ANNO XI - N. 5.   Esce una volta al mese.   MAGGIO 1887

BOLLETTINO SALESIANO

DIREZIONE nell'Oratorio Salesiano. - Via Cottolengo, N. 32, TORINO

Sommario - La Consacrazione della Chiesa del Sacro Cuore di Gesù al Macao - Il Giardino degli eletti ossia il Sacro Cuore di Gesù - Novena di Maria Ausiliatrice - Grazia di Maria Ausiliatrice - Casa di Bordighera Torrione - Dalla Patagonia - Gli ultimi momenti di C. Passaglia - Capo III: Il Vezzolano e la leggenda - Necrologia - Morte di un Missionario Apostolico - Bibliografia - Elenco dei Cooperatori e delle Cooperatrici defunti nel 1886.

LA CONSACRAZIONE DELLA CHIESA DEL SACRO CUOR DI GESU' AL MACAO.

I lavori di costruzione della Chiesa del Sacro Cuore di Gesù in Roma sull' Esquilino sono finiti. Il giorno 12 e 13 del mese di maggio avrà luogo il collaudo del magnifico organo del Cavalier Bernasconi e il 14 sabato si farà la consacrazione del nuovo tempio. Dopo sei anni di sacrifizii e di fatiche sono finalmente compiuti i desiderii del Sommo Pontefice, di D. Bosco, dei cooperatori Salesiani e di tutti i buoni cattolici.

Questa chiesa incominciata sotto gli auspici di Pio IX, e della quale si gettarono una parte delle fondamenta sotto il suo Pontificato da una solerte Commissione, venne proseguita da D. Giovanni Bosco per raccomandazione avutane dal Sapientissimo Leone XIII.

Trattavasi di intraprendere un'opera colossale, sproporzionata alle sottili finanze della Pia Società Salesiana, anzi con un bel nulla andare incontro a spese grandissime. La continua erezione di nuovi ospizii, il mantenimento di migliaia e migliaia di giovanetti ricoverati, le missioni dell'America del Sud esigevano ed esigono somme favolose, da spaventare chiunque non avesse fiducia nella propria missione. Ma la parola di Gesù Cristo era caparra certissima che si sarebbe trionfato di ogni ostacolo. - Gettate lo sguardo sovra gli uccelli dell'aria, i quali non seminano e non mietono, nè riempiono granai; e il Padre celeste li pasce. Non siete voi da più di essi? Pensate come crescono i gigli del campo: essi non lavorano e non filano. Ora io vi dico che nemmeno Salomone con tutta la sua splendidezza fu mai vestito come uno di questi. Se adunque in questo modo riveste Iddio un'erba del campo, che oggi è e domani vien gettata nel forno; quanto più voi gente di poca fede? Non vogliate adunque angustiarvi dicendo; cosa mangeremo, o cosa berremo e di che ci vestiremo. Il vostro Padre sa che di tutte queste cose avete bisogno. Cercate adunque in primo luogo il regno di Dio e la sua giustizia, e avrete di soprappiù queste cose - (Matt. VI).

Su queste parole era appoggiata la nostra fiducia. Si aveva l'esperienza omai di mezzo secolo. Senza un soldo di rendita, senza sovvenzioni, sulle quali si potesse fare assegnamento, l'obolo generoso dei cooperatori e delle cooperatrici, giorno per giorno, senza mai mancare, era venuto in soccorso delle intraprese affidate dalla Divina Provvidenza ai poveri congregati che prendono il nome da S. Francesco di Sales.

Il Divin Salvatore nell' ultima cena interrogava i suoi apostoli dicendo loro: - quando vi mandai senza sacco, senza borsa, e senza scarpe, vi mancò egli mai nulla? E gli apostoli risposero: Nulla! - (Luc. XXII).

E così possiamo e dobbiamo rispondere noi. Il passato era caparra dell' avvenire. La fabbrica della Chiesa del Sacro Cuore doveva costare la somma di più milioni. Un ospizio per i giovanetti poveri ed abbandonati, richiesto imperiosamente dalle circostanze, doveva sorgere al fianco di questa Chiesa. Si tremò sulle prime all'idea di dovere aggiungere nuovi pesi sulle nostre povere spalle. Ma non stava scritto - Cercate in primo luogo il regno di Dio e la sua giustizia e avrete di soprappiù tutto queste cose? - Il regno di Dio non è la Chiesa Cattolica avente a capo e principe il Romano Pontefice? La santità non ha sua sede nel Cuore di Gesù, anzi non è una cosa sola con esso, del quale si cerca l'onore e la gloria col bene delle anime ?

Il Capo della Chiesa parlò. Al primo momento che l'Eminentissimo Cardinal Vicario a nome del Santo Padre fece la proposta di queste costruzioni, D. Bosco si sentì per un istante sbigottito, ma tosto si riebbe e rispose: - Quest'opera è dedicata alla memoria dal gran protettore degli Orfanelli Pio IX : ma gli orfanelli sono la delizia della S. Vergine Maria e del Sacro Cuore di Gesù. Dunque Maria ci provvederà. - E così fu.

Alzati gli occhi al cielo, D. Bosco si mise a percorrere l'Italia, la Francia, la Spagna. A chi faceva le meraviglie per l'audace anzi temerario progetto, una sola era la risposta: - Maria SS. assunse la protezione delle cose nostre : non dubitate : a voi l' onore, il merito, la ricompensa di cooperare ai disegni della Madre Celeste. - E i cooperatori risposero all'appello, mentre il regnante Pontefice Leone XIII concorreva efficacemente al compimento dell' opera.

E sorse la chiesa e torreggia in vista di tutta Roma. L'Edifizio monumentale è informato allo stile del secolo XVI e volgarmente detto del 500 o Bramantesco, ideato dall'ingegnere architetto Conte Francesco Vespiniani di Roma, coadiuvato dal suo sostituito architetto Valentino Grazioli pure Romano. È un monumento degno dell'eterna città, eziandio per gli adornamenti interni.

I lavori però della Chiesa non sono compiuti. Nell'esterno il campanile non è finito e mancano le statue alla facciata. Nell'interno alcuni altari non sono ancor fatti, e tutte le cappelle mancano di quadri, se ne eccettui quella di Maria SS. Ausiliatrice. Le pitture murali non sono in parte compiute e dell'altar maggiore non si ha che la mensa coi gradini. Cosi pure gli arredi sacri d'ogni genere fanno difetto. Ma ciò che manca è un nulla a petto di ciò che fu terminato. CHI ha incominciato l'opera, la condurrà a termine e la perfezionerà. La carità degli amanti del Sacro Cuor di Gesù non verrà meno ed il monumento nazionale, Cattolico, Romano sarà testimonio della fede di un secolo che pure vien detto freddo ed egoista.

Si sarebbe potuto aspettare qualche anno ancora, quando ogni lavoro fosse compiuto, ma D. Bosco volle far aprire e consecrare la chiesa prima che fosse artisticamente finita, anteponendo pel momento l'utile al bello, e le esigenze della carità a quelle dell'arte. Tale era il desiderio dell'autorità ecclesiastica; urgeva di provvedere ai bisogni spirituali di una popolazione che oltrepassa le 15000 anime; a D. Bosco stava troppo a cuore che l'anno del giubileo sacerdotale di Leone XIII fosse segnato con questo avvenimento, desiderando offrire al Sommo Pontefice l'opera ultimata, allo scopo da Lui stesso prefisso. Vi era anche una ragione d' ordine materiale, il bisogno di respirare alquanto dopo tanto faticoso lavoro e sollevarci per qualche istante dall'enorme spesa che grava sulle nostre povere fortune: tanto più che colpiti e non poco dalle presenti pubbliche sventure, dalla perdita di considerevoli e sperati sussidii, siamo costretti a far fronte agli ognor crescenti bisogni delle missioni già fondate e di quelle che a Dio piacendo si fonderanno in quest'anno, essendo incessanti le calorose, insistenti domande di missionarii che pervengono a D. Bosco da ogni parte.

Tuttavia non mancherà no il coraggio, perchè non può mancare, ne siamo certi, la carità. Leviamo gli occhi al cielo. Quel regno eterno è destinato per coloro qui scripti sunt in libro vitae Agni. Che sono descritti nel libro della vita dell'Agnello (Apoc. XXI). E quale sarà questo libro se

non il Cuore Sacratissimo di Gesù? Chi prepara a Lui un santuario sovra la terra, potrà dubitare che il suo Salvatore non gli prepari l'abitazione nei tabernacoli celesti? Chi lo ama, soccorrendo Lui stesso nella persona dei suoi poveri giovanetti, non sarà riamato, mentre questo amore divino ebbe principio da tutta l'eternità? Chi fa sacrificii per Lui, potrà dubitare che eziandio materialmente il buon Gesù si lasci vincere in generosità? Proseguiamo adunque nel santo proposito di onorare colle opere e coll'elemosina questo cuore divino, ricordandoci delle promesse da Esso fatte a suoi divoti, parlando alla B. Margherita Alacoque. Gesù disse : « Ecco le benedizioni che concederò ai divoti del mio Cuore

1° Essi otterranno ogni grazia per adempiere i doveri del proprio stato.

2° Darò la pace e l'unione alle famiglie.

3° Sarò la loro consolazione in tutte le afflizioni e otterranno ciò che non avevano potuto ottenere in addietro con reiterate perseveranti cure.

4° Sarò il loro rifugio in vita e in morte.

5° Benedirò ogni loro intrapresa.

6° I peccatori troveranno nel mio Cuore una misericordia infinita.

7° Le anime tiepide diverranno fervorose.

8° Otterranno vittoria delle più furiose passioni.

9° Le anime ferventi arriveranno alla maggior perfezione.

10° Benedirò le case ove la mia imagine sarà esposta e venerata.

11° I sacerdoti avranno l'arte e la grazia di commuovere i cuori più duri.

12° I nomi di coloro che cercano di spargere questa divozione saranno scritti nel mio Cuore e non ne verranno cancellati mai.

Le solenni feste per l'apertura della Chiesa incominceranno il 14 maggio e continueranno fino al 19, giorno dell'Ascensione. D. Bosco vi interverrà coi giovanetti cantori dell'Oratorio di S. Francesco di Sales. II 20 si canterà una messa funebre in suffragio delle anime di tutti coloro che presero parte a questa costruzione e che furono chiamati da Dio all'eternità.

IL GIARDINO DEGLI ELETTI OSSIA

IL SACRO CUORE DI GESÙ.

Sarebbe mancato qualche cosa alle feste della sopra annunziata Consacrazione, se non avessimo procurato che in questa solenne circostanza uscisse per la stampa un libro, che trattasse del Sacro Cuore di Gesù. Questo libro non è mancato. Esso uscì in questì giorni dalla tipografia Salesiana di Torino sotto il titolo di « Giardino degli Eletti ». È scritto da un Sacerdote di D. Bosco, noto già per altre consimili operette, fra le quali la vita di Santa Teresa, col titolo « La Rosa del Carmelo », la quale riscosse altissimi applausi.

Il libro comprende ben 300 pagine; ed è diviso in 30 capitoli, ciascuno dei quali può servire altresì di utile lettura per ogni giorno del mese di giugno, consacrato al Divin Cuore.

Con fatti scelti dal santo Vangelo e bellamente esposti, con parole spiranti profumo di pietà e di misericordia, uscite dalla bocca del divin Salvatore, colla considerazione delle principali instituzioni da Lui fatte a vantaggio delle anime, quali ad esempio la Confessione, e la SS. Eucaristia, la Chiesa e il Papato, l'autore ti persuade efficacemente della bontà del Cuore di Gesù, te ne ispira la più grando fiducia, te ne infonde la più soave divozione, e nel tempo stesso t'impartisce una soda istruzione intorno alle più importanti verità di nostra santa Religione. Egli passa di poi a dire della origine e del progresso della divozione al Sacro Cuore, del suo scopo, dei mezzi onde praticarla, e delle grazie che se ne ottengono; e pon fine all'operetta con alcune preghiere da recitarsi ogni giorno, specialmente nel mese di giugno e nella festa del Cuore di Gesù, come onorevole Ammenda.

Noi pertanto raccomandiamo caldamente la lettura e la diffusione di questo libretto ai nostri Cooperatori e alle nostre Cooperatrici, ed assicuriamo che in tal modo essi procureranno veramente la maggior gloria del Cuor di Gesù, e faranno opera utilissima a se stessi ed al loro prossimo. Sarebbe ottima cosa che esso fosse adottato come libro di lettura nel mese del Sacro Cuore, e lo giudichiamo molto acconcio allo scopo.

Si vende nelle librerie Salesiane di S. Francesco di Sales e di S. Giovanni Evangelista in Torino, di S. Gaetano in San Pier d'Arena, e del Sacro Cuore di Gesù in Roma, al prezzo di Cent. 50 la copia, di L. 5 per ogni undici copie, e di L. 40 per ogni cento. Stampato in carta fina L. 1; legato L. 2.

Proposta ai divoti del Sacro Cuore.

La Chiesa del Sacro Cuore si può dire finita, ma non si è ancora finito di pagare tutte le spese, fatte specialmente in questi ultimi mesi, le quali furono davvero molte ed ingenti. Or queste spese gravitano tutte sulle spalle, o meglio sul capo e sul cuore di D. Bosco, al quale il' Santo Padre Leone XIII, affidando la costruzione di detta Chiesa, gli partecipava in pari tempo tutte le pene e le sollecitudini, che vi dovevano andare unite. I Cooperatori e le Cooperatrici, che finora non mancarono mai di condividere con D. Bosco le dette premure, e colle loro limosine lo aiutarono a condurre a termine il sacro edifizio, certamente non gli verranno meno nel mettergli la corona, col somministrargli ancora il mezzo di soddisfare alle spese suddette.

Per la qual cosa mentre essi dalla propria carità e benevolenza s'inspireranno a porgere la mano a D. Bosco nell'attuale bisogno in quel miglior modo, che loro sarà possibile, noi facciamo qui una proposta, la quale per una parte servirà a promuovere l'onore e la gloria del divin Cuore, e per altro lato procurerà altresì qualche mezzo materiale per la soluzione degli ultimi debiti. La proposta è la seguente.

Ciascun Cooperatore e ciascuna Cooperatrice si assuma l' impegno di spargere almeno 2 copie del libretto del Sacro Cuore sopra annunziato, mandandocene il prezzo pel fine accennato.

E qual mai dei Cooperatori e delle Cooperatrici troverà difficile smerciare tra i suoi conoscenti ed amici 2 copie di un'operetta, che non costa che 50 centesimi? Chi di loro non troverà sufficienti parole di esortazione e di consiglio, per indurre una o più persone a procacciarsi un libretto, che può recare in una famiglia un grandissimo bene , e a celebrare ogni anno il mese di giugno con grande vantaggio delle anime?

Gli stessi fanciulli e le fanciullette di pochi anni sono capaci a spargere tra il popolo due libretti per sì poco costo. Si parli loro un tantino dell'amore, che loro porta il Cuor di Gesù; si descriva la tenerezza che mostrava in sua vita mortale verso i piccolini; e poi per meritarsi le sue divine carezze si dia loro l'incarico di farlo meglio conoscere ed amare col diffondere questo libretto, e la cosa riuscirà egregiamente.

La proposta parendoci di così facile esecuzione, noi punto non dubitiamo che i nostri Cooperatori e le nostre Cooperatrici l' accoglieranno di buon grado. Quindi diamo ordine che si stampino molte migliaia di copie del prefato libretto, pieni di fiducia che essi ci aiuteranno a diffonderle per tutta l' Italia.

Mettiamoci dunque all'opera. Appena ricevuto il Bollettino, i Cooperatori e le Cooperatrici abbiano la bontà di fare dimanda di quel numero di copie che desiderano di spargere, inviandone il prezzo per vaglia postale o per lettera raccomandata ad una delle librerie sopra indicate.

Modo da tenere per risparmio di spesa.

Per meglio facilitare e le richieste e le spedizioni, sarà bene che più Cooperatori e Cooperatrici di un medesimo luogo si concertino insieme, ed invece di fare domande individuali e di spedire ciascuno la sua piccola somma, vi sia uno od una, che raccolga le offerte di più, e poscia ci spedisca la somma collettiva, secondo il numero di copie che abbisognano. Noi spediremo il pacco a chi ci diede la commissione, ed egli ricevutolo distribuirà poscia i libretti a ciascuno dei committenti. In questo modo si risparmiano disturbi e spese di posta.

Tuttavia chi vuole fare di per sé, scriva pure; e noi ci daremo premura dì soddisfarlo anche individualmente.

Avvertiamo che chi manda L. 5, che è il prezzo di copie 10, ne avrà una gratis.

Pel buon esito di questo affare noi ci raccomandiamo soprattutto ai signori parrochi, ai benemeriti Decurioni, a tutti i divoti del Sacro Cuore di Gesù, e in modo particolare ai Direttori, ai Zelatori e alle Zelatrici dell'Apostolato della preghiera, e a quanti sono Associati alla Guardia d'Onore del Sacro Cuor di Gesù.

Vantaggi della riferita proposta.

Gli esecutori dell'accennata proposta avranno la soddisfazione di cooperare, tra gli altri, ai seguenti vantaggi:

1° Glorificheranno il Cuor di Gesù, col farlo conoscere ed amare da quelli che leggeranno od udiranno a leggere un libro, che ne dimostra la divina bontà e insegna il modo di onorarlo.

2° Gioveranno alla cristiana pietà, e alla eterna salute del prossimo, poiché la diffusione dell' accennato libretto servirà potentemente a mantenere o ad introdurre nelle famiglie e nelle popolazioni la divozione verso il Sacro Cuor di Gesù, la quale è efficacissima a santificare le anime, a conservarle nella grazia di Dio, e a farle progredire nelle più belle virtù.

3° Faranno ancora un gran bene a se stessi, meritandosi la compiacenza del divin Cuore, e la sua protezione in vita ed in morte. La Beata Margherita Alacoque, la prediletta discepola del Cuor di Gesù, rimirava tra le anime predestinate al Paradiso un buon libraio di Lione, che si era sobbarcato alla diffusione di un libretto sul divin Cuore, e scriveva queste memorande parole : - Con ciò egli si è meritato un posto in quell'adorabile Cuore, il quale sarà suo rifugio nell'ora della morte, e per fermo egli non ha mai fatta cosa, che possa essergli meglio pagata.

Essendo così, ognuno vede che potrà a sua volta attendersi specialissime grazie dal Cuor di Gesù, spargendo un libro, che riesce pure a suo onore e gloria. Senza dubbio il divin Salvatore saprà ricompensare tutti coloro, che avranno fatto qual, che spesa per farlo meglio conoscere ed amare nel mondo, e ne darà loro ampia mercede non solamente nella futura, ma ancora nella vita presente.

NOVENA DI MARIA AUSILIATRICE.

La novena incomincerà il giorno 15 maggio.

In ciascun giorno lungo il mattino sino alle ore 11 vi sarà celebrazione di Messe e alla sera le funzioni incominceranno alle ore 7.

Nei dì festivi, l' ordine delle funzioni cangia come segue: Al mattino alle ore 7 Messa e comunione generale; alle ore 10 1/2 Messa solenne; alla sera verso le 3 1/2 Vespri, predica e benedizione col SS. Sacramento.

Tutte le pratiche religiose, compresa la Messa delle ore 7, le comunioni e le preghiere dei tre giorni festivi, che occorrono durante la novena, sono offerte a Dio secondo la pia intenzione dei Benefattori e delle Benefattrici delle Missioni, delle Opere e Case salesiane e specialmente della nuova chiesa ed ospizio del Sacro Cuore di Gesù in Roma.

Il giorno e l'ora della Conferenza si farà conoscere ai signori Cooperatori e alle signore Cooperatrici di Torino con un'apposita circolare.

MARTEDì 24.

Solennità di Maria SS. Aiuto dei Cristiani.

MATTINO.

Alle ore 7 Messa e comunione generale.

»   10 Messa solenne.

SERA.

Alle ore 6 Vespri solenni, panegirico, Tantum ergo e benedizione col SS. Sacramento.

MERCOLEDÌ 25.

Alle ore 7 e mezzo Messa, comunione ed altre pratiche di pietà in suffragio delle anime dei defunti Cooperatori salesiani, e dei defunti confratelli dell'Arciconfraternita di Maria Ausiliatrice.

NB. - Chi desidera farsi ascrivere nell'Arciconfraternita di Maria Ausiliatrice, troverà persona appositamente incaricata nella sacrestia della chiesa.

Indulgenza plenaria

A chi confessato e comunicato visiterà la chiesa di Maria Ausiliatrice in Torino in un giorno dell'anno ad arbitrio e nel giorno della festa.

AVVISO.

I Signori Direttori e Decurioni sono caldamente pregati a voler tenere la conferenza ai cooperatori in quel giorno, prima o dopo la festa, che stimeranno più opportuno seguendo le norme suggerite dal Regolamento.

GRAZIA DI MARIA AUSILIATRICE.

MOLTO. REVERENDO SIGNOR DIRETTORE DEL Bollettino Salesiano,

Col più grande piacere che m' abbia provato mai, le descrivo qui appresso due grazie ottenute per intercessione della gloriosa Vergine Maria Aiuto dei cristiani, con preghiera di volerle pubblicare sul Bollettino Salesiano, alla maggior gloria di Dio e ad onore di Maria Ausiliatrice.

Due anni fa, una mia nipotina di appena diciotto mesi incirca, veniva colta da certa indisposizione che, per non essere di natura grave, così dai medici, come dagli stessi parenti della bambina, fu al tutto trascurata. In capo a sei mesi i genitori della Marietta, così si chiama la bimba, cominciarono a temere gravi conseguenze della loro trascuratezza e quale sia stato il loro stupore quando ebbero a constatar la sordità della bimba, è facile immaginarlo.

In seguito, furono tentate tutte le prove dall' esperienza e dall' arte medica suggerite, e di prova in prova, di rimedio in rimedio, trascorsero ben 12 mesi senza che si fosse potuto ottenere il benché minimo indizio di miglioramento. Fu sottoposta la bambina alle visite di alcuni dottori specialisti per la sordità, in Torino, ma tutti furono d'accordo nel dire che il male era stato troppo trascurato, e che non si era più in tempo da poter fare una cura con qualche speranza, anzi, uno di essi aggiunse che la Marietta sarebbe rimasta sordo-muta.

La quistione era umanamente sciolta, ed i poveri parenti si disponevano a ritornare più desolati che rassegnati.

Non così però la voleva finita Colei che dai buoni vien chiamata col nome di Madre, invocata dagli appassionati parenti, i quali tutto rimisero nella potente sua intercessione. Essa non solo gradì quell'atto di fiducia, ma tosto lo volle premiato sì, che la Marietta, due giorni prima dichiarata sordo-muta, cominciò sentire ed a proferire qualche sillaba più chiaramente di prima. Ciò fu il 24 agosto e avendo passato la giornata colla nipotina, ho potuto accertarmi che sente benissimo, e pronunzia già le parole molto chiaramente. Speriamo quindi che presto la Marietta potrà essa stessa ringraziare la sua Salvatrice.

Mia moglie poi, da parecchi mesi era travagliata da continuo malessere e ridotta all' impossibilità di sbrigare le benché lievi faccende domestiche , ma , tornate inutili tutte le prove fatte, stanca di sottostare a quell' incomodo, il 7 luglio p. p., con fiducia più facile a credersi che non a descriversi, fece ricorso a Maria SS. Ausiliatrice esponendole colla più schietta confidenza il bisogno che aveva di ricuperare la salute, onde poter attendere alle sue occupazioni.

Erano le 10 ant. quando fece la sua preghiera a piedi di Maria SS. Alle 11 del mattino stesso era di ritorno sana e salva, come lo fu in seguito ed è ancora attualmente, essendo quel malore istantaneamente scomparso.

Viva Maria Ausiliatrice !

Del favore che credo vorrà farmi, le anticipo vivi ringraziamenti, mentre coi sensi della più perfetta stima mi dico e sono

Della S. V. M. R.

Torino, 8 settembre 1886.

Umil.mo servitore in G. C. SERRA GIUSEPPE.

CASA DI BORDIGHERA TORRIONE.

REV. SIG. DIRETTORE,

Le scrivo le particolarità accadute in questa casa nel terribile terremoto del 23 febbraio per testificare la nostra riconoscenza a Maria SS. Ausiliatrice, che ci salvò in quei dolorosi frangenti. Era suonata l'Ave María. Io era in chiesa preparando l'occorrente per la funzione delle ceneri quando a un tratto odo un cupo rombo e vedo barcollare i pilastroni con tutto l' edifizio. Quasi istintivamente mi strinsi al tabernacolo e mandai il grido : Gesù mio misericordia; Maria SS. Ausiliatrice aiutateci. Intanto succedeva la seconda scossa ed allora sforzata la porta laterale che era ancor chiusa, mi slanciai fuori. Un'altra persona, la sola che si trovasse a quell'ora in chiesa, fuggita prima, stava in lontananza osservando se il campanile cadesse, poiché vi fu un istante che pareva si piegasse come un albero per il soffio della bufera. Infatti il moto vorticoso di questo cataclisma avealo tagliato a metà, girando la parte superiore in modo da spostarne gli angoli. In casa era una scena straziante udir le povere Suore spingere le ragazze ancor mezzo addormentate, perchè uscissero in fretta dalle stanze e scendessero le scale a precipizio, mentre queste minacciavano di crollare. Erano appena fuori della camerata che vicino all'uscio cadde un grosso armadio in modo da impedire il passaggio. Se cadeva un minuto prima, nessuno può immaginarsi il terrore che avrebbe invaso quelle poverine nel vedersi chiusa ogni via allo scampo. A stento si potevano reggere in piedi. Le mura dondolavano in modo da scrostarsi e tutti gli oggetti di vetro che si trovavano sui tavolini andarono a pezzi cadendo, come pure molti vasi preziosi destinati per la lotteria. Intanto un vocio confuso da ogni parte e grida di spavento e gemiti che facevano raccapriccio. L'invocazione a Maria SS. Ausiliatrice era più volte ripetuta. Alla prima scossa nessuno in casa erasi ancora alzato, quindi nessuno avrebbe avuto tempo a fuggire, se la . Madonna non stendeva la sua mano a proteggerci, e malgrado che una vera tempesta di calcinacci, pietre, mattoni, tegole cadesse da ogni parte, di tante persone ricoverate in questa casa neppur una ebbe tocco un capello.

La casa dirimpetto alla nostra, ora trovasi colle sole mura in piedi tutta sfasciata, essendo precipitate le volte degli appartamenti. Tutte le altre del Torrione hanno sofferto danni gravissimi. Aprosio Francesco rimase sepolto e morto sotto le macerie col figlio Antonio.

Corsi subito sul luogo e con me venne eziandio il direttore D. Porta e messomi in ascolto chiamai più volte Antonio, e quindi davagli l'assoluzione ad alta voce, parendomi-di udire qualche gemito soffocato. Giunti i reali carabinieri , con ordine di tener lontana ogni persona, perché un muro minacciava di cadere, ci ritirammo.

Intanto richiesti dalla popolazione abbiamo subito fatta una processione di penitenza sino alla Madonna della Mercede presso Borghetto, alla quale intervenne molta gente. Colà io rivolsi al popolo poche parole di conforto, celebrai la S. Messa e in bell'ordine ritornammo al Torrione.

Abbiamo celebrato per cinque giorni all'aria aperta. Le Suore passarono diverse notti pigiate in una baracca in gran disagio, essendosi levato un vento freddo con pioggia. Noi Salesiani pernottiamo in un'altra baracca improvvisata come la prima dal nostro falegname.

Furono giorni di pena indicibile. Il timore , l'affanno che accadessero nuove disgrazie per le scosse replicate, la confusione per ritirare in luogo sicuro la roba, il continuo sgomento delle persone accampate nel cortile, tutto insieme abbatteva tanto lo spirito che è una grazia della Madonna se non abbiamo perduto il senno. Come è grazia anzi miracolo di Maria Ausiliatrice se siamo ancor tutti vivi. Lo stesso capo mastro stupì nel vedere come non siano cadute certe parti della casa che ora bisognerà demolire con molta cautela per rialzarle e rinforzarle. Un muro maestro minaccia di crollare se non si mettono in opera il più presto possibile un venti chiavi di ferro. Lo scalone interno si dovette puntellarlo altrimenti sarebbe precipitato. I muri divisorii in parte sono da riparare e in parte da ricostrurre. In varie camere le volte spaccate stanno ancor sospese come per un filo. L'ultimo piano si dovrà rifare, perche inabitabile. Lunghi saranno questi lavori e porteranno grandi spese, ma la Provvidenza non mancherà. Questa povera casa dopo tanti combattimenti speriamo che esca alfine vittoriosa di tutto e che possa cantare un solenne alleluja. Maria SS. Ausiliatrice che ci ha salvati compirà l'opera sua.

Torrione, 24 Febbraio 1887.

Sac. FRANCESCO DALMAZZO.

DALLA PATAGONIA.

Roca, Rio Negro, 17 gennaio 1887 REVERENDISSIMO SIG. D. Bosco E CARISSIMO PADRE IN G. C.,

Termino di questi giorni la lunga missione data alla tribù di Shayueque, composta di 1700 persone.

Siamo stati due mesi in un povero rancho, costrutto con pali intonacati di fango e coperto di frasche secche con una cappa di terra sopra. Siamo però stati bene pensando ai toldos assai più meschini dei poveri Indii ed alla capanna più meschina ancora di Betlemme, dove abitò la famiglia più grande del cielo e della terra. Eravamo mantenuti colla stessa razione che il Governo passa agli Indii. Io però viveva della mensa del comandante Lucian , che avevo conosciuto a bordo del Pomona, nel mio primo viaggio a Patagones. Da buon soldato si conformava come tutti gli altri alla vita del deserto, mangiando carne e riso, e riso e carne ; e sedendo parimente come tutti gli altri sui tronchi di alberi o cassette, e monture di cavallo.

Noi però eravamo ricompensati ad usura dai nostri buoni catecumeni, i quali venivano famelici della parola di Dio e sitibondi di religiosa istruzione. Ogni giorno davano 4, 5 e persino 6 istruzioni in diversi punti o gruppi della tribù.

Si battezzarono prima tutti i fanciulli e si cresimarono nel giusto timore che saranno dispersi un giorno o l'altro. Quindi si battezzarono tutti i giovanetti e le giovanette da 10 ai 20 anni. In ultimo i padri e le madri di famiglia, i quali nella maggior parte celebrarono pure o meglio ratificarono il loro matrimonio, già contratto legittimamente et secundum legem naturae.

Tra questi era notato il figlio del Cacico Yancuche, il quale vedendo tutta la sua gente già cristiana, e cristianamente unita in santo matrimonio, vinse se stesso e, rinunciando alla poligamia, ricevette per mie mani il battesimo.

Lo stesso accadde del figlio primogenito del Cacico Shayueque e di altri caporioni, i quali dopo molto dire si arresero alle nostre persuasioni.

Shayueque fece istruire e battezzare tutta la sua numerosa famiglia. Egli però non si sentì il coraggio di imitare suo figlio. Veniva spesso all'istruzione e prendeva interesse per conoscere le verità della nostra santa Religione: veniva a trovarci spesso e spesso faceva colazione con noi. Il giorno nel quale gli diedi l' assalto perchè si risolvesse a ricevere il s. Battesimo, non pose resistenza; ma quando io misi per condizione assoluta la monogamia, abbassò la fronte prendendosi tempo per risolvere.

Forse vi sarei riuscito , se un incidente non disturbava il nostro e suo divisamento. Questo incidente , che per fortuna accadde al termine della missione, fu un ordine del Governo di togliere ottanta famiglie dalla tribù e farle marciare un cammino di due mesi verso Mendozza ad impiantare una colonia. Ciò pose un allarme e spavento in tutti questi poveri Indii.

Lavorammo tre giorni per pacificarli e persuaderli che il Governo con quel decreto non li voleva incatenare, ma piuttosto li voleva liberare dal giogo militare e farli partecipi del diritto comune nella nuova colonia : e che sapendoli tutti cristiani, era suo obbligo ed intenzione di proteggerli come qualunque altro cittadino. Si acquetàrono e potemmo ultimare la nostra missione istruendo e battezzandone ancora un duecento.

Shayueque però afflitto , perchè gli venivano tolti tanti sudditi, non volle risolversi a ricevere il santo Battesimo, dicendo che lo farà in altra occasione, nella quale fosse più calmo.

Altri capi vennero, ma non essendo disposti a lasciare per ora la poligamia, dovemmo lasciarli noi pure nella selvaggia infedeltà, non senza raccomandarli all' infinita bontà e misericordia del Signore. Speriamo che il seme della parola divina, che nascondemmo nei loro rozzi cuori, nascerà un giorno e li renderà ancor essi figli di Dio, della Chiesa ed eredi del paradiso.

Le famiglie che dovettero partire, si attendarono alla sponda sinistra del Rio Negro per alcuni giorni : e siccomo molti erano ancora infedeli, per tre giorni passammo il fiume ad istruirli, sotto l'ombra balsamica dei salici piangenti, che, coi loro rami bagnati dalle limpide acque, ci difendevano dai cocenti raggi del sole. Quivi battezzammo in due volte circa 70 adulti ed alcuni fanciulli. Ricevettero la s. Cresima e 20 padri di famiglia si santificarono col matrimonio cristiano. Nell' atto della funzione ricordai le sponde del

Giordano ed il Santo precursore del Salvatore del mondo. Ille in aqua tantum, nos autem in aqua et Spiritu sancto, il quale ha supplito abbondantemente la nostra insufficienza.

Circa 900 adunque furono i battezzati e cresimati, i quali uniti ai 400 fanciulli dell'anno passato , sommano a 1300. Tanti sono i neofiti della tribù di Shayueque, che vestirono l'anima loro della veste nuziale del s. Battesimo. Insieme colle verità della fede loro abbiamo insegnato a recitare le orazioni ed il s. Rosario col Deus in adiutorium e Gloria Patri in latino; i misteri in indio e Pater, Ave in Castigliano. Ed era per noi una vera consolazione e santa soddisfazione l' udire un gruppo numeroso di fanciulli e fanciulle principiare e terminare da sè la recita della santa Corona. Ah ! che la Vergine Santissima protegga e difenda questa nuova porzione del gregge di Gesù Cristo!

D. Milanesio parla l'indio come un Indiano. Io nei discorsi d'importanza loro parlava per mezzo, dell'interprete, e nei catechismi col libro tradotto nella loro lingua e mi intendevano benissimo.

Come ricordo della missione piantammo due croci in mezzo ai loro toldi, benedicendo un luogo particolare perché servisse come di cimitero cristiano. L'ultimo addio terminò colla recita di un Pater, Ave e Gloria per il S. Padre ; e per Don Bosco un viva ad multos annos.

Il giorno 9 di gennaio verso sera gettammo a nuoto i nostri cavalli e poi passammo all' altra sponda del fiume sopra una barchetta guidata da due soldati. Come erasi fatto notte, alzammo la tenda, che ci ha regalata la signora Nicolini, e dopo aver cenato al chiaror di bianca luna, andammo a dormire ; io nella tenda, D. Milanesio in una conca lasciata secca dal fiume , D. Panaro e Zanchetta dietro un cespuglio; e gli arrieri vegliando e guardando i cavalli che pascolavano. ,

Al mattino, svegliatici un poco tardi, partimmo, per evitare la sferza del sole, io e D. Milanesio soli, e dopo un galoppo di 6 leghe arrivammo presso l'estancia di un ricco signore alto locato nel Ministero di Buenos Aires. Quivi ci trovammo in una vera oasi in mezzo al deserto. Bella casa,: buon letto, buona cucina, ed un cuore più buono. ancora. Ci fermammo una settimana per riposare e ristorarci un poco, come anche per istruire e battezzare 22 Indii, che lavoravano quivi in qualità di manuali.

Il giorno 6 giungemmo dopo altre 6 leghe di, cammino, che io potei fare in vettura di campagna a 6 cavalli, al nuovo Pueblo di Roca. Appena giunsi venne il comandante Quiros a farmi visita e ad offrirsi por tutto quello che fosse necessario per la nostra Missione.

Il generale Winter mandò telegrammi alle autorità militari e civili perché ci usassero le at tenzioni dovute, e grazie a queste raccomanda ' zioni, fummo trattati benissimo : alloggiati in un edificio nuovo che serve di collegio e serviti da due soldati, con la razione, io da generale, Don Milanesio e D. Panaro da ufficiale, Zanchetta da caporale e i due peoni da semplici soldati.

Roca è una colonia e paese incipiente in bella pianura, bagnato dal Rio Negro, a 120 leghe da Patagones, sede della guarnigione di questo immenso territorio e soggiorno di mille abitanti, che fino ad ora vivono a spese del Governo. Essendo, però un luogo dove Eolo tiene le caverne dei suoi furiosissimi venti, e dove la polvere oscura: il cielo quando soffiano, e lo fanno troppo spesso, temo della sua durata in avvenire.

Al suono di cornetta i ragazzi e le ragazze vengono al Catechismo mattino e sera ; gli adulti sull'imbrunire per la recita del ss. Rosario e per udire il sermone.

Dopo questa missione contìnueremo il cammino verso le Cordigliere per altre 130 leghe, visitando la colonia di Malbarco. Se il passo de Los Andes sarà aperto per cagione delle nevi , che sogliono alle volte anticipare il loro arrivo , valicheremo quelle immense montagne e ci porteremo al Chilì , dove è inteso che fonderemo la nostra prima casa salesiana e di dove le scriverò a Dio piacendo.

Le notizie di Patagones , S. Cruz, Terra del Fuoco, Buenos Aires , S. Nicolas e Montevideo penso che le avrà dai rispettivi direttori, i quali fanno tutti bene la parte loro e zelano la gloria di Dio e l'onore della Congregazione.

Tutti però confidiamo illimitatamente nella benedizione ed orazioni della Paternità vostra, che ricordiamo ore et corde ogni giorno , ogni ora, ogni momento.

Benedica gli erranti pel deserto della Patagonia.

In G. C. af .mo figlio

+ GIOVANNI Vescovo di Magido.

GLI ULTIMI MOMENTI DI C. PASSAGLIA,

Il Corriere di Torino pubblica una lettera commoventissima , che l' egregio curato di. S. Carlo, Fr. Francesco Faccio dei Servi di Maria, il 14 di marzo scrisse ad un Padre della Compagnia di Gesù sugli ultimi momenti del sacerdote prof. Carlo Passaglia. Dopo di aver accennato la ritrattazione che fin dal 1882 il Passaglia facea deporre nelle mani del Santo Padre Leone XIII, e riferita la nuova ritrattazione che confermava la prima, e già pubblicata nell' Unità Cattolica, il Curato di S. Carlo prosegue

« Dopo tale promessa , ne ascoltai la confessione, ed ebbi a persuadermi che non aveva aspettato a prepararvisi in quell'angustia di tempo (Noto di passaggio che durante la malattia, chiese di riconciliarsi altre quattro volte). Finita la confessione, trovandosi l'infermo molto stanco, mi espose il desiderio di differire la santa Comunione ad ora tarda , cioè verso il mezzodì. Non ebbi difficoltà ad accondiscendere, avuto riguardo alla ragione che addusse, cioè che la stanchezza che provava gli impediva di prepararsi come desiderava a ricevere Gesù in Sacramento. Mi ritirai nella stanza vicina, ove, oltre a V. R.. trovai il signor cavaliere Rignon, grande amico del Passaglia, il quale col giovane signor Martinassi, in tutto il periodo della malattia , diede all' infermo segno di un' amicizia superiore ad ogni prova. Prima delle ore 10 antimeridiane, mentre eravamo presso l'infermo , arrivava Sua Em. Reverendissima il Cardinale Alimonda, nostro amatissimo Arcivescovo , che subito entrò nella camera dell'ammalato. Tale vista produsse tanta emozione nell'infermo, che non poté trattenersi dal fare in presenza di Sua Eminenza la più ampia dichiarazione della propria ortodossia e della formale sua sottomissione e obbedienza al Papa, riferendosi alle dichiarazioni precedenti con voce così alta e chiara, che s'intese benissimo il colloquio avuto col Cardinale da tutti coloro che si trovavano nelle camere vicine.

» Subito dopo il Cardinale, si accostò all'infermo il medico curante, il quale, avendolo trovato alquanto stanco, consigliò a differire la Santa Comunione sino alle due dopo mezzodì. All' una pertanto io mi trovai presso il mio povero infermo, il quale volle nuovamente riconciliarsi, e quindi prese colle mani giunte a recitare preghiere di preparazione, che esprimevano slanci di fede in Dio, di speranza nella Divina Misericordia pei meriti di Gesù Cristo, e di contrizione de' suoi peccati; invocazioni all' intercessione di; Maria SS. Addolorata, espresse con eloquio scritturale così tenero e pieno di tale unzione, che ne rimasi intenerito alle lagrime.

» Debbo notare che fin dal principio della malattia sempre tenne appesa al collo la Corona del Santo Rosario , e varie volte notai che mentre si credeva che fosse assopito o dormisse, pregava tenendo in mano sotto le coperte i grani della Corona.

» In tempo della Santa Comunione io mi trovai al letto dell'infermo, avendo disposto che il Santo Viatico fosse recato da uno dei vice-curati, D. Pasquale Matteo, e ciò per non allontanarmi dall'infermo in quell' atto solennissimo. Detto che ebbe il sacerdote il Misereatur, io presentai al Passaglia la sacra stola perchè se la mettesse al collo per ricevere il Sacramento; la vista di quella divisa sacerdotale, alla quale, forse, non aveva pensato, lo commosse ancora di più, e prendendola con mano tremante e gli occhi pieni di lagrime: - Sono ancor degno, mi disse, sono ancor degno di indossare anche per l'ultima volta questa divisa? - Il mio cuore si strinse e non mi fu possibile in quel momento una parola. Ripeté col sacerdote ad alta voce il Domine non sum dignus e ricevette con aria la più divota e compunta la Sacra Particola. Dopo la Comunione, rimasi nella camera solo, ad eccezione della Suora assistente, e notai che stette raccolto molto tempo colle mani giunte invocando a quando a quando a voce intelligibile la divina misericordia e la protezione di Maria SS. Una buona ora stette in preghiera, interrompendo la medesìma solo quando la Suora gli presentava le pozioni ordinate. Mi licenziai alle ore undici di notte, promettendo di rivederlo verso le quattro del mattino, e nel porgermi la mano mi disse che lasciava a me la cura di avvisarlo per disporsi all'Estrema Unzione.

Nel giovedì susseguente, venuto il medico a notte innoltrata, lo trovò più aggravato del mattino, per cui io, temendo non lontana la catastrofe, lo pregai di disporsi a ricevere l'Estrema Unzione. Si mostrò disposto e rassegnato alla morte, e volle nuovamente riconciliarsi prima di ricevere il Sacramento. Incominciato il sacro rito alla presenza della Suora, del signor cav. Rignon e del signor Martinassi, egli stesso recitò il Confiteor e mi richiese di pronunziare le relative preghiere a voce più alta, perchè quelle preghiere gli erano di grande conforto. Ad ogni unzione rispose egli stesso il solito Amen.

» Nella notte del giovedì verso il venerdì fu molto agitato. Lo lasciai verso la mezzanotte ; ma alle tre del mattino, temendo che il decesso non potesse protrarsi fin dopo l' alba, mi recai al letto dell'infermo, il quale, con mia sorpresa, mi parve più sollevato della sera precedente. I medici infatti constatarono un miglioramento; ma rilevarono che nella notte la malattia aveva preso il carattere di una eruzione cutanea , la quale poteva essere principio di guarigione. L'eruzione, prima violenta, nel cuor della notte seguente retrocesse, e produsse un aggravamento estremo nel povero infermo , specialmente verso giorno. L'accorta Suora che vegliava attorno all'infermo si avvide del pericolo di morte vicina, e, fedele alle raccomandazioni avute la sera precedente , mi fece avvisare di premura.

» Appena entrato nella camera, l'infermo diede segno di aver conosciuta la mia voce, e, al mio invito di rinnovare il dolore de' suoi peccati, accettando con rassegnazione la morte in espiazione dei medesimi, rispose col capo affermativamente. Gli rinnovai l'assoluzione, e, letto il Proficiscere, gli ho impartita la benedizione papale, e mandai di premura l'avviso in parrocchia, perchè senza dilazione si desse la solita benedizione d'agonia. Cosa singolare! In quel momento finiva la Messa il reverendo Padre San Marzano , per cui, onde accelerare, tolta al medesimo la pianeta e sostituito il piviale, fu pregato lo stesso Padre di fare l'agonia. Così alle sette del mattino del sabbato, 12 marzo, il povero Passaglia cessò di vivere. Ancora nell' atto che spirava gli ho impartita l'assoluzione. »

PASSEGGIATE.

CAPO III.

Il Vezzolano e la leggenda

A modo di incidente dobbiamo dire che nei primi tempi, cioè fino all'anno 1858, la nostra passeggiata terminava per i più a Castelnuovo. Solo pochi, pochi, continuavano a fermarsi qui, o perchè infermucci, e degni di maggiori riguardi; mentre gli altri, salutato D. Bosco, confortati da un poco dì cibaria somministrata dalla carità del Prevosto, prendevano la via di Torino, dove si arrivava verso le otto della sera, con una stanchezza, che Dio vel dica ! Per lo più facevamo una sosta a Chieri, e poi in un solo fiato fino all'Oratorio. Dirà qualcuno : Che tempra d'acciaio dovevano avere quei giovinetti! Che volete, non eravamo ancora accostumati nè agli omnibus, nè ai tramwai, nè alle altre mille comodità del tempo presente, e non ci pareva nulla, quella poca fatica, anzi ci pareva la cosa più naturale del mondo.

Chi va poi a Castelnuovo e vi si ferma qualche giorno, vi deve fare due passeggiate obbligatorie, se non vuole essere considerato presso tutti o trascurato delle cose patrie, od ignorante. La prima, per chi desidera di fare anche una cura medica, è alla fontana così detta del zolfo, e la seconda è la chiesa detta del Vezzolano.

Noi che fin d'allora desideravamo di essere, o almeno di comparire, amanti delle cose buone e utili, non mancavamo di fare e l'una e l'altra.

Cominciamo adunque dalla prima, cioè dalla chiesa.

A nord di Castelnuovo , in un ameno seno di collinette si apre una valle, che porta , senza che uno se ne accorga, al santuario di Vezzolano.

La prima volta che si parlò di quel sito, noi con la nostra fantasia, ci andavamo immaginando non so che rarità. Ora non sapremmo bene ripetere ciò, che ci proponemmo davanti agli occhi ed alla mente, ma ricordiamo benissimo l'impressione , che abbiamo provato , quando il celebre edifizio ci si piantò davanti, coi suoi moltissimi secoli, quasi a dirci : Io eterno duro! Noi tutti parevamo trasecolati nel contemplare quell'immenso edifizio... ma l'abbandono in cui era allora, ancorchè noi fossimo poco men che bambini, ci mise nell'animo un non so che di indignazione e quasi di sgomento. Ma quando e da chi era stato edificato questo santuario? Perché ora si lascia in una trascuranza così biasimevole ? Già noi andavamo qua e là, senza capirne gran che di quell'immenso edifizio, che a noi non sembrava per nulla una chiesa, ma invece un qualche castello disabitato. Tanto più che allora non era ancora stato abbellito e ristaurato, come quando per la pietà dei fedeli, con il concorso del Governo, fu richiamato a nuova vita, e dichiarato monumento nazionale, giudicato meritevole di essere conservato. Ma mentre noi pensavamo a chi sa quali cose, senza venire a capo di nulla, D. Bosco ci chiamò a sè , sovra un po' di piazzetta , che sta davanti la chiesa, e poi per soddisfare il desiderio universale , prese a parlare presso a poco così: « Molti di voi saranno curiosi di sapere l'origine di questo Santuario , ed io sono ben contento di potervi appagare. Quando io era della vostra età, e veniva a visitare queste sacre reliquie, so che aveva il vostro medesimo desiderio, e non ho potuto trovare chi me lo soddisfacesse. Poche erano anche a quei giorni le memorie conosciute, ora invece per opera di varii uomini, amanti delle notizie della storia patria antica, furono ricercate con infinito studio e man mano pubblicate. Ecco in breve quanto si dice di questo antichissimo monumento ». Quando ci vide tutti raccolti d'attorno a lui ed intenti ad ascoltarlo , ci fece sedere sull'erba e poi riprese a parlare presso a poco in questo modo : « Si dice che il Vezzolano, quasi vexatio , si debba attribuire a quel Carlo Magno, che visse tra il settecento e l'ottocento dell'éra volgare. Egli, come ricorderete, venne più volte in Italia , per liberare or questo ed ora quel Pontefice, maltrattato dai re Longobardi. Ora la leggenda , e non la storia vera, dice appunto che questo grande imperatore in uno di tali viaggi, forse essendosi spinto troppo avanti ad inseguire i nemici, siasi smarrito fra queste colline, che allora dovevano essere tutte boscaglie e selve. Dopo essere andato errante per quei siti, sfinito poi di forze, fu trovato da un pio solitario, che, non conoscendolo, lo ritirò nella sua piccola capanna, ove gli diede qualche conforto per richiamarlo ai sensi. Quando venne a sapere chi era, lo fece venire ai piedi di un'immagine della Vergine, dipinta sopra un muriccio, e promettere che, in ringraziamento del benefizio ricevuto, avrebbe fatto edificare colà un santuario al suo bel titolo. Intanto giunsero i famosi cavalieri di lui, detti paladini di Francia, che, spaventati della prolungata sua assenza, dubitavano di qualche insidia, tesa contro di lui dai nemici, che si sapevano numerosi e potenti tra quei castellani. Voi potete vedere questo racconto rappresentato nelle pittùre, che sussistono ancora, sotto ai claustri occupati ora , come vedete , da poveri coloni, che sogliono depositarvi ora grano, ora meliga ed ora paglia e fogliame. Ma questo Santuario fu argomento di studio di molti uomini, che sono desiderosi di conoscere le arti specialmente coltivate in quei tempi, che sono chiamati il Medio-Evo, cioè compresi dalla caduta dell'impero d'Occidente fino alla scoperta d'America. Tutti sono d'accordo nel dire, che il disegno di questa chiesa è di buona scuola e di stile assolutamente corretto e tutto gotico. V'è il posto per i catecumeni, cioè per coloro, che non avevano ancora ricevuto il battesimo, e che dovendo uscire di chiesa al principio del divino uffizio , occupavano la parte ultima vicino alla porta. Al di sopra voi avete veduto una specie di tribuna, che corrispondo alle moderne nostre orchestre. Ve ne ricordate, neh vero? Era quello il posto riservato per il rifugio di coloro , che , cercati dalla giustizia, o perchè avessero veramente commessi delitti, o considerati come colpevoli, per evitare la prigionia od anche la morte , riparavano al tempio. Qui essi trovavano uno scampo sicuro, e qui potevano con l'esempio della vita religiosa dei santi abitatori del convento, ed anche guadagnati dalle loro esortazioni, convertirsi e ritornare utili alla società e di gloria della misericordia di Dio. In quei tempi miserabili, in cui sovente la volontà dei principi era legge e norma della giustizia, non tutti coloro che parevano colpevoli erano tali. Molte volte l'innocente era vittima delle più nere persecuzioni , e non trovava riparo che in seno alla chiesa, od in siti consecrati a Dio, vale a dire nei conventi.

Questo Santuario è dunque anche un documento storico e parlante delle usanze di quell'età famosa. Come si vede ora è bello e si può visitare con profitto : ma è l'opera di pochi anni fa. Ora che ci siamo trattenuti insieme delle memorie antiche, e riposati, è tempo che ce ne andiamo a casa, chè ne siamo molto lontani ».

Un grazie sonoro e ripetuto da quanti eravamo seduti là sull'erbetta , mise termine al racconto di D. Bosco. Anche ora ci ricordiamo che fu immenso il diletto, che noi abbiamo provato dal racconto semplice e piano che ci fece D. Bosco, e spesso molti anni dopo fu argomento di discussioni. Non si volle però partire di là senza dare un' altra volta almeno una corsa frettolosa , per inchiodarci meglio nella memoria e la storia ed il bel tempio. Molti lavori, è vero, si stamparono per illustrare quel monumento, ma non sappiamo, se tutti otterranno nei loro lettori il magico effetto che produsse in noi l'ameno racconto di D. Bosco. Il quale ci disse più altre cose , che non potremmo ricordare qui, senza aver l'aria di essere troppo suoi ammiratori. Si discese per la via più breve a Castelnuovo, e di là, sempre con D. Bosco, si arrivò a casa stanchi, ma soddisfatti. Al Vezzolano si fa una festa sola ordinaria, ed è una gran processione che quei di Albugnano, nel cui territorio parrocchiale si trova, fanno nel giorno dell'Ascensione di Nostro Signore. In altri tempi non è visitato che come oggetto di curiosità, come appunto avevamo fatto noi.

MORTE DI UN MISSIONARIO APOSTOLICO.

Il tredici del corrente mese moriva il venerando sacerdote D. Giuseppe Persi, missionario apostolico. Dopo consecrate le primizie del sacerdozio in servizio del suo Seminario di Tortona, dedicavasi tutto alle sacre missioni, specialmente nelle parrocchie rurali delle diocesi liguri e subalpine. Così grande era il concorso dei popoli, anche lontani, alla sua predicazione, che talvolta conveniva fin togliere i banchi dalle chiese, aumentarne lo spazio occupabile, se pure non rendevasi addirittura indispensabile di predicare fuori all'aperto. Fa poi meraviglia come, non ostante le gravi malattie da lui fatte, e i continui disturbi di salute, durasse con indomita costanza in sì faticoso ministero per più di trent'anni, tanto poteva in lui l'amor di Dio e lo zelo delle anime! Ma coll'avvicinarsi della vecchiezza sentendo il bisogno se non di riposo, cui non cercò mai, almeno di un tranquillo asilo, ebbelo da quell'angelo di carità senza confini, che è D. Bosco: onde il pio missionario prendea successivamente stanza nelle Case Salesiane di Sampierdarena, di Lucca e della Spezia; finchè stremato di forze, recavasi, per riaversi alquanto, presso di un suo fratello, parroco a Torricella vicin di Broni ; ma nè la salubrità del luogo, nè le amorevoli cure del fratello valsero a conservare quella preziosa vita, che santamente finiva a sessantasei anni di età. - T. G. M. (Dall' Unità Cattolica, 18 marzo N. 65).

NECROLOGIA.

Il giorno 8 aprile si resero in Torino gli estremi onori alla Contessa Gabriella Corsi di Bosnasco nata Pelletta di Cossombrato, che lascia nel patriziato Torinese una ricordanza imperitura per le sue elette virtù e nobilissimi esempi. Le preghiere dei poveri che ha beneficato e quelle dei giovanetti dell'Oratorio di S. Francesco di Sales, dei quali potè esser detta meritamente madre, non che i suffragi delle Suore di Maria Ausiliatrice di Nizza Monferrato che la riconoscevano come loro protettrice e valido aiuto, le avranno certamente accelerato l'eterno trionfo, di cui è pegno la benedizione impartitale dal Vicario di Gesù Cristo negli ultimi giorni del viver suo.

BIBLIOGRAFIA.

È una vera fortuna pei Sacerdoti e per tutti i buoni cattolici che finalmente stiano per vedere la luce, anche nel'.a lingua nostra, le ammirabili Opere dell'illustre Autore francese

MGR. GAY, VESCOVO D'ANTHEDON,

Opere che, ben già da dodici anni, tradotte in tedesco, in inglese, in spagnuolo, recando ovunque copiosissimi frutti, rimasero finora quasi affatto sconosciute nella nostra Italia.

MGR. GAY collo spargere una vivissima luce sopra tutto il mistero di Cristo e della sua Chiesa, levatosi come nuovo luminare destinato a guidare le anime nella via della giustizia, ben si meritò il titolo di primo scrittore mistico del nostro secolo. Molti Vescovi della Francia, pieni di entusiasmo, gli mandarono lettere di altissima lode e di sincera congratulazione, perché nelle sue Opere Gesù Cristo si mostra veramente quale nelle Sacre Scritture, quale a traverso i secoli negl'insegnamenti della Chiesa, cioè il centro, il fondamento, il sostegno di tutte le cose, come la somma e la chiave di tutti i misteri, come il compendio e la corona di tutti i disegni di .Dio nel mondo (1), perché insomma apparisce in esse, qual é veramente, l'alfa e l'omega, la base su cui tutto si fonda (2). Il Padre de Pontevoy, della compagnia di Gesù scrisse che mentre S. Ignazio prende gli uomini da terra e li trasporta a poco a poco al cielo, il GAY con un libro esso stesso sceso dal cielo rapisce gli uomini alla terra. Finalmente il grande Pontefice Pìo IX, di santa memoria, riconoscendo la profonda dottrina di un tanto scrittore, ed assecondando i pubblici voti innalzò il GAY agli onori episcopali, il 13 Dicembre 1877, due mesi prima che terminasse il suo lungo e penoso Pontificato; e il S. Padre Leone XIII (3) con un elogio superiore forse ad ogni altro nel Breve, da lui indirizzato allo stesso Autore, si promette spontanee e quasi necessarie scintille di amore verso Dio da tutti coloro che piglieranno tra mano queste sue Opere.

La prima di queste Opere, intitolata

VITA E VIRTU' CRISTIANE

CONSIDERATE NELLO STATO RELIGIOSO

è in tre volumi, in-16 grande, di circa pagine 464 caduno.

Il prezzo dell'Opera è di L. 6.

Chi poi nel darci commissione volesse anticipare il prezzo, invece di Lire 6, ci favorisca in Vaglia Postale, od in Lettera raccomandata Lire 5, e noi ci faremo un dovere di spedirli man mano che vedranno la luce, il che sarà entro la prima metà dell'anno 1887.

Le Lettere ed i Vaglia devono essere indirizzati alla Libreria Salesiana di S. Pier d'Arena presso la quale si stampa la sullodata opera, oppure alla Salesiana di Torino, od alle succursali nelle Case del S. Cuore, Roma ; S. Croce, Lucca ; S. Paolo, Spezia ; Immacolata Concezione, Firenze; Patronato di S. Pietro, Nizza Marittima.

La pubblicazione di queste Opere è tutta a vantaggio dei poveri giovanetti raccolti e mantenuti nel nostro Ospizio di S. Pier d'Arena.

Siamo fiduciosi che con questa associazione incoraggiati, verremo alla pubblicazione delle altre due Opere, intitolate; Elevazioni a Dio; Conferenze alle madri cristiane.

Breve di S. S. Pio IX

Venerabile fratello, salute ed apostolica benedizione.

Con piacere intendemmo dalla pubblica fama, o Venerabile Fràtello, che a tutti era riuscito graditissimo, che Voi, la cui profonda dottrina ed infaticabile operosità ben era nota, foste innalzato agli onori dell'Episcopato. Nè questa fama si contenne solo entro i limiti della Diocesi di Poitiers, spettatrice dell'utilissima opera che da gran tempo pestate all'illustre e benemerito suo vescovo, ma assai più largamente si diffuse per gli scritti vostri, raccomandati dall'approvazione di molti Vescovi e si avidamente ricercati dai pii fedeli, che abbisognarono in breve di una nuova edizione. E ben a ragione: imperciocchè nell'opera vostra Vita e virtù Cristiane, benchè edita specialmente ad uso dei Religiosi, tuttavia sì bene adattaste i più sublimi insegnamenti teologici all'intelligenza delle pie e colte persone, che anch'esse trovarono in quella un pascolo conveniente alla loro condizione e gradito alla loro pietà. Lo stesso otteneste per mezzo delle Conferenze che fatte dal pergamo alle madri cristiane, raccoglieste poi in due volumi. Quelli ammonimenti, che da voi predicati, condussero le Matrone di Potiers a conoscere la nobiltà e l'importanza del loro ufficio e le animarono a preparare alla Chiesa ed alla patria una figliuolanza veramente cristiana, mandati poscia alla stampa estesero il medesimo beneficio a tutte le madri. E mentre grandemente ci consola che i fedeli amino e gustino sì fatte opere, ci congratuliamo con Voi che esponeste eziandio le più sublimi verità cattoliche, con tanta chiarezza e soavità da eccitare necessariamente ed efficacemente alla pietà. Per questo noi accettammo volontieri i volumi di cui ci faceste omaggio : e mentre ringraziamo Dio del frutto già da loro arrecato, ne auguriamo uno sempre più abbondante, perché più splendida sia la vostra corona in cielo. Ricevete intanto l'aposto-

lica benedizione, che a Voi, o Venerabile Fratello, con tutto l'affetto impartiamo come pegno del celeste favore e quale attestato della nostra particolare benevolenza.

Dato a Roma, presso S. Pietro, il 13 Dicembre 1877, del nostro Ponteficato 32.0

Pio. PP. EX.

Quaresimale per le monache

offerto ai predicatori dei monasteri e ai monasteri che non hanno predicatori, pel Sac.

GASPARE OLMI

Un vol. in-10t gr. p. 310, L. 1,50. (Seconda Ediz.)

E uscita testé la seconda edizione del quaresimale per le monache del SAC. GASPARE OLMI, pubblicata dalla Tipografia e Libreria Salesiana

in S. Pier d'Arena. La prima fu accolta con tale entusiasmo che in breve fu esaurita.

Speriamo la stessa accoglienza anche a questa seconda. Questo quaresimale è composto di 25 prediche, scritte in istile facile e piano, in modo che possano servire non solamente ai predicatori dei monasteri , ma anche ai monasteri che non hanno predicatori.

Moltissime famiglie religiose specialmente quelle dedicate all'istruzione, non possono ordinariamente parlando , avere nella quaresima ed eziandio in altri tempi dell' anno , qualche predica adattata per loro. Con questo libro potranno in qualche modo riempir questo vuoto.

Ci auguriamo che questo quaresimale entri in tutte le Comunità Religiose, e, siccome in esse regna in vastissima linea la povertà, preghiamo le persone che possono, a fare esse questo regalo alle Monache.

(1) Arcivescovo di Bourges, Lett. a Mgr. Gay, 11 Gennaio 1875.

(2) Vescovo di Ginevra. Lett. a Mgr Gay, 39 Novembre 1874.

(3) Breve di S. Leone XIII a Mgr. Gay, 6 Ottobre 1879.

ELENCO dei Cooperatori e delle Cooperatrici che furono chiamati all'eternità nel 1886

1 Alberici D. Antonio - Casaldonato (Pia cenza)

2 Amadei Caterina di Antonio - Carmagnola (Torino)

3 Amerio Laura - Torino

4 Angelini Maria - Pieve Fosciana (Massa e Carrara)

5 Aprosio Maria - Bordighera (Porto Maurizio)

6 Audizio D. Gabriele Prev. Vic. For. - Valdieri (Cuneo)

7 Avetrani Caterina - Mensampietro (Ascoli Piceno)

8 Avicco Don Antonio - Garessio (Cuneo) 9 Ba gio Don Santo - San Giuseppe Treviso)

10 Baldelli Costanzo - San Clemente (Farli)

11 Balestra D. Serafino Canonico - (Conio) 12 Bancolini Don Luigi Parroco - Santa Cristina (Pavia)

13 Barelli Geneveffa Ved. De Agli# - Peglio (Como)

14 Bonaccini Don Luigi - Roma

15 Biancheri Francesco - Torrioni (4vellino)

16 Bianchi Natale - Venezia

17 Bignami D. Aurelio Parroco - Novara 18 Boari D. Antonio - San Floriano (Verona)

19 Bonanni Maria Sup. delle Rosario - Udine

20 Bonino lì. Fiorenzo Rettore - Cortemiglia Cuneo)

21 Borto otti Domitilla - Vigo Meano (Trento Austria)

22 Bossi D. Ambrogio - Milano 23 Bunis Luigia - Torino

24 Braggione D. Carlo Canonico - Alessandria

25 Brambilla Costanza - Sartirana Briantea (Como)

26 Calandra D. Vincenzo - Pinerolo (Torino)

27 Cantoni Giuseppina - Fornari (Brescia)

28 Colombario Luigia - Casorzo (Alessandria)

29 Cortese D. Francesco Parroco - San Michele (Novara)

30 Corvaglia Nicola - Spezia (Genova) 31 Costa Damigella - Biella (Novara) 23 Costa Via S.Chiara - Torino 33 Cozza D. Pietro

34 Crovella D. Luigi - Villanova d'Aste (Alessandria)

35 De Castro D. Domenico V. Parroco - Oristano (Cagliari)

36 D., laverges Mare. Alberta - Torino 37 De'i.aspan Maria

38 De Giuli Don Giuseppe Arciprete - Villa Marzana (Udine)

39 De Matteis Don Venanzio - Carmagnola (Torino)

40 De Monticell'. Cav. Gaetano - Bobbio (Pavia)

41 Eccler D. Pietro Parroco - Calceranica (Tirolo Austria)

42 Elefante Don G. Battista - Putignano (Bari)

43 Endrissi Don Giovanni - Mezzo Lombardo (Tirolo Austria)

44 Eula Mon. Stanislao Vescovo (Novara) 45 Eula Gabriella - Mondovì (Cuneo) 46 Fabbio Lenzi Cigiani - Lucca.

47 Fabbris Don Carlo Curato - Preganzio (Treviso)

48 Fantuzzi Antonio Capitano - Reggio Emilia

49 Fatini Don Domenico Parroco - Palli Scora (Massa Carrara)

50 Farina Costanza - Cremona

51 Filippetti Pietro Canonico - Verona 52 Fontana Don Giacomo Canonico - Balerna (Can ton Ticino)

53 Fornara Don Giovanni Arciprete - Roato (Alessandria)

54 Frizzi Delfina - Locarno (Svizzera) 55 Galignani Con. Teresa Ricciardelli - Ravenna

56 Galleani Don Placido - Ventimiglia (Porto Maurizio)

57 Gamaleri Vincenzo - Val Madonna (Alessandia)

58 Gamba Canonico Don Stefano- Como 59 Gambolati Carolina - Casorzo (Alessandria)

60 Garner Genoveffa - Torino

61 Gennari Luciano - Pincara (Rovigo) 62 Gentilini Lorenzo - Trento (Austria) 63 Gen'i00ni Don Pietro - Malè (Austria) 61 Gerb)tto Beatrice - Val di Pesio (Cuneo)

65 Ghigi Don Domenico Arciprete - Marciano (Arezzo)

66 Giorcelli Delfina - Casorzo (Alessandria)

67 Giovanetti Don Giovanni Parroco Corpi (Verona)

68 Girardel i Don Antonio - Terragnoii (Tirolo Austria)

69 Grasselli Don Alessandro - Toscanell& (Roma)

70 Guarnerini Don Giulio - Azzano (Udine71 Iacobini Mon. Lodovico Card. Seg. d Stato - Roma

72 Ioctau Bar. Augusto - Torino 73 Itria Don Salvatore Parroco - Pao14 (Consenza)

74 Lesa Maria - Cividale (Udine)

75 Lavati Don Giovanni Rettore - Lardi razo (Pavia)

76 Lusignoli Don Carlo - Sondrio

77 Malmassari Don Giacomo - Cusignant (Parma)

78 Manelli Don Luigi Vic. Generale - Norcia (Perugia)

79 Manetti Don Giuseppe Parroco - Pontecosi (Massa Carrara)

80 Manna e Marietta - Alghero (Sassari) 81 Manuel Bar. Giuseppe di San Giov. Torino

82 Marengo Maria nata Pugnetti - Carmagnola (Torino)

83 Marrone Don Giovanni Battista Arcip - Carrù (Cuneo)

84 Marchieurir Avv. Domenico - Cracovia (Austria)

85 Marucco Luigi Parroco - Montagna (Verona)