ANNO VI. N. 1.   Esce una volta al mese   GENNAIO 1882.

BOLLETTINO SALESIANO

Direzione nell'Oratorio Salesiano. - Via Cottolengo. N. 32, TORINO

SOMMARIO. - Il Sacerdote Giovanni Bosco a' suoi Cooperatori e sue Cooperatrici - Conferenza dei Cooperatori in Torino e partenza di nuovi Missionaria per l'America - Benedizione del Santo Padre ai suddetti Missionari - La Conferenza e la festa di S. Francesco di Sales - Lettera dalla Patagonia - Una Casa Salesiana nella città di Faenza - Solenne benedizione delle Campane per la Chiesa di S. Giovanni Evangelista in Torino - L'innocenza vendicata - Un libro vendibile a Roma a vantaggio della Chiesa del Sacro Cuore di Gesù - Storia dell'Oratorio di S. Francesco di Sales - D. Gaudenzio - La visita dei Pellegrini francesi all'Oratorio di San Francesco di Sales In Torino - Una gradita visita d'illustri Americani - L'indice del Bollettino - Indulgenze speciali pei Cooperatori Salesiani.

IL SACERDOTE GIOVANNI BOSCO a' suoi Cooperatori e sue Cooperatrici.

Il nostro Regolamento, o Benemeriti Cooperatori e Benemerite Cooperatrici, prescrive che annualmente si faccia una relazione sulle principali opere, che si sono compiute nel decorso dell'anno.

Assai volentieri io compio questo uffizio, per avere l'occasione di ringraziarvi della carità, con cui mi avete aiutato finora a vantaggio di tanta povera gioventù abbandonata, e per lodare insieme con voi il Signore, che ci ha largamente benedetti.

Pertanto io comincierò dal darvi una compendiosa notizia di quanto s'è fatto nell'anno ora scaduto ; poi vi metterò sotto gli occhi varie altre opere, che ci restano a compiere; e in fine vi suggerirò alcuni mezzi, con cui possiate proseguire ad operare il bene a vantaggio dell'anima vostra e di quella dei vostro prossimo.

Opere compiute nel 1881.

Le cento e trenta Case, Collegi, Ospizi, Oratorii ecc. aperti negli anni addietro, continuarono ad abbondare di gioventù. Oltre ad ottanta mila giovanetti proseguirono a ricevervi l'istruzione e l'educazione cristiana e civile ; gli uni imparando un'arte o mestiere , gli altri percorrendo la via degli studii, tutti apprendendo a vivere da buoni cristiani e da savii cittadini. Parecchie di iqueste Case si ampliarono eziandio ; sicché in alcune si duplicò, in altre si triplicò il numero delle persone ricoverate. Per questa guisa si consolarono tanti padri e tante madri di famiglia, che pregavano e scongiuravano, perché accogliessimo tra i nostri allievi i loro figliuoli, per allevarli onestamente ; si tolsero dall'abbandono e forse dalla via della perdizione molti orfanelli, i quali oggidì lasciano la più fondata speranza, che saranno un giorno buoni, cittadini, utili a se stessi ed alla civile società.

A Marsiglia, per mo' d'esempio, si ampliò la Casa da poter contenere circa 400 giovanetti ; buona parte dei quali appartenenti ai circa 80 mila Italiani, che ancora oggidì si trovano a lavorare in quella grandiosa città. - A Nizza Marittima si prolungò di un buon tratto la casa, e si fabbricò una chiesa apposita, e intanto, usufruendo il locale nuovo e quello della prima cappella, si poterono raccogliere molti altri giovanetti dalle piazze , e indirizzarli sulla via della virtù e dell' onore. La nuova chiesa venne inaugurata al divin culto nel mese di marzo. - Altrettanto si fece a Lucca, dove all'Oratorio festivo si aggiunse un Ospizio per poveri giovani. - In Vallecrosia presso Ventimiglia si compì un' Opera di grande importanza. Colà, interrotti momentaneamente i lavori della vasta chiesa incominciata, s'innalzò un edilizio diviso in due parti ; l'una delle quali serve per l'a bitazione dei maestri e per le scuole dei fanciulli, e l' altra per le maestre e le loro allieve ; e così venne scongiurato il pericolo che i parenti Cattolici mandassero la loro figliuolanza alla scuola dei vicini Valdesi. - Nella città di Spezia si terminò la chiesa incominciata l' anno innanzi, e un locale più ampio per le scuole, onde raccogliere un maggior numero di ragazzi e toglierli dalle mani dei Protestanti. Il nuovo locale fu inaugurato il primo di giugno, e la chiesa fu benedetta il 17 di luglio. - Fu altresì ampliato il Collegio di Este, quello di Cremona e quello di Randazzo. Insomma in moltissime Case si praticarono lavori di ampliamento, non esclusa quella di Torino , dove a sinistra della chiesa di Maria Ausiliatrice, il 22 novembre, si pose la pietra fondamentale di una nuova tipografia, laboratorii e dormitorii, di cui sentesi grandemente bisogno.- Quello che si fece nelle Case di Europa, ebbe pur luogo in quelle di America.

Case nuove.

Ma ciò che mi preme maggiormente di riferire , o benemeriti Cooperatori e Cooperatrici, si è che, nell'anno ora spirato, alle antiche si aggiunsero ben dodici Case nuove.

Ad Utrera, città di Spagna, Diocesi di Siviglia, il 16 di febbraio si aperse una Casa con bellissima chiesa dedicata alla Vergine del Carmine. Vi fu tosto unito un Oratorio festivo pei ragazzi ; poco dopo vi si aggiunsero le scuole, che furono presto frequentatissime.

A Firenze nel mese di marzo si aperse un Oratorio festivo in luogo preso ad affitto ; ma nel novembre questo Oratorio me— desimo veniva già trasferito in altro sito assai vasto e comperato. All'Oratorio furono aggiunte le scuole per giovani studenti, ed nn Ospizio per giovani artigiani. Si diede principio all' Ospizio coli un giovanetto, il giorno del Patrocinio di Maria Vergine, ed oggidì ne conta già parecchi dei più bisognosi, che si trovavano in grande pericolo di perdere la moralità e la religione.

A Faenza, considerevole città delle Romagne, il giorno 20 di novembre si aperse una Casa Salesiana con Oratorio festivo, il quale accoglie oggimai centinaia di giovanetti, con grande plauso di tutti i buoni Faentini , e con grande consolazione dei padri e delle madri di famiglia.

Nella Repubblica poi dell'Uruguay si diede principio ad Oratorii maschili nella città di Montevideo ; si prese l'amministrazione di una parrocchia abbandonata nella città di Payssandù, e vi si fondò una Casa di Missione per le sterminate campagne che ia circondano, e via dicendo.

Altri Istituti furono aperti eziandio per le Suore di Maria Ausiliatrice a pro delle fanciulle e delle giovanette. A Visone (Acqui) fu aperto un asilo ed un laboratorio ; un asilo al Nichelino ; un asilo ed Oratorio festivo a Fontanile. Nel medesimo anno si aperse una Casa di dette Suore a Sampierdarena, ed un'altra a Marsiglia; un Conservatorio detto delle Vergini, ed un laboratorio per le povere ragazze, in Trecastagni, nell'isola di Sicilia ; scuole ed Oratorio ebbero principio in Sant' Isidoro nella Repubblica Argentina.

La Missione della Patagonia.

Quella, che ci deve pure consolare assai, è la Missione tra gli Indiani della Patago nia. L'anno scorso il Sac. D. Giuseppe Fagnano, capo di detta Missione, con alcuni Catechisti, fece due importanti escursioni verso il centro di quell' immensa regione; una volta a 400 chilometri dalla città di Patagones ; l'altra volta nel mese di maggio sino a mille chilometri verso le Cordigliere e sul lago chiamato Nahuel-Huapi. Fino a quel giorno niun Missionario aveva posto piede in quel luogo , e D. Fagnano capo di quella Missione vi potè raccogliere i primi frutti , convertendo e battezzando centinaia di persone. Egli, nel darci relazione di questi tentativi di evangelizzazione,. osservò che per farvi il bene in vasta proporzione è assolutamente necessario un buon numero di Missionarii, perchè stante la sterminata estensione della Patagonia i Missionarii, che vi si trovano oggidì, sono come tre o quattro pesci, che guizzassero in un vastissimo mare.

Nella città di Patagones, donde si spera col tempo di trarre degli aiuti per la conversione degli Indiani, si cominciarono due Ospizi, l'uno pei figli, l'altro per le figlie dei medesimi. Oltre -le scuole esterne, questi due Ospizi sono di grande importanza; imperocchè porgono il destro di guadagnare i padri per mezzo dei figli, e nel medesimo tempo formarci degli aiutanti sul luogo stesso, per tentare la civilizzazione della Patagonia sopra una più vasta scala. Questo fu sin dal principio il gran pensiero dell'immortale Pio IX di santa memoria, e dell'attuale sapiente Pontefice, che ci continna la sua paterna benevolenza e valida protezione.

Nella stessa città, il 29 giugno, festa dei santi Apostoli Pietro e Paolo, col concorso delle Autorità governative, fu posta la pietra fondamentale di una chiesa, alla presenza non solo dei Cristiani, ma di molti Indii, maravigliati ad uno spettacolo non visto mai in mezzo di loro. La estensione della nuova chiesa è di 60 metri di lunghezza e 26 di larghezza.

Nella suddetta esplorazione al lago NahuelHuapi, il prelodato D. Fagnano si fermò in un luogo a 700 chilom. da Patagones, chiamato Roca, ed abitato da circa 600 persone. E quello il punto estremo, a cui il Governo Argentino estese ultimamente i confini della Repubblica. Non essendovi ancora nè chìesa nè scuole, il Missionario ne fece vedere la necessità, ed ottenne che si prendesse in considerazione la sua proposta ; anzi il Governo è disposto a passare un sussidio al Sacerdote, che andasse a stabilirsi in quel luogo. Abbiamo quindi grande fiducia di po- ter tra non molto piantare una Casa di Salesiani in quel sito, e così portare la luce del Vangelo quasi nel centro della Patagonia, per meglio diradare le dense tenebre dell'errore, nelle quali vanno brancolando incerte e smarrite tante tribù di poveri selvaggi.

Chiesa di S. Giovanni e del Sacro Cuore.

Come ho di sopra accennato, l'anno scorso, j senza contare le varie cappelle erette negli Oratorii ad uso dei giovanetti, si sono consecrate al divin culto parecchie chiese pubbliche, alcune furono cominciate, ed altre quasi compiute. Non posso qui parlarvi di tutte , perchè mi porterebbe troppo in lungo. Tuttavia non debbo tacervi di due, che ci devono stare molto a cuore. La prima è quella di S. Giovanni Evangelista in Torino.

Questo sacro monumento, che i Cooperatore e le Cooperatrici innalzano al grande Pontefice Pio IX, nostro insigne Benefattore, si può dire terminato. I pittori e decoratorì hanno già dipinto il coro , la navata di mezzo , le due laterali , i muri di fianco, e tra pochi gìorni daranno l'ultima pennellata. Il pavimento di marmo è collocato, e sul campanile già si trovano le cinque campane, che col loro gratissimo suono chiameranno i Torinesi nel luogo santo. Ora si stanno collocando a posto gli altari, costruendo i confessionali, le porte ed i banchi ; e il cav. Bernasconi da Varese , celebre fabbricatore di organi, ne sta lavorando e collocando uno, che farà onore al suo nome, e sarà degno ornamento della nostra chiesa. Insomma io posso dare come certo che, nel mese di maggio, noi avremo la grande consolazione di aprire al divin culto il sacro edifizio con una solennità memoranda.

Che vi dirò della chiesa del Sacro Cuore in Roma ? Vi accennerò poche cose, perchè ne foste informati pressoché ogni mese per mezzo del Bollettino Salesiano. Vi farò soltanto notare che è appena un anno, dacché il Santo Padre ebbe l'alta degnazione di affidare alla cura dei Salesiani e dei loro Cooperatori quel sacro edifizio, le cui fondamenta erano circa ad un terzo ; eppure in questo breve spazio di tempo i lavori progredirono con tanta celerità , che oggidì le due navate laterali sono già ai capitelli, e la navata di mezzo è ad una considerevole altezza. Vi è fondata speranza che per la prossima Pasqua si possano celebrare le sacre funzioni nel coro della chiesa medesima. Notate ancora che mentre si attendeva aì lavori della chiesa, si fece acquisto di un fabbricato vicino, per l'abitazione del parroco, e vi si eresse una cappella abbastanza vasta, che servì e serve tuttora per chiesa parrocchiale a circa 6,000 persone.

Siccome le spese per questi lavori passarono le 15 mila lire al mese nella. sola mano d'opera, cosi voi potete di qui argomentare dove andarono a finire le limosine che ci avete mandate.

Opere da compiersi nel 1882.

Come voi vedete, miei buoni Cooperatori e buone Cooperatrici, coll'aiuto di Dio abbiamo potuto nell'anno passato fare qualche poco di bene, ed abbiamo ora la più grande speranza che il Signore ce ne darà la promessa ricompensa. Ma non dobbiamo rallentare di buona volontà nell'avvenire, perchè molte altre cose ci restano a compiere. Io ve ne accennerò solamente alcune delle principali.

Tra queste io colloco per la prima l'anzidetta chiesa del Sacro Cuore di Gesù a Roma e l'Ospizio annesso, capace di circa 500 giovanetti dei più bisognosi. L' una e l'altro vanno terminati, e più presto li termineremo meglio sarà. - La chiesa di San Giovanni Evangelista, come ho detto, si può ritenere come finita ; ma, come sapete, vi deve sorgere accanto un Ospizio pei giovanetti poveri od abbandonati , affinché il sacro monumento meglio ricordi il grande Pontefice Pio IX, così amante della gioventù bisognosa, ed anche per impedire che molti fanciulli cattolici vadono a cercare ricovero dai vicini Valdesi. - A Firenze si è comperato un terreno con alcune casupole ; ma questo in parte è ancora da pagare, e parte é da fabbricare, affìnchè serva allo scopo benefico, che si è di fondarvi un Ospizio per tanti ragazzi di quella città, i quali, perchè poveri o privi dei parenti, e perché circonvenuti dai Protestanti, si trovano in grande pericolo dell'anima e del corpo. - La chiesa di Maria Ausiliatrice in Vallecrosia, già fuori di terra, è stata sospesa. E pur necessario riprenderne i lavori e condurla a fine , perchè la cappella provvisoria aperta nell' interno della Casa non è sufficiente al bisogno della popolazione. - A Navarra in Francia è cominciata una fabbrica, a fine di raccogliervi il gran numero di orfanelli contadini, che sono raccomandati per la colonia agricola ; e detta fabbrica va pure proseguita, per togliere dall'abbandono tanti poveri giovanetti della campagna, affinché, mentre si addestreranno ai lavori della terra, sieno pure ammaestrati a vivere da buoni cristiani e savii cittadini, e a guadagnarsi il Cielo.

Dall' Europa passando in America, colà vi sono pure alcune opere , alle quali , a traverso dell'Oceano, dobbiamo eziandio estendere la nostra mano. Vi è soprattutto la chiesa incominciata in Patagones, che non bisogna lasciare a mezzo ; vi è l' ampliamento dei due Ospizi a vantaggio degli Indie e delle Indie. Non parlo delle spese fatte per l'ultima partenza di Missionari per l'America, le quali non sono ancora intieramente pagate. - Vi è ancora il progetto di una Missione nelle vastissime Diocesi di Rio Janeiro e del Parà nell'impero del Brasile. - Vi è pure la proposta di parecchie colonie agricole nelle due Repubbliche, Argentina ed Uruguayana ; di alcune in Italia ; di varie in Francia e via dicendo.

Nè devo nascondere che una buona parte delle Case già impiantate vive di carità, e se questa venisse a mancare, quelle si dovrebbero chiudere e gettare sopra di una strada migliaia di poveri fanciulli.

Come vedete, miei buoni Cooperatori e buone Cooperatrici , se tutte queste cose dànno delle angustie a chi ne è alla testa, devono pure eccitare il vostro cuore caritatevole, e stimolarlo efficacemente alle opere di pietà e di misericordia, per continuarmi il vostro aiuto.

Mezzi.

A questo punto qualcuno di voi potrebbe demandarmi: - Le sue finanze come stanno? Qual é il suo bilancio ?

A queste interrogazioni per verità mi trovo un po' imbrogliato a rispondere. La ragione si è che vivendo di carità non posso stabilire la parte attiva del nostro bilancio.

L'attivo è riposto nelle mani della Provvidenza, nelle mani dei miei benefattori, e dipende tutto da loro. Conosco per altro la parte passiva, e confesso che vi sarebbe da impensierire, perchè abbiamo varii debiti abbastanza considerevoli.

Dunque, soggiungerà taluno , se vi sono dei debiti non s'intraprendano altre opere nuove.

Io sarei ben disposto ad ammettere per buona questa conclusione, ed attenermi al consiglio di sospendere altre opere buone, ma a patto che il demonio ed i suoi seguaci sospendessero anche le loro opere malvagie. Ma siccome essi fanno il contrario, cosi vi dico in verità che neppur io posso fermarmi, e tiro innanzi appoggiato alla divina Provvidenza e alla vostra carità. Finora Iddio non ha ancora permesso che facessimo delle cattive figure ; imperocchè o più presto o più tardi Egli ci mandò sempre gli opportuni soccorsi. Io spero che Egli continuerà ad aiutarci a tempo e lnogo. Procurate ancor voi, o benemeriti Cooperatori e benemerite Cooperatrici, a mostrarvi abili strumenti della sua inesauribile bontà, con quei mezzi, che la sua divina Provvidenza ha posto nelle vostre mani, e poi non temiamo.

Io qui non intendo d'imporvi quello che dovreste fare ; ciascuno segua quella inspirazione, che gli suggerisce il cuore. Qui voglio solamente notare che, se nel corso di quest'anno, ogni Cooperatore ed ogni Cooperatrice, o con risparmii fatti, o con limosine raccolte dalle persone benestanti, mettesse in disparte una lira al mese, noi potremmo tener fronte alla maggior parte delle spese da farsi, e compiere le opere più belle, tra cui la chiesa del Sacro Cuore. Ciascuno adunque si metta all' opera, ed ogni 4 mesi ci mandì la sua offerta, e ne avrà gran merito presso Dio e presso gli uomini.

Ringraziamenti e promesse di premio.

Io pongo termine a questa lettera col ringraziarvi di tutto cuore del valido appoggio, che con tanta generosità mi avete prestato fin qui. Ve ne ringrazio a nome dei tanti giovanetti dei nostri Ospizi, a cui provvedeste pane e vestito ; ve ne ringrazio a nome dei nostri Missionarii, che con tanto slancio voi soccorreste nelle loro fatiche a- postoliche ; ve ne ringrazio a nome di tante anime, nelle nostre scuole, nelle nostre chiese, nei nostri Oratorii, istruite, salvate dai pericoli, e indirizzate sulla via della virtù e della salute.

Dal canto mio vi assicuro che ogni giorno insieme coi miei giovanetti da voi beneficati, e con tutte le persone delle nostre 142 Case, innalzerò preghiere a Dio, che vi conceda, per la vostra carità , il centuplo da Lui promesso su questa terra ; sanità stabile a voi e ai vostri cari, prosperità alle vostre campagne ed ai vostri negozii, la pace e la concordia nelle vostre famiglie, insomma ogni bene desiderabile ad un buon cristiano e ad una buona cristiana ; ma lo pregheremo soprattutto che, in fine dei vostri giorni, vi conceda il premio dei giusti, vale a dire la felice eternità insieme cogli Angeli e coi Santi del Cielo.

In fine vi debbo annunziare con vero rammarico che nell'anno scorso circa 500 tra Cooperatori e Cooperatrici furono chiamati all'altra vita. Di quelli, che ci vennero consegnatì, voi troverete il nome in un'apposita necrologia. Preghiamo per le anime loro ; preghiamo per la Chiesa Cattolica, nostra Madre ; preghiamo pel nostro Santo Padre Leone XIII ; preghiamo pei Confratelli vivi e defunti, affinchè abbiamo la bella sorte di trovarci un giorno tutti insieme raccolti nel gaudio del Paradiso.

Augurando che l' anno nascente scorra per voi felice, ho il bene di professarmi con profonda gratitudine

Di Voi, benemeriti Cooperatori e benemerite Cooperatrici

Torino il 1° del 1882.

Obbl.mo Servitore

Sac. GIOVANNI BOSCO.

CONFERENZA DEI COOPERATORI IN TORINO e partenza di nuovi Missionarii per l'America.

Neve, freddo e vento segnalarono la partenza della settima schiera di nostri Missionaria per l'America. Il dieci di dicembre ora trascorso, fissato per la cara funzione, fu in Torino uno dei giorni più brutti. Fuvvi chi disse aver il demonio voluto guastarci quella solennità, affinchè non riuscisse imponente come era da aspettarsi. A noi sembra invece che Dio stesso abbia così voluto, quasi per additare ai giovani apostoli la vita di travagli e di pene, che avrebbero dovuto menare per amor suo e per amore delle anime ; ed anche perchè i nostri Cooperatori e Cooperatrici di Torino avessero un'occasione di più, per dimostrare quanta affezione ci portano. Imperocchè, malgrado un tempo così cattivo, essi accorsero alla Chiesa di Maria Ausiliatrice, e presero parte alla Conferenza e al resto della funzione, in numero grandissimo.

La sacra funzione fu ordinata come le altre volte. Si lesse da principio la Lettera Enciclica Sancta Dei Civitas del nostro Santo Padre Leone XIII, in data del 3 dicembre 1880, nella quale il Vicario di Dio raccomanda caldamente le sacre Missioni. Dopo il canto del mottetto Tota pulchra es Maria, eseguito dai nostri giovani musici, Don Bosco tenne un breve discorso sulla circostanza, seguito poscia da alcune fervide e commoventi parole dette dal capo del nuovo drappello di Missionarii , il Sac. D. Luigi Lasagna.

Il discorso di D. Bosco abbracciò due punti. Il primo fu l'esposizione delle opere compiute in Europa ed America nel decorso dell' anno , mediante l'aiuto di Dio e la carità dei Cooperatori e Cooperatrici. Siccome di queste cose egli fa parola ai Cooperatori nella lettera sopra riferita , cosi per non ripeterle le passiamo qui sotto silenzio. Il secondo punto fu la partenza dei nuovi Missionarii. A questo riguardo D. Bosco disse che cedeva la parola al Sac. D. Luigi Lasagna , che, venuto dall'America per ristorare la sua mal ferma salute, ora pienamente ristabilito ritornava al suo posto in capo alla nuova schiera di rinforzo.

Pertanto, disceso dal pulpito il padre, vi montò il figlio. Tutti gli occhi a lui si volsero, poichè ognuno avidamente desiderava di conoscere di presenza D. Lasagna, conoscendolo già per fama e per varie sue lettere pubblicate nel Bollettino Salesiano. Fra la più grande attenzione del numeroso uditorio il giovane Missionario dimostrò i mirabili effetti, che la protezione di Dio, e la . benedizione del suo Vicario in terra avevano operato in America per mezzo dei Salesiani. Nello spazio di appena 6 anni furono ben 35 luoghi, tra Chiese, Collegi, Ospizi, Oratorii, aperti a gloria di Gesù Cristo, a salute delle anime da Lui redente ; 35 luoghi, in cui si fa conoscere Iddio, si fa adorare il suo divin Figliuolo, si fa risuonare il nome amabile di Maria Ausiliatrice, si strappano centinaia e migliaia di anime all'inferno, e s'indirizzano al Cielo. Ora trentacinque Case aperte in soli 6 anni, in paesi stranieri, e tra gli stessi selvaggi o mezzo selvaggi, si dica quel che si vuole, ma sono una prova lampante della protezione del Cielo.

Dalla Repubblica Argentina e da quella dell'Uruguay passando all'impero del Brasile, dove s'impianterà la prima Casa Salesiana, il Missionario ne descrisse le vasto e sterminate estensioni, parlò di tanti infedeli e pagani, che ancor vi si trovano, ignari di Dio, privi dei vantaggi della Redenzione, abbandonati ed erranti siccome pecore senza pastore, anzi siccome agnelli nelle zanne dei lupi ; narrò le voci supplichevoli dei Vescovi di quell'immenso impero, tra i quali il Vescovo di Rio Janeiro e quello di Parà, i quali domandano l'aiuto dei Salesiani, e raccontano cose da muovere al pianto ogni cattolico.

Egli rivolse poscia un cordiale ringraziamento a tutti i Cooperatori e Cooperatrici, dicendo che se i Salesiani avevano potuto partire in tante schiere, e compiere tante opere per l'America, lo dovevano pure alla loro carità, alle loro limosine, ai loro sacrifizi. Pregandoli a voler proseguire in quest'opera di carità e di fede, egli promise che giunto nella sua Missione avrebbe parlato di loro ai suoi Confratelli e ai nuovi convertiti, assicurando che li avrebbero sempre ricordati dinanzi al Signore, ed invocato sul loro capo ogni benedizione pel tempo e per la eternità. In fine raccomandato sé e i suoi compagni alle preghiere di tutti, diede l'addio ed il rivederci in Cielo con parole cosi commoventi e fervide, che scosse ogni fibra del cuore degli uditori e ne trasse abbondanti lagrime.

Ma la parte più toccante e più tenera della funzione fu la benedizione di D. Bosco ai suoi figli Missionarii, schierati in presbitero, e l'abbraccio loro dato dai confratelli. Questa cerimonia riesce sempre commovente e per chi resta e per chi parte. Il primo ad intenerirsi è D. Bosco medesimo, perché è come padre affettuoso, che benedice e saluta forse per l' ultima volta i suoi cari figli. In quell' atto la sua voce gli viene quasi meno, pronunzia le parole a stento, si ferma a qualche tratto, perché soffocato dai singhiozzi. In quell'istante si scuotono le fibre d'ogni cuore; anche i più duri sentonsi ad intenerire, ed una lagrima spunta sopra di ogni ciglio. E se si commuovono sino al pianto quei che restano, che non sarà di coloro, che si strappano dalle braccia di tanti cari, col presentimento di non rivederli forse mai più su questa terra?

Ma viva Dio ! Il pianto di quel momento , se é una debolezza inerente alla umana natura, alla quale volle andar soggetto lo stesso divin Salvatore sulla tomba di un amico , diviene in pari tempo occasione di un atto di fortezza veramente apostolica, e meritoria di una immarcescibile corona. E questa corona, giova sperarlo, la cingeranno un giorno quegli otto, i quali in quella sera memoranda furono nella nostra Chiesa di Maria Ausiliatrice mirabile spettacolo al mondo, agli Angeli e agli uomini. - Spettacolo al mondo egoista e interessato , costretto ad ammirare ed applaudire a uomini , che abbandonano generosamente quanto hanno di più caro, di più prezioso in sulla terra, per l'unico scopo di giovare a loro simili non mai né veduti né conosciuti , e dai quali forse avranno per mercede inauditi maltrattamenti, carneficine e morte ; spettacolo al mondo, costretto suo malgrado a spogliarsi dei suoi pregiudizi contro del Clero cattolico, e a confessare che la vera filantropia, il vero amore alla umanità e alla civiltà alberga tra i membri del Sacerdozio di Gesù Cristo ; spettacolo al mondo, costretto a riflettere, se possa non essere divina una Religione, che sa inspirare cotali prodigi di carità. - Spettacolo agli Angeli buoni di tante anime derelitte, alle quali i nuovi Missionarii colla luce del Vangelo porteranno la salute , rendendole degne del loro eterno consorzio in Cielo. Spettacolo eziandio agli angeli cattivi, di cui combatteranno le insidie, romperanno catene, strapperanno schiavi e schiave al loro potere, ne distruggeranno l'impero, per surrogarvi quello di Gesù Cristo, che solo merita di essere amato e servito da tutte le genti, e di regnare in mezzo a loro sino agli ultimi confini della terra. - Spettacolo. finalmente agli uomini. Spettacolo ai Sacerdoti, i uali, scorgendo i prodi Missionarii a recarsi con tanto loro disagio per terra e per mare in cerca di anime in sì lontani paesi, sentonsi spronati a prodigare più sollecite cure alle anime loro affidate presso di noi; spettacolo ai semplici fedeli, che devono provare un forte eccitamento ad amare, a praticare, a conservare in sé e nei loro una Religione, che con tanti sacrifizi viene propagata in ogni parte del mondo ; spettacolo ai giovani , che vedendo i loro o compagni, o superiori, a lasciare  comodità, patria e parenti, per condursi ad estendere il Regno di Dio tra le barbare nazioni, si accendono di santo desiderio di meritare ancor essi un tanto favore, di arruolarsi un giorno tra i soldati di Cristo, a fine di combattere le sue gloriose battaglie , conquistargli nuove terre, e menare ai suoi piedi nuovi popoli devoti e riverenti ; spettacolo eziandio ai padri ed alle madri, che, all' esempio dei genitori di quegli apostoli novelli, sapranno ancor essi a far tacere la voce della natura, per dare solamente ascolto alla voce del Cielo, e ove i proprii figli domandassero il loro consenso di abbandonare il mondo, per consacrarsi intieramente al servizio di Dio, lo daranno generosamente, ben lieti di aver un Sacerdote, un Religioso, un Apostolo e fors' anche un Martire.

La finale della funzione non fu meno commovente. Ricevuta la benedizione di D. Bosco e il saluto dei confratelli, i Missionarii scesero in mezzo alla Chiesa per uscirne e condursi alle vetture, che li dovevano trasportare alla stazione. Appena discesi dal presbitero , il devoto popolo si gettò con tanto slancio sul loro passaggio, che a stento se ne poterono sbrigare. Vecchi e giovani, signori e signore, torinesi e forestieri, tutti volevano vederli, salutarli, udirne una parola. Persone, che non li avevano mai nè veduti, né conosciuti, parevano divenute in quel momento loro padri e madri, fratelli e sorelle, e nel vederli a partire piangevano e singhiozzavano, come se perdessero i loro cari. I Missionari sforzavansi a tirare innanzi, e andavano dicendo : Addio, addio ; pregate per noi ; a rivederci tutti in Paradiso. Alcuni di essi erano assistiti ed accompagnati dai loro parenti, che li bagnavano di lagrime. In fine con uno schianto indicibile del cuore essi strapparonsi dalle braccia di tanti cari , e le vetture ce li tolsero dagli occhi. Iddio, Gesù Cristo, le anime, il Cielo, furono i pensieri che inspirarono coraggio a quei nostri fratelli, e scesero a lenire alquanto il nostro dolore.

Oh! La Vergine Ausiliatrice li tenga raccolti sotto il suo manto, ed Essa, che è la Stella del mare e la Porta del Cielo, li guidi sani e salvi ai porti dell'America, e finalmente alle beate soglie del Cielo, accompagnati da migliaia di anime da loro salvate.

BENEDIZIONE DEL SANTO PADRE AI SUDDETTI MISSIONARII.

Ognuno può bene immaginare con quanto piacere i nostri Missionarii , prima di prendere le mosse alla volta dell'America, si sarebbero condotti a Roma, per gettarsi personalmente appiè del Papa, ricevere il conforto della stia parola, e munirsi di sua apostolica Benedizione ; ma a fine di non aggravare maggiormente la spesa di loro Missione essi fecero il doloroso sacrifizio, e rinunziarono al viaggio di Roma.

Tuttavia il giorno che essi partirono da Torino D. Bosco per telegramma invocò sopra di loro la Benedizione del Vicario di Gesù Cristo, stata sempre per gli altri Confratelli la più sicura guarentigia per lungo e doloroso viaggio, e per la buona riuscita delle loro fatiche.

Il Santo Padre Leone XIII gradì la lieta notizie della partenza di nuovi Missionarii per la Patagonia , e si degnò d'incaricare il suo Eminentissimo Segretario di Stato di rispondere a Don Bosco, che Egli di gran cuore impartiva l'implorata Benedizione. Ecco il telegramma dell'Eminentissimo Cardinale Lodovico Iacobini:

DON Bosco TORINO. - IL SANTO PADRE HA IMPARTITO DI GRAN CUORE APOSTOLICA BENEDIZIONE RICHIESTA DA V. S. PEI MISSIONARII DI CODESTA CONGREGAZIONE DIRETTI ALLA PATAGONIA. - L. Cardinale Iacobini.

Queste preziose parole infusero un grande coraggio nell'animo dei novelli apostoli, i quali, benedetti così dal Capo Supremo della Chiesa, affidarono volonterosi la loro vita alle onde dell'Oceano, ansiosi di poter presto arrivare sul campo dei loro sudori, sugli sterminati deserti dei Pampas , della Patagonia e del Brasile, tra innumerevoli tribù di selvaggi, per farvi conoscere Iddio, far risuonare tra di loro il Nome adorabile di Gesù Cristo, e quello del suo Vicario in terra.

Il bastimento La France avendo dovuto ritardare di qualche giorno la sua partenza, i nostri Missionarii s'imbarcarono a Marsiglia soltanto il 21 dello scorso dicembre in numero di 8. Attendiamo notizie del loro viaggio, che tutto ci fa sperare prospero e felice.

LA CONFERENZA e la festa di S. Francesco di Sales.

Ricordiamo con poche parole agli egregi nostri decurioni e direttori la Conferenza da tenersi ai Cooperatori, in occasione della festa di S. Francesco di Sales, o il 29 del corrente, o in quello che sarà più comodo. In Torino essa fu già tenuta nella circostanza della partenza dei Missionarii, come abbiamo di sopra annunziato.

Se in qualche paese mancasse un Capo da ciò, facciamo qui umile preghiera, che qualche buon Cooperatore o Cooperatrico voglia intendersi o col proprio parroco o con qualche altra persona capace, e industriarsi santamente, affinchè la detta Conferenza sia nondimeno tenuta, avvisando opportunamente del luogo e dell'ora i Confratelli e le Consorelle.

Ancorchè fossero pochi insieme raccolti, tuttavia qualche bene si otterrà sempre. Primieramente si acquista l'indulgenza plenaria concessa per quell'occasione dal Sommo Pontefice ; e in secondo luogo s' incoraggiano gli uni gli altri nelle buone opere.

La riferita lettera di D. Bosco può somministrare argomento da trattare assai utilmente.

La Colletta si farà per la Chiesa del Sacro Cuore in Roma.

Non occorre poi che noi raccomandiamo ai Cooperatori e alle Cooperatrici, che vogliano distinguere dagli altri il giorno 20 del corrente mese con qualche speciale pratica di pietà. Quelli , che non possono accostarsi ai Santi Sacramenti, procurino almeno di ascoltare la Santa Messa in onore del glorioso nostro Patrono San Francesco di Sales.

Tra le altre dimandiamogli la grazia di amare Iddio ed il prossimo con tutte le nostre forze, aflinchè mentre i seguaci del demonio per odio tentano di distruggere il mondo col fuoco, noi lo edifichiamo con un'ardentissima carità.

LETTERA DALLA PATAGONIA.

Il capo delle nostre Missioni della Patagonia scrive a D. Bosco la lettera seguente

Patagones, 10 novembre 1881.

M. R. E CARO SIG. D. Bosco,

Sono di ritorno da una missione a due tribù di Indiani, che vivono alla distanza di 400 kilom. circa di qua. Spiegando le verità della religione ho potuto far loro apprendere i principali misteri, e prepararne alcuni per santo battesimo. Ho pure battezzato venti fanciulli, servendo da padrini alcuni ufficiali dell' esercito. Oggidì quei poveri selvaggi si trovano in gravo pericolo ; e menano una vita, che rende difficile la loro conversione. Essi vivono a un chilometro dall' accampamento di due reggimenti di soldati, dove sonvi botteghe da liquori. Ora per la novità della cosa quei miseri Indiani si abbandonano al vizio della ubbriachezza. Mi duole altamente per quelle povere anime, e per coloro, che sono causa della loro perdita. Invece di recare ai selvaggi la vera civiltà, loro si portano, per vile guadagno, incentivi a bestiali disordini. Spero per altro che non sarà sempre così.

Ho dovuto passare dieci giorni di pioggia continua, e per la tanta umidità presa posso attribuire ad un miracolo il non essere caduto malato.

Nel percorrere le rive del fiume Negro incontrai pure qua e colà varie famiglie cristiane a guardia dei loro bestiami. Approfittai dell'occasione, per ricordare loro i principii della religione, e per insegnar loro il mezzo di salvarsi anche nei deserti. Quando posso alloggiare presso qualcheduna di queste famiglie, v'innalzo il mio altare portatile, raduno i figli o le figlie per ispiegar loro la dottrina cristiana , ed alla sera con tutta la famiglia recitiamo il santo Rosario e lo. preghiere. Al mattino si radunano i vicini a sentire la s. Messa, ed in questa occasione parlo loro dei proprii doveri come cristiani e come padri e madri di famiglia. Dopo la Messa battezzo i bambini che mi portano, regalo immagini, medaglie e libri di catechismo. Ogni famiglia vorrebbe che mi fermassi a lungo presso di sè, ma sono tante, e talora lontane 20, 40 e 00 miglia le inno dallo altre, che per passare da tutte debbo ripetere a ciascuna le parole del divin Salvatore: Quia et aliis civitatibus oportet me evangelizare regnum Dei: quia ideo missus sum : Bisogna che anche ad altri io evangelizzi il regno di Dio, perciè per questo sono stato mandato:

In questa escursione ho battezzato venti bambini, trentadue giovanetti, ed ho benedetto sette piatrimonii. Ah ! caro D. Bosco, se fossimo in più quanto bene si potrebbe fare !

I nostri Collegi in Patagones progrediscono. Abbiamo 7 ragazzi ricoverati in casa e quaranta esterni. Le Suore hanno quattro ragazze interne con settanta esterne.

Il bisogno che ora abbiamo è di fabbricarci Case ad uso di Ospizio, sia per le ragazze , sia pei giovani, perché quelle che abitiamo attualmente servono solo ad uso particolare.

La necessità di radunare gli orfani del paese è grande, e sarà solo con questo mezzo che potremo richiamare al buon sentiero tante famiglie e tanti ragazzi, e formarci degli aiutanti indigeni.

Tengo il permesso da D. Costamagna di acquistare un terreno adattato presso alla Chiesa, che ho già incominciata. l'osso adunque tirare innanzi nel nome del Signore, e colla fiducia nella divina Provvidenza? Mi favorisca una risposta per mia tranquillità.

Questa mia Le perverrà intorno alla metà di dicembre ; quindi colgo questa occasione per augurare alla S. V. e a tutti gli altri Superiori buone feste Natalizie e buon fine e capo d'anno, a nome eziandio di tutti i Missionari della Patagonia.

Intanto con tutto l'affetto del cuore raccomando alle sue preghiere me, i Confratelli, le Suore, i nostri allievi e le loro allieve, e godo di professarmi

Della S. V. Rev.ma

Alf.mo in G. e M. Sac. FAGNANo Giuseppe.

UNA CASA SALESIANA nella città di Faenza.

Secondo la fatta promessa pubblichiamo la lettera di un nostro cooperatore sull'apertura dell'Oratorio Salesiano in Faenza.

Faenza, 23 Novembre 1881.

Mio CaRO PADRE DON Bosco,

I suoi figli sono presso di noi nell'antico Monastero della SS. Trinità del Borgo di Urbecco (1).

Essi sono giunti sin dal 16 di questo mese, provenienti da varie parti, dalla Sicilia, Roma, Torino, Este; e sono giunti tra il giubilo universale dei Faentini, del Clero, dei Parroci, del Capitolo e del nostro zelantissimo Vescovo.

Domenica 20 novembre fu il giorno della benedizione e dell' apertura dell' Oratorio , ed oh ! che bel giorno! Parve che il cielo stesso vi concorresse colla sua straordinaria serenità. Fin di buon'ora fu aperto il locale, e i fanciulli vi corsero come a prenderlo d'assalto. Verso le 10 il Parroco D. Carlo Babini benedisse solennemente la cappella ad onore di S. Francesco di Sales, che nella sua immagine parca sorridere dall' altare modestamente apparato. Terminata quella prima funzione, vi fu la Messa del novello direttore della pia Casa, Don Giovanni Rinaldi, dopo la quale il Teol. Giovanni Cagliero , che lo aveva accompagnato, tenne un analogo discorso ai fanciulli, ed al popolo, spiegando il significato della sacra cerimonia. Disse come i loro cuori erano il tempio di Dio e l'abitacolo dello Spirito Santo, e che perciò li dovevano inondare dai vizi, e adornare di virtù, chiuderli al demonio, e aprirli solamente a Gesù Cristo. Passò poi a dire dello scopo dell' Oratorio e del Giardino di ricreazione, ed esortò padri e figli a cavarne quel profitto, per cui venivano oggi impiantati. Le parole dell'uomo apostolico suonavano penetranti al cuore di ognuno, e finivano col cattivare ai figli di Lei gli animi di tutte le classi di persone, che in quella circostanza erano accorse alla sospirata inaugurazione.

Al dopo pranzo riaperto ad ora competente il vasto cortile, i giovinetti lo riempirono ben presto in numero anche maggiore che al mattino. Dire l'allegrezza, il chiasso, l'andirivieni di quei figliuoli è cosa impossibile. Sacerdoti e laici, uomini e donne, devoti e curiosi, ammessi per quel primo giorno a vedere, ne restavano edificati e stupiti. E più li sorprendeva l'abilità di quei giovani Catechisti Salesiani, che così bene sapevano divertire i ragazzi, e nello stesso tempo piegarli ad ogni loro volere. Diffatti dopo un'ora di viva e clamorosa ricreazione, ad un cenno del campanello, ecco i 200 e più giovinetti messi in fila, e a due a due, e con passo grave e a cadenza entrare nella loro chiesina, e prendere posto nelle loro panchette per la istruzione del catechismo. Questa fu loro impartita per mezz'ora da appositi istruttori, e poi terminata con un adatto esempio di Storia Sacra, raccontato da D. Cagliero per modo di predica. L' Arcangelo Raffaele, che accompagna il figlio di Tobia, e salva lui dai pericoli, il padre dalla cecità, e ricolma tutta la casa di benedizioni e di grazie, oh! come fu ben descritto, e applicato alla circostanza ! Gli animi di tutti erano pieni di commozione straordinaria, e fu ben opportuno l'inno della gioia , che quindi si cantò in ringraziamento al Signore per nuovi Angeli a noi da D. Bosco spediti. La Benedizione del SS. Sacramento impartita dal Vicario Generale, Can. Prep. D. Achille Emiliani, pose la corona alla festa di un sì bel giorno, che rimarrò eterno nella memoria dei Faentini, e farà epoca nella storia della nostra città.

L'Oratorio festivo adunque è in Faenza incominciato ; anzi si può dire avviato, ordinato e disciplinato fin da principio. Iddio ha esauditi i voti dei Cooperatori e delle Cooperatrici Salesiane, di tutto il Clero, specialmente dei Parroci, che nei Salesiani hanno trovato valenti aiutanti, per la salvezza dei loro giovani parrocchiani.

Deh! venga D. Bosco, deh! venga alla sua diletta Faenza, e vedrà la gratitudine e la devozione di tutti per tanto dono che ci ha fatto ! Udirà gli applausi e le benedizioni di ogni ordine di persone; e dovrà confessare che Faenza è cara al Cielo e a' suoi Santi, e degna dell'affezione di D. Bosco e del regalo, che egli le ha mandato.

Con questa speranza ringraziandola infinitamente , e pregando il Cielo, che ce la conservi lungh' anni a bene nostro, e dell'umanità intera, m' inginocchio a baciarle le sacre mani, e mi dico

Di Lei amatissimo Padre

Indegno servo

D. PAOLO TARONI COOP. Sal.

(1) Il monastero in cui si è aperta la nostra Casa Salesiana venne fondato sin dal 1318, e soppresso da Napoleone I.

Il Borgo , in cui si è fatta la fondazione , è promiscuamente detto Borgo di Urbecco, o Borgo di Durbecco, derivandolo chi da Borgo di Bacco, e chi da Urbs, Urbiaula, piccola città.

Questo Borgo conta quasi 3,000 anime in due Parrocchie; la città sola ne conta circa 14,000.

Nuovi ringraziamenti pel suddetto Oratorio.

ILL. E M. R. SIG. D. Bosco,

Questa Commissione per l'Opera dei fanciulli, riconoscente verso la S. V. per l'alto favore ricevuto nella persona del Sacerdote Rinaldi e de' suoi compagni, ha incaricato me a volerle esprimere con questa mia i sensi di gratitudine , di stima e di affetto, che nutre nell' animo per la Signoria Vostra.

Tutti i buoni sono consolati al vedere finalmente inaugurata un'Opera sì importante e necessaria nei giorni che corrono : le madri specialmente la esaltano e fanno a gara per collocare in sì buone mani i loro figliuoli : insomma tutti ne dicon bene, e sperano col tempo copiosissimi frutti.

Non parlo poi dei fanciulli, i quali a schiere si affollano alla porta , e dimandano senza stancarsi di entrare. Fin qui si sono adunati soltanto quelli del Borgo in numero di cento e trenta, ai quali, come si saranno classificati e disciplinati, si uniranno ancora quelli della città , che già smaniano di entrare. Non andrà guari, e la porta sarà aperta ancora a questi ; perocchè l' ottimo Direttore Rinaldi e il bravo Catechista Foschini hanno cominciato a dominare i fanciulli, ad affezionarseli, a tenerli in freno, insomma a farli operare a loro modo, cosa veramente sorprendente a chiunque conosce l'indole vivissima e sfrenata dei nostri ragazzi. Se la divina Provvidenza continuerà a benedire quest' Opera , come giova sperare , noi possiamo aspettarci con sicurezza grandi cose. Qui la messe è abbondantissima : i Romagnoli sono di buon cuore, ma d'indole fervente. Lasciati in balla di sè e guasti dalla setta degl' increduli divengono la peggior feccia d' Italia ; ma istruiti ed educati potranno riuscire i migliori sostegni delle famiglie e della patria loro.

Ella intanto pigli in grado queste nostre dimostrazioni di benevolenza e di gratitudine, che vorrà compiacersi di partecipare a tutti quelli, che concorsero a procurarci questa fortuna. Riceva ancora un mondo di felicitazioni , che Le auguriamo dal Bambino Gesù nella prossima solennità del suo Natale , il quale certamente ci esaudirà ; perchè come non è cosa più cara al suo Cuore divino dell'innocenza, così non è cosa più conforme al suo amore, che ricambiare con grazie chi tanto si adopera per torla ai pericoli, e salvarla dalle mani crudeli dei suoi nemici.

Mi creda quale con pienissima stima me Le professo

Faenza, 19 Dicembre 1881.

Devotissimo Servo

PER LA COMMISSIONE

D. ARISTIDE BETTI Parroco.

PS. Il Sig. D. Carlo Babini Presidente della Commissione invia ossequii distinti e felicitazioni particolari al suo D. Bosco.

SOLENNE BENEDIZIONE DELLE CAMPANE per la Chiesa di S. Giovanni Evangelista in Torino.

Riportiamo dalla benemerita Unità Cattolica di Torino il seguente articolo sulla benedizione delle 5 campane della nostra Chiesa di S. Giovanni Evangelista, accennata nel N. precedente.

« Questa, che sarà tra le più belle chiese della nostra Torino, va ogni giorno più ornandosi ed apparecchiandosi al diì solenne della sua consecrazione. La torre graziosa, che si eleva in sulla facciata, fu ora provveduta delle campane, le quali formano concerto a guisa di quelle, che chiamano i fedeli a. venerare Maria Santissima Aiuto dei Cristiani, nel maestoso suo tempio presso l'Oratorio di San Francesco di Sales in Valdocco. La funzione della benedizione di queste nuove campane fu compiuta solennemente giovedì I° dicembre dal Reverendissimo Pro-vicario generale dell'arcidiocesi Torinese, signor canonico Berardi. Le cinque campane erano sospese sotto la navata di mezzo in ordine di grossezza, e attorno attorno una sessantina di giovanetti chierici dell'Oratorio facevano corona con cotta, salmeggiando insieme coi ministri, che sedevano a mezzo della navata. Assistevano i benefattori, che sono venuti in aiuto del venerato D. Bosco per questa spesa certamente grave; di alcuni lontani erano presenti i rappresentanti. Una grande folla aveva riempito la nuova Chiesa monumentale; e con meraviglia di tutti si osservava, che, sebbene in costruzione ancora , tuttavia niuno v'era che non si scoprisse il capo, od osasse fare un atto qualsiasi non conveniente alla funzione. Convien dire che le cerimonie della Chiesa, anche quando sono celebrate con semplicità di addobbi, riescono per se stesse maestose. Oltre la singolarità della cerimonia ed il devoto salmeggiare e le belle orazioni, che con voce chiara erano dal Prelato funzionante pronunziate, teneramente impressionò gli animi degli accorsi la musica e il canto del mottetto Vox Domini in magnificentia , ecc., che si ripetè intercalato ai riti della benedizione (1).

» Noi pensavamo : Se così solenne e commovente riesce la benedizione delle sole campane, quanta gioia non avremo noi a provare quando si farà la consacrazione del tempio! Questo giorno è affrettato dal desiderio di tutti i buoni Torinesi.

» Ci si permetta ancora una parola di encomio al sig. Bizzozero, di Varese, che fuse le cinque campane, le quali riuscirono così intonate. da poter riprodurre tin concerto armonioso in mi bemolle, per cui ottenne alla Esposizione nazionale di Milano il premio.

» Delle iscrizioni coniate intorno alle campane, le quali secondo il solito hanno un nome ed Rn motto, ricordiamo quella che leggesi sulla campana maggiore: Centenis domibus Salesianis Ital. Gall. Hispan. Americ. divinam open imploro (2). Il divino aiuto non mancherà certo ai Salesiani, i quali fanno tanto bene, come non mancò loro per l'addietro, chè non si. potrebbero altrimenti spiegare le opere meravigliose. che in pochi anni ha mandato a fine questa religiosa Società, principalmente che non mancarono o non mancano anche oggidì le opposizioni dei tristi» (Vedi Unità Cattolica, N° 286 anno 1881.)

(1) Una circostanza degna di essere rilevata si è che il mottetto in musica era pure accompagnato dal suono a festa delle campane, toccate a tempo e secondo le note per mezzo di apposita tastiera; cosa che tornò affatto nuova e di mirabile effetto.

(2) Vale a dire: Alle cento Case Salesiane, Italiane, Francesi, Spagnuole ed Americane imploro il divino aiuto.

L'INNOCENZA VENDICATA.

Le persone dabbene provano sempre una indicibile consolazione, allorquando vedono resa giustizia all' innocente calunniato ed oppresso dalla malignità e dal livore. Da consimile gioia venne compreso l'animo di tutti i buoni nel mese passato, quando si seppe che il Sac. D. Davide Albertario, Direttore intrepido del giornale l' Osservatore Cattolico di Milano, stato per qualche tempo sotto il peso di una gravissima accusa, venne con apposita sentenza ripristinato nulla pienezza del suo immacolato onore. A gioia siffatta partecipammo noi pure, e siccome nel Milanese contiamo molti Cooperatori e Cooperatrici, così intendiamo di renderla ancor ad essi comune con questa breve relazione.

I giornali della setta, nella scorsa primavera, gridarono a squarciagola e con tale accanimento contro il prelodato Sacerdote e cattolico scrittore, da tradire una profonda rabbia ed un odio tanto feroce , quanto insensato. Una macchina infernale erari montata contro il pubblicista da Leone XIII proclamato: Valente campione della stampa cattolica.

Per la sua condotta quel bravo Sacerdote non diè mai occasione ad appunti di sorta; ma si voleva, e ad ogni costo, demolire la persona del Direttore, perchè cadesse nello scredito il giornale da lui coraggiosamente diretto, e compromettere così, in qualche modo, tutta la stampa cattolica.

 Il Sac. Albertario energicamente protestò di sua innocenza, citando al Tribunale uno degli accusatori, il quale credè sottrarsi alla legge col darsi volontariamente la morte.

Codesto fatto, che a tutti compariva prova lampante a pro dell'accusato, non fu da questo creduto sufficiente. Egli perciò insistette presso all'autorità ecclesiastica di Pavia, sua diocesi, acciò inquisisse, chiamasse a disamina i fatti, cercasse la verità, la promulgasse, facesse luce , e infine rendesse giustizia alla insidiata innocenza. E l'autorità ecclesiastica di Pavia instituiva regolare processo canonico ; ed esaminata ogni cosa con diligenza, dopo otto mesi di discussione, superate le difficoltà opposte dagli avversari, il 12 dicembre ha sentenziato. dichiarando totalmente insussistenti le accuse fatte a carico dell'egregio Sacerdote Albertario, ed evidente la innocenza di lui.

Nessuno di coloro , che conoscono il Direttore dell'Osservatore Cattolico, ha avuto dubbio dell' onestà sua; la detta sentenza però deve racconsolare i buoni. Il prode giornalista continua nell'opera sua santissima, e noi ringraziamo Dio che la giustizia sia fatta anche in pubblico , e che una volta di più il lavoro dei tristi sia stato scoverto e reso vano.

Pertanto stringiamo la mano al nostro confratello milanese, che, dopo la persecuzione, diventa più caro a' cattolici. S. Atanasio, il nostro San Francesco di Sales, il B. Pietro Canisio ed altri mille (tra' quali ultimamente un Cottolengo di Torino, Cardinali, e lo stesso Pio IX, di santa memoria), furono presi di mira dalla calunnia; ed ogni di si rinnovano ancora gl'indegni tentativi. Ma non temiamo; poichè oltre al trovarci in sì bella compagnia, possiamo in pari tempo godere fin di quaggiù della beatitudine promessa da Gesù Cristo, quando disse: « Beati siete, quando certi uomini diranno di voi FALSAMENTE Ogni male per causa mia: GAUDETE Allora ET EXULTATE

UN LIBRO VENDIBILE A ROMA a vantaggio della Chiesa del Sacro Cuore di Gesù.

In occasione di una causa agitata nel mese scorso dinanzi ai Sacri Tribunali di Santa Chiesa in Roma, l'egregio nostro avvocato romano D. Costantino Leonori, che la difendeva, diede alla luce un' operetta che intitolò : Cenni della Società di S. Francesco di Sales , istituita dal Sacerdote Giovanni Bosco.

Non credendo di portarne giudizio noi medesimi, non vogliamo tralasciare di qui riferire l'apprezzamento fattone dal benemerito giornale milanese, l' Osservatore Cattolico , il quale nel suo N. 282, del 12 e 13 dicembre dell'anno ora decorso, si degnò di annunziare quel libro , con queste benevole parole, di cui a nome di D. Bosco gli rendiamo vivi ringraziamenti.

« I recenti gemiti del Padre comune dei fedeli (così il diario milanese), coi quali lamenta » l'allontanamento di tanti figli dalla più buona » delle madri la Chiesa, trovarono un eco fedele

» nel cuore dell'egregio Avvocato Romano D. Co» stantino Leonori, il quale, a suscitare lo spi» rito di apostolo nel clero e nel laicato , prese » ad illustrare la vita e le opere di quell' uomo » providenziale, che è D. Giovanni Bosco. Nella » sua operetta insegna col fatto fin dove può spin» gersi la carità dei cristiano, che si affida intie» ramente alla Provvidenza, poiché mercè di essa » D. Bosco e i suoi preti Salesiani , non solo salvarono tanta gioventù della loro patria, ma » al giorno d'oggi hanno già valicati i monti e » passato anche l'Oceano colle missioni della Pa» tagonia. L'operetta si vende a vantaggio della » maestosa Chiesa del Sacro Cuore di Gesù. e » dell'annesso ospizio poi giovanetti, che si sta » erigendo in Roma dai preti Salesiani, sotto la » protezione del regnante Sommo Pontefice. »

A queste parole per noi troppo onorifiche aggiungiamo solo, che i Cooperatori e Cooperatrici dal prefato libretto potranno attingere utili cognizioni, per acquistare un' adequata idea di quella Congregazione Salesiana, a cui essi sono legati coi dolci vincoli di uno speciale affetto, ed il cui benessere dipende pure assai dalla loro carità.

Se lo provvedano adunque , e mentre faranno opera utile a loro stessi, gioveranno in pari tempo alla costruzione della Chiesa del Sacro Cuore , raccomandata alla nostra e loro sollecitudine.

Si vende al prezzo di L. 1 presso la Tipografia Tiberina, piazza Borghese, N. 89 - Roma.

STORIA DELL'ORATORIO DI S. FRANCESCO DI SALES

PARTE SECONDA. CAPO IV.

Storia dì un cane - Lettera di D. Bosco al ministro Valdese De Sanctis - Risposta di costui.

Nella sacra Bibbia e nella Storia ecclesiastica si legge che talora Iddio in modo affatto straordinario si servì delle bestie a difesa ed a benefizio dei suoi servi. Il profeta Eliseo è schernito da una brigata di giovani irreligiosi ed insolenti, ed ecco due orsi uscir fuori dalla vicina foresta e farne orribil scempio. Per settant'anni un corvo portò ogni giorno nel deserto il necessario cibo a s. Paolo, primo istitutore della vita solitaria. Sant'Antonio ha da seppellire il cadavere di questo abitator del deserto, e gli mancano gli strumenti per iscavar la fossa; ed ecco che due leoni corrono alla sua volta, scavano colle loro zampe la terra a giusta misura , e benedetti dal santo se ne partono quali mansueti agnelli.

Or bene nel tempo, che fu pel nostro D. Bosco così pericoloso, la divina Provvidenza si compiacque di dargli una guardia ed una difesa affatto singolare ; gli diede un grosso e bellissimo cane di colore grigio, il quale fu già e sarà ancora il tema di molte dicerie e supposizioni. Parecchi di noi lo videro, lo palparono , lo accarezzarono, e ne seppero cose degne di particolare memoria. Noi lo vogliamo qui raccontare, e il faremo colle parole di uno dei nostri compagni più antichi dell'Oratorio, Giuseppe Buzzetti, il quale pregatone ce ne diede la seguente relazione.

« Volentieri io esporrò, così egli racconta, quello che io so del cane grigio , che nella grossezza e nella forma assomigliava ad un cane da gregge o mastino da guardia. Primieramente debbo notare che nessuno di noi , e neppure D. Bosco, seppe mai donde venisse, o chi ne fosse il padrone. Ma se non posso fargli la fede di nascita, ben posso dargli il ben servito, imperocchè per alcuni anni esso prestò a D. Bosco, e perciò all'Oratorio e a noi tutti, un vantaggio incalcolabile.

» Sapendo di essere dai malevoli preso di mira, D. Bosco usava bensì tutte le precauzioni per non trovarsi fuori di casa di notte tempo ; ma accadeva talvolta che suo malgrado dovesse trattenersi in città sino a sera inoltrata, ora presso un malato, ora presso una famiglia stata ingannata dagli eretici , e che dava speranza di ritornare a sani consigli. Allora egli non badava più a se stesso, e compiuto il suo dovere si metteva in via anche di notte, e scendeva in Valdocco. Questa regione era in quel tempo assai poco abitata. L'ultimo edifizio verso il nostro Oratorio era il Manicomio ; tutto il resto, oggidì coperto di belle fabbriche e ben rischiarato, era in allora sterile terreno, ineguale, ingombro di acacie e di cespugli ed oscuro, e quindi serviva facilmente di nascondiglio ai malfattori. Per la qual cosa questo tratto di via era molto pericoloso, particolarmente pel nostro D. Bosco, fatto segno alla malevolenza dei nemici della religione.

» Or bene, una sera in sul tardi egli veniva a casa solo e soletto, non senza timore di qualche cattivo incontro , quand' ecco vede a farglisi accanto un grosso cane. A prima vista n'ebbe paura, ma poi scorgendo che non minacciava, anzi gli faceva delle moine, si mise tosto in buona relazione con lui. La bestia fedele lo accompagnò sino all'Oratorio, e senza entrarvi se ne partì. Nè fu quella la sola volta che gli si diede a compagno; imperocchè tutte le sere che egli non poteva portarsi a casa per tempo, od era senza un buon accompagnamento, appena passati gli edifizi, vedeva spuntare il grigio ora da uno ora da un altro lato della via. Talora la mamma Margherita non vedendo il figlio arrivare a casa per tempo, ne stava in pena, e mandavagli qualche giovane incontro; e io mi ricordo di averlo più volte trovato insieme colla sua guardia di quattro gambe.

» Anzi tre volte il grigio salvò la vita a Don Bosco. Una sera molto oscura e nebbiosa egli veniva a casa dal centro della città, e per non camminare troppo lontano dall'abitato scendeva per la via, che dal Santuario della Consolata mette all'Istituto del Cottolengo. Ad un certo punto della strada Don Bosco si accorge, che due uomini lo precedevano a poca distanza , ed acceleravano o rallentavano il passo a misura che lo accelerava o rallentava egli pure ; anzi quando ei tentava di portarsi dalla parte opposta per evitarli, eglino destramente facevano lo stesso per trovarglisi dinanzi. Non rimaneva più alcun dubbio che fossero due male intenzionati ; quindi cercò di rifare la via per mettersi in salvo in qualche casa vicina ; ma non fu più in tempo ; poiché que' due, voltisi improvvisamente indietro , e conservando cupo silenzio, gli furono addosso e gli gettarono un mantello sulla faccia. Il povero D. Bosco si sforza per non lasciarsi avviluppare, e tenta di chiamare aiuto; ma nol può, perché uno di quegli assassini gli tura con un fazzoletto la bocca. Ma che ? In quel cimento terribile di inevitabil morte compare il grigio, il quale si diede ad abbaiare sì forte e con tal voce, che il suo pareva non il latrar di un cane e neppur di un lupo, ma l'urlare di un orso arrabbiato, sicché atterriva e assordava ad un tempo. Né pago di ciò, si slancia colle zampe contro uno di quei ribaldi, e lo costringe a togliere il mantello dal capo di D. Bosco per difendere se stesso, poi si getta sopra dell'altro e in men che non si dice lo addenta e lo atterra. Il primo, visto così, cerca di fuggire, ma il grigio nol permette; perché saltandogli alle spalle getta lui pure nel fango. Ciò fatto, si ferma colà immobile continuando ad urlare, e guardando quei due galantuomini, quasi dicesse loro : Guai se movete. A questo improvviso mutamento di scena - Chiami questo cane, si posero a gridare quei due furfanti - Lo chiamerò , rispose D. Bosco, ma voi lasciatemi andare pe' fatti miei - Sì, si, vada pure, ma lo chiami tosto, gridarono nuovamente - Grigio, disse allora Don Bosco, vien qua ; - ed esso obbediente si fa presso di lui, lasciando liberi quei malfattori, che se la diedero a gambe a più non posso. Non ostante questa inaspettata difesa , D. Bosco non sentissi di proseguire il cammino sino a casa. Egli entrò in quella vece nel vicino Istituto del Cottolengo. Ivi riavutosi alquanto dallo spavento, e caritatevolmente ristorato da una opportuna bibita, riprese la via dell' Oratorio accompagnato da una buona scorta.

» Un' altra sera pur di notte egli ritornava a casa per il corso S. Massimo, quando un individuo, che ne spiava i passi, postosi dietro ad un olmo , gli spara quasi a bruciapelo due colpi di pistola. Falliti ambidue , il sicario si precipita sopra D. Bosco per fìnirlo in altro modo ; ma in quell' istante sopraggiunge il grigio, si avventa con impeto addosso all' aggressore , lo mette in precipitosa fuga, e poi accompagna D. Bosco sino all'Oratorio.

» Una bella volta il grigio lo liberò non più da uno o da due, ma da parecchi assalitori. Una sera pur di notte ritornava a casa pel viale che da piazza Milano, ora Emanuele Filiberto, mette al così detto Rondò, verso Valdocco. Giunto un po' oltre alla metà D. Bosco sente a corrersi dietro; si volta e vede a pochi passi un tale con un grosso randello in mano. Si pone allora anch'esso a correre nella speranza di poter arrivare all'Oratorio prima di essere raggiunto. Era già pervenuto alla discesa , che prospetta ora casa Delfino , quando scorge in fondo parecchi altri, che cercano di prenderlo in mezzo. Accortosi di quel pericolo, egli pensò di cominciarsi a liberare da colui, che lo inseguiva. Vedendo che stava ormai lì per raggiungerlo e dargli un colpo, D. Bosco si ferma all'improvviso, e gli punta con tale destrezza ed impeto il gomito nello stomaco, che il misero cade rovesciato a terra colle gambe levate gridando: Ahi! Ahi! che son morto. Pel buon esito di questa ginnastica Don Bosco avrebbe potuto salvarsi dalle mani di colui; ma già gli altri coi bastoni alla mano stavano per circondarlo. In quell' istante salta fuori il grigio provvidenziale, si mette a fianco di Don Bosco, e manda tali latrati ed urli, e poi si agita qua e colà con tanta furia, che quei brutali, rimasti atterriti e temendo di essere fatti in brano, pregarono Don Bosco ad ammansarlo, a tenerlo presso di sé, e intanto l'uno dopo l'altro si sbandarono, lasciando che il Prete facesse la sua via. Il cane più non abbandonò D. Bosco sino a che non entrò nell'Oratorio.

» Altra fiata, invece di accompagnarlo a casa, impedì che ne varcasse la soglia. Per una dimenticanza fatta lungo il giorno doveva egli uscire una sera già molto avanzata. Mamma Margherita cercava di dissuadernelo ; ma egli, esortatala a non temere, prende il cappello, chiama alcuni giovani a fargli compagnia , e si porta al cancello. Ivi giunto trova il grigio sdraiato. - Oh ! il grigio, esclamò egli ; tanto meglio, saremo in uno di più. Alzati dunque, dice poscia alla bestia, e vieni. - Ma il cane invece di obbedire manda fuori una specie di grugnito, e sta a suo posto. Per due volte D. Bosco cerca di passar oltre , e per due volte il grigio ricusa di lasciarlo passare. Taluno dei giovani lo tocca col piede per farlo muovere, ed esso risponde con un latrato spaventoso. La buona Margherita dice tosto in dialetto piemontese : S' t' veuli nen scoteme mi , scota almen 'l can ; seurt nen, vale a dire: Se non vuoi ascoltare me, ascolta almeno il cane ; non uscire. D. Bosco vedendo la madre cotanto impensierita, giudicò di soddisfare i suoi desiderii e rientrò in casa. Non era passato un quarto d'ora , quando un vicino venne a trovarlo, e gli raccomandò di stare in guardia, perché aveva saputo che tre o quattro individui si aggiravano nei dintorni di Valdocco decisi di fargli un colpo mortale.

» Una sera il grigio ci servì di teatro. Stava D. Bosco a cena con alcuni chierici, preti e sua madre, quando entra il cane nel nostro cortile. Alcuni giovani , che non lo avevano ancora mai veduto, n' ebbero paura, e lo volevano battere o prendere a sassate. Io che lo conosceva, non fategli del male, gridai tosto ; esso è il cane di D. Bosco. A queste parole tutti gli si avvicinano, lo accarezzano, lo prendono per le orecchie, gli fanno cento vezzi , e infine lo menano nel refettorio. La visita inaspettata di quella bestia sbigottì alcuni dei commensali di D. Bosco, il quale - Il mio grigio, disse , lasciatelo venire, e non temete. - Il cane, dato prima uno sguardo attorno alla tavola, ne fece il giro, e andò tutto festoso presso D. Bosco. Fattegli alcune carezze, volle questi dargli un po' di cena ; perciò gli offrì pane, pietanza, minestra ed anche da bere ; ma il grigio tutto ricusò , anzi neppur si degnò di fiutare cosa alcuna, tanto era disinteressato il suo servizio. - Ma dunque che vuoi ? domandò Don Bosco ; e il cane sbattè le orecchie e mosse la coda - Se non vuoi nè mangiare nè bere, stammi allegro e vattene , conchiuse egli. - Allora la cara bestia, continuando a dar segni di compia cenza, poggiò il capo sulla tavola, guardando Don Bosco, come se volesse dargli la buona sera. Ciò fatto, riprese la via e se ne uscì, accompagnato dai giovani sino alla porta. Mi ricordo che quella sera D. Bosco era venuto a casa sul tardi bensì, ma condotto in carrozza dal sig. marchese Domenìco Fassati. Non avendolo trovato per istrada, pareva che il cane fosse venuto ad accertare il suo protetto come egli lo aveva secondo il solito fedelmente atteso.

» Un giorno essendo caduto il discorso sul famoso grigio, prosegue il sig. Buzzetti, domandai a D. Bosco, se da quei primi anni non lo avesse mai più veduto ; ed egli mi rispose che l' aveva ancor veduto più altre volte, l'ultima delle quali nell'autunno dell'anno 1866. Trovandosi a Castelnuovo sua patria, dovette D. Bosco recarsi una sera dalla borgata di Murialdo a Moncucco presso Luigi Moglia suo amico. Intrattenuto nel cammino da persone conoscenti egli fu sorpreso dalla notte. Questo gli dolse non poco, perché doveva passare per luoghi poco sicuri e presso cascine e vigne guardate da terribili mastini. - Oh! se avessi il mio grigio, disse allora D. Bosco, quanto mi sarebbe opportuno ! - Come se quel misterioso cane fosse colà ad udire, eccolo venir fuori e farsi incontro a Don Bosco con mille feste, e dopo accompagnarlo per tutto il tratto di via, che rimaneva a fare, di circa tre chilometri. Fortuna per D. Bosco, che si ebbe quell'accompagnamento ; poiché giunto presso ad una cascina uscirono fuori due cagnacci che incutevano terrore ; ma il grigio saltò loro addosso, e li costrinse a ritirarsi così malconci, che, riempiendo l'aria di guaiti, ne uscirono gli stessi padroni per vedere che cosa fossa accaduto alle povere bestie. Pervenuto alla casa dell' amico, tutti furono stupefatti nei vedere un sì bel cane ; ed ognuno tempestava D. Bosco domandando dove l'avesse preso, se venuto da Torino, se da casa sua, se da qualche cascina e via dicendo. Messisi a cena, il grigio fu lasciato in riposo. Finita la refezione - Bisogna dare da mangiare anche al grigio, disse il sig. Moglia, e andò per recargliene; ma cerca da una parte, cerca dall'altra, chiama di qua, chiama di là, non fu più possibile il rinvenirlo. Era partito non si sa per qual paese. Dopo d'allora non se ne seppe più nulla. » Fin qui il prelodato signor Buzzetti (1).

Il riferito racconto potrà sembrare a taluno una favola. Ognuno è libero di farne quel conto che giudica. In quanto a noi riputiamo lecito e conforme a verità il credere, che Iddio nella paterna sua bontà abbia voluto servirsi di una bestia, che è il simbolo della fedeltà, per difendere e confortare un uomo, che sfidava l'ira nemica e si esponeva ai più gravi pericoli, per conservar se stesso, i suoi giovani, il suo prossimo nella fedeltà a Dio a ed alla Chiesa.

Mentre in Torino una genia di malevoli di vario colore, quantunque disaccordi tra loro, parovano tuttavia stretti ad un patto per disfarsi di D. Bosco, egli regolavasi coi suoi avversarii in ben altra maniera.

Nel mese di novembre del 1854 il ministro Valdese De Sanctis, venuto a rottura coi suoi colleghi, era stato destituito dal suo uffizio per ordine della così detta Venerabile Tavola, ossia Supremo Magistrato della Chiesa Valdese. Il periodico della setta degli Evangelici (1), intitolato : La Luce Evangelica, nel suo numero del 4 di detto mese, ne dava la notizia con queste piccanti parole : « Il signor De Sanctis, Ministro del Santo Vangelo, che da due anni in qua ha evangelizzato in Torino con soddisfazione di tutti, è stato dalla Venerabile Tavola della Chiesa Valdese dimesso istantaneamente dall'uffizio di Evangelista. Siccome una tale determinazione della Venerabile Tavola scandalizza la Chiesa, e può attaccare presso i forestieri (non presso gli Italiani che lo conoscono) il carattere del signor Desanctis, la Direzione della Luce Evangelica invita i membri della Chiesa, che si sentono abbastanza indipendenti, a dire se possono o no in coscienza, e davanti a Dio che ci dovrà giudicare, approvare la determinazione della V. Tavola. »

Questo disinganno toccato al povero apostata era una voce, che gli faceva udire il Signore, per richiamarlo sul buon sentiero e al seno della Cattolica Chiesa , che egli aveva vergognosamente abbandonata. Quindi D. Bosco , il quale era più volte venuto a conferenza con lui, ed avealo pur convinto dei suoi errori, raddoppiò in quei giorni la carità sua per facilitargli la via della salute. Siccome il misero aveva già contratte sacrileghe nozze e non era più solo, così Don Bosco, dopo molte famigliari conversazioni avute con lui per lo spazio di oltre sei mesi, a fine di cavarlo da ogni impiccio, si assunse persino l'incarico di provvedere alla pretesa sua moglie un convenevole sostentamento.

Esaminando alcuni documenti, ci venne tra mano la copia di una lettera, che D. Bosco scriveva al De Sanctis, e la risposta originale che gli faceva costui. Crediamo opportuno di qui riportarle ambedue. Don Bosco gli parlava così

Torino-Valdocco, 17 novembre 1851:

« ILL'mo E STIMABILE SIGNORE,

« Da qualche tempo andava meditando in cuor mio di scrivere una lettera a V. S. Ill.ma, ad oggetto di esternarle il mio vivo desiderio di parlarle e di offerirle quanto un sincero amico può offrire all'amico. E ciò derivava dall'attenta lettura fatta dei suoi libri , la cui mercè parevami scorgere una vera inquietudine del cuore e dello spirito di Lei.

» Ora da alcune cose stampate nei giornali sembrando essere V. S. in disaccordo co' Valdesi, Le faccio invito di venire in casa mia , qualora Le gradisse. A che fare? Quello che il Signore Le inspirerà. Avrà una camera per dimorare, avrà meco una modesta mensa; dividerà meco il pane e lo studio. E ciò senza alcun tratto consecutivo di spese per parte sua.

» Ecco i sentimenti amichevoli che Le esterno dal profondo del mio cuore. Se Ella potrà venire in cognizione quanto sia leale e giusta l'amicizia mia verso di Lei, accetterà le mie proposte, o almeno mi darà un benigno compatimento.

» Secondi il buon Dio questi miei desiderii, e faccia di noi un cuor solo ed un' anima sola per quel Signore, che darà il giusto compenso a chi lo serve in vita.

» Di V. S. Illma

Sincero amico in G. C.

Sac. Bosco GIOVaNNI. »

Questo scritto di D. Bosco scosse le più intime fibre del misero De Sanctis, il quale rispose tostamente in questi termini

Torino, S. Salvario, via de' Fiori n° 1: « STIMmo SIGNORE,

« V. S. non potrebbe mai immaginare l'effetto, che ha prodotto in me la sua gentilissima lettera di ieri. Io non credeva mai di trovare tanta generosità e tanta gentilezza in un uomo, che mi è apertamente nemico. Non ci dissimuliamo : V. S. combatte i miei principii , come io combatto i suoi ; ma mentre mi combatte mostra di amarmi sinceramente, porgendomi una mano benefica nel momento dell'afflizione ; e così mostra di conoscere la pratica di quella carità cristiana, che in teorica è predicata così bene da tanti. Dio volesse che imitassero la sua carità i suoi confratelli del Campanone, i quali non sanno parlare senza insultare, o senza gettare lo spregio ed il ridicolo sulle cose le più serie (1).

» Per rispondere poi alla sua lettera Le dico che accetto come un prezioso dono la offerta di sua amicizia, e mi auguro che possa presto presentarmisi occasione, senza offendere la mia coscienza, di dimostrarle che lo amo non di parola né di lingua, ma d'opera ed in verità.

» Per moltissime ragioni non sono ora in grado di poter accettare la sua generosa esibizione ; ma la profonda impressione, che essa ha fatto nel' mio cuore, non sarà cancellata così facilmente. Intanto preghiamo l' uno per l'altro, acciò Dio ci faccia la grazia di trovarci insieme per tutta la eternità avanti al trono di Dio, a cantare l'inno dei riscattati dal sangue dell'Agnello.

» Mi creda con sincerissima stima

Dev.mo Servo ed Amico

LUIGI DE SaNCTIS. »

Fortunato il De Sanctis, se avesse ascoltato il consiglio di D. Bosco e si fosse svincolato da'suoi vergognosi lacci ! Ma l'infelice chiuse le orecchie alla voce del Cielo, si contentò di ringraziare D. Bosco e far pubblicare sulla Luce Evangelica queste parole: « Mentre i Valdesi trattano il sig. De Sanctis nella maniera che ognun sa, il Sacerdote D. Giovanni Bosco scrive al medesimo una lettera piena di gentilezza e di carità, invitandolo a dividere seco lui l'abitazione e la mensa. Onore a chi lo merita. »

L' azione generosa di D. Bosco verso un così famoso suo avversario, caduto in disgrazia, parve calmare contro di lui le ire nemiche. Da quel giorno infatti gli eretici cessarono dalle violenze, e si limitarono alle innocue armi della polemica.

(1) Di questo cane parla eziandio il celebre Dottore Carlo D'Espiney di Nizza Marittima, in un recente opuscoletto in francese col titolo: Dom Bosco. Egli termina il suo racconto sul famoso cane con queste parole : Osi n'a jamais su. d'ou venait ce chien, ni où il allait, sa mission remplie. Il est parfaitement inconnu dans le pays.

 (1) Gli Evangelici quantunque convenissero coi Valdesi su molti punti di dottrina, tuttavia di quando in quando si accapigliavano con essi e si maledicevano come due avversi partiti.

(1) Il Campanone era un giornaletto cattolico quotidiano, sorto in Torino quell'anno stesso, scritto con molto brio e vivacità. Era il martello degli eretici, che perciò lo odiavano a morte. In un manifesto della setta evangelica in data del 5 agosto 1854, tra le molte espressioni piene di astio e di livore si leggevano queste: « Imploriamo l'aiuto del Governo, l'autorità delle Leggi e dell'opinione pubblica , perchè sia distrutta la nidiata di quei facinorosi, che stampano il Campanone. » Che bella tolleranza!

D. GAUDENZIO.

VII.

Il ritiro pel Sacerdozio - Un caso che non sembra caso.

Forse qualcuno dei nostri lettori al leggere le cose succedute al buon Matteo, quando venne in casa, e riunì in pace col papà lo zio, avrà detto sorridendo, che noi senza volerlo avevamo scritto una pagina di romanzo, e non una storia vera. Possiamo assicurare tutti, che non abbiamo fatto che esporre un fatto veramente capitato , e che noi medesimi l' abbiamo udito un giorno da un buon vecchio del paese, che, tra molte lagrime, attribuiva la molta religione, ritornata tra loro, a quella concordia per la virtù del futuro sacerdote. Non potremo mai più dimenticare la gioia di quel momento, e la certezza di quanto bene possa fare un ministro di Dio quando evangelizza la pace. Quel buon vecchio non si pensava mai quanta impressione produceva nel nostro cuore il semplice racconto di quel fatto, e forse meraviglierà nel rileggerlo qui, ma temiamo con molto minor espressione.

Intanto il nostro caro Matteo si credette veramente libero di potersi recare al Seminario, ove doveva raccogliersi con altri suoi compagni, e prepararsi a ricevere meno indegnamente la divina ordinazione del Sacerdote. Prese commiato da' suoi, e, raccomandandosi replicatamente alle loro preghiere, con in cuore le più sante disposizioni, lasciò il paese nativo, per portarsi colà, dove il suo spirito si trovava sempre sì bene. Visitò ancora l'umile ma divota chiesa del suo battesimo , pregò all' altare dove tanti anni avanti aveva l'atto con tanta pietà e profitto la sua prima Comunione, ed accompagnato dagli augurii e dalle felicitazioni de' suoi terrazzani, se ne partiva in sui primi di settembre del 18... Cbi può spiegare le emozioni del suo cuore, quando rifletteva che egli fra poco sarebbe ritornato e già ministro dell' Altissimo? Poveretto ! non sapeva come Dio lo avrebbe messo ad una severissima prova. Ma non precorriamo gli avvenimenti.

Arrivato nel giorno fisso al Seminario, egli vi trovò assai altri convenuti per le sacre Ordinazioni. Era quello ancora il tempo, in cui nè la famiglia nè la società cercava di porre ostacoli alle vocazioni religiose, e, fatte poche eccezioni, si godeva quella vera libertà di elezione , per cui si vedevano i Seminari ben popolati, ed i sacri altari attorniati da molti ed esemplari Sacerdoti. Anzi se si dovesse dir tutto il nóstro pensiero, sarebbe che allora quasi ogni casa desiderava avere il suo figlio consacrato a Dio, e qualche volta forse non intieramente secondo vocazione.

Il buon Matteo nel rivedere gli amici, coi quali aveva passati i suoi anni più belli della vita , amato da tutti, ed ammirato per le sue virtù , anche senza saperlo , provò indicibile piacere. In tutti egli riconosceva quelle doti, che non ritrovava in se stesso , e sentiva dentro l' anima sua un vivo desiderio di arrivare al punto di possederle. Provò quella sera un sacro spavento sentendo la prima meditazione. Il predicatore aveva detto quali erano i segni di una vera vocazione, e poi si era costituito come giudice di tante anime che egli figuravasi di esaminare, e concludeva, con enfasi e vigore , colle parole del profeta Samuele al vecchio Isai padre di Davide, quando per missione di Dio erasi condotto alla sua casa per unger questo quale re d'Israele. Faceva passare davanti a sè con vera eloquenza le coscienze degli uditori , e poi come inspirato da Dio tuonava su di loro : Non hunc elegit Dominus. Fu tenerissimo poi il modo con cui egli terminò, rivolto al Signore : Caro Gesù , voi che con particolare affetto avete scelti questi cari giovanetti al servizio del vostro altare . date loro quelle virtù , che loro son necessarie , e non permettete che alcuno non invitato da voi si introduca nel santo ovile. So che voi ci chiamerete al vostro tribunale, e come disse il vostro servo fedele Bernardo, ci interrogherete : Quomodo intrasti ? Questa idea ci spaventa, questo pensiero ci mette nella inquietudine. Ero io chiamato? Mentre io andrò a riflettere ai piedi di Voi crocifisso, Voi parlate al' cuore di questi vostri carìssimi figli, e se li avete invitati Voi a seguirvi , fate loro sentire parole di consolazione e conforto , assicurandoli che sempre essi saranno con Voi. L' avete detto Voi, esclamava terminando, volo ut ubi ego sum, illic sit et minister meus.

Queste veementi parole, pronunziate con ispirito di carità, fecero in tutta l'udienza un mirabile e mai più veduto effetto. Chi era ancora dubbioso pella sua vocazione fu per ritirarsene subito, e chi era anche sempre stato fermo e deciso, provò dolorosa impressione. Che sera fu mai quella memoranda per tutti ! Dopo la predica si fermarono quasi tutti a meditare, con quali intenzioni volevano incorporarsi tra i ministri di Dio, e ciascuno tremava per sè. Il nostro buon Matteo sentì nuovamente più gagliardi i suoi timori , e solo col ripetere a se stesso , e col rinfrancarsi del suo retto fine di consecrarsi a Dio, potè provar un poco di quiete. Nelle sue memorie stanno quasi colonne di carta scritta in quell' occasione. Là si leggono le più tenere espressioni a Dio di affetto, di pietà , di servitù. - Ma, Signore , oragli diceva, dove andrei lontano da Voi ? Io non

mi sento altra volontà che di seguire , amare , servire Voi, che da tutta la eternità mi avete amato. E dove . potrei ascoltare parole di vita eterna? Starò ai vostri piedi , mi ciberò delle particelle, che cadranno dalla vostra mensa, ma voglio stare con Voi, vivere per Voi, dipendere ora e sempre da Voi.

Un altro giorno il predicatore trattò della missione del Sacerdote in mezzo a' cristiani. Noi troviamo alcuni passi, che toccarono il buon Matteo, tra gli altri questo, che egli trascrive nella sua semplicità: Il Sacerdote non può andare in paradiso nè all'inferno da solo. Se riesce a salvarsi sarcà accompagnato da tante anime, alle quali egli fu guida e sostegno, e ministro delle misericordie di Dio. Ma guai se tradisce i suoi doveri! Quante anime correranno alla perdizione per i suoi cattivi esempi. Si verifica in lui quel gran detto: Corruptio optimi pessima. Queste idee che troviamo scritte nelle sue memorie, e che egli ripete ora con timore e con affetto, 'a quelle anime che Dio gli ha consegnate, Frano pur quelle che andavano al cuore dei giovani Leviti, che, come gli Apostoli nel Cenacolo, aspettavano sopra se stessi la discesa dello Spirito Santo coll'abbondanza dei suoi doni.

Mentre però le cose procedevano bene pel nostro Matteo , ritirato per i suoi esercizi , il Signore gli preparava una doppia prova e nella sua vocazione e nella sua famiglia.

Siamo stati infra due pensieri assai tempo se dovevamo scrivere, o saltare a piè pari il doloroso caso ; ma poi nella certezza che possa tornare di utilità a qualcuno, ci disponiamo a narrarlo in tutte le sue minute circostanze.

Ricorderanno ancora i nostri lettori come il padre di Matteo, ed anche la madre tentarono in mille modi per distorlo dal seguire la pia vocazione, e come solo dopo assai lunghe prove si determinarono di dargli alla fine il desiderato consenso. Il Signore non abbandonò allora il pio giovanetto , e gli diè tanta forza da reggere a tutte le prove , anzi da diventare più forte, più fermo a loro cagione. Ma c' è assai di più. Il buon Dio pare che in questi casi consideri fatte a se stesso certe contraddizioni , ed Egli stesso ne tolga o come giudice o come padre le sue vendette. -Il padre di Matteo ornai non vedeva più lontano il giorno in cui il suo figlio, unto Sacerdote di Dio, saliva ai sacri altari per offerire la prima volta l' Ostia viva di pace e di amore. Nel vedere poi come questa gioia era sentita universalmente in tutto il paesello, e che tutti ne prendevano parte, e ne ringraziavano il Signore come di una benedizione particolare , il suo cuore di padre ne era soddisfatto, e quasi diremmo, orgoglioso. Questa speranza si faceva certezza, ricordando per quali vie meravigliose il Signore l'aveva chiamato a sè, e per quante difficoltà ve lo aveva confermato. Ora vedeva avvicinarsi l' ora della sua massima consolazione, e voleva che fosse consolazione e festa per tutti.

Combinò col Paroco il da farsi, e non desiderò di partirsi d' un dito dalla presa deliberazione. Si convenne che ogni mensa avesse i suoi doni.

Ai poverelli si dovesse dispensare quanto era necessario per un lieto desinare , in pane , carne , riso, ed anche un poco di vino; a qualche orfano poverello si provvedessero abiti e scarpe; altri regali, come croci, medaglie e libretti, quale tenero ricordo della fausta occasione del più bel giorno della vita del suo Matteo, erano preparati per quelli che avrebbero fatta la s. Comunione dalle mani del nuovo Sacerdote. Si vedeva anche in paese un certo movimento, un'aspettazione grande, che rendeva avvertiti che non si trattava di una festa individuale, ma di una festa di tutti. Chi avesse veduta in quei giorni la signora Nannina l'avrebbe proprio riconosciuta come l'antica Marta del Vangelo, sollicita erga plurima : piena di brighe nell'anima e nel corpo.

Che splendida festa ognuno si aspettava! Era il secondo giorno che Matteo stava preparandosi per le Ordinazioni, quando il signor Francesco, suo padre, accusò un piccolo disturbo di stomaco, per cui si fermò più del solito a letto. Alzatosi più tardi, ordinò ancora alcune faccende per quel gran giorno, fece una visita al Paroco per sollecitare gli addobbi della Chiesa , e poi a passo più lento e affaticato andò a vedere un ammalato che egli stava curando. A differenza delle altre volte chiamò una sedia, e prolungò la sua visita oltre il consueto. Era proprio stanco ! Quando si mosse per ricondursi a casa, sentì che le gambe gli tremavano, ed egli male vi si reggeva. La testa gli cominciava ad ardere, lo stomaco a dolergli più fortemente, in una parola egli sentiva un gran male, e s'accorgeva d'essere ammalato. Si trascinò come poté fino a casa, e per quella sera si andò subito a coricare. Che notte dolorosa anche per la signora Nannina ! La passò intieramente d'attorno al compagno della sua vita, con pietà ed amore, alternando le cure più affettuose coll'assistenza al suo letto, senza un momento di riposo. Pregò e pianse tra la speranza ed il timore tutta la notte, finchè all'alba accorgendosi che il buon malato non si sentiva per niente sollevato, anzi accennava a peggio, si decise prima di chiamare il medico, e poi di scrivere al figlio Matteo, raccomandandolo alle preghiere, dicendogli però che il male era cosa da nulla, e che anche il padre sperava in un giorno o due essere pienamente ristabilito. Alla sera di questo giorno il signor Francesco sentendo più arsa la testa, e come una fornace , temendo vivamente per sé, mostrò il desiderio di rivedere il figlio. Anche il Paroco scorgeva, che il male era grave, sebbene non ancora pericoloso , ed egli stesso s'incaricò di scrivere al Rettore del Seminario, perché concedesse a Matteo di venir a casa ed assistere il padre. Scritta la lettera con modi calmi e temperati , e lettala anche all' infermo, si stabilì di non mandarla che alla dimani, se mai nella notte l'ammalato pigliasse una piega migliore. Invece all'alba si trovò di molto peggiorato : e si mandò uno a posta a portare l'ambasciata, ed aspettare Matteo per accompagnarlo.

Che distretta al suo cuore! Povero padre ! esclamò, quando il Rettore gli comunicò la notizia : e poi, rivolgendo il pensiero con mestizia alle Ordinazioni, che vedeva allontanarsi da sé : povero me! come il Signore mi castiga ! - Abbassò la fronte e colle lagrime agli occhi, chiese ed ottenne licenza di andare al letto del padre ammalato. I suoi compagni, sapendo tosto la causa dell' improvvisa sua scomparsa, non finivano di pregare Iddio per lui e per il padre, augurandosi di poterlo presto rivedere, e continuare l' opera santa degli esercizi.

Intanto la malattia precipitava. Arrivato a casa, seppe che il suo buon padre aveva voluto in quella mattina ricevere il S. Viatico, per non aspettare, egli diceva , di riceverlo, quando non avesse più saputo ciò che si faceva. Pur troppo che molti cristiani sogliono fare così , ma io non voglio trovarmi fra costoro. Possa almeno dare in questo un poco di buon esempio !

Quando la signora Nannina in bel modo annunziò all'infermo che Matteo era arrivato , e che saliva le scale, egli alzò gli occhi al cielo, e poi disse: Povero figlio ! venga, venga che io lo voglio tosto vedere!

Fu un momento di molta commozione, e se non era del Paroco, che sollevò quei mesti cuori con parole soavi di Dio, che anche nel dolore sa ricavare la sua gloria ed il nostro bene , quella sera non sarebbe stata, che una dolorosa anticipazione della morte. Non si volle però lusingare il malato, e conoscendo il suo stato grave e pericoloso, desiderò di trovarsi a solo a solo col figliuolo. Ho molte cose a comunicargli, diceva, che mi gioveranno assai.

Quando tutti uscirono dalla camera, e vide solo vicino a sé il figlio, con gli occhi pieni di lacrime : Caro Matteo, gli disse, io non mi leverò più da questo letto. Ma prima di- morire ho alcune cose della massima importanza a dirti. Non ti raccomando tua madre, perchè so quanto la amasti sempre e la rispetti, né ti raccomando che sii ubbidiente alla sua parola, perché il passato mi é di sicurezza dell'avvenire. E poi la religione parlerà più forte ancora al tuo cuore. Mi preme che tu... E qui si fermò. La parola già commossa e penosa non gli usciva più dalla bocca che quasi a singhiozzi. Il buon Matteo credette di fare un atto di carità interrompendo il padre per dirgli, che le sue parole gli sarebbero state sacre e venerande, e che si riposasse. Ma accennando il papà di voler continuare, egli si tacque. Fattosi più tranquillo, egli riprese a parlare così

« Mi preme che tu dimentichi quanto hai dovuto patire per causa nostra; quando noi avremmo voluto, che tu abbandonassi l'idea della religione, e dello stato ecclesiastico. Ella pure mi aiutava ad essere severo contro di te. Perdonala , come ti prego di perdonare me. Adesso che ti vedo vicino a coronare i tuoi desiderii, e che il giorno della tua prima messa, come avrebbe fatti noi felici, era aspettato con tanta ansietà in paese , m'accorgo ch'io non mi troverò più presente. Anche Mosè vicino alla terra promessa non poté entrarvi, e solo la vide da lontano. Il buon Dio mi castiga nella parte più tenera del mio cuore, e nelle cose stesse in cui ho mancato. Non mi lusingo più di guarire ; ti assisterò dal cielo.

In quel giorno ricorda tuo padre, che pure ti amò tanto, e che da anni aspettava questo giorno della tua prima messa, per dire poi a Dio che mi prendesse con sè. Valga il sacrifizio presente, con quello della mia vita ad abbreviare le pene del Purgatorio. E grande il sacrifizio : pure mi sembra che accetterei più volentieri la morte , se prima ti avessi veduto all'altare. Non si faccia però la mia ma la sua santissima volontà. »

Il buon Matteo ascoltava le concitate parole del padre, con la massima riverenza, ed alla fine lo consolò con dirgli che Dio in quello si regolava da buon padre, e che, sebbene non si dovesse ancora temere di perderlo , tuttavia egli l' aveva disposto a far così ogni sacrifizio in modo da prepararlo intieramente pel Paradiso.

Ma, via, rimettiamo la nostra confidenza nella Madonna, Ella potrà ottenerci questa grazia della vostra salute. Tutti pregano in paese: la nostra chiesuola è sempre piena di gente che La supplica per la vostra guarigione. Sì, sì: dite anche voi Salus infirmorum, ora pro nobis.

Le quali parole erano balsamo al cuore del padre, che di quando in quando giungendo le mani e levando gli occhi al cielo , ripeteva : Fiat , fiat

E celebre in Piemonte per la santità del luogo, e perla memoria del miracolo il santuario della Madonna de' Fiori, vicino a Bra. Narra la pia tradizione, e lo conferma costantemente il fatto ogni anno, che nel 1339 mentre gli Spagnuoli spadroneggiavano in Piemonte , una divota giovanetta , chiamata Egidia Mathis, tentata nella virtù, implorò l'aiuto di M. SS. Le comparve la Vergine Ausiliatrice, come tenerissima madre , e la liberò da quel grave pericolo , mettendo nel cuore di quegli scostumati soldati un salutare spavento. Era allora il 29 di dicembre, ogni cosa era coperta di neve, ma sotto ai piedi di Maria la natura cambiò di aspetto, e quel cespuglio, sopra del quale pareva posasse la Vergine benedetta, rinverdì tostamente, mettendo leggiadrissimi fiori , come in bella e sorridente primavera. Il caso é narrato dalla pia giovinetta, più la vista di quei cespugli coperti di bianchissimi fiori, che lo assicuravano, chiamò molti divoti in quei luoghi, per onorare la Vergine , custode e protettrice della virtù, e per implorarne i suoi celesti favori. Ora esiste un piccolo ma divoto santuario, ove è un continuo accorrere di fedeli da ogni paese vicino. - In una mattina di settembre del 18... si vedevano raccolti davanti all' imagine nel massimo fervore una donna tutta vestita a lutto, e vicino a lei un giovine Levita. Il loro aspetto era di persone afflitte assai, ma calme e rassegnate. I loro occhi erano rosseggianti per le lacrime sparse , ma la loro fronte segnava pace, e quella santa quiete, che suol accompagnare le anime pie anche nelle più gravi sventure. In una parola se un pittore avesse voluto ripetere l'aspetto di quei due mesti, avrebbe detto che la Donna era l'imagine di Maria dolente ai piedi della Croce , ed il Levita rappresentava quella dell'Apostolo diletto. L'una e l'altro sono persone a noi conosciute ; e non dobbiamo dirlo con tante parole ai nostri lettori , che sono la signora Nannina ed il suo figlio Matteo.

Era morto il giorno prima il signor Francesco, e morto da cristiano e con una rassegnazione da vero credente, e con i più bei segni della salute eterna. Benedisse prima di morire il suo buon figlio, e raccomandandosi alle preghiere di tutti, erasi addormentato nel Signore. Era la vigilia del giorno in cui Matteo doveva prendere le sacre Ordinazioni. Morendo aveva lasciato nel lutto e nel dolore tutto il suo paese, che in lui piangeva l'uomo caritatevole e pietoso , ed il vero padre dei poveri. Lo compiangevano ancora di più, perchè era morto, quando ognuno si aspettava di vederlo pienamente felice nella persona di suo figlio. Trassero tutti alla sua sepoltura , e con le preghiere fatte a Dio non furono poche le lacrime. E mentre si portava al sabato, vigilia dell'Addolorata, il povero morto alla sua ultima dimora, la vedova ed il figlio erano andati a trovar conforto ai piedi di N. S. dei Fiori. Davanti a. Colei, che è pur chiamata la Madre dei dolori , pregavano la pace ed il riposo eterno all'anima di chi avevano tanto amato in vita. Col pensiero del padre veniva anche nella mente del figlio quello delle sacre Ordinazioni. In quell'ora, in quel giorno, avrebbe dovuto essere consecrato sacerdote dell'Altissimo, con tanti compagni più di lui fortunati. La pena vivissima del sacrifizio dovuto fare la offeriva con pienezza di cuore a Dio, per suffragare l'anima del padre , e gli pareva che sola, tanto era grave , bastasse per accelerargli l' entrata del bel paradiso. Così un'altra volta il pio religioso aveva occasione di umiliarsi a Dio e ripetere con umiltà e rassegnazione

Giusto e mite, o Signore, è il tuo decreto.

LA VISITA DEI PELLEGRINI FRANCESI all'Oratorio di S. Francesco di Sales in Torino.

Abbiamo pregato l'amato nostro Confratello, il signor Conte D. Carlo Cays, a volerci favorire una relazione sulla visita , che parecchie centinaia di Pellegrini Francesi, nel loro ritorno da Roma, fecero al nostro Oratorio di S. Francesco di Sales in Torino, l'ottava della festa di Maria Immacolata, ed egli cortesemente ce ne compiacque. Ecco pertanto quello che ce ne scrive , facendosi oggi collaboratore del nostro Bollettino.

Una festicciuola improvvisata rallegrava nel giorno 15 dicembre p. p. il nostro Oratorio di S. Francesco di Sales in Torino.

Una nobile Comitiva di Pellegrini Francesi reduci da Roma giungeva nella nostra città, in sul far del mattino di quella stessa giornata.

I Pellegrini, trasportati da speciale convoglio messo a loro disposizione da una Compagnia Inglese, percorsa l' Italia , visitata la capitale del mondo cattolico , ed ottenuto lo scopo del loro pellegrinaggio, di prostrarsi cioè ai piedi del Sommo Pontefice Leone XIII , avevano ancor un desiderio da soddisfare in quest' ultima stazione del suolo Italiano. Essi desideravano di visitare il Santuario della cara nostra Madre Maria Ausiliatrice, e di vedere D. Bosco.

Era l'ora una del pomeriggio, quando un primo Pellegrino si presentava all' Oratorio ad annunziare al nostro Superiore il pio divisamento.

I Pellegrini dovevano essere circa 600, e, per' soddisfare al voto comune, nell'ordine del viaggio era prestabilito che, alle ore cinque della sera del giorno suddetto, la pia Comitiva si sarebbe riunita nel nostro Santuario, a ringraziare Maria SS. del felice viaggio loro accordato, ed a ricevere la benedizione del SS. Sacramento , colla speranza di poscia trattenersi qualche momento col Rev. Don Bosco. Questi lo assicurava che volentieri sarebbesi trovato a disposizione del rispettabile corpo dei Pellegrini cattolici , e che appena terminata la funzione della sera li avrebbe veduti con grande piacere.

Intanto il rappresentante della Comitiva dichiaravasi fortunato di poter pel primo abboccarsi in privato con D. Bosco, e disse che a questo scopo erasi di gran voglia incaricato di precedere gli altri a dargli cotesto avviso, e così aver agio di intrattenersi da solo con lui. Ma sgraziatamente per esso tale pensiero non era venuto in capo a lui solo, chè la massima parte de' compagni di pellegrinaggio, fatto ciascuno lo stesso calcolo, s' incamminava a piccole separate squadre verso l'Oratorio. Tutti volevano vedere e parlare in privato a D. Bosco, e a questo scopo, senza saperne l'uno dell' altro prevenivano l' ora ufficialmente prestabilita, dirigendosi alla stessa volta.

In breve il cortile dell' Oratorio fu pieno di Pellegrini, che penetrati nel refettorio ove si trovava D. Bosco, non fu più possibile ne' al primo nè agli altri ottenere la privata udienza, che ciascuno cotanto desiderava.

D. Bosco andava cercando di moltiplicarsi, ma ero non ostante non poteva soddisfare al desiderio di tutti. Si propose loro di visitare intanto i laboratori e la Casa, divisi in varii drappelli , ed essi il fecero di buon grado, pigliando cognizione di ogni cosa sul luogo stesso.

Don Bosco a capo anch'Egli di un drappello più numeroso percorreva tutta la Casa, ma accostato da tutti, soffermato ad ogni istante, il giro d'ispezione si prolungò assai. Tutti volevano udire da lui come aveva incominciata e proseguita l'Opera sua, e per soddisfarli dovette promettere che avrebbe ragionato a tutti insieme, dopo che avessero presa la benedizione del SS. Sacramento nell' attiguo Santuario di Maria Ausiliatrice.

In questo frattempo era arrivata l'ora della sacra funzione, e già le campane ne avevano dato l'avviso suonando a festa. I giovani, secondo il consueto, si raccoglievano in chiesa ad occupare i loro banchi, ed i Pellegrini con un buon numero di cattolici torinesi riempievano il resto del vasto tempio, che illuminato dal gaz e da numerosi ceri presentava un aspetto maestoso , e destava nei cuori divozione ed ammirazione ad un tempo.

Intonato dal coro dei nostri giovani il mottetto Tota pulchra es Maria, a quattro parti, del Teol. Giovanni Cagliero, la chiesa echeggiò di quella soave armonia, che solleva i cuori a venerare ed a salutare l' Augusta ed Immacolata Regina del Cielo.

Usciti i sacri Ministri parati, scelti tra i Sacerdoti Pellegrini , si espose il Venerabile sull'altare. Al cantico maestoso e grave del Tantum ergo, a quattro parti, del Maestro Felice Frasi, s'incurvarono tutte le fronti, e le adorazioni di tanti Cristiani di diversa lingua, ma della stessa fede, ascesero al trono del Signore, siccome incenso odoroso che s'innalza al cielo. Impartita la Benedizione, si chiudeva la sacra cerimonia colla più divota commozione.

Sfilata la schiera dei Ministri, ed usciti i giovani dalla chiesa, i Pellegrini furono invitati a passare in un sito spazioso dell'Oratorio, a bella posta preparato pel loro ricevimento. Sul luogo del loro passaggio stavano schierati in due ali i giovani dell'Oratorio, ed i Pellegrini erano salutati con festivi e cordiali battimani ed applausi, e dal suono della banda musicale.

Raccolti i Pellegrini nel luogo destinato, adorno alla meglio e sufficientemente illuminato, presero posto nei banchi e sedie a ciò preparate, aspettando ansiosi l'arrivo di D. Bosco.

Questi non si fece aspettare.

Accompagnato dal Direttore del Pellegrinaggio, il Reverendo Padre Ippollito dell' Assunzione , e dai principali che vi tenevano dietro, saliva Egli con essi su di un palco un po' più elevato, ed occupato il posto d' onore salutava commosso quella eletta schiera di fervidi Cattolici di oltre Alpi, e dava a tutti il ben venuto, con ispontaneo e cordialissimo discorso in lingua francese, del quale mi duole di non poter produrre che un misero sunto.

Cominciò Egli dall'encomiare lo scopo che conduce a Roma tanti ferventi Cristiani a dar pubblica prova del loro attaccamento alla Cattedra infallibile del Vicario di Gesù Cristo. « Mi rallegra, disse D. Bosco, e mi commuove lo spettacolo di una eletta di Cattolici, i quali con questo attestato di fede, esercitano un apostolato tanto più meritorio, quanto più manifesto e pubblico. In questo secolo, in cui tutto ciò, che sente di pubblica confessione di religione e di fede, è cotanto abborrito, in cui l'esercizio di essa si vorrebbe condannato all'oscurità delle catacombe, in cui si vorrebbero impedire le pubbliche funzioni religiose, in cui non si vorrebbe più vedere alcun esterno indizio di credenti, in cui la divisa di un religioso e di una religiosa, e gli abiti di quelli che sono in particolar modo consacrati al Signore si vorrebbero sbanditi dalla società , voi coraggiosi avete trovato il mezzo di pubblicamente manifestare i vostri sentimenti cattolici, diametralmente opposti a quelli del mondo. Abbandonate le vostre case, attraversate il vostro paese, vi esponete sulla terra di altre nazioni, per recarvi a far omaggio al Vicario di Gesù Cristo, spogliato oggidì del prestigio d'ogni terrena autorità. Voi date una bellissima prova di cattolica fede.

» L'abito non fa il monaco ; e se una infernale congiura è riuscita a far scomparire la tonaca del monaco, la cocolla del frate ed ogni traccia di quelle benemerite Congregazioni , che portavano nel secolo alta la bandiera di Gesù Cristo, voi senza questi esterni indizi prendete il posto di quei benemeriti. Voi non arrossite di portare al cospetto del mondo il vessillo della nostra Redenzione, mostrando così quale sia il vostro attaccamento a Gesù Cristo medesimo nella persona del suo Rappresentante. Il mondo non vuol vedere le divise dei seguaci di Gesù Cristo? Ebbene sia costretto a vederne i seguaci, che senza di quelle mostrano nondimeno la stessa fede, lo stesso coraggio. Io mi congratulo adunque con voi ed applaudo al vostro nobile scopo.

» Reduci dalla vostra nobile meta voi avete voluto onorarmi con questa visita. Io vorrei contraccambiare la vostra dimostrazione d'affetto nel miglior modo possibile. Mi duole di non poter intrattenermi con ciascuno di voi, per ringraziarvi ad uno ad uno. Devo perciò servirmi di questo pubblico mezzo, per ringraziarvi tutti insieme ed esprimervi i sentimenti di gratitudine e d'affetto che mi legano a voi.

» Questa vostra dimostrazione è un attestato di divozione, che voi intendete di dare alla Dispensiera di tante grazie, alla cara nostra Madre Maria Ausiliatrice , e io godo di unirmi con voi a ringraziarla ed a cantarne le lodi. Oh ! sì, quanto mi è caro il salutarvi tutti come amatissimi fratelli, siccome figli di Maria

» Ma voi amate d'udire il principio e lo sviluppo che il Signore ha voluto dare a quest' Oratorio. Procurerò di soddisfare in breve al vostro desiderio. »

E qui D. Bosco, tessuta compendiosamente la storia dell'Oratorio di Torino, fece osservare come fra i varii mezzi, di cui si è servito il Signore; occupino un luogo abbastanza importante quelle benemerite persone che colle preghiere, limosine ed altre buone opere vennero in aiuto a D. Bosco ed alla stia Casa. Queste possono dirsi i primi Cooperatori di desiderio e di fatto ; esse ne acquistarono più tardi il titolo proprio , quando, benedetto da Pio IX il loro concorso, furono canonicamente aggregate alla Salesiana famiglia , ed arrichita di molteplici indulgenze, loro accordate con Breve Pontificio del mese di Maggio 1876.

« Ottimi ed amati Pellegrini , soggiunse Don Bosco, vedo che anche voi vi interessate alle umili nostre opere, vedo che prendete nota di quanto possa essere imitato nei vostri paesi a vantaggio della gioventù abbandonata, e che moltissimi desiderate di potervi rendere utili in egual maniera alla gioventù del vostro popolo. Or bene, nulla vi manca per esser ancor voi Cooperatori e Cooperatrici Salesiane. Voi già ne fate le opere, non vi manca che il titolo e la formale aggregazione per godere delle indulgenze e della comunione di tutto il bene, che si fa dai Salesiani e Cooperatori inscritti , secondo la mente delle Pontificie concessioni. Voi non avete che a manifestarne la volontà, non avete che a dare il vostro nome e l'indirizzo di domicilio, poiché sarà la massima delle mie consolazioni il potervi tutti iscrivere fra l' Elenco dei nostri Salesiani Cooperatori e Cooperatrici , per formare con voi una falange compatta, allo scopo di estendere maggiormente il bene della Religione, il vantaggio della gioventù, la salute delle anime, il benessere eziandio della civile società.

» Se ripasserete in Torino, o in qualunque sito ove si trovi una Casa Salesiana, voi sarete sempre ricevuti con piacere, siccome fratelli amatissimi, perché membri del medesimo Gesù Cristo, perché figli di Maria Ausiliatrice nostra dolcissima Madre, perché Cooperatori Salesiani, uniti con noi coi vincoli di particolare stima ed affetto. »

Don Bosco finiva il suo dire facendo voti per la prosperità della Francia, perché potesse superare felicemente la crisi che oggi la travaglia, e serbarsi ognora figlia primogenita della Chiesa.

Terminato il discorso tra gli applausi dei Pellegrini, maravigliati di udire D. Bosco a parlare con tanta chiarezza la loro lingua , prese la parola il Reverendo Padre Ippolito, ed a nome della Comitiva ringraziava D. Bosco del cordiale ricevimento, ed assai più della proferta di estendere, a chi li bramasse, i vantaggi dell'opera dei Cooperatori Salesiani.

« Partiti dalle nostre case , egli disse, collo scopo primario di recarci nella capitale del mondo cattolico, per presentare al Vicario di Dio l'omaggio della nostra fede, e riceverne la benedizione per noi e pei nostri cari , noi ce ne tornavamo soddisfatti. Però avevamo ancora un desiderio, ed era quello di visitare in questa città il tempio di Maria Ausiliatrice, donde partono tante grazie, e questa Casa di carità che ospita, mantiene ed istruisce tanti figli del popolo. Questa sera, riuniti in questo giardino di opere cristiane, ci sentiamo rinascere all' olezzo di tante rose di virtù, che vediamo così vigorose pullulare e fiorire in questo recinto. La gentilezza e la spontaneità dell' accoglimento, che riceviamo , ci fa quasi dimenticare, che in mezzo a tanti fiori noi non siamo che spine, e che, presentandoci a Don Bosco in tanto numero, noi non abbiamo ad offerirgli che incomodi e punture. Ma ci conforta il pensiero che i Santi non somigliano al mondo, e che ben sovente ciò, che da questo è abborrito, forma invece l'oggetto di consolazione per quelli. Don Bosco ama vederci anche con suo incommodo in queste mura, a ricopiare queste opere ammirabili a vantaggio eziandio dei nostri poverelli. Egli ama i poveri dovunque si trovino, ed è per questo che già vediamo anche nella nostra Francia stabilite varie Case Salesiane. Ed oh ! fossero pure in maggior numero! Facciamo ardenti voti che queste si estendano e si moltiplichino, talchè possa contarne alcuna ogni dipartimento ed ogni città, non esclusa Parigi.

» Se poi i Pellegrini possono essere spine, sappiamo che D. Bosco li apprezza e li ama ; ed é perciò che, ben lungi dallo sfiduciarci, noi ci ripromettiamo di ritornarvi anche nei futuri Pellegrinaggi.

» Don Bosco ci ama e ci apprezza ; ed è per questo che, abbracciando egli nella sua carità, la quale è veramente universale perché si estende tanto agli Italiani, quanto a Francesi, Spagnuoli, ed a quelli d'altre più lontane nazioni, ci ha fatto invito di coadiuvarlo nelle varie opere sue, che bramerebbe propagare da per tutto, specialmente nella Francia nostra. A questo fine ci pregò a dargli la mano e farglisi Cooperatori.

» Suvvia compagni, rispondiamo all' appello, e chi è bramoso di accingersi ad un' opera di carità verso dei proprii fratelli , non isdegni dal dare il suo nome ed unirvi l'indirizzo locale, ove si abbia a spedire, insieme col personale diploma, il Bollettino della Società. »

Fatta quindi preghiera a D. Bosco d' impartire a tutti gli astanti la benedizione di Maria SS. Ausiliatrice, con essa si sciolse l'adunanza. I buoni ed amati Pellegrini uscirono dal nostro Oratorio verso le ore sette, rallegrati sul loro passaggio dai concerti della musica istrumentale.

Il convoglio, che riconduceva la Comitiva in Francia, non doveva partire che alle ore 5 pomeridiane dell' indomani. Perciò se molti di quella sera stessa si fecero inscrivere fra i Cooperatori Salesiani , moltissimi , stante l'ora già tarda, si riservarono pel giorno dopo.

Nel mattino seguente un buon numero di Sacerdoti del Pellegrinaggio si presentarono a celebrare la s. Messa nel nostro Santuario, e moltissimi laici signori e signore vi accorsero ad accostarsi al Sacramento Eucaristico, ad onore di Maria Ausiliatrice.

Il Direttore del Pellegrinaggio ed alcuni fra i principali Pellegrini , invitati da D. Bosco, onorarono eziandio colla loro presenza il modesto pranzo della nostra comunità.

Gli uni agli altri riuniti, rinnovarono quasi l'affluenza del giorno innanzi, e tutti nell'intento di rispondere all'appello di D. Bosco e di rivederlo ancora, lo cercavano , lo attorniavano per avere una benedizione ed una parola amica. Tutti ne desideravano un ricordo, e chi si procurava corone, croci e medaglie per riaverle benedette da lui, chi presentava libri ed immagini per farvi apporre la firma autografa, chi ancora fu visto impossessarsi della penna di cui s' era servito , surrogandola con altra, che appena usata, era nuovamente da altri sottratta, quasi preziosa memoria di lui.

Questa tenerissima gara di venerazione e d'affetto pei nostro buon Padre ci commosse sino alle lagrime, e noi suoi figli ricorderemo sempre con amore quelle due bellissime giornate , in cui avemmo una prova non dubbia e della pietà dei Pellegrini francesi, e della stima, che al di là dei confini italiani si ha delle opere di D. Bosco.

UNA GRADITA VISITI D'ILLUSTRI AMERICANI.

La vigilia del Santo Natale abbiamo avuto la dolce consolazione di ricevere nel nostro Oratorio di Torino una gradita visita dell'illustre Monsignor Antonio Espinoza, Vicario Generale dell'Arcidiocesi di Buenos-Ayres, e di due suoi compagni. Egli ci fu latore di preziose lettere dell'esimio suo Arcivescovo, e di liete notizie dei nostri fratelli della Repubblica Argentina. Ne parleremo nel prossimo numero.

L'INDICE DEL PRIMO QUINQUENNIO del Bollettino.

L'umile nostro periodico cominciò a vedere la luce nel mese di Agosto dell'anno 1877; perciò conta ormai un quinquennio di vita.

Gli anni scorsi non abbiamo dato l'indice delle materie , come sogliono i giornali per comodità di coloro, che ne fanno legare i numeri insieme. Ciò che non abbiamo fatto per lo passato, il faremo in avvenire.

Intanto quei Cooperatori e quelle Cooperatrici, che bramano di possedere la intera raccolta, favoriscano di domandarcela, e noi la invieremo loro legata insieme coll' indice. Essa non costa che L.15, le quali vanno a totale benefizio delle Opere Salesiane.

INDULGENZE SPECIALI pei Cooperatori Salesiani.

Per concessione pontificia in data del 9 di maggio 1876 ogni Cooperatore ed ogni Cooperatrice può guadagnare tutte le Indulgenze dei Terziarii di S. Francesco di Assisi, tanto plenarie, quanto parziali.

Fra le altre può acquistare Indulgenza plenaria una volta al giorno, da applicarsi alle anime del Purgatorio, recitando la terza parte del Rosario di Maria Vergine avanti al SS. Sacramento, e non potendo avanti al divin Sacramento, recitandola innanzi al Crocefisso.

Indulgenza plenaria ogni volta che si accosta alla santa Comunione.

Può altresì lucrare moltissime Indulgenze nel corso del giorno , mediante la recita di sei Pater, Ave e Gloria, secondo la mente del Sommo Pontefice. E queste indulgenze , applicabili alle anime purganti , le può acquistare toties quoties, ossia tutte le volte che recita i suddetti Pater, Ave e Gloria in qualunque luogo, senza bisogno di Confessione e Comunione, purché sia in grazia di Dio.

Oltre a queste, un' altra Plenaria ne può guadagnare ogni Domenica, e nei giorni qui sotto notati, purché confessato negli otto giorni, e comunicato visiti una qualche Chiesa o pubblico Oratorio, pregandovi secondo la mente del Sommo Pontefice.

Mese di Febbraio.

2. Purificazione di Maria Vergine.

4. S. Giuseppe da Leonessa.

13. Beata Angela da Foligno.

22. Cattedra di S. Pietro in Antiochia. 23. Santa Margherita da Cortona. 25. San Mattia Apostolo.

Con permesso dell'Aut. Eccl. - FERRARI GIUSEPPE gerente respons.