ANNO X - N. 3.   Esce una volta al mese.   MARZO 1886

BOLLETTINO SALESIANO

DIREZIONE nell'Oratorio Salesiano. - Via Cottolengo, N. 32, TORINO

SOMMARIO - La festa di S. Francesco di Sales - Tre pensieri di D. Bosco svolti da un sacerdote Salesiano - Grazia di Maria Ausiliatrice - B Cuor di Gesù e la carità - Le idee di D. Bosco sull'educazione e sull'insegnamento e la missione attuale delle scuole - Collegio-Convitto Valsalice - Elenco dei Cooperatori defunti nell'anno 1885.

LA FESTA DI S. FRANCESCO DI SALES.

Dall'America, dalla Francia, dalla Spagna e da ogni parte d'Italìa ci giungono notizie carissime sul modo col quale venne celebrata questa festa e tenuta la conferenza dai Cooperatori Salesiani. A Bordighera Torrione presiedeva Mons. Vescovo di Ventimiglìa Tomaso dei Marchesi Reggio, alla Spezia per tre giorni faceva udire l'eloquente sua voce il venerando Vescovo della Diocesi; a Nizza marittima S. E. Mons. Balain, con un discorso che partiva dal cuore, commosse il suo uditorio; a Roma nella chiesa del Sacro Cuore, le cui navate laterali son quasi finite con un squisito lavoro in stucchi, nelle prime ore celebrò la S Messa Mons. Rosaz vescovo di Susa , quella della Comunione generale fu letta dall'Em. Card. Schiaffino, Mon. Grimaldi tessè il panegirico e l'Emm°. Card. Parocchi Vicario di S.S. imparti la benedizione. In molti altri luoghi altri illustri Prelati si univano ai Salesiani per festeggiare la carità di G,-sù Cristo rappresentata nel nostro Santo.

In Torino poi nella Chiesa di Maria SS. Ausiliatrice l'Eui"'°. Arcivesc. Card. Alimonda assisté ponti fica lniente, alla Messa solenne e dopo i vespri Mons. Riccardi Vescovo di Ivrea parlò eloquentemente del gran Vescovo di Ginevra. Egli disse esservi qualche cosa di più glorioso dello sbaragliare- eserciti e vincere battaglie, fosse pure col valore di Napoleone I ; di più grande dello scrivere poemi immortali, fossero pure quelli di Omero e dell'Alighieri; di più bello dello strappare al bronzo od al marmo statue divine , fossero pure quelle di Fidia e del Michelangelo. E questa cosa, soggiungeva, spiegando con mano maestra sotto gli occhi dei suoi uditori la splendida tela della vita di S. Francesco, è Amare Dio e farlo amare: non dandosi al mondo peggiore sciagura dell'ignoranza di Dio, nè felicità maggiore del conoscere Dio e farlo conoscere, amarlo e farlo amare. Colla benedizione del SS. Sacramento il Cardinale chiudeva la splendida festa, alla quale numerosissimi erano accorsi i Torinesi.

Questa solennità era preceduta e seguita in Torino da due altre bellissime feste. Il 9 Febbraio nella nostra antica chiesa dedicata a S. Francesco di Sales, ornata con pompa straordinaria, si affollavano numerosi i giovinetti esterni dell'oratorio festivo fra i quali circa trecento si accostavano alla S. Comunione. I sacri riti solenni, la scelta musica, la presenza di S. E. Mons. Bertagna alle funzioni della sera, una generosa colazione, giuochi e divertimenti diversi, accrebbero la gioia dei buoni figliuoli del popolo.

Il giorno 28 Gennaio avea luogo la conferenza solita, ma sempre sorprendente, nella chiesa di S. Giovanni Evangelista. Non ostante la neve caduta e il tempo piovigginoso, considerevole fu il numero dei Cooperatori e delle Cooperatrici che intervennero. Presiedeva D. Bosco ed uno dei suoi sacerdoti proferiva il seguente discorso:

TRE PENSIERI DI D. BOSCO svolti da un Sacerdote salesiano ai Cooperatori e alle Cooperatrici nella conferenza tenuta in Torino il 28 gennaio.

AMATISSIMI COOPERATORI E COOPERATRICI,

Era desiderio di noi tutti che in questo luogo ascendesse quest'oggi il nostro carissimo Don Bosco. Egli stesso il bramava, ed ebbe sino all'ultimo la speranza di farlo; ma ormai questo padre ed amico nostro deve fare i conti non solo più colla volontà sua, bensì cogli anni, cogli incomodi ed anche col volere dei figli suoi, che, appoggiati al parere dei medici, cercano di alleggerirgli le fatiche per quanto è loro possibile. Tollerate pertanto che a suo sollievo un suo alunno ne compia le veci.

Ma affinché voi non perdiate intieramente il bene, che avrebbe di certo prodotto nei vostri cuori la sua efficace parola, io vi esporrò i pensieri, che egli medesimo avrebbe svolti in questa occasione e che in breve mi confidò. I principali di questi sono tre: - alcuni effetti consolanti delle Opere Salesiane sostenute dalla vostra carità ; il bisogno di continuare ed accrescere questi effetti medesimi mediante altre opere importanti; e i mezzi da usare a questo intento. Il primo pensiero vi farà conoscere come sia bene impiegata la vostra carità; il secondo darà novello stimolo al vostro zelo ; e il terzo vi spianerà la via a rendervi veraci Cooperatori e Cooperatrici.

Mi assista il Signore colla sua divina grazia, e mi accompagni la vostra fraterna benevolenza.

I. Alcuni effetti consolanti delle Opere Salesiane.

A sviluppare il primo pensiero basterebbe, che io esponessi quanto si contiene nella lettera, che D. Bosco ha testè indirizzata ai Cooperatori e alle Cooperatrici salesiane. Ma siccome l'avrete già letta, così, per non ripetere cose che già sapete, mi limito a segnalarvi un fatto, traendone le naturali conseguenze.

Esaminato le varie relazioni ricevute l'anno scorso dalle Case salesiane già fondate in Europa ed America, e fattone il computo, risulta che duecento mila tra fanciulli e fanciulle , tra giovanetti e giovanette , sono presentemente sotto la direzione dei Salesiani e delle Suore di Maria Ausiliatrice , vale a dire sotto la dipendenza di D. Bosco; duecento mila persone, sul fiore degli anni, allontanate dalla via di perdizione , poste sul cammino della virtù, armate contro le umani passioni, premunite contro i pericoli della vita , istruite contro i nemici dell' innocenza , conservate insomma o ricondotte a Dio! Sia benedetto Iddio, primo autore di un tanto bene. Una parte di questa gioventù di ambo i sessi riceve questo insigne benefizio nei Collegi e negli Ospizi; quindi è ricoverata, vestita, mantenuta; un'altra parte lo riceve nelle scuole, nelle officine, nei laboratorii; altra parte lo riceve negli Oratorii festivi e nei giardini di ricreazione; afra nei catechismi e nelle pie associazioni, ed altra nella propria casa e via dicendo.

Ecco dunque un effetto consolante delle Opere salesiane presenti ; effetto che continuerà non solo, ma aumenterà, producendone una serie lunghissima di altri. E in verità questi 200 mila giovani e zitelle, educati, istruiti cristianamente e resi virtuosi, come ho detto, produrranno positivamente questo altro gran bene. Crescendo in età comunicheranno ad altri la buona educazione avuta, e conserveranno la fede e il buon costume nelle loro case; formando famiglia , alleveranno nel santo timor di Dio la propria figliuolanza ; occupando posto in società, e possedendo una istruzione adeguata al bisogno, sapranno scorgere l'errore e ribatterlo, difendere la religione e farla apprezzare; formati alla virtù e nei principii di sana morale, abborriranno il vizio, ameranno la giustizia, porteranno e manterranno la pace e la concordia nel civile consorzio; saranno insomma e colle parole e coll'esempio sale e luce ai loro concittadini , l'occhio del cieco , il piede dello zoppo , il sostegno deì deboli, il conforto degli afflitti, i protettori degli oppressi, i padri dei poveri. E in questo modo chi mai saprebbe dire quante altre persone eglino renderanno morigerate e savie, conserveranno alla loro volta o ricondurranno agli amplessi di Dio?

Oltre a questo bene positivo un altro bene negativo pure desideratissimo produce ancora nel mondo questa larga corona di 200 mila giovani di ambo i sessi da noi dipendenti; e questo bene è la cessazione di moltissimi mali nella società; cessazione di scandali, di furti, di risse, di misfatti. La esperienza prova che sempre e specialmente ai tempi nostri i giovani trascurati nella educazione, cresciuti nella ignoranza religiosa, senza una carriera , senza un'arte , senza un mestiere conforme al bisogno, finiscono per divenire il cruccio dei parenti , il disonore della famiglia , un fomite di malessere sociale , gli adocchiati della polizia, le reclute dei comunardi, gli inquilini delle prigioni. Or di questi tali re non saranno, voglio sperarlo, quelle migliaia di giovani posti sotto la direzione dei Salesiani, perché stati istruiti, stati educati, stati provveduti di quanto occorre per l'anima e pel corpo , per la verde e per la età matura, per la prospera e per l'avversa fortuna. E quindi quante pene, quanti dolori, quante lagrime di meno ai padri ed alle madri! Quante risse, quanti furti, quante rivolte di meno fra il popolo ! E quanti ancora rompicapi risparmiati ai pretori, ai sindaci, ai prefetti, ai procuratori, ai magistrati, ai ministri! Tutto, questo è un bene negativo, ma pur grande e degno della più alta considerazione.

Ma proseguiamo nell'esaminare altri effetti provenienti dalla buona educazione dei 200 mila giovani sopra indicati. A voi come cristiani e persone di singolare pietà tornerà caro il seguente riflesso. Duecento mila giovani conservati o ricondotti ed insieme aiutati a proseguire nell'amicizia di Dio, chi mai può tutto esprimere lo spettacolo sovrumano che formano insieme? La innocenza, la grazia, la bellezza soprannaturale, la loro pietà , i loro cantici medesimi ci dànno una qualche idea di quell'esercito di 144 mila persone, veduto in cielo dall'apostolo S. Giovanni ancor mortale in sulla terra, come ei medesimo ci descrive nel suo libro dell'Apocalisse. Avevano essi scritto sulle loro fronti il nome di Gesù Cristo e il nome del Padre suo. E i nostri 200 mila giovani in mezzo a tanta ignoranza di religione , in mezzo alla signoreggiante incredulità, hanno ancor essi la mente, hanno ancor essi la fronte ricca di celesti cognizioni intorno a Gesù Cristo Salvatore, e al Padre suo divino, che lo ha inviato nel mondo. Quei 144 mila beati dinanzi al divin trono cantavano quasi un cantico nuovo, che fuori di loro nessun altro poteva imparare; e i nostri 200 mila giovani fanno ancor essi risuonare il sacro tempio di soavissime lodi; fatto questo che puossi anche dire quasi nuovo e che altri non possono ripetere , poichè oggidì le voci dei giovani e degli adulti per regola ordinaria non già le chiese, ma i teatri, ma le bettole fanno echeggiare di canti profani, disonesti ed osceni; cantano costoro, sì, ma non già dinanzi al trono di Dio, ma dinanzi alle case di scandalo, nelle vie e nelle piazze. Quei 144 mila erano vergini, le primizie di Dio e dell'Agnello , cui seguivano e circondavano come sua guardia d'onore ; e dei 200 mila nostri fanciulli e fanciulle di diverse lingue e di varie nazioni quanti e quante sono ancora essi candidi ed intemerati gigli di purità! Quanti e quante ogni giorno fanno corona al divino Agnello Gesù, ora alla mensa degli Angeli ed ora dinanzi agli altari, adorandolo sotto le specie sacramentali! Quanti e quante hanno offerto al Signore i primi frutti della lore vita spirituale e sono divenuti e sono le primizie di Dio e del Figliuol suo, Primitiae Deo et Agno ! Finalmente quei 144 mila dell'Apocalisse furono trovati scevri di macchia; e migliaia di giovanetti e di giovanette, che sono al presente sotto la nostra direzione, o si sono conservati sempre innocenti, o almeno hanno lavato le loro stole e mondatele nel sangue dell' Agnello: Laverunt stolas suas et dealbaverunt eas in sanguine Agni.

Ecco adunque, o buoni Cooperatori e Cooperatrici, un esercito di giovani, che riesce fin d'ora spettacolo gradito a Dio, agli Angeli e dagli uomini; ed ecco per conseguenza comparire sempre più grande l'effetto della vostra carità.

Ma queste elette schiere di giovani producono ancora altri beni, e sono gli atti di virtù, che imparano ad esercitare nello stesso infuriare delle passioni e degli scandali del mondo, e la gloria che perciò ne ridonda a Dio. Al Signore fu di altissimo onore la santa condotta di Noè e dei suoi figliuoli in mezzo alla corruzione del genere umano dei primi secoli, e li premiò col salvarli nell'arca dalla sua mano onnipotente guidata e protetta. Or di quanto onore non tornerà a Dio la vita onesta e pura di tanta gioventù, piena di , fuoco e in un secolo così corrotto e corrompitore quale è il nostro? Tornò di somma gloria a Dio la vittoria riportata da Giuseppe il casto e dalla casta Susanna contro le suggestioni di malvagie persone, e rimunerò il primo col farlo viceré di Egitto, e la seconda col salvarla prodigiosamente da ignominiosa morte; ed ora di quanta gloria non dovranno tornare al medesimo Iddio le ripetute vittorie spirituali di tanti giovani e di tante donzelle, pronte a lasciare la vita anzi che offenderlo con un'azione men che onesta? Riuscì carissima a Dio la pietà e la franchezza dei tre fanciulli ebrei, che, non ostante lo scandalo di un popolo immenso e le minacce di un potentissimo re , ricusarono di piegare le ginocchia alla statua di Nabucodonosor e di prestare omaggio di adorazione alle creature, ed operò in loro difesa un miracolo inaudito rendendo fresche per essi le fiamme di ardentissima fornace; ed ora chi potrà dire quanto cara gli riesca la fedeltà e la fortezza di tanti figli e di tante figliuole , che , superiori ad ogni umano rispetto , impavidi alle villanie ed agli scherni, si mostrano apertamente religiosi e devoti? Il dottor S. Bernardo ebbe a scrivere che vi ha un martirio non meno degno di ammirazione e di encomio, che non quello di chi lascia la vita sui roghi e sulla punta delle spade, ed è la castità nella gioventù; quindi dei duecento mila nostri giovanetti e giovanette quanti piccoli e quante piccole martiri si offrono ogni giorno quali vittime immacolate sull'altare della castità, e mandano un profumo gratissimo al trono dell'Altissimo! Iddio può dire: - E vero che molti cristiani e molte cristiane mi disonorano, calpestando la mia legge , come se la osservanza fosse impossibile; ma io sono giustificato non solo dinanzi ai Santi del cielo, ma dinanzi agli abitanti della terra, e mi giustificano queste schiere di angeli in carne, mostrando col fatto che soave è il mio giogo e leggero è il mio peso, ed obbligando ad un tempo il grande ed il piccolo ad esclamare : Se quelli e queste possono vivere puri e casti, e perché nol potrò ancor io? Per questo si avvera il detto del reale Profeta: « Dalla bocca dei fanciulli e dei bambini tu hai ricavata perfetta lode contro de' tuoi nemici: Ex ore infantium et lactentium perfecisti laudem propter inimicos tuos (Sal. VIII, 2).

Ma affinchè vieppiù vi persuadiate della importanza della carità vostra esercitata specialmente a vantaggio della povera gioventù, facciamo qui ancora una considerazione. Non ostante che la divina Scrittura, la storia e la esperienza dimostrino che la gioventù malamente educata sarà cattiva anche nella età avanzata, e che i vecchi malvagi portano al sepolcro i vizi della gioventù e fanno mala fine, tuttavia voglio dare per concesso che i 200 mila ragazzi e ragazze, di cui parliamo, ancorchè non ricoverati e non accuditi dai Salesiani e dalle nostre Suore, non si sarebbero perduti e dannati; ma , supposto anche questo, niuno di voi, esperto qual è del mondo e dei suoi pericoli, penerà ad ammettere per lo meno che molti di loro, se non avessero avuto la fortuna della buona educazione che hanno presso di noi, avrebbero commesso chi sa quanti peccati e fors'anche mortali ; peccati che in quella vece non commisero, non commettono e non commetteranno più. Or che cosa voglio io dire con ciò? Dire una verità, che colpisce vivamente la nostra immaginazione , e segnalarvi un effetto sospiratissimo , che deve eccitare assai la carità vostra ed accendere vieppiù il vostro zelo. Commesso un peccato mortale , se non fosse creato ancora l'inferno, questo inferno dovrebbe essere all'istante creato dalla divina Giustizia per punirvelo eternamente. Or chi coopera a far evitare un grave peccato sapete voi che cosa fa? Fa un'opera che in effetto equivale a quella di chi spegnesse un inferno di eterna durata, e questa opera egli ripete quante volte impedisce da vicino o da lontano che una creatura ragionevole commetta una grave offesa - contro a Dio. É questa una delle ragioni che faceva dire a quel gran santo, che fu sant'Ignazio di Loiola: - Se mi fosse lasciata la scelta, amerei piuttosto vivere incerto della mia celeste beatitudine e intanto servire a Dio e alla salute delle anime, che non morire sin d'ora, certo della mia eterna felicità. - Essendo così, chi non vede quanto bene hanno fatto i Cooperatori e le Cooperatrici colla loro carità verso tante migliaia di giovani ? Essendo questi sul principio della loro vita, essendo bene istruiti nella religione , essendo o ritirati dai pericoli o premuniti contro ai medesimi, essendo indirizzati e corroborati alla pratica della virtù, quanti peccati di meno commetteranno nel mondo, e quanti altri ancora ne impediranno nel loro prossimo? E a chi si deve un tanto bene e un sì benefico effetto? A voi la vostra parte, o cari benefattori e benefattrici dei Salesiani. E quale premio? Ah ! se qualcuno di noi fosse riuscito ad impedire un fuoco , a spegnere un incendio, che avrebbe distrutta la città di Torino, costui sarebbe acclamato salvatore della patria , benefattore della umanità, ed il Re e la cittadinanza gli avrebbero decretato un monumento imperituro. Or bene , voi, Cooperatori e Cooperatrici , che colla vostra carità avete impedito foss'anche una sola colpa mortale e perciò la creazione di un fuoco, di un incendio eterno, prendete animo. Il vostro premio è assicurato. I cittadini del paradiso , il Re del cielo e della

terra, gli angioli ed i santi hanno già applaudito all'opera vostra, e vi stanno preparando un monumento, che non temerà né le intemperie, né la polvere, né la dinamite , e rimarrà in eterno a vostra gloria ed onore. E parola di Dio che non falla: Chi farà che un peccatore si converta dal suo traviamento, salverà l'anima di lui dalla morte, e coprirà la moltitudine dei suoi peccati; che é quanto dire con san. Agostino Animam salvasti, animam tuam praedestinasti (Lett. di S. Giac., cap. ultimo).

II.

Bisogno di continuare e di accrescere questi effetti mediante altre opere importanti.

Avete considerato alcuni effetti della vostra carità, o amatissimi Cooperatori e Cooperatrici, avete conosciuto dove andarono a finire le vostre limosine, di cui nel tempo passsato siete stati così generosi verso D. Bosco ed i figli suoi. Ma se le considerazioni fatte sono ben capaci per una parte a consolarvi dei vostri sacrifizi , debbono per altro lato esservi di forte stimolo, a fine di conservare questi effetti medesimi e per accrescerli in avvenire. Ed eccomi al secondo pensiero di D. Bosco.

In mezzo a tanta incredulità, in mezzo a tanto corrompimento di costumi, in mezzo a tante male arti ed insidie della sétta nemica di Gesù Cristo, la quale coi libri pestiferi , colle scuole senza Dio, coi teatri senza pudore, coi ricreatorii di Satana, tenta ogni prova per istrappare la gioventù dalle braccia della Chiesa , che cosa sono mai 200 mila tra fanciulli e fanciulle in mano nostra? Centinaia di mila, anzi milioni di altri sono tuttavia abbandonati ed esposti al pericolo , centinaia di mila, anzi milioni di altri percorrono la via della perdizione. Bisognerebbe poter aprire almeno una Casa salesiana, un Ospizio, un Oratorio festivo nelle cento città d'Italia, poscia nelle città di altre nazioni , donde ci chiamano con calde istanze. Allora i 200 mila diverrebbero presto i 500 mila ; indi un milione, e poscia più milioni. Ed allora che effetti dolcissimi! Che bene alla Chiesa e alla civile società! Che gioia peI Cielo e per la terra !

Una Casa tale è reclamata specialmente ia Roma. Non ostante la beneficenza sempre antica e sempre nuova del Vicario di Gesù Cristo, non ostante la carità sempre provvida, sempre industriosa, sempre generosa dell'attuale . Pontefice Leone XIII, pure in quella città vi sono migliaia di giovani esposti al cimento di perdere la fede ed il buon costume; migliaia di giovanetti circuiti ed insidiati dai protestanti ; migliaia di fanciulli che senza un acconcio provvedimento diverranno cattivi cristiani e pessimi cittadini. I nemici della Chiesa si sono data la mano per corrompere la popolazione di Roma. Sono più di tre secoli e mezzo che i protestanti vanno gridando che la Roma del Papa è la Babilonia descritta dall'Apostolo S. Giovanni, piena di errori e di vizi, ma furono sempre sbugiardati, e la calunnia ricacciata loro in gola con grande loro vergogna e dispetto. Ma ora che in quella città comandano altri padroni, i signori eretici apersero il cuore alla speranza di ridurla davvero una Babilonia, la nemica del Papa e il disonore delle cristiane genti. Per riuscire nel satanico intento essi si appigliano appunto alla gioventù più bisognosa, più povera, più abbandonata, perchè più facile ad essere sedotta, come gli agnelli sono più soggetti ad essere colti e divorati dai lupi. Roma oggidì presenta ormai la dolorosa scena, a cui l' altro ieri accennava l'Uffizio divino nella festa di S. Policarpo martire e vescovo di Smirne (26 gennaio). Questo discepolo degli Apostoli era andato a Roma per trattare di cose importanti col Papa sant' Aniceto, in tempo che pur si trovava un certo Marcione , eretico matricolato, venutole dal di fuori, il quale aveva già pervertito non pochi cattolici. Il santo, avendo avuto la fortuna di essere stato alla scuola di S. Giovanni Evangelista, godeva grande autorità presso tutti, e quindi riuscì colla sua efficace parola a ricondurre alla Chiesa molti sedotti dagli errori di Marcione. Ora costui, . incontrato un giorno il santo Vescovo per le vie della città, lo ferma e gli dimanda: Cognoscis nos ? Mi conosci tu ? e sai chi io sono? - Sì, rispose tostamente Policarpo, ti conosco assai bene, e so che tu sei Marcione, primogenito del diavolo Cognosco primogenitum diaboli. Ah! purtroppo quanti figli di Satanasso non vi sono mai oggidì in Roma, intenti a pervertire le anime degli incauti, a strapparle al Papa per menarle a Pietro Valdo, a Lutero, a Calvino, o, per meglio dire, intenti a strapparle dal seno di Gesù Cristo per darle in braccio al demonio ! Ebbene , noi dobbiamo adoperarci come Policarpo a dare la caccia a quei lupi, o almeno a togliere loro dalle zanne tanti poveri agnelli presenti e futuri? E come? Col proseguire non solo le scuole diurne e serali e l'Oratorio festivo, che già vi sono impiantati presso la chiesa del Sacro Cuore di Gesù, ma col costruire presto l'Ospizio già divisato, per farlo ricovero sicuro a più centinaia di poveri fanciulli, formandoli alla virtù, conservandoli a Dio, alla Chiesa, al Vicario di Gesù Cristo.

Ciò che ha da farsi in Roma urge pure di effettuare in altre parti, specialmente in America. Sapete che ogni anno più migliaia d'italiani abbandonano la patria e si portano in quelle terre lontane in cerca di pane e di denaro. Spinti colà dalla brama di crearsi una condizione più comoda ed agiata, dimenticano facilmente le cose dell'anima dimenticano soprattutto l'anima dei loro figliuoli e delle loro figliuole, che si strascinarono dietro. La noncuranza dei parenti, la ignoranza della lingua, la scarsità dei sacerdoti che cosa fanno mai? Fanno sì che quelle moltitudini di giovanetti e di giovanette, dopo alcun tempo, di cristiano non conservano più che il carattere del battesimo, perchè indelebile; quindi non più scuole, non più catechismi, non più prediche, non più sacramenti, non più pratiche di pietà. Ahimè! che per un poco di danaro perdono talvolta la fede, il paradiso, Iddio. Là, là è necessario che sacerdoti animati dallo spirito degli Apostoli, che sacerdoti solo avidi di anime, che sacerdoti, italiani vadano a prendersi cura dei padri e dei figli, é di questi soprattutto, affinchè o rimanendo colà o ritornando tra noi rimangano o ritornino cristiani e si salvino. Ecco il da farsi, ecco nuove cause da porsi, da cui procedono altri effetti consolanti.

Ma torna qui opportuno il chiamare la vostra attenzione sopra un'altra opera, da cui come da fonte perenne dovranno scaturire ancora nei secoli avvenire acque desideratissime, che saliranno sino alla vita eterna. E perchè intendiate meglio il mio pensiero , o piuttosto il pensiere di Don Bosco , fermiamoci un istante a considerare un effetto, che ci cade sotto gli occhi. Senza cercare qui nè da che tempo, nè per opera di chi, Torino da mille e cinquecento anni è cristiana. Cristiani gli abitanti, cristiani i padri e le madri, cristiani i ricchi ed i poveri, i grandi ed i piccoli, immaginate voi quante anime sono mai da questo fortunato suolo salite al cielo ! Quanti angioletti della terra appena battezzati o nei prìmi anni di loro innocenza sono volati a fare coro cogli Angeli del paradiso ! Quanti santi e quante sante neppur conosciuti, quanti fedeli dell'uno e dell'altro sesso , o conservatisi nella innòcenza o ricondotti a penitenza, sono ogni anno, sono ogni secolo andati a rendere più numerosa quella moltitudine di beati, che veduta dall'Apostolo prediletto sui primordii del cristianesimo gli fece dire: Vidi turbam magnam quam denumerare nemo poterat. E quello che fu si ripete ancora ai nostri giorni, e speriamo che andrà ripetendosi sino alla fine del mondo, e schiere di anime riabbellite nel sangue di Gesù Cristo, da questo sito tra il Po e la Dora prenderanno le mosse pel paradiso. Ma se in questa città non fosse mai passato un Apostolo, mai un sacerdote cattolico, mai un cristiano a predicare Gesù Cristo, che cosa sarebbe avvenuto di Torino? E facile il dirlo: Torino sarebbe restata e sarebbe tuttora idolatra e pagana. Ed allora quante migliaia di anime perdute; ed allora quanti bambini non più angioletti in cielo, ma spiriti vaganti nel limbo; ed allora i nostri padri, noi, i nostri nepoti, i parenti tutti sarebbero tuttor seduti nell'ombra di morte, privi di civiltà, di carità, di santità; privi di vita felice e beata ! Invece quale mirabile e giocondissimo effetto dalla conversione dei nostri antenati! Oh! lode a quei generosi apostoli, che, penetrati pei primi in questa terra , la seminarono delle sante verità del Vangelo, la fecondarono coi loro sudori e col loro sangue e la resero un giardino di ogni cristiana virtù, un seminario del paradiso. A loro sono dovuti i milioni di anime già salvate e che si salveranno ; a loro le chiese che numerose sorgono tra noi quali monumenti di religiosa pietà; a loro tante opere di beneficenza , di che si onora la città nostra ; a loro il vanto che ha Torino di città piissima, città della Sacratissima Sindone, città del Santissimo Sacramento , città di Maria Santissima, città modello delle città cattoliche. E quello che dico di Torino va detto da più a meno di ogni altro popolo reso cristiano.

Ora a noi. Fra le terre, tra i popoli immersi ancora nella barbarie e nel paganesimo vi ha la Patagonia. Ahi! quante anime nel corso di tanti secoli cristiani, prive del benefizio della divina Redenzione, sonosi perdute, perché niun apostolo poté penetrare e rimanere tra loro. Ma è suonata l'ora della salute anche per i Patagoni e sta per iscoccare eziandio pei loro figli e pei loro nipoti. Ah! quale conforto! Una visione beata mi si para innanzi: Drappelli di angioli e di anime belle stanno librandosi sulle loro ali dorate, e dal suolo patagonese si alzano gloriose al cielo: spettacolo finora non viste mai; spettacolo che d'ora innanzi andrà ripetendosi sino alla fine dei secoli.

Avete dunque intesa, amatissimi Cooperatori e Cooperatrici, la grande opera che ho accennata, e gli effetti che ne conseguiranno? Fatta cristiana la Patagonia colle isole adiacenti, la cui evangelizzazione fu dalla Sede apostolica affidata ai Salesiani; fatti cristiani tanti padri e tante madri coi loro figliuoli; divise in diocesi, in parrocchie, in famiglie quelle innumerevoli tribù, che abitano e percorrono quelle immense regioni, noi non solamente salveremo le anime presenti, ma strapperemo all'inferno, regaleremo al cielo, metteremo in salvo migliaia e milioni di anime future, facendo della Patagonia quello, che altri fece di Torino e del resto del mondo cattolico.

Chi considera la cosa da questo punto di vista non ha ragione di levare lamento che si mandino sacerdoti in America dicendo che se ne abbisogna tra noi. E vero che anco tra noi si abbisogna di sacerdoti, ma ognun vede che in America, nella Patagonia se ne ha necessità assoluta. Qui anche pochi bastano a conservare l'albero della fede da tanti secoli piantato ; ma colà di cotesto albero manca persino chi getti il primo seme; qui pochi sacerdoti bastano a dare il battesimo ai bambini e aprire loro le porte del cielo, e in difetto di loro il possono e il sanno fare i cristiani laici; ma colà non vi è una mano che sappia usare la chiave del paradiso e aprirlo alle anime , neppure col più necessario dei sacramenti; tra noi pochi sacerdoti bastano ad istruire i fanciulli e gli adulti, e in mancanza di essi vi sono maestri e maestre, vi sono libri, vi sono scuole; ma colà niuno di questi mezzi, perché ignoranza completa; quindi estrema necessità di sacerdoti missionari, che portino la luce del Vangelo , la civiltà, la salute. E poi bisogna essere cattolici , bisogna essere generosi, come altri il furono con noi. Che sarebbe di Torino, del Piemonte, dell'Italia, dell'Europa , se gli Apostoli, se i primi discepoli, se i discepoli dei primi discepoli di Gesù Cristo, sul principio del cristianesimo avessero ragionato a nostro danno così: - L'Oriente è troppo vasto; mancano evangelizzatori tra noi; a che pro volgere i nostri passi all'Occidente ? L'Europa e le sue isole rimangano nella buia notte dell'errore. --Ma così non ragionarono gli Apostoli del Signore, e furono salvi i nostri padri e sono salvi i loro figli. Salviamo ancor noi la Patagonia con eguale generosità. Questo è da cattolico, questo è da Apostolo. Per altra parte sta scritto che Dio Padre ha dato a Gesù Cristo in eredità tutte le genti; ma le genti non saranno eredità di Gesù Cristo, se non lo conoscono, se non lo amano, se non lo servono; ma come lo conosceranno , ameranno e serviranno , se niuno lo va loro a predicare ? Ed è per questo che il divin Maestro medesimo disse agli Apostoli suoi e ai loro successori: - Andate per tutto il mondo e predicate il Vangelo a tutte le genti : Euntes in mundum universum praedicate evangelium omni creaturae. Invece di lamentare che sacerdoti italiani vadano missionari in America, adopriamoci tutti a formarne molti, affinché ve ne siano a sufficienza e per noi e per altri.

Pare dunque sciolta la difficoltà che fa taluno sull'invìo di sacerdoti nelle estere missioni, poggiandosi sulla scarsità loro, e passiamo innanzi, poiché molte cose ci restano a dire.

Fin qui vi ho esposte alcune opere, a cui porre mano, specialmente in vista dei mirabili effetti, che ne proverranno in avvenire; ma a chi tocca dare vita a queste opere, a chi tocca aprire la vena a fonti di acque così benefiche e salutari? Taluno dirà : - Tocca a D. Bosco; tocca ai Salesiani, e, per la parte loro, tocca alle Suore di Maria Ausiliatrice, consacratisi a questo scopo ; ma io rispondo : - Tocca a voi, o amati Cooperatori e Cooperatrici; ed è facile il provarvelo. Per impiantare Case nelle principali città a salute di tanta gioventù pericolante occorre danaro; occorre danaro per mantenere, calzare e vestire i fanciulli più poveri ed abbandonati, e per dare loro una carriera o collo studio o con un mestiere ; occorre danaro per formare sacerdoti che dirigano, che istruiscano, che predichino, che confessino; danaro per raccogliere molti giovanetti poveri, tra cui scegliere i migliori per indirizzarli alla carriera ecclesiastica e alle missioni; danaro per provvederli di maestri, di scuole, di libri; danaro per vestirli e danaro per fornirli di patrimonio. Se trattasi poi di missionari per la Patagonia, occorre danaro pel viaggio, danaro perché loro non manchi nulla del necessario in quella terra inospitale, dove per difetto di commercio manca tutto, e talora persino l'acqua per dissetarsi; occorre danaro per erigere ospizi, fabbricar chiese, soccorrere bisognosi e via dicendo. E D. Bosco e i Salesiani e le loro Suore hanno grande volontà di lavorare, hanno la vita, ma non hanno danaro.

E giacché qui mi si presenta l'occasione, è bene che vi premunisca contro un pregiudizio , che sì fece già strada nell'animo di taluni. A forza di udire che molti andati in America si sono fatti ricchi, e che altri ogni anno vi si recano per fare fortuna, taluno venne nella persuasione che anche i Salesiani colà facciano quattrini , e che non solo possano fare fronte alle loro spese, ma spediscano danaro in Italia. Niente di più falso, o miei buoni uditori. Per fare quattrini in America non bisogna andarvi col fine di guadagnare anime. Chi va in America per guadagnare anime non fa danaro, anzi ne deve spendere. Ora, che i Salesiani siano andati colà in cerca di anime lo provano gli ospizi di carità pieni di poveri giovanetti da mantenere; lo provano le chiese fabbricate per raccogliere i fedeli dinanzi a Dio; lo provano i viaggi e per terra e per mare in cerca di selvaggi da istruire, da battezzare, da incivilire. Come sapete , le mercanzie colà costano un occhio, e perciò nelle varie partenze di missionari per l'America abbiamo dovuto noi da Torino provvederli di vesti, di panno, di biancheria, di arredi sacri ed altri oggetti indispensabili, e ciò non solo nell'atto della partenza, ma ancora in appresso e per più di 100 persone. Orbene, volete che ve lo dica? In 10 anni che sono colà quei nostri fratelli non poterono ancora pagare le spese fatte qui per loro. Se la carità dei Cooperatori e delle Cooperatrici non fosse venuta in aiuto a D. Bosco, le liste di più centinaia di mila lire sarebbero ancora da soddisfare; se questa carità in buona parte torinese non continuasse a soccorrerci, noi saremmo costretti a lasciar mancare il necessario a quei nostri cari, che per Dio e per le anime espongono la vita. No, i Salesiani non possono fare quattrini in America , e a stento nelle città già cristiane e incivilite possono avere di che mantenere i loro giovanetti ricoverati. Quindi sopra di noi gravita tutta la spesa della missione di Patagonia, che da sè sola potrebbe esaurire le finanze di un florido regno.

Ed io ripeto : A chi tocca porre la mano ad opere sì belle , sì vantaggiose alle anime , alla gioventù, alla Chiesa, alla civile società ? Tocca a D. Bosco? Sì, e D. Bosco ha messo già e va mettendo la sua parte : ha messo la sua mente, la quale, in tempi così malaugurati e tristi, ha saputo concepire il disegno di opere, che avrebbero atterrito il pensiero di uomini potenti per ingegno e per consiglio ; ha messo il suo gran cuore, col quale ha vinto difficoltà giudicate insuperabili, ed effettuato il suo piano di carità e di zelo con istupore del mondo sacro e profano; ha messo la sua vita, che voi stessi vedete ormai logora e cadente. Egli mette tuttora la sua parte col consiglio e colla sollecitudine ; ma ormai deve cedere agli incomodi fisici, che lo fermano a mezzo del cammino. Anni sono, quando i suoi giovinetti soffrivano , quando il panattiere o il fornitore della farina voleva essere pagato e minacciava di farli patire di fame ; quando il provveditore di stoffe non voleva più somministrare né abiti nè tela, onde coprirli e ripararli dal freddo; quando insomma i creditori di ogni genere battevano alla porta ed insistevano per essere soddisfatti e non si aveva danaro, D. Bosco allora prendeva il cappello, usciva di casa, usciva anche di Torino, e talora eziandio d'Italia, e andava in cerca pei suoi figliuoli e pei suoi missionari ; ma il fare questo ora non gli è più possibile : vacillano i suoi piedi, le piante non lo sostengono più; florido egli ci pare e quasi giovane in volto, ma vecchio e languido sentesi in tutto il resto della persona. Dunque questa parte così importante che egli faceva in sostegno delle sue opere non è più possibile ; e perciò se prima a lui toccava andare in cerca della carità, ora tocca alla carità andare in cerca di lui.

Domando ancora : Porre mano alle indicate opere a chi tocca ? Tocca pure ai Salesiani ed essi compiono la loro parte; e n'è testimonio il mondo dei due emisferi. Ciascun Salesiano grida come il morente S. Martino vescovo di Tours : Domine, non recuso laborem. I Salesiani infatti compiono la loro parte, consacrando il fiore dei loro anni alla coltura dei giovanetti chi nelle scuole, chi nei laboratorii, chi negli Oratorii festivi, e ciò senza stipendio di sorta, in mezzo ai fastidii ed alle pene di ogni genere, lieti fin anche di prodigare la propria vita a pro di altri fanciulli, come un tempo D. Bosco ed i suoi primi aiutanti la .prodigarono per essi. I Salesiani compiono la loro parte, e ne sono prova i sacrifizi che fecero cento e più di essi nell'abbandonare l'amata patria, i parenti, gli amici, per recarsi tra gente sconosciuta, nella Repubblica Argentina, nell'Uruguay, nel Brasile, in mezzo alle tribù selvaggie, pronti a stentare la vita e a lasciarla pur anche per amore di Gesù Cristo e per le anime da lui redente. Essi compirono la loro parte, e per incominciare la conversione della Patagonia si esposero alle battaglie di un mare infuriato, stettero per ben tre giorni e tre notti colla morte alla gola e in procinto di precipitare al fondo, ed ebbero per somma grazia, anzi come miracolo l'aver potuto ritornare in porto. Essi compirono la loro parte, e come se la fallita prova dell'anno precedente fosse stato un giuoco da nulla, tentarono la seconda prova l'anno seguente non più per mare, ma per terra, tra vie inesplorate, tra sconfinati deserti , trammezzo a spine strazianti, smarriti, vaganti nell'incerto e in pericolo di perire di fame o di sete, sino a che la sera del 23 maggio 1879, ritrovata la smarrita via , giunsero alla sospirata meta nel domani, festa di Maria Ausiliatrice, loro difesa, loro guida, loro madre. E dopo di allora quei nostri cari continuarono a compiere la loro parte, ed oggidì , guidati da un Vescovo salesiano, loro confratello, loro capo, loro esempio, portano le sacre loro tende ogni di più innanzi in quelle terre, tirando a Gesù Cristo ed alla Chiesa i selvaggi che incontrano. E quello che fanno i Salesiani il fanno pure nella dovuta proporzione le Suore di Maria Ausiliatrice e in Europa e in America.

Ma basterà egli forse tutto questo? No, rispondo. Ne D. Bosco, . nè i Salesiani, nè le loro Suore possono sostenere da sé le opere fondate e tanto meno possono fondarne delle nuove, senza il vostro concorso, o buoni Cooperatori e buone Cooperatrici; anzi il giorno in cui la vostra carità diminuisse e poi mancasse affatto, quel giorno, dico, segnerebbe la diminuzione, indi la rovina delle opere nostre.

Iddio, che nella sua bontà ha voluto servirsi di D Bosco e della sua pia Associazione per fare del bene nel mondo, non lo ha mai lasciato solo, ma in ogni tempo lo circondò di benefattori. Nell'anno 1845, ancora sotto il Papa Gregorio XVI, ne contava ben 50 dei più insigni, e otteneva loro da quel Pontefice spirituali favori. 150 sono divenuti ben presto 500, indi 5000, e questi ancora moltiplicatisi ogni dì più diedero origine alla Pia Unione dei Cooperatori e dello Cooperatrici, alla quale voi appartenete, sparsa per molte parti, benedetta dal Vicario di Gesù Cristo, protetta da Dio. Così la divina Provvidenza assegnò ai Cooperatori e alle Cooperatrici un cómpito glorioso. Il cómpito è di essere il sostegno materiale di D. Bosco e dei Salesiani, e perciò l'appoggio delle opere loro, lo strumento di salute di migliaia di giovanetti, i coapostoli della Patagonia. Attendete adunque al cómpito vostro, e ne avrete da Dio ampia mercede.

(continua).

GRAZIA DI M. AUSILIATRICE.

Prego caldamente il Direttore del Bollettino Salesiano a volere far luogo nel prossimo numero del suo benemerito giornale alle poche righe che seguono.

Ai gentili lettori ed alle gentili lettrici del BOLLETTINO SALESIANO.

É una nuova e specialissima grazia di Maria SS. Ausiliatrice che io voglio narrarvi a maggiore vostra edificazione e ad adempimento d'una pia promessa.

Il dolore è il nostro fardello in questa strada dell' esilio; tutti, sebbene in maniera e in misura diversa dobbiamo portarlo : ma se le nostre forze non bastano a tanto, se il dolore cresce di peso, leviamo la nostra voce a Maria : Ella non mancherà di confortare gli oppressi come confortò la mia cara famiglia riconducendole in seno la gioia.

Nello scorso febbraio una delle mie sorelle fu presa da monomania che tutti ne sgomentò ed accuorò, specialmente quando si vide che la guarigione si faceva aspettare, e che però era necessità urgente quella di allontanare dalla famiglia la povera demente ed abbandonarla ad estranei in un manicomio.

In quei giorni il dolore fu il nostro pane, le lagrime più amare inondarono i nostri occhi: ma di noi chi più patì fu la povera madre. Chi potrà descrivere le ambasce del suo cuore? Chi le potrà intendere? Voi sole o gentili lettrici, che avete in seno cuor di madre.

Sconfortanti intanto giungevano dal manicomio le notizie della nostra inferma; la credemmo in fine di vita e volammo al suo capezzale per vederla un'ultima volta; poi respirammo ancora: tornammo a vederla e i medici la davano per cieca, e partimmo da lei privi d'ogni conforto....

Intanto s'avvicinava la festa di Maria SS. Ausiliatrice che avevamo supplicata tanto : e rinnovammo le suppliche e ci obbligammo per molte promesse, se Ella, Madre delle grazie, ci guariva la nostra poverina nella mente e nel corpo. La grazia ne fu largita.

Pochi giorni prima della cara solennità ci fu consegnata lettera del Direttore del manicomio; egli ci accordava permesso di ricondurre a casa la nostra Albertina.

Ella poi ritornava ai nostri amplessi sana di mente e di corpo la sera del caro giorno in cui festeggiammo quest'anno Maria Aiuto dei Cristiani.

Oh! santa Vergine, quanta è la pietà che tu nutri per i tuoi fedeli! quanta è la magnificenza che tu adoperi in esaudirli, in ricolmarli d'ogni bene anche in questo mondo !

« In te misericordia, in te pietate In te magnificenza, in te s'aduna Quantunque in creatura è di bontate. »

Ronco d'Ascona (Svizzera), 26 settembre 1885.

Il fratello della guarita COOP. Prof. GIUSEPPE MATERNI

Il Cuor di Gesù e la carità.

Rimarrà immortale nella storia della Pia Società Salesiana la conferenza, tenutasi a Roma l'8 Maggio 1884 nell'eccell.ma Casa delle benemerite Nobili Oblate di Tor de' Specchi. Dopochè l'amatissimo D. Bosco ebbe finita la sua relazione sulle opere compiute dai Salesiani e dai loro Cooperatori e dalle loro Cooperatrici ne' due anni antecedenti, sorse a parlare l'Em.mo Card. Parocchi, Vicario Generale di Sua Santità, che aveva avuto la bontà di presiedere la conferenza. Premesse le più affettuose e benevole parole per la missione dei Salesiani e del loro fondatore, passò quindi il pio e dotto Porporato a determinare qual fosse l'impronta particolare, la nota e come la fisonomia , con cui Dio volle contraddistinta la Congregazione Salesiana , ravvisandola questa impronta, questa nota essenziale nella carità esercitata secondo le esigenze del secolo. E certo, a parte gli elogi dovuti solo alla squisita benevolenza dell'illustre Principe di S. Chiesa, non si può negare che la carità è l'oggetto principale delle nostre povere forze, e ciò per la ragione che se la carità fu in ogni tempo il mezzo maggiore e più potente per tirar gli uomini al bene, a' giorni nostri si può ben dire esser essa come l'unico che possa condurre a tale scopo. Immerso, efficacemente qual è, il nostro secolo nelle cose temporali, freddo alle bellezze della fede e alle grandezze della religione, che non conosce, scettico o poco meno a' gaudii di una vita avvenire, su cui sogghigna, che cosa avvi, se non è la carità, che possa far breccia sull'animo della generazione attuale? Toglier giovanetti dal vagabondaggio, accoglierli in ospizi affine di preservarli dalla miseria e dai disordini, educarli nella scuola perchè non ab biano da essere un giorno il flagello della società e popolar le carceri, ecco ciò che vuole, ciò che colpisce il secol nostro. E ben vero , come giustamente osservava il dotto Cardinale, che esso, il secol nostro non conosce della carità né il principio né il fine, ma solo il mezzo; ma è pur anche certo che solo per la carità a suo modo percepita ei si fa strada alla fede, a Dio. Or se la carità è lor scopo essenziale della Società Salesiana e de' suoi Cooperatori e delle sue Cooperatrici, se essa è di più l' unico sicuro mezzo per cristianizzare il secol nostro , chi non vede quanto dovesse essere sublime, diciamo anzi inspirato il concetto dell' immortale Pio IX e del degnissimo suo successore Leone XIII, che ai giorni nostri sorgesse un tempio in quella Roma, culla del Cristianesimo , di cui la carità è figlia primogenita, e che questo tempio fosse dedicato al Cuor di Gesù, che della carità è la personificazione? E certo, per poco che noi diamo uno sguardo alla vita di Gesù, quale ce la presentano concordemente nell'aurea loro semplicità i quattro Evangelisti, noi vediamo che non vi fu miseria e corporale e spirituale a cui non abbia sovvenuto il suo tenerissimo cuore.

Giace inchiodato nel suo letto da ben 38 anni il povero paralitico di Gerusalemme, né osa pur sperare, o domandar guarigione , tanto gli pare impossibile l' unico mezzo a tal fine necessario. Ma lo previene il Cuor di Gesù, né aspetta di essere pregato, giacche, come racconta l'apostolo prediletto del Cuor di Gesù, vederlo, muoversi a compassione, risanarlo perfettamente ed inviarlo così risanato a casa sua col lettuccio in ispalla, fu un punto solo (1).

Oppressa da rio malore, curva in tutta quanta la persona, la povera donna. di Cafarnao se ne va fra molte angoscie alla sinagoga per ascoltarvi la divina parola e farvi la pubblica preghiera, ben lontana dal pensare che avrebbe colà trovata la sua perfetta guarigione. La vede il buon Gesù, né sa restarsi impassibile il suo Cuore amabilissimo innanzi a tanta disavventura; la chiama a se, le pon la mano benedetta sul capo, e prima ancora di essere pregato, anzi prima ancora forse che l'inferma pensasse a pregarnelo, le ridona la primiera sanità con quelle consolanti parole : Donna, tu sei liberata dalla tua infermità (2). Non è quindi a maravigliare, se , sovranamente presi alla bontà e tenerezza del Cuor di Gesù, i malati vi si conducevano anche dalle più remote parti e in sì gran folla da riempiere pur esse le vie e i luoghi, per cui passava Gesù e formarvi attorno come un vasto ospedale.

Che diremo poi della compassione di Gesù pei mali e le miserie dell'anima ? Chi non ricorda le lagrime da lui versate su Gerusalemme, sepolta nell' errore e avvolta nel vizio , e le parole sue di dolce rimprovero, indirizzate all'infelice città , quand'essa (segno evidente che Ei parlava non per avversione o sdegno, ma per sincerissimo caldo affetto) pur l'accoglieva con sommi onori e acclamavalo entusiasticamente re benedetto? (1) Chi può aver dimenticato la compassione di Gesù pe' mali spirituali del popolo ebreo, giacente come gregge senza pastore per mancanza di vera guida, e il suo dolore per la scarsezza degli operai rispetto all'abbondanza della messe, e l'invito anzi comando della preghiera, perché Dio padron della messe, mandi mietitori fedeli nella sua vigna (2) ? Il qual comando ben ci fa comprendere come una delle opere più belle e più care al Cuor di Gesù sia quella di provvedere la Chiesa e la società di buoni operai evangelici, vale a dire promuovere con vivo zelo le vocazioni allo stato ecclesiastico, ora sopratutto che si son così diradate le file dei ministri del Santuario.

Or se il Cuor di Gesù fu tutto carità e tenerezza per le miserie degli uomini, se il sovvenire a queste miserie è quello appunto che più efficacemente opera sul secolo nostro e con cui più sicuramente possiamo giovare ai bisogni spirituali e temporali de' nostri fratelli ; perchè non concorreremo noi e con le preghiere e colle opere ad affrettare la consacrazione di quel tempio, che col trionfo della carità dovrà pure segnare il trionfo della fede? S. Giovanni, l' Apostolo del Cuor di Gesù, dopo d'aver detto che noi abbiamo imparato da Gesù a conoscere e distinguere l'estrema carità di Dio verso di noi, soggiunge che Dio è propriamente ed essenzialmente la carità, e chi sta nella carità, sta in Dio. Et nos cognovimus et credidimus charitati quam habet Deus in nobis. Deus charitas est et qui manet in charitate, in Deo manet (3). Or bene vogliamo noi che la sublime scuola di carità di Gesù sia largamente diffusa e i suoi insegnamenti profondamente ed efficacemente appresi? Vogliamo che il secolo nostro dallo splendore delle opere della carità sia come irresistibilmente condotto a conoscere ed amare le verità della nostra santa religione? Adopriamoci con tutte le forze alla piena e completa costruzione della Chiesa e dell'Ospizio del S. Cuore. Si, la croce del. S. Cuore, torreggiante nella Roma nuova, dove l'eresia protestante ha piantato le sue tende e dove tanti poveri giovanetti gemono nell'abbandono e nella miseria, risplenderà ad un tempo simbolo glorioso de' trionfi della carità e delle conquiste della fede.

(1) Ioan. V. 5, 6, 7, 8, 9. (2) Luc. XIII. 11,12, 13.

(1) Luc. XIX. 41.

(2) MATTH. IX. 36, 37, 38. (2) IOAN. Epist. 1, c. IV. 16.

LE IDEE DI D. BOSCO Sull' Educazione e sull' Insegnamento e la missione attuale della scuola.

Son due lettere, uscite or ora dalla tipografia di S. Benigno Canavese e indirizzate al Prof. Don Rua. Nella prima di esse si espongono le idee, cattoliche e classiche ad un tempo, di D. Bosco sull'educazione in genere e sull'insegnamento letterario in ispecie della gioventù, poste a riscontro con quelle de' migliori pedagogisti ed educatori, e la necessità, ai tempi nostri sopratutto , della loro applicazione pratica. Nella seconda poi s'insegna in qual modo e con quali norme debba questa attuarsi nella scuola, sicchè la gioventù studiosa apprenda insieme con la leggiadria classica della forma, così potentemente efficace alla manifestazion del pensiero , la sodezza ancora de' principii e delle massime assolutamente cattoliche. Bello poi il vedere come anche in questo D. Bosco si attenga strettamente agl'insegnamenti del Vicario di G. C., il sapientissimo Leone XIII, ne' cui nobilissimi carmi latini , ricordati e preposti ad esempio degl'insegnanti e degli alunni, splende così mirabilmente l'idea al tutto classico-cristiana. Queste lettere, benché dirette particolarmente ai Salesiani , crediamo possano giovare a tutti, poichè a tutti sta a cuore l'educazione della gioventù, specie di quella che frequenta le scuole secondarie. Fra le ore quotidiane di adorazione, che si propongono i divoti del S. Cuore di Gesù, ve n'ha una nella sapienza del loro zelo, in cui pregano particolarmente per l' insegnamento e l'educazione della gioventù e pe' maestri che vi si consacrano. Ebbene, uniamo alla preghiera anche le opere, e noi avremo reso uno de' più segnalati vantaggi alla società attuale.

P. S. L' opuscolo si vende presso le Librerie Salesiane a L. 0 50.

COLLEGIO - CONVITTO VALSALICE presso Torino

Non è raro che egregi padri di famiglia, ammaestrati dalla quotidiana esperienza quanto importante e nello stesso tempo difficile cosa sia la scelta di un buon istituto di educazione per collocarvi i proprii figliuoli, se ne stiano molto tempo dubbiosi , non sapendo a qual partito appigliarsi. Se alcuno dei nostri benemeriti Cooperatori fosse mai per trovarsi in tali circostanze, o se conoscesse qualche parente od amico suo, che in cosa di tanto momento non sapesse scegliere fra i varii stabilimenti educativi per giovanetti di nobile e civil condizione, noi suggeriamo il Collegio-Convitto Valsalice. Fra le cose che lo rendono preferibile a molti altri, ci piace segnalare, come più importante, l'educazione religiosa soda e sicura, che è la base e l'anima di tutto l'insegnamento , e i risultati prosperi ottenuti negli esami pubblici sia di licenza sia di promozione; il che dimostra ad evidenza la bontà del metodo e la scrupolosa cura che dei giovani affidati si prendono quei buoni educatori.

Avvertiamo nel tempo medesimo che in detto Collegio, benchè ad anno incominciato, continuano le accettazioni, specialmente per quei giovanetti delle classi elementari e del ginnasio inferiore , che per qualsiasi motivo avessero dovuto passare in famiglia la stagione invernale.

Per le domande di accettazione rivolgersi al Direttore del Collegio.

ELENCO DEI COOPERATORI E COOPERATRICI DEFUNTI NEL 1885.

194 De Gobbis D. Francesco, Parr. - Cappelletta di Noale (Treviso).

195 Del Bondio Achille - Torino.

196 Della Bona Mons. Giov. Giac., Vesc. e Princ. - Trento (Austria-Tirolo).

197 Del Mastro Giovanni - Pino d'Asti (Alessandria).

198 Delpero D. Stefano, Can. - Asti (Alessandria).

199 Delpino Pellegrina - Chiavari (Genova). 200 De Lucca Vittoria - Torino.

201 De Nardo D. Domenico, Parr. - Tempio (Treviso).

202 De Nicolay D. Carlo, Prev. - Nizza (Alessandria).

203 De Paoli D. Antonio, Can. Vic. Gen. - Treviso.

204 De Paoli D. Domenico, Prep. - Monterosse (Genova).

205 Desogus D. Giovanni, ex Vic. pair. - Gonnosfanadiga (Cagliari).

206 Dezza D. Gaspare, Parr. - Morimondo (Milano).

207 Di Francia Marchese - S. Catterina dell'Ionio (Catanzaro).

208 Di Sarno Pasquale - Torre Annunziata (Napoli).

209 Dolmeto Angela - Laigueglietta (Porto Maurizio).

210 Domenichini D. Antigono, Parr. - Bologna. 211 Dompè Pietro Antonio - Lequio Tanaro (Cuneo).

212 D'Ondes Reggio Barone Vito - Firenze. 213 Dorigoni D. Gio. Batt., Parr. - Crete (Austria-Tirolo).

214 Duretti P. Lorenzo - Biella (Novara). 215 Ecca D. Antonio, Vice Parr. - Villacidro (Cagliari).

216 Emmanueli Natale - Rovescala (Pavia). 217 Emmanuelli D. Davidde - Almese (Torino). 218 Fabbri D. Angelo, Rett. - Villanova di Denore (Ferrara).

219 Fabbri D. Giovanni, Rett. - Villa (Firenze). 220 Fabiani Giovanni - Dierico (Udine). 221 Fabre Giovanna - Portomaurizio. 222 Fabris Antonio - Thiene (Vicenza). 223 Facini D. Pietro - Camminata (Cremona). 224 Faini D. Angelo, Prev. - Lodi (Milano). 225 Falco Marta - Cervasca (Cuneo).

226 Fanfani D. Lodovico, Parr. - Montagnano (Arezzo).

227 Fanti D. Giovanni, Can. Arcip. - Occhiobello (Rovigo).

228 Fares D. Pietro, Parr. - S. Trinità di Cascia (Perugia).

229 Fassini D. Angelo, Arcip. - Torricella (Cremona).

230 Fattori D. Pietro, Parr. - Roma.

231 Faustinelli D. Antonio, Arcip. - Boldenigo (Brescia).

232 Federini D. Saverio - Castelgrande (Potenza).

233 Fenzi D. Vincenzo - Stelle (Verona).

234 Ferrari Antonio - Stenico (Austria-Tirolo). 235 Ferrari Bianca - Vallecrosia (Portomaurizio).

236 Ferrario Maddalena - Monza.

237 Ferraro D. Gerolamo - Biella (Novara). 238 Ferrero D. Lorenzo, Parr. - Baudenasca (Torino).

239 Festa Maria - Sala Biellese (Novara). 240 Fidalis D. Francesco, Parr. - Fluminimaggiore (Cagliari).

241 Fieschi D. Antonio, Parr. - Pedergnaga (Brescia).

242 Fiorani Mons. Luigi - Roma.

243 Fioretti Pacifico - S. Severino (Macerata). 244 Fisanoti Angela - Calaseta (Cagliari). 245 Fissore Lucia - Montà (Cuneo). 246 Fontana Cristina - Fumane (Verona).

247 Fontanini D. Giovanni, Rett. - Cervarolo (Reggio Emilia).

248 Formica Mons. Andrea, Vesc. - Cuneo. 249 Fornaro Alessandro - Castelboglione (Alessandria).

250 Francalancia Ermelinda - Treja (Macerata). 251 Franchetti D. Pietro , Arcip. Vic. For. - Mazzo Valtellina (Sondrio).

252 Francone D. Luigi Cappell. - Trezzo Tinella (Cuneo).

253 Frascara D. Raffaele - Genova. 254 Frisetti Giovanni - Torino.

255 Frola Teresa - Casabianca di Verolengo (Torino).

256 Frontini D. Ambrogio, Parr. - Lesino (Milano).

257 Fumagalli D. Antonio - Cascina Amata (Monza).

258 Fumasoli Maddalena - Vaglio (SvizzeraCanton Ticino).

259 Galbiati D. Beniamino, Parr. - Moirago (Milano).

260 Galleani Beatrice - Casale (Alessandria). 261 Galletti D. Pietro - Creto (Austria~ Tirolo). 262 Gallici Teresa Serafina - Udine. 263 Gallo Maria - Torino. 264 Gallo Pietre - Caramagna (Cuneo). 265 Ganglio Francesco - Virle (Torino). 266 Garonis Paolina - Volvera (Torino). 267 Garzotti D. Pietro, Abate mitr. - Isola della Scala (Verona).

268 Gastaldi Carlo - Roburent (Cuneo). 

209 Gatti D. Carlo, Parr. - Seniga (Brescia). 270 Gatti Giuseppina - Monticelli (Pavia).

271 Gaviglio P. Cesare, Cur. - Poirino (Torino).

272 Ghibaudo D. Secondo - Cossombrato (Alessandria).

273 Ghirardelli Catterina-Roncovero(Piacenza). 274 Giacchino Giovanni - Ellera (Genova).

275 Giacomelli D. Andrea, Cur. - Castello di Cavalese (Austria - Tirolo).

276 Gianfilippi Bianca - Garda (Verona). 277 Gianni Cava Alessandro - Lucca.

278 Giardini Elvira - Sesto Calende (Milano). 279 Gibelli Angelina - Ventimiglia (Porto Maurizio).

280 Gigliucci Verzelli Enrica - Fermo (Ascoli Piceno).

281 Giorda Margherita - Rubiana (Torino). 282 Giovannini D. Giuseppe, Parr. - Cantiano (Pesaro e Urbino).

283 Gogala D. Giovanni - Lubiana (Austria). 284 Golfarelli-Reggiani Cont. Beatrice - Forlimpopoli.

285 Gonella Anna - Carmagnola (Torino).

286 Gortani Cappellari Bettina Maddalena - Buttrio (Udine).

287 Grassi Angela - Sambuco (Massa Carrara). 288 Grazioli D. Pietro - Gozzano (Noara).v 289 Griffa Lucia - Vinovo (Torino). 290 Grignolo Giuseppina - Saliceto (Mondovì). 291 Grignolo Maria - Saliceto (Cuneo). 292 Griletti Francesco - Mondovì Breo (Cuneo). 293 Grillo D. Francesco - Varazze (Genova). 294 Grillo D. Giacomo - Varazze (Genova). 295 Grimaldi Cont. Irene - Torino. 296 Grinovero Arcangela - Rualis (Udine). 297 Grotti D. Francesco , Parr. - Stringara (Forti).

298 Gualfredo Giuseppe - Lu (Alessandria). 299 Guarneri D. Pietro - Spineda (Cremona). 300 Guerrieri D. Crispolto, Can. Vic. For. - Bettona (Perugia).

301 Guivizzone D. Giuseppe - Lesa (Novara). 302 Kellersperg Barone Alessandro - Rovereto (Austria-Tirolo).

303 lardini Francesca - Santa Vittoria r'Alba (Cuneo).

304 Iberti Margherita - Dogliani (Cuneo).

305 Imperatori D. Antonio, Parr. - Ai-va (Novara).

306 Incani D. Giovanni, Parr. - Setzu (Cagliari).

307 Indovino D. Giuseppe, Can. - Termini Imerese (Palermo).

308 Isola Monica - Lu (Alessandria).

309 L'Angela P. Antonio - Mussomeli (Caltanisetta).

310 Lasagna Angela - Silvano d'Orba (Alessandria).

311 Lasagni Mons. Pietro, Card. - Roma. 312 Lemrni D. Giovanni, Rettore - Sambuco (Massa Carrara).

313 Lenzi D. Marco, Parr. - Montacuto (Bologna).

314 Leonardi Giuseppe - Rimini (Forli). 315 Leveratte Teresa - Varzi (Pavia). 316 Locatelli Maria - Barzio (Como).

317 Locatelli Maria - Vedeseto (Cremona). 318 Lodoletti D. Gio. Batt. - Zanica (Bergamo). 319 Lombardi Anna Maria - Terzorio (Porto Maurizio).

320 Lombardi Giovanna - Terzorio (Porto Maurizio).

321 Lombardi Rosa - Terzorio (Porto Maurizio).

322 Lorenzotti D. Alessandro, Can. - Camerino (Macerata).

323 Lorini Giuseppina - Milano.

324 Loschi Dal Verme Cont. Drusilla - Vicenza.

325 Lovera D. Giuseppe, Can.. - Milano.

326 Luceip D. Fabrizio, Can. - Bassano di Sutri (Roma).

327 Luiardi D. Giovanni, Prev. - Piozzano (Piacenza).

328 Lupo D. Pietro, Rett. - Vercelli (Novara). 329 Lusardi D. Ferdinando, Priore - S. Maria del Taro (Piacenza).

330 Macchi D. Francesco , Parr. - Costa dei Nobili (Pavia).

331 Macioni D. Giuseppe Maria - Ales (Cagliari).

332 Maggioni D. Filippo, Parroco.- Schiano (Como).

333 Mainardi nob. Maria ved. Bonmartini - (Padova).

334 Mangoni D. Francesco - Milano.

335 Maniceri Giuseppe, Ing. - Lugo (Ravenna). 336 Mantalto D. Ignazio, Can. - Modica (Siracusa).

337 Mara D. Raimondo, Rett. - Guspini (Cagliari).

338 Marani D. Pietro, Can. - Adria (Rovigo). 339 Marcandett D. Giuseppe, Can. - Masserano (Novara).

340 Marcegaglia D. Girolamo - Nogarole (Vicenza).

341 Marchetti Suor Maria - Lucca.

342 Marehi D. Alberto, Can. Vie. gen. - Pescia (Lucca).

343 Marchiore D. Carlo, Cappell. - Costozza (Vicenza).

344 Mareolin D. Domenico - Nove (Vicenza). 345 Mareoni Suor Gesumira - Urbino.

346 Marengo di Moriondo Giacinta - Bra (Cuneo).

347 Marietti Costanza - Torino.

348 Marietti Maria - Torino.

439 Marini P. Vincenzo - Camerino (Macerata). 350 Marmeroli D. Giovanni, Priore - S. Pellegrino ne' Borghi (Reggio Emilia).

351 Marsala Luigi - Termini Imerese (Palermo).

352 Martini Agostino - Diano Marina (Porto Maurizio).

353 Martini D. Bernardo, Parroco - Sarmede (Treviso).

354 Martini D. Nicolò, Arcip. Vie. For. - Asiago (Vicenza).

355 Martininis Francesco - Pantelleria (Trapani).

356 Martinolo Luigi - Torino.

357 Martorelli D. Igino, Can. - Vercelli (Novara.).

358 Masino Gav. Giuseppe - Tor;no.

359 Masino di Saint Bonnet Vincenza - Torino. 360 Maspero D. Francesco, Parr. - Ispa (Conio. 361 Massarola Vittoria - Torino.

362 Mattalia Domenica - Vigone (Torino).

363 Mauro Rosa - Salerno.

364 Mazzuoli D. Angelo, Rett. - Tartiglia (Arezzo).

365 Meda Lucia - Lu (Alessandria).

366 Medaglia D. Stefano, Arcip. - S. Gualtiero (Lodi).

367 Melis P. Agostino - Oristano (Cagliari). 368 Melis D. Giuseppe, Vic. Parr. - Gonnastramazza (Cagliari).

369 Menichetti D. Giuseppe, Priore - Tirli (Firenze).

370 Merelli D. Alberto, Can. - Piacenza.

371 Merelli D. Paolo, Prev. - S. Pietro in Cerro (Piacenza).

372 Merli Francesca - Mondovì Breo (Cuneo). 373 Meroni D. Giuseppe, Parr. - Cisliano (Milano).

374 Miari Francesco - Adria (Rovigo).

375 Michelini Suor Eufrasia - S. Pier d'Arena (Genova).

376 Mimi Negrotto, Marchesa - Genova. 377 Minini Giulia - Bovezzo (Brescia).

378 Mo D. Giuseppe, Can. - Borgomanero (Novara).

379 Mocello Suor Edvige - S. Pier d'Arena (Genova).

380 Moine Giacinta - Racconigi (Cuneo).

381 Molinari D. Francesco, Rett. - Camposasco (Genova).

382 Monti D. Gratiliano - Bassano di Sutri (Roma).

383 Monti Ghislanzoni Clotilde - Milano.

384 Montixi Mons. Gio. Batt., Vesc. - Iglesias (Cagliari). .

385 Morandi D. Angelo - Riva (Austria- Tirolo) 386 Morelli D. Gio. Batt., Prev. Vic. For. - S. Ambrogio (Torino).

387 Morelli D. Pietro - Pergine (Austria-Tirolo).

388 Moretti D. Giovanni, Parr. - Pregnana (Milano).

389 Morsano Suor Marina - S. Pier d'Arena (Genova).

390 Mossali D. Antonio, Vice Cur. - Sesta Inferiore (Parma).

391 Motta D. Giuseppe, Prev. - Pinarolo Po (Pavia).

392 Mucciarini Clarice - Crocetta (Torino). 393 Mussita D. Pietro, Parr. - Sellere (Bergamo).

394 Mutti D. Vittore - Vico forte (Parma). 395 Nardi D. Domenico, Rett. - Brugnato (Genova).

396 Nasi Francesca - Racconigi (Cuneo).

397 Navi D. Pompeo - Piove di Saceo (Padova).

398 Netti D. Tommaso - Verona.

399 Nicheri D. Dario, Rett. - Olena (Firenze).

400 Nina Mons. Lorenzo, Card. - Roma.

(continua).