ANNO VI. N. 2.   Esce una volta al mese   FEBBRAIO 1882.

BOLLETTINO SALESIANO

Direzione nell' Oratorio Salesiano. - Via Cottolengo. N. 32, TORINO

SOMMARIO - monsignor Antonio Espinoza nell'Oratorio di San Francesco di Sales - Lettere dell' Arcivescovo di Buenos Aires a Don Giovanni Bosco - 11 nuovo Vescovo di Montevideo - Il quarto Anniversario della elezione del Santo Padre Leone XIII - I naviganti Missionarii Salesiani ai loro Confratelli - Partenza di Missionarii da Milano - Offerte per la Chiesa del Sacro Cuore di Gesù in Roma - La Sacra Congregazione dell'Indice e i libri proibiti e i libri dimessi - Storia dell'Oratorio di S. Francesco di Sales - Le case maledette ossia i teatri - Necrologia - Conversioni al Cattolicismo - Bibliografia - Indulgenze speciali pei Cooperatori Salesiani.

MONSIGNOR ANTONIO ESPINOZA nell'Oratorio di San Francesco di Sales.

La vigilia del Santo Natale, come fu accennato nel numero precedente, abbiamo avuta una visita, la quale colmò di alta consolazione D. Bosco e tutta la Salesiana famiglia. L' illustre, zelante e simpatico Monsignor Antonio Espinoza, Vicario Generale dell' Archidiocesi di Buenos Aires, già intrepido compagno dei nostri Missionarii nell'ingresso della Patagonia, e loro protettore ed amico; dopo di aver soddisfatto alla esimia sua pietà col visitare i più celebri Santuarii di Francia e d'Italia; dopo di aver avuto la bella sorte di prostrarsi appiedi del Vicario di Dio ed udirne sapienti e sublimi parole; dopo di essersi beato nella visita dei Luoghi Santi, e baciata la terra bagnata dai Sudori ed imporporata dal Sangue di Gesù Cristo, volgeva i suoi passi alla volta di Torino , città della sacra Sindone e del divin Sacramento, e veniva pure a sciogliere i suoi voti dinanzi all'altare di Maria Ausiliatrice. Egli vi giungeva da Roma accompagnato dal M. R. D. Luigi De La-Torre, parroco della Concezione, e dal M. R. Dott. D. Francesco Terrero di Buenos Aires, il quale venuto, anni sono, a compiere i suoi studi nel Seminario Pio Americano , nell'Alma Città , ritornava con essi in patria, per edificarla con quella sapienza, che attinse copiosamente alla pura fonte-del Vaticano.

Era dunque trascorso di poco il mezzogiorno del 24 Dicembre, quando gli illustri Americani, insieme col Teol. Giovanni Cagliero, recatosi a riceverli alla stazione, scendevano dalla vettura in faccia alla nostra Casa. Appena ebbero posto il piede nell' Oratorio, una salva di fragorosi applausi e di cordialissimi evviva, partita da un migliaio di petti, dava loro il benvenuto, e i giovani musici, messo fiato alle trombe, li accompagnavano suonando sino all'interno porticato dell'abitazione. Tutto il tratto di via, per cui passavano, era assiepato da due file di giovanetti, e adorno qua e colà di tappeti, e dagli alberi fiancheggianti sventolavano festosamente trenta e più bandiere coi colori e coll'arma dell'Argentina Repubblica. Ogni cuore palpitava di gioia, sopra ogni fronte era scolpito il contento. L'incontro tra Monsignore e D. Bosco fu per entrambi un istante solenne. Don Bosco giubilava nel fissare gli sguardi sopra l'amico sincero e fedele dei suoi figli Americani, e Monsignore esultava di poter conoscere ed abbracciare colui, del quale i Salesiani avevano tra glì Argentini reso popolarissimo il nome.

Dopo i primi convenevoli, gli ospiti Americani, saliti con D. Bosco sul balcone, salutarono cortesemente i giovani, schierati nel sottoposto cortile ; e Monsignor Espinoza in favella italiana, che parla correttamente, li ringraziava della festosa accoglienza. Invitati da D. Cagliero tutti gridammo di gran cuore: Evviva a Mons. Espinoza; evviva ai Pellegrini Americani; evviva alla Repubblica Argentina.

Troppo lungo sarebbe il raccontare per filo e per segno le cose occorse in quel giorno; le relazioni sui nostri Missionaria e le opere loro; i discorsi passati con Don Bosco e via dicando. Ci basti il notare che le notizie avute intorno ai nostri Confratelli dell'America furono cosi consolanti, che migliore e più ambito augurio giungere non ci poteva in quei fortunati giorni.

Nella soavissima notte del S. Natale gli amati Pellegrini, quantunque stanchi del viaggio, vollero assistere alla stupenda funzione nella Chiesa di Maria Ausiliatrice, e alla Comunione generale, che per privilegio pontificio si fece dai giovanetti dell'Oratorio e da molti devoti Torinesi. L'altare riccamente adorno, il sacro edifizio da mille faci illuminato, le duecento e più voci dei giovani musici, che, accompagnati dalle soavi modulazioni dell'organo, parevano emulare gli angelici cori, cantando gloria a Dio nei più alto dei Cieli, D. Bosco che celebrava circondato da numerosissimo clero, tutto questo presentava tale uno spettacolo , che inebriava ogni cuore di santa letizia. Gli Americani ne andarono rapìti, e profondamente commossi.

Al domani il Rev.mo Monsignore, celebrate due Messe private, cantava solennemente la terza, in cui veniva ripetuta la musica eseguita nella notte. La sacra funzione, alla quale intervenne nuovamente una immensa moltitudine di fedeli, riuscì splendidissima tanto al mattino, quanto alla sera.

Nei giorni seguenti gli Americani visitarono i laboratorii dell' Oratorio, la tipografia, la fonderia dei caratteri, la stereotipia, la calcografia, libreria, panatteria,ecc. Si recarono eziandio a visitare i lavori della Chìesa di S. Giovanni Evangelista, la Cappella, ove si conserva la sacra Sindone, che involse il Corpo del Divin Salvatore, e la Chiesa del Corpus Domini, che ricorda lo stupendo miracolo del SS. Sacramento, avvenuto in quel sito medesimo il 6 di Giugno dell'anno 1453.

Un giorno venne da essi consacrato alla visita della nostra Casa di S. Benigno Canavese, ossia del palazzo abbaziale, già celebre monastero detto di Fruttuaria, rinomato asilo della pietà e della scienza, e dove moriva piamente Arduino Marchese d' Ivrea, e Re d'Italia. Colà, chierici, studenti ed artigiani diedero in quella propizia occasione un'accademia musico-letteraria, cantando coll'accompagnamento della banda scelti pezzi d' opera, e leggendo in ben 7 lingue varai componimenti ad onore degli illustri visitatori. Monsignore indirizzava poscia a tutti fervide parole, spronandoli a rendersi zelanti e coraggiosi apostoli di Gesù Cristo, sull'esempio dei loro confratelli dell'America.

La sera innanzi di sua partenza da noi l'esimio Prelato fece pure una breve parlata ai giovani dell'Oratorio. Espresse loro come egli partisse da Torino edificato di quello, che aveva veduto ed udito; segnalò la loro ben avventurata sorte di passare gli anni giovanili in un luogo, dove potevano fornire la mente di utili cognizioni, e formare il cuore alle cristiane virtù; li esortò a piantare profonde le radici di queste, affinché in età più avanzata sapessero resistere al soffio delle tentazioni, e serbarsi incrollabilmente fedeli a Dio e alla Chiesa. Li ringraziò dei bei giorni, che gli avevano procurato; promise che ritornato in patria avrebbe parlato di loro ai giovanetti Americani delle Case Salesiane , figli ancor essi dello stesso padre D. Bosco; e infine, raccomandandosi alle comuni preghiere , fece ardenti voti di potersi ritrovare tutti insieme negli eterni gaudii del Paradiso.

Monsignor Espinoza co' suoi due compagni partiva da Torino il 4 di Gennaio. Essi visiteranno ancora Parigi, Londra, Madrid, Lisbona, e dal Portogallo faranno vela per l'America probabilmente nel mese di Febbraio.

Il buon Dio conceda loro un viaggio felice per terra e per mare, e li ritorni sani e salvi tra le braccia dei loro cari e al bene della Chiesa Argentina. Dal nostro canto,, noi non dimenticheremo giammai l'egregio Mons. Antonio Espinoza, e l'alto favore che ci ha fatto, coll'aver presa ospitalità entro le modeste mura della nostra Casa; come ricordiamo tuttora e sempre rammenteremo con isquisito piacere la preziosa visita, che ci fece, l'anno 1877, l'Illm° e Revm° suo Arcivescovo, la cui impareggiabile bontà verso di noi e verso i nostri fratelli, che lavorano nella sua vasta Archidiocesi, c'innonda l'anima di sovrumano contento.

LETTERA dell'Arcivescovo di Buenos Aires A D. GIOVANNI BOSCO.

Il Dottore Antonio Espinoza era latore a Don Bosco di varie lettere, tra cui una molto preziosa di Mons. Federico Aneyros Arcivescovo di Buenos Aires. Tradotta dallo spagnuolo essa dice cosi

STIMATISSIMO MIO SIG. D. Bosco,

Scrivo in lingua spagnuola, ed anzitutto Le confesso che sono ben contento delle feste, che prepara per il Dott. Espinoza, mio Vicario. Egli parlerà in italiano, ed i suoi giovanetti diranno che almeno il Vicario sa parlare, invece che io dovetti limitarmi a gridare in ispagnuolo, nella grande città e collegio di Torino.

Gli facciano dunque belle feste, e si rallegrino nel Signore.

Dica a' suoi giovani, de' quali alcuni io conosco forse ancora, che si ricordino di me nelle loro orazioni, e specialmente nell'allegria, che proveranno all'arrivo de' miei Pellegrini.

A' suoi Reverendi Sacerdoti raccomandi che preghino molto per i loro fratelli di qui, i quali vanno aumentando di numero e fanno molto bene.

Nel Congresso Nazionale trattasi di autorizzare il Governo, per accordarsi col Santo Padre intorno alla divisione dei Vescovadi.

Questa sarà propizia occasione, per istituire un Vicariato Apostolico nella Patagonia, da affidarsi alla cura de' suoi zelanti Missionarii.

Desidero ardentemente che questo si possa conseguire, ma non sono senza timore.

Le orazioni de' suoi buoni figliuoli possono ottenere questa grazia, che sarà pure feconda di molti benefizi temporali.

Continuerò a dare a V. R. notizie intorno a questo affare.

I suoi Missionarii, come anche le Suore di Maria Ausiliatrice, che sono attualmente qui, mi sono di grande aiuto e conforto. Ne rendo perciò lode al Signore, ed a V. R. ringraziamento e felicitazioni.

Augurandole una perfetta salute ed esito felice nelle sue grandi imprese, pel bene delle aniline e per la gloria di Dio, ho l'onore di confermarmi

Di V. S. Reverendissima Buenos Aires, 24 agosto 1881. .

Obbl. Servo ed Amico

+ FEDERICO ANEIROS

ALTRA LETTERA DEL MEDESIMO in lingua italiana.

Non pago di aver scritto a D. Bosco la riferita Lettera nella sua lingua natia , l'ottimo e benevolo Prelato un'altra ne aggiunse in lingua italiana, degna ancor essa di essere conservata nelle colonne del nostro Bollettino, ad argomento imperituro della insigne bontà del Pastore Argentino.

Buenos Aires, 24 agosto 1881.

ILL.MO E REV MO D. Bosco,

Ecco che va il mio Vicario Generale, Dottore Espinoza , a farle una visita in mio nome , e a ripeterle che i suoi figli continuano facendo del bene e molto in queste contrade.

Ai tre Preti, che già vi erano alla Patagonia, ne hanno aggiunto in questi giorni un altro, per il grande e profittevole lavoro, che hanno in quelle lontane regioni.

Sempre ricordo con piacere i giorni trascorsi nella sua dolce compagnia nel 1877, e la prego mi saluti tanto D. Cagliero e gli altri Padri.

Mi raccomandi al Signore nei suoi santi Sacrifizi ed orazioni, e mi creda con tutta stima

Di V. S. Rev.ma

Af.Mo Amico

+ FEDERICO Arcivescovo di B. A.

IL NUOVO VESCOVO DI MONTEVIDEO.

Dal Bollettino del mese di dicembre, che i nostri confratelli di America stampano in ispagnuolo, nell'Ospizio di arti e mestieri di S. Carlo a Buenos-Aires , riportiamo quanto segue

Mons. D. Innocenzo Jeregui , vescovo di Canopo, or fa poco tempo , preconizzato vescovo di Montevideo , nel ricevere le felicitazioni che , a nome di tutti i Salesiani, presentavagli il Reverendo D. Giacomo Costamagna , Superiore delle nostre Case di America, degnossi rispondergli con la lettera seguente

Montevideo, 29 novembre 1881.

Mio REV. PADRE.

Gradisco la lettera cortese che si compiacque mandarmi, per congratularsi meco della mia preconizzazione a questo Vescovato.

Vostra Riverenza sappia che i Salesiani occuperanno sempre nel mio cuore un posto distinto, e che per loro io farò quanto sarà in mio potere, affinchè cresca sempre il numero di così buoni operai, ed il frutto delle loro imprese.

Desidero che V. S. mi usi tutta la confidenza, e mi manifesti quanto di bene posso io fare per loro; poichè in tutto ciò, che da me dipende, essi possono contare sopra di me, come sopra di un buon amico.

Involontaria dimenticanza fu la cagione, per cui non l'ho ringraziata di avermi nominato Cooperatore Salesiano , il che ora intendo di fare col professarmele sommamente grato.

Degnisi salutare i suoi buoni fratelli , raccomandando loro, che non si dimentichino di pregare la divina Provvidenza, la quale si compiacque di eleggere questo povero strumento per compire le misericordiose sue opere, affinché io abbia la forza di adempiere i miei doveri tanto gravi, e di sì grande risponsabilità.

Disponga finalmente ora e sempre del suo

Aff mo Servitore ed Amico

+ INNOCENZO M. Vescovo di Canopo.

IL QUARTO ANNIVERSARIO della elezione del Santo Padre Leone XIII.

In un opuscoletto intitolato « Il più bel fiore ossia la elezione di Leone XIII » uscito nel 1878 dalla nostra tipografia di Torino , per cura del Sac. Giovanni Bosco, a pagina 283 si leggevano queste parole : « Sono pochi mesi , dacché Leone XIII siede sulla Cattedra di S. Pietro; eppure in sì breve spazio di tempo tante e così stupende furono le cose da Lui operate ed intraprese a pro della Chiesa, che noi dovremmo comporre un grosso volume, se volessimo trattarne per singolo (1). »

Ma oggimai, per dire delle grandi cose compiute dal sapientissimo Papa, che ci governa, non già un volume , ma molti se ne richiederebbero. Imperocchè, chi potrebbe narrare in breve le grandiose ed importantissime opere da lui mandate felicemente a fine, in pro della Religione e della civile Società, nei 4 anni, dacché Ei funge nel mondo le veci di Gesù Cristo? -Imperversano per ogni dove le tempeste della persecuzione; fiere ostilità dei civili poteri, come spumeggianti marosi, infuriano e sbattono la navicella di Pietro, all'intento o di spingerla negli scogli, o travolgerla nelle onde ; ma l'intrepido Pontefice quale esperto pilota la guida con mano sicura, e rende vani tutti i conati del mondo insano. - Pregiudizi, false opinioni, errori di ogni specie tentano di produrre buio orrendo nelle umane menti ; ma il Supremo Maestro colle mirabili sue Encicliche, colla sapiente sua parola , qual faro luminoso, qual fulgido sole diffonde per ogni parte raggi di alta e celeste dot-. trina, dirada le tenebre, e caccia la notte da molti intelletti.- Uomini ribelli e sanguinarii cercano di sovvertire i popoli e sconvolgere gli ordini sociali, - e per riuscire più facilmente nell'infernale divisamento attentano alla vita dei re e dei principi; ed il sommo Arbitro delle cristiane nazioni, Leone XIII, colla sua autorevole parola mantiene nella fedeltà i sudditi, sfolgora le sétte sovvertitrici e sanguinarie, e persuade i Moderatori della civile società del bisogno, che essi hanno di appoggiarsi alla Cattolica Chiesa, per rassodare il loro trono, per fard il bene dei loro popoli , è coll' alto suo senno e colla somma sua prudenza mena il più grande, il più potente degli odierni regnanti, qual è l'imperator della Germania, a mostrarsi, quantunque protestante , benevolo verso l' Apostolica Sede. - Si tace della prontezza e della saviezza, con cui Egli provvede di scelti ed egregi Pastori le vicine e le lontane Chiese. - Si tace dell'incoraggiamento, dell'impulso, che Ei dà alle sacre Missioni tra le barbare genti. - Si tace delle migliaia di fedeli, che col solo suo desiderio Egli attira in Roma, ad ossequiare la Cattedra di Pietro, dalle più lontane contrade del mondo. - Si tace delle maestose solennità, colle quali, circondato da centinaia d'insigni Prelati ed Eminentissimi Personaggi, solleva all'onore degli altari eroi ed eroine della Chiesa Cattolica, mostrandola madre sempre feconda di Santi e di Sante. - Si tace delle sue generose limosine, e della paterna carità, con cui solleva le miserie ed asciuga le lagrime di quanti nelle loro strettezze e tribolazioni fanno a Lui ricorso.

Tutto questo ed altro per brevità si tace, bastandoci standoci osservare per ultimo che il regnante Pontefice Leone XIII mostrasi simile a Colui , del quale. canta il profeta, che, quantunque abiti in alto, pure nella sua amorosa provvidenza e sollecitudine abbraccia le cose grandi, non meno che le umili : Qui in altis habitat , et humilia respicit in coelo et in terra.

Fra le cose umili in sulla terra , alle quali il Santo Padre degnasi di rivolgere i suoi pensieri, si annovera la pia Società di S. Francesco di Sales e le Opere sue.

Per la qual cosa, l'amore alla Religione Cattolica , la devozione all' Apostolica Sede , la riconoscenza e la gratitudine ci obbligano a rendere di tratto in tratto vivissime grazie a Dio, che nella sua misericordia ci abbia dato un tanto Pontefice. Se questo atto di pietà verso Dio e verso la Chiesa, dobbiamo compierlo sovente lungo l' anno , tanto più praticarlo dobbiamo nella fausta ricorrenza di quel giorno avventurato, in cui a questo gloriosissimo Papa vennero consegnate le Somme Chiavi.

Quel giorno memorando è il 20 del corrente febbraio.

Pertanto è nostro vivo desiderio, che quel giorno sia dai Salesiani e dai nostri Cooperatori e Cooperatrici contraddistinto. A questo fine raccomandiamo che ciascuno si faccia premura di udire la santa Messa in quel giorno, e chi può si accosti eziandio alla santa Comunione. Nelle nostre Chiese e Cappelle, dove s'impartisce la Benedizione col SS. Sacramento, la si faccia precedere dal canto del Te Deum, avvertendone i fedeli e le persone della Casa il dì innanzi, che è giorno di Domenica. Alla sera poi si reciti in comune coi membri della famiglia, o almeno da solo, un Pater , Ave e Gloria, implorando sulla persona del Romano Pontefice una speciale benedizione e protezione del Cielo, specialmente per quest'anno, che sembra gravido di serii avvenimenti. -

Cooperatori e Cooperatrici, sì, come Cattolici e come Salesiani , diamo questa prova di riconoscenza a Dio, e di venerazione e di amore al suo Vicario in terra ; e teniamo a mente che gli ossequii , le preghiere, e le consolazioni procurate al Papa, ci saranno ricambiate largamente da Gesù Cristo , non solo nella vita futura , ma ancora nella vita presente.

(1) Si vende alla tipografia Salesiana di Torino a centesimi 40 la copia.

I NAVIGANTI MISSIONARI SALESIANI AI LORO CONFRATELLI.

Abbiamo ricevuto notizie di una parte del viaggio degli ultimi nostri Missionarii, e qui crediamo bene di comunicarle ai Cooperatori e Cooperatrici, che sappiamo aver pregato per essi.

Da bordo del Piroscafo « La France »,

S. Vincenzo, 1° gennaio 1582.

AMATISSIMI CONFRATELLI,

Il vostro buon cuore mi sia prodigo di scusa e compatimento, se lasciai interrotta la narrazione del nostro viaggio. Che volete? Ho fatto i conti senza l'oste. Non sapeva ancora per esperienza; che il viaggiare per mare non è lo stesso che il viaggiare per terra., Infatti mentre io scrivo , la tavola a cui m'appogio, ed ogni altra cosa che mi circonda, dondolano a meraviglia, ed un' armonia di nuovo genere risuona di tanto in tanto al mio orecchio. Il cupo rumore della macchina, il frangersi delle onde contro la nave, il beccheggio continuo della medesima, unito ai compassionevoli gemiti di chi viene tuttora costretto suo malgrado a pagare il tributo a Nettuno, formano un cotal concerto, da sfidare il genio di un Rossini, e di quanti altri musici abbia dato alla luce la nostra cara Italia.

Noi però, fatta qualche piccola eccezione, stiamo tutti di buon umore, godiamo ottima salute, e se qualche cosa abbiamo a soffrire ne ringraziamo il Signore, che ci porge occasione di offrirgli le primizie della nostra novella carriera. Ora però, che il mio stomaco si è alquanto assuefatto a questo nuovo tenor di vita, continuerò alla meglio la mia narrazione.

La partenza adunque da Marsiglia era fissata pel giorno 18 del decorso mese , ma si dovette protrarla al 21, avendo il bastimento bisogno di qualche riparazione. Così abbiamo avuto agio di godere della carissima compagnia dei nostri confratelli, e delle interessanti conversazioni dei buoni superiori. Al mattino del 21 partimmo dal Collegio di S. Leone, accompagnati sempre dall'ottimo Sig. D. Lemoyne , dalla benemerita nostra benefattrice Madama Iacques, dall'ispettore generale delle Case Salesiane di Francia, il Sig. Don Albera, e da altri superiori. Ciò, che molto ci commosse, fu il vedere come tante buone persone venivano continuamente a bordo , per stringerci un'ultima volta la mano, augurarci felice e prospero viaggio, raccomandandosi alle nostre povere preghiere.

Alle ore 4 pom. lo sparo del cannone annunziava la nostra partenza, mentre dal porto migliaia di persone ci salutavano, agitando in aria il loro fazzoletto. Fu questo un solenne momento quel colpo di cannone era per noi l'assoluto distacco dai parenti, dagli amici e da ogni cosa più cara. Per non lasciar travedere la mia commozione mi separai dai compagni, ponendomi a poppa con lo sguardo rivolto verso Marsiglia, immerso ne' miei pensieri.

Ciò che provassi in quell'istante è più facile cose a voi l' immaginarlo che a me il dirlo. Il labbro e impotente ad esprimere ciò, che sente un giovane cuore nel separarsi da un caro padre, da una tenera madre, per recarsi in terre lontane e sconosciute. Quanto fu mai sensibile quella prima mossa del bastimento! quanto significante quell'allontanarsi dal porto ! Mentre col volto tra le mani offriva a Dio il dolore, che provava per amor suo, mi sento battere leggermente sulla spalla e chiamare per nome. Era la voce dell'amato sig. Direttore D. Luigi Lasagna, che m'invitava a contemplare templare l'imponente spettacolo, che presentava in quell'istante la natura. Nè s'ingannava : il cielo sereno, il mare tranquillo, e gli ultimi raggi del sole cadente, ci predicavano la bontà e grandezza di Dio, che tutti gli elementi fa servire a nostro bene e comune vantaggio. Contemplai in silenzio quella scena fino a sera , e allora tutti sentendo più che mai il bisogno del divino Aiuto ci volgemmo verso il Santuario di nostra Signora della Guardia, che salutammo col canto dell'Ave Maris Stella. Quell'atto di pietà verso Maria lenì le nostre pene, e ci riempì il cuore di celeste consolazione. Oh! sì, quanto fu mai buona Maria con noi! Fin qui questa tenera Madre ci protesse amorosamente, e speriamo che ci accompagnerà sino alla fine.

A bordo siamo trattati con mille riguardi ed attenzioni tanto da parte dell'equipaggio, quanto dai passeggieri. Il sig. Romanès capitano del bastimento, fin dalla prima sera ci salutò cordialmente, dicendo di tenersi onorato, se in qualche cosa poteva esserci utile. Il sig. D. Lasagna, approfittando della bontà di quel cuor generoso, gli esternò il desiderio di poter celebrare la S. Messa, il che gli fu subito conceduto, ed assegnata a tal uopo la sala di 1a Classe. Ad onor del vero devo confessare che una persona sì cortese e sì religiosa, come questo capitano, difficilmente si può rinvenire. Mi è dolce

il ricordarvi il suo nome, affinché non lo dimentichiate nelle vostre preghiere. Sì, pregate che il Signore lo benedica e lo protegga nei suoi pericolosi viaggi.

Il 22 arrivammo a Barcellona e ci fermammo fino al mattino del 23. Fin qui il viaggio fu assai prospero, ma appena entrati nel golfo di Valenza il mare cominciò ad agitarsi fortemente, e nostro malgrado fummo costretti a provarne i tristi effetti.

Fummo due, che abbiamo maggiormente sofferto, e sembravamo due cenci lavati. Finalmente, come Iddio volle, passato lo stretto di Gibilterra, cessò il vento, calmarono i flutti, e all'alba del S. Natale potemmo salire sul ponte per ascoltare la S. Messa.

Questo giorno di salute e redenzione per l'uman genere, di consolazione e di gaudio pel cielo e per la terra, fu pure per noi un giorno di contentezza e di gioia. L'egregio sig. Capitano, compreso egli pure da nobili e pii sentimenti, volle che la S. Messa si celebrasse sul ponte, affinché tutti potessero assistervi.

Dietro suo ordine parecchi marinai addobbarono con molto gusto il ponte, erigendo a poppa un altare, sicchè pareva proprio di trovarsi in una Cappella. Alle ore 9 s'incominciò il S. Sacrifizio, durante il quale il carissimo nostro D. Giordano eseguì parecchi mottetti, ed il sig. Delpiano cantò il SANCTUS del Bethoven. Intorno all' altare in modesto e divoto contegno stava il Capitano con tutto l'equipaggio, indi venivano i passeggieri in numero di circa mille. Oh ! come nel pericolo l'uomo ravviva la fede, e sente imperioso il bisogno d'implorare l'aiuto del Cielo ! Come era bello e commovente vedere il ministro di Dio in tutta la sua grandezza benedire un popolo navigante prostrato ai suoi piedi ! Quando l'uomo si vede in mezzo ad uno sterminato oceano, sospeso tra cielo ed acqua, e separato dalla morte da pochi palmi di fragil legno, sente di esser cristiano, e abbassando l'orgogliosa fronte implora umilmente l'aiuto di Dio, che solo può comandare e farsi ubbidire dai venti e dal mare.

Celebrata la S. Messa, il sig. Direttore rivolse alcune parole di soddisfazione agli astanti, per la divozione dimostrata, e per aver dato una sì bella prova di attaccamento alla Religione cattolica. Ringraziò il sig. Capitano per aver concorso e con l'opera e colla presenza a rendere sì solenne la festa, e terminò coll'augurare a tutti buone feste e prospero viaggio. Il resto poi di sì bel giorno fu da noi impiegato in pie letture e cantici sacri. Alla sera il mare cominciò nuovamente ad agitarsi per modo, che al mattino seguente il solo sig. Direttore potè celebrare la S. Messa. Però tutti cercavano farsi coraggio e far onore alla tavola.

Martedì 27 ci alzammo, e grande fu la nostra sorpresa nel vederci lontani solo qualche miglia dalle isole Canarie , che costeggiammo tutto il giorno, quantunque il piroscafo fili giornalmente da 260 a 280 miglia:

Giovedì 29 il caldo cominciò a farsi sentire , ma fummo compensati dalla tranquillità del mare. Venerdi 30, circa le ore 8 di sera, entravamo nel porto di S. Vincenzo, la cui vista mi contristò non poco, per la grande miseria che vi regna. Mi riservo per un' altra volta il dirvi qualche cosa dei costumi e delle orride bellezze di queste rocche, che sembrano eruzioni vulcaniche.

Stiamo tutti bene di salute. Continuate a pregare per noi e credetemi tutto

Vostro affezio.m° Confratello in G. C. DOMENICO A.

ALTRA LETTERA DEI MEDESIMI.,

Mentre uno dei Missionarii inviò la riferita lettera ai suoi Confratelli, un altro scrisse eziandio al Direttore della Casa di S. Benigno, dalla quale partiva la maggior parte dei Missionarii per alla volta dell' America. La pubblichiamo altresì per completare le notizie del loro viaggio sino alle isole del Capo Verde.

Da bordo del bastimento « La France > 1 gennaio 1352. MOLTO REV. SIG. DIRETTORE,

Siamo giunti all'isola di S. Vincenzo, avendo avuto continuamente un bellissimo tempo. Preghiamo il Signore che ce lo dia sempre così.

La ringrazio e prego a voler ringraziare i nostri compagni delle preghiere che hanno fatto e fanno per noi ; ne la ringrazio anche da parte del nostro signor Direttore D. Luigi Lasagna, e di tutti i miei confratelli, che sono su questa nave.

Di preghiere abbiamo un grande bisogno. Ci troviamo in uno stato di vita affatto nuovo per noi e difficile, tra gente sconosciuta, la quale benchè ci tratti con molta cortesia, perchè così richiede la buona creanza e sopratutto il réglement de bord, tuttavia non tutti ricevettero una cristiana educazione. In mezzo ài nostri timori e pene una cosa ci consola, ed è il sapere che in tutte le nostre case si fanno preghiere, e che principalmente nel nostro caro nido, nella Casa di S. Benigno, abbiamo i nostri compagni, i quali non solo pregano, ma fanno ancora delle Comunioni per noi. Oh ! il Signore li ricompensi di tutto.

Come la S. V. avrà potuto rilevare dalla lettera del caro Domenico, il nostro viaggio ci riuscì finora favorevole. Mare sufficientemente tranquillo, cielo sereno, e il beccheggio ed ondulazione della nave, che prima ci fece patire alquanto, ora pare convertito in un sollazzo. I passeggeri ci trattanomolto cortesemente , ed il sig. Capitano ci vuol molto bene,

Le dirò ora come si passa da noi la giornata in questa casa ambulante.

Studio e ricreazione ad libitum. Nessuna campana c'invita al dovere, fuorché quella del pranzo,, per chi si sente appetito. Al mattino verso le sei, ora in cui comincia a farsi giorno e rischiararsi la nostra gabine, ci leviamo l'uno dopo l' altro, e fatti alcuni passi sul ponte ci ritiriamo in un salotto di 1a classe a compiere le nostre pratiche di pietà. Vi si celebrano tre Messe e si fa da tutti la S. Comunione. Quindi abbiamo tutto il giorno a nostra disposizione. Alle 10 vi ha il déjeuné, alle 5 di sera pranzo , e fino alle 10 ricreazione; dopo la qual ora si spengono i lumi e chi ne ha voglia va a dormire. Alle 8 della sera il nostro caro Direttore D. Lasagna ci dà per tre quarti d'ora lezione di lingua Spagnuola, che sotto la sua guida impariamo facilmente.

Caro signor Direttore, continui a pregare e a far pregare molto per noi. Dal nostro canto noi offriamo al Signore il vivo desiderio, che abbiamo di lavorare presto per Lui. Esaudisca Egli le loro e le nostre suppliche, affinchè ci possiamo mantenere saldi nella nostra vocazione e nel suo divino servizio , guadagnare al dolcissimo Cuor di Gesù tante anime, quante bastino per empiere il Paradiso, e attirare alla cara nostra Mamma Maria Ausiliatrice molti divoti, farla cioè cònoscere ed amare da migliaia e milioni di persone.

Ottimo signor Direttore, accolga i nostri cordiali ossequii , favorisca di estenderli ai nostri professori, e di salutare tutti i nostri Confratelli della Casa di S. Benigno.

Sub aff.mo ed ubb.mo in G. C.

M. TEODORO.

PARTENZA Dl MISSIONARII DA MILANO.

In Italia non è solamente la città di Torino, che assiste di tratto in tratto al giocondo spettacolo della partenza di Missionarii, i quali vanno a portare la fiaccola del Vangelo e la cristiana civiltà ad infedeli e barbare nazioni , ma tra le altre la cattolica Milano altresì viene assai di spesso edificata da un fatto consimile.

Esiste in detta religiosa città un Seminario, che prende il nome da s. Calocero, sapientemente governato da Mons. Giovanni Marinoni, dove si educano novelli apostoli per le missioni estere, e donde appunto di quando in quando prendono le mosse Sacerdoti e Catechisti per la evangelizzazione dell'Asia. In quell'occasione si celebra una apposita funzione, che vi attira moltissima gente, e produce negli animi mirabili effetti. Una di queste venne compiuta il 28 dicembre dell' anno prossimo passato nella Chiesa di s. Calocero, con molto concorso di popolo. A comune edificazione dei nostri Cooperatori e Cooperatrici intendiamo , d'infiorare le pagine del nostro periodico della relazione sull' accennata cerimonia, che trovammo bellamente descritta nell'Osservatore Cattolico di Milano, nel suo N.° 295.

« Il bisogno di ritemprarci l'animo a spettacoli di fede e di carità, così il prelodato giornale, e il dovere di attestare ai coraggiosi campioni, che partivano oggi per le Missioni dell'Asia, e specialmente al giovane catechista Ubaldo Zambelli, già compositore nella nostra tipografia, la nostra ammirazione, ci chiamavano stamane nella Chiesa di S. Calocero, ove Monsignor Riboldi Vescovo di Pavia celebrava la funzione del commiato.

» I medesimi sentimenti avevano guidato allo stesso convegno molti altri, non pochi ecclesiastici, i parenti e gli amici dei novelli eroi, i fervidi promotori della propagazione della fede, onde la Chiesa era zeppa, e il contegno degli astanti era ispirato dal sublime concetto, che del sacrificio ne dà la fede.

» Il Zambelli distingueva, tra i convenuti, i suoi compagni dell'Oratorio di S. Carlo, i suoi colle- ghi d'officina, i socii della Società Cattolica di Mutuo Soccorso, che in buon numero vollero dargli l'estremo saluto , ed esultare dei frutti preziosi, che l'operaio cattolico può raccogliere dal lavoro, purché lo indirizzi alla gloria di Dio ed i al bene dell'anima. La Birmania Orientale è regione affatto nuova, dove il Missionario deve portare colla fede i più elementari insegnamenti della vita civile e sociale. Per facilitare questo doppio lavoro agli scarsi Missionarii era indispensabile il sussidio di libri, che riproducessero la lingua i indigena, e i confronti colle altre lingue parlate e scritte ; e di qui il pensiero di una tipografia in luogo , e l'incarico offerto al Zambelli, e da esso con slancio accettato, di recarsi fin là a dirigere l'impianto e in seguito l'andamento della i tipografia medesima. Già la macchina e gli attrezzi svariatissimi della professione provvisti a Milano furono spediti innanzi ; e così , dopo un viaggio di un mese e mezzo almeno , appena giunto, egli si metterà all'opera. Ci sembra che questi titoli giustifichino appieno l'esultanza nostra e dei molti amici del giovane operaio.

» Con lui erano quattro Sacerdoti, dei quali già accennammo i nomi e le destinazioni. Un altro, che per salute aveva lasciato la Missione, ritorna con loro al campo, solo temporariamente abbandonato. L'eletto drappello assisteva alla Messa letta da Mons. Riboldi, che ad uno ad uno consegnava il Crocifisso, guida sicura e conforto ai fedeli nelle loro pellegrinazioni ; indi rivolgeva ad essi un opportunissimo discorso, commentando il vangelo del giorno. Nell'Angelo, che avverti Giuseppe di recarsi in Egitto (era la festa dei Santi Innocenti), riscontrò il degnissimo Superiore del Seminario, che li animava a. partire; nel Surge detto dall'Angelo a Giuseppe, la voce della divina vocazione, che a ciaschedun d'essi diceva: Sorgi, prendi il Bambino e sua Madre e porta il loro nome, il nome di Gesù e di Maria, al di là dei mari, in un Egitto ravvolto nelle tenebre dell'idolatria ; nella condizione: Fuggi in Egitto e fermati colà, finché ti avviserò, la fermezza indispensabile nell'esercitare l'apostolato. Dalla qual fermezza riscontrò la ragione nel vangelo stesso, dove dice, che Erode cercava del Bambino per farlo morire; essendo infatti in Asia ed in Europa uomini astuti e uomini feroci, che cospirano colla violenza o coll'insidia a togliere Gesù dal inondo. Li esortò nell'eseguire la loro missione ed imitare Giuseppe, che svegliatosi prese di notte il Bambino e la Madre di lui e si ritirò in Egitto, essendo puntuali, fervorosi, e non mai tranquilli, finché rimanga sulla terra un idolo, che si usurpi le adorazioni che a Dio competono. Quindi, continuando l' omelia, il ven.do Oratore domandò: « Voi andate, ed a noi che restiamo che cosa dite ? » E soggiunse: « Voi ci date una grande lezione intorno alla preziosità della fede, della quale abbiamo gran bisogno, perché la fede da noi è assalita dalle plebi e dai poteri.... e nuove persecuzioni le si preparano ancora, per causa dei moderni Erodi, gli uomini dell'umana astuzia, e gli increduli feroci, che mandano ad uccidere tutti i fanciulli che sono in Betlemme.

» Non si congiura alla vita morale della gioventù, sottraendola all'istruzione ed educazione religiosa? E per tal modo non si strappano, con un nuovo genere di barbarie, i fanciulli dalle ginocchia delle loro madri credenti , per gettarli , dopo averli svenati, nel torrente della rivoluzione? E non si fa questo, proprio tenendo conto di quanto hanno rilevato dai Magi, che si studiano di neutralizzare direttamente aduna ad una le opere istituite dalla Chiesa a bene della gioventù, e fino li abbiam visti a riprodurre a loro modo ed al loro intento varie di quelle opere stesse, come le scuole notturne , gli oratorii festivi , le associazioni, ecc. ?

» Nè soddisfatti di questa strage d' innocentì, ne hanno ideata un'altra, quasi a riscontro della narrazione evangelica, che gli uccisi da Erode erano di due anni, di due epoche: alla strage degli innocenti della Chiesa militante hanno voluto aggiungere la strage degli innocenti della Chiesa trionfante. Chi non rammenta con dolore e con raccapriccio la strage, che nella notte del 13 luglio si è ideata e compiuta intorno a quell'innocente e santo uomo, che fu Pio Nono? Chi non inorridisce al leggere le orribili cose, che si sono scritte contro i quattro Santi canonizzati questo anno nel giorno dell'Immacolata ? Chi non si sente straziato nel più vivo del cuore all'udire, che sui teatri si fa strage delle sante Scritture, e fin'anco del Santo Precursore ? Sono davvero queste stragi le più barbare, che si fanno degli innocenti i più amabili e venerabili , di quegli innocenti, che hanno resa la più bella e la più solenne testimonianza a Gesù Cristo. La madre di questi santi ha alzati i suoi gridi, ha de' suoi gemiti fatto risuonare le vicinanze , e si è compiuto tra noi altra volta ciò che fu predetto dal profeta Geremia che dice: Voce si è udita in Rama; pianto ed ululato molto : Rachele piangente i suoi figli, e non volle essere consolata, perchè più non sono. La Chiesa da mesta Rachele piange i figli uccisi, i giovani che si perdono e gli insulti, che si fanno ai Santi ed alle cose sante; e non sa trovare consolazione, perché non vede come metter rimedio a tanti mali, o piuttosto come indurre gli nomini ad approfittare dei rimedii, che esibisce pei mali stessi. E specialmente dal mezzo di Roma, dall'alto della Chiesa risuona forte una voce, la voce del Vicario di Gesù Cristo, che rivendica alla Chiesa i suoi diritti, e tenta di ritrarre la società europea dall'abisso , verso del quale essa cammina. Ma chi mai degli erranti si commove a quella voce ?... Chi non sente il pericolo in cui si trova la fede in mezzo a noi? Chi non sente il bisogno di maggiore sollecitudine per salvare il patrimonio della fede? Questi giovani Missionarii ci insegnano come non si hanno da risparmiare sacrificii per l'onore della fede... I gemiti della Chiesa e del Capo di essa, se non commovono i nemici, commovano almeno i figli, i buoni fedeli, il clero....

» Rivolgendosi quindi ai Missionarii: « E questi gemiti risuonino anche nei vostri cuori, o cari giovani : rammentate le perdite e i dolori della Chiesa per ripararli ; dite anche ai popoli dell'Asia che in Italia si maltrattano i Santi, e si insultano e si bestemmiano ; onde invitarli a compensare queste offese, a pregare il Signore, perché metta fine a questa desolazione della Chiesa, e ci conceda di veder presto il trionfo della Religione. »

» Rispose l'anziano dei Missionarii, Sac. Antonio Zulberti, commentando l'euntes docete, dal quale trasse la natura, l'importanza e i caratteri della missione apostolica; ringraziò il reverendissimo Prelato Monsignor Riboldi e il Superiore Mons. Marinoni, e salutò tutti.

» Col canto del Veni Creator Spiritus e del Benedictus la pia comitiva si mosse processionalmente verso alla porta, dove stavano preparate le vetture. I giovani Missionarii non senza difficoltà, per l'ansietà delle persone che volevano salutarli, stringer loro la mano o baciare il Crocefisso, salirono sui legni, e fra le acclanrazioni, e le lagrime, partirono per la stazione centrale. Stassera saranno a Venezia, dove si imbarcheranno per le Indie. Dio benedica i passi loro, che vanno ad evangelizzare la pace. »

OFFERTE per la Chiesa del Sacro Cuore di Gesù in Roma.

Lo spazio del Bollettino non ci permette di tutti registrare i nomi dei Cooperatori e delle Cooperatici , che ci prestano la mano nella erezione delta Chiesa del Sacro Cuore di Gesù in Roma. Per altra parte essi nell'attendere a questo atto di carità e di religione non desiderano punto di essere segnalati al pubblico, paghì che li conosca Iddio, e cine il divin Salvatore faccia loro un posto nel dolcissimo suo Cuore.

Tuttavia, per non celare ai nostri lettori tutti gli atti di carità, che vanno compiendosi a questo riguardo da molti Contratelli e Consorelle , facciamo qui cenno di alcuni di essi , tacendo il nome dei pii oblatori. Quindi notiamo che abbiamo, tra vario altre, ricevuta l'offerta di L. 60 dalle Cooperatrici di Acqui ; un'altra di L. 153 da Galbiate in Brianza ; una terza di L. 500 da un anonimo Luganese, che segnasi colle iniziali F. F.

Ci troviamo poi d'innanzi una lettera, inviata a D. Bosco da tre pie sorelle della Diocesi di Novara, la quale merita che noi la pubblichiamo per intiero a gloria del Sacro Cuore di Gesù, e ad incoraggiamento dei suoi divoti. Essa é del tenore seguente.

Dal Novarese, 28 dicembre 1881.

MOLTO REV. D. Bosco.

Leggemmo con piacere nel Bolettino Salesiano gli encomii giustamente tributati al Monferrato, ed in modo particolare alla città di Casale, a noi cara per mesti e soavi ricordi ; non che i nobili e generosi attestati di rispettosa fiducia, che la Paternità Vostra Reverenda riceve da tutte parti, in favore della Chiesa ed Ospizio del Sacro Cuore di Gesù in Roma.

E dovere dei figli soccorrere il Padre , che trovasi in bisogno. Pertanto, malgrado l' umile nostra posizione ed i modesti, anzi tenui mezzi, che abbiamo a nostra disposizione, nullameno fidenti nell' inesauribile divina Provvidenza , che mai non ci mancò, noi non esitiamo a rinnovare un sacrificio fatto già altra volta, dieci anni or sono, per amor di Dio. Quindi Le mandiamo per tale scopo l' eguale somma in lire mille e cinquecento.

L'amabilissimo Cuore di Gesù , al cui onore ben volentieri noi facciamo questo umile sacrifizio, degnisi dì aggradirlo, ed oltre le segnalate grazie già concesseci, voglia darci ancora tutte quelle, che ci sono necessarie per la eterna salvezza delle anime nostre.

La povera scrivente , colpevole forse di avere impedita una vocazione religiosa , e quindi oppressa da tale terribile risponsabilità, e da altri patimenti morali, ha propriamente tutto il bisogno della infinita misericordia di Dio , onde non perdersi eternamente.

Mentre ci raccomandiamo caldamente alla carità delle sue preghiere , facciamo ardenti voti pel prospero successo delle buono e pie sue imprese, e con tutto il rispetto e venerazione ci rassegnamo

Devot.me in Cristo Gesù N. N. Cooperatrici

Sì, il Sacratissimo Cuore di Gesù benedica queste pie sorelle , ed ogni altro offerente , e sia loro rifugio, consolazione e pace.

LA SACRA CONGREGAZIONE DELL'INDICE E I LIBRI PROIBITI E I LIBRI DIMESSI.

Padri e madri, ed ogni capo di società ben costituita , hanno il diritto e il dovere di promuovere il benessere dei loro soggetti, e allontanare da essi quello, che loro nuore. Ciò viene concesso ed imposto dalla stessa legge naturale.

Or bene, quello che concede ed impone la legge di natura a tutti i superiori, il concesse ed impose Gesù Cristo alla sua 'Chiesa, ai Vescovi, e soprattutto al Papa, incaricato di reggere e governare la famiglia, la Società cattolica. Quindi la Chiesa insegnante, e il Romano Pontefice ha divinamente il diritto e l'obbligo di presentare ai fedeli di Gesù Cristo buoni pascoli, cioé le verità da Lui rivelate da credersi e da praticarsi ; ha il diritto e l'obbligo di allontanare dai medesimi gli errori circa la fede ed il buon costume ; il diritto e l'obbligo di proibire, tra le altre cose, la lettura dei fogli e dei libri, contenenti principii e dottrine false od anche solo pericolose, contrarie alla divina Religione e alla sana morale.

La Chiesa prese ad esercitare questo suo diritto o compiere questo suo dovere fin dai suoi primordii. Per tacere di molti altri fatti , negli Atti degli Apostoli si racconta che, alla predicazione di S. Paolo in Efeso, molti dei credenti, i quali possedevano libri, contenenti diaboliche dottrine, convinti del loro obbligo, li portarono a furia e li bruciarono in presenza di tutti : Multi autem ex iis , qui fuerant curiosa sectati, contulerunt libros, et combusserunt coram omnibus (XIX, 19). - I Santi Padri nei loro scritti ci sono pure testimonii della somma cura, che ponevano i primi Vescovi nello strappare i libri cattivi dalle mani dei Cristiani. Tali libri, scriveva verso l'anno 250 S. Cipriano a S. Cornelio Papa, non tolleriamo che siano letti presso di noi :Talia..., legi apud nos non patimur. - Chiunque poi sia anche per poco istruito nella storia ecclesiastica sa che, nel Concilio Niceno, l'anno 325, i 318 Padri condannarono solennemente e decretarono al fuoco i libri dell' empio eresiarca Ario, che negava la Divinità di Nostro Signor Gesù Cristo ; in quello di Efeso, l'anno 431, furono condannati gli scritti del sacrilego Nestorio, che impugnava la divina Maternità di Maria, pretendendo cbe Ella non fosse e non dovesse chiamarsi Madre di Dio ; in quello di Calcedonia, nel 451, furono proibiti gli scritti di Eutiche, che impugnava le due natura in Gesù Cristo ; e finalmente che S. Leone Magno fece bruciare in Roma stessa i libri dei Manichei, e via dicendo.

Così praticò la santa Chiesa e specialmente il supremo Maestro fin dai primi secoli cristiani. In appresso e soprattutto dopo la invenzione della stampa, avvenuta verso l'anno 1440, facendosi ogni di più grande il pericolo, che si spargessero tra i fedeli libri perversi contro la fede e i sani costumi, od anche solo pericolosi, il Pontefice Paolo 711, l'anno 1512, stabilì in Roma la Congregazione composta di Cardinali ed altri uomini dotti, chiamata del Santo Officio e della Generale Inquisizione, alla quale diede l'incarico di esaminare e proibire i libri cattivi. Questa poi non bastando al gran cómpito, san Pio V. un' altra ancora ne instituì, detta la Congregazione dell'Indice, perché incaricata d'indicare i libri nocivi, e registrarli nell'indice, o catalogo dei libri proibiti.

E fuori d'ogni dubbio che i decreti di proibizione, emanati da questa Sacra Congregazione a nome del Sommo Pontefice, obbligano sotto pena di peccato mortale tutti i fedeli Cristiani ; vale a dire niuno, senza una legittima licenza, può leggere od anche solo ritenere presso di sé un libro proibito dalla Sacra Congregazione dell'Indice.

Premesse queste nozioni , giova avvertire che il 5 dicembre dell' anno scorso fu emanato uno di questi decreti , col quale vennero proibiti e messi all'Indice varii libri malvagi.

Nella medesima circostanza la stessa Sacra Congregrazione diede pure a due quesiti un' autorevole risposta, la quale riesce di grande importanza, e porta una gran luce sopra una grave questione, agitatasi in questi ultimi tempi molto calorosamente nelle scuole, e nella pubblica stampa. Si disputava ancora poc'anzi se, quando la Sacra Congregazione dell'Indice ha preso ad esame un libro, e lo ha dimesso, cioè non proibito, questo libro dovesse riguardarsi siccome scevro da ogni errore contro la fede ed i costumi, oppure no; e se si potesse ancora in coscienza dai privati e dai dotti impugnare e censurare siccome cattivo e pericoloso, oppure non fosse più lecito di ciò fare.

La Sacra Congregazione dell' Indice risolse la questione, e giova sperare che una sì grande Autorità sia per essere da tutti ascoltata , e che succederà in proposito una durevole pace, specialmente dopo l'opportunissima Lettera del Santo Padre, agli Arcivescovi e Vescovi delle provincie di Milano, Torino e Vercelli, in data del 25 scorso genn.

Ecco intanto in latino ed italiano la seconda parte del citato decreto, che riguarda la controversia. Die et mense praedictis proposita fuerunt sequentia dubia

I. Utrum libri ad Sacram Indicis Congregaticnem delati et ab eadem dimissi , seu non prohibiti , censeri debeant immunes ab orni errore con tra fidem et mores.

II. Et, quatenus negative, utrum libri dimissi , seu non prohibiti a Sacra Indicis Congregatione, possint tusn philosophiae tum theologiae cifra temeritatis notava impugnari.

Eadem Sacra Congregatio respondit

Ad primum, negative.

Ad secundum, affirmative,

E in volgare significa : - Nel giorno e mese predetti furono proposti i seguenti dubbii:

1. Se i libri denunciati alla Sacra Congregazione dell'Indice, e da essa dimessi, cioè non proibiti, debbansi considerare immuni da ogni errore contro la fede ed i costumi.

2. E, in caso negativo, se i libri dimessi cioè non proibiti dalla Sacra Congregazione dell'Indice si possano impugnare tanto filosoficamente quanto teologicamente, senza pericolo d'incorrere nella nota di temerità.

La stessa Sacra Congregazione rispose : Al primo quesito, negativamente ; (e quindi ne segue che i libri dimessi o non proibiti possono contenere errori contro la fede ed i costumi). Al secondo quesito rispose affermativamente ; (donde ne conseguita che i libri dimessi o non proibiti si possono impugnare o combattere anche come cattivi e pericolosi, senza commettere alcun peccato nè mortale nè veniale).

STORIA DELL' ORATORIO DI S. FRANCESCO DI SALES PARTE SECONDA.

CAPO V.

Il coléra - Sua comparsa in Torino - Bell'atto del Municipio - Il buon pastore - Discorso e parole memorande - Virtuosa condotta dei giovani - Figli degni del padre - Opportunì ammaestramenti - I giovani infermieri - Utile servizio - La tovaglia per lenzuolo - Pubblico elogio.

L'anno 1851 molte provincie, città e borgate degli Stati Sardi, furono colpite da grande sventura. Un morbo micidiale, chiamato coléra, uscito dalle Indie, dove regna continuo, dopo aver percorso varie contrade d'Europa, penetrava in Italia, in Liguria, in Piemonte, menando per ogni dove orribile strage. Nel mese di luglio esso invadeva la città di Genova, dove nello spazio di due mesi toglieva la vita a circa tre mila persone.

Terribili erano i sintomi e gli effetti dell'asiatico morbo , sicchè incuteva spavento ai più coraggiosi. Era generalmente preceduto da intestini disturbi ; ma ad un tratto manifestavasi nell'assalito vomito e diarrea incessante. Opprimevalo un senso di grave peso allo stomaco ; granchii e contrazioni orribili lo straziavano a tutte le estremità delle membra. Gli occhi facevansi incavati e circondati da un cerchio di color di piombo, languenti e senza vivacità ; il naso affilato, il viso scarno e talmente alterato, da non potersi più riconoscere l'individuo. La lingua diventava bianca e fredda, la voce fioca, ed il parlare appena intelligibile. Il corpo tutto assumeva un color lividastro, e nei casi più gravi diveniva persin ceruleo, e freddo poco meno che un cadavere. Alcuni colti dal malore stramazzavano a terra, come colpiti da apoplessia fulminante ; altri non sopravvivevano che poche ore ; pochi passavano le ventiquattro. Nei primi giorni dell'invasione quanti erano i colpiti, altrettanti erano i morti. In appresso in media sopra cento assaliti ne soccombevano sessanta ; quindi è che, tolta la peste , ninna malattia , sino allora conosciuta, presentava una mortalità così spaventosa ; anzi, se la peste uccideva un maggior numero di attaccati, ciò non faceva per altro in così breve spazio di tempo come il coléra. Di qui ognuno può argomentare la paura che tutti ne avevano.

Fomentava questa paura il sapere, che niun rimedio erari trovato efficace contro il morbo esiziale, e la persuasione che esso fosse non solo epidemico, ma contagioso. Si aggiungeva il pregiudizio del basso popolo, il quale s'incaponiva nell'idea, che i medici somministrassero ai màlati una bibita avvelenata , cui in Torino davasi il nome di acquetta, e ciò allo scopo di farli più presto morire, e per tal modo scongiurare più facilmente il pericolo per se per gli altri.

Prova poi della costernazione, che spargeva negli animi la comparsa del morbo distruggitore, era il cessare del commercio, il chiudersi delle botteghe, il fuggire che tosto moltissimi facevano dal luogo invasato. Che più? In certi luoghi, appena uno era assalito, i vicini e talora gli stessi parenti impaurivano siffattamente, che lo abbandonavano senza aiuto e senza assistenza, da rendere necessario, che si portasse presso di lui una qualche persona caritatevole e coraggiosa, la quale pur troppo non sempre si poteva trovare. Fu talora persino mestieri, che i becchini passassero per le finestre o rompessero le porte, per entrare nelle case ed estrarne i cadaveri, che già mandavano all'intorno orribile puzza. Insomma in alcuni paesi si sono visti ripetuti in quei giorni gli stessi fatti di terrore , che narransi avvenuti nello infierire delle passate pestilenze, delle cui descrizioni sono pieni i libri degli scrittori antichi e moderni.

Ma il coléra non dava retta alla comune paura, che anzi, come nemico imbaldanzito dallo sbigottimento dei suoi avversarii, procedeva innanzi di paese in paese, di città in città, facendo nel suo passaggio innumerevoli vittime. I luoghi più salubri, come le colline e le montagne , non erano da lui risparmiati. Il 30 luglio, superati gli Appennini, esso già si trovava sul territorio di Torino, e nei primi giorni di agosto cominciava a fare qualche vittima nei suoi sobborghi.

Appena comparso il pericolo di tanta disgrazia, il Municipio diede un bellissimo esempio di pietà a tutto il popolo. Il Sindaco Notta, dopo di avere abbracciate le richieste misure sanitarie, ed emanati opportuni provvedimenti a pro della popolazione, volle altresì che si facesse ricorso alla Regina del Cielo, della quale in altre consimili strettezze erasi provato il valido patrocinio. Ordinò pertanto una funzione religiosa nel Santuario di Maria Consolatrice, a cui nel mattino del 3 agosto, insieme con una immensa folla di fedeli, prese parte an'apposita rappresentanza del Consiglio municipale. Il Sindaco ne dava egli stesso comunicazione all'Autorità ecclesiastica con una lettera, nella quale tra le altre leggevansi queste parole

« Il Consiglio delegato, interprete del voto della popolazione di questa capitale, nella circostanza della temuta invasione del coléra asiatico, ha assistito stamane ad una Messa, susseguita da Benedizione nella chiesa della Beata Vergine della Consolata, onde impetrarne il patrocinio. » E Maria Consolatrice non ispregiò queste preghiere, poiché la terribile malattia, contro ogni aspettazione, infierì assai meno in Torino, che non in tante altre città e paesi d'Europa, d'Italia e pur del Piemonte.

Ciò non ostante i casi da uno salirono a 10, a 20, a 30 e poi sino a 50 e 60 al giorno. Dal 1° di agosto al 1° di novembre la città coi sobborghi e territorio ebbe circa 2500 casi, 1400 dei quali seguiti da morte. La regione più afflitta fu quella di Valdocco, dove nella sola parrocchia di Borgo Dora furono in un mese 800 colpiti e 500 morti. Vicino al nostro Ospizio vi ebbero delle famiglie non solamente decimate, ma affatto distrutte. In casa Bellezia , in casa Defilippi e in casa Moretta a pochi metri da noi, alcune famiglie scomparvero in brevissimo tempo. In più altri siti del Regio Parco e di Bertola accadde il medesimo.

Or bene, nella invasione e nello imperversare del fatal morbo così da vicino, e nello sbigottimento degli uomini più animosi, qual fu la sorte, quale fu l'opera dell'Oratorio di S. Francesco di Sales ? Noi lo diremo brevemente.

Quando si sparse la notizia, che il malore cominciava a serpeggiare in città, D. Bosco mostrossi per noi quale amoroso padre, quale buon pastore. Egli per non tentare il Signore usò tutti i mezzi di precauzione possibili, suggeriti dalla prudenza e dall'arte. Fece quindi ripulire il locale, aggiustare altre camere, diminuire il numero dei letti nei dormitorii, migliorare il vitto, sobbarcandosi perciò a gravissime spese (1).

Ma non pago dei provvedimenti terreni, egli si appigliò di gran cuore a provvedimenti di gran lunga più efficaci, ai provvedimenti celesti. Da persona degna di fede abbiamo saputo che, fin dai primi giorni del pericolo, Don Bosco prostrato dinanzi all'altare fece questa preghiera al Signore: « Mio Dio, percuotete il pastore, ma risparmiate il tenero gregge. » Poscia rivolgendosi alla Beatissima Vergine disse : « Maria, Voi siete Madre amorosa e potente ; deh ! preservatemi questi amati figli ; e qualora il Signore volesse una vittima tra noi, eccomi pronto a morire quando e come a Lui piace. » Egli adunque poneva la sua vita pei figli suoi.

Il 5 di agosto, festa della Beata Vergine della Neve, che in quell' anno cadeva in sabato, egli ed una cert' ora della sera ci raccolse tutti intorno a sé, e ci tenne un discorsetto , che coll'aiuto dell'uno e dell' altro abbiamo potuto ricordare nella sua sostanza. « Come avrete già udito, egli ci disse, il colora é comparso in Torino, e vi furono già alcuni casi di morte. Molti in città ne sono costernati, e so che non pochi di voi ne vivono in pena. Voglio pertanto suggerirvi alcune cose in proposito, le quali se voi metterete in pratica io spero che andrete tutti esenti dal terribile morbo.

» Primieramente dovete sapere, che questo malore non è nuovo nel mondo. Di esso già si fa parola nei Libri Santi, nei quali Iddio ci avverte delle cause primarie , che lo producono. - Il molto mangiare, dice l'Ecclesiastico, cagiona malattia, e la golosità conduce sino al coléra : In multis escis erit infirmitas, et aviditas appropinquabit usque ad CHOLERAM (Eccli. XXXVII, 33). - Ma Iddio, che ci fa indicare i germi fatali di questo morbo, ci suggerisce anche i preservativi per evitarlo. - Sii frugale , Egli ci dice, delle vivande, che ti sono messe davanti - Poco vino é sufficiente ad un uomo bene educato. - Altrove il Signore dà il rimedio, che vale più di ogni altro, e dice - Allontanati dal peccato, raddrizza le tue azioni, e monda il cuor tuo da ogni colpa.

» Ecco adunque, miei cari figli, i rimedii, che vi suggerisco per andare esenti dal coléra. Essi sono pressoché i medesimi, prescritti dai medici:

Sobrietà, temperanza, tranquillità di spirito e coraggio. Ma come potrà avere tranquillità di spirito e coraggio chi é in peccato mortale, chi vive in disgrazia di Dio, chi pensa che morendo cade nell'inferno ?

» Io voglio poi anche, che ci mettiamo anima e corpo nelle mani di Maria. Il colera sarà egli prodotto da cause naturali, come dall'infezione dell'aria, dal contatto e simili? In questo caso noi abbiamo bisogno di una buona medicina, che ce ne preservi. Or qual medicina migliore e più efficace, che la Regina del Cielo, chiamata dalla Santa Chiesa salute degli informi, Salus infirmorum? Oppure il morbo micidiale sarà piuttosto un flagello nelle mani di Dio, sdegnato poi peccati del mondo ? E allora noi abbiamo bisogno di un' avvocata eloquente, di una madre pietosa, la quale colla sua valida preghiera, colla soavità del suo amore ne plachi lo sdegno, ne disarmi la mano, e ci ottenga misericordia e perdono. E Maria è appunto questa avvocata, é appunto questa madre : Advocata nostra; Mater misericordiae; vita, dulcedo et spes nostra.

» Nell' anno 1835 questa istessa malattia fece pure la sua visita a Torino, ma la Vergine Santissima ne la cacciò ben tosto. In memoria di questa grazia la città di Torino innalzò la bella colonna di granito, colla statua di marmo bianco della B. Vergine in cima, che noi vediamo tuttora stilla piazzetta del Santuario della Consolata. Chi sa che Maria non sia per difenderci nuovamente in quest'anno, allontanando da noi questo rio malore, o almeno non lasciandolo infierire con tanta forza tra noi?

» Oggi è festa della Madonna della Neve, e domani comincia la novena della più bella solennità, che la Chiesa celebri in onore di Maria Santissima ; solennità, che ci ricorda la sua placidissima e santa morte ; solennità, che ci rammenta il suo trionfo, la stia gloria, la sua potenza in Cielo. Io raccomando che domani ognuno di voi faccia una buona Confessione ed una santa Comunione, affinché io possa offrirvi tutti insieme a Maria, e pregarla a riguardarvi e proteggervi coma figli suoi dilettissimi. Lo farete voi ? - Sì, sì, fu risposto da tutti ad una voce.

Qui Don Bosco si fermò un istante, e poi, ripresa la parola, proseguì con un tono, che non sapremmo spiegare. Disse adunque e conchiuse « Se voi vi metterete tutti in grazia di Dio , e non commetterete alcun peccato mortale, io vi assicuro, che niuno di voi sarà tocco dal colora; ma se mai qualcuno rimanesse ostinato nemico di Dio, o, quel che è peggio, osasse offenderlo gravemente, da quel momento io non potrei più essere garante nè per lui, né per qualunque altro della Casa. » Così D. Bosco la sera del 5 agosto del 1851.

La penna é inetta ad esprimere l'effetto in noi prodotto da queste parole memorande. Parte in quella sera istessa, parte al domattino, tutti i giovani dell'Ospizio, con parecchi altri dell'Oratorio festivo, andarono a confessarsi e a fare la Comunione ; e forse non mai in vita nostra abbiamo compiuto queste pratiche di pietà con maggior fervore di divozione. Da quel giorno in poi la condotta religiosa e morale dei giovani dell'Ospizio fu di una tale edificazione ed esemplarità , che non si sarebbe potuto aspettare di più. Preghiera, frequenza ai Sacramenti, lavoro, obbedienza, carità, timor di Dio erano portati al più alto grado di perfezione. Soprattutto si aveva tanto timore di commettere peccati, che appena uno avesse detta una parola o fatta un'azione, la quale gli paresse offesa di Dio ancorché leggiera , correva tosto a confidarla a D. Bosco, e a domandargli opportuno consiglio e conveniente penitenza. Specialmente alla sera dopo le orazioni tutti lo circondavano, per esporgli i proprii dubbii, o manifestargli le piccole mancanze della giornata; e talvolta il paziente Sacerdote stava in piedi un'ora ed anche di più, per udire e l' uno e l'altro, assicurando, confortando, consolando e mandandoci a dormire tutti contenti e tranquilli. Era quello uno spettacolo, che muoveva alle lagrime , e dava il più chiaro indizio della nettezza di cuore , che ciascun giovane voleva conservare per Dio.

Anche i giovani, che frequentavano solamente l'Oratorio festivo, presèro a menare una vita molto virtuosa. Nei giorni del Signore si portavano puntualmente alle sacre funzioni, e si accostavano numerosi ai Santi Sacramenti ; lungo la settimana poi erano di esempio a quanti li vedevano e praticavano.

Intanto i casi di colera facendosi in Torino e nei sobborghi ogni dì più frequenti, furono creati dei lazzaretti, per raccogliere i colerosi, che non avessero mezzi di assistenza e di cura nella propria casa. Due di questi ospedali improvvisati vennero stabiliti nel Borgo S. Donato, che allora faceva ancor parte della parrocchia di Borgo Dora. Ma se al Municipio torinese riusciva facile fondare qua e colà dei lazzaretti, tornava poi difficilissimo il trovare delle persone, le quali anche per paga volessero prestarsi a servire gli ammalati nei medesimi o nelle case private. Anche i più coraggiosi temevano di contrarre il malore, e rifiutavano di esporre a cimento la propria vita. Allora fu che alla mente di D. Bosco balenò un gran pensiero ; pensiero, che gli suggerì: una generosa e nobile risoluzione.

Dopo essersi per parecchi giorni e parecchie notti prestato qua e, colà all' assistenza dei colerosi, insieme con alcuni Sacerdoti di Torino addetti al nostro Oratorio ; dopo di aver veduto coi proprii occhi il bisogno, in cui molti malati si trovavano, D. Bosco un giorno radunò i suoi giovani e fece loro una tenera parlata. Egli ci descrisse lo stato miserando, in citi versavano tanti poveri colerosi, alcuni dei quali soccombevano per mancanza del pronto e necessario soccorso. Ci disse il bell'atto di carità, che si era il consacrarsi in loro sollievo ; che il divin Salvatore aveva assicurato nel santo Vangelo di riguardare come fatto a se stesso il servizio prestato agli infermi ; che in tutte le epidemie, e nelle stesse pestilenza vi erano sempre stati dei Cristiani generosi, i quali avevano sfidata la morte allato degli appestati, per servirli ed aiutarli nel corpo e nell' anima. Ci notificava come il Sindaco stesso erasi raccomandato, per avere degli infermieri ed assistenti ; che Don Bosco con varii altri già si erano esibiti ; o conchiudeva esprimendo il desiderio, che alcuni di noi ci facessimo suoi compagni in quell'opera di misericordia. Queste parole di D. Busco non caddero invano. I giovani dell'Oratorio le raccolsero religiosamente, e si mostrarono degni figli di un tal padre. Quattordici di essi gli si presentarono ben tosto, pronti a compiere i suoi desiderii , e gli diedero il proprio nome, per essere consegnato in nota alla Commissione sanitaria ; e pochi giorni dopo altri trenta ne seguirono l'esempio.

Chi consideri per una parte il terrore, che in quei giorni padroneggiava gli animi a segno, che molti, non esclusi i medici stessi, fuggivano dalle città, e per altra parte rifletta alla età e naturale timidezza della gioventù in simili casi, non può non ammirare questo nobile slancio dei figli di Don Bosco, il quale ne andò sì lieto, che ne pianse di consolazione.

Prima per altro di metterci in campo di battaglia, il buon padre ci diede varie norme da seguire, affinchè l'opera nostra tornasse ai colerosi vantaggiosa tanto pel corpo quanto per l'anima. La terribile malattia aveva generalmente due stadii o periodi , l' assalto cioè, il quale senza un pronto soccorso per lo più era mortale; e la reazione, per cui, ridestandosi nel corpo la circolazione del sangue, molti scampavano alla morte. Per la qual cosa chi prestava il suo servizio ad un coleroso doveva avere di mira il vincere la violenza dell'assalto, col produrgli addosso la reazione, la quale si procurava soprattutto per mezzo di moderate fregagioni e di caldi fomenti, con pannilani alle stremità del corpo, prese dal granchio e dal freddo. Su questo punto D. Bosco ci diede ammaestramenti opportuni ed assai utili cognizioni, da renderci come altrettanti medici improvvisati. Egli aggiunse poi alcuni suggerimenti spettanti le partite dell'anima , affinchè per quanto dipendeva da noi niuno degli ammalati avesse a morire senza i conforti della Religione.

Istruitici adeguatamente , venne stabilito un orario, e fummo dispersi quali in uno e quali in un altro luogo. Gli uni dovevano porgere il loro aiuto nei lazzaretti, gli altri nelle case particolari, questi in una e quegli in un'altra famiglia. Alcuni poi giravano all'intorno per esplorare, se vi fossero malati non ancora conosciuti ; altri rimanevano a casa, per' essere ognora pronti alla prima chiamata.

Appena si seppe che i giovani dell'Oratorio eransi consacrati alla cura ed assistenza dei colerosi, le domande per averci si moltiplicarono talmente, che dopo una settimana abbiamo dovuto rinunziare allo stabilito orario. Parenti, vicini, conoscenti, Municipio, tutti facevano capo a Don Bosco, così che si può dire che eravamo sempre in moto. Alcuni giorni avevamo appena tempo a prendere un boccone di pane, e talvolta in fretta e nella casa stessa del coleroso. Di notte poi era un continuo andirivieni, e chi si levava e chi si coricava, e parecchie furono le notti, che passammo insonni o presso gli infermi, o vegliando senza un bricciolo di riposo, ma sempre lieti e contenti.

Da principio prima di recarsi al caritatevole Uffizio, ciascuno di noi si muniva di una boccetta di aceto, o di una dose di canfora e simili ; ritornato poscia a casa si lavava e profumava, per disinfettarsi ; ma in appresso questa operazione si sarebbe dovuta fare così sovente, che fu d'uopo darle il bando, per non perdere il tempo. Allora ad altro più non pensammo, che ai nostri poveri infermi, lasciando la cura di noi alla divina Provvidenza.

Nè in quei dolorosi frangenti l'opera del nostro Oratorio fu solamente personale ; poiché, quantunque poveri, potemmo nondimeno provvedere anche materialmente a molti malati. Ci avveniva sovente di trovarci presso ad un infermo , che mancava di lenzuola, di coperte, di camicie e via dicendo. Vedendo tanta penuria delle cose più necessarie, si veniva a casa, si esponeva il fatto alla buona mamma Margherita ; ed essa ai nostri racconti presa da tenera compassione andava alla guardaroba, n'estraeva e somministrava gli oggetti, secondo il bisogno. All' uno dava una camicia, all'altro una coperta, a questo un lenzuolo, a quello un asciugamano, e così via via. In capo a pochi giorni non si possedeva più nulla fuori di ciò, che si portava indosso, o serviva a ravvolgerci in letto. Ci ricorda che uno di noi le venne un giorno a raccontare come un suo malato, colto allora allora dal terribile morbo, si dimenava in un misero giaciglio senza lenzuola, e le domandava un qualche lembo per coprirlo. La caritatevole donna andò tosto in cerca, se mai lo venisse tra mano qualche oggetto di biancheria ; ma non trovò più altro, che una tovaglia da tavola - Prendi, disse la pietosa madre ; ecco l' unico oggetto di biancheria, che ancor mi rimanga: va, e ingegnati alla meglio col tuo povero malato. »

Il servizio prestato in quei giorni ai colerosi dai giovani dell'Oratorio fu giudicato così commendevole, Che il migliore dei giornali di quel tempo, registrando gli atti di carità del Clero cattalico durante il colera, lo volle segnalare con un bellissimo articolo. Affinchè i nostri lettori vi abbiano una conferma di quanto siamo venuti fip qui esponendo, lo mettiamo loro sott' occhio. E del tenore seguente

« Nel pubblicare la nostra cronaca della carità del Clero in tempo di colera, finora del Clero di Torino abbiamo potuto fare poco più, che registrare l'offerta fatta da molti di esso, che esibirono l'opera loro ad un bisogno : fra' quali annoverammo i padri Domenicani ed i Sacerdoti Oblati della Consolata. Ma se la mitezza del male non diede occasione alla carità del Clero Torinese di dare buona prova del suo zelo, tuttavia quel poco, che ebbe a fare, ci rivelò abbastantemente quel troppo più, che avrebbe fatto, se la Provvidenza divina avesse altrimenti di noi disposto.

» Potremmo narrare come il Clero abbia usata della sua influenza nel dissipare i pregiudizi sciocchi del volgo contro i medici e le medicine. Il Clero ebbe la consolazione di vedere che, a dispetto di tutti gli improperii, con che il sozzo giornalume lo ricopre, i poveri popolani tocchi dal tremendo morbo, in quella che fanno chiudere brutalmente la porta in faccia al medico , accolgono a braccia aperte il Sacerdote, che va a loro per conforto spirituale e corporale. E basta una parola del Sacerdote, perchè accolgano il medico, e tracannino le medicine quelli, che prima detestavano l'uno e le altre più che il morbo , onde sono travagliati.

» Vogliamo per saggio , anzichè tutte raccontare le opere del Clero , parlare del servigio reso al lazzaretto di Borgo S. Donato, raccomandato alle cure del sig. D. Galvagno, cappellano della Fucina, e del sig. Don Bosco , fondatore e Direttore dell'Oratorio di S. Francesco di Sales. Per parecchie settimane non si posero a letto, se non così vestiti per pigliare un po'. di riposo, interrotto tre o quattro volte nella notte, per essere sempre a richiesta dei bisognosi. Anzi Don Bosco potè presentare alla Commissione sanitaria una nota di 14 de' suoi giovani, i quali volontariamente si offrirono a rendere ogni sorta di servizio ai colerosi tanto nei lazzaretti, quanto nelle case private. Questi giovani sono sufficientemente istruiti di ciò, che conviene fare intorno ai colerosi tanto per l'assistenza spirituale, per suggerire pii sentimenti, parole di conforto, quanto per fare da infermieri. Animati dallo spirito del loro padre più che superiore, D. Bosco, si accostano coraggiosamente ai colerosi, inspirando loro coraggio e fiducia, non solo colle parole, ma coi fatti, pigliandoli per le mani, facendo le fregagioni, senza dar vista del menomo orrore e paura. Anzi entrati in casa di un coleroso si volgono tosto alle persone esterrefatte, confortandole a ritirarsi se hanno paura , mentre essi adempiono a tutto l'occorrente, eccettuato che si tratti di persone del sesso minore , chè in tal caso pregano che alcuno di casa resti, se non vicino al letto, almeno in luogo conveniente. Spirato il coleroso, se non è donna, compiono intorno al cadavere l'estremo uffizio.

» Oltre ai 14 portati in nota, ve ne ha ancora una trentina degli allievi del buon Sacerdote, parimenti istruiti ad aiutare l' anima e il corpo, pronti a correre in aiuto dei loro compagni, se per isventura ne fosse il bisogno.

» Abbiamo voluto in modo particolare insistere sui servizi di questa preziosa Instituzione, perchè questo è come un debito che dessa ha, e noi per essa, di rendere ragione delle sue opere a quei pietosi benefattori, che la sostengono colla loro carità. Poche settimane sono , ci volgemmo alla loro generosità pei bisogni gravissimi dell' Oratorio. Le nostre parole ebbero buon risultato, e sieno rese le dovute grazie anche a nome dell'ottimo Rettore dello stabilimento a quei generosi. Siamo certi che saranno lieti di sapere , almeno in parte, quanto sieno fruttuose le loro limosine fatte a quei poveri giovani, e questo sarà nuovo stimolo alla loro carità, la quale non permetterà che sieno lasciati nella necessità coloro, che sono pronti a sacrificare la vita in servizio dei loro fratelli. » Fin qui l'egregia Armonia di quei giorni (1).

Ci rimane a segnalare alcuni altri fatti, ciò che faremo nel capo seguente.

(1) In quei giorni la cattolica e benemerita Armonia, avendo saputo la strettezza, in cui si trovava D. Bosco, faceva per lui e pei suoi giovanetti un caldo appello alla carità dei fedeli con questo breve, ma sugoso articolo

Soccorso all'Oratorio di S. Franc. di Sales.

« A tutti è noto con quanto zelo e con quanta carità il Sac. D. Giovanni Bosco si sacrifichi per l' istruzione e per l'educazione dei giovani dell'infima classe del popolo, i quali in generale sono abbandonati a loro stessi in fatto di educazione. E quale sia il risultato di quest' abbandono, niuno meglio potrebbe dircelo. che i magistrati incaricati di punire i delinquenti, i quali sono per la maggior parte spettanti a questa classe. Quanti delitti non previene la carità del pio Sacerdote! A tutti è noto parimente che quest'Opera, sotto il patrocinio di S. Francesco di Sales. non ha altro modo di sostentamento da quello in fuori, che le viene dalla carità delle persone dabbene, non ricevendo la medesima alcun sussidio di pubblica beneficenza. Ognuno potrà di leggieri immaginarsi quali spese occorrano per mantenere ed alloggiare un centinaio di giovani, massime in quest'anno, in cui la carezza dei viveri si fa sentire sopra tutte le borse. All'approssirnarsi del colera, nuove ed urgenti spese furono necessarie per ripulire il locale, per diminuire nel medesimo sito il numero dei letti, e quindi riattare altre camere a quest'uso destinate , provvedere lingeria ecc. Sappiamo di buon i luogo che il buon Sacerdote, benchè sempre eguale a se medesimo, e riposantesi tranquillamente in quella Provvidenza, che non viene meno agli augelli dell'aria ed alle fiere del bosco, tuttavia si trova in gravi strettezze, ed è disposto a qualunque sacrificio, piuttostochè abbandonare i suoi cari giovani, ora che più che mai abbisognano di soccorso. Non dubitiamo che le anime generose verranno in aiuto dell'ottimo e caritatevole Sacerdote, alle quali il medesimo si dichiara debitore di tutto ciò, che ha finora adoperato a vantaggio della gioventù. » Così il cattolico giornale nel suo N° 95 dell'anno 1854.

(1) V. N° 112, 16 settembre 1854.

LE CASE MALEDETTE OSSIA I TEATRI.

Pressochè in tutto il mondo oggidì più che in ogni altro tempo i teatri sono divenuti una scuola d'irreligione e d'immoralità. Nelle sceniche rappresentazioni sono per lo più posti in derisione le Chiesa, i suoi ministri, le sue pratiche ; misconosciuti i principii di sana morale, la virtù vilipesa, il vizio portato in trionfo. Quindi frequentatissimi da ogni ceto di persone, immenso è il guasto, che menano nella mente e nel cuore dei grandi e dei piccoli , dei ricchi e dei poveri. Quello poi che è più deplorabile si è che i teatrali divertimenti hanno luogo soprattutto nei giorni di festa ; e molti cristiani e cristiane, che forse si portano in Chiesa con mille stenti per santificare il giorno del Signore , si conducono poscia smaniosamente al teatro, passandovi ore ed ore in omaggio del diavolo.

La santa Chiesa nostra madre e maestra ha sempre cercato di allontanare i figli suoi da queste case di maledizione; ma pur troppo la sua voce fu ed è poco ascoltata. Or bene, Iddio ha preso egli stesso a parlare in tuono terribile e spaventoso , rappresentando quasi al vivo la lugubre catastrofe, in cui involse un giorno Sodoma e Gomorra. L'anno scorso furono ben 20 i teatri, che or qua or là andarono in fiamme, in due dei quali rimasero incenerite più centinaia di persone. A Nizza di Francia la sera del 23 marzo, vigilia della metà di quaresima, mentre il teatro era gremito di curiosi, si rompe un tubo del gaz, prende fuoco il palco scenico , e sparge lo spavento. Succede un parapiglia indescrivibile ; volendo ognuno fuggire in fretta e in furia cadono gli uni sopra gli altri ; il fuoco comincia ad investire qualche donna; dall'una si comunica agli altri ; e in pochi minuti rimangono vittima delle fiamme 70 persone.

Un fatto consimile, ma più disastroso e straziante , accadde in Vienna d' Austria, il giorno otto dicembre dell' anno passato. A salutare ammaestramento dei nostri Cooperatori e Cooperatrici ne diamo qui un breve ragguaglio.

L' anno 1872 una compagnia di capitalisti di quella città, per mezzo di azioni, raccolse la somma di dieci milioni di lire, allo scopo di fabbricare un grande teatro. Raggranellata questa ingente somma, venne fabbricato sul Ring uno stupendo edificio a più gallerie, corredato con lusso di ogni comodità, e capace di contenere 1800 spettatori. Esso venne aperto nell'inverno del 1873, e per parecchi anni ad altro non servì, che a dare delle zoten , come le chiamano i tedeschi , ossia a rappresentare delle disonestà.

Or bene, questo superbo teatro oggidì non è più che un ammasso di rovine, o meglio un mucchio di cenere. La sera della cara festa di Maria Immacolata, verso le ore sei e mezzo, la platea e le gallerie erano affollate di gente, che attendeva il momento della rappresentazione , quando una scena ben diversa si presenta ai loro sguardi. Una cortina del palcoscenico, spinta da un buffo di vento , si avvicina di troppo ad un lume a gaz e prende fuoco. In un attimo l' incendio si appicca a tutto il cortinaggio, serpeggia le scene, si comunica agli attrezzi e a tutto il palco ; fumo e scintille ingombrano platea e gallerie, i lumi si spengono, lo spavento invade ogni persona. Al di sopra del palco scenico erano cinque condotti di acqua, da cui si sarebbero potuti ottenere copiosi getti, ma nessuno pensa ad aprirli. Tutti cercano solo di fuggire, e chi corre di qua, chi corre di là in cerca delle porte, che troppo tardi si aprono; nella confusione e nella oscurità si rovesciano gli uni sopra gli altri, e si ammucchiano a centinaia. In quel frattempo giungono le fiamme, si appigliano alle vesti ed agli abiti dei' caduti, e in breve. il teatro diventa un rogo di carne umana. Nelle prime ore della sera si erano già scoperti 120 cadaveri ; altri 200 furono trovati nella notte. Fra le vittime erano famiglie intiere, padre, madre, figli e figlie. La maggior parte dei morti appartenevano alla miglior classe della società. Molte signore sono perite. L' incendio non fu potuto domare ; quindi nel giorno seguente il teatro presentava l' aspetto di una fornace. Negli angoli si vedevano qua e colà agglomerati cadaveri e ardere come fiaccole ; attorno alle colonne erano ossami e lembi di carne ; in aria si vedevano penzolanti corpi umani, rimasti tra gli avanzi delle gallerie. Dalle ceneri fumanti poi esalava un nauseante odore di carne abbruciata, che incuteva orrore.

Una lista ufficiale in data del giorno 15 da Vienna faceva ascendere il numero delle vittime all'orribile cifra di 915, ridotta poi a 449. I cadaveri estratti ancora riconoscibili furono appena 243. I rimanenti non erano più che ossa abbrustolite, e miste alle macerie dell' immensa fornace. Che spavento ! Che morte! Quale terribile avviso ! E impossibile non sentire uno schianto al cuore, nel rappresentarsi alla mente l'orribile spettacolo di un mezzo migliaio di creature umane, colte all'improvviso dalla morte in un teatro, fra gli spasimi dell'asfissia, dell'abbruciamento, e della disperazione. Povere vittime! Il compianto non sarà mai soverchio.

Dolorosi e strazianti sono gli episodii avvenuti nella ricerca delle vittime, né si saprebbe, se fossero più a commiserarsi queste, o coloro, che si recavano sul luogo del disastro in cerca dei loro cari. Riferiamo per saggio quanto narra un Commissario di polizia : « Insieme ad alcune guardie, ei dice, accorsi appena udii che al terz'ordine c'era una calca di gente. Salimmo le scale alla meglio, e quando fummo in alto accendemmo le nostre fiaccole. Qui trovammo che la porta della galleria era chiusa, e per quanto ci sforzassimo ci fu impossibile aprirla. Un pompiere che ci seguiva la mandò in pezzi colla sua scure. Un quadro orribile apparve. Una enorme quantità di gente era appoggiata alla porta , e dietro a loro erano le fiamme , che già avevano bruciate le prime persone, morte di soffocazione. Subito ci mettemmo a trarre fuori le vittime, che ci parvero ancora vive, e spogliatele dei vestiti infiammati le feci portar fuori ; ma il mucchio tra vivi e morti era così compatto, che tentando di scioglierlo si rompevano perfin le membra. Non potei estrarre che nove individui. In quel momento, mentre si calavano i corpi giù per le scale , udimmo un fragore, e la quarta galleria precipitò sopra la terza. Lo spettacolo divenne ancor più spaventoso. Dalla quarta galleria cadevano giù i corpi nel mare di fuoco , in cui sparivano. Era impossibile far qualche cosa. Bisognò andarsene per salvare la vita. » Così il Commissario , sig. Patzelt.

Non meno straziante era quello, che si vedeva la sera stessa nella sala mortuaria. Un medico colà recatosi la descrive così: « E mezzanotte, e nelle sale vedo trentasei miseri avanzi di abbruciati, che la mano della morte colpì là, dove essi erano andati in cerca del piacere. Nell'atrio giaciono disposti lungo le pareti settantaquattro compagni di sventura. Benché abituato alla vista dei cadaveri; pure a stento io reggo davanti a sì terribile scena. Qui giace un bambino accanto ad un uomo, là un giovane accanto ad un vecchio, l' operaio presso il ricco ; i più lasciano vedere di essere stati asfissiati dal fumo, o schiacciati dalla folla. Anneriti tutti in modo da non essere riconoscibili , e coll' espressione dell' angoscia e della disperazione sul volto, essi tengono le braccia piegate , coi pugni 'sopra il capo. A molti schizzano gli occhi dalle orbite. Spaventevole poi è la vista di quelli , a cui esce per metà dalla bocca la lingua gonfiata. In posizione simile, coi capelli sciolti, trovai ben 14 povere donne al primo piano. Trovai pure , tra gli altri , un cadavere pienamente carbonizzato, avvolto in un ricco velo ricamato con fili d'argento. »

Scene pur oltremodo dolorose successero nuovamente tra i parenti, quando si celebrarono i funerali, ed i miseri avanzi dei disgraziati si trasportarono al cimitero. I feretri erano messi in riga scoperchiati, e i cadaveri avvolti in bianche lenzuola, e coperti di fiori. La vista di questo terribile spettacolo metteva strazio ed angoscia. In quell' occasione alcune persone morirono di crepacuore; altre divennero pazze. Nel piangere poi, nessuno vedeva le lagrime del vicino, ché ognuno aveva il suo proprio dolore. Taluni si davano alla disperazione, le donne si strappavano i capelli. Un povero vecchio, colla desolazione dipinta sul volto, è sorretto a stento da due giovani pallidi e desolati del pari. Dinanzi a loro sta bruciato e morto per sempre il figlio ed il fratello. Tre donne compaiono, ed una è in preda alle convulsioni. Le altre due non cercano di calmarla, ma guardano mute e istupidite innanzi a sé sulle bare dei loro due fratelli. Tra le altre é pur là una sposa coi capelli scarmigliati e lo sguardo impietrito. La poveretta non può più piangere , ma mormora sotto voce il caro nome di chi doveva essere il suo sostegno e la sua felicità. Insomma tra la folla innumerevole altro non si udiva che singhiozzi e scoppi di pianto ; e forse non mai cimitero alcuno fu testimonio di tante lagrime, e di sì acerbi dolori ad un tempo.

Il luogo del disastro è oggidì chiamato dai Viennesi la casa maledetta. Noi vorremmo che con questo nome fossero chiamati tutti quei teatri, i quali o pei soggetti che rappresentano, o per le divise che vi si usano, o pei balli, che vi si praticano, o pei giorni ed ore che si tengono aperti, non rispettano le leggi né divine, né ecclesiastiche, e fomentano l' empietà , eccitano le passioni , corrompono il popolo; noi vorremmo almeno che niuno mai dei nostri Cooperatori e Cooperatrici , o dei loro dipendenti , ponesse il piede in queste anticamere dell'inferno ; noi vorremmo insomma che i più graditi teatri dei fedeli fossero le sacre funzioni della nostra santa Religione; le Chiese, le Cappelle, gli Oratorii; fossero le Feste cattoliche.

Concludiamo questo articolo col suggerire una buona risoluzione : Nella prossima quaresima , tempo di duolo e di penitenza , non prendiamo parte a nessuna rappresentazione teatrale ; e in qualsiasi tempo della nostra vita fuggiamo da tutti i teatri cattivi, od anche solo pericolosi, siccome luoghi di maledizione. Altrimenti rammentiamoci che dalla Pentapoli in qua le fiamme sono simbolo della giustizia di Dio , odiatrice e punitrice della lussuria. Pel fuoco perì Ninive, pel fuoco perì Babilonia, l' una e l'altra centro di mollezza, di perversione e di libidine sfrenata ; pel fuoco ai giorni nostri potremmo perire ancor noi anche in un teatro , perché con Dio non si burla.

NECROLOGIA.

Mettiamo sotto gli occhi dei Cooperatori e delle Cooperatrici i nomi di quei Confratelli e Consorelle, chiamati dal Signore all'eternità nell' anno decorso. Speriamo che i loro nomi siano già scritti nel Cielo ; tuttavia ne raccomandiamo ancora le anime loro alle comuni preghiere.

Qui ne abbiamo registrati alcuni morti negli anni addietro, per la ragione che non ce ne venne annunziato per tempo il loro decesso. Se i parenti o conoscenti non vedono qui il nome di qualche Cooperatore o Cooperatrice defunti nell' anno passato, favorisca di darcene avviso , e ne faremo menzione un' altra volta.

Intanto, gettando lo sguardo sopra una si lunga lista di morti, noi dobbiamo fare il grande riflesso, che forse tra poco toccherà anche a noi la stessa sorte ; e quindi dobbiamo concepire la santa risoluzione di vivere ognora in grazia di Dio, e prepararci del bene mentre abbiamo tempo, affinché, quando Iddio ci farà la sua chiamata, noi possiamo rispondergli pieni di confidenza: Ecce venio; anzi desiderare quel giorno avventurato e dire a Gesù: Veni, Domine Jesu, veni : Vieni, o Signore Gesù, vieni.

COOPERATORI E COOPERATRICI defunti nell'anno 1881.

1. Adami D. Giov. Batt. - Paroldo.

2. Aggi. D. Marco - Pognana.

3. Alasia Rosa V. Monticelli - Torino. 4. Albasi D. Domenico - Piacenza.

5. Alberti D. Clemente - Giustino.

6. Albertini D. Pietro - Preghena.

7. Alessio Antonia, Maestra-'- Caramagna. 8. Amech D. Domenico - Trento. 9. Andena D. Giuseppe - Bisnate. 10. Angelini D. Carlo Arcip. - Pontevico. 11. Anglesio Mons. Luigi - Torino.

12. Anivitti Mons. Vincenzo, Cam. di S.S, - Roma.

13. Ansideri D. Egidio - Panicarola. 14. Aragno Beatrice - Caramagna.

15. Arborio-Mella Contessa Laura - Vercelli. 16. Arduini Violante - Fumane Veronese. 17. Armellini D. Luigi - Ramon. 18. Armisoglio Giuseppe   Torino. 19. Arnaud Baronessa Claudina - Torino. 20. Atteni D. Enrico - Albano Laziale. 21. Aver D. Giacomo - Rivadoro.

22. Badini-Confalonieri-Flandineti Felicita -Torino.

23. Balconi Lorenzo - Vimercate. 24. Baldracchi D. Rocco - Cotogna.

25. Balma Mons. Giov. Antonio Arc. - Cagliari.

26. Banfi D. Carlo,- Monza.

27. Baracani D. Giuseppe - Camurano. 23. Barberis Giulia - Torino.

29. Bargigli Teresa Superiora - Firenze. 30. Baronio D. Dionisio - Sarsina. 31. Barsi D. Amerigo - Firenze, 32. Battibocca D. Venanzio - Camerino. 33. Becchelli D. Luigi - S. Lorenzo. 34. Bechis Angela - Grugliasco. 35. Bellana D. Giovanni Can. - Vercelli. 36. Bellino Cav. - Asti. 37. Belloni D. Giovanni - Piacenza. 38. Belmonte D. Angelo - Gazzelli.

39. Beneggi D. Luigi - Cascina Ferrara.

40. Benetti D. Michelangelo - S. Giov. Ilarione.

41. Beona Francesca - Torino.

42. Berardi D. Dolfino - Malonno.

43. Bergamini D. Antonio - Casaleone. 44. Berlanda D. Alfonso - Vigo.

45. Bernardi D. Angelo Rett. - Sassatella. 46. Berruti D. Vincenzo - Montefreddo. 47. Bertea D. Francesco - Virle (Piem.). 48. Bertoli D. Angelo - Fossalto. 49. Bertugli Giuseppe - Travagliato. 50. Besozzi Marianna - Sangiano. 51. Bettega D. Pietro - Primiero. 52. Betto Pietro - Padova.

53. Biancardi D. Angelo - Melzo-Lambrate. 54. Bianchi D. Luigi - S. Giorgio in Bosco. 55. Biancini D. Luigi - Pomponesco. 56. Bianco D. Giuseppe - Costigliole d'Asti. 57. Bigiarini D. Luigi - Bei-letta. 58. Bionda D. Giovanni - Buttogno. 59. Bisaro Antonio - Campagna. 60. Biuso D. Giacomo - Bronte. 61. Boccaletto D. Lorenzo - Varzi. 62. Bocciolone D. Costanzo - Foresto. 63. Bollo D. Luigi - Vicenza.

64. Bonacoscia D. Domenico - Massa Carrara. 65. Bonafin D. Paolo - Grantorto Padovano.

66. Bonassi D. Salvatore - Grazzano.

67. Bonazzi D. Antonio - S. Felice di Scovolo. 68. Bonino Suor Giuseppa Gabriella - Torino.

69. Bonomi D. Pasquale - Visso. 70. Borchia Anna - Cavalo.

71. Bordo Luigi - Galanzino.

72. Borgnana D. Bernardo - Albano Vercellese.

73. Bosio D. Bartolomeo - Venezia.

74. Boso D. Marco - Conche.

75. Bossaroli D. Gaetano - Trento.

76. Bozzani D. Giacobbe - Colagna.

77. Bozzo Cecilia - Camogli.

78. Buccelli D. Martino, Cappellano - Turpino.

79. Brunelli D. Domenico - Forli.

80. Burzio Notaio Cav. Emanuele - Poirino.

81. Busetti D. Giovanni - Zoppà.

82. Buzzi D. Vincenzo - Biumo Superiore.

83. Cabras Mons. Antonio - Ales.

84. Cabras Giovanni - Monastir.

85. Caglio D.' Tobia - Coccaglio.

86. Calcassoli D. Orlando - Miega.

87. Calcaterra Mons. Ottavio - Como.

88. Calderari Contessa - Firenze.

89. Camparini D. Angelo - Fiorenzuola.

90. Campidelli D. Luigi - Zuclo.

91. Campodallorto D. Domenico - Ceneda.

92. Cantoni D. Giovanni Can. - Urine.

93. Cappello D. Alessadro - La Loggia.

94. Cappello Maria - Caramagna.

95. Capra Mons. Giuseppe - La Morra.

96. Caprotti P. Giuseppe - Rho.

96. Caracciolo D. Sabino - Canosa di Puglia.

98. Cardano D. Bernardo - Galbiate.

99. Casale Maria - Caramagna.

100. Casaro D. Pellegrino - Gognano. 101. Casati Rosa - Sartirana Briantea.

102. Castellacci De Villanova D. Pietro - Roma. 103. Castelli D. Probo Rett. - Carpeneto. 104. Catotti D. Giuseppe - Mompiano. 105. Cattaneo D. Luigi Parr. - Vicenza. 106. Cavalli Annetta - Milano. 107. Cavanna Don-Giovanni - Piacenza. 108. Cavanna Luigia - Vignali. 109. Cavatoni D. Angelo - Castione Vercel. 110. Ceruti D. Andrea - Rescalda. 111. Charance Cecilia - Cogne. 112. Chelodi D. Biagio - Ziano. 113. Chiarini D. Marc'Ant. - Sala. 114. Chiaroni D. Clemente - Firenze. 115. Chicco Teol. Francesco - Torino. 116. Chinarelli D. Antonio - il lassa Super. 117. Chiodi D. Giovanni - Vicenza. 118. Cilla D. Luigi - Camerino. 119. Cima Felice - Penango. 120. Cintelli D. Raffaello - Mllosciano.

121. Codalli D. Giovanni Batt. - S. Giacomo di Selino.

122. Colonna Maria - Baldissero. 123. Cominazzi D. Giuseppe - Crema. 124. Cominelli D. Andrea - S. Omobono. 125. Conci D. Domenico - Comezzadura. 126. Concu D. Pasquale - Ales.

127. Contalbrigo D. Giuseppe - Costabizzara. 128. Copiardi D. Andrea - Mantova. 129. Corallini D. Francesco - Filottrano.

130. Cordaro Carolina - Aidone.

131. Cordero Giuseppe - Lanzo Torinese. 132. Cordova Carolina - Caltanisetta. 133. Cornelli D. Giacomo - S. Silvestro. 134. Corno Antonio - Chieri. 135. Cosene D. Francesco - Murisengo. 136. Costa Angela - Baldissero.

137. Costa D. Angelo Parr. - Castel del Vescovo.

138. Costa D. Leopoldo - Piacenza. 139. Costa Giovanni - Torino. 140. Cravotto Marco - Bardassano. 141. Crosa Annetta - Vercelli.

142. Crosa Maddalena di Vergagni - Genova. 143. Crova Can. Gregorio - Casal-Monferr. 144. Da-Casto Ferdinando - Acqui. 145. Dalfini D. Giovanni - Villafranca. 146. Damiani D. Andrea - Carignano. 147. Da Signa D. Giovanni Ant. - Firenze. 148. Daurino Giorgio - Varzo. 149. De-Antonio D. Desiderio - Tapigliano. 150. De-Canin D. Angelo - Finalborgo. 151. Degan D. Bartolomeo - Venezia. 152. Degara D. Stanislao - Inguiso. 153. Degìampietro D. Giuseppe - Turrano. 154. De Grenaud Delfina Cont. - Torino.

155. Delai D. Francesco Curato - Campo di Denno.

156. Della Valle D. Egidio - Zinella. 157. Del Rio Maria - Nuvolento. 158. Demarchi Maria - Trino. 159. Demartini Vittoria - Torino.

160. De-Mattei D. Lorenzo - Valpiana.

161. Demolli D. Francesco - Casorate Sempione. 162. De Orlandi D. Giovanni - Verzegnis. 163. Donati Costanza - Firenze. 164. Donati D. Emilio - Tiarno Infer. 165. Eccheli D. Pietro - Pilcante. 166. Erba D. Ferdinando - Carugate. 167. Fagnano Maddalena - Racchetta Tanaro. 168. Faia Rosa Ver. Stretti - Torino.

169. Faidutti D. Francesco - Nimis e Monteaperto.

170. Fanti D. Tommaso - Villongo S. Fillastro. 171. Fattori D. Antonio - Rasino. 172. Fazio Francesco - Varazze.

173. Federicis D. Angelo - Susans e S. Tomaso. 174. Federicis P. Angelo - Villanova S. Giorgio. 175. Ferrante D. Giacinto - Villanova Solaro. 176. Ferrari D. Carlo Giuseppe - Solero.

177. Ferrero D. Andrea Prev. - S. Angelo Lomellina.

178. Fiorentino Can. Giuseppe - Lei-cara. 179. Fiori D. Bortolo Parr. - Pojanella. 180. Fissare Giuseppe Domenico - Mondovì. 181. Flor. D. Agostino - Avio.

182. Floris D. Ant. Cui-. d'Avasinis - Gemona. 183. Foghin D. Angelo - S. Vito d'Asio. 184. Fontana D. Giacomo - Genova. 185. Fontanari D. Francesco - Cóstacavina. 186. Fortunato D. Gaetano - Fiorenzuola. 187. Frau Efisia - Oristano.

188. Franceschini Mons. Gaetano Vescovo - Tolentino.

189. Franchetti D. Francesco-S. Maria del Piano.

190. Franchino Maria - Rubiana.

191. Franco Giov. Batt. - Giaveno. 192. Fulcini D. Luigi - Settimo.

193. Fusero Margherita, - Caramagna. 194. Gaffuri Isidoro - Brivio. 195. Gagna Domenica - Torino. 196. Galbiati Carolina - Grezzago. 197. Gallio D. Pietro - Albaredo. 198. Gallo Dama Clarina - Morano Po.

199. Galvani D. Francesco Parr. - Castello Arquato.

200. Garbari Daniele - Trento.

201. Garroni Rosa - Zugliano.

202. Gasparini D. Angelo - Vicenza. 203. Gasser Mons. Vincenzo - Brixen.

204. Gatti Mons. Vincenzo, Maestro dei Sacri

Palazzi - Roma.

205. Gelmetti D. Carlo - Settala. 206. Gelmi Anna - Malonno.

207. Gelodi D. Cesare - S. Martino in Perriolo. 208. Gerli D. Giacomo Parroco - Legnago. 209. Chiglino Pietro Avv. - Genova. 210. Giacometti D. Carlo - Smarano. 211. Gianelli CARDINALE Pietro - Roma. 212. Giarolli D. Domenico - Monclassico. 213. Gibellato D. Filippo - Cittadella. 214. Gigli D. Bartolomeo - Ledro. 215. Giordani D. Lodovico - Rovereto. 216. Giombelli Catterina - Grezzago. 217. Giorgi D. Luigi - Pre di Lana. 218. Giraudi D. Giovanni - Genola. 219. Girri D. Biagio Can. - Lugo. 220. Giuliani-Martin Teresa Alfonsa - Torino. 221. Giuria Benedetta - Zinola. 222. Gloria Cont. Amalia - Roma. 223. Goi D. Angelo Coad. - Milano. 224. Gosio D. Giovanni - Trezzo-Tinella. 225. Gotardo Maria - Sonzogno. 226. Grasselli Can. Luigi - Reggio Emilia. 227. Grassi D. Domenico - Padonchia. 228. Grechi Margherita - Codogno. 229. Grimaldi D. Bellino - Asti. 230. Grilli D. Saverio - Lugo. 231. Grilli Francesco - Lugo. 232. Guala D. Innocenzo - Molare. 233, Guerrieri Elisabetta Marchesa - Fermo. 234. Guglielmetti D. Giuseppe - Verdeto. 235. Guidi D. Giuseppe - Casalecchio. 236. lacuzzi D. Carlo - Artegna. 237. Irma D. Andrea - Guidizzolo. 238. Labamti D. Francesco - Parerno. 239. Lanaro D. Bortolo - Arserio, 240. Lanzaririi D. Gaetano - S. Agata. 241. Lassa Domenica - Molare. 242. Laura D. Ottavio - S. Remo.

243. Ligherotti D. Giovanni Battista - Remedello Inferiore.

244. Livraghi D. Bassiano - Zelo Buon Persico.

245. Locati Can. Luigi - Novara.

246. Lora D. Carlo Arcip. - Pietramarazzi. 247. Lorenzoni D. Filippo - Querceto. 248. Luciano Elisabetta - Cherasco. 249. Lurani D. Giovanni - Brescia. 250. Madonini Giulia - S. Stefano al Corno.

251. Maffei D. Giacinto - Solofra.

252. Magalini D. Luigi - S. Zenone in Mozzo. 253. Magnani D. Gaetano - Castel del Vescovo. 254. Manferrari Dott. Cesare - Alemanni. 255. Manno D. Effisio - Alghero. 256. Manno Donna Marietta - Alghero. 257. Marchesoni D. Francesco - Tenne. 258. Marchini D. Giuseppe - Ceresara. 259. Marini D. Giacomo - Quinzano d'Oglio. 260. Mario D. Francesco - Sermone. 261. Martelli Paola V. Lago - Cuneo. 262. Massaggia D. Marco - Campocroce. 263. Massaglia Francesco - Torino. 264. Mazzetti D. Natale - Bordogna.

265. Mazzocato-Biadene Elisabetta .- Montebelluna.

266. Mazzocchi D. Pietro - Gorra. 267. Mazzola Michele - Forenza. 268. Melandri Antonietta - Lugo, 269. Melanotte Giuseppina - Torino. 270. Mele D. Bernardino Can. - Artena. 271. Melis D. Angelo Parr. - Gonnosco. 272. Meloni Maria Teresa - Ales. 273. Mentone Maddalena - Torino. 274. Meucci D. Giovanni B. - Pocaia.

375. Mezzanzanica D. Giacomo - Albignano. 276. Mignone Angelina - Fontanile. 277. Moiana D. Gio. B. - Besana. 278. Molineri Can. Francesco - Cuneo. 279. Molo D. Andrea - Novara. 280. Mongiardino Enrichetta - Genova. 281. Montà Cav. D. Camillo - Torino. 282. Montabona Felicita - Torino. 283. Moretti D. Domenico - Tur pino. 284. Mori D. Stefano - Caldarola. 285. Morsi D. Giuseppe - Nave. 286. Munaretti D. Giovanni - Corlanzone. 287. Nani Conte Agostino - Este. 288. Nardi-Beltrame Giuseppe - Venezia. 289. Nardi Mons. Carlo - Vazzolla. 290. Nicolazzi D. Giovanni - Milano. 291. Nicoletti D. Giovanni - Fossombrone. 292. Nicora D. Giuseppe - Verona. 293. Nigi Giulietta - Oneglia. 294. Notari D. Nicolò - Pontorme. 295. Novelli D. Giacomo - Ponz)ne. 296. Occelletti D. Carlo Cav. - Torino. 297. Odorico Angelica - Bagnarola. 298. Olnaider Antonio - Trento.

299. Origo D. Romualdo - Vedano al Lambro. 300. Orsini D. Carlo - Firenze. 301. Orsola D. Vincenzo - Menolzio di Mattie. 302. Ortalda Can. Giuseppe - Torino. 303. Palla Francesca - Ales. 304. Panaroto D. Feliciano - S. Giov. Ilarione. 305. Panato D. Gregorio - Soave. 306. Pani D. Antonio Luigi - Mogoro. 307. Panigatti Teresa - Cascina Magg. 308. Papais Giustina - Bagnarola. 309. Parma-Colmaghi Catterina - Grezzago. 310. Patria Adelaide - Vignole Borbera. 311. Pelati D. Michele - Cocconato. 312. Pellegrini D. Giulio - Bollate. 313. Pellegrini Nob. Bartolomeo - Forlì. 314. Pennacchi D. Ranieri - Camaiore.

315. Peretto Francesca - Carignano.

316. Perin D. Agostino - Este.

317. Perin D. Vincenzo Pari-. - Fasana. 318. Persello D. Isidoro - Pers. 319. Pianetta D. Pietro - Rovescala. 320. Piccolo D. Giacomo - Montana. 321. Pignata Antonina - Caramagna. 322. Poiani-Colmaghi Aurelia - Grezzago. 323. Polacco D. Giovanni - Moriago. 324. Poma Dott. Angelo - Biella.

325. Positano Mons. Mariano Vescovo - Castellaneta.

326. Pranzini D. Giuseppe - Quarto Inf. 327. Prato Carlo - Chiavari.

328. Pratolongo Mons. G. B. - Carignano Genovese.

329. Preto D. Giovanni Maria - Muzzolone. 330. Provana Conte Alessandro - Collegno. 331. Provera D. Amedeo - Mirabello Monf. 332. Puccio D. Antonio Parr. - Palermo. 333. Puricelli D. Giovanni - Galliate. 334. Pussini D. Giovanni - Stregna. 335. Quaglia Maddalena - Vicoforte. 336. Rainero Suor Gabriella - Empoli.

337. Ramenghi D. Giov. Batt. - Predappio.

338. Ramon D. Giovanni - Sai-cedo.

339. Rapallo Contessa Cesarina - Nizza.

340. Ratti D. Innocente - Trenno.

341. Ratti Maddalena - Torino.

342. Redaelli D. Giuseppe - Veniano.

343. Reineri Cordero di Montezemolo Annetta - Genova.

344. Rella D. Matteo - Folgaria.

345. Remusati D. Giov. Batt. - Rivoli.

346. Reviglio Conte Luigi - Cavallermaggiore. 347. Ricca P. Giuseppe - Firenze. 348. Ricci D. Giovanni - Calestano. 349. Riccio D. Pietro Parr. - Forlaza. 350. Righi D. Giuseppe - Vicenza. 351. Rinaldi Cristoforo - Lu. 352. Ristori Marchese Orazio - Genova. 353. Riti D. Filippo - Capo di Rigo. 354. Rizzuto D. Ignazio - Palermo. 355. Roberti Costanza - Pòato Maurizio. 356. Romagnoli Margherita - Montemagno. 357. Rosati Mons. Giuseppe Vescovo - Lumi Sarzana.

358. Rosato D. Luigi Paolo - Verona.

359. Rossati D. Giuseppe Priore - Volvera. 360. Rossi D. Domenico - Palestrina. 361. Rossi D. Francesco - Cintoia. 362. Rossi P. Giovanni - Bugialla. 363. Rota Maria - Lu. 364. Sabbadini D. Giacomo - Basaldella.

365. Salomoni D. Girolamo - Sommacampagna. 366. Sambo D. Vincenzo - Ca Capello. 367. Sandonà D. Giovanni - Bovolenta. 368. Santhià Giuseppe - Saluggia. 369. Sartori Can. Luigi - Toscanella. 370. Savio Mons. Carlo Vescovo - Asti. 371. Savoia Giuditta - Fumane Veronese. 372. Scala Maestro Elzeario - Torino. 373. Scandalora D. Giuseppe - Coriano. 374. Schiavo D. Luigi - Este. 375. Sciolla Comm. Avv. Giuseppe - Torino.

376. Scotti D. Giuseppe - Torri.

377. Serra Can. Paolo - Car nagnola. 378. Setti D. Francesco - Montagnana. 379. Sierra Dott. Giuseppe - Brindisi. 380. Signorile Paolo - Saluzzo. 381. Silvestri Cons. Carlo - Venezia.

382. Simonatti D. Giambattista - Valeggio. 383. Simonelli D. Luigi - Pesina. 384. Simottini D. Luigi - Cividale. 385. Sismonda D. Stefano - Scialze. 386. Smiderle D. Francesco - Leguzzano. 387. Soldera D. Carlo - Farra. 388. Solza D. Domenico - Villa d'Almè. 389. Spalletti D. Luigi - Fematre. 390. Strolin D. Ottavio - Sandrigo. 39í. Tambosi D. Agostino Can. - Arco. 392. Tarclini Clara - Vercelli. 393. Tarigo Giuseppe - Stella. 394. Tavaglini D. Angelo - 'Camerino. 395. Terzi-Manzaroli Maria - Bologna. 396. Tessa Giovanna - Castagnole. 397. Tognazzini Giacomo - Someo. 398. Toli D. Luigi - Paliano. 399. Tomaselli D. Gaetano - Soave. 400. Torri D. Pietro - Colorno. 401. Torrini P. Giuseppe - Mensola. 402. Tortoli Mons. Alessandro - Roma. 403. Trione Francesco - Cuorgné. 404. Trivellini D. Lazzaro - Gottolengo. 405. Turotti D. Giovanni - Chiari. 406. Uberti Giovanni - Genola. 407. Uccelli D. Giacomo - Intra. 408. Vaglio V. Teresa - Torino. 409. Vallaro Teresa Maestra - Trino. 410. Valletti Giovanni Batt. - Torino.

411. Vassarotti Mons. Giovanni Vescovo - Pinerolo.

412. Velasco D. Cesare Teol. Cav. - Torino. 413. Veneroni D. Luigi - Casalpusterlengo. 414. Venuti D. Leonardo - S. Vito di Fagagna. 415. Vescovo D. Lorenzo - Cardé. 416. Vicarelli D. Carlo - Masiano. 417. Vidoni Elena Principessa - Cremona. 418. Viecelli D. Didaco Rettore - Reschigliano.

419. Vincenzi D. Luigi _ Roma. 420. Visai D. Gaetano - Piacenza.

421. Vittoni Giuseppina - Torino.

422. Vurnesi Giovanni - Firenze.

423. Wanstienkist Móns. Mariano - Roma.

424. Zaini D. Francesco - Trivulza.

425. Zamparo Teresa - Bagnarola.

426. Zanelli D. Giacomo - Rocca Polzana.

427. Zanetti D. Lorenzo - Uragò Mella.

428. Zanotti D. Gaetano Cav. - Pella.

429. Zanotti Mons. Antonio - Castelnuovo Garfagnana.

430. Zucchiatti D. Valentino - Udine.

431. Zurigo Giuseppe - Stella S. Martino. 432. Besozzi Marianna - Sangiano.

CONVERSIONI AL CATTOLICISMO.

Un ministro protestante viaggiando un giorno nella medesima diligenza appiccò conversazione con un Missionario cattolico. Il ministro, sebbene con termini puliti, rimproverava al Missionario le conversioni e le conquiste, che i cattolici andavano facendo tra le file dei protestanti. Il Missionario sorridendo rispose : Voi protestanti siete liberi di fare altrettanto tra i cattolici e lo fate altresì; voi avete avuti molti compensi. - Che differenza ! replicò allora il ministro; il giuoco non è per nulla uguale : Voi cattolici cedete a noi la vostra feccia, e vi prendete la nostra crema.

La verità di questa confessione si va ogni giorno rendendo più manifesta: Per tacere di altri fatti, l' anno passato in Roma stessa passava al protestantesimo un miserabile apostata, spintovi dal vizio della disonestà, di cui era lordo fino agli occhi ; nel mentre in ogni parte del mondo, sopratutto nell'Inghilterra, le persone più oneste e pie tra i protestanti ritornano con vivo trasporto in seno alla Chiesa Cattolica. - Eccone un esempio recentissimo. Dal Cairo scrivono al Times , che il signor Amine Nanif , direttore delle Missioni protestanti in quella città, che erasi recato in Inghilterra, per raccogliere offerte per promuovere le Missioni protestanti di Egitto, fece colà la sua abiura davanti al signor Vaughan, priore del Collegio e Monastero di S. Benedetto. - La signora Napoleone Peyrat, vedova del Pastore riformato di san Germano in Laya, e sorella della direttrice delle diaconesse luterane in Parigi , ha dichiarato che da otto anni appartiene alla Chiesa romana , benché « la carità d'illustri Prelati » le abbia permesso di tenere « la cosa nascosta fino alla morte di suo marito.» Si assicura che è dovuta a lei la conversione al Cattolicismo di parecchie famiglie protestanti di san Germano in Laya. Essa scrisse varie Operette, che hanno per titolo : Attraverso il medio evo, Intorno a noi e in noi stessi. Tra Roma e Nuova York, ecc.; nelle quali trattava della Chiesa, madre dei fedeli ; insisteva sulla necessità d' un culto esterno, e lodava la confessione auricolare. E questa adunque una nuova prova che dal protestantesimo si converte al cattolicismo quanto v'ha di meglio nella setta.

BIBLIOGRAFIA.

Lo Spirito della Chiesa nelle Liturgia della S. Messa e del Divino Uffizio. 1881, in 16° grande L. 3.

La Civiltà Cattolica, annunziando questo libro, così scrisse : « Somma utilità trarranno dall'attento studio di quest' opera non solo gli Ecclesiastici ai quali è particolarmente diretta , ma i laici fedeli altresì, che vogliono per loro maggior profitto aver piena e compiuta intelligenza d'ogni detto e d' ogni atto del divino Sacrifizio della Messa. Ordine, chiarezza (doti necessarie a siffatte materie) e sobria erudizione storica rendono la lettura di questo pregevol lavoro molto attraente e gustosa. »

Vendesi alla Libreria Salesiana in Torino, al prezzo di L. 3. Legato in tela L. 4.

ESTRATTO DALLA MEDESIMA CIVILTÀ CATTOLICA (1).

Cenni sulla Società- di S. Francesco di Sales, istituita dal sacerdote Giovanni Bosco, per Costantino Leonori.

La Società di S. Francesco di Sales cominciata da tenui principii, come quasi tutte le opere grandi, sta rallegrando la Chiesa , dentro e fuori l' Europa, con tai frutti di opere insigni in pro delle anime, quasi si possono aspettare da una istituzione già matura e gagliarda. Di questa e del suo fondatore che è quell'uomo di Dio , si ammirabile per l'attività del suo zelo , dà succinte notizie il eh. Autore del presente opuscolo.

Si vende in Roma dalla Tipografia Tiberina, piazza Borghese, 89, al prezzo di L. 1. a vantaggio della chiesa e dell' Ospizio del Sacro Cuore , che si edifica in Roma al Castro Pretorio.

(1) Anno trigesimoterzo Serie XI. - Vol. IX - Quaderno 757 - 7 Gennaio 1882, dall'art. - Bibliografia.

INDULGENZE SPECIALI pei Cooperatori Salesiani.

Per concessione pontificia, in data del 9 di maggio 1876, ogni Cooperatore ed ogni Cooperatrice può guadagnare tutte le Indulgenze dei Terziarii di S. Francesco di Assisi, tanto plenarie, quanto parziali.

Fra le altre può acquistare Indulgenza plenaria una volta al giorno, da applicarsi alle anime del Purgatorio, recitando la terza parte del Rosario di Maria Vergine avanti al SS. Sacramento, e non potendo avanti al divin Sacramento, recitandola innanzi al Crocefisso.

Indulgenza plenaria ogni volta che si accosta alla santa Comunione.

Può altresì lucrare moltissime Indulgenze nel corso del giorno , mediante la recita di sei Pater, Ave e Gloria, secondo la mente del Sommo Pontefice. E queste indulgenze , applicabili alle anime purganti , le può acquistare toties quoti es, ossia tutte le volte che recita i suddetti Pater, Ave e Gloria in qualunque luogo, senza bisogno di Confessione e Comunione, purchè sia in grazia di Dio.

Oltre a queste, un' altra Plenaria ne può guadagnare ogni Domenica, e nei giorni qui sotto notati, purchè confessato negli otto giorni, e comunicato visiti una qualche Chiesa o pubblico Oratorio, pregandovi secondo la mente del Sommo Pontefice.

Mese di Marzo.

8. S. Giovanni della Croce.

9. Santa Francesca Romana, vedova.

11. Santa Catterina da Bologna.

19. S. Giuseppe, purissimo Sposo di Maria Vergine.

25. Annunziazione di Maria Vergine.

Con permesso dell'Aut. Eccl. - FERRARI GIUSEPPE gerente respons. Tip. di san Vincenzo De' Paoli, sampierdarena 1882.