ANNO XVIII. N. 8 - Esce una volta al mese - AGOSTO 1894

BOLLETTINO SALESIANO

SOMMARIO.

RINGRAZIAMENTO ED AUGURIO . . . . 157

A S. S. PAPA LEONE XIII nel giorno di S. Gioachino    ' 158

LETTERA APOSTOLICA DEL SANTO PADRE LEONE XIII ai Principi ed al Popolo dell'universo    159

COMMEMORAZIONE DI DON BOSCO ED OMAGGIO A DON RUA E GLI ANTICHI ALLIEVI DI DON Bosco 166

NOTIZIE DEI MISSIONARII DI DON BOSCO EQUATORE: - Stabilimento definitivo della Missione di Gualaquiza. - Mons. Lasagna alla capitale del PARAGUAY . 168

COLLEGI ED EDUCATORII SALESIANI D'ITALIA    174

GRAZIE DI MARIA AUSILIATRICE . . . 175

ECO DEGLI ORATORII FESTIVI . . . . 176

VARIETÀ    177

RINGRAZIAMENTO ED AUGURIO

I nostri lettori si saranno accorti del grande incremento che hanno preso in quest'anno le Conferenze Salesiane. In molte città e paesi, dove pel passato non si era mai parlato pubblicamente delle Opere Salesiane , ora si è incominciato a tenere regolarmente in pubbliche Chiese due Conferenze Salesiane, una per la festa di S. Francesco di Sales e l'altra per quella di Maria Ausiliatrice, precisamente conce prescrive il nostro regolamento. In altri luoghi si è cercato di dare maggiore solennità alla riunione, diramandovi prima appositi inviti, quando ai soli Cooperatori e Cooperatrici e quando a tutti i cattolici, ed. invitandovi a tenere la presidenza qualche illustre personaggio del clero locale. Tutto questo movimento a favore delle Opere nostre lo si deve, dopo Dio che ci benedice, alla bontà dei Rev.mi Pastori ed allo zelo industrioso dei nostri Decurioni e Direttori Diocesani, ai quali, porgiamo i nostri più sentiti ringraziamenti, pregando loro da Dio, per la intercessione di Maria SS. Ausiliatrice, una larga ricompensa con l' abbondanza delle sue celesti benedizioni sopra i loro interessi e spirituali e temporali.

Noi ci auguriamo che questo bell' esempio dei zelanti Decurioni e Direttori Diocesani, venga pur da altri imitato eziandio in questi mesi dell'autunno. In molte cittadine e paesi di campagna, tra i monti ed in riva al mare, in questa stagione si vede la popolazione duplicata. Potrebbe bene qualche zelante Cooperatore Sacerdote valersi dell' occasione e tenero un pubblico sermone di carità per lo provvidenziali Opere di Don Bosco. Questo si è già praticato altre volte, con felice successo, da parecchi Professori di Istituti privati e di Seminari e da alcuni membri dei vagii Comitati Salesiani, che trovavansi a passare le vacanze in campagna. So anche quest'anno riceveremo di simili relazioni, saremo ben contenti di farne cenno nei successivi numeri del nostro periodico.

A VOI

AMOROSO E FORTE LEONE XIII

VOCE E VERTICE DEGLI APOSTOLI CHE PAROLA MISTERIOSAMENTE PROFETICA CHIAMAVA AL FONTE BATTESIMALE

PLAUDE OGGI COL MONDO MERAVIGLIATO E RICONOSCENTE

L A FAMIGLIA SALESIANA

DELL'UNO E DELL'ALTRO EMISFERO INVOCANDO RIVERENTE SUL VOSTRO CAPO VENERANDO LE CELESTI BENEDIZIONI

UN LEONE ARRESTO' ATTILA IL FLAGELLO DI DIO E LO RESE UMILE E MANSUETO UN ALTRO LEONE DOMINO' IL SECOLO DI CARLOMAGNO EMPIENDOLO DI MERAVIGLIA UN LEONE RINNOVA GLI SPLENDORI D'AUGUSTO PER LETTERE ARTI E SCIENZE MA SULLA VOSTRA FRONTE IN CUI I TRANQUILLI CIELI SPECCHIANO LA LORO MAESTÀ E SFOLGOREGGIA LA LUCE INTERNA DELL'INTELLIGENZA DELLA DOTTRINA DELL'ETERNO SOLE VEDONO GLI UOMINI ED AMMIRANO RADUNAR I DONI DE' VOSTRI GLORIOSI PREDECESSORI E VOI APPELLANO L'UOMO DI DIO 'IL RIGENERATORE DELLE NAZIONI E LA VERA SALUTE DEI POPOLI.

LETTERA APOSTOLICA del SS. Signor Nostro Papa Leone XIII

AI PRINCIPI ED AI POPOLI DELL'UNIVERSO

QUESTA nuova ammirabile Enciclica, che nel testo latino incomincia colle parole Praeclara gratulationis e che il S. Padre Leone XIII dirige a tutti i popoli e sovrani dell' universo, merita di penetrare in tutte le famiglie. La leggano quindi i nostri Cooperatori e le nostre Cooperatrici e la facciano leggere dai loro vicini e conoscenti ; tutti possono ricavare salutari ammaestramenti. Mentre ammiriamo la vastità di mente e la grandezza di cuore del regnante sapientissimo sommo Pontefice, preghiamo istantemente perchè si compiano presto i suoi pietosi voti.

Ai Principi e ai Popoli dell'Universo

LEONE PAPA XIII

SALUTE E PACE NEL SIGNORE.

I ringraziamenti pel Giubileo.

Le splendide testimonianze di gratulazione pubblica, che per tutto il decorso anno Ci vennero da ogni parte, nell' avvenimento del Nostro episcopale Giubileo, alle quali ultimamente pose colmo la pietà insigne della nazione spagnuola, Ci consolarono principalmente per questo, che in quell'unanimità di sentimenti rifulse l'unità della Chiesa e la mirabile unione di lei col Sommo Pontefico. Sembrava di quei giorni il mondo cattolico, dimentico quasi d'ogni altra cura, tener affiso nel Vaticano lo sguardo e i pensieri. Ambascerie di Principi , frequenza di pellegrinaggi , lettere piene di affetto, cerimonie augustissime luminosamente significavano che i cattolici nella riverenza dell'Apostolica Sede sono di un sol cuore e di un' anima sola. Il qual fatto Ci tornò eziandio più giocondo ed accetto , perchè ai divisamenti ed alle intraprese Nostre quanto mai rispondeva. Conciossiachè, ben conoscendo Noi le condizioni dei tempi e memori del dover Nostro, per tutto il corso del Pontificato volgemmo costantemente le mire, e, quanto fu da Noi, cogl'insegnamenti e con l' opera Ci sforzammo a stringere ognor più intimamente con esso Noi le genti ed i popoli tutti, e a porre in lume l'efficacia per ogni rispetto benefica del Romano Pontificato. Rendiamo adunque somme grazie e Ci dichiariamo innanzi tutto obbligati alla Bontà divina, per cui singolar beneficio Ci fu dato di pervenire incolumi a sì tarda età; e siamo poscia grati ai Principi, ai Vescovi, al clero ed a quanti mai furono, che con molteplici dimostrazioni di pietà e di ossequio si adoperarono di recar onore alla dignità del ministero che sosteniamo e procacciare alla persona Nostra ben opportuna consolazione.

Ciò che è mancato al Giubileo.

Benchè in verità, a piena e totale consolazione Ci restò a desiderare non poco. Imperocchè , in mezzo alle testimonianze della gioia e dell'amore dei popoli, si affacciava alla Nostra mente una moltitudine sterminata, estranea a quell' accordo dei cattolici festeggianti, parte perche priva del tutto del conoscimento dell'Evangelo, parte perchè quantunque cristiana, dissente tuttavia dalla fede cattolica. Di ciò acerbamente Ci attristavamo e Ci attristiamo tuttora : non essendo possibile ripensare senza intimo cordoglio a sì gran porzione dell'uman genere, che quasi per disviato sentiero cammina lungi da Noi. - Or dunque, poichè Noi teniamo sulla terra le veci di Dio Onnipotente, il quale tutti gli uomini brama siano salvi e giungano al conoscimento della verità, e poiche gli anni e le amarezze Ci sospingono al termine della mortale carriera, Ci piace imitare il Redentore Nostro e Maestro Gesù, che, già sul far ritorno al Cielo, con preghiera istantissima richiese Iddio Padre, affinchè i discepoli e seguaci suoi fossero e di mente e di cuore una cosa sola : Prego... che siano tutti una sola cosa, come tu sei in me, o Padre, e io in te, che siano anch'essi una sola cosa in noi (IOANN. XVII, 20-21.).

La qual preghiera e supplicazione divina, siccome fatta non pur per coloro che allora credevano in Gesù Cristo, ma per quanti altresì sarebbero per credere nei tempi avvenire, non senza ragione Ci affida di palesare le Nostre brame, ed, a misura del poter Nostro , far sì , che tutti , di ogni terra e nazione, sieno chiamati gli uomini ed eccitati all'unità della fede divina.

La preghiera del Papa per gli infedeli.

Commossi dalla carita, che là più celere accorre ove è più mestieri di aiuto, alle genti fra tutto più misere l' animo primieramente si volge, a quelle che la luce evangelica o mai non accolsero, ovvero accoltala, per incuria o per vicende di tempi, l'estinsero; onde ignorano Iddio e giaciono nel peggior degli errori. Posto che ogni salvezza si origina da Gesù Cristo , mentre sotto il Cielo non è dato altro nome agli uomini in cui debbano essere salvi (Act. IV, 12), è questo il massimo fra i Nostri voti che il nome sacrosanto di Gesù non tardi ad esser conosciuto e a dominare in ogni plaga dell'universo. Nel che per fermo giammai non tralasciò la Chiesa lo parti che si ebbe da Dio. A che infatti adoperossi ella per diciannove secoli, qual cosa mai con più ardore e costanza procurò , che di condurre appunto le genti alla verità ed alla vita cristiana ? Ed ora altresì ben sovente banditori dell'Evangelo, avutane missione da Noi, travalicano gli oceani per quindi addentrarsi nelle più remote contrade : nè passa giorno che non supplichiamo Iddio, acciocchè Ei voglia pietoso moltiplicare sacerdoti degni dell' apostolato, tali cioè che, per dilatare il regno di Cristo, non rifuggano dal sacrificare gli agi, la sanità, e, dove occorra, la vita.

E tu, salvatore e padre dell' umana famiglia , Gesù Cristo , del i! ti affretta ; non ritardare il compimento di quella tua promessa, che, esaltato cioè che tu fossi da terra, ogni cosa avresti attratta a te stesso. Or vieni alfine, e ti rivela alle moltitudini tuttora prive dei preziosissimi beneficii, che tu col tuo sangue guadagnasti ai mortali ; scuoti coloro che nelle tenebre dimorano e nelle ombre di morte , affinchè, illuminati dagli splendori della tua sapienza e virtù, in te e per te sieno raccolti in uno.

Un'esortazione agli scismatici.

In tale mistero di unità fermando Noi il pensiero, Ci si offrono allo sguardo tutti insieme quei popoli cui la pietà divina trasse, è già gran tempo, dagli antichi errori alla sapienza dell' Evangelo. Nulla per verità è più giocondo a rimembrare, nè di maggior lode alla provvidenza di Dio che la memoria di quelle età vetuste, quando la fede cristiana era universalmente riguardata qual patrimonio comune, indiviso ; quando le Nazioni civili, disparate da luoghi, da genio, da costumanze, avvegnachè su di altri punti sovente discordi fra loro e in conflitto, nondimeno , in fatto di religione, tutte erano unanimi nella fede di Cristo. Ciò rammentando, troppo è doloroso a pensare che, nel succedersi dei tempi , diffidenze e nimistà, parto di malaugurati avvenimenti, abbiano strappato dal seno della Romana Chiesa grandi e fiorenti popoli. Comunque ciò sia, fidenti nella grazia e misericordia di Dio onnipotente, che solo vede l'opportunità di soccorrere, e nelle cui mani sta d'inchinare, ove più gli aggrada, la volontà degli uomini, a questi popoli medesimi Ci indirizziamo, e con amor paterno li esortiamo e scongiuriamo che, smesse le dissensioni, tornino all' unità.

Le Chiese dell'Oriente.

E prima di tutto uno sguardo d' intenso affetto rivolgiamo all'Oriente, donde mosse da principio la salute del mondo. Sì, l'ansietà delle Nostre bramo Ci dà di concepire liete speranze , che le Chiese orientali , illustri per la avita fede e per antiche glorie, non andrà molto e là torneranno onde partironsi : e maggiormente ne confidiamo per la distanza non grande che da noi le dispaia anzi, ove poco si tolga, nel rimanente si va d'accordo per guisa, che pur nella difesa delle dottrine cattoliche noi desumiamo testimonianze e prove anche dai riti, dagl'insegnamenti, dalle pratiche degli orientali. Punto principale del dissidio è il primato del Pontefice Romano. Se non che, riguardino ai primordii, ricerchino il sentimento dei loro maggiori, consultino le tradizioni dell'età che fu più dappresso alle origini. Per fermo che essi avranno quindi luminosamente la prova, come proprio appartenga ai Romani Pontefici il divino oracolo di Cristo : Tu sei Pietro e su questa pietra edificherò la mia Chiesa. E nel novero dei Pontefici non pochi ne vide l'antichità tratti dall' Oriente stesso, ed in ispecie un Anacleto, un Evaristo, un Aniceto , un Eleuterio, un Zosimo, un Agatone; ai più dei quali incontrò eziandio di suggellare collo spargimento del sangue il governo della intera Chiesa cristiana, sapientemente e santamente da lor tenuto. - Il tempo, la cagione, gli autori dell'infausta discordia, a tutti son ben noti. Prima che l' uomo separasse ciò che Dio aveva congiunto, venerando era il nome della Sede Apostolica presso i popoli tutti del mondo cristiano, ed al Romano Pontefice, siccome a successore legittimo del beato Pietro e però Vicario di Gesù Cristo sulla terra, l'Oriente del pari che l'Occidente concordi e senza contrasto ubbidivano. - Per lo che, ove si ponga mente agl'inizii del dissidio, Fozio medesimo si diè premura d'inviare a Roma legati che trattassero le vertenze sue : e Nicolò I, Sommo Pontefice, senza che veruno si opponesse, spedì da Roma suoi rappresentanti a Costantino poli, perchè sottilmente investigassero nella causa del Patriarca Ignazio e con verità e pienezza di testimonianze ne riferissero all' Apostolica Sede : onde la storia intera di quel fatto palesemente conferma il primato della Sede Romana, con la quale nasceva dissidio. - Da ultimo nei due Concilii ecumenici il Lionese II ed il Fiorentino , niuno ignora che, con ispontaneo consenso e con labbro unanime, tutti e Latini e Greci sancirono siccome domma la podestà suprema dei Romani Pontefici.

L'invito all'unità.

Questi fatti amiamo di ricordare, perchè appunto porgono come un invito a rientrar nella pace : tanto più che negli Orientali Ci sembra ora' di scorgere assai più miti pensieri, anzi una cotal propensione di benevolenza verso i cattolici. Se n'ebbe, non ha molto, una prova allorquando pie schiere di pellegrini cattolici vedemmo con singolari dimostrazioni di cortesia e di amicizia accolte in Oriente, - A voi dunque si apre il cuor Nostro, quanti siete o di greco o di altro rito orientale , discordi dalla Chiesa cattolica. Si risovvenga ciascuno, come Noi vivamente bramiamo, del tenero e grave discorso di Bessarione ai padri vostri : Quale discolpa ci resterà appo Dio dell'essere separati dai fratelli, mentre per unirci e raccoglierci in un solo ovile egli medesimo discese dal cielo, s'incarnò e fu crocifisso ? qual difesa sarà la nostra dinnanzi a' posteri ? deh ! non soffriamo tal'onta, o venerandi Padri : lungi da noi siffatto consiglio, non provvediamo sì malamente a noi ed ai nostri. - Ponderate a dovere e dinnanzi a Dio ciò che Noi desideriamo. Non umani riguardi , ma carità divina Ci consigliano di esortarvi alla pace e all'unione della Chiesa romana : unione intendiamo piena e perfetta : imperocchè tale non sarebbe per verun modo quella che null'altro portasse se non una tal quale comunanza di dommi e uno scambio di fratellevole carità. Unione vera pe' Cristiani è quella, che Cristo Gesù, autore della Chiesa, istituì e volle, che è riposta nell'unità della fede e nell'unità del regime. Nè punto avete a temere, che quindi o Noi o i successori Nostri vorremo nulla menomare dei vostri diritti, delle patriarcali prerogative, delle costumanze rituali di ciascuna Chiesa. Conciossiachè questo fu ognora negl'intendimenti e nella pratica dell' Apostolica Sede, di attemperarsi largamente e con equità alle origini ed ai costumi de' varii popoli. - Per lo contrai-io, ristabilita la comunione con Noi, non saprebbesi dire abbastanza qual vena di floridezza e di gloria sarebbe per fluirne, la Dio mercè, nelle vostre Chiese. Deh ! dunque accolga Iddio benignissimo la vostra stessa preghiera: Cessa, o Signore, gli scismi delle Chiese; e ancora,

Raccogli i dispersi e rimena gli erranti e gli unisci alla tua santa Chiesa cattolica ed apostolica (1); deh ! tornate a quella fede una e santa, che l'antichità più rimota a noi del pari che a voi inalterabilmente trasmise : che serbarono inviolata i padri e i maggiori vostri : che eziandio con lo splendore delle virtù e la grandezza dell'ingegno e l'eccellenza della dottrina illustrarono a gara Atanasio, Basilio, Gregorio di Nazianzo, Giovanni Crisostomo, i due Cirilli, ed altri grandi moltissimi, la gloria dei quali come retaggio comune si appartiene ugualmente all'Oriente e all'Occidente.

(1) Nella liturgia di S. Basilio.

Ai popoli slavi.

E in particolare siaci concesso indirizzarla parola alle genti slave quante esse sono , al cui nome rende insigne testimonianza la storia. Voi sapete quanto sieno benemeriti degli Slavi i Santi Cirillo e Metodio, vostri padri nella fede, alla memoria dei quali Noi stessi decretammo, or son pochi anni, incremento di dovuto onore. Civiltà e salute ebbero parecchi popoli di vostra stirpe dalla loro virtù e dalle fatiche loro. Donde nacque e lungamente durò fra gli Slavi ed i Pontefici Romani bella reciprocanza, di benefizii dall' una parte, di fedelissima pietà dall'altra. Che se deplorevole traversia di tempi divelse gran parte dei maggiori vostri dalla fede di Roma, ponderate quanto prezioso riuscirebbe per voi il ritorno all'unità. Voi pure la Chiesa non mai si stanca di richiamare al suo seno, pronta a recarvi copiosi aiuti di salute, prosperità e grandezza.

Il protestantesimo e le sue variazioni.

Con eguale carità riguardiamo ai popoli, cui in età più vicina uno strano rivolgimento di cose e di tempi separò dalla Chiesa Romana. Messe in oblio le vicende diverse dei trascorsi secoli, sorvolino colla mente sopra le umane ragioni , e con animo unicamente bramoso di verità e di salute, si facciano a considerare la Chiesa, quale da Cristo fu stabilita. E se vorranno paragonare con lei le loro chiese particolari, e riflettere a qual partito si trovi in queste la religione, concederanno di leggeri che, dimentichi della religione primitiva, per variazioni successive lasciaronsi andare ad erronee novità in molti punti e di gran rilievo : nè vorranno negare che di quel patrimonio di verità, che i novatori recarono seco nel separarsi, niuna formola di fede rimane oprai presso di loro incontrastata ed autorevole. Anzi le cose son giunte a tale, che molti corrono senza rattento a scalzare il fondamento stesso , sul quale poggia la religione tutta e tutta la speranza dell'uman genere, vogliam dire la divinità di Gesù Cristo Salvatore. Parimenti, i libri del nuovo e dell'antico Testamento che per innanzi riconoscevano siccome divinamente inspirati, ora li spogliano di siffatta autorità : il che doveva inevitabilmente avvenire, data che si ebbe ad ognuno la facoltà di interpretarli a sua posta. - Di qui la privata coscienza di ciascheduno fatta unica guida e norma morale , rigettando ogni altra regola dell'operare : di qui opposte opinioni e sètte molteplici, che assai di sovente riescono alle dottrine del naturalismo o del razionalismo. Per la qual cosa , disperando ornai di trovarsi di accordo nelle dottrine , esaltano e commendano l'unione fraterna nella carità. E ciò è ben giusto; giacchè tutti dobbiamo esser congiunti da carità vicendevole. Questo comandò sopra ogni altra cosa Gesù Cristo, e l'amarsi scambievole volle che fosse il distintivo dei suoi seguaci. Ma come mai una carità perfetta potrà congiungere i cuori, se la fede non abbia fatti concordi gli spiriti ? - Egli è per questo che molti fra coloro di cui parliamo, di sano giudizio e bramosi di verità, ricercarono nel cattolicismo il sentiero sicuro della salute ; bene avvisando di non poter essere uniti a Gesù Cristo siccome a capo, se non fossero uniti insieme al corpo di lui, che è la Chiesa nè poter conseguire la vera fede di Cristo , mentre ripudiavano il legittimo magistero affidato a Pietro ed a' suoi successori. Ravvisarono cioè costoro attuato nella Chiesa Romana il tipo ideale della vera Chiesa, agevolmente riconoscibile nei contrassegni appostile da Dio fondatore ; e però fra essi non pochi si noverano, uomini assennati e d'ingegno acutissimo a indagare le antichità, i quali con egregi scritti illustrarono la non interrotta successione apostolica della Chiesa Romana, l'interezza in lei dei dommi, la costanza della sua disciplina.

L'appello ai protestanti.

Innanzi ad esempi siffatti, più col cuore che con la parola facciamo appello a voi, o fratelli Nostri. che già da tre secoli siete da noi discordi circa la fede di Cristo, e a voi altresì quanti siete, che successivamente poscia per qualsivoglia motivo vi separaste da Noi: Incontriamoci tutti nell' unità della fede e della cognizione del Figliuolo di Dio (Eph. iv, 13). A questa unità, che mai non venne meno alla Chiesa cattolica, nè per veruna guisa può venir meno giammai, lasciate che Noi vi invitiamo e con intenso amore vi porgiamo la destra. Voi la Chiesa, madre comune, già da lunga ora a sè richiama; voi, con fraterna brama tutti i cattolici aspettano, perchè santamente con Noi onoriate Iddio, stretti nella professione di un solo Evangelo, di una sola fede, di una sola speranza, in carità perfetta.

I consigli ai cattolici.

A compiere le armonie della desideratissima unità, Ci rimane d' indirizzarci a coloro, quanti mai sono per tutto il mondo, alla cui salvezza già da tempo Noi consacriamo solleciti e pensieri e cure: vogliamo dir dei cattolici, i quali per la fede romana che professano, sono ad un tempo e soggetti alla Sede Apostolica, e congiunti con Gesù Cristo. Certo non sono essi da esortare alla vera e santa unità, essendone già, per benignità divina, partecipi ; sono però da ammonire che, all'ingrossare da ogni banda i pericoli, non lascino perdere per trascuranza ed inerzia quel grandissimo dono di Dio. - Al quale scopo conviene che piglino la giusta norma del pensare e dell'operare da quegli insegnamenti che Noi stessi demmo altre volte o a tutte insieme le Nazioni cattoliche o partitamente ad alcune di esse : e sovratutto pongano a sè stessi questa legge, di ubbidire in ogni cosa al magistero e all'autorità della Chiesa, non con restrizioni e con peritanza, ma con tutto l' animo e con volere pienissimo.

Il vero concetto della libertà della Chiesa.

Nel che riflettano quanto sia pernicioso all'unità cristiana quell' errore che sotto diverse forme di opinare ha ottenebrato in molti, anzi pur cancellato, il carattere essenziale e la nozione vera della Chiesa. Imperocchè per volere e disposizione di Dio che la fondò, essa è società perfetta nel suo genere; la quale ha per ufficio suo proprio di ammaestrare l' umana famiglia nei precetti e negli insegnamenti evangelici, e col tutelare la santità dei costumi e l'esercizio delle virtù cristiane, condurla a quella felicità che a ciascuno è proposta nel cielo. E poiche, come si disse, è società perfetta, per ciò stesso ella ha un principio di vita tutto suo proprio, non attinto al di fuori, ma insito provvidenzialmente da Dio: per la ragione medesima è innata in lei la podestà di far leggi, e nel farle non devo dipendere da veruno ; quindi è anche dovere che ella sia libera nelle altre ragioni di sua competenza. La quale libertà non è però così fatta, che debba dar luogo a rivalità : giacche la Chiesa non è ambiziosa, nè mossa da mira alcuna particolare; ma questo vuole, questo è l'unico suo proposito, mantener negli uomini i doveri delle virtù, e provvedere per tal guisa all'eterna loro salute. Però fu sempre costume di lei porgersi maternamente arrendevole e indulgente; anzi, per accomodarsi alle ragioni dei tempi, lascia talvolta di usare i suoi diritti; di che sono chiara ed esatta prova i concordati. - Nulla è più da essa alieno che invadere menomamente i diritti dello Stato ; ma è pur giusto a sua volta che rispetti lo Stato i diritti della Chiesa, e ben si guardi di toccarne foss'anche una sol parte. - Or, chi consideri la realtà delle cose, quale è l'andare de' tempi? È un continuo sospettar della Chiesa, disdegnarla, odiarla, astiosamente calunniarla ; e ciò che è più grave, si studia ogni arte, si tenta ogni mezzo di asservirla alla potestà dei Governi. Di qui l'averla spogliata dei propri averi, e ristrettane la libertà: di qui frapposte difficoltà all'educazione dei chierici: leggi di eccezionale severità sancite contro del clero: disciolti e proibiti i sodalizi religiosi, sì valido presidio della Chiesa : breve , rinnovate con più asprezza, le massime e il procedere de' Regalisti. Questo altro non è che violare i diritti sacrosanti della Chiesa : onde immensi danni derivano alla società civile, siccome da cosa apertamente opposta ai divini consigli. - Iddio infatti , sovrano autore dell'universo, che con provvidenza somma prepose all'umana società la potestà civile e l'ecclesiastica, volle bensì che esse restassero distinte. non le volle per altro separate, nè in conflitto fra loro. Che anzi, come il volere di Dio medesimo, così il comune vantaggio dell'umano consorzio richiede assolutamente che la civile autorità nel reggere e governare armonizzi coll'ecclesiastica. Quindi ha i suoi diritti e doveri lo Stato ; ha i suoi parimenti la Chiesa; ma fa duopo che l'uno all'altra sia legato col vincolo della concordia. - Così nei rapporti della Chiesa e dello Stato avrà fine quella tensione, che al presente li turba, improvvida per molti capi e deplorata da tutti i buoni. Similmente si otterrà che, non confuse nè separate le ragioni di entrambi, rendano i cittadini a Cesare ciò ch'è di Cesare, a Dio ciò ch'è di Dio.

La massoneria, ecco il nemico!

Del pari corre gran rischio l'unità religiosa per fatto della setta massonica; la cui forza funesta pesa già da gran tempo sulle nazioni specialmente cattoliche. Favorita dalle torbide contingenze dei tempi, e fatta ardimentosa dalle crescenti suo forze e dai successi, si briga a tutto potere di rassodare ed allargare vieppiù il proprio dominio. E già dai nascondigli e dagli agguati trasse all'aperto, e, quasi a sfidare Iddio, insediossi in questa medesima Roma, metropoli del cattolicismo. E il peggior danno si è, che dovunque mette il piede, si intrude in tutti gli ordini, in tutte le istituzioni sociali, mirando di avere in sua mano e signoreggiare ogni cosa. Danno in verità funestissimo : imperocchè è palese sì la malvagità delle opinioni di lei, sì la nequizia dei suoi disegni. Sotto le mostre di rivendicare i diritti dell'uomo e ristorare la civil comunanza, assale da nemica il cristianesimo: ripudia la rivelazione; i doveri religiosi : i sacramenti divini ed ogni cosa più augusta vilipende come superstizioni; al matrimonio, alla famiglia, alla educazione della gioventù, ad ogni disciplina privata e pubblica si argomenta di strappare l' impronta cristiana, e svellere dal cuore dei popoli ogni riverenza alla autorità umana ed alla divina. Proclama il culto della natura, e che unicamente ai principii di questa debbasi misurare e regolare la verità, l'onestà, la giustizia. Per tal modo, come manifesto, l'uomo viene pressoche risospinto ai costumi del vivere gentilesco, e questo pei raddoppiati allettamenti più corrotto ancora. - Benchè su tal materia abbiamo altre volte alzata energicamente la voce, sentiamo nondimeno il dovere dell'Apostolica vigilanza d'insistere tuttavia, inculcando ognor di vantaggio, che in pericolo così grave non vi ha cautela che basti. Che Iddio benedetto confonda i nefarii propositi; ma vegga il popolo cristiano e comprenda doversi scuotere pur una volta il giogo indegnissimo della setta: e lo scuotano più risoluti quei che più ne risentono l' oppressione, i popoli cioè d'Italia e di Francia. Con quali argonienti meglio possano riuscirvi, fu già additato da Noi medesimi; nè si può dubitare del trionfo, chi confidi in quel duce, di cui è sempre viva quella parola divina: Io vinsi il mondo (Ioan. XVI, 33).

I vantaggi dell'unità della fede.

Rimosso l'uno e l'altro pericolo, ricondotti all'unità della fede gli Stati e le Nazioni, quale se ne coglierebbe rimedio efficace ai mali e abbondanza di beni! Tocchiamone i principali.

Riguarda il primo la dignità della Chiesa e l'azione sua; infatti riavrebbe ella il grado di onore dovutole, e ministra della verità e della grazia evangelica, correrebbe non osteggiata e in sicura libertà il suo cammino , con frutto sommamente profittevole alle nazioni. Giacchè destinata da Dio guida e maestra agli uomini, essa è in grado di prestare il più efficace concorso nel moderare a comune utilità le più gravi trasformazioni dei tempi, risolvere a dovere i più complicati problemi sociali e promuovere la rettitudine e la giustizia, basi inconcusse degli Stati.

La pace armata.

Ne seguirebbe inoltre un legame di più stretta unione fra i popoli, più che mai desiderabile nella età nostra, affine di scongiurare gli orrori della guerra. - Ci stanno dinanzi agli occhi le condizioni d'Europa. Già da molti anni si vive in una pace più apparente che reale. Colte da inutili sospetti, quasi tutte le nazioni travagliansi nella gara febbrile degli armamenti. La inesperta gioventù, lungi dalla vigilanza e direzione paterna , viene sospinta in mezzo ai morali pericoli della vita militare : nel fiore degli anni e delle forze, eccola dalla coltura dei campi, dai buoni studii, dai negozi, dalle arti, costretta alle armi. Quindi esausti per enormi dispendii gli erarii, stremate le ricchezze nazionali, scadute le fortune private: e questo stato di pace armata è divenuto omai intollerabile. È forse tale da natura la condizione del civile consorzio ? Ma pure uscire di questo stato e conseguire pace vera non è possibile se non per beneficio di Gesù Cristo. Imperocchè a raffrenar l'ambizione, la bramosia dell'altrui, la rivalità, che sono appunto le faci più possenti di guerra, nulla è più valevole delle virtù cristiane e anzitutto della giustizia: egli è mercè di questa, che si mantengono intatti i diritti di ciascuna nazione e la santità dei trattati, e durano stabili i vincoli della fratellanza umana, scolpita negli animi quella verità che la giustizia fa grandi le nazioni (Prov. xiv, 34.).

Le minacce del socialismo.

Nè altrimenti che al di fuori si avrà in seno agli Stati una salvaguardia del pubblico bene, assai più sicura e valida che non si ha dalle leggi e dalle armi. Non è chi non vegga, come ogni dì crescano minacciosi i pericoli alla sicurezza e tranquillità pubblica, mentre purtroppo la frequenza di fatti atroci è testimonio elle le sètte sovversive vanno cospirando a rovina e distruzione di tutto. Si dibatte con gran calore una doppia questione la questione sociale, e la politica. Amendue senza fallo gravissime : e avvegnachè a deciderle con sapiente giustizia si rechino in mezzo lodevoli studii e temperamenti e prove, nulla per altro tornerà più giovevole all'uopo, che educare le moltitudini al sentimento retto del dovere, per interno principio di fede cristiana. - Della causa sociale trattammo già di proposito in questo senso , or non è molto, traendo i principii dal Vangelo e dalla ragione naturale. - Per la questione politica, che si agita, affin di conciliare la libertà coll'autorità, le quali da molti sono confuse nell'idea e troppo peggio separate nel fatto, opportunissimo aiuto si può attingere dalla rivelazione. Giacchè, posto e universalmente riconosciuto cho in qualunque forma di governo l'autorità viene da Dio, tosto la ragione trova legittimo negli uni il diritto di comandare, consentaneo negli altri il dovere di obbedire, nè ciò disforme alla dignità personale, perchè si obbedisce più veramente a Dio che all'uomo: da Dio poi è intimato giudizio severissimo a coloro che hanno coniando, ove non rappresentino lui con rettitudine e giustizia. La libertà inoltre degli individui non potrà essere sospetta nè invisa a veruno, perchè, senza nuocere a chicchessia, la sua azione non si allontanerà dal vero, dal retto, da tutto ciò che è collegato colla pubblica tranquillità. - Per ultimo, se si rifletta a quel che può la Chiesa, madre e conciliatrice dei popoli e dei principi, nata a giovar gli uni e gli altri coll'autorità e col consiglio, sarà evidente allora quanto rilevi a comune salvezza che le genti tutte pieghino l'animo ai medesimi principii e alla professione medesima della fede cristiana.

Un nuovo ordine di cose:

A queste cose Noi ripensando con accesissimo desiderio, scorgiamo da lungi il nuovo ordine di cose che regnerebbe per tutto, e sentiamo la più soave giocondità in contemplare i beni che ne verrebbero. Appena può immaginarsi qual felice avanzamento di ogni grandezza e prosperità si avrebbe subitamente per ogni dove , ricomposte le cose a tranquillità e pace, promosse le nobili discipline, e, inoltre, costituite cristianamente o moltiplicate secondo i documenti Nostri, società di agricoltori, di operai, d'industriali, per mezzo delle quali sia repressa l'usura vorace, ed ampliato il campo alle utili fatiche.

La propagazione della civiltà cristiana.

La copia di cotali beneficia non resterebbe poi circoscritta ai confini dei popoli civili e colti, sibbene, a guisa di ricchissimo fiume, largamente si spanderebbe. Perchè non è da dimenticare ciò che da principio toccammo, che genti innumerevoli già da lunghi secoli aspettano chi loro arrechi lume di verità e di civile coltura. Egli è certo che, quanto si attiene all'eterna salute delle Nazioni, i consigli della mente divina sono di gran lunga rimoti dall'umana intelligenza : tuttavia, se per varie regioni della terra è ancora così diffusa la infelice superstizione, è da accagionarne in parte non piccola i dissidii insorti in fatto di religione. Invero, per quanto è dato alla ragione umana di argomentar dagli eventi , la missione da Dio affidata all'Europa sembra esser questa, di venir propagando per tutta la terra la civiltà cristiana.

Gli inizi e i progressi di sì magnifica impresa, laboriosamente condotti dalle passate età, correvano ai più lieti incrementi, quando nel secolo sedicesimo d'improvviso scoppiò la discordia. Scissa la cristianità per dispute e dissensioni i sfibrata l'Europa per le contese e le guerre, ne risentirono le sacre missioni il contraccolpo funesto. Ora, perdurando le cause della discordia, qual maraviglia che tanta parte degli uomini soggiaccia schiava di barbari costumi e di riti insani ? Adoperiamoci dunque tutti con pari impegno a restaurare pel bene comune P antica concordia. A tal uopo e a dilatar largamente i benefizi della religione cristiana volgono opportunissimi i tempi; giacchè il sentimento della fratellanza umana non arai per innanzi penetrò più profondo negli animi, e non si vide in alcuna età l'uomo andar in cerca con più studio de' suoi simili, affin di conoscerli e giovarli. Si travalica con incredibile celerità tratti sterminati di terre e di mari; onde moltissime le agevolezze, non solo al traffico ed alle ricerche della scienza, ma a spargere altresì, dall'orto all'occaso, la parola di Dio.

In chi si appoggi la speranza del Papa.

Non ignoriamo quanto lunga e ardua opera abbisogni a ricostituire il vagheggiato ordine di cose: nè forse mancherà chi giudichi eccessivo le Nostre speranze, siccome di cose più da desiderare che non da attendere. Ma Noi riponiamo ogni speranza, ogni fiducia in Gesù Cristo Salvatore dell'uman genere, troppo bene rammentando quali e quanto grandi cose riuscirono già per stoltizia della Croce e della sua predicazione, a stupore e confusione della mondava sapienza. - Scongiuriamo in particolare Principi e governanti, appellando alla lor civile prudenza e alla loro amorosa cura dei popoli, che vogliano ponderare secondo verità i Nostri consigli, e col favore della loro autorità secondarli. Se una parte sola si raccogliesse dei frutti desiderati, non sarebbe da recarsi a piccolo beneficio in mezzo a così grande universale decadimento, quando all'insopportabile peso del presente va compagna l' apprensione del futuro.

La fine del passato secolo lasciò l'Europa stanca di rovine e trepidante per rivolgimenti. All' opposto, il secolo che volge al tramonto, perche non dovrà trasmettere in retaggio all' uman genere auspicii di concordia, colla speranza degli inestimabili beni che nell' unità si contengono della fede?

Conclusione.

Iddio ricco in misericordia, in potestà del quale sono i tempi ex momenti, arrida ai voti Nostri ed alle Nostre brame, e s'affretti a concederci per somma benignità l'adempimento di quella promessa di Gesù Cristo, sarà un ovile solo ed un solo pastore

Fiet unum ovile et unus pastor (IOAN. X, 13).

Roma, presso San Pietro, 20 Giugno 1891, decimosettimo del Nostro Pontificato.

LEONE PP. XIII.

COMMEMORAZIONE DI DON BOSCO E OMAGGIO A DON RUA

CAro e giocondo torna ogni anno al nostro cuore il giorno 24 giugno, festa di San Giovanni Battista, in cui con solenni Accademie nel nostro Oratorio di Torino si commemora la veneranda memoria dell'indimenticabile nostro Padre Don Bosco e si porge filiale omaggio di stima e di affetto al suo successore Don Michele Rua. A queste Accademie assistono gran numero di amici e di benefattori delle Opere Salesiane; ed in questa occasione abbiamo pure il piacere di vedere ritornare festanti tra le mura della nostra Casa-Madre molti antichi allievi dell'Oratorio e d'altri Collegi Salesiani, provenienti ora da ogni paese e coll'aureola quali da Canonico o da Parroco, quali da Professore, Medico od Avvocato e quali da distinti artisti.

*

La sera del 23 giugno si tenne la prima Accademia. Verso le otto , nel cortile più ampio dell'Oratorio, parato a festa con bello bandiere e graziosa luminaria, già stavano ordinatamente disposti, di fronte al palco preparato per Don Rua, i giovanetti ed i numerosi invitati. In mezzo, fra questi e quello eravi una lunga tavola ammantata, su cui facevano bella mostra artistici lavori eseguiti dai nostri artigianelli, nonchè varii regali che generosi benefattori vollero presentare al successore di Don Bosco : fra gli altri nomineremo due grossi candelieri di bronzo dorato, dono degli antichi allievi, per la chiesa di Maria Ausiliatrice; due buoni harmonium offerti uno dall'egregio signor Graziano Tubi di Lecco con preghiera che venisse destinato per la cappella dei lebbrosi di Agua de Dios, e l'altro dal distinto signor Giuseppe Mola di Torino, pel quale fu subito trovato un posto in una povera cappella salesiana; una cassetta contenente tutto l'occorrente per la celebrazione della. S. Messa e l'amministrazione dei SS. Sacramenti, per i nostri Missionari; un bel Crocifisso di metallo del signor Eugenio Goffi di Torino; una pianeta bianca, lavoro dello Suore di Maria Ausiliatrice di Nizza Monferrato , ed altri oggetti di minor importanza (1).

All'arrivo di Don Rua, la banda dell'Istituto giocondamente intuonò una marcia. trionfale, a cui fece eco sì fragoroso scoppio di voci e di mani, che l'aria stessa intorno ne sembrava trasalire d'infinito piacere.

Assiso Don Rua fra un'eletta corona di amici e di cospicue persone, si cominciò ad attuare l'ordinato programma coll'esordire dall'inno di circostanza, cantato da circa. 300 voci con accompagnamento di banda. La poesia è del Sac. G. B. Lemoyne , la musica del M.° G. Dogliani. - Quest'inno,. dice il Corriere Nazionale, - è una vera, inspirazione - e l'Italia Reale - un lavoro in cui l'arte ed il genio diedero larga manifestazione; e la Sveglia della Romagna, in una corrispondenza di un amico che ci onorò in quei giorni di sua cara presenza, lo chiama, un bel capo d'arte musicale condotto con fino gusto ed intelligenza., a somiglianza di una bella miniatura, in cui si vede nè tutto chiaro, né tutto oscuro, nè tutto vivace, nè tutto languido, ma bensì un'accolta di panneggiamenti e tinte da far risultare un soggetto bene armonizzato. L'effetto prodotto in tutti fu sorprendente.

All'inno tennero dietro le recite ora in versi ed ora in prosa, in lingua italiana, latina, francese, spagnuola, portoghese, tedesca, polacca, tutto insomma le lingue parlate nei paesi ove sonvi Case salesiane, intercalate a quando a quando da lieti canti e da allegre sinfonie eseguito dalle due scuole di musica e di canto, interne ed esterno. Fra i varii componimenti ci fecero molta impressione quelli recitati dai chierici venuti dal Brasile per compiere a Roma i loro studii. Col cuore pieno di gratitudine essi ringraziavano Don Bosco e Don Rua , che hanno rivolto lo sguardo anche al loro paese, e specialmente agli infelici selvaggi del Matto Grosso, tra i quali stan per inoltrarsi i Missionari Salesiani; e nell'entusiasmo della gioia che essi provavano nel poter conoscere personalmente un loro sì grande benefattore, invitavano il nostro Superiore Don Rua a voler fare un viaggetto al Brasile, affin di recare a tanti loro fratelli il desideratissimo piacere di potergli baciare teneramente la mano in segno della più sentita riconoscenza.

Parlò infine Don Rua, e la sua parola, benchè esile ed all'aria libera, si potè tuttavia sentire da tutti i congregati. Egli ringraziò quanti avevano concorso al buon esito dell'Accademia, cantori, musici, poeti e prosatori, ed ebbe parole carissime e lusinghiere pei buoni Brasileni. Attirando poi gli sguardi di tutti alla tavola dei doni , ringraziò e di cuore quanti Benefattori ebbero il felice pensiero di mandargli o pubblicamente o privatamente qualche regalo, qualche soccorso per le Opere Salesiane; e finì coll'assicurare che all'indomani avrebbe celebrata la santa Messa per questi e per quelli, implorando da Dio su tutti copiose benedizioni spirituali e temporali.

All'indomani, 24 giugno, le funzioni nella chiesa di Maria Ausiliatrice si celebrarono colla maggior pompa possibile, come nelle principali solennità dell'anno. Le numerose Comunioni generali delle 5 1/2 e delle 7 furono indirizzate a suffragare la bell'anima del compianto Don Bosco e ad implorare su Don Rua i necessari lumi celesti per reggere la Pia Società Salesiana.

Alla sera, e mezz'ora prima del giorno precedente, fuvvi altra imponente Accademia. Sul palco presidenziale campeggiava l'amabile figura di Don Bosco, ed i componimenti erano diretti specialmente a commemorare la venerata sua memoria. In prosa ed in poesia, ed in svariatissime lingue , si pianse e si inneggiò all'incomparabile nostro Padre, evocandone i grandi esempi lasciati. affin di ritemprare al suo lo spirito nostro. Si lessero un bel numero di telegrammi provenienti dai Comitati Salesiani e da varii esimii Cooperatori, che a noi si associavano nel festeggiare Don Rua e Don Bosco ; si presentarono a Don Rua alcune belle fotografie in grande formato, che i signori del Comitato Salesiano Milanese gli vollero prendere quando si recò in quella città a presiedere alla festa di Maria Ausiliatrice; ammirammo uno splendido Numero Unico illustrato che l' Unione di Bologna fece uscire in quello stesso giorno col titolo : Una Gloria Italiana, ossia Don Bosco e le sue Opere; e di cuore applaudimmo a chi venuto da lontano per assistere a queste nostre feste, dopo aver con versi pieni di venustà e di brio inneggiato a Don Bosco ed all'Opera Salesiana, invitò tutti i signori presenti a soccorrere quest'Opera stessa con un piccolo biglietto da cinque lire, dandone egli tosto l'esempio col rassegnarne di presenza uno da cento nelle mani di Don Rua. In questa seconda Accademia vi fu pure una nota molto patetica che strappò lagrime di compassione a più d'uno, e questa si deve a quei cari giovani polacchi, che, per assecondare la generosa loro vocazione, debbono abbandonare il tetto natio ed esulare dalla patria ; nè vi mancò la nota allegra dell'antico bravo menestrello dell'Oratorio, il sempre piacevole signor Carlo Gastini.

Pose termine alla nostra festa Don Rua. Animò anzitutto i buoni Polacchi , pei quali disse essere sempre aperte le porte delle Case Salesiane, a voler corrispondere alla grazia del Signore, a fin di poter rendersi capaci di apportare un giorno qualche vantaggio alla tribolata loro patria; esortò i giovanetti dell'Oratorio e degli altri Collegi Salesiani a voler, quando debbono abbandonare le Case Salesiane, dare il loro nome al Comitato degli Antichi Allievi di Don Bosco, per essere così sempre in qualche modo legati a quella Pia Società, da cui ricevettero la prima educazione e per cui nutrono tanta riconoscenza; ed infine richiamando il grido più volte in quella sera ripetuto di : Viva Don Bosco! « Sì, disse, facciam sempre vivere Don Bosco in mezzo a noi, imitando noi tutti i suoi santi esempi, praticando le sue belle virtù, affinchè tutti quelli che ci vedono, tutti quelli che hanno da trattare con noi, e nelle Case Salesiane, e fuori di esse, tutti possano dire di noi : Son veramente figli di Don Bosco! »

(1) Altri buoni signori, continuando la bella usanza= incominciata con Don Bosco, mandano i loro regali al suo Successore nella circostanza della festa di Maria Ausiliatrice. Talora vi è chi pensa a provvedere qualche paramento necessario, chi manda la spesa della, cera che si consuma in quel giorno, e chi toglie in parte ai nostri superiori la briga di pensare a tutto il pranzo de' nostri giovanetti. Tra questi benefattori vi è il gentil Cav. Antonio Verra di Carmagnola, il quale quest'anno, cadendo la festa di venerdì, ci fece pervenire un trecento scatole di sardine. Si abbiano questi buoni signori i nostri più sentiti ringraziamenti.

GLI ANTICHI ALLIEVI DI DON BOSCO

Nello scorso giugno si compivano venticinque anni, dacchè questi bravi signori usciti dal nostro Oratorio di Torino, a cui più tardi si associarono eziandio quelli stati educati in altri Collegi Salesiani, si erano uniti come in un Sodalizio di gratitudine e di amore per festeggiare, finchè fu in vita, il loro e nostro Padre Don. Bosco, e per ricordare la venerata sua memoria, dopo che il Signore lo chiamò all'eterno guiderdone, presentando ogni anno qualche eletto dono al suo Successore Don Michele Rua in attestato del lor cuore riconoscente e dell'inalterabile loro affetto all'Istituto Salesiano. E quest'anno la loro filiale dimostrazione riuscì più che mai solenne e cara a Don Rua ed ai primarii nostri Superiori.

La mattina del 24 giugno, alle 9 precise, una numerosa rappresentanza di loro entrava nell'Oratorio, preceduti dalla nostra banda musicale ed accolti con fragorosi applausi dai nostri allievi.

Nel cortile interno, di fronte alla porta, leggevasi a grossi caratteri la seguente iscrizione dettata dal Prof. Alessandro Fabre

NEL 1870 S'INIZIAVA LA CARA PRATICA CHE GLI ANTICHI ALLIEVI DEL SALESIANO ORATORIO VI TORNASSERO OGNI ANNO A PORGERE l'OMAGGIO DELL'AFFETTO E DELLA RICONOSCENZA ALL'AMATISSIMO PADRE DON GIOVANNI BOSCO

OGGI 24 GIUGNO 1894 SOLENNIZZANDO IL 25° ANNO DI LORO DIMOSTRAZIONE VI RECANO L'OMAGGIO E LA PROTESTA D'INDEFETTIBILE AFFETTO ALLO SPIRITO ED ALLE OPERE SALESIANE.

Entrati in apposita sala e ricevutovi cordialmente Don Rua, gli presentarono il bel regalo che, quest'anno facevano per la chiesa di Maria Ausiliatrice, consistente, come già dicemmo, in due grossi candelieri di bronzo dorato. Poscia s'alzò il Prof. Dott. Teol. Antonio Rossi, e così prese a dire

« Or son venticinque anni che una eletta schiera di alunni usciti da questo caro Istituto con lodevole intento si accinse a solennizzare ogni anno l'onomastico del comun Padre D. Bosco. Bella e plausibile era certamente l'idea; pure in sul principio aveva del difficile ed arrischiato ; nè invero mancarono ostacoli di vario genere alla stia attuazione ; tra cui non ultimo era la difficoltà di radunare individui disseminati nelle varie parti della Penisola ed in terra straniera. Ma

Poca favilla gran fiamma seconda,

e questa generosa iniziativa, inspirata a nobili e magnanimi sentimenti, si ebbe la benedizione del Cielo ; sicche andò di anno in anno prendendo sempre maggiori proporzioni, ed ora è lieta di poter festeggiare le sue nozze d'argento coll'intervento di un numero sì imponente di figli, che fanno festevole corona al loro compianto Benefattore nella persona del degno suo Successore D. MICHELE RUA.

» E questo riunirci in una manifestazione piena e sincera, questo consenso spontaneo, questa nobile gara di raccoglierci in un pensiero gentile, questo sentimento, che quanti e della patria nostra e di altre regioni uscirono da queste sacre mura penetra e comprende, hanno una ragione intima che li consiglia, che li persuade , che li impone? Sì, perche essi sono l'espressione più pura e perfetta di quell'amore e di quella riconoscenza che qui si rivela e si afferma solennemente; sono la voce di uno stuolo di baldi giovani, che a pieno cuore e con fronte alta, nella simpatica solennità di questo auspicato giorno festeggia l'onomastico di un Padre , di un Benefattore, di Colui che i secoli chiameranno Grande, Santo, e invidieranno a noi la sorte di essere stati suoi figli nel Signore. »

Quindi prendendo il testo evangelico: Fuit homo missus a Deo, cui nomea erat Ioannes , tessè un lungo, erudito ed elaborato discorso, tratteggiando Don Bosco come l'uomo della Provvidenza, l'uomo dei tempi da Dio mandato a rigeneratore e ristoratore della moderna civil società, ad evangelizzatore delle genti e sopra tutto ad apostolo della gioventù ed a propagatore della carità di Cristo. Fu varie volte interrotto da universali applausi.

Dopo si lesse l'elenco degli aderenti, disse entusiastiche parole di circostanza il signor Carlo Gastini, e rispose infine a tutti Don Rua, encomiando la costanza dei primi organizzatori di questa dimostrazione , che omeri, dopo soli venticinque anni, divenne una vera festa del cuore, e lodando il felice pensiero di porre due candelieri a' piedi dell'altare di Maria Ausiliatrice, sui quali arderanno perpetuamente le fiaccole del loro affetto e della loro riconoscenza a Maria ed a Don Bosco.

Col grido di Viva Don Bosco ! Viva Don Rua ! Viva la Pia Società Salesiana! si chiuse la filiale dimostrazione degli Antichi Allievi, i quali dipoi ordinatamente si recarono a Valsalice a portare una corona ed a pregare sulla tomba dell'amatissimo Don Bosco.

**

Questi nostri buoni amici, per invito di Don Rua stesso , si raccolsero nuovamente nell'Oratorio, parte il mercoledì 27 giugno e parte la domenica 1° luglio.

Nella sala, ove si trovavano a lieta mensa con Don Rua e coi primarii nostri Superiori, leggevasi la seguente iscrizione pure dettata dal Prof. Alessandro Fabre

RINNOVIAMO GLI EVVIVA O AMICI NEL 25° ANNIVERSARIO DACCHÈ DIMOSTRIAMO COLLA PRESENZA COLLE PAROLE COLLE OPERE CHE NON INVANO SIAMO STATI DISCEPOLI

DEL BEN AMATO DON BOSCO

E DICIAMO A DON RUA COME CARA CI SIA LA MEMORIA DEGLI ANNI VISSUTI NELL'ORATORIO SALESIANO.

Nell'uno e nell'altro giorno si pronunziarono brindisi e discorsi bellissimi, tutti esprimenti l'ineffabile gioia che si provava nel ritrovarsi con tanti antichi amici ed in quel sacro recinto che ricorda tante care memorie e di Don Bosco e dei più begli anni della vita. Il Prof. Dott. Teol. Rossi rilesse il suo forbito discorso, che così terminava

« Amici! Lungi dal tetto natio, obbligati a sottostare alle vicende dell'umana fortuna, balzati in mezzo alle miserie che sono il retaggio de' figli d'Eva, oh ! quanto deve esserci di conforto ritornare sovente col pensiero tra queste mura di benedizione, che ci accolsero nella primavera di nostra vita. Narra Quinto Curzio che Alessandro Magno pronunciasse queste memorande parole « Al padre mio vado debitore di vivere, ma al mio precettore di ben vivere. » Eppure il grande Macedone non ebbe, e non poteva avere, dal Maestro di color che sanno, che una educazione puramente pagana. Quanto più a ragione adunque la stessa cosa possiamo ripetere noi, che da questi amati padri e maestri ebbimo l'avviamento agli studi, alle ecclesiastiche, civili, militari, professionali carriere ; dalle quali ricaviamo un onesto sostentamento ed occupiamo un onorato posto nel civil consorzio. Amore adunque ed amore riconoscente verso questi nostri precettori ; amore che si effonda in atti di ringraziamento tanto più vivi ed intensi quanto più preziosi sono i benefizi che ne abbiamo ricevuto; amore che goda delle loro gioie e pianga de' loro dolori ; autore che esalti il loro nome, magnifichi la loro carità, glorifichi l'opere loro. Amore finalmente operoso che si espanda in atti di zelo al fine altissimo di condurre loro nuovi figli, acciocchè essi possano saziare l'ardente desiderio onde si struggono di spandere sopra i sitibondi le acque salutari della cristiana educazione e dicono al mondo tutto

La nostra carità non serra porte

A giusta voglia, se non come quella Che vuol simile a sè tutta sua corte.

» E voi, benemeriti, « Non vi spaventi dal beneficare gli uomini la ingratitudine di molti; perchè oltre che il beneficare per se medesimo senza altro obietto è cosa generosa e quasi divina, si riscontra pure benedicendo talvolta in qualcuno sì grato, che ricompensa tutte le ingratitudini degli altri » (Guicciardini - Ricordi).

» Ed il grido entusiastico di: W. Don Bosco! W. Don Rua ! W. la Società Salesiana ! sia il compendio di tutto quell'affetto e di tutta quella gratitudine che innonda l'animo nostro , ne sappiamo convenientemente esprimere, e l'eco spontanea e sincera di quella turba innumerevole di altri figli che sono sparsi dall'uno all'altro polo, dall'uno all'altro mar. »

Grande consolazione recarono al nostro cuore queste cordialissime feste. Egli è certo per noi un gran conforto vedere questi nostri Antichi Allievi, che, già avanzati negli anni, già lunga la barba e di pel bianco mista, elevati nelle cariche e nelle dignità del civile consorzio, conservano tuttavia sì viva la riconoscenza nel loro cuore verso di Don Bosco e della Pia Società Salesiana ed ogni anno vanno vieppiù stringendo con noi i legami di una santa fratellanza. Oh ! li benedica il Signore questi nostri cari amici ; centuplichi quel po' di bene che essi vanno facendo in mezzo alla presente travagliata società, ed a noi dia di potere ancora per molti e molti anni rivederli, aumentati di numero, tra le mura del nostro Oratorio.

Qualche settimana dopo le nostre feste , l' Innocenza, bel periodico settimanale pei bimbi buoni, edito dalla Ditta Speirani di Torino al prezzo annuo di L. 3, a spiegazione del bozzetto, che favoritoci noi pure riportiamo nel presente numero, aveva il seguente articoletto su Don Bosco

IL PICCOLO CATECHISTA.

Un gruppo di sei ragazzini ascoltano, in aperta campagna, la spiegazione del catechismo che fa loro un compagno dallo sguardo intelligente e dalla facile parola. Egli ha imparato presto e bene a conoscere Dio e ad amarlo, e si studia di ispirare a' suoi piccoli amici la divozione e il sentimento del dovere, e lo fa così bene che i compagni sono tutti attenti nello ascoltarlo.

Dio e gli angeli custodi, che assistono invisibili alla scena gentile e bella , sorridono di compiacenza al piccolo catechista ed ai suoi amici ; egli da povero contadino diverrà sacerdote, poi capo di tanti ragazzini che lo chiameranno tutti coi nomi di padre, maestro, amico; un giorno il suo nome sarà conosciuto, amato e stimato in tutto il mondo; quando passerà tutti s'inchineranno per baciargli la mano e per ricevere la sua benedizione, e quando sarà morto e Dio gli avrà dato il premio eterno delle sue gioje, tutti diranno: era un santo ! Il piccolo catechista è Don Bosco , che avrete sentito nominare, e che un giorno, quando conoscerete tutto il bene che ha fatto, direte anche voi che era un uomo grande, un vero santo.

Quanto vuol bene Dio ai bambini! Don Bosco raccoglieva i ragazzi per le vie e li istruiva, li accarezzava, li divertiva, e, se non avevano più babbo o mamma, li accoglieva in casa sua e dava loro tutto il necessario. Per questo Dio benediceva tutte le fatiche di Don Bosco, ed egli potè fondare più di centocinquanta case per fanciulli e per operai in tutto il mondo.

Il piccolo catechista divenne un grande uomo, e tutto il bene che fece lo imparò in quel libro che si chiama il catechismo. Tenetevi caro questo libriccino, imparatelo a memoria, studiatevi di metterlo in pratica : sarete felici voi ed i vostri genitori, e quando sarete alti saprete compiere anche voi azioni belle e generose come Don Bosco.

NOTIZIE DEI MISSIONARI DI D. BOSCO

EQUATORE

Stabilimento definitivo della Missione di Gualaquiza.

Mentre pubblicavamo la relazione del primo viaggio d'esplorazione nel Vicariato di Mendez e Gualaquiza fatto dai nostri Missionari dell'Equatore, i giornali di Quito ci annunziavano la partenza di due Sacerdoti e d ue Catechisti Salesiani con tre capi d'arte, che da quella capitale si portavano a Cuenca e di lì a Gualaquiza per istabilire definitivamente la Missione Salesiana a pro di quegli Jivaros. Essi conducevano seco attrezzi per impiantare per ora i laboratorii di fabbri e falegnami, indispensabili per poter costruire la chiesa e la casa necessaria.

In seguito a questa partenza, in Cuenca, Sigsig ed in tutte le popolazioni di qualche importanza poste sul cammino di Gualaquiza si è suscitato grande entusiasmo per la colonizzazione di quel territorio, e molte famiglie dalla montagna discendono a coltivare quei terreni prodigiosamente fertili, sicure di essere assistite spiritualmente ed anche materialmente dai Missionari.

Per la storia di questa Missione noteremo di passaggio come D. Spinelli, il Sacerdote Salesiano che si era recato a Gualaquiza nel primo viaggio, fu colà una seconda volta a celebrare cogli Jivaros le sante feste del Natale. La gioia ch'egli ha provato in quei santi giorni in mezzo a quei selvaggi è indicibile.

Ora da Gualaquiza ci è pervenuta la seguente lettera : è la prima che riceviamo da quel lontano paese.

AMATISSIMO SIG. D. RuA,

Gualaquiza, 26 Marzo 1894.

Ecco che dopo tanti desiderii e sospiri siamo finalmente arrivati col primo di marzo alla nostra cara Gualaquiza, centro della nuova missione d'Oriente che ne venne affidata.

La nostra comitiva era formata di quattro missionarii : due sacerdoti, D. Spinelli e lo scrivente; due confratelli coadiutori, Pancheri e Jurado; di tre maestri d'arte pe' nostri nuovi laboratorii, una guida e varii mulattieri che ci conducevano i bauli ed i bagagli.

Persuaso di far cosa gradita a lei, amatissimo Padre, ai cari Superiori e confratelli dell'Europa, ai buoni Cooperatori ed alle zelanti Cooperatrici, alle cui preghiere raccomando caldamente me , i miei compagni ed i poveri selvaggi, le descrivo come meglio posso il nostro lungo e faticoso viaggio.

Partenza da Quito - L'addio dei confratelli.

Il giorno 4 febbraio, vigilia della nostra partenza da Quito, i buoni confratelli ed alunni ci vollero dare il loro affettuoso addio con una bella e commovente accademia che ci intenerì fino alle lacrime. Alla sera poi, finite le orazioni, inginocchiati nel presbitero, recitammo le preghiere dei pellegrini e si rinnovò per noi la bella funzione fatta otto anni or sono nel santuario di Maria Ausiliatrice in Torino. Il sig. Direttore, D. Luigi Calcagno, a nome suo e di tutti i Salesiani, maestri d'arte ed alunni di Quito ci diresse la parola, piena di fervore, di zelo, d'affetto ed insieme di dolore per la separazione. Pochissime volte l'udimmo a parlare con tanta eloquenza, con tanto entusiasmo. Era il padre che animava i suoi figli a combattere da forti contro i nemici della nostra salute; era il Direttore dell'anima nostra, che dovendoci allontanare dal suo fianco, ne dava savii consigli , utili ammaestramenti; era il fratello maggiore, che a nome di Dio e del Superiore Generale inviava i suoi fratelli minori a predicare il Vangelo, a fondare una nuova missione tra i selvaggi Jivaros di Gualaquiza e di Mendez, in luoghi deserti, in selve vergini, dove cento e più anni or sono venne sparso il sangue degli intrepidi figli del grande Ignazio. Dalle esortazioni, dai consigli passò a darci a nome di tutti l'addio.

Colle lacrime agli occhi, in mezzo alla generale commozione, ci salutò ricordandoci le sempre care e sante parole dell'amato nostro padre e fondatore D. Bosco, a noi dirette quando inginocchiati a' suoi piedi ricevevamo l'ultima sua benedizione che ci doveva accompagnare sani e salvi alla capitale dell'Equatore; ci raccomandò di osservare costantemente ed esattamente le nostre sante regole, di amarci, di star sempre uniti di niente e di cuore , di avere molta carità e zelo per la salute delle anime ed operare sempre alla presenza di Dio e per Dio. Furono, amato Padre, momenti di paradiso, che giammai si cancelleranno dalla nostra niente, dal nostro cuore.

Come ebbe finito di parlare, si passò all'abbraccio. Il nostro amato Superiore ed i confratelli sacerdoti e chierici vestiti di cotta, bellamente disposti in presbitero alla presenza dell' Evangelizzatore dei popoli Gesù in Sacramento, ci abbracciarono e ci baciarono con fraterno affetto ; dopo passarono i coadiutori, i giovani studenti ed artigiani che baciandoci la mano ci dicevano piangendo : Padre, quando potremo anche noi partire per l'oriente?

Finita la funzione, ci ritirammo per recarci a prendere un po' di riposo ; ma com'era possibile riposare nell'ultima notte che passavamo a Quito? Si lavorò sino ad oltre la mezzanotte, per finire di preparare gli ultimi bagagli che dovevamo portare con noi; ed intanto i nostri cari chierici non cessavano di visitarci, di salutarci e di raccomandarsi caldamente che presto li chiamassimo nelle missioni dell' oriente. Al mattino 5 febbraio ci alzammo per tempo, e, celebrata la S. Messa e compiute le nostre pratiche di pietà, alle sei lasciammo la bella capitale dell'Equatore.

Da Quito a Cuenca - Due nuovi edifizi per i Salesiani.

Alle tre pom. giungemmo a Latacunga, dove passammo la notte in un albergo e fummo trattati con molta cortesia. Approfittando dell'occasione, abbiamo visitato in questa piccola città l'edificio grandioso che si va facendo per noi Salesiani, e che si spera di finirlo, se non verran meno i mezzi, entro due anni. Potrà contenere circa trecento alunni e sarà senza dubbio il più bel monumento della piccola Latacunga che conta già varii Istituti religiosi, nei quali si fa un gran bene educando religiosamente tanta gioventù. La sua situazione tra Quito ed Ambato le procura un clima molto salubre, per cui i suoi abitanti crescono forti e robusti ed amanti dell'ordine e della pulizia che ammirano nella capitale.

Il mattino del 6 febbraio, fatte le solite pratiche di pietà, si prese posto nella diligenza per partire alla volta di Ambato. Vi giungemmo verso le 2 pom., e qui si pose termine al viaggio in vettura. Preso un po' di ristoro, fummo tosto dal nostro caro agente sig. Porras, che avvisato del nostro arrivo ci attendeva per provvederci con amorosa sollecitudine di tutto ciò che ci potesse occorrere. Ed infatti ci procurò due buoni cavalli da sella, parecchi da carico ed una brava guida. Anche Ambato desidera i Salesiani, e si dispone, a quel che si dice, a cederci un grandioso edifizio, costrutto anni sono pel Collegio Nazionale.

È città più grande ed importante di Latacunga, con ottimo clima, terreno piuttosto fertile, rinomato specialmente pel suo frumento, ma abbondante altresì d'ogni specie di frutta e di eccellente uva. Vi ha un bellissimo Seminario, diretto dai Padri Lazzaristi e dipendente dall'Arcidiocesi di Quito. Le vie sono dirìtte, pulite e piuttosto comode; le case belle e simmetriche; è, nel suo piccolo, una delle più belle città della Repubblica.

Lasciammo Ambato per dirigerci a Mocha, piccolo borgo, dove si arrivò in sul far della notte dopo un viaggio abbastanza buono, solo disturbato da una specie di corsa dei tori fatta per l' occasione del carnovale, che ci obbligò a deviare alquanto dal cammino che ci eravamo tracciato. Quivi prendemmo alloggio in un piccolo albergo, il migliore del luogo, e si ebbe occasione di soffrire qualche po' per amor di Dio. Il Parroco, che ci aveva già conosciuti a Quito , dove aveva accompagnato D. Costamagna quattro anni fa, appena seppe del nostro arrivo, venne a salutarci ed invitarci a dar la benedizione ai suoi buoni parrocchiani che facevano un triduo solenne in riparazione dei tanti peccati che s'eran commessi durante il carnovale. Ci siam di buon grado prestati per le confessioni ed abbiam offerto le nostre Messe per la comodità della parrocchia : si lavorò molto e con profitto.

Il mattino seguente, 7 febbraio, celebrata la S. Messa, si partì per Riobamba. Verso le undici passammo il gran Chimborazo, che colla sua vetta, coperta di nevi quasi perpetue, si alza gigantesco tra le nubi e domina tutto le adiacenti montagne. Arrivamm o alle tre e mezzo pom. al nostro Collegio di S. Tommaso in Riobamba e fummo ricevuti da quel Direttore D. Fusarini, dai cari confratelli ed alunni con grandissimo affetto: i novelli musici ci fecero sentire le loro belle marcie da poco tempo imparate e tutti ci vollero onorare come meglio seppero e poterono, obbligandoci così a trattenerci fino al dimani.

Riobamba una delle quattro o cinque città principali dell'Equatore ; avvi il Vescovo, che è quel medesimo Monsignor Andrade, che avendo fatto l'anno scorso il viaggio in Italia, fu a visitare l' Oratorio di Torino, dove restò molto soddisfatto dell'accoglienza che gli si fece; ha vie belle e comode, ma è spesso molestata da un forte vento, che, sollevandone la molta polvere, impedisce di camminare con qualche agio e di ammirarne le bellezze. Vi sono molte comunità religiose che attendono a crescere la gioventù pia, studiosa e laboriosa.

Alla mattina del 9 febbraio, provveduti di buone cavalcature e di esperti mulattieri, partimmo alla volta di Cuenca, distante da quattro a cinque giorni di cammino. Dopo molto ore , arrivammo piuttosto stanchi , ad un piccolo borgo, detto Guamote. Essendo assente il Parroco , che trovavasi ad assistere la madre sua moribonda a Riobamba, prendemmo alloggio e pernottammo in una specie d'albergo.

Una grazia di Maria.

Al dimani, 10 febbraio, celebrata per tempo la S. Messa, verso le i ripigliammo il nostro cammino per Chupalla, borgo di circa 3000 abitanti, dove fummo squisitamente accolti dall'ottimo Parroco e provveduti generosamente di quanto abbisognavamo. Egli ci trattò assai bene, perchè credo sia Cooperatore Salesiano e poi perchè ottenne, non è molto, una grazia dalla Madonna di Don Bosco , che mi fe' conoscere ed amerebbe fosse pubblicata nel Bollettino. Ecco di che si tratta: mesi sono aveva dei grandi dispiaceri da alcuni suoi parrocchiani , perchè si mostrava piuttosto energico nell'esigere che tutti compissero i loro doveri religiosi. Quasi questo non bastasse, alcuni de' liberali circonvicini si unirono agli sconsigliati parrocchiani per intentargli una lite. Il buon Sacerdote rendeva bene per male edificando una bella chiesa, in gran parte a sue spese, e veniva ricambiato con nuovi dispiaceri. L'uomo di Dio avendo sentito a parlare di D. Bosco e delle molte grazie che ottenne da Maria Ausiliatrice, si rivolse con piena fiducia a questa buona Madre, promettendo per le Missioni Salesiane di Gualaquiza nove sucres, quando l'avesse liberato dalle persecuzioni che gli erano mosse contro. Maria SS., per quel che pare, accettò la promessa in favore delle Missioni di Don Bosco e lo liberò affatto da' suoi persecutori. Ed egli tutto pieno di riconoscenza ci consegnò i nove sucres, invitandoci ad unirci a lui per rendere le dovute grazie per tanto favore.

Ma torniamo a noi. Il mattino dell'undici, debitamente ringraziato il nostro generoso ospite, montammo presto in sella, dovendo passare il gran monte dell'Azuay, tanto funesto nei giorni d'inverno. Verso le undici ne avevamo felicemente guadagnata la cima e godevamo delle bellissime vedute che presentavansi al nostro sguardo. Ma ecco che verso il tocco, mentre stavamo per prendere un po' di cibo, apparvero densi nuvoloni ad oscurare il bellissimo nostro orizzonte , si succedettero frequenti lampi e tuoni e cadde una pioggia dirotta con grossa grandine che ci accompagnò per circa quattro ore. Finalmente, come piacque a Dio, il temporale passò e poche ore dopo arrivammo a Cañar, borgo di tre o quattro mila abitanti. Ci avviammo direttamente alla canonica, dove in assenza del parroco fummo ricevuti e cordialmente ospitati da due buoni sacerdoti che ne tenevano le veci fino a che non fosse ritornato da Cuenca. Ed essendo giorno festivo prestammo volentieri l'opera nostra a vantaggio de' fedeli accorsi in gran numero per le sacre funzioni.

Il giorno 12 partimmo per Azoguez, alle nove circa. Vi giungemmo verso le cinque e mezzo e fummo ricevuti con isquisita cortesia dai Padri Oblati , religiosi dipendenti dal nostro grande benefattore ed amico cuencano il sig. Dott. Canonico D. Matovelle, dal quale aveano ricevuto ordine di ospitarci come fratelli.

Non era ancora mezz'ora che cì riposavamo, quando giuusero a farci una ben gradita sorpresa i cari confratelli D. Bruzzone e D. Spinelli : può immaginarsi con quanto piacere ci siamo riveduti e riabbracciati. Il signor D. Matovelle di Cuenca ci mandò per telegramma un affettuoso saluto. Ci presentammo ad ossequiare il signor Governatore ed i Fratelli delle Scuole Cristiane e fummo ricevuti con somma bontà. Azoguez conta circa settemila abitanti, ha un terreno assai fertile, clima molto buono e dista poche ore da Cuenca.

Liete accoglienze a Cuenca - Un grande amico.

Circa le undici del 13, salutati e ringraziati i nostri graziosi ospiti, partimmo alla volta della florida e colta Cuenca , dove ci fermammo ben 12 giorni per intenderci colle Autorità locali su cose relative alle nostre Missioni e provvederci del necessario per continuare il viaggio e pel primo impianto delle medesime. Vennero ad incontrarci da Cuenca altri confratelli, il signor Michele Davila, insigne benefattore del nostro Collegio di S. Luigi, e varii giovani a cavallo. Non le dico con quanto entusiasmo ci abbiano ricevuti i carissimi confratelli cuencani, perchè le mie parole non basterebbero a descrivere le accoglienze oneste e liete che ci fecero.

D. Matovelle volle essere il primo a visitarci, ed abbracciandoci ne diceva colla più grande commozione : « Finalmente siete arrivati a portare la salute a questa provincia, ed ai tanti selvaggi d'Oriente che da assai tempo vi desideravano, vi sospiravano. Oh, siate i benvenuti! Io metto a vostra disposizione la mia persona e tutte le cose mie e mi terrò fortunato di potervi essere utile in qualche cosa. » E provò col fatto che è uno dei nostri più generosi Cooperatori, anzi un padre amoroso che estende la sua carità a tutte le nostre opere della Repubblica Equatoriana. Egli è assai dotto e virtuoso, canonico, deputato, e fondatore della Congrega zione degli Oblati di Maria che ha per iscopo di provvedere di buoni e zelanti parroci queste vastissime parrocchie.

Nei giorni che ci fermammo a Cuenca, dettammo gli esercizi spirituali ai giovanetti del nostro Collegio e fummo consolati dal contegno veramente edificante che tennero e dal frutto che pare n'abbiano ricavato. Ne siano rese grazie al Signore ed alla nostra Madre Maria Ausiliatrice.

Le Autorità ecclesiastiche e civili ci ricevettero con molta benevolenza e potemmo trattare con loro di molte cose riguardanti le nostre Missioni. Il Vescovo , Mons. Leone , l'Amministratore Apostolico, Mons. Benigno Palacios , il Vicario Generale ci dimostrarono grande simpatia per l'Opera di Don Bosco.

La città di Cuenca è pel Castigliano quel che Firenze per l'Italiano, ed è pure culla di grandi uomini, tra' quali vuol essere annoverato l'attuale Presidente della Repubblica.

Da Cuenca a Gualaquiza - Varie tappe e fruttuose.

Finalmente la mattina del 26, salutati ì confratelli, ringraziati i nostri cari Cooperatori, ci rimettemmo in viaggio, ingrossando la nostra carovana di tre altri maestri d'arte per istruire i poveri selvaggi.

Panchieri ed io in sul far della sera arrivammo ad un piccolo borgo, chiamato S. Bartolo, dove gentilmente ospitati e provvisti di quanto ci occorreva dal degnissimo Parroco, attendemmo gli altri che giunsero il mattino seguente 27. Quivi io dovetti comprarmi un altro mulo, chè quello che aveva era tanto sfinito che non poteva più continuare.

Verso le dieci, dopo aver ringraziato l'ottimo nostro benefattore, partimmo per Sigsig, e vi giungemmo verso le tre e mezzo , cortesemente ricevuti dai figli del signor Michele Moscoso, nostro buon amico, ed ospitati generosamente dal M. R. Parroco D. Giuseppe Piedra, fratello del Parroco di S. Bartolo , che ci tenne nella sua canonica quasi quattro giorni. È veramente un uomo di Dio e perciò è amato e venerato dal suo popolo.

Si fece promettere che saremmo tornati altra volta a visitarlo e ci offerse l'opera sua per tutto che ci potesse occorrere. Gli abbiamo manifestato come meglio si poteva la nostra riconoscenza, prestandoci a confessare ed a predicare nella domenica che passammo da lui, dando a' suoi parrocchiani maggior comodità di santificare la festa. Il giorno 27 ci accommiatammo dal degnissimo Parroco e dagli altri nostri buoni amici e Cooperatori per incominciare la parte più disastrosa del nostro cammino per Gualaquiza. Ma quel buon Parroco colle principali Autorità del paese ed altri buoni amici ci vollero accompagnare ancora per tre ore di cammino, dandoci così un'altra prova di grandissimo affetto che ricorderemo per tutta la vita.

Dopo aver camminato per molte ore, arrivammo sul far della notte a Chigilinda, che piuttosto che un borgo è una riunione di capanne di paglia. Quivi si ebbe occasione di esercitare la povertà evangelica. Al mattino, improvvisata alla meglio una cappelletta, si confessò, si disse la S. Messa, si comunicarono varie persone e con un fervorino alla buona si cercò di animare quella povera gente a pensare alla salute dell'anima. In ultimo, esortatili a preparare una piccola cappella, promettemmo loro di ritornare a fare le sacre funzioni il più spesso possibile.

Partimmo verso le otto , e passando per Rosario e S. Giuseppe, luoghi pochissimo abitati, arrivammo circa le quattro e mezzo a Cuchipamba, dove il padrone del luogo , certo signor Quintanilla, ci ricevette con grande bontà, somministrandoci tutto l'occorrente per l'intera comitiva.

Appena si seppe il nostro arrivo nell'azienda e ne' suoi dintorni, quegli abitanti che alcuni mesi addietro avevano provate, dopo lungo tempo, le dolcezze della nostra santa Religione, passandovi D. Spinelli con Pancheri, anche stavolta accorsero in gran numero per vederci , sentirci, prepararsi a fare le loro divozioni e ascoltare la s. Messa. Era per noi e per loro un giorno di gran festa; ne fummo tutti inteneriti fino alle lagrime e benedicemmo di cuore il buon Dio d'averci chiamati a servirlo in queste missioni. Esortammo anche queste popolazioni ad edificarsi una cappelletti, assicurandoli che saremmo tornati presto a rivederli.

Distribuite per ricordo immagini, medaglie, ecc., come avevamo fatto in tutte le altre nostre fermate, ci rimettemmo in viaggio, e camminando per sentieri più da capre che da uomini, verso le sei pom. del primo marzo entravamo solennemente in Gualaquiza sotto archi trionfali preparati dai poveri selvaggi che, chiamati da una campana rotta, accorrevano numerosi sul nostro passaggio, acclamando a noi che giungevamo tra loro nel nome di Dio. Com'era nostro dovere , entrammo subito nella cappella, e ringraziammo il Signore di averci guidati sani e salvi fino al luogo della nostra Missione.

A Gualaquiza - I selvaggi accorrono - Primi Battesimi.

Alloggiammo per i primi giorni presso l'amico nostro signor Guglielmo Vega, mentre col suo aiuto aggiustammo il meglio possibile la cappella, per poter tenere sempre con noi Gesù in Sacramento, giacchè con Gesù tutto abbiamo. I selvaggi de' luoghi vicini accorsero anch'essi ad unirsi con quelli di Gualaquiza ed un gran numero di loro convivono con noi. Più d'una notte ho dovuto dividere coperte e lenzuola con loro, e non bastando vi ho aggiunto la veste, il pastrano, perché si potessero coprire. Le prime notti non dormiva troppo tranquillo, temendo d'avermi a svegliare nell'altro mondo, ma poi mi son messo nelle mani di Dio, disposto anche a dar la vita per amor suo.

Considerando il carattere di questi selvaggi dobbiam proprio esclamare col Salmista : Nisi Dominus aedificaverit domum , in vanum laboraverunt qui aedificant eam. Sarà forse giunto il tempo di raccogliere un qualche frutto dalle secolari fatiche di quegli instancabili banditori della divina parola che furono i figli di S. Ignazio? OH! lo volesse il Cielo !

Nelle due domeniche che già passammo qui a Gualaquiza la cappelletta non bastò a contenere tutti gli Jivaros intervenuti alle sacre funzioni : dovemmo improvvisare un pulpitino nel mezzo di essa per farci udire da quelli che loro malgrado stavano fuori. Abbiamo incominciato a battezzare tre Jivaros e ne stiamo preparando altri. Abbiamo ricoverati presso di noi sei figli di bianchi e di misti.

Qui vi è molto da fare anche per le Suore di Maria Ausiliatrice. Per l'anno nuovo se si potesse prepararne una carovana di mezza dozzina, noi speriamo di poter apparecchiare loro una casa decente. Converrà poi aumentare anche il nostro personale , mandandoci de' confratelli pronti al lavoro, al sacrifizio, all'abnegazione.

E per le spese come faremo ? lo mi raccomando a lei , o amatissimo signor Don Rua, o meglio ai nostri buoni Cooperatori , alle zelanti nostre Cooperatrici , perchè abbiamo da fabbricare la chiesa e la casa e non abbiamo denari, anzi abbiamo già dei debiti.

Desidererà sapere come stiamo di vitto ? Non abbiamo nè pane, nè vino, ma meliga, yuca, platano ed un po' di carne ; beviamo la saporitissima ciccia (chicha), oppure acqua; però finora godiamo tutti buona salute.

È intenzione nostra e del nostro D. Calcagno di consacrare tutto il Vicariato al Sacro Cuore di Gesù. Questa nuova Casa , secondo il desiderio espresso dall'Autorità ecclesiastica e civile, è posta sotto il patrocinio del grande missionario del Chiablese, S. Francesco di Sales, ed è denominata Colegio y Misión de San Francisco de Sales.

Il primo dei giovani che abbiam ricevuto come interno, il 7 marzo, chiamasi Michele, nome tanto caro a noi tutti , perchè ci ricorda lei, amato Padre, e ci fa sperar bene della nostra Casa che verrà certo protetta e difesa dal grande Arcangelo contro le insidie del nemico infernale. Abbiamo un clima salubre ed il suolo produce abbastanza meliga, yuca, platano , zuccaro , caffè; si può dire che siamo in una continua estate.

Oggi Pancheri parte per visitare il territorio orientale di questo Vicariato, affine di prepararne la mappa da presentare al prossimo Congresso equatoriano.

Gradisca, amatissimo Padre, gli ossequii miei, dei cari confratelli, dei fanciulli da noi istruiti, cui parliamo ogni giorno di lei e che perciò conoscono, amano, perchè sanno che ella vuol loro un grandissimo bene.

Ci benedica tutti, ci assista colle sue preghiere e venga presto in nostro aiuto.

Le bacio con figliale affetto la destra benedetta e pregandola di presentare i miei rispetti agli amati Superiori di costì, mi pro fesso ora e per sempre in G. e M.

Obbedientissimo figlio

D, FRANCESCO MATTANA.

PARAGUAY

Mons. LUIGI LASAGNA alla capitale dalla Repubblica Paraguaya.

AMATISSIMO PADRE,

Assunzione, 19 Maggio 1894.

Eccomi dunque nel Paraguay, in questa terra sospirata da tanti cuori Salesiani, e dove senza fallo si aprirà il campo più stupendo all'operosità ed allo zelo della nostra Congregazione.

Ho ricevuto dalle Autorità accoglienze cordialissime. L'Eccell.mo Presidente della Repubblica, signor Giovanni Gonzales, ha mandato il Comandante del Porto a ricevermi a bordo, donde mi condusse a terra colla barchetta di gala, come qui si dice. Al molo m'aspettava la vettura del signor Presidente, quella dell'Ambasciatore argentino e più altre che ci condussero al palazzo del signor Ministro delle finanze, cedutomi gentilmente per alloggio.

Al molo si trovava pure il Rev.mo signor Arrua, amministratore della diocesi, col suo segretario, il Rettore del Seminario, Padre Montagna, e molti sacerdoti e gran popolo. Alla sera dello stesso giorno mi recai a far visita al signor Presidente, che m'accolse cordialissimamente, mi presentò all'egregia sua famiglia e poscia degnossi accompagnarmi a piedi fino alla mia abitazione insieme col Ministro de' culti, il senatore Miranda, e le altre dignità del Clero.

I giornali della capitale hanno pubblicata la bella nota, con cui l'Eminentissimo Cardinale Rampolla prometteva l'anno scorso di adoperarsi vivamente presso di lei a nome del Santo Padre, affine di estendere a questo paese l'opera di Don Bosco per l'educazione della gioventù e l' evangelizzazione de' poveri selvaggi che coprono da un capo all'altro quest'immenso territorio.

I Governi di altri paesi d'America si appigliarono al mezzo inumano di distruggere i poveri Indii colla mitraglia, dando loro la caccia siccome a fiere sino negli antri delle montagne; ma il Paraguay provvidenzialmente li ha sempre lasciati vivere in pace, e così essi formano diverse tribù sparse qua e colà nelle foreste, nudi , ignoranti ed infelicissimi, aspettando qualche anima buona che loro apporti la luce del Vangelo.

Non si può andare per le vie senza vederne delle frotte, seminudi, cenciosi, che portano in giro lo spettacolo di loro orribile - miseria, vendendo qualche panierino da loro ben intessuto con foglie di palme od altri giunchi, oppure offrendo qualche pelle di fiere o piume di uccelli.

Qui nella stessa Assunzione, sulla sponda sinistra del Rio Paraguay, v'è una piccola tribù accampata, completamente segregata dal resto della città per costumi, religione e lingua. Hanno una specie di sacerdote-mago che presiede agli atti più importanti della vita, nascite, matrimoni e sepolture, con riti e cerimonie stranissime.

Dall'altra parte del fiume, in faccia alla città stessa, vi sono moltissime altre tribù. S'immagini che tutte questo stesse note regioni, fino alle falde delle Cordigliere di Bolivia, non hanno neppure una città, neppure un villaggio di gente cristiana; il suolo è tutto coperto da tribù nomadi, in generale d'indole mite ed arrendevole. Oh! quante conquiste si potrebbero fare, quanti nuovi popoli si potrebbero aggregare alla gran famiglia cristiana, se avessimo Missionari e mezzi adeguati al bisogno!

Per un altro lato v'è pure grande necessità di fare qualche cosa per la gioventù di questo paese. Lei saprà che questa Repubblica del Paraguay ha sostenuto da sola per sei anni una guerra gigantesca contro gli Stati alleati del Brasile, Argentino ed Uruguay. Malgrado l' eroismo insuperabile spiegato dagli uomini e dalle donne, dovette soccombere alla gran massa degli eserciti invasori, e ne fu saccheggiata, distrutta, schiacciata. D'allora in poi (1870) ha fatto grandi sforzi per rialzarsi da tanta prostrazione, per riorganizzarsi alla meglio, ed i suoi sforzi danno a sperare giorni migliori; ma per adesso ha enorme bisogno di essere aiutata a formare nuove generazioni.

Ed è per questo che è di somma urgenza fondare quanto prima qualche ospizio di ragazzi poveri, qualche colonia agricola pei fanciulli derelitti e quasi abbrutiti della. campagna. Oh! mi piange il cuore al vedere tante miserie senza potervi rimediare subito!

Mentre io lamento scarsità di personale, il Signore mi fa passare per una grande prova. Una morte inaspettata di questi giorni (14 maggio) ha rapito il nostro caro Don Carlo Cipriano, Direttore del Collegio di Las Piedras, colui che teneva le mie veci nell'Uruguay durante le mie lunghe escursioni. Nativo di Front (Piemonte) aveva vestito l'abito nella nostra Pia Società nel 1870, emettendo i santi voti perpetui quattro anni dopo. Ordinato Sacerdote nel 1875, partì colla quarta spedizione de' nostri Missionari nel 1879. Dopo di essere stato modello d'obbedienza in varie Case dell' Argentina, fu mandato a Montevideo, dove fu per molti anni solerte Prefetto del Collegio Pio di Villa Colon. Di là fu promosso a Direttore della Casa e Noviziato di Las Piedras, che convertì in vero giardino d' ogni bella virtù, colle parole e più coll' esempio. Anima veramente bella e fervorosissima, esemplare in ogni suo atto, l'indimenticabile D. Cipriano era amato e venerato da tutti per la sua prudenza ed esperienza; ed ora il Signore ce l' ha tolto per sempre! ! I nostri ascritti ed aspiranti come piangeranno la perdita dolorosa di chi era loro guida sicura nella perfezione e padre tenerissimo !

Io lo raccomando alle sue preghiere ed a quelle de' cari confratelli tutti, e prego lei a voler rinforzare le nostre file di troppo diradate.

Ella mi diceva che, quando fossi arrivato in mezzo ai poveri selvaggi, mi avrebbe soccorso con buoni Missionari; ed ora eccomi circondato da centinaia di tribù selvaggia che invocano aiuto. Sono per l'anima e pel corpo nella più spaventosa e ripugnante miseria, e bisogna alzarli dall'abbiezione in cui si trovano, farli uomini per renderli poi cristiani e forse angeli per virtù ed innocenza. Per somma ventura qui non regna la poligamia e ci sarà facile ridurli sotto al soave giogo del Vangelo.

Faccio dunque appello al suo buon cuore per questa grand'opera ed al cuore dei nostri giovani confratelli che aspirano a mietere palme ed allori sul campo delle Missioni. Loro sono aperte le porte del Paraguay, del Gran Chaco e del Matto Grosso. Avanti, o valorosi! Gli Angeli di queste foreste da due mila anni vi aspettano, D. Bosco vi sorride ed incoraggia dal cielo. Non tardate di più, ed i buoni nostri Cooperatori vi forniscano colla loro carità dei mezzi necessari a tanta impresa. Io ringrazio anticipatamente tutti questi nostri Benefattori e li benedico con tutta l'effusione del mio cuore.

Con stima e venerazione godo professarmi di lei, veneratis.m° Padre,

Aff.mo ed Obb.mo nel Signore

LuiGi Vescovo di Tripoli.

COLLEGI SALESIANI D'ITALIA

ED EDUCATORII DIRETTI DALLE FIGLIE DI MARIA AUSILIATRICE

Sono incominciate le vacanze autunnali, e già in parecchie famiglie si va pensando ove collocare i proprii figli l'anno venturo, in qual collegio ed a quali scuole.

Noi per comodità di quanti desiderassero affidare a noi i loro figli per la carriera degli studi elementari, ginnasiali e liceali, diamo qui l'elenco dei Collegi Salesiani e degli Educatorii delle Figlie di Maria Ausiliatrice d'Italia, assicurando di tutta la nostra sollecitudine per tutto quello che riguarda religione, morale, sanità e profitto negli studi così scientifici come letterari.

Istituti per ragazzi.

Oltre l'Oratorio di S. Francesco di Sales in Torino, l'Ospizio di S. Vincenzo de' Paoli in Sampierdarena, l'Ospizio del Sacro Cuore di Gesù in Roma, le Scuole di S. Paolo alla Spezia, la Colonia Agricola di Mogliano Veneto , l' Oratorio di Maria Immacolata a Firenze, l'Oratorio del Sacro Cuore di Gesù a Trino Vercellese, di S. Filippo e S. Francesco di Sales a Catania e di S. Luigi Gonzaga a Messina, l'Istituto di San Francesco di Sales a Faenza e di S. Giuseppe a Macerata, l'Istituto Leonino ad Orvieto e l'Istituto D. Bosco in Verona, vi sono i Collegi di Borgo S. Martino, Lanzo Torinese, Varazze, Alassio, Este, Penango, Parma, Fossano, Loreto, Treviglio, Trevi, Colle Salvetti, Randazzo e Marsala in Sicilia, e Balerna nella Svizzera.

In questi Collegi l' insegnamento comprende il corso elementare e ginnasiale, eccetto quello di Penango, dove, per ora, vi sono soltanto le classi elementari; è impartito da maestri e professori patentati ed a norma dei programmi governativi. Nel Collegio di Alassio vi è di più il Liceo.

In quasi tutti questi Collegi vi sono due gradi di pensione. La prima varia da L. 35 a 40 mensili; la seconda da L. 24 a 30.

Educatorii per giovanette.

Oltre ai mentovati Collegi pei giovanetti, vi sono pure dodici Educatorii per fanciulle; il primo in Nizza Monferrato, sotto il nome della Madonna delle Grazie; il secondo nella città di Chieri , sotto il titolo di Santa Teresa; il terzo al Torrione di Bordighera; il quarto a Novara; il quinto a Lugo; il sesto a Casale Monferrato; il settimo a Cannara nell'Umbria; l'ottavo, nono, decimo, undecimo e dodicesimo nelle ridenti e saluberrime colline circondanti l' Etna, Bronte, Mascali,

Trecastagni, Alí Marina presso Messina, ed a Catania. Tutti questi Educatorii sono diretti dalle Suore di Maria Ausiliatrice.

Scopo di queste case di educazione si è di dare l'insegnamento scientifico e morale in modo che non lasci nulla a desiderare per una giovinetta di onesta e cristiana famiglia, cioè arricchirne la mente di utili cognizioni, educarne il cuore a sode e cristiane virtù, addestrarla ai lavori femminili e informarla a quei principii di civiltà che sono richiesti dalla sua condizione.

Per avere i relativi programmi e per le domande di accettazione bisogna dirigersi ai Direttori e alle Direttrici dei singoli Collegi ed Istituti, oppure al sacerdote Michele Rua, via Cottolengo, n. 33, Torino.

Pei figli di Maria.

Per sopperire poi al bisogno sempre crescente di operai evangelici , il nostro caro D. Bosco, oltre ai varii Ospizi, e Collegi, ha istituita pure l'Opera così detta di Maria Ausiliatrice, che ha per iscopo di raccogliere giovani grandicelli (dai 16 ai 30 anni) che abbiano decisa volontà di fare gli studii letterari per mezzo di corsi appropriati per abbracciare lo stato ecclesiastico.

Quest'Opera , di cui più volte parlammo, benedetta, ed approvata dai Vescovi e dal Sommo Gerarca, fu pur benedetta da Dio , perchè ha dato ogni anno frutti sempre più consolanti. In pochi anni già superano il migliaio i chierici usciti da tali scuole ; parecchi al presente, ordinati sacerdoti, sono zelanti parroci, altri indefessi apostoli in varie missioni.

Noi quindi anche quest'anno facciamo un caldo appello ai nostri ottimi Cooperatori e specialmente ai RR. Parroci, perchè ci vogliano indirizzare molti di tali giovani che mostrassero spiegata vocazione allo stato ecclesiastico ; agli Oblatori, Corrispondenti e Benefattori raccomandiamo di tutto cuore quest'Opera sì proficua per la Chiesa e per la società; a tutti che uniscano la preghiera al Padron della messe « ut mittat operarios in messem suam. »

Per norma degli allievi e di coloro che se ne dovessero incaricare o che desiderano più ampie notizie dell'Opera di Maria Ausiliatrice, si sono stampati appositi programmi, che si potranno avere dal Sac. Michele Rna (Via Cottolengo, 32, Torino), oppure dai Direttori dell'Ospizio di S. Vincenzo in Sampierdarena, di S. Giovanni Evangelista (Via Madama Cristina, 1) in Torino, dell'Oratorio di S. Giuseppe in Lugo nelle Romagne, e di Trecate presso Novara.

GRAZIE DI MARIA SS. AUSILIATRICE

Riconoscenza a Maria! - La mia dilettissima madre fu colpita nel mese di gennaio da una forte polmonite doppia, infettiva, diffusa e con tifo. Le fu amministrato tosto il Santo Viatico; e tenuto quindi un consulto, i medici, stante la già piuttosto avanzata età della povera inferma, congiunta ad una grande debolezza, temevano si formasse un' affezione di cuore e perciò una catastrofe. La famiglia tutta era immersa nella più grande desolazione. Nel mio profondo dolore, con un vivo slancio di fede mi rivolsi a Maria SS. Ausiliatrice, sicura ch'ella ci avrebbe conservata la tenerissima ed adorata nostra madre , promettendole un paio d'orecchini d' oro, se ottenevo la sospirata guarigione. Sia mille volte benedetta Maria Ausiliatrice! Ella degnossi esaudire le nostro suppliche, dissipare i nostri timori, rasciugare le nostre lagrime, ridonandoci pienamente guarita la nostra amata genitrice. Riconoscente di tanta segnalata grazia., rendo pubblica testimonianza di gratitudine verso sì buona Madre, adempiendo al mio voto.

Saluzzo, 15 Aprile 1894.

MARIA DELLA CHIESA di Cervignasco.

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L'immagine di Maria Ausiliatrice sotto il capezzale - Mio padre fu colto dall' influenza che cambiossi in forte polmonite. La malattia si faceva sempre più seria ed il medico molto ci dava a temere. In tali angustie, essendo il povero padre fuori dei sensi , noi lo raccomandammo di vivo cuore a Maria Ausiliatrice, mettendogli una sua immagine sotto il capezzale, e promettendo che, ottenuta la guarigione, avremmo fatta qualche offerta e pubblicata la grazia. La Vergine SS. ci esaudì; in pochi giorni egli cominciò a migliorare, alla fine del mese già si alzava da letto ed ora è pienamente guarito, attendendo al suo faticoso lavoro. Pieni di gratitudine verso la Gran Madre di Dio, adempiamo la promessa

Bene, 6 Maggio 1894.

CATTERINA MANASSERO.

Una novena a Maria Ausiliatrice - Fui colpito da male agli occhi; mi portai dal medico, il quale mi disse, che era troppo guasto il nervo ottico. Allora, esortato dal mio Direttore, feci una novena a Maria Ausiliatrice. Appena finita la novena, andai sempre migliorando, ed in poco tempo riebbi la vista, e grazie a Maria Ausiliatrice, da due anni continuo il mio mestiere senza aver mai più sentito il minimo male, e senza aver più bisogno nè di medico , nè di medicine.

S. Benigno Canavese, 4 Maggio 1894. FRANCESCO FERRERO.

Ricorso a Maria Ausiliatrice -

Fui preso da forte oppressione allo stomaco, che mi impediva di respirare. Sentendo leggere le molte grazie di Maria Ausiliatrice, mi raccomandai a Lei. Nel terzo giorno della novena fui pienamente libero come non avessi mai avuto alcun male.

S. Benigno Canavese, 5 Maggio 1894. MICHELE TORREANO.

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Evviva Maria Ausiliatrice! - Io sottoscritto dichiaro, ed ove occorresse con giuramento, d'aver ricevuto da Maria Ausiliatrice una grazia singolare, per cui sciolgo il voto fatto rendendo di pubblica ragione la mia riconoscenza a Maria Ausiliatrice e facendo celebrare una Messa al suo Altare in Torino.

Savona, 15 Giugno 1894.

GIUSEPPE EMANUELE BAZZANO Redattore del Giornale "Il Letimbro".

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Maria fautrice d'opere buone - Ill.mo e Rev.mo Signore - Avendo ricevuta una grazia da M. V. Ausiliatrice, compio ben volentieri il mio sacrosanto dovere di spedire a V. S. Ill.ma e Rev.ma la somma di lire venti promesse, pregandola a voler degnarsi di far inserire nel Bolletino Salesiano la grazia ricevuta. Trattavasi o di sopprimere o di dar un avviamento del tutto contrario al suo fine ad un' opera pia molto importante per questo paese: già il Consiglio provinciale ci aveva battuti... già la volontà di certi superiori ci si era manifestata del tutto contraria ai nostri santi intendimenti ; persino certe persone interessate si erano proposto di opporsi (come di fatto ci consta ora che fecero) a che si ottenesse un risultato favorevole. Intanto trambusto , quale presidente dell' Opera , ricorsi con fiducia a Maria, che mi ascoltò, ed ora ho nelle mie mani il decreto reale favorevole. Viva sempre la cara, buona, pietosissima Madonna di D. Bosco.

C... 18 Giugno 1894.

D. GIOVANNI B.

Rendono pur grazie a Maria Ausiliatrice per segnalati favori ottenuti mediante la sua potentissima intercessione i seguenti:

Can. Pietro Dompè per la signora Teresa Salomone nata Rebaudengo, Benevagienna - Luigi Soi, maestro elementare, Nureci (Sardegna) - Suor Filippina Acerboni per una sua consorella, Pescia - A. N. B., Bergamo - Angelo Dulio, Borgomanero - Sebastiano Rappetto, Orsara Bormida - Margherita GualliniOliva, Stradella - Antonio Sella, Lozzolo - Fortunato latini, Polinago (Modena) - Un Cooperatore di Gozo (Malta) - Giuseppe Sejanfreddo di Mason - Valentina Testorelli, Lovere - D. Claudio Stefani per l'ottennta insperata guarigione del fanciullo Giacomino Borghini, Poggio-Berni - Anna Madon-Zeni, Piossasco Torino) - Maria Gallo, Maddalena Cartotti - Gallo, Pelagia Piccone-Gallo, Torazza di VeroTengo (Borgo Reggio) - Sac. Francesco Ghigliotto, Catania - Teresa Nasi, Torino -- Suor Giulia Devecchi, Torrione (Bordighera,) - Rosa Amaretti, Poirino - Giuseppina Adulti, Castelnuovo Calcea - Giovanni Chiavarino, Castelrosso - Angela Griffa, Foglizzo - Carlotta Arbellino, Carzano - Giovanni Tessuto, Montanaro - Giuseppe Carletta e Francesco Anagno, Bianzè - Giuseppe Graia, Cigliano - Domenica Banehio, Moretta - Bartolomeo Gariglio, Piube,s-Torinese - Luigia Berruto, Torino - Maria di Rovaseuda - Antonietta Alberganti. Palanza - Carolina Pasquero, Cornegliane d'Alba - Teresa Moisia, Isolengo Monferrato - Giuseppe Filip, Paesana (Saluzzo) - D. Stefano Trione per pia persona - Giuseppe Merlo , Cavour - Giulia Dezzani, Barbania - Rosa Viola, Cagliano - Giorgio Ortero, Vinovo-Teresa Forchier, Magnago Artegno (Udine) - Francesco Delbosco, Raeconigi - Giuseppe Fassio, Castelrosso - Catterina Casale, Raeconigi - Luigia Gadini, Saluggia - Francesca Barbetta, Sepiana - Angela Simondi, TorinoCarolina Goria, Moretta - Lucia Banchio, Moretta - Nicoletta Carlino, Verona - Celestina Leretto, Cumiana - Maria Dono, Chivasso.

ECO DEGLI ORATORII FESTIVI

S. Giuseppe in Torino.

Chi passava la domenica 17 giugno per via Saluzzo in Torino era attratto da lieti concenti che uscivano dall'Oratorio festivo di S. Giuseppe. Si facevano gare catechistiche instituite tra i giovani che quivi intervengono tutti i giorni festivi per apprendere la scienza della nostra santa religione.

La cappella presentava un aspetto leggiadro. Zendadi di tela colorata coprivano le colonne , archi trionfali adornavano l'ampia volta. Un maestoso trono campeggiava nel presbitero, dove eranvi illustri personaggi che presiedevano il trattenimento, facendo corona a S. E. Mons. Basilio Leto, Vescovo titolare di Samaria.

E come interessavano quelle gare! Sbagliata una parola, un tocco di timpano atterrava il gareggiante. L'ultimo, dichiarato vincitore, veniva proclamato principe e fra gli applausi e suon di musica andava glorioso e trionfante a ricevere l'alloro dalle mani stesse di Monsignore. Tutti i giovani che prendevano parte attiva alla gara saranno stati 150 circa, divisi in cinque sezioni, secondo le materie di catechismo prese nel corso dell'anno; ciascuna sezione perciò ebbe il suo principe, dimodochè il quadro sopra descritto si ripetè per ben cinque volte con universale soddisfazione. Ma ciò che fece più impressione sul cuore dei presenti si fu il vedere giovanotti coi baffi, scevri d'ogni ombra di rispetto umano, porsi in mezzo agli spettatori e recitare con inaudita precisione interi trattati del Catechismo dogmatico del Frassinetti. Un bravo di cuore a quei cari giovanotti !

Vignale nel Monferrato.

Leggiamo nel Corriere di Casale del 6 luglio

« Non per una vana ostentazione, ma a pubblica edificazione, facciamo breve cenno di una cara festicciuola celebratasi nell'Oratorio festivo di Vignale, affidato alle cure dei Salesiani. Trattavasi di festeggiare S. Luigi Gonzaga patrono di detto Oratorio ; e la festa si fece domenica scorsa e riuscì gradita e splendida oltre la comune aspettazione. Solenni funzioni si fecero nella bellissima cappella dell'Oratorio, numerosissime Comunioni dei buoni giovanetti, Messa in musica cantata dagli alunni del Collegio Salesiano di Borgo S. Martino, il tutto con edificante pietà. Non parliamo poi dell'accademia musico-letteraria tenutasi alla sera nell'ampio cortile dell'Oratorio. Recite, canti e suoni si alternavano con ammirabile ordine dinanzi a numerosissimi spettatori, poichè tutta Vignale era accorsa a questa simpatica festa. Posti distinti erano stati assegnati alle Autorità ed alle persone più notabili del paese. Con delicatissimo pensiero intervenne pure la brava banda musicale, la quale negl'intermezzi suonò scelti e svariati pezzi, riscuotendo unanimi e sinceri applausi. Quell'ora e mezza di trattenimento parve un istante, tanto era caro e gradito! Onore ai Vignalesi ! »

Macerata.

Con piacere apprendiamo come l'Oratorio festivo di Macerata ora possiede anche una bella fanfaretta, e che questa, dopo solamente un brevissimo mese di esercizi sotto la direzione dell'abile signor maestro Liviabella coadiuvato da un Salesiano, ha potuto dare per la prima volta bella prova di sè in una festa che si celebrò lo scorso giugno nell'Istituto Salesiano di S. Giuseppe. Tale improvviso ed impensato progresso di quei giovanetti esterni fece concepire negli astanti le più fondate speranze di un progresso sempre più sodo ed esteso. Noi mandiamo un bravo di cuore a quei giovanetti che in sì poco tempo seppero corrispondere alle cure ed all'impegno dei Salesiani e loro aiutanti, ed un sentito ringraziamento a quei buoni cittadini che s'interessano dell'Opera Salesiana in Macerata.

Faenza.

Togliamo dalla Sveglia della Romagna di Cesena-Rimini la seguente breve corrispondenza:

« La domenica 1° luglio ebbe luogo nell'Istituto Salesiano di Faenza la solenne distribuzione dei premi ai giovani esterni che frequentano il così detto Oratorio festivo. Fu onorato dalla presenza di Mons. Vescovo Gioachino Cantagalli, di altre distinte autorità, di buona parte del clero e di molti signori e signore. L'ingegnere Giantommaso Liverani vi lesse un bellissimo discorso, accolto da fragorosi e replicati applausi. Le due Lande dell'Istituto eseguirono scelti pezzi musicali e vi fu inoltre un prezioso saggio di esercizi ginnastici dato dagli alunni interni e diretto dall'egregio Prof. Corbo.

» I giovanetti premiati furono più di 200 e i premi consistevano in oggetti di vestiario, in scarpe, libri, ecc., ecc.

» Mons. Cantagalli ed il Direttore dell'Istituto, Prof. D. Giambattista Rinaldi, dissero infine poche ma opportunissime parole, che posero il più bel compimento a questa festa. »

VARIETÀ.

Il nuovo Vescovo di Pinerolo ed un monumento a D. Bosco in Castelnuovo d'Asti.

Castelnuovo d'Asti, la patria di Don Bosco, di Don Cafasso, di Mons. Bertagna e di Mons. Cagliero, annovera un'altra pagina gloriosa nei suoi annali, e fra i benemeriti che uscirono dal suo seno scrive oggi il nome del suo buon Prevosto, che fu dal S. Padre nello scorso mese di marzo eletto Vescovo di Pinerolo per succedere al compianto Mons. Sardi.

Mons. Gio. Battista Rossi, nativo di Cavallermaggiore, dopo aver percorsa la carriera dell'insegnamento quale professore di matematica e di fisica nel Seminario di Chieri, nel 1870 fu eletto Prevosto e prendeva possesso della Parrocchia di S. Andrea in Castelnuovo d'Asti. - Nei circa ventiquattro anni di parrocchiale ministero, Mons. Rossi fu in Castelnuovo la personificazione della provvidenza di Dio. A lui infatti quel paese deve la rinnovazione del suo cimitero , l' abbellimento della chiesa parrocchiale, il suo ospedale per gli infermi, le Compagnie di S. Giuseppe e dell'Addolorata, l'Oratorio festivo, una società di assicurazione contro gli incendi intitolata a S. Giuseppe; a dir tutto in breve, per Mons. Rossi Castelnuovo era la sua mente ed il suo cuore, ed il popolo lo amava con l'intensità dell'affetto figliale. - Predicatore popolare, la sua parola fu sempre ascoltata con frutto nel Piemonte, dove dettò esercizi, predicò missioni collo zelo di apostolo , il quale, quando parla convince. - Sono conosciute le sue Opere, scritto con istile facile ed adatte alle intelligenze del popolo. « Nessuno meglio di lei , gli scriveva il compianto Card. Alimonda, zelante pastore ed indefesso missionario, conosce le necessità del popolo ; nessuno studiò con più amore di lei gli usi, le tendenze, i costumi delle popolazioni rurali; ebbene, dalla conoscenza dei bisogni e più dalla carità del suo cuore escono libri che a me paiono opportunissimi ai tempi presenti. » Nei suoi trenta trattenimenti sulla vita e sul culto di S. Giuseppe, nelle sue Conferenze per gli uomini nei tempo degli Esercizii spirituali, nella Gioventù istruita con apologhi, favole e similitudini, nel suo Mondo Simbolico l' autore ha saputo dimostrare con precisione il detto di S. Girolamo : « La natura non è giammai tanto ammirabile quanto nelle piccolo cose »

Ed ora i suoi cinquantacinque anni di vita sono coronati dall'infula episcopale. Egli veniva consacrato in Roma, nella Cappella della Casa delle Maestre pie Filippine, per le mani dell'Em. Card. Angelo Bianchi, coll' assistenza delle L L. E E. Mons. Arcivescovo Sambucetti e Mons. Vescovo Canestrari, la domenica 27 maggio scorso.

Alla sera di detto giorno i Salesiani ed i giovanetti dell' Ospizio del Sacro Cuore di Gesù in Roma, che avevano la fortuna di ospitarlo presso di loro , tennero in suo onore un' accademiola musico - letteraria che gli tornò gradita. Oltre ai Salesiani e loro alunni, assistevano a quella dimostrazione di omaggio tutte le rappresentanze che avevano assistito la mattina alla consacrazione. La sala dell'Istituto, ove fu celebrata l' accademia, capace di oltre 600 persone, era elegantissimamente arredata e addobbata. Sopra apposito palco avevano preso posto oltre 100 fra cantori e sonatori. Monsignor Rossi sedeva sotto un ricco baldacchino di velluto in seta. Al termine dell'accademia pronunziò un commovente discorso , manifestando il suo dolore nel dover abbandonare i 3600 suoi figli di Castelnuovo che ha amato per ventiquattro anni e da cui fu tanto riamato, e la trepidazione che provava nel pensare ai nuovi figli che il Signore gli ha destinato. Quindi ringraziando i Salesiani della bella dimostrazione che vollero dargli e congratulandosi con loro che continuavano così bene le colossali opere di Don Bosco, uomo universale, come universale è la carità che lo animava, passò a parlare di un monumento che si vuole innalzare a Don Bosco in Castelnuovo d'Asti, il fortunato paese che gli diede i natali.

Tornato in Piemonte, ai primi di giugno venne a rallegrare il nostro Oratorio con una sua cara visita. Fu ricevuto festosamente, il meglio che per noi si potesse. Dopo di aver rivolta da un balcone la sua eloquente parola ai nostri giovanetti e di averli benedetti , si ritirò a conferenza coi nostri Superiori. L'argomento del breve colloquio si fu il monumento a Don Bosco in Castelnuovo d'Asti, ch'egli unitamente al Municipio di Castelnuovo desidera di vedere realizzato prima di abbandonare quel suo caro popolo. Il gentile pensiero piacque ai nostri Superiori , i quali se ne congratularono con lui e con quel Municipio. In seguito a ciò abbiamo visto circolare un appello del Comitato costituitosi per l'erezione del detto monumento, formato di tutti illustri personaggi sì del laicato che del clero, fra cui figurano quattro Eccellentissimi Vescovi ed il veneratissimo Arcivescovo di Torino.

Noi applaudiamo a questo illustre Comitato, e pregati di buon grado uniamo a questo numero l'appello diramato.

Un grave bisogno.

La Casa Salesiana di Foglizzo, dedicata all'Arcangelo S. Michele, fu sopra ogni altra prediletta a Don Bosco, perchè destinata a formare il personale della nostra Pia Società Salesiana. Fu Don Bosco medesimo che volle fosse dedicata al principe delle milizie celesti, perchè voleva portasse il nome di Don Michele Rua, ch'egli presignava a suo successore. Eppure finora si può dire che cotesta Casa manchi di cappella; poiché la sala che ne fa le veci non è proprio adatta, ed ora, per lo cresciuto numero, assolutamente non può più servire. Si gettarono adunque le fondamenta d'una chiesetta adattata alla Casa, e la domenica 1° luglio S. E. Mons. Agostino Richelmy, Vescovo d'Ivrea, ne benediceva la pietra fondamentale. Ora non si aspetta altro se non che cresca, s'innalzi e serva allo scopo; ma fan difetto i mezzi pecuniarii. Si fa quindi un caldo appello ai divoti di San Michele ed a chiunque ami l'opera Salesiana, a mandare un generoso obolo a Don Eugenio Bianchi, direttore della Casa di S. Michele in Foglizzo (Torino), od al sig. D. Michele Rua; perchè altrimenti l'opera dovrà camminare troppo a rilento, e forse, Dio nol permetta, anche sospendersi.

Visito ai nostri Cooperatori e Conferenze.

Lo scorso giugno il nostro D. Trione visitava i Cooperatori Salesiani di Alessandria, Stradella, Reggio Emilia, Treviglio, Monza e Como e teneva in queste città pubbliche e private conferenze.

L'Italia Centrale, giornale politico amministrativo di Reggio Emilia, pubblicò il seguente articolo sulla Conferenza salesiana di quella città:

« La Società dei Salesiani (da San Francesco di Sales) fu fondata, come è noto, da quel celebre ed instancabile sacerdote cattolico che fu Don Bosco.

» Ha per apostoli dei preti che sono sparsi in tutto il mondo per la propaganda.

» Ha per effetto la fondazione di scuole, di collegi, di officine, dove si insegna, si educa, si lavora.

» Ha per scopo di accompagnare col sentimento religioso cristiano-cattolico tutte le conquiste e tutte le aspirazioni del secolo.

» Di istituzioni salesiane ve ne sono in Italia, in Francia, in Inghilterra, nel Belgio, in Spagna e, oltre l'Oceano, per tutta l' America, poi nell' Africa, nell'Asia....

» Questo, in sunto, disse nella bella e vasta chiesa di San Francesco, dal pulpito, il sacerdote salesiano D. Stefano Trione di Torino, con rapida, imaginosa, forbita parola, in certi momenti calda di commozione, convinta e convincente.

» Disse che la religione cattolica non vuole opporsi al progresso, ma vuole accompagnarlo colla moralità e colla fede, salvandolo dalla corruzione e dallo scetticismo che segnerebbero lo sfacelo dell'umanità; e dimostrò con fecondi esempi, che ciò è possibile , che ciò ha saputo ottenere Don Bosco co' suoi istituti salesiani; e questi raccomandò con molto colore, anzi con affetto, alla carità dei presenti.

» Così la conferenza. L'oratore è un uomo esile, ma pieno di energia, ha la voce acuta, sottile, ma ad essa in certi momenti sa dare l' intonazione maestosa che l' argomento richiede. Egli ha del progresso un'idea sana, spregiudicata : e sa dimostrare, con solidi argomenti, che il progresso può stare benissimo accompagnato colla religione - poichè l'idea di Dio è in ogni cosa.

» Precedette la conferenza l'Adoramus te Christe del Palestrina, eseguito dagli alunni del collegio Salesiano di San Benedetto di Parma, insieme agli alunni della Schola Cantorum del Seminario della nostra città.

» Dopo la conferenza seguì di nuovo l'Adoramus, poi il Tantum Ergo e infine l' Ave Maria dello stesso immortale maestro, eseguiti dagli stessi alunni.

» L'esecuzione di questi canti sacri corali - che sono di fattura inarrivabile - fu ottima e colorita, degna di ogni elogio.

» Durante il terzo canto fu data la benedizione dal Vescovo Monsignor Manicardi, che, insieme a molti sacerdoti, aveva assistito alla conferenza.

» La chiesa era affollatissima di popolo, e vi erano anche molti cospicui cittadini e numerose distintissime signore ».

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La Lega Lombarda di Milano pubblica la seguente corrispondenza sulla conferenza di Treviglio: « Domenica 17 giugno, così il giornale, l'oratore Salesiano D. Stefano Trione tenne l' annunciata conferenza sulle Opere di D. Bosco. Non so dirvi l' entusiasmo suscitato dall' esimio oratore nei cinquemila e più uditori; la nostra vasta Cattedrale era gremita di popolo che si spingeva fin fuori le porte della chiesa e nella piazza, a capo scoperto e sotto i raggi d'un sole cocente.

» L' oratore fu ascoltatissimo; ei seppe tenere desta l'attenzione; ebbe una parola per tutti ed a tutti raccomandò le opere salesiane fonte di benessere e di prosperità temporale e spirituale per la civile società.

» Commovente in certi punti; a più d'uno vidi i i lucciconi agli occhi: al cuore parlava quel degno sacerdote. I trevigliesi non dimenticheranno giammai la giornata di ieri; essi aiuteranno i bravi figli, di D. Bosco nell'opera intrapresa a vantaggio della gioventù della nostra cara Treviglio.

» Ma l'infaticabile D. Trione parlò anche al mattino nella Chiesa della B. V. delle Lagrime ed alla sera nel salone dell'Oratorio di S. Gaetano, ai componenti le nostre associazioni cattoliche. »

A Monza si potè fondare un Comitato Salesiano del quale assunse la Direzione il Revmo. Mons. Arciprete ed è Vice-direttore il Rev.mo Mons. Giuseppe Bigliani.

A Treviglio fu eletto Con-Direttore dei nostri Cooperatori Salesiani il Rev.mo Curato Don Francesco Reinoni.

Solenne Gara Catechistica.

Ebbe luogo la domenica 1° luglio alle ore 18 nel nostro Oratorio Salesiano l'annuale e solenne

Gara Catechistica.

Erano tutti Artigianelli della casa che avevano sacrificato allo studio del Catechismo le ore stesse del divertimento, e che ora davano pubblica mostra del loro studio cori una prontezza ed arditezza di domande e risposte veramente ammirabile.

Presiedeva l'adunanza S. E. Rev.ma Monsignor Bertagna, circondato del Rev.mo signor D. Rua, dagli altri superiori dell'Oratorio e da parecchi signori e signore invitate.

La materia d'esame non era poca; nientemeno che tutto il Catechismo piccolo e il grande ed i principali fatti della Storia Sacra in appoggio alle verità del Catechismo. Era una meraviglia il vedere con quale franchezza e interesse ognuno sosteneva la propria parte in faccia all'avversario.

La gara si risolse colla proclamazione del principe al suono della Marcia Reale; e siccome sappiamo che non solo il giovanetto proclamato principe, ma pure gli altri quattro che ultimi rimasero vittoriosi sul campo, sono tra i migliori degli allievi per condotta e pietà, godiamo a loro incoraggiamento e a stimolo di emulazione dei compagni, pubblicarne qui i nomi coi varii titoli riportati:

GIORDANO GIOVANNI da Torino, fonditore di caratteri, PRINCIPE DRISALDI GIUSEPPE da Scaldasole, falegname, 1° CONSOLE PIANA QUINTINO da Pettinengo, scultore, 2° CONSOLE SVIZZERO GIUSEPPE da Verona, legatore, LEGATO BONZO PIETRO da Mombaruzzo, sarto, ALFIERE

Non possiamo far a meno di rendere un plauso a questi buoni allievi, i quali, mentre per una parte nei giorni precedenti alla gara non perdevano un minuto per bene prepararsi al nuovo cimento, si raccoglievano però assai di spesso ai piedi di Gesù in Sacramento come per ricevere da Lui, che è luce, verità e scienza increata, quei lumi che un giorno illuminarono mirabilmente un S. Tommaso, un S. Bonaventura e tanti altri Sommi, che più che dai libri, dal Crocifisso attinsero la scienza della Religione. Quant' è vero che la pietà è utile a tutto e specialmente allo studio !

Pel futuro Congresso Eucaristico di Torino

Per viemmeglio eccitare gli animi a prepararsi al futuro Congresso Eucaristico di Torino, che avrà luogo dal 2 al 6 dei prossimo settembre, fu una felice idea quella di tenere di tratto in tratto delle Accademie musico-letterarie in onore del SS. Sacramento. Una fra le altre tenutasi la domenica 1° luglio, nei locali del nostro Ospizio di S. Giovanni Evangelista in via Madama Cristina, ci pare sia riuscita splendida e di molto effetto.

I convenuti rasentavano i quattrocento, tutte rispettabili persone del clero e del laicato torinese : assistevano pure i giovani di quel nostro Ospizio.

Furono trattati argomenti interessanti e svariatissimi sul SS. Sacramento e sul Congresso Eucaristico, in italiano ed in latino. Prose e poesie, musica e canto, tutto fu così ben condotto e cospirante in un tutto sì artistico ed armonioso, da riscuotere l'universale ammirazione.

Quei nostri confratelli vollero prendervi tutti parte in qualche modo, e le loro fatiche furono coronate da un esito soddisfacentissimo. Essi si ebbero ancora l'approvazione del nostro veneratissimo Arcivescovo, il quale, non potendo intervenire come avrebbe desiderato, da lontano con telegramma applaudiva ai promotori dell'accademia e benediceva ai prosatori, ai poeti ed a tutti i convenuti.

Voglia il Cielo far sì che la felice riuscita di queste Accademie sia davvero felice presagio di esito auspicato pel prossimo Congresso Eucaristico, come augurava pure nel suo telegramma l'Arcivescovo di Torino.

 

EREZIONE DI UN MONUMENTO A D. GIOVANNI BOSCO IN CASTELNUOVO D'ASTI

D. Giovanni Bosco .... ! Ecco l'uomo veramente grande: l'uomo conosciuto, stimato, venerato oramai in tutto il mondo ... ! A lui plaude riconoscente un esercito bene ordinato di sacerdoti, salutandolo Fondatore della loro Pia Società: plaude uno stuolo di letterati, di artigiani, proclamandolo Autore dell'onesta loro posizione: plaude un numero sterminato di giovanetti gridandolo Padre , Maestro: plaude Torino, l'Italia, la Francia, la Spagna, l'Inghilterra, il Brasile, l'Argentina, la Patagonia, l'Equatore ... salutandolo Apostolo della Gioventù.

Al grido di tante voci plaudenti si unisce Castelnuovo d'Asti, che gli diede i natali, e con legittimo orgoglio lo saluta sua prima gloria civile e religiosa.

Ma i saluti non bastano: non bastano le parole: la memoria del Grande D. Bosco deve rendersi imperitura con un Monumento nel suo paese natio, che sia degno delle sue benemerenze.

Che l'iniziativa per questo Monumento tocchi ai Castelnovesi: che Castelnuovo, paese di 3500 abitanti non possa da solo far fronte alla spesa occorrente, non occorre farne discussione: e se qualcuno sorgesse ad interrogare sul perchè di un appello mondiale, Castelnuovo -risponde: Si fa un appello mondiale, perchè mondiale fu Don Bosco, e mondiale è l'Opera da Lui fondata.

Fidenti le Autorità Ecclesiastiche e Civili di Castelnuovo che questo progetto torni gradito a tutti gli ammiratori del Grande Don Bosco, porgono a tutti la mano per stringersi in fratellanza ad ottenere l'obolo di tutti quale attestato di stima, di riconoscenza e di affetto al Benefattore comune.

A questo intento i Membri del Comitato a tal uopo costituitosi si pregiano di rendere manifesto alla Signoria Vostra questo caldo appello ed il modo di far ricapitare le offerte di quanti vorranno aderirvi.

COMITATO ESECUTIVO IN CASTELNUOVO D'ASTI.

Presidente: Sig. MUSSO AVVENTINO, Sindaco.

Vice-Vresidente: Monsignor GIO. BATTISTA ROSSI, Parroco.

Membri: Sig. PANGELLA LORENZO, Avv. e Consigliere Provinciale.

»   » CORBELLA GIUSEPPE, Assessore Comunale.

»   » MARCHISIO GIOVANNI, Assessore Comunale.

»   » BARGETTO GIOVANNI, Assessore Comunale.

»   » PILIPELLO GIUSEPPE, Assessore Comunale.

»   Don GIOVANNI Turchi, Cav. Professore nel Seminario Vesc. di Bra.

»   Sig. GAMONDI Cav. CESARE, impiegato in ritiro.

»   » CONTI Cav. AMEDEO, Geometra.

Segretario: Sig. PREDASSI FRANCESCO, Avv. e Notaio.

Sostituito: Sig. CoNTi DOMENICO, Segretario Comunale.

MEMBRI ONORARI.

Mons. DAVIDE dei Conti RICCARDI Arc. di Torino.

» Giov. BATTISTA BERTAGNA Vescovo titolare di Cafarnao.

» GIOVANNI CAGLIERO Vicario Apostolico della Patagonia.

» LUIGI LASAGNA Vescovo titolare di Tripoli.

Can. GIUSEPPE ALLAMANO Rettore alla Consolata - Torino. Don MICHELE RUA, Rettor Maggiore dei Salesiani.

» CESARE CAGLIERO, Procuratore dei Salesiani - Roma

» STEFANO TrioNE, Prete Salesiano - Torino.

» ASCANIO SAVIO, Rettore al Seminario S. Gaetano - Torino. Teol. MATTEO FILIPELLO, Curato di S. Francesco da Paola - Torino Don ANTONIO ROVETTO, Vicario Foraneo di Rocca Canavese.

STEFANO FEBBRARO, Direttore Salesiano - Firenze.

» SECONDO MARCHISIO, Prete Salesiano - Borgo S. Martino Monferrato.

» GIOVANNI TURCHI, Prete Salesiano - Torino.

Collettori delle offerte a Castelnuovo d'Asti.

Illm° Sig. Musso AVVENTINO, Sindaco.

Revm° Monsignor Rossi Gio. BATTISTA, Parroco.

Negli altri paesi e città: d'Italia ed all'estero.

I Sacerdoti Salesiani ed i Parroci locali.

AVVERTENzE

1° Chiunque riceverà quest'appello è pregato di promuoverne la massima diffusione e cercarvi sottoscrizioni.

2° Le spese di spedizione si possono prelevare dall'importo delle offerte.

3° Le offerte si possono consegnare personalmente ai collettori, oppure spedire con Vaglia o Cartolina-Vaglia. - Gli offerenti sono pregati di scrivere chiaro il loro nome, cognome e domicilio.

4° Le schede contenenti i nomi degli oblatori col relativo importo saranno spedite dai singoli collettori al Rev.m° Monsignor Rossi Giovanni Battista Parroco, Tesoriere del fondo per l'erezione di un Monumento a Don Bosco (Alessandria) Castelnuovo d'Asti.

5° Il nome degli oblatori sarà registrato-sulla scheda alla presente unita, e pervenuta questa a destinazione, sarà riprodotto sopra un grande registro che si conserverà nella sala Comunale.

Approvazione di S. E. Rev.ma Mons. Davide dei Conti Riccardi

ARCIVESCOVO DI TORINO.

Visto il sovraesteso appello, facciamo plauso di gran cuore al nobile disegno di erigere un Monumento il più grandioso possibile all'impareggiabile .D. Bosco, a Colui che del suo nome e delle sue opere magnifiche ha riempito ormai tutto il mondo. Così ravvisiamo opportuno che il Monumento sorga là dove D. Bosco respirò le prime aure della vita in Castelnuovo d'Asti. Epperò ci uniamo con tutta l'anima ai promotori nell'invitare tutti coloro, a cui sono sacri i nomi di Religione, di Patria, di Civiltà e di vero Progresso, perchè concorrano generosamente ad immortalare anche sul marmo la memoria d'uno dei più grandi benefattori dell'umanità.

Torino, 28 Giugno 1894.

DAVIDE Arcivescovo.