ANNO XVIII. N. 7 - Esce una volta al mese - LUGLIO 1894

BOLLETTINO SALESIANO

SOMMARIO.

LA DIREZIONE del Bollettino ai Signori Cooperatori    137

IL FUTURO CONGRESSO EUCARISTICO di Torino    138

FRANCIA: - L'Oratorio Salesiano di S. Antonio da Padova a Montpellier . . 110

NOTIZIE DEI MISSIONARI DI DON Bosco: PATAGONIA: In Missione. - MESSICO: Una seconda Casa Salesiana: le Suore di M. A. alla capitale. - ARGENTINA : Una seconda palla fallita. - URUGUAY Mons. Lasagna alla volta del Matto Grosso   143

AD ONORE DI MARIA SS. AUSILIATRICE   149

GRAZIE DI MARIA SS. AUSILIATRICE .   152

EsERcizi SPIRITUALI per Maestre ed altre Signore e Cooperatrici Salesiane . . 151

VARIETÀ    155

COOPERATORI DEFUNTI    ivi

LA DIREZIONE DEL BOLLETTINO SALESIANO ai Signori Cooperatori.

CI GIUNGONO sovente da varie parti lagni e lettere piuttosto piccanti circa la spedizione del Bollettino. Chi lo riceve in ritardo, chi ad intervalli e chi rimane del tutto privo per varii mesi.

Può essere che il fatto non corrisponda al nostro desiderio e ci sia quindi anche colpa da parte nostra. Però siamo anche certi, e di questo ne diamo avviso ai nostri lettori, che sonvi a questo mondo certi incaricati della posta, certi portalettere, che fanno incetta del nostro periodico e lo depositano in armadii aspettando che il destinatario vada a ritirarlo, oppure che altri si presenti a comperare la carta fuor d'uso.

Noi faremo del nostro meglio per essere sempre più esatti nello spedire il nostro Bollettino; ma avvertiamo che siamo eziandio pronti a ricorrere ogni volta a chi di ragione per togliere questi indecenti soprusi. Intanto richiamiamo pur l'attenzione dei nostri lettori sopra altri inconvenienti, dei quali troppo spesso è data colpa alla Direzione. Vi è qualche distributore, che, per non avere il disturbo di far recapitare a chi è diretto il Bollettino, ce lo rimanda scrivendovi sopra: respinto o sconosciuto, e persino qualche volta defunto, dando così facilmente la patente di morto a chi ancor felicemente vive e veste panni. - Talvolta trattandosi di personaggi altolocati, ai quali la posta non giunge se prima non passa per cento mani più o meno fedeli , il respinto viene arbitrariamente scritto da qualche segretario, che sarebbe lui stesso più da respingere che da ritenere. - Talaltra volta poi la sospensione avviene per causa degli stessi lettori, che non iscrivono chiaramente il loro nome, cognome, e domicilio, colla città di provincia o almeno di circondario.

Noi porremo sempre maggior studio per prevenire ogni inconveniente di tal fatta. Del resto, di chiunque ne sia la colpa, noi preghiamo vivamente i nostri lettori, che, se al 20 di ogni mese non avessero ricevuto il Bollettino corrispondente, vogliano subito darcene avviso con semplice cartolina; e se l'indirizzo non fosse esatto, ce ne rimandino la fascia corretta entro una busta con soli due centesimi di affrancamento. Se poi alcuno mancasse di qualche numero e desiderasse completare la raccolta, ce ne avverta, che sarà nostro piacere dì fargliene tosto la spedizione.

Ove poi qualche Cooperatore fosse veramente defunto e gli si continuasse la spedizione del Bollettino, preghiamo chi lo riceve a rimandarcelo senza nuova affrancazione, scrivendo soltanto sulla copertina: respinto perche morto. E chi ne ricevesse due copie senza bisogno, ne rimandi una colla parola: duplicato.

Infine ringraziamo tutti quelli che colle loro limosine ed offerte vennero finora in aiuto delle Opere di Don Bosco, e ci raccomandiamo agli altri di non volerci rifiutare l'appoggio di loro beneficenza e carità, senza della quale non possiamo fare tutto quel bene che ci siamo proposto e che abbiamo continuamente di mira, quale si è il sostegno della religione ed il benessere della civile società, mediante soprattutto la buona educazione della gioventù.

Il FUTURO CONGRESSO EUCARISTICO DI TORINO.

DOLCE e consolante riesce al cuore dei cattolici il vedere, specialmente in questi tristissimi tempi, promosso l'amore e la gloria del loro Dio, del loro Sovrano Signore. Orbene di somma letizia ci torna il fausto avvenimento che si sta preparando a Torino in onore di Gesù Sacramentato, vogliamo dire il Congresso Eucaristico che, deliberato dall' Episcopato Piemontese lo scorso anno nelle Conferenze tenute a Vercelli e benedetto da S. S. Papa Leone XIII, avrà luogo dal 2 al 6 del venturo settembre, coll'intervento di oltre a cinquanta Vescovi d'Italia e di non meno di duemila Congressisti tra ecclesiastici e laici. Sarà desso un nuovo trionfo di fede e di amore verso di Gesù benedetto, che si compirà nella capitale del Piemonte, la quale specialmente per il miracolo ivi avvenuto nel 1453 è detta per antonomasia la Città del SS. Sacramento.

E bene stanno questi trionfi. « La Santissima Eucaristia infatti, come si esprime l'Ecc.m° Arcivescovo di Torino nella sua sapiente Lettera Pastorale per questa circostanza, rappresenta il più eccelso ed il più costante dei prodigi, che si compiano nell'universo. Per parte di Dio costituisce il capolavoro della sua onnipotenza, il termine ultimo dell' amore infinito del Verbo Incarnato per la redenta umanità. Per parte dell'uomo l'Eucaristia è l'inesausta sorgente della vita sopranaturale, da cui riceve l'animazione cristiana. Così la Chiesa sussiste ed opera per l'Eucaristia, che incentra in se medesima i suoi pensieri, i suoi atti, i suoi sospiri e tutte le parti del suo culto. La Chiesa di fatto sta per Gesù Cristo, vive di Gesù Cristo, suo Capo invisibile, ma che essa sa realmente vivo e presente sotto i veli eucaristici e da cui perciò attinge la forza sua divina. L'Eucaristia, come sacrificio, è l'agnello senza macchia che s'immola sull'altare per noi, è il legame più stretto tra terra e cielo; è quell'oblazione monda vaticinata dal Profeta Malacchia (1) che dall'orto all'occaso si sacrifica ed offre all'Altissimo in tutto l'universo, incessantemente, migliaia di volte in ciascuna delle 24 ore d'ogni giorno, per cui sempre da questa misera terra sale al trono dell'eterno Padre la fragranza d'un olocausto d'infinito valore, che fa discendere sull'umanità peccatrice una pioggia di perenni benedizioni celestiali. Per l'Eucaristia la pace, la riconciliazione, il perdono, la virtù, la santità. Ogni cristiano trova in essa il pane di sua anima, un pane vivo che discende dal cielo, ed al paro della Chiesa vive dell'Eucaristia; è nutrito, sostenuto , alimentato da questo pane santissimo con reale partecipazione alla vita stessa di Dio; e ciò a cominciare dal giorno indimenticabile e per sempre benedetto di sua prima Comunione, e procedendo innanzi anno per anno, mese per mese, ed anche se piace giorno per giorno, sino a quell' ultimo dì , quando riceverà il viatico per l'eternità in quella stessa Eucaristia, di cui fu pasciuto e fece sue delizie in vita, pregustandovi il pegno della beatitudine e della gloria immortale.

» Gesù, l'Uomo-Dio, è nell'Eucaristia: vi è vivo, amante, operoso, Redentore e Santificatore nostro. Ma la Eucaristia dove è? Io chiudo gli occhi e mi fisso in mente di cercar col pensiero i luoghi dove sta l'Eucaristia e la trovo a pochi passi dalla mia dimora, in una, poi in altra, e poi in altra delle chiese vicine, e quindi nelle cento di quelle che sorgono a Torino; ed uscendo collo spirito fuori di città, trascorro con l'immaginazione dall' una all'altra delle Parocchie e paesi di tutta la vasta Arcidiocesi ed in mille luoghi, dapertutto, m'incontro in una chiesa, in un tabernacolo, dove dimora Gesù benedetto in Sacramento; e come in questa, così nelle altre Diocesi del Piemonte, e poi dell'Italia, e poi dell'Europa, e dell'Asia, e dell'Africa, e della Oceania e delle Americhe... Questo universo, questo mondo tutto nella sua vasta immensa rotondità mi apparisce come investito, come posseduto ed avviluppato dalla SS. Eucaristia, da Gesù in Sacramento, da quel Gesù che salvò il mondo, che lo redense, che lo conquistò a prezzo del suo Sangue, a cui diede la legge di vita, che lo rigenerò e rigenera perennemente, di cui è il Re, il Dominatore, il Sovrano, il Maestro, la Guida, il Sostegno.

» Si fecero in Europa e si fanno ogni dì Congressi d'ogni maniera, con propositi più o meno utili, più o meno nobili. Perchè dai cattolici non si convocheranno Congressi, i quali abbiano per oggetto la SS. Eucaristia , il miracolo più alto che si compie in terra ogni giorno, il dono più eletto che il cuor amorosissimo di Dio facesse ai mortali? »

Questo Congresso in onore della SS. Eucaristia che si celebrerà nel venturo settembre sarà il primo per il Piemonte, il secondo per l'Italia e l'undecimo per tutta la Chiesa (1). In esso, dietro studii speciali ed opportune discussioni, si proporranno e si sceglieranno i mezzi più acconci ed efficaci per far meglio conoscere ed apprezzare questo mistero d'ineffabile amore e per promuovere sempre più il culto di adorazione a Gesù Sacramentato. In quei giorni poi si praticherà in modo straordinariamente solenne questo divin culto, e con divoti omaggi e significanti dimostrazioni di fede e di pietà si procurerà di glorificare altamente la SS. Eucaristia. Questi sono i propositi consueti dei Congressi Eucaristici.

Ma ai venerandi nostri Pastori con questo Congresso arride una grande speranza per la patria nostra. Essi confidano che i cattolici del Piemonte, uniti ai rappresentanti delle altre parti d'Italia che qui converranno « con il grido potente delle loro anime associate nell'omaggio e nell'amore a Gesù, riusciranno a scuotere e cielo e terra: la terra, perchè si pieghi a riconoscere ed adorare il suo Dio, il suo Creatore, il suo Redentore, il suo Sovrano vivente nella SS. Eucaristia, ed il Cielo, perchè si muova prontamente a misericordia della povera umanità e la scampi dall'abisso, verso cui corre con foga vertiginosa.

» Una ristorazione sociale è oggidì universalmente invocata, a riparo dell'attuale malessere. Tutto il mondo soffre, e noi Italiani più di tutti. Traversiamo una orribile crisi. Come uscirne?

» Noi cattolici, e solamente noi, siamo perfettamente edotti intorno all' origine dei malanni che ci opprimono. Siamo in grado di far vedere con la logica dei principii e con la evidenza dei fatti, che la società presente trovasi disorientata per aver voluto detronizzare Gesù Cristo. Si è voluto, e si vuole ancora, fare senza di Lui, anzi oppostamente a Lui. Si rivolsero contro di Esso, contro le sue opere, contro la sua dottrina, contro le sue istituzioni , tutte le armi : le armi della scienza, della letteratura, della filosofia, della politica, della economia e quanto loro venne per le mani. Si proclamò Gesù Cristo, ed in Esso la Chiesa, il Papa, il Sacerdozio, nemico del progresso, della libertà, della fratellanza, in somma della civiltà. E che ne avvenne? Precisamente il rovescio di quello a cui si aspirava. Tolto Gesù Cristo, la civiltà da Esso introdotta cadde. Non più libertà, ma l'arbitrio, la prepotenza, la tirannia: non più fratellanza, ma l'egoismo: non più il progresso, ma la rovina di ogni ordine sociale. Al regno di Gesù Cristo, regno di luce, di amore e di pace, sottentrò il regno di Satana, regno di tenebre, di odio e di universale discordia. La società presente è una Babilonia, un caos inestricabile; è il ritorno alla barbarie.

» Come può ristorarsi? Tornando a Gesù Cristo: non c'è altra via; per noi cattolici tale soluzione s'impone con la sua evidenza, sigillata dalla antica storia e dalla presente.

» Fa d'uopo rimettere sul trono Gesù Cristo. Egli deve tornare ad essere il nostro Re: Egli solo può salvarci. Ecce Rex tuus venit, tibi iustus et salvator, come l'annunciò Zaccaria profeta (ZACH. Ix, 9); Re pacifico e mansueto, come ce l'addita l'evangelista S. Matteo (xxi, 5).

» Ma purtroppo il mondo è cieco e chiude superbamente gli occhi alla luce del sole. Anzichè ricredersi, anzichè tornare a Cristo, piuttosto perisce.

» I nostri avversari riconoscono le orribili distrette, fra cui si dibatte la povera nostra società. Ma la vera causa, no, non la ravvisano. Papa Leone XIII, nelle immortali sue Encicliche discorrendo di questi malanni, ha posto con mano sicura il dito sovra ogni piaga, proponendovi il rimedio acconcio. Ma invano. Chiudono gli occhi. Ci vogliono riforme, sì; occorrono cambiamenti , lo concedono. Ma s'ostinano a proporre e ad usare rimedii che invece di guarire il male, l'aggravano e l'inaspriscono. Si vuoi battere sempre la stessa via; e così dal liberalismo si va fatalmente al radicalismo , al socialismo, e fra poco all'anarchia.

» Quale cecità! Quale aberrazione!... E tuttavia per quanto la prospettiva di siffatto avvenire metta paura, noi ci siamo avviati a gran carriera. Nè ci deve recare troppo stupore siffatta ostinazione dei nemici di Dio. Essi vivono aggiogati al carro di Satana e veggono con gli occhi suoi. Che ci vuole per illuminarli e scuoterli? Per svincolarli da Satana occorre la potenza di Gesù Cristo, che li irradii di sua luce e sciolga i lacci, onde la loro anima è avvinta: ci. vuole la grazia di Gesù Cristo. Dobbiamo implorare una nuova, straordinaria effusione del suo spirito: Emitte Spiritum tuum... et renovabis faciem terrae.

» Gli altri mezzi non bastano. Ci vuole il soprannaturale , da cui tanto abborre il secolo presente. Senza del soprannaturale esso morirebbe asfissiato dallo spirito di Satana: e il soprannaturale è Gesù Cristo , è l'Uomo-Dio, e noi l'abbiamo in mezzo a noi, nell'Eucaristia. Volgiamoci a Gesù Sacramentato: adoriamolo. Colleghiamoci insieme a migliaia, a milioni e tutti concordi proclamiamolo nostro Re, nostro Signore; Re e Signore delle nostre anime, dei nostri affetti e delle opere nostre, che diriga gli individui, le famiglie, la società tutta quanta. Insistiamo supplichevoli perchè Egli riprenda il governo della patria nostra e ci salvi. Noi siamo ben sicuri che ciò debbe un giorno avverarsi... Ma ci preme che al più presto avvenga. Adveniat Regnum tuum... sicut in coelo et in terra... Ci preme di non dover traversare altre più terribili crisi, ci preme che innanzi di risorgere, non abbia la patria nostra a cadere nel fondo dell'abisso; ci preme più che per noi, per i nostri miseri fratelli traviati (1). »

Ecco, o cari Cooperatori e Cooperatrici Salesiane, la speranza che nutrono i nostri Eccellentissimi Vescovi. Si, essi sperano che il Cuor tenerissimo di Gesù Sacramentato, commosso per l'unanime, sincera e splendidissima dimostrazione di fede che gli si porgerà con questo Congresso, s'induca ad affrettare la ristorazione sociale che tutti sospirano. Che Gesù Cristo regni e trionfi, e la nostra patria sarà salva. Associamoci quindi ancora noi tutti, almeno in ispirito, ai Congressisti medesimi, ed innalziamo già fin d' ora speciali preghiere a Dio pel buon esito di questo santo convegno.

(1) Ab ortu enim solis usque ad occasum, magnum est nomen meum in gentibus; et in omni loco sacrificatur et offertur nomini meo oblatio munda... (MAL. I, II).

(1) Oltre agli otto da noi accennati nel Bollettino di Luglio 1893, uno se n'era tenuto a Parigi nel 1888 ed un altro si tiene a Reims durante questo stesso mese. In Italia il primo fu tenuto a Napoli nel Novembre del 1891.

(1) Pastorale sopracitata.

FRANCIA

L'Oratorio Salesiano di S. Antonio da Padova a Montpellier. Un decreto della Provvidenza.

L'Oratorio Salesiano aperto da un anno circa nella città di Montpellier, di cui parlammo nel Bollettino di gennaio scorso (1), mercè la grande benevolenza ed il generoso appoggio del Vescovo diocesano, Mons. de Cabrières, e l'industriosa carità degli amici delle Opere di Don Bosco di quella città di S. Rocco, continuò mai sempre a progredire; ma, per decreto della Divina Provvidenza, ora è entrato in una novella fase, di cui vogliamo tenere informati anche i lettori del Bollettino italiano. Nel gennaio scorso un giornale di quella città annunciava la trasformazione in questi termini

« L'Istituto di Don Bosco , inauguratosi alcuni mesi addietro in questa città , dove già alberga quarantacinque giovanetti della classe povera , sta ora prendendo la sua forma definitiva. Fu desso incominciato non troppo agevolmente nella villa Boutonnet, una splendida proprietà, assai amena, ma poco confacentesi colla estrema povertà dei Salesiani. La villa non era per intiero acquistata ed il prezzo ancor necessario era assai considerevole, per cui sarebbero stati necessarii troppi sacrifizi della carità: d'altronde rimaneva ancora tutto da costruire. Quindi i figli di Don Bosco non esitarono d'accettare con profonda riconoscenza l'offerta generosa, che loro venne fatta della villa SaintAntoine , presso Villodève , nella via del Pont-Juvènal, dove i Salesiani stanno per traslocarsi.

» D'ora innanzi le elemosine si trasformeranno in belle e buone pietre, le quali serviranno a compiere ciò che l'ammirabile carità delle signore Brun-Faulquier e de Givernis (1) permette di tracciare su solide basi. Il quartiere del Pont-Juvénal, che ora è privo affatto di simili Istituti, per tal modo acquisterà scuole elementari, Oratorio festivo per giovanetti, scuole professionali ed anche ecclesiastiche, un istituto per ragazze tenuto dalle Suore di Don Bosco ed una cappella, la quale per le sue proporzioni permetterà, speriamo, a quella popolazione di potervi ricevere i soccorsi religiosi , di cui è alquanto priva. Tutto quest'insieme di opere sarà posto sotto il titolo di S. Antonio da Padova, di cui la villa porta il nome ; potevasi mai trovare per giovani poveri ed abbandonati un miglior patrono di quest'amico dei piccoli e dei miserabili , ai quali egli fe' distribuire tanto pane? (2) ».

(1) V. Lettera del Sac. Michele Rua ai Cooperatori ed alle Cooperatrici Salesiane.

(1) Quest'insigne benefattrice fu già da Dio chiamata a ricevere il premio della sua carità.

(2) L'Éclair di Montpellier.

Collocamento della prima pietra.

Il venerdì 2 febbraio 1894 era stato fissato per la cerimonia della benedizione e collocamento della prima pietra dell'Oratorio in discorso.

« Molto tempo prima dell'ora stabilita, ci dice lo stesso giornale di Montpellier, la villa Saint-Antoine era ripiena di un'immensa moltitudine di gente venuta per manifestare la sua simpatia ai figli di Don Bosco. Già si sa qual sia lo scopo di questi religiosi : procurare ai giovanetti poveri ed abbandonati il beneficio di un'istruzione professionale e di un'educazione cristiana. Si sa anche quali siano stati finora i loro successi : Don Bosco, che all'età di sedici anni conduceva ancora l'aratro, ha visto rinnovarsi in suo favore le meraviglie operate nel medio evo dai Domenichi, dai Franceschi e da altri fondatori di famiglie religiose. Dopo la sua morte, Iddio ha continuato a benedire i suoi figli, i quali moltiplicano dappertutto i prodigi della loro carità. È da pochi mesi che la città di Montpellier possiede questi figli di Don Bosco, e già essi hanno saputo attirarsi la stima universale. E per associarsi ai sentimenti dei suoi diocesani, Monsignor de Cabrières aveva promesso di benedire egli stesso la prima pietra di questo novello edificio.

» Egli arrivava a quella villa alle 2 pom., preceduto dalla banda musicale dell'Oratorio Salesiano di Marsiglia, la quale era andata ad attenderlo sul viale del Pont-Juvénal. All'entrata della villa gli fu dato il benvenuto dal Rev.m° Curato-Decano di N. D. de Tables, nella cui parrocchia sta per elevarsi il nuovo Oratorio. Dopo di che, Monsignore con numeroso seguito s'avanzò verso il luogo ove doveva aver luogo la cerimonia.

» Era stato preparato un palco coperto da una tenda ed ornato di drappi; Monsignore vi prese posto, avendo ai lati l'Arciprete di Montpellier, Rev. sig. Gervais, l'Ispettore delle Case Salesiane di Francia, D. Bologna, il Direttore del nuovo Oratorio di Montpellier, D. Babled, ed un bel numero di Parroci e Canonici della città e di Sacerdoti Salesiani. Davanti al palco vi era la pietra che doveva essere suggellata. A destra ed a sinistra si accalcava una folla immensa , in mezzo a cui si distinguevano molte notabilità dell'aristocrazia di Montpellier.

Dopo di aver lette le preghiere liturgiche, Monsignore asperse coll'acqua santa la pietra, e prima di suggellarla prese la parola per indicare il significato della cerimonia che si compiva. Poi ringraziò la ge-nerosa benefattrice, alla quale è dovuta questa nuova foudazione, e lodò tutti i membri della di lei famiglia. - Essi, tutti, diceva l'Eccellentissimo Vescovo, si sono segnalati pel loro amore al lavoro, per la loro onoratezza, pel loro spirito cristiano e soprattutto per avere bena comprese le obbligazioni inerenti alla ricchezza; persuasi che questa dà non solo dei diritti, ma impone bensì anche dei doveri, con una fortuna nobilmente acquistata si sono impegnati a beneficare i poveri. - Monsignore fece pure un elogio al Direttore della nuova Casa Salesiana di Montpellier ed a tutta la Pia Società Salesiana, così amante degli orfanelli. Infine , ricordando quanto il cristianesimo ha fatto per questa cara porzione del genere umano, per cui ha una speciale sollecitudine, fe' vedere come questi poveretti prima del cristianesimo e là dove il cristianesimo non è per anco penetrato, furono sempre abbandonati. Monsignore terminò esprimendo la sua contentezza nel vedere il nuovo Oratorio posto sotto la protezione di un Santo che in Montpellier e specialmente in quella parte di essa ha operato tanti prodigi.

» Dopo quest'allocuzione si stese il processo verbale della cerimonia , il quale sottoscritto fa posto con alcune monete in un tubo di vetro e suggellato nella pietra da Monsignore stesso. »

Dal febbraio fino al momento in cui noi scriviamo, i lavori per l'Oratorio di Montpellier continuano con grande celerità sul disegno che presentiamo. Quando sarà finito, potrà contenere parecchie centinaia di interni, senza contare gli esterni che vi potranno convenire per le scuole elementari e l'Oratorio festivo.

NOTIZIE DEI MISSIONARI DI D. BOSCO

PATAGONIA In Missione.

La seguente narrazione di D. Domenico Milanesio fu scritta dal Chubut ai primi dei novembre dello scorso anno. È dessa un complemento alle relazioni già da noi date nel Bollettino di novembre 1893 e specialmente poi in quello di gennaio del corrente anno , quando riportammo quel lungo articolo della Voz de la Iglesia di Buenos Aires. Qui sono mescolate molto altre belle cose e molte particolarità che il giornale suddetto non accennava nemmeno e che siamo quindi sicuri faranno piacere ai nostri lettori. La togliamo integralmente dal N. 393 degli Annali della Propagazione della Fede.

Un viaggetto di 900 miglia. - Scarsità di mezzi. -- 200 indigeni dippiù nel grembo della Chiesa.

PER ottemperare ai desiderii dell' amatissimo Monsignor Cagliero, superiore di questa Missione, l'otto di giugno, accompagnato dal bravo catechista Gregorio Mendez, partiva da Viedma, capitale della Patagonia dove avvi la Casa-madre della Missione, per andare ad evangelizzare le tribù indigene che vivono una vita nomade nelle vallate poste ai piedi delle Cordigliere e sulle rive di qualche fiumicello al sud del territorio del Rio Negro ed a nord-ovest del territorio del Chubut.

La nostra gita doveva essere lunga e faticosa , dovendo percorrere nientemeno che 300 leghe, ossia 900 miglia geografiche. Come è noto, qui non ci sono ancora le ferrovie, nè si può far uso di carrozze, e non si ha altro mezzo di trasporto che i cavalli e qualche asinello, e siccome la borsa non ci permette di far grandi spese, così oltre all'aver dovuto contentarci di pochi e magri cavalli, abbiamo dovuto eziandio privarci dal portare cose, di cui sogliono provvedersi anche i più onesti e parchi viaggiatori.

Malgrado tutto questo , a metà cammino fui costretto a comperare altri animali, giacchè i nostri non ne potevano più. Fortuna che trovai un buon uomo Italiano che mi fece credito; del resto eravamo obbligati ad interrompere la marcia, se la Divina Provvidenza non fosse venuta in nostro soccorso con qualche mezzo straordinario , poichè i cavalli stanchi di tanto cammino dimagrivano di giorno in giorno e minacciavano di lasciarci su due piedi in mezzo a qualcuno di quei deserti. Con quel nuovo acquisto però potemmo continuare quella lunga nostra Missione che durò tre mesi e otto giorni, andando qua e là in cerca di selvaggi per evangelizzare e convertire alla fede. E , grazie a Dio ed alla B. V. Maria Ausiliatrice, insegnai i principali misteri della fede a più di mille persone, quasi tutti indigeni, e ne battezzai 200 tra piccoli ed adulti.

Le agiatezze nella Missione del Rio-Negro.

Un brutto passo. -Tra la neve fino alla cintura.

Il primo mese l'abbiamo passato meno male sulla costa del Rio-Negro, dove ho visto con piacere il bene che si va facendo nelle due nostre Case di Pringles e di Conesa. In varii punti non mancarono delle buone famiglia già cristiane e civilizzato che ci diedero albergo, ed io in cambio dispensai loro la divina parola ed a quelli di buona volontà anche i Sacramenti della Penitenza e dell'Eucaristia. Con tutto questo non potemmo esentarci dal dormire alcune notti a ciel sereno, fare qualche digiuno non comandato e soffrir la molestia di una leggiera pioggia che per due notti venne a bagnare il nostro povero giaciglio, disteso al suolo ai piedi di qualche folto cespuglio.

Il viaggiatore non può andare senza una guida pratica dei passaggi o sentieri tracciati ab antico dagl'indigeni, e che conosca dove vi sono posti di riposo. Se non si prende questa precauzione, si mette in pericolo di perdersi, o perire di sete o di gelare di freddo nella neve.

Le valli sono generalmente fertilissime con un buon clima, come lo provano coi fatti le valli del Rio-Negro e Neuquen e Chubut, che producono ogni sorta di vegetazione.

Il 14 agosto, vigilia dell'Assunzione, la nostra guida, per accorciare il cammino, ci fece valicare una montagna dove non era mai passato ed ignorava che fosse coperta di neve. Non è a dire gli sforzi dei nostri poveri cavalli per andare avanti; per poco la giovin guida, che ci apriva il cammino rompendo la neve, non si fratturò una gamba contro un macigno; mancò quasi niente che perisse un cavallo entro le paludi, ed io stesso, per evitare cadute e disgrazie, mi vidi obbligato a scender giù da cavallo più d'una volta e marciare a piedi con la neve fino alla cintura. E le povere mie gambe già affette di reuma dovettero sottoporsi anche a questa prova. Ma in mezzo a quelle peripezie ci confortava il pensiero che si soffriva per una buona causa, per portare il Vangelo agli infedeli.

Usciti da quel cimento, calati giù nella valle, si doveva valicare un'altra montagna per giungere all'alloggiamento, che si trovava al lato opposto. Nessuno di noi sapeva a punto fisso la distanza che dovevamo percorrere e le difficoltà da superare.

Ma Iddio provvido veglia sopra i suoi. Egli dispose che avessimo a smarrire il cammino, e coll'affanno di trovarlo presto, calando sempre giù per la valle, dopo lungo andare avessimo a trovare un luogo dov'eravi della legna, dell'acqua e del pascolo. È vero, non v'era tanto da godersela nemmeno là, essendo il suolo o fangoso o coperto di neve; tuttavia avendo legna per riscaldarci eravamo al sicuro ; e pensammo quindi esser prudente passar la notte colà.

Alla caccia di guanachi. - Il leone ci provvede la carne.

In quelle parti è raro che si trovi una famiglia o persona civilizzata: mancando quindi spesso la carne di vacca o di pecora, dovevamo fare come gli Indigeni: andare a caccia. I due giovani che m'accompagnavano erano muniti di laccio (boleadoras), e seguiti da un cane valente e fedele. Cammin facendo , al vedere un branco di guanachi e struzzi, in men che lo dico ci volarono dietro e non lasciarono di correre fin che non ebbero la preda tra le mani. Anche il leone-puma, senza volerlo, per ben due volte , ci provvide di carne. Un giorno Gregorio Mendez scorgendo al suolo le pedate della suddetta fiera, la inseguì. Alla distanza di un tiro da fucile giacevano a terra due guanachi uccisi di fresco dal leone. Altra volta, la sanguinosa belva appena finiva di strangolare un altro guanaco, quando accorgendosi della nostra comitiva si affrettò, come se fosse un essere ragionevole, a coprire la sua vittima con rami e pascoli e poi si diede a fuggire a gran corsa. Ma come evitare la vista di questa gente che ha occhi da lince? In questo tratto di viaggio ci accompagnavano altri quattro : due di costoro seduti su destri corsieri inseguirono il leone-puma coi cani ed in cinque minuti l'ebbero raggiunto e strozzato. Anch'io mangiai di questa carne e fu la migliore di quanta ne abbia gustata.

Industria degli indigeni. - Usi e costumi. Come cambiano i loro prodotti.

Fin qui al Chubut, dove mi trovo scrivendo questo linee; nel corso di 900 miglia ho predicato la fede a tre classi d'indigeni, cioè ai Manzaneros, oriundi dell' Araucania, ai Pampa, Indii legittimi della Patagonia centrale, ed a pochi dei Tehuelches, gente del sud. Tutti vivono una vita nomade, avendo presso a poco le medesime abitudini, gli stessi costumi ed usi, essendo in generale sporchi ed inclinati alla pigrizia. Gli uomini procacciano la carne alla famiglia colla caccia, mentre le donne lavorano le pelli, fanno tessuti con lana di guanaco e di pecora. Le penne dello struzzo sono pure una fonte principale della loro industria miserabile. Non sanno lavorare la terra, ma tutti hanno un certo numero di pecore e di vacche e posseggono cavalli.

Se questi poveri selvaggi conoscessero i vantaggi dell'economia domestica, potrebbero avere tutti qualche cosa. Ma siccome non arrivano a comprenderla, sono sempre poveri... I negozianti che vanno fra di loro portano yerba-mate, zucchero, farina e generi per vestimenta e cambiano questi articoli coi loro prodotti, facendoseli pagare ben cari. Ma ciò che più impoverisce la razza indigena e riempie maggiormente le tasche dei negozianti sono i liquori, che meriterebbero piuttosto il nome di veleni. Alcuni per altro, già ammaestrati dal passato, si astengono dall'introdurre bevande tra i selvaggi pel timore di essere derubati ed uccisi in mezzo ai disordini dell'ubbriachezza.

Tolderia e loro capi-governo.

Anch'essi conoscendo che l'uomo è socievole vivono aggregati in gruppi più o meno grandi, ed ogni gruppo è governato da un capo col nome di Cacico e da un piccolo capitano, detto in loro lingua capitanejo; quegli governa l' intiera tribù e questo una parte di essa. Prima che il Governo Argentino li conquistasse, il Cacico aveva autorità assoluta sopra i suoi sudditi, non solo in materia politica, ma anche religiosa. Ora che sono sudditi Argentini, sebbene ne riconoscano le leggi e le osservino con un certo scrupolo, nondimeno non lasciano di obbedire ai comandi del loro Cacico, in cose secondarie , cioè quando si tratta di alzar le tende e cambiar dimora, determinare il tempo di fare la caccia in comune (bolcada), o celebrare alcuna cerimonia religiosa.

Vita nomade degli Indigeni. Come dormono - Gran quantità di cani.

I loro toldi, che essi chiamano ruca e noi diremmo capanne, sono fatte di pelle di guanaco a forma quasi conica. Le pelli sono sostenute da alcuni bastoncelli fatti apposta e fissi al suolo. Alle donne appartiene fare e disfare il toldo quando cambiano dimora. Ciò si fa assai spesso e con una prestezza ammirabile. Nei quindici giorni che ho passato nella tolderia del capitanejo Giovanni Cual, ho dovuto anch'io far vita errante, cambiando tre volte domicilio. Il toldo è diviso in due parti. In una vi è il letto che consiste in alcune pelli e poche coperte distese sul nudo suolo; l'altra serve per accendere il fuoco e far cucina. Le loro stoviglie sono una pentola ed una pecca, specie di recipiente che serve per riscaldare l'acqua per il mate. I più benestanti cominciano a far uso di piatti e cucchiaj. Quando nello stesso toldo vi sono due famiglie, il giaciglio è per via ordinaria separato da qualche pelle o coperta di lana. Dormono alla rinfusa ed hanno il letto comune coi cani, che sono sempre in numero il doppio o il triplo delle persone. In un toldo abbiamo contato fino a 35 cani. - Ma, dirà qualcuno, a che servono tanti custodi? - Se ne servono per la caccia; e non si può negare che fanno loro un gran servigio. Ma potrebbero averne meno e tenerli meglio. Più tardi, quando la religione e la civiltà avranno ottenuto il loro pieno sviluppo, capiranno che tre cani ben tenuti possono far loro gli stessi servigi che ora 20 e 30 d'ordinario sì macilenti che paiono merluzzi ambulanti.

Religione.

In quanto a religione il loro culto è molto semplice: ammettono l'esistenza di due principii, uno buono, creatore e reggitore dell'universo, cattivo l'altro e causa di tutti i mali. Gli Araucani chiamano Dio: Gue-che; i Pampa l'invocano sotto il nome di Atùqutzual, e dicono Xualicho o Gualiccio il genio del male, il demonio. Hanno un' idea vaga ed incerta dell' immortalità dell' anima, del premio e del castigo dopo la morte. È sentimento comune che prillù, l'anima, sopravvive al calùl, il corpo; ed in prova di ciò depositano sulla tomba dei loro morti carne come provvigione al viaggio per l'eternità. Al principio buono fanno sacrificii espiatori e propiziatori ed invocano il suo aiuto in tempo di guerra, di epidemia e di siccità. A Xualicho o genio del male attribuiscono tutti i malanni, non esclusa la stessa morte. Sono assai superstiziosi e credono facilmente nelle loro infermità esser vittima di qualche malefizio per opera di stregoneria. Questo pregiudizio invase talmente i loro animi, che hanno fatto leggi severe contro chiunque ne venisse accusato; esso era immediatamente condannato al rogo. Ma bene spesso i parenti del disgraziato ne vendicavano la morte uccidendo i calunniatori; e questo, come naturale, dava origine ad altre vendette che finivano con guerre di sangue e di esterminio. Oh! quanto aveva bisogno questa povera gente di essere ammaestrata nei principii della vera religione di Gesù Cristo, la quale, mentre fa loro trovare la vita eterna, rimedia ancora a tanti mali temporali!

Penoso viaggio: disagi e comodità del deserto.

Terminate le nostre visite ai differenti gruppi d'Indigeni che abitavano nei dintorni di Balcheta, Cumeco, Tapileuche ed altri punti in un'estensione di circa 500 miglia, ci traslocammo alla tolderia del capitanejo Cual. Essa distava 100 e più miglia e ci costò cinque giorni di penoso viaggio per una traversata molto alta, fredda e nella maggior parte coperta di neve. Io, per evitare l'umidità, ogni sera ammonticchiava una certa quantità di rami e pascolo e sopra vi stendevo le poche pelli e coperte. I nostri benevoli lettori saran pieni di compassione per noi al sentire queste cose; ma io posso assicurarli, che godevamo di qualche comodità che forse non hanno quei che vivono nei palazzi delle città. In vero la legna ci era accanto e per il pranzo cucinato bastava infilzare un pezzo di carne ad un bastoncello ed in breve tempo era bella ed arrostita. Per bere, oltre alla rinfrescante acqua dei freddi rigagnoli che ci scorrevano lì vicino, eravamo circondati di neve, la quale era tutta a nostra disposizione fin anco di notte, bastando per averla che stendessimo la mano.

Una Indigena moribonda.

Giunti in Choroy-Ruca, che significa luogo dove albergano i pappagalli, e dove trovavasi il gruppo degli Indigeni sopra mentovato, fui chiamato in fretta per visitare una povera vecchierella infedele che stava in prossima agonia. Quella poveretta era coricata su alcune pelli distese al suolo ed attorniata da varie persone, tra cui alcuna donne sue parenti, afflitte e dolenti pel suo stato. Io l'aiutai come meglio sapeva e non potendo guari farmi intendere, poich'ella era della tribù dei Tehuelches, mi valsi d'un interprete. Le suggerii qualche parola riguardante i principali Misteri di nostra santa Fede, le feci baciare il Crocifisso e la battezzai sotto condizione. Quella buona gente ch'era attorno aspettavano forse da me qualche rimedio straordinario. Io che non aveva altro che un po' di tamarindo, per accontentarli gliene diedi in piccola dose sciolto nell'acqua, prescrivendo il tempo ed il modo di prenderlo. Ben sapeva che ciò a nulla sarebbe giovato, ma pur dovetti sottomettermi e darlo per togliermi la noia dell'insistenza dei parenti e per non essere da loro giudicato per duro di cuore.

Morte della India ed ordine alla tribù di cambiar domicilio.

L'infelice donna morì di quella notte stessa ed i parenti si affrettarono di buon'ora ad abbruciare quanto le apparteneva; quindi involto il suo cadavere in una pelle d'animale, lo seppellirono a poca distanza senza avvisarmi e darmi tempo per farle le esequie. Subito si disfece il rancho (capanna) in cui quella poveretta era spirata e lo traslocarono in altra parte. Mi pensavo che queste misure bastassero; ma m'ingannai. Il capo della tribù diede immediatamente ordine alle varie famiglie di prepararsi, che l'indomani avrebbero abbandonato quel luogo invaso dal genio malefico, indicando loro allo stesso tempo il posto del nuovo soggiorno. Questo trasloco disturbava un po' la mia Missione, e però tentai di distornali, ma invano. Risposero che in una cosa di tanta importanza non dovevano e non potevano mancare alla fede dei loro padri ed alle loro tradizioni. Ciò nonostante, per riguardo alla mia domanda, simitigò quel comando, permettendo a mezza tribù di fermarsi per così darmi tempo d' insegnar loro la dottrina e battezzare e cresimare, se non altri, almeno i bambini.

Guerriglia dichiarata contro il genio del male.

Ma è da notare che stare un giorno di più in quel luogo, che essi credevano fosse infestato dal demonio, era un gran sacrificio ; e pertanto a scongiurare ogni disgrazia doveansi prendere delle precauzioni, e quali? I più anziani si radunarono in consiglio e determinarono una specie di guerriglia contro lo spirito malefico. Sul far della notte, armati di fucili e di altre armi da fuoco (acquistate dagli Argentini), montano a cavallo i più destri e valorosi, si schierano in ordine, e quindi, come chi perseguita e cerca a morte un nemico dichiarato, si mettono a correre precipitosamente facendo scariche a più riprese. I miei compagni ed io stando ai piedi di un alto cespuglio, seduti vicino al fuoco ed in atto di cenare, all'udire quegli spari e non sapendone il motivo, credemmo fosse scoppiata tra loro qualche ribellione e temevamo anche per noi ; e non debbo tacere che in quel critico momento mi frullò alla niente che quegl'ignoranti, indotti dalla superstizione, si fossero indegnati contro di me, attribuendo alla mia medicina la morte della vecchia indigena. Fortunatamente però, come seppi all'indomani, la cosa era tutta diversamente: per me non avevano che sentimenti di rispetto. La battaglia era stata ingaggiata contro il genio del male per spaventarlo e cacciarlo da quei luoghi. La lotta durò pochi minuti, dopo i quali credendo averlo vinto od almeno allontanato, smontarono i loro cavalli ed andarono a dormire tranquillamente.

Ecco la tranquillità che godono i popoli selvaggi privi dei benefici della nostra santa Fede! E si dirà ancora di poca importanza l' opera dei Missionarii cattolici che, a mezzo della predicazione evangelica, liberano tante migliaja di disgraziati dal giogo di Satana, e li conducouo in seno alla Chiesa cattolica, mettendoli a parte di quella Fede che, mentre alleggerisco i mali di questo esilio, conforta nella speranza di una eternità felice?

Arrivai a Rawson, capitale del territorio detto Chubut, il giorno 16 settembre, vigilia della festa principale di questa Missione dedicata all'Addolorata.

La Missione del Chubut.

Questa missione va migliorando poco per volta. Cose strepitose non ve ne sono perché l'elemento è assai ristretto e difficile, ma benediciamo Iddio che consola anche nel poco.

La scuola pei ragazzi fa progressi ed in generale ci possiamo dire soddisfatti; fanno pressoché tutti la loro comunione mensile, ed i più grandicelli anche nelle maggiori solennità lungo il mese.

Presentemente la povertà in questa missione è grande, più grande di tutte le missioni ch'io ho visto; ma si va avanti passabilmente limitandoci di qui, privandoci di là di molte cose anche d'uso più comune.

Mi fermerò un mese in questa Missione andando a visitare pel campo varie tribù non ancora visitate, e dopo, per altra strada, evangelizzando altre tribù, ritornerò a Viedma, dove spero troverò Mons. Cagliero di ritorno dall'Europa.

SAC. DomENIco MILANESIO.

MESSICO Una seconda Casa Salesiana in questa Repubblica Puebla de los Angeles.

È questa città posta a nord-est della capitale del Messico e conta presentemente più di 112,000 abitanti. Vien chiamata la Città degli Angeli od Angelica, perché si vuole che, mentre colà si costruiva la magnifica cattedrale dedicata a Maria, gli Angeli portentosamente abbiano cooperato nell'innalzarne le mura. Al sorgere di ogni aurora, i materiali ammonticchiati nel recinto della fabbrica si vedevano collocati da mani misteriose al posto , pel quale erano stati preparati (1).

Ancor vivente l' amatissimo nostro Don Bosco, si erano chiesti i Salesiani perchè andassero a prendersi cura dei giovanetti poveri ed abbandonati di Puebla. E Don Bosco, trovandosi stremato e di personale e di risorse pecuniarie per le continue fondazioni d'Europa e dell'America meridionale , aveva risposto all' Ecc.mo Vescovo di Chilapa, Mons. Ibarra, che non a lui, ma al suo successore sarebbe toccato di mandare i suoi figli nel Messico.

Non erano passati che cinque anni dalla morte del venerato nostro Fondatore, quando il suo successore Don Michele Rua, cedendo alle ripetute istanze dei buoni Messicani, nell'ottobre del 1892 si decideva di mandare il primo drappello di Salesiani alla capitale del Messico, dove coll'appoggio di S. E. R.ma quell'Arcivescovo e coll'aiuto di zelanti Cooperatori Salesiani stanno per compiere un Ospizio che conterrà più di cinquecento giovanetti.

Nel dicembre scorso poi partiva il secondo drappello di Salesiani per portare aiuto ai primi ; ma, giunto a Messico , le suppliche per la città angelica si raddoppiarono e fu d'uopo dividersi ed andare a Puebla ad aprire il secondo Istituto salesiano a vantaggio della gioventù messicana.

Il primo atto di questa fondazione:

Il giorno 18 febbraio D. Raffaele Maria Piperni, primo Direttore di questa nuova Casa, teneva una Conferenza ai Cooperatori ed alle Cooperatrici di Puebla nella sagrestia della chiesa della Compagnia, ed annunziava come finalmente la tanto sospirata Casa salesiana in Puebla era un fatto compiuto, essendosi scelto pel nuovo Collegio d'arti e mestierì un locale posto in quella parte della città che si chiama El Alto de San Francisco, al quale tuttavia bisognava aggiungere un altro tratto di costruzione perchè potesse contenere duecento interni.

Otto giorni dopo, al 26 febbraio, coll' intervento del Rev.mo Vicario Generale della Diocesi, Caii. D. Giuseppe Vittoriano Covarrubias, rappresentante l'Ecc.mo Vescovo diocesano, di due Canonici della Cattedrale, del P. Rivere della C. di G. , del Parroco locale, dei Presidenti della Società e del Circolo Cattolico , Sigg. Ignazio Benitez e e Giuseppe M. Obando, e di un gran numero di soci appartenenti a questi due corpi e di altre spettabili persone , si benediceva la prima pietra di questa nuova costruzione. Fecero da padrini i nobili signori Giuseppe M. Botello, Giuseppe de la Luz Traslosheros ed Edoardo Ovando , e da madrine le signore donna Dolores Búlnes, donna Inés Carillo de Alvarez e donna Concetta E. de Ovando.

Prima che il Rev.mo Can. Cavarrubias procedesse alla benedizione della prima pietra, diressero al numeroso pubblico accalorate parole di circostanza il Sig. Lic.° D. Francesco Flores Alatorre ed il nostro Don Piperni ; durante la funzione cantarono alcuni divoti inni le Figlie di Maria della parrocchia della S. Croce; e dopo, il suono giulivo delle campane della vicina chiesa di San Giovanni Battista, lo sparo di razzi e mortaletti e gli entusiastici applausi della moltitudine intervenuta posero termine alla bella festicciuola, che tanto contento portò al cuore di tutti i buoni Pueblani e specialmente del signor Ignazio Benitez. il promotore principale di questa fondazione, dei membri della Società Cattolica e di tutto il clero regolare e secolare di Puebla.

Solenne inaugurazione.

Dopo questo primo atto fu cura speciale del Sig. Benitez di far procedere con alacrità i lavori delle nuove costruzioni , montare i laboratori delle macchine e degli attrezzi necessari, e preparare una decente cappelletta al buon Gesù, che dovea poi discendere sacramentalmente a prendere possesso di quella Casa.

Intanto l'Ecc.mo Vescovo Mons. Francesco Melitón Vargas , in data 8 aprile 1894 dirigeva al suo clero secolare e regolare ed a tutti i fedeli della sua diocesi una lettera pastorale da leggersi inter missarum solemnia, nella quale annunziava ufficialmente lo stabilimento dei Salesiani nella sua Diocesi, approvava e raccomandava l'Associazione dei Cooperatori e delle Cooperatrici Salesiane, riportando il documento pontificio , onde Pio IX di v. m. canonicamente eresse quest'Associazione, ed infine, dichiarando come egli commendava, proteggeva e benediceva l'Istituto salesiano come quello che ha per iscopo ed ottiene di formare buoni, onorati cittadini mediante l'educazione e l'istruzione cattolica della gioventù , lo raccomandava alla pubblica carità dei suoi Diocesani.

La domenica 22 aprile poi, lo stesso Eccellentissimo Vescovo si portò al nuovo Istituto salesiano di Puebla per la solenne inaugurazione, alla quale intervenne pure il Governatore dello Stato , sig. Generale Mucio P. Martinez, in qualità di priore o padrino. Assistevano i membri della Società Cattolica, varii sacerdoti ed un considerevole numero d'altre rispettabili persone.

Si pronunziarono due eloquenti discorsi uno dal nostro D. Angelo Piccono, Direttore della Casa di Messico, l'altro (assai bello, pratico e proprio della circostanza) dal soprannominato P. Rivere, Superiore del Collegno Pio dei Gesuiti : si declamarono classiche poesie ed i giovanetti del detto Collegio dei Gesuiti eseguirono scelta musica.

Per tal modo si inaugurò solennemente quella nuova Casa salesiana. Col giorno seguente, 23 aprile, si aprirono definitivamente ed in pieno esercizio i laboratorii di falegnami, calzolai e stampatori, e qualche settimana dopo quelli dei sarti e dei fabbriferrai. I giovanetti accolti come interni fin dai primi giorni furono una trentina, i quali ora speriamo siano arrivati ad un centinaio avendo terminato un dormitorio capace di altrettanti letti.

Col Collegio per interni i Salesiani in Puebla hanno pure presa la direzione di una scuola già esistente per gli esterni, la quale è frequentata da ottanta giovanetti. Cosicchè noi godiamo al pensiero che già fin dal primo anno i nostri fratelli della città angelica possono spezzare il pane dell' arte e della cristiana educazione ad un bel drappello di circa duecento giovanetti.

(1) V. Fernando Cortez o la Scoperta del Messico , pag. 22, del Sac. G. B. Lemoyne. Torino, Tipografia Salesiana.

Le Suore Maria Ausiliatrice nella capitale del Messico.

Qualche anno addietro nella città di Messico, capitale della Repubblica dello stesso nome , una compagnia di nobili ed ottime signore erano venute nel santo divisamento di erigere un Ospizio sotto il titolo di Asilo Colombo, forse come ricordo del quarto centenario della scoperta dell'America, in realtà però col fine di accogliervi le fanciulle povere della città ed impartire loro una buona educazione. A tale scopo diedero principio ad un edifizio nella colonia di Santa Giulia, distante un cinque minuti dalla casa dei Salesiani, e frattanto incominciarono a raccogliere alcune di tali povere ragazze in una casa presa a pigione, procurando loro delle buone maestre secolari.

Ma, per dare stabilità all' opera loro, appena giunsero colà le Suore di Maria Ausiliatrice partite da Torino nello scorso dicembre , volsero tosto sopra di esse i loro pensieri. Col loro Presidente, il P. Antonio Icaza, Parroco di S. Catterina, si presentarono alle medesime pregandole a voler accettare l'Asilo Colombo, omai già quasi condotto a termìne.

Esitarono dapprima le Suore di Maria Ausiliatrice ; ma poscia avuto per ciò non solo l'approvazione, ma ben anche consiglio ed incoraggiamento, e diremmo di più, preghiere da quell'Arcivescovo Mons. Prospero Maria Alarcon, si decisero pel sì ed il 24 febbraio di quest' anno con sessanta allieve entravano nel nuovo edifizio , inaugurando così solennemente l'Asilo Colombo di Messico.

ARGENTINA Una seconda palla fallita !

REv.m° SIG. DON RUA,

LA NOSTRA buona Mamma Maria Ausiliatrice ha dato una seconda prova della sua speciale protezione inverso di noi. Ella si ricorderà come l'anno scorso, al Sabbato Santo, un briccone sconosciuto sparava dalla porta della nostra nuova Chiesa di Maria Ausiliatrice un colpo di rivoltella verso l' altar maggiore, e poco mancò che non colpisse il Sacerdote che era all'altare (1).

Quest'anno, proprio nello stesso giorno ed alla medesima ora , mentre alla Parrocchia di S. Rosa suonava il Gloria della Messa e nella nostra Chiesa si leggevano le Profezie, quel malvivente, non potendo tirare dalla porta, che era per nostra tranquillità custodita dagli agenti di pubblica sicurezza , si provò dalla via laterale di S. Juan e contro di una finestra che dà nel Sancta Sanctorum. Ma la Vergine Santissima anche stavolta mandò a vuoto quel colpo; giacchè la palla diede nell'angolo della finestra e cadde a terra insieme coll' arricciatura stessa.

La palla scoccata l'anno scorso forma presentemente un bell'ornamento al collo dell'immagine di Maria Ausiliatrice che si venera in questa nostra Chiesa tanto osteggiata dal demonio; quella di quest'anno merita di fregiarne la bella corona che le circonda il capo.

Viva Maria! Oh! voglia Essa questa nostra dolcissima Madre convertire una buona volta questi disgraziati, empi e codardi che vivono d'odio contro la Religione nostra santissima ed i suoi ministri ed aspettano il momento, in cui la ragazzaglia spara razzi e mortaletti a fin di celebrare la gloria di Gesù risorto, per compiere a man salva i loro nefandi attentati.

Ci benedica, o Rev.m° Sig. D. Rua, e preghi sempre per le

Rosario di S. Fè, 26 Marzo 1891.

FIGLIE DI MARIA AUSILIATRICE di Rosario.

(1) V. Bollettino di Settembre 1893

URUGUAY Mons. Lasagna.

- Mons. Lasagna il giorno 22 aprile benediceva una nuova cappella dedicata alla Vergine Ausiliatrice dei Cristiani, innalzata accanto al Collegio salesiano di Mercedes Orientale nell'Uruguay.

- Lo stesso Monsignor Lasagna il giorno 10 maggio partiva da Buenos Aires col suo segretario alla volta del Matto Grosso. Egli ha ottenuto dal Presidente dell'Argentina lettere commendatizie pei Governatori di Corrientes e di Missiones , nelle quali si insiste acciocchè si provveda una buona volta a quei popoli affatto abbandonati e si promette appoggio ed aiuto per tal fine. Monsignore, dopo una fermata di quindici giorni circa in Assunción del Paraguay per trattare con quel Governo sullo stabilimento di vani centri di Missioni tra gli Indii, passò a Matto Grosso, ove si sta per fissare probabilmente in Cuyabà una Casa di Missionarii Salesiani. Difattií alcune settimane dopo sappiamo che da Villa Colon lo seguirono D. Malan con alcuni altri confratelli. Iddio benedica questi sforzi a benefizio dei poveri Indii.

AD ONORE DI MARIA AUSILIATRICE

(CORRISPONDENZE).

Bordighera (Torrione). - Come negli scorsi anni in questa parrocchia salesiana del Torrione (Bordighera) si celebrò solennissimamente la festa di Maria SS. Ausiliatrice.

Nel dì 27 maggio fin dalle ore 7 del mattino S. E. Rev.mai Mons. Ambrogio Daffra, nostro veneratissimo Pastore, vi celebrava la messa della Comunione generale, che fu numerosa assai, distribuendo inoltre il pane degli Angeli per la prima volta ad una quarantina di giovanetti ed infiammando i loro teneri cuori con caldo fervorino prima e dopo. Alle 9 1/2 vi amministrò il Sacramento della Cresima. Alle 10 1/2 ebbe principio la messa solenne, assistita pontificalmente. I giovani del Collegio salesiano di Alassio eseguirono con vera arte, da attirarsi i comuni applausi, la grandiosa messa del Sacro Cuore a quattro voci del M.° Gounod, durante la quale S. Ecc. tessè uno stupendo elogio dell'Ausiliatrice dei Cristiani , infervorando tutti i presenti alla divozione di questa grande Vergine.

Ai Vespri solenni S. E. R.ma tenne pure al numeroso popolo accorso la conferenza sulle Opere di D. Bosco, applicando il sacro detto: - Simile est regnum coelorum grano sinapis - alla Pia Società Salesiana. « E perchè voi, o Cooperatori, continuate l'opera vostra a benefizio di questa Pia Società, proseguiva a dire l'Eccellentissimo Vescovo, non sgradirete di sentire parlare, sia del suo principio che del suo avanzamento. Iddio, mirabile nei santi suoi, altri chiama nei primordi del loro vivere, altri nella virilità e chi nell'ultima ora. Si direbbe che il Signore prevenne l' istitutore di questa Congregazione, il santo, l' impareggiabile D. Bosco, in benedictionibus dulcedinis; tanto cresceva umile, studioso e divoto. Le cure della piissima sua genitrice e più lo spirito del Signore lo condussero al sacerdozio. In Torino era preso di amore per i fanciulli, ed a somiglianza del Divin Maestro viveva in mezzo a loro, dopo averli raccolti abbandonati e vagabondi per le strade. Giuocava, pregava, studiava con loro; quindi erigeva una cappella, un piccolo tempio e la Divina Provvidenza a lui sorrideva. I nemici, che non mancano mai, col nome di biricchini nomavano i figli di D. Bosco, e lui come pazzo volevano tradurre a casa di salute. Come mai? Date tempo al tempo e vedrete l' albero di senapa.

» I figli di D. Bosco, altri laureati in teologia, in filosofia, in belle lettere, altri distinti nella musica e nella composizione, altri nelle arti , e trovando nel loro ardore ristretta la città di Torino, si disperdono nel Piemonte, nella Lombardia, nel Veneto, nella Liguria, nelle Romagne, nella Sicilia e nel centro stesso del cattolicismo, vo' dire dire a Roma. Né pago di tanto, Don Bosco volge ancora lo sguardo alla Francia, alla Spagna, all'Austria, al Belgio, alla Svizzera, all'Inghilterra, portando loro, per mezzo de' suoi figli , le sue cure paterne. Quanti giovani ricevono dai Salesiani istruzione ed educazione ! quanti figli tolti_ al delitto ed alla carcere! quanti orfani mantenuti

» Ma come un tempo Chiara d'Assisi domandava a san Francesco, suo concittadino, un'arca di salvezza per le figlie, e ne sorgeva l'ordine di S. Chiara, così avvenne a D. Bosco ; ed egli istituiva la Congregazione delle Figlie di Maria Ausiliatrice, le quali col loro zelo e carità procurano al sesso debole educazione, sollievo e salute.

» Per impulso di Pio IX la Congregazione Salesiana varca l'oceano e si estende nell'America. Da Buenos Aires alla Patagonia, alla Terra del Fuoco, al Chilì, al Brasile, all' Equatore, al Messico e chi guida la Missione sono figli di D. Bosco.

» Muoiono anche i santi, e D. Bosco chiude gli occhi alla luce di questo mondo. Morrà anche la Congregazione sua? Come già Eliseo ad Elia, così il presente Superiore della Congregazione, l'erede dello spirito del fondatore, D. Rua, pregava : Oro, ut fiat in me spiritus tuus duplex. E la Congregazione Salesiana collo spirito del suo fondatore trionfa, perche istituisce altri Collegi, altre Case, altre Missioni; ed ora infatti si sta dai Missionarii salesiani per entrare tra i selvaggi del Brasile e dell'Equatore . . .

» Ma non si vola senz' ali. Voi, o Cooperatori e Cooperatrici , siete le ali della Pia Società Salesiana. Con la preghiera, con le offerte , con le quote annuali vestite la povera gioventù, mandate i Missionari, li assistete. È un apostolato nuovo la cooperazione vostra. Aspettatevi la dovuta mercede da Dio. Voi, o genitori, avete figli che possono perdere la fede e naufragare nel buon costume : se volete una protezione ai figli vostri. favorite la Congregazione Salesiana...

» Date et dabitur vobis. -Siete figli di Maria, siate anche figli di D. Bosco; onorate Maria, sovvenite la Congregazione salesiana e salverete l'anima vostra e l'anima di tanti altri. »

Un fortissimo vento costrinse a trasferire ad altra domenica la solenne e tradizionale procesclone, a cui ogni anno prende parte immenso numero di divoti anche dai paesi circonvicini.

La benedizione col SS., a cui presenziava numeroso clero, venne impartita da S. E. R.ma e si eseguì il grandioso Tantum ergo a quattro voci di S. Cecilia di Mons. Cagliero.

Compì e chiuse la festa la commovente cerimonia per l'accettazione nella Compagnia delle Figlie di Maria di un considerevole numero di giovanette, che in sì caro giorno vollero dedicarsi intieramente alla celeste Madre. Fu tenuta dallo stesso amato Pastore.

O Maria, che ti eleggevi questo luogo per difendere dall' eresia questo caro popolo del Torrione, dall' alto del tuo trono continua a proteggerlo, a benedirlo. Benedici in prima all'Angelo della Diocesi, al nostro zelantissimo Pastore, su cui pare trasfuso lo spirito di san Francesco di Sales, nello zelo ardente, nell'infaticabile operare, nella dolcezza e soavità dei modi che tutti a sè attira e vince i cuori. Benedici, o Maria, colla parrocchia l'annesso Istituto femminile, ora specialmente che mercè la tua grande protezione, fu ampliato notabilmente.

*.

Genova. - La festa di Maria Ausiliatrice fu qui celebrata con gran pompa sabato 2 Giugno , nella chiesa di S. Siro, alla presenza di un'eletta schiera di Cooperatori e Cooperatrici, accorsi ad ascoltare l'accalorata parola del R.mo Mons. Pado, canonico di Finalmarina, il quale volle perorare la causa dei figli di D. Bosco, narrando le gesta di Maria Ausiliatrice, che li ha accolti sotto il suo manto, facendoli suoi vessilliferi.

I cantori dell' Ospizio Salesiano di Sampierdarena, eseguirono, come sempre, scelta musica, inappuntabilmente, sotto la direzione del maestro Noceti. Piacque singolarmente il Sanctus e l' Agnus Dei della nuova messa del maestro Suttil (1), e un Tantum ergo del maestro Ottonello. Destò poi in tutti un sentimento di tenerezza il piccolo clero, che mostrava, direi così, quali fiori di devozione si raccolgano nei campi coltivati dai Salesiani.

Funzione cara e riuscita che, speriamo fermamente, apporterà buoni frutti.

Avv. CAMILLO BRUNI Coop. Sales.

(1) Questa stessa Messa fu eseguita per intiero e con splendido successo nella festa titolare della chiesa del S. Cuore di Gesù in Londra il 3 giugno u. s. Dai giornali apprendiamo che questa nuova composizione del M. Suttil è piaciuta moltissimo.

Sampierdarena. - Rev.mo Sig. Don Rua. - Donienica 3 Giugno abbiamo celebrato la festa di Maria Ausiliatrice colla massima solennità , in ringraziamento dell' aiuto specialissimo accordato da Maria SS. a quest'Ospizio nei mesi scorsi , quando per ben due volte fu messo a dure prove.

La consolazione maggiore fu quella di vedere partecipare alla festa il popolo di Sampierdarena, massime i parrocchiani di San Gaetano. Fu una collana ininterrotta di Comunioni, dalle 4 e mezzo del mattino fino verso le 10. Nel piccolo, pareva d'essere a Torino, il giorno della gran festa.

Della devozione e dello slancio dei giovani non ne parlo; fu quale ella può desiderare: s' immagini quindi la consolazione dei nostri superiori, e di tutti. Che Dio ne sia benedetto!

Cantori e musici fecero miracoli , e ne faccio uno anch' io, se vuole, nel tenermi breve breve per non rubarle tempo e spazio.

Le bacio con vivissimo affetto la mano.

R. d. A.

Pavia. - La Conferenza e la festa di Maria SS. Ausiliatrice fu tenuta in quest'anno il giorno 30 Maggio nella mia Chiesa Prepositurale di S. M. del Carmine, con Messa, Comunione generale e Discorso al mattino, e con altro Discorso d'un mio Curato, il Teol. D. Rodolfo Maiocchi, e Benedizione solenne alla sera. Grande fu il concorso, moltissimi quelli che si accostarono alla Sacra Mensa, viva la fede, fervente la pietà dei Cooperatori e del popolo, massime nel visitare lungo il giorno l'Immagine dell'Ausiliatrice dei Cristiani esposta perla prima volta alla pubblica venerazione su di un altare splendidamente addobbato. Non poche furono le grazie ottenute in quel dì dai devoti infervorati alla preghiera ed alla più fiduciosa speranza da quanto avevano udito di Maria.

Can. FRaNCESCO MARIANI Prevosto.

Vercelli. - La festa di Maria Ausiliatrice è riuscita benone. Fu celebrata nella mia Parrocchia inaugurandosi il bel quadro della Vergine Aiuto dei Cristiani.

D. CARLO SaLAMANO Dirett. Dioc.

Milano. - Della festa celebratasi in Milano il 29 Maggio e già accennata nel Bollettino del mese scorso, desidererei vedere riprodotta la seguente relazione che un Cooperatore Salesiano fece sull'Osservatore Cattolico di questa città. Eccola:

« Scopo di quella solennità era l'inaugurare anche in Milano la festa di M. Ausiliatrice voluta con quella di S. Francesco di Sales dal nostro speciale Regolamento, e intanto cogliere l'occasione per raccomandare l'impresa dell'Istituto Salesiano erigendo in Milano, pel quale anche l'Osservatore tanto validamente concorre.

« Fu felice pensiero quello del Comitato di chiamarvi lo stesso R.mo D. Rua, successore degnissimo del grande D. Bosco, e tanto caro a tutti i Cooperatori, che finalmente poterono vederne la veneranda figura. Giunse infatti la sera del 28 accompagnato dal Sac. D. Stefano Trione e accolto alla Stazione dal Sac. D. P. Morganti, Direttore del Comitato Salesiano, e da un gruppo di altri Sacerdoti e Signori Cooperatori. Salito in una carrozza (lasciata poi a sua disposizione in tutto il tempo di sua fermata in Milano da una generosa signora del Sotto-Comitato, che volle anche la fortuna di apprestargli da cena) passò a Santa Sofia, donde poi verso le 10 del dì seguente recossi a S. Maria Segreta. Quivi, benchè stanco del viaggio, volle celebrare la S. Messa, quale Cooperatore Salesiano, Mons. Federico Sala, Arciprete del Duomo e reduce allora da Roma colla nuova e ben meritata dignità di Protonotario Apostolico.

« Sedeva all'organo ed accompagnò colla nota sua perizia tutta la funzione il Cooperatore Salesiano signor Galli, maestro della Basilica di S. Ambrogio. Terminatala S. Messa, salì il pergamo il Sac. Bignami, pur egli Cooperatore Salesiano, e parlando magistralmente di M. Ausiliatrice, ci diè una novella prova della sua abilità oratoria.

Dimostrò come Maria meriti questo caro e glorioso titolo di Ausiliatrice prima dogmaticamente e storicamente poi. Qui specialmente ebbe tocchi smaglianti ed efficacissimi, e interessò assai il suo uditorio quando accennò ai recenti prodigi di Maria Ausiliatrice nel suo grande araldo D. Bosco e nella mirabile sua Congregazione, pigliando così il destro per collegare al suo assunto una calda raccomandazione perchè tutti si adoperino col Comitato Salesiano Milanese all'erezione d'una Casa Salesiana in Milano voluta da tutti e voluta da Maria istessa.

» Sceso dal pulpito l'oratore, accennò a voler dir pur egli qualche parola il R.mo Sig. D. Rua; e, uscito dal presbitero, recossi in mezzo alla folla ansiosa, a cui dalla predella d'un banco colla sua voce fievole ma limpida disse carissime cose e su Maria Ausiliatrice e su D. Bosco e il suo amore ai Milanesi, eccitando anch'egli alla coadiuvazione del Comitato. Seguì la benedizione col SS. Sacramento, ed indi un po' di refezione presso le Suore della Visitazione, che vollero, come sempre, dar alloggio ai Salesiani nel loro quartierino della foresteria. Alle 14 3/4 la sala del Comitato Diocesano in via S. Maurilio rigurgitava di Cooperatori venuti anche dalla campagna, quando vi entravano Don Rua, Don Trione e gli altri della comitiva, ed in mezzo a loro Sua Ecc. Mons. Montegazza, Vicario Diocesano, che consacrava così la sua prima comparsa in abito episcopale all'Opera Salesiana Milanese. Oh ! i Cooperatori Salesiani, che ne furono sorpresi e commossi, gliene sono tenutissimi!

« Al banco della presidenza sedevano pure diversi benevoli nostri Patrizi, il Duca Scotti, il Principe Emmanuele Gonzaga, il Conte Belgioioso, diversi membri del Comitato, una rappresentanza del Sotto-Comitato Salesiano Varesino ed altri Sacerdoti e signori, e subito dopo seguivano le numerose e zelantissime signore del Sotto-Comitato e poi Cooperatori e Cooperatrici. Parlò per primo il R.mo signor D. Rua, che sviluppò più largamente le parole dette in Santa Maria Segreta, dopo aver prima con nobile disinvoltura felicitato Mons. Montegazza della sua elezione a Vescovo Titolare di Samo, e ringraziatolo di sua benigna degnazione e prestazione verso il nostro sodalizio. E Monsignore alla sua volta, schermitosi delle lodi, per altro giuste, indirizzategli, disse tornargli caro trovarsi tra i figli del grande D. Bosco e il sapere che prenderanno stabile dimora fra noi. Prese poi la parola il Sac. D. Trione, che per quasi una buona ora intrattenne l'uditorio con una soddisfazione trasparente dal volto di tutti. Oh quante cose e tutte belle ci disse questo abilissimo conferenziere, rapido, nitido, pratico e concludente! Pur trattando di cose per sè fredde, le seppe infiorare di sapidissime lepidezze, senza mai lasciare d'esser serio, ed i Cooperatori impararono da lui assai bene la sublimità, il merito ed il campo del loro compito. Ma ci sembrano interessanti assai anche le poche parole del Sacerdote Morganti , che si limitò (essendo già trascorso molto tempo) a dir solo che le faccende dell'Istituto erigendo procedono sin qui benissimo; che il locale è già acquistato; che un terzo del pagamento è già versato, ma che conviene procurare presto la somma occorrente a pagare gli altri due terzi, benchè al pagamento sia accordato un largo comodo. All'uopo raccomandava a tutti i presenti che non si accontentassero di prestar essi il loro obolo personale, ma che zelassero l'impresa anche presso i parenti e conoscenti, massime con una attiva e discreta diffusione dell'Appello del Comitato. Parlò anche il degnissimo Proposto D. Rodolfo Dossi, a cui devonsi tanti ringraziamenti per le sue volonterose prestazioni e, come Vice-Presidente del Comitato Diocesano, si rallegrò dell'azione salesiana, come d'una potente brama di tutto il movimento cattolico. Chiuse i discorsi il Rev.m° Monsignor Arciprete Sala con poche ma vibrate e sensatissime parole, quali si è soliti udirle da lui, sempre entusiasta pel bene.

« Avvenne poi una gran ressa attorno alla esile e pallida figura di D. Rua; tutti volevano baciargli le mani, parlargli, consegnargli offerte. Ei non potè contener poi un' espressione, che su quelle labbra parche e dignitose ci fece senso : Oh quante brave e buone Signore ha Milano! Tornato poi a Santa Sofia fu anche là un andirivieni di personaggi, che vollero parlargli e raccomandarsi alle sue preghiere, sicchè a stento potè trovare un quarticello per volare in via Commenda e dare una vistata fuggevole al futuro nido de' suoi figli.

« Deo gratias! Oh come son sempre belle le feste cattoliche! Fortunata Milano che colla tua pronta generosità ti meriti altri sicuri asili pei figli del tuo popolo. »

Dopo questo io aggiungerò colla Lega lombarda, che ha pure dato un lungo resoconto di quella festa, che il 29 Maggio è riuscito davvero per i Milanesi una giornata cara ed importante. Quest'ultimo giornale poi additava alle città lombarde il bell' esempio del Comitato salesiano milanese e del Sottocomitato di Signore , che in poco più d'un anno hanno saputo gettare arditamente le basi d'un Istituto, di cui è sentito grandemente il bisogno in questa città, e faceva quindi appello alla generosità dei buoni, perché volessero con offerte aiutare il detto Comitato e Sottocomitato a condurre a termine l'opera incominciata. Io vorrei che queste ultime parole fossero ben comprese ed ascoltate da tutti i Cooperatori e le Cooperatrici della Lombardia, perchè sarà tutto a loro vantaggio l'erigendo Istituto Salesiano di Milano.

(A).

Bagnacavallo (Ravenna) - Il 28 Maggio u. s. anche nella nostra città ebbe luogo l'annuale Conferenza pei Cooperatori e Cooperatrici salesiani. La chiesina dei Santi Apostoli Filippo e Giacomo, comunemente detta della Misericordia, fu destinata da Mons. Arciprete, Decurione dei Cooperatori nostri, per questa riunione privata. I Cooperatori intervennero in numero sufficiente, e, premessa la lettura della vita del Sales e le altre preghiere d'uso, un Sacerdote Cooperatore trattò l'argomento non troppo facile degli obblighi spettanti a questa pia Società, fermandosi specialmente sopra l' azione che i Cooperatori devono spiegare nel proprio paese, sia per se stessi, ma più per gli altri; e si estese non poco nella necessità ed utilità di quest'azione salesiana specialmente a pro della gioventù pericolante. Se il chiaro oratore fu felice in tutto, lo fu in modo speciale nella conclusione, in cui servendosi delle testuali parole, che il regnante Pontefice Leone XIII volgea al popolo Italiano l'8 dicembre 1892, riuscì all infiammar tutti a manifestarsi apertamente cattolici ed a combattere instancabilmente pel bene della patria e della religione.

Prese secondo la parola Mons. Giuseppe Massaroli Vicario for. di questa città che, in qualità di Decurione, presiedeva alla Conferenza. Egli colla sua robusta parola e facondia nel dire, disse quali devono essere i distintivi di un vero Cooperatore

Salesiano, che io riepilogo in questi principali 1° La pietà, 2° L'azione e cooperazione di preghiera e di mezzi materiali; 3° Il coraggio; 4° L'amore pel Papa e per la Chiesa; 5° La pietà e specialmente la divozione a M. SS. Ausiliatrice. Poscia ringraziò gli intervenuti ed impartì loro la Benedizione col SS. Sacramento, chiudendosi così la funzione della Conferenza.

La parola franca e piena di zelo di Mons. Arciprete ci animò tutti di bel nuovo a muover compatti verso il campo della lotta e lasciò in tutti gli animi la commozione.

Sia lode al nostro Arciprete, siano rese grazie al Sacerdote Cooperatore, che con lui ci parlò e voglia Dio benedire entrambi facendo sì che l'azione dei Cooperatori Salesiani nella nostra Bagnacavallo sempre più si accresca e compia quelle opere così magnanime, che la sola carità cristiana fa operare.

Un Cooperatore.

Vicenza. -- Come aveva già annunziato, la Conferenza Salesiana è stata tenuta il 7 Giugno, in questa chiesa di S. Gaetano dal Rev.mo Mons. Andrea Scotton. Egli ha parlato di D. Bosco e delle sue Opere non solo con piena e perfetta conoscenza, ma con sentimento di grande riverenza ed amore. La Conferenza ha durato quasi un'ora e mezzo, seguita sempre colla maggiore attenzione e col maggiore interesse.

Il concorso è stato, se non molto numeroso, certo scelto; ed anche abbastanza generosa l' offerta raccolta per le Opere Salesiane.

Can. Giorgio DE-Lucchi.

Altre Conferenze e feste di Maria Ausiliatrice si celebrarono a Gorizia per cura di Mons. Alpi, a Valdivilla di S. Stefano Belbo per cura del Rev.mo Arciprete D. Sottimano ed in altri luoghi, di cui parleremo nel mese seguente.

Oh! Maria SS. benedirà certamente quanti hanno concorso a propagare la sua divozione e la conoscenza dell'Opera Salesiana.

GRAZIE DI MARIA AUSILIATRICE

Quanto è buona Maria ! - Dappoichè sono qui tra noi le venerande Suore di Maria Ausiliatrice per la direzione di questo nostro Asilo infantile, pare che Maria Santissima, oltre di aleggiare intorno alle sue buone Figlie, abbia pur anco qui innalzato il trono delle sue materne grazie per quelli che a Lei ricorrono nei loro maggiori bisogni. Ed a conferma di quanto io dico valgano i tre fatti seguenti che hanno veramente del prodigioso.

I. Una cotale Paolina Macchia, maritata ad Anselmo Carlo, di questa parrocchia, fu colpita da un morbo interno, che la doveva senza dubbio trascinare alla tomba, essendo impossibile un'operazione chirurgica. Aggravandosi sempre più il male, le vennero amministrati tutti i Sacramenti ed impartita la benedizione papale. Senonchè in quel frangente venne allo scrivente la santa ispirazione di proporre alla moribonda di fare ricorso a Maria Ausiliatrice con promessa di recarsi dipoi al di Lei santuario di Valdocco, appena sarebbe stata trasportabile. Detto , fatto. Dopo pochi giorni la nostra inferma dalla casa di propria abitazione veniva trasportata sulle braccia fino alla vettura ; di poi su questa e col tramvia fino a Torino, e e di nuovo sulle braccia fino alla sagrestia del santuario di Maria Ausiliatrice, dove fu presentata al Rev.m° Superior Maggiore dei Salesiani, D. Michele Rua, perche le desse la benedizione di Maria Ausiliatrice. Il degnissimo successore dell'immortale e compianto D. Bosco, dopo di aver benedetto e pregato per l'ammalata, la consigliò di portarsi all'altare della Madonna, recitando un'Ave Maria alla cara Vergine Ausiliatrice e, possibilmente, ascoltando la Messa, che si faceva celebrare. Così venne fatto. Appena terminata la S. Messa , detta inferma dichiarò al proprio marito presente di sentirsi assai meglio e con una gran voglia di camminare e di mangiare, cose che da molti giorni non aveva più fatto. Ed oh ! prodigio ! Alla volontà corrispose la forza ; e dopo di essere uscita dal santuario camminando senza alcun appoggio e di aver mangiato con eccellente appetito, provò la gioia soavissima di poter fare ritorno alla propria abitazione guarita appieno, ed attendere , come attende colle sue materne cure , agli affari domestici ed alla cristiana educazione della sua giovane famigliuola, con stupore grande del medico curante e dell' intiero paese. A segno d'imperitura riconoscenza a Maria SS. Ausiliatrice ella presentò una piccola offerta pel santuario di Maria e mi prega di far pubblicare sul Bollettino Salesiano la ottenuta grazia.

II. Macagno Domenico fu Antonio, pur egli di questa parrocchia, da alcuni anni era molestato da potente angina, la quale periodicamente, ed in modo speciale nel crudo inverno, pareva lo volesse soffocare. Può dirsi che ogni anno andava a toccare le porte eternali. Lo stesso medico curante, che nulla ommetteva per evitare una tale catastrofe ad un povero padre di famiglia, ed aveva già operato con tagli nella gola del sofferente, dichiarò che la secchia sarebbe andata tante volte al pozzo, finchè vi sarebbe rimasta al fondo , perchè poco o nulla vi era a sperare per l'avvenire. Il sottoscritto parroco, che vuol il maggior bene a detto Macagno, essendo egli uno dei migliori e più assidui cantori del coro, un giorno gli fece l'interrogazione seguente « Caro Menico! e non ci hai ancora pensato che a Torino nel santuario di Valdocco abbiamo la migliore medichessa Maria Ausiliatrice, salute degli infermi? Suvvia ! un buon voto a Lei, e la promessa di andare a quel suo santuario in persona a sentire una S. Messa e fare colà una buona Comunione ed una abbondante offerta pel detto santuario, ed il cuor mi dice che la nostra buona Mamma ti guarirà assai meglio di tutti i dottori. » Così promise e così fece ; ed ora si sente benissimo. Passò il periodo dell'apparizione del terribile morbo, ma non ebbe alcun sintomo di esso. Perciò con animo grato verso di Maria Ausiliatrice prega egli pure sia pubblicata sul Bollettino Salesiano la impetrata grazia.

III. Ora è lo stesso Parroco di Scandeluzza, Prigazzi D. Giovanni Maria, Prevosto V. F. e Cooperatore Salesiano , che deve magnificare e ringraziare corde et animo la cara Madonna di Don Bosco. Nel giorno 13 del passato gennaio egli fu colpito da influenza, ma di una intensità veramente spaventevole, coll'aggiunta di manifesti sintomi di polmonite doppia. I due medici curanti si stringevano nelle spalle, disperando di poter salvare la vita al povero ammalato. Eh! sì che fecero del loro meglio per ben riuscirvi. Per ben tre giorni il povero infermo fu in lidi ignoti, senza più nulla vedere, nè intendere e coi segnali non dubbii di morte vicina. Il precitato Domenico Macagno, che era uno degli assistenti ed infermieri più intelligenti ed affezionati al suo Parroco, memore della grazia già ottenuta da Maria Ausiliatrice, disse ai circostanti e parenti che erano nella più grande costernazione « Maria SS. salvò me dalla morte, e perchè non salverà il nostro amato Prevosto ? Or via, incominciamo subito una novena di preghiere a Maria Ausiliatrice e facciamo a nome dell'infermo il seguente voto : che se Maria SS. lo guarirà, egli al più presto si recherà al santuario di Valdocco per celebrarvi una Messa in rendimento di grazie e farvi un'offerta. Sono più che persuaso, aggiungeva, che allorquando il nostro Prevosto si riavrà dall'attuale parossìsmo , di buon grado ratificherà il nostro voto e la nostra promessa. » Subito tra i circostanti, in paese e fuori, venne incominciata la novena, e tra i bambini del nostro Asilo infantile per molti giorni venne continuata la preghiera di un'Ave Maria colla giaculatoria Auxilium Christianorum, ora pro eo. La Vergine pietosa venne difatto in aiuto. Laus Deo et Mariae! In pochi giorni l'ammalato entrò nella convalescenza, ed ora può attendere al suo parrocchiale ministero e fare ogni giorno un fervorino all'altare della Beata Vergine pel caro Mese Mariano. Però gli rimane ancora un po' di raucedine, che spera colla sua venuta al santuario di veder sparire, perchè Maria SS. non usa fare le grazie per metà, e ciò che incomincia perficiet, solidabitque. A tale scopo il giorno 28 maggio 1894 entrava nel santuario di Valdocco in compagnia di sua sorella, pur essa perfettamente guarita della stessa malattia, per ringraziare colle lagrime agli occhi la taumaturga Vergine Maria SS. Ausiliatrice, per adempiere alla lettera il fatto voto e presentare una offerta pel detto santuario, dolente che questa non possa essere in quella misura che detterebbe il suo cuore riconoscentissimo. Però l'avvenire non è ancor passato.

Anche questa grazia desidero che sia pubblicata sul Bollettino Salesiano , perchè da tutti si sappia quanto siano grandi l'amore e la potenza di Maria verso coloro che La invocano ed in Lei mettono tutta la loro confidenza, quasi sicuri di ottenere anche i favori temporali, quando questi non siano d'impedimento al maggior bene spirituale. Di nuovo : Laus Deo et Mariae. Evviva la nostra buona Mamma Maria, Aiuto dei Cristiani !

Scandeluzza (Monferrato), 28 Maggio 1894.

Sac. Gio. MARIA PRIGAZZI Prev. V. F. e Cooperatore Salesiano.

È finita per loro! - Così dicevano sommessamente fra loro quanti visitarono giorni sono i due infermi Isidoro Divano, d'anni 10, e Pietro Raineri, settantenne, entrambi di questo paese. Nè diversamente sentivala il medico. Consigliati però a rivolgersi a Maria Ausiliatrice, essi prontamente lo fecero, e Maria, sempre buona, prontamente salvolli. Riconoscentissimi pertanto di grazia sì segnalata, esultano in poterla rendere di pubblica ragione, inviando nel tempo stesso al suo santuario di Torino una tenue, ma cordialissima offerta.

Cadepiaggio di Gavi, 22 Maggio 1894.

Sac. ODORICO MALVINO Cappellano-curato.

Maria mi ha guarita ! - Nel marzo dell'anno corrente fui colpita da polmonite, la quale, aggravandosi di giorno in giorno, in breve mi ridusse a sì deplorevole stato di salute, che i medici ne erano assai impensieriti, ed io aveva già fatto a Dio il sacrifizio della mia vita. Ma che ! Un buon pensiero mi balenò alla mente e si fu di far ricorso a Maria SS. Ausiliatrice, e prometterle un'offerta pel suo Santuario in Torino. Detto, fatto; ed oh potenza e bontà di Maria da quel punto, con sorpresa di tutti, incominciai a migliorare; ed ora, perfettamente guarita, col cuore commosso e riconoscente per tanto favore, ringrazio Maria Santissima e adempio la fatta promessa.

Montechiaro d'Asti, 12 Giugno 1894. CARLOTTA ROLLA del fu DOMENICO.

Una novena di preghiere a Maria! - Una mia buona parrocchiana, Maddalena Bottini nata Pertusi , ridotta a pessimo stato per un enorme tumore formatosi nel basso ventre, fece voto a Maria SS. Ausiliatrice che sarebbesi accostata ai SS. Sacramenti ed avrebbe fatta un'offerta per la sua chiesa di Torino, ove fosse guarita da sì dolorosa e pericolosa infermità; e intanto cominciava una novena di preghiere ad onore di Lei.

Visitata dal medico sul finire della novena, questi giudicò la guarigione possibile, ma dopo lunga cura. Ebbene, il giorno seguente finiva la novena, e la paziente si sentiva assai meglio in. forza : il giorno dopo l' enfiagione era quasi totalmente scomparsa, , e la buona donna poteva ritornare alle facende domestiche tranquilla e felice. Non appena glielo permetteranno le cure dei suoi cinque figliuoletti andrà alla chiesa per la santa Comunione, ed ora s'affretta a mandare la sua piccola offerta di lire cinque, che per le sue condizioni valgono certamente assai sulla bilancia del Signore.

Casalino Novarese, 23 Aprile 1894.

Sac. PIETRO CURTI Parroco.

Potenza di Maria! - Ebbi l' anno scorso a ricadere in una broncoraggia così ostinata, che ormai il medico curante più non sapeva a qual mezzo appigliarsi per far cessare l' uscita del sangue, che mi rendeva poco più di un corpo inerte e stremato affatto di forze. In questo sì miserevole stato mi rivolsi a Maria Ausiliatrice, promettendole che, se ne fossi guarito, avrei pubblicato questo insigne favore. Non aveva appena concepita tale preghiera che il sangue cessa, le forze ritornano, l' appetito cresce e in men di un mese, potei ritornare alla celebrazione della Messa: ed ora continuo a migliorare d' assai. Ne sia dunque lode a questa Vergine potentissima, la quale, io spero, non mi vorrà abbandonare giammai, ma felicemente mi condurrà là, dove eternamente potrò ringraziarla.

Torino, 17 Maggio 1894.

Sac. E. CORTINI.

Rendono pur grazie infinite alla Vergine Ausiliatrice per segnalati favori ottenuti da Dio mediante la sua potentissima intercessione i seguenti

Luigi Stucchi, Milano - Alfonsina Fracchia-Barisonzo, Castellazzo Bormida - Giovannina Liprandi Lucca, Volpiano - D. A. G., Arlì - Lucia Giudice m. Cometti e Giovanna Giudice m. Cittini, Lovero Valtellino - Cesare Barra, Venasca- S. B. A., M.Agnese G., Bra - B. G., Torino - D. Nardi per un pio signore (500), Lugo di Romagna - D. Luigi Porta per una pia signora del Torrione di Bordighera - D. Federico B., sacerdote, Barcellona - D. Luigi Cantimorri, parroco, S. Eufemia (Brisighella) - Vincenzo Achino, Igliano (Murazzano) - Maria Brossino, Cavour - Sr. Virginia Solari, Genova - Guglielmi Vedona Genda, Pioccapietra - Anna Brondino ved. Boero, maestra, Sanfront - Elisabetta Andreis, Racconigi - Fra Giunipero da S. Martino, Siccomario (Pavia) - Ludovico Trabucchi, segretario contabile ; Villafranca in Lunigiana - Sae. Giuseppe Ballari per i coniugi Isoardi, Savigliano-Laura Audisio, Torino - Carolina Bonetti, Torino - D. Giuseppe Mariani; Alessandria - Maria Calleri Zucchi, Magliano Alpi - Maddalena Dompè, Brossasio - Teresa Motta, Ron,dissone - Domenica Bertello, Castagnole - Maria Virone, Savigliano - Cav. Enrico ed Angelo Belli, Torino - D. Pietro Chiaveri per una persona devota, - Gravesano (Svizzera) - Angela Bertolo, Rubbiana - Maria Emrnanuel, Torino - Seconda Corti, Givasco - Francesco Amandola, Melazzo - Catterina Salimbeni, Gorizia (Austria) - Ermelinda Cassolino, Montemagno - Giulia Tinelli, Torino - Brigida Orecchia, Montiglio per Carbonero - Alessandro Cena , Chivasso - Giovanna Santa, Castelrosso - Maria Salvetti, Caluso - Giacomo Giusiano, Mette (Saluzzo) - Catterina Porlo, Caramagna Piemonte - Margherita Moro, Ponto - Elisabetta Grassio, Giovanni Vercellone, Angelo Grassio, Cigliano - Antonio Filiperta, Romano Cane rese - Sorelle Calderini - Vincenzo e Antonio Castelli, S. Antonio di Susa - Antonio Tesio, Torino Genarde Chiappusso, Novalesa - Luigi Beneitone - Giovanni Andrini, S. Martino Canavese - Teresa Murgesa, Chiusa di S. Michele - Maria e Margherita Beiletti, Romano - Michele Soldo, Cervaro (Varallo) - Domenico Ferrero, Carmagnola Borgo S. Bernardo - Giovanni Lamandri, Possano - Teresa Cagnassi, Orbassano - Gio. Batt. Dellacasa - Angela Portiglietti, Torino - Damiano Marinetti, S. Damiano d'Asti - Felicita Vaudero - Nussi Andriana, Cividalc (Udine) - Maria Dellaferrera, Isola Bella di Torino - Ottavia Garbaccio, Torino - Catterina Mantellin_ Lombriiasco - Varie pie persone, Settimo-Giuseppina Pinnato, Ponte S. Martino - Sac. Bellagamba, S. P. - Maria Rullino, Sagliano Micca- Antonio Romasso, S. Mauro - D. Giuseppe Ardeado, curato, San Benigno (Cuneo) - Severina Bongiovanni, Brozzolo - Catteritta Lazzaro Scassa, Racconigi - Domenica Arman, Piaerolo - Gio. Batt. Bagnasacco, Saluggia -- Antonio Gobbia, Rivarolo - Teresa Simondi, Dronero - Margherita Robasto, Savigliano - Catterina Agnelli, Torino - Vincenzo Mottino, Rivarolo - Elisa Montanari - Annetta Craveri, Airasca - Lucia Gianoglio, Vigone - Teresa Tartara, Torino - Catterina Brunetti, Caramagna - N. N. Crescentino - Margherita Mattis, Bra - Medina Nata, Torino - Giovanni Botto, Garsigliano - Giulia Rubatto, Chivasso - Angela Vola, Torino- Pietro e Maria Galcano, Carmagnola - Pietro Monaco, Torazza - Gedda Zappata, Torino - Domenico Marchisio. Caramagna- Delfina Martoia, S. Antonino di Susa - Maddalena Rostagni, Torino - Battista Bagnati fu Giacomo - Nicola Avanzati fu Gio. Batt., Castelrosso - Teresa Persiva, Torino - Giovanni Gastaldi, Saluggia - Catterina Martinengo, Vinovo - Catterina Acossato, Braleimo - Angiolina Callino, Poirino. - Giacomo Golzio, Castelrosso.

ESERCIZI SPIRITUALI PER LE MAESTRE e per altre pie Signore e Cooperatrici Salesiane

Anche in quest'anno nell'Istituto delle Figlie di Maria Ausiliatrice , in Nizza-Monferrato, avranno luogo alcuni giorni di Esercizi Spirituali per le Maestre ed altre pie Signore e Cooperatrici Salesiane, che desiderassero di attendere colla dovuta tranquillità di spirito alle cose dell'anima e dell'eternità.

Un buon numero di esse vi presero parte negli anni scorsi con viva soddisfazione ; speriamo che altrettanto sia per avvenire nell'anno presente.

Pertanto, imitando l'esempio del compianto Don Bosco, il Sac. Michele Rua fa loro caldo invito ad intervenire numerose ; e qualora non potessero recarsi quelle degli anni passati, egli le prega ad inviarvi le proprie figliuole o sorelle, oppure indirizzarvi altre pie donne o donzelle del paese, conoscenti od amiche.

La pensione è fissata a L. 20; per le maestre a L. 15.

Gli Esercizi comincieranno la sera del 1e agosto e finiranno il mattino del 10. Essi saranno dettati da Sacerdoti Salesiani.

Chi intende di prendervi parte è pregata a significarlo non più tardi del 27 luglio alla Superiora delle Figlie di Maria Ausiliatrice in Nizza-Monferrato.

Per norma di chiunque volesse intervenire, Nizza-Monferrato ha stazione propria sulle linee ferroviarie di Alessandria-Cavallermaggiore e Torino-Asti-Acqui-Ovada-Genova.

VARIETÀ.

Trecate: - Inaugurazione e benedizione del Collegio e della Chiesa Salesiana. - Da questo paese della Diocesi e Provincia di Novara scrivono all' Italia Reale di Torino, del 16-17 giugno:

» Il 13 giugno fu giorno di gioia per i figli di Don Bosco e per gli abitanti di questo illustre paese.

Venne inaugurato il nuovo Collegio Salesiano monumento della carità della pia signora Geromina Moro e benedetta la chiesa od oratorio pubblico dello stesso Istituto.

» Sua Eccellenza Rev.ma Monsignor Edoardo Pulciano, Vescovo di Novara, a cui sta tanto a cuore l'educazione della gioventù, volle degnarsi di compire egli stesso la funzione di rito.

Dopo la Messa Monsignor Vescovo rivolse al popolo un breve discorso di circostanza, tutto cuore e tutta emozione. Disse dover i Trecatesi render vivissime grazie al Signore del favore segnalato di aver una chiesa salesiana, nella quale si sarebbe fatto tanto bene dai benemeriti figli di Don Bosco.

» Merita specialissima lode l' insigne benefattrice sunnominata signora Geromina Moro, la quale, dopo tante difficoltà, vide oggi finalmente appagati i suoi voti , di dotare la sua patria di una sì bella istituzione, cioè di un collegio e di un Oratorio festivo per l' educazione della gioventù abbandonata ».

AVVISO.

Ai nostri abbonati e lettori raccomandiamo la lettura e la diffusione del Bollettino della Pia Opera di San Paolo per la Rigenerazione dell'Africa Occidentale.

A titolo di Saggio di tale pubblicazione, si possono avere copie ricorrendo - con lettera o cartolina - alla Direzione della Pia Opera in Gozo-MALTA (Strada Capuccini 6 Victoria).

Cooperatori defunti nel Maggio e Giugno del 1894.

1. Anderloni Giuseppina - Verona. 2. Baccini Antonio - Genova.

3. Beccar! Teresa vedova Celoria - Casale (Alessandria).

4. Berta Antonia - Torino.

5. Bogadeo Catterina vedova Bovio - Bitonto (Bari).

6. Bosio Domenico Cons. - Villanova d'Asti (Alessandria).

7. Brusca D. Secondo prevosto - Balocco (Novara).

8. Cao D. Giuseppe Agostino teologo -- Nurach (Cagliari).

9. Capretti Mens. Pietro Dott. Teol. - Brescia.

10. Cogno Gio. Battista - Carmagnola (Torino).

11. Colcis Maria - Trento.

12. Colusso Maria - Cimadolmo (Treviso).

13. Conti Ranieri - Solaio (Siena).

14. Contini non Giovanni - Massania (Cagliari).

15. Costanzo Cav. Dottor Giuseppe - Occimiano (Alessandria).

16. Crespi D. Agostino rettore - Carmagnola (Torino).

17. Della Santina D. Giuseppe curato - Lucca.

18. Di-Gregorio D. Pietro - Palermo. 19. Fantoni D. Francesco - Bologna. 20. Fcrandi Maria - Saluzzo (Cuneo). 21. Furrarotti Raffaella nata Lentini - Catania.

22. Ferrero Maria - Vigevano (Pavia). 23. Filippini D. Pietro - Bologna.

24. Finco Sebastiano - Cologna (Padova).

25. Fumasoli Paolo - Tesserete (Svizzera).

26. Gazzano Luigia - Moltodo Super. (Porto Maurizio).

27. Gog,ia Anna - Biella (Novara). 28. Gotterer Don Agostino - vezzano (A ustria).

29. Guerra D. Paolo - Palermo.

30. Isaia D. Giuseppe prevosto- Busca (Cuneo).

31. Lanzer Don Francesco - Tramin (Tirolo).

32. Laureti Angelo perito agronomo - Acquasparta (Perugia).

33. Leuzini D. Giuseppe - Maranello (Modena).

34. Levrero Rosa - Bolzaneto(Genova). 35. Livia D. Giuseppe - Venezia.

36. Lo-Jacono D. Fortunato - Palermo. 37. Mayer D. Joh - Feldhirch (Austria). 38. Marengo Luigi - Carmagnola (Torino).

39. Martelli Don Agostino - Levante (Genova).

40. Masserdotti Don Giuseppe parroco Borgo Pile (Brescia).

41. Mior D. Silvestro parroco - Teglio (Vicenza).

42. Moraschi-Dotti Anna - Erbusco (Brescia).

43. Nani D Leonida - Soave (Verona). 44. Occhiuzzi parroco - Acquappa (Cosenza).

45. Paterno di Raddusa Don Luigi - S. Gio. la Punta (Catania). 46. Piombini Battista - Monzone (Modena).

47. Postiglione Felice -Giovi (Salerno). 48. Postiglione Don Felice parroco - Giovi (Salerno).

49. Pozza Rosina nata Fratinero - Cornodo (Vicenza).

50. Pozzi Don Natale - Montetauro (Porli).

51. Righetti Edanide nata Cassani - Acqui (Alessandria).

52. Riscossi Avv. Daniele - Sozza (Alessandria).

53. Rei Maria - Vicenza.

54. Saccardo Alessandro - Selva (Treviso).

55. Scaletti Don Battista Arciprete - Valduggia (Novara).

56. Secco d'Aragona Conte Fermo - Erbusco (Brescia).

57. Senesi D. Mariano parroco - Caversaccio (Como).

58. Severini Giovanni - San Stefano d'Arcevia (Ancona).

59. Silvestri D. Francesco Canonico - Casanova (Como).

60. Solieri Don Marcello Arciprete - Vignola (Modena).

61. Sommadossi Don Giovanni - Zon (Tirolo).

62. Tanganelli Don Francesco - Monte echi (Arezzo).

63. Tarasconi Don Giuseppe rettore - vizzola (Parma).

64. Tiani Raffaela religiosa - .Firenze.

65. Usai Cav. Francesco Luigi Medico Chirurgo - Monastri (Cagliari).

66. Valentino Giuseppina - Nizza(Alessandria).

67. Vezzoli D. Gaspare prevosto - Romanengo (Cremona).

68. Volontè D. Gio. Battista prevosto - Cermenate (Como).

69. Zanini Prassede - Negrar (Verona)70. Zenone Don Giuseppe Canonico - Fiorenzuola d'Arda (Piacenza).