ANNO X - N. 10.   Esce una volta al mese.   OTTOBRE 1886

BOLLETTINO SALESIANO

DIREZIONE nell'Oratorio Salesiano. - Via Cottolengo, N. 32, TORINO

Sommario - La voce dei Missionarii della Patagonia - Il cuor di Gesù e la fanciullezza - La Chiesa del Sacro Cuore in Roma-Dalla Patagonia - Lettera da Paysandù - Un'abiura ed una bella festa all'Oratorio di S. Pietro e Paolo a Menilmontant - Don Bosco a Milano -- Grazie di Maria SS. Ausiliatrice - II collegio S. Carlo in Borgo S. Martino - Bibliografia.

LA VOCE DEI MISSIONARII DELLA PATAGONIA a D. Bosco e ai Cooperatori e alle Cooperatrici Salesiane.

Vorremmo che in questo mese una voce si facesse udire dall'uno all'altro capo d'Italia, e che il presente numero del Bollettino Salesiano andasse nelle mani di quante persone hanno fede in Dio ed amore alle anime. Speriamo che questa voce sarà almeno udita dai nostri Cooperatori e dalle nostre Cooperatrici e da loro ripercossa come un'eco fedele alle orecchie dei loro conoscenti ed amici, muovendo la carità e lo zelo di tutti.

La voce che accenniamo è la voce dei Missionarii Salesiani della Patagonia, della Terra del Fuoco e delle isole Moluine. Dopo le recenti esplorazioni da loro praticate per lo spazio di oltre a duemila e cinquecento chilometri ; dopo di aver salite le vette e penetrate le gole delle Ande; dopo di aver incontrate numerose tribù di selvaggi; dopo di averne istruiti e battezzati migliaia ; dopo di essersi trovati più volte esposti al pericolo or di morir di fame, or di perire annegati, or di essere divorati dalle fiere , quei Missionarii ritornati nelle loro stazioni fecero udire a D. Bosco e ai loro fratelli di Europa una voce meritevole di essere ascoltata. La voce suona così : Mandateci degli aiuti personali e materiali, e noi daremo a Dio, alla Chiesa, alla società la Patagonia cristiana ed incivilita.

Da questa non era dissimile la voce che ai tempi suoi dall'Asia faceva risuonare all'Europa l'Apostolo delle Indie, S. Francesco Zaverio; non dissimile la voce dei primi agli ultimi Operai evangelici ; anzi questa è la voce stessa che risuonava sulle labbra del Divin Salvatore quando diceva La messe è molta, ma gli operai son pochi. Pregate adunque il Padron della messe che mandi operai a raccoglierla.

I Cooperatori e le Cooperatrici sanno che finora D. Bosco e i Salesiani di Torino non furono sordi a questo grido già altre volte fatto udire dai loro Missionari di America. Confidati in Dio e nella loro carità, aiutati dalle loro limosine , benedetti e confortati dalle parole del Vicario di Gesù Cristo, noi abbiamo già inviato in quelle remotissime terre varii drappelli di operai, che hanno oggidì a capo un Vescovo salesiano, monsignor Giovanni Cagliero, e un Prefetto apostolico, D. Giuseppe Fagnano. Coi mezzi somministrati dai nostri benefattori e dalle nostre benefattrici essi vi hanno aperto scuole, collegi e laboratorii pei figli dei selvaggi ; hanno stabilite stazioni, hanno fabbricate chiese, hanno già condotte a Gesù Cristo migliaia di anime, che prima non lo conoscevano e brancolavano nelle tenebre dell'idolatria. Ne sia lode a Dio e plauso alla carità cattolica.

Ma le opere intraprese sono insufficienti al bisogno ; anzi il benefico influsso di queste opere medesime e le recenti escursioni apostoliche in mezzo ai selvaggi risvegliarono in questi un grande ardore di conversione, un vivo desiderio , diremmo un'ansia d'istruirsi e di fare istruire dai Missionarii e dalle Suore i loro figli e le loro figliuole. Essi domandano con insistenza che sacerdoti si stabiliscano nei loro centri principali, per ricevere in maggior copia e con maggior agio i lumi della fede e della civiltà.

In vista di un così consolante movimento degli indigeni verso la Chiesa e di un sì prospero avvenire per la Religione in quegli ultimi confini della terra, D. Bosco è venuto nel pensiero di ascoltare egli pel primo la voce de' suoi figli della Patagonia e d'inviare tra loro un nuovo drappello di aiutanti. La schiera partirà nel prossimo novembre insieme col missionario D. Luigi Lasagna, venuto poc'anzi dall'America, a perorare personalmente la causa de' suoi colleghi, o per meglio dire a perorare la causa di migliaia di povere creature ragionevoli, destinate al pari di noi alla libertà, alla grazia, alla gloria, e in quella vece oppresse tuttora sotto il giogo di ferale schiavitù e immerse nello squallore della miseria.

Or per allestire la novella schiera di conquistatori di anime e di propagatori del regno di Dio in sulla terra occorrono gravissime spese ; spese di sacri arredi, spese di vestiario e di biancheria, spese di viaggio. La generosità dei Cooperatori e delle Cooperatrici, che venne in soccorso a Don Bosco nelle spedizioni passate, speriamo che non gli verrà meno nella spedizione presente. Alla loro carità egli fa appello; nella loro carità egli confida. Egli li prega ad ascoltare al pari di lui la voce de' suoi figli, e favorire la loro impresa!

I Cooperatori e le Cooperatrici la possono favorire con offerte di tela ed oggetti di biancheria, con panno da formare abiti e vesti, con arredi di chiesa per la celebrazione della Messa e delle sacre funzioni. con danaro, onde fare fronte alla spesa di trasporto per terra e per mare ; insomma con qualsiasi limosina che la pietà suggerisca e le forze permettano.

All'Oratorio di S. Francesco di Sales in Torino, donde prenderanno le mosse i novelli Missionarii, si riceverà con gratitudine e a mano e per ferrovia e per posta quanto la industriosa carità sarà per inviare al nobile intento.

Il numero dei Missionarii che partiranno sarà altrettanto più grande, quanto più copiosi giungeranno i mezzi; perciò preghiamo i Cooperatori e le Cooperatrici, che abbiano la bontà di cercare eziandio altre persone benevole, le quali vogliano concorrere a quest'opera di umanità e di fede.

Noi segneremo il nome e cognome degli uni e degli altri nei registri del nostro Istituto per ricordarli ogni giorno nelle nostre preghiere , per implorare le benedizioni del Cielo sopra di loro, sopra le loro famiglie, sopra le opere loro, mentre Iddio lo segnerà nel libro della vita, nel libro dei predestinati ; poichè è sentenza di sant'Agostino che chi procura efficacemente la salute delle anime mette al sicuro l'anima propria: Animam salvasti, animam tuam praedestinasti.

IL CUOR DI GESU' E LA FANCIULLEZZA

Non vi è persona che non senta dolorosamente stringersi il cuore al contemplare la miseranda condizione in cui giacevano i fanciulli innanzi l'apparir del Cristianesimo. Quali orrori, o mio Dio, non ci presenta mai a questo riguardo la storia! Ecco infatti colà nell'Egitto, in quell'Egitto stesso chiamato la culla della civiltà più gloriosa, i bambini esposti a morire sulle sponde del Nilo, come accadde a Mosè. Ecco poco lungi quegli altri gettati nel fuoco sotto gli occhi delle loro madri in sacrificio al crudele Moloch. Ecco gli arabi che trucidano assai spesso le bambine appena nate.

Nè è da credere che Atene e Roma siansi diportate meglio su tal punto. Noi vediamo il legislatore Solone permettere nel più de' casi ai genitori di ammazzare liberamente i loro figli. Vediamo le leggi romane delle XII tavole condannar a morte i fanciulli contraffatti della persona. Vediamo nel primo secolo stesso dell' era volgare, secondochè narra un accreditato sto rico (1), bambini di recente nati trucidati a testimoniare il dolore per la morte di Germanico da quel popolo romano, che pretendeva imporsi a tutto il mondo per coltura e saviezza. Che più? Non vediamo noi forse Platone, vale a dire, il più gran genio dell'antichità pagana, ordinare in quel suo ideale d'uno Stato perfetto, che molti figli si uccidano e gli altri siano allevati per modo che le madri non abbiano più a riconoscerli per figli loro ? (2).

Ma ecco mutarsi la faccia delle cose. Quei fanciulli, poc'anzi oggetto di crudele disprezzo o di barbara ferocia, sorgono a nuova vita; una novella aureola circonda la loro fronte, gli occhi scintillano luci d'amore, il loro volto si ricolora d'un raggio di paradiso. Che è stato mai? È il Cuor di Gesù che ha operato questo miracoloso tramutamento. O mio Dio, come son santamente belli agli occhi vostri i fanciulli ! Gesù ha terminato allora allora di parlare della castità verginale all'affollata turba, di quella castità cioè che solo i perfetti capiscono e che costituisce la prerogativa più luminosa del sacerdozio cattolico, come è per la Chiesa la causa più potente di quei miracoli di carità a cui assistiamo ogni di. Quand'ecco una schiera di fanciulli rompere la folla, che numerosa chiudeva la via e avvicinarsi a Gesù. Son le madri stesse che si pigliano in braccio i loro bimbi e vogliono presentarglieli perchè li benedica. Invano i discepoli li sgridano, li rampognano ; la contraddizione, che il peccato originale aveva posto, oltre la natural differenza, tra il fanciullo e l' uomo, doveva cadere per sempre. Ed è il Cuor di Gesù che compie quest'opera di santa distruzione, mercè l' armonia di quelle cose che sembrano le più disparate. Oh! lasciate, dice egli ai discepoli, lasciate quei piccoli fanciulli e non vietate loro di venire a me, perocchà di tali è il regno de' cieli. In verità vi dico che chiunque non riceverà il regno di Dio come fanciullo, non entrerà in esso. E stringendosi quindi quale un tenero padre quei fanciulli al cuore pon loro sul capo le mani e li benedice (3). Consolanti parole, sublimi manifestazioni del suo cuore affettuosissimo, le quali rivelano e la tenerezza sua ineffabile, e la ragione stessa di questa tenerezza, giacchè ne' fanciulli, personificanti la fragranza celeste della castità verginale e lo spirito di umile semplicità, ravvisa il sapientissimo Gesù e ci pone innanzi a modello quell'altissima perfezione, che egli era venuto ad annunziare. Non è quindi maraviglia se noi lo vediamo perciò appunto non lasciarsi sfuggir occasione alcuna, che gli si presenti, d'inculcare a' suoi discepoli e per essi ai loro successori e a tutti gli uomini del mondo la più grande amorevolezza, la più affettuosa sollecitudine verso i fanciulli ed insieme la più alta riverenza verso di loro. E infatti Gesù che altrove dopo aver pigliato teneramente fra le sue braccia un fanciullo e collocatolo in mezzo a suoi ascoltatori disse loro quelle memorande parole: Chiunque avrà ricevuto un tal fanciullo nel nome mio, riceve me, e chiunque mi riceve, non solo riceve me, ma colui che mi mandò (1). Forse, osserva qui un profondo scrittore, accarezzando e abbracciando quel bambino, volle porgersi esempio ai suoi ministri nella Chiesa, che facciano loro famiglia tutta i bambini e tutti i piccoli del mondo, e quelli siano i figliuoli loro. Una tradizione della chiesa greca ha che quel bambino accarezzato da Cristo fu poi un eroe e vescovo d'Antiochia e si chiamò Ignazio martire (2). Ed è per questo che la Chiesa cattolica ritenne sempre come uno tra i più grandi ed importanti suoi uffizi quello dell' educazione della gioventù. Non è forse desso il fanciullo l'uomo stesso circoscritto ne' suoi anni primieri? Non è egli la speranza e il sostegno della famiglia, il genere umano che rinasce, la patria che si perpetua, l'umanità che si rinnovella nel suo fiore? Che vi ha di più grande, esclama S. Giovanni Grisostomo, che dirigere gli animi e informare a costumatezza il cuor dei fanciulli ? Quid majus quam animis moderari atque adolescentulorum fingere mores? (3).

Ma ahimè ! il cuor di Gesù ad un tratto si turba, il suo volto si fa severo e minaccioso; la sua voce piglia un accento fiero e tremendo. Guai, egli grida ai presenti ed agli avvenire, guai a chi avrà dato scandalo ad uno di questi piccoli che credono in me; meglio per lui che gli sia appiccata al collo una macina da asino ed egli stesso sommerso nel profondo del mare Guardatevi bene dal disprezzare uno di questi fanciulli, perciocchè vi dico che gli angeli loro veggono continuamente la faccia del padre mio che è nei cieli. Ed oh! volesse il cielo che questa terribile minaccia, questo guai, che il vero amore alla fanciullezza strappò di bocca al mitissimo Gesù, fosse dappertutto profondamente scolpito e meditato. Sì, guai a quei genitori che con parole o con fatti danno cattivo esempio ai loro figli, per colpevole negligenza o più colpevole interesse li affidano a perversi educatori; guai a quei maestri traditori che coi sarcasmi e le menzogne contro la religione, con luridi racconti e più luride azioni si fanno lupi rapaci delle anime dei loro scolari; guai a quegli scrittori venduti, che con libri e giornali irreligiosi ed immorali avvelenano e corrompono la mente e il cuore della gioventù presente ed avvenire. Sì avvenire, perocchè voi sarete polvere, o scrittori empi e irriverenti, ma la vostra infame opera di distruzione sciaguratamente vivrà. Simili a quelle vittime che si immolavano un giorno sui sepolcri per placarne le ombre, tutti quelli che nel leggere avranno perduta la loro onestà e la loro fede, saranno altrettante vittime, le quali verranno ad immolarsi sul vostro sepolcro, non già per darvi la pace, ma per torvela in eterno se fosse mai possibile che l'aveste; voi non vivrete più, ma continuerete a corrompere; ogni vostra pagina lurida od empia sarà la rovina di un principio, la perdita di una virtù, e così, benché estinti, si perpetuerà la vostra opera d' iniquità, di distruzione morale rispetto alla quale è men reo il masnadiero che svaligia e lo scherano che uccide. Il poeta, scriveva già un secolo fa il torinese Baretti altamente corrucciato coi suoi, il poeta (e lo stesso dicasi di qualsiasi scrittore in generale), che sacrifica all' ara della lussuria od all' idolo dell' empietà è un furfante che la società ha interesse di sterminare come stermina gli avvelenatori e gli assassini. Il poeta bisogna che non si scordi giammai che gli anni verranno un dì a sedersi gravemente sulle sue spalle accompagnati dal rimorso; guai a lui se avrà nei suoi versi traviato dal buon costume, dalla rigida morale e dalla religione (1).

Deh ! adunque , o cari giovani, siate riconoscenti al Cuor di Gesù pel grande affetto che vi porta, pel bene immenso che vi ha fatto e vi seguita a fare, per la sollecitudine più che paterna che egli ha per la vostra salvezza corporale e spirituale. Questa riconoscenza stampatela profonda nella vostra mente e nel vostro cuore, questa riconoscenza manifestatela francamente con le parole e con le azioni. L'affetto, la divozione al Cuor di Gesù sia l'opera di tutta la vostra vita. Ma sia un affetto sincero, sia una divozione operosa, consacrando a lui fin d'ora il vostro cuore e risolvendo di fuggire con santo orrore tutto quello che potesse appannarne il candore o scemarne il nobilissimo slancio.

(1) SVETONIO, nella vita di Caligola.

(2) De Republ. V.

(3) MATT., xix, 13, 14. 15; Luc., xviii, 16, 17.

(1) MARC., IX, 35, 36; Luc.. ix, 47, 48.

(2) FORNARI, Della vita di G. C., lib. 2, vol. II.

(3) HOMEL., 60.

(1) Lettera al fratello Amedeo. Lo stesso Ugo Foscolo atterrito dal male immenso, che produceva nella gioventù un suo sciagurato romanzo, severamente vietato dalla Chiesa, scriveva nella ristampa fattane nel 1814, che se dopo tante edizioni non fosse cosa impossibile, lo scrittore abolirebbe volentieri quest' operetta e ciò perché chiunque esorta al suicidio, s'apparecchia finché vive i rimorsi d'aver forse sospinto qualche individuo verso il sepolcro (V. la Vita di U. Foscolo scritta dal Carrer). Terribili parole che dovrebbero essere seriamente meditate dagli scrittori, non meno che dai lettori di romanzi.

LA CHIESA DEL SACRO CUORE IN ROMA

Roma, 20 settembre 1886

Preg. Sig Dirett. dell'Unità Cattolica,

Deo gratias et semper Deo gratias. La facciata della nostra chiesa monumentale del Sacro Cuore è compiuta. L'ultima pietra è stata messa la vigilia della festa di san Gioachino, onomastico del sapientissimo Pontefice Leone XIII, che accettava nella sua munificenza di edificarla a proprie spese, e l'avrebbe certo fatto se il Conte Cesare Balbo non avesse proposta l'idea del voto nazionale per venire in aiuto al S. Padre nelle sue gravi attuali strettezze. Ora spetta a me nell'impareggiabile suo giornale farmi interprete di tutti coloro che hanno parte in questa grandiosa impresa, per dire una parola di ringraziamento a quanti cooperarono colla parola e colla elemosina a quest'opera di fede e di amore.

E in primo luogo a Sua Eminenza Reverendissima il Cardinale Alimonda, il quale con tanto zelo e con tanto cuore ha assunto l'incarico di rivolgere un invito a tutti gli Arcivescovi e i Vescovi d'Italia, perché eccitassero i fedeli alle loro cure commessi a concorrere colle loro offerte all' edificazione della splendida facciata. E a lui dopo il Cuore adorabile di Gesù, è dovuto il merito ed il buon esito di questa sottoscrizione che ha raggiunta l'egregia somma di circa duecento mila lire. Somma davvero considerevole per la ristrettezza dei tempi, pei sempre urgenti bisogni locali, tuttochè non raggiunga il preventivo dell'ingegnere architetto l'esimio Conte Francesco Vespignani. E buon Dio però che ha ispirati tanti benefattori a cooperare fin qua, ispirerà certo a qualche generosa persona il pensiero di provvedere qualcuna delle 4 statue marmoree e alle altre decorazioni, sopperendo al deficit di 40,000 lire.

A tutti eziandio i Rev.mi Arcivescovi e Vescovi una parola di sentita gratitudine per l'impegno spiegato colle loro pastorali, come pure a tutti i singoli parroci pei disturbi sopportati nell' esazione dell' obolo dei fedeli, e finalmente a quanti ottimi cattolici, o in grande o in piccolo, diedero le loro offerte a questo scopo. Il Sacro Cuore di Gesù saprà largamente ricompensarli. Nella chiesa nostra ogni giorno si fan preghiere in pubblico ed in privato a vantaggio di tutti i nostri buoni cooperatori, ed ogni primo venerdì del mese si celebra la S. Messa unicamente per loro, e si fa una speciale funzione per invocare sopra di essi e sopra le loro famiglie il centuplo in questa vita e un bel premio nell'altra.

Il rimanente della chiesa è omai a buon porto. Le decorazioni in istucco, le dorature dei soffitti e delle navate laterali sono compiute, e l'effetto è sorprendente. Anche i dipinti procedono alacremente. L'egregio pittore Virginio Monti, che per ben dieci anni lavorò col prof. Mantovani alle loggie di Raffaello, sta dipingendo la cupola, dopo aver già eseguiti ben cinquanta dipinti nelle navate laterali e nella traversale. Anche il distintissimo signor Carrozzelli che dipinse testé uno dei quadri in S. Giovanni in Laterano ha in pronto i bozzetti per l'esecuzione dei quattro profeti maggiori e de' dodici minori.

Molte altre notizie più particolareggiate potrei comunicarle che riserberò ad altra mia.

Intanto mi approfitto di questa occasione per rinnovare a lei , Rev.mo Sig. Teologo, i sensi della nostra gratitudine per aver così generosamente col suo giornale cooperato al compimento del sacro edifizio. Alle tante obbligazioni che a lei mi stringono unisco eziandio questa, rimettendola a quel Sacro Cuore che non lascia senza ricompensa chi promuove la sua gloria sopra la terra.

Mi creda

Affamo e Obb.mo Servitore

D. FRANCESCO DALMAZZO Curato.

(Dall' Unità Cattolica)

DALLA PATAGONIA.

Patagones, 28 luglio 1886.

REV.MO ED AMATISSIMO PADRE,

Tardai alquanto a scriverle perché aspettavo l'arrivo dei nostri missionarii che da sette mesi si trovano alle falde delle Cordigliere.

Essi sono felicemente giunti, assistiti in modo provvidenziale dal Signore e da lui benedetti nelle loro escursioni apostoliche.

Il nostro D. Milanesio é una vera provvidenza per tutti gli abitatori del Rio Negro: accompagnato dal nostro bravo D. Panaro e dal coadiutore catechista Forcina, con due uomini per i cavalli, percorsero a cavallo l' immensa distanza di 555 leghe, ossia di 2500 chilometri. Valicando per ben due volte sopra muli los Andes, o Cordigliere, si portò nelle pianure del Chili toccando Antuco, Angeles, Conception e Chillan, dove raccolse elemosine ed altri aiuti per la Missione di Malbarco, che si trova nel versante orientale dei monti che formano il Rio Neuquen, confluente del Rio Negro.

Diedero la missione in trenta stazioni, ossia centri di popolazione, più o meno numerosi. Battezzarono 1117 tra indigeni e figli di famiglie cristiane, celebrarono 60 matrimonii e prepararono alla santa Comunione 1836 neofiti.

Con questa missione resta esplorata tutta la valle dal Rio Negro sino ai confluenti Limay e Neuquen e tutta la valle destra e sinistra del Neuquen co' suoi dieci o dodici confluenti, sino ai confini del Chilì e della provincia di Mendozza. Perciò la parte della Patagonia settentrionale più importante e più popolata è da noi già tutta conosciuta, visitata, e si può dire catechizzata se si eccettuano quattro o cinque tribù, i cui Cacichi si pronunziarono in senso favorevole alla loro conversione.

Stiamo preparando una carta etnografica di tutta la zona compresa tra il Rio Negro ed il Rio Colorado, segnalando le stazioni e centri di popolazione, colonnie e tribù, notando le distanze da una stazione all'altra, marcando i fiumi principali ed il luogo dove si possono passare a nuoto coi cavalli e accennando alle valli e ai monti più importanti.

Di qui si manderà un abbozzo il più preciso che si possa, e di lì il nostro geografo torinese farà scorrere le acque dei fiumi, sorgere le piante dei monti, crescere l'erba dei prati popolati di cavalli, di pecore, vacche, guanachi, struzzi ed altri infiniti esseri carnivori ed erbivori.

Mando pure alla Paternità Vostra un prospetto minuto dei luoghi dove passarono i nostri Missionarii, col nome loro e con una particolareggiata statistica dei battesimi, comunioni e matrimonii fatti.

Abbiamo fatto una predicazione straordinaria pel santo Giubileo, prendendo l' occasione dalla novena di N. S. del Carmine, patrona del Pueblo, e predicando tre volte al giorno. Si raccolsero molte comunioni di signore e di tutti i giovanetti e ragazze dei nostri collegi...

Spero assai nell'Associazione dell'Apostolato orazione inaugurata con prospero successo.

Da oltre un mese è con noi D. Savio, il quale ci dà molte buone notizie della sua missione della Patagonia centrale e meridionale. Egli ha potuto sapere dagli Indii Tehuelches, che vi sono molte Tolderie sparse nelle immense pianure del deserto centrale e lungo le sponde dei fiumi. Passato l' inverno farà ritorno a S. Cruz e tenterà una importante escursione in quei dintorni. In questa escursione lo accompagneranno alcuni Indii Tehuelches da lui già catechizzati e battezzati, e tra questi il fotografato qui in Patagones, che la Vostra Paternità può vedere alla sinistra del barbuto missionario.

Don Beauvoir intanto attende alla missione con Fossati, fino all'arrivo di D. Savio.

Don Fagnano è da alcun tempo in Buenos Ayres in cerca di danaro, ma, come mi scrive, trova poca fortuna: ed è questione capitale perché non può partire per la sua prefettura sino a che non abbia soddisfatto il banco degli imprestiti fatti per inalzare la Chiesa. Le nostre case sono gravatissime di debiti per le costruzioni fatte e non possono, anche volendo, aiutare noi poveri abitanti del deserto. E quello che più mi dispiace è che i nostri sudori distillano appena il necessario a pagare gli interessi dei debiti.

Sono tempestato da lettere che mi giungono dal Chilì, da Santiago, da Valparaiso, da Talca e da Conception, e rispondo promettendo e che pazientino. Ma col personale che ho non posso nemanco fare un passo.

Quanto prima dovrò pensare a stabilire almeno due centri lungo il Rio Negro, ma senza mezzi e persone non mi slancio a tale impresa ed aspetto l'opportunità.

Abbiamo saputo della sua gita a Bareellona e che commota fuit tota civitas. Anzi che le furono offerti omnia regna mundi e che la Vostra Paternità li accettò tutti insieme collo stesso monte Tibi dabo, per offrirli al suo vero padrone il Signore.

Con questo viaggio avrà contentati i Catalani ma non gli Andalusi, che ne furono delusi e meno gli Americani i quali vorrebbero inventare una ferrovia aerea per avere l'onore di una sua visita.

Ho bisogno di preghiere, e molte. Nei confra. telli sacerdoti, chierici e coadiutori v' è molto impegno per osservare la S. Regola e per avanzare nelle virtù proprie di un salesiano. Ogni giovedì ci troviamo insieme colle due Case per una conferenza che versa o sulla morale casistica o sopra alcuni punti di ascetica o su un punto disciplinare per la buona marcia della nostra missione.

Sono coltivati assai gli oratorii festivi dei ragazzi e delle fanciulle e da qualche tempo a questa parte sono anche assai frequentati. Andiamo pure raccogliendo le spighe perdute, ossia giovinetti ed adulti Indii od indie, sparsi nelle varie famiglie cristiane. Ed a forza di instare sollecitando e raccomandando, otteniamo che ce li mandino per istruirli e battezzarli; e i già battezzati prepararli alla prima comunione.

Il nostro missionario della Patagonia centrale D. Beauvoir ha fatto un'escursione sino al cabo Virgines, dove si va radunando gente da tutte parti, tutta alla luce dell'oro! E veramente quelle sabbie sono ricchissime per l'oro che contengono, e gli esploratori dicono che in certi luoghi è più ricco ed abbondante che in California. Oh fosse vero che ci trovassimo ancor noi nell'età dell'oro!

Riceva, amatissimo Padre, i saluti, i cuori e l'affetto di tutti i suoi figli della Patagonia. Preghi per noi, ed invochi sopra la nostra Missione la protezione e le benedizioni di Maria SS. Ausiliatrice.

Le Suore, ancor esse zelantissime, domandano con me la sua paterna benedizione.

Suo in G. C. aff.mo figlio

GIOVANNI, Vescovo.

LETTERA DA PAYSANDÙ.

Paysandù, ai 20 di maggio 1886.

Già è tempo che, a nostra comune edificazione facciamo conoscere alla S. V. R. e a tutti i nostri Cooperatori salesiani le grandissime benedizioni con le quali il Signore volle favorire questa generosa popolazione dopo l'arrivo dei Salesiani. Per una perseveranza e longanimità superiori a qualunque elogio unite allo zelo e fatiche incessanti del nostro degnissimo parroco D. Allavena Giovanni, in sei anni questo campo che pareva sterile i più lusinghieri frutti ha dati.

Fiorisce la Congregazione del S. Cuore di Gesù che si compone d'un grandissimo numero di signore praticamente divote , le quali con le loro comunioni ed orazioni chiamarono le prime benedizioni del Signore sopra tutto il popolo. Si stabilì fra le più disposte ed attive di loro la conferenza di San Vincenzo de' Paoli che porta grande aiuto e conforto alle famiglie indigenti e abbandonate , offre nella loro. stessa abitazione l'obolo della carità cristiana che consola senza umiliare, ed è accompagnato sempre da una parola e consiglio opportuno che ritorna molte volte alle coscienze turbate o fuorviate la pace e la luce della religione.

Si ottenne che le nobili dame della beneficenza chiamassero alla direzione dell'ospedale le Suore della carità ; si fondò nello stesso stabilimento un asilo dove si educano moltissimi bambini , preservandoli dalle malattie dell'anima, mentre a pochi passi di distanza si curano le miserie e infermità del corpo.

Accanto alla parrocchia sorse come per incanto uno splendido Collegio dove si educano i figliuoli delle principali famiglie della città e dei contorni, mentre le domeniche ed i giorni festivi si radunano centinaia di fanciulli per divertirsi e per compiere i loro doveri religiosi. Se vedeste che vita e che santa allegria ! É Gesù Cristo nella persona de' suoi sacerdoti che si circonda di una turba di innocenti, giuoca con loro e con loro conversa, facendosi piccolo co' piccoli per lasciar cadere nella lor anima ingenua una parola, un seme santo che dovrà un giorno fruttìficare consolazioni alla Chiesa di Gesù Cristo , prosperità e consolazioni alla nostra patria. Così si vanno preparando per tempo le future generazioni che debbono un giorno riparare alle luttuose disgrazie della traviata età presente.

Non per questo furono dimenticati gli uomini di buona volontà. Per animarli e corroborarli si giunse a riunirli con lo stesso identico fine in due distinte corporazioni, la Confraternita di San Giuseppe ed il Circolo degli Operai. Le due Società, non ostante la loro vita di pochi mesi manifestano già un vigore e attività maravigliosa. Quegli che sei anni fa avesse osato predire di Paysandú cose tanto stupende sarebbe certamente stato considerato come visionario e pazzo, e ciò nonostante, per la misericordia del Signore, cotesti son già tutti benefizi reali che noi ogni giorno ammiriamo. Saprà la S. V. che di questi giorni per riaccendere sempre più il fuoco della divina carità e della salvatrice propaganda, arrivò opportunamente il dottore D. Luigi Lasagna, tanto amato e stimato in questa città, dove gli uomini di tutti i partiti sanno apprezzare il suo spirito conciliatore, la sua infaticabile attività e il suo disinteresse in tutte le imprese che possono ridondare in favore dei poveri e dei fanciulli abbandonati. Con la sua predicazione facile e fervorosa preparò primieramente i fanciulli e le fanciulle per il precetto pasquale, e furono ben più di. duecento cinquanta quelli che si comunicarono per sua mano il giorno nove di maggio; cento almeno di loro ricevettero il Signore per la prima volta in mezzo di una folla grandissima che assisteva all'atto solenne con il cuore intenerito e gli occhi bagnati di lagrime. Il giorno seguente era destinato per le signore della Conferenza attorniate dai loro poveri, vecchi e abbandonati; che spettacolo commovente, se quelli che tanto parlano d'uguaglianza e fraternità senza intenderla avessero visto quella scena ! Io che stava presente non potei trattener le lagrime e piansi di consolazione! Veder matrone rispettabilissime accompagnare e sostener pel braccio uno dopo l'altro tanti poveri alla sacra mensa, comunicare con loro e prestar loro servizi più che di madri, sapendo ch'esse stesse li avevano prima istruiti e poi calzati e vestiti a loro spese con abiti nuovi e decenti ! Oh come dovevano gli angeli ammirare con compiacenza indescrivibile questi altri angeli della terra che emulavano la loro carità!

Però si approssimava la domenica 16 di maggio , festa del Patrocinio di S. Giuseppe , destinata per la Pasqua degli uomini e particolarmente dei soci del Circolo cattolico. Si trattava di una grande novità, e lei sa quanto costa il primo passo in queste cose e in questi tempi di aperta persecuzione e di indifferenza glaciale. Molti credevano impossibile l'impresa e consigliavano che s'abbandonasse o si differisse per evitare un fiasco sicuro; ma l'esito più splendido coronò la fede dei buoni e le fatiche del dottore Lasagna. Paysandú vide per la prima volta dacchè esiste 120 uomini accostarsi alla SS. Comunione con un atteggiamento e divozione di fede grande e sentita. Si notava tra di loro i rappresentanti di tutte le classi sociali che venivano a risarcire Gesù Cristo della codarda apostasia dei nostri tempi. Dal dotto laureato al modesto artigiano, dall'uomo di legge all'umile contadino, dal ricco al povero tutte le professioni, tutte le arti, tutti i gradi e condizioni sociali di Paysandú erano onorevolmente rappresentati in quest'atto solenne di fede, di fraternità e di valor cristiano.

Quegli uomini che s'inginocchiarono davanti gli altari e s'inchinarono al loro Signore si sentirono certamente all'alzarsi molto più forti per combattere le passioni e gli scandali che ci affogano da tutte parti, ma nello stesso tempo s'alzaron degni dell'ammirazione e del rispetto di tutti quegli che ancora non han venduto la loro coscienza.

Non le parlo del progetto di dare presto termine alla chiesa di S. Raimondo, della fondazione di un Collegio di Suore e di un sontuoso asilo di mendicità che dovrà essere la gloria di Paysandú ; queste ed altre notizie le saprà a suo tempo; per ora mi affretto a conchiudere questa relazione già troppo estesa, raccomandandomi alle sue orazioni e augurando bene a Paysandú per sì grandi progressi religiosi e morali e mandando le mie congratulazioni a tutte le anime generose che lavorano e si sacrificano per contribuire ad effettuarle.

Un Cooperatore Salesiano.

UN'ABIURA ED UNA BELLA FESTA all'Oratorio di S. Pietro e Paolo a Menilmontant

A PARIGI.

Parigi, luglio 1886.

M. R. SIG. D. Bosco,

Ella ama sì teneramente i suoi poveri giovani che prova gran piacere, lo so, ogni qualvolta ode raccontare qualche fatterello relativo alle nostre Case. Per la qual cosa ho preso la libertà di distrarla un po' dalle sue gravi occupazioni per raccontarle una commovente cerimonia , che ebbe luogo il 3 ed il 4 di questo mese, nella sua cara Casa di Menilmontant. Si tratta di una abiura, del battesimo e della prima Comunione di un operaio protestante. Ecco il racconto di questa conversione preparata proprio da una speciale via della Provvidenza.

Circa sei mesi fa, una domenica dopo la benedizione un giovane, artigiano, che da qualche tempo frequentava il nostro Oratorio , mi consegnava , da parte di suo padre, il seguente biglietto : - « Stimatissimo signore. Le scrivo queste poche righe perchè mio figlio mi tormenta dacchè ha cominciato ad andare presso di V. S.: desidera fare la sua prima Comunione ; io non voglio impedirglielo.

» Mi permetta di dirle che io sono protestante, che mia moglie è cattolica e che mio figlio, cattolico esso pure, è stato battezzato a Nancy. Ho ancora un ragazzo e due figlie, che non hanno peranco ricevuto il battesimo ; potrebbe Ella indicarmi se li posso fare cristiani? La saluto e sono

Suo umilissimo servo H***

Via di S... 3. »

Era facile l' immaginarsi una grande miseria morale e materiale, ma pur troppo la miseria era più grande di quanto io potessi immaginare.

La povera famiglia abitava un bugigattolo umido che serviva di solo riparo a tutti; il padre, sull'età di 35 anni, calzolaio , era così macilento che lasciava scorgere le privazioni estreme e la più grande angoscia. Dio mio! Quale miseria. Il pover uomo era nato a Strasburgo da un padre cattolico e da una madre protestante. Il padre suo, vecchio soldato dell'impero, poco si curava di religione ed aveva abbandonato la famiglia per dar seguito alla sua vita avventuriera.

La madre protestante fervorosa, aveva fatto allevare il figlio nella sua religione, e questi aveva durante sette anni!... frequentato il Catechismo, ed ottenuto, in seguito ad una larva di comunione, il certificato seguente, che le trascrivo a titolo di curiosità.

« Chiesa cristiana riformata di Metz.

Certificato di confermazione e di ammissione alla Santa Cena. Io sottoscritto, Ministro del santo Evangelio e Pastore della Chiesa di Metz, certifico che Eugenio G. H..., nato a Strasburgo, dipartimento del Basso Reno, il ventisei di giugno 1851, dopo essere stato istruito , secondo l'Evangelio di Gesù Cristo, sulla verità della fede cristiana e sui doveri del cristiano, è stato ammesso a confermare solennemente i voti del suo battesimo, Domenica 28 maggio 1865, in faccia alla Santa Chiesa, ed ha promesso al Signore di mostrarsi sempre degno della vocazione del cristiano, colla purità de' suoi costumi, con una vita pia e una sincera carità ; e che dietro tal promessa ha partecipato la prima volta alla Santa Cena, nel tempio, il 4 giugno seguente, giorno della Pentecoste.

In fede di che ho rilasciato il presente certificato. Che la grazia e la pace gli sian dati da parte di Dio nostro Padre e del N. S. Gesù Cristo. (Rom. i, 7).

Metz, domenica 4 giugno 1865.

Il pastore : O...»

Più tardi il nostro protestante aveva optato per la nazionalità francese e s'era maritato, o meglio, aveva corso rischio di maritarsi, poichè ecco quel che accadde. Egli protestante aveva consen tito a maritarsi alla Chiesa Cattolica, ma la sua fidanzata, cattolica, aveva rifiutato di presentarsi al tempio ; di maniera che, per accomodare ogni cosa, non si presentarono né alla chiesa nè al tempio !

Da questa illegittima unione erano nati 5 figli; ma lo sfortunio pareva seguirli dappertutto, come una fatale maledizione , in modo che la povera famiglia venne a rifugiarsi a Parigi, solo rifugio a chi nol trova più altrove.

Disgraziati! la loro miseria divenne più nascosta, sì, ma non meno crudele ; ed un giorno stremati dalla fame, dell'angoscia, dalla disperazione deliberarono di asfissiarsi... Solo la vista de' loro disgraziati figli li ritenne dal darsi la morte;

- Sapeva bene, dicevami il povero padre, che Dio esiste e ch'io faceva male, ma avrei preferito la morte piuttosto che veder i miei figli soffrir la fame, o diventare io stesso un malfattore. Mia moglie aveva ben ragione di dirmi che era per causa della nostra cattiva situazione che Dio ci puniva ; ma questo Dio ha avuto pietà di me, poiché fu allora che agitato dai rimorsi , le ho scritto per mano di mio figlio, e fu allora che ella m'ha tratto dalla miseria, colla mia famiglia. -

Infatti, in breve tempo, grazie allo zelo intelligente di parecchie persone pie e generose del quartiere. tutto fu regolarizzato. La famiglia abbandonò il suo tugurio malsano per abitare un appartamento più salubre ; si procurò loro del lavoro; le cose più indispensabili alla casa giunsero poco a poco. Le ragazze furono affidate a un istituto di monache ed i due ragazzi vennero all' Oratorio ; uno per prepararsi al battesimo, l'altro alla sua prima Comunione. Finalmente essendosi compiute tutte le formalità allo Stato Civile ed alla Curia arcivescovile, il matrimonio fu regolarizzato in faccia alla santa Chiesa Cattolica. La fortuna penetrò coll'ordine e colla moralità nella modesta abitazione del povero figlio dell'Alsazia.

Un giorno, era quel del matrimonio, dopo la cerimonia, c'intrattenevamo delle faccende domestiche. - Che cosa vi abbisognerebbe, gli dissi, per mettervi d'ora innanzi fuori della miseria ? - Ci vorrebbe, rispose, del lavoro assicurato e degli utensili... Ah ! se potessi lavorare a casa mia , come sarei felice ! - Del lavoro ne avrete ; ma qual somma vi sarebbe necessaria per l'acquisto degli utensili più indispensabili ?...-Calcolò, addizionò... e poi... - Ci vorrebbero 18 fr. e 25 c. - Ebbene, eccovi venti franchi che mi furono rimessi per voi. Il povero operaio fissò la pezza d'oro... diede uno sguardo a sua moglie, poi a me, e finalmente esclamò : - E dire che ora sono padrone di bottega !

A dir vero, non potei trattenere il riso a questa sì candida esclamazione d'un padrone di 20 lire! Del resto, che importano le illusioni? Per lui era felice. Ma continuiamo la nostra storia.

Un giorno che una persona amica visitava la famiglia trovò il padre impensierito. Perché, gli disse, mi sembrate voi così preoccupato ? - Ah signora, è perchè non son felice ; io sono ora il solo protestante della mia famiglia. - Per causa di chi? replicò la buona visitatrice; poiche se voi lo desiderate sinceramente , nulla s'oppone... ma pregate, preghiamo insieme affinchè il Signore vi faccia conoscere la verità. -

Poco tempo dopo, una sera il nostro povero operaio venne a trovarmi, ben messo e tenendo alla mano un foglio che mi rimise tosto : - Ecco, reverendo Padre, ecco il mio certificato di prima Comunione protestante ; non voglio più vederlo, voglio essere cattolico, lo voglio...

Senza frappor dimora, il catechismo cominciò, per venir seguitato tutti i giorni dopo la giornata di lavoro. Era un vero piacere il vedere l'ardore, l'avidità colla quale il nostro catecumeno beveva la sana dottrina. Di tanto in tanto m' interrompeva esclamando : - E dire che io non sapeva queste cose!... mia moglie neppure non deve saper ciò; oh come sarà contenta quando gliele dirò.

Infatti le giornate in famiglia si impiegavano in fare la ripetizione delle verità imparate il giorno innanzi al catechismo. Era veramente edificante. La preparazione progrediva quando accade un caso commovente. La vecchia madre del nostro protestante viveva ancora, sull' età di 83 anni, e veniva cacciata brutalmente dalla casa d'uno de' suoi figli, e rimaneva senza asilo. Il nostro convertito non esitò : - È mia madre, disse egli, e finchè potrò le darò un asilo e le mie cure; glie lo debbo e la Provvidenza divina ci verrà in aiuto. - Senza calcolar più oltre le aperse la sua povera casa. Frattanto la vecchia inferma così ricoverata udiva quello che si diceva in casa ed aveva sott'occhio il quotidiano spettacolo della carità cristiana; tutto questo la commosse ed ella pure dichiarò voler essere cattolica.

Qui un serio imbarazzo si presentava, poichè la povera inferma sapeva appena appena parlar francese ; ma questa difficoltà fu presto superata; imperocchè il suo figlio si incaricò di catechizzarla e si vide, spettacolo commovente, questo buon figlio di 35 anni, fare sillabare alla sua vecchia madre, stesa sul suo letto di morte, le preghiere che ordinariamente le madri insegnano a balbettare ai loro figli nella cuna. Le suore di Niederbron, che noi abbiam la fortuna di avere vicino al nostro Oratorio, si incaricarono di completar questa educazione ; e già noi avevamo fissato per la prossima festa del Sacro Cuore l'abiura della madre, la prima Comunione della nonna, del figlio e del piccolo nipote; ma il Signore ci rifiutò questo consolante spettacolo. All'improvviso lo stato di debolezza della vecchia nonna divenne più grande, e bisognò sollecitarsi. Un giorno, essendo io assente, il nostro buon confratello, il sig. D. Benard, dovette ricevere la sua abiura, amministrarle il santo Battesimo sotto condizione, ascoltare la confessione della povera morente, che si trovava ancora in piena cognizione di sè, e farle fare la sua prima Comunione. Essa ricevette infine l'Estrema unzione. Qualche giorno dopo, la felice convertita di 84 anni spegnevasi calma, e, diciamolo pure, gioviale colle più ammirabili e più consolanti disposizioni, per addormentarsi per sempre sul Cuore di Gesù, il Dio delle infinite misericordie.

Non posso a meno di fare qui una riflessione sulla misericordiosa bontà del nostro Padre celeste. Quanti uomini sopraffatti da disgrazie repentine, da infortuni che sembrano eccedere ogni misura, sono sul punto di abbandonarsi in braccio alla disperazione. Eppure Dio non ha agito con loro che con amore, poiché era quello il solo mezzo per strapparli all'infernale abisso verso il quale correvano senza avvedersene. La disgrazia ha aperto loro gli occhi, gli ha gettati in braccio alla divina misericordia- e son salvi. E quel che accadde alla nostra buona vecchia. Non pareva che fosse per lei la somma delle disgrazie, ed una disgrazia irrimediabile , il vedersi gettata sul lastrico da uno de' suoi figli , a quell'età così avanzata? E noi vediamo invece quale prova d'amore Iddio dava a quest'anima permettendo tal cosa, che fu per lei la via della salute eterna e le procurava per soprappiù la pace e la gioia degli ultimi giorni della sua vita quaggiù.

Impariamo anche noi da questo a benedire sempre la mano di Dio che ci ama ben più di quello che noi amiamo noi medesimi.

Dire la sollecitudine del nostro bravo operaio durante la malattia della sua madre sarebbe cosa impossibile ; non l'abbandonò un solo istante per più giorni e più notti. Ed ebbe la consolazione di raccogliere il suo ultimo respiro ed udire il suo ultimo appuntamento : - Figlio mio , a rivederci... lassù!... - Pianse amaramente, ma cattolico di cuore accettava già il dogma così consolante della comunione dei Santi, respinto dagli sfortunati protestanti; e fu contento di poter pregare pel riposo dell'anima di sua madre. Questa separazione non fece che infiammare vieppiù il suo desiderio e sollecitare co' voti suoi il giorno della sua entrata nel seno della sola vera Chiesa. La data di tal giorno fu fissata per la domenica 4 luglio. In quel giorno noi dovevamo avere una triplice solennità. La festa di s. Pietro e Paolo, patroni dell' Oratorio ; la festa del Sacro Cuore di Gesù, cui è dedicata la nostra cappella e per ultimo la processione solenne del SS. Sacramento. Noi avevamo fissato pure tal giorno pel battesimo di due altri adulti e per la prima Comunione di 12 fra i nostri esteri, che si preparavano, secondo l'uso, con esercizi di 3 giorni passati completamente all' Oratorio. Peraltro noi dovemmo anticipare al sabato, 3 luglio, la cerimonia dell' abiura e del battesimo che si fece , dietro facoltà, nella nostra cappella alla presenza di testimoni, di padrini e di madrine, d'un certo numero di fedeli devoti e de' nostri cari giovani interni, studenti ed artigiani.

Munito delle facoltà necessarie da Sua Eccellenza Monsignor Richard, ho potuto compiere a puntino le belle cerimonie liturgiche fissate dal rituale, cioè dare l' assoluzione in foro externo, ricevere l'abiura, fare pronunziare la formula di fede di Pio IV, imporre la penitenza pubblica e finalmente procedere all'amministrazione del santo Battesimo ai nostri 3 adulti. Tutti gli astanti coi nostri catecumeni tenevano dietro con pietà e divozione alle belle formole e cerimonie liturgiche sì piene di significazione e si gravi nella loro semplicità.

Noi avevamo scelto per padrino del nostro neofito uno fra i nostri buoni Cooperatori, un membro delle Conferenze di S. Vincenzo de' Paoli, il sig. Virion, suo compatriota, che volle imporgli il nome di Paolo ; due de' nostri interni dierono ai loro figliocci, l'uno di 10, l'altro di 13 anni, i nomi di Ernesto e di Luigi. Le madrine furono scelte fra le signore divote che hanno sì potentemente contribuito , col loro zelo e la loro carità alla festa di sì bel giorno. Dopo la redazione del processo verbale , la cerimonia fu terminata col canto di una laude sacra alla Santissima Vergine, la Regina delle Misericordie.

Ma la festa non era che inaugurata; essa doveva coronarsi il domani. La Messa della prima Comunione fu alle 8 e 1/2 nella nostra cappella ammirabilmente addobbata. Era bello e commovente il vedere il nostro neofito di 35 anni e suo figlio di 13 ricevere l' uno e l'altro il loro Dio per la prima volta ; la madre faceva essa pure la comunione ; di modo che non formavano più sulla terra che un sol cuore ed un' anima sola. Non le descrivo, amatissimo Padre, questa cerimonia; dirò solo, per sua consolazione, che un gran numero d' esterni , tutti gli interni ed un gran numero di fedeli accompagnarono la famiglia felice alla Mensa eucaristica. Alle undici si cantò la Messa solenne in canto gregoriano, che i nostri cari giovani, diciamo di passaggio, amano ed apprezzano ognor più ed eseguiscono con sempre maggior maestria.

Nel dopo pranzo, dopo i Vespri cantati alle 3, ebbe luogo la rinnovazione dei voti battesimali che il nostro buon operaio pronunziò pel primo ; indi la consacrazione alla Beata Vergine. La processione solenne del Santissimo venne in seguito. Tutti i nostri giovani esteri ed interni, avevano gareggiato di zelo, d'originalità e di buon gusto per erigere ed ornare il più bell'altare (reposoir). Ve n' erano tre: uno a s. Giuseppe, l'altro alla Beata Vergine e l'ultimo al Sacro Cuore di Gesù. Non saprei a quale dei tre dare la mia preferenza, ma dirò solo che quello di s. Giuseppe superava incontestabilmente gli altri per la sua originalità.

I nostri falegnami avevano formato un altare con un banco e l'avevano attorniato di trofei abilmente composti coi loro strumenti e cogli utensili del loro mestiere. L'aspetto ne era veramente grazioso e faceva nascere un sorriso involontario di sorpresa e d'ammirazione. Nostro Signore, dicevasi, si crederà d'essere a Nazaret.

Non parlerò né dei canti, né dell'ordine della processione, né la pietà generale ; oh come i nostri studenti erano contenti coi loro stendardi ed i nostri novelli comunicati col cereo alla mano, di fare corteggio a quel Dio che era venuto al mattino a portarla gioia nel loro piccolo cuore ; oh come era sfavillante di giubilo la schiera del nostro piccolo clero.

Il buon figlio dell'Alsazia teneva uno dei fiocchi del baldacchino, sul davanti di pari con un personaggio ragguardevole , e dietro il Santissimo veniva una folla raccolta, che nel ricevere le benedizioni di Nostro Signore, non poteva persuadersi certamente, che una tal cerimonia all' aria aperta si passasse a Menilmontant.

La sera dopo la festa religiosa, un modesto banchetto riuniva con noi, in onore dei santi Apostoli, i nostri amatissimi confratelli di S. Vincenzo de' Paoli.

Non è certo necessario che le faccia l' elogio del loro spirito di sacrifizio che ci dimostrano in mille maniere. Ah, Padre amatissimo, quali cooperatori preziosi, quali figli devoti ella conta in loro !

Ma la nostra festa non era ancora terminata; l'indomani, lunedì mattina, noi ci recammo all'Arcivescovado coi nostri primi comunicati della vigilia per presentarli al Sacramento della cresima. Un confratello di S. Vincenzo de' Paoli servì da padrino ai nostri 12 confirmandi. Monsignor Richard fu come lo fu sempre d'una bontà estrema pei figli di D. Bosco. Volle prender per mano, in segno di affezione , il nostro convertito tutto confuso di tanto onore, ed ebbe per tutti le più paternali e le più dolci parole.

Il ritorno a Menilmontant fu dei più gioviali. I nostri cari giovani avevano provato, durante questi giorni, tanta felicità all' Oratorio che non volevano più abbandonarlo. Bisognò tuttavia separarsi fino alla domenica seguente, dandosi promessa di ritorno , alla quale tutti risposero con entusiasmo.

Mi accorgo, caro Padre, che il mio racconto è stato lungo ; ma ella mi perdonerà, poiché si tratta de' suoi figli. Li benedica, veneratissimo Padre, benedica i nostri neofiti, i nostri benefattori ed i nostri zelanti confratelli di S. Vincenzo de' Paoli.

E si consoli al vedere che Maria Ausiliatrice qui come altrove , si compiace a far fruttificare tutte le opere che ci sono affidate. Ah ! é perché Ella l' ama questa Vergine benedetta, e perché tutte le opere sue non hanno altro scopo se non quello di farla amare e glorificare col suo divin Figlio.

Il suo umil.mo ed affamo figlio

Sac. CARLO BELLAMY.

Don Bosco a Milano

(Estratto dal Corriere di Torino) Milano, 12 Settembre.

Come fu annunciato, ieri colla corsa delle 12,40 arrivò a Milano il venerando vostro Don Bosco, nel cui semplice nome il pubblico suole compendiare l'apostolato di carità che da tanti anni va compiendo nel mondo.

Ricevuto alla stazione da vari professori del nostro Seminario, da alcuni preti e laici già suoi alunni, fu tosto fatto salire nella carrozza del nostro arcivescovo veneratissimo, che lo volle ospite suo. Ma ahimè ! Se la vista di D. Bosco rallegrò tutti di sincera ammirazione , un senso di profonda pena e compassione ha fatto in tutti i presenti il suo stato di salute.

Ha le gambe totalmente indebolite e non cammina, ma si fa trascinare. Ci volle del tempo a percorrere il pur comodo scalone del palazzo arcivescovile , sorretto da due sacerdoti e aiutato per così dire colle forze di tutti i presenti a quella scena commovente.

Il ricevimento affettuoso che il nostro Arcivescovo ha fatto a Don Bosco, non si narra ; bisognava esserne testimoni.

Don Bosco, che malgrado l'età e gli acciacchi conserva l' occhio vivo e la mente lucidissima , riconobbe tutti quanti gli vennero presentati e che già ebbero rapporti con lui, e disse di trovarsi lieto di venire in mezzo ai buoni milanesi. Poi ad un suo interlocutore ebbe occasione di dire: Son vicino all' eternità, ma non vi devo andare senza aver prima ricevuto la benedizione dell'Arcivescovo di Milano.

Un sì delicato pensiero fu poi ripagato con un atto di umiltà da parte del nostro Arcivescovo, che basta accennare per comprenderne tutto l'alto significato e sentirne commozione. Mons. Arcivescovo con insidioso stratagemma riuscì lui stesso a gettarsi ginocchioni ai piedi di D. Bosco, e volerne la benedizione !

Nella giornata di ieri innumerevoli furono le visite di sacerdoti e laici all'Arcivescovado, ma D. Bosco si ritirò presto al riposo.

Stamane poi ebbe luogo nel tempio di Santa Maria delle Grazie l'adunanza indetta da D. Bosco a favore delle Missioni Salesiane. Il tempio era semplicemente addobbato ; alle ore 11 la folla che vi si accalcava dentro era enorme, malgrado che il Secolo, con arte degna di questo tristo giornale, tentasse di dare alla conferenza il carattere di dimostrazione clericale, facendo presagire disordini. Ma il pio desiderio del Secolo fu sfatato e una decina di guardie tra dentro e fuori il tempio bastarono a tutelare non già l' ordine, che nessuno ardì turbare, ma la regolarità della circolazione.

S. E. Monsignor Arcivescovo, che già al mattino alle ore sette avea impartita la Comunione Generale nel tempio di S. Gioachino , accoltovi con immenso entusiasmo, con bande e mortaretti, da quei parrocchiani che vollero celebrare con giubilo la prima festa patronale del tempio dovuto quasi totalmente alla munificenza dell'Arcivescovo, giunse alle ore 11 precise in S. Maria delle Grazie. Malgrado le fatiche e il caldo di questa giornata, egli era ilare e in pieno vigore.

Assistette S. E. alla Messa con accompagnamento di musica degli allievi di D. Bosco. Della mirabile esecuzione musicale degli allievi di D. Bosco non occorre a parlare a Torinesi; fu una grata sorpresa per noi e , diciamolo, un esempio salutare per la musica che si canta in varie nostre chiese.

Terminata la Messa, quando tutti si aspettavano di veder salire sul pergamo D. Bosco, questi invece si trovava rannicchiato in una poltrona accanto al trono episcopale. E la conferenza fu tenuta dal M. R. Don Luigi Lasagna, missionario Salesiano, giunto testé dall'America Meridionale. Egli esordi sciogliendo un inno di riconoscenza al venerando Arcivescovo a cui deve in gran parte di trovarsi apostolo dell'Evangelo in lontane regioni e dopo che per mirabile coincidenza oggi stesso compie il 20° anno dacché Mons. Calabiana lo autorizzava a vestire l'abito Sacerdotale. Svolse poi una improvvisata conferenza intorno all'opera di Don Bosco, prodigiosamente propagatasi in breve tempo nelle principali città d'Italia e in moltissime regioni d'America. Disse che ben 200 mila giovinetti il D. Bosco tiene sotto le grandi ali della sua caritatevole protezione nel mondo, e fece un quadro efficacissimo delle scene d'orrore che avvengono nei paesi selvaggi, dove non giunge ancora la carità evangelica a strappare i fanciulli dalla barbarie, e a portarvi i lumi del cristianesimo e della civiltà.

Credo che se la conferenza fosse stata tenuta in luogo privato invece che in chiesa , chissà quante volte l'efficacissimo oratore sarebbe stato interrotto dagli applausi di un eletto uditorio tutto commosso ; massime quando Don Lasagna, con vive parole, dimostrò che le Missioni non sono soltanto un'opera religiosa, ma un'opera di patriottìsmo che dovrebbe persuadere i nostri governanti ad esentare dalla leva almeno quei chierici che si dedicano alle Missioni. Terminata la conferenza si fece la questua pubblica. Non sono in grado, al momento in cui scrivo, di dirvi la cifra che fu raccolta a mano da egregi giovani di società cattoliche. Ma dallo slancio con cui quell'eletta di persone accorreva a portare il suo obolo per le Missioni Salesiane, è facile prevedere che il risultato sarà degno della benefica Milano.

La funzione si chiuse colla Benedizione , poi con uno spettacolo al tutto commovente. D. Bosco non parlò un pubblico discorso, ma si può dire che invece parlò a tutti i presenti quasi ad uno ad uno. Già sull'altar maggiore S. E. Monsignor Arcivescovo prese sotto il braccio D. Bosco e fra l'universale ammirazione si accingeva ad accompagnar lui D. Bosco per tutta la lunga traversata della chiesa. Fu un affar serio ed a ragione si temeva che la folla prendesse in mezzo l'Arcivescovo e D. Bosco con grave loro pericolo. Ma la delicatezza e la prudenza di tutti furono tali che quello spettacolo edificante si compié senza inconvenienti e finalmente il venerando Prelato e l'Apostolo già amato dalla nostra popolazione , poterono raggiungere la carrozza e partire fra gli, applausi generali.

Da S. Maria delle Grazie mons. Arcivescovo con Don Bosco si recarono al collegio S. Carlo in Porta Magenta , dove pure era accolta un'adunanza numerosissima e scelta di persone.

Durante il soggiorno di D. Bosco in Milano , narra la Lega Lombarda, « nelle sale dell'Arcivescovado fu un continuo movimento. É notevole la soave armonia di carattere, di dolcezza, di carità che distingue questi due personaggi , il nostro Arcivescovo e D. Bosco. - Anche ieri sera udendoli conversare piacevolmente insieme , ci sentimmo compresi da soavissima ammirazione. » - Lunedì mattina, alle 7 1/4, D. Bosco celebrò messa nella cappella privata di mons. Arcivescovo. Assistevano molte signore e signori e tutti i suoi allievi ai quali distribuì la comunione. Dopo messa, seduto in mezzo ad una delle vaste sale dell'Arcivescovado ricevé coloro che l'avevano ascoltata e rivolse loro un breve discorso pieno di carità: li benedisse e poi volle parlare particolarmente a ciascuno, distribuendo loro un ricordo, accompagnandolo con spiritosissimi motti. Alle 4,25 partì per Torino col diretto ».

Dovremmo tener parola eziandio delle splendide conferenze tenute dai nostri Cooperatori Salesiani in Busto Arsisio ed in Casale Litta ma ci riserbiamo a farlo nel prossimo numero mancandoci il tempo e lo spazio.

GRAZIA DI MARIA SS. AUSILIATRICE

Nell'ultimo numero del Bollettino abbiamo riportata una lettera , nella quale narravasi di un paese invaso dal colera, di guarigioni ottenute per mezzo delle medaglie di Maria Ausiliatrice, e di un fanciulletto agonizzante posto sotto la protezione di Maria. Alla prima lettera tenne dietro la seconda, ed eccola:

Locara, 31 luglio 1886. PREG.MO SIG. DIRETTORE,

Ieri ho ricevuto le medaglie. La giovane di cui le parlava l'altra volta, sta bene, tranne un po' di debolezza. La si può chiamare la salvata da Maria Ausiliatrice.

Ezandio quel fanciullo in sui tredici anni ed una sposa in sui venticinque, colpiti dal colera e in istato gravissimo, anzi disperato, stanno meglio e sono certo della loro guarigione. Come li ebbi confessati, diedi loro una medaglia, li misi sotto il patrocinio di Nostra Donna Auxilum Christanorum, e Maria li salvò. Viva Maria, e sempre evviva. Lei invochi il popolo cristiano, a Lei ricorra in ogni bisogno che non ne resterà giammai deluso.

Da lunedì mattina p. p. qui non vi furono altri casi nuovi e spero che non più sia per far capolino questo morbo terribile. Maria da noi invo tata ci fu propizia, e in lei confido ogni mia speranza.

Sia benedetta e sempre invocata.

Con tutta stima e rispetto me le professo

Di V. S.

Umilissimo

BASILIO

Prete Coop. salesiano,

IL COLLEGIO S. CARLO

in Borgo S. Martino (Casal Monferrato)

Di questi giorni fummo a visitare il Collegio di Borgo S. Martino, e restammo meravigliati a vedere i ristauri e gli ampliamenti, che vi ven nero fatti. Migliorate le sale delle scuole e dei dormitorii, aggiunto un lungo porticato per la ricreazione dei fanciulli, e quasi condotto a termine l'edifizio della nuova cappella, di cui avemmo già occasione di parlare ai. nostri lettori. Questo edifizio, oltre la cappella ampia ed arieggiata , che sarà benedetta, a Dio piacendo, al principio del prossimo anno scolastico, contiene nella sua parte inferiore un magnifico salone destinato ad uso di refettorio per gli alunni, capace di contenerne trecento, due altre sale per cucina e refettorio dei superiori, e luoghi acconci a cantina e dispensa. Tali acquisti non solo gioveranno a rendere più comoda ed amena la dimora di quel già bellìssimo collegio ; ma lo faranno capace di un maggior numero di alunni. A questi vantaggi materiali ci gode l'animo di poter aggiungere che quel Collegio va segnalato per disciplina e profitto negli studi. Ci furono a dar gli esami finali dell'ultimo anno scolastico alcuni ragguardevoli professori di Torino, e se ne mostrarono soddisfattissimi. Quelli poi degli alunni, che si presentarono a far gli esami nelle scuole pubbliche, non solo primeggiarono tra gli alunni degli Istituti privati, ma sorpassarono la media dei collegi governativi e pareggiati.

Per tutte queste ragioni noi crediamo di dover raccomandare quel Collegio ai Cooperatori Salesiani ed a tutti coloro che desiderano dare ai loro figliuoli una soda e cristiana educazione.

Per domande, schiarimenti e programmi rivolgersi al sac. Giovanni Bosco in Torino, via Cottolengo, n. 32, oppure, al Direttere del Collegio S. Carlo in Borgo S. Martino presso Casal Monferrato.

BIBLIOGRAFIA

Istruzione popolare sulle Encicliche di Leone XIII, per Mons. Pietro Tarino.

Ecco un ottimo libretto, opportunissimo pei tempi che corrono, sopra l'ultima Enciclica, anzi sopra tutte le Encicliche, pubblicate finora dal sapiente e santo Pontefice Leone XIII, in cui il dotto autore ha cercato di fare una istruzione, e quasi una specie di catechismo ad uso del popolo, affine di far penetrare anche tra le masse le idee del Santo Padre , relative alla riforma cristiana dell' individuo , della famiglia e della società; e perciò ha diviso il suo lavoro in sei piccoli capi, in cui considera l'uomo cristiano come semplice individuo, come membro della famiglia, della Chiesa e della società civile, e come suddito della Chiesa insieme e dello Stato ; ed in ciascuna di queste sue relazioni accenna le varie cose che egli deve sapere a fare, onde rispondere alle intenzioni del Papa, che sono pur quelle di Gesù Cristo medesimo.

A tal fine l'autore in ciascuno dei suddetti capi comincia dichiarare, colla scorta della ragione e della fede, quali siano i principii fondamentali da tenersi, ed i doveri da praticarsi da ogni cristiano; indi passa ad esporre ed a confutare brevemente tutti gli errori, che corrono anche frammezzo al popolo intorno alla materia speciale di cui si tratta in ogni capo ; ed infine riassume in poche parole le cose dette in proposito dal Santo Padre ed esorta calorosamente a crederle ed a praticarle.

Naturalmente la materia sublime ed astrusa, che l'autore aveva per le mani, presentava grandi difficoltà ad essere resa popolare; ma è proprietà del Tarino di rendere assai piane e popolari au che le materie filosofiche, e di lui fu scritto che la penna in mano di Mons. Tarino colorisce e tratteggia, come il pennello in mano di Raffaello ; e perciò egli ha saputo , non solo trattare queste materie , a lui famigliari , da filosofo e teologo com'egli è, ma eziandio renderle accessibili alla intelligenza popolare , esporle con stile chiaro , semplice e naturale, e con lingua pura ed espressiva, ma quel che più monta, disporle in tale ordine e connessione logica di idee, che qualunque lettore, anco poco istrutto, non potrà a meno che seguire il corso delle idee dell'autore e capirne per lo meno la sostanza del contenuto in ciascun capo.

Nutriamo quindi fiducia che la diffusione di questo libro in mezzo al popolo non potrà a meno che tornare utilissima, e conferire grandemente alla maggiore popolarizzazione delle idee del Santo Padre ed insieme alla cristianizzazione dell'individuo e della società.

UN DRAMMA SU S. AGOSTINO.

Nella Collana di Letture Drammatiche venne pubblicato un Dramma, che per l' argomento e per la forma merita d'essere acquistato, letto e recitato da tutta la gioventù educata nei venerandi Seminarii ed Istituti Religiosi d'Italia. Esso è scritto in versi plautini con in fronte la traduzione italiana in versi martelliani. Autore e traduttore è il sac. Dott. Gio. Batt. Francesia. Sappiamo che fra gli altri che ne scrissero favorevolmente, S. Em. il Card. Parocchi a cui fu dedicato questo lavoro, indirizzò all'autore una bella lettera latina, per congratularsene vivamente. Il P. Mauro, Ricci, arguto e spiritoso scrittere quant'altri mai, giunse a dire quasi felici le mancanze di S. Agostino, perché meritarono un così compiuto ed elegante espositore nell'autore del presente dramma, Ecco le sue parole:

O culpa Aurelii felix, felicia donec

Ex calamo eliciet carmina, Docte, tuo!

Venne pubblicata e si vende così

Edizione latina, in-32°    L. 0 30

in-16°    » 0 60

-   latina italiana   . . » 0 40,

Rivolgersi alle Librerie Salesiane d'Italia, Francia, Spagna e d'America.