ANNO III. - N. 8.   Esce nna volta al mese   AGOSTO 1879.

 BOLLETTINO SALESIANO

SOMMARIO - L'onomastico del Santo Padre Leone XIII - Termine della Lotteria - Esercizi spirituali per le Signore - Erezione di una Chiesa Cattolica presso Ventimiglia - Pastorale di Tommaso de' Marchesi Reggio vescovo di Ventimiglia - I Missionarii Salesiani al Rio-Negro della Patagonia - Grazia di Maria Ausiliatrice - Collegi Salesiani - Educatorii diretti dalle Suore di Maria Ausiliatrice -- I Cooperatori e la Casa Salesiana di Albano - Madamigella Teresa Vallauri, Cooperatrice Salesiana - Storia dell'Oratorio di S. Francesco di Sales - Conversione e battesimo di un Israelita - Indulgenze speciali pei Cooperatori Salesiani.

L' ONOMASTICO DEL SANTO PADRE LEONE XIII

Giorno ben degno di ricordanza é il diciasette di questo mese, perché ricorre in esso la festa di S. Gioachino, del quale il nostro Santo Padre Leone XIII al sacro fonte ereditava il nome, per vestirne poscia le virtù. I buoni Cattolici già si preparano a celebrarlo con segni di particolare esultanza, con magnifici doni al glorioso Pontefice, e con pubbliche preghiere. Di buon grado vorremmo ancor noi presentarci in quel giorno` al Santo Padre colle mani piene di ricche offerte, ma la nostra povertà, e le più centinaia di giovanetti, che ci domandano il pane della vita, non ce lo permettono. Saranno perciò tutti spirituali i nostri doni ; e conoscendo la pietà ed il cuore del Santo Padre siamo sicuri che gli torneranno molto graditi, specialmente in tempo di tanta tribolazione per la Chiesa.

Pertanto raccomandiamo caldamente ai Cooperatori e alle Cooperatrici, che vogliano fare in quel dì qualche speciale preghiera, secondo la pia intenzione del Capo della Chiesa. Siccome la festa di S. Gioachino cade in Domenica, così sarebbe molto a proposito, che tutti quelli , i quali non ne sono impediti, si accostassero alla Santa Comunione, a fine di ottenere a questo insigne Pontefice giorni tranquilli e felici, sanità e grazia, prudenza e fortezza, affinché possa compiere gli alti disegni, pei quali Iddio in tempi così difficili gli ha posto in mano le Somme Chiavi, e dato il governo del suo Regno sulla terra.

Sarà molto opportuno che i Direttori delle nostre chiese ed istituti ne parlino qualche tempo prima ai fedeli, ed ai giovani affidati alle loro cure , preparandoli a festeggiare questo Onomastico da figli affettuosi. In questa nobile gara dovrebbero segnalarsi soprattutto le Scuole Salesiane di Spezia, la Casa di Vallecrosia, e l'Oratorio di Santa Teresa in Chieri, per certe ragioni che si sapranno a suo tempo.

Insomma in quel giorno, quantunque sparsi in tanti punti, uniamoci in uno stesso spirito di carità e di fede, stringiamoci intorno al Successor di Pietro, facciamolo conoscere, amiamolo e facciamolo amare, giurandogli fedeltà ed ubbidienza nelle prospere e nelle avverse cose sino alla monte.

Viva il S. Padre Leone XIII Rex in aeternum vive!

TERMINE DELLA LOTTERIA

La Lotteria, che ci sta occupando fin dal principio di quest' anno , volge al fine. Il 30 del corrente Agosto se ne farà l'estrazione. Laonde quei benemeriti Cooperatori, i quali hanno ancora biglietti che non poterono smerciare e non intendono di ritenere per sé, sono caldamente pregati della carità di rinviarceli prima del 25, affinché non accadano inconvenienti per la registratura. Coloro, che non ce li spedissero per quel giorno, ci lascierebbero la lieta speranza che essi ci faranno invece tenere il prezzo equivalente per amor di Dio, pel decoro della Chiesa di S. Giovanni, e a benefizio dei nostri poveri giovanetti.

Quale supplemento , uniamo qui il promesso elenco degli oggetti della Lotteria. Nel Bollettino del prossimo mese daremo poscia la nota dei numeri vincitori.

ESERCIZI SPIRITUALI PER LE SIGNORE

Per secondare il desiderio di molte zitelle e Maestre di scuola, nonché di pie Signore, le quali amerebbero passare alcuni giorni ili sacro ritiro spirituale per attendere albene dell' anima loro, saranno dati gli Esercizi spirituali nel Conservatorio della Madonna delle grazie, diretto dalle nostre Suore Figlie di Maria SS. Ausiliatrice , in Nizza Monferrato.

Incominciano la sera del 18 del prossimo Agosto e terminano la mattina del 27.

La pensione é fissata in L. 20, (si fa una eccezione per le Maestre, la cui quota sarà di L. 15). L' aria salubre e di campagna, il sito amenissimo e solitario sono allo stesso tempo un sollievo per lo spirito affaticato e bisognevole di riposo.

Pertanto quelle delle nostre Cooperatrici, che volessero prendervi parte, sono pregate a farne pervenire la domanda, non più tardi del 14 Agosto, alla Superiora dell' Istituto delle Figlie di Maria Ausiliatrice in Nizza Monferrato, o a Don Bosco, Via Cottolengo, N.° 32, Torino.

NB. Nizza Monferrato è stazione della ferrovia Alessandria-Cavallermaggiore.

EREZIONE DI UNA CHIESA CATTOLICA PRESSO VENTIMIGLIA.

Come abbiamo pubblicato nel N° precedente, i Valdesi di Vallecrosia sorsero accaniti, in questi ultimi mesi , contro dei Salesiani, che chiamati e confortati da due Vescovi di Ventimiglia, erano corsi in difesa della popolazione Cattolica di quelle parti, da coloro insidiata nella fede. Quei discepoli di Pietro Valdo, vedendo contrastati i loro sforzi, si appigliarono alle solite armi, e per mezzo di stampati ingiuriosi e ripieni di fiele ereticale ci gridarono la croce addosso, coll'intento di metterci in uggia presso la gente. E noi, dopo aver per iscritto respinti i loro primi assalti, vogliamo d' ora innanzi tenere loro fronte e batterli più di proposito col por mano ad un'opera, degna della causa che difendiamo.

Giacché gli eretici esternarono il mal desiderio che i Salesiani e le Suore di Maria Ausiliatrice sloggiassero da Vallecrosia, e trasportassero altrove la loro istruzione, noi in quella vece, pel bene di quel popolo vogliamo fermare più stabile la nostra dimora in quelle regioni appunto, e perciò coll' aiuto di Dio cangieremo la nostra piccola Cappella in una magnifica Chiesa, che faccia onore alla nostra fede, e   corrisponda ai bisogni spirituali dei nostri fratelli Cattolici di colà.

Intanto a fine di far ben conoscere l'importanza e la necessità di quest' opera, e così preparare la via al suo compimento, cominciamo dal qui riferire una lettera Pastorale di Monsignor Tommaso dei Marchesi Reggio Vescovo di Ventimiglia, diramata poc'anzi per questo scopo.

Nel far plauso allo zelo di questo esimio Pastore, uniamo alla sua la debole nostra voce, e raccomandiamo specialmente ai nostri Cooperatori e alle Cooperatrici di quelle parti, che vogliano col consiglio e colla mano farsi promotori di quest'opera, e portare la loro pietra per un sacro Edilizio, che deve servire di antemurale contro all' eresia protestante, che qual limaccioso torrente irrompe ormai sin presso alle porte di Ventimiglia. Appena che la carità dei fedeli ci avrà somministrata qualche somma, noi daremo principio al lavoro , pieni di fiducia che Dio ci provvederà i mezzi acconci per compierlo e mettergli la corona.

TOMMASO DEI MARCHESI REGGIO PER GRAZIA DI DIO E DELLA SEDE APOSTOLICA VESCOVO DI VENTIMIGLIA ALLE ANIME GENEROSE E PIE.

Chi non ha contezza dell' ultima lettera dalla Santità di Leone XIII indirizzata al Cardinale Vicario in data del 25 p. p. marzo ? In essa il Santo Padre, deplorando altamente le tante scuole acattoliche aperte in Roma, avvisa ai mezzi di porre argine al male, eccitando a tale effetto la carità dei facoltosi ed il zelo di quanti sentono cristianamente e non possono non andarne dolenti.

Ora se è lecito paragonare le piccole cose alle grandi, l'arbusto delle nostre riviere alle quercie della foresta, alla grande Roma la piccola Ventimiglia, sia lecito pure al Vescovo di questa modulare dolorosamente i suoi accenti su quelli del Padre universale dei fedeli.

L'onta alla fede dei padri nostri, che fatta in Roma punge si amaramente il Pontefice, l'agguato ivi teso alle anime degli incauti, della povera gioventù specialmente , é pur troppo anche tra noi un triste fatto , e cagione da più anni di amaro dolore.

Colui, che dalla parte dell' Italia sen venga a Ventimiglia, percorre la bella e amena pianura , che, spalleggiata da irte montagne lunghesso il mare, distendesi da Bordighera fin sotto le roccie su cui siede, come a chiudere il passo , la città vescovile.

Bella è Bordighera, che per la sua sporgenza nel mare e pe' suoi gai palazzetti , sparsi qua e là tra giardini e palmizii , ti chiama al pensiero quanto ci narrano i viaggiatori delle più vaghe I città delle coste orientali : Bella e vaghissima a vedere tutta la sottoposta pianura ; eppure, se tu la tragitti con animo cristiano, un triste pensiero ti funesta la mente. In tanta bellezza di suolo annida religiosa scissura, la eresia recatavi da stranieri, cui troppo diletta questa amenità di suolo e mitezza di clima !

Altra volta era terra di un solo linguaggio (Genes. XI, 1.) e di una sola fede ; abitavanla semplici contadini e buoni pescatori, concordi tutti nei sentimenti e nelle pratiche del culto cattolico. Oggidì crebbe il popolo e mostransi in vaghe forme qua e là i bei casini ; ma questo popolo non è unanime nella fede religiosa, e siam costretti vedere tra gli edificii, che ogni di si moltiplicano , sorgere quelli in cui si presta a Dio culto indebito, e si aprono ai figliuoli del popolo scuole, le quali non hanno a maestra Colei, che sola è fondamento o colonna di verità (1. Tim. III, 15.).

Purtroppo una delle siffatte scuole di errore da più anni offende la vista dei Cattolici tragittanti da Ventimiglia a Bordighera, in quel di Vallecrosia. Gentil casa a mezzo di ben coltivato giardino ; ma ahi ! purtroppo l'albero della scienza del bene e del male ivi ha fitto le sue radici !

Ne pianse il cuore al Vescovo illustre predecessore Nostro , il quale al novello periglio per tanti suoi figli opponeva il riparo che seppe migliore, una scuola cattolica attigua alla protestante. E a raffermar tale scuola, e a far sì che presso di essa sorgesse a tutela dei fedeli una Chiesa, e un drappello di apostoli fosser là per mettere argine alla eresia, volle con savio divisamento appellarvi i figli di quel ... che è il Sacerdote Don Giovanni Bosco ; i Salesiani , che accoppiando, per poco non dissi, con quello del lor fondatore lo spirito del glorioso apostolo dello Sciablese, ne ripetono oggi in tanti luoghi le opere e i prodigi.

Con amorevole cura e gravi dispendii Monsignor Lorenzo Biale gittava le fondamenta dell' opera benemerita, e coglievane i primi frutti ; ma non fu a lui dato di compierla ! Per quanto egli facesse e si adoperasse nel procacciare sovvenimenti, non fu possibile ancora aver casa propria : non Chiesa, sopperendo a questa un angusto e disadorno andito, tale da disgradare le più meschine chiesuole aperte dai missionarii sulle coste del Malabar o della Oceania : non più di due Salesiani addetti alla Chiesa e alla scuola, e tre Suore per le faccende domestiche e la scuola femminile. Con questa spina al cuore morivasi Mons. Biale, legandoci il desiderio di veder compiuta l'opera da lui cominciata.

Infatti che è mai quanto si è fatto finora a fronte dei troppo grandi bisogni ? la piccola scuola a fronte dei numerosi drappelli di garzoni chiedenti il pane della cristiana istruzione, senza che vi abbia chi sia presto a loro spezzarlo ? la men che modesta chiesuola a fronte della popolazione ognora crescente, che appena può ascoltare la Messa nei di festivi, recandosi con una buona ora di strada o alle Chiese di Ventimiglia o in Bordighera o su per la fiumana nella pur lontana parrocchia di Vallecrosia ?

E intanto , quasi ad insulto, non pur bella e polita nel geniale giardino sorge la casa dei sedicenti Evangelici, ma a questa ormai si aggiunse altresì e fa bella mostra nelle leggiadre bisantine sue forme il tempietto da esso loro novellamente edificato. E noi, che faremo noi Cattolici a questa, io vorrei dire, sfida ingiuriosa?

Pastore e padre delle anime m'ispiro agli esempii del mio predecessore, all'augusto esempio del Successore di Pietro, anzi di quanti furono e sono Vescovi e Pontefici dagli Apostoli sino a noi. Si erga la Cattedra di verità, sorga una Chiesa cattolica. A tale fine fo appello a quante sono anime generose capaci di nudrir sentimenti di pietà e di fede. Ai fedeli di questa nostra diocesi primieramente, affinché non rifiutino di recare ciascuno la loro pietra. Ah ! no, non siavi chi rifugga a quel po' di sacrificio che è richiesto per dare stabile fondamento e sufficiente estensione a questa nuova Casa dei Salesiani , che nei piani di Vallecrosia ha scopo tutto speciale di opporsi alla diffusione della straniera eresia. Dopo ciò è indirizzata la parola del Vescovo ai Cattolici di ogni dove; affinché , tocchi a pietà di un paese estremamente povero , vengano in soccorso di noi , della fede nostra , della fede cattolica vulnerata in questa , pur si bella , estrema parte della terra italiana. Così voleva San Paolo si sovvenisse dai ricchi di Roma ai poveri fedeli di Gerusalemme (Ad Rom. IV. 7.).

E a noi poverelli è assegnato cómpito ben dispendioso. Ciò cui non fu dato compiere a Monsignor Biale dobbiamo e speriamo ora compiere Noi , edificare cioè una Chiesa , e dare stabile esistenza alla scuola d'ambo i sessi tenuta dai Salesiani qui, dove alle porte della Nostra città Vescovile l'eresia ci minaccia.

Fa mestieri di una Chiesa, che, succursale alle tre parroechie di Vallecrosia , di Borghetto e di Camporosso , sopperisca agli spirituali bisogni di una numerosa popolazione, e sia degna del luogo e del popola che la reclama. Vogliamo una scuola quale basti ai giovanetti accorrenti, porga le comodità necessarie , e sopra tutto presenti quella stabilità per cui possiam confidare che l'opera da noi cominciata sopravviverà a noi , e al bisogno incessante ugualmente durevole recherà il beneficio. Vogliamo che il tempio del Dio vivo e la cattedra di verità sorgano e durino là, dove si volle il culto menzognero e la scuola fallace, che ha a pretesto la Bibbia e a solo fondamento il senso privato e la fallace ragione dell'uomo.

Rispondendo a questo Nostro intento il ... D. Giovanni Bosco e i suoi discepoli sono presti alla impresa. Col danaro, che a pegno del vivo suo desiderio lor trasmetteva Monsignor Lorenzo Biale, di sempre cara e gloriosa memoria, superate non poche nè piccole difficoltà , già fecesi acquisto del terreno necessario alla novella fabbrica ; già si adunarono i materiali e studiansi i piani di esecuzione. Tra breve speriamo, avremo la consolazione di gittare le fondamenta del nuovo tempio e della casa. E noi pure ripeteremo col più saggio dei Re : « Signore, non vi ha in cielo » od in terra chi ti somigli. E tua mercé se quel » che fu il voto del padre mio, tu ora hai compiuto. Ah ! fia dunque vero che abiti qui Dio » sulla terra? » (III. Regum. c. VIII).

Ma di presente, come l'antico Re, noi pure abbiamo mestieri degli Hiram, che ci somministrino le legna e l'oro e tutto il materiale che richiedesi all'edificio. Laonde al pari di Salomone mandiamo ad essi , implorandone l' aiuto ed i mezzi necessari ad edificare la novella casa di Dio.

Il poco danaro rimesso da Monsignor Biale , iniziatore della santa opera, è ormai consunto; e tanto ancora se ne richiede ! Fidenti nella Provvidenza non ci arrestiamo. Potrebbero mai alla Provvidenza venir meno i mezzi per un'opera, che è manifestamente di tanta gloria di Dio ?

Non lo teme l'intrepido D. Bosco , il quale si accinge a questa novella impresa della inestinguibile sua carità. E sì , di tali imprese se ne intende ben egli , e sa come si compiano con larghe tratte sulla Provvidenza. E Noi , al pari di lui,, non sappiamo temerne.

E bensì nostro debito prestarvi la mano ; chè la Provvidenza , benché non ne abbisogni , pur gradisce l'opera nostra, e la vuole. Piccoli e grandi, ricchi e poveri , prestiamola adunque : ogni offerta sarà utile all' impresa , l'opera della mano non meno del danaro, ogni oggetto qualsiasi che facilmente si scambia in danaro e in man d' opera. Se ineguale l'offerta , uguale fia in tutti il merito ; o se nel merito vi avrà distinzione, sarà questa in ragione della intenzione più pura e del più caldo affetto.

Per le quali cose tutte, e affinché in opera, che è tutta a pro del popolo, possa ciascuno del popolo prendere parte, disponiamo e ordiniamo

1° Che il presente nostro scritto sia letto e spiegato dai Parrochi e Curati delle Succursali in tutta la Nostra Diocesi la prima Domenica dopo che lo abbiano ricevuto. Lo stesso verrà diffuso a cura della infrascritta Commissione , inviandosi alle persone facoltose e benefiche in questa nostra Diocesi e fuori.

2° Che in ogni Parrocchia o Chiesa succursale in una festa nel corso del presente anno facciasi, a beneficio della nuova Chiesa e Scuola in Vallecrosia, una Colletta ; il prodotto della quale sarà trasmesso alla Commissione infrascritta o a questa nostra Curia prima del 31 p. v. dicembre.

3° A curare l'adempimento di questi Nostri ordini, e a promuovere nei modi che avviserà meglio, e a raccogliere le offerte di ogni genere, necessarie all'impresa, istituiamo una speciale Commissione ; a far parte della quale nominiamo

Il Canonico Teologo di questa Nostra Cattedrale Rev.m° Antonio Cassini, Presidente.

Mons. Emilio Viale, Canonico nella stessa.

Rev.m° Filippo Borea , Canonico nella stessa.

M. R. D. Placido Galleani.

M. R. Calisto Amalberti.

Cav. Giuseppe Moreno.

Cav. Bernardo Lamberti.

Sig. Giuseppe Aprosio fu Gio. Antonio.

Sig. Domenico Porro.

Si radunerà questa Commissione ordinariamente ogni mese, e poi ogni qual volta il signor Presidente lo reputi necessario per avvisare ai mezzi di conseguire il proprio intento.

Se fosse piaciuto alla Provvidenza fornirci alquanto più abbondantemente di mezzi, vorremmo certamente concorrere Noi stessi col nostro oro; ma non potendolo , mentre pure non mancherà l'obolo nostro, speriamo di maggiormente aiutar l'opera pietosa coi voti e colle preghiere, che profonderemo a Dio incessantemente a pro dei benefattori tutti. Ai quali intanto, pegno dell'affetto e gratitudine Nostra , nel nome SS. del Padre , del Figliuolo e dello Spirito Santo, impartiamo con tutta l'espansione dell'animo la pastorale benedizione.

Ventimiglia , dal Nostro Palazzo Vescovile il giorno del Corpus Domini 12 Giugno 1879.

TOMMASO Vescovo.
Teol. Gius. ALLARIA Canc.

I MISSIONARI SALESIANI al Rio-Negro della Patagonia.

In data del 25 Aprile passato i nostri Missionari ci scrivevano dal bel mezzo del deserto dei Pampas. Essi, avuto colà un abboccamento coi Cacicchi Manuel Grande ed Eripaylà, avevano con Monsignor Espinoza incominciato a catechizzare quei selvaggi, ed amministrare a molti il santo Battesimo ; ed avrebbero fatto un più gran bene se avessero potuto fermarsi d' avvantaggio frammezzo a quelle tribù. Ma la colonna di esplorazione moveva al sud, verso i confini della Patagonia, e la prudenza loro suggeriva di seguirla per non trovarsi soli in cammino sconosciuto e così pericoloso.

Ora i giornali di Buenos-Ayres hanno annunziato, che dal Carrhuè, con una marcia di 130 leghe, guadato il Rio Colorado al punto di MulliLin o dispersi due forti gruppi di Indii, che tentavano impedire loro il passo, sono arrivati alle sponde del famoso Rio-Negro. Colà giunti, il Ministro delle armi, riconoscendo dalla divina Provvidenza una speciale protezione in quella faticosa e lunghissima esplorazione, volle che se ne dessero pubbliche grazie all'Altissimo. E mandava, con sei giorni di cammino al forte Argentino, a telegrafare il seguente, dispaccio al governo di Buenos-Ayres.

« SIGNOR PRESIDENTE DELLA REPUBBLICA,

Oggi abbiamo cantato un solenne Te Deum per ringraziare il Signore degli Eserciti del felice esito della nostra campagna. Il signor Provvisore Dottor Espinoza (assistito dai missionarii Salesiani) celebrò il Santo Sacrifizio della Messa in una bellissima e verdeggiante pianura alle sponde del Rio-Negro, e vi assistevano tutti i corpi come in ordine di grande parata.

Lo spettacolo riuscì imponente e l'assicuro che in niun tempo fummo più compresi da religioso contegno e sacro raccoglimento. In nessun luogo uno si sente più vicino a Dio che nel deserto.

Domani allo spuntar del giorno ci poniamo in marcia verso Neupien, dove spero incontreremo alcuni Cacicchi delle Cordigliere.

Ho diretto una nota al Cacicco Reuquecurà per aver egli dato ricetto a Namuncurà ; se resiste lo considero come nemico di guerra.

Choele-Choel 2 giugno 1879.

GIULIO A. ROCCA »

I nostri Missionari poi, per quelle inesplorate regioni australi posero tutta la loro fiducia nella grande Madre nostra Maria Ausiliatrice conforto dei Cristiani, e raccomandarono alla protezione di questa potente Regina le anime tutte degli infelici selvaggi, che incontrerebbero in quelle prime terre Patagoniche.

Ecco la lettera che il Rev.do Don Costamagna scrive a D. Bodratto, Superiore della Missione in Buenos-Ayres.

MIO CARISSIMO SUPERIORE E PADRE,

Dalle rive del Rio-Negro Le mando i nostri saluti insieme ad un forte grido di « Viva Maria Ausiliatrice. »

Ieri (24 Maggio) così solennemente festeggiato in Torino dal nostro carissimo padre Don Bosco, e dai nostri fratelli e cari giovani tutti di Torino, lo passai scorrendo a cavallo tutta la zona dal Rio Colorado al Rio-Negro; e mercé la celeste protezione della SS. Vergine nulla di sinistro incontrai in tutta questa tratta.

Il Provvisore Espinoza e D. Luigi Botta catechista non arriveranno che dopo otto giorni, per causa di non avere potuto cavalcare, e perché i carri di campagna vanno lenti, tanto più che si deve passare per monti asprissimi.

Non posso dirle ciò che abbiamo patito insino adesso.., la fame e la sete furono nostri compagni fedelissimi in questo arrischiosissimo cammino... la fame specialmente, che saziammo con carne di fiere, e di poledro ! e questa come ci sembrò gustosa !

Dobbiamo però ringraziare il Signore Iddio d'averci sempre dato un bel tempo: guai se si fossero scatenate le solite tormente di questo deserto !

Mentre gli altri compagni di missione arrivano io sto catechizzando alcune povere Indiane, alle quali furono uccisi il padrone, il padre, ed il marito ! Non è da meravigliare quindi se talvolta armato della carità di Gesù Cristo gridi contro di questa civile barbarie! né posso dirle tutto.... Dico solo, che per dormire a cielo scoperto, mangiar carne di cavallo e bere acqua dei ruscelli quando la si trova, non basta una vocazione ordinaria, ci vuole una vocazione di ferro.

Arrivando i carri con l'ambulanza giungeranno pure Monsignor Espinoza ed il catechista Botta; allora termineremo qui la missione, e dopo con 60 leghe di cammino ce ne torneremo a Patagones; di lì a Bahia Bianca dove faremo tutto quel bene, che potremo agli abitanti di queste coste Patagoniche. Infine volendolo Iddio, ci rivedremo per abbracciarci e trattare sui provvedimenti a prendersi per questa missione.

Ho un grande bisogno di rivederla, e lo sento nel mio cuore, che talvolta lagrima, al trovarsi solo in questo sterminato deserto, con lunghissime notti, con gli urli di orribili fiere, e altre fiate giubilo al dolce ricordo dei cari fratelli... dei più cari Superiori.... di Buenos-Ayres e di Torino, e sopratutto al pensare che si lavora per Dio, e per salvare tante povere anime affatto abbandonate.

Intanto preghi, o Padre, e faccia anche pregare, affinché possiamo stabilire un buon principio di missione in queste nuove terre esplorate della Patagonia.

Choele-Choel 25 Maggio 1879.

Sac. GIACOMO COSTAMAGNA.

GRAZIA DI MARIA AUSILIATRICE.

Nel mese di Giugno ci giunse una scatoletta contenente varii oggetti d'oro colla lettera seguente

MOLTO REV.DO SIGNORE,

Sino dall'aprile dell'anno 1878 la mia bambina fu presa da una malattia d'occhi, per cui si temeva che avesse a perdere la vista. Infatti, il male peggiorò a tal segno che il medico dichiarò , che oramai un occhio era perso , e che non si sarebbe punto meravigliato, se entro 24 ore la fanciullina fosse rimasta perfettamente cieca. Ella si può immaginare la mia costernazione ed il mio dolore ! Ma subito un pensiero di speranza e di fiducia mi balenò alla mente. Richiamai alla memoria le molte grazie di recente ottenute da Maria Santissima Ausiliatrice a tanti altri infermi, e mi si destò vivissimo il desiderio di ricorrere ancor io a questa Madre pietosa. M'inginocchiai vicino alla culla dell'inferma , e supplicai la Madonna che mi volesse ottenere la guarigione di mia figlia, promettendo che se tanta grazia mi avesse concesso, io l'avrei, appena fosse stata capace di camminare, condotta a Torino ai piedi del suo altare a ringraziarla, e farle un'offerta secondo il nostro stato. Aveva appena finito di fare questa preghiera e questa promessa , che oh grazia ! la mia cara bambina apri i suoi occhietti, che da due giorni più non apriva; ed il medico, che dopo poche ore venne a visitarla, trovò un miglioramento affatto straordinario. In pochi giorni la mia figliuolina fu perfettamente guarita.

Vedendo che le mie attuali circostanze non mi permettono di adempiere la mia promessa in persona, essendo già da più mesi incomodata, ho pensato d'inviarle questa piccola offerta in segno della mia viva riconoscenza e dell'amore a Maria Santissima Ausiliatrice.

Approfitto poi dell'occasione per raccomandarmi di cuore alle di Lei preghiere, o Molto Rev. Signore, ed a quelle dei buoni giovanetti che sono sotto la di Lei custodia , affinchè Maria Ausiliatrice voglia concedere anche a me la desiderata salute.

Con varii oggetti d'oro Le inchiudo anche lire quattro per continuare l'associazione alle Letture Cattoliche e al pregiato Bollettino Salesiano.

Riceva i miei più ossequiosi rispetti , mentre mi dichiaro

Di V. S. M. Rev.da Umilissima Serva

LUIGIA SPIATTA.

Porlezza, 17 giugno 1879.

COLLEGI SALESIANI.

Le famiglie, le quali hanno figli da mettere in educazione, bramano di conoscere gli Istituti, che porgono loro comodità e sicurezza per collocarveli a suo tempo. Per la qual cosa noi diamo qui breve cenno dei singoli nostri Collegi, dove si fa quanto occorre per garantire agli allievi moralità, scienza e sanità, e ai quali i nostri Cooperatori e Cooperatrici possono indirizzare con tranquillità di coscienza quei giovanetti, che intendessero di percorrere la carriera degli studi.

Oltre l'Oratorio di S. Francesco di Sales in Torino, l' ospizio di S. Vincenzo de' Paoli in Sampierdarena, e l'ospizio di S. Pietro in Nizza Marittima , vi sono i Collegi di Borgo S. Martino , di Lanzo Torinese, di Varazze, di Alassio, di Este, di Randazzo in Sicilia, e di Valsalice.

In questi Collegi l' insegnamento comprende il corso Elementare e Ginnasiale, ed è impartito da maestri e professori patentati, e secondo i programmi governativi. Nel Collegio di Alassio e in quello di Valsalice vi è pure il corso Liceale.

Borgo S. Martino è un paesello della Diocesi di Casale Monferrato, sulla linea di AlessandriaVercelli, con stazione a pochi passi dal Collegio.

Lanzo dista dodici miglia da Torino a piè delle Alpi, e vi si va.per ferrovia con più corse al giorno.

Varazze, Diocesi di Savona, trovasi sulla linea Genova-Ventimiglia , e si arriva da Genova in un' ora e mezza di ferrovia.

Alassio, Diocesi di Albenga, trovasi sulla stessa linea Genova-Ventimiglia.

Este, città del Veneto, si trova sulla linea ferroviaria di Padova-Bologna.

Randazzo, posta sopra un ameno altipiano del monte Etna, è come un centro della rete delle vie provinciali di Messina, Catania, Nicosia, Mistretta. La stazione ferroviaria più vicina a Randazzo è quella di Piedimonte sulla linea Messina-Catania.

Valsalice. Per le persone di signorile condizione v'è pure il Collegio di Valsalice in Torino, distante un quarto d' ora dal ponte di ferro.

In quasi tutti questi Collegi vi sono due gradi di pensione. La prima varia da L. 35 a 40 mensili; la seconda da L, 24 a 30. Ma nel Collegio di Valsalice la pensione è di L. 80 pel corso liceale, 60 pel ginnasiale, 40 per l' elementare.

Per avere i relativi programmi , e per le domande di accettazione bisogna dirigersi ai Direttori dei singoli Collegi, oppure al Sac. Giovanni Bosco, Via Cottolengo, n. 32, Torino.

EDUCATORII diretti dalle Suore di Maria Ausiliatrice.

Oltre ai mentovati Collegi pei giovanetti vi sono pure due Educatorii per le fanciulle, l'uno nella città di Chieri sotto il titolo di Santa Teresa, l'altro in Nizza Monferrato sotto il nome della Madonna delle Grazie.

Lo scopo di queste due Case di educazione si è di dare l' insegnamento scientifico e morale in modo , che lasci nulla a desiderare per una giovanetta di onesta e cristiana famiglia, cioè arricchirne la mente di utili cognizioni , educarne il cuore a sode e cristiane virtù, addestrarla ai lavori femminili, e informarla a quei principii di civiltà, che sono richiesti dalla sua condizione.

L' insegnamento è dato da maestre legalmente approvate. Esso abbraccia le 4 classi elementari, vale a dire, corso di lingua italiana, calligrafia, aritmetica , sistema metrico , e tenuta dei libri per uso domestico. La declamazione, ed uno speciale esercizio nello stile epistolare fanno eziandio parte dell'insegnamento. Si dànno pure lezioni di disegno , di lingua francese e di piano forte ; ma a richiesta e a carico dei parenti delle allieve.

I lavori femminili consistono nel fare gli abiti proprii, secondo la condizione delle allieve, lavori a maglia, calze, camicie, rappezzare, soppressare, far merletto e tutti i lavori più ordinarii di una onesta famiglia.

La pensione mensile è di lire 24, e si paga a trimestri anticipati.

Le domande di accettazione e dei programmi si possono fare alla rispettiva Direttrice , od anche. al Sacerdote D. Giov. Bosco Superiore dell'Oratorio di San Francesco di Sales, Torino.

La città di Nizza Monferrato è una delle principali Stazioni della ferrovia tra Alessandria e Cavallermaggiore.

Quella di Chieri ha comunicazione diretta colla ferrovia Torino-Chieri , e con le linee Torino -Alessandria, Torino-Cuneo, Torino-Savona con fermata a Troffarello.

Se la cristana educazione dei ragazzi è ai giorni nostri di massima importanza, non di minor momento si è la buona instituzione delle fanciulle. Una figlia saggiamente istruita, e cristianamente educata riesce una benedizione, un angelo, un sostegno, una sorgente di prosperità e di pace per una famiglia. Guai invece se la giovanetta crescerà incolta ed ignorante , peggio poi se verrà guasta nelle idee e corrotta nel cuore! Non vi è male peggiore che una donna cattiva.

Lo scopo precipuo dei Salesiani essendo quello della cristiana educazione della gioventù, noi verremmo meno ad una parte del nostro dovere, se non inculcassimo ai nostri Cooperatori e Cooperatrici di aver massima cura delle fanciulle delle proprie famiglie , e di quante altre sono in loro potere.

Perciò cogliamo di buon grado questa propizia occasione per raccomandar loro i sopraddetti Instituti di Chieri e di Nizza. Se qualcuno avesse giovanette da collocare in Casa di educazione, oppure gli venisse il destro di porgere a qualche famiglia un opportuno consiglio, veda di approffittare di questi due Educatorii, e farà un'opera da vero Cooperatore Salesiano.

I COOPERATORI E LA CASA SALESIANA DI ALBANO

Scrivono dalla Città di Albano.

MOLTO REV." E CAR. D. BONETTI,

Parecchie volte nel Bollettino, di cui la S. V. è uno degli scrittori, si fece menzione di caritatevoli persone, le quali provvedono ai Missionari Salesiani ed alle Chiese della nostra Pia Società l'occorrente pel divin culto. Gratitudine m' impone di scriverle, come ad Albano i Salesiani hanno toccato eguale sorte e trovato benefattori di tale natura. Aprimmo in principio di quest' anno una Cappella nell'interno della ristretta abitazione assegnataci ad uso nostro, ed Oratorio festivo degli studenti. All'infuori delle pareti, e di un solitario altare, altro non ci fu dato per celebrarvi la santa Messa ! Ed ecco due ottimi e veramente Cattolici Signori, ai quali già per altri titoli di molto siam tenuti, venirci in aiuto, e informati della nostra miseria farci tosto avere e calice, e pianete, e sacri lini e perfino un messale. Non è a dire, quanto andammo lieti di simil dono, che ci pose nella possibilità di celebrare tosto la bramata Messa, e avere in casa il Gran Padrone, il buon Gesù , che eravamo costretti a visitare altrove sì al mattino, come durante il giorno.

Ma non debbo tacere, che non furon soli i summentovati Signori a regalarci graziosamente; poichè qualche altra persona essa pure vera Cooperatrice Salesiana ci favorì di alcune cose indispensabili a mantenere nella voluta decenza il luogo, ove si compiono i sublimi e tremendi Misteri della nostra Santissima Religione. E noi a questi tutti professiamo la più viva riconoscenza per quanto fecero e per quel di più, che vorrebbero fare in nostro favore, se le circostanze il consentissero loro.

Colgo intanto l' occasione, o carissimo D. Bonetti, di ripeterle ciò che altra volta già le dissi a voce, che ad Albano il bene che noi vi possiam fare si riduce a poco. Esso limitasi all'istruzione letteraria impartita ad una quarantina di giovani, dei quali metà appartiene al Seminario, dove vengono educati. Sugli altri esterni la nostra influenza morale ed educativa è appena sensibile , venendo essa resa vana dalle svariate distrazioni e pur troppo frequenti del mondo, in cui si trovano la maggior parte del tempo. L' istruzione letteraria potrebbe pure essere data da altri insegnanti i quali non avessero altro scopo, se non quello di porre i giovani scolari in istato di procacciarsi col tempo un pane o un posto onorato nella società. Nella Chiesa del Suffragio a noi affidata dalla bontà di S. Ec. Rev.ma Mons. di Gubbio, che ne è proprietario e Rettore, tentiamo di fare un po' di bene con qualche triduo , novena e festa. Ma, giova dirlo, il nostro ministero non è necessario , nè di notevole aiuto in una città , come Albano, ove il Clero secolare e regolare è numeroso e più che sufficiente ad ogni bisogno delle anime.

Che fate adunque costì, dirà V. S., mentre, in tanta deficienza di personale , l' opera vostra potrebbe essere altrove non solo maggiormente utile, ma pur necessaria ? Che ve ne rimanete, quando a ciò che voi fate sì per l'istruzione, sì pel resto, potrebbe di leggieri altri supplire ? - Le rispondo, che per ora forse è duopo contentarci di questo poco o pochissimo, attendendo che il Signore ci mandi almeno un maggior numero di giovanetti da coltivare. Se non ci sorride la speranza di più lavoro, converrà certo, non senza rincrescimento di dover lasciare tante ottime persone di questa città, levare quinci le nostre tende e recarci a piantarle in una vigna più estesa ed abbandonata, fors' anche tra i Pampas e i Patagoni, visitati poc' anzi dal nostro caro D. Costamagna.

Gradisca, caro D. Bonetti, l'attestato della mia più grande stima ed affetto, e voglia pregare la Vergine Ausiliatrice pei suoi amici e confratelli di Albano, onde possano conservarsi veri figli del dolcissimo San Francesco di Sales. - Quei della casa di Ariccia prenderanno le mosse per alla volta del Piemonte verso la metà di Agosto. - Tante belle cose al nostro D. Bosco, che sebben di lontano ci è sempre presente.

Mi professo di S. V. M. Rev.da

Aff.mo Confratello

Sac. Prof. GIUSEPPE MONATERI.

Madamigella TERESA VALLAURI. COOPERATRICE SALESIANA.

Quantunque pel gran numero di Cooperatori e Cooperatrici, che ogni mese vengono chiamati all'eterno riposo , siamo costretti a tenere per regola di non far sul Bollettino menzione particolare di alcuno di loro, perché questo ci porterebbe via troppo spazio ; tuttavia giudichiamo di fare oggi una eccezione.

Mesi sono si spegneva in Torino la vita di una di quelle persone, che Dio nella sua bontà suole mandare di tratto in tratto sulla terra, siccome Angeli di consolazione, e benefattori dclla povera umanità.

La persona di cui parliamo è la Madamigella Teresa Vallauri di una famiglia Torinese per molti titoli ragguardevole, e che gode la stima di tutti. Angelo di costumi fin dai teneri suoi anni, figlia docile, ossequiosa, ritirata e pia nell'età giovanile, Ella fu in tutta la vita modello sempre di ogni più bella virtù.

Tra queste la sua carità tenne il primo pesta quale regina ; e ben si può dire che fedelissima discepola di Gesù Cristo, Teresa Vallauri passò la vita facendo del bene al suo prossimo Pertransiit benefaciendo. Non vi era miseria, che Le venisse fatta conoscere , a citi Ella non cercasse di portare sollievo ; non bisogno, a cui in qualche modo non occorresse ; non afflitto, che a Lei si raccomandasse, e non ne venisse racconsolato. Parecchi Instituti e famiglie di Torino l'ebbero per loro insigne benefattrice. Il suo zelo industrioso mirava soprattutto ad aiutare poveri giovanetti, a toglierli dai pericoli di una mala vita, a collocarli in qualche casa di buona educazione, provvedendoli qual madre amorosa. Molti in siffatta guisa Ella ne pose sulla buona via , i quali oggidì riconoscenti di un tanto favore non cessano di benedire la sua memoria.

Siccome la sua carità Ella faceva per Dio , e da Lui solo ne attendeva la ricompensa, così metteva scrupolosamente in pratica le parole del Divin Maestro : « Quando fate del bene non suonate, come si dice, la tromba per farlo conoscere; anzi non sappia la vostra destra quello, che date colla sinistra. » Difetto elargiva talora vistose limosine ad Ospizi di carità , ma diceva sempre « Niuno lo sappia , perchè sono cose di confidenza. »

Da questa mano nascosta e così pietosa i poveri giovanetti dell' Oratorio di S. Francesco di Sales ricevettero più volte il pane della vita; come pure dalla viva sua fede, dalla sua divozione ben intesa, dall'ardente amor suo per la salute delle anime , i nostri Missionarii si ebbero più volte soccorsi, per recarli ad estendere il Regno di Dio nelle più lontane regioni dell'America.

Sull'ultimo della virtuosa sua vita Madamigella Vallauri venne provata dal Signore con una dolorosa malattia , la quale per altro servì a rendere ognor più ricca la sua corona in Cielo, e a farci conoscere a quale alto grado di perfezione fosse Ella pervenuta.

Erano talora così gravi i dolori , così crudeli gli spasimi che le dava il suo male, da muovere alle lagrime persino i circostanti ; ma in quel martirio non si udì mai un lamento dalla sua bocca. Il suo degno ed amorevole fratello, D. Pietro, ed altri che l'assistevano, vedendola in uno stato così compassionevole , talora le domandavano : « Soffri molto, non è vero , Teresa ? - Ed Ella : Soffro non già, perché il male sia tanto grande, ma perché io sono troppo delicata. - Vuoi che preghiamo Iddio che ti faccia guarire ? - No , rispondeva : preghiamolo invece che mi dia pazienza, e poi mi lasci questi male, anzi me lo accresca ancora se gli piace. - Altre volte, aprendo il suo cuore a persona di confidenza, soleva dire : «Mi pare di essere disposta o che Dio mi lasci il mio male, o mi faccia morire. » - Erano questi i sentimenti dei santi, e specialmente di quella Serafina del Carmelo, di cui Ella portava il nome : Signore, o patire o morire, aut pati aut mori, esclamava santa Teresa di Gesù ; e così pure da Dio confortata ripeteva Teresa Vallauri.

Una cosa Le stava ancora a cuore di fare, e la volle compiere da cristiana, piena di carità e di prudenza. Disponendo perr testamento del fatto suo, Ella trovò che Lo rimaneva ancora una qualche somma di danaro a sua disposizione. Avrebbe potuto lasciare che ne venisse fatto quell' uso, che più desiderasse dopo sua morte ; ma no. Sapendo che ci rischiara più la via un sol lume portatoci innanzi , che due di dietro , Ella fece chiamare a se persona confidente, e da buona Cooperatrice le consegnò quella somma a benefizio delle Opere e delle Missioni Salesiane.

Finalmente munita dei conforti di nostra Santa Religione, tra le lagrime dei congiunti, che perdevano un sì bel fiore di loro parentela , tra il compianto dei poverelli di Cristo, Teresa Vallauri in età di 48 anni usciva da questo mondo colla morte del giusto il 10 di Marzo , primo giorno della Novena del glorioso Patriarca S. Giuseppe, di cui era divotissima.

Iddio, lo speriamo, Le avrà già concesso il guiderdone delle sue rare virtù ; e noi memori della sua materna benevolenza gliene serberemo eterna memoria, scrivendo il suo nome tra le principali nostre benefattrici.

STORIA DELL' ORATORIO DI S. FRANCESCO DI SALES

CAPO VIII.

Nuovo ed ultimo diffidamento. - Timore e pianto di un amico. - D. Bosco è licenziato dal Rifugio - L'isolamento. - Un pazzo di nuovo conio. - Un pellegrinaggio alla Madonna di Campagna. - Il suono delle campane.

Un egregio scrittore francese in un recente suo opuscoletto intorno al nostro D. Bosco e l'Opera sua, parlando dei giovanetti, che da principio frequentavano l' Oratorio, adopera una bella similitudine, che ci piace di qui ricordare : « Come in un giorno d'inverno, egli scrive , si vedono gli uccelletti a raccogliersi numerosi là , dove una mano provvidenziale getta loro il grano che li ha da salvare ; così intorno a D. Bosco si vedevano affollarsi numerosi drappelli di fanciulli e di giovinetti, che il mondo non curava (1). » Egli disse il vero ; ché ora ben ci avvediamo come i catechismi, le istruzioni, le prediche, i racconti edificanti, le oneste conversazioni e i lieti trastulli, che D. Bosco ci somministrava nei giorni del nostro maggior pericolo, furono quelli appunto, che ci hanno salvati dalla irreligione , dalla immoralità, dalla mala via ; furono la nostra salute e la nostra vita. Ma , per continuare il gradito paragone , come avviene pur talora che una persona poco benevola spaventi gli uccelli, che stanno beccandosi il caro cibo e li costringa a cercarselo altrove , così accadde più volte a noi , uccelletti dell' Oratorio , costretti quali fummo a prendere il volo prima da S. Francesco d'Assisi, poi dall'Ospidaletto, poi dai Molini di città, poi da S. Pietro in Vincoli , poi dalla casa Moretta , e finalmente dallo spazioso prato , come stiamo per raccontare.

Dopo la conversazione col marchese di Cavour, da noi riferita nel numero precedente , il nostro D. Bosco credeva che avrebbe potuto passare coi suoi giovanetti almeno qualche tempo in pace; ma quale non fu il suo cordoglio quando giunto a casa dal Palazzo di Città trovò una lettera, con cui i fratelli Defilippi lo licenziavano dal prato appigionatogli per tutto l'anno ! « I suoi ragazzi, scrivevano quei signori, calpestando continuamente il nostro prato , faranno perdere persino le radici dell'erba. Noi siamo quindi contenti di condonarle la pigione scaduta , purché entro quindici giorni ci dia libero il nostro prato. Maggior dilazione non le possiamo concedere. » E si doveva chinare il capo , e trasferirsi altrove. Pareva davvero una congiura ordita contro di noi ; ma erano soltanto prove, che il Signore mandava al nostro caro Don Bosco, per far meglio spiccare l' importanza dell'opera, che gli aveva posta tra mano.

Sparsasi la voce di queste ed altre difficoltà, che insorgevano ad ogni piè sospinto, parecchi amici di D. Bosco , invece di confortarlo alla perseveranza , presero a suggerirgli di abbandonare la sua impresa. Taluni vedendo come egli fosse sempre sopra pensiero per l'Oratorio, come non sapesse distaccarsi dai suoi ragazzi, e li visitasse più volte alla settimana sui loro lavori, li custodisse di festa con sollecitudine più che paterna, e di essi parlasse spessissimo e con tutti, cominciarono a temere che fosse colto da monomania e in sul cammino di diventar pazzo ; e perciò cercavano di distrarnelo per quanto potevano. Un giorno lo stesso impareggiabile teologo Borelli in presenza di D. Sebastiano Pacchiotti, altro pio Sacerdote addetto al Rifugio, prese a parlargli così : « Caro D. Bosco , per non esporci al pericolo di perdere il tutto è meglio che noi salviamo almeno la parte. Perciò diamo il congedo agli attuali giovanetti dell' Oratorio , ritenendone soltanto una ventina dei più piccoli. Mentre continueremo ad occuparci di questi pochi , Iddio ci aprirà la via a fare di più , provvedendocene i mezzi e un locale opportuno. » Il nostro D. Bosco, il quale fin d'allora pareva presentire quello che per divina Misericordia sarebbe avvenuto in appresso, come persona sicura del fatto suo , rispose : « Lei sa, sig. Teologo, con quanta pena noi abbiamo potuto strappare dalla via del male così gran numero di giovanetti, e quanto bene ora questi ci corrispondano. Io sono adunque di parere che non convenga abbandonarli nuovamente a se stessi, e ai pericoli del mondo con grave danno delle loro anime. Ella adduce per ragione la mancanza di locale e di mezzi. Non occorre di temere , imperocchè il locale è preparato e i mezzi vi sono : vi è una bella casa , un cortile spazioso , un vasto porticato , una magnifica Chiesa con Sacerdoti , Chierici, Catechisti, Maestri pronti ai nostri cenni. - Ma dove sono tutte queste cose , domandò il buon teologo ? - Non posso ancor dire dove siano, soggiunse D. Bosco , ma esistono certamente , e saranno per noi. - All'udire queste parole il teologo Borelli, come ci assicurava egli stesso quando ci raccontava questo fatto, si senti profondamente commosso. A lui pareva di avere in queste asserzioni una prova certa della pazzia del caro amico , ed esclamò : « Povero mio Don Bosco ! davvero che gli ha dato volta il cervello ! «Quindi non potendo più reggere all'immensa pena, che ne provava in cuore, gli si accostò, gli diede un bacio, e poi si allontanò da lui, versando caldissime lagrime. »Anche D. Pacchiotti gli diede uno sguardo di compassione dicendo : Povero D. Bosco ! e si ritirò addolorato.

Dio permise che il timore e la persuasione del pericolo di pazzia pel nostro buon Direttore si facesse ben tosto strada nell'animo di molte persone. Tra queste va pure annoverata la marchesa Giulietta Barolo, che lo aveva chiamato al Rifugio per dirigere l'Ospidaletto. Questa buona signora avrebbe desiderato d'impegnare D. Bosco unicamente nei suoi Instituti femminili ; e quantunque da prima non si mostrasse aliena che egli attendesse eziandio al benessere dei ragazzi , tuttavia conosciute le opposizioni del Municipio e temendo ancor essa che a lungo andare ne avesse a perdere la testa, colse l' occasione e tentò di stornare Don Bosco dalle sue idee, e trarlo intieramente a sé ; ma per buona ventura la cosa riuscì tutta all'opposto. Un giorno Ella si porta nella camera di lui , e così gli parla : - Io sono assai contenta della cura che V. S. si prende de' miei Istituti, e la ringrazio di avervi introdotto il canto delle sacre laudi, il canto fermo, la musica, ed insegnato nelle scuole l'aritmetica e il sistema metrico, e più altre cose di grande utilità. - Non occorre punto che mi ringrazi, signora Marchesa , rispose Don Bosco , giacché il Sacerdote avendo da lavorare per obbligo di coscienza, io non ho fatto che il mio dovere, e da Dio ne attendo la mercede, seppur me la sono meritata. - Voglio anche dire , che mi rincresce assai che la moltiplicità di sue occupazioni abbiano alterata la sua sanità. Non é sperabile che Ella possa continuare la direzione delle Opere mie e quella dei ragazzi abbandonati, tanto più che il numero di questi è ora cresciuto fuor di misura. Io sono quindi a proporle che Ella faccia soltanto quello, che è d'obbligo suo, e cessi dal recarsi nelle carceri, al Cottolengo, e soprattutto lasci ogni cura dei fanciulli. Che ne dice? - Signora Marchesa, Iddio mi ha finora aiutato e spero che non mancherà di aiutarmi ancora ; perciò Ella non tema sul da farsi ; ché tra il teologo Borelli, D. Pacchiotti e me si combinerà di compiere il tutto con sua soddisfazione. - Ma io non posso più tollerare che Ella si ammazzi ; tante e sì svariate occupazioni da volere o non volere torneranno a detrimento della sua sanità e dei miei Istituti. E poi le opposizioni della pubblica autorità, le voci che corrono intorno alle sue facoltà mentali, mi costringono a consigliarle... -Consigliarmi che cosa, signora Marchesa ? - O di lasciare il suo Oratorio , o il mio Ospidaletto. Ci pensi, e poi mi risponderà a suo bell'agio. La mia risposta è già pensata e io sono in grado di fargliela fin d'ora : La S. V. ha danari e mezzi molti , e troverà facilmente Sacerdoti quanti ne vuole per dirigere i suoi Istituti. Pei poveri fanciulli non è così , e perciò io non posso e non debbo abbandonarli. Quindi per lo innanzi io continuerò a fare volentieri pel Rifugio quello che mi sarà possibile, ma vi cesserò dal mio impiego regolare per darmi più di proposito alla coltura dei giovanetti. - Ma senza stipendio come potrà Ella vivere ? - Dio non mi lasciò mancar nulla fin qui, e confido che non mi verrà meno neppur per l' avvenire. - Ma Ella è rovinata di salute ; la sua testa non ne può più, ed ha bisogno di quiete. Ascolti dunque il mio consiglio di madre, signor D. Bosco , o io le continuerò lo stipendio , e lo aumenterò anche se vuole : Ella vada a passare alcun tempo in qualche sito ; si riposi ; e quando sia ben ristabilito ritorni al Rifugio, e sarà sempre il benvenuto. Altrimenti V. S. mi mette nella dispiacevole necessità di darle il congedo dalla mia casa. Se mi obbliga a questo passo Ella pei suoi giovanetti andrà ad ingolfarsi nei debiti; allora verrà da me per soccorsi, e io protesto fin da questo momento che mi rifiuterò ad ogni sua dimanda. Vi rifletta sopra seriamente. - Io vi ho già riflettuto da gran tempo, signora Marchesa: La mia vita è consacrata al benessere dei poveri giovanetti, e niuno mai mi farà desistere dal mio proposito. - Dunque Ella preferisce i suoi vagabondi ai miei Istituti? Se è così V. S. resta congedata fin da quest'istante : oggi stesso provvederò chi la debba sostituire. - A questo punto D. Bosco le fece osservare che un licenziamento così precipitato avrebbe dato occasione a sospetti disonorevoli, e che sarebbe stato meglio operare con calma, e conservare fra loro quella stessa carità , con cui avrebbero dovuto parlarsi al tribunale di Dio. A queste parole la Marchesa si calmò alquanto e conchiuse dicendo : Ebbene le darò tre mesi di tempo, dopo i quali Ella lascierà ad altri la direzione del mio Instituto. - D. Bosco accettò la proposta, e pieno di fiducia in Dio si abbandonò alla sua Provvidenza sempre amorosa.

Intanto la diceria che l' amico nostro e padre affettuosissimo fosse divenuto o stesse per divenir pazzo si dilatava ogni dì più in Torino. Quindi i suoi veri amici se ne mostravano addolorati ; gli indifferenti od invidiosi lo deridevano ; quasi tutti poi e coloro stessi, che lo avevano sino allora aiutato, si tenevano da lui lontani ; così che per varie feste noi vedemmo il nostro povero Direttore solo e soletto a sostenere sopra le sue spalle il peso enorme di 400 e più ragazzi. Questo isolamento avrebbe sconcertato ed abbattuto qualsiasi più coraggioso uomo ; ma Dio non permise che disanimasse il nostro D. Bosco , il quale andava ripetendo : Il Signore è la mia fortezza, ed il mio rifugio; in lui collocherò la mia speranza. Ad onor del vero dobbiamo però dire che non tutti Ali ecclesiastici abbandonarono D. Bosco in quei giorni di si dura prova ; e ci è grato di testificare che specialmente D. Caffasso , e Monsignor Fransoni non cessarono mai di sostenerlo coi loro consigli ed incoraggiamenti. E fu veramente una grande fortuna che in quel tempo così procelloso si trovasse a reggere l'Archidiocesi di Torino un Arcivescovo così intelligente delle vie del Signore, e così benevolo a D. Bosco e al suo Oratorio ; ché altrimenti senza un miracolo quest'opera sarebbe andata in fumo.

Circa a quel tempo in riguardo alla supposta pazzia di D. Bosco accadde un episodio abbastanza lepido. Alcuni rispettabili e caritatevoli ecclesiastici di Torino, persuasi che egli soffrisse di cervello , vennero in pensiero di tentarne la guarigione. « Questo buon Sacerdote , dicevano essi , ha delle fissazioni, che lo condurranno inevitabilmente alla pazzia : il suo male essendo ancor sul principio forse con una sollecita cura lo si potrà vincere, e potrassi così impedire una totale sventura. Conduciamolo adunque al manicomio, e colà coi dovuti riguardi si farà quanto la carità e l'arte saranno per suggerire a suo vantaggio. » Si mandò pertanto a parlare col Direttore dell'Ospedale dei matti , e si ottenne un posto pel povero D. Bosco. Allora due ragguardevoli Sacerdoti , di cui uno era il teologo Ponzati Curato di Sant' Agostino, e l'altro un pio egualmente che dotto membro del Clero Torinese tuttor vivente, furono incaricati di andarlo a prendere con una carrozza chiusa, e con bel garbo accompagnarlo alla casa dei pazzarelli. Ed ecco che un bel giorno i due messaggieri si portano al Rifugio per compiere il loro mandato. Entrati nella camera di D. Bosco essi fanno i primi convenevoli, e poi introducono il discorso sul prediletto Oratorio, sul futuro edilizio, Chiesa, Preti e Chierici ; e D. Bosco ripeté loro quello che aveva già detto con altri, e con tanta franchezza come se vedesse ogni cosa sotto i suoi occhi. I due messi si guardarono in faccia, e con una cert'aria di compassione e come sospirando dissero : E vero! cioè è proprio matto. Intanto D. Bosco dalla visita inaspettata di quei due cospicui personaggi, dalle insistenti interrogazioni che gli muovevano, e da quella misteriosa esclamazione si accorse che eglino erano pur di quelli, che lo credevano pazzo, e ne rideva in cuore suo. Stava poi attendendo come andasse a finire la cosa, quando i due interlocutori lo invitano ad uscire con loro a fare una passeggiata. « Un po' d'aria libera ti farà bene , caro D. Bosco , gli disse il teologo Ponzati ; vieni adunque ; abbiamo appunto la carrozza che ci aspetta al di fuori. » D. Bosco , che era un po' meno matto di quei due signori, si avvide tosto del giuoco che gli volevano fare ; quindi senza darsi per inteso accolse l'invito e discese con loro alla vettura. Là giunti i due amici, un po' troppo gentili, lo pregarono ad entrarvi pel primo. - No , rispose D. Bosco , sarebbe questa una mancanza di rispetto alla loro dignità: favoriscano di salire essi pei primi. - E senza alcun sospetto questi vi salgono, persuasi che D. Bosco vi monti subito appresso ; ma egli che voleva appunto respirare l'aria libera, perché sapeva che gli avrebbe fatto bene, vistili dentro , chiude in fretta lo sportello della vettura e dice al cocchiere : « Presto al manicomio, dove questi due sono aspettati. » Il vetturino dà una sferzata al cavallo, e più veloce che non si dica andò a fermarsi dinanzi alla porta dell' Ospedale dei matti. Vedendo giungere la carrozza, tosto i custodi già stati prima avvertiti vi si accostano per servire il pazzo aspettato ; ma apertala invece di uno ne trovarono due, non punto disposti ad essere serviti. Come ne restassero quei due ecclesiastici nel vedersi da D. Bosco in sì grazioso modo burlati è più facile immaginarlo, che descriverlo. Bastò questo solo fatto per far capire che egli o non era pazzo, o che pure era un pazzo di nuovo conio ; tino di quei pazzi appunto, di cui suole servirsi il Signore per compiere le grandiose sue opere, poiché al dire di s. Paolo, quae stulta sunt mundi elegit Deus ut confundat sapientes : Le cose stolte del mondo elesse Iddio per confondere i sapienti.

Tra queste ed altre consimili peripezie era giunto il 5 di aprile 1846, Domenica delle Palme, ultimo giorno , in cui venivaci permesso di tenere Oratorio nel prato. Fu quello uno dei giorni più affannosi pel nostro D. Bosco, un giorno di grande afflizione pel povero suo cuore, già per altre angustie ferito e addolorato. In quel dì egli doveva sapere in qual altro sito avrebbe potuto raccogliere i suoi 400 giovani la Domenica seguente, onde avvisarneli ; ed invece, malgrado ogni indagine ed ogni più minuta ricerca , niun raggio di speranza gli balenava alla mente di poterlo invenire. Trovandosi coll' animo altamente amareggiato, ma pur sempre confidente in Dio, egli pensò di mettere alla prova le preghiere dei suoi cari fanciulli , molti dei quali erano veramente angioletti di virtù. Perciò in quel mattino avutici nel prato, e confessatine una buona parte, egli ci raccolse, ed annunziò che saremmo andati ad udire la Messa al Convento della Madonna di Campagna, luogo distante circa due chilometri sulla via di Lanzo. « Noi andiamo colà, egli ci disse, come in divoto pellegrinaggio ad onor di Maria , affinché questa pietosa Madre ci ottenga la grazia di trovare presto un altro locale pel nostro Oratorio. » La proposta fu da noi accolta con gaudio, e ci mettemmo tosto in ordine. Sapendo che la nostra era una gita più di divozione che non di passatempo tenemmo un contegno più che mai edificante ; e quindi lungo la via or pregavamo recitando il Rosario, or cantavamo le Litanie e sacre Laudi.

Quando fummo sul viale, che dalla strada maestra mette al Convento, con nostra grande maraviglia tutte le campane della Chiesa si posero a suonare a distesa. Diciamo con nostra grande maraviglia, perché quantunque ci fossimo già recati colà parecchie altre volte, non mai il nostro arrivo era stato festeggiato col suono dei sacri bronzi. Questa dimostrazione parve così insolita e fuor dell' uso, che si sparse la voce, che le campane si fossero poste a suonare da se stesse. Noi non volemmo nè allora nè poi portare il nostro giudizio su questo fatto ; ma come storici fedeli diciamo che il Padre Fulgenzio Guardiano del Convento, ed allora Confessore del re Carlo Alberto, assicurò che nè egli nè altri della famiglia aveva ordinato di suonare le campane in quell'occasione, e per quanto brigasse di sapere chi le avesse suonate non gli venne mai fatto di scoprirlo.

Entrati in Chiesa vi ascoltammo la Messa , e parecchi dei giovani si accostarono anche alla Santa Comunione. Dopo Messa, e mentre il buon Guardiano ci faceva preparare colazione nel giardino del Convento , D. Bosco ci tenne un bel discorsino di opportunità. Paragonandoci ad uccelli, cui veniva gettato a terra il nido , egli ci animò a pregare la Madonna, che ce ne volesse preparare un altro più stabile e sicuro ; e noi La pregammo con lui veramente di cuore.

In altro capitolo diremo come Ella ci abbia esauditi.

(1) V. Don Bosco - Notice sur son oeuvre etc., par l'abbé L. Mendre-Marseille -Typographie Marius Olive - Rue Sainte, 39, 1879.

CONVERSIONE E BATTESIMO DI UN ISRAELITA.

Il signor Giuseppe Forti, oriundo di Siena, ma domiciliato-in Prato (Toscana), giacendo in letto, ed in pericolo di morte, dichiarò ed espresse liberamente e spontaneamente al suo fratello, religioso e Sacerdote cattolico , recatosi a visitarlo , e senza che questi lo avesse in qualsivoglia modo prevenuto o parlato con lui di religione, di anima o di eternità, che egli era fermamente risoluto di professare la religione cattolica, per aver conosciuto assai bene che essa era l'unica vera religione. All'udire un tal discorso, il fratello Sacerdote lo interrogò : Vuoi tu battezzarti? Ed egli rispose prontamente : Si. Pertanto, senza perder tempo, il Sacerdote lo esaminò rapidamente sulla Dottrina Cristiana, che egli sapeva benissimo ; gli fece fare l'abiura del giudaismo e gli atti cristiani di fede, di speranza, di carità e di contrizione ; e, tratta fuori un'ampollina piena di acqua naturale limpidissima, lo battezzò nel nome del Padre , del Figliuolo e dello Spirito Santo, lasciandolo consolatissimo. Questo memorabile fatto si compiè nel di ventisei del mese di aprile, giorno sacro alla Madonna Santissima del Buon Consiglio. Il benavventurato neofito volossene poi al cielo, fregiato della battesimale innocenza , ai 29 di detto mese. II signor Giuseppe Forti , addivenuto così di repente un angelo di paradiso, era stato illustrato dal purissimo lume della fede cattolica fino dai verdi suoi anni; sempre l'aveva propugnata e difesa , quando il destro gli si era presentato, come possono attestare non pochi cittadini di Prato ; ed anche occultamente l'aveva praticata, avendo riferito di sua bocca al prelodato Sacerdote cattolico che egli teneva la medaglia della Madonna Santissima, la quale doveva essere quella di Nostra Signora del Sacro Cuore di Gesù, avuta in dono nel 1875 dallo stesso. Di ciò non si può in verun modo dubitare , poichè manifestamente si deduce dalla sua perfetta conoscenza della Dottrina Cristiana , e dall'aver ben appreso tutte le principali preghiere de' Cattolici, cioè il Pater noster, , l'Ave Maria ed il Gloria Patri; sullo quali venne espressamente interrogato. Fu veduto talora pregar genuflesso dinanzi all'altare della Cintura della Madonna Santissima, nel duomo di Prato , ed accorrere con assiduità alle prediche, secondo che hanno riferito persone degne di fede. Questa conversione pertanto è stata sincerissima, ed un gran trionfo della grazia di Gesù Cristo e della potentissima intercessione di Maria, Rifugio dei Peccatori.

INDULGENZE SPECIALI pei Cooperatori Salesiani.

Ogni Cooperatore può acquistare indulgenza plenaria una volta al giorno, da applicarsi alle anime del Purgatorio, recitando la terza parte del Rosario di Maria Vergine avanti al SS. Sacramento, e non potendo avanti al divin Sacramento, recitandola innanzi al Crocifisso.

Indulgenza plenaria ogni volta che si accosta alla santa Comunione.

Può altresì lucrare moltissime indulgenze plenarie nel corso del giorno mediante la recita di sei Pater, Ave e Gloria, secondo la mento del Sommo Pontefice. E queste indulgenze applicabili alle anime purganti, le può acquistare toties quoties, ossia tutte le volte che recita i suddetti Poter, Ave e Gloria in qualunque luogo, senza bisogno di Confessione e Comunione, purchè sia in grazia di Dio.

Oltre a queste un' altra plenaria ne può guadagnare ogni Domenica, e nei giorni qui sotto notati, purché confessato negli otto giorni, e comunicato, visiti una qualche Chiesa, pregandovi secondo l'intenzione dei Sommo Pontefice.

Mese di Agosto.

1. S. Pietro in Vincoli.

2. Dedicazione di nostra Signora degli Angeli. Indulgenza Plenaria della Porziuncula nelle Chiese Salesiane.

4. S. Domenico.

5. Beata Vergine della Neve.

6. Trasfigurazione di Nostro Signor Gesù Cristo.

12. Santa Chiara Vergine, fondatrice delle Clarisse.

15. Assunzione di Maria Vergine in Cielo.

16. S. Rocco.

24. S. Bartolomeo Apostolo.

25. S. Luigi Re di Francia.

Con permesso dell'Aut. Eccl.   FERRARI GIUSEPPE gerente respous.
Tip. di San Vincenzo de' Paoli. Sampierdarena 1879.