ANNO XVIII. N. 10 - Esce una volta al mese - OTTOBRE 1894

BOLLETTINO SALESIANO

SOMMARIO.

IL CONGRESSO EUCARISTICO di TORINO . 205

IL MONUMENTO a D. Bosco in Castelnuovo d'Asti    211

LA NUOVA ENCICLICA del S. PADRE LEONE XIII sul Rosario Mariano    212

I FIGLI DI D. Bosco a Lombriasco . . 215

NOTIZIE DEI MISSIONARI DI D. Bosco: - Grandiose solennità in Bahia Bianca (Repubblica Argentina ). - Progressi dell'Opera Salesiana in Santiago (Chili ). - Altre notizie sparse   .   . . . 216

MORTE DELL' ARCIVESCOVO DI BUENOS AIRES    225

VARIETÀ       227

BIBLIOGRAFIA e RECENTE PUBBLICAZIONE MUSICALE    228

IL CONGRESSO EUCARISTICO DI TORINO

L' UNDECIMO Congresso Eucaristico, che da parecchi mesi formava l'obbietto più caro dei pensieri e delle preoccupazioni degli Eccellentissimi Arcivescovi e Vescovi della regione subalpina, è riuscito un vero trionfo, una religiosa epopea affatto nuova pel Piemonte e vorremmo dire per tutta l'Italia. Fu desso una grandiosa e commovente manifestazione di fede e di amore verso di Gesù in Sacramento data da un popolo sterminato, proveniente da varie parti della penisola, con alla testa una numerosissima schiera d'eletti personaggi di ogni ordine sociale, tra cui segnalavansi circa sessanta tra Vescovi ed Arcivescovi e due Cardinali. La fortunata città del SS. Sacramento, mentre colla sua già nota devozione edificava quanti forastieri la visitarono, per ben cinque giorni - dal 2 al 6 settembre - fu spettatrice di scene consolantissime non mai vedute per l'avanti. Le sue mura in quei giorni esultarono d'immensa letizia al passaggio di tanti Prelati ed al raccogliersi di tanto popolo per onorare Gesù Cristo; e l'incessante grido di Viva, sia lodato Gesù

Cristo! Sia lodato e ringraziato ogni momento il SS. e Divinissimo Sacramento! prorompendo a coro da migliaia e migliaia di petti e nelle aule e nelle chiese e per le vie strappava a tutti lagrime di tenerezza e di consolazione.

Oh! quanto deve aver goduto Gesù Benedetto in quei giorni ! Quanto giubilo provammo noi che avemmo la fortuna d'assistere a sì grande spettacolo! Vorremmo ora avere a nostra disposizione mille pagine per dedicarle a questo splendido e memorando Congresso, che rimarrà tra i fasti Eucaristici più grandiosi che rammenti la storia. Ma non consentendoci la natura e la piccolezza dell'umile nostro periodico di troppo diffonderci, parleremo sommariamente delle cose più rilevanti che si fecero in quei fausti giorni, che possiamo chiamarli giorni del Signore.

L' inaugurazione.

Questa ebbe luogo la Domenica sera (2 settembre) nella Chiesa Cattedrale dedicata al Precursore di Cristo.

Fin da quel mattino si notava per le vie e per le piazze una animazione religiosa insolita, che poi andò ognora crescendo in misura non vedutasi mai, neanco nelle più straordinarie solennità.

Alle cinque pomeridiane la Metropolitana, piazza S. Giovanni, piazza Castello e loro adiacenze rigurgitavano di popolo. Al suono giulivo delle campane, incomincia lo sfilare dei Vescovi in ricchi piviali, con pastorale e mitra , che si avviano con il loro corteo dalla Chiesa di S. Lorenzo al Duomo passando per la piazza Reale. La folla a quel maestoso novissimo apparire di tanti Pontefici si commove: fissa ansiosa e giubilante i pii sguardi su ciascuno dei mitrati, genuflettendo al loro passaggio od inchinandosi riverente. Lo spettacolo che dall'alto della gradinata di S. Giovanni si dispiega agli occhi dei Vescovi riguardanti la folla, piglia un'imponenza singolarissima: pare un mare di teste ondeggianti.

La sacra funzione, con cui s'inaugura in Duomo il Congresso, riesce solennissima. Il tempio profusamente illuminato, e con finissima arte rivestito di sontuosi addobbi, quasi sposa giuliva nel dì delle nozze, appare trasfigurato.... L'effetto di quella prima visione non può descriversi. Non mai si vide la Cattedrale di Torino così riccamente e maestosamente adorna.

Dopo un mottetto felicemente eseguito dall'orchestra, salì in pergamo S. Ecc. Rev.ma Mons. Davide de' Conti Riccardi Arcivescovo di Torino. Il venerando Prelato con un'orazione piena di santa unzione spiegò quali fossero gli intendimenti di tanti illustri Prelati, convenuti a piè del SS. Sacramento per dire in un solenne Congresso le lodi a Gesù vero Dio e vero uomo, che s'immola per noi nel Sacramento dell'altare, in Torino che si vanta del nobile titolo di Città del SS. Sacramento, e per estenderne vieppiù la divozione fra i fedeli. Dimostrò come il Dio fattosi uomo per la redenzione del genere umano ci abbia lasciato nell'Ostia consacrata il più nobile pegno, il più caro contrassegno del suo amore. Accorriamo tutti, egli diceva, appiè del trono augusto del SS. Sacramento, per trarre forza nelle avversità; solo da Gesù che si è fatto per noi carne, solo da Lui noi possiamo avere salute. Gesù deve essere tutto per noi, perchè Egli è tutto carità ed amore. Gesù rientri nei nostri cuori, nelle nostre famiglie, nelle nostre città, e noi possederemo quella pace e quell'amore che regnano ovunque è Gesù. Oh ! se tutti avessimo Gesù nel nostro cuore, in verità noi potremmo reputarci avventurosi e felici.

Per oltre quaranta minuti il venerando Pastore parlò della SS. Eucaristia, e colla sua infuocata parola trasportò il numerosissimo uditorio d'ogni sesso, età e condizione in più spirabil aere, e noi ci sentiamo incapaci di dare pur un pallido sunto degli affettuosi ed alti pensieri che venne esprimendo sul Sacramento d'amore.

Finito il sermone, si cantò il Veni Creator, seguito da un magnifico Tantum ergo, dopo cui S. Em. il Cardinal Andrea Ferrari, Arcivescovo di Milano, impartì col Venerabile la trina benedizione.

Intanto più fitta ancora si affollò la popolazione nelle due piazze S. Giovannii e Reale per assistere al ritorno dei Vescovi alla Chiesa di S. Lorenzo. All'apparir dei quali l'impeto dei cuori non potè più trattenersi un grido di gioia si sprigionò da tutti i petti ed un continuo battere di mani accompagnò i venerandi Pastori per tutto quel tragitto.

La solennità di questa prima funzione, la compostezza del popolo immenso, l'entusiasmo con cui si accolsero e si applaudirono i Vescovi, tutto quest'insieme diede all'inaugurato Congresso la giusta sua intonazione ed un sicuro avviamento.

Imponente dimostrazione di fède e di devozione.

La scintilla era accesa e ben presto divampò in incendio, che avvolse nelle divino sue fiamme l'intiera cittadinanza.

Nei quattro giorni seguenti, dal lunedì al giovedì, i pubblici atti di fede e di devozione si succedettero ovunque senza interrompimento. Di mattina le Chiese tutte affollate più che nelle feste; il numero delle Messo duplicato per il gran concorso di Sacerdoti forastieri; l'affluenza ai confessionali straordinaria, assai maggiore che nel tempo pasquale; le comunioni senza numero, sicchè si ritiene oltrepassassero in quei cinque giorni le cinquantamila.

Ogni mattina alle 7, nella Cattedrale e nella Chiesa del Miracolo, uno dei Vescovi subalpini celebrava la Messa, faceva un fervorino, distribuiva a più centinaia di fedeli il Pane degli Angeli: e il medesimo avveniva alla Consolata, alla nostra Maria Ausiliatrice ed in parecchie altre Chiese, ove qualche Prelato offeriva il S. Sacrificio. Ogni sera poi, in ore diverse, bandiva la divina parola un Vescovo nelle Chiese di S. Filippo, dell'Annunciata, di S. Gioachino, di S. Barbara, delle Sacramentine, dei Santi Pietro e Paolo, e dappertutto la gente affluiva avida di udire i sacri Pastori. In parecchie altre Chiese vi fu pure l' esposizione e l'adorazione quotidiana del SS. Sacramento.

Spettacolo oltre modo commovente offriva poi giorno e notte la Chiesa del Corpus Domini sontuosamente addobbata, ove avvenne nel 1453 il grande prodigio dell'Ostia consacrata, la quale si sciolse da sè dai legami che l'avvolgevano e si alzò in aria, raggiante di luce... Di giorno un accorrere straordinario di fedeli... la mensa Eucaristica sempre affollata... e poi continuamente gruppi di divoti pellegrini, che, accompagnati dal proprio Parroco, venivano dai vicini paesi ad adorarvi Gesù Sacramentato, ed a farvi le loro divozioni nelle maniere più edificanti. Di notte poi si succedevano ad ogni ora uomini in numero notevole a continuarvi l'adorazione non mai interrotta lungo la giornata. Strappava poi veramente le lagrime di tenerezza il divotissimo contegno di tutti e il fervore con cui quivi si ascoltavano i sermoncini dei sacri oratori o si seguiva la recita delle preghiere in comune od il canto dei varii inni in onore del SS. Sacramento.

Le sedute.

Le sedute del Congresso furono tenute nel vasto cortile del Seminario Arcivescovile, convertito per l'occasione in grande sala capace di oltre tremila persone. Il soffitto era formato da una grande tenda, attraverso la quale si vedeva il cielo, e vi spiccava nel mezzo l'Ostia fra testine di angeli. Tutto all'intorno la sala era apparata da cortinaggi, da quadri, da fiori. Figuravano tra gli altri un grandioso Crocifisso, un magnifico quadro del S. Cuore di Gesù ; altro del Miracolo del SS. Sacramento accaduto in Torino nel 1453, l'Immacolata, due grandi quadri emblematici rappresentanti i simboli del SS. Sacramento, cioè l'uva ed il grano, parecchie bandiere di società cattoliche, ecc. ecc. Un ampio palco conteneva i posti pei Prelati ed il banco della presidenza. In mezzo ad esso campeggiava quasi sopra di un trono il busto di S. S. Leone XIII. La galleria era adattata ad anfiteatro, cioè a gradini alquanto sentiti, affinche tutti potessero comodamente vedere. La luce veniva impartita col gas e coll'elettricità, di modo che quel vasto salone era sempre splendidamente illuminato.

Le sedute furono sei publiche e tre riservate ai soli Sacerdoti. Inaugurate con un magnifico discorso di Mons. Pampirio, Arcivescovo di Vercelli, venivano chiuse colla eloquente e calda parola degli Em.mi Cardinali Svampa di Bologna e Ferrari di Milano o di qualche altro Ecc. Arcivescovo o Vescovo della presidenza onoraria. La presidenza effettiva apparteneva agli Arcivescovi e Vescovi delle Provincie ecclesiastiche del Piemonte. Le letture e le discussioni procedettero ordinate ed insieme serenamente vivaci. Era libera ad ognuno la parola sui temi proposti (1), ed era bello e consolante, dopo la parola dei Vescovi e dei Sacerdoti, udire tratto tratto laici cattolici, non meno dei primi compresi della infinita grandezza del massimo Mistero dell'Amore, patrizi, avvocati, medici, professori di Università e semplici operai elevare franca e potente la voce a difesa dei diritti sovrani di Gesù Sacramentato ed a proclamazione dei Santi doveri d'ogni cattolico verso la SS. Eucaristia !

Caso unico nella storia dei Congressi, a questo poterono intervenire anche le signore, però in gallerie separate. Eravi quivi rappresentato ogni sesso, ogni ceto, ogni condizione della società. In quell'aula magnifica; fra quell' immensa massa di più di tremila Congressisti si respirava come in atmosfera di cielo, ed una corrente di santo entusiasmo, invadendo tratto tratto i cuori, li traeva a prorompere unanimi nel grido : Sia lodato Gesù Cristo ! Sia lodato e ringraziato ogni momento il SS. e Divinissimo Sacramento !

(1) 1. Fede e pietà. - 2. S. Messa e Comunione. - 3. Adorazione e Riparazione. - 4. Solennità pubbliche. - 5. Associazioni. - 6. Storia. - 7. Arte. - 8. Propaganda. - 9. Santificazione del Sacerdote. - 10. Materiale Liturgico - Personale delle Chiese.

Gli Operai cattolici.

A queste imponenti adunanze non a tutti era dato di poter intervenire ; eppure i bravi Operai Cattolici di Torino desideravano di poter veder davvicino ed ossequiare tutti insieme riuniti gli Eminentissimi Porporati e gli altri Eccellentissimi Arcivescovi e Vescovi intervenuti al Congresso. Fu quindi loro concesso, in seguito a domanda fatta, di convocarsi nell' aula stessa del Congresso la sera del mercoledì, 5 settembre. In un baleno ne corse la voce tra le fila degli Operai cattolici, i quali verso le otto pom. risposero in falange compatta di oltre tremila al lusinghiero appello. Il vasto recinto fu interamente occupato. Spettacolo ammirando e commoventissimo era contemplare quella fitta massa di robusti figli del lavoro, dalle mani incallite e dal volto abbronzato, che appena un'ora prima avevano lasciata l'officina, col viso raggiante di gioia, ansiosi di vedere gli Eminentissimi e gli altri Prelati, i quali poco stante apparvero nell'aula accolti da un subbisso di applausi e di battimani.

Il Presidente della Società, sig. Ing. Sella, Consigliere Comunale di Torino, con brevi parole indicò lo scopo della radunanza. Sono gli Operai di Torino bramosi di attestar essi pure la loro invitta fede nella Santissima Eucaristia e di far atto d'ossequio agli altissimi Pastori della Chiesa... Il Vicepresidente, sig. Gullino, lesse un'accurata relazione sull'operato della Società nei 27 anni di sua esistenza, ed accertò che gli Operai colà raccolti sentivano più di tutti il bisogno di esser uniti a Gesù. Sorse poscia l'egregio Avvocato Rondolino, il quale, con la parola sua ardente ed incisiva, alla luce della storia additò la Chiesa di Gesù Cristo come il più sicuro baluardo dei diritti degli Operai; dimostrò loro come solo col seguire la via da essa indicata possono conquistare quella vera libertà, a cui aspirano, e che la setta loro sempre contrasta, e finì inneggiando all'unica vera democrazia che è la democrazia cristiana. Gli applausi scoppiarono ripetuti e fragorosi.

Dopo un po' di ottima musica, l'illustre pubblicista e Sacerdote di Milano, D. Albertario, portò il caldo saluto degli Operai della città dei SS. Ambrogio e Carlo ai confratelli della città di San Massimo... Lettasi quindi dal Can. Berta una giocosa ed esilarante poesia, l'Eminentissimo Card. Svampa, invitato dall'Arcivescovo di Torino a rivolgere una parola d'incoraggiamento alla simpatica adunanza, sorse e pronunciò un vibrato ed opportunissimo discorso esprimendo vivissima gioia di trovarsi in mezzo a sì numerosa schiera d'operai francamente cristiani, e rallegrandosene con essi tutti. L'operaio, nella modesta sua condizione possiede un ricco e prezioso patrimonio, il patrimonio del buon senso e del buon cuore. La setta malvagia tenta traviarne il buon senso con erronee teorie e di corromperne il cuore con il fascino dei piaceri e con il lenocinio delle più brutte passioni. Che se il paganesimo degli operai faceva degli schiavi, le sétte odierne fanno di peggio, ne fanno dei bruti. Ma essi stian fermi e compatti nella fede di quel Gesù che riabilitò l'operaio e santificò il lavoro. Da Nazaret partì una luce che illumina tutte le officine. Guai agli operai che abbandonassero quella luce ! Perderebbero tutto. Stiano adunque con Gesù Cristo e con la Chiesa, che amò e difese sempre gli operai: stiano con il Papa, il quale nelle ammirabili sue Encicliche .... (Qui scoppiano prolungati applausi a Papa Leone XIII. Evviva il Papa degli Operai! ..) L'assemblea è elettrizzata dalle parole sì belle e sì vigorose dell' Eminentissimo oratore, il quale chiuse plaudendo all'esempio mirabile dagli Operai di Torino dato a tutta Italia, presagio di miglior avvenire per la patria nostra : dopo di che imparte a tutti la desiderata sua benedizione. Allora dall'immensa assemblea si elevano gagliardi e ripetuti evviva all'uno e all'altro dei porporati ed agli altri dignitari, evviva che lungamente echeggiano negli ampli porticati e per tutto il vastissimo recinto; nel tempo stesso, lasciati i seggi, gli Operai a frotte s'accalcano attorno ai Cardinali ed ai Vescovi, ne baciano le mani e le vesti, ricambiati dai più giocondi sorrisi dei Prelati, che a tutti stringono la destra, tutti salutano e benedicono.

Quella seduta resterà indelebilmente scolpita nella memoria di quanti vi assistettero e gioverà non poco a sempre più persuaderli che solo nell' unione e nell' amore di Gesù Cristo e solo nell' applicazione delle dottrine della Chiesa e del Papa può trovarsi la pratica risoluzione dei terribili problemi che sgomentano la presente società. Tutti con Gesù Cristo ! Chi sta in alto intenda i doveri suoi di giustizia e di carità, porga pel primo l'esempio di ogni virtù cristiana e i suoi diritti saranno tutelati. E chi siede più basso, guardi alla Croce, fissi l'occhio sul tabernacolo e vi troverà dignità e conforto... Così ha fatto la numerosa ed eletta schiera degli Operai cattolici di Torino. Essi hanno compreso. ed onorato il Congresso. Essi l'inaugurarono per conto proprio la mattina della domenica 2 settembre con una generale Comunione nella Chiesa del Miracolo: lo accompagnarono nei giorni successivi con molteplici atti di tede, somministrando altresì un notevole contingente agli adoratori notturni di Gesù Sacramentato in quella Chiesa stessa: e lietissimi poi della splendida riuscita del grande avvenimento, vollero chiuderlo con altra Comunione generale nella Basilica della Consolata, il sabato seguente, festa della Natività di Maria, per rendere grazie alla Regina del cielo della manifesta alta sua protezione a favore del Congresso.

Il giorno di chiusura.

Giovedì mattina, 6 settembre, benchè il tempo fosse piovoso, tutti i treni trasportavano dalle città e dai paesi vicini una quantità di devoti pellegrini. Moncalieri, Saluzzo, Susa, Orbassano, S. Mauro, Chivasso tutti pagavano il loro tributo alla SS. Eucaristia, coll'accorrere in Torino ad adorare il Sacramento nelle chiese dove era esposto. I Saluzzesi, guidati dallo zelante Can.° Vicini, vennero in numero di circa settecento a fare la S. Comunione nella chiesa di Maria Ausiliatrice, dove l'E.m° Cardinale Svampa diresse loro un improvvisato, ma fervido discorso, lasciando tre ricordi : uno da parte di Don Bosco, un altro da parte di Maria Ausiliatrice ed il terzo a nome di Gesù Cristo. Più tardi si recarono pure alla tomba di D. Bosco. Nei giorni precedenti erano pure venuti a Maria Ausiliatrice parecchi gruppi di pellegrini lombardi condotti dai rispettivi loro Parroci. Come la nostra, così tutte le altre chiese di Torino erano affollate, ma sopra tutte il Duomo e quella del Corpus Domini, ove molte migliaia di devoti si accostarono alla S. Mensa. Alle ore 9, quando i Vescovi si avviavano dalla Chiesa palatina di S. Lorenzo per andare al Duomo ad assistere al solenne pontificale, cessò d'un tratto la pioggia, ed un fulgido sole risplendette tutto il giorno per dare agio ai Torinesi ed a tutti gli accorsi fra le mura della Città del Sacramento di assistere alle sacre funzioni.

La Messa solenne alla Cattedrale fu celebrata pontificalmente da S. Em. il Cardinale Svampa. La chiesa era zeppa di fedeli, come pure la vasta piazza di S. Giovanni e le vie adiacenti. Grande impressione fece sugli animi la musica dei cantori del nostro Oratorio ed il canto gregoriano dei Chierici. Dopo la Messa, i Prelati sfilarono alla Chiesa di S. Lorenzo fra due ali di popolo riverente, che magnificava l'esito del Congresso.

Nel pomeriggio la città era ancora più animata per la visita dello Chiese, ove si fa. ceva l'adorazione. Giammai Torino vide tanto movimento di popolo per le sue vie e tanta manifestazione di fede.

Verso le quattro, tutti si riversarono al Duomo e nelle piazze e vie adiacenti : dappertutto era un affollarsi di gente infinita. I Vescovi, in ricchi paludamenti escono da S. Lorenzo. Il popolo applaude... Giunti a stento alla Cattedrale, l'orchestra intuona un mottetto... Appare sul pulpito Mons. Pampirio, Arcivescovo di Vercelli. Alla sua vista la turba divota si raccoglie... « Sia lodato Gesù Cristo ! esclama con voce gagliarda e commossa il Presule venerando. Sia lodato Gesù Cristo ! ripete il popolo. E l'Arcivescovo ripiglia : Questo grido, Sia lodato Gesù Cristo, come è nella bocca, così sta nel cuore di tutti : poichè tutti riconoscono essere stato Gesù medesimo che compì le meraviglie di questi giorni o le compì sovratutto per mezzo del popolo. Meglio adunque che io non valga con le mie parole, sei tu, o popolo cristiano, che colla sublime eloquenza del tuo contegno e delle dimostrazioni hai predicato e predichi l'adorazione e l'amore a Gesù Sacramentato... » Con enfasi crescente e accento vibrato invita il popolo a rimanere costante nella sua via, tetragono contro le insidie di Satana, sempre fidente nel solo Gesù Cristo. Lo invita a pregare per tutti i credenti ed altresì per gli sventurati nemici della Chiesa, affinchè presto sorga il giorno, in cui un inno concorde erompa dai cuori di tutti gli Italiani, l'inno d'amore a Gesù Sacramentato; ed invocate le benedizioni di Dio sui Presuli, sui Congressisti, sa tutto il popolo e in ispecial guisa sulla illustre Città del SS. Sacramento, finisce col dolce saluto : Sia lodato Gesù Cristo, entusiasticamente ripetuto dall'affollatissimo uditorio.

Legge quindi l'Omaggio (stampato) a Gesù in Sacramento, esposto allora sovra l'altare. Ogni sua frase vien ripetuta dal popolo. L'Omaggio consiste nel riconoscimento dei diritti di sovranità in Gesù Sacramentato, con risoluta protesta di voler essergli fedeli fino alla morte; e chiudesi col grido di: Viva Gesù Sacramentato, nostro Signore e nostro Re.

L'impressione che quelli Omaggio lasciò sull'animo di tutti non può immaginarsi. Bisognava essere presenti. Dopo l' Omaggio s'intuonò il Te Deum, alternato tra il popolo e l'orchestra, la quale poscia eseguì un magnifico Tantum Ergo.

Siamo al momento della benedizione col Santissimo... L'organo fa udire armoniose melodie.... Gli astanti sono prostrati, commossi... Data la benedizione, Mons. Grasselli, celebrante, s'avvia, giusta preghiera fattagliene, verso la porta maggiore con in mano il sacro Ostensorio, per recare la benedizione di Gesù Sacramentato ai fedeli stipati sulla piazza e sue adiacenze. Bastò un tocco di campanello... L'immensa moltitudine riconobbe tosto il suo Gesù... Un fremito di santa gioia invade il cuore di tutti... Momento solenne, indescrivibile... Fra l'universale silenzio, la benedizione di Gesù scenda su quelle trenta mila teste inchinate... le quali appena l'hanno ricevuta, erompono in un concorde altissimo grido di spontanea gratitudine: Viva Gesù Cristo... Viva Gesù Sacramentato.. !

Sono atti, sono spettacoli quali solo la fede cattolica è capace di produrre, e che mentre ne dimostrano la sovrana potenza sugli animi, ne attestano la origine celeste e divina.

L' Accademia finale.

A chiusura di tutti questi santi giorni era stata annunziata una grande accademia, ad onor del Congresso, per giovedì sera. In verità dobbiamo dire che anch'essa è riuscita veramente splendida. Erano presenti ben quaranta tra Arcivescovi e Vescovi.

Applauditissimo fu il discorso d'apertura dell'Avvocato Cav. Bianchetti, come pure la briosa poesia del signor Natale Bonino sul Campanello Eucaristico, i bei versi dell'Avv. Scala, intitolati Fin di secolo, contenenti una vivace pittura dei tempi nostri, e la descrizione poetica dei Nomignoli, che si affibbiano ai cattolici, del sullodato Avv. Bianchetti. Apprezzatissimi e coperti d'applausi furono eziandio i varii pezzi musicali, alcuni dei quali per la generale insistenza si dovettero replicare.

Al finire dell'accademia si alzò a parlare l'Arcivescovo di Torino. « Torinesi, egli disse, figli miei, non mai come in questi giorni ho sentito la gioia di chiamarvi miei figli. In questi giorni foste ben buoni ed avete date prove sì splendide di fede, testimonianze di tanto onore alla Chiesa Cattolica, che il mio cuore di padre ne fu profondamente commosso : vorrei potervi baciare tutti in fronte. Grazie, o Torinesi, d'esser intervenuti in sì gran numero a questa dimostrazione d'onore a Gesù Cristo. Oh ! come essa è riuscita splendida anche per la squisitezza d'arte che la accompagnò... Ed era giusta, era opportuna, perche Torino tutta, (salva una minoranza relativamente minima, forse non torinese), proclamò Gesù Cristo Re della terra e del Cielo. Sì, tutti lo proclamiamo Sovrano dei cuori, Sovrano delle intelligenze, Sovrano universale... Le arti belle a lui si sono inchinate, l'hanno onorato, e pittura e scoltura gareggiarono nel rendergli omaggi. E la poesia? E la musica? Fu un concerto ognora di inni a Gesù Cristo.

L'accademia è riuscita degna della chiusura del Congresso in onore di Gesù Cristo ; essa dimostrò che in ogni opera buona dobbiamo inspirarsi a Lui. Lode a tutti quanti cooperarono a rendere tanto solenne la presente accademia... Il Signore benedica tutti voi. Sia lodato Gesù Cristo, che, come inspira tutte le opere belle, volle concedere che si attuasse un' accademia così ben riuscita ».

Le parole di Monsignor Arcivescovo di Torino furono accolte da fragorosi applausi e si sciolse l' accademia al grido di : Viva il Congresso Eucaristico !

L'Esposizione Eucaristica.

Diremo ancora due parole sull'Esposizione di oggetti Eucaristici preparata in due sale speciali attigue a quella del Congresso.

In queste due sale illuminate a luce elettrica si vedevano gli arredi sacri antichi e moderni, tra cui molti storici appartenuti ai Papi San Pio V e Pio VII, fotografie di quadri ed oggetti Eucaristici, tra cui quelle del celebre Museo Eucaristico di Paray-le-Monial, l'orologio Eucaristico e molti altri splendidi ricordi della fede e della pietà de' nostri avi. Tra gli oggetti esposti riguardanti il Miracolo, tre attiravano maggiormente l'attenzione : il ferro con cui fu impressa l'Ostia del Miracolo, il calice in cui l'Ostia discese, il tabernacolo da cui l'Ostia fu rubata in Exilles.

Il ferro è di proprietà del Municipio di Torino, che lo conserva preziosamente, coi documenti che lo autenticano, nella guardaroba delle quattro chiavi, negli archivi della Città. Così pure sono di proprietà del Municipio i due quadri del quattrocento che riproducono gli avvenimenti del Miracolo.

Il calice d'argento appartiene al Capitolo Metropolitano, che lo conserva nel tesoro di sagrestia. È un calice di forma molto semplice, con piede esagonale e coppa conica molto larga nella parte superiore. Questo calice viene usato una sola volta all'anno dall'Arcivescovo, il quale vi ripone le specie Eucaristiche per essere conservate nel S. Sepolcro del Giovedì Santo.

Il tabernacolo, appartenente alla parrocchia di Exilles, è in legno con colonnine scanellate coperte di doratura. Ha tre fronti : sulla centrale è dipinto il Salvatore, sulle altre due sono dipinti San Pietro e San Paolo. Su una fascia rossa che corre all'ingiro nella parte inferiore del tabernacolo si legge il motto : Hic est panis vivus qui de coelo descendit, il quale è ripetuto ogni giorno nella Benedizione del Sacramento nel Duomo di Torino e nella Chiesa del Miracolo. Anche la consuetudine della recita di questo versetto dai tempi del Vescovo Romagnano è una delle prove storiche del Miracolo.

Tra gli oggetti di questa Esposizione Eucaristica merita pure speciale menzione la

Carta Eucaristica. Questa carta raffigura il nostro paese, ma invece delle indicazioni geografiche, si trovano segnati con dischi rossi tutti i miracoli registrati dalla storia e dalla tradizione, e avvenuti in Italia. Vi sono segni speciali indicanti i miracoli di primo ordine e quelli permanenti. A fianco vi è l'elenco illustrato di tutti questi miracoli, col nome della città ove si sono compiuti e in poche linee la storia. I miracoli così indicati sono 66, ma il catalogo dei prodigi Eucaristici, quale venne preparato dalla benemerita Società dei Fasti, ne conta 92.

I Salesiani al Congresso Eucaristico.

Grazie alla benevolenza del veneratissimo Arcivescovo di Torino, grazie alla squisita gentilezza dei membri componenti la Commissione del riuscitissimo Congresso, diremo, per appagare i desiderii di tanti nostri lettori, che nella nostra pochezza abbiamo avuto anche noi l'alto onore di prendere un po' di parte a questo Congresso.

Anzitutto la parte principale musicale di esso, sia vocale che strumentale, era affidata alle nostre scuole; e non sta a noi il dire se siano riuscite colla pubblica soddisfazione. I nostri musici e cantori s'ebbero un buon aiuto alla cattedrale nei valenti cantori della medesima, ed all' accademia nei bravi Artigianelli, a cui per nostro mezzo presentano i più vivi ringraziamenti.

Le parole dell'Inno composto pel Congresso sono di un nostro Sacerdote, e la musica, cotanto piaciuta all' Accademia finale , fu composta dal nostro Maestro Dogliani.

La nostra Tipografia pel Congresso stampò un opuscolo illustrato, col titolo : Il pane dei forti; e la nostra Libreria presentò un bel Catalogo di tutte le Opere Eucaristiche pubblicate dalle Tipografie Salesiane.

All'Esposizione Eucaristica, oltre a varii paramentali delle nostre chiese di Torino, figurava lo splendido Messale Romano, stampato dai nostri tipografi lo scorso anno pel Giubileo Episcopale di S. S. Leone XIII, e riccamente legato dai nostri legatori.

Nelle radunanze poi uno dei nostri Sacerdoti ebbe la fortuna di poter far sentire la sua parola sopra di un caro argomento, qual è quello della Comunione frequente.

Ringraziamenti.

Dopo d'aver tributato per quest'onore i sensi della nostra più sentita riconoscenza all'Ecc.m° Arcivescovo di Torino ed all'Illustrissima Commissione del Congresso, ci sentiamo pure il dovere di ringraziare pubblicamente e di cuore S. Em. il Cardinal Svampa, come pure gli Ecc. Vescovi di Samo Mons.

Mantegazza, del Canton Ticino Mons. Molo, di Chiavari Mons. Vinelli, e di Borgo San Donnino Mons. Tescari che si degnarono in quei giorni d'accettare l'umile ospitalità de' Salesiani. Fu questo per noi un grande onore, e la memoria di sì fausti giorni passati in compagnia di tali venerandi personaggi non si scancellerà mai più dal nostro cuore. Ricorderemo poi sempre le due visite fatteci dall'Illustr.m° Arcivescovo di Milano, l'Eminentissimo Cardinal Andrea Ferrari. Nella seconda di esse il bravo clero Milanese, intervenuto al Congresso, volle presentargli omaggi di stima e d'affetto unitamente a preghiere perchè presto andasse a prendere possesso della cattedra d'Ambrogio e di Carlo. Ed i nostri giovanetti vollero unire le loro vocine a quelle di tanti bravi Sacerdoti per ringraziare l'Em. Porporato dell'onore che veniva a rendere al nostro Oratorio.

E che diremo agli altri esimii Prelati che ci visitarono in quei giorni e che vennero a celebrare nel tempio di Maria Ausiliatrice Che vogliano scusarci se non abbiamo usato con loro tutti quei riguardi, tutte quelle delicatezze che loro si convengono. Oh! quanto avremmo desiderato di poterci dividere in mille per trovarci in tutti i posti, a tutte le ore a ricevere degnamente tanti illustri personaggi. Gradiscano anch'essi i nostri più vivi ringraziamenti che ora di lontano di cuore loro mandiamo.

Con tutta l' effusione dell'animo nostro infine ringraziamo i venerandi Pastori e gli egregi Congressisti che vollero nelle sedute glorificare il nostro amato Padre D. Bosco e celebrare alla presenza di sì nobile Consesso l'opera da lui istituita. Voglia il buon Dio gradire ed assecondare i voti da loro espressi per la prosperità e l'estensione di quest'Opera stessa.

Voti.

I voti più ardenti che abbia fatto il Congresso Eucaristico di Torino si ridurrebbero ai tre seguenti : 1° Celebrazione od assistenza quotidiana e fervorosa del S. Sacrificio della Messa; 2° Frequenza e possibilmente quotidiana della S. Comunione ben fatta; 3° Visita pure quotidiana a Gesù Sacramentato.

Questi tre voti, che l'Ecc. Arcivescovo di Torino svolge così bene e tanto diffusamente nella sua impareggiabile lettera pastorale intitolata Dopo il Congresso Eucaristico, noi li presentiamo a tutti i nostri lettori. Assecondiamo tutti questi desiderii dei nostri Pastori, che sono i desiderii di Gesù Cristo medesimo. Oh ! sì, facciamo in modo che Gesù Cristo regni sempre nei nostri cuori, regni nelle nostre famiglie, regni in tutta la società, e la società prenderà un nuovo avviamento quale da tutti si desidera. Che Gesù Cristo regni e trionfi e la società sarà salva l

Il Monumento a D. Bosco in Castelnuovo d'Asti.

Nel solenne Congresso Eucaristico di Torino S. E. Revma. Mons. Vescovo d'Ivrea, e nel Congresso Generale Cattolico Italiano tenutosi pure nello scorso mese in Pavia, l'illustrissimo giornalista D. Davide Albertario di Milano proposero un plauso alla nobile iniziativa presa dalle Autorità ecclesiastica e civile di Castelnuovo d'Asti per la erezione in quel paesello, che diede i natali a Don Bosco, di un grandioso monumento a questo benemerito apostolo della gioventù, e caldeggiarono inoltre la proposta di concorrere alla felice riuscita di tale splendida opera. Gli oratori parlarono con eloquenza esuberante di affetto e di entusiasmo e riscossero piena approvazione dei congressisti tanto pel suddetto plauso, quanto per l'accennata proposta.

Figli affezionatissimi di Don Bosco, non possiamo fare a meno che sentirne consolazione ineffabile e riconoscenza profonda. Ringraziamo quindi di gran cuore S. E. Rev.ma Mons. Richelmy e l'instancabile Direttore dell'Osservatore Cattolico di tanta loro bontà, e nel tempo stesso ringraziamo vivissimamento tutti e singoli i membri dei suddetti splendidi Congressi e facciamo anche noi voti perchè il monumento progettato dalle Autorità di Castelnuovo d'Asti abbia presto ad essere un fatto compiuto.

Tutti gli amici di Don Bosco se ne facciano anch'essi promotori e zelatori, e raccogliendo offerte abbiano la bontà di spedirle a S. Ec. Rev.ma Mons. G. B. Rossi - Castelnuovo d'Asti.

Il Cardinale Sebastiano Galeati Arc. di Ravenna.

Questo Em. Principe di S. Chiesa, gloria e splendore dell'Episcopato Italiano, compieva nel dì 23 di settembre u. s. il suo Giubileo sacerdotale. Tutta la vasta sua Arcidiocesi prese parte a quella festa, ma in modo particolare la città di Ravenna, che , sapendo come il suo padre e pastore intendeva di celebrare la sua Messa d'oro nel tempio della Madonna, ove si venera la miracolosa di lei immagine un dì colà portata dalla Grecia , divotamente vi si recava in folla immensa a gustare il gaudio del suo Giubileo e ad attestargli i segni di letizia e la sua venerazione ed affetto. Nè a questo solo si limitò quel buon popolo, ma con regali, con luminarie, e con altre pubbliche dimostrazioni di gioia anche in questi tempi tristissimi s'industriava di prendere parte alla festa del venerato suo pastore. Fu quel giorno un vero trionfo per la Chiesa di Ravenna. Noi che da molto annoveriamo tra i nostri zelanti Cooperatori l'Em. Arcivescovo di Ravenna, mentre non abbiamo mancato di prendere parte alle sue feste giubilari, rinnoviamo la preghiera all' altare di Maria Ausiliatrice, perchè continui ancora per molti anni a vivere a decoro della Chiesa ed a salute delle anime che sono affidate al suo pastorale ministero.

ENCICLICA DEL SANTO PADRE LEONE XIII SUL ROSARIO MARIANO

Ai Venerabili Fratelli Patriarchi, Primati, Arcivescovi, Vescovi ed altri Ordinarii aventi pace e comunione colla Sede Apostolica.

Leone PP. XIII.

VENERaBILI FRaTELLI,

SALUTE ED APOSTOLICA BENEDIZIONE.

A confortare le Nostre speranze, sempre aspettato e gradito Ci ritorna l'ottobre. Dacche prendemmo ad esortare i fedeli di consecrare questo mese alla Beatissima Vergine con la pratica del suo Rosario, è bella invero l'armonia d'industriosa pietà che ne è seguìta per ogni dove nelle Nazioni cattoliche. - Onde movessero le Nostre esortazioni lo dichiarammo più volte. Chè , da una parte la tristezza dei tempi Ci dimostrava estremo il bisogno di singolari aiuti del Cielo per la Chiesa e la società ; e Ci era manifesto dall'altra che, ad ottenerli da Dio, nulla meglio potea valere che la intercessione della sua Madre Santissima, per mezzo segnatamente del Rosario, che fu mai sempre di meravigliosa efficacia. Ben lo provò la cristianità fin dalle origini di tal devozione, sì a propugnare la santa fede contro gli attacchi furiosi dell'eresia, e sì a rimettere in onore le virtù degne della fede stessa, soffocate pur troppo dalla corruttela invadente. E lo provò in ogni tempo dappoi con una serie continua di privati e pubblici benefizi, dei quali Sopravvive illustre memoria in tanti monumenti e istituzioni. Anche nella tempesta varia di mali che travagliano l'età presente, Ci gode l'animo di riconoscerne i salutari effetti. Ciò nondimeno, voi stessi, o Venerabili Fratelli, lo. vedete cogli occhi vostri, durano tuttora e in parte si aggravano i motivi di rinnovare pure in quest'anno il Nostro invito ai fedeli, acciocchè con novello ardore si rivolgano supplichevoli alla Regina celeste. - Oltre di che, quanto più noi fissiamo il pensiero nelle proprietà del Rosario, tanto più ammiriamo la sua eccellenza e la preziosità dei suoi frutti quindi, crescendo in Noi il desiderio che ognor più rifiorisca, Ci cresce insieme la speranza che appunto la parola Nostra possa farlo viemmaggiormente pregiare e più e più diffonderne la santa consuetudine. Pertanto non torneremo Noi sulle diverse istruzioni che nei decorsi anni porgemmo in questo caro argomento : bensì Ci viene opportuno di esporre il particolare magistero di Provvidenza, onde il Rosario - ha forza soavissima d'ispirare fiducia in chi prega - e muove più che mai la pietà della Vergine benedetta a soccorrerci e consolarci da madre.

Il ricorso che noi facciamo con le preghiere a Maria si fonda nell'ufficio che ella di continuo per noi esercita al trono di Dio, quale Mediatrice di grazia; essendo per dignità e per meriti a lai accettissima, e perciò sopraeminente in potere a tutti gli Angeli e Santi. Ora questo suo ufficio pietoso forse in niun altro genere di preghiera appare sì al vivo, come nel Rosario. Imperocchè in questo ci ritornano, a così dire, spiegate innanzi le parti ch'essa ebbe di nostra corredentrice, non altrimenti che se quei fatti avvenissero allora : e ciò con profitto considerevole di pietà, tanto nel succedersi dei misteri che contempliamo, quanto nelle preci che diciamo e ridiciamo col labbro. - Si scorrano dapprima i misteri GAUDIOSI. Il Figlio eterno di Dio si abbassa all'uomo, vestendone la natura : ma con l'assenso di Maria, che lo concepisce di Spirito Santo. Quindi il Battista con singolar privilegio è santificato nell'utero materno e favorito di elette grazie a preparar le vie del Signore : ma tutto ciò accade per la visita e l'ispirato saluto di Maria ad Elisabetta. Viene finalmente in luce l'aspettato delle genti, Cristo Salvatore : il partorisce la Vergine ; e quando i pastori e i magi, primizie della fede, muovono con ansia pia alla culla di lui, appunto trovano il Bambino con Maria sua Madre. Vuole egli offerirsi pubblicamente in forma di vittima al divin Padre, e si affretta a comparire nel tempio : ma per le mani di Maria ivi è presentato al Signore. P, Maria che nel misterioso smarrimento del Figlio, lo ricerca affannosa e lo rinviene con indicibile gaudio. - La stessa verità ne ripetono i misteri DOLOROSI. Nell'orto, dove Gesù agonizza, e nel pretorio, dov'è flagellato, coronato di spine, condannato a morte, non troviamo Maria : ma essa tanto innanzi conobbe tutte quelle pene e le vide. Giacchè, quando si protestò ancella di Dio all'ufficio di Madre, e quando tutta a lui si offerse insieme col Figlio Gesù appiè dell'altare, fin d'allora entrò essa a parte della travagliosa espiazione del Figlio stesso poi peccati del mondo : ond'è parimente certo che essa patì nel più intimo dell'anima sua le acerbissime angoscie e i tormenti di lui. Del resto, sotto gli occhi di Maria doveva consumarsi quel divin sacrifizio, pel quale aveva ella medesima formata e allevata la vittima ; e lo contempliamo nell'ultimo e più pietoso di quei misteri: stava presso la Croce di Gesù Maria, la Madre sua; la quale, con prodigio di carità per noi, affine di accoglierci in figli, offrì generosa alla giustizia divina il suo Figlio stesso, e con lui morì nel cuore, dal coltello del dolore trafitta. - Quindi il Rosario ci trasporta ai misteri GLORIOSI; nei quali similmente rivelasi la mediazione della gran Donna, e più copiosa ne' suoi effetti. Della gloria del Figlio trionfante da morte gioisce in cuor suo, e lo segue con materno affetto nell'ascensione di lui al regno eterno : ma, quantunque degna del cielo, è trattenuta, in terra, perchè la Chiesa nascente attinga opportuno conforto e ammaestramenti da lei, la quale penetrò, oltre ogni credere, ne' profondi arcani della sapienza divina (1). Però a compiere l'opere dell'umano riscatto rimane ancora che discenda lo Spirito Santo, promesso da Cristo : ed ecco Maria là nel Cenacolo, dove pregando in compagnia degli Apostoli e supplicando per essi con gemiti inenarrabili, affretta alla Chiesa la pienezza dello Spirito consolatore, supremo dono di Cristo, tesoro che non le verrà meno giammai. Più poi, senza misura nè fine, potrà ella perorare la causa nostra, passata un giorno a vita immortale. E sì che dalla valle del pianto assunta la miriamo alla beata Gerusalemme, tra le feste degli angelici cori : e la onoriamo glorificata colassù sopra tutti i Santi, coronata di stelle dal divin Figlio, e assisa presso lui Regina sovrana dell'universo. - In tutto quest'ordine di misteri, o Venerabili Fratelli, se rifulge il consiglio di Dio verso di noi, consiglio di sapienza e pietà (2), non meno si pare la grandezza dei benefizi di cui andiamo debitori alla Vergine Madre : nè può alcuno considerarli, che non si senta avvivare in cuore la fiducia di ottener per Maria l'abbondanza delle misericordie divine.

Al fine medesimo ben armonizza coi misteri l' orazione vocale. Imperocchè primieramente, com'è giusto, con le elette petizioni dettateci dal divino Maestro invochiamo il Padre che è nei cieli: dal trono quindi della maestà di lui, volgiamo le nostre voci supplichevoli a Maria. Con che si conferma quella legge di mediazione pietosa, di cui parliamo, e che San Bernardino da Siena così esprime : Ogni grazia che si dispensa agli uomini ha un triplice ordinatissimo grado poichè da Dio si comunica a Cristo, da Cristo trapassa alla Vergine, dalla Vergine discende a noi (3). E noi , per la forma stessa del Rosario, sull'ultimo di questi diversi gradi più lungamente e in certo modo con predilezione ci tratteniamo , seguitando per decadi il saluto angelico , quasi a maggior fidanza di pervenire agli altri gradi, cioè per mezzo di Cristo al divin Padre. Che se torniamo tante volte a risalutare così Maria , gli è appunto perchè le nostre preghiere difettose e manchevoli si rafforzino della necessaria fiducia; come impegnandola che voglia pregare per noi, e poco men che a nome nostro, il Signore. Nè può al certo fallire che i nostri preghi ascendano a lui in odore di soavità, raccomandati da quelli della Vergine; mentre egli è che tutto benigno così la invita : Risuoni la tua voce alle mie orecchie; poichè dolce è la voce tua (4). Perciò stesso celebriamo le tante volte quei titoli gloriosi del suo mistero di Mediatrice. Lei salutiamo, che trovò grazia presso Dio, e da lui in modo segnalatissimo fu ripiena di grazia, perchè ne rifluisse la copia a tutti gli uomini ; lei, unita al Signore con la congiunzione che possa aversi più intima; lei, benedetta fra le donne, che sola tolse di mezzo la maledizione e portò la benedizione (5), il frutto del suo seno, frutto felice, in cui tutte le genti son benedette. Lei finalmente invochiamo Madre di Dio: e in virtù di dignità sì sublime, quali grazie non potremo da lei riprometterci noi peccatori e per tutta la vita e nelle estreme agonie?

Un'anima che devotamente reciti questo preghiere, che ponderi con fede quei misteri, senza dubbio sarà compresa di ammirazione innanzi ai disegni divini sopra la gran Vergine , nell'opera riparatrice del genere umano : che però, mossa da caldo affetto di confidenza, bramerà rifugiarsi nel seno di lei, coi sentimenti sì cari di S. Bernardo : Vi ricordi, o piissima Vergine Maria, non essersi mai udito al mondo, che alcuno ricorrendo al vostro patrocinio, invocando il vostro aiuto, implorando la vostra intercessione, sia stato abbandonato.

Ma l'efficacia del Rosario appare egualmente grande nel volgere a pietà verso di noi il cuore della Madre di Dio. Che dolce letizia non dove esser per lei il vederci piamente intesi a intrecciarlo corone di giustissime suppliche e di altre lodi bellissime ! Se noi infatti con quelle preghiere rendiamo a Dio e gli desideriamo la dovuta gloria, se protestiamo di nulla più ricercare che l'adempimento in noi de' suoi santi voleri, se esaltiamo la sua bontà e munificenza, invocandolo Padre e chiedendogli , tuttochè immeritevoli, i più stimabili beni ; di tutto questo oh quanto si allieta Maria, e come ne magnifica il Signore! Non v'è al certo linguaggio sì degno per indirizzarci alla maestà divina, come quello dell'orazione domenicale. Se non che alle cose che in essa dimandiamo, tanto rette per sè medesime e ordinate, e tanto conformi alla fede, alla speranza e alla carità cristiana, si aggiunge un pregio di speciale gradimento alla Vergine. Giacche in un colle nostre voci le pare d'intendere la voce del suo divin Figliuolo, il quale appunto c'insegnò espressamente di sua bocca quella orazione e ce la impose autorevolmente, dicendo Voi dunque pregherete così (MATTH. vi, 9). Ond'ella vedendoci col Rosario fedeli a tale ingiunzione, si piegherà a noi con sollecitudine tanto più amorevole e le mistiche corone che le offriamo torneranno bene accette a lei, e a noi ben fruttuose di grazie. E di questa generosa bontà di Maria alle nostre preghiere abbiamo inoltre un argomento non tenue nella natura ditale pratica, che ha la prerogativa altresì d'aiutarci a ben pregare. L'uomo infatti, durante la preghiera, va soggetto in tanti modi per la sua fragilità a distrarre il pensiero da Dio ed a smarrire il suo santo proposito. Or bene il Rosario, chi lo consideri a dovere, ha in sè peculiare virtù, sia per eccitare e nutrire il raccoglimento, e sia per compungere la coscienza a salute e innalzare lo spirito. Esso, come ognun sa, è composto di due parti, distinte fra loro, ma inseparabili, cioè della meditazione dei misteri e della recita delle orazioni vocali. È quindi tal genere di preghiera che richiede, non pure un qualche elevamento dell'anima in Dio, sibbene un'attenzione tutta particolare , per modo, che riflettendo sulle sue cose contemplate , se ne ritraggano eziandio documenti ed impulsi a riformare e santificare la vita. Quelle infatti sono le cose più sostanziali e ammirabili del cristianesimo ; merce di cui fu rinnovato il mondo, con avventurosi frutti di verità , di giustizia e di pace. Ed è notevole, come le cose medesima ci vengano proposte in maniera non adatta ad ogni genere di persone per quanto idiote. Perocchè non si propongono già come verità o dottrine da speculare, ma piuttosto come fatti da vedere quasi e rimirar di presenza ; e così presentati i misteri con le circostanze di luogo, di tempo, di persone, producono tanto più vivo ed utile effetto. Ciò poi senza il menomo sforzo dell'immaginativa, trattandosi di cose apprese e scolpite in cuore fin dall'infanzia; onde, appena annunziato un mistero, tosto l'anima pia con facilità di pensiero e d'affetto trascorre per esso, e ne raccoglie, per benignità di Maria, larghezza di alimento celeste.

Ma un altro titolo di gradimento e di merito innanzi a lei acquistano le nostre corone. Stantechè, ogniqualvolta riandiamo con devota memoria quel suoi misteri, con ciò stesso veniamo a comprovarle la riconoscenza dei nostri cuori ; asi dimostrandole che non sappiamo saziarci di rammemorare i benefizi della sua insaziabile carità a salvezza nostra. Per tali ricordi, con amorosa frequenza da noi richiamati al suo cospetto, appena si può pensare, non che esprimere, qual sempre nuova giocondità le inondi l'anima beata, e quali teneri affetti le susciti di misericordia e bontà materna. Inoltre questo medesime rimembranze, quanto via via ne svolgono i sacri misteri, fanno sì che le preghiere nostre si trasformino in altrettanti accesi scongiuri, i quali non è a dire quanto siano potenti sul cuor della Vergine. - A voi, sì, ricorriamo, miseri figli di Eva, o santa Madre di Dio! Leviamo la prece a Voi, che siete la Mediatrice, potente insieme e pietosa della nostra salute. Deh, per la soavità dei gaudii che vi trasfuse il vostro Figlio Gesù, per la partecipazione de' suoi dolori ineffabili, per gli splendori della sua gloria in Voi raggianti, istantemente vi supplichiamo, ascoltateci benigna, quantunque indegni, ed esauditeci !

La eccellenza dunque del Rosario , considerata pure sotto il doppio rispetto che abbiamo esposto, vi dirà viemmeglio, o Venerabili Fratelli, la ragione delle incessanti Nostre premure per inculcarlo e promuoverlo. A' dì nostri, e lo toccammo dapprima, incalza il bisogno di singolari aiuti del Cielo : in particolar modo ove si considerino le molte tribolazioni che soffre la Chiesa nella sua libertà e ne' suoi diritti, non meno che i pericoli molti ond'è radicalmente minacciata la prosperità e la pace della società cristiana. Ebbene, a Noi importa riaffermare che riponiamo il meglio delle Nostre speranze nel Santo Rosario, tal che più che altro per esso si debbano impetrare da Dio quegli opportuni soccorsi. È nostro ardente voto che tal devozione riprenda per tutto il suo posto d'onore; nelle città e nei villaggi, nelle famiglie e nelle officine, presso i nobili e i popolani : che a tutti sia devozione carissima, e come nobile distintivo di fede; e sia del pari un valido mezzo a guadagnarsi il favore della divina clemenza. - In ciò appunto è necessario che si raddoppi d'impegno, mentre l'empietà dissennata tuttodì raddoppia di sforzi, e imperversa per irritare la giustizia di Dio e provocarne a comun danno le vendette terribili. Tra le altre cagioni di rammarico per tutti i buoni e per Noi, non ultima si è questa che, nel seno medesimo delle Nazioni cattoliche, tanti vi siano pronti sempre a compiacersi di quanto possa recare oltraggio all'augusta nostra religione ; e che anzi essi medesimi, con una sfrenatezza di pubblicità appena credibile, quasi ad altro non mirino che ad insinuare nelle moltitudini il dileggio delle cose più venerande, e smuoverne con lo scherno la salda fiducia che professano nell' intercessione della Vergine Benedetta,

Di questi ultimi mesi neppure fu risparmiata la persona adorabilissima del Redentore. Chè si venne a indegnità sì spudorata di trascinare GESU' CRISTO sui teatri, ornai per ogni dove contaminati di nefandezze, e di rappresentarvelo scoronato della divinità sua propria, sulla quale reggesi tutta l'umana redenzione; e si colmò l'onta con voler riabilitare dall'esecrazione dei secoli il reo nome di colui che fu il più mostruosamente perfido, il traditore di Cristo ! - Al consumarsi di tali eccessi per le città d'Italia scoppiò un generale grido d'indignazione , una protesta energica, che gli inviolabili diritti della religione fossero così manomessi e calpesti, in una nazione appunto, la quale tiene a suo precipuo vanto, e giustamente, d'esser cattolica. Ben solleciti levaronsi i Vescovi, infiammati di santo zelo, E prima vigorosamente si richiamarono a quelli, cui stringe sacrosanto dovere di tutelar il decoro della religione patria: quindi, premuniti i loro popoli. della gravità dello scandalo, li esortarono ad atti speciali di riparazione ed ammenda verso il nostro amorosissimo Salvatore, fatto segno a quel vituperio. Per verità Ci è grato di tributare encomio alla franca e operosa fede, egregiamente dimostrata dai buoni; e questa a Noi pure ha recato consolazione nell'amarezza che Ci ebbe afflitti al più vivo dell'anima. Con tutto ciò, per coscienza del Nostro supremo ministero, cogliamo quest'occasione per levare la voce, e, congiunte le Nostre doglianze e proteste a quelle dei Vescovi e dei fedeli, avvalorarle dell'autorità apostolica. Poi, con l'ardore stesso, col quale sfolgoriamo quel misfatto sacrilego, raccomandiamo a tutti i cattolici, massime agli Italiani, la fede. Con gelosa cura custodiscano quest' inestimabile eredità ricevuta dagli avi, la difendano animosi, nè cessino dall'accrescerla con azioni onorate, di cui la fede stessa è ispiratrice feconda. - Questo è un motivo di più perchè in tutto il prossimo ottobre si accenda nei privati e nei sodalizi gara bellissima di venerare e festeggiare la gran Madre di Dio, la Soccorritrice potente del popolo cristiano , la gloriosissima Regina del Cielo. Per parte Nostra di gran cuore confermiamo i favori tutti d'indulgenze, da Noi concesse a questo proposito.

Ora Iddio, il quale con pietosissima provvidenza ne donò tal Mediatrice (1), e volle che ogni bene ci venisse per le mani di Maria (2), arrida propizio, mercè di Lei, ai comuni voti, faccia piene le comuni speranze. Siavi augurio di questo la benedizione apostolica, che a voi e al Clero e popolo vostro con tutto l'affetto impartiamo nel Signore.

Dato a Roma presso San Pietro l'8 settembre del 1894, decimosettimo del Nostro Pontificato.

Leo PP. XIII.

(1) S. BERNARDO, De XII praerogativis B. M. V., num. 3.

(2) S. BERNARDO, serm. in Nativ. B. M. V., num. 6.

(3) Serm. VI in festis B. M. V. de Annunc., a. I, cap. 2.

(4) Cant. II, 14.

(5) S. TOMMASO, Op. VIII, super salut angel., num. 8.

(1) S. BERNARDO, De XII praerogativ. B. M. V. num. 2.

(2) Id., Serm. in Nativ. B. M. V. n. 7.

I FIGLI DI DON BOSCO A LOMBRIASCO.

Nuova Casa Salesiana dedicata a San Gioachino in omaggio al Sommo Pontefice Leone XIII nel suo onomastico.

NEL giorno 19 del p. agosto, giorno consacrato a festeggiare il Padre di Maria SS. S. Gioachino, speciale protettore di S. S. Papa Leone XIII, aveva luogo in Lombriasco (Piemonte) una di quelle solennità, che segnano un avvenimento glorioso, la cui soave rimembranza tornerà mai sempre gradita. Era tutto un paese che, lieto d'aver conseguito il sospirato intento d'aver nel suo territorio una Casa Salesiana, la inaugurava colla più viva gioia, colla più schietta esultanza.

I buoni Lombriaschesi, affollatisi alla stazione del tramwai insieme coi Salesiani e loro alunni, da pochi giorni in possesso della nuova Casa, un tempo Castello dei Conti Ponte, aspettavano con ansietà l' arrivo del Successore di Don Bosco che doveva giungere fra loro alle 10 e 1/2 a presiedere alla simpatica festa. Non appena fu udito il fischio della locomotiva che arrivava in paese, presero posto tutti presso il binario; e come videro Don Rua, lo acclamarono entusiasticamente, mentre la banda, venuta appositamente da S. Benigno, aprendosi il passo tra la folla suonava la più bella delle sue marcia. Don Rua, ricevuto dal zelante Prevosto locale sig. D. Pietro Zaffiri, dall'egregio signor Sindaco, da eletto clero dei paesi circostanti, dal Direttore della nuova Casa , Don Roberto Riccardi , che gli presentava i benefattori ed i settantadue polacchi del novello Istituto aperto appositamente per loro, aveva una parola per tutti e ringraziava quanti l' avevano coadiuvato nell'impianto della nuova opera salesiana.

Sempre circondato da quella folla, che gli si assiepava intorno per meglio vederlo e baciargli la mano, accompagnato dagli evviva che fragorosamente si ripetevano, finalmente arrivò in casa, e, preso un brevissimo respiro, andò ad ascoltare la Messa solenne, celebrata dal signor Prevosto e cantata dagli alunni del nuovo Istituto.

Dopo la Messa, trovandosi riuniti con Don Rua il sullodato sig. Prevosto, primo ed insigne benefattore di questa opera salesiana, l'egregio signor Sindaco, i principali signori del paese e parecchi Vicarii e Prevosti dei paesi limitrofi, si lessero poesie e discorsi applauditissimi; si mandarono calorosi evviva al Salito Padre, all'Arcivescovo di Torino; fu ricordato Don Bosco e applaudito il suo Successore ed i suoi figli.

Don Rua, ringraziando tutti della benevolenza che dimostravano poi Salesiani, annunziava che alcuni giorni prima aveva scritto al Santo Padre per mandargli i cordiali augurii pel suo felice onomastico e significargli che in suo onore in detto giorno appunto sarebbesi inaugurata la nuova Casa intitolata a S. Gioachino, e dava quindi lettura del seguente telegramma di risposta inviatogli dal S. Padre per mezzo del Cardinale M. Rampolla, suo Segretario di Stato:

Santo Padre ben lieto inaugurazione nuova Casa San Gioachino in Lombriasco imparte di tutto cuore implorata apostolica benedizione.

M. CARD. RAMPOLLA.

Verso le 15 si cantarono i Vespri solenni, dopo i quali comparve in pulpito D. Rua, il quale in modo facile e chiaro disse il panegirico del Santo, unendovi bellamente l'onomastico del S. Padre e l'inaugurazione della nuova Casa. Dopo la benedizione impartita dal M. R. sig Vicario di Carignano, amicissimo del compianto D. Bosco ed ottimo Cooperatore Salesiano, furono aperte al pubblico le porte dell'Istituto. In un momento si riversò colà entro tutto il paese, che ebbe il gradito spettacolo d'un bel trattenimento musico-letterario, in cui alle belle armonie della banda si succedevano bellissimi saggi di declamazione in diverse lingue e forme ; furono con piacere uditi i giovanetti polacchi a declamare e cantare con pronunzia schiettamente italiana.

Terminato il trattenimento, Don Rua ringraziò tutti i Lombriaschesi e successivamente il signor Prevosto e gli altri benefattori che gli facevano bella corona, e poi, prendendo occasione dai componimenti uditi, narrò brevemente la storia del Castello, animò i giovani polacchi ad imitare i buoni esempi di Giovanni Sobiescki e di S. Stanislao Kostka , assicurandoli che colla virtù e collo studio riusciranno ad onorare la loro patria ed a giovare ai loro fratelli, sparsi per le varie parti del mondo. Dava quindi un' altra volta lettura del telegramma pontificio, perchè tutta la popolazione ammirasse con quanta bontà il S. Padre gradì l'omaggio dei Lombriaschesi e dei Salesiani nell' inaugurazione della nuova Casa.

La simpatica funzione veniva chiusa con una riuscitissima luminaria nel paese e nel collegio, dove era artisticamente formato con bicchieri a varii colori l' Evviva San Gioachino, e su bei trasparenti alle finestre leggevasi: Evviva Leone XIII, evviva il signor Prevosto, D. Bosco e D. Rua.

Alle 22 e 1/2 D. Rua lasciava Lombriasco, salutato con una marcia brillante alla stazione del tramwai, dove commosso rispondeva ancora una volta al saluto caro, cordiale e simpatico dei buoni Lombriaschesi, che, lieti d'aver seco i figli di D. Bosco, continueranno ad amarli quali fratelli ed a soccorrerli colla loro industre carità.

NOTIZIE DEI MISSIONARI DI D. BOSCO

DALLA REPUBBLICA ARGENTINA.

La Missione Salesiana in Bahia Bianca

REV.MO SIG. D. RUA,

Bahia Blanca, 20 Aprile 1894.

BEN poche volte ancora è comparso nel Bollettino Salesiano il nome di Bahia Blanca; eppure sono già omai quattro anni che i figli di D. Bosco lavorano indefessamente in questa importantissima Missione, non essendo poco il frutto spirituale che in questo frattempo si è riportato , a sempre maggior gloria di Dio ed a salvezza delle anime. Nel desiderio di soddisfare ancor noi 'allo stretto dovere di tenere informati i buoni Cooperatori e le pie Cooperatrici, aspettavamo solamente che ci si offrisse un'occasione propizia per presentar loro un minuto ragguaglio dell'incremento che Iddio dà alle nostre povere fatiche; ed ecco che in quest'anno ci si porge favorevole la circostanza delle grandiose feste celebratesi per solennizzare la benedizione d'una nuova Chiesa e l'inaugurazione d'una Scuola d'arti e mestieri per poveri artigianelli. Laonde ci determiniamo a farne succinta relazione, acciò possano dà essa rilevare i nostri amici come benedice Iddio l'Opera Salesiana.

Per dare un'idea il più approssimativamente adeguata della nostra situazione, sarà necessario rifarsi un po' dall'alto, e dare un breve sguardo al buio del passato, per apprezzare i pochi barlumi del presente, e lo splendore che ci auguriamo per l'avvenire, se il buon Dio continua a far prosperare nella medesima proporzione le nostre povere fatiche !

Come e da chi siasi fondata la città di Bahia Bianca. - Suoi principii religiosi.

La piccola città di Bahia Blanca, che fino all'anno testè scorso si chiamò col semplice nome di pueblo, fu fondata nell'anno 1835 dal tiranno del Plata Manuel Rozas, chiamato qui giustamente col nome di tigre de Santos Lugares, per distinguerlo dalle altre specie d' innumerabili tigri che dilacerarono questo misero paese. Il suo primo nome fu quello di Forte Argentino, e la sua primitiva popolazione fu essenzialmente militare, perchè essendo il forte più avanzato della frontiera Sud, doveva servire, come Patagones, al doppio fine di contenere le terribili invasioni dei selvaggi e di costituire un luogo di bando pei condannati politici e civili.

Gli individui che presero parte attiva nella

fondazione di Bahia, furono i colonnelli Zelarayan, Sosa, Estomba ed il comandante Olivieri; orbene, il primo di essi fu sgozzato da Rozas sopra la sponda del Colorado, il secondo fu avvelenato per ordine del medesimo, il terzo sparì in modo affatto misterioso, e l'ultimo fu assassinato dai suoi stessi soldati.

De gente non sancta erano pure le infelici creature che arrivavano a carrate da Buenos Aires, esponendosi come derrata nella piazza pubblica; e le poche famiglie oneste che sopravvissero a quei tempi ricordano tuttora con orrore, come dovevano rinchiudere a chiave i loro figli per salvarli dallo scandalo di coloro che si destinavano a popolare quest'infelice paese. La mente rifugge pur dal pensare a tante scelleratezze, a tanti delitti di sangue; e quando ci si racconta col più ributtante cinismo, come l'avido colono e il sanguinario militare cuocevano i mattoni, che dovevano formare il loro tetto, con legna viva di selvaggi, ci sentiam rabbrividire; ma benediciamo nel tempo stesso la Provvidenza di Dio, che nella sua grande misericordia ha voluto rivolgere i suoi pietosi sguardi su queste zolle inzuppate di sangue per rigenerarle in Cristo.

Con sì funesti antecedenti, non è a stupire che Bahia Blanca si sia andata via via formando con tutta la raffinatezza di corruzione propria d'una grande città. La religione vi era sconosciuta o disprezzata. La piccola chiesuola rimase sempre deserta e in uno stato di abbandono da far pietà. Il Sacerdote, che, spinto dallo zelo di salvar anime, si offriva a dirigere il piccolo gregge, sapeva di affrontare ogni sorta di pericoli, e ben anco la morte, giacchè è noto come uno dei primi cappellani militari fu vilmente assassinato, scambiandolo intenzionalmente con un criminale che doveva essere fucilato.

Il più del tempo rimase senza Pastore, dipendendo dalla parrocchia di Patagones; e quando i Missionaria Salesiani penetravano nel deserto della Patagonia, Bahia Blanca era affidata alle cure di uno zelante Sacerdote spagnuolo, che si adoperò fin da principio industriosamente per migliorarne le sorti spirituali, ma nonostante il suo buon volere, essendo solo soletto, l'iniquità continuò a trionfare.

Era cosa veramente da rattristare il cuore meno zelante per la Religione il vedere quella freddezza glaciale, anzi quel cinico disprezzo con cui si trattavano i ministri di Dio. Persino i teneri ragazzetti, che formano l'oggetto delle nostre fatiche, in sul principio della Missione al sol vedere una veste nera correvano spaventati a nascondere il volto nel seno della madre, che lor ripeteva con orrore le favolose calunnie, di cui i romanzi e le novelle d'oggigiorno van ripiene.

Chiamata dei Salesiani e delle Suore di Maria Ausiliatrice.

Questa era la spina più acuta che lacerava il cuore di tutti, e specialmente del nostro buon Superiore Mons. Cagliero, il quale ogni volta dovesse, ne' suoi viaggi tra la Capitale e la Patagonia, toccare Bahia Blanca, ne portava un ricordo doloroso, facendo ognora caldi voti, perchè il regno di Cristo fosse stabilito anche in questo paese, pressochè abbandonato. Ed il Signore l'ascoltò. - L'anno 1890, l'ultimo Parroco secolare di Bahia Blanca rinunziava in mano dell'Arcivescovo la direzione della disgraziata Parrocchia, per ritirarsi a spiegare altrove le aspirazioni del suo zelo; e Mons. Arcivescovo, in vista di ciò che i Salesiani andavano operando già da dieci anni nella Patagonia, credette bene di affidare ad essi anche questa ultima Parrocchia della sua vastissima Arcidiocesi.

Alla voce del Pastore accorsero tosto i Salesiani e diedero immediatamente mano all'opera. Fu organizzato lì per lì un modesto personale, e nella Settimana Santa dello stesso anno poterono installarsi nella nuova casa. Se dagli umili principi sogliono i figli di D. Bosco presagire lo sviluppo di un' opera, noi certamente avevamo ragione di sperare più d'ogni altro un consolante incremento per l'avvenire. E, grazie al buon Dio, non fummo delusi; dove quattro anni prima non vedeasi che una misera capanna, più simile a caverna che ad umana abitazione, oggi sorgono modeste ma spaziose sale, in cui abbiamo testè potuto dar comoda ospitalità a ben tre Vescovi e ad altri distinti ecclesiastici che si degnarono intervenire alle nostre feste; e dove prima cresceva l'ortica dell'abbandono tra le rovine di antiche catapecchie, ora s'innalza un vasto edifizio, facendo corona ad uno spazioso cortile, gremito di quei medesimi vispi ragazzetti, che prima ci fuggivano come spauracchi, e che ora ci sono sottomessi nello studio e nel lavoro, si trastullano con noi e ci chiamano padri.

Facendosi sentire la medesima necessità d'operare altrettanto per le zitelle, si chiamarono le benemerite Figlie di Maria Ausiliatrice; e con penosi sacrifizi, e mediante il generoso concorso dei nostri Cooperatori, si potè acquistare un bel terreno, costruire in men d'un anno un vasto locale, che fu teatro finora dell'opera solerte delle suddette buone Suore; e, grazie a Dio, anche tra le ragazze ora si vedono riprodotti consolanti trasformazioni.

Ci era dunque già dato di toccar con mano gli effetti della benedizione di Dio; la chiesuola frequentata, i confessionali assiepati, le scuole rigurgitanti di alunni.... Due cose però v'erano a desiderare : un tempio adeguato alla popolazione ed un collegio che fosse veramente tutto Salesiano. Convien notare come la chiesuola esistente si trova in istato d' imminente rovina, ed il terreno che il Municipio destina per un nuovo tempio è quello appunto dove sorge provvisoriamente il nostro collegio. Noi stavamo quindi sopra pensiero, quand'ecco la Provvidenza venne a liberarci da ogni impiccio.

Una generosa donazione. - Preparativi di una solennissima festa. -

Un nobile signore portoghese, illustre discendente del celebre Goffredo, l'eroe della Gerusalemme liberata, trovandosi padrone d'ingenti capitali e privo di successione, si credette in dovere d'invertire parte delle sue sostanze in opere pie, e, diede mano senz'altro alla costruzione d'una chiesa con collegio annesso. Dapprima non si conobbero le sue intenzioni, ma quando già l'opera volgeva al suo termine, ed ognuno già ammirava l'edifizio slanciarsi nello spazio con tutta la sveltezza delle sue forme, quel buon signore manifestò a Mons. Cagliero che intendeva far di tutto donazione ai Salesiani, perchè, con piena libertà d'azione, vi stabilissero un ospizio o collegio secondo il sistema di Don Bosco. L'elegante cappella fu condotta a termine, e con generosa gara, chi s'incaricò del magnifico altare tutto di marmo, chi del pulpito, chi delle campane, chi dell'harmonium, chi dei lampadari, ecc., tutti oggetti artistici nel loro genere ; solo mancava la solenne benedizione per inaugurarla al divin culto.

Dapprima si pensò ad una solennità piuttosto modesta, quale ce la permettevano le nostre deboli forze ; ma andò assumendo di poi da se stessa proporzioni tanto vaste, che noi medesimi ne maravigliammo.

I poveri figli di Don Bosco furono onorati in quest'occasione nientemeno che dalle primarie Autorità ecclesiastiche e civili di tutta la nazione.

Si cominciò con invitare come padrino della cerimonia il medesimo attuale Presidente della Repubblica, signor Luigi Saen Peña, e come officiante l'Arcivescovo di Buenos Aires; ed ambidue, al sapere di che si trattava, accettarono con effusione di cuore, riservandosi il diritto l'uno di portar seco tutta la famiglia, ed il secondo un Vescovo ausiliare con altri ecclesiastici. Al vedere sì facilmente ottenuto ciò che reputavamo quasi impossibile, ci trovammo non poco imbrogliati pel ricevimento ed ospitalità di così distinti personaggi ; e crebbe poi a dismisura il nostro impiccio, quando vedemmo tutta la stampa non solo della località, ma eziandio di Buenos Aires, occuparsi dell' assunto, e declinare i nomi dei governatori, ministri, generali, dottori, membri di associazioni, capi della squadra marina, direttori generali di scuole, giornalisti, ecc., ecc., che, attirati non sappiamo da che forza arcana, sarebbero venuti ad accompagnare il Presidente nella sua escursione e a prender parte alla nostra festa.

Allora fu un vero scompiglio. Come dare conveniente ospitalità a tante e così ragguardevoli persone? Il nostro Direttore, Don Michele Borghino, non si sgomentò ; e nell'attività che lo distingue provvide a tutto. - L'addobbo della città, l'alloggio del signor Presidente e comitiva , le varie spese di vitto e di viaggio furono addossate a diverse Commissioni di signori e signore che si tennero altamente onorati di prestare quel loro servigio ; noi altri poi ci demmo a sgombrare ogni più piccola stanza, portando tutti il nostro lettuccio chi in un canto , chi in un altro. Contammo le stanze libere. Erano sei, e sei appunto dovevano essere gli ospiti che avrebbero alloggiato in collegio. Ma le stanze, o meglio cellette, erano prive di ogni qualsiasi mobile, come lo esige la regola salesiana; dunque a girare, a cercare, a chiamare; ed in meno d'una giornata già avevamo dovizia di tappeti, cortine, scrittoi , sofà, seggioloni, lampadari, ecc. ; insomma tutto l'occorrente per trasformare la nostra povertà in qualche apparenza di lusso. E la musica? si disse. La nostra cantoria non è da occasioni così solenni, e poi una banda è essenzialmente necessaria : dunque scriviamo al buon Superiore di Buenos Aires, e venga tutta quanta la musica vocale e strumentale del nostro Collegio di S. Carlo. - Ma settanta persone di più da alloggiare per ben otto giorni non sono bazzecole; la casa è piena, in tutti i buchi v'è un letto, la cucina è piccola per tante bocche da musici... Ma la Provvidenza è grande, si osservò. Infatti la Provvidenza inspirò ad un ottimo signore di mettere a nostra disposizione una sala di negozio vuota e convertita in dormitorio capace di contenerli tutti. Altre persone c'inviarono generosamente materassi, brande, lenzuola , coperte, servizi da tavola, ecc.; e non mancò persino chi venne in pensiero di regalarci una buona quantità di polli e tacchini, merce cotanto rara per le povere marmitte salesiane.

In mezzo a tanto tafferuglio di preparativi, arrivò il giorno in cui doveva giungere da Patagones il nostro caro Monsignore. Era la prima volta che visitava Bahia, dopo il suo ritorno dall'Europa; e si trattava perciò di preparargli un ricevimento che corrispondesse alle esigenze tanto de' suoi meriti, come del nostro affetto per lui. Vi giunse col suo segretario D. Pirola otto giorni prima delle feste. Il primo incontro fu con tutti i nostri trecento ragazzi schierati, che gl'indirizzarono scuola per scuola rispettivamente un saluto ; e all'indomani poi si fece una piccola accademia in suo onore, alla quale presero parte tutte le persone più cospicue della città. Mons. Cagliero fu oggetto delle ovazioni e dei saluti più cordiali da parte di tutta la popolazione, che ammira in lui l'artista, l'apostolo e l'incarnazione dell' ideale di Don Bosco. Fu una festicciuola intimamente simpatica, dove anche i nostri ragazzetti riscossero vivi applausi per la loro felice riuscita nel disimpegno delle rispettive parti.

È noto che simili feste lasciano sempre una grande spossatezza in tutti coloro che vi devono prendere parte attiva; ma per noi il lavoro cominciava allora, e le feste non erano che al loro preludio. Dunque a lavorare. Qui s'improvvisa una cucina, là s'innalza un arco trionfale, uno prepara l'imbandieramento, un altro l'illuminazione, un terzo attende alle declamazioni e prepara nello stesso tempo il refettorio, lo stesso Monsignore addestra i ragazzi a baciare poi come si deve l'anello all'Arcivescovo... insomma fervet opus, tutto è vita e movimento.

Così passò veloce il tempo, ed arrivammo al giorno 12, in cui la locomotiva ci doveva portare i cari ospiti. Col treno delle 4 pom. dovevano giungere i musici e cantori del nostro Collegio di Buenos Aires, alla cui esclusiva disposizione aveva messo la Compagnia ferroviaria due splendidi scompartimenti-dormitorio di 1a classe; alle 9 poi della sera stessa avevano da arrivare in treno espresso Monsignor Arcivescovo, il Presidente della Repubblica e le alte dignità civili, militari ed ecclesiastiche. - Noi frattanto procuravamo di dimostrare la verità di quel detto : Motus in fine velocior; e quando il fischio del vapore ci annunziava il felice arrivo dei piccoli viaggiatori, lo accompagnammo con un profondo respiro di soddisfazione. Tutto era pronto ! Deo gratias!

Arrivo del Presidente della Repubblica e dell'Arcivescovo Mous. Aneiros.

Pochi minuti dopo, cominciavano allo scalo della ferrovia le strette di mano, i cordiali saluti, le evocazioni di care reminiscenze ; quindi al suono di una marcia trionfale, l' esercito dei piccoli artisti, dopo 130 leghe di viaggio, faceva il suo solenne ingresso in Bahia, fra la calca degli abitanti.

In questo frattempo succedeva cosa che non possiamo passare sotto silenzio. In una delle ultime stazioni, dove già sapevasi arrivato il treno presidenziale, Mons. Cagliero aveva avuto fin dal mattino la felice idea di mandare all'incontro degli illustri dignitari una rappresentanza del Clero e del Circolo Cattolico per salutarli rispettivamente a nome di dette Corporazioni, mentre un'altra deputazione di distintì signori doveva rappresentare il Municipio ed i cittadini. Or bene, i nostri due deputati, dopo avere ossequiato Mons. Arcivescovo, aspettavano come tutti gli altri il loro turno per essere ammessi alla presenza del sig. Presidente. Quando ad un tratto si apre uno sportello , vi s'affaccia il Direttore generale delle scuole, e dice ad alta voce: Ascenda prima il Sacerdote! Era questi il carissimo D. Pirola, segretario di Mons. Cagliero, che rappresentando al vivo nella sua picciolezza l'umiltà e la povertà salesiana, quasi scompariva tra la folla. Facendo allora un appello a tutta la sua sveltezza, non che a tutte le sue cognizioni diplomatiche , d'un salto fu nel carrozzone del Presidente, che si degnò intrattenersi con lui alcuni istanti, chiamando minute informazioni dei Salesiani, e rallegrandosi specialmente della pre-senza in Bahia di Mons. Cagliero. Di fuori intanto borbottavano, ma non furono introdotti finchè piacque al signor Presidente accommiatarsi dall'umile rappresentante dei Salesiani e dall'operaio cattolico che l'accompagnava.

Un altro fatto consimile che mette in chiaro i sentimenti cristiani del primo Magistrato argentino ebbe pure luogo nella funzione dell'arrivo. Erano le 9 1/2 di sera, quando gli illustri viaggiatori ponevano pie' a terra in mezzo agli evviva strepitosi di tutto il popolo affollato nella piazza della stazione; e dopo un viaggio penoso di circa 800 chilometri , tutti opinavano che si sarebbero immediatamente ritirati nei loro rispettivi appartamenti per riposare ; ma non fu così ; il Presidente aveva dato ordine che il corteggio si dirigesse alla chiesa. Colà dunque si diressero le folle entusiasmate, seguite da un'interminabile fila di carrozze di gala, tra le clamorose dimostrazioni che echeggiavano da ogni lato, gli allegri concenti delle bande musicali, e la splendida illuminazione di bengala che dava all'insieme un aspetto di gaiezza fantastica. Giunti alla porta dell'umile chiesuola, entrò primo l'Ecc. Mons. Arcivescovo che fece l'aspersione di rito, ed in seguito il sig. Presidente accompagnato dalla sua degna consorte e dalla figlia. Dietro lui venivano gli altri illustri dignitari in confusa mescolanza, e per ultimo il popolo che alla prima filata riempì letteralmente il sacro recinto.

I bravi musici e cantori del nostro Collegio di S. Carlo diedero allora la prima prova della loro perizia, eseguendo maestrevolmente il celebre Benedictus a voce di tenore e basso con cori del Maestro Madonno, che fece dimenticare per un istante ai cari ospiti la stanchezza del viaggio. Poscia Mons. Aneiros ascese a lato del Tabernacolo e con voce commossa intonò il Sit nomen Domini, descrivendo la croce di benedizione sopra il capo dei magistrati e del popolo che l'attendevano prostrati in ginocchio. Fu solamente dopo aver compiuto quest' atto d'intima pietà, e dopo aver dato questo sublime esempio al suo popolo, che il signor Presidente si decìse ad ascoltare i discorsi di complimento, per ritirarsi più tardi a riposare.

I due giorni seguenti, 13 e 14, furono impiegati dagl'illustri forestieri nel visitare la città, il porto, la baia, le linee ferroviarie, gli edifizi e stabilimenti pubblici, ecc., per farsi un'idea d'ogni necessità e deficienza, e potersene occupare nel prossimo periodo legislativo. La sera poi d'ambi i giorni , come per riposare delle loro escursioni, assistettero al piccolo trattenimento accademico musicale, che i nostri giovanetti e le ragazze delle Suore dedicarono nei rispettivi istituti al signor Presidente ed all'Ecc.m° Arcivescovo. I piccoli attori non vennero meno un solo istante alla fama che già si sono acquistata nel pubblico di notabili artisti in erba ; prova ne furono gli effusivi elogi e felicitazioni, di cui largheggiarono tutti , specie il signor Presidente.

Solenne inaugurazione della nuova Chiesa e Collegio.

La benedizione della nuova chiesa aveva avuto luogo privatamente, e tutti gli sforzi furono concentrati e diretti a procurare che la festa d'inaugurazione fissata per la domenica venisse coronata da una splendida riuscita.

E qui lascio la parola al giornale della città, dalla cui descrizione tolgo quanto segue : « Pochi minuti dopo le 11 antimeridiane del giorno di Domenica, il sig. Presidente della Repubblica, accompagnato dalla sua numerosa e scelta comitiva e seguito dalla scolta presidenziale , penetrava nel Tempio della Pietà, sotto le cui vòlte s'era già affollato un mondo di gente ; quivi era la parte più distinta della società. Cento uomini del 10° reggimento di linea, colla rispettiva banda, stavano schierati sulla strada di fronte al tempio.

Non vogliamo qui descrivere questo bellissimo monumento, perchè già fu ammirato da migliaia di visitatori, e qualunque descrizione che ne facessimo risulterebbe incompleta. Lì si vede una severità inappuntabile unita alla più squisita bellezza di proporzioni.

Immediatamente i sacri ministri salirono all'altare, e diedero principio alla solennissima Messa pontificale, officiata dall' Ecc.mo Mons. Giov. Cagliero, Vescovo titolare di Magida, e servita da distinti sacerdoti. Il lato sinistro era occupato dall'Ecc.m° signor Arcivescovo di Buenos Aires, dall'Ecc.m° Vescovo Ausiliare Mons. Espinosa e da un famigliare; alla diritta stava il Vescovo celebrante e gli altri sacerdoti. Il Presidente coi ministri, governatori e dodici generali formavano una lunga fila che misurava tutta la lunghezza della nave, e dirimpetto a quella schieravasi un'altra fila consimile formata dall'elemento civile. La banda ed i cantori del Collegio Salesiano di S. Carlo eseguirono una Messa di stile veramente religioso; parevano involgere nelle loro armonie le cose della terra per innalzarle fino al coro degli angeli. Persone intelligenti, e fra quelle il medesimo Presidente, assicurarono che neppure nella cattedrale di Buenos Aires s'odono Messe più solenni e meglio eseguite. Quantunque profani, abbiamo apprezzato la sicurezza, la precisione e la disinvoltura con cui, musici e cantori, disimpegnarono le loro parti; parevano maestri sperimentati, benchè quasi nessuno toccasse i 17 anni.

» Il R. P. Gesuita, Camillo Giordano fu eloquentissimo. Con elegante fraseggiare e con forti ed appropriati argomenti ci ha dimostrato la necessità delle case del Signore. Che sarebbe dei ricchi, dei potenti, di quei che cercano solo di godere sulla terra, se i poveri che soffrono e piangono non avessero un tempio per inspirarsi alla rassegnazione per mezzo della fede, contemplando le piaghe del Redentore aperte dall' amore a' suoi fedeli ? Solo la Religione può contenere i disordini e gli eccessi. Parlò quindi della bella armonia che deve sempre regnare tra la mitra e la banda bianco-celeste , fra la Chiesa e lo Stato, e finì per implorare le celesti benedizioni sopra l'Arcivescovo e la Chiesa argentina, sopra il Presidente e la nazione, sopra i magistrati e le leggi , sopra i generali e l'esercito, sopra governatori e popoli. Una speciale benedizione chiamò poi al sommo Iddio per i generosi oblatori e per la Congregazione Salesiana, chiamata a salvare tante anime in quel tempio ed a ricoverare tanta gioventù abbandonata in quell' Ospizio. - Finita la Messa, la comitiva presidenziale passò al Collegio contiguo, dove il notaio lesse ad alta voce la scrittura di donazione che firmarono i due consorti d'Abreu, il Presidente, l'Arcivescovo, Mons. Cagliero , Mons. Espinosa, le due prime Autorità di Bahia ed il notaio. - Poscia il signor Presidente prese la parola e disse che si teneva altamente onorato di sottoscrivere quel documento, perchè con chiese, collegi ed ospizi si fanno grandi i popoli. Lodò la generosità dei fondatori della nuova chiesa, e si congratulò con Mons. Cagliero del regalo che in suo nome si faceva alla Società di Don Bosco, a cui la Repubblica intera doveva già tanti benefizi. La bella improvvisazione riscosse nei presenti fragorosi applausi; dopo di che il Presidente medesimo , accompagnato dalla sua degna consorte, distribuirono medaglie commemorative dell'atto. »

Le nostre feste dovevano seguitare all'indomani collo stesso splendore e solennità ; ma i nostri illustri ospiti non potevano fermarsi più a lungo tra noi, e la mattina del lunedì ripartirono per alla volta della capitale, dopo le cerimonie di commiato, dove si ripeterono con effusione di cuore le proteste di completa soddisfazione, le vive congratulazioni, le promessa di generosi soccorsi; tuttociò in mezzo alle festose acclamazioni di ripetuti evviva, ed alle armonie dei musicali strumenti. Non per questo furono però sospese le sacre funzioni del programma; ed all'ora indicata, pieno il tempio un'altra volta di fedeli, il Rev. D. Celestino Pirola cantava con robusta voce la seconda Messa solenne, cui tornavano a rispondere le voci argentine dei figli di Don Bosco, con le note brillanti del M. Lucchini. Tutto il popolo si beava in quella soavità di musica, che a noi ricordava le belle e divote funzioni dell'Oratorio di Torino.

Era questa la funzione che doveva por termine a tutte quante le feste ; era perciò naturale che il nostro capo, Mons. Cagliero rivolgesse la parola al pubblico. Così fece, e coll'abilità ed entusiasmo che lo distinguono. Dopo d'aver ringraziato i due consorti d'Abreu a nome di D. Bosco e dei Salesiani, si rallegrò di vedere che anche in mezzo alle immense solitudini della Pampa avesse il Signore un tempio dove fissar sua dimora con noi ; mentre finora andò errando col Missionario ed abitando sotto le sue povere tende, in tentoriis. Vaticinò a Bahia Blanca un progresso non lontano, ed all'Ospizio di recente inaugurato un avvenire importantissimo. - La circostanza di trovarsi situato nei sobborghi della città gli porse il destro di farne un parallelo coll'Oratorio di Torino, col Collegio d'Arti e Mestieri di Buenos Aires e coll'Ospizio di San Paolo nel Brasile, che, costrutti da principio in paraggi pressochè disabitati, divennero in poco tempo centrali e frequentatissimi ; salutava quindi le future falangi di giovanetti che avrebbero trovato in quell'asilo ricovero e salvezza.

Fausti presagi per la città di Bahia Blanca.

E Monsignore, nella pratica estensione delle sue viste, parlava con conoscenza di causa ; infatti, poco dopo la visita presidenziale, tutta la stampa di Buenos Aires trattò in lunghi articoli dell'importanza primaria di questa città. - Fu chiamata la futura Liverpool della Repubblica argentina ; si trattò di stabilire all'entrata della sua bella e comoda baia il porto militare, che ne farebbe come la Spezia della nostra Italia; si conchiuse essere necessario di condurre a termine la linea ferroviaria che deve metterla in comunicazione con tutte le provincie dell'interno e col Chilì ; ed allora che avvenire per Bahia, come punto strategico e commerciale ! Situata nel centro della costa Argentina e press'a poco alla stessa latitudine del porto militare della nazione rivale, farebbe equilibrio alle sue forze navali , potendosi di qui far pervenire in poco più di 24 ore forze marittime e terrestri a qualunque punto della Repubblica. Come centro commerciale poi verrebbe ad abbracciare una immensa zona produttiva, e diventerebbe senza dubbio emula, se non superiore, alla stessa Buenos Aires, per moltissime ragioni di preminenza; come sarebbero la maggior comodità di affluenza e d'imbarco per le merci in più breve spazio di tempo e con minor dispendio di danaro, la maggior facilità che presenta per l'entrata ed uscita dei bastimenti, e persino, ciò che parrebbe assurdo a prima vista, un abbreviamento notabile di viaggio ; poichè dall'altezza, in cui deve collocarsi un bastimento per imboccare il Rio della Plata, v'è assai più distanza a Buenos Aires che a Bahia (1). Tutte queste ed altre consimili ragioni, come sarebbe l'idea non del tutto irrealizzabile di costituirla capitale della Provincia, ci fanno sperare con qualche fondamento non solo nella possibilità, ma ben anche nella realtà d'un futuro progresso materiale per la nostra piccola città; ed è per questo che ci adopriamo ancor noi di stabilire profonde basi ad un altro progresso mille volte più importante, e senza del quale non è possibile ogni qualsiasi progresso, il progresso religioso e morale della futura popolazione, la gioventù!

II nostro amatissimo Monsignore, prima di restituirsi alla vicina Patagonia, volle stare ancora con noi otto giorni e li impiegò a dettare col suo segretario un triduo di spirituali esercizi ai 600 alunni del nostro Collegio ed a quello delle Suore di Maria Ausiliatrice.

Ora, grazie a Dio , le nostre feste sono finite con generale soddisfazione , e noi ritornando alle nostre normali occupazioni, innalziamo un inno alla pietosa Provvidenza che ci ha protetto e protegge sempre tanto visibilmente, servendosi come strumento dei nostri buoni Cooperatori ; e siamo intimamente persuasi che, se oggi ci ha regalato un tempio ed un Ospizio, che risponde appena appena agli attuali bisogni, domani, quando questi bisogni aumentino, saprà inspirare ad altri generosi che vengano in nostro aiuto, o coll'influenza del potere o coi capitali delle loro fortune.

Ma basta per ora, giacchè m'accorgo d'avere omai oltrepassato i limiti d'ogni brevità. Alias, alia. Riceva, Rev. Padre, i saluti dei suoi figli di Bahia Blanca, e benedica questo

Suo figlio in G. C. Sac. CARLO DALL'ERA.

(1) La situazione geografica di Bahia Bianca è la seguente: 62° long. Ovest Mer. Greenwich 39° lat. Sud -   - a metri 14.83 di elevazione sopra il livello del mare.

I PROGRESSI DELL'OPERA SALESIANA NELLA CAPITALE DEL CHILI'

Ci scrivono da Santiago questa lettera che noi riproduciamo ad edificazione de' nostri Cooperatori

Santiago, 11 Luglio 1894.

STIMATISSIMO SIGNORE,

Fino ad ora il Bollettino Salesiano ha pubblicato assai poche notizie riguardanti questa Casa, chiamata prima « Asilo de la Patria » ed ora « Talleres Salesianos de Nuestra Señora del Carmen ». In poco più di due anni trascorsi dalla sua fondazione ha fatto grandi progressi : forse maggiori di qualunque altra fondazione analoga nell' America del Sud. Lavorano attualmente nei laboratorii di questa casa 200 giovani e circa 30 maestri; più della metà del lavoro si deve respingere per la troppa abbondanza.

Anche la nostra bella chiesa ha fatto un passo avanti, ed è appunto sopra ciò che vorrei occupare brevemente l'attenzione sua.   '

Il giorno 17 dello scorso mese di giugno celebrammo la festività della nostra Madre Ausiliatrice , non tanto solennemente come si fa costi , ma certo nel miglior modo che per noi si sia potuto. In tal giorno inaugurammo un bellissimo quadro di Maria Ausiliatrice, ed un nuovo altare maggiore in marmo; l' uno e l' altro costano 16 mila lire incirca.

È da notare che il quadro , il quale uguaglia in grandezza ed in bellezza quello di Torino , fu tutto pagato con offerte fatte alla Vergine per grazie ricevute. Maria Ausiliatrice volle pagare Essa il quadro in Santiago, come lo aveva pagato in Torino l'anno 1868. - Varii signori e signore delle più cospicue famiglie di questa caritatevole città vollero onorare di loro presenza la nostra festa, e nella loro generosità non dimenticarono i nostri poverelli. Le spaziose gallerie del tempio erano occupate dai convittori del collegio, più da quelli del collegio di Valparaiso e del Patrocinio di S. Giuseppe, formando un bel numero di cinquecento alunni Salesiani. Non mancavano per certo le Figlie di Maria Ausiliatrice delle due Case esistenti, con una parte delle loro numerose . alunne. Le unisco un articolo del miglior giornale cattolico del Chili e la prego a volerlo inserire nel Bollettino Salesiano.

Mi permetta aggiungere, prima di finire, che alcuni mesi or sono abbiamo ricevuto una novella prova della bontà dell' Illustre Prelato che governa questa Arcidiocesi. Mons. Casanova, che predilige i figli di Don Bosco, e loro affidò la direzione del vasto Collegio detto « Patrocinio di S. Giuseppe » che novera al presente 200 allievi studenti interni.

Quell'anima santa che fu Don Biagio Cañas, il Don Bosco di questa città, che fondò quest'istituto, avrà sorriso dal Cielo al veder compiuto il sogno dei suoi ultimi anni.

In questa cattolica Nazione regna un grande entusiasmo per le Opere Salesiane , a tal punto che se la scarsità del personale non fosse un ostacolo insuperabile, potremmo anno per anno duplicare le nostre scuole e i nostri laboratorii.

Il nostro Direttore D. Domenico Tomatis partirà per l'Europa verso il fine del mese; lo lascino ritornare presto accompagnato da un buon numero di maestri, ed i nostri Superiori non avranno mai a pentirsi di essere stati generosi verso il Chili, dove D. Bosco ed i suoi figli sono già tanto conosciuti ed amati.

Termino la presente per non abusare della sua bontà e salutandola con affetto mi dichiaro

Suo aff.mo figlio Sac. GIOVANNI FOSSATI.

Ecco ora l'articolo del giornale El Porvenir del 21 giugno intorno alla Solenne inaugurazione dell'altare di Maria Ausiliatrice nella Chiesa della Gratitudine Nazionale

In mezzo al tumulto ed all'agitazione di contrarii interessi materiali, tra l'egoismo che il lusso genera, la fede che se ne va e la corruzione che c'invade, consola vedere gli sforzi e l' entusiasmo messo in opera dai buoni per trarci sulla via del bene.

Con questo fine i Rev. Sacerdoti Salesiani hanno inaugurato in questi giorni nella Chiesa della Gratitudine Nazionale un grandioso quadro di Maria SS. Ausiliatrice, sotto il cui patrocinio sono collocato tutte le Case ed Opere Salesiane , tanto da potersi dire che, se Don Bosco fu l'apo stolo di Maria Ausiliatrice questa è la fondatrice e propagatrice di tutte le Opere Salesiane. Tutti, cattolici ed indifferenti, ammirano gli innumerevoli prodigi di carità, di virtù e d'ingegno realizzati da quell'infaticabile apostolo della gioventù, che tutti conosciamo sotto l' umile nome di Don Bosco, il quale oggi è simbolo di carità , di annegazione e d'eroismo. Or bene a quanti cercavano conoscere il segreto della sua prodigiosa attività e sorprendente fecondità di opere umanitarie, egli rispondeva : Maria Ausiliatrice è quella che fa tutto. Ed eccovi spiegato lo sviluppo straordinario delle Case Salesiane nel Chilì , sopratutto in Santiago, dove due anni appena di tempo bastarono a dar vita a numerosi laboratorii per molteplici industrie, sostenuti con splendore ogni dì crescente.

Ottimamente fecero il Rev. D. Domenico Tomatis e gli altri suoi confratelli in adoperarsi ad elevare nel tempio della Gratitudine Nazionale un altare che ne fosse simbolo, dedicato a Maria Aiuto dei Cristiani, che sembra esserlo in special modo pei figli del Chili.

Sarebbe qui opportuno narrare i sacrifici fatti dai Salesiani per riunire i 16 mila franchi, valore del quadro e dell'altare , ma diremo solamente come Maria venisse loro in aiuto. La pietosa e rispettabile signora Domitilla Silva di Gomez, affine di ottenere la guarigione da una tenace e penosa infermità di sua figliuola Maria Luigia , ne chiese la grazia a Maria Ausiliatrice, ed ebbe la sua figlia perfettamente sana in pochi giorni, con meraviglia di quanti la videro guarita, avendola conosciuta inferma durante cinque anni. Riconoscenti per la grazia ricevuta, la Maria Luigia è novizia tra le Suore di Maria Ausiliatrice, e la madre mantenne la promessa di adoperarsi per vederne compiuto il bellissimo quadro.

L' altare consta di due corpi: una grandiosa tela opera dell'eccellente artista nazionale Pietro L. Carmona, rinchiusa in una preziosa cornice di forma gotica ornata e dorata con isquisita eleganza ; le dimensioni del quadro sono di metri 9, 30 per 6, 30, maggiore di quanti si trovino nelle chiese del Chilì. Le persone intelligenti che ammirarono il quadro del Lorenzoni in Torino, non san discernere l' originale dalla copia , talmente è questa perfetta e felice. Il secondo corpo è formato dall'altare di marmo a varii colori , semplice, ma bello ed elegante.

Sono grandemente meritevoli della nostra gratitudine i buoni Salesiani che abbandonarono patria e famiglia per venire a noi, portandoci sotto del loro umile manto non la pace o la guerra, come gli ambasciatori di Cartagine, ma la virtù, il lavoro produttivo, il loro esempio e la loro parola, e sopratutto l'Aiuto di Maria.

Il primo a compiacersi di tali singolari benefici fu il nostro degnissimo Arcivescovo, il quale si affrettò a solennizzare con la sua presenza la consolante funzione, benedicendo il quadro di Maria ed assistendo in cappa magna alla Messa cantata.

Questa poi lascierà un ricordo imperituro ; ci pareva udire uno di quei magnifici cori che dalalto della Cappella Sistina riempiono il cuore di una celeste pace colla dolcezza delle loro armonie. Quanta pazienza impiegata dai Salesiani per concertare tante voci ! e quanto volte all' udirne la soavità gli occhi riempivansi di lagrime ! Alcuni credettero che vi fossero artisti da teatro, altri assicuravano che varie parti furono cantate da giovanette. Nulla di ciò ; tutto era colà salesiano; la Messa di Mons. Cagliero, i Sacerdoti che la dirigevano ed eseguivano, i cori dei giovanetti che cantavano, poveri contadinelli trasformati colla pazienza in giovani artisti. E l' orchestra ? direte voi : un harmonium e varii strumenti della medesima banda formata coi giovani del collegio. - Qual cattolico, che dico, qual chileno negherà il suo obolo ad un' opera tanto civilizzatrice, tanto grande e cristiana ?

In nome dei Rev. Salesiani ringraziamo i signori Padrini e Madrine e tutte le persone che colla loro presenza, con le loro limosine e servigi cooperarono allo splendore di questa festa , come avevano cooperato alla costruzione del gran quadro e dell' altare di Maria Ausiliatrice. Ringraziamo in particolar maniera il Rev. Padre Marquez del S. C. di Maria che con parola armoniosa e chiara , con stile semplice ed elevato provò che in ogni tempo Maria fu l'Aiuto dei Cristiani, e in modo speciale dei Chileni.

Il sunnominato nostro Missionario D. Domenico Tornatis, dopo diciannove anni di apostoliche fatiche in quelle lontane regioni , il giorno 4 di settembre u. s. giungeva all' Oratorio di Torino cordialmente ricevuto dai nostri Superiori ed allievi. Presentemente occupato nel dettare Esercizi spirituali nelle varie Case Salesiane , ripartirà ai primi di novembre accompagnato da un numeroso stuolo di Missionari Salesiani che andranno ad accrescere il numero di quelli che già lavorano nel Chilì.

Pei lebbrosi di Agua de Dios. - Nell'aprile e maggio scorsi, mentre Don Unia stava ancora a Torino, andò ad Agua de Dios Don Evasio Rabagliati, Superiore della Casa Salesiana di Bogotà , per dare una Missione e dettare il mese di Maggio a quei poveri lebbrosi. Il tutto riuscì con grande soddisfazione per parte dei lebbrosi e per parte dei missionari. Durante la Missione vi furono 2000 comunioni e nella novena e festa di Maria Ausiliatrice 1200. La popolazione del Lazzaretto presentemente monta a 2000 persone : gli attaccati dalla lebbra sono 800 , tra i quali da due anni a questa parte fanno prodigi di carità e di vero eroismo le venerande Suore della Carità.

Per gli Indii della Colombia. - I giornali dell'America del Sud annunziano come i Salesiani della Colombia incominceranno di questi mesi ad inoltrarsi tra gli Indii di quella Repubblica. Noi raccomandiamo quindi alle preghiere dei nostri lettori il buon esito di questa nuova Missione, che era già da molto tempo desiderata dall' Arcivescovo di Bogotà e dal nostro Rev. Superiore D. Rua.

* *

Una testimonianza ufficiale. - Il Governatore del Territorio del Rio Negro , (Patagonia) , sig. Dott. Felix Benavidez , in una memoria presentata sul principio di quest'anno all' Ecc. Ministro degli Interni della Repubblica Argentina , parlando dell' istruzione pubblica di quel territorio , dice come « essa non è abbandonata , mercè il grande aiuto apportato dall' Istituzione Salesiana , i cui Sacerdoti inculcano ai fanciulli ed agli adulti , colla Fede Divina , i principii d'una morale e civilizzatrice istruzione. »

E ad incoraggiamento dei Salesiani e delle Suore di Maria Ausiliatrice, egli fa passare in rassegna quello che i detti Salesiani e Suore di Maria Ausiliatrice vanno facendo colle Chiese , Scuole e Laboratorii in Viedma, Patagones, Pringles, Conesa, Choele-Choel, Roca e Chosmalal. Otto cappelle sono aperte al divin culto in quel territorio, nove ospizii, ed un ospedale; e poi vi sono vari Sacerdoti ambulanti , che vanno a dar Missione nei centri abbandonati.

Una visita alla Scuola Agronomica di Uribelarrea. - Scrive un signore in data del 16 giugno al Cristoforo Colombo di BuenosAires: « Ho visitato ieri la colonia agricola affidata ai Salesiani presso Buenos Aires dal sig. Michele di Uribelarrea. Quantunque non sia che in embrione quell'opera, sono rimasto però realmente sorpreso nel vedere sei paia di buoi , che tiravano sei aratri guidati da giovinetti, che con una serietà e gravità straordinaria rompevano il terreno e tiravano dei solchi passabilmente diritti. Uno di essi, che seppi poi chiamarsi Garay, si distingueva fra tutti , e pareva un vecchio agricoltore , tanta era la sua attenzione nel fare bene il suo lavoro. Il sig. Uribelarrea, accompagnato da vari signori, osservava da lungi con compiacenza lo spettacolo grato del lavoro dei fanciulli, e alfine esclamò : Spero di vedere fra breve cinquanta aratri e non sei solamente, guidati da quei cari fanciulli che fanno tanto onore ai loro maestri. - Fanno certamente opera più utile quelli che formano degli agricoltori intelligenti, che non coloro che fanno dei politicanti o degli empleomani.

L' isola Dawson. - Un giornale chileno parla dei grandi progressi che fa la Missione Salesiana nella Terra del Fuoco e specialmente nell'isola Dawson conceduta per vent'anni a Don Giuseppe Fagnano , Prefetto Apostolico. Vista dalla baia , la Missione presenta l' aspetto di un paesello. Vi è una cappella, una gran casa, dove sono radunati gli Indii, dove sonvi le scuole pei ragazzi e le ragazze, ed i laboratorii per insegnare i differenti mestieri ai giovani Indii , tra i quali si è già formata una piccola banda di musica. Le scuole per le fanciulle sono dirette dalle Suore di Maria Ausiliatrice.

A Lima, accanto all' Oratorio festivo diretto dai Salesiani , di quest' anno si è pur dato principio anche ad un Ospizio pei fanciulli poveri ed abbandonati.

I Salesiani nella Bolivia? - Mentre il giorno 5 di agosto nel collegio S. Carlo di Almagro a Buenos Aires si celebrava una solennissima festa, coll' intervento delle LL. EE. RR. M. Aneiros , Arcivescovo di quella città, Mons. Espinosa, Mons. Lasagna, Mons. Echague, il Presidente della Repubblica Argentina, il Console del Brasile, varii altri illustri signori ed una buona rappresentanza di Antichi Alunni di quel Collegio, D. Costamagna, Ispettore delle Case Salesiane dell'Argentina riceveva la seguente lettera di S. E. il Presidente della Bolivia

Cochabamba, 11 Luglio 1894. Mio caro amico,

Nella mia convalescenza da una lunga infermità , che mancò poco mi depositasse all' altra sponda , ho ricevuto la sua molto gradita del mese di maggio; in risposta debbo darle la gratissima notizia che, grazie ai suoi buoni uffici in primo luogo, a quelli del Delegato Apostolico in Lima, Mons. Macchi, e di altri amici, mi son messo in relazione coll'ottimo sig. D. Rua che mi aiuta e mi offre di mandarmi i Salesiani in novembre. La mia malattia ha interrotte le trattative già rinnovate; ho mandato un progetto di contratto, autorizzazione per le spese ecc. ecc. Credo che potrò presentarle fra breve due o tre semenzai. Del che sia benedetto Iddio ed anche S. S. Leone XIII che mi ha da aiutare col suo augusto intervento.

La mia scrittura è brutta, e pessima nella convalescenza ; ma con lei non posso impiegare segretario.

Preghi per me, Padre, ed una buona stretta di mano amica dal suo aff.mo

MARIANO BAPTISTA.

Una retribuzione. - Togliamo dalla Patria di San Paolo nel Brasile il seguente comunicato

Ministero degli Affari della guerra-Rio Janeiro. 2 di Maggio 1894.

Signor Comandante della Divisione delle Operazioni Militari in Nictheroy.

Considerando che i Rev. Padri Salesiani , subito al principio della rivoluzione , che per sì lungo tempo afflisse la nostra patria , cedettero spontaneamente e senza interesse il loro Collegio di Santa Rosa, affinchè vi fosse installato un ospedale per ricevervi gli eroici difensori della Repubblica e avendo in grande considerazione gl'indimenticabili e segnalati servigi che quei virtuosi sacerdoti prestarono in giorni sì funesti, soccorrendo gl'infermi , non solamente con le consolazioni della Religione, della quale sono degni ministri , ma eziandio colle sollecitudini , le cure ed altri benefizii materiali che la carità inspira, il signor Maresciallo Vice-Presidente della Repubblica decreta che dalla Cassa Militare costì esistente sia consegnata al Superiore del detto Collegio la somma di dieci contos de reis , in nome della gratitudine nazionale verso di quell'Istituto di educazione, che tiene aperte le sue porte all' infanzia poco favorita dalla fortuna, e che, a titolo di carità, imparte l' insegnamento a molti giovanetti. Salute e fraternità.

BIBIANO SERGIO MACEDO da Fontoura Costallat.

Comando della Divisione delle Operazioni Militari in Nictheroy, 4 Maggio 1894.

Al Rev. Padre Superiore del Collegio de' Salesiani in Santa Rosa.

Dominato dal più vivo sentimento di gratitudine, vi notifico che con Avviso del Ministero della Guerra de' 2 del corr. mese, mi fu dichiarato che il Maresciallo Vice-Presidente della Repubblica, prendendo in considerazione che subito al principio della rivoluzione cedeste spontaneamente e senza interesse il vostro stabilimento collegiale, perchè ivi fosse installato un ospedale per ricevervi i difensori della Repubblica, e dando la maggior importanza ai servigi indimenticabili e segnalati che prestaste agli infermi in giorni sì funesti, non solo con i conforti della Religione, della quale siete degni ministri, ma eziandio con le sollecitudini, colle cure e benefizii che la carità inspira , determinò che la Cassa Militare di questa Divisione vi consegnasse la somma di dieci contos de reis, la quale rappresenta un soccorso dato in nome della gratitudine nazionale al vostro Istituto di educazione, che tiene aperte le sue porte all'infanzia poco favorita dalla fortuna, impartendo gratuitamente l' insegnamento a molti giovanetti.

» Testimone oculare della carità evangelica che, come Ministri della più sublime delle Religioni, quella che ha per base l' amore al nostro prossimo, dispensaste a coloro che, combattendo per una causa giusta e santa , caddero vittima del dovere ; ed essendo stato io stesso fra i capi dei valorosi difensori di questa città , quello a cui toccò più da vicino ammirare la vostra amorosa sollecitudine nel lenire i dolori dei nostri fratelli, che in cotesto santuario di provate virtù trovarono alle ferite del corpo il lenitivo, che somministra la scienza coltivata da coraggiosi apostoli, come per le amarezze dei loro cuori la consolazione e il balsamo che arreca la parola addolcita dalla più sublime rassegnazione ; comprenderete facilmente la giusta ambizione che io provo in questa occasione, comunicandovi l' atto col quale il Governo del mio paese dà al mondo intiero la più solenne testimonianza de' suoi sentimenti verso quelli che cooperarono all' esaltazione e felicità della Nazione, della quale è rappresentante.

Furono dati gli ordini necessarii, perchè a voi o alla persona da voi competentemente autorizzata innanzi alla Cassa Militare, situata lungo la spiaggia di Jcarahy, sia consegnata la somma predetta. Salute e fraternità.

FRANCESCO DI PAULA ARGOLLO

Generale di Brigata »

Ci rallegriamo sommamente nel vedere che il Governo Federale riconosce con atto pubblico gl' importanti servigi prestati dai Sacerdoti cattolici in epoca assai calamitosa.

MONSIGNOR LEONE FEDERICO ANEIROS Arcivescovo di Buenos Aires

L'Arcidiocesi di Buenos Aires nell'Argentina piange inconsolabile la perdita del venerato suo Pastore. Il virtuoso, l'invitto MONS. LEONE FEDERICO ANEIROS, la notte dal 3 al 4 settembre, veniva quasi improvvisamente da Dio chiamato a ricevere il premio delle sue apostoliche fatiche. La morte venne a lui a guisa di un ladro, come dice il S. Vangelo, ma lo ha trovato vigilante. La sua vita infatti fu ripiena, fino all'ultimo de' suoi giorni, di opere sante, tutte dirette alla maggior gloria di Dio ed alla salute delle anime. Per restringerci solamente ai ventiquattro anni, dacchè prese a reggere la vastissima Diocesi di Buenos Aires, diremo come egli compì più e più volte la visita pastorale e dovunque apriva una Missione, in cui egli era sempre il primo a predicare, infaticabile nel tribunale di penitenza, dolce e forte in correggere, prudente ed illuminato nel consigliare, accessibile per tutti, amabile, famigliare specialmente coi fanciulli, cui voleva un gran bene, caritatevole coi poverelli e generoso oltre ogni dire egli insomma si era fatto tutto a tutti per guadagnare tutti a Cristo. Di lui si può veramente dire che morisse sulla breccia, giacchè negli ultimi mesi precedenti manifestava uno zelo, un'attività sorprendente nel predicare, senza tregua, qua e colà, missioni, una delle quali ebbe termine colla fine di agosto.

Mons. Aneiros, figlio ossequentissimo al Sommo Pontefice, riceveva sempre le decisioni di lui coi sensi della più sincera sudditanza, le commendava con opportuni riflessi, e poi s'adoperava a tutt'uomo e colla voce e coll'esempio, perchè ovunque e da tutti fossero accolte con venerazione ed osservate con esattezza. In tempi tristi ebbe a sostenere terribili lotte anche per tutelare l'onestà e la giustizia in quella Repubblica e non amareggiare il cuore del Papa.

Riguardando negli Ordini, nelle Congregazioni religiose altrettante fortezze o scòlte per la Chiesa, lo zelante Arcivescovo di Buenos Aires durante il suo lungo governo procurò che molte se ne introducessero nella sua Diocesi, e di tutte egli fu sempre promotore e protettore caldissimo.

A lui poi si dove in modo speciale l'evangelizzazione della Patagonia per mezzo dei Salesiani. Quando fu a Torino, nel giugno 1877, ci contava come, prima ancora che il nome di Don Bosco fosse noto nell'America, il suo antecessore aveva veduto in sogno una falange di generosi che, varcando l'oceano, s'avanzavano in quella Diocesi a prendersi cura dei fanciulli ; ed esprimeva la sua grande consolazione , perchè fosse toccato a lui la realtà di un sì bel sogno. Ed infatti fa dopo sue replicate istanze che il S. Padre Pio IX dava ordine ai figli di Don Bosco di andare nell'Argentina , dove in Mons. Aneiros trovarono sempre un benefattore insigne, un caro amico, un padre tenerissimo ; fa col suo appoggio e favore che nell'Argentina i Salesiani e le Suore di Maria Ausiliatrice s'estesero tanto da numerare più di venti case; e fu in seguito a sua domanda che D. Bosco inviava i Salesiani nella Patagonia ed il S. Padre Leone XIII vi erigeva il Vicariato Apostolico nel 1883.

Il nome di Mons. Aneiros va quindi inseparabilmente legato alle Missioni Salesiane, come quello del loro iniziatore e del loro più grande promotore. La sua morte però ha gettato nel lutto tutta la Pia Società Salesiana, e specialmente quella numerosa schiera de' suoi membri che lavorano nell'America. Ecco la lettera che ci recava il doloroso annunzio

AMAT.mO E REV.mO SIG. DON RUA,

Buenos Aires, 4 Settembre 1894.

All' albeggiare di questo giorno, una funestissima inaspettata notizia veniva a gettarci nel più profondo dolore. Il nostro incomparabile benefattore, il venerato padre dei Salesiani dell'Argentina, l'Ecc.mo e Rev.m° Arcivescovo di Buenos Aires, Mons. Leone Federico Aneiros, la notte scorsa venne improvvisamente rapito dall'Angelo della morte.

Questa catastrofe ci ha tanto più commossi, quanto meno era aspettata. Il venerando nostro Pastore nello scorso mese prese parte, con le LL. EE. RR.me Mons. Espinosa e Mons. Lasagna, alle belle feste che gli Antichi Alunni del nostro Collegio di S. Carlo celebrarono in onore dell'antico loro Direttore. Dopo d'allora non si seppe alcuna notizia che facesse temere tanta sciagura. Anzi, fino alle 10 1/2 pom. di ieri pareva che Monsignore stesse bene; ma, mentre si coricava, fu sorpreso da un attacco al cuore così violento che in pochi minuti spense quella preziosa esistenza. Lo stesso Mons. Espinosa, che trovai or ora nella Curia , mi narrò come appena ebbe tempo dì accorrere e prestargli gli estremi conforti religiosi, assistendolo pure la pietosa sua sorella molto attempata, che con lui condivise per tutta la vita le opere di carità e di religione, come una delle sante donne che seguivano gli Apostoli o come una sorella di Lazzaro.

Monsignor Aneiros aveva 68 anni di età, dei quali 24 passati nelle cure pastorali di questa vastissima Archidiocesi. Pieno di apostolico zelo, spese tutta la vita nel far conoscere ed amare Iddio e nell'estendere il suo santo regno. Solamente il venerdì ultimo dello scorso agosto era ritornato dalla Missione di Bragado, popolazione importante della provincia di Buenos Aires, ed il 30, giorno di Santa Rosa, aveva predicato per ben un'ora con ammirazione di tutti.

Una delle glorie più pure di Mons. Aneiros, e da tutti riconosciuta, è quella di essere stato benevolo protettore e promotore di tutte le Congregazioni religiose, che ebbe la bella sorte d'impiantare e veder fiorire durante il suo lungo governo. Quanto a noi, ella sa , amatissimo Padre, quanto ha fatto per averci in questa Repubblica, per affidarci la gioventù di questi paesi, per evangelizzare la Patagonia. Le è noto quanta venerazione avesse per Don Bosco, che volle personalmente visitare ed ossequiare nella sua pellegrinazione a Roma ed a Torino nel 1877; le è noto poi dalle nostre corrispondenze quanto prediligesse i suoi figli, che cercava sempre di aiutare e consolare. Nelle sue frequenti visite a noi, non lasciava mai di darci la sua limosina; egli soleva prender parte non solo alle feste religiose di S. Francesco di Sales, di San Carlo, di Maria Ausiliatrice, ma ancora presiedere soventi volte alle Conferenze di questi benemeriti Cooperatori, tra cui egli gloriavasi di essere primo; prese parte alla distribuzione dei premii, e perfino , sempre che le sue occupazioni pastorali glielo permettevano, veniva a salutare il nostro amato Superiore Don Costamagna nel suo onomastico.

A lui dobbiamo la fondazione di varie delle nostre Case, promosse non solo col consiglio, ma anche con generose largizioni. Fra le altre vi è principalmente il Collegio di Maria Ausiliatrice di Morón , che fu antica casa di sua pertinenza; dopo averla fatta adattare per collegio , ne fece regalo con apposita scrittura ai Salesiani. Parimenti fece di un'altra proprietà in Sant'Isidro , affine di aiutare la costruzione del nuovo Collegio pure di Maria Ausiliatrice.

Protesse poi in modo tutto particolare le nostre Missioni della Patagonia, inviando egli stesso colla sua benedizione i primi Missionari, dopo di averli espressamente domandati al venerando nostro fondatore D. Bosco con quella preziosa lettera, con cui gli offriva la Patagonia in quanto da lui dipendeva; lettera che fu poi pubblicata nel Bollettino Salesiano di novembre del 1879, quale prezioso documento della stima e dell'amore che il compianto nostro Arcivescovo nutriva per Don Bosco ed il suo Istituto.

Oh! quanto adunque è grande la perdita che tutti abbiamo fatto ! Gli Argentini piangono l'estinto Pastore ; ma noi sentiamo di aver perduto un amantissimo padre, un protettore sommamente generoso ; e con noi lo piangono i nostri giovanetti, specialmente i poveri artigiani , fra i quali ve ne furono tanti e ve ne sono tuttora da lui raccolti dalla strada ed a noi raccomandati con ispeciali soccorsi.

Mentre noi partecipiamo a Lei, Rev.mo ed Amat.m° Padre, questa triste notizia, raccomandiamo a tutti i nostri confratelli, amici e giovanetti ricoverati l'anima di questo esimio benefattore, per pagare così tutti insieme il tributo della gratitudine e dell'amore a chi fece tanto bene al nostro Istituto ed alla povera gioventù da noi ricoverata.

Ubb,m° figlio in G. C. Sac. GIUSEPPE VESPIGNANI.

VARIETÀ

Il Card. Ferrari al Collegio S. Benedetto di Parma.

Sono solo pochi anni che abbiamo la fortuna di ospitare i benemeriti figli di D. Bosco, e già si cominciano a raccogliere i frutti copiosi del loro zelo indefesso e della loro opera assidua ed intelligente. In un momento da una casa diroccata hanno cavato fuori un palazzo grandioso, che tosto fu destinato parte al numeroso fiorente Collegio-Convitto S. Benedetto, e parte agli Oratorii festivi pei giovinetti e le giovanette della città.

A proposito di progressi vorrei parlare a lungo della Scuola di Religione fondata da Mons. Miotti e diretta dai Salesiani ; ma di questo altra volta, se mi sarà concesso. Ora mi limiterò a dirvi due parole della visita che l' instancabile Card. Andrea Ferrari fece al Collegio S. Benedetto il sabato 9 giugno scorso. Cedendo alle preghiere dei giovani studenti frequentatori della scuola di Catechismo in Episcopio, l'Em° Porporato si recava alla cappella interna del Collegio salesiano San Benedetto per celebrare la santa Messa. La elegante chiesuola era piena di giovani, il loro numero fu anzi superiore all'aspettativa. Al Vangelo Sua Eminenza fece un lungo discorso, nel quale commosso manifestava a quei bravi studenti quanto sentisse il suo cuore di padre.

Essi coll' attenzione più grande ascoltarono quelle soavi parole, e alla Comunione in più di 450 si accostarono all'altare a ricevere il Pane degli Angeli. Dopo la Messa S. E. impartiva il Sacramento della Cresima ad alcuni giovanetti del Collegio e a pochi venuti dalla città, rivolgeva loro poche ma affettuose parole, e tosto usciva perchè nella mattina stessa doveva partire per Borgo San Donnino e di là a Como. Uscire dalla chiesa ed essere assalito da tutta quella gente fu una cosa sola, lo portavano addirittura. Ci fu anzi quasi un momento di panico, quando si mise a distribuire delle medagliette, come ricordo. Nel timore di andarne privi cominciarono ad addossarglisi con tale veemenza che quasi non potea più moversi.

Intanto la musica dell'Oratorio festivo sonava allegre marcie, interrotte dai prolungati applausi di tutti i presenti. S. E. era invitato a prendere un caffè, pochi poterono prendere parte per la strettezza del locale a quella quasi refezione, gli altri aspettarono nel cortile per dare un ultimo addio al padre, al venerato Cardinale di Santa Chiesa.

UN COOPERATORE SALESIANO.

Firenze.

Colla sottoscritta « Un lettor del Bollettino Salesiano » abbiam ricevuto da Firenze il seguente biglietto

« È già più di un anno, se non erro, che nel Bollettino non leggo verbo sopra l'Istituto Salesiano di Firenze. Eppure sono ammirabili i progressi che va facendo a pro della gioventù nostra. Mi pare che una parola in proposito sul detto periodico tornerebbe di non piccol vantaggio all'Istituto stesso richiamando sopra di esso l'attenzione di questi cittadini. Che ne dice, signor Direttore? »

Per appagare i desiderii di questo caro lettore, stralceremo dall' Unità Cattolica, che egli ci trasmise, una breve relazioncella della festa celebratasi in quell'Istituto il 5 Agosto scorso per la chiusura dell'anno scolastico.

» Il vastissimo cortile di detto Istituto, addobbato a festa con molto gusto, nelle ore pomeridiano dalla Domenica 5 Agosto era popolatissimo da quei vispi ed allegri giovanetti, nonchè dai genitori e parenti loro e da un bel numero di signori invitati.

» Alle 6 e 1/2, salutato dalla banda dell'Istituto, giungeva colà S. Em. R.ma il nostro Cardinale Arcivescovo e prendeva posto sotto il porticato, prospiciente il cortile, circondato dal Direttore della Casa, Sacerdote Prof. Stefano Febraro, e da varie notabilità del clero e del laicato fiorentino.

» I numerosi presenti ascoltarono fra il più religioso silenzio l'opportuno e chiarissimo Resoconto morale e materiale dell'Istituto durante l'anno scolastico 1893-94, fatto dal Direttore, che terminò rivolgendo appello alla buona volontà degli insegnanti ed alunni, nonche alla generosità dei benefattori, acciocche una sì benefica Istituzione abbia sempre più a prosperare.

» Seguì poscia la lettura di alcuni componimenti in varie lingue, fatta da alunni della Casa. Quindi, proclamati i nomi dei promossi delle singole classi delle scuole Ginnasiali, Elementari e Professionali, numerosissimi alunni riceverono un premio per le loro fatiche. Tra questi ci arrecò molto piacere il notarne non pochi dei due Oratorii festivi dell'Immacolata, annesso all'Istituto, e di S. Luigi, recentemente aperto nell'antica Chiesa delle Convertite in via dei Serragli.

» Scelti pezzi di musica strumentale e due belle cantate rallegrarono gli intermezzi della lieta festa.

» Prese infine la parola il nostro amatissimo Pastore, e dichiaratosi soddisfatto nel vedere così bene trasfuso nei Salesiani di Firenze lo spirito dell'immortale Don Bosco, impartì a tutti i presenti l'Apostolica Benedizione e lasciò l'Istituto accompagnato dai fragorosi evviva di tutti i presenti.

» Più tardi, accesi i bei lampioncini, già sì ben disposti per tutto il cortile, vennero incendiati varii fuochi d'artificio che riuscirono assai bene, e chiusero così una festa, la quale, dai giovani specialmente che vi assistettero, sarà ricordata per tutta la vita. »

Trevi.

La domenica 12 Agosto si chiudeva pure l'anno scolastico nell'antico Collegio-Convitto Lucarini di Trevi (Umbria) affidato, or fa un anno, ai Salesiani. La sera innanzi si cantò un solenne Te Deum di ringraziamento nella Chiesa di S. Francesco annessa al Collegio, ed all'indomani molti di quei cittadini s'unirono di cuore ai Salesiani nel render grazie a Dio del primo anno felicemente compiuto in mezzo a loro. Vi furono molte Comunioni, ed alla Messa solenne tanta era la folla accorsa, che non pochi dovettero rimanersi fuori della vasta chiesa. La parte musicale fu disimpegnata da alcuni bravi giovanetti dell'Ospizio del S. Cuore di Roma. All'accademia della distribuzione delle medaglie presiedeva l'Onorevole Senatore Signor Marchese Filippo Marignoli, la Giunta Municipale, e varii Canonici e Parroci della città, ed intervenne un bel numero d'altri signori e signore. Il Direttore del Collegio lesse il Rendiconto dell'anno scolastico, nel quale ebbe ottimi pensieri sulla buona educazione degli alunni e sul modo di attendere con profitto allo studio, pensieri e consigli praticati in quel Collegio durante il decorso anno. E di ciò abbiamo una prova nell'esito degli esami finali subiti negli scorsi mesi. Gli alunni presentatisi per la licenza ottennero tutti la prima volta , una buona promozione. Di tutto sia lode a Dio che fin dal primo anno ha visibilmente benedette le fatiche di quei nostri confratelli.

RIVISTA INTERNAZIONALE di scienze sociali e discipline ausiliario.

Roma - Via Torre Argentina 76 -Palazzo Sinibaldi.

Abbonamento annuo L. 20 - Estero L. 25 - Un fascicolo separato L. 2.

In questi giorni , in cui la questione sociale ha pigliato così grandi proporzioni e dà luogo pur troppo a non men grandi aberrazioni, riesce di una vera necessità un periodico scientifico, che ne tratti ex professo con sanità di principii , dirittura di metodo e larghezza di vedute. Tale è la Rivista Internazionale che qui annunziamo. S'indirizza in modo speciale alle classi colte, che son le classi dirigenti ; e non a torto. Poichè è da queste che deve soprattutto partire l'alito rigeneratore dei malori sociali che ci travagliano ; ad esso guarda, su di esse si plasma, per così dire, il ceto borghese e popolano ne' suoi giudizi e nelle sue azioni. Or a questo cómpito adempie nobilmente la Rivista sopra annunziata. Non siamo noi che lo diciamo , ma bensì il sapientissimo Leone XIII. Infatti l'A. Pontefice , addì 21 agosto p.p. , innanzi a numerosa e scelta adunanza colmava dei più splendidi elogi il dottissimo Mons. Talamo, Direttore della Rivista , e i suoi degni collaboratori , primo tra i quali il prof. Toniolo vera illustrazione , come lo chiamò il S. Padre , dell'Università di Pisa, dove insegna Economia politica , ed uno de' più illustri fra i dotti sociologi moderni. E conchiudeva esortando gli E.mi Cardinali e quanti altri trovavansi presenti al ricevimento a favorire in ogni modo la detta Rivista e promuoverne col più indefesso zelo la diffusione

Ossequenti alla voce del S. Padre noi ne ripetiamo la raccomandazione ai nostri buoni Cooperatori, persuasi che essi ne faranno tesoro e la Rivista internazionale troverà anche fra di loro numerosi associati.

PUBBLICAZIONI MUSICALI.

Annunziamo ai nostri benevoli lettori la pubblicazione di due Messe in Musica del Maestro Gerolamo Suttil.

L'una in si b, che s'intitola dai Sacri Cuori, è a tre voci eguali con accompagnamento d'Organo, e può cantarsi tanto da sole voci reali o sole voci bianche , quanto da voci miste. Venne recentemente eseguita a Londra con grande plauso degli intelligenti,

L'altra Messa è a due voci (Soprani e Contralti, oppure Tenori e Bassi ad libitum), con accompagnamento di Harmonium, dedicata alle RR. Madri Ospitaliere di S. Tommaso da Villanova, già parecchie volte eseguita a Parigi e a San Germano. Questa Messa è breve e facile , adattatissima agli Educandati e Collegi, che non sono riccamente provvisti di voci. L'altra, quella a tre voci, benchè più grandiosa ed elaborata, è però egualmente di facile esecuzione, cantando le parti sempre naturalmente, anche colà dove le armonie s'intrecciano, si avvicendano con apparente complicazione d'insieme. - L' una e l' altra Messa poi, furono scritte dall'autore con tutta la rispettosa ed ossequente deferenza dovuta al Regolamento della Sacra Congregazione ed ai desiderii più volte espressi dai Sommi Pontefici, e più specialmente dall'ultimo Rescritto del regnante Leone XIII. Furono scritte cioè con uno stile grave e severo , come alle sacre funzioni della Chiesa si addice , ma ricco insieme di melodie castigate, senza esagerazioni passionate, come anche senza calcolate freddezze ed aridità. L'autore non dimenticò mai in questi suoi due ultimi lavori che, se la mente doveva dirigerne la severità della forma , dovea il cuore innalzarsi alla soavità della preghiera.

Prezzi.

Messa a tre voci eguali con accomp.to d'Organo - L. 3.50 Messa a due voci eguali con accomp.to di Harm. - L 2,00