE ho scritto, non è molto, ed a lungo per comunicarle notizie de' miei viaggi attraverso le regioni più remote e selvaggia di quest' America , dove abbiamo impiantato già vari centri di missione evangelica, per la conversione dei poveri selvaggi, ed ora invece vengo a chiamare la sua attenzione sopra argomenti assai diversi, ma che non le saranno affatto discari. Con questa mia lettera mi propongo farle conoscere un altro campo, dove pure i suoi figli dispiegano da gran tempo attività ed energia non comuni, voglio dire le scienze naturali che alcuni Salesiani coltivano con esito soddisfattorio, scegliendo con preferenza quelle che dànno risultato più pratico e vantaggi più immediati.

Non mi dilungherò quindi nel narrarle le fatiche sostenute dal nostro caro confratello D. Badariotti, il quale è riuscito a raccogliere la più bella collezione che attualmente si possegga nel Brasile di coloopteri. Armato di potenti microscopi e di una pazienza più potente ancora, ha scoperto l'esistenza e struttura di nuovi insetti della zona tropicale, che egli ha descritto e classificato sì bene, che gli scienziati d'Europa e di Alemagna specialmente ne hanno care le corrispondenze e gli studii, e le riviste scientifiche hanno battezzato già col suo nome varii di questi insetti, come per esempio, il mirmicofilus Badariottii. Neppure le dirò degli studii profondi fatti dal nostro compianto D. Cipriano, aiutato da D. Menichinelli , da D. Lino Delvalle e da D. Morandi intorno alla geologia e mineralogia dell'Uruguay. Hanno raccolto un bel museo mineralogico, e negli scavi fatti con buon criterio e pazienza hanno scoperto de' preziosi fossili di animali antidiluviani e delle agate e degli onici in quantità.

Voglio piuttosto parlarle degli sforzi fatti a favore della meteorologia e della agricoltura, coronati da un esito così brillante che ci paga con sovrabbondanza le noie, le spese e le lotte patite.

Gli abitanti di queste Repubbliche del Plata, disseminati su di una superficie di suolo sterminata, si davano quasi tutti all' industria pastorizia ; quindi la fonte di ogni ricchezza pubblica e privata era costituita dall' allevamento de' bestiami. Milioni e milioni di buoi, vacche, cavalli e pecore popolavano le monotone Pampa dell' Argentina fino alle Cordigliere delle Ande, e le ondeggianti pianure dell'Uruguay fino ai confini del Brasile.

Quando noi siamo giunti, l' agricoltura si restringeva nella cerchia di pochi cereali e legumi. S' immagini che lo stesso frumento che qui cresceva, non bastava ai bisogni della esigua popolazione, che ne faceva venire dagli Stati Uniti di Nord'America. La vite poi era addirittura pianta di giardino e la coltivavano pochi fortunati per goderne a tavola i grappoli maturi.

Lungi dal pensare ad estenderne la cultura, tutti piegavano il capo ad un vecchio pregiudizio, il quale era radicatissimo e faceva credere che col clima di America la vite era affatto incompatibile, che le terre di qua non erano adatte, che tutte le prove tentate erano andate a vuoto e mille altre sciocchezze.

Io non mi arresi punto a simili dicerie, e fin dal primo giorno che misi piede nell'Uruguay feci proposito di far vino io stesso, almeno per l'uso della santa Messa, poichè il vino che si comprava nelle botteghe m'aveva tutta l'aria d'essere un intruglio di droghe e di pasticci. Cominciai per valermi dell'uva indigena de' giardini, che, essendo acquosa assai e di brutta qualità, non poteva darmi per certo del buon vino. Ma io l' aiutava con zizibbo venuto d' Europa e che aggiungeva macerato al mosto nel momento della fermentazione, e cominciai così ad ottenere un piccolo trionfo, col fabbricare un vino abbastanza gradevole, e quello che più monta, legittimo ed atto al santo Sacrifizio della Messa.

Poscia mi diedi a cercare da quanti possedevano qualche vite rara de' magliuoli pel mio vivaio. Ne feci venire dall' Italia, ed il buon cav. Rinetti me ne inviava egli solo da Montemagno, in due volte, più di venti qualità, ed è a forza di prove che ottenemmo finalmente eccellenti qualità di uva, di cui alcune trovando e suolo e clima adattato dànno adesso un frutto esorbitante. S' immagini che delle piantine basse di nebiolo, crovetto e dolcetto, e più ancora le francesi di Cavernais e Bourgogne, coltivate a sistema Guiot, ci dànno in media da 14 a 16 Kg. d'uva ciascuna ! Era uno spettacolo da far meraviglia, e moltissimi signori venivano apposta al nostro Collegio per ammirare la stupenda produzione dell'uva.

Il vino riuscì eccellente, come lo provano le medaglie ottenute all'Esposizione di Genova, Chicago e Montevideo. Da più anni siamo noi che forniamo il vino da Messa alla maggior parte delle chiese anche più lontane della Repubblica. Ma quello che più mi stava a cuore si era di dar lavoro ed onorato guadagno ai nostri connazionali emigrati. A quelli di loro che possedevano già qualche pezzo di terra io stesso diedi gratuitamente e viti e istruzioni ed incoraggiamenti, e così vidi sorgere intorno a noi i bei vigneti dei Saettone, Rocca e Pastorino, e la cosa prese tali proporzioni, che quest'uttimo, per esempio, da varii anni riusciva a vendere per cinquanta mila lire e più di uva ad ogni raccolta. Fino da S. Nicolas feci venire i cari nostri Cooperatori, fratelli Montando, ed anche a loro diedi viti ed istruzioni ed ora dai loro vigneti ricavano già più di mille ettolitri di vino all'anno.

E non mi fermai qui. Cercai di svegliare entusiasmo ne' ricchi del paese, e siccome essi non s'intendevano punto di questa coltivazione, così io offriva loro delle brave famiglie d'italiani a mezzadria con patti vantaggiosi ad ambe le parti, e per togliere mutue diffidenze e timori, io stesso di mio pugno redigeva i contratti e li dava loro a firmare, firmando anch' io come garanzia della reciproca buona fede, e così ottenni che fosse affidata ai nostri connazionali la formazione degli stupendi vigneti degli avvocati Artagaveitia, Gallinal, Arocena, e de' signori Podestà, Lavalle, Horten, Sienra, Echevarria e cent'altri , con immenso vantaggio dei nostri poveri emigrati e de' proprietari di qui, che sono adesso contentissimi ed estendono in grande scala la coltivazione della vite, tanto che vi sono già vari vigneti che dànno un raccolto di trenta, cinquanta e fino cento mila Mg. di uva all'anno. È proprio vero che in molte cose basta spezzare i legami dell'andazzo , delle vecchie ubbie e dare la prima spinta e poi la cosa va da sè.

In un'altra lettera continuerò a svolgere quest'argomento che offre de' dati assai curiosi pei nostri cari Cooperatori e che potranno essere d' utile ammaestramento ai nostri giovani Missionari, chiamati poco a poco a spandere su tutta la faccia della terra la luce del Vangelo e della civiltà.

Riceva intanto, amatissimo Padre, l'omaggio sincero di tutta la venerazione ed affetto del suo

Dev.mo ed aff.mo figlio + LUIGI

Vescovo di Tripoli.

II.

Benemerenze verso la meteorologia.

AMATISSIMO PADRE,

Villa Colon, 10 Luglio 1&5.

ELLA ricorderà bene, come nel Congresso geografico, radunato in Venezia l'anno 1880, sotto la presidenza del celebre Ferdinando Lesseps, si era approvata unanimemente una mozione che ci riguardava, quella cioè di rivolgersi a D. Bosco, affinchè incoraggiasse i suoi figli Missionari a studiare le condizioni meteorologiche dell'America del Sud e specialmente i fenomeni che si svolgono nella parte più meridionale, dal Rio della Plata allo Stretto di Magellano ed al Capo Horn; poichè di là piglian le mosse bufere ed uragani spaventosi che poi influiscono sullo stato generale dell'atmosfera.

Fu il compianto e dotto P. Denza il promotore di simile proposta, il quale, presentatosi poscia al nostro venerato Dare. Bosco, ne ebbe lusinghiere accoglienze ed assicurazioni consolanti.

Infatti, essendo ritornato io poco dopo in Italia, l'anno 1881, ebbi dal nostro venerato Padre l'incarico, e quasi direi l'ordine di accingermi davvero all'impresa, che io abbracciai con ardore. Mandai subito il nostro missionario D. Albanello all'Osservatorio di Moncalieri per pigliare conoscenza pratica e della scienza e degli strumenti di meteorologia; quindi a spese della Missione provvidi quanto era necessario per un Osservatorio meteorologico di prim'ordine, ed appena ritornato a Villa Colon feci costrurre una torre e colà vi collocai l'Osservatorio.

Io non dimenticherò mai la solenne inaugurazione che ne facemmo il giorno 7 ottobre del 1882. In quel giorni era di passaggio a Montevideo Mons. Mario Mocenni, distintissimo Prelato, attualmente Cardinale di Santa Chiesa ed allora Internunzio al Brasile. A lui, come rappresentante del Papa, gran promotore de' forti studi, noi dedicavamo quell'atto solenne. Vi accorsero invitati il Vescovo di Montevideo, molto clero e le più spiccate notabilità civili e politiche di questa Repubblica.

Nella stessa guisa e per stimolo di Don Bosco, anche Mons. Cagliero fondava più tardi il suo Osservatorio a Patagones, sul Rio Negro, Mons. Fagnano quello di Punta Arenas, nello Stretto di Magellano, D. Tomatis quello di S. Nicolas de los Arroyos, poscia noi stessi ancora quello di Paysandú e di altre stazioni minori. E così abbracciammo nella nostra rete tutta questa immensa zona dal grado 30 di latitudine Sud, all'estrema punta dell'America Meridionale.

È vero che alcuni di questi Osservatorii hanno poi ceduto alquanto al peso delle difficoltà incontrate, ma il nostro di Colon si mantenne sempre fermo contro ogni assalto. E sì che abbiamo dovuto lavorare e soffrire! Ma a forza di costanza si è arrivati finalmente a raccogliere frutti copiosi di eccellenti risultati e di consolanti trionfi.

E debbo confessare che questi sono dovuti in gran parte alla perspicacia e talento del nostro bravo salesiano D. L. Morandi, che da circa dieci anni dirige i lavori del nostro Osservatorio.

Ogni mese si pubblica un Bollettino meteorologico in lingua spagnuola, in cui, oltre i dati più minuziosi delle osservazioni fatte, si trattano questioni scientifiche di alta importanza, ed è diramato a tutti gli Osservatori e centri scientifici più importanti del mondo intiero.

D. Morandi ha raccolto e discusso con pazienza e sagacia assai rara i dati ottenuti dalla fondazione del nostro Osservatorio ed altri ricercati negli archivi di Stato, e riuscì a pubblicare una Monografia sulle pioggia nella Repubblica dell' Uruguay, venendo così a scoprire la periodicità di quattro grandi temporali che ogni anno si vengono a scatenare su questi lidi ad epoca fissa. Tanto che l'Ingegnere ed astronomo Carlo Honoré ne ha fatti grandi elogi su i giornali ed ha battezzato questo fenomeno, popolarizzandolo in forma di proverbio, col nome di Legge Morandi.

Così pure si sono fatti studi speciali sui grandi cicloni che talvolta ci assalgono mettendo a soqquadro i seminati, schiantando alberi , crollando edifizi e sbattendo ed affondando i bastimenti e le navi del porto. E Don Morandi fu così felice ne' suoi studi, che il più delle volte è riuscito a prevedere molte ore innanzi l'arrivo di simili uragani e ne diede avviso per tempo alle autorità del porto di Montevideo , sì che queste, innalzando la bandiera di pericolo, poterono impedire naufragi e disgrazie incalcolabili.

Mosso appunto da sì importanti servizii ricevuti, il colonnello Sig. Dupuis, comandante del porto di Montevideo, ci ha spedito una nota ufficiale, che esso stesso fece stampare poi su tutti i giornali della capitale, dirigendo all' Osservatorio elogi e ringraziamenti caldissimi, per avere salvato la vita e gli interessi di tanti marinai colle opportune previsioni de' temporali. E di tratto in tratto appariscono anche adesso nei giornali ripetuti encomii per fatti consimili , e lo stesso dottissimo Vescovo di Montevideo Monsignor Soler scrisse più volte a Don Morandi congratulandosi con lui , e non è molto che in un bel documento lo chiamava Profeta della Scienza.

La cosa arrivò al punto che, per avere con maggior prontezza gli avvisi nostri, il Governo ha fatto costrurre apposta una linea telefonica esclusiva di 10 chilometri , che unisce il nostro Osservatorio col Palazzo delle Poste della capitale. E questo ci è causa di gran lavoro ed anche di noie non piccole, giacchè per poco che minacci il tempo i bastimenti non vogliono salpare senza udire prima il parere dell'Osservatorio nostro.

Nel mese di aprile scorso si inaugurò qui a Montevideo un' Esposizione agricola e se ne colse l'occasione per riunire pure un Congresso di agricoltura, al quale furono invitati gli uomini più cospicui dello Stato pel loro sapere e loro posizione. Ed in quel consesso di dotti e di industriali, l' unica sottana che appariva era quella del salesiano Don Morandi, che, nominato membro di tre sezioni distinte e relatore di due, ebbe campo di spiegare la sua attività ed il suo sapere , recando così il suo concorso per risolvere questioni importantissime non solamente nella sfera delle scienze, ma anche della morale, come quella che si dibattè e si vinse sulla riforma dell'istruzione ed educazione da impartirsi alla gioventù delle campagne.

Si ottenne pure che si votasse la fondazione di una vasta rete di stazioni meteorologiche dipendenti e legate ad un Osservatorio centrale. In quell'Esposizione noi abbiamo presentato una bella mostra di varie qualità di vini, che furono premiati di medaglia, ed il nostro Don Zatti Domenico ottenne lui solo quattro medaglie, pel miele, per la struttura di arnie di nuovo e vantaggioso sistema, per un apparato sceratore al vapore ed un altro smellatore, e più per un liquore chiamato eucaliptina, poichè fatto a base di essenze di eucaliptus, che qui abbiamo gigante ed a milioni intorno a noi.

Ella ben comprende, amatissimo Padre, che oltre il bene reale che si fa alla scienza in generale ed a questa popolazione in particolare con siffatti studi, noi avemmo pure di mira di sfatare il rancido pregiudizio cotanto diffuso qui in America per opera della Massoneria, cioè che i preti sono retrogradi, che la religione è nemica della scienza e del progresso, che la fede tarpa le ali al genio ed è inconciliabile colla civiltà. Cose cantate in tutti i toni dalle gazzette settarie e da romanzi e libercoli di saputelli del secolo, ma che dinanzi all'evidenza del fatto si dileguano come nebbia ai raggi del sole.

Così anche ella si rallegrerà nel sapere che i suoi figli, mentre cercano di dilatare il regno di Gesù Cristo tra i selvaggi, non tralasciano punto anche tra la popolazione di queste giovani Repubbliche di tener alta la croce e di farla amare dai grandi e dai piccoli come simbolo del vero progresso e di civiltà vera.

Anche D. Vespignani fa già costrurre un bell'Osservatorio in Buenos Aires, e noi qui speriamo tra poco di aggiungere alla parte meteorologica, sismica, magnetica ed elettrica , anche la parte astronomica, e fare così lavori di tale importanza che onorino altamente la nostra Congregazione e la patria lontana , a cui abbiamo sempre rivolti la mente ed il cuore.

Voglia intanto raccomandarci a Dio nelle sue preghiere e gradisca una volta più i sensi della più alta stima e venerazione con cui mi professo

Suo aff.mo figlio

+ LUIGI

Vescovo titolare di Tripoli.

ARGENTINA

Oratorio festivo di S. Catalina (Buenos Aires)

REV.mo ED AMAT.m° SIG. D. RUA,

Buenos Aires, 1 Giugno 1895.

LE scrivo per la prima volta dalla Casa di S.ta Catalina, e le scrivo con il cuore contento , perchè so di poterle dare notizie che le saranno certamente gradite. La nostra Pia Società è nata dagli Oratorii festivi, e dirigersi all'Oratorio di S.ta Catalina e farsi istruire nella dottrina cristiana! Se vedesse il desiderio che hanno d'imparare per poter far presto la Prima Comunione ! Molti di essi sono già grandicelli. Su 800 più di 200 oltrepassano i 18 anni d'età; eppure si mettono senza rispetto umano coi più piccoli per imparare il Segno della S. Croce che ancora non sanno fare.

I frutti che riporteremo da questo Oratorio benedetto dal Signore sono senza dubbio molti e già ne abbiamo avuto una prova. In soli tre mesi si sono fatte più di 200 Prime Comunioni di adulti; si sono manifestate alcune vocazioni allo stato ecclesiastico e religioso ed i giovani interni sono aumentati gli Oratorii festivi furono sempre l'oggetto delle cure più sollecite del nostro carissimo Padre Don Bosco, come del suo degnissimo Successore. Per questo, destinato dall'obbedienza nel mio ritorno dall' Italia, per la missione di S.ta Catalina, le mie cure furono subito di far progredire qui dal principio l'Oratorio festivo, sicuro che questo avrebbe fatto del gran bene e che il Signore ne lo avrebbe certamente benedetto. E così fu. Fin dalle prime domeniche di marzo i giovani dell'Oratorio incominciarono ad arrivare fino a 300, e poi a 500, e poi a 700. E adesso dopo tre mesi, possiamo affermare, senza pericolo di sbagliare, che i nostri giovani sono 800 ed in molte domeniche e feste più di 1000.

Oh! se vedesse, Rev.mo Padre, quanti giovani piccoli e grandi escono da tutte le contrade di Buenos Aires nei giorni festivi perfino al numero di 300. Speriamo che il Signore continuerà a benedirci e consolarci con sempre più abbondanti frutti.

SaC. PIETRO GIUS. MILANO.

Agua de Dios. - La salute di D. Unia. - Ci scrive D. Evasio Rabagliati in data 13 Agosto scorso

« L'ultima domenica del passato luglio sono stato ad Agua de Dios per la festa del Corpus Domini. Trovai giù giù il povero D. Unia. Passata la festa lo portai a Bogotà; ma a metà strada si aggravò tanto, che i medici consultati la credettero finita. Allora lo lasciai con D. Roffredo ed un confratello e corsi a Bogotà per consultare i medici della capitale. Con tutte le precauzioni del caso potè giungere fino a Bogotà, più morto che vivo.

I medici (e de' migliori) lo dichiararono in fin di vita. E veramente si aggravò tanto, che si temeva non fosse cosa che di ore; notavànsi in lui tutti i sintomi della morte vicina. Fu allora che s'incominciò una solenne novena a Maria Ausiliatrice, si invitò il pubblico che frequenta la nostra Chiesa del Carmine, si telegrafò ad Agua de Dios e a Fontibon, perchè si unissero a noi.

Risultato : il terzo giorno D. Unia si sveglia come da un sonno profondo, chiede dove si trovi Il poveretto non sapeva darsi conto di nulla, neppure dei Sacramenti ricevuti.

Vengono i medici e lo trovano fuori di ogni pericolo con somma loro ammirazione.

Siamo al quinto giorno della novena ed il miglioramento è notabilissimo. Speriamo che l'ultimo giorno della novena si troverà in grado di dire egli stesso la messa e fors' anche di cantare il Te Deum. La grazia è strepitosa ed evidentissima.

Viva Maria Ausiliatrice !

Brasile. - Lettera del Presidente degli Stati Uniti del Brasile, diretta a Sua Ecc. Mons. Lasagna Superiore dei Salesiani di quella Repubblica. - ECC.mo E R.mo MONSIGNORE

- Ringrazio cordialmente l'Ecc. V. per le congratulazioni che m'ha inviato in nome suo e di tutti i Salesiani residenti nel Brasile, di cui l'Eccellenza Vostra è degno Superiore.

Gli Istituti o Licei di Arti e Mestieri stabiliti dai Salesiani prestano insigni servizi alla società, educando i figli delle classi povere ed armandoli per le battaglie della vita coll' insegnar loro un mestiere od un'arte utile cangiandoli di tal fatta in cittadini utili alla patria, come sono gli educati alla scuola del lavoro, che è una delle più importanti virtù civili.

Le Missioni fra i selvaggi offrono vasto campo per lo sviluppo dello spirito filantropico e gli scopi civilizzatori de' Salesiani.

Io credo che per una Missione così nobile non mancherà ai Sacerdoti Salesiani l'aiuto de' Governi degli Stati e del Congresso Nazionale.

Il Governo dell'Unione, che ritiene come uno dei suoi più importanti e patriottici compromessi la restaurazione delle finanze e del nostro credito, presterà il suo concorso all' opera de' Salesiani dal, momento che il Congresso gliene accorda i mezzi.

Sono con tutta considerazione e rispetto

Dell'Ecc. Vostra R.ma

Dev.mO Obb. Servo

PRUDENTE I. MORAES BORROS.

Stretto di Magellano. - Comunioni fatte da persone esterne durante l'anno 1894 nella Chiesa della Missione Salesiana di Puntarenas:

Dicembre 1893 N. 1002 Gennaio 1894 » 699 Febbraio » » 573 Marzo » » 699 Aprile » » 1062 Maggio » » 1245 Giugno » » 1004

Luglio » 538

Agosto 1126 Settembre » » 1011 Ottobre » » 748 Novembre » » 1163

Totale di tutto l'anno: 10870

Queste cifre indicano un grande progresso del Cattolicismo in quel paese. Sei anni addietro solamente, dopo un lungo mese di predicazione si poterono ottenere cinque Comunioni ed al Natale due sole. Ne sia lode a Dio, che dà incremento all'opera dei Missionari.

Ai primi del prossimo Novembre partirà da Torino un numeroso drappello di Missionari Salesiani guidati da S. Ecc. R.ma Mons. Giacomo Costamagna e Mons. Giuseppe Fagnano per varie regioni d'America. Noi li raccomandiamo alle preghiere ed alla carità dei nostri ottimi Cooperatori e pie Cooperatrici.

GRAZIE DI MARIA SS. AUSILIATRICE

Una madre consolata. - Chiamai un medico per visitare una mia figlia che soffriva di petto. Il medico venne, e dopo diligente esame disse che, se dopo alcuni giorni non vi fosse miglioramento, sarebbe stato necessario procedere all' operazione. Rimasi grandemente afflitta in udire tali parole, poiche più di una volta ho visto persone di mia famiglia soccombere al crudele malore che è il cancro. In tal frangente mi rivolsi a Maria SS. Ausiliatrice. Di quello stesso giorno incominciai una novena e promisi far pubblicare la grazia, se si fosse potuto vederla guarita, senza subire l'operazione. Oh _ mirabile prodigio ! Spuntava appena il quarto' giorno della novella, quando vidi scomparire quasi repentinamente il male e dopo qualche altro giorno la mia cara figlia trovarsi completamente sana. Grazie infinite siano rese a Maria SS. Ausiliatrice ! Rio Grande del Sud - Brasile.

BARONESSA DI S. MARTA.

In ogni pericolo ricorriamo a Maria ! Era desolata per l'incertezza del fine che poteva avere la mia malattia : la mia famiglia era in preda ad angustie infinite; ricorsi alla Consolatrice degli afflitti, feci fare una novena di preghiere a suo onore, ed ecco che l'ultimo giorno della novena il mio male ebbe un esito felice e quasi per incanto risanai, ed ora godo ottima salute. Maria terrò sempre nel cuore e sulle labbra : chiunque invochi Maria sarà esaudito !

R. M. CREMONA.

Consolatrix afflictorum, ora pro nobis ! - Dopo di aver nel suo santuario in Torino ringraziato Maria SS. Ausiliatrice per la guarigione ottenutami da quella terribile malattia, che è la nefrite, nell'avanzata età di 77 anni, sento il dovere di rendere pubblica la mia riconoscenza alla grande Regina del cielo Maria Ausiliatrice. Pertanto prego di inserire nel Bollettino Salesiano questa mia dichiarazione, affinchè in ogni angolo del mondo sia sempre maggiormente conosciuta la Madonna, e tutti gli uomini, ma principalmente gli. infermi, i tribolati ed i peccatori, sappiano e si persuadano che a Maria non si ricorre mai inutilmente.

Mettone, 17 Agosto 1895.

SIMEONE PERNICE Parroco.

Liberata dal mal d'occhi. - La Signora G. A. da Cherasco invia per mezzo mio uno scudo d'argento in ringraziamento a Maria Ausiliatrice, per averle questa buona Madre ottenuta la guarigione da un forte mal d'occhi che da più mesi la tormentava ed a cui non valevano i rimedii dell'arte medica.

S. Vittoria d'Alba, 17 Agosto 1895. TERESA PORO JARDINI.

Maria mi ha salvata la mamma! - Verso i primi del corr. Agosto, mia madre mi scrisse che soffriva fortemente ad un ginocchio; e mi incaricava di pregare e far celebrare all'altare di Maria una S. Messa per ottenere la grazia della guarigione. Io conoscendo le condizioni fisiche della mamma e tenendo con ragione una qualche disgrazia, fatta celebrare la S. Messa, le scrissi che incominciava una novella, secondo il metodo di D. Bosco, e che essi di famiglia si unissero a me. Mancavano ancora quattro giorni alla festa dell'Assunzione, quando mi arrivò una lettera da casa apportatrice di bella notizia; che cioè il male aveva rimesso un poco della sua acutezza. Riscrissi subito dicendo : « Incomincio un triduo, e guardate, mamma, che per giovedì, giorno appunto dedicato all'Assunzione in cielo, voi dovete essere guarita ». Fu un momento che rimasi come sgomentato di aver azzardata quella proposizione ; ma che? dissi, Maria ci penserà. E la mia fiducia in così potente Signora non fu delusa ; eccomi al sabbato arrivare, benchè in ritardo, una nuova lettera, con queste parole: « Oh! qual grazia grande non mi ha fatta la Madonna ! Io sono perfettamente guarita ». È inutile che io dica. quanto ne sono grato a questa buona Signora. Ella mi ha per così dire salvato la mamma ! Infinite grazie sieno adunque a Lei rese !

Torino, 17 Agosto 1895.

EUGENIO TEDESCHI.

riconoscenza a Maria. - La sottoscritta nell' anno 1894 si trovò affetta di tumore interno formatosi nel corso di dieci anni. Rendendosi pericolosa la esistenza del medesimo con varii incomodi, nell'ottobre dovette sottoporsi all'operazione, dopo aver tentato di evacuazione colla cura elettrica. L'operazione riuscì egregiamente ed ora gode ottima salute. Di tutto questo si riconosce debitrice anzitutto all'assistenza di Maria SS. Ausiliatrice, alla quale ricorse come voto. E della medesima grazia, che crede piamente ricevuta, fa pubblicare la presente.

Villafranca Piemonte, 6 Settembre 1895. ZURLETTI CHIARA,

Ipsam rogans, non desperas. - Una mia cugina desiderava ardentemente entrare in una Religione, a cui si sentiva chiamata dal Signore ; ma incontrava gravissima difficoltà, specialmente da parte dei genitori; e poichè questo suo desiderio, dopo ch'io lo conobbi, mi fu sempre grandemente a cuore, lo raccomandai con insistenza a Maria Ausiliatrice, ed Ella ci esaudì, e mia cugina si ritrova da un anno ove fin dalla fanciullezza avea tanto desiderato. Alla nostra Divina Benefattrice ne rendiamo unitamente vivissime grazie.

Pigna, 15 Settembre 1895.

Rendono pure grazie a Maria SS. Ausiliatrice per segnalati favori ottenuti mediante la potentissima sua intercessione i seguenti:

Un Novizio Salesiano di Caldogno. - S. E. a nome de' suoi cari. - Chiara Scarpa Rochetto, Portosecco. - Giuseppina Ghezzo-Bolla, Pellestrina- - Gerolamo Vianello Baccara, Portosecco. - Maddalena Malusa, Pellestrina. - Il Sac. Domenico Pollastro, Coadiutore di Galliate, a nome di Daloni Zanobio e famiglia guarito da gravissima polmonite in seguito a preghiere fatte a Maria Ausiliatrice. - Ignazio Zazzi, Bormio. - Catterina Della Retic, maestra, Bosco V. R. Ticino. - Tomaso Bruzzone, Borzoli. - Rosina Caire, Nizza Monferrato. - Carlo Silvestri, Pombia Novarese. - Pietro Perino, Caselle Torinese. - L. G. V., Torino. - G. B. - G. S., O. C. (Ivrea) (15). - D. Celeste Belli per Maddalena Andreazzi di Navarons e G. Battista De Carli di Angelo dai Zecchini, Brische di Matta di Licenza. - Giuseppe Diana Saiu, Isili. - Angela Macchia, Montiglio. - Gelsuhuina d'Arcangelo (5,25), Pano a Corno. - Sac. Michele Geraci, Vallelunga Pretamen,o. - Angela Perdomo, Asti. - Maria Facchini, Palestro. - Ferdinanda Riscaldino, Torino. - Altre due pie persone. - Giuseppe Pamero, Cherasco. - Angelo Pagliano, Chirasso. - Agnese Briatta, Bellorte. - Costanza Calcica. Torino. - Marianna Giovannini, Triulzio. - Teresa Bodoira, Torino. - Michele Griffa, La Loggia. - Antonio Pitarelli, Villanova d'Asti. - Maria Arrigoni , Larvertezzo. - D. Innocente Stella. - Cesarina Secco. - Maria Stoppa, Pandino (Lodi). - Maria Olivero. Ciarveri (Possano). - Cristina Gazzera, Torino. - Cesare Scanavino, Castelnuovo d'Asti. - Federico Reinaud di Lorenzo, Pramollo. - Catterina Viglietti, Magliana d'Alpi. - Catterina Locatelli, Torino. - Michele Mondino, Piossasco. - Giuseppe Ra imando, Buriasco. - Domenica Grela, Usasio. - Catterina Manna. - Ercolina Bolte, Valfenera. - Michele Signa. - Emilia Sosanna. - Giovanni Granero, Asti. - D. Michele Damesti, Priore di S. Paolo della Valle d'Asti. - Leonilda Ravizza, Vignale. - Maddalena Zeresa. Genova. - Luigia Dagliazzotto. - Giacomo Ballarini, Brescia. - G. G., Asti. - Giovannì Garella, Monteu da Pò. - Eugenia Gai. Castelnuovo d'Asti. - Mouge Marinetta: Saluzzo. - Mi.chela Garrubba - Costa, Francesco Paolo Garrubba, Salvatore Falzone, Giuseppe Lacaguina, Michelintesa Indorata, Lucia Averna, Michele Spagnolo, Agatina Cali, Rosina Amico, Michele Cucugliata - Giuliana, tutti di Caltanisetta.

ADUNANZA SALESIANA

tenutasi a Valsalice il giorno 11 settembre 1895

Nella circostanza del XIII Congresso Cattolico, trovandosi a Torino un bel numero di Direttori Diocesani, Decurioni, Zelatori e Zelatrici della Pia Associazione dei Cooperatori Salesiani, D. Rua pensò di adunarli la mattina del giorno 11 settembre presso la tomba del venerato nostro Fondatore Don Bosco. L'invito fu accolto con generale simpatia, e l'adunanza colà tenuta procedette con molta soddisfazione di tutti i convenuti.

Sedevano alla Presidenza Onoraria gli Ecell.mi Vescovi di Montepulciano, di Lucera, di Castellaneta ed il Salesiano Mons. Giacomo Costamagna, Vescovo Titolare di Colonia nell'Armenia e Vicario Apostolico di Mendez e Gualaquiza nell'Equatore.

Alla Presidenza effettiva stava il Rev.mo nostro Rettor Maggiore D. Rua.

Eranvi presenti circa duecento tra Direttori Diocesani, Decurioni, Zelatori, e Zelatrici della nostra Associazione dei Cooperatori e Cooperatrici Salesiane.

L'adunanza cominciò poco prima delle ore 10 ant. ed ebbe termine verso il mezzodì.

Prese dapprima la parola il Rev.mo Signor D. Rua, il quale presentò riverenti ossequii agli Eccellentissimi Vescovi presenti ed affettuosi ringraziamenti a tutti gl'intervenuti.

Disse dell'occasione e dello scopo dell'adunanza e fermossi a delineare chiaramente la duplice missione che hanno i Cooperatori e le Cooperatrici Salesiane, cioè sostenere le Opere e Missioni Salesiane e ricopiare ed estendere nell'umana società lo zelo e lo spirito di D. Bosco, specialmente per la salvezza della gioventù.

Ebbe parole della più viva riconoscenza verso tutti i generosi benefattori ed amici delle Opere e Missioni di Don Bosco e specialmente verso i presenti all'adunanza. Animò tutti i convenuti a continuare in questa loro benevolenza, della quale i Salesiani traggono tanto conforto, ed a zelare sempre più il progresso e l'azione dei Cooperatori Salesiani.

Le soavi parole del Rev.mo Rettor Maggiore furono ascoltate con viva soddisfazione da tutta l'adunanza.

Dopo il Reverendissimo Presidente, parlò il Segretario, che era il nostro Sacerdote D. Stefano Trione.

Questi diede rapidi cenni dell' adunanza dei Direttori Diocesani tenutasi or sono due anni nello stesso Seminario di Valsalice e dei consolanti frutti che se ne ebbero , ricordò l'altra dei Direttori Diocesani del Piemonte , tenutasi l' aprile dell'anno scorso 1894 nell'Oratorio di Valdocco , disse del Congresso Salesiano di Bologna e poscia si diffuse a parlare dell'organizzazione della Associazione dei Cooperatori e dell'azione specialmente raccomandata ai Direttori Diocesani ed ai Decurioni Parrocchiali svolgendo i seguenti concetti.

I Cooperatori Salesiani.

I Cooperatori Salesiani, grazie a Dio, si sono moltiplicati prodigiosamente, ed oggi sono sparsi in quasi tutte le parti del mondo. Il solo Bollettino Salesiano pubblicato in lingua italiana ha la tiratura di sessantamila copie ed un numero molto considerevole di copie hanno pure i Bollettini Salesiani che si pubblicano in Francese, Spagnuolo, Inglese e Tedesco. I Cooperatori adunque sono come una immensa famiglia di apostoli che s'adoprano con zelo, ciascuno secondo il suo stato, a servizio della Chiesa, alla salvezza della gioventù, a santificare l'officina e la scuola , ad avviare allo stato ecclesiastico numerose vocazioni, diffondere la buona stampa, fondare e sostenere Oratorii festivi, scuole ed associazioni cattoliche, e cooperare coi Salesiani per sostenere e diffondere le Opere e Missioni di D. Bosco. Questa così estesa Associazione o Pia Unione di Cooperatori e Cooperatrici ha per Superiore Generale il Rettore stesso della Società di S. Francesco di Sales, il Reverendissimo D. Rua, e poscia in ogni diocesi un Direttore Diocesano con approvazione Vescovile, in ogni parrocchia un Decurione, che per lo più è il Parroco locale od un Cooperatore da lui proposto, e nelle città in cui vi siano più parrocchie e non vi abbia sede il Direttore Diocesano vi si elegge un Condirettore o Direttore locale.

Il Direttore Diocesano.

Che cosa avrà da fare il Direttore Diocesano?

Il Direttore Diocesano si procura dalla Direzione Generale l'elenco dei Cooperatori della città Vescovile dove ha sede e quello dei Condirettori e Decurioni della diocesi. Corregge tali elenchi, vi aggiunge le modificazioni che crede opportune, e, dopo averne fatto preparare una copia da tenere presso di sè, li rimanda alla sullodata Direzione.

Sceglie in suo aiuto qualcuno dei Cooperatori più zelanti e studia se non sia il caso di proporre al Superiore Generale l' elezione di nuovi Cooperatori e Cooperatrici e di qualche nuovo Decurione, seconde le norme pubblicate in proposito nel Manuale dei Direttori e Decurioni.

Dà corso regolarmente alle lettere circolari o particolari che riceve a quando a quando dalla Direzione Generale, e se non può far ciò direttamente per sè, lo fa per mezzo di un Vicedirettore od un attivo Zelatore.

Le Conferenze.

Ma e per le Conferenze che la Regola prescrive per S. Francesco e per Maria Ausiliatrice?

Anche questo impegno non è soverchiamente difficile. Se il Direttore Diocesano è Parroco o Rettor di Chiesa nella città vescovile può tenere tali Conferenze nella sua Chiesa stessa, e per invitarvi i Cooperatori, le Cooperatrici ed altri fedeli della città e specialmente della propria chiesa e parrocchia, non gli mancano mezzi, oppure potrà radunare a consiglio alcuni dei più zelanti Cooperatori e Cooperatrici per deliberare in proposito. Qualora poi non abbia Chiesa propria, ricorrendo al Vescovo od a qualche Parroco o Rettor di Chiesa suo amico o Decurione Salesiano , non gli mancherà modo di poter trovare il luogo dell'adunanza, la quale , se i Cooperatori sono pochi, si potrà anche tenere in una sala od in una Cappella, piuttosto che in una Chiesa.

In alcune città le Cooperatrici sono numerose ed invece i Cooperatori sono pochi e quasi tutti dignitarii ecclesiastici. In tal caso il Direttore Diocesano potrà pregare il Vescovo, come in parecchie città già si è fatto, che abbia la bontà di tenere egli stesso la Conferenza Salesiana od almeno di presiederla e permetta che tale Conferenza abbia luogo nella Cappella od in una sala del Palazzo Vescovile.

In taluno di questi casi tuttavia qualche Direttore , piuttosto che omettere la Conferenza, v'inviti solamente i Cooperatori laici, le Cooperatrici Salesiane ed altre pie donne.

La Conferenza che si tiene il giorno di S. Francesco di Sales o circa tale tempo si suole incominciare col leggere la lettera che ogni anno il Rettor Maggiore pubblica nel Bollettino di gennaio, in cui si dà conto di quanto si è fatto dai Salesiani nell'anno ultimo decorso e di quanto è in progetto pel nuovo anno.

Poscia chi presiede l'adunanza od un altro oratore, se non potrà il Direttore stesso, terrà breve discorso intorno ad uno dei seguenti argomenti ;

Origine e missione dei Cooperatori Salesiani -.- Importanza dell'educazione cristiana della gioventù - Mezzi pratici per far del bene alla gioventù - Istruzione religiosa pei giovanetti in casa e fuori di casa - Zelo cristiano verso i giovani che manifestano vocazione ecclesiastica e religiosa - La buona stampa per la gioventù e pel popolo - Le Missioni per gl'infedeli - ecc. ecc.

L'oratore nello svolgere uno dei suddetti argomenti od altro analogo come questi allo spirito ed all'azione dei Cooperatori Salesiani, introdurrà qualche pensiero o fatto, ricavato dalla vita di S. Francesco di Sales e di D. Bosco od altra consimile memoria di famiglia, tolta da qualche numero del Bollettino Salesiano.

Dopo tale discorso il Direttore, se crederà bene, aggiungerà qualche esortazione. Raccomanderà poscia l'elemosina per le Opere e Missioni Salesiane , che verrà raccolta seduta stante.

Se vi sarà morto qualche Cooperatore della città o diocesi, lo raccomanderà alle preghiere dei Soci. Ringrazierà inoltre gl'intervenuti, li animerà a leggere regolarmente il Bollettino Salesiano, a farlo leggere in famiglia e ad unirsi sempre più collo spirito e coll'azione alla gran famiglia Salesiana, onde dar gloria a Dio e far del bene alle anime.

Si porrà termine all'adunanza con breve preghiera.

Per la Festa di Maria Ausiliatrice, si potrà tenere la prescritta Conferenza nello stesso modo che per la Festa di S. Francesco di Sales, oppure si potrà far servire di Conferenza una delle Prediche del Mese Mariano in una delle chiese della città, trattandone prima con l' Oratore e col Rettore della Chiesa ed avvisandone i Cooperatori. Anzi per quella mattina, che possibilmente sarà il 24 maggio, i Cooperatori potranno essere invitati ad assistere ad una S. Messa ed a fare la S. Comunione con gli altri fedeli in quella chiesa stessa ove la sera vi sarà la Conferenza.

Condirettori e Decurioni.

Che dire poi ai Condirettori ed ai Decurioni riguardo alla Conferenza Salesiana? In gran parte si può ripetere per loro quanto si è detto pei Direttori Diocesani.

Colà poi ove il Decurione è Parroco, pare cosa commendevole che procuri qualche volta non solo ai Cooperatori della sua parrocchia, ma anche a tutti i suoi fedeli una predica sopra qualcuno dei sullodati argomenti, che sono di molto frutto anche pel popolo.

Inoltre si pregano pure i Condirettori ed i Decurioni che abbiano la bontà di domandare alla Direzione Generale l'elenco dei Cooperatori Salesiani della loro città o parrocchia, e vi facciano le correzioni e modificazioni di cui si è detto già ai Direttori Diocesani.

Dove l'azione salesiana potrà svolgersi con maggiore attività, si raccomanda la fondazione di Comitati Salesiani e specialmente e preferibilmente di Sottocomitati di Cooperatrici. Si hanno anche su tale argomento norme pratiche nel Manuale dei Direttori e Decurioni. Ciò si è fatto cori molto frutto non solo in alcune città d'Italia, ma anche in parecchie città della Francia e della Spagna.

D. Trione disse infine in qual modo i Direttori ed i Decurioni possano zelare por la diffusione delle pubblicazioni scolastiche e pel popolo edite dalle Tipografie Salesiane, come cooperare per l' avviamento di buone vocazioni ecclesiastiche e religiose, per l' impianto di Oratorii festivi e simili opere per la salvezza della gioventù.

Prese poscia la parola l' illustre D. Davide Albertario per far plauso all'Associazione dei Cooperatori Salesiani e raccomandarne l' appoggio e la diffusione a bene delle opero e missioni di D. Bosco, a salvezza di tanta gioventù ed a conforto di tutte le altre opere cattoliche.

Dopo il Direttore dell'Osservatore Cattolico di Milano, parlò l'illustre Direttore della Libertà Cattolica di Napoli, il quale fece voti che l'Associazione si estenda con maggior attività anche nelle provincie meridionali d'Italia e promise tutto l' appogio del suo giornale.

Il Segretario ricordò allora la benevolenza che ebbero sempre i giornali cattolici verso le Opere Salesiane, a nome della Presidenza rinnovò alla stampa periodica e specialmente a quella che era nell' adunanza rappresentata i più cordiali ringraziamenti e molto oppurtunamente disse della stima e della riconoscenza che D. Bosco nutriva vivissima verso i giornalisti cattolici, intrepidi apostoli della causa di Dio, strenui difensori della Chiesa e del Papa.

Fu deliberato infine con entusiasmo un Indirizzo al S. Padre, e Sua Ecc. Rev.ma Mons. Vescovo di Montepulciano chiuse l' adunanza con la benedizione episcopale.

**

Dopo l' adunanza quasi tutti i convenuti si degnarono di fermarsi al modesto pranzo che era per loro preparato e per felice coincidenza convennero pure a quella mensa tre distinti signori della patria di D. Bosco, il Sindaco e due Assessori di Castelnuovo d'Asti, i quali eran venuti per combinare le ultime determinazioni da prendere pel Monumento che al nostro amatissimo Padre si vuol erigere nel suo paese natio.

La nostra banda musicale di S. Benigno Canavese, che aveva allietato con festanti concenti il ricevimento dei benemeriti convenuti all' adunanza, diede concerto verso il finir della mensa.

Non mancarono neppur i brindisi, i quali furono anzi pieni di vivissimo entusiasmo. Il sempre gioviale menestrello Carlo Gastini comparve pure a ricordare papà D. Bosco ed a far festa a tutti i commensali.

Il convegno riuscì adunque cordialissimo, animato dal più soave entusiasmo e pareva che D. Bosco risorto dalla vicina tomba fosse comparso visibile a salutare i suoi cari amici.

Tutti pertanto si prostrarono a pregare per la pace degli eletti su quel venerato avello, che nel suo silenzio dice pure tante cose alla mente ed al cuore di chi lo visita.

Siano infine rese vivissime grazie agli Eccellentissimi Vescovi ed a tutti gli altri benemeriti nostri benefattori ed amici che convennero in quel giorno a Valsalice, e continuino sempre la loro paterna benevolenza verso le Opere del caro nostro Padre Don Bosco.

All'Esposizione Eucaristica di Milano

Leggiamo in un giornale di Milano il seguente articolo intorno alle opere esposte dal nostro Oratorio di Torino

Anche gli Istituti del venerando D. Bosco vollero farsi rappresentare all'Esposizione Eucaristica dalla Casa-madre, l' Oratorio Salesiano di Torino, il quale contribuì con largo assortimento di oggetti tutti rispondenti all' indole e allo scopo speciale, a cui ciascuno di questi Istituti attende. Per l'arte tipografica vi si ammirano molti saggi di svariate forme e maniere; così per quella del legatore di libri, di cui una ricca vetrina pone sott' occhio ai riguardanti magnifici e preziosi esemplari. Tralasceremo di descrivere il prezioso volume delle lettere ed encicliche del S. Padre Leone XIII, ricchissimo di fregi variati ad ogni frontespizio e contorno di pagina, ottimamente composti per concetto e disegno, Per tali meriti e per l' esecuzione della policromia tipografica, riuscita gaia per colori o diligentissima nella molteplicità delle tinte armonizzate tra loro con raro buon gusto, sappiamo avere un tal lavoro già meritato il diploma d' onore all' Esposizione Vaticana e parecchie primissime onorificenze a varie altre Esposizioni. Ciò che merita in particolar modo di essere esaminato è una splendida edizione del Messale romano impresso con una nitidezza ed un'arte che fa grande onore alla tipografia Salesiana. È tutto in carattere prettamente elzeviriano di varie grandezze, a seconda che la rubrica richiede, e spicca sopratutto nelle singolari sue forme quello del canone per la sua grandezza massima, imprimendo al volume una tal severità quale veramente si addice al sacro rito. Le iniziali di due ordini ci si dice essere state tolte da un codice del cinquecento dell' Abbazia di Montecassino. Esse sono in cólor rosso, di forma romana la più perfetta, intrecciate ad un ornamento a viticcio che le inquadra ed incornicia. L'edizione va corredata di una grande quantità di belle incisioni, che riproducono ì diversi misteri che la Chiesa onora nelle sue feste. Esse vennero eseguite a penna, del pari che le iniziali predette, da un sacerdote salesiano, che curò tutta la parte artistica del lavoro col proposito di ritrarre da quanto vi ha d' artistico e d' ispirato nella fortunata epoca del cinquecento. La Settimana Santa reca una pietosa storia figurativa dei patimenti del Redentore, tutta ritratta da capilavori di quel gran genio e capo-scuola che fu il Gaudenzio Ferrari. In essa possiamo ammirare molteplici partiti di creazione, e in tutti bellezza e regolarità delle forme, verità nei panneggiamenti, e i lineamenti della massima espressione, specie del Redentore, che spira tranquillità e languore e pietà la più tenera. Oltre le due pagine di frontespizio, delle quali la prima presenta un grandioso quadro della Cena incorniciato da un fregio emblematico e portante la dedica a Leone XIII, di ottimo effetto, la seconda reca propriamente il frontespizio contorto da un fregio grazioso a viticcio da cui si svolge l'iniziale che dà principio all'intestazione, meritano special menzione le illustrazioni della festa di S. Giuseppe, del Rosario e della Natività di Maria, in due colonne o in una sola, secondo la maggiore o minore solennità del rito, non che quello delle solennità maggiori. Ma la composizione più bella, che fa ricca questa edizione e la rende unica in Italia, nel suo genere, è lo stupendo quadro della crocefissione che precede il canone, così diligentemente eseguito in colore, che lo si direbbe una miniatura, come infatti si volle che imitasse quella splendida miniatura che adorna il Messale del cardinale Domenico della Rovere, che la città di Torino va giustamente altiera di possedere come un principalissino tesoro del suo museo. L' artista, che credesi il Perugino stesso, volle ritrarre il Redentore in croce appena spirato: figura bellissima e di gran perfezione, ai cui fianchi son crocefissi i due ladroni, l' uno sereno e tranquillo, l' altro colla bestemmia sul labbro. A piedi della croce mirasi la pietosa scena dello svenimento di Maria, soccorsa dalle pie donne : le sta appresso Giovanni, suo figlio adottivo, e rimpetto alla croce sta la Maddalena.

Fra le molte altre figure campeggiano un ufficiale e il centurione, tutti vestiti in costume dell' epoca in cui si fece il detto messale. Sono ventiquattro figure distribuite nel bel vezzo, e la bellezza dei loro volti, la finitezza dei .loro panneggiamenti , la vivacità del colorito, lo splendore dell' oro che brilla qua e là nelle aureole, nei fregi e nei panni, le rendono sommamente artistiche ed interessanti. L' oltremare poi maestrevole ed armonico del cielo, che fa così bel contrasto col nero delle nubi, coi raggi dorati del sole, colle verdeggianti e fronzute vette del Calvario e col cenerino delle rupi; la vista in lontananza delle torri di Gerusalemme e del popolo, che lungo un ripido colle ritorna a torme alla città sventurata dopo aver assistito al tremendo spettacolo, danno tanta grazia e finitezza a questo dipinto da non disgradarne l' occhio perito, anche il più usato a contemplare i primi capolavori dell' arte. Attorno al quadro corre un fregio verde su fondo bruno, intersecato per tutta la sua lunghezza da otto medaglie rotonde, le quali racchiudono altrettanti finissimi gruppi della passione del Nostro Signore in chiaro-scuro condotti con tanta arte e di così bell' effetto che paiono lavori d'intarsio sull'avorio, e portano ciascuno d' essi scritta in giro una sentenza profetica intorno alla passione.

Il volume è rilegato colla miglior arte; è una legatura caratteristica del secolo XV, conforme allo stile degli ornamenti, delle figure e dei caratteri. Al sacerdote salesiano devesi una lode specialissima, sì pel concetto che ispirò tutto il suo lungo e faticoso lavoro, come per l' arte squisita mercè cui seppe trarne un'opera che onora la religione nel più eccelso suo culto e rimette in pristino tanti tesori d'arte dimenticati.

Passiamo oltre, e miriamo un bel numero di statue sacre di differente dimensione in isvariate pose, non che una grandiosa via crucis in alto rilievo, decorate con ottimo gusto, il tutto lavorato nelle scuole salesiane di plastica, scultura e decorazione; ma fra tutto ci si rende sommamente interessante un Rilievo geografico della Palestina dell'esimio Can. Luigi Vescoz, già celebre per altri consimili lavori, tra i quali un grande rilievo della Valle di Aosta, per cui meritò medaglia d' oro e diploma d'onore all' Esposizione Vaticana. Questo rilievo rappresenta la Terra Santa 220,000 volte più piccola della realtà, e, veduta in complesso, ci si rappresenta come in realtà quella terra fosse vista dall' alto ed a grande distanza. A colpo d'occhio lo si vede divisa in due grandi regioni dal fiume Giordano che l'attraversa e dà il nome alla vallata che esso percorre, la quale va abbassandosi di più centinaia di metri sotto il livello del mare Mediterraneo. Al di qua del Giordano appariscono ben distinte le tre regioni della Palestina, la Giudea, la Samaria e la Galilea colle loro principali città, con a capo Gerusalemme, la città santa. Al di là del Giordano il paese è meno colto ed interessante, ma non meno chiare appariscono le sue divisioni e le città più notevoli. Le montagne, rese la più parte tanto celebri per fatti compiutisi, spiccano mirabilmente per l' artifizio usato nella scala ridotta ad 1:100,000 per le altezze. I fiumi, i laghi e' le lagune tutti li troviamo qui indicati e verisimilmente rappresentati con i dati più importanti. Finalmente anche la viabilità non è meno chiaramente descritta con quelle tre grandi arterie longitudinali attraversate da più vie, non punto diverse da quelle dei tempi dei Patriarchi. Reca altresì questo rilievo le divisioni del territorio secondo le tribù contrassegnate da relativa cifra, e porta inserita una tavoletta col diagramma delle altezze dei monti principali e del livello dei diversi laghi rispetto al Mediterraneo: ciò che dinota più chiaramente quel fenomeno naturale unico in tutto il mondo.

All'esimio sig. canonico Vescoz va tributato l'onore specialissimo di aver per primo escogitato e mirabilmente condotto a termine un lavoro di straordinaria importanza per la conoscenza della storia e per l' interpretazione della Bibbia, e di aver saputo attingere cognizioni e sicuri dati da una così chiara fonte, come la celebre carta dei Robinson, Eli Smith, Thomson, Kiepert, ecc. Tributiamo pure la meritata lode all' Istituto Salesiano, che ne curò la parte decorativa e riproduttiva, e con felice idea procurò che la nostra Esposizione avesse un oggetto così interessante ed opportuno, come quello che rappresenta più al vero quel luogo ove avvenne l' Istituzione Eucaristica.

IL SANTO PADRE

all'autore dell'Opera « La ragione guida alla Fede».

Il Rev.mo Teologo D. Francesco Paglia della Pia Società Salesiana, avendo umiliato al S. Padre copia dell'opera sunnominata da lui compilata per le Scuole di Religione, ne ebbe la seguente risposta che noi siam ben contenti di potere ancor riprodurre in questo numero

ILL.mo SIGNORE,

MI è grato incarico partecipare alla S. V. che il Santo Padre si è degnato accogliere con benevola compiacenza

l'omaggio da Lei resogli coll'offerta del primo volume dell'opera « LA RAGIONE GUIDA ALLA FEDE ». Sua Santità, augurando alle fatiche di Lei quel frutto che il suo zelo intende, La ringrazia e Le prega dal Signore i più copiosi lumi. E intanto a pegno di Suo affetto Le imparte l'implorata Benedizione Apostolica.

Con sentimenti di perfetta stima mi é grato rassegnarmi

Di V S. Rev.da

Roma, 2 Ottobre 1895.

Dev. m° Servo A. RINALDINI

Sostituto.

DAL PORTOGALLO

Gli ultimi giorni dell'anno scolastico nel Collegio Salesiano di Braga.

Ci scrivono dal Portogallo

REV.MO SIGNORE,

Braga, 15 Agosto 1895.

Ho assistito ad una festa in cui lo spirito di D. Bosco mirabilmente faceasi manifesto ; e sono dolente di non poter tutte descrivere le impressioni da me provate, chè andrei troppo per le lunghe.

La venuta de' Salesiani nel Collegio di S. Gaetano fu una splendida idea, e la loro savia e benefica dilezione nell' anno scolastico testò finito diede maggior lustro al primo trionfo in Portogallo d'una Congregazione , che già colmò di grandi benefici tante parti dell'orbe cattolico.

Alla simpatica festa ch'ebbe luogo in questo Collegio l' 11 corrente, prese parte il Regio Istituto di S. Giuseppe d'Oporto , il cui Direttore e fondatore, il benemerito Padre Sebastiano Leite de Vasconcellos, è uno dei più zelanti Cooperatori Salesiani, anzi in lui rivive Don Bosco, imperocchè dietro impulso di questo immortale Sacerdote e sotto la sua direzione, il Rev.mo de Vasconcellos fondava il suo Istituto, che si attira tutte le simpatie dei Portoghesi. - Era dunque conveniente che ad una festa salesiana assistesse un tal Cooperatore ; ed infatti la mattina dell' 11 corrente egli giungeva co' suoi alunni e la sua banda musicale, fra l'esultanza dei due Istituti, lieti di vedersi uniti in tal festa tutta informata allo spirito di D. Bosco.

Benchè semplice e modesta, tuttavia riuscì solenne la festa in chiesa. Si eseguì coll' accompagnamento dell'organo una Messa di Mons. Cagliero. Quindi il R.mo Padre Giovanni della Trinità, Francescano ed uno dei più fulgidi ornamenti del pergamo portoghese, tenne forbitissimo discorso, tracciando la vita di S. Gaetano.

Verso sera vi fu la benedizione col SS. Sacramento, dopo di chè il R.mo de Vasconcellos, sempre entusiasmato quando trovasi in mezzo alla gioventù, salì il pulpito per congratularsi, con nobilissima improvvisazione, cogli alunni di S. Gaetano d'essere sotto l'egida dei Salesiani ; ricordando loro il grande amore che devono portare alla Beata Vergine Maria, o terminando coll'impartir loro la benedizione.

Alle otto di sera v'ebbe un trattenimento drammatico-musicale. Si rappresentò egregiamente , fra le altre cose, la Perla nascosta, il Coro dei Pazzi del Fioravanti e il Marinaro del Cagliero. Fu applauditissima la banda dell'Istituto d'Oporto, che eseguì benissimo scelti pezzi di musica.

Distinti personaggi della città assistettero a questo trattenimento, e lo stesso Ecc.mo Arcivescovo volle farvisi rappresentare dal proprio segretario Dottor Don Alfonso Cunha-Guimaraes.

Dirò anche della gita al Buon Gesù che fu senza dubbio il tratto più delizioso di questa simpatica festa.

Il Buon Gesù ! Chi nol vide mai non può farsi un'idea di questo magnifico soggiorno, ove la natura e l'arte si diedero la mano per formarne il più ameno e poetico de' giardini. E a questo Santuario si avviarono la mattina del 12 i due Istituti , componendo una lunga sfilata per le vie di Braga di oltre a duecento giovanetti , preceduti dalle due bande, che alternavano pezzi musicali del loro svariatissimo repertorio. Eccitava l' attenzione di tutti la banda di S. Gaetano pe' suoi nuovi strumenti fatti venire appositamente da Milano, per la loro divisa quasi identica all'uniforme della nostra Marina di guerra e sopratutto per l'esecuzione inappuntabile delle sue suonate, dopo due soli mesi, grazie agli sforzi del suo Maestro signor Galvano e all'iniziativa e al vigoroso impulso del R. Sig.r D. Cogliolo, Direttore del Collegio.

Visitato il Santuario , si diressero al Lago , ove barcheggiarono lunga pezza allegramente , grazie alla squisita gentilezza del Rev.mo Don Rodriguez de Sonza, il quale seppe disporli tutti a cinque a cinque in molte barchette. Si suonò, si cantò: la gioia dei ragazzi toccava il delirio. Sbarcati, si assisero tutti a tavola. I brindisi e le poesie s'incrociavano affettuosamente, quando entrava il Sig. Conte della Feitosa, ricco capitalista di Lisbona, il quale offriva 20,000 reis da ripartire fra i due Istituti.

Levate le mense , si avviarono tutti alla piazza del Grand Hòtel, per ringraziare quest'illustre gentiluomo che, commosso per tale dimostrazione di simpatia e di gratitudine, toltosi il cappello, iniziò una questua fra i vari forestieri dell'Hòtel, raccogliendo così la somma di 35:000 reis , ripartita poscia fra i due Istituti; e 10:000 reis in più, designatamente offerti all' Istituto d' Oporto. Ivi le due bande suonando per lungo tempo, svolsero un programma svariatissimo ; e malgrado la priorità dei valenti musicisti d'Oporto , che furono vivamente applauditi , quelli di S. Gaetano seppero meritarsi pur anco spontanei e reiterati applausi.

Dopo una riconfortante merenda e la visita di congedo al Santuario, si avviarono alla ferrovia , ove gli alunni di S. Giuseppe, prima di prender posto nei carrozzoni, affettuosamente salutarono quelli di S. Gaetano, scambiando con essi entusiastici evviva!

Nel ritorno dal Buon Gesù a Braga, i due istituti sfilarono in mezzo alla popolazione che si accalcava festante nella via per ove passavano.

Ebbe così termine questa festicciuola , che lasciò tante e sì care memorie. Le simpatie già guadagnate dalla Congregazione Salesiana nel Portogallo sono evidenti ed incontestabili. Lisbona, Oporto, Fafe ed altre località bramano vedere in mezzo a loro i benemeriti figli di Don Bosco.

E qui giova rammentare come moltissimi Portoghesi attendono con impazienza il Bollettino Salesiano tradotto nella nostra lingua ; ed anche a me pare che tale pubblicazione sarebbe di molta importanza per far sempre meglio conoscere ed apprezzare in Portogallo la Congregazione Salesiana.

Senz'altro, facendo voti che presto si compia questo pio desiderio, colla massima considerazione mi sottoscrivo.

Della S. V. Rev.ma

U.mo Servitore Antonio Josè Gomez.

VARIETÀ

Gli Italiani nel Brasile.

Con questo titolo leggiamo nell' Italia Reale Corriere Nazionale del 10 settembre quanto segue:

È stato per un giorno a Torino Mons. Vescovo di Rio Janeiro nel Brasile. Uomo di mezza età, parla benissimo il francese, e venne per trattare con quell' uomo di Dio che è Don Rua, ed ottenere da lui il benefizio di avere anche nella sua città una Casa Salesiana. Interrogato se chiedendo i Salesiani non proponeva loro una pericolosa impresa, per causa della frequente febbre gialla che così spesso va a decimare quella terra, disse che in parte era vero, ma che ci sarebbe in questa medesima missione un rimedio opportuno.

- E quale sarebbe, Eccellenza?

- Quella dei buoni costumi. Io sono sicuro che venendo colà questi virtuosi figli di D. Bosco, e promovendo la pratica della religione, poco alla volta si potrebbe riuscire a togliere tanti vizi, che chiamano sui colpevoli i flagelli del Signore. Il mio antecessore morì con questa speranza, ed io ebbi ornai la certezza di ricevere presto questi provvidenziali missionari.

- E quando, Eccellenza?

- Non ho trovato D. Rua che è andato a Milano per il Congresso Eucaristico e per una nuova Fondazione Salesiana, ma son certo di ricevere a Parigi una parola in proposito. Abbiamo bisogno di vita, e questa non ci può venire che dall'Italia. Presso di noi si è perduta la radice delle vocazioni religiose, e l' infame setta, come il vento nel deserto, inaridì ogni buona ispirazione di Fede. Rincresce a me Vescovo, a me brasiliano, parlare così in disonore della mia patria, ma anzitutto la verità. A Roma si manda qualche pianticella per educarla nella sana atmosfera cattolica, ma è un nulla in paragone del gran bisogno.

- Ma che si potrà fare con la rivoluzione quasi continua ?

- La rivoluzione ci lascia fare più che non permettesse l'impero di dolorosa memoria.

- Eccellenza, vorrebbe completare queste informazioni, e dire come trova i nostri poveri italiani

- Bisogna distinguere : quelli che si fermano in città, dopo breve tempo diventano immorali come i nostri ; ma quelli che destinati ai lavori della terra vanno a popolare l' interno restano docili, religiosi, modesti. Di quando in quando questi poverini hanno la visita del Missionario che da 5 a 6 anni in qua è sempre un Salesiano. E questi missionarii sono la salute di quella povera gente, che guadagnandosi la vita, non per dono il Paradiso.

Un'artistica cappellina a Maria Ausiliatrice.

Con piacere apprendiamo come, coll'approvazione dell' Ecc.mo Vescovo di Caltanisetta, e mercè specialmente lo zelo del Cooperatore Salesiano Sig. Michele Cucugliata Giuliana, è sorta in quella città, nella via Tirrio, un' artistica cappellina dedicata a Maria SS. Ausiliatrice. Molti devoti, chi in un modo chi in un altro, hanno cooperato all' erezione ed all'arredamento di questa cappellína, fornita dal sullodato Cooperatore di un bellissimo quadro. Ed ora quello è il centro di pii pellegrinaggi, di devote processioni, di fervide preci; e la Vergine Benedetta invocata sotto il titolo di Aiuto dei Cristiani ascolta le suppliche di quei divoti. Ed infatti parecchi sono coloro che da Caltanisetta ringraziano Maria SS. per segnalati favori ottenuti. Oh! voglia la Vergine Santa continuare il suo patrocinio verso di questi suoi cari figli, e l' edificante loro esempio nell' onorare Maria trovi molti imitatori in quella ed in altre città d'Italia.

Collegio Pontificio d'Ascona sulla riva svizzera del Lago Maggiore.

Fin dall'ottobre del 1894, per accondiscendere ai desiderii di S. E. Rma. Mons. Vincenzo Molo, Vescovo ed Amministratore Apostolico del Cantone Ticino, i Salesiani presero la direzione del Collegio Pontificio d'Ascona, ameno paesello sulla riva svizzera del Lago Maggiore. Vi si impartisce l'istrUZione ELEMENTARE, TECNICA e GINNASIALE

secondo i programmi governativi del Cantone Ticino e del Regno d'Italia. Il fabbricato fu costrutto su disegno del Pellegrini nel 1602. La fondazione si deve al Sommo Pontefice Gregorio XIII, il quale ne incaricò S. Carlo Borromeo, disponendo della sostanza legata a tal uopo dal cittadino asconese Bartolomeo Papio.

Siccome è dei pochi collegi diretti dai Salesiani, nei quali si tenga il CORSO TECNICO, noi lo raccomandiamo a tutti i cattolici Ticinesi, ed agli Italiani dei paesi limitrofi, affinche vi indirizzino quei padri di famiglia di loro conoscenza che avessero figliuoli da istruire, non solo nei corsi TECNICI, ma anche nei letterari, e che fossero in grado di soddisfare i relativi impegni.

Le nostre Scuole Tipografiche.

La nostra Tipografia di Torino, già premiata in parecchie Esposizioni in Italia ed all' estero, riceveva recentemente altro Diploma dalla Esposizione di Senigallia, e noi ne siamo lietissimi, tanto più perche tale Esposizione fu tenuta in omaggio alla veneranda memoria dell'indimenticabile Sommo Pontefice Pio IX.

Leggiamo poi nell'Archivio Tipografico della Ditta Nebiolo di Torino, autorevolissima pubblicazione tecnica, amplissimi elogi ad alcuni recentissimì lavori delle nostre Scuole Tipografiche di Torino, S. Benigno Canavese e Nizza Marittima. Noi ne ringraziamo di cuore il benemerito periodico anche per l'incoraggiamento che tali articoli danno ai nostri cari allievi.

BIBLIOGRAFIA

La Ragione guida alla Fede. Corso d'istruzione religiosa ed apologetica ad uso delle scuole

superiori del Teol. FRANCESCO PAGLIA. VOlume primo. -- Torino, Tipografia e Libreria Salesiana, 1895. Prezzo L. 4. (Dall' Ateneo).

I moderni filosofi, miscredenti per loro natura, ribelli ad ogni nobile sentimento della Religione, che predicano l'uomo derivi dalla scimmia, ed inpantanati nel più lurido materialismo, si studiano di sradicare dal cuore dell'uomo l'idea di Dio Creatore e signore del cielo e della terra, gridano a squarciagola che la Ragione cozza colla Fede. Il Teol. Francesco Paglia in questo suo Corso d'istruzione religiosa e apologetica, per via di dimostrazioni, prende le mosse dallo spiegare le facoltà dell'umana intelligenza e ci conduce con una robusta dialettica e con nitida esposizione allo studio delle più grandi verità, che sono il perno e la base della nostra fede, per farci toccare con Ivano, che non solamente la Fede non cozza colla Ragione, ma che tutto ciò che ci insegna la Fede intorno alla Religione naturale è la conferma di quanto la Ragione ha impresso a caratteri indelebili nel cuore dell'uomo.

Con tale metodo l'egregio Autore, che l'Ateneo va lieto di annoverare fra i suoi collaboratori, abbatte tutti i falsi sistemi. che gli vengono innanzi man mano.

E perchè il suo Corso di religione proceda ordinato, chiaro, in questa prima parte or ora pubblicata, in poche ma dotte pagine ci dà le nozioni principali della Religione naturale, per condurci a Dio, di cui ci prova l'esistenza, per spiegarcene poi la natura e l'unità e manifestarcene la provvidenza. Stabilita così l'essenza di Dio creatore e signore, passa nel libro secondo a parlarci del inondo, opera della sua onnipotenza infinita, ed in questo e nel seguente libro, in cui discorre dell'uomo, ci porge un trattato completo di psicologia e di antropologia derivanti dal concetto metafisico di Dio.

Il lavoro del chiarissimo Paglia, concepito con mirabile chiarezza, si svolge con una logica stringente, e con tale logica si confutano tutti i sistemi partoriti dall'incredulità, che sono costretti ad inchinarsi alle deduzioni che trae il nostro egregio Autore. Il quale con larghe vedute e con ammirabile erudizione ci si manifesta tanto nelle cose di spirito, maestro quanto versato e saputo nelle lettere e nelle scienze; chè tutto egli raccoglie il vero nelle sue estrinsecazioni per fare trionfare la Fede, a cui ci guida la Ragione, e così dimostrare la santità e la divinità della Religione cristiana cattolica. Ma che è mai questa Religione che gl'increduli combattono con tanta rabbia? La nostra Religione, contro cui si schierano tanti nemici « non è nemica di nessuno, volendo essa il bene e la salute di tutti. Essa è come una, madre, che fa gli uomini figliuoli di Dio> ma come madre essa ha diritto alla loro ubbidienza e sottomissione; e, se non vogliono assoggettarlesi spontaneamente, ha pur l'autorità di usare i mezzi necessarii per ridurli al dovere. Essa è pure come una regina, che deve unire alla dolcezza della persuasione la serenità del comando, o meglio ancora essa è come un codice di leggi, che contiene la sanzione del premio e della pena; nè solo un codice ordinario o simile agli altri codici civili ed umani; è un codice divino, che non si contenta di promettere un premio e minacciare un castigo; promette e minaccia a nome di Dio nell'altra vita una mercede eterna ed una eterna punizione (pagg. 2-3). » Ora se così grande e bella è la nostra Religione, si spetta a noi di fare plauso a coloro, che, come l' egregio Teol. Paglia, si prefiggono « di ricondurre alla cattolica fede coloro che se ne fossero allontanati, e di confermarvi quelli, che in essa cominciassero a vacillare (pag. 31) ».

L'opera adunque del Paglia, di cui oggi solo la prima parte vede la luce, vuole essere letta e studiata dai giovani specialmente, i quali, nutrendosi della saggezza così abbondantemente sparsa entro quelle pagine, di leggieri troveranno la confutazione vittoriosa di tutti gli errori, di tutti i sofismi che in mille modi loro pone sott' occhi l'incredulità a' giorni nostri imperversante; nè sarà meno utile agli studiosi delle cose di religione, i quali in essa troveranno copiosi argomenti per raffermare vieppiù in quelle verità, che, oltre all'appagare lo spirito, attuate in seno alla nostra società delirante, saranno sorgente di quella felicità, di cui in vano la moderna filosofia va in cerca, allontanandosi dalla religione che di ogni felicità, di ogni benessere è la sorgente inesauribile.

Un voto ora a noi rimane ad esprimere: che la seconda parte di quest'opera vegga presto la luce, perche gli studiosi possano avere fra mani un corso completo d'istruzione religiosa ed apologetica. Questa prima ci è arra sicura della bontà della seconda, e noi, riserbandoci, ad opera compiuta, di riparlare di questo commendeyole lavoro del Teol. Francesco Paglia, non possiamo terminare questi brevissimi appunti senza una parola di meritato encomio alla solerte Tipografia Salesiana, la quale, colla nitidezza e coll'eleganza delle sue edizioni, fa eloquente testimonianza del progresso dell'arte difficile, a cui Panfilo Castaldi dette nascimento in Feltre, prima che Gutemberg e Magonza ce ne dessero i primi saggi.

Prof. IPPARCO SIENA.

Compendio dell'opera La Ragione guida alla Fede del Prof. Teol. Francesco Paglia. Tipografia Salesiana, Torino. Prezzo L. 1.

(Dall' Italia Reale - Corriere Nazionale) .

Troppo è omai sentita la necessità di una soda istruzione religiosa per la gioventù studente.

Ma non è di questa necessità che noi intendiamo ora parlare, bensì della facilità di procurarla. Questo è ciò che maggiormente importa, cercare cioè un modo pratico e facile di dare alla gioventù studiosa questo farmaco possente, che dovrà preservarla dalla incredulità e corruzione del secolo nostro.

A tal fine è necessario cristianizzare la scuola ed innalzare nuove cattedre di religione per gli studenti delle scuole superiori; e già ce ne diedero luminoso esempio le illustri città di Parma di Padova e di Bologna, il che mostra non essere la cosa impossibile.

Non neghiamo tuttavia che sia molto difficile innalzare sublimi cattedre di religione come quella di Padova; ma assai facile sarebbe istituire scuole più umili, come quelle di Parma. E che si richiede a tale scopo?

Non altro che innalzare di un grado le scuole che già vi sono. Ed ecco il modo più semplice e piano: Basterebbe, secondo noi, a tale uopo scegliere i giovani più adulti e più instrutti, che frequentino i catechismi delle parrocchie, degli oratorii festivi e dei collegi cattolici, formarne una classe speciale e dar loro una istruzione ragionata intorno alle verità fondamentali della religione cattolica.

Ma, obbietterà qualcuno, a ciò fare si richieggono abili maestri ed un buon testo. E noi rispondiamo: Grazie al Cielo, non mancano persone dotte, specialmente tra gli Ecclesiastici, che si assumerebbero vólontieri questo onorifico incarico, purchè ne fossero richieste.

Ed il testo? Il testo è bell' e preparato.

Coi tipi della Tipografia Salesiana usciva testè alla luce il Compendio dell'Opera: La Ragione guida alla Fede, di 112 pagine, vendibile al modico prezzo di lire una.

Esso è opera di gran pregio e lavoro dell'infaticabile e dotto Teologo Francesco Paglia e tutto conforme alle presenti necessità. Lo stile semplice e piano, la chiarezza meravigliosa, con cui si trattano questioni bene spesso difficilissime, congiunta, ad una logica stringente e ad una grande profondità di dottrina; son le doti che maggiormente rendono accetta ed utile l'opera dell'egregio autore.

Lo stile didascalico con cui fu scritta, la rende facilmente studiabile; e come l'opera grande servirebbe ai maestri per la spiegazione del Compendio, così questo Compendio può servire egregiamente agli allievi di testo da studiare o di guida da consultare secondo il bisogno. Noi pertanto facciam plauso all'egregio e dotto autore Teol. Paglia, ed auguriamo una diffusione grandissima all'opera sua.

A. G.

Un ottimo periodico didattico. -Molti maestri desiderano da tempo un buon periodico didattico-educativo che li guidasse a svolgere il programma scolastico senza esser costretti ad offendere la religione o la storia. Ora questo periodico c'è e si chiama La Scuola Italiana Moderna. - Fu fondato dall'Opera dei Congressi Cattolici e raccomandato assai dal XIII Congresso celebratosi nello scorso mese a Torino. Il periodico è compilato accuratamente da professori e maestri provetti nell' arte dell' insegnare e risponde a tutte le esigenze di ogni maestro intelligente ed appassionato per la scuola. Il giornale esce una volta in settimana in 16 pag. in 8- grande e contiene, oltre articoli di vaglia circa il grave compito dell'educatore , lezioni di storia, di aritmetica , di religione, di lingua per ogni classe: nozioni varie, lezioni di igiene. di agricoltura adatte all'intelligenza degli scolari, e di quando in quando una breve cronaca di giurisprudenza scolastica. Ogni maestro, che vi si abbonasse, si chiamerebbe contento come ne fan fede le lettere che pervengono per rinnovazione di abbonamento. L'associazione annua costa L. 5. - semestrale L. 3 e si fa inviando una cartolina vaglia con l'indirizzo preciso del richiedente all'Amministrazione del giornale in Brescia, Palazzo ex Martinengo 355 bis.

Cooperatori Salesiani defunti in Agosto e Settembre.

60 Sarra Canon. Andrea - Matera (Potenza).

61 Sensoli Francesco - Sasso Feltrio (Pesaro).

42 Schmidt Giuseppe ---Placido Diseritis (Svizzera Cant. Grig.).

63 Sivori Gilindo - S. Salvaro (Padova). 64 Traiani Lucia - Salerno.

65 Tresini Clementina maestra - Cergnago (Pavia).

66 Turinelli Don Domenico -- Savino (Brescia).

67 Valenti D. Antonio - Burgio (Girgenti

68 Vialimbene D. Isidoro -- Terra Santa Giane (Catania)

69 Vidale D. Bernardo V. Parroco - Brugino(Padova).

70 Viero D. Gaetano - Venezia.

1 Ambrogio Don Domenico Prov.. - Brossasco ( cuneo).

2 Avogaro D. Luigi - S. Felice di Scevolo (Brescia).

3 Badia D. Temistocle - Orvieto.

4 Baiardi Carlotta ved. Bianchi - S. Fruttuoso (Genova).

5 Baiardi Geronimo-cavi (Genova). 6 Baldini D. Domenico - Brescia.

7 Baralis D. Vincenzo Prov. Vicario Foraneo -- Sampeyre (Cuneo).

8 Barberis Teresa - Torino. 9 Barni Rosa - Milano. le Bartoli Leonardi Canon. - Norcia (Perugia)

11 Benedetti Don Domenico Piev.-Campi (Perugia).

12 Bennati D. Lorenzo Priore - Folano della Ghiana (Arezzo).

13 Bernardi Giulio - S. Pietro Incadiano (Verona).

14 Bertagna Davitto Luigia - Tre villa.

15 Bertero Antonio - Cardò (Cuneo). 16 Reitero Giacomo Casimiro - Torino.

17 Bertolini Severino - Soliera (Massa Carrara).

18 Berutti Marianna ved. Vallora - Alice Superiore ((Tortino).

19 Bessone Don. Matteo - Beinette Cuneo).

26 Bologna D. Antonio - Garessio Mindino (Cuneo).

21. Bongiovanni D. Colombano - S. Anna di Boracco (Cuneo).

22 Bongiovanni D. Stefano - Cossaglia (Cuneo).

23 Botoli D. Bartolomeo - Poggio (Masso Carrara).

24 Bosinelli Ferdinando -. S. Pietro Incariano (Verona).

25 Botte ved. Maria - Acqui (Alessandria).

26 Bocci D. Angelo Canonico Catt. -Norcia (Umbria).

27 Burlenghi Camillo - Parma.

28 Butera D. Salvatore - Sciacca (Girgenti).   - 29 Brunello D. Vincenzo -- Cà Cottone (Venezia).

30 Caiani D. Luigi- Avane (Arezzo). 31 Caldarini D. Filippo - Mareri (Aquila).

32 Calvini D. Giuseppe Rettore Ventimiglia (Porto Maurizio).

33 Cambi D. Simmaco - Abete Castello (Perugia).

34 Cappellani D. Giuseppe - Noto (Siracusa). 35 Casabella Bernardo - Mondovì Breo (Cuneo).

36 Casirola Pietro - Tortona (Alessandria).

37 Castellari D. Gio. Batta. Arcip. - liosco di Bacilega (Genova).

38 Castrucci D. Torello - Monteniacerata (Firenze).

39 Catalanotto Salvatore - Palermo. 40 Catani D. Lorenzo - Caldarola (Macerata).

41 Carelli nob. Giuseppe -- Avigliana (Torino).

42 Cavalli D. Nicola - Marana (Aquila)

43 Coredi Egisto - Bologna.

44 Cheglio D. Domenico - Maccagno Inf. (Como).

45 Chiarore Felicita - Torino.

46 Chionetto D. Andrea - Bastia Mondovì (Cuneo).

47 Chiroli Luigi - Casalbuttano (Cremona).

48 Colombo D. Pietro Parroco - Olgiate Olona (Milano),

49 Colossi D. G. Al. - Cordenons (Udine).

50 Colzi D. Cesare Priore -- Lecore (Firenze).

51 Concas D. Giuseppe V. Parroco -Arbas (Cagliari).

52 Conversini Nazareno - Colflorito (Perugia).

53 Contestabile Avv. Pietro - Stilo (Reggio Calabria).

54 Corona D. Francesco Parroco - Piediripa (Umbria).

55 Corvini D. Tito - Caldarola (Macerata).

56 Craviolini G. Giacomo Consigl. di Pref. - Torino.

57 Damato D. Stanislao - Bracigliano (Salerno).

58 Darino D. Domenico - Eboli (Salerno).

59 Debernocchi Pietro - Baguasco (Cuneo).

60 Di-Sardagna Lucia nata Mosè - Venezia.

61 Dodda D. Salvatore - Ova (Alessandria).

62 Donati Giuseppe, commesso postale - Fiumalbo (Modena).

63 Elenteri Don Giuseppe parroco - Castelluccio (Umbria).

64 Fabroni D. Zenobio - Camerino (Macerata).

65 Felici D. Fedele prevosto - Ancorano (Perugia).

66 Ferrua Don Giuseppe parroco -Serra Pamparato (Cuneo).

67 Ferrari Lorenzo fu Giovanni - Casola (Parma).

68 Ferraris D. G. missionario - Capranna (Cuneo).

69 Ferrero Giuseppe fu Costanzo -Montemale (Cuneo).

70 Finocchiali D. Benedetto parroco - S. Pellegrino (Perugia).

71 Finocchio Giacomo -- Verezzi (Cenova).

72 Folesi D. Angelo - Genova. 73 Forte Luigia - Genova.

74 Fuzio Fedele canonico -- Andria (Bari).

75 Gambola Martino - Milano.

76 Geraci chierico Vincenzo -- Palermo.

77 Guidotti Maria maestra - Canneto sull'Oglio (Mantova).

78 Giacomini D. Patrizio - Vezzano (Austria).

79 Cinesi Agostino - Soliera (Massa Carrara).

80 Giovanacci Don Carlo - Aurigeno (Svizzera).

81, Gobbato Giovanni - Sernaglia (Treviso).

82 Grondona D. Giovanni - Genova. 83 Lauducci Cattorina - Firenze. 84 Laurenti D. Litigi - Oiano.

85 Leone Don Francesco Antonio - Salerno.

86 Lubatti Don Giovanni Antonio - Magliano Alpi (Cuneo).

87 Magliarditi P. Rosario - S. Pier Meato (Messina).

88 Magnaghi Maria - Milano.

89 Manocci Leopoldo Can. Cattedr. - Norcia (Perugia).

90 Marengo D. Sebastiano prevosto - Dogliani (Cuneo).

91 Margosio D. Giovanni - Cologne (Brescia).

92 Moscelli Ferdinando - S. Giorgio Colonico (Firenze).

93 Mastalli Bortolo - Cortenova (Como).

94 Marzinelli Angelo - Soliera (Massa Carrara).

95 Marzo Biagio - Cumiana (Torino). 96 Materassi D. Emilio parroco - Fagna (Firenze).

97 Mattei Don Luigi - Troia (Macerata).

98 Merlin Elvira - Cerea (Verona). 99 Mesrnor olona. Tomaso Vescovo - Terracina (Roana).

100 Mezzetti Can. Francesco - Lucca. 101 Micheli D. Pietro parroco - Serravalle Po (Mantova).

102 Migliavacca Don Luigi - Cassano Magnago (Milano).

103 Millettari. Carmelo -- Gangi (Palermo).

104 Mascon D. Gazza Antonio - Saonarra (Padova).

105 Mutti U. Pietro Rettore - Alzano (Alessandria).

106 Negri Calisto - Occhieppio Super. (Biella).

107 Nicolau Mons. G. E. Priore S. Giovanni - Norcia (Umbria).

108 Norduzzo D. Luigi Parroco - Fontigo (Biella).

109 Olivi D. Cristoforo parroco - Gregnano (Arezzo).

110 Orbetello Domenico - Bargono (Genova).

111 Padre Desiderio ex min. Oss. pair. Econ. - S. Gregorio (Umbria). 112 Padre Giuseppe capp. parr. econ. - Frascaro [Umbria).

113 Padre Isaia capp. - Ragusa Infer. (Siracusa).

114 Pagliazzi D. Pasquale - Greve in Chianti (Firenze).

115 Panizzon D. Anselmo parroco -S. Giorgio in Bosco (Padova).

110 Parisi Innocenzo - Catania.

117 Pecile Angelica - Cordonons (Udine).

118 Pensa D. Pietro arciprete - Belvedere Langhe (Cuneo).

119 Peragallo Don Pietro - Strappa (Genova).

120 Perez D. Luigi - 'Verona.

121 Perle D. Giuseppe - Pecetto Torinese (Torino).

122 Perotti Gio. Domenico - Torino. 123 Pesento Bortolo - Appiano (Como). 124 Petrangeli 1). Gregorio cappucc. - Paganelli Villa (Umbria).

125 Petruccioli D. Antonio prevosto - Ocricchio (Perugia).

156 Pizzutti D. Paolo Benef. Vie Parr. Olevano Romano (Roma).

127 Polica Don Santo Capp. S. Angelo - Norcia (Umbria).

128 Porini Ambrogio - Casorato Sempione (Milano).

129 Pregliasco D. Gio. Batt. Arcipr. - Millesimo (Genova).

130 Procacci Don Gaspare parroco -Iordano (Perugia).

131 Procacci D. Luigi capp. -- Ancarano (Umbria).

132 Ramondetti D. Giovanni - Villanova di Mondovì (Cuneo).

133 Bidello Siro - Pavia.

134 Bisso D. Francesco - Genova.

135 Riva Angola di Pietro - Uggiate (Como).

136 Robba Don Domenico - Lucedio (Novara).

137 Roccia D. Antonio can. - Saluzzo (Cuneo).

138 Romani Bernardino - Moro (Perugia).

139 Ronconi D. Fabiano curato -Morro dell'Arrone (Perugia).

140 Roma D. Paolo - Lugo (Ravenna). 141 Sandret ved. Maria Domenica - Sparone (Torino).

142 Scarsini Mons. Giuseppe parroco - Udine.

143 Sella Aymonin cav. Giuseppe - Crescentino (Novara).

144 Sentieri D. Pietro - Correte Alpi (Reggio Emilia).

145 Serenelli contessa Luigia - Verona_. 146 Siccardo Maddalena - Torino.

147 Sieff D, Gio. Batt. - Molina di Cavalese (nel Trentino).

148 Stella Margherita - Catania.

149 Suor Orsola Sassi - Sesto Calende, (Milano).

150 Taddei Mons. D. G. B. Rott. SemVesc. - Sarzana.

151 Toppia Luisina - Merletto (Cuneo), 152 Torquati Don Achille-- Caldarola. (.Macerata).

153 Traversi Battista - Pontevico (Brescia).

154 Turco D. Luigi conf. S. Nicolò - Veronica.

155 Unia Don Bartolomeo - Garessio (Cuneo).

156 Venerno Antonio fu Tommaso - Cordenons (Udine).

157 Viale Carmina fu Filippo - Airole (Porto Maurizio).

158 Villot D. Pietro parroco.

159 Violino can. D. Luigi prof. - Mondovì (Cuneo).

160 Zolesi D. Angelo - Genova.

Pater, Ave, Requiem.

I nostri lettori vorranno nei loro quotidiani esercizi di pietà ricordarsi delle sante Anime di questi cari che in vita ci furono congiunti coi dolci e forti vincoli della carità. I Sacerdoti facciano ogni giorno un memento di esse nel santo Sacrificio della Messa; gli altri offrano Comunioni, preghiere speciali e buone opere pel loro eterno riposo. Ricordiamoci sempre che questi suffragi ci verranno ripagati ad usura dalle sante Anime del Purgatorio, e che questa florida carità che noi usiamo verso di esse altri la useranno con noi medesimi dopo la nostra morte.