ANNO XVIII.. N 1 - Esce volta al mese - GENNAIO 1894

BOLLETTINO SALESIANO

SOMMARIO.

LETTERA DEL SAC. MICHELE RUA ai Cooperatori ed alle Cooperatrici Salesiane    1

PER LA FESTA di S. FRANCESCO di SALES E L'ANNIVERSARIO DELLA MORTE Di DON Bosco

LA PARTENZA DI 60 MISSIONARI SALESIANI . 8

L'ISTITUTO « Don Bosco » IN VERONA 12

FRANCIA: - Il nuovo Oratorio Festivo di Tolone . . .   , , 13

NOTIZIE DEI MISSIONARI DI D. Bosco - Progressi della Missione del Chubut (Patagonia centrale)   . ivi

AZIONE SALESIANA (Conferenze)   1(i

IL CATECHISMO di Mons. Schuller. . 16

GRAZIE di MARIA AUSILIATRICE 17

NOTIZIE VARIE    20

BIBLIOGRAFIA . . . . 22

COOPERATORI DEFUNTI   , 23

Ricordiamo ai nostri lettori, che ricevessero il BOLLETTINO con indirizzo sbagliato o non esatto, di mandarci le debite correzioni da eseguirsi. Ove poi qualche Cooperatore fosse defunto e gli, si continuasse la spedizione del nostro periodico, pregheremmo chi lo riceve a volercene tosto avvisare, acciocchè se ne possa raccomandare l'anima alle comuni preci dei Salesiani e loro Cooperatori.

LETTERA DEL SAC. MICHELE RUA AI COOPERATORI ED ALLE COOPERATRICI SALESIANE

benemeriti Cooperatori; benemerite Cooperatrici,

PER tenervi informati di ciò che i figli di D. Bosco vanno di mano in mano facendo, colla grazia di Dio e mercè il vostro aiuto ed il vostro sostegno, io lascio ordinariamente la penna ai redattori del Bollettino Salesiano. Vi è però un'epoca, nella quale io sento il bisogno di rivolgervi direttamente la parola, e si è sul cominciare del nuovo anno. Mi è dolce e doveroso ad un tempo unirmi con voi, o benemeriti Cooperatori e benemerite Cooperatrici, per ringraziare Iddio d' averci conservata la vita e di averci assistiti colle sue grazie e benedizioni.

Inoltre insieme con voi io desidero rivolgere indietro lo sguardo e per poco riandare col pensiero il bene che si è compiuto durante l'anno 1893. Ciò da un lato ci gioverà a sempre meglio convincerci non esser la nostra Opera d'uomini, ma l'Opera di Dio; e dall'altro lato ecciterà il nostro cuore alla più viva gratitudine verso il Signore, che si degna sceglierci a strumenti per sostenerla. Nel quadro, che io intendo porre sotto i vostri occhi , voi potrete scorgere qual uso siasi fatto della vostra generosità, ed a me si presenterà una novella occasione di esprimervi i sentimenti della mia più sincera riconoscenza.

Ampliazioni delle Case già esistenti.

Nell'accingermi a farvi un cenno delle opere compiute nell'anno 1893, il mio pensiero si porta anzitutto a Roma, ai piedi del Vicario di Gesù Cristo. Noi pure volemmo festeggiare, in Roma stessa, e più solennemente che per noi si potesse, il Giubileo Episcopale di Leone XIII; e ciò facemmo coll' inaugurare in suo onore l'Ospizio del Sacro Cuore completamente terminato. Le feste riuscirono oltremodo splendide , coronate dalla consacrazione del secondo Vescovo Salesiano. Abbiamo fiducia che questa sia una delle opere permanenti, che maggiormente contribuirà a conservare il ricordo di quelle feste giubilari. L' iscrizione latina, incisa sul marmo e collocata nell'atrio di quel grandioso fabbricato, per secoli e secoli rammenterà ai ricoverati ed ai loro benefattori il nome del Sapientissimo Pontefice, sotto i cui auspizi fu innalzato ed a cui fu dedicato quell' Ospizio, ove tanti giovani poveri ed abbandonati riceveranno dai Salesiani l'ineffabile benefizio d'una cristiana educazione.

L'anno scorso fra le opere da compiersi io dava il primo posto alla Chiesa da dedicarsi al Sacro Cuore di Gesù in Londra, e mi presi la libertà di raccomandarla ripetutamente alla, vostra carità. Il Bollettino di Dicembre scorso vi annunziava, colla più viva soddisfazione, che finalmente si era condotto a termine questa importante costruzione. Tutte le missioni, che la Divina Provvidenza ha affidate ai Salesiani, mi stanno a cuore; ma sommamente mi premeva che quella di Londra non mancasse di quanto era veramente indispensabile per mantenere nella fede coloro che già per grazia di Dio la posseggono, e per lavorare più efficacemente alla conversione di quel fratelli che ancora sono nelle tenebre dell'errore. Il 14 ottobre sarà una data memorabile per la nostra Pia Società. In quel giorno il primo Vescovo Salesiano consacrava la vasta e bella Chiesa del Sacro Cuore di Gesù nel centro stesso dell' Anglicanismo, ed io ebbi la grande consolazione di celebrarvi pel primo il santo Sacrifizio. Non occorre che io vi dica qual fosse la mia commozione : voi la potete immaginare facilmente; ma bisogna che io assicuri i nostri benemeriti Cooperatori e le benemerite nostre Cooperatrici, che per essi ho celebrato l'augusto Sacrifizio, e tutti in quel momento, a quell'altare, io li aveva presenti alla mia mente, e che ho implorato le più elette benedizioni su tutti coloro che mi vennero in aiuto per affrettare l'apertura della nuova Chiesa. Non ignorate tuttavia che molto rimane ancora a fare perchè quella nuova Chiesa sia fornìta di quanto è necessario pel decoro e per la pompa delle sacre funzioni. Da veri divoti del Sacro Cuore non vi terrete paghi d'avergli colà eretto un trono, ma vi sforzerete di adornarlo, arricchirlo e renderlo così meno indegno della sua maestà.

Mentre noi spingevamo a tutta possa i lavori della Chiesa di Londra, dovemmo pur rivolgere le nostre sollecitudini alla nostra Casa di Torino. Stanchi di rispondere negativamente ad innumerevoli domande di accettazione che ad ogni pie' sospinto ci erano fatte, ci decidemmo infine di mettere mano ad una nuova costruzione, in un terreno già da varii anni a quest' uopo acquistato, a fianco della Chiesa di Maria Ausiliatrice. A mala pena noi potemmo coprire la nuova fabbrica prima che sopraggiungesse l' inverno, e non sarà abitabile che nell'autunno venturo.

La Casa d'Ivrea, destinata nel 1892 alla formazione del nostro personale, divenne bentosto troppo ristretta pel numero di giovani che vi. furono accolti ; convenne pure ampliarla. I lavori si cominciarono in primavera, ed il 24, settembre già si potè benedire la nuova Cappella e occupare una parte del nuovo locale.

La Casa principale delle Figlie di Maria Ausiliatrice a Nizza Monferrato non era più sufficiente al bisogno, e si dovette innalzarvi una succursale ne' dintorni della medesima città.

Il Collegio di S. Benedetto a Parma ha terminato i lavori d'ingrandimento e possiede ora una bella Cappella, sufficiente al bisogno, dedicata al Sacro Cuore di Gesù, la quale fu benedetta verso la fine di luglio. Ciò ci permise di portare a 200 il numero de' giovanetti che vi sono cristianamente educati.

Merita un cenno particolare in questa rassegna la Casa di Bordighera. Oltre i lavori che erano necessarìi perchè la nostra Chiesa, diventata Parrocchia, corrispondesse ai bisogni della popolazione, si ampliò pure l'annesso Collegio femminile, che può ora contenere un centinaio di fanciulle. Vi è nota, o buoni Cooperatori, l' importanza di quell'Istituto destinato a porre un argine alla propaganda protestante in quelle valli, specialmente colle scuole maschili e femminili e coi catechismi; quindi voi vi rallegrerete nel sapere che non solo esso continua, ma aumenta i suoi benefici influssi.

Fin dal 1891, invitati dal Cardinale di Verona, noi inviammo alcuni salesiani in quella città. Essi non potevano adoprarsi quanto il loro zelo avrebbe desiderato, in pro della gioventù, non essendo la loro abitazione adatta al bisogno; nello scorso anno, coll'aiuto dei buoni Cooperatori di quella regione, potemmo avere casa con terreno adiacente; ora l'abbiamo ristorata e ridotta al nostro scopo. La spesa non fu lieve, e in parte solamente è pagata; tuttavia noi fummo lieti di potere inaugurare il 23 dell' ora scorso novembre la novella Casa, che il venerando Cardinal di Canossa volle intitolata senz'altro Istituto D. Bosco.

La Casa di Treviglio fu in grado di aumentare le sue scuole e di accogliere maggior numero di giovanetti, mercè lo zelo di generosi Cooperatori di quella città.

Anche le Case della Francia, per la protezione di Maria Ausiliatrice e coll'aiuto de' Cooperatori, presero un notevole sviluppo. Accennerò solamente il Patronato di S. Pietro in Nizza, che si è considerevolmente ingrandito per la compera di una villa con giardino adiacente all'edifizio che già esisteva. Si poterono quindi ricostruire più belli e più vasti i refettorii e le cucine, che più non bastavano ai bisogni della comunità ognor crescente; e l'Oratorio festivo femminile, diretto dalle Suore di Maria Ausiliatrice, possiede ora una Cappella ed un cortile più convenienti.

La Provvidenza intervenne in modo evidente in favore dei nostri piccoli bretoni dell'Orfanotrofio di Dinan. Mancava lo spazio per accogliere anche un solo terzo de' giovani che ci erano presentati, e parevano insuperabili le difficoltà che si opponevano all'ingrandimento dell'Istituto. Queste difficoltà scomparvero infine e l'Ospizio di Gesù Operaio ora è quasi duplicato, mercè l'acquisto d'una casa vicina.

A Liegi nel Belgio il numero dei giovani ricoverati ascese a 150 e si spinsero con alacrità i lavori della grandiosa e bellissima Chiesa da dedicarsi a Maria Ausiliatrice. Si spera di consacrarla in luglio venturo.

Taccio delle Case di Spagna e di altre ampliazioni- che si compirono nelle Case già esistenti, le quali opere hanno forse minor importanza, ma pur furono l'oggetto di molte nostre sollecitudini e di continua beneficenza per parte vostra.

Valgano questi rapidi cenni a persuadervi, o benemeriti Cooperatori e benemerite cooperatrici, che i sacrifizi dell'impianto di nuove, Case son seguiti da innumerevoli altri per mantenerle, appoggiandosi esse unicamente sulla carità.

Fondazioni fatte nel 1893.

Prima d' intrattenervi delle fondazioni fatte nell'anno or ora trascorso, io sento il dovere di chiedere scusa a varii nostri Cooperatori, se non mi venne fatto di accettare le generose proposte che essi fecero con ardente zelo ed ammirabile disinteresse. Essi lo sanno che non ci mancò la buona volontà, e che solamente la mancanza di personale fu la cagione di questo involontario rifiuto. Cionondimeno si poterono fondare ben venti tra Case ed Oratorii festivi solamente in Europa, delle quali permettetemi che vi faccia brevemente l' enumerazione.

Egli è per me ben consolante il poter anche qui incominciare da una fondazione fatta per espressa volontà e colla munificenza del Santo Padre Leone XIII. Intendo parlarvi dell' Istituto Leonino in Orvieto, che venne aperto nello scorso ottobre, allo scopo di procurare a giovani poveri e di mezzana condizione il mezzo di compiere i loro studii e avviarsi per quella carriera, a cui Iddio li chiama. Prima di mettersi all'opera i Salesiani, che furono destinati all'Istituto Leonino, ebbero l'alto onore di prostrarsi ai piedi del Sommo Pontefice, che loro indirizzò parole improntate della più paterna bontà. Essi lavorano ora di buona lena nel campo che fu loro assegnato, sicuri che le loro fatiche saranno coronate di ottimo risultato, essendo benedette dal Vicario di Gesù Cristo. Il 7 dicembre l'Istituto Leonino riceveva due preziosissimi regali : una bella statua dell' Immacolata ed un busto di Leone XIII. Era il Papa stesso che avevali mandati.

Cedendo infine a molte instanze, prendemmo la direzione di un Collegio con scuole elementari e ginnasiali nella città di Trevi.

Colla speranza di poter fare maggior bene, abbiamo lasciato la Casa di Lucca, che esisteva da molti anni e che per mancanta di locale non poteva prendere quello sviluppo che noi avremmo desiderato, per fondare un altro Ospizio a Collesalvetti.

Una caritatevole signora di Trecate, nella diocesi di Novara, aveva in animo di dotare la sua patria d'un Istituto per poveri giovanetti. La Provvidenza sembrava averle ispirato di affidare la sua opera ai figli di Don Bosco; ma per mancanza di personale mai non le era dato di veder accettata la sua generosa proposta. Fu veramente mirabile la sua costanza. Ella aspettò varii anni , rinnovò le sue instanze e quando finalmente venne l'ora da Dio fissata, vide appagati i suoi desiderii. A giorni i Salesiani inaugureranno la nuova Casa di Trecate.

Tre anni or sono Mons. Davide dei Conti Riccardi, ora nostro veneratissimo Arcivescovo ed allora Vescovo di Novara, lei suo ardente zelo pel bene della gioventù, concepì il disegno di fondare nella sua città episcopale un Oratorio festivo, ed affidarlo ai figli di Don Bosco. Il suo trasferimento a Torino gli tolse di compiere il suo pio divisamento, ma lo zelantissimo suo successore ebbe cara di compierlo egli stesso. È questa una delle opere permanenti, iniziate per ricordare il Giubileo Episcopale di S. Santità. L'Oratorio di Novara fu benedetto ed incominciò ad accogliere dei giovanetti nel giorno stesso dell'Immacolata Concezione, cinquantesimo secondo anniversario della umazione delle Opere Salesiane.

L'Oratorio di N. S. della Misericordia a Savona non conta che un anno di vita; eppure, per la grazia di Dio e per l'aiuto di zelanti Cooperatori, raccoglie ogni domenica e perfin durante la settimana più centinaia di fanciulli, che dànno le più liete speranze per l' avvenire. Incredibili furono le astuzie, con cui il demonio si sforzò di strappare i giovani a quell' Oratorio ; ma i suoi disegni andarono fallìti, chè anzi egli non riuscì ad altro che a renderveli sempre più affezionati.

In Varazze le Suore di Maria Ausiliatrice aprirono Scuole ed Oratorio festivo perle fanciulle. Altre Scuole aprirono in Casal Monferrato, e fin dai primi giorni sì nell' uno che nell'altro luogo furono numerosissime le allieve.

L'Oratorio festivo delle Figlie di Maria Ausiliatrice in Giaveno, cominciato il giorno del Patrocinio di San Giuseppe, accoglie circa trecento giovanette, che passano in oneste ricreazioni le ore libere dei giorni di festa; e nei giorni feriali buon numero di esso si addestrano ai lavori femminili.

Sebbene la Casa di Messina non sia terminata, tuttavia già vi fu aperto un Oratorio festivo l'8 dicembre scorso pei fanciulli; mentre poco prima aprivasene un altro pure pei fanciulli in S. Gregorio presso Catania per cura dello zelante Parroco di quel paese, e fin dal 19 Marzo scorso si era presa la direzione di quello fondato dai Card. Dusmet in Catania stessa a perenne ricordanza delle feste giubilari del Santo Padre.

Per particolari motivi, da noi indipendenti e che è inutile esporre, essendosi mutata la condizione del nostro Collegio di Mendrisio nel Canton Ticino, abbiamo creduto necessario di ritirarci. Abbiamo quindi accolto colla più viva. riconoscenza la proposta di Mons. Vescovo di trasferire il nostro Istituto a Balerna. Inoltre non lungi di là, a Gravesano, noi abbiamo pure accettato la direzione di scuole elementari. Questi due Istituti della Svizzera cominciarono in modo assai soddisfacente.

L'ultima volta che ebbi la consolazione di prostrarmi ai piedi di S. S. Leone XIII, cioè nell' occorrenza delle feste pel suo Giubileo Episcopale, mi feci ardito di chiedergli una speciale benedizione su d'una opera permanente che si stava preparando a Courcelles, non lungi da Parigi. Quella Casa è stata terminata e fornita di tutto il necessario dalla carità d' un insigne Cooperatore salesiano. Già fin dai primi di ottobre si apersero le scuole, ed i nostri confratelli colà stabiliti nutrono speranza di far in quel paese tutto il bene, per cui vi furono chiamati.

Era nostro intendimento di fondare nel corso dell'anno 1893 un Orfanotrofio nella città di Montpellier, ove Monsignor Vescovo ed altri buoni Cooperatori da tempo ci attendevano e ci chiamavano a calde istanze. Ci venne proposto di incominciare l'istituto in una bella villa circondata da vasti ed ameni giardini, assicurandoci che facilmente si troverebbero i mezzi per comprarla. Noi non potemmo rifiutare , essendo già colà riuniti vagii orfanelli veramente bisognosi d'esser ricoverati. La domenica in Albis Monsi gnore benedisse la Casa e la Cappella. Intanto si conobbe che non era facil cosa raccogliere l'ingente somma promessa al venditore, e il tempo fisso pel pagamento s'avanzava a gran passi. Nell'impossibilità di tener la promessa, già per dispaccio erasi significato al Direttore di ritirarsi, quando la Provvidenza venne in nostro aiuto, e fu trovato contro ogni speranza il denaro per allora occorrente. La persona, a cui siamo debitori di questa fondazione, andò pochi mesi dopo a. ricevere il premio dell'opera buona che aveva compiuta.

Una Colonia agricola si sta preparando a Nizas, non lungi da Montpellier. Nell'andare ad imbarcarsi a Barcellona, Monsignor Cagliero dì passaggio in quei paesi ha benedetto, il 29 novembre, la pietra fondamentale della nuova Casa.

Due altri Oratorii maschili sonosi pure aperti in Francia, per raccogliere nei giorni festivi i fanciulli che sarebbero esposti in tali giorni ai pericoli della dissipazione e del disordine, l'uno a Lilla e l'altro a Toulon.

Nella Spaglia, a Siviglia, accanto all'Oratorio festivo già esistente dall'anno precedente, si aprirono Scuole per i figli del popolo. Avemmo poi la consolazione di incomìnciare un nuovo Ospizio per giovani studenti in Rialp , nella Diocesi di Urgel fra i Pirenei; mentre le Fìglie di Maria Ausiliatrice aprirono Scuole ed Oratorio festivo per le fanciulle nell'estremità opposta, cioè in Valverne, nella provincia di Huelva.

Missioni.

L'anno testè trascorso segnerà un gran passo nella storia delle nostre Missioni. Sebbene una numerosa spedizione di Salesiani e di Suore di Maria Ausiliatrice si fosse fatta in sul finire del 1892, tuttavia, colla grazia di Dio, noi potemmo trovare ancora altre anime generose da formarne due schiere di Missionarii che partirono per l'America e per le altre inospite regioni, ove era assegnato il loro campo d' azione. I primi partirono dal tempio di Maria SS. Ausiliatrice il giorno di Pasqua, benedetti ed incoraggiati dal nostro veneratissimo Arcivescovo Monsignor Davide de' Conti Riccardi. Erano guidati da Mons. Luigi Lasagna, che ritornava in quei paesi non più come semplice missionario, ma, per la bontà di Sua Santità Leone XIII, rivestito del carattere episcopale. Egli percorre in questo momento l'immenso territorio del Brasile, e si duole di non aver mezzi e personale per fare quanto il suo zelo gli inspìrerebbe in favore di tanti infelici selvaggi e di tanti poveri emigrati europei.

L'altra schiera, benedetta pure dal nostro Arcivescovo, salpava parte da Genova e parte da Barcellona il 3 dicembre passato; e quando a voi giungerà questa mia lettera, i nostri coraggiosi viaggiatori avranno, speriamo, già quasi tutti posto piede a terra e raggiunta la meta, a cui erano destinati. Erano essi capita nati dallo zelantissimo Mons. Cagliero, il quale spera, col personale che condusse con sè, dì riempiere i vuoti, che la morte fece fra le file dei suoi Missionarii e dare un po' d' aiuto a coloro che stremati di forze pel troppo lavoro minacciano di cadere.

Già fin da quando egli era ancora fra noi rivolse le sue pastorali sollecitudini alla Patagonia Centrale, ove da nove anni i nostri Missionarii avevano inutilniente tentato di penetrare. Quante volte l'udimmo a lamentarsi che nella immensa Missione del Chubut, invasa già dalle sétte protestanti, non vi fossero che due Missionarii salesiani! Raccomandò caldamente a D. Milanesio di portarsi in loro soccorso, e nella speranza di nuove reclute dall' Europa, incaricò D. Costamagna di incominciare a mandarvi colà alcune delle Suore di Maria Ausiliatrice di Buenos Aires. Ora poi trovandosi egli stesso sul luogo, vedrà modo di provvedere efficacemente alla salute di tante anime alle sue cure affidate.

Un pensiero sconfortante assale talora il povero Missionario salesiano nel traversare quelle sconfinate pianure e nel valicare quelle altissime montagne. Ei vorrebbe far partecipare a tante anime la grazia della Redenzione; ei non la perdona a personali sacrifizi per raggiungere il suo scopo ; ma spesso riescono vani i suoi sforzi, perchè privo di aiuto e di mezzi pecuniarii; e intanto vede passare al suo fianco il pastore protestante che è fornito a dovizia d' ogni mezzo per seminare l'errore. Oh! quanto conforto arrecate al Missionario coll'obolo della vostra carità !

Nel suo passaggio a Buenos Aires e nelle altre Case salesiane della Repub blica Argentina Mons. Cagliero sarà lieto di vedere condotte a buon termine varie Chiese e nuove Case, che appena erano cominciate, quand'egli partiva alla volta dell' Europa. Per non enumerarle tutte, vi basti accennare la fondazione di Rosario di Santa Fé, ove in ampii laboratorii un gran numero di giovanette riceve l'istruzione professionale, conveniente alla loro condizione, sotto la direzione delle Suore di Maria Ausiliatrice. In Buenos Aires le medesime Suore aprirono in un centro dei più popolati presso la Parrocchia di S. Elmo un Patronato per l'Infanzia. Questo istituto, destinato per bambine, dovette bentosto ammettere delle figlie grandi di statura, avendo venti e più anni, ma bambine in quanto ad istruzione cristiana. Non bastò più il catechismo festivo: le buone Suore si videro obbligate a farlo ogni giorno.

L'Ispettore delle Case Salesiane dell'Argentina, Don Giacomo Costamagna, ebbe pure la consolazione di aprire in quest'anno un nuovo vasto Oratorio pei fanciulli di Buenos Aires, de' quali molte centinaia vi si raccolgono a passare allegramente e cristianamente i giorni festivi.

Nel Chilì, le Suore di Maria Ausiliatrice partite da Torino nel Dicembre del 1893 , incominciarono un vasto Istituto per orfanelle, ed ora il numero di quelle già colà raccolte è assai considerevole.

Nella Repubblica dell' Equatore, malgrado la perdita gravissima, che facemmo per la morte del nostro caro D. Savio, noi riuscimmo a stabilire una residenza a Cuenca, e di là i nostri Missionarii cominciarono le loro escursioni in mezzo a quei terribili selvaggi, quali sono i Ivaros. Il Bollettino vi darà la narrazione di questo primo tentativo.

Al Messico si gettarono le fondamenta e si compiè una parte importante di un vastissimo fabbricato, che colla carità di generosi benefattori speriamo di condurre ben presto a termine, perchè si possano accogliere molti giovani poveri ed abbandonati, che continuamente vanno a battere alle porte del nostro istituto.

Vi sono noi noti gli sforzi fatti da D. Fagnano, Prefetto Apostolico della Terra del Fuoco, per istabilire la nuova residenza nell' Isola Grande a favore degli Onas. Colà si abbisogna di tutto , e noi speriamo che la Divina Provvidenza vorrà continuarci il suo aiuto in un'opera tanto importante.

Nell'Africa le Suore di Maria Ausiliatrice fondarono una Casa, ove si occupano per ora delle figlie degli emigrati italiani , sperando fare un po' di bene eziandio alle morette, la cui infelicissima condizione è nota a tutti. In pari tempo i Salesiani fondarono una nuova Casa in un sobborgo di Oran, chiamato Eckmhull.

Queste sono le opere principali compiute nel 1893. Vedete, o buoni Cooperatori, quanto vasto sia diventato il campo che il Signore ci diede a coltivare. Non bastando le nostre forze, voi non istupirete se io ricorro spesso a voi per aiuto.

Proposte per l'anno 1894.

Conosco appieno i gravi sacrifizi che impongono a se stessi taluni de' nostri buoni Cooperatori per sostenere le opere che la Divina Provvidenza ci mette fra mano, ed al pensarvi io mi sento profondamente commosso. So pure che voi avete piena fiducia ne' figli di Don Bosco, e non ammettete dubbio . che le vostre limosine siano impiegate a pro della gioventù povera ed abbandonata e a sostegno delle nostre Missioni. Tuttavia secondo l'abitudine vi dirò quali sono le opere, a cui desidero destinare quel mezzi che spero dalla vostra esimia carità durante il nuovo anno.

Primierainente mi preme di somministrare qualche soccorso a quelle Case, le quali versano in gravi strettezze a causa delle ampliazioni suaccennate e del sovrabbondante numero di orfanelli ricoverati.

Debbo segnalare alla vostra bontà quegli Istituti ove si forma il nostro personale. Prima che noi possiamo fare assegnamento su di un giovanetto per farne un assistente, un capo d'arte, un maestro, un missionario a quanti sacrifizi pecuniarii deve sobbarcarsi la nostra Pia Società! Ma qual consolazione pei benefattori di questi giovani poter dire a se stessi: Non ci era dato d'andar missionarii noi medesimi, ma colle nostre limosine contribuimmo a mandar degli altri!

A questi giovani, speranza dei nostri Istituti e delle nostre Missioni, sarà pur destinata la Casa venutaci ultimamente a Lombriasco, nella Diocesi di Torino. Noi aspettiamo dalla Divina Provvidenza, rappresentata dai nostri Cooperatori, i mezzi di pagare la somma pattuita e di fare le indispensabili riparazioni.

Desidero ardentemente che siano con dotti a termine i lavori d'impianto per l'Istituto di Castellamare di Stabbia, e così dar cominciamento a quell' opera permanente fondata per tramandare a' posteri la memoria del Giubileo Episcopale di Leone XIII.

Sebbene partendo da Londra io fossi compreso della più viva gratitudine verso il Cuore Sacratissimo di Gesù per averci concesso di dedicargli un tempio in quella città, tuttavia aveva una spina che mi pungeva al vivo. Mi rincresceva di vedere, malgrado tante spese, i nostri confratelli ed i nostri giovanetti dimorare in basse e ristrette casette, senza cortili e senza portici per la ricreazione, così necessarii nel clima d'Inghilterra. Ho fatto ardenti voti, perchè si potesse edificare accanto alla Chiesa un vasto Ospizio, per accogliervi il più gran numero de' poveri giovanetti orfani od abbandonati che abbondano in quella sterminata città, e questi voti io li rinnovo sovente dinanzi all'altare di Maria SS. Ausiliatrice, colla speranza che Essa ispiri a qualche anima generosa di aiutarmi a provvedere a questa urgentissima necessità.

Intanto , erede de' sentimenti del nostro dolcissimo Padre D. Bosco riguardo alle Missioni : ad esse rivolgerò specialmente le mie sollecitudini, ed al loro incremento impiegherò con gioia que' soccorsi che a tal fine m' invierete. Sarebbe una grande consolazione per me, se mi fosse permesso in quest' anno di dar principio alla Missione del Paraguay. Voi avrete letta certamente la relazione de' viaggi, che fece in quel paesi il nostro compianto Don Savio, e sapete quanto bene vi sarebbe da fare.

Così pure sarebbe mio vivo desiderio che si potesse compiere la vasta Chiesa del Sacro Cuore di Gesù in S. Paolo nel Brasile, che sarà di tanto vantaggio a quella popolosa città, ma che stenta a progredire poi molti debiti, da cui è aggravata, e le molte spese che ancora occorrono. - Sarà eziandio fonte di gaudio, se si potranno fare novelle fondazioni in quella vastissima Repubblica che tanto ne abbisogna, e specialmente in Pernambuco, donde da parecchi anni ci si fanno le più vive istanze.

Ringraziamenti e Promesse.

Io non posso terminare questa mia lettera, senza rivolgervi una parola di cordiale ringraziamento per quanto avete fatto in passato e per quanto nella vostra carità vi disponete a fare nell' avvenire per le Opere Salesiane. Malgrado le difficoltà dei tempi che corrono, non venne meno la vostra carità ed il vostro zelo. Aiutandomi anche ultimamente a spedir un novello stuolo di missionarii, voi voleste contribuire ad estendere il regno di G. C., ed a continuare la diffusione del Vangelo nelle nostre Missioni. Il vostro slancio, o buoni Cooperatori, solleva e rallegra il nostro cuore e ci è sprone a sacrificar volentieri comodità, riposo ed anche la vita, se occorre, per lavorare alla maggior gloria di Dio ed alla salvezza delle anime.

In ricambio vi prometto la più viva riconoscenza e le nostre preghiere comuni e private. In ogni Casa Salesiana, specialmente poi a' piè di Maria Ausiliatrice nel suo santuario di Torino, tutti i giorni, i nostri giovanetti pregarlo per voi. Se N. S. G. C. ha assicurato, che ove sono due o tre congregati in suo nome, Egli si trova in mezzo di loro e rende più efficaci le loro preghiere, quanto più saranno potenti le suppliche di tante migliaia di cuori riconoscenti che implorano le celesti benedizioni sui loro benefattori! Nè cessiamo di pregare per loro, quando ci son rapiti dalla morte. In ogni nostra pratica di pietà noi abbiamo un ricordo per essi e coi nostri suffragi cerchiamo di affrettare loro il possesso dell' eterna gloria.

Col massimo rispetto e colla più profonda gratitudine mi professo

Di voi, benemeriti Cooperatori e benemerite Cooperatrici

Torino, 1° Gennaio 1894.

Umil m° Obbl.mo Servitore

Sac. MICHELE RUA.

PER LA FESTA DI S. FRANCESCO DI SALES e l'Anniversario della morte di D. Bosco

Il 29 di questo mese occorre la festa del glorioso nostro Patrono, del dottore S. FRANCESCO DI SALES. E tanta la dívozione che i Cooperatori e le Cooperatrici nutrono Verso di lui, che ogni anno sogliono celebrarne la festa con solennità particolare; anzi in certi luoghi i Parroci da lorò coadiuvati ne avvertono i fedeli in pubblico, indi si canta la Messa, si tessono le lodi del Santo, s' imparte la benedizione col SS. Sacramento, e per tal modo non solamente si onora S. Francesco e se ne procaccia la protezione , ma si fa ancora un gran bene a tutto il popolo, proponendogli un modello da imitare. Pertanto noi esortiamo i nostri Cooperatori e le nostre Cooperatrici a fare quanto è in loro potere, affinchè il giorno di S. Francesco di Sales sia distinto in particolar modo tra tutti gli altri. Procurino essi pei primi di accostarsi ai Sacramenti della Confessione e della Comunione, e di ascoltare la santa Messa in onore di lui, inducendovi eziandio quelli della famiglia.

***

Facciamo poi umile preghiera ai signori Direttori e Decurioni, che nella stessa occasione vogliano raccogliere a Conferenza i propri Cooperatori e le proprie Cooperatrici, a norma del Regolamento, sia per acquistare il tesoro spirituale della Indulgenza plenaria , sia per trattare di quegli argomenti, che giudicheranno più acconci a promuovere la maggior gloria di Dio, la salute delle anime ed il benessere dell'umile Società di S. Francesco di Sales.

Le opere da raccomandarsi in questa Conferenza sono quelle accennate dal Superiore nella sua Lettera qui sopra.

A fine di dare maggior comodità di intervenire alla Conferenza, questa si potrebbe tenere nella Domenica precedente o nella susseguente.

In fine della Conferenza si reciti un Pater, Ave e Requiem pei Cooperatori e le Cooperatrici defunti specialmente nel corso del passato anno.

Al 31 di questo mese ricorre il sesto anniversario della morte dell'amato nostro Fondatore D. BOSCO. Ricordiamoci tutti in questa occasione della sua bell'anima con particolari suffragi ed onoriamone la cara memoria con nuove manifestazioni di zelo e di carità per le sue Opere.

LA PARTENZA di altri 60 Missionari Salesiani

Nel pomeriggio del giovedì 30 novembre scorso, nella Chiesa di Maria Ausiliatrice in Valdocco, come giù annunciammo, ebbe luogo la sempre commoventissima funzione della partenza per l' America, l'Asia e l' Africa di altri 60 tra Salesiani e Suore di Maria Ausiliatrice.

Egli è propriamente vero quello che disse un giornale cittadino, che raramente avviene che si presenti allo sguardo spettacolo più commovente di questo e che più intenerisca il cuore e più sollevi la mente agli altissimi ideali della Religione Cattolica (1). E però i buoni Torinesi, quantunque già più volte abbiano veduto ripetersi questa funzione, pure, come fosse la prima volta, vi sono accorsi in numero immenso e con pietoso entusiasmo, nonostante il freddo che facevasi sentire e la pioggia che più fitta cadeva all'approssimarsi dell'ora stabilita. Nè solo da Torino, ma ben anche da varii paesi e vicini e lontani era accorsa una gran folla di persone d'ogni classe, ricchi e poveri, ecclesiastici e laici, sicchè, poco dopo incominciata la Conferenza del missionario Don Giuseppe Solari, la vasta Chiesa di Maria Ausiliatrice era da capo a fondo letteralmente piena.

Dopo la lettura di un Capo del nuovo Manuale teorico pratico, testè stampato per uso dei Decurioni e Direttori Diocesani dei nostri Cooperatori, ed il canto di un mottetto maestrevolmente eseguito dai giovanetti dell'Oratorio, compariva sul pulpito l' amabile figura di D. Solari, che incominciava il suo discorso col testo dell'Apostolo Paolo : Charitas Christi urget nos (2): È la carità di Gesù Cristo che ci spinge alle Missioni. Il suo dire è facile, chiaro ed infiammato di quella sublime virtù, di cui prende a discorrere.

(1) Italia Reale del giorno appresso. (2) IIa Cor. V, 14.

La Conferenza di D. Solari.

Tutti gli uomini apostolici , ci dice, portano l'impronta della carità, che è l' impronta di Dio stesso. « Deus charitas est, dice S. Giovanni, e chi è nella carità, è in Dio e Dio è in lui (1) ». « Noi abbiamo, dice S. Paolo, la fede, la speranza e la carità, ma la maggiore è la carità (2) ». « Nell'amore di Dio e del prossimo, dice Gesù Cristo, sono tutta la legge ed i profeti (3) ». Non è meraviglia quindi, o signori, se al passaggio di questi uomini che hanno tale impronta il mondo si commuova : non è meraviglia che siasi commosso al passaggio di D. Bosco, il compianto nostro Padre. Questo sigillo dell'amore, questa nobile impronta della carità noi l' abbiamo vista magnificamente risplendere in lui, che fu detto il S. Vincenzo de' Paoli del nostro secolo. - Qui l'oratore con teneri ricordi della vita di D. Bosco, specialmente nelle diverse fondazioni Salesiane, vi addita i miracoli della carità. - D. Bosco non ha riposo mai ; in tutte le sue opere è spinto dalla mistica nostalgia del Cielo, dalla pazzia dell'amore per la salvezza delle anime. Ritirato nel silenzio della sua cella, percorre collo sguardo sulle carte geografiche in cerca di paesi, ove non brilli ancora la luce del Vangelo. Alla vista di tante parti del mondo tuttora sotto il giogo di satana, il suo cuore si commuove, gli si gonfia il ciglio ; egli parla ai suoi figli con tal calore de' poveri selvaggi, che si progettano le Missioni Salesiane. Vastissimo e nuovo campo si apre allora a D. Bosco, ed egli l'accoglie con avidità ardente : i progetti si vanno attuando, ed i Salesiani con lena incessante volano sulle onde dei mari e raggiungono lontanissime regioni. - Commovente oltremodo riesce l'oratore quando descrive la sua prima partenza quale Missionario. Corsero omai tredici anni da quel giorno ed egli la descrive ancora con i più vivi colori. D. Bosco presso l' altare di Maria Ausiliatrice gli dà l'ultimo amplesso e gli pronuncia all'orecchio l'ultimo saluto e l'ultimo ricordo. Le memorande parole dettegli allora da D. Bosco, parole che gli resteranno scolpite nel cuore finchè viva, sono le seguenti: Da mini animas, caetera tolle: Dammi anime, il resto non cura. - Questa è la tessera del Missionario cattolico: Cercare delle anime per salvarle, e del resto non curarsi. In America i Missionari Salesiani cercano di salvare le anime degli Europei colà emigrati e quelle degli infelici Indii. - I poveri nostri connazionali, emigrati in America in cerca di tesori, tutti assorti nei negozi materiali, più non pensano alla salute dell' anima, abbandonano le Chiese, nè più si accostano ai SS. Sacramenti, non altrimenti che Dio, anima, eternità fossero parole vuote di senso o solo spauracchio per i bimbi. Questi nostri infelici compatrioti, avendo da attendere con ansia al lavoro per far danaro, abbandonano a se stessi i figli, che crescono ignoranti di tutto, come tante bestiuoline. Ma ecco i Missionarii Salesiani a seguire questi nostri poveri emigrati, a ricordar loro che vi ha Iddio, un'anima sola da salvare, che bisogna pensare a guadagnarsi anche il Paradiso ecco i Missionari Salesiani che aprono Chiese nei centri dei nostri connazionali emigrati per loro facilitare l' ascoltare la S. Messa, l'accostarsi ai SS. Sacramenti; ecco i Missionari Salesiani e le Suore di Maria Ausiliatrice che aprono Ospizi e Collegi e vi ritirano la gioventù d'ambì i sessi per istruirla ed educarla cristianamente, quella gioventù che altrimenti crescerebbe nell'irreligione e nel mal costume, ribelle ben presto non solo all'autorità paterna, ma ben anche a qualunque altra autorità, soggetti da galera e disonore della patria nostra. Ed i Missionari Salesiani son pur quelli che dànno consigli ed anche sovente appoggio materiale a quei poveri Italiani emigrati, che, sbalestrati dalla fortuna, in quelle lontane regioni non trovano altro che miseria e fame; e loro dànno del pane, e loro trovano dei lavoro, e li raccomandano a persone influenti e poi li indirizzano nuovamente in patria, perchè non abbian da fare cattiva fine. Ecco quanto fanno i Salesiani in America a pro dei nostri compatrioti colà emigrati. - Ma l'azione dei Missionari Salesiani in America si svolge pure intorno ai selvaggi, numerose tribù inconsce della preziosità dell'anima loro, uomini che vivono come tanti bruti e che tra loro si ammazzano colla stessa facilità che tra noi un animale qualunque. I Governi tentarono bene di ridurli a civiltà coll'arme; ma non è il cannone, bensì la Croce che ammansa questi infelici. Ed il Missionario, colla Croce sul petto, esponendosi a mille pericoli, si inoltra fra loro, loro parla della Religione d'amore, loro annunzia che bianchi, neri e gialli, tutti siamo fratelli, che male ha fatto chi li ha maltrattati e che il comun padre Iddio, che sta ne' Cieli, saprà castigarli come si conviene; e così incomincia ad affezionarseli per poi istruirli e battezzarli. Indicibile è la gioia che innonda il cuore del Missionario nel vedersi attorniato da quegli uomini selvaggi e feroci all'aspetto, e poterli rendere Cristiani, amanti di Dio ed eredi del Paradiso; in quei momenti dimentico di se stesso, il Missionario tollera ogni pena, ogni disagio, supera ogni ostacolo, affronta ogni pericolo, e, venisse pur la freccia avvelenata dall' ingrato barbaro indio lanciata, non si arresta, ma con coraggio si avanza, felice di poter in Cielo agitare egli pure la gloriosa palma del mar tire. - Lo slancio e l'entusiasmo dell'oratore in questo punto ben addimostrano quanto coraggio abbia egli in cuore. Egli passa poi a dire che le Missioni abbisognano dell'aiuto di tutti i buoni Cristiani, aiuto spirituale di preghiere ed aiuto materiale di limosine. E per animare tutti ad essere generosi nel far elemosina per le Missioni, ricorda quanto soleva dire l'amato nostro Padre D. Bosco, che il mezzo più efficace per ottenere qualunque grazia spirituale e temporale per l'intercessione di Maria Ausiliatrice si è il soccorrere le Missioni Salesiane ; che, avendo dato Gesù Cristo tutto il preziosissimo suo Sangue per la salute nostra, da ingrati sarebbe rifiutargli un tributo di terrene sostanze per la salute di tanti poveri Indii ; che, se la elemosina fatta ai poverelli libera dal peccato, fa trovare la divina misericordia ed ottiene la vita eterna, ben più meritoria è l'elemosina fatta per le anime di tanti sventurati infedeli; che questi infedeli convertiti a Dio, a cui il Missionario sovente parla di benefattori lontani lontani, là in quelle sterminate pianure, presso a quei monti ed in riva ai mare s' inginocchiano col Missionario ed innalzano a Dio fervide preci per anime tanto pietose e benefiche ; ed infine che nel gran giorno del Giudizio universale il Re della gloria, dopo aver detto : a coloro che gli staranno a destra : Io aveva fame e voi mi avete dato da mangiare, aveva sete e mi avete dato da bere, era pellegrino e mi avete ricoverato, ignudo e mi avete vestito, ammalato e carcerato e mi avete visitato; ciò che faceste a questi infelici, faceste a me stesso ; griderà alla presenza dei nostri beneficati stessi : Venite adunque, o benedetti dal Padre mio, prendete possesso del Regno a voi preparato fin dalla fondazione del mondo. - Dopo ciò l'oratore, colle lagrime agli occhi, passa all' addio. È un momento solenne, commovente, più facile ad immaginare che a descrivere.

(1) I Joan. IV, 8 e 16. (2) 1 Cor. XIII, 13. (3) Matth. XXII, 40.

L'Addio dell'Arcivescovo di Torino.

Conchiusa che ebbe D. Solari la sua interessante conferenza, dall'orchestra s'intonò ancora un mottetto, durante il quale procedettero all'altare il piccolo clero, tutti i Superiori del nostro Oratorio in cotta, i sacri ministri in tunicella e piviale, quindi S. Ecc. R.ma Mons. Davide dei Conti Riccardi, Arcivescovo di Torino, pontificalmente vestito. In presbiterio già si trovavano schierati i Missionari partenti e fuori della balaustra, in cornu Evangelii, su apposito palco, le Suore di Maria Ausiliatrice. Si espose il SS. Sacramento, si cantò in musica il Tantum ergo ed il veneratissimo nostro Arcivescovo impartiva solennemente la Santa Benedizione. Dopo la quale si recitarono le preci dei pellegrinanti; e Sua Eccellenza Reverendissima, oltremodo commossa a questo nuovo spettacolo di fede, non seppe frenare gli affetti, ma volle rivolgere ai Missionarii ed agli astanti alcune affocate parole.

« Torinesi, esclamava, una nuova spedizione di Missionari di D. Bosco! Cosa sempre ammirabile, anzi tanto più meravigliosa, quanto più frequente si ripete ! La Congregazione Salesiana, come la Chiesa Cattolica, è feconda di sempre nuovi spéttacoli di fede essa è inesauribile nell'affetto di carità.

« Ecco di nuovo sessanta tra Missionari e Missionario che lasciano la patria ed i parenti, per apportare la luce del Vangelo a popoli che ancor giaciono nelle tenebre e nell'ombra di morte. È uno spettacolo commovente , magnifico!

« O cari Missionari e Missionarie, perchè partite? perchè lasciate la casa, il padre, la madre, la famiglia, gli amici, la patria? perchè ci volete abbandonare.... ? c'è tanto bene da fare tra noi ... - Ma no, partite, partite pure, e portate ai popoli ove andrete la novella che la patria nostra, l'Italia, è il centro della Fede, della Fede in quel Dio, che ci ha creati, fatti Cristiani e che tutti ci vuol salvi. Partite, e date con ciò un solenne esempio ai nostri compatrioti che più non conoscono, più non apprezzano il gran dono della Fede. Ohime ! quanta freddezza, quanta indifferenza fra di noi, fra i Cristiani della patria nostra ! quanti vi hanno fra di essi che vivono indifferenti, languidi, vivono come se loro nulla importasse di Dio e dell'anima! Oh! essi non comprendono qual tesoro sia la Fede ! Ebbene voi partite, e la vostra partenza dica loro che si scuotano una volta da quel torpore, che capiscano bene che la Fede ricevuta nel santo Battesimo è un dono di valore inestimabile, che si mettano a fare opere conformi ad essa.

« Torinesi, i Missionari lasciano tutto per la Fede, lasciano tutto per Dio, per Gesù Cristo, per la salute delle anime. E voi lascierete niente per la salute di tante anime redento dal sangue preziosissimo di Gesù Cristo? Scuotetevi, o Torinesi, e prima di tutto aiutate l' Opera di D. Bosco. Questi Missionari sacrificano se stessi, e voi sacrificate almeno parte delle vostre sostanze; l'esempio loro vi sia sprone ad operare opere grandi, opere generose per la salute dell'anima vostra, per la salute dell'anima altrui, per il vantaggio della grande impresa della causa cattolica.

« Cari Missionari, care Spose di Gesù Cristo, voi partite ; ma altra mira vi spinge a lasciare la patria ben diversa da quella di tanti nostri compatrioti. Questi emigrano in cerca della fortuna, emigrano per trovar oro, emigrano perchè le patria nostra non trova da dare loro il pane del povero. Voi invece emigrate non per trovar pane, non per trovar oro, non per cercare la fortuna di questo mondo; voi emigrate per portare il pane spirituale e materiale ai selvaggi, voi emigrate per portare a quei vostri selvaggi la luce della fede e della civiltà, emigrate per arrecare loro la vera civiltà cristiana, emigrate per conquistare anime a Gesù Cristo, che le ha redente col prezioso suo sangue. - I poveri nostri connazionali emigranti ci destano compassione : essi partono per forza , partono per trovare pane e tetto, partono col cuore oppresso dall'angoscia, dal dolore. Voi invece, o Salesiani , ci destate invidia, una santa invidia! Spinti dalla carità di Gesù Cristo, animati dallo zelo di salvare anime, voi partite spontaneamente, partite allegri, partite contenti ; oh ! voi felici ! - Questi figli poverelli che emigrano andranno a parlare della miseria e della povertà della patria nostra: essi non ci faranno certamente onore. Voi invece andata a dir a tutti che nell'Italia v'è il Papa, Padre di tutti i credenti ; direte che nell'Italia v'e la Fede, che nell'Italia, a Torino, vi sono i figli di D. Bosco; direte che nell'Italia vi hanno degli eroi, che tutto sacrificano per arrecare a quei popoli il Vangelo di Gesù Cristo. Per voi benedetto risuonerà in quelle lontane regioni il nome di Roma, il nome d'Italia. Voi, annunziando la Fede di Gesù Cristo, ci restituirete in faccia a quei popoli l'onore che altri nostri connazionali ci tolgono. - I nostri poveri emigranti lasciano le nostre belle contrade per una fortuna sovente incerta. Quanti vi hanno che , dopo avere passati anni ed anni sudando, ritornano in patria più miseri di prima. Poveri Italiani ! Voi invece, o Missionari, partite sicuri di compiere l' opera vostra, la vostra missione. Quanti sacrifizi vi attendono, quanti pericoli avete da superare ! ma santa è la vostra missione, sublime il suo fine; voi siete sicuri di conquistare la palma dell'Apostolato.

« Partite adunque, o cari Missionari e Missionarie. Doloroso è il separarsi dai vostri amati Superiori, dai vostri buoni confratelli, dagli ottimi vostri Cooperatori : ma questa vostra separazione consola la Chiesa in tempi ben tristi. Partite adunque. Che i venti vi siano propizii, che l'Angelo del Signore vi accompagni !

« Partite ! Ma ricordatevi ancora di noi , ricordatevi di D. Rua, di Torino, della patria nostra. O cari Missionari e Missionarie, offerite tutti i vostri sacrifizi, i vostri sudori, le vostre fatiche a Gesù Benedetto per la patria nostra, in risarcimento dei tanti oltraggi che riceve nel Sacramento di amore, in compenso del tanto male che fra di noi si va commettendo. Quando vi troverete frammezzo ai selvaggi, quando questi convertiti dalla vostra predicazione vi chiederanno il santo Battesimo, oh ! ditegli allora: O buon Gesù, ottieni ai nostri traviati compatrioti che aprano anch'essi gli occhi, come si aprono quelli di questi nostri pagani, di questi nostri selvaggi, che comprendano il gran male ch'essi fanno, che si rimettano sul retto sentiero ! Sì, ricordatevi di noi tutti e pregate per noi.

« Il nostro cuore vi accompagnerà nel vostro viaggio e vi seguirà sul campo delle vostre fatiche. Che il Signore vi consoli, vi assista e vi benedica, come di cuore vi benedice il vostro Arcivescovo. Copiosi siano i frutti, come abbondante è la messe.

« O Signore, possano questi figliuoli e queste figliuole, che intieramente a voi si consacrano, possano sentire quanto dolce e soave sia il servire a voì! »

Quest'è press'a poco l'elevatissima improvvisazione di Mons. Arcivescovo di Torino. Terminata la quale, discese ad abbracciare uno per uno tutti i Missionari, che poi passarono a ricevere l'amplesso e gli ultimi consigli di D. Rua e degli altri Superiori e confratelli dell'Oratorio. Questa scena produsse emozione in tutti gli astanti, i quali andavano a gara nell'avvicinarsi ai Missionari che attraversavano la Chiesa per stringer loro la mano, augurare loro buon viaggio, dare loro l'addio, raccomandarsi alle loro preghiere, ed a molti cadevano dagli occhi abbondanti lagrime di tenerezza.

Fu questo un nuovo consolante trionfo della Fede Cattolica!

Di questi 60 Missionari, compresi Monsignor Cagliero col suo Segretario D. Pirola e D. Solari e D. Piperni che fecero ritorno alle loro Missioni, sette - tre Suore e quattro Missionari - andarono in Africa; e sei - un Chierico e cinque Coadiutori - in Palestina; essi da Torino si diressero a Marsiglia, donde presero vela per la loro destinazione. Gli altri destinati per l'America furono divisi come segue : Cinque Suore e tredici Missionari per la Repubblica Argentina e la Patagonia, una Suora ed undici Missionari per l'Uruguay e Brasile, sei Suore ed undici Missionari pel Messico. Questi s' imbarcarono a Genova il giorno 3 Dicembre sul vapore Vittoria della Veloce , dopo aver ricevuto da Roma il seguente telegramma : - SAcERDOTE SOLARI - OSPIZIO SALESIANO SAMPIERDARENA - CON PATERNO AFFETTO IMPARTE IL SANTO PADRE BENEDIZIONE APOSTOLICA IMPLORATA DAI SALESIANI DON Bosco E SUORE MARIA AUSILIATRICE PARTENTI AMERICA. - CARDINAL RAMPOLLA.

- Il giorno 5 arrivarono a Barcellona, dove quelli diretti per l' America del Nord dovettero separarsi dai compagni per imbarcarsi sul vapore Cataluña della Compagnia Transatlantica, e gli altri festanti ricevettero a bordo Mons. Cagliero, che li aveva sin là preceduti per terra a fine di soddisfare al desiderio di parecchi Salesiani e Cooperatori d'Italia, Francia e Spagna, che non avevano ancora potuto vederlo durante il suo soggiorno in Europa.

Il 23 dicembre ricevevamo la dolce notizia che quest' ultima squadra era arrivata felicemente a Montevideo. A quest'ora speriamo che anche gli altri abbiano messo piede a terra.

L'ISTITUTO DON BOSCO IN VERONA.

I nostri antichi lettori si ricorderanno come i Salesiani, già da molto tempo prima aspettati, il 22 novembre del 1891 andavano a Verona, e, per incominciare a lavorare a vantaggio di quella gioventù, assumevano la direzione del Patronato dei fanciulli (1) ; mentre, di presenza conoscendo meglio i bisogni, avrebbero potuto cercare il luogo più adatto per erigervi l'opportuno Istituto, che valesse ad accogliere alcune centinaia d'interni ed offrisse spazio per almeno il doppio di esterni nei giorni festivi.

Fin dal primo anno si era trovato il luogo acconcio in uno dei punti più arieggiati della città, dove anzi esisteva un fabbricato che poteva benissimo venire adattato allo scopo. Appoggiati alla divina Provvidenza e sulla carità dei Cooperatori e delle Cooperatrici Salesiane e specialmente dei buoni Veronesi, si fecero le debite pratiche, e la scorsa primavera s'incominciarono i lavori di ingrandimento e di riattazione, i quali ora essendo in gran parte finiti, il locale potrà già contenere comodamente oltre a cento convittori e gli esterni per l'Oratorio festivo potranno intervenire in numero di oltre trecento con amplissimi cortili, tettoie, cappella e teatrino.

La spesa finora incontrata , come dice Don Rua nella sua lettera, non è lieve; e, se in parte è pagata, molto ancora rimane da soddisfarsi. Noi ci auguriamo che Verona non sia da meno di tante altre città e che darà mano efficace a chi ha tanto bisogno di essere coadiuvato. Noi godiamo della speranza che quella nuova Casa Salesiana, mercè l' aiuto che certo non mancheranno di arrecarle i generosi Veronesi, abbia da prendere sempre maggior sviluppo pel bene della gioventù di quella città e Diocesi.

L'inaugurazione di questo nuovo Istituto fu fatta con un po' di solennità. Erano intervenuti per l'occasione il M. Rev. Sac. Prof. D. Giov. Battista Francesia da Torino a rappresentare il Rev.m° Sig. D. Rua, il Direttore del Collegio Salesiano d'Este ed il Prefetto del Collegio Salesiano di Mogliano Veneto.

Alle ore 15 (3 pom.) del giovedì 23 novembre, la nuova ed ampia Cappella interna dell'Istituto era affollata di benemeriti Cooperatori e benemerite Cooperatrici Salesiane di Verona e dintorni.

All'ingresso dell'Istituto era stato loro distribuito un elegante Numero unico illustrato, pubblicatosi per l'occasione a cura del Comitato Salesiano di quella città.

In Cappella, dopo breve lettura, il nostro sacerdote D. Stefano Trione intratteneva i convenuti con una Conferenza sulle Opere Salesiane. La calda parola dell'oratore fu accolta con entusiasmo di affetto da tutti gli uditori, i quali risposero con generosa elemosina.

La Conferenza venne seguita da inspirate parole del Prof. D. Francesia, il quale, nel comunicare agli intervenuti il saluto di Don Rua, raccomandava alla carità dei Veronesi il nuovo Istituto, per i debiti che ancor vi gravitano e per l'ampliamento, a cui converrà presto forse por mano, onde rendere più grande l'azione dei Salesiani in quella città. Nel por termine D. Francesia, con dolce ritorno ai primi anni dell'Oratorio di Torino, ricordava come in quel tempo solevasi dire dai poveri in Piemonte, alludendo alle ricchezze di un famoso Ministro di Stato : Tra noui e Cavour i soma sgnour; che in favella italiana significa: Se a noi si unisce Cavour, siamo doviziosi. « Sì, soggiungeva l'oratore, noi poveri Salesiani ripetiamo con gioia che con Dio diventiamo ricchi ancor noi e capaci colla preghiera di ricambiare copiosamente la carità dei nostri Benefattori. »

Prima di uscire dalla Cappella veniva impartita solennemente la Benedizione col SS. Sacramento.

Tutti poi nel visitare i locali del nuovo Istituto espressero molta soddisfazione e meraviglia per la prontezza e buon gusto, con cui furono condotti a termine i lavori.

Benedica Iddio questa nuova Casa Salesiana e la renda feconda di ottimi ed abbondanti frutti.

Alla sera di quel fausto giorno in famigliare accademia furono recitati varii componimenti pieni del più sentito affetto. Tra gli altri ci fu comunicato un sonetto su rime obbligate, che improvvisava con felicissima vena il carissimo nostro amico Sacerdote Prof. D. Michelangelo Grancelli. Le rime strane e di ben difficile combinazione gli erano state all'improvviso assegnate dall'antico suo Professore di Matematica che prendeva pure parte al letterario intrattenimento. Ecco il prezioso lavoro

Se pur molto non so di matematica, Delle Muse mi piace il vago stile, E de' lor carmi nell'amena pratica Mi provo benchè figlio ultimo e vile.

Ma, quando in mezzo a un'armonia simpatica, Qual si è questa, che inaugura un ovile, Anche il vate meschin perde la sciatica

E sento l'estro divampar virile.

Per Voi, cui diede un santo il pio statuto,

E cui sorride ognor benigno il cielo, Oggi s'apre fra noi questo Istituto.

Risponderà l'evento al desio anelo,

E Satàn, qui per Voi vinto e perduto, Fuggendo romperà l'ultimo telo.

(1) V. Bollettino di Gennaio del 1894,

FRANCIA Il nuovo Oratorio festivo di Tolone.

La domenica 12 novembre dell'ora scorso anno i Salesiani della Navarra ( nel dipartimento del Varo) inauguravano solennemente un Oratorio festivo nella vicina città di Tolone , dove da gran tempo e da quell'Eccellentissimo Ordinario Mons. Mignot, Vescovo di Fréjus e Tolone, e da molti buoni signori si desiderava una simile istituzione per togliere, nei giorni l'estivi, dalle vie e dalle piazze tanta povera gioventù ed istruirla nella nostra santa Religione.

La Colonia Agricola della Navarra quel giorno si riversava quasi tutta in Tolone, chi in qualità di cantore , chi di suonatore e chi per formare il piccolo clero, tutti per rendere più solenne la festa , onde animare i giovanetti, che già si erano inscritti nei giorni precedenti , ad intervenire volontieri all'Oratorio festivo ed allettarne altri a seguire l'esempio dei primi.

Alle sacre funzioni presiedette, per delegazione del Vescovo stesso, il Rev.mo Canonico Agarrat, Vicario generale della Diocesi, e v'intervennero molti signori e signore amici dell'Opera Salesiana. I giovanetti Tolonesi accorsi in quel giorno al nuovo Oratorio sommarono a cento e venti.

Il Rev.m° Canonico Agarrat al mattino celebrò la Messa solenne, in canto, eseguito dai giovanetti della Navarra; ed alla sera, dopo i Vespri, pronunciò un eloquente discorso, parlando dei molti e gravissimi pericoli che corre oggigiorno la povera ed inesperta gioventù, e dell'Opera meravigliosa che Don Bosco ha istituito per venire in aiuto di essa, chiamando quindi fortunati i Tolonesi che ora posseggono fra di loro un tralcio di quest'Opera straordinariamente sviluppatasi nel mondo intero con immenso vantaggio della civile società. Ebbe anche parole di grande encomio pel venerato nostro Don Bosco, dicendolo un Apostolo dalla Divina Provvidenza suscitato per salvare i poveri ed abbandonati giovanetti. Chiuse poi la bella ed edificante festicciuola impartendo la benedizione col Ss. Sacramento.

Questo nuovo Oratorio festivo, non ci peritiamo di dirlo, è una vera benedizione per la città di Tolone. Il numero dei ragazzi va aumentando ogni volta che lo si apre. Questi piccolini, quasi conscii del loro bisogno di esser istruiti in fatto di Religione, con ansia aspettano che arrivi la domenica per accorrervi ad udire dalla bocca del Sacerdote la parola divina spezzata a seconda della capacità loro, e ad imparare a pregare ed a lodare il loro Creatore. Il Sacerdote ed il Chierico, che colà si recano dalla Navarra, sono felici ogni volta che, ritornando stanchi a casa, possono dire d'esser riusciti a far imparare ad una decina di pargoli il Segno della Croce, il Notre Père e qualche altra preghiera.

In questa caritatevole opera quei due nostri confratelli sin dal principio sono aiutati da alcuni bravi antichi allievi della Navarra che lavorano in quella città; ma essi sperano ancora nella cooperazione di varii ottimi signori di Tolone, che nei giorni festivi prestino le loro persone per assistere ed insegnare, e poi offrano anche parte delle loro sostanze per la prosperità dell'Oratorio festivo e poi maggior vantaggio della povera gioventù di Tolone.

NOTIZIE DEI MISSIONARI DI DON BOSCO

PATAGONIA. Progressi della Missione del Chubut.

Ci è giunto il numero del 25 ottobre 1893 del diario di Buenos-Aires La Voz de la Iglesia portante un lungo articolo intorno alla Missione Salesiana del Chubut. Ci piace di qui tradurla, perchè, mentre dinota i consolanti progressi che va prendendo in quella lontana regione la Fede nostra santissima, fa pur vedere il vasto campo d'azione che colà hanno i Missionari Salesiani ed il bisogno grande di soccorsi materiali per poter compiere l'opera incominciata di civilizzazione e di salute.

« Per via sicura, così il suddetto giornale, ci furon comunicati dati importanti e degni di fede intorno alle Missioni Salesiane stabilite in Rawson , capitale dell'immenso Territorio nazionale del Chubut (Patagonia centrale).

» È poco più di un anno che i Missionari Salesiani assunsero a loro carico quest'importante Missione, succedendo al sig. Canonico Vivaldi, e l'impulso che han saputo dare in così breve tempo all'opera civilizzatrice in quelle remote regioni è, senza dubbio, evidente, ed i risultati soddisfacenti ottenuti fino al giorno d'oggi ne promettono altri maggiori e più lusinghieri per l'avvenire.

» Due Sacerdoti ed alcuni Coadiutori formano il personale della Missione, la quale, oltre alla popolazione di Rawson e dintorni, abbraccia una vasta zona del deserto, come vedremo qui in seguito.

» Uno di questi Sacerdoti, D. Domenico Milauesio, in 3 mesi percorse 300 leghe, visitando gli Indii sparsi nei varii punti dei Territorii del Rio Negro e del Chubut. Predicò la fede a più di 1000 Indii , dei quali potè battezzarne 200 fra giovani cd adulti. Cento di questi appartengono al Territorio del Chubut, e gli altri a quello del Rio Negro.

» Visitò in Choroy-Ruca al nord del Chubut le tolderie o capanne dei piccoli capitani Juan Cual e Picholas, quelle di Cumelaf in Qutzqulè sul Rio Negro, e quelle del Cacico Domingo Velazques in Quetheynf-lum-cheque pure sul Rio Negro.

» In queste tolderie vivono frammischiate e confuse fra loro tre diverse classi di Indii, che parlano differenti linguaggi, e sono 1° I Manzaneros, che parlano l'araucano con qualche modificazione; 2° I Pampas, che parlano l'idioma pampa molto distinto dall'antico; 3° I Tehuelches (del Chubut), il cui linguaggio differisce radicalmente dall'araucano e dal pampa. Però essi intendono l'idioma dei Manzaneros, che è quello che usa il Missionario per insegnar loro i rudimenti della Religione cristiana e gettar nelle lor rozze menti la semente di idee elevate e generali che daranno a suo tempo frutti di rigenerazione e di sociabilità.

» La religione di queste tre caste di Indii è il dualismo. Credono nella esistenza di un Essere Supremo, onnipotente , creatore di tutte le cose, e di un Genio malefico , che chiamano Kualicho, cui temono molto, perchè lo credono causa di tutti i mali e con potere di dar loro la morte. Praticano una morale conforme alla legge naturale ; si accasano generalmente con una sol donna, essendo la poligamia un privilegio dei loro gauhuenes o cacichi. Ciò non ostante, si danno pure dei casi di poligamia anche tra gli Indii inferiori, il che talvolta rende difficile la loro conversione. In generale però sono docili e assai facili a lasciarsi convincere dal Missionario e convertirsi alla Fede.

» Queste sono le conquiste che per mezzo della predicazione evangelica va ottenendo la civilizzazione sopra la barbarie in quelle remote regioni del Territorio Argentino.

» Nella capitale del Territorio, in Rawson, il M. Rev. D. Bernardo Vacchina, Direttore della Missione, oltre al compiere tutte le funzioni religiose ed i ministerii proprii di una parrocchia, ha fondato, dopo il suo arrivo colà (1892), una Scuola elementare maschile ed un Oratorio festivo, per intrattenere i giovanetti in onesti divertimenti e dar loro nel tempo stesso lezioni di morale o di civiltà; ha assistito gratuitamente nella sua casa e somministrato medicine agli infermi poveri che si presentarono domandando soccorsi , ed ora s'adopra con impegno per realizzare altre fondazioni di evidente, indiscutibile necessità in quel punto , quali sarebbero 1° Una Scuola per ragazze , diretta dalle Suore di Maria Ausiliatrice; e questa spera di poter aprire dentro quest'anno; 2° Un Laboratorio d'Arti e Mestieri per abituare al lavoro i figli degli Indii; 3° Un Ospizio per accogliere fanciulli orfani, a qualunque religione appartengano, siano cattolici o protestanti delle differenti confessioni o sétte colà stabilite, che si numerano fino a 27.

» In questi giorni D. Vacchina, approfittando dell'arrivo a Rawson del suo collega, il Rev. D. Milanesio, il quale, dopo la sua lunga e pericolosa spedizione piena di sofferenze e di privazioni, aveva bisogno di un po' di riposo per ristabilire la scossa salute, venne fino a Buenos-Aires allo scopo di raccogliere soccorsi per por mano alle opere progettate, essendo estrema la miseria in cui versa la Missione, tanto lontana ed isolata da ogni centro, con poche e molto lente comunicazioni, e colla misera entrata di 60 pesos mensili che gli passa il Governo come Cappellano della Governazione del Chubut somma più che insignificante, se si considerano le grandi spese che richieggono la tenuta della Cappella e delle Scuole ed i lunghi viaggi intrapresi per catechizzare gli Indii.

» Posto in queste strette condizioni il Rev. D. Vacchina fa un caldo appello al patriottismo degli Argentini e prega in modo speciale i Benefattori e Cooperatori dell'Opera di D. Bosco, che vogliano con doni e coll'obolo della lor carità contribuire a sostenere le fondazioni già esistenti in quella Missione e facilitare la realizzazione delle altre progettate; egli è sicuro che anche stavolta vorran dare una splendida prova della loro generosità, trattandosi di concorrere per un bene sociale e duraturo per la patria. E considerando poi che la sensibile preponderanza dell' elemento straniero e la propaganda protestante , che è attiva in Rawson, possono col tempo costituire un vero pericolo per gli interessi nazionali del Territorio del Chubut, il Direttore della Missione Salesiana confida che nessuno osserverà con indifferenza un'opera tanto umanitaria, e molti coopereranno colle loro offerte ad un'impresa che mira precisamente ad infondere, per mezzo dell'insegnamento educativo, il sentimento nazionale e fare sì che le tradizioni patrie argentine religiose, storiche e politiche mettano profonde radici in un punto tanto importante e di grande avvenire per il commercio e la civiltà.

» Come Argentini e come giornalisti noi facciam eco alla voce del Rev. D. Vacchina, a cui auguriamo che le sue aspirazioni siano coronate dell'esito più soddisfacente. »

Le Suore di N. A. al Chubut.

A questi ragguagli noi possiamo aggiungere che già le Suore di Maria Ausiliatrice sono al Chubut per incominciare le desiderate Scuole femminili. Da una lettera dì D. Giacomo Costamagna, Ispettore delle Case Salesiane dell' Argentina , in data 13 novembre scorso , ricaviamo infatti quanto segue

« Ieri, 12, terza domenica di novembre, dedicata al Patrocinio della Beata Vergine, e durante il Mese dì Maria, che in BuenosAires i Salesiani celebrano solennissimo in ben sette chiese con discorsino quotidiano, parti la prima carovana di Suore di Maria Ausiliatrice alla volta del Chubut. Il caro D. Vacchina, venuto a Buenos-Aires mentre si trova al Chubut D. Milanesio, non si mosse finchè non ebbe ottenuta questa vera Provvidenza per quella Missione.

» Le dette Suore partirono animate da buono spirito, sapendo di adempiere in ciò la volontà del Signore, e sperano di poter far qualche po' di bene mediante la protezione di Maria Santissima.

» La nuova Direttrice è Suor Anna Panzica, Siciliana, donna intendentesi di medicina e farmacologia; le altre sono Suore americane, assai brave e tutte con qualche abilità, chi di far scuola, chi di suonar pianoforte e chi di far cuocere i maccheroni. Tra tutte pare abbiano da soddisfare alle molteplici necessità di quella capitale.

» Le comunicazioni con quella Missione vanno sempre più facilitandosi, ma sono ancora assai difficili.

» Poco per volta speriamo di poter alzare ben alta la bandiera del Cattolicismo là in mezzo a quel guazzabuglio di ben 27 chiese protestanti. »

AZIONE SALESIANA

Un fatto per noi molto confortante accade ogni volta che si tengono, specialmente nelle popolose nostre città, Conferenze Salesiane. Il conferenziere è sempre accolto e circondato da sinceri e tenerissimi amici di D. Bosco e dei Salesiani, e, dove il pubblico ne viene avvisato a tempo, vi è tale concorso alle dette conferenze da presentare un consolante spettacolo. Il nome di D. Bosco incontra il favore di tutti, e tutti con avidità accorrono a udire a parlare delle sue Opere.

In molto città vi accorrono non solo i buoni cattolici, ma spesso vi si vedono ebrei, protestanti, liberi pensatori ed anche dichiarati nemici di quanto sa dì Religione, e non è raro il caso che anche questi applaudano alle Opere di D. Bosco e diano qualche obolo a favore di esse.

Negli scorsi ultimi mesi abbiamo avuto particolari e nuove prove di tutto ciò nelle conferenze che tenne il nostro D. Stefano Trione, come già notammo nell'ultimo numero, in parecchie città dell'Alta Italia. Ci sentiamo perciò in dovere di ringraziare pubblicamente gli esimii Prelati e gli altri Reverendissimi Ecclesiastici, che accolsero anche in questo viaggio il sullodato conferenziere con tanta cordialità e benevolenza, e che si degnarono di intervenire in persona alle conferenze, onde queste ne avessero maggior lustro e più abbondante ne fosso il frutto. Ringraziamo inoltre tutti gli altri nostri Benefattori e Benefattrici che ci palesarono anche in questa occasione quanto sia grande la loro benevolenza e carità verso i poveri figli di D. Bosco.

Le città visitate in questi ultimi mesi dal suddetto conferenziere sono le seguenti

VERCELLI - Ove per rispondere al desiderio del Direttore Diocesano dei nostri Cooperatori, il M. R. D. Carlo Salamano, si tennero nella chiesa di S. Agnese due conferenze, la prima pubblica, a cui ebbe l'alta degnazione d'intervenire anche S. E. Rev.ma Mons. Arcivescovo, e la seconda privata, vale a dire ai Cooperatori e Cooperatrici Salesiane e quanti bramavano conoscere l'Associazione dei nostri Cooperatori.

ASTI - Ove si tennero pure nell'ampia basilica di S. Secondo due conferenze come sopra. Quivi si potè inoltre ottenere da S. E. Rev.ma Mons. Vescovo un ottimo Direttore Diocesano nel degnissimo Provicario Generale Mons. GiuSEPPE GAMBA, antico allievo di D. Bosco.

FELIZZANO - Una sola conferenza in giorno festivo con un concorso immenso di popolo.

TORTONA - Ove, dopo la conferenza pubblica, S. E. Rev.ma Mons. Vescovo, che ebbe l'esimia bontà d'intervenirvi, parlando con entusiastica eloquenza all'affollato uditorio, annunzio che intendeva di concedere 40 giorni d'indulgenza a quanti avessero in qualunque modo favorito le opere di D. Bosco, anche semplicemente con parole di lode. Il conferenziere ed il Comitato Salesiano, diretto da Mons. Giuseppe Novelli, non potevano esserne più soddisfatti.

VOGHERA - Nell'amplissima Chiesa Parrocchiale si poterono tenere due conferenze con un concorso fenomenale. Il degnissimo Arciprete Teol. D. ANDREA QUAGLINI vi fu eletto Con-Direttore Salesiano.

BRONI - Ove si tenne pure due conferenze, come in Voghera, e vi fu eletto Con-Direttore Salesiano il degnissimo Arciprete Teol. D. PIETRO BERRUTI.

PIACENZA - Questa cattolica città accolse pure con molto favore le due conferenze tenutesi nell'antica Chiesa di S. Vincenzo Martire. Per l'assenza di S. E. Rev.ma Mons. Vescovo non vi si potè ancora eleggere il Direttore Diocesano; quindi si ebbe per ora il favore di un ottimo corrispondente nel Rev.mo Can. Luigi Peracchi.

PARMA - Dove fu costituito il Comitato Salesiano con a Direttore Diocesano il Rev.mo Canonico GIOVANNI SCAURI.

MODENA - Il Comitato Salesiano di questa città, diretto dal M. R. P. Borcesi, Parroco di S. Pietro, seppe organizzare ogni cosa con felice esito; quindi le due conferenze che vi si tennero corrisposero all'aspettazione. La prima fu onorata dall'assistenza di Monsignor Arcivescovo.

BOLOGNA - Ove a cura del R. Direttore Diocesano, Mons. Evaristo Zanasi, e col favore dei RR. Padri Domenicani si potè tenere con esito splendido la conferenza, di cui parlammo nel numero precedente.

MANTOVA - L'Eminentissimo Cardinale Vescovo di questa città, antico amico e protettore di D. Bosco, volle ospite nel suo palazzo l'umile conferenziere, ed intervenne con somma bontà alla conferenza. Il conferenziere ed il Direttore Diocesano , Al. R. D. Narciso Bonazzi , gliene sono riconoscentissimi, come pur ne siamo noi.

VERONA - Ne parliamo in altra parte del Bollettino.

BRESCIA - Il conferenziere non vi fu che di passaggio: tenne conferenza privata nella chiesetta di S. Luca ed ebbe il bene di ottenere in aiuto del Direttore Diocesano, Mons. Giuseppe Sinistri, un Vice-Direttore nel carissimo nostro amico e benefattore P. COTTINELLI.

CHIARI - Quivi si tennero due conferenze pubbliche e fu eletto Con-Direttore il degnissimo Prevosto D. GIACOMO LOMBARDI.

CREMONA - Il Rev.mo Direttore Mons. Borsieri, aveva diramato lettera d'invito a conferenza privata; quindi il conferenziere potè parlare a lungo coi nostri Cooperatori e pie Cooperatrici di quella città, anzi vi si poterono fondare un Comitato di Sacerdoti e Laici con Vice-Direttore il M. R. Parroco GIACOMO SEMINARI, ed un Sotto-Comitato di Dame Cooperatrici.

CODOGNO - La conferenza di Codogno riuscì anch'essa felicemente. Vi si fondò un Comitato Salesiano e ne fu eletto Con-Direttore il Rev.mo Prevosto Mons. ANTONIO SERRATI.

MILANO - Dove il conferenziere , il giorno dell'Immacolata, potè parlare nella chiesa centrale di S. Fedele ad un'eletta di signori e signore accorse all'invito diramato dal zelante Comitato Salesiano Milanese e del Sotto-Comitato di signore Cooperatrici. Colà si lavora per aver presto un Istituto Salesiano a beneficio morale dei fanciulli poveri ed abbandonati.

IL COMPENDIO E LA SPIEGAZIONE DELLA DOTTRINA CRISTIANA

PER Mons. Lodovico Schuller.

Un bisogno che gravemente si fa sentire nella nostra Italia si è quello di un Catechismo unico ed uniforme in tutte le Diocesi, a fine di ovviare ai molti inconvenienti che accadono fra i giovanetti, i quali, seguendo le loro famiglie che per ragion d'affari passano da una Diocesi all'altra, finiscono per dimenticare il primo Catechismo di origine e non apprendere quello del domicilio.

Questo generale bisogno si fa ancor più sentire nei nostri Collegi, Ospizi ed Oratorii, che per natura loro accolgono giovani provenienti da tante e diverse regioni. Se essi imparano il Catechismo della Diocesi, in cui dimorano solo temporaneamente per ragion di studio o di mestiere, ritornando poi in patria ignorano o più non ricordano il Catechismo della propria Diocesi; se ciascuno d' altronde dovesse attenersi a quello della sua Diocesi d'origine, quanti imbarazzi ciò cagionerebbe e ai giovani ed agli insegnanti, quantunque la diversità dei varii testi di Catechismo sia solo nella forma.

Da questi motivi indotto il nostro Superiore D. Rua, fin dal principio del corrente anno scolastico, dopo aver sentito il consiglio di personaggi dotti e pii, facendo voti che presto in tutta la Chiesa si adotti un unico Catechismo, invitava tutti i Direttori dei Collegi, Ospizi ed Oratorii Salesiani d'Italia ad adottare per ora come testo d'insegnamento nelle Scuole per gli interni, previo il consenso dell'Autorità Diocesana, il Catechismo della prima Sede della Chiesa Cattolica, vogliamo dire quello in uso nella Diocesi di Roma, il Compendio e la Spiegazione della Dottrina Cristiana, compilato sul testo del Ven. Card. Bellarmino da Mons. Ludovico Schuller, Canonico di Roma.

Questo Catechismo fu dall'Archiconfraternita della Dottrina Cristiana, eretta in S. Maria del Pianto a Roma, « rinvenuto pienamente conforme nella sostanza alla vetusta e sicura Dottrina del Bellarmino » e dalla medesima giudicato in quanto alla forma assai adatto ed utilissimo alla gioventù dei giorni nostri.

Il Cardinal Vicario, poi, l'Em.° Lucido Maria Parocchi, in una lettera al Canonico Schuller dice quanto segue : « Le domande non molto prolisse e ripigliate nelle risposte, la chiarezza delle espressioni, la precisione de' termini, la concatenazione logica de'concetti spiegano la facilità, onde i fanciulli apprendono il suo Catechismo e il loro desiderio d'essere avviati ad una più profonda conoscenza della nostra fede. E poichè, continua l'Em°. Card. Vicario, al lavoro di Lei aggiunse grave peso di autorità il benevolo suffragio d'oltre cento cinquanta Vescovi, non credo eccedere i termini del più discreto riserbo , esprimendo il mio voto, che il suo Compendio abbia un giorno ad essere adottato ovunque il sì suona, preparando da lungi l'esecuzione della proposta, esaminata con tanta competenza e maturità di giudizio dal Concilio Ecumenico Vaticano ». E nel Decreto di approvazione per la Diocesi di Roma lo stesso Cardinal Vicario, un anno prima, aveva già detto di questo Compendio (stato esaminato da esimii teologi, riveduto e licenziato alla stampa dai RR. P. Maestro dei Sacri Palazzi Apostolici e Monsignore Vicegerente), che la Santità di Nostro Signore dopo uditane la relazione, si degnò esprimerne la più benevola compiacenza ».

Queste sono le ragioni che determinarono D. Rua alla scelta del Catechismo del Canonico Schuller.

Ora con piacere sentiamo che il Santo Padre Leone XIII diresse al sullodato Canonìco una Lettera commendatizia del suo Compendio e Spiegazione della Dottrina Cristiana. Riporteremo qui l'importante Documento.

Al diletto Figlio Lodovico Schuller nostro cameriere segreto.

LEONE PP. XIII

Diletto Figlio, salute e Benedizione Apostolica.

Di buon, grado abbiamo accolto, insieme all'omaggio della tua ossequiosa lettera, gli esemplari che ci hai offerto del tuo libro intitolato Spiegazione della Dottrina Cristiana, di cui hai pubblicato la decima edizione, e del Compendio della medesima. Sentiamo vero piacere che dell'uno e dell'altro ben volentieri si faccia uso in molte diocesi dell' Italia, e che la diffusione di essi ogni giorno addivenga maggiore.

Quest'effetto corrisponde perfettamente ai nostri desiderii, attesa l'opportunità non lieve che gli va congiunta. Perocchè, avvenendo spesso che per varie cagioni debbano i fedeli con le loro famiglie recarsi da una in altra diocesi, non torna certamente a vantaggio della religiosa istruzione dei fanciulli l'uso nelle diverse diocesi di differenti libri che servono di testo all' insegnamento della dottrina sacra: ma invece sarà cosa sommamente acconcia all'uopo, se le diocesi tutte seguiranno l'esempio di Roma, ove i mentovati tuoi libri ebbero l' approvazione, e per l' esperienza fatta si riconobbero adatti agli alunni dell'insegnamento cristiano. Noi intanto, rendendo alla tua industria il meritato encomio, o diletto Figlio, ti compartiamo assai amorevolmente la Benedizione Apostolica.

Roma presso S. Pietro nel giorno XIII Ottobre dell'anno MDCCCXCIII, decimo sesto del Nostro Pontificato.

LEO. PP. XIII.

NB. - Questo Catechismo, vendibile presso l'autore, Via della Madonna dei Monti, 39, Roma, si può anche acquistare presso la nostra Libreria di Torino.

GRAZIE DI MARIA AUSILIATRICE

Nuovo trionfo di Maria. - Non posso tacere una segnalata grazia, un vero miracolo, che Maria SS. Ausiliatrice operò il giorno 2 novembre 1893. Il 1° novembre lasciai Algeri per portarmi nuovamente nella nostra bella Italia in compagnia di un mio fratello. Il bastimento a mezzogiorno prese vela per Marsiglia. - Le prime ore furono abbastanza tranquille ; ma verso le cinque di sera, il cielo da bello e sereno, come era, incominciò ad oscurarsi, e grossi nuvoloni vennero a farci temere una burrasca; le onde incominciarono a sollevarsi spaventose, e sul volto di tutti si vedeva dipinta la paura : ogni labbro mormorava una preghiera. Così continuò sino a mezzanotte , quando si levò un vento furioso e cadde una pioggia tanto dirotta, che ci fecero proprio temere della vita; giacchè il bastimento era in balìa delle onde e per due volte venne quasi capovolto. Nell'inoltrarsi poi nel golfo di Lione fu peggio ; il battello venne più volte sbattuto contro gli scogli, sicchè parve spezzarsi. Il capitano stesso in quell'ora era al colmo della disperazione, e per due volte stanco e sfiduciato abbandonò il battello al furore delle onde. Oltre della burrasca, io ero presa da tanto mal di mare, che per più volte mi credei al termine della vita : un freddo sudore mi calava sulla fronte e mi andava sempre più mancando il respiro. In quel tristo momento avrei voluto pormi in ginocchio a pregare ; ma e la parola e le forze mi venivano sempre meno. Col cuore allora invocai caldamente l'aiuto possente di Maria Santissima Ausiliatrice, che, come altre volte, volesse anche ora esaudirmi. -Le mie preci, i miei voti furono tosto ascoltati da Maria, nostra Avvocata e Madre tenerissima. La burrasca incominciò subito a diminuire di violenza, ed io mi sentii un po' tranquilla sì da poter trarre fuori un libro di divozione e recitare vocalmente una prece a Maria Ausilia trice. A poco a poco le onde si tranquillizzarono e nel cuore di tutti balenò un raggio di speranza. Il bastimento sarebbe andato a rompere contro uno scoglio, se il capitano non avesse avuto l' inspirazione di ordinare il moto indietro. Ma, ciò fatto, riprese il suo cammino , filò alquanto verso la Spagna; poscia , per altra direzione , onde schivare gli scogli, ritornò , e sebbene con dodici ore di ritardo, entrò sano e salvo nel porto di Marsiglia. - Maria SS. non fu davvero sorda alle mie preghiere. Oh! quanta riconoscenza sentii e sento tuttora nel onor mio per Maria ! Appena giunta a Torino , feci celebrare una Messa in ringraziamento della strepitosa grazia ottenuta, che pregherei fosse pubblicata a gloria di sì buona Madre e ad eccitamento a chi soffre di ricorrere sempre a Maria.

Pettinengo, 16 Novembre 1893.

BELLIA MADDALENA.

Una madre consolata. - Da più settimane la mia cara figlia Maria Margarita, di 14 anni, era affetta dal pauroso e tremendo Bal di S. Vito, e non valevano a guarirla nè medici in quel frattempo consultati, nè divozioni fatte. La grazia della guarigione era riservata a Maria Ausiliatrice; che, appena invocata, appena ascrittami al Sodalizio delle Cooperatrici Salesiane, appena mandata un po' di offerta , che fu tutto in tre giorni, la mia carissima figlia cominciò a migliorare così sensibìlmente, da risanarsi in meno di un mese da un male giudicato da alcuni inguaribile, e da tutti di lunghissima durata. - Riconoscente per tanta grazia evidentemente ricevuta, accludo un vaglia postale di lire 50 (cinquanta), delle quali mi varrà di ricevuta il leggere nel prossimo Bollettino Salesiano la veridica suesposta narrazione.

Cignano (Brescia), 16 Novembre 1893. MOMBELLI VINCENZA.

« In periculis voca Mariam. » - Oh ! l' ho chiamata anch'io, e la Madonna fu pronta ad aiutarmi. Ero davvero in grave rischio, anzi gravissimo, poichè non aveva già a temere la perdita di qualche bene temporale, ma della stessa eterna salute. Infatti per uno di quei contrasti, pur troppo non nuovi nella vita dell'uomo, in cui per intrighi o per imbrogli la verità dura fatica a farsi strada, poco mancò ch'io non venissi meno alla mia vocazione. Oh che tristi giorni ho passato! La sfiducia s'era impossessata del mio povero cuore, e, quasi ciò non bastasse, anche il diavolo faceva pur troppo la sua parte. Dio mio ! che sarebbe stato di me, se in buon punto non m'avesse soccorso Colei che giustamente si chiama l'Aiuto dei. Cristiani? Infatti con alcune pie persone , intenerite alla mia sventura, incominciai una Novena a Maria Ausiliatrice, in Lei sola riponendo omai ogni mia speranza. Non aveva ancora terminata la divota pratica, che la Madonna m'aveva già esaudito. E per vero l'ultimo giorno appunto mi venne notificato che, avendo il mio Superiore ripreso a disamina l'affar mio , m'aveva di nuovo aperta la via a proseguire nella incominciata carriera, ed a compiere così i voti miei più ardenti. Qui adunque non vi è dubbio che l'Ausiliatrice ha messo il suo dito. Sì, da Lei sola io riconosco questo segnalatissimo favore; e, mentre ne La ringrazio infinitamente, a Lei , che è tanto buona, mi raccomando ancora, perchè possa divenire davvero un buon prete, tutto suo, tutto di Gesù e tutto del Papa, come pure a Lei raccomando i miei parenti e benefattori, massime quelli che, a tributo di loro gratitudine per la grazia fattami, mandano la somma di L. 100 per gli eroi appunto dell'Ausiliatrice, che vanno a portare la fede di Gesù, la divozione a Maria, la salute eterna a tanti infelici, massime a tanta misera gioventù nell'America, nell'Asia e nell'Africa.

S.... 3 Dicembre 1893.

G. B.

Efficacia della preghiera a Maria Ausiliatrice. - Due mesi or sono , una pia Cooperatrice Salesiana, la signora Francesca Pappalardo Peretti , essendosi recata colla famiglia in campagna per respirare un poco d'aria pura, fu da Dio provata colla violenta malattia di due sue care bambine, che poi guarirono per intercessione di Maria SS. Ausiliatrice. La Giovannina, di mesi cinque, era stata colpita da mortale bronchite capillare con minaccia di paralisi al cuore , e creduta come già disperata. La pia signora, unitamente allo sposo, visto vano ogni umano soccorso per ottenere la guarigione della figlia, e ben conoscendo quanto è potente la Vergine Ausiliatrice, a Lei si rivolsero con grande fiducia. Noi trascorse che un giorno, e la bambina incominciò a migliorare ed in breve riebbe la perfetta sanità. L'altra figlia Agatina era stata colpita pure da bronchite, complicata però con tifo pericoloso, e lo stato di lei si era reso così allarmante, da far temere una catastrofe vicina. I pii genitori ricorsero ancora fiduciosamente all' Aiuto dei Cristiani e la perfetta guarigione fu prontamente ottenuta. In ringraziamento di due tanto segnalate grazie, la buona signora prontamente e con vero disagio recossi alla Chiesa dell'Oratorio Salesiano di Catania per offrire alla SS. Vergine due bei orecchini d'oro, oltre ad un aiuto speciale per le Opere Salesiane. Colla pubblicazione di queste altre grazie, voglia Iddio che si accresca sempre più nel cuore dei fedeli la illimitata fiducia nella materna e sincera protezione di Maria Ausiliatrice.

Catania, 1° dicembre 1893.

Sac. GHIGLIOTTO FRANCESCO.

PS. La bella statua di Maria Ausiliatrice nella Chiesa dell'Oratorio Salesiano di S. Filippo Neri in Catania quanto prima avrà una preziosa nicchia con cornice e sfondo in marmo, per una segnalata grazia concessa ad un'altra, pia signora, che desidera non essere nominata.

Abbiategrasso. - La Sig.ra Annunciata Caratelli ved. Boglietti lo scorso anno s'era raccomandata alle preghiere dei figli di D. Bosco per implorare da Maria SS. Ausiliatrice la guarigione di sua figlia. Ora, riconoscente a Maria Ausiliatrice per averle concesso quanto desiderava, invia una piccola offerta, pregando sia la grazia fatta pubblica, affinché, da tutti si conosca quanto potente è Maria Santissima.

26 Novembre 1893.

Sac. AMBROGio DELLA BEFFA.

Belforte. - Le sorelle Bosio, piene di giubilo per aver ricevuto da Maria SS. la grazia della guarigione della loro cara mamma, sciolgono un voto fatto, mandando una tenue offerta per la celebrazione di una Messa all'altare di Maria Ausiliatrice.

25 Novembre 1893.

Cardona. - La Sig.ra Quarello Carolina nel maggio ultimo passato veniva colta dal male di risipola alla testa, così forte che in pochi giorni si vide ridotta in pericolo di vita. Il medico curante invano tentò sollevarla coi mezzi suggeriti dalla scienza medica, anzi, di mano in mano che si sperimentavano nuovi rimedii, essa sempre più andava peggiorando. Priva omai d'ogni speranza di potersi salvar la vita, si rivolse a Maria SS. Ausiliatrice, implorando da Lei la grazia della guarigione non per se, ma per la tenera sua famiglia. Era sul far della sera, e l'ottimo suo marito, raccolti i figli e inginocchiatisi tutti attorno al letto della moribonda madre, incominciarono una novena! L'inferma acompagnò col cuore la preghiera dei figli per qualche istante e poi si addormentò. Il sonno si prolungò per lei tutta la notte. Al mattino, svegliatasi, con grande consolazione di tutti si trovò quasi intieramente guarita. Erano scomparsi i sintomi di pericolo imminente, cessata la febbre, la testa ritornata al suo primitivo aspetto, e in pochi giorni essa era fuori pii letto in piena convalescenza. Grata pertanto di sì prodigiosa guarigione alla Vergine SS. Ausiliatrice, venne a visitare il suo santuario ed a fare l'offerta promessa.

Chiavari. - La mia cara mamma nei principii dello scorso settembre fu presa da forte bronchite e polmonite. Nulla si omise di quanto poteva tornarle di giovamento; ma invece di migliorare, ogni giorno andava peggiorando. Mi sovvenni allora di Maria Ausiliatrice, ricordando a mio conforto i molti favori già ottenuti per sua intercessione. La invocai con viva fiducia, esortando la mamma a fare altrettanto e ponendo nella camera una sua immagine .Cominciai tosto una novena, promettendo un'offerta per la sua Chiesa in Torino e la pubblicazione della grazia. - Oh ! bontà di Maria! La novena non era per anco terminata , che nell'inferma si manifestò un sensibile miglioramento, ed in breve tempo a consolazione di tutta la famiglia la mamma mia era guarita dalla grave e pericolosa malattia.

22 Novembre 1893.   E. B.

*

Ivrea. - La Nobil Donna Cristina Quilico dei Conti Prati Opizzoni, coll'animo commosso e riconoscente annunzia d'aver ottenuto dalla potente intercessione di Maria Ausiliatrice, mediante replicate novene e rosarii, una segnalatissima grazia. Consolata da un tanto favore invia la somma di L. 50 per l'altare di Maria SS. Ausiliatrice in Torino.

14 Novembre 1893.

*

Lisbona. - La Sig.ra Marianna de Sousa Duff a Maria Ausiliatrice attribuisce che l'unico suo figlio Roberto, di 22 anni , sia scampato non solo da mortale malattia, ma che vada ora esente da gravi conseguenze, che parevano dovessero rimanergli per molto tempo. Quand' egli lo scorso maggio s'ammalò in Anversa di febbre tifoidea ed i medici dell'Ospedale S. Isabella di quella città dichiararono omai impossibile di guarirlo e gli furono amministrati i SS. Sacramenti, essa con fiducia si rivolse a Maria Ausiliatrice, perchè volesse concedere la vita all'unico suo figlio che tanto amava; e Maria benignamente la esaudì mediante le sollecite cure di quei medici. E quando poi, il figlio scampato dal pericolo, sentivasi una grande debolezza di capo ed altre infermità, la madre nuovamente ricorse a Maria con due Novene; ed ora è felice di poter pubblicare che Maria le ha guarito perfettamente l'amato suo Roberto.

18 Ottobre 1893.

*

Lu. - Meda Angela, avendo gravemente inferma e da molto tempo l'unica sua figlia , dopo aver consultato varii medici e provate molte medicine inutilmente, ricordossi in buon punto delle parole di D. Bosco che disse : Chi vuol ottenere grazie da Maria Ausiliatrice, soccorra i suoi orfanelli e le sue Missioni, e promise di fare un'offerta pei Missionarii Salesiani. Maria Ausiliatrice assecondò a puntino le parole del suo fedel servo. La figliuoletta in breve entrò in convalescenza ed ora è completamente guarita ; e la madre riconoscente invia la sua offerta per i Missionari che stan per partire.

28 Novembre 1893.

Mondovì (S. Anna Avagnine). - Il Rev.mo Sig. Dente D. Filippo, Vicario, annunzia che per l'intercessione di Maria Ausiliatrice, venerata nel suo santuario di Torino, ricevette due grazie speciali, delle quali pubblicamente intende di rendere grazie infinite alla nostra celeste Regina.

12 Novembre 1893.

Torino. - Pregai Maria SS. Ausiliatrice ed ottenni aumento di stipendio. Compio la promessa fatta di umiliarle la prima quota.

N. N.

Ringraziano pure Maria SS. Ausiliatrice per favori ottenuti dalla potente sua intercessione e maudano offerte pel di Lei Santuario in Torino o per i Missionarii Salesiani i seguenti

La famiglia di Francesco Barbetta, Seppiana (Novara). - Giulio Massarotti, Cairo Montenotte. - Carobolante Angelo, Conegliano-S. Maria di Feletto (Treriso). - Genia Rosa, s. Michele Villa Becchin (sacena).- Genova Micheloni, Gragnana. - C. L. Cooperatore Salesiano. - Romelli Maria, Rino. - Palla Puiatti Par., Moron.. - Luciardi Agostino Spezia. - Edvige F., Torino. - Guerneri Vittoria, S. Setastiano Curvere. - Olimpia Ceva Ved. Ferroglio, Tosino. - Rei Anna. - Ronehetti Giuseppe, Torrieella (Lugano) - Cavallone Clotilde, Tricerro. - Antonio B.no Bao fitta, Ueria. - liievelli Carolina, Basca. - Toniolo Giuseppe, Vò.-L. Quattrini. - Giglio Marta, Ivrea. - Pedrotta D. Pietro curato nel canton Ticino. - De-Andreis Luigia, Savona. - G. A. Cornegliano d'iltha. - G. B. F., Verona. - Boccaro Maria, Torino. - Marianna Gonano Barelli, Fagagna. - M. Sputo. Catania. - Una riconoscente figlia di Maria. - Rainaldi D. Antonio, Gazzo. - B. C. Canale. - Falcetti Maria, Reggio Emilia. - De Giorgi D. Pietro,, Parroco, Pallagnedra. - Cattaneo Giuseppa, - Pozzo Francesco. - Anna Maria Perlò -Camisasca Fossano. - Eugenia Giustiniani Ved. Picedi, Ceserano. - Giachino Rosa, Ellera. - Vittoria Sanctis, Toffia - Gallizia Giuseppa, Monterotondo. - Gordetto Luigia, Bosconero,

NOTIZIE VARIE

I Seminaristi d'Orvieto e la Commissione del Collegio Leonino ai piedi del S. Padre.

(Ritardata)

Ci scrivono da Orvieto

Il Rettore del Seminario, l'ottimo D. Ottonello salesiano, anelava in quest'anno del Giubileo del S. Padre di far vedere ai suoi alunni il Papa, e gli alunni sospiravano, affrettando il felice momento, cui non mancavano a protrarlo numerose e gravi difficoltà. Finalmente circa 80 persone, tutti i seminaristi col personale dirigente e insegnante, partivano la mattina del 26 settembre, scorso dalla villa di Settecamini, fra il brio e l'allegrezza gioconda della giovanile età. Prima di mezzodì arrivarono alla stazione di Roma, accolti amabilmente dallo stesso Procuratore generale dei Salesiani Rev.mo D. Cagliero e da' suoi compagni, che condussero la numerosa brigata nel grande Ospizio del S. Cuore di Gesù, dove trovarono tutti alloggio comodo e conveniente, ospitalità cortese e magnifica.

Il primo pensiero dei seminaristi, riposati e ristorati opportunamente, fu di recarsi a venerare le sante ossa dell'immortale Pio IX ; quindi sì spinsero nell'interno dell'alma città, percorrendo le vie principali e soffermandosi davanti ai monumenti più insigni. Nei giorni successivi compirono la visita delle basiliche. Pregarono davanti alla Cattedra di S. Pietro, discesero nel carcere Mamertino, nella casa di S. Pietro, in Santa Pudenziana, nelle Confessioni di S. Paolo, S. M Maggiore, S. Giovanni in Laterano, S. Pietro in Vincoli. Fecero la Comunione generale sulla tomba di S. Luigi, infervorati da un commovente discorso del Rettore ; si prostrarono nelle sante cappellette; salirono in ginocchio la Scala santa. Visitati, i luoghi più insigni per religione, più_ notevoli per antichità e storia, per importanza d'arte e di coltura, dai ruderi del Foro sino ai cimeli della Nazionale; ricreatisi agli aprichi passeggi del Pincio e di Villa Borghese, deliziato lo sguardo dalle alture degli immensi parallelogrammi di S Pietro in Vaticano, e dalle sommità stesse della cupola di Michelangelo e della palla soprastante, la reminiscenza di tante cose e gli ampi prospetti monumentali che si paravano davanti a loro facevanli esclamare con Orazio :

Roma, opus Deorum.... e con Ovidio; maxima rerum , O immensi caput orbis ! Nutrendo ossequio singolare i seminaristi verso l'Eminentissimo Card. Vicario, Monsignor Vescovo Bucci-Accica ve li condusse. S. Eminenza li accolse con quella affabilità e dignità insieme che, in un colla sua dottrina veramente straordinaria, sono pienamente conosciute e ammirate in Orvieto, non meno che in Roma e dovunque si' parli di questo illustro porporato. Rivolse loro un affettuoso saluto, e rammentò ai giovani orvietani, che posseggono il SS. Corporale, la preziosità del sacro lino, e applicò a loro un passo di S. Luciano per ammonirli di tenersi sempre mondi così da essere ciascuno in sè il Corporale di G. C.

Ma la più soave consolazione li attendeva al Vaticano. Monsignor Vescovo mediante l' amorevole sollecitudine e l'impegno assiduo , potè, malgrado disposizioni contrarie , ottenere che tutto il Seminario venisse ammesso a udire la Messa del S. Padre nel giorno festivo di S. Michele Arcangelo, e quindi a ricevere la Benedizione Apostolica e baciare i beatissimi piedi.

Alle ore otto di quella mattina il S. Padre entrava nell'aula concistoriale, dove era stato eretto l'altare. Non furono potuti frenare gli applausi che scoppiarono all'apparir dell'augusto e santo Vegliardo, che celebrò fra la commozione generale. Finita La Messa del ringraziamento e data l'Apostolica Benedizione, il S. Padre accolse affabilmente Mons. Vescovo, da cui si fece poi presentare il Rettore, i giovani e i maestri, dicendo a molti consolanti parole. Trattenne particolarmente il Rettore, ricordando il suo antecessore Mons. Scotti, ora Vescovo di Cagli e Pergola, e quindi l'economo del seminario Can. Menichetti e il maestro Palazzetti e il Cav. Fumi, pel quale ebbe anche questa volta parole di singolare elogio.

Terminata l'udienza pontificia, si poterono visitare a bell'agio i Musei Vaticani per benignità di Mons. Maggiordomo, tuttochè fossero chiusi al pubblico. Prima di lasciare Roma i giovani inviarono un rispettoso telegramma al S. Padre, del quale serberanno caro e venerato il ricordo per tutta la vita.

Nè resterà meno memorabile la sovrana udienza accordata da Sua Santità al Vescovo ed alla Commissione per l'Istituto Leonino (affidato ai Salesiani) nel giorno 30 ottobre. I membri della medesima, prostrati a' pie' del Santo Padre, lo ringraziarono della bontà avuta per la città di Orvieto, volendo destinate tutte le rendite della eredità Lazzarini per la fondazione di due Opere di educazione , Artigianelli e Collegio-Convitto per giovani di civil condizione, ed umiliarono un bell'Album, contenente una relazione a stampa dell'operato della Commissione con la descrizione e i disegni a piano del magnifico palazzo Monaldeschi, acquistato e ridotto opportunamente all'uopo. Il S. Padre con grande amabilità accolse l'omaggio : ebbe parole di particolare encomio per la nobil Donna orvietana, che generosamente dispose di tutto il proprio avere a suo favore; si compiacque di questa nuova fondazione a benefizio tanto delle classi povere, quanto di quelle agiate; ringraziò di averla voluta intitolare dal suo nome ; lodò il Vescovo e la Commissione per quanto avevano fatto; e profuso encomi alla Pia Società Salesiana, cui è affidata la direzione dell'Istituto, fermandosi a dire delle speciali benemerenze che si è acquistata, in pochi anni, nella Chiesa, in tante parti del mondo. - Questi buoni Salesiani (aggiungeva) sono veramente una benedizione di Dio dovunque essi volgano le loro cure. -- E godeva che in Orvieto il Rettore del Seminario, Salesiano pur esso , instillando una pietà soda e mantenendo la perfetta osservanza della disciplina, corrispondesse all'aspettazione del Vescovo e delle famiglie cristiane. Sentì con soddisfazione che ivi era sorta novellamente una Scuola di musica sacra, modellata sulle norme dei grandi maestri antichi, come in molte parti si va facendo assai lodevolmente, a maggior decoro della Chiesa. E finalmente, mostrando tutta la sua alta fiducia tanto nei Salesiani, quanto nella Commissione, per il buon andamento dell'Istituto, benedisse affabilmente al Direttore di esso, e dopo circa un'ora di famigliare trattenimento, lasciò il Vescovo e la Commissione consolati della Apostolica Benedizione e delle più dolci e soavi compiacenze.

A maggior argomento delle premure del Santo Padre per il suo Istituto Leonino di Orvieto aggiungiamo che degnavasi inviargli tutto il necessario corredo della nuova Cappella e destinava il suo busto marmoreo per il salone artistico destinato al munificentissimo Pontefice; ma di questo torneremo a parlare nel prossimo numero, riferendo le belle feste celebratesi per l'inaugurazione di quell'Istituto.

Mons. Cagliero a Varazze ed Alassio

Abbiamo detto che Mons. Cagliero aveva preceduti gli altri Missionari a Barcellona, per poter visitare varii nostri Collegi, dove era ansiosamente aspettato. Qui daremo la relazione della visita che fece a Varazze e ad Alassio, togliendo la prima dal Letimbro di Savona e la seconda dall'Italia Reale di Torino, a cui furon trasmesse da' loro corrispondenti.

Varazze.

« Il sabbato 18 novembre giunse quasi improvvisamente in Varazze S. E. Rev.ma Mons. Cagliero. Vescovo di Magida e Vicario Apostolico della Patagonia. Si diresse da prima a far visita alla Casa della Provvidenza al Borgo Solaro, e manifestò completa soddisfazione tanto dell'andamento di detta Casa, quanto della disposizione delle scuole così ben dirette dalle Suore di Maria Ausiliatrice. Quindi si recò al Civico Collegio ; e qui mi riesce assai difficile descrivere l'entusiasmo dimostrato da quei giovanetti per l'arrivo di Monsignore. Essi schierati in due file, salutarono vivamente S. E. con canti e suoni. Monsignore commosso a tanta dimostrazione di affetto, diresse particolari parole amorevoli a tutti i presenti.

» La mattina seguente celebrò la Santa Messa della Comunità e distribuì il Pane Eucaristico a quasi tutta quella turba di 150 convittori, numero massimo che possa contenere al presente questo Collegio. Dopo il ringraziamento della Messa, S. E. si compiacque rivolgere ai presenti brevi parole, inspirate allo zelo ardente di carità, onde era informato l'apostolo della gioventù e fondatore dei Salesiani, D. Bosco, di venerata memoria. Disse della differenza che passa fra i Collegi irreligiosi ed i Collegi cristiani cattolici ; della differenza che corre tra la scienza profana e la sapienza cristiana. Aggiunse che i giovani, diretti dai Salesiani tanto in Europa quanto in America, si devono considerare fra loro come altrettanti fratelli, perchè istruiti ed educati dai figli dello stesso Padre Don Bosco. Concluse il suo dire esortando i giovani tutti a camminare costantemente nel santo timor di Dio, quale mezzo efficace a conseguire il fine, pel quale furono creati.

» Verso le ore 10 si recò all'Oratorio festivo femminile nella Casa della Provvidenza, il quale conta il bel numero di oltre seicento inscritte. Visitò le Scuole Domenicali per le giovani, che lungo la settimana lavorano nel Cotonificio Italiano. Trovò le varie classi rigurgitanti di alunne, alle quali diresse parole di circostanza, incoraggiandole a sostenere con rassegnazione cristiana le quotidiane fatiche, a fuggir l'ozio, a leggere buoni libri e a detestare i cattivi come un veleno mortale.

» Al Collegio furono ad ossequiare Monsignore il Sindaco Cav. G. B. Camogli , il M. R. Don Luigi Craviotto Prevosto dei SS. Nazario e Celso, il Dott. Carattini, il Rev. Vicario dei PP. Cappuccini, il Rev. Sac. D. Nicolò Baglietto e molte altre ragguardevoli persone.

» La banda della Società Operaia Cattolica, diretta dal maestro Napoleone Redaelli, volle onorare S. E. R.ma coll'eseguire in Collegio scelti pezzi di musica di varii autori, che a giudizio di S. E., anche in tal materia giudice competente, eseguì con esattezza e maestria.

» Verso le ore 13,40 licenziatosi dal Collegio, si diresse alla stazione, ove fu ancora ad ossequiarlo la numerosa schiera di ragazze dell'Oratorio festivo, guidate dalle esimie loro maestre , le quali prostrate a terra coi circostanti chiesero la sua benedizione, cui egli impartì con tutta l'effusione del cuore. »

Alassio.

« Mons. Cagliero, di passaggio alla volta di Barcellona, dove s'imbarcò coi Missionari salesiani,

che partirono il 30 novembre da Torino , per ritornare alla sua Patagonia, era aspettato ad Alassio per consacrare l' altar maggiore nella chiesa del Collegio. Questa chiesa è un vero gioiello in istile bizantino, decorata dal cav. Costa di Vercelli, con quella delicatezza di gusto che gli è propria, e che è oramai riconosciuta in tutta Italia. L'altare, dei migliori marini di Carrara, è dono del conte G. B. Guerra, eseguito con perfetta finezza in Carrara stessa, sotto la sua direzione.

» La venuta di Monsignore diede luogo ad una cara festicciuola. La fanfara dell'Oratorio festivo di Albenga, venuta appositamente per la circostanza, fece a Monsignore gli onori del ricevimento; al dopo pranzo suonò la banda della Società Cristoforo Colombo, con una precisione di esecuzione, quale solo si potrebbe trovare nelle bande delle grandi città.

» Al mattino del lunedì 20 novembre, durante la cerimonia della consacrazione , che durò circa due ore, fra i nugoli d'incenso che salivano attorno attorno l'altare, mentre il Vescovo ripeteva le unzioni col sacro crisma sulla pietra marmorea, in mezzo al salmodiare dei sacerdoti e chierici, fummo tratti a contemplare due bellissimi affreschi di grandezza al naturale, posti ai lati dell'abside e dipinti dal valente L. Deservi di Lucca. Crediamo siano i primi del genere ; rappresentano l'uno Don Bosco che s'intrattiene amorevolmente fra un crocchio di giovanetti del suo Oratorio ; l'altro, questo stesso Apostolo della carità in mezzo ad una schiera di selvaggi della Patagonia, che gli vengono presentati da Monsignor Cagliero.

» Alla sera poi venne improvvisata una riuscitissima accademia musico-letteraria in onore del Vescovo, del missionario, del musico. Duecento giovanetti delle varie classi elementari, ginnasiali e liceali gli facevano corona, e cercavano, come meglio sapevano, di dimostrargli la loro venerazione, il loro affetto, la loro ammirazione. Furono letti componimenti in prosa e in versi, tutti pieni di una spontaneità e di un entusiasmo quali sono proprii dei cuori giovanili. Ma la musica aveva la parte principale, trattandosi anche di festeggiare il primo musico salesiano. Con delicato pensiero, si eseguirono quasi tutte composizioni di Monsignore. E noi abbiamo potuto raccogliere dalla sua bocca queste parole : « Non ho mai sentito tanta esattezza e colorito di esecuzione. » Il buon Vescovo chiuse l'accademia ringraziando ed invitando qualcuno dei presenti a seguire il suo esempio. In modo particolare rivolgendosi agli studenti di Liceo, ricordò loro di non iscompagnare mai lo studio dalla pratica della religione. « Noi (diss'egli) andiamo a portare la civiltà nei lontani paesi; ma Dio non voglia che un giorno i missionari di Patagonia non abbiano ad essere richiamati per incivilire l'Europa. I progressi della scienza moderna in lotta colla religione di Gesù Cristo, unica maestra di virtù, ci hanno portato come frutto le bombe degli anarchici, che uccidono a sangue freddo persone quiete e tranquille. Se si continua ancora un poco su questa via della scienza separata dalla religione, dove andremo? I nostri Patagoni non son tanto selvaggi, e d'altra parte si mostrano docili ad abbracciare la civiltà cristiana con tutti i suoi portati umanitari, e noi speriamo bene; ma, ohimè, l'Europa, perdendo la religione, va imbarbarendosi. »

Tra i varii componimenti lettisi dagli alunni del Collegio di Alassio a Mons. Cagliero piacque assai a tutti i presenti quello del giovane Crespi Fabrizio, che noi siam lieti di poter qui riportare

Aprite, o compagni, a bei pensieri la mente, a caste gioie dischiudete il cuore. Che se è bello contemplare la virtù, se c'innamora, ci rapisce l'ideale dell'eroismo, è più bello e dilettevole il contemplarne l'eroe, il nobile campione della virtù, del sacrifizio.

E sii benedetto, o Monsignore, novello Colombo, nuovo Zaverio ! Io invidio la tua sorte, ammiro la tua bell'anima, quantunque non mi senta in petto ardere la fiamma della tua carità. Ma possa il tuo esempio trovare molti imitatori in ogni città, sorgano per ogni parte sacerdoti a premere le tue orme. La missione santa, cui aspirasti, ti frutterà un serto di gloria immortale.

E voi, o scettici, prostrati dallo sconforto , curvate ossequiosi la fronte innanzi al Ministro di Dio ; cessate dal vilipendere quella Religione che fa germogliare cotesti eroi.

Ammirabilmente dolce, sereno, calmo, prudente, ecco il Missionario. Egli suscita a rumore i popoli selvaggi, opera prodigi di virtù, richiama a novella vita, a vita di amore popoli intieri, e tuttavia perdura nella sua umiltà. Soffoca le passioni , piange nel silenzio, confida in Dio. La sua arma è la preghiera, la sua politica è la pazienza, la sua vendetta l'amore ! !... Il Dio degli umili e dei Santi è con lui. Egli passa ammirato ed invocato da tutti; i giovani si accendono a nuovi ideali e nello slancio dell'entusiasmo lo seguono; lo seguono i vecchi per riconciliarsi con Dio sull'orlo della tomba ; lo abbracciano i generosi nell'esuberanza delle eroiche virtù. Ed egli abbraccia , riconcilia , aspetta, benedice!!...

O Monsignore, qual premio ti aspetta ! Ora tu stai per abbandonare la cara patria, il Bel Paese, tanti cari confratelli, tanti buoni amici; cambi le ridenti ed ubertose campagne del tuo Piemonte colle inospite e deserte lande dell'omerica. Tu parti !... Ebbene, sappi che con te porti l'affetto di tanti figli. Monsignore, la tua visita ci fu cara come quella di un amato padre, e se passano le stagioni, corrono i giorni, tramonta il sole, muore il fiorellino, giammai svanirà dal nostro cuore la tua cara immagine.

Tu parti!... ma quando là tra i selvaggi, spossato, stremato di forze, oppresso nello spirito, nelle ore di abbattimento ritorna a noi col tuo pensiero, vola in questa ridente riviera; ed il nostro affetto, le nostre preghiere scendano qual balsamo sul tuo animo, come la fonte al pellegrino!... Sì, noi pregheremo il Signore che cosparga la tua vita apostolica di copiosi e lieti frutti, semini sul tuo cammino la pace e l'esultanza.

BIBLIOGRAFIA

Importante annunzio.

Alla valorosa penna, al cuore ardente di zelo del compianto Cardinale Alimonda noi dobbiamo non solo i volumi robusti delle Conferenze, i Panegirici, le Omelie, i Discorsi pastorali ed accademici celebratissimi, ma ben anco libri di letture amene e in sommo grado educatrici, quali i volumetti dei racconti : Dall'alba al tramonto , Fiori e Stelle. Non è a dire quanto graditi ad ogni ceto di persone e segnatamente alla gioventù tornassero questi ultimi, perchè dilettando erudiscono e guidano a virtù per fatti ed esempi maneggiati con una grazia di stile che incanta.

Senonchè era generale il lamento che lo scrittore non avesse pubblicato il secondo volume dell'operetta Fiori e Stelle, e continue venivano le domande della promessa pubblicazione al depositario delle opere in discorso. Ebbene : il sotto - scritto reca al pubblico la buona notizia che l'Alimonda, prima che Dio lo chiamasse al guiderdone, aveva preparato il manoscritto delle Stelle, simbolo e guida dei coniugati, dei genitori, e simbolo ad un tempo della paternità morale e spirituale che risiede negli uomini di Chiesa, in coloro, cioè, che spregiando i vincoli del secolare maritaggio, eletta prole partoriscono a Dio nella propagazione della fede, nella dilatazione della cattolica famiglia. Alla stampa di questo volume il sottoscritto attese con la massima cura, la benemerita Tipografia Salesiana nulla ha risparmiato perchè riuscisse di quella eleganza ond'era amante l'E.m° Cardinale Arcivescovo.

Naturalmente lo brameranno primi quelli che già possedono il volumetto dei Fiori, e potranno averlo mediante l'invio di lire 3,20 per cartolina-vaglia all'unico depositario sottoscritto. Ma a quanti non possedessero il primo volume Fiori, saranno mandati entrambi i volumi duplicando essi l'invio della somma.

Sia sprone a molte domando la venerazione e l'affetto che in Italia tutti conservano al valente scrittore, al santo Porporato, e il sapere che il vantaggio materiale di questa e di ogni altra sua produzione edita ed inedita è destinato ad alleviare il debito della chiesa monumentale di San Gaetano presso Torino e dell'annesso Seminario, debito che tiene in gravi angustie gli esecutori delle pie volontà del beneficentissimo Cardinale Alimonda.

Torino, 8 dicembre 1893.

Can. RAFFAELE FoRCHERI.

Via Corte d'Appello, N. 2.

NB. Si esprimano chiaramente le domande se di un solo, o dei due volumi Fiori e Stelle , con chiaro e preciso nome , cognome e indirizzo dei richiedenti.

Cooperatori defunti nel Novembre e Dicembre 1893

1. Azzopardi Baronessa-La Valletta (Malta).

2. Baima Margherita - Volvera (Torino).

3. Bortazzoni Gloachino   Gonzaga (Mantova).

4. Bevaglia Angela fu Andrea - Terno (Bergamo).

5. Biondi D. Domenico, Canonico - Lodi (Milano).

6. Bosia D. Sante, Canonico - Lodi (Milano).

7. Bottero Giulietta - Torino.

8. Bottura Luigi - Piove di Coriano (Mantova).

9. Bran Catterina - Orgaria (Udine). 10. Brianza D. Domenico - Lodi (Milano).

11. Caio Emilia - Terno (Bergamo). 12. Canestri D. Pietro , Prevosto - Frascara (Alessandria).

13. Ceresa D. Luigi - Lodi (Milanoo. 14. Conci Dott. Germano - Trento. 15. Crola Giulio, Maestro - Borgomanero (Novara).

16. Crotti Nobil Damigella di Costi - gliolo - Fossano.

17. Dal Poggio D. Luigi - Camerino (Macerata).

18. Dellacasa Giuseppina - Torino.

19. Demaria Catterina - Montemale (Cuneo).

20, Destefanis D. Francesco, Priore - Narzole (Cuneo).

21. Fam D. Antonio, Capp. - Buda (Gorizia).

22. Ferrari D. Gieseppe - Samarate (Milano).

23. Fidanti-Vagliascindi Cav. Francesco - Randazzo (Catania).

24. Fontana Maria - Chivasso (Torino). 25. Franchini D. Bartolomeo, Parroco - Iddiano (Modena).

26. Corsi Antonietta - Savona (Genova).

27. Ghiglione Catterina -Chivasso (Torino).

28. Giani Giuseppina - Torino.

29. Grillo D. Giacomo - Lernna (Alessandria).

30. Imberti Angola- Grono (Svizzera). 31. Longari D. Eugenio, Rettore - Moscarzano (Cremona).

32. Masi D. Gio. Pacifico - Appignano (Macerata).

33. Maspero-Giobbi Maria - Scbignano (Como).

34. Molinari D. Francesco - Torino. 35. Montà Lucia - Giaveno (Torinoo. 36. Negri Felice - Torino.

37. Nobili Giovannina - Malegno (Brescia).

38. Oddi D. Paolo, Parroco - Alberola (Piacenza).

39. Oliva Leali Cecilia - Barghe (Brescia).

40. Palazzeschi D. Francesco, Parroco - Montefortino (Arezzo).

41. Perdomo Teresa - Cocconito (Alessandria).

42. Piccioli D. Luigi - Corticella (Bologna).

43. Pilotti-Boschi Marchesa Luisa - Bologna.

44. Piva D. Gioachino, Prof. - Riva (Tirolo).

45. Ruspini Anna vedova Donn - Torino.

46. Salani Giuseppina - Pescia (Luccao. 47. Sameo Maria Rita - Genoni (Cagliari).

48. Sampietro Maria - Tonco (Alessandria).

49. Saragozza Maria - Lovere (Bergamo).

50. Sempliciano P. - Grono (Svizzera). 51. Silvestri Luigi - Trento. 52. Tedeschi Luigi - Torino.

53. Zampiori Mons. Francesco, Arciprete - Malo (Vicenza).