ANNO III. - N. 10.   Esce una volta al mese   OTTOBRE 1879.

BOLLETTINO SALESIANO

Direzione nell' Oratorio Salesiano. - Via Cottolengo, N. 32, TORINO

SOMMARIO - Lettera. di ringraziamento del sac. Gio. Bosco ai Cooperatori e Cooperatrici - Le Porte della Patagonia aperte ai Missionarii Salesiani - Lettera Salesiana - Notizie sull'Oratorio della Croce - Grazia ottenuta per l'intercessione di Maria SS. Ausiliatrice - Storia dell'Oratorio di S. Francesco di Sales - La nuova Chiesa in Bordighera presso Ventimiglia - Pastorale di Lorenzo Battista Biale, già vescovo di Ventimiglia - La Regina del Madagascar e il Cattolicismo - Proclama della medesima Regina - Indulgenze speciali poi Cooperatori Salesiani.

LETTERA DI RINGRAZIAMENTO del Sac. G. BOSCO Ai COOPERATORI e COOPERATRICI.

Benemeriti Cooperatori e benemerite Cooperatrici,

Come già vi fu annunziato, la Lotteria, che fin dal principio dell'anno corrente io raccomandava alla vostra carità, é felicemente terminata.

Per la qual cosa io sento il dovere di ringraziarvi dell' aiuto, che mi avete prestato pel suo buon esito, sia coll' inviare doni, sia col ricevere e smerciare biglietti, e colla presente ve ne ringrazio di tutto cuore.

Era certamente impossibile che tutti quelli, i quali vi presero parte, venissero favoriti dalla sorte; ma chi non vinse alcun premio, ha nondimeno da consolarsi nel pensiero di avere colla sua limosina concorso ad un' opera buona; ha da consolarsi soprattutto nella speranza di riceverne da Dio il centuplo in questa vita e un premio imperituro nell'altra.

Dal canto mio vi assicuro l'aiuto delle povere mie preghiere, e di tutte le persone che vivono nelle nostre case; soprattutto pregheranno per voi tanti poveri giovanetti, ai quali Iddio per -mezzo vostro provvede vitto e vestito, mentre noi ci occupiamo per dar loro quell'istruzione e quella educazione, che li ha da rendere buoni cristiani e probi cittadini.

Intanto ho il bene di farvi sapere che il 19 dei corrente mese, giorno consecrato alla Purissima Vergine, si farà un servizio religioso nella Chiesa di Maria Ausiliatrice in Torino, per implorare le benedizioni del Cielo sopra di voi, sopra le vostre famiglie, e sopra i vostri interessi spirituali e temporali. Si celebrerà una messa assistita da tutti i nostri giovanetti tanto studenti quanto artigiani, con una Comunione generale, e con altre speciali preghiere.

In fine nella speranza che, nel sostenere le nostre opere di beneficenza a pro di tanta povera gioventù abbandonata, il valido vostro appoggio non mi verrà meno neppure per l'avvenire, colgo questa propizia occasione per professarmi con alta stima e profonda gratitudine

Vostro obbligatissimo Servitore Sac. GIOVANNI Bosco.

LE PORTE DELLA PATAGONIA aperte ai Missionari Salesiani.

Viva Dio! Viva Maria! Viva il Papa! Dopo un lungo e disastroso viaggio, che ricorda quelli degli Apostoli , i nostri Missionari Americani, coll' impareggiabile Monsignor Antonio Espinosa, dato loro per compagno dall'Arcivescovo di Buenos-Ayres, son penetrati in Patagonia , vi hanno convertito e battezzato molti pagani, ed offerto così a Gesù Cristo i primi frutti di quelle terre, state finora infeconde, perché prive della rugiada della divina parola.

Le porte della sterminata Patagonia sono adunque aperte ai Salesiani, i quali possono ripetere il detto dell'Apostolo Paolo: Ostium mihi apertimi est magnum et evideas. Voglia il Cielo far si, che essi non abbiano da aggiungere : Et adversarii multi , e molti nemici ci attendono.

Pertanto noi abbiamo una prova non dubbia che Iddio cominciò ad esaudire le fervide aspirazioni di quei petti generosi; che Maria Ausiliatrice li ravvivò del materno amor suo; che le benedizioni del grande Pio IX, e dell'inclito e degno suo Successore Leone XIII, produssero il loro effetto.

Grazie adunque ne siano rese a Dio, alla Vergine ed al Papa; lode ed applauso altresì ai coraggiosi campioni, cui non cupidigia di oro 'é di gloria, ma verace amor di Dio e del prossimo, spinse colà.

Riserbandoci di ritornare altre volte su questo argomento, pubblichiamo per ora la seguente lettera di D. Costamagna, che ci dà importanti e pur gradite notizie.

LETTERA SALESIANA

Patagones, 23 Giugno 1879. CAR. E REv. D. Bosco MIO PADRE IN G. C.,

Avvi un proverbio che dice : Lontano dagli occhi, lontano dal cuore. Buon per me che ciò non è di fede, del resto mi troverei ben negli imbrogli. Il fatto sta che quanto più io mi allontano da D. Bosco, tanto più sento viva in questo povero mio cuore la sua memoria. Oh ! lasci che in questo giorno , vigilia del di Lei onomastico , in cui le migliaia di Salesiani e Cooperatori vanno a gara per attestarle il loro amore e la loro riconoscenza, il più lontano di tutti i suoi figli dia pure uno sfogo all'interno affetto, e sia appunto la stia voce come una lontanissima eco delle innumerevoli, che oggi costi in Torino acclamano la bontà del loro tenerissimo Padre.

Credo che V. R.za avrà ricevuto la lettera, che Le mandai dal Carrhué, dove Le manifestavo tutto quel poco di bene, che Monsignor Espinosa ed i Salesiani fecero e desiderarono di fare. Ora non mi resta che tesserle la lunga istoria del rimanente di questa nostra Missione. Dico lunga, ma dovrei dire lunghissima, mentre per venir fin qui a Patagones abbiam fatto circa mille miglia, ed impiegammo più d'un mese nel tragitto.

Abbia adunque la pazienza di ascoltare , ché sarò al possibile breve, limitandomi ad accennare le cose più importanti.

E per essere conseguente non mi fermerò a dipingere la fame, che, si figuri, vorrebbe una pagina intera per essa sola, o almeno una bella pittura fatta su di un fondo del più schietto color giallo, o, come dicono qua, amarillo. S'immagini se io ho tempo da perdere a dire che essa, monna fame, ci accompagnò fedele su tutti i nostri passi, e che noi per acchetarne i latrati dovemmo darle a divorare or carne di cavallo , or di leone , or d'altro peggiore eziandio....; non vo' dirne nulla e basta. Lo stesso dicasi della Politica. Io non son uomo da apprezzare certi fatti e certi diritti, che uomini sedicenti civilizzati vorrebbero avere su altri, cui chiamano barbari....; imperocché volendo io far certe appreziazioni temerei di spropositare, quindi... acqua in bocca e silenzio.

Partimmo dal Carrhué sul finire di Aprile , e seguimmo animosi il viaggio un po' sul carro, un po' in carrozza, e il più a cavallo , camminando ora tra l'avanguardia, ora tra la retroguardia di un piccolo esercito, che s'andava formando ed aumentando a misura, che ci avanzavamo sulla linea di frontiera.

Persuasi che l'orazione é la chiave d'oro che apre il Cuore del buon Dio, noi recitammo ogni giorno l'Itinerarium Clericorum, ed Egli non solo ci regalava d'un tempo tranquillo e sereno in tutto il lunghissimo viaggio, cosa ammirabile per la stagione in cui eravamo, ma ci difendeva ancora dalle tigri e dai leoni , cui spesse volte fugò al nostro cospetto ; impediva che cadessimo nelle mani di Indi armati , e col paterno onnipotente suo braccio ci soccorreva, perché il cavallo non ci rovesciasse o rovinassimo col cocchio in qualche precipizio. Deo gratias !!

Passammo nelle fortezze di Puan e Forte Argentino ; fortezze terribili... che i nostri Piemontesi di Gianduia non penerebbero a prendere a pomi cotti. Colà battezzammo un'ottantina di pargoletti e ragazzini non ancor pervenuti all'uso di ragione ; seguimmo quindi la via del deserto in compagnia non solo dell'esercito , ma di frazioni di alcune tribù di Indii , che per ordine del ministro dovevano trasportare a Choele-Choel i loro toldos, per formare su quei nuovi confini un popolo nuovo.

Terminò finalmente la pianura, che fino allora parevaci non dover più finire , e comparvero i monti e le colline del Piguey e del Curumalàn , monti e colline che molto al vivo ricordavanmi i Becchi di Castelnuovo d'Asti, e le catapecchie di Mornese ; ma per quanto io cercassi coll'anelante mio sguardo, non mi fu dato di scorgere una casipola od anche solo una capanna, che mi parlasse del povero ma tanto caro tetto natio del mio Don Bosco, o dell'antico mio amato nido di Mornese; deserto e sempre deserto, ecco ciò che dovevamo trovare per un mese consecutivo.

Seguimmo la marcia molto lentamente a causa della brevità del giorno, e dei monti di sabbia detti Médanos, che dovevamo superare. Ci approfittavamo quindi delle varie fermate per istudiare, pregare, cantare, ed anche per trattenerci un po' coi soldati , alcuni dei quali già ci avevano promesso di far la santa Pasqua non appena fossimo arrivati al Rio-Negro, e frattanto volevano o una medaglia, o una corona, o uno scapolare per avere una difesa, essi dicevano, dai colpi di lancia e di palla degli Indii. Questi ultimi quantunque generalmente combattano con freccie e lancie, tuttavia già sanno maneggiare i remington, che poterono carpire ai soldati Argentini, o procurarsi di altro modo in qualche paese di confine. I soldati di cui parlo sono buoni provinciali , che sanno ancora sgranare la Corona colla stessa mano con cui usano la spada , e , per non saper leggere , non hanno ancora avuto la fortuna disgraziata di bere alla fonte di certi giornali dal sacco nero , e di cibarsi del pane, che si appresta da certe cattedre di pestilenza. Altri militari, graduati, dal cuore putrefatto , corrotti e corruttori , che non sanno aprir bocca che per dire una qualche bestialità , o eruttare immonda lava , mostrano compassione dei primi e li chiamano infelici. Ma non importa; godansi pure costoro la loro felicità , chè a noi veramente non fa invidia alcuna. Non dirò con questo che tutti i graduati fossero della stessa farina, no ; tra di essi v' avevano cuori ben fatti , che ci usavano tutte le attenzioni , e cercavano eziandio la nostra compagnia. Quello che di più faceva loro impressione era il vedere il disinteresse e coraggio con cui noi avevamo intrapreso questa Missione. - Ma perché , o Padri , domandavano, esporsi alle difficoltà di questa campagna ? - E saputo del perchè, e del modo eziandio con cui noi argomentavamo di istruire e battezzare gli Indii, maravigliati soggiungevano : - Come ? Loro sanno suonare l'Harmonium ed hanno già imparato l'idioma Indio ? - Oh bella ! rispondeva io dandomi del tono, e non sanno loro signori che noi siamo figli di D. Bosco? E che D. Bosco non ci allevò su addormentati come marmotte, ma svegliati, e capaci di fare un po' di tutto ?   ma intendiamoci , a fare un po' di tutto ciò , che é bene, perché Egli é l'uomo di Dio. - Da quanto pare vogliono un gran bene al loro D. Bosco ! - Figuriamoci ! Quanto a me tengo sempre il suo piccolo ritratto qua sul mio cuore , e non passa giorno che, per animarmi all' ardua impresa , io non lo guardi, e guardandolo non mi paia di leggere sul suo labbro ridente la parola che Egli nei tempi andati solevami dire, cioé : Coraggio, o Giacomo, esto vir, ecc.

Di questo modo il riandar la memoria del nostro buon Padre, e il narrarne la vita ad altri, ci aiutava a passare allegramente quei giorni, che senza di questo ci sarebbero paruti eterni.

L'undici di Maggio, dopo d'essere passati per valli e monti, lagune e torrenti, arrivammo finalmente al Rio Colorado, fiume che poco più poco meno può essere grande come il nostro Po costi a Torino. Sulla sua sponda e nell' aperto campo celebrammo la S. Messa.

Erano già due settimane che più non ci era stato dato di trovarci in compagnia del nostro caro Gesù in Sacramento ; s'immagini quindi la nostra consolazione, quando, là in mezzo all' orrido deserto, non solo potemmo dire : Adoravimus ubi steterunt pedes Ejus, ma potemmo di più riceverlo nel nostro cuore, e qui rinchiuso domandargli tra le altre grazie questa , che presto quella terra infelice potesse essa pure vedere la gloria e parteeipare delle grazie del Salvatore di tutti ! Aperiatur terra et germinet Salvatorem , ripetemmo ad una voce col cuore traboccante di speranza ed amore. A quella Messa assistettero le truppe, e due musiche s'alternarono in quel frattempo a conciliare in tutti una gran divozione.

In seguito battezzammo una quarantina di bamboli e ragazzini sopraggiunti con altre truppe , e ci disponemmo al passo del Rio. Credevamo di non riuscirvi così presto, eppure colla benedizione di Dio nello spazio di due ore lo passammo in più di due mila persone e circa cinque mila cavalli, senza che ci accadesse la menoma disgrazia. Guadammo ancor noi il Rio come tutti gli altri, cioé inginocchiati sul dorso del cavallo che nuotava , ed afferrandoci con ambe le mani alla sella.

Seguimmo quindi camminando sulla sponda destra del Rio, rimontandolo verso la sorgente. Par cosa incredibile, ma é pur vera : la terra, che andavamo , per così dire, discoprendo, non offriva omai al nostro sguardo che orride spine, e se non erano spine erano bronchi, erano cardi selvatici, erano triboli. A questa vista e in quel silenzio del deserto ci pareva d'udire ancora la parola di maledizione che sta registrata nel Genesi : Maledicta erit terra   spinas et tribulos perminabit tibi. Questo continuo non veder altro che cespugli di spine faceva sì, che quando si scorgeva qualche albero d' alto fusto sulla sponda del Rio , gli si correva tosto sopra collo sguardo , quasi ad esaminarlo. Cercammo inutilmente un frutto, chè la stagione non era delle frntta. Solo ne trovammo uno carico di drappi , o meglio dire , cenci, cui gli Indii avevano appesi come altrettanti voti. E questo non già perché reputassero quell' albero una divinità , ma perché lo credevano la sede o l'abitazione degli dei o spiriti buoni , cui intendono placare o rendere propizii con quelle offerte. Ciò non vuol dire che gli Indii non credano in un Dio Supremo. Vi credono essi , e lo chiamano Gúnechen, e volesse il cielo che tutti i Cristiani avessero tanto rispetto pel Dio vero , come gli Indii l'hanno pel loro Gúnechen ! Questi non sanno, per es., appressare il labbro a nissuna specie di bevanda senza prima versarne alcune goccie in ossequio a Gúnechen. Ma ! ! E come faremo noi , poveri Missionarii, a persuadere a questa povera gente , che il nostro é il solo vero Dio , mentre vedono ed odono tutto giorno alcuni Cristiani, che di questo Dio non parlano se non per disprezzarlo , e che si vergognano di fare anche un minimo atto di religione ? Eh l   che il cielo ce la mandi buona, mio caro D. Bosco !

Finalmente a forza di andare arrivammo ad un punto, in cui il cammino riuscì più arduo che mai, a causa dei monti e dei foltissimi boschi di spine, che quasi orrido manto questi monti coprivano. Allora io, che di pazienza non conoscevo più che il nome, e che per altra parte era già uso a dormire a cielo scoperto, o, come dicon qui, al raso, domandai e ottenni di accompagnarmi coll'avanguardia, che, lasciando il convoglio dei carri, si sarebbe inoltrata ed avrebbe anticipato l' arrivo al RioNegro. Camminai per tre giorni a cavallo tra quei benedetti boschi, facendo a tutt'uomo per non lasciarmi mettere l'abito in brandelli ; ed ecco che il 23 di Maggio verso le 4 di sera sento dire che si è perduto il sentiero, quel sentiero appunto che dal Rio Colorado ci doveva condurre al Rio-Negro. E mentre tutti il cercavano con pena affannosa, io me ne stavo soletto, seduto sul margine del Rio , e principiava a recitare i primi Vespri della Solennità della nostra Madonna Ausiliatrice. Ma giunto al Saepe dum Christi, ecco presentarmisi davanti in un attimo i dì che furono, l'edificazione ed inaugurazione di cotesto mirabile Tempio , le sensazioni religiose che nello stesso io provai, la grandiosa e sublime musica della Battaglia di Lepanto e del Sancta Maria, il loro felice autore D. Cagliero, il carissimo D. Bosco, lo stuolo delle Figlie di Maria Ausiliatrice, il loro prodigioso moltiplicarsi sotto gli auspizii di una tanta Madre, il tripudio che in quell'ora appunto si farebbe in tutte le case di D. Bosco, ed io invece trovarmi in un deserto in compagnia di pochi soldati , e pe'r soprappiù avendo perduto il sentiero.... ! !

Allora fu che non potei più resistere, perdetti di vista il Breviario , ed i miei occhi si riempirono di lagrime. Ma tosto mi feci animo ripensando che Maria SS. Ausiliatrice era pur sempre la mia buona Madre , ed anche colà in quel deserto, anzi colà più specialmente mi avrebbe prestato il suo soccorso. Infatti ben presto udii le voci : Hemos hallado el sendero; abbiamo trovato il sentiero ; e fidente me ne andai dal Comandante Moritan, nostro amico e protettore , e gli manifestai la grande mia speranza che Maria SS. Ausiliatrice mi avrebbe all' indomani pagata la festa, facendomi arrivar con loro al Rio-Negro.

Non avevo sperato invano. Al mattino, 24 Maggio, alzatomi in sull'albeggiare, e scossa la brina che era caduta su quello, che io dovevo chiamar mio letto, riscaldatomi ad un buon fuoco, montai a cavallo allo spuntar del sole, ed ora trottando, ora galoppando per circa 40 miglia , giungevo a Choele-Choel; ed alle 4 e 314, precisamente nell'istante in cui il sole si nascondeva dietro la Cordigliera delle lontane Ande, io metteva piè a terra ; e sulla sponda del Rio-Negro, che è quanto dire sulle porte della Patagonia , cui detto Rio. divide dalla Pampa , riposavo le stanche membra ed intonava dal fondo del mio cuore l'inno di grazie alla nostra cara Madre Maria Ausiliatrice.

Ah ! dubiti chi vuole ; per me non v' ha dubbio alcuno. E questa Gran Madre che l' anno scorso ci liberò dalle fauci di morte là nell' Oceano nell'occorrenza della Novena della sua festa , ed è questa Gran Madre ancora che adesso, precisamente nel giorno di sua festa conduceva questo povero Salesiano sul luogo della Missione da tanti anni sospirata. Ah qual dei Salesiani passò più allegramente questa festa ? Quale dei Salesiani è più obbligato verso questa buona Madre ? Io senza dubbio !

All'indomani lasciando che tutti gli altri celebrassero la festa patria del 25 Maggio, cercai to.. sto i miei Indii, prigionieri di guerra, per catechizzarli. La miseria nella quale li trovai è qualche cosa di straordinario. Seminudi erano alcuni, non avevano altro che una pelliccia di agnello per coprirsi ; non avevano toldos, ma dormivano all' aperto senza alcun riparo ; una lurida vescica, che riempievano d'acqua, faceva loro uffizio di bottiglia e di bicchiere nello stesso tempo. Poveretti ! Al vedermi arrivare mi circondarono tosto, uomini

e donne, ragazzi e ragazze, e tutti insieme facevamo un gruppo così originale , che il Ministro stesso un giorno volle vedere , e comandò se ne cavasse la fotografia.

Le confesso , o caro D. Bosco, che anche qui come in Carrhué, al primo avvicinarmi, sentii tremarmi il cuore,... e chi sa come me la caverò,... e mi capiranno ? e mi ascolteranno ? Mi raccomandava intanto, secondo il solito, all'Angelo Custode di ciascheduno di essi, e principiava col far eseguire loro il segno della Croce, ed a far gridar da tutti : Viva Gesù ! ! Ah ! chi può dire un centesimo della gioia che prova un povero Missionario quando ode la parola Gesù pronunziata dal labbro di poveretti , che mai non conobbero finora questo loro unico Redentore ? ! Certo è che in quell'istante uno si dimentica affatto di quanto ha dovuto patire per raggiungere si nobile meta.

Dopo alcuni giorni eccoti arrivare i carri, e con essi Monsignor Vicario ed il ch. Botta da me tanto sospirati. Cominciammo allora il fuoco su tutta la linea : istruzione ai ragazzi adulti , istruzione alle donne Indie, istruzione ai soldati Indii, e tutto questo più volte al giorno , ché il tempo per la partenza dei carri per Patagones premeva, e per altra parte pareva che la testa dei poveri Indii non si volesse ammollire tanto presto sotto i colpi dei nostri martelli. Santa pace ! si figuri che dopo tre o quattro giorni di spiegazione sui misteri principali, alla domanda per es. : Chi è il Padre Eterno, le rispondono che è l'inferno ! !... Misericordia ! ! La prego quindi a non far le meraviglie se qualche volta, e per l'orribil freddo che faceva in quell'aperto campo, freddo che ci agghiacciava l'acqua nelle ampolle della Messa due minuti dopo di avercela posta, e per il poco risultato che vedevamo , e per l'opposizione che cominciavano a farci alcuni Capi , noi ci sentivamo come cadere le braccia ; ma pensammo a Gesù, che affamato e stanco ed al sollione di mezzogiorno si affatica per convertire la Samaritana , che era un' anima sola, e per ciò che spetta a me in particolare io pensai al mio D. Bosco cui vedo da 21 anni, martire della fatica , non cercar altro che anime da salvare ; pensai ai miei Confratelli, che già caddero sulla breccia , vittime dello stesso zelo ; a quelli che vi durano ancora quai forti campioni ; e a questi e ad altri simili riflessi restammo rianimati a continuare. Accadeva pure che qualche Indio ci dicesse di non volersi far Cristiano, ma facendogli vedere che noi eravamo venuti da tanto lontano specialmente per lui, e senza nessun motivo di guadagno materiale ; che d'altronde l' esempio di cattivi cristiani, che aveva sott'occhi , nulla provava contro la nostra SS. Religione, mentre costoro, se non si convertono , vanno a bruciar nel fuoco eterno, annuiva facilmente , e domandava di essere battezzato come tutti gli altri.

Deo gratias ! Amministrammo il S. Battesimo dapprima a 60 adulti , poi ad altri 40 , poi ad altri ed altri ancora. Ed oh ! che dolce consolazione era la mia, o caro Don Bosco , quando ad alcuno di quei catecumeni poteva imporre il bel nome di Giovanni o di Leone, il nome cioè dì chi si può chiamare adesso Padre degli Indii ! Non tralasciammo in questo frattempo di ricevere le confessioni di alcuni buoni soldati, e di dar loro la s. Pasqua nella nostra gran Basilica, che era una povera tenda militare.

Ma molti ostacoli sorsero ben presto ad impedire la nostra impresa. Il freddo sempre crescente, il deteriorarsi della mia salute e di quella di Monsignor Vicario, l'opposizione suaccennata,.la partenza dei carri per Patagones, e sovratutto la obbedienza che ci chiamava al più presto, prima allo stesso Patagones, indi a Balia Bianca per la Missione e Visita Pastorale, che Monsignor Espinosa doveva fare in luogo di Monsignor Arcivescovo , furono tutti motivi questi di lasciar la Missione di Choele-Choel più presto di quanto avremmo voluto. Ma si tornerà ancora in questo campo, e non si lascierà perdere il seme gettato ; così lo speriamo.

Prima di partire, Monsignor Vicario cantò una Messa solenne in ringraziamento. Vi prese parte tutto l'esercito in parata militare col signor Ministro alla testa. Si finì la funzione con un solenne Te Deum, che cantammo accompagnato dall'Harmonium, ed il fotografo ritrasse il tutto in un eccellente gruppo.

Montammo in seguito sui nostri cavalli, e c'incamminammo alla volta di Patagones sempre costeggiando il tortuosissimo Rio-Negro, così chiamato dal color delle sue acque, come il Colorado riceve il nome dal rossiccio delle sue. Dopo sei giorni di viaggio arrivammo ad una colonia di Indii chiamata Concesa, diretta dal bravo signor Antonio Recalde. Questo signore ci ricevette con tutte le attenzioni, e ci supplicò che , lasciato il convoglio dei carri, ci fermassimo alcun tempo a battezzare e dir la prima Messa nella sua nuovissima colonia. Lo contentammo, e, fermatici colà circa due giorni, battezzammo 50 e più ragazzini; dicemmo la S. Messa due volte, e promettemmo tornare al più presto a prenderci cura dei 1000 Indii, che compongono la colonia.

Il Recalde alla sua volta ci trattò assai bene.

Diede a Monsignore il suo letticciuolo ed a me la branda di Aurelio I re di Patagonia, e prima di partire ci preparò uno squisito agnelletto arrostito per fortificarci nel viaggio ; ne mangiammo una porzione ritti in piè come gli antichi Ebrei , e montammo a cavallo coll' intenzione di raggiungere i carri, che ci avvantaggiavano di due giorni. Lo stesso signor Recalde ci volle accompagnare per mostrarci la via, anzi mise a nostra disposizione i suoi 14 cavalli, dimodochè si può dire che non andavamo correndo , ma volando, e sette ore e mezzo dopo la partenza da Concesa già avevamo fatto 18 leghe, cioè 54 miglia, ed eravamo arrivati alla Guardia Mitre , dove stava il convoglio dei carri. Colà altra opposizione... Vogliamo che si fermino qui, vogliamo ; a Patagones ci andranno _in altro tempo, qui c'è da battezzare, da istruire, da far cessare scandali e benedir matrimonii.

Ma già si era convenuto con quei di Patagones sopra il giorno di apertura della Missione, quindi è che detta la S. Messa e battezzati alcuni bimbi, promettemmo di tornar dopo la S. Missione , e senz' altro rimontammo i nostri briosi cavalli , e sette ore dopo avevamo già divorato altri 54 miglia, ed eravamo finalmente giunti al tanto sospirato Patagones. Qui è dove vedemmo di nuovo come son fatte le case, non avendo visto per l'addietro se non capanne e tende, e (lui è dove presentemente stiamo dando la S. Missione, che è la prima che si sia data dopo che Patagones esiste.

Patagones ha poco più di cent'anni di vita. Ha una popolazione di circa 4000 anime, che sta situata sulle due sponde del Rio-Negro a sette leghe di distanza dall'Atlantico. A sinistra del Rio prende il nonne di Carmen di Patagones , dalla Vergine del Carmelo, il cui simulacro questi Patagonesi carpirono ai Brasilesi in una battaglia navale, ond'è che per ischerzo la chiamano la loro Cautiva, ossia prigioniera ; a destra poi prende il nome di Mercedes di Patagonia, perché si trova già tra i confini della Patagonia. Non avvi che un Sacerdote per la cura di tutte queste anime, e ciò che è peggio ire Mercedes il maestro è un Protestante, e quivi comincia pur troppo ad aver vita una chiesa dell'eresia.

Noi adesso siamo alloggiati nella bella casa del buon padre Savino Lazzarista, che ci fu compagno di naufragio l'anno scorso. Concorrono a tenerci allegri oltre 1 buon Parroco anche il sacrestano , che è Antonio Calamaro , un nostro allievo del Collegio di Lanzo nativo di Voltri, cui io non conosceva più a causa della sua gran barba rossa. Mentre io scrivo egli sta cantando nel cortile l'Inno Onomastico di D. Bosco di 14 anni fa Suonino a festa e giubilo - Le trombe e le campane - E l'eco ne ripetano - Le spiaggie più lontane - Lodando Lui che provvido - Conforta alla virtù, ecc.; ed il domestico del P. Savino , che è buon Savoiardo , e mi parla il Piemontese in modis et in formis.

Ma a dir la verità per tenerci allegri ci vorrebbe ben altro ; ci vorrebbe concorso ad udir la parola di Dio, e ci lascian deserte le chiese, ci vorrebbero dimostrazioni di pietà, e non vi scorgiamo che spaventosa indifferenza ! Non c'è fede in questo popolo, o se la c' è, è ben addormentata ! Che il buon Dio volga loro presto un' occhiata di misericordia , e coroni i nostri deboli sforzi con una qualche conversione ! Siamo ancora nel bel mese del SS. Cuor di Gesù , e vogliamo gettare tutta la nostra speranza in questo abisso di misericordia.

Ogni giorno finita la Predica o il Catechismo nel Carmen, montando sopra una barchetta , attraversiamo il Rio, che è molto più largo del Colorado, ed andiamo a spezzare il pane della parola di Dio a quei di Mercedes. Quelli che ci danno un po' più da fare ed anche un po' più di speranza sono i giovani Indii , ai quali prima di finire la S. Missione daremo il S. Battesimo.

Per ora non Le dico più altro di questa Missione ; se sarà il caso in altre lettere Le farò sapere il risultato tanto della Missione di Patagones come di Bahia Bianca, e della Guardia Mitre, dove andremo prima di passare a Bahia , se il vapore S. Rosa , che pur troppo dovrà essere il nostro vapore marittimo, ci darà tempo.

Del resto, o carissimo D. Bosco, da quanto Le ho detto finora ben avrà argomentato la Messis multa, che ci sta preparata sulle due sponde del Rio-Negro , tanto nella Pampa come nella Patagonia per lo spazio di migliaia di miglia. Oh ! come sarebbe provvidenziale per tutti questi poveretti, se noi Salesiani avessimo una Casa Madre delle Missioni qui in Patagones , e mentre i nostri chierici si prendessero cura delle scuole del paese, i preti percorressero le varie colonie e tribù del deserto !

Non è cosa impossibile per noi, se Dio continua ad aiutarci, e se i Cooperatori Salesiani prestano volentieri il loro braccio. E vero che presentemente lo sguardo di D. Bosco sta rivolto al Paraguay, che non si trova in miglior condizione; è vero pure che le nostre forze sono pressochè esauste, e la borsa esausta del tutto; ma chi non ispererà in qualche concorso soprannaturale, mentre finora si andò sempre avanti, si può dire, a forza di prodigi? ! Laonde , o caro D. Bosco, se Monsignor Arcivescovo di Buenos-Ayres Le farà qualche petizione riguardo a questa Missione, La prego a volerla esaudire, che è cosa la più santa e la più salutare.

Intanto la mia lunga tiritera avrà finito per annoiarla ; abbia un po' pazienza; è tanto tempo che non La vedo più , che non odo più la di Lei amata voce , che non godo più dell' incantevole e magico sorriso del di Lei labbro, ond' è che non la finirei. Ah ! si abbia cura della salute, o caro Padre, sì che possiamo ancor vederla una volta noi poveri Americani ! Non è più necessario che Lei lavori , ma deve riposare , ed aver molto riguardo all'inferma sua vista, onde almeno possa vedere come lavorano i figli di D. Bosco.

La prego a salutare tutti i miei Confratelli di costi, cui mi par mill' anni di non aver più veduto.

Mi saluti D. Albera mio caro compagno, amico e confratello con tutti gli altri confratelli che hanno il cognome colla iniziale A.

Saluti D. Bonetti , il mio caro compatriota, e Direttore del Bollettino Salesiano, e tutti gli altri della stessa iniziale.

Saluti D. Cagliero il nostro primo padre Americano, e tutti gli altri della stessa iniziale.

Saluti D. Durando il nostro Grammatico, e gli altri della stessa iniziale.

Saluti D. Francesia il celebre ed indimenticabile mio Professore carissimo , e gli altri della stessa iniziale.

Saluti D. Ghivarello il nostro Astronomo, e gli altri della stessa iniziale.

Saluti D. Lazzero , il simpatico a tutti, e gli altri della stessa iniziale.

Saluti D. Monateri e D. Nicolao Direttore di Vallecrosia, e gli altri, ecc.

Saluti D. Oberti e D. Paglia, e gli altri, ecc.

Saluti la Ruota maestra dell'Orologio Salesiano da Lei fabbricato e diretto , cioè il nostro carissimo fratel maggiore D. Rua, e gli altri, ecc.

Saluti D. Sala, D. Tamietti, D. Vota, D. Zanone e gli altri, ecc.

Mi saluti tutti gli altri Confratelli non compresi nella precedente enumerazione , tutti i Cooperatori Salesiani e Cooperatrici, e le nostre sorelle, le fortunate Figlie di Maria Ausiliatrice, e il mio buon fratello Luigi e parenti tutti.

Ma come potrà farmi questo grato servizio di salutarmeli proprio tutti ?

É presto fatto : S'intima al caro D. Lemoyne di dar riposo per alcuni giorni alla sua penna, e si manda a portare i miei poveri saluti a chi di ragione,. In questo modo questo mio carissimo antico Direttore, oltre al riposarsi, troverebbe forse, nei diversi viaggi che farà, nuovi argomenti per le sue sempre belle ed importanti elocubrazioni.

Adesso finisco davvero. Preghi per noi , caro Padre D. Bosco, chè senza la preghiera, che noi stessi facciamo o altri faccia per noi , dovremo sempre cantare l'invanum laboraverunt.

Anche Luigi Botta e Monsignor Vicario Antonio Espinosa si raccomandano alle di Lei preghiere, e vogliono una benedizione. - Sì , li benedica , ma non si dimentichi che Colui, il quale più abbisogna di questa benedizione, è il povero

Suo affezionatissimo figlio in G. C.

D. GIACOMO COSTAMAGNA.

NOTIZIE SULL'ORATORIO DELLA CROCE

Lucca 16 luglio 1879.

M. REv. D. RUA,

Le confido schiettamente che scrivo volentieri alla S. V., perchè , quantunque sia in mezzo a mille occupazioni, tuttavia trova ancora il tempo di darmi la consolazione d'una qualche notizia del nostro caro D. Bosco e di cotesta casa. Ne la ringrazio , e la prego a continuarmi questo favore.

Del resto le cose nostre vanno tanto belle, da non aver né cuore, né parole sufficienti per lodarne il buon Dio. Le scuole serali cessarono col mese di maggio, ma quei buoni giovinotti vollero assicurato il posto pel prossimo novembre. Spesso vengono a vederci, a ringraziarci e qualche volta a confessarsi. Le scuole diurne continuano con una quarantina di alunni, tutti poveretti.

La nostra Chiesa, più che mai frequentata , giunge a stancarci per le molte confessioni che occorre ascoltarvi. La gente v'interviene molto volentieri alle funzioni. Una cosa si ode a dire spesso, che nella Chiesa della Croce si sta bene, perché non si parla, nè si ride, ma si prega.

Tutte le sere uno stuolo di ragazzi viene alla benedizione, facendo così una bella corona al Re del cielo.

L'oratorio conta circa 200 giovanetti , i quali regolarmente intervengono al catechismo , alle funzioni domenicali, alla confessione e comunione. Se ne potrebbe avere di più , ma il cortile non ne è capace. Una volta al mese fanno anch'essi l'Esercizio della buona morte. Domenica scorsa, per esempio, era fissata per questa santa pratica. Quindi sabbato sera eravamo tre a confessare, e vi fummo trattenuti sino allo ore dieci. Dio ne sia benedetto !

Circa 26 dei nostri ragazzi sono ammessi alla Comunione (perché qui è uso non ammetterli se non ai 13, 14 o 15 anni). Ebbene, domenica mattina alle ore 6 e mezzo già n'erano disposti nel, presbitero ben 24, che si preparavano a far la Comunione durante la Messa che si celebra pel popolo.... Immagini l'effetto , la commozione dei fedeli alla vista del numero, della compostezza di quei giovanetti artigiani di Lucca, che stavano per compiere quella grande azione ! Alcuni fedeli ne piangevano di contentezza, e ne benedicevano il Signore e l'Oratorio.

Domenica 29 giugno si andò ad un paese che ha nome S. Michele di Moriano, a 4 miglia toscane da Lucca. Si partì sulle ore otto del mattino. Per la via canti, evviva e cose simili; alle 10 e mezzo si cantò la S. Messa in musica. Il popolo era estatico. Erano accorsi in gran numero anche di lontano. Si desinò lassù, nella villa del Rev. chierico Volpi, nostro Cooperatore, si fecero le funzioni della sera, si cantarono le litanie e il Tantum ergo in musica, e verso notte ritornammo a Lucca. Sulla via erano schierati contadini e villeggianti , mentre i ragazzi entro una nuvola di polvere camminavano cantando. Un biroccio da 12 posti veniva dietro raccogliendo quei piccolini che erano stanchi. Ora senta una bella grazia che ci ottenne Maria. A questo legno mancava in avvertente mente un acciarino per chiudere la ruota entro il suo asse. Veniva di gran carriera ed i miei cari fanciulli cantavano allegramente. Se per disgrazia usciva la ruota, sarebbero stati tntti massacrati per la inevitabile caduta ; ma la Vergine SS., a cui avevamo cantato una lode prima di partire, vi tenne la mano e ci salvò. Ne sia sempre lodata , e si degni di continuarci la sua materna protezione. In quella festa non si ebbe a lamentare nè una parola, né un'azione, nè un tratto che ne potesse rendere meno consolante la memoria. E dire che erano un 150 ragazzi di quelli, che D. Cagliero ben ricorderà per sempre   

Per domenica prossima sono invitati i nostri piccoli musicanti a fare un servizio a San Leonardo in Treponzio, dove canteranno la Messa di San Luigi, e vespro e litanie e motetti. La seconda domenica d'agosto andranno a cantare in S. Pietro Somaldi, dopo a S. Bartolomeo in Vallebuia, poi altrove; sicché il Chierico Baratta, nostro maestro di musica, è continuamente in moto.

Queste passeggiate religiose fanno del bene all'anima ed al corpo, servono a far conoscere l'Oratorio e vi affezionano sempre meglio i ragazzi, stimolandoli a frequentarlo per essere istruiti ed educati. Difatto, essi vi sono così affezionati, che non parlano d'altro che di Oratorio e di Salesiani. Poco fa uno scalpellino si lagnava perchè un suo giovanetto non fa che parlare dell'Oratorio. « Tutte le volte, diceva, che noi si sta zitti, egli è sempre nell'Oratorio e coi suoi maestri. Pare impossibile! » Un giovane sui 19 anni era all'ospedale. Domandato se voleva confessarsi, rispose : Sì, ma dal Direttore della Croce. Avvertito questi , andò. Ma dove trovare il giovanetto in mezzo a tanti letti, a tanti infermi? La difficoltà fu sciolta presto. Il Direttore non aveva fatto che pochi passi nell'ospedale, che sentì a gridare: « Sig. Direttore, sig. Direttore. » Era il nostro Marcurelli, che così faceva rizzare la testa a tutti i malati cine potevano alzarla, chiamando il suo Direttore. Egli si confessò lasciando così tra gli infermi la più bella impressione. Ora stiamo preparando un ex-militare a fare la prima Comunione.

Non so se per questi od altri motivi, ma pare che il demonio minacci qualche disturbo all'Oratorio. In questo caso la Madonna ci aiuterà. Io poi non farò che rispondere come il nostro Don Bosco nei primi tempi del suo istituto; come Don Bosco, dico, che, dopo il nostro divin Salvatore, sarà il modello, cui terremo rivolti gli occhi e cercheremo d'imitare. Abbiamo però in Lucca molte ottime persone che ci vogliono bene, secolari ed ecclesiastici , e primo fra tutti il degnissimo nostro Pastore, Mons. Arcivescovo, e questo ci basta.

Nella nuova magnifica casa possiamo andare quandochessia. Già è aperta la porta di comunicazione, e del tutto sgombera, ma non andiamo ad abitarla definitivamente, se non quando avremo qualche ragazzo interno, perché la casa non fu presa tanto per noi , quanto pei giovani artigianelli.

Il locale, come dico, é magnifico, signorile, elegante in parte, ma presto lo renderemo democratico. Penso però di conservarlo meglio che posso, perchè lo sciupare è sempre male.

Le buone religiose di San Nicolao ci hanno regalato 8 piccoli letti in legno , che per ora possono servire. In seguito bisognerà pensare anche a questo.

Ho poi bisogno da D. Bosco e da Lei certe norme per l'avvenire; ma lascio, perché presto vi saranno gli Esercizi, e allora ci parleremo e c'intenderemo di tutto.

Preghi, di grazia, ottimo Sig. D. Rua, e faccia pregare per noi e per me in particolar modo.

I miei figliali ossequii al nostro Padre comune D. Bosco e a tutti i confratelli ed amici. Sono

Di V. S. M. Rev.da

Ubb.mo ed affez.mo SaC. GIOVANNI MARENCO.

GRAZIA OTTENUTA
per l' intercessione di Maria SS. Ausiliatrice.

I nostri lettori sentiranno con piacere che Maria Aiuto dei Cristiani quotidianamente rendesi propizia a coloro , che con intera confidenza sotto questo titolo la invocano.

La lettera seguente , che tra tante altre scegliamo, è una prova luminosa della sua bontà. Le grazie frequenti poi, che si dicono ricevute per sua invocazione, persuadono ogni dì più che il suo Santuario di Torino, dove viene in particolar modo venerata, è pure un luogo di sua materna predilezione, come tanti altri resi ormai celebri nel mondo pei favori innumerevoli e strepitosi, che Ella vi dispensa, a malgrado di chi ne sente dispetto e non vi crede.

REVERENDISSIMO SIGNORE,

Il giorno 3 del mese di agosto, una mia figlia, d'anni dieci, perdette subitamente l'uso della parola. Il medico, per cui mandai immediatamente, peritissimo nell'arte sua, la. trovò in pessimo stato. Egli è inutile il dire che tutta la famiglia si trovò immersa nella più grande costernazione.

Tutti ì mezzi immaginabili , atti a salvare la fanciulla, furono impiegati; ma vedendo che nulla le giovava e il male andava peggiorando, pensammo di ricorrere al cielo. Si accese pertanto una lampada dinanzi l'immagine venerata di Maria, raccomandandole la piccola inferma.

Ma le ore passavano , ed il male progrediva rapidamente, quantunque frequenti fossero le visite del medico, che più non sapeva a quale rimedio ricorrere. Perduta ogni umana speranza e scorgendo che la ragazza non avea più che poche ore di vita, ci siamo prostrati ai piedi di Maria, invocandola, più fervidamente che mai, quale Ausiliatrice dei Cristiani , e demmo principio ad una novena, recitando tre Salve Regina.

Non fu vano il nostro ricorso ; poiché questa buona Madre celeste cominciò a mandarci qualche raggio di speranza, e poco tempo dopo ci otteneva la grazia compiutamente. Verso le ore nove mia figlia si addormentò; alle tre si risveglò tranquillissima, e si mise a parlare senza il menomo sintomo di male. Allorché il medico tornò a visitarla, le disse : « Ti ho veduto sulla fronte il pallor della morte ; tu l'hai scampata bella ! »

Se la S. V. lo crede opportuno , bramerei che questo favore, che io attribuisco all'intercessione di Maria Ausiliatrice , fosse reso pubblico, in testimonianza della mia viva e profonda riconoscenza; ed anche perché serva ad accrescere in altri la confidenza nella possente protezione della Madre di Dio.

Intanto, affinché Maria Ausiliatrice si degni di proteggere sempre la mia famiglia nei suoi biso gni spirituali e temporali , unisco a questa mia una tenue offerta pel decoro del suo Santuario.

La riverisco con tutto rispetto, e mi sottoscrivo,

VITTORIO CAFFÚ.

Villanova d'Ardenghi, addì 20 agosto 1879.

STORIA DELL'ORATORIO DI S. FRANCESCO DI SALES

CAPO X.

La presa di possesso del nuovo Oratorio e la grande basilica. - Un buon effetto. - Consolante avviamento. - Metodo tenuto all'Oratorio. - L'abile pescatore. - Un merlo colto nella gabbia. - La partenza della sera.

Il signor Pinardi aveva data la parola al nostro D. Bosco di preparargli il sito per la domenica vegnente , e la mantenne. Vedendo che il lavoro a farsi era molto e premeva, egli chiamò operai per iscavare e trasportare terreno ; muratori per rompere e innalzare muraglie ; falegnami per fare palchetti; e non bastando vi posero ancora la mano egli stesso e il buon Pancrazio ; sicché si può dire senza tema di esagerare che in una settimana si fece il lavoro di un mese. Per la qual cosa al mattino della domenica di Pasqua 12 Aprile 1846 il locale era in ordine: una lunga rimessa per uso di Cappella , ed un cortile pei divertimenti.

Ad una cert'ora trovandovisi ormai una buona parte dei giovani, D. Bosco vi ci fece trasportare dal Rifugio , ove si conservavano, gli attrezzi di Chiesa e di ricreazione , e così insieme con lui prendemmo possesso del nuovo Oratorio. Anzi fin dal giorno prima avendo preparato l' occorrente e domandato all'Arcivescovo la debita autorizzazione, D. Bosco in quel mattino istesso benedisse e dedicò al divin culto il modesto edifizio , e vi celebrò la santa Messa assistita da noi, dai vicini e da altre persone della città. L'Arcivescovo ancora per mostrare la sua soddisfazione e per darci un segno di benevolenza rinnovò a D. Bosco le facoltà già concesse per nostro vantaggio quando ci raccoglievamo al Rifugio , cioè di celebrare messa, dare la benedizione , amministrare Sacramenti , predicare , fare tridui , novene , esercizi spirituali, promuovere alla Cresima ed alla Comunione, non che di soddisfare al precetto pasquale come se fossimo nella propria parrocchia.

Giova dare qui una breve descrizione della nostra Cappella. Era dessa una camera lunga da quindici a sedici metri, e larga da cinque a sei. Aveva per pavimento un palchetto di legno, fatto in fretta e collocato alla meglio, per le cui fessure potevano passare non solo i topi, ma anche i gatti , che davano loro la caccia. Per volta aveva un soffitto fatto a stuoja coperta di gesso. E l'altezza sua ? Questa, a dir vero, era qualche cosa di meno che quella di S. Pietro a Roma ! Per darne un'idea basti il dire che quando Monsignore Arcivescovo veniva per amministrarvi la Cresima o per compiervi qualche altra funzione, salendo, secondo il rito, sulla piccola cattedra, doveva tener bassa la testa per non urtare nella volta colla punta della mitra. Ecco dunque la grande basilica che ci servì pel divin culto circa sei anni.

Quantunque il nuovo locale non avesse tutta la capacità per noi necessaria, nondimeno, essendo appigionato con un contratto formale, liberava Don Bosco dalla inquietudine di dover di quando in quando emigrare da un luogo all'altro con grave disturbo , e nel mentre si prestava ai nostri più urgenti bisogni. Tuttavia anche qui da prima si fecero innanzi non poche difficoltà , non già per parte del padrone, ma per causa di una casa immorale, che ci sorgeva da presso, e pel così detto albergo della Giardiniera, attuale casa Bellezia, dove soprattutto nei giorni festivi si raccoglievano i buontemponi della città. Ma per la vigilanza del nostro D. Bosco , e per la intiera nostra sottomissione ai suoi ordini , non ne soffrimmo alcun danno ; anzi la nostra ricreazione chiassosa , i canti e le grida ottennero poco dopo un buonissimo effetto ; fecero cioè riguardare quello siccome un sito inopportuno al mal fare, e finirono per far chiudere la casa, e trasferire altrove l'albergo. Così senza che noi ce lo pensassimo il nostro Oratorio in Valdocco operava fin da principio ciò che l' acqua benedetta : faceva paura al diavolo, e metteva in fuga i suoi seguaci.

Intanto il sito stabile , i segni di approvazione del Superiore ecclesiastico , le solenni funzioni , che andavansi celebrando nelle feste più belle , certi regalucci somministratici dai benefattori, la musica che si- faceva ognor più scelta , le varie sorta di giuochi e trastulli , come salti , corse , bussolotti, corde , bastoni, e tenta altre novità , cui sapeva immaginare l'industriosa mente di Don Bosco, e dar vita il suo gran cuore , attiravano all' Oratorio fanciulli e giovinotti da tutte parti. Prova ne sia che poco tempo dopo noi oltrepassavamo i settecento, sicché in tempo delle sacre funzioni occupavamo ogni angolo della Chiesa , del coro e della stessa sacrestia , che era una camera pigionata dalla parte di mezzodì della Cappella. Parecchi ecclesiastici presero pure a ritornare; quindi, oltre all' intrepido teologo Borelli, venivano a prestare sovente l' opera loro Don Giuseppe Trivero, il teologo Giacinto Carpano, il teol. Giuseppe Vola , il teol. Roberto Murialdo , il caro D. Pietro Merla , il teol. Chiaves , e più altri di cui ci é sfuggito il nome. Per tutte queste ed altre ragioni l'Oratorio in Valdocco prese ben presto un avviamento molto consolante.

Il metodo, che si usava allora nella sua direzione, è presso a poco il medesimo, che si segue ancora oggidì nell' Oratorio di S. Francesco di Sales in Torino , e in ogni altro, che da questo abbia avuto origine. E' pregio dell'opera il farne qui un breve cenno per norma di tutti. Nei giorni festivi di buon mattino si apriva la Chiesa , e si dava cominciamento alle Confessioni, che duravano sino al tempo della messa. Questa era fissata alle ore otto ; ma per soddisfare a tutti quelli , che desideravano di accostarsi ai Santi Sacramenti , non di rado veniva differita sino alle nove ed anche p:ù tardi, perché al povero D. Bosco toccava il cantare, come si dice, e portare la croce. Durante la messa qualcuno assisteva i giovani , ed altri con voce alternata recitava le orazioni, e la preparazione alla Santa Comunione. Terminato il Santo Sacrifizio, e toltisi i sacri paramenti , il nostro D. Bosco saliva sopra una bassa cattedra , e ci faceva un po' di predica. Dapprima egli ci spiegava il Vangelo ; ma poscia diede principio ai racconti della Storia Sacra, che continuò per oltre a 20 anni. Questi racconti ridotti a forma semplice e popolare, vestiti dei costumi dei tempi, delle circostanze dei luoghi e dei nomi geografici, piacevano molto ai piccoli ed ai grandi, e mentre c'istruivano nella religione e nella storia si prestavano benissimo a infondere nei nostri cuori odio al vizio ed amore alla virtù. Usciti di Chiesa, e fatto un poco di ricreazione, cominciava la scuola festiva , che durava sino a mezzogiorno. E questa era l'occupazione del mattino.

Ad un'ora pomeridiana ricominciavano i divertimenti colle bocce , stampelle, fucili e spade di legno, e con altri giuochi di destrezza e di ginnastica. Alle due e mezzo entravamo in Chiesa ed aveva luogo il Catechismo. L' ignoranza dei giovani in generale era grande ; ma questa invece di scoraggiare D. Bosco lo stimolava a farsi tutto a tutti e a moltiplicarsi , per così dire , onde istruirci secondo il bisogno. Da principio, intonando il Pater , niuno sapeva rispondergli , sicchè toccavagli di sostenere le due parti. Avveniva eziandio non di rado che mancasse or questo ed or quell'altro Catechista, e talora parecchi insieme; ed allora per non lasciarci privi d'istruzione egli o ci raccoglieva tutti intorno a sé, oppure si divideva un po' per una classe, e un po' per l'altra, facendo così l'uffizio di tutti. Finito il Catechismo si recitava la terza parte del Rosario. Più tardi si prese a cantare l'Ave Maris Stella, poi il Magnificat, indi il Dixit, infine altri Salmi con antifone , e nello spazio di un anno ci siamo fatti capaci di cantare l'intiero Vespro della Madonna. A queste pratiche teneva dietro un sermoncino , che per lo più consisteva nel racconto di un esempio , in cui si personificava un vizio od una virtù, che si voleva far abborrire od amare. Ogni cosa aveva termine col canto delle Litanie e colla benedizione del SS. Sacramento.

Compiute le funzioni di Chiesa ,. cominciava il tempo libero , in cui ciascuno poteva occuparsi secondo il proprio gusto. Perciò quelli, che ancor non sapevano le orazioni , o che sebbene adulti non erano tuttavia promossi alla Comunione si appartavano e ricevevano una lezione speciale di Catechismo ; altri forniti di bella voce attendevano al canto ed alla musica ; gli analfabeti si applicavano alla lettura ed alle belle lettere ; la maggior parte poi se la passava allegramente saltando, correndo, e giuocando.

Non è però da credere che la nostra ricreazione fosse pel nostro D. Bosco un tempo di riposo, anzi si può dire che questo fosse il tempo della sua maggiore sollccitudine, il tempo delle sue migliori pescagioni. E come ciò? Oltre al vigilare che non ci facessimo del male, egli in quell' intervallo, più o meno lungo secondo la stagione , si avvicinava or a questo or a quell'altro dei giovani , e come se avesse da confidargli una cosa in segreto gli si accostava all'orecchio, e con inarrivabile bontà e dolcezza diceva ad uno : Quando verrai a confessarti? Vieni, che io ti aspetto sabato sera ; e intanto se lo faceva promettere. - Ad un altro domandava : Vai ancora in quel tal posto , o con quel tal compagno? Fammi il piacere, non ci andar più ; e ne riceveva parola. - Ad un terzo : Ho udito che ti è sfuggito di bocca una bestemmia ; sta attento a non dirla più ; e la raccomandazione non veniva più dimenticata. - Avrei bisogno che mi facessi un favore, soggiungeva ad un quarto, ad un quinto ; me lo faresti tu ? - Ben volentieri, e quale sarebbe ? - Che domenica prossima conducessi quel tuo compagno ai Sacramenti con te. E così via dicendo. Con queste ed altre simili esortazioni fatte a ciascuno come in confidenza , D. Bosco si provvedeva una turba di giovanetti, che al sabato ed alla domenica venivano ad assediare il suo confessionale, ed a compiere le pratiche di pietà con una divozione edificante, e intanto si rendeva padrone dei loro cuori, da poterli dirigere e governare a suo talento.

Accadeva pur qualche volta che taluno dei più disgraziati non si arrendesse così tosto a queste industrie amorose ; ed allora egli ad altre si appigliava non meno efficaci. A questo proposito ci sovviene del fatto seguente. Un giovanotto sui 17 anni era stato più volte invitato a far Pasqua ; ma ei si contentava di promettere, e non teneva mai la parola. Una festa dopo le sacre funzioni , mentre rosso in faccia e molle di sudore era tutto intento ad una ricreazione vivacissima, D. Bosco lo chiama a sè in tutta fretta, e lo prega a volersi recare con lui in Chiesa per aiutarlo in un affare. Quegli oltremodo contento di servire Don Bosco lasciò prontamente il suo giuoco, e voleva accompagnarsi con lui nell' arnese in cui si trovava, cioè in manica di camicia. - Così no, gli disse D. Bosco ; ma mettiti la giubbetta ; ed ei la vestì. Entrato in Cappella , Egli lo condusse in coro presso ad un inginocchiatoio. Il giovane, che non aveva ancora capito, si disponeva a prenderlo per trasportarlo - Lascialo, lascialo, disse il buon prete - Ma dunque che cosa vuole che io faccia 1 - Voglio che ti confessi - Che mi confessi Z... Ma io non sono preparato - Lo so - Dunque ? - Dunque preparati, e poi ti confesserai come mi hai promesso più volte - Ottimamente, esclamò egli allora ; ne aveva proprio bisogno. Lei ha fatto bene a pigliarmi in questo modo, altrimenti per timore dei miei compagni io non sarei ancor venuto. - Intantochè D. Bosco recitava una parte di Breviario , il giovinotto si preparò, e poi fece di buon grado la sua confessione seguita da un divoto ringraziamento. D'allora in poi egli fu uno dei più assidui a compiere i suoi doveri religiosi, e coll'esempio e pur colle parole vi attirava ancora gli altri. Raccontando poscia questo episodio ai suoi compagni diceva « Udite un grazioso stratagemma che usò D. Bosco per cogliere questo merlo nella gabbia » e nel descriverlo ci faceva rider tutti.

Una scena pur singolare era in sul far della notte la nostra partenza dall' Oratorio. In quell'atto pareva che una calamita potente ci tenesse come legati a D. Bosco. Ognuno gli dava le cento volte la buona sera, e non mai si risolveva di partire da lui. Aveva egli bel dire : « Andate, figli miei , andate, perché si fa notte , e i parenti vi aspettano » tutto era inutile. Per metterci in via era necessario che si movesse egli pure, e ci accompagnasse per un buon tratto. Generalmente si faceva così : Recitate le orazioni e l'Angelus Domini, ci radunavamo a lui d'intorno, e poscia sei dei più robusti facevano con le loro braccia come un trono, sopra cui era giuocoforza che D. Bosco si ponesse a sedere. Allora messici in ordine a più file lo portavamo cantando sino al circolo detto comunemente il Rondò. Là giunti, D. Bosco scendeva dal trono, si cantavano ancora alcune lodi, l'ultima delle quali era sempre Il lodato sempre sia il nome di Gesù e di Maria. Fattosi in fine un profondo silenzio, egli augurava a tutti buona sera ed una buona settimana, e tutti con quanta voce avevamo in gola rispondevamo : Buona sera; viva D. Bosco. Dopo ciò , ciascuno si recava in seno alla propria famiglia, mentre alcuni dei più grandicelli si fermavano per accompagnarlo sino a casa , il più delle volte per la stanchezza più morto che vivo.

LA NUOVA CHIESA IN BORDIGHERA PRESSO VENTIMIGLIA.

Nei numeri precedenti del Bollettino abbiamo fatto cenno della nuova Chiesa da edificarsi in Vallecrosia presso Bordighera, diocesi di Ventimiglia. La bella circolare che ne diramò in proposito Monsignor Reggio da noi pubblicata, dimostrò il bisogno di questo sacro edifizio nel mentre che con acconcie parole eccitò la pietà dei fedeli a concorrervi secondo le loro forze.

In questi giorni ci venne tra mano anche la lettera che il compianto Monsig. Lorenzo Biale suo antecessore scriveva stillo stesso argomento sin dall'anno 1875; e crediamo molto opportuno metterla sotto gli occhi dei nostri Cooperatori, affinchè sempre meglio si persuadano dell'importanza e della necessità di quest' opera.

LORENZO BATTISTA BIALE

PER LA DIVINA MISERICORDIA,
E PER GRAZIA DELLA SANTA SEDE APOSTOLICA

VESCOVO DI VENTIMIGLIA

Amministratore apostolico dell' Abazia del Principato di Monaco, ecc.

Al Ven. Clero, e Dilett.m° popolo della Città e Diocesi ed a tutti coloro che amano il bene di Nostra Religione SS. Salute e spirito di carità in N. S. G. C.

Se coloro, che lo Spirito Santo pose a reggere la Chiesa di Dio , debbono avere gran cura del gregge loro affidato, per istretto dovere incombe più specialmente loro di tutelare quelle pecorelle, che per avventura si trovassero in pericolo di perdere il più prezioso dei tesori, la fede.

In tale dolorosa condizione versa appunto sgraziatamente una frazione notabile della nostra Diocesi, donde in Noi il dovere di vigilare e provvedere.

Tra Ventimiglia e Bordighera esiste una vasta pianura detta Piani di Vallecrosia, poco abitata in passato , ed ora coperta di frequenti caseggiati, che costituiscono una vera popolazione.

I protestanti accortisi, che in questa località non havvi nè Chiesa, nè scuola pubblica, attrattivi anche dall'amenità del luogo e dalla dolcezza del clima, furono solleciti di recarvisi, di aprirvi una cappella pel culto di loro setta, un convitto con iscuola maschile e femminile , ed un ospizio pci poveri, che incautamente e per opera di genitori snaturati vi fossero ricoverati.

Non è dire quanto lusinghiere ed insidiose siano le condizioni di accettazione ; scopo principale però si è di far ai ricoverati abbandonare la religione dei loro maggiori ed indurli a seguire l'errore ; e la maggior parte, di regioni lontane, ma parecchi anche del vicinato già si lasciarono adescare.

Obbligati Noi pertanto dal nostro pastoral ministero di provvedere al grave ed urgente bisogno, abbiamo da alcuni anni fondate in quel luogo due scuole cattoliche, l'una maschile, l'altra femminile, e, se non altro, abbiamo tolto a quelli abitanti il pretesto di mandare i loro figli, in mancanza d'altra, alle scuole d'errore.

In vista dell' ognor crescente popolazione però volendo dare all'opera nostra uno sviluppo maggiore ed un fondamento che perduri anche dopo di Noi, ma specialmente volendo opporre al proselitismo protestante un antemurale permanente, ci siam rivolti a quel venerando Sacerdote ed apostolo della gioventù che è il Rev.m° D. Giovanni Bosco di Torino , pregandolo che ci voglia prestar mano al cominciamento ed al buon progresso dell'opera ; ed egli di buon grado accettò di provvederci alcune Suore del suo Istituto , che vengano a prender cura delle fanciulle : più di inviare alcuni suoi Sacerdoti e maestri non solo per l'istruzione dei giovinetti, ma altresì per ciò che riflette l'istruzione religiosa del popolo, per l'amministrazione de' Sacramenti : per compiervi in una parola le funzioni tutte proprie d' una cura

d'anime. A tal uopo abbiam preso a pigione nel bel centro di quella località un corpo di casa, ove i prelodati Sacerdoti e Suore risiederanno per l'istruzione ; e pel servizio religioso fu preparato una cappella provvisoria.

E' però di tutta necessità costrurre in quella pianura una Chiesa con edificio atto a provvedere a tutte le esigenze suenunciate, e a queste speriamo por mano entro il più brieve termine, appoggiandoci alla Provvidenza del Signore che mai vien meno nella necessità.

Ma una grave difficoltà nasce dall'assoluta mancanza di mezzi pecuniari, cui è forza procacciarci; si sa d'altra parte che l'esimio Sacerdote, che proponiamo all'opera nostra, vive della carità dei fedeli.

Laonde Noi sentiamo il dovere e il bisogno di adoperarci con tutti quei mezzi che sono a Noi possibili, di venirgli in aiuto, eziandio raccomandando l'opera alla pubblica beneficenza, come appunto con la presente facciamo.

Pertanto pel grande amore che il Salvatore nostro portò alle anime nostre, caldamente raccomandiamo al Venerabile Clero ed ai fedeli dilettissimi di questa nostra diocesi , e a tutti quelli che amano il bene della religione e la salvezza delle anime, specialmente alle persone facoltose ed agiate, di venirci in aiuto con tutti que' mezzi che il caritatevole loro cuore saprà ispirare, aggiungendo che l'opera, cui Noi imprendiamo, fu già benedetta dal S. Padre Pio IX e da Lui incoraggiata con generosa offerta ; locchè per Noi forma il più lusinghiero argomento, perché debba progredire e compiersi felicemente.

Notiamo qui alcuni modi con cui ognuno può concorrere a tanto bene:

1° Con offerte in danaro di qualunque anche tenue somma.

2° Con suppellettili di scuola, mobili di casa, arredi e paramentali sacri, ecc.

3° Con commestibili di qualsiasi genere, con legnami per la Chiesa e locale annesso, ecc. ecc.

Le quali offerte si potranno far pervenire o al Sacerdote D. Giovanni Bosco in Torino, o ai Direttori delle varie sue case, indicando esser destinate per l'opera mentovata.

Intanto a Voi, Ven. Fratelli e Figli in Cristo carissimi, e a tutti i pii oblatori auguriamo ogni bene celeste e terreno, e con tutta l'espansione del cuor Nostro compartiamo la pastorale benedizione.

Ventimiglia, dalla Nostra Residenza, il giorno dell'Immacolata Concezione 8 dicembre 1875.

PS. La presente lettera sarà letta al popolo della nostra Diocesi in una delle Domeniche susseguenti al giorno in cui sarà pervenuta ai RR. Parrochi e Curati succursali , sullo zelo dei quali contiamo , perché la lettura venga accompagnata da quelle migliori esortazioni sia pubbliche che private, che possono influire sul buon successo dell'opera, e perché in detta Domenica si raccomandi in Chiesa una limosina.

LORENZO, Vescovo. Can. E. VIALE, Segretario.

LA REGINA DEL MADAGASCAR (1)
E IL CATTOLICISMO.

La Regina del Madagascar ha recentemente promulgato un nuovo Codice, il cui esordio, degno di un Principe cristiano, contiene i seguenti brani che riguardano la propagazione della verità: « Io Ranavalona Manjaka, Regina del Madagascar, ringrazio in prima il Sommo Iddio per l'Evangelio di Nostro Signor Gesù Cristo predicato sulla mia terra e nel mio regno ad istruzione del mio popolo, e per farci conoscere Dio e possedere la vita eterna. E a Dio ch'io appoggio il mio regno. - Proibizione di ritornare agli idoli. Proibizione di osservare tale o tal altra superstizione    Nel giorno di Domenica i Madagascarini non devono occuparsi di nessun lavoro manuale - Tutti i Madagascarini devono la Domenica riunirsi nelle chiese o nei templi per

le preghiere    Nessuno ha diritto di uccidere il suo simile. Bisogna necessariamente osservare l'unità e stabilità del matrimonio. La poligamia ed il divorzio sono interdetti. Il governo giudicherà chi si sarà reso colpevole in questa materia. La rapina sotto tutte le sue forme e tutti gli inganni nel commercio saranno severamente puniti. - I bianchi di qualunque religione essi siano, possono alloggiare e costrurre dei luoghi di riunione per le preghiere e per le scuole. » E tutte queste prescrizioni sono appoggiate da una severa sanzione penale.

PROCLAMA
della medesima Regina.


Il Semaphore di Marsiglia pubblica il testo seguente d'un proclama diretto dalla regina di Madagascar ai suoi sudditi:

Io, regina Ranavalona, per la grazia di Dio e la volontà del popolo, regina di Madagascar, protettrice del mio regno, ecc. ecc.

Io vi dico ciò che segue, gente dell'Iboina.

Sono lieta che il vangelo di Gesù Cristo sia diffuso nel mio regno per rendere saggio il mio popolo, mediante la cognizione del vero Dio. Ala non sono solo le genti dell' Imerina che l'hanno appreso, poiché é giunto anche a voi, genti dell'Iboina, e in modo tutto speciale ne ringrazio Iddio.

E ora, vi faccio conoscere il numero di scolari che si trovano in ciascuna delle vostre città. Io ho fatto stampare questo quadro onde voi tutti possiate vederlo e acciò siate persuasi che vedo e odo tutto. Perché, in verità, vedo e odo tutto, per la ragione che tutti i miei sudditi sono altrettanti occhi e orecchi per me. E quando ho esaminato il numero dei vostri figli che vanno a scuola, ho notato che ve ne restano ancora po

chissimi, in confronto della popolazione dell'Iboina. In conseguenza, mandate i vostri figli ad istruirsi, perché sarà un bene tanto per voi quanto per loro, sarà il mezzo per tener conto del vostro bestiame, del vostro danaro, della vostra proprietà, e sarà anche un mezzo d'avanzamento, perché io sono una sovrana che ricompensa col bene quelli che lo meritano.

E voi, padri e madri, siate operosi, perché seno lieta di vedere saggi i miei sudditi. E una cosa che vi profitterà quella che vi raccomando di fare, perché, se fosse una cosa che vi potesse far del male, non ve l'ordinerei. Ma io so che ciò sarà per voi una causa di prosperità, e per questo insisto onde voi tutti vi ammaestriate. E in conseguenza siate tutti diligenti, perché quantunque non comprendiate ora la dolcezza della scienza e della saggezza, ve ne accorgerete quando la possederete.

Così ha detto

La Regina RANAVaLONA Regina di Madagascar.

(1) Il Madagascar è una grand'isola dell'Affrica stata fino a questi ultimi tempi soggetta all'idolatria.

INDULGENZE SPECIALI pei Cooperatori Salesiani.

Ogni Cooperatore può acquistare indulgenza plenaria una volta al giorno, da applicarsi alle anime del Purgatorio, recitando la terza parte del Rosario di Maria Vergine avanti al SS. Sacramento, e non potendo avanti al divin Sacramento, recitandola innanzi al Crocifisso.

Indulgenza plenaria ogni volta che si accosta alla santa Comunione.

Può altresì lucrare moltissime indulgenze plenarie nel corso del giorno mediante la recita di sei Pater, Ave e Gloria, secondo la mente del Sommo Pontefice. E queste indulgenze applicabili alle anime purganti, le può acquistare toties quo ties, ossia tutte le volte che recita i suddetti Pater, Ave e Gloria in qualunque luogo, senza bisogno di Confessione e Comunione, purché sia in grazia di Dio.

Oltre a queste un' altra plenaria ne può guadagnare ogni Domenica, e nei giorni qui sotto notati, purché confessato negli otto giorni, e comunicato, visiti una qualche Chiesa, pregandovi secondo l'intenzione del Sommo Pontefice.

Mese di Ottobre.

1. Beata Lodovica di Savoia.

2. Santi Angeli Custodi.

4. S. Francesco d'Assisi.

5. Solennità del SS. Rosario di M. V.

8. Santa Brigida.

12. Maternità di Maria Vergine. 19. Purità di Maria. 23. S. Giovanni da Capistrano.

28. Santi Apostoli Simone e Giuda.

Con permesso dell'Aut. Eccl. - FERRARI GIUSEPPE gerente respons.

Tip. di San Vincenzo de'Paoli. Sampierdareaa 1879.