ANNO X - N. 11.   Esce una volta al mese.   NOVEMBRE 1886

BOLLETTINO SALESIANO

DIREZIONE nell'Oratorio Salesiano. - Via Cottolengo, N. 32, TORINO

SOMMARIO - Il Cuore di Gesù e i trionfi della Chiesa. - Dalla Patagonia. - Conferenza a Busto Arsizio ed a Casale Litta. - Cristiani alla prova. - Il cattolicismo e Matilde Serrao. - Grazie di Maria Ausiliatrice. - Gli Iconoclasti di Firenze. - Collegio Nunziata in Sicilia. - Libreria Salesiana di S. Gio. Evangelista, Torino - Bibliografia, La Rinascenza cattolica.

IL CUORE DI GESÙ E I TRIONFI DELLA CHIESA.

W. il S. Cuore.

La vita di Gesù racchiude al certo in se stessa la storia dell'umanità tutta quanta, dai primordii della creazione sino alla consumazione dei secoli. Ma vi hanno alcuni punti di essa che meritano una considerazione particolarissima, sì perché ci rivelano più luminosamente che ogni altro i segreti più nobili del suo Cuore adorabilissimo, come per l' alta significazione che contengono. Uno dei primi fra questi è l' ingresso di Gesù in Gerusalemme sei giorni innanzi la sua morte.

Lo precede il convito di Betania, durante il quale sfolgoreggia di tanta soavissima luce il Cuor di Gesù, e gli atti della fede più viva vedonsi congiunti alle manifestazioni della carità più tenera ed affettuosa. Ma lo precede pure e la perfidia di Giuda che cova il tradimento, e la scelleratezza dei giudei che vorrebbero ammazzar Lazzaro, perche non rimanga testimonio irrefragabile di miracolosa risurrezione. Lo accompagna, è vero, la semplicità e l'amor del prossimo, ché povera ed umile gente sono i suoi discepoli e contrassegnati da continue guarigioni tutti i suoi passi. Ma lo accompagna pure la bieca invidia dei Farisei, ai quali cuoce il santo ardore dei festeggianti, e lo spettacolo doloroso dei profanatori del tempio. E quando arriva l'ora del trionfo, trionfo, dico, a modo umano, quando arriva quell'ora, unica,in tutta la sua vita di quaggiù, che Egli, pur così umile e schivo anche de' più semplici omaggi, volle riservarsi sì per insegnarci a dominare le terrene grandezze, come per consolar gli . amici del suo cuore, che fra poco saranno per amor suo sommersi nella più profonda tristezza, quando migliaia e migliaia di voci acclamano a Lui Figliuolo di Davide, a Lui Re profetato d' Israello., e i fanciulli anch'essi sorgono con irrefrenabile ardore ad attestare la vivezza della loro fede e la santità del lor affetto,, quando tutto questo inaraviglioso spettacolo succede, oh! come anche qui, fra tanta ebbrezza di gioia, rimane trafitto il suo Cuore adorabilissimo!

Egli è giunto infatti alla vetta del monte degli Ulivi e di là vede Gerusalemme, pupilla degli occhi suoi, e il tempio, monumento già di tanta fede e di tanta grandezza. La vede e piange. Le parole, che gli escono allora di bocca, son le più soavi ad un tempo e le più terribili. Chè l' affetto pur sempre ardente verso la città peccatrice, che vorrebbe anche allora mirar ravveduta, si mescola al dolore delle atroci calamità e delle orribili stragi, onde Egli scorge nel suo divino e profetico spirito oppressa fra breve dai Romani e consumata la diletta Sionne. Da un lato Gerusalemme con la sua grandezza, co' suoi peccati, con la sua ostinazione, in una parola col suo passato e col suo presente; dall'altro il vicino deicidio, il frutto di esso, i popoli che t' avrebbero raccolto, e Gerusalemme che lo avrebbe tristamente rigettato. Ahimè ! quali dolorose trafitture pel buon Gesù.

Ma ecco che un nuovo pensiero si affaccia alla sua mente; è desso il pensiero della Chiesa, che a giorni scaturirà dal suo squarciato cuore, è l' immagine di lei novella ed immortal Gerusalemme, che non già più esclusiva come l'antica, ma cattolica, cioè universale, sta per nascere alla nuova vita. E di questa cattolicità offrono esempio in quella stessa alcuni gentili, forse greci, che venuti a Gerusalemme per festeggiare ed adorare, chiedono in grazia all'apostolo Filippo di poter vedere la faccia di Gesù (IOAN.. xii, 20. 21). Certo quell'atto loro del rivolgersi a Filippo compendia nella sua eloquente semplicità la storia d' un' èra che finisce e quella di un'altra più luminosa che incomincia. Imperocchè la conoscenza di G. C., che fino ad allora si ottenne imperfettamente ed in figura per mezzo di quel popolo ebreo, a cui Filippo appartiene, la si otterrà d' ora innanzi piena ed aperta per opera del sacerdozio cattolico, personificato in Filippo e negli altri Apostoli.

Ma questa vita della Chiesa sarà ancor essa, come quella di Gesù, di gioie e dolori, di trionfi e di morte, congiunti insieme e santificati gli uni e gli altri nell'amore infinito con cui Egli ama l'umanità. La Chiesa, scriveva quell'alto ingegno di S. Atanasio, è l'umanità stessa di G. C., e in Lui domina e regna. Ecclesia est humanitas Eius (Christi) et in ipso dominatur et regnat (De Incarn. xxi). Essa adunque, a somiglianza del suo divin Sposo Gesù, dovrà sperimentare la povertà del presepio e l'oro dei Magi, la strage di Betlemme o il ritorno dall'Egitto, la fame del deserto e il convito delle nozze di Cana, la confessione di Pietro e il tradimento di Giuda, la glorificazione del Tabor e l'ignominia del Golgota; ovunque ed in ogni istante al dolore le sta dappresso la gioia, all'agonia il trionfo. Ben a ragione pertanto osserva il dottissimo . Card. Capecelatro che l'ingresso di Gesù in Gerusalemme era destinato dalla Provvidenza ad essere il tipo di tutti i trionfi della Chiesa, come quelli che sono da una parte abbelliti dall'umiltà e dalla mansuetudine del trionfatore, dall'altra coronati dalla semplicità e dall' affetto di coloro che credono in Cristo (1). Sia pure che la si perseguiti con la più raffinata crudeltà, la si condanni a morte, la si chiuda in un sepolcro, le si sovrapponga alla bocca una grossa pietra, e questa, segnata coi suggelli, si rafforzi ancora con le guardie. Viene alfine l' ora sua; si, l' ora in cui la terra si scuote, i suggelli si spezzano, la grossa pietra si rovescia, le guardie cadono a terra tramortite, la Chiesa domina e regna. Oh! non vediam noi ai giorni nostri, in quella stessa che figli ingrati ne lacerano il materno seno, le conquiste che ogni dì va essa largamente facendo? Non vediamo noi dal settentrione, tornare in folla i popoli all' abbandonato ovile, e l'oriente e l'occidente, santificati e benedetti l'uno e l'altro dalle orme d'intrepidi missionari, rischiararsi ogni di più dalle tenebre dell'idolatria e illuminarsi al sole della verità? Ah! è il Cuore di Gesù che opera questi prodigi; è desso che ravviva la fede, riaccende la carità ed i morti quatriduani richiama alla vita. Su via, ripigliamo animo chè n'abbiamo ben donde, e anzichè rimanerci oziosi piagnucolando sulla tristizia dei tempi, lavoriamo piuttosto con tutte le nostre forze ad estendere questi trionfi, ad allargare il regno di G. C. E poichè la preghiera e la limosina sono i due più potenti mezzi a questo santo scopo, adoperiamoli animosamente questi mezzi così efficaci, chè certo avremo per tal modo cooperato potentemente alla santificazione nostra e dei nostri simili, al benessere della società ed alla glorificazione della Chiesa. C'invita il Cuor di Gesù; beati coloro che ne ascolteranno la voce !

(1) La vita di Gesù Cristo. xxix.

DALLA PATAGONIA,

Raccomandiamo ai nostri Cooperatori e Cooperatrici la Circolare spedita da D. Bosco per le missioni dell'America del Sud. Dalle seguenti lettere argomenteranno i bisogni urgentissimi dei missionarii per condurre innanzi l'opera così felicemente intrapresa nel nome di Gesù Cristo benedetto e di Maria SS. Ausiliatrice. Nel prossimo Bollettino pubblicheremo lettere ancor più interessanti.

I.

Carmen de Patagones, 22 giugno 1886. CARISSIMO SIG. DIRETTORE,

Omai trascorse un mese dall'ultima mia, ed è più che giusto che fai faccia vivo anche con lei.

D. Remotti , giunto or ora da Pringles , dopo sette ore di viaggio continuo a cavallo , è qui presente mentre scrivo.

In 15 giorni circa di missione non poté ottenere di più che 13 battesimi e una trentina di comunioni !

Pazienza ! Un po' di bene s'è pur fatto ; la semente della divina parola non si risparmiò di certo; ora vedremo si Deus incrementum dabit.

D. Stefenelli, che accompagnò D. Remotti, l'aiutò assai nei catechizzare i piccoli ed i grandi; fece qualche osservazione termometrica e meteorologica, e... ritorna portando in casa un novello collegiale... niente meno che uno struzzo! Così si compie in casa, delle bestie, il numero tre. Il tero-tero, la gaviota e l'avestruz. I primi due sono uccelli proprii di queste parti , della grandezza il primo come di un grosso merlo, ma con lunghissime e finissime gambe , ed una bellissima penna azzurra sul capo; la seconda è un po' simile alle nostre oche, più piccola e più lesta nel camminare. Sono domesticate, e stanno nel cortile in mezzo ai rumore dei giovani senza punto sconcertarsi e schivando maestrevolmente di lasciarsi schiacciare o prendere solamente.

Giorni sono ho potuto arricchire il mio piccolo Museo con alcuni oggetti fatti da' selvaggi delle Terre del Fuoco.

Il capitano della nave corazzata del Governo L'Azopardo, persona compitissima e molto benefattrice della Missione nostra di Santa Cruz , cui donò il pavimento in legno per la piccola Cappella, che D. Savio sta fabbricando colà, venne a visitare Monsignore, e fummo a restituirgli la visita il giorno appresso sulla sua corazzata.

In seguito di ciò volle gentilmente donarci un arco e due freccie con punta di vetro lavorata a forza di denti dai Tueguiños; alcuni arpioni da pesca ; alcune collane da spose e da vedove fatte con nervi di agnelli e conchiglie di mare infilzate in forma di rosario, e pezzettini di pelle di gamba d'uccello; alcuni cestellini di corteccia d'albero per raccogliere molluschi, e finalmente una piccola canoa di corteccia d'albero così bene connessa e regolata, che dimostra la non comune abilità ed industria di quella povera gente. La canoa è piccola ed è fatta appositamente da quei selvaggi per regalare.

Il tutto conservo con molta cura ed attenzione come cosa rara assai anche per noi; ed a suo tempo spero potrà far mostra di sé nella ventura Esposizione Vaticana.

D. Fagnano partì di qui per Buenos Ayres domenica scorsa, Pentecoste, ma, poveretto, incontrò un viaggio non troppo felice. Saltata la Barra del Rio Negro la mattina del lunedì, arrivò in Bahia Bianca solamente giovedì a sera! Un viaggio che regolarmente si fa in poco più di 15 ore!

Abbiamo celebrato con la maggior solennità possibile le solennità di Pentecoste e della Santissima Trinità.

Monsignore amministrò solennemente il Sacramento della Confermazione qui ed in Viedma.

Prepariamo ora la festa del Corpus Christi per giovedì.

Siamo tutti impegnati perché riesca bella e fruttuosa la Comunione generale dei giovanetti e delle giovanette. Secondo l'uso Toletano qui la processione del Corpus Christi si fa al dopo pranzo. Voglia il buon Gesù abbondare in misericordia e benedire efficacemente questa popolazione, mentre verrà portato solennemente attorno per le vie da Monsignore !...

Sappiamo molto bene che nisi Dominus aedificaverit... in vanum laboraverunt,... Preghi quindi e molto, e faccia pregare i nostri sempre cari studenti ed artigiani per queste povere anime e per chi è stabilito a loro Pastore. Sono le preghiere e le Comunioni dei nostri giovani che hanno da scacciare il demonio da queste terre e da convertire la Patagonia. Per me ne sono persuasissimo. Ed ora termino.

Quando potremo aver le desiderate macchine fotografiche per mandare all'amatissimo Padre le fisionomie dei cari giovanetti, che formano in mezzo alle afflizioni de' suoi figli e specialmente del suo Primogenito, l'unica loro consolazione in Patagonia?!

Saluti tutti e mi voglia sempre bene in Domino.

Aff.mo D. ANTONIO RICCARDI.

II.

Carmen de Patagones, 4 agosto 1886. CARISSIMO SIG. DIRETTORE,

Quantunque, dopo la estesissima relazione dl ben 16 pagine mandata giorni sono all'amatissimo Padre Don Bosco da Monsignor Cagliero non sieno accadute novità d'importanza degne d'esser inviate fino costà, pure il desiderio d'intrattenermi alcun tempo con lei, carissimo signor Direttore, mi solletica assai e può pensare se io so resistere a questa tentazione...

Eppoi, non ci scrisse ella ultimamente che l'amatissimo D. Bosco si compiace molto in udire a discorrere dell'America e della Patagonia? Oh! come vorrei io adesso possedere la lingua di un avvocato numero uno per narrar con assaì più speditezza e disinvoltura, che non m'è dato di scrivere, cento e mille coserelle allegre che accadono quotidianamente e tengono l'animo nostro ilare in queste lontane terre ! Mah ! tutti sanno che la parola non è il mio forte, e lo spirito allegro e vivace non è lo spirito mio. Pure voglio contribuir io pure a tener, non fosse che per breve istante, divertito colui che a tutta ragione io considero e venero ed amo come mio padre. Ed ella, signor Direttore, mi farà questo servizio. accumulandolo col numero senza numero di tantissimi altri passati e futuri che riconosco e riconoscerò dal suo bello e buon cuore.

In principio adunque le dirò che il Mapa o Carta della Missione sta pressochè per ultimarsi, e forse lo potrò spedire con questa stessa mia.

Sotto l'alta sorveglianza del carissimo Monsignore e colle istruzioni e notizie acquisite praticamente da D. Milanesio nelle ripetute escursioni sue alle Cordigliere, nonchè coadiuvato dal nostro valente D. Savio, vi lavorò più settimane il nostro chierico Alessandro Stefenelli con amore intelligente, e, se non m'illudo, l'opera riuscì non ispregievole nè dal lato del disegno , nè tanto meno dal lato scientifico:

Quanto piacere proverà D. Bosco nello scorrere coll'occhio que' luoghi vicini assai nella carta, ma le molte decine di leghe fra loro distanti, nella realtà del deserto sabbioso, e con che santa soddisfazione dirà : fin qui giunsero i miei Salesiani, i figli miei carissimi ! Qui si fermarono dopo più giorni di cammino nelle inospiti arene, sul dorso di povero cavallo, e per tutto riposo, qui cominciarono a catechizzare, battezzare, istruire e preparare alla santa Comunione i poveri Indii! Qui i Traiman, più su Namuncurà , poi Sayuhuequen. Tutti questi punti furono visitati ed i loro abitatori consolati e istruiti da loro ; tutti questi fiumi e torrenti trasportarono ed alleviarono colle loro acque i miei Missionari , i cui piedi erano diretti, come il loro cuore, alla santa conquista, alla rigenerazione delle anime a Dio : O quam speciosi pedes ! !

Queste e molte altre cose più sublimi che io non so neppur immaginare, andrà pensando l'amatissimo D. Bosco, mentre il suo sguardo percorrerà posatamente avido la Carta della Missione Salesiana alle Cordigliere.

Ed ella pure, carissimo, e tutti i buoni Superiori intorno a D. Bosco, si consoleranno della paterna sua consolazione! Parmi di assistere io pure a questo tenerissimo quadro ! E già fin d'ora prendo parte alla comune letizia.

E lasci pure che mi sfoghi, poichè di tutto ciò io pure posso ripetere : Pars (magna o parva , nulla importa) fui!

Ho parlato, ho consigliato, ho confortato , ho spinto, insomma, di tutto ho fatto per veder presto, e quanto meglio fosse possibile, terminato questo lavoro. Ed ora? Un Deo gratias et Mariae proprio dall'intimo del cuore! Spedisco pure la veduta perfettissima del nostro palazzo vescovile. C'è tutto, proprio tutto ! La facciata neh ! che magnificenza di ornati! che cornicioni! come la abbelliscono e crescono per lei la venerazione le frequenti e grosse sgretolature ! E la porta ? Che graziosità, che imponenza! E le due, le uniche due finestre, dove troverebbe le eguali se non in Patagones? E c'è anche la guardia? Sicuro! Una guardia chilena! il peone che D. Milanesio condusse seco dalle Cordigliere. E il cavallo ? Uno dei nostri più cari e preziosi amici. Che ne dice l'amatissimo padre D. Bosco?

Come riderebbe se sapesse che la guardia a cavallo potrebbe, senza scomodarsi di troppo, mangiar el puchero, sul tetto del nostro palazzo, nè più ne meno! È la pura verità.

Quanto prima, se le mie istanze saranno esaudite, manderemo a D. Bosco un bel gruppo fotografico. Vedrà in due pose i Missionarii in marcia pel deserto, e gli stessi all'ora dell'assado: un vero bivacco.

Manderemo (sempre colla condizione ben inteso se verranno realizzate le mie speranze) i nostri piccoli allievi della 1a classe. Poveretti! Oggi ancora invidiano i loro compagni partiti uno o due mesi fa nella mia busta e lettera , per assistere alla solennità dell'amor figliale del 24 giugno. E si lamentano, e con ragione! Dunque, anche per loro verrà il momento ! si fotograferanno, li chiuderò in una busta, e via per Torino ! Poscia manderemo la relazione specificata di D. Milanesio.

Sto pure preparando una statistica delle nostre Case d'America, da cui risulti l'epoca dell'apertura ed il movimento annuale degli allievi interni ed esterni.

Parimente ho fra le mani la statistica delle Missioni nostre dal 1879 a tutt'oggi, dalla quale potrà l'amatissimo Padre conoscere quanti Indii battezzarono i suoi figli, quanti ne casarono od unirono in matrimonio, e quante Comunioni ebbero la fortuna di distribuire a questi figli della deserta Patagonia.

Tutto questo noi ci proponiamo di fare a maggior gloria di Dio e della Vergine Ausiliatrice, a consolazione di D. Bosco ed anche a soddisfazione dei Cooperatori e Cooperatrici, affinché si rallegrino nel Signore pel bene che si potè operare mercè le loro caritatevoli e generose offerte e l'appoggio fortissimo delle loro orazioni.

L'esito di quest'ultima Missione se per un lato consolò ed allietò non poco il cuore di Monsignore , per altra parte gli fa seriamente ponderare il bisogno grandissimo di stabilire almeno due stazioni di Missionari nei diversi centri di quelle povere colonie e tribù, onde provvedere alla lora perseveranza. Già concepì più che a mezzo il disegno di mandare nella prossima primavera due de' già pochi sacerdoti di qui, a fabbricarsi un rancho od un toldo sulle sponde dell'Arroyo Curileo, e quanto prima due altri in Codihué; di là galoppando continuamente, attenderebbero ai bisogni spirituali di più migliaia di indigeni, Indii e Chileni, già cristiani in gran parte.

Altri due vorrebbe altresì mandare a stabilirsi in Roca, ed altri più in qua in Pringles, e per questo modo avremmo tesa una rete di stazioni da Patagones alle Cordigliere per una distanza totale di 300 leghe all'incirca. Ma... siamo sempre al ma. Ove trovar tante persone? E con che mezzi provvedere a' loro bisogni ed a quelli di queste Missioni? Occorrono somme non indifferenti per provveder i cavalli, unico mezzo di comunicazione possibile in questi luoghi e con queste distanze; abbisognano guide pratiche del cammino, pericoloso per la assoluta mancanza di acqua in molti punti di traversate lunghissime; havvi necessità di regalare con piccoli oggetti, corone, medaglie, crocifissi, quadretti ed abiti e vestiti, ecc., ecc. i poveri Indii piccoli e grandi, onde renderli più docili e disposti ad ascoltare la parola di Vita Eterna. Il Missionario pure né vive d'aria, nè si veste di foglie (chè pur volendolo, non ne troverebbe a pagarle un occhio cadauna), e le fatiche e gli strapazzi del lungo cavalcare tra cespugli e roveti spinosi aumentano queste personali necessità più che uno non creda; orbene, ove trovar tanti mezzi?

L'America, se pur è ricca, non lo è per le Missioni.

Dove adunque, se non nella inestinguibile fonte della carità veramente cattolica de' nostri ottimi Cooperatori e Cooperatrici salesiani sono le nostre speranze riposte dopo Dio e Maria Ausiliatrice? Bisogni, necessità materiali hanno i Missionari, e bisogni e necessità spirituali. A' primi ed ai secondi provvederanno, ne siam certi, i nostri Cooperatori e Cooperatrici col loro obolo e colle loro orazioni; e noi? Noi non cesseremo giammai d'invocare sopra di lore persone e famiglie le misericordie e benedizioni del Signore in questa vita presente, ed una corona di gloria immarcescibile nel cielo. E questa fu, è e sarà la preghiera che metteremo in bocca a' poveri nostri Indii. Quando ripieni di meraviglia al vedersi oggetto di tante cure, al missionario domanderanno : Chi siete voi? chi vi mandò fin qui? e chi vi provvede tutte queste cose? Risponderemo : Noi siamo Salesiani, i ministri di Dio, ci mandò fin qua il suo Vicario in terra, il Papa, e ci mantengono e provvedono, tanti ottimi Cristiani vostri fratelli di un paese molto lontano, che bramano essi pure con noi la vostra eterna salute, e si chiamano Cooperatori Salesiani.

Mi perdoni lei e mi faccia perdonar dal carissimo padre D. Bosco questa chiacchierata , ma mi conservino sempre l'affetto loro nel Cuor di Gesù e di Maria.

A ff.mo

D. ANTONIO RICCARDI.

III.

Carmen de Patagones. Rio Negro, 28 agosto, 1886. REVERENDISSIMO E CARISSIMO SIG. D. Bosco,

Mi affretto a far parte a V. S. Rev. e Carissima della grande consolazione che provammo la passata domenica, ottava dell'Assunzione della nostra cara Mamma, Maria SS.

Or fa circa un anno che arrivarono in Patagones buon numero di Alemanni, emigranti, i quali dovevano colonizzare alcune terre a molte leghe di qui, nella governazione detta del Neuquen.

Dopo varii contrattempi che differirono d'assai il loro viaggio colà, si trovarono poscia sul luogo ; ma... troppo a disagio: sicché la colonia si sciolse e molti ritornaronsene più miseri di prima in Buenos Ayres, spargendosi alcuni qua e là nelle colonie già formate e costituite, sulle sponde del Rio Negro, e parecchi eziandio fermandosi qui in Patagones.

Era tra costoro un giovane pittore, cattolico e buona persona, cui assegnammo lavoro, quale aiutante del nostro bravo D. Aceto nella decorazione della nuova chiesa parrochiale, omai terminata.

Detto pittore è ammogliato colla signorina Erminia Yanzen, protestante, sua connazionale.

Fedele alle promesse fatte quando, colle dovute dispense, or fa poco più d'un anno, egli la disposava in Buenos Ayres, colle parole e più cogli esempi, industriavasi di attirare la giovane sua consorte alla fede cattolica. E fortunatamente vedeva appunto coronati d'esito felice i suoi ardenti desideri domenica ora scorsa, 22 del corrente agosto.

Da molto tempo l'ottima signora aveva preso a considerare dentro di sè la grande, l'immensa differenza che corre fra la osservanza fredda e sterile delle sétte protestanti e le sante e consolantissime massime le quali c' inculca la Chiesa Cattolica per migliorar ogni dì più la nostra vita quaggiù. Aveva assistito alle varie solennità e specialmente alla divota novena e splendida festa e processione di N. S. del Carmine, patrona della città, e ne rimase profondamente commossa. Osservava attentamente ogni cosa, e mossa alfine in cuor suo dal desiderio della verità e del bene, domandò di essere istruita nelle verità di nostra santa Religione.

E qui noti, carissimo Padre, come tutto dispone il Signore in pondere et mensura! Non è molto che io le annunciava come Monsignor Cagliero avesse impiantata l'Associazione dell' Apostolato dell' orazione al Sacro Cuore di Gesù, tra le signore di questa popolazione.

Ad una di queste appunto , alemanna essa pure , si diresse la signora Yanzen perchè insieme con alcune altre cose necessarie, le spiegasse eziandio (non conoscendo l' idioma spagnuolo) la formola di abiura e professione di fede che prescrive la Chiesa per tali circostanze.

Un mese intero l' istruì accuratamente detta zelatrice, e finalmente, accondiscendendo Monsignore alle replicate suppliche della postulante, la preparò alla consolantissima funzione.

Essendo la parrocchia tuttora ingombra dai palchi del decoratore, si stabilì di celebrare i sacri riti privatamente nella cappella delle Suore di Maria Ausiliatrice.

La mattina pertanto della domenica, per tempo, già trovavasi in detta cappella raccolta in orazione la giovane accompagnata dal proprio sposo il sig.

Kölher e dalla zelatrice anzidetta che le faceva da madrina.

Nei piccoli centri di popolazione, V. S. ben lo sa, nulla si può tener tanto segreto che tosto non si sappia da tutti. E così pure accade tra noi. Sparsasi fin dalla sera precedente la notizia di questa funzione , accorsero tra le prime molte delle allieve delle suore e non poche signore eziandio, desiderose di presenziar l'atto sublime e commovente dell'abiura.

Erano le ore 8, quando rivestito di rocchetto, mozzetta e stola ed accompagnato da due sacerdoti, Monsignore principiò la recita dei Salmi , che si prescrivono nel rituale romano, per il battesimo degli adulti.

Passando quindi alla porta o vestibolo della cappella, prese ad interrogare la catecumena; Maria Erminia, che cosa domandi alla Chiesa di Dio ?

Oh ! avesse visto allora, carissimo Padre, con che ansia, con che trasporto, con che santa brama rispose essa prontamente e risoluta: La fede, domando, quella vera fede che mi ha da meritare la vita eterna!

Quando si giunse al punto in cui la Chiesa, con quelle sublimi parole ripiene di consolantissima verità, annunzia all' eletta che già può incominciar a gioire, essendo dalle sue braccia cadute infrante le catene di morte, e le impone solennemente di detestare le eretiche dottrine, e respingere le sette nefande degli empii., si die' lettura dell' atto di abiura e professione di fede.

Fu un momento solenne quello per la novella convertita e per tutti gli astanti.

Essa, ripiena di santo giubilo, vedeva giunto alfine il momento desiderato da tanto tempo e nel cuor suo ardentemente invocato dalla misericordia di Dio, e ben lo dava a vedere nel sembiante ilare e sereno; mentre dietro di lei commosso ed umidi gli occhi per l'interna consolazione stavasene in divoto raccoglimento il fortunato sposo.

Terminata la lettura dell'atto, che santamente premurosa firmò la convertita ed i testimonii, Monsignore proseguì la cerimonia sacra del rituale, e giunto il momento, a pie' di Maria SS. Ausiliatrice, versando sopra il suo capo l'acqua rigeneratrice e consacrandola coll' unzione dei santi olii, battezzolla sotto condizione.

In quell'istante, chi puo dire i palpiti di quel cuore ripieno di gratitudine verso il buon Dio ! Chi può descrivere la commozione universale e le calde lacrime degli astanti! Io non mi sento da tanto.

Terminata questa funzione tenerissima, passò la neofita al tribunale di penitenza per riconciliarsi, come vogliono i sacri riti; indi rivestita della stola candida della divina grazia com'era, amministrolle Monsignore il sacramento della Confermazione.

Incominciò poscia la S. Messa, durante la quale quell'anima fortunata ricevette la prima volta dentro di sè Colui, che pone le sue delizie nello stare coi poveri figli dell'uomo.

Fu qui pure un istante commoventissimo per tutti, quando alla Mensa celeste videsi accanto alla sposa imparadisata il fortunatissimo sposo di lei, partecipando del mistico banchetto.

Non potè Monsignore frenare gli impeti del giubilo, di che aveva inondato il suo cuore, e prima di terminar la messa, rivolto a lei ed agli astanti, disse poche parole sì, ma di quelle che solamente sa dire lui in simili circostanze, infiammando tutti d'amore, di gratitudine per Dio, ed i cuori tutti disponendo a tenera divozione per Maria SS. Ausiliatrice.

Fu questo per noi, carissimo signor D. Bosco, un giorno di giubilo e di consolazione, e ciò non deve parer strano a V. S. che ben sa quanti sudori e pene costano al suo primogenito, nostro amatissimo Monsignore, queste, ahi ! troppo rare, vittorie e conquiste sull'infernale nemico.

Grande, immenso è il bene da fare in queste terre sventuratissime, e grande eziandio, e altamente lo dico, senza limiti è pure l' ardore, lo zelo di lui per la salvezza delle anime. Che manca ?

Ah! preghi, preghi molto ed incessantemente per noi, carissimo Padre, affinchè voglia il buon Dio sostenere, benedire e prosperare l'opera de' suoi poveri ed inutili servi, usando con queste popolazioni di un larghissimo tratto di sua infinita Misericordia, facendo sì che il seme di sua divina parola non cada sempre su l'arida roccia o tra le acute spine, ma incontri invece il buon terreno in cui rendere centuplicato il frutto.

Fiat ! Fiat misericordia tua, Domine !

Suo affamo figlio in Gesù e Maria D. AntoNio RICCARDI.

CONFERENZA A BUSTO ARSIZIO ed a Casale Litta.

Scriviamo queste poche righe non solo per dare una breve relazione delle conferenze tenutesi in Busto ed in Casale Litta, ma per esternare in modo speciale la nostra riconoscenza a coloro che con tanto entusiasmo, amore e generosità cooperarono alla buona riuscita delle conferenze stesse.

I trenta giovanetti cantori dell'Oratorio di San Francesco di Sales in Torino ; reduci dalle magnifiche feste di Brescia , dopo aver cantato nel tempo della conferenza di Milano , partivano il giorno 14 per Busto Arsizio. Erano accompagnati dal Rev. Sac. Missionario D. Luigi Lasagna e da

alcuni altri sacerdoti salesiani. I figli di D. Bosco non dimenticheranno mai la cortese accoglienza e l'ospitalità del Rettore del Collegio di San Carlo D. Rodolfo Marimonti e del direttore spirituale D. Morganti.

A Busto una gran folla gli attendeva alla stazione. Il Rev. signor preposto D. Giuseppe Tettamanti, zelantissimo pel bene della sua popolazione, fondatore e promotore di molte opere di beneficenza, stimato ed amato da quanti lo conoscono , accolse i Salesiani in modo degno della sua generosità e della stima che ha di D. Bosco. Poichè D. Bosco era l'aspettato , ma era stato costretto a ritornare a Torino per l'estrema spossatezza delle sue forze. Il popolo di Busto condivideva la gioia del suo Prevosto e festeggiava quel giorno come uno dei più belli. La chiesa era apparata come nei giorni solenni. Monsignor Guerrini , canonico del Duomo di Milano , pontificò. Erano intervenuti in gran numero sacerdoti e signori eziandio da Monza, da Varese, da Como e da altre città. La conferenza del Missionario commosse fino alle lagrime gli uditori accorsi in gran numero, benché non tutti i generosi Bustesi potessero intervenire, causa l'ora cambiata della conferenza per varie cagioni impreviste. Sappiamo però che non si trascurerà l'occasione per sostenere con tutto zelo e carità le opere predicate dal Missionario.

La musica dell'Oratorio festivo, che suona molto bene, allietò il pranzo offerto ai Salesiani dal signor Prevosto e li accompagnò fino alla stazione quando partirono.

Erano invitati a fare una passeggiata a Leggiuno dall'ottimo e benefico signor Prevosto , il quale per sua bontà dicevasi il più felice degli uomini per avere in casa sua i figli di D. Bosco. Si giunse alla stazione di Sangiano circa alle nove e mezzo di sera, dove una gran moltitudine con un gran numero di fiaccole e due musiche riunite gli aspettavano. In mezzo agli applausi degli amici, allo squillo di una marcia trionfale , al suono festivo delle campane, si entrò in Leggiuno, le cui case erano illuminate, e si andò alla Casa Prepositurale, dove si era aspettati da un benefattore, da un amico, da un cuore di padre. All'indomani mattina , dopo la santa Messa , nel tempo della quale si cantarono alcuni mottetti, il sig. Prevosto condusse i giovani ad una passeggiata in barchetta sul lago e a visitare le isole Borromee e S. Catterina del Sasso.

Finalmente alle ore 5 pomeridiane si giungeva a Casale Litta. Qui cediamo la penna ad un nostro amico, il quale, testimonio oculare, così ci scriveva : « A Casale Litta doveva essere una lieta e cara riunione di famiglia, desiderata da tanto tempo. Il Rev. parroco sac. Angelo Rigoli, allievo dell'Oratorio di Torino, aveva preparata ogni cosa per la conferenza dei Cooperatori. Fino alla vigilia si era sperato l'intervento di D. Bosco, dell'Angelo della Provvidenza, dell'Apostolo della divozione a Maria SS. Ausiliatrice, come eziandio lo avevano sperato quei di Busto e quei di Leggiuno. Questa speranza era stata come una potente scossa elettrica per i buoni abitanti di Casale Litta. Si accese in tutti i Cooperatori e ammiratori di D. Bosco un indicibile entusiasmo. Nulla si risparmiò di quanto sapessero fare per mettere a festa il loro paesello. Se non bastava il giorno, si lavorava di notte. Un mese prima del giorno della conferenza si incominciò un lavorio continuo fino al mezzodì della vigilia. Nessuno si diceva mai stanco di lavorare per Don Bosco. Era un caro spettacolo vedere i giovanetti occupati nello sbarrazzar materiale per far piazza e correre nei boschi lontani a cogliere e trasportare la teppa per rivestire gli archi trionfali costruiti dai loro padri. Avevano anche preparata qualche letterina da leggere a D. Bosco. I signori proprietari del paese e dei dintorni andavano a gara nell'apprestare pali, festoni ed ogni altra cosa necessaria alla festa e nell'offrire la propria casa e l'alloggio, ove ne fosse stato di bisogno per i superiori e per i giovani cantori: questo bisogno però non vi fu per la graziosa prestazione di 40 letti completi mandati dal signor Bellini di Somma Lombardo.

- Ma D. Bosco non è venuto ! si diceva. E che perciò? Si faccia ai figli quello che non si può fare al padre, e il padre riceva ne' suoi figli gli onori e gli affetti. E così fu.

La chiesa era splendidamente addobbata come pure tutte le case da un capo all'altro del paese. Sulla porta maggiore si leggeva la seguente iscrizione

PERCHÉ IDDIO SIGNORE COLLE GRAZIE PIU' ELETTE BENEDICA LE SaNTE MISSIONI DEL VENERANDO SACERDOTE D. GIOVANNI BOSCO VERO APOSTOLO DI CARITÀ IL POPOLO DI CASALE LITTA ESULTANTE IMPLORa.

Un concerto musicale rallegrava il giorno della conferenza. Grande fu la premura e la pietà della popolazione nell'accostarsi ai SS. Sacramenti. Attendeva D. Bosco per essere da lui benedetto; ma, esso mancando , fece ricorso al. Missionario ed ai suoi compagni, per ricevere la benedizione e la medaglia di Maria SS. Ausiliatrice.

Bella fu la musica tanto della Messa come dei Vespri, che fu la stessa eseguita in Torino in quest'anno per la festa di Maria Ausiliatrice. Si dica pure tutto quello che si può dire di bene dell'esecuzione , del sorprendente effetto e della soddisfazione ed ammirazione di quanti l'udirono; non si dirà mai troppo. Ma, quel che più monta, i giovanetti cantori hanno fatto ottima impressione fra di noi, per la pietà e divozione colla quale stavano e pregavano in chiesa, accostandosi al mattino alla Santa Comunione e conservando in ogni circostanza un contegno così tranquillo ed allegro che fa il più bell'onore all'educazione che ricevono nella casa di D. Bosco. A questo proposito ho sentito dire da una madre che aveva attentamente osservati quei giovanetti: - Oh quanto pagherei se ne avessi uno de' miei tra di loro ! - Bravi giovanetti, conservatevi sempre degni del buon nome e dell'onore che vi siete meritati. Il ricordo di voi non si scancellerà così facilmente e serva di buon esempio e di incoraggiamento a chi vi ebbe vicini.

D. Lasagna nella sua conferenza , che sembrò ancor più bella delle altre da lui fatte prima, descrisse la condizione dei selvaggi e degli schiavi, le fatiche e le consolazioni del missionario, i bisogni urgentissimi di quelle Missioni, lo splendido avvenire che solo può recare la fede a quelle contrade.

I sacerdoti intervenuti alla festa furono settanta e molti di più sarebbero stati , se i giornali annunziando che D. Bosco erasi restituito a Torino non ne avesse fermato un gran numero alle loro case. Fu disposto che i sacerdoti potessero essere riuniti ad una stessa mensa, ciò che riuscì a tutti di gradimento , non essendo cosa facile trovarsi altra volta in tanto numero, in un paesello eziandio incomodo per andarvi. Si fecero brindisi ed augurii a S. E. il Revmo. Arcivescovo di Milano, che col suo esempio e colla sua benedizione aveva incoraggiate quelle conferenze; a D. Bosco e alle tante sue Missioni; al missionario D. Lasagna, al signor Prevosto di Varese che celebrò solennemente in quel giorno , ed al Capo della Pieve che tanto coadiuvò il parroco nel promuovere gli apparecchi di quella conferenza.

Un'allegra serata, con canti e suoni, fu un gradito compenso a quella popolazione per le fatiche sostenute nei preparativi della festa. Si cantò il terzetto di Crispino e la Comare del Ricci, La prova di un'opera seria del Mosca ed altri pezzi scelti di opere profane. Piacque a tutti di chiudere il trattenimento con una lode composta e messa in musica da D. Bosco in onore di Gesù Bambino nell'anno 1841 ».

Noi concludiamo dicendo un grazie di cuore a quanti presero interesse per le nostre Missioni, a quanti accolsero e festeggiarono i nostri giovanetti, a quanti sono i benefattori di D. Bosco e i Cooperatori delle sue sante imprese.

CRISTIANI ALLA PROVA.

Non si può leggere senza commozione il racconto del fervore con che i Cristiani novelli del Madagascar si mantennero saldi nella fede in questi tre anni passati in cui rimasero affatto senza sacerdoti, espulsi perché francesi. Eppure erano essi abbandonati alle insidie dei protestanti ed alle violenze dei pagani.

Tutte le pratiche cattoliche, canti, preghiere , catechismi furono continuati. Nella provincia d'Imerina si continuarono le scuole, e tutte le domeniche i fedeli accorrevano alle chiese per cantare e pregare insieme. In molte provincie, è vero, la persecuzione ha chiuso di forza scuole e chiese ; in altri punti furono rovinate ; ma i fedeli si riunivano allora nelle, case private per pregare, ed ivi allogavano i maestri che insegnassero il catechismo. Nell'Imerina chi mise ostacolo alla persecuzione furono i religiosi e le religiose indigene , e Vittoria Rasoamanorivo. Quest'ultima è una gran dama della Corte di Ranavalo Manjaka III. E maritata al primogenito del primo ministro, ed è esemplarissima cattolica. Partendo per l'esilio, il missionario le avea detto:

Vittoria, Dio vi fa oggi madre di tutti questi cattolici, che sono privati dei pastori ». Vittoria accettò piangendo il glorioso e difficile incarico. E mantenne la promessa. A lei dopo Dio si deve la conservazione della fede nel Madagascar. Spendendo essa con generosità inesauribile il suo tempo, il suo danaro e l'influenza sua, è stata l'anima della resistenza al protestantesimo. Era stata fin a quel punto il modello di quella cristianità ; da allora ne divenne l'apostolo. Animava i Comitati cattolici colla parola in città, e poi percorreva la campagna, spargendo ovunque larghezze e consigli ed eccitamenti. I più timidi, al vederla, all'udirla, riprendevano animo. L' unione cattolica divenne sempre più fervente , e molti giovani , influenti per posizione e capacità, secondarono mirabilmente gli sforzi di Vittoria. Di sacerdoti indigeni non vi erano; rimase solo un fratello della dottrina cristiana e sei Suore di S. Giuseppe, tutti malgasci.

Appena partiti i Missionarii un po' di scoramento generale si die' a vedere , ma l'Unione Cattolica guidata da Vittoria decise di ravvivar dappertutto il coraggio, cominciande dalle quattro chiese della capitale, e poi passando alle campagne. Si dovevano conservare tutte le usanze religiose introdotte dai Missionarii, meno ciò che spetta a sacerdoti. E così si fece. Non solo le domeniche e feste, ma pure in certe ore ne' giorni feriali. I giovani dell'Unione andavano da paese a paese per accertarsi che tutto procedesse bene , e poi il sabbato si raccoglievano in adunanza, presieduti da Paolo Rafiringa, giovane impiegato nel Ministero dell'istruzione pubblica. Ivi si faceva relazione di ciò che si era osservato in bene ed in male lungo la settimana, e si studiava il modo di provvedere. La più accesa carità, lo zelo più vivo dominava in quelle Assemblee della gioventù cristiana. Mancarono presto i mezzi , ma que' ferventi si privarono de' beni loro per sovvenire l'opera. Bellissimo ciò che accadde all'asilo de' lebbrosi di Ambahivoraka. Al partire de' Missionarii la chiesa fu bruciata e que' poveretti rimasero senza aiuti. Corse subito il lupo, cioè il ministro protestante con danari per sedurli.

L'Unione cattolica fece del suo meglio, ma avea pochi fondi. Il protestante ne avea in abbondanza dall'Inghilterra , sicché credette d'aver vinto e propose ai lebbrosi di passare all'eresia, promettendo danaro in copia.

Tutti i lebbrosi unanimi gridarono: se ci date danaro per compassione lo accettiamo , se come prezzo dell'apostasia mai e poi mai. Il ministro dovette deporre le sue speranze. Dopo tre anni i lebbrosi ricevettero i Missionarii con grida di gioia e lagrime, protestando loro che si erano tutti mantenuti saldi, a costo di qualunque privazione. I Missionarii al loro ritorno hanno potuto tenere a Tananariva un'assemblea di cento sessanta maestri e di trenta maestre.

Oh! come risplende in questi fatti così consolanti l'efficacia del divino spirito , che ove mancano gli esterni aiuti , supplisce colla forza e la sovrabbondanza degli interni sussidii.

(Dall'Eco d'Italia, 9 ottobre 1886).

II cattolicismo e Matilde Serrao.

(Dall'Unità Cattolica del 18 settembre).

Matilde Serrao è una Italo Greca , che fa la barba di stoppa a molti de' nostri giornalisti. Nacque a Patrasso, da un esule napoletano; studiò, venne in Italia, si stabilì in Roma e vi scrive il Corriere di Roma.

Nel numero 260 di questo Corriere il quindici di settembre pubblicava un articolo sul partito cattolico, articolo che dovrebbero meditare tutti i promotori dei Comizi anticlericali, od i loro presidenti, da Aurelio Saffi ad Ariodante Fabretti. Citiamo.

« Non vi è un partito cattolico , vi sono dei cattolici. Partito è voce che racchiude in sè, riassumendoli, tutti gli errori e i difetti di una breve e passeggera conventicola politica : partito vuol dire acciecamento e vuol dire intolleranza: partito significa fenomeno fugace di uomini, non luminosità persistente e crescente d'idea : partito è la forma terrena, pedestre, meschina delle cose grandi e nobili : partito significa assemblea irosa o indifferente, folla mobile e superficialmente convinta : partito significa egoismo trionfante e alternantesi di individualità opprimenti e pompose partito significa l'ambizione personale della vittoria a qualunque costo, con qualunque mezzo, anche se la vittoria duri un'ora soltanto, anche se porta con sè l'ultima rovina. Il partito è senza indulgenza, senza pietà, senz'avvenire, senza ideale è un arruffo di prepotenze, prepotenze di pensiero e prepotenze di volontà.

» Non così i cattolici. Essi non sono tre, trenta e trecento e trentamila : ma sono moltissimi, sono fitte e innumerevoli falangi, sparse dovunque. Chi farà mai la statistica delle coscienze umane ? Passano accanto a noi uomini, donne, che crediamo esseri frivoli, leggieri, indifferenti : noi stessi passiam senza che il mondo ci conosca : e in fondo al cuore di quella folla che crediamo fredda e spensierata, solitariamente arde la fiamma della fede ; vi arde, come nel segreto del cuore nostro. Ogni tanto, un lampo di verità c'illumina : e in uno spirito assorbito nelle gravi cure della scienza o della politica, in un cuore secco, fatto arido dalle cifre e da quell' arroventata cosa che è il denaro, si scopre una purissima sorgente di sentimento. Sono troppi, dunque, per essere un partito.

» E del partito non hanno i cattolici, nè l'acciecamento, nè la intolleranza. Niuno si volge a loro inutilmente : e la grande idea religiosa maternamente chiude gli occhi e tende le braccia. Siete un triste, siete un peccatore, siete un cuore indifferente, siete un'anima morta, avete sofferto o fatto soffrire, avete pianto o ghignato, che importa? Qui non si danno nomi, qui non si chiede passaporto, non si verificano connotati, non si cercano le origini. Siete un uomo e avete sete di pace , di speranza , di amore : siate voi caduto dalle vette superbe della bestemmia, o uscito a stento dal naufragio dell' amore , nulla fa. Voi cercate la luce : tanto basta, siete un fratello.

» Del partito non hanno, i cattolici, le personalità, le ambizioni individuali e gli oppressivi egoismi. Innanzi alla sublime idea della fede, certo, la poesia forte e soave di Alessandro Manzoni, questa felice unione di sentimento e di arte, ha il valore di grandi battaglie combattute e vinte. Ma la più volgare femminetta che, alla sera, chinata sul lettuccio del bimbo, gli congiunge le mani e gli fa ripetere le parole della preghiera che il piccolino pronunzia balbettando : ma la più umile fra le maestre, che alla mattina, ritta fra i bimbi, si fa il segno della croce con loro e con loro invoca Iddio : valgono, la femminetta mite e l'umile maestra, quanto il glorioso poeta.

» E poichè del partito non hanno, i cattolici, nè le ire, nè le impazienze, nè le prepotenze, né le violenze, il loro ideale è fulgido e il loro avvenire è splendido. Non è possibile che il presente stato di cose duri. Il mondo muore di aridità, di vuotaggine, di noia, d'infelicità che nulla può guarire, di miseria che niente può consolare. Il grande squilibrio umano fa tremare la terra ne' suoi cardini. Insegnate a leggere e non date il pane; accordate i diritti civili, ma non educate le coscienze; date la libertà, ma non date la prosperità; parlate di moralità, ma non siete morali. E il mondo muore disperato.

» Giammai come ora circola sordamente la voce scellerata che incita l'operaio allo sciopero e al delitto; giammai come ora il sangue umano ha intriso la terra; giammai come ora i delitti ebbero tale altitudine di efferatezza; giammai come ora vecchi, donne e fanciulli sorrisero all'idea della morte, e volontariamente abbandonarono la vita. Voi avete corrotta e resa disperata la più bella cosa umana : l'infanzia ! Cento spostamenti, cento questioni sociali chieggono soluzione; è minata la terra, perchè son minate le coscienze.

» Ma se a tutti coloro che lavorano con uno scarso compenso, che non arrivano a guadagnare il pane, arrivasse, dolce e buona, la parola della speranza : se a tutti gli assetati di giustizia, che cercano di averla con la violenza, si parlasse di una giustizia suprema : se a tutti coloro che vogliono uccidersi balenasse il sacro terrore di una vita futura; se a tutti quelli che vivono di pianto si parlasse di un divino sorriso, di là, dove non vi sono dolori : se agli sfortunati, agli infelici, ai perseguitati si dicesse di un lontano, ma sicuro avvenire : se un compenso venisse offerto a chi non ne avrà mai su questa terra : se tutto l'edificio umano e morale della fede potesse venire ricostruito , oh sarebbero inutili le disquisizioni degli scienziati, le' elucubrazioni degli economisti, le idee caritatevoli dei filantropi , le discussioni dei legislatori !

» E voi fate l'agitazione contro i cattolici ? Voi non volete che si preghi e che si dica di pregare ? Voi volete che si abbattano tutti i monasteri, che non vi siano più funzioni sacre, che la nascita, il matrimonio e la morte non siano più benedette dalle parole divine, che i vincoli del matrimonio siano aboliti e disperse le ceneri dei morti? Voi volete che le donne non invochino la Vergine e i bimbi non si raccomandino all' Angelo custode ? Voi fate dei Comizi contro tutte queste cose inutili , contro tutte queste superstizioni ?

» E bene sia. Ma prepariamoci tutti alle cose più orrende. Abituiamoci a tutte le raffinatezze della disonestà, a tutte le corruttele, a tutte le depravazioni. Nulla più fermerà l' uomo nella fatale nevrosi de' suoi sensi. Tutti i vincoli saranno sciolti : sciolto il sacro nodo della vita. L'operaio ammazzerà il padrone e ballerà nella pozza di sangue. II contadino scannerà il signore truciderà i bimbi. Il nostro servo fedele ruberà il nostro denaro e ci strangolerà. Nulla più fermerà i vecchi infelici, le donne infelici, i bimbi dalla fatale inclinazione al suicidio. Il mondo sarà preso dalle vertigini della crudeltà.

» Ma non noi, soltanto, credenti nel Dio dei nostri padri, periremo : perirete anche voi, o falsi atei, o falsi democratici, o falsi agitatori : il coltello che mettete nelle mani dei micidiali non verserà solo il sangue nostro. Seminate l' indifferenza, raccoglierete l'odio. Volete che si possa liberamente bestemmiare ? Si ucciderà anche liberamente. Mirabeau detronizzò Iddio, e uccise Luigi XVI; Luigi XVIII uccise Mirabeau. Costui, almeno, aveva ideali grandiosi. Voi non ne avete, o falsi atei, falsi materialisti, falsi filosofi, falsi democratici. E le grandi catastrofi umane, infatti, hanno sempre piccole cause e meschini fattori.

MATILDE SERRAO. »

GRAZIE DI MARIA AUSILIATRICE.

Le spedisco un vaglia, pregandola a volere rendersi il disturbo di farmi celebrare una Messa all'altare della Vergine Ausiliatrice , dalla quale ripeto la guarigione dal coléra che contrassi terribile.

Predichi pure nel Bollettino Salesiano quale rimedio contro lo spaventoso morbo asiatico la medaglia di Maria SS. Ausiliatrice , ché la mia vita ne è una prova di più.

Coi più sinceri ossequii i ringraziamenti

Soave (Verona), 18 setiemùre 1886.

PROVOLI D. GAETANO, curato.

II.

MOLTO REVERENDO SIGNORE,

Lessi nel num. 6, anno X del Bollettino Salesiano che un sacerdote Cooperatore, sorpreso da grave infermità, ricorse a Maria Santissima nostra Ausiliatrice , e quasi ad un tratto si trovò libero da' suoi mali. Allorché ammirava la protezione della Divina nostra Madre verso quel povero infermo , mi trovava anch'io in preda a malore che mi dava non lieve pensiero, poiché, per le condizioni igieniche del paese, non potea liberamente servirmi dei rimedii opportuni a

combattere il morbo che mi opprimeva. In uno stato deplorevole per mancanza di forze, in preda all'avvilimento per non vedere dopo due mesi profitto alcuno , pensai di aggiungere ai rimedii fisici, che mi potea somministrare l'arte salutare, i rimedii spirituali che mi indicava la devozione alla Vergine, e stabilii di fare una Novena a Maria Ausiliatrice Madre nostra, promettendo a gloria di Dio e ad onore di Lei di inviare, come il fortunato Sacerdote Cooperatore, una mia corrispondenza al Periodico, se Maria Santissima avesse benignamente annuito alle mie istanze. Nei primi giorni della Novena mi sentii peggio di prima, ma col progredire della medesima a poco a poco provai un miglioramento, finché coll'aiuto di Dio e della Regina del Cielo, dopo un tratto non molto lungo di tempo , andai ricuperando le forze e rimettendomi nella primiera sanità. - Ed eccomi costà in ispirito all'altare di Maria Ausiliatrice, ai piedi della nostra buona Mamma a ringraziarla, e (per non venire colle mani vuote) ad offrirle il tenue obolo del mio affetto filiale, ahi ! molto tenue , ma di più non permette la misera mia condizione economica. Il quale obolo Ella , M. R. Signore, erogherà ad onor di Maria in quel modo che crederà ad Essa più gradito. Se V. S. crederà di dare nel Bollettino brevissimo cenno di ciò che qui le scrissi, mi aiuterà a soddisfare la promessa fatta a Maria. Preghi V. S. il Signore per me, e mi creda col più profondo ossequio

Della S. V. M. R.

26 agosto 1886.

Obb. Dev. Oss.

Una persona che legge il Bollettino Salesiano.

GLI ICONOCLASTI DI FIRENZE,

Riceviamo e pubblichiamo la seguente lettera senza far commenti sui fatti che vi si narrano , poiché la loro enormezza è tale che ce ne dispensa. Solamente i nostri concittadini onesti riflettano a quali estremi ci ha condotto la tolleranza del Governo

« ILLMO. SIGNOR DIRETTORE,

» Da qualche giorno sono spettatore di brutti fatti che volentieri, ad onore della nostra città, vorrei tacerli, se non mi costringesse a pubblicarli la sempre crescente audacia degl'ineducati o maligni che ne sono autori.

» Ella conosce l'Oratorio Salesiano di D. Bosco in via Fra Angelico, fuori Porta alla Croce; sa che tutti gli onesti ed assennati Fiorentini hanno applaudito con gioia a quest'Oratorio che fin da' suoi principii nel 1881 prometteva tanto bene per la nostra gioventù; e sa che ora tutti sentono il dovere di sostenere ed ampliare tale opera, che sembra destinata a rinnovare in Firenze i miracoli della carità operati da D. Bosco , e da' suoi figli a Torino primieramente, poi a Genova, a Marsiglia, a Barcellona, a Buenos-Ayres ed in altre molte città d'Europa e d'America.

» Qui a Firenze l'opera di D. Bosco procede più modesta e più lenta, ma forse non meno copiosi sono i buoni frutti ed i vantaggi che apporta. Da cinque anni io la osservo e la studio con interesse, e sempre più son tratto ad ammirare i generosi sacrifici e la operosa carità di questi Salesiani. I quali, lasciate le loro famiglie, le affezioni e le speranze più care, nel fiore dell'età, consacrarono tutte le forze e la vita al bene della nostra gioventù e della civile società. Oltre a 100 sono i giovani convittori dell'Oratorio che vi attendono alle arti ed agli studii; circa 100 sono quelli che vi intervengono ogni giorno, come esterni alle scuole elementari , e vi passano la giornata fino a sera; e più ancora sono i giovanetti, specialmente artigiani, che vi frequentano l'Oratorio festivo e le scuole domenicali, e vi trovano istruzione, amore e sollievo dalle fatiche manovali della settimana.

» Ella comprende, Illmo. sig. Direttore, come tutte queste opere richieggano cure e sacrifizi non lievi da parte dei maestri e spese gravissime per provvedere a tanti bisogni. Certo io posso assicurarla che i figli di D. Bosco non risparmiarono mai fatica nè privazione per riuscire nella loro bella e civile missione. Ed a tante fatiche quale compenso richiedono ? Dio solo può ricompensarli degnamente; dagli uomini null'altro essi chieggono che di essere compresi, aiutati ed amati. E potremmo non ammirarli ed amarli ? Con tanta pazienza quei giovani preti e chierici sanno adattarsi ai bisogni e persino ai capricci dei loro piccoli amici, che meglio non potrebbe una tenera madre ; onde non e meraviglia se i giovani di Porta alla Croce hanno preso amore all'Oratorio, e lo frequentano non ostante la lontananza e la poca comodità del locale.

» Maraviglia è invece che vi sia e si tolleri nella colta Firenze chi osi assalire con villani e pubblici insulti tali persone così benemerite della società. Mentre essi lavorano. e si consumano la vita al solo fine di crescere istruiti , virtuosi e civili i poveri figli del popolo, è veramente meraviglia ed onta vederli fatti segno a turpi e grossolani oltraggi nella loro casa stessa.

» Ed è così. Io stesso dovei più volte arrossire vedendo gruppi di giovinastri raccogliersi dinanzi all'Oratorio, levando brutte grida e schiamazzi , a cui frammischiavano titoli infamanti scagliati contro ai religiosi ed ai giovani qua raccolti. Spesso vidi quei maleducati lanciar sassi nelle porte e nelle finestre con danno materiale della casa, e con pericolo ed affanno quale si può immaginare, pensando che i sassi venivano lanciati nei dormitorii e persino sulla chiesa mentre vi erano raccolti i convittori.

» Tali fatti si sono ripetuti molte volte; e come non bastassero così grossolane provocazioni, in questi ultimi giorni si volle spingere l'insulto al punto che passa i limiti della tolleranza. Sopra le due porte esterne del detto Oratorio erano due statuette di Maria Vergine , di Colei che i poveri fanciulli amano come Madre, e che è loro inspiratrice e sostegno nella via dell'onestà e del lavoro.

» Quelle modeste immagini dovevano dar noia a certi mascalzoni , che forse vi vedevano come un rimprovero alla loro vita meno onesta. Però vollero levarsele dinanzi; e nulla curando che così si violava la proprietà ed il domicilio altrui, che s'ingiuriavano quei giovani in uno dei loro più teneri e sacri affetti, e che si offendeva il sentimento religioso della nostra popolazione, con sassi e bastoni, tra urli e bestemmie , ridussero in pezzi le odiate immagini.

» Ella, sig. Direttore, e tutti quelli che hanno buono il cuore e la mente , comprenderanno la bruttezza di questi fatti , e le loro pessime conseguenze. Ben voglio dirle che, ad onore di Firenze, io credo che tali brutture, più che a malignità deliberata, debbano attribuirsi a grossolana malcreanza di giovinastri ineducati; e benché il vederli ripetuti con credente audacia lasci sospettare che fossero premeditati da gente perversa, io le voglio credere null'altro che ragazzate. Ma è doloroso sapere che tali ragazzi siano nella nostra città.

» Che cosa rispetteranno essi se ora pubblicamente ardiscono insultare alle opere , alle persone ed alle convinzioni più degne di rispetto? Quali diverranno quei giovani che dànno tali prove di sfacciataggine fino a violare la proprietà, il domicilio e l'onore di onesti e benemeriti cittadini

» A lei, signor Direttore, ed a tutti gli onesti ed assennati io ne lascio il giudicarne. Solo propongo che l'opera amorevole e tutta la vita dei poveri figli di D. Bosco , nonchè insultata, sia invece fatta oggetto di serio studio e di imitazione da chi vuole con senno e con dignità educata la gioventù. Allora forse ne avverrebbe che i giovani, invece di crescere alla diffidenza, al disprezzo ed all'odio di ciò che è virtù ed ordìne, imparerebbero ad essere veramente civili ed onesti, laboriosi e rispettosi; nè si avrebbe così spesso cagione di arrossire per i turpi fatti cpe le ho accennato.

» A lei, signor Direttore, non isfuggirà certamente l'importanza che avrebbe nell'educazione uno studio speciale sul metodo tenuto da D. Bosco e da' suoi per ottenere tanti buoni risultati. Io glielo propongo come riparazione all'insulto fatto loro qui a Firenze; ed intanto con animo riconoscente me le professo

Obblmo. servitore

N. N. »

(Estratto dal Giorno 17 ottobre 1886)

COLLEGIO NUNZIATA IN SICILIA.

EGREGIO SIGNOR DIRETTORE,

« Nell'amena borgata di Nunziata , sezione di Mascali, dove soglio passare qualche mese dell'autunno, or sono pochi anni, vidi sorgere in breve tempo un vasto edifizio destinato a collegio-convitto per le fanciulle, e, come mi fu assicurato , tutto a spese di due zelantissimi sacerdoti.

» Sono oramai tre anni da che il collegio ebbe la sua solenne inaugurazione, essendo stato affidato alle Figlie di Maria Ausiliatrice, Ordine dedicato alla istruzione, e sotto la direzione di alcuni sacerdoti del paese.

» Mercé la instancabile solerzia delle maestre e dei direttori, come per la incantevole posizione dell'edifizio e per la costruzione del medesimo, fatto sui più recenti consigli dell'arte e dell'igiene, sorgendo esso svelto , isolato , esposto ai quattro venti, fiancheggiato da deliziosi giardini ad esso annessi, s'è visto questo Istituto, sotto il nome dell'Immacolata, progredire prodigiosamente, tanto da contare oramai ben trenta alunne appartenenti alle più distinte famiglie delle città circonvicine, compresa la nostra Catania, ed io son lieto di non essere stato l'ultimo a condurvi la mia tenera bambina.

Il giorno 16 del corrente mese mi fu dato assistere assieme ad un coltissimo pubblico alla solenne premiazione , e restai sorpreso nel vedere che le fanciulle, oltre ad avervi guadagnato tanto nella istruzione letterale, erano divenute brave nei lavori donneschi, di cui diedero una variatissima mostra. Commosse tutti per la sveltezza modesta, la prontezza del porgere, l'incanto delle movenze franche ed ingenue delle bambine, avendoci esse voluto trattenere poi parecchie ore con delle piccole rappresentazioni e con saggi di musica, canto e ginnastica, nelle quali cose molto si distinsero.

» Restai convinto che Nunziata possiede un Istituto eccellente, invidiabile, da cui non potranno uscire che ragazze massare e bene educate, e dissi: Se abbondasse di più il numero dei filantropi, si avrebbero in tutte le città simili collegi, e allora l'Italia avrebbe madri più savie e figli assai più onesti.   « L. A. »

LIBRERIA SALESIANA DI S. GIO. EVANGELISTA

TORINO.

Ricordiamo ai nostri buoni Cooperatori e Cooperatrici che si aperse testè una succursale alla Libreria Salesiana di Valdocco nell'Ospizio annesso alla chiesa di S. Giovanni Evangelista, corso Vittorio Emanuele II.

In essa vi si trovano, oltre tutte le opere edite dalle tipografie salesiane, un copioso assortimento di libri di divozione e di preghiere , legati in varie legature, come pure libri di premio.

Quivi trovasi inoltre una svariatissima serie di oggetti religiosi, come Immagini, Corone, Medaglie, Crocifissi, ecc.

Tutti questi oggetti vengono venduti a prezzi moderati e convenienti, oltre di che il poco provento, che ne può risultare va a benefizio dei tanti poveri giovanetti che D. Bosco raccoglie numerosi in detto Ospizio.

L'apertura di quella Libreria era vivamente desiderata da molti nostri buoni Cooperatori e Cooperatrici, le quali, distanti da Valdocco, non potevano soddisfare al loro bisogno che con grave perdita di tempo; e come pure da molti reverendi

parrochi della provincia , i quali scendendo da Porta Nuova e disponendo di pochissimo tempo, avveniva che ritornavano ai loro paesi senza aver potuto provvedersi di quanto loro abbisognava.

Raccomandiamo pertanto detta Libreria, che s'impegna da parte sua di soddisfare alle esigenze del pubblico.

BIBLIOGRAFIA.

La Rinascenza Cattolica di T. MAMIANI comparata colla Rinascenza Cattolica di LEONE XIII. Pensieri di Mons. A. BRIGaNTI.

Un libro interessantissimo per l'argomento e pel modo tenuto nel trattarlo è certo quello che qui annunziamo. In esso l'illustre autore prende a severa disamina un opuscolo di T. Mamiani sulla Rinascenza Cattolica. Con acume non ordinario Mons. Briganti smaschera la farisaica ipocrisia e le scaltre insinuazioni del Poeta e Filosofo Pesarese, e con fuoco di sincero cattolico mostra di quale bassezza sia capace una delle grandi figure italiane per ispargere tra il popolo il tossico micidiale di teorie empiamente ruinose. A meglio far apparire la perversità delle massime del Mamiani, il nostro Autore vi oppone quanto il sapientissimo Pontefice Leone XIII, nella sua Enciclica Immortale Dei, inculca a tutto il mondo sulla Cristiana Costituzione degli Stati; fa vedere come il nuovo giure italiano, su cui il sedicente cattolico vuole fondato l'edificio sociale, sia inattuabile secondo ragione e fede , e colla logica inesorabile de' fatti mette in luce i tristi effetti già prodotti da quel giure, servendosi delle stesse parole del giornalismo italiano più devoto alla sétta ed agli uomini così detti della rivoluzione. Un libro di tal genere, in questi tempi in cui la questione sociale è così vivamente agitata e tiene gli animi di tutti cotanto sospesi, già si raccomanderebbe da sé per l'interesse che desta la materia trattata; ma quando poi ci viene presentata da chi con lingua forbita mette in bell'armonia e la copia dell'erudizione e la stringatezza del ragionamento e l'incantevole brio del l'esposizione, come seppe fare l'ill.mo Arcivescovo titolare d'Apamea Mons. Ant. Briganti, osiamo dire che s'impone a chiunque non tenga per vane parole la letteratura, la patria e la religione. Esso è un elegante volume in-16°, testé uscìto dalla nostra Tipografia Salesiana di Torino.

Si vende presso la nostra Libreria al prezzo di lire 2.