ANNO III. - N. 12.   Esce una volta al mese   DICEMBRE 1879

BOLLETTINO SALESIANO

Direzione nell'Oratorio Salesiano. - Via Cottolengo, N. 32, TORINO

SOMMARIO. - Primo giubileo della definizione dogmatica di Maria Immacolata - Graziosa beneficenza del Santo Padre - Risultato di esami - L'Em.mo Cardinale Bilio a D. Bosco - I lavori della Chiesa di S. Giovanni - Avviso pei nuovi Cooperatori- Ancora della Lotteria - Storia dell'Oratorio di S. Francesco di Sales - Indulgenze speciali pei Cooperatori Salesiani - Felicitazioni.

PRIMO GIUBILEO Della definizione dogmatica di Maria Immacolata.

Era il mattino dell' otto Dicembre 1854, e nel vastissimo Tempio del Vaticano gremito di popolo stava su maestoso trono l'Angelico Pio di sempre gloriosa memoria, circondato da splendida corona di 56 Cardinali, e di 140 tra Patriarchi, Primati, Arcivescovi e Vescovi di ogni rito, paese e lingua, accorsi nell' Alma Città ad onore dell' Augusta Madre di Dio.

Incominciata la Messa solenne, e cantato il Vangelo in latina e greca favella, s'intonava il Veni Creator. Una moltitudine immensa, rappresentante la famiglia Cattolica sparsa su tutta la faccia dell'Orbe, invocava da Dio lume al supremo Gerarca, che a gloria di Colei, che tutte le genti chiamano Beata, stava per pronunziare una sentenza, a cui avrebbe applaudito il Cielo e la Terra.

Erano scoccate le ore undici, quando l'im-mortal Pontefice colla sua voce tonante ed armoniosa incominciava la lettura della Bolla Dogmatica Ineffabilis Deus. Pio IX aveva terminato di leggere i preamboli di quel documento d'insigne sapienza, ed era giunto alla parola: Declaramus. A quel punto la sua voce si abbassa, si sospende, s' interrompe.... Lagrime più che di gioia, più che di esultanza e di venerazione, lagrime a cui niuna lingua saprebbe dare un nome, spuntano sugli occhi del Papa, e cadono con virtù indicibile sul cuor degli astanti. Piange commosso il venerando Consesso che lo circonda; piange intenerito il popolo accorso. Fu quello un momento solenne.

Dopo un istante il Santo Padre, frenando la sua commozione, e ripigliando la sua voce, pronunziava la formola della sospirata definizione con queste parole: « Dichiariamo, pronunziamo, definiamo essere dottrina rivelata da Dio, che la Beatissima Vergine Maria sin dal primo istante della sua Concezione, per singolare privilegio e grazia di Dio Onnipotente, in virtù dei meriti di Gesù Cristo, Salvatore dell'uman genere, fu preservata immune da ogni macchia di colpa originale; epperciò doversi fermamente e costantemente credere da tutti i fedeli. »

Compiuto l' incruento Sacrifizio, un Te Deum solenne, cantato con affetto indescrivibile da più migliaia di lingue, faceva risuonare le maestose volte del più gran Tempio del mondo. Intanto il cannone del forte Sant'Angelo annunziava a tutta la città la promulgazione dell' infallibile Decreto, e coi suoi ripetuti colpi pareva che volesse far giungere ai luoghi più lontani la novella del lieto avvenimento.

Con quell' atto memorando il grande Pio IX arricchiva e adornava di nuova, preziosa, brillantissima gemma il regal diadema di Maria; la segnalava al mondo ognor più degna di ammirazione e di amore; accendeva in tutti i cuori una più viva e tenera divozione verso di Lei; rapiva i fedeli ad onorarla, a celebrarla con solennissime feste da un capo all'altro dell'Orbe. Di queste, Roma e l'Italia diedero in allora a tutte le nazioni luminosissimo esempio.

Or di cotale dogmatica definizione, per cui fu sommo gaudio in Cielo e soavissima esultanza in Terra, l'otto del mese corrente, giorno sacro a Maria Immacolata, si compie il Ventesimo quinto Anniversario, ossia il primo Giubileo. L'amore e la divozione verso Maria inspirò il lodevole pensiero di non lasciarlo trascorrere come un anno comune, ma di festeggiarlo con pompa speciale. Il degno Successore di quel Grande, a cui Dio riservò la sorte di appagare i voti di tanti secoli, e il glorioso vanto di essere appellato il Pontefice dell'Immacolata, approvò il pio divisamento, e con apposito Decreto in data del 20 passato Settembre concedette la plenaria Indulgenza a tutti coloro, che in quel giorno, o in uno dell' ottava consecutiva, confessati e comunicati visiteranno una Chiesa o pubblico Oratorio, pregandovi secondo l'intenzione di Sua Santità.

Da qualche tempo i Vescovi con apposite lettere vanno eccitando e preparando il clero ed il popolo a questa straordinaria solennità. Alla nostra volta vorremmo possedere l'intelligenza degli Angeli, e l'amore dei Serafini per saper infiammare efficaceniente tutti i nostri Cooperatori e Cooperatrici a mostrarsi in questa occasione figli affettuosissimi di Maria Immacolata; ma ci consola il riflesso che la tenera divozion loro verso di Colei, che in sè racchiude quanto di buono, di bello, di amabile si trova in tutti gli Angeli, in tutti i Santi insiem raccolti, li renderà docili alle esortazioni dei primi Pastori della Chiesa, e pronti a praticare quanto fu dai medesimi ordinato. Il che facendosi basterà per tutto.

Nondimeno reputiam ben fatto di raccomandare le cose seguenti

I. Niuno tralasci di accostarsi ai Sacramenti della Confessione e della Comunione, e di compiere le altre opere prescritte per l'acquisto della plenaria Indulgenza.

II. Ognuno intervenga a tutte le religiose funzioni, che avranno luogo in quella festa, e colla più grande effusione del cuore raccomandi a Maria la Chiesa Cattolica, ed il Successore di Colui, che la proclamò IMMACOLATA.

III. Nel medesimo giorno si compiono eziandio 35 anni, dacchè ebbe incominciamento il nostro Oratorio di S. Francesco di Sales, che fin d'allora fit posto sotto la protezione della Vergine senza macchia. Perciò raccomandiamoglielo caldamente insieme con le cento case, che ormai da esso dipendono. Oggi più che in ogni altro tempo noi sentiamo il bisogno che Maria ci protegga e ci difenda, e col suo piede immacolato prema e schiacci la testa all'infernal serpente, che in modo orrendo contro noi si dimena, e rabbiosamente ci assale. Noi confidiamo in Lei e nelle vostre preghiere.

IV. In data del 40 Settembre il Santo Padre Leone XIII concede 300 giorni d'indulgenza per ogni volta che con animo contrito si recita la seguente giaculatoria : Sia benedetta la Santa, Immacolata e Purissima Concezione della Beata Vergine Maria, Madre di Dio. É la stessa giaculatoria già divulgatissima tra i Cristiani; ma coll'aggiunta delle parole Purissima e Madre di Dio in risarcimento delle orrende bestemmie, che oggidì bocche d'inferno vanno vomitando contro la Purezza Verginale, e la Divina Maternità della celeste Regina. Noi ne raccomandiamo vivamente la recita ed il canto. L'aria, con cui si canta comunemente la prima, si può applicare di leggieri alla seconda, con una semplice inflessione di voce sulla parola Maria, e col portare la cadenza finale sulle parole: Madre di Dio.

Cooperatori e Cooperatrici, nel 1904 si celebrerà il cinquantesimo anniversario di quel faustissimo evento, che in questi giorni mette in moto il cattolico mondo; ma allora noi non vi saremo più tutti. Or bene, lasciamo oggi uno splendido esempio da imitare; facciamo sì, che i nostri posteri, figli e nipoti, volendosi inspirare in quei dì ad un fervido slancio di fede e di amore verso Maria Immacolata, abbiano solo da volgere uno sguardo a 25 anni addietro , e prendere a modello la nostra condotta. In questi giorni intanto cogli accenti più amorosi diciamo a Maria insieme colla Chiesa : Tota pulchra es, et macula originalis non est in te. Tu gloria Jerusalem, tu laetitia Israel, tu honorifientia populi nostri. Viva Maria IMMACOLATA e Chi la creò.

GRAZIOSA BENEFICENZA del Santo Padre.

La Santa Romana Sede , Maestra di tutte le Chiese, si mostrò sempre ad un tempo somma Benefattrice e Madre pietosa. Per mezzo dei Sommi Pontefici Essa non solo corre in aiuto dei fedeli cogli infallibili suoi insegnamenti, ma colle opere di esimia carità. Lasciando a parte i tempi passati, il mondo ne ha oggidì quotidiani esempi. I Cattolici di ogni paese, il ricco ed il povero, in segno di venerazione e di amore come fiumi e ruscelli fanno scorrere nelle mani del Santo Padre limosine ed offerte, ed Egli siccome il mare le converte ben tosto in benefica pioggia , e le diffonde sulla terra a fecondare le opere più belle. Parecchie volte provammo noi pure gli effetti salutari di questa pioggia fecondatrice. Eccone tra le altre una prova recente.

REVERENDO SIGNORE,

Non ho mancato di riferire al Santo Padre quanto la S. V. si compiaceva di espormi nella pregiata sua del 10 dello scorso mese, e nella successiva del 27, relativamente ai suoi Missionari di Buenos Ayres, nonché a quelli che dovranno quanto, prima muovere dall'Europa alla volta del Paraguay. Sua Santità giustamente apprezzando i non piccoli vantaggi che vengono arrecati dai Missionari del suo benemerito Istituto, specialmente in quelle lontane regioni cotanto bisognose di spirituali soccorsi, ne è rimasta vivamente soddisfatta, ed accogliendo favorevolmente la dimanda di qualche soccorso materiale, per procedere alle prime spese necessarie alla prossima spedizione, si è degnata di elargire a tal uopo la somma di lire mille.

Nel portare a notizia di V. S. questo tratto della sovrana beneficenza, La interesso vivamente a sollecitare per quanto è possibile la desiderata partenza, e con sensi di distinta stima torno a confermarmi

Della S. V. Rev.mo

Roma, 21 Ottobre 1879.

A ffez.mo per servirla

L. CARD. NINA.

RISULTATO DI ESAMI.

Un illustre letterato, il signor Legouvé, in un discorso pronunziato nella distribuzione dei premi agli alunni di una scuola in Francia, uscì in queste parole : « Non vi é educazione possibile senza idee religiose. Per me, non dubito affermarlo, se fossi assolutamente costretto di scegliere, per un fanciullo, tra il saper pregare e il saper leggere, direi : Sappia pregare, perché pregate é leggere nel più bello di tutti i libri, nella fronte di Colui, d'onde deriva ogni luce, ogni giustizia, ogni bene, ogni bontà . » Confessione bellissima , e tanto più preziosa in quanto che uscì dalla bocca di un uomo di mondo, inconsato ben sovente dai nemici della Chiesa Cattolica.

Della stessa verità sono pienamente convinti i buoni Istitutori. Per il che essi non solo istruiscono i giovanetti nella scienza, che ricercano da loro, ma li educano, vale a dire si adoperano a farli virtuosi e civili con quel mezzo efficace, con cui i Profeti , gli Apostoli , la Sposa di Cristo educarono i popoli. I buoni Istitutori mostrano a leggere e a pregare ad un tempo. Ciò essi praticano sia perché dovranno rispondere a Dio del loro operato, sia perché vi sono tenuti per dovere di giustizia verso i parenti, che loro affidano i proprii figliuoli allo scopo di riceverli un giorno non solamente istruiti, ma saggiamente educati e formati a virtù. Le famiglie istesse , che poco si piccano di religione, sanno che se la scienza é buona, la virtù è migliore, e questa preferiscono a quella. Or virtù vera, virtù soda non si dà senza istruzioni, senza pratiche religiose.

Vano è poi il timore che spendendo gli allievi qualche ora del dì nell'imparare la scienza divina, ne abbiano a soffrire detrimento nell'acquisto della scienza profana. La parola di Dio, le sentenze dei filosofi , il parere dei maestri proclamano altamente l' opposto. A tutto questo si aggiunge l'esperienza, che da tanti anni facciamo noi medesimi nei nostri Collegi. Essa ci é prova incontrastabile che l'istruzione religiosa convenientemente impartita, e le opere di pietà debitamente praticate, lungi dal far cadere ed opprimere gli studii, ne sono in quella vece una leva potente.

A conferma di questo asserto noi potremmo qui riferire l'esito delle prove mensili, semestrali ed annuali sovente sostenute dagli alunni dei nostri Collegi ; ma ci limitiamo al risultato degli esami di liconza ginnasiale e liceale subiti dai medesimi, non nei nostri, ma nei Regi Instituti, sulla fine dell'or decorso anno scolastico. Parlino le cifre ; rispondano i fatti.

R. GINNASIO MONVISO IN TORINO. Sessioni di luglio e di ottobre.

Dall'Oratorio di S. Francesco di Sales presentati 31 - promossi   . . 28

Dal Collegio di Lanzo presentati 7 - promossi    7

Dal Coll. Valsalice pres. 7 - prom. .   6

REGIO GINNASIO IN ALBENGA.

Dal Collegio di Varazze presentati 6 - promossi    6

Dal Collegio di Alassio presentati 12 - promossi    11

REGIO LICEO IN GENOVA.

Dal Collegio di Alassio presentati 14 - promossi    13

Fu adunque un solo rimosso ; ma essendo mancato in una sola materia accessoria, ha nondimeno il diritto di essere inscritto come studente all' Università ; e quindi non si può dire propriamente rimandato.

Ancora un'osservazione. Il numero dei giovani candidati, che provenienti da varie parti si presentarono a subire gli esami nel R. Collegio Monviso in Torino, era di 82. Orbene, i giovani dell'Oratorio ottennero i migliori voti ; anzi uno di essi riuscì il primo degli 82 con dieci punti di superiorità su tutti gli altri (1). E questo esito favorevole si ottenne nonostante i disturbi che si ebbero quest'anno le scuole dell'Oratorio per motivi, di cui il Bollettino parlerà a suo tempo.

(1) Vedi il Baretti, anno XI, n. 33 e 34 del 14 Agosto 1879.

L' EM.MO CARDINALE BILIO A D. BOSCO

REV.mo SIGNORE,

É pressoché un mese che io mi trovo in Magliano, e in tutto questo tempo ho potuto conoscere più da vicino l' andamento e il progresso del Seminario e Convitto sì nella pietà che negli studi.

Io ne sono veramente contento, e ringrazio V. S. Rev.ma che ha procurato cotanto bene a questa mia diocesi in tempi sì difficili e calamitosi. I maestri tanto Sacerdoti che Chierici da Lei mandati sono zelanti ed esemplari, e sotto la loro disciplina spero nel Signore che i giovani riusciranno addottrinati e dabbene. Intanto la buona fama si è diffusa nei paesi d'intorno e nella stessa Roma, tanto che il numero degli alunni è salito già sino a sessanta circa, ed è per crescere ancora. Ciò si deve al buon concetto che si ha del Rev.mo D. Bosco e dei suoi Salesiani. Ne sia gloria a Dio. Da mia parte non mancherò in contraccambio di giovare dove posso al suo Istituto, e lodarmene allo stesso S. Padre.

Accolga questo attestato di mia sincera gratitudine, e mi creda sempre con perfetta stima

Di V. S. Rev.ma

Magliano Sabino 14 Ottobre 1879.

Dev.mo e aff.mo servitore LuiGi Card. BlLIo Vesc. di Sabina.

I LAVORI della Chiesa di S. Giovanni.

Nel chiudere l'anno corrente ci crediamo in dovere di dare ai Cooperatori qualche notizia della Chiesa di S. Giovanni Evangelista, che mediante la loro carità stiamo innalzando in Torino in Memoria dell'immortale Pio IX, che ne fu in vita zelante promotore.

Le opere esteriori sono quasi ultimate. Terminati i muri tutti perimetrali della Chiesa, della navata centrale e delle laterali ; collocati a sito i mattoni, sagomati i marmi e le pietre ; eseguito il coperto e tutte le opere accessorie. Il prospetto verso il Corso, la parte più difficile dell'opera, è finita; non manca che la stella dorata, che ne sormonterà la freccia terminale. I marmi dell'ingresso, delle finestre e delle gallerie sono già da tempo in opera, come pure le decorazioni in terra e il marmo delle diverse cornici. La freccia, o copertina piramidale del campanile, si dovette interrompere a circa un metro dal vertice, per lasciare campo al collocamento della stella non ancora eseguita. Questo per l'esterno.

Nell'interno poi, oltre ai muri che sono appieno eseguitì, furono costrutti tutti gli archi e le volte dei sotterranei, e tutti gli archi trasversali e le volte delle navate laterali della Chiesa.

Se la rigida stagione lo permetterà, potranno tosto incominciarsi le volte della nave centrale, non prima però che siasi veduto l'esito di alcune esperienze, che si stanno eseguendo sui materiali ad impiegarsi.

Sono preparate le diverse finestre in ferro delle navate, e si sta studiando per le opere interne di finimento, come pavimenti, balaustrate, altari ecc., per talune delle quali furono già compilati i disegni e combinati i contratti. Nel venturo anno la Chiesa potrà senza difficoltà venire terminata in ogni sua parte.

Ecco, o buoni Cooperatori e Cooperatrici, l'opera della vostra carità. A gloria di Dio e ad onore del grande Pio IX, continuateci il vostro appoggio, e noi tra non molto avremo il bene d'invitarvi per la solenne consacrazione del magnifico tempio.

AVVISO PEI NUOVI COOPERATORI.

Taluni dei nuovi Cooperatori, vedendo giungere ogni mese. il Bollettino Salesiano, hanno creduto che questo sia una pubblicazione periodica , che loro punto non appartenesse; quindi non intendendo di associarvisi lo rimandano indietro.

Avvertiamo pertanto che il Bollettino si manda ai Cooperatori e Cooperatrici per ottemperare a quanto è prescritto al N. 7 del capo V del Regolamento ove si legge : Ogni tre mesi ed anche più sovente con un Bollettino o foglietto a stampa si darà ai Soci un ragguaglio delle cose proposte e fatte, o che si propongono a fare. Laonde resta inteso che questa non é un'associazione estranea alla Pia Unione, e a cui si debba corrispondere con una tangente obbligatoria.

Tuttavia chi amasse dal canto suo soddisfare alle spese di stampa e di posta, noi crediamo che sia sufficiente la somma di lire 3 all' anno.

Nel prossimo mese di gennaio daremo l'elenco dei Confratelli e Consorelle chiamati all'Eternità nell'anno spirante. I Cooperatori loro parenti, oppure i Decurioni sono pregati a mandarci il nome e cognome dei cari defunti, qualora non l'avessero ancor fatto.

ANCORA DELLA LOTTERIA.

Siamo venuti a sapere poc'anzi, che varie persone, le quali ebbero dei biglietti della Lotteria dai Decurioni o dai semplici Cooperatori e Cooperatrici, ignorano tuttora, che già se ne fece l'estrazione sin dal passato Agosto.

Quantunque siano già trascorsi i due mesi fissati quale tempo utile per ritirare i premii guadagnati, tuttavia avvertiamo che questi saranno ancora consegnati a chi presenterà biglietti vincitori nel corso di questo mese.

Pertanto i Cooperatori e Cooperatrici, che distribuirono biglietti a conoscenti ed amici , sono pregati a darne loro notizia, comunicando eziandio l'elenco dei numeri vincitori, che andava unito al Bollettino di Settembre.

STORIA DELL'ORATORIO DI S. FRANCESCO DI SALES

CAPO XII.

D. Bosco a Sassi - Gli allievi delle Scuole Cristiane - Slancio giovanile - Doppio imbarazzo - La carità supplisce al miracolo - Malattia mortale - Amore e pietà dei giovani per D. Bosco - La guarigione - Cordialissima festa - Visite ai Becchi.

In tutti i tempi e luoghi la gioventù mostrò di avere un bel cuore per chi l'ama sinceramente, e ne cerca il vero bene. Turbe di fanciulli e di giovanetti si accalcavano presso la persona del divin Salvatore, perchè Egli li amava meglio, che un tenero padre i figli suoi. Un s. Filippo Neri veniva per ogni dove attorniato da giovani, che quell' Apostolo di Roma trattava con una bontà inarrivabile. E ai tempi nostri, quanto D. Bosco sia stato amato da' suoi giovanetti, ne sono una prova incontrastabile i fatti, che siamo per narrare.

Oltre al lavoro dell'Oratorio e delle scuole Don Bosco attendeva eziandio al sacro Ministero nelle carceri, nell'Ospizio del Cottolengo e al Rifugio ; era quindi ben poco il tempo che libero gli rimaneva. Or questa incessante occupazione del giorno faceva sì, che egli per compilare i libri, che gli erano necessarii , e dei quali abbiamo di sopra parlato, dovesse studiare e lavorare di notte ; cosa che gli tornò fatale. In capo ad alcune settimane la sua sanità, già per se stessa cagionevole, deteriorò siffattamente, che i medici lo consigliarono a desistere da ogni fatica , se non voleva andare incontro ad una irreparabile sciagura in sul fiore dell'età sua. Il teologo Borelli , che lo amava e gli faceva più che da fratello, vistolo in quel pericolo lo mandò a passare alcun tempo in casa dell'ottimo teologo Abbondioli, curato di Sassi, ai piedi della collina di Soperga. Egli fermavasi colà i giorni feriali, e al Sabato sera ritornava in città per passare la Domenica all'Oratorio con noi.

Malgrado la caritatevole attenzione del buon curato, e la salubrità dell'aria, quel soggiorno non apportava a D. Bosco il giovamento che gli era necessario. Una delle cause si era che, per la sua vicinanza a Torino, i giovani dell' Oratorio vi si recavano ben sovente a visitarlo, che uniti con quei del paese finivano per dargli non poco da fare. E non solamente quei dell'Oratorio correvano di quando in quando a Sassi ; ma vi si portavano eziandio gli allievi dei Fratelli delle Scuole Cristiane, i quali una volta tra le altre lo posero in un doppio imbarazzo. Ecco in quale occasione e in che modo.

Tra le scuole saggiamente dirette dai suddetti religiosi erano le municipali di Torino, chiamate di Santa Barbara, frequentate da parecchie centinaia di giovanetti. D. Bosco vi andava ogni settimana a confessare nella Cappella annessa ; alcuni venivano da lui all'Oratorio ; quasi tutti erano suoi penitenti. Or sulla fine della primavera di quell'anno si diedero loro gli Esercizi spirituali. Durante il sacro ritiro essi aspettavano Don Bosco, e nella speranza che vi si recasse secondo il solito, quasi niuno aveva pensato di confessarsi da altri. Intanto venne il mattino della chiusura, e quei buoni ragazzi di mano in mano che dalle loro case entravano in Collegio, non vedendo Don Bosco, colla licenza dei proprii maestri, andavano a cercarlo in Valdocco. Non trovatolo, e udito che egli era a Sassi, a schiere a schiere partirono per quella volta, credendo alcuni che Sassi fosse una casa di tal nome, ed altri un luogo da Torino non molto distante. Poverini ! Essi ignoravano che avevano da fare tra andata e ritorno parecchi chilometri di cammino. Quando si avvidero che toccava loro di uscire dalla città e passare il Po, avrebbero dovuto desistere dal loro divisamento e tornare in Collegio; ma la considerazione non fu mai la virtù della età giovanile., e quei ragazzi ascoltando solo la voce del cuore, e i secondi seguendo l'esempio dei primi, tirarono innanzi intrepidamente.

Il tempo era piovoso, ed eglino arrivati ad un certo punto, mal pratici del luogo, perdettero la strada, e andavano in cerca di D. Bosco pei prati, pei campi e per le vigne. Le persone che li incontravano domandavano loro : - Dove andate? Chi cercate ? - Andiamo a Sassi ; cerchiamo Don Bosco : dov' é Sassi ? dov' è D. Bosco ? - Sbagliate la via, rispondevano i contadini : bisogna tornare indietro, voltare, ascendere : e poi chi sia e dove sia D. Bosco nol sappiamo. Il parroco di Sassi non si chiama Bosco ; anzi nel paese non vi è alcun sacerdote che porti tal nome. - Eppure, rispondevano i giovani erranti, ci hanno detto che D. Bosco è a Sassi, e ad ogni modo ci deve essere. - Altri, che venivano dietro all'insaputa dei primi, prendendo un qui pro quo domandavano : - Dov' é Sassari ? - La gente rispondeva ridendo : « Sassari è in Sardegna, e vi si va in barca ; » e i poverini restavano mortificati. Finalmente messi sulla buona via quali da una parte e quali dall'altra giunsero in più fiate alla parrocchia da oltre a trecento giovanetti, molli di sudore, coperti di zacchere e di fango, e per la stanchezza e per la fame così sfiniti da fare compassione.

Chiamato si presentò D. Bosco, che al vedere quella turba di suoi piccoli amici fu oltremodo intenerito. - Che volete, miei cari figliuoli, domandò loro? Avete la licenza dei vostri maestri per venir qui ? - Uno rispose per tutti : « In questi giorni abbiamo fatto gli Esercizi spirituali ; questa mattina si chiudono, e noi vogliamo confessarci da lei. Ieri sera l'aspettammo indarno a Santa Barbara ; e neppure questa mattina avendola veduta, col permesso dei nostri maestri siamo andati di buon'ora a cercarla in Valdocco, e di là all'insaputa di una schiera dell'altra siamo venuti qui. Non abbiamo detto nulla ai Superiori, perché credevamo di poter ritornare in Collegio per la Messa e per la Comunione. Molti di noi abbiamo da fare la confessione generale ; moltissimi la confessione annuale. »

Ognuno può immaginare lo stupore di D. Bosco, e dei buoni suoi ospiti. Essi non poterono non ammirare quello slancio giovanile ; ma intanto si trovarono in un grande imbarazzo. Come sbrigare una sì grande moltitudine di giovani , che volevano di soprappiù fare la confessione generale od annuale? Come ritornarli in Collegio per la Comunione e togliere di pena i loro maestri? E poi anche solo per confessarli non avrebbe bastato una dozzina di sacerdoti, ed eglino volevano confessarsi tutti da uno ! Fu agevole cosa il persuaderli che questo non era possibile, e che dovevano tramandare la Comunione al domani. Ciò fatto, D. Bosco, quantunque quasi esausto di forze, si pose in confessionale. Vi entrarono eziandio il parroco, il vice curato e il maestro comunale , e tutti vi rimasero sino ad un'ora dopo mezzogiorno, senza poter tuttavia soddisfare intieramente alla pietà di quei giovani.

Né l'imbarazzo fu tutto qui. Quei buoni ragazzi nell'uscir di Torino avevano fatto come le turbe che seguivano Gesù nel deserto : preoccupati solamente del cercar D. Bosco e confessarsi da lui, erano partiti sprovveduti di pane , tanto più che credevano di trovarsi a casa pel tempo della colezione. Per la qual cosa, oltre al soddisfare alla loro pietà, era pur d'uopo calmare i latrati della loro fame, resasi come canina per la fatica del viaggio fatto a denti asciutti. Non potendosi operare il prodigio della moltiplicazione dei pani, il buon curato non lasciò in pena D. Bosco : egli supplì al miracolo colla sua carità. Pertanto mise fuori pane, polenta, fagiuoli, riso, patate, frutta, cacio ; quanto insomma egli possedeva di commestibile tutto pose innanzi agli ospiti affamati ; anzi non bastando quello che aveva in casa, ricorse ancora all'imprestito dai vicini. Per questa guisa tutto quel giovanile esercito ebbe il necessario ristoro, e nel suo ritorno in città niuno venne meno per istrada.

Ma se in quel mattino furono negli imbrogli D. Bosco e il generoso suo ospite, un grave disgusto ed una grande mortificazione subirono i maestri delle Scuole Cristiane, i predicatori degli Esercizi ed altre persone invitate ; imperocchè all'ora stabilita per la Messa e per la Comunione generale, sopra circa 400 allievi, non se ne trovarono presenti che poche decine : tutti gli altri od erano a Sassi, o per quella volta smarriti.

Da questo fatto ognuno può di leggieri comprendere quanto il nostro D. Bosco fosse amato dai giovanetti che lo conoscevano; e come Sassi poco si adattasse al suo riposo e al miglioramento della sua mal ferma salute.

Quel giorno fu pel cuore di D. Bosco assai consolante, ma per la sua vita altamente disastroso. Difatto ritornato al Sabato in Torino egli venne sorpreso da svenimento, e gli fu giuocoforza mettersi a letto. La malattia si spiegò ben tosto in una bronchite, con tosse violenta e seria infiammazione. Basti il dire che in otto giorni il povero D. Bosco fu ridotto agli estremi di vita. Egli si confessò, ricevette il SS. Viatico e l'Olio Santo, e rassegnato e calmo non aspettava più altro, se non che scoccasse la sua ultima ora. Il teologo Borelli , che gli prestava un' assistenza così assidua ed amorosa, che una madre non avrebbe fatto di meglio, già lo reputava come perduto, e ne piangeva dirottamente.

Fin dal principio della settimana, sparsasi la funesta notizia di questa malattia, successe in noi tutti un dolore , un' ambascia indescrivibile. Ad ogni ora schiere di ragazzi erano all' uscio della camera dell'infermo per averne ragguagli. Non soddisfatti delle parole, chi voleva vederlo, chi parlargli , chi servirlo ed assisterlo. Il medico aveva proibito l'accesso di persone estranee, e perciò il domestico negava l'entrata anche a noi. Allora succedevano scene tenerissime. - Me lo lasci solo vedere, domandava uno ; - non lo farò parlare, assicurava un secondo ; - io ho a dirgli una sola parola, soggiungeva un terzo, e non posso reggere al pensiero che egli muoia senza che gliela dica. - Se D. Bosco sapesse che io sono qui, mi farebbe entrare , diceva un altro e poi un altro ancora : faccia la carità , o mi lasci entrare, o mi annunzi. - Ma il servo ci era inesorabile. - La vostra presenza, rispondeva egli, lo commoverebbe di troppo, e voi gli tronchereste quel leggier filo , che ancor lo tiene in vita. E poi, se lascio entrare uno , bisogna che lasci entrare altri e poi altri, e non si finirebbe più. - A queste parole quegli amorosi giovanetti si abbandonavano ai singhiozzi, e facevano piangere tutti gli astanti. - Poveri fanciulli ! esclamava la gente : vedi come gli vogliono bene

Non solo colle lagrime mostravano i giovanetti l'affezione loro a D. Bosco, ma colle opere soprattutto. Vedendo che i rimedii umani non lasciavano omai più speranza alcuna, essi ricorsero a quelli del Cielo con un fervore ammirabile. Dìvisi in altrettante compagnie si alternavano dal mattino sino alla più tarda sera nel santuario della Consolata, pregando Maria che conservasse in vita il loro amico e padre amatissimo. Per questo fine accendevano lumi innanzi alla miracolosa Immagine, ascoltavano Messe, facevano Comunioni. Alla sera non si ponevano in letto senza fare una speciale preghiera pel povero D. Bosco, invitando quei della famiglia ad unirsi con essi : taluni vegliavano in orazione tutta la notte. Alcuni andarono tant'oltre, che fecero voto di recitare il Rosario intiero per un mese, altri per un anno, non pochi per tutta la vita. Parecchi digiunarono in quei giorni a pane ed acqua, e promisero di digiunare per mesi ed anni, se Maria restituiva in salute il loro caro D. Bosco. Sappiamo difatti che varii garzoni muratori, in forza dei loro voti, digiunarono rigorosamente parecchi giorni, senza punto rallentare i loro pesanti lavori. Or che sarà di tante orazioni e di tante opere buone?

Era un Sabato del mese di luglio, giorno sacro all'Augusta Madre di Dio. Preghiere, Comunioni, mortificazioni eransi fatte moltissime ; ma ciò non ostante, venuta la sera, niun raggio di speranza ci risplendeva, che il Cielo ci volesse ascoltare. Il caro infermo era così aggravato, che gli assistenti ritenevano che sarebbe morto in quella notte. Di questo parere erano i medicì ancora, venuti a consulta. D. Bosco dal canto suo sentendosi affatto privo di forze, e con perdita continua di sangue, già aveva fatto a Dio il sacrifizio di stia vita, e ad altro più non pensava che a rendere l'anima nelle mani del suo divino Autore. In quei supremi momenti mentre gli altri piangevano, egli con aria tranquilla e serena faceva loro coraggio; talora usciva in sante lepidezze, che finivano per consolare ognuno, e far desiderare di essere al suo posto.

Ma sarà dunque vero che la falce della morte abbia a troncare una vita a noi si cara , e a lasciare nei nostri cuori una piaga crudele ? - No ; la pietosa Vergine non desolerà tanti poveri giovanetti, che hanno riposta in Lei tutta la loro fiducia. Ella si lasciò intenerire dalle nostre lagrime, raccolse le nostre preghiere, i nostri voti, li presentò al trono di Dio, ci ottenne la grazia sospirata ; ci si mostrò insomma Madre veramente amorosa e consolatrice. Per la sua materna bontà e per la misericordia di Dio quella notte, che secondo gli umani calcoli doveva segnare il termine della vita del nostro Direttore e Padre, segnò invece la fine del nostro dolore. Verso la mezzanotte il teologo Borelli, che lo assisteva per raccomandargli l' anima ed accoglierne l' ultimo respiro, si sentì inspirato di suggerirgli che ancor egli facesse una preghiera per la sua guarigione. D. Bosco rispose : - Lasciamo che Dio faccia la sua santa volontà. - Dica almeno : Signore, se così vi piace, fatemi guarire; ma ei non voleva. - Mi faccia il piacere, mio caro Don Bosco, soggiunse il tenero amico, ripeta solo queste parole, e le ripeta di cuore. - Allora il malato per consolarlo, disse con voce debole e fioca Si, Signore , se vi piace , fatemi guarire. - Ciò udito il buon teologo si asciugò le lagrime, rasserenò la fronte, ed esclamò : Basta così , or son sicuro. Pareva che egli sapesse mancare alle altrui preghiere solo quella di D. Bosco, perché fossero appieno esaudite ; né si sbagliò. Poco dopo il malato prese sonno, da cui svegliossi fuori di pericolo, e come rinato a vita novella. La discrezione ci vieta per ora di qui svelare il segreto di una cosifatta guarigione. Al mattino i due dottori Botta e Cafasso venuti a fargli visita col timore di trovarlo morto, tastato il polso, gli dissero : « Caro D. Bosco, vada pure a ringraziare la Madonna della Consolata, ché ne ha ben donde. »

La nostra penna non vale a descrivere la consolazione , che innondò il cuore di tutti, quando si venne a sapere che D. Bosco stava meglio. L'allegrezza fu tanta, che non potendola esprimere colla bocca e colle parole , noi la manifestavamo cogli occhi e colle lagrime. Qual mutamento di scena ! Il giorno prima il nostro era un pianto di dolore ; il giorno dopo, un pianto della più pura gioia. Oh ! viva Dio ! viva Maria, gridammo in allora ; viva Dio ! viva Maria, ripetiamo ancora oggidì con migliaia di altri compagni.

Questo gaudio e questi evviva si rinnovarono più solennemente , quando D. Bosco col suo bastoncino in mano venne all'Oratorio. Era una Domenica dopo mezzodì. Saputo del suo divisamento di farci una visita, noi siamo andati a prenderlo al Rifugio. Alcuni dei più forti lo portarono sopra un seggiolone ; gli altri quali indietro, quali in avanti, e quali accanto gli facevano corteggio. Ci ricorda che i giovani temevano tanto di recargli male, che quasi non osavano farglisi da presso. La commozione era sì grande, che da tutte parti si piangeva, e Don Bosco piangeva con noi. Fu uno spettacolo, una festa così cordiale, che si può immaginare, ma descrivere non già. Il teologo Borelli fece la predica, nella quale parlando della grazia fattaci da Dio per intercessione di Maria, ci stimolò a mettere sempre la nostra confidenza in Lei, e a mostrarcene riconoscenti colla perseveranza nel bene, e colla frequenza all' Oratorio. Don Bosco ci volse eziandio poche parole. Tra le altre cose ci disse : « Io vi ringrazio delle prove di amore che mi avete date durante la malattia ; vi ringrazio delle preghiere fatte per la mia guarigione. Io sono persuaso che Dio concedette la mia vita alle vostre preghiere ; e perciò la gratitudine vuole che io la spenda tutta a vostro vantaggio spirituale e temporale. Così prometto di fare finché il Signore mi lascerà su questa terra, e voi dal canto vostro aiutatemi. » Egli finì con questo ricordo : « Miei cari figliuoli, questa volta il buon Dio mi allontanò la morte mosso dalle vostre lagrime. Ringraziamolo di cuore, ma ricordiamoci che da volere o non volere verrà tempo, in cui e io e voi dovremo pur tutti morire. Deh ! viviamo ora da buoni Cristiani, affinché possiamo un bel giorno trovarci tutti raccolti in Cielo, dove più non si muore, e donde sarà per sempre sbandito il dolore ed il pianto. « Esposto poscia il SS. Sacramentò si cantò il Te Deum in ringraziamento con una effusione inesprimibile.

Venuto poscia in cognizione dei voti assai gravi, che alcuni di noi senza la dovuta riflessione avevano fatti, D. Bosco da saggio Direttore di spirito si diede tosto premura di commutarli in cose possibili, e di maggior utilità spirituale. Quindi cangiò i digiuni in semplici mortificazioni ; i Rosarii intieri nella terza parte o in altre divote pratiche ; i voti perpetui in temporanei e via dicendo.

Questa malattia, che portò D. Bosco sino alle porte dell'eternità, e fu causa a noi tutti di così gravi angustie, avveniva sul principio di luglio del 1846, quando appunto egli doveva lasciare il Rifugio, e trasferire il suo domicilio nell'Oratorio in Valdocco. Non essendo ancor preparato il posto, e per altra parte avendo esso bisogno di fare una buona convalescenza, recossi a Murialdo di Castelnuovo sua patria, per passare alcun tempo in seno alla famiglia.

Ma di D. Bosco e dei suoi giovanetti non si avverò mai il proverbio che dice: Lontano dall'occhio, lontano dal cuore. Noi eravamo sempre l'oggetto dei suoi pensieri e desiderii, ed egli dei nostri. Sebbene il teologo Borelli coadiuvato da D. Pacchiotti, dal teologo Vola, dal teologo Carpano e da varii altri Sacerdoti, facesse camminare assai bene l' Oratorio, tuttavia mancandovi D. Bosco a noi pareva che ne mancasse l'anima ed il cuore. Quindi un continuo parlare di lui; quindi un domandarsi gli uni agli altri quando vi farebbe ritorno ; quindi un desiderio vivissimo di riaverlo tra noi. Dopo qualche settimana di sua assenza da Torino noi cominciammo ad importunarlo con lettere ; poi dataci la parola e divisi in piccole squadre prendemmo a visitarlo, facendo nell'andare e venire non meno di 20 miglia. Generalmente partivamo al mattino e ritornavamo alla sera. Oltre il desiderio di rivederlo e intrattenerci con esso, un altro movente avevano ancora le nostre visite , ed era il sapere che i giovanetti di quelle parti già cominciavano a farglisi attorno, e a dare luogo ad un piccolo Oratorio in casa sua. Confessiamo ingenuamente che noi ne provavamo un po' di gelosia , e un non lieve timore che ce lo rapissero. Un giorno uno di noi sorridendo gli disse : « O Lei viene a Torino, o noi trasporteremo l' Oratorio ai Becchi (1). » Ed egli ci consolò dicendo : « Continuate, miei cari, a star buoni e a pregare, e io vi prometto che ritornerò tra voi prima che cadano le foglie di autunno. »

Vedremo nel primo numero del prossimo anno come egli ci abbia mantenuta la parola.

(1) Becchi è il nome che porta un gruppo di cascine presso la casa di D. Bosco, appartenenti alla borgata di Murialdo, frazione del comune di Castelnuovo d'Asti.

AD ALTRO MESE.

Il desiderio di fare avere il Bollettino nelle mani dei Cooperatori prima della festa di Maria Immacolata, ci fa rimandare ad altro mese le lettere Americane giunteci in ritardo.

INDULGENZE SPECIALI pei Cooperatori Salesiani.

Ogni Cooperatore può acquistare Indulgenza plenaria una volta al giorno, da applicarsi alle anime del Purgatorio, recitando la terza parte del Rosario di Maria Vergine avanti al SS. Sacramento, e non potendo avanti al divin Sacramento, recitandola innanzi al Crocefisso.

Indulgenza plenaria ogni volta che si accosta alla santa Comunione.

Può altresì lucrare moltissime indulgenze plenarie nel corso del giorno mediante la recita di sei Pater, Ave e Gloria, secondo la mente del Sommo Pontefice. E queste indulgenze applicabili alle anime purganti, le può acquistare toties quoties, ossia tutte le volte che recita i suddetti Pater, Ave e Gloria in qualunque luogo senza bisogno di Confessione e Comunione, purché sia in grazia di Dio.

Oltre a queste un'altra plenaria ne può guadagnare ogni domenica, e nei giorni qui sotto notati, purché confessato negli otto giorni, e comunicato visiti una qualche chiesa, pregandovi secondo l'intenzione del Sommo Pontefice.

Mese di Dicembre.

3. San Francesco Zaverio apostolo delle Indie.

8. Immacolata Concezione di Maria Vergine.

16. Primo giorno della Novena del SS. Natale. 21. San Tommaso Apostolo.

24. Ultimo giorno della Novena e vigilia di Natale.

25. Natività di N. S. G. C.

27. S. Giovanni Apostolo ed Evangelista.

FELICITAZIONI.

Auguriamo ai Cari Cooperatori e Cooperatrici gioconde le feste Natalizie, un buon fine e capo d'anno, colle più elette benedizioni del Cielo.

Con permesso dell'Aut. Eccl. - FERRARI GIUSEPPE gerente respons. Tip. di San Vincenzo de' Paoli. Sampierdarena 1979.