ANNO III. - N. 5.   Esce una volta al mese   MAGGIO 1879

BOLLETTINO SALESIANO

Direzione nell'Oratorio Salesiano. - Via Cottolengo, N. 32, TORINO

SOMMARIO. Invito Sacro - Avviso -. La conferenza dei Cooperatori ad onore di Maria Ausiliatrice - Il Cardinale protettore della Congregazione Salesiana - Secondo tentativo dei Missionarii Salesiani per introdursi nelle terre dei Pampas - La prima Conferenza in Lucca - Consolazione del Santo Padre ossia il ritorno di un figlio traviato - Storia dell' Oratorio di S. Francesco di Sales - Indulgenze speciali pei Cooperatori.

INVITO SACRO

NOVENA E SOLENNITÀ IN ONORE DI MARIA AUSILIATRICE NELLA CHIESA A LEI DEDICATA in Valdocco TORINO
INDULGENZA PLENARIA
A chi confessato e comunicato visiterà questa Chiesa in un
giorno dell'anno ad arbitrio e nel dì della festa.

Quando in una città si ha da festeggiare la Regina, i sudditi ossequiosi vi si preparano qualche tempo innanzi. Così parimenti in famiglia praticano i figli e le figlie riverenti ed affettuose nell'avvicinarsi del giorno onomastico della propria Madre.

Ma studio e zelo più industrioso ancora dobbiamo dimostrare noi, o amati Cooperatori e Cooperatrici, nel prepararci a celebrare degnamente la prossima solennità di Maria Ausiliatrice nostra Regina e Madre.

A quest'uopo procuri ognuno di scegliersi e praticare ad onor suo qualche esercizio di pietà nei nove giorni che la precedono, come sarebbe di udire la santa Messa ogni mattino, recitare sette Ave Maria o da solo o con quei della famiglia; soprattutto poi di accostarsi ai santi Sacramenti o nella novena o nel dì della festa.

Intanto per norma di coloro, che in questa occasione intendessero di fare una visita al Santuario di Maria Ausiliatrice in Torino , per acquistare spirituali tesori , diamo qui l'orario delle sacre funzioni, che vi si terranno per ogni giorno.

ORARIO DELLE SACRE FUNZIONI.

La Novena comincierà Giovedì 15 Maggio.

In ciascun giorno lungo il mattino fino a mezzodì celebrazione di Messe lette, e comodità d' accostarsi ai SS. Sacramenti della Confessione e Comunione.

Ogni mattina alle ore 5 I/2 ed alle 7 1/2

Messa e Comunione con particolari esercizi di pietà.

Tutte le sere alle ore 7 Canto di lodi sacre, Predica e Benedizione col SS. Sacramento.

Chi interverrà in qualunque giorno dell'anno ad alcuno di questi esercizi divoti per ogni volta lucrerà indulgenza di 3 anni. (Breve di Pio Papa IX, 26 Febbraio 1875.)

Domenica 18.

MATTINO.

Alle ore 7. Messa e Comunione Generale. » 10'/2. Messa Solenne.

SERA.

»   3 1/2. Vespri, Predica e Benedizione.

Tutte le pratiche religiose, compresa la Messa delle ore 7, le Comunioni e le preghiere di questa giornata sono offerte a Dio secondo le pie intenzioni dei Benefattori e delle Benefattrici delle Missioni, e delle altre opere e Case Salesiane sia di Europa che di America.

Giovedì 22.
FESTA DELL'ASCENSIONE DI N. S. G. C.

Tutto come nella Domenica precedente. Alle ore 3 pomeridiane , avrà luogo l' abiura, e sarà amministrato il S. Battesimo ad un Giovanetto Valdese.

Venerdì 23.

MATTINO.

Tutto come negli altri giorni della Novena.

SERA.

Alle ore 6'/2 primi Vespri, Predica e Benedizione.

Sabato 24.

SOLENNITÀ DI MARIA AIUTO DEI CRISTIANI.

MATTINO.

Alle ore 7. Messa e Comunione Generale. » 10. Messa Solenne.

SERA.

Alle ore 6. Vespri Solenni, Panegirico, Tantum Ergo e Benedizione col SS. Sacramento.

In questo giorno e nel susseguente verrà eseguita dai Giovani dell' Oratorio Salesiano e da distinti Professori di canto la grandiosa Messa a quattro parti del Maestro Gioachino Rossini.

Nei Vespri si eseguirà l' Inno Saepe dum Christi , produzione del Sac. teol. Giovanni Cagliero, in cui l' autore ebbe in mira di rappresentare la famosa battaglia vinta dai Cristiani a Lepanto col favore di Maria Ausiliatrice.

Domenica 25.

Chiusura del mese consacrato a Maria Ausiliatrice.

MATTINO.

Alle ore 7. Messa , Comunione con altre pratiche di pietà in suffragio delle anime dei defunti Cooperatori Salesiani, e dei defunti confratelli dell' Arciconfraternita di Maria Ausiliatrice.

»   10. Messa Solenne.

SERA.

»   3. Vespri - Predica - Benedizione col SS. Sacramento.

NB. Chi desidera farsi inscrivere nell'Arciconfraternita di Maria Ausiliatrice, troverà persona appositamente incaricata nella sacristia della Chiesa.

AVVISO.

I. Nel Martedì, giorno 20 di questo mese e sesto della novena, alle ore 4 pomeridiane avrà luogo la Conferenza dei Signori Cooperatori Salesiani nella Chiesa interna dell' Istituto di S. Francesco di Sales in Torino. Ciascuno può condurre seco anche coloro, che non fossero ancora Cooperatori, purchè abbiano intenzione di farsi ascrivere alla Pia Unione.

2. Il giorno 23 vigilia della solennità all' ora stessa e nella medesima Chiesa si terrà la Conferenza per le Signore Cooperatrici , che potranno eziandio condurre seco le persone di particolare loro conoscenza.

3. Il prodotto della questua sarà esclusivamente per continuare la costruzione della Chiesa di S. Giovanni Evangelista. I lavori erano stati sospesi, ed ora si ripigliarono riponendo piena fiducia nella carità dei Signori Cooperatori e delle Signore Cooperatrici.

LA CONFERENZA DEI COOPERATORI ad onore di Maria Ausiliatrice.

Al numero 8 del capo V del nostro Regolamento si legge

« Nel giorno di s. Francesco di Sales, e nella festa di Maria Ausiliatrice ogni Direttore, ogni Decurione radunerà i suoi Cooperatori per animarsi reciprocamente alla divozione verso di questi celesti Protettori, invocando il loro patrocinio a fine di perseverare nelle opere cominciate secondo lo scopo dell' Associazione. »

A norma di questa prescrizione nei primi mesi dell'anno corrente fu tenuta in moltissimi luoghi la Conferenza in onore di s. Francesco di Sales. In quell' occasione s' inviarono eziandio al Santo Padre telegrammi di felicitazione e di augurio, come si fece da Modena , da Spezia , da Tropea ecc., e se ne ricevettero auguste risposte e l'implorata benedizione. In qualche città la Conferenza fu presieduta da Vescovi e da Arcivescovi, e in
Roma dallo stesso Eminentissimo Cardinal Vicario.
Resta ora a tenersi la Conferenza ad onore di Maria SS. Ausiliatrice nostra principale Patrona, e Madre Celeste. Perciò raccomandiamo ai Direttori delle Case Salesiane, e ai signori Decurioni dei varii luoghi a volersi assumere quest' uffizio. Dove i Decurioni non sono ancora regolarmente eletti facciamo umile preghiera ai M. Rev. signori Parroci, che vogliano compiere questo atto di carità o per sè o per mezzo di qualche Cooperatore da loro stessi designato.

Se la Conferenza non potesse aver luogo il 24, festa di Maria Ausiliatrice, perchè giorno feriale, sarebbe molto a proposito tenerla la Domenica antecedente cioè al 18, oppure al 22, festa dell' Ascensione di Nostro Signore. Fra le altre cose i Direttori e Decurioni vi potrebbero trattare del modo di celebrare degnamente in pubblico od anche solo in privato la festa di Maria Auxilium Christianorum , che occorrerebbe il Sabbato della stessa settimana. Così daremmo il dolce spettacolo di trovarci in quel giorno tutti uniti, se non di corpo, almeno di spirito ai piedi dell'Augusta Madre di Dio.

I lavori della Chiesa di S. Giovanni Evangelista, con l'attiguo Ospizio destinato ai poveri giovanetti, che i Cooperatori e Cooperatrici stanno innalzando in Torino alla santa memoria di Pio IX, furono da qualche tempo ricominciati, e si proseguono con alacrità. Perciò la limosina che si farebbe nella prossima Conferenza sarebbe destinata per questi lavori, affinchè non accada che per mancanza di mezzi si abbiano a sospendere o tenere indietro diminuendo il numero degli operai.

Chi invece dell'offerta volesse prendere per sè o per distribuire ad altre persone biglietti della lotteria in corso, faccia pure, perchè ancor questo è buon mezzo per concorrere efficacemente al nobile scopo della Pia Unione. A questo effetto i Decurioni potranno farcene domanda , e noi ci daremo premura d'inviarne loro quel numero che ci vorranno indicare.

NB. Abbiamo poc'anzi terminato l'invio di tutti i biglietti della Lotteria ai Decurioni e ai principali Cooperatori e Cooperatrici. Resta ora che queste benevole persone ci usino la carità di non tenerli fermi, ma distribuirli e ritirarne il prezzo. Se poi non riescono di smerciarli tutti, ed essi non possano ritenerli per sè, favoriscano almeno di rimandarceli, affinchè noi possiamo indirizzarli ad altre caritatevoli persone, e così metterci più presto in grado di fissare il giorno della estrazione. - Quantunque i nostri Cooperatori e Cooperatrici prendano biglietti della Lotteria all'unico fine di cooperare ad un' opera di carità, tuttavia è pur giusto che sappiano quali oggetti potrebbero loro toccare in sorte. Per la qual cosa daremo tra breve un elenco in cui saranno tutti particolarmente descritti.

IL CARDINALE
Protettore della Congregazione Salesiana.

Il nostro Santissimo Padre Leone XIII , che l'anno scorso degnavasi già di voler essere non solo Cooperatore Salesiano, come si esprimeva, ma primo Operatore, quest'anno in data del 20 marzo, mentre D. Bosco trovavasi ai Suoi piedi in particolare udienza , benignamente si compiaceva di concedere una speciale benedizione a tutti i Salesiani e loro Cooperatori e Cooperatrici.

Ma di ciò non paga la Santità Sua , volendo dare alla Congregazione Salesiana un Cardinale protettore determinato , il 26 dello stesso mese aveva l' Augusta degnazione di conferire quest'uffizio al Cardinale Lorenzo Nina suo Segretario di Stato, personaggio di quegli alti meriti che tutto il mondo conosce. Prima di riferire il prezioso documento, con cui effetuavasi questa elezione , crediamo bene di farvi precedere alcune notizie intorno all' origine delle varie specie di protettori.

Tra gli uomini d'ogni tempo e luogo si senti il bisogno di protettori. Imperocchè sempre e da per tutto il debole cercò aiuto dal forte, il povero dal ricco, il piccolo dal grande e via dicendo. Ma l'istituzione propriamente detta dei protettori rimonta ai primi tempi della potenza romana. Romolo fondatore e primo re di Roma aveva divisi i cittadini in due ordini principali , cioè in Patrizi e Plebei. Volendo poi che queste due classi di cittadini fossero unite tra loro con reciproci legami , ordinò che ciascun Plebeo si eleggesse un Patrizio a suo Patrono o Protettore, di cui chiamavasi il cliente. Uffizio del protettore era il difendere il suo protetto, procurare il suo vantaggio, e fare per esso tutto quello che un padre pei figli suoi ; dovere del cliente e dei suoi discendenti era di prestare ossequio al protettore, e porgergli aiuto quando ne abbisognasse. Quindi è che tra l'uno e l'altro e tra le, famiglie d'ambidue eravi una perfetta ed inviolabile corrispondenza, la quale motto influiva a mantenere nella città la concordia e la pace.

Dai protettori privati si derivarono i protettori pubblici, i quali procuravano in Roba i vantaggi delle città e delle repubbliche forestiere. Principale impegno di ogni Colonia e città confederata era appunto di scegliersi in Roma un Patrono o Protettore che ne procurasse gli affari ; onde Marsiglia, a mo' d'esempio, ebbe per suoi protettori Pompeo e Cesare ; Siracusa M. Marcello ; Bologna gli Antonii ; gli Allobrogi o Savojardi Q. Fabio ; Durazzo e Capua un Cicerone, e così dicasi di altre città molte.

Anche la Chiesa si ebbe e creò dei Protettori. Difatti fin dai primi secoli i Sommi Pontefici eleggevano personaggi ragguardevoli, cui davano l' incarico ed il titolo di Protettori o Difensori della Chiesa, e della Fede. S. Caio Papa eletto l'anno 283 dava quest'uffizio a s. Sebastiano , capo della prima coorte dell'imperatore Diocleziano. Questo santo e coraggioso soldato procurò così fedelmente gli interessi della Romana Chiesa e della Cattolica Fede da lasciare per essa la propria vita. Cessate le persecuzioni, i Romani Pontefici eleggevano a difensori e protettori della Chiesa e della Fede ora gli imperatori, ed ora altri sovrani di maggior pietà e attaccamento all' Apostolica Sede. In appresso vennero dati protettori anche alle singole chiese, alle parocchie, ospedali, confraternite, collegi, università, accademie, e via dicendo.

La pratica poi di assegnare Cardinali protettori agli Ordini ed alle Congregazioni religiose ebbe incominciamento sul principio del secolo decimo terzo. Il primo a godere di questo vantaggio fu l'Ordine dei Minori, instituiti da s. Francesco d' Assisi. Questo Santo una volta ebbe la seguente visione Gli parve di vedere in sogno una gallina, la quale si adoperava a tutta possa per raccogliere sotto le sue ali moltissimi pulcini per così difenderli da rapaci sparvieri, che stavano per piombare loro addosso; ma per quanto facesse non riuscendo a raccoglierli e proteggerli tutti, a molti sovrastava l'estrema ruina. In quel mentre ecco che vede un altro grosso uccello a stendere le grandi sue ali e farsi loro riparo e salvezza. Svegliatosi il Santo domandò al Signore che gli desse l'interpretazione di questo sogno , ed il Signore gli fece conoscere che la gallina era Francesco medesimo, i pulcini erano i suoi religiosi, e l'uccello dalle grandi ali significava un Cardinale, che egli doveva prendere a Protettore dell'Ordine suo (1). Pertanto, riferisce il Bercastel nella sua storia ecclesiastica, sapendo s. Francesco che i suoi discepoli avevano dei nemici, che li angustiavano ed affliggevano in più guise, si presentò al Papa Innocenzo III, dal quale essendo stato accolto con segni di grande benevolenza così gli parlò : « Santo Padre, io sono confuso della Vostra bontà per me e per i poveri nostri fratelli ; ma mi rimprovererei, come tolti alla Chiesa, i momenti preziosi che noi involeremmo al Capo di Essa , in mezzo agli importanti affari di cui è aggravato. Perciò accordateci un Cardinale per trattare i nostri interessi sotto la Vostra autorità. »

Il Papa accolse di buon grado questa domanda, e gli diede per Protettore il Cardinale Ugolino Conti suo stesso nipote.

Ad imitazione dell'Ordine Francescano gli altri Instituti e Congregazioni coll'andare del tempo si procurarono ancor essi dei Cardinali Protettori come si pratica tuttora. Il Papa Innocenzo XII l'anno 1694 con una speciale Costituzione, che incomincia Christi Fidelium, determinò quale debba essere l'autorità dei Protettori verso i protetti. Il loro uffizio, secondo il Cardinale De Luca nel suo Cardinal Pratico cap. 15, consiste principalmente nel difendere presso il Papa, o nelle Sacre Congregazioni Cardinalizie, e dove e con chi abbisogna, le prerogative e i previlegi dell'Ordine od Instituto di cui sono Protettori, procurarne l'interesse, impedire che sia vessato od oppresso e simili.

Questo Protettorato si conferisce dal Papa per biglietto della Segreteria di Stato, cui segue la spedizione del Breve apostolico dopo l' accettazione del Cardinale eletto. Il Pontefice l'attribuisce ai Cardinali o ad istanza di chi ne brama la protezione, oppure di moto proprio cioè di spontanea volontà (1). Ed è questo appunto che ultimamente fece il Regnante Leone XIII nell' assegnare l'Eminentissimo suo Segretario a Protettore della Congregazione Salesiana.

Premesse queste nozioni, ecco il prezioso documento che sopra accennammo.

Dalla Segreteria di Stato.

La Santità di Nostro Signore , volendo che la Congregazione Salesiana, la quale va acquistando ogni giorno nuovi titoli alla speciale benevolenza della Santa Sede per le opere di carità e di fede impiantate nelle varie parti del mondo, abbia uno speciale Protettore, si è benignamente degnata di conferire questo Uffizio al Signor Cardinale Lorenzo Nina Suo Segretario di Stato.

Si partecipa al Superiore della Congregazione stessa, D. Giovanni Bosco, la Pontificia disposizione per opportuna intelligenza e norma.

Il pro-Sostituto della Segreteria di Stato

SERAFINO CRETONI.

(1) V. Bouix de Jure Regul. part. 5, cap. 4.

(1) Chi bramasse più estese notizie circa questa materia veda il non mai abbastanza lodato Dizionario del Cav. Gaetano Moroni all'artic. Protettore.

Secondo tentativo dei Missionarii Salesiani
per introdursi nelle terre dei Pampas.

Passò un anno dacchè i nostri missionarii furono respinti da furiosa tempesta sulle coste del Plata e gettati , rotti il timone sarte ed antenne , in balia dei venti infuriati e dei fieri assalti dei marosi, che per cinque intieri giorni li tennero sospesi tra la vita e la morte. Salvati come per miracolo da certo naufragio, se ne ritornarono a Buenos-Ayres senza aver potuto compiere i loro disegni, che erano di approdare a Bahia Bianca, e di lì innoltrarsi pel deserto alle prime tribù degli Indii Pampas. Così secondando l'impulso del loro cuore , avrebbero pure appagato il vivo ed espresso desiderio della S. M. del Pontefice Pio IX, che era di evangelizzare poco a poco queste selvaggia tribù, e ridurle a vita sociale e cristiana.

Senonchè, in questo frattempo il Governo Argentino, sia per respingere le loro frequenti invasioni , sia per assicurare alla Repubblica un più ampio e vasto territorio, pensò slanciare nel deserto le sue truppe e sbaragliare le numerose e potenti tribù dei Cacicchi Catriel, Pincen, Udalman, Tramamara, Mellaluan, Baigorita ed i Ranqueles. (Il famoso Namuncurà erasi già arreso e venuto a patti con Buenos-Ayres). In 28 spedizioni e con una offensiva accannita, le armi Argentine riuscirono a sloggiare dalle loro tolderie questi antichi dominatori del deserto, a fugarli, massacrarli e farne prigionieri ben cinquemila, lasciando in preda alle fiamme centinaia di leghe di campo per opera delle stesse tribù , che si internarono nelle gole delle Cordigliere , naturale baluardo tra i Pampas ed il Chili.

Un dispaccio quindi spedito dalle frontiere al Governo annunziava che gli Indii della Pampas erano sterminati. Fra i prigionieri, gli atti a portare le armi furono incorporati nell'esercito, altri internati nelle provincie. E le loro famiglie ed i loro figliuoli ?.... Come fossero oggetto di acquisto, preda o bottino, vennero distribuiti a chi ne facesse richiesta !

La parola esterminio e questa distribuzione, contraria alle leggi e sentimenti di natura , sollevò un grido unanime di riprovazione ; lamentando gli uni che fossero per tal modo violati i diritti e rotti i vincoli della famiglia, e gli altri che invece della Croce, siasi fatto uso della spada non per convertire, ma per distruggere i poveri selvaggi , rei di null 'altro , che di ignorare quella Religione che santifica, unisce e civilizza i popoli.

Il Governo quindi venne a più miti consigli, e già presentemente si sta instruendo e battezzando questi infelici rilegati nelle isole. A causa però del vaiuolo, a centinaia se ne vanno morendo, mentre altri senza numero ancora stanno languendo nella solitudine del deserto.

A tal fine, e per provvedere a questi esseri disgraziati, e per comunicare con le rimanenti tribù, i nostri missionari Salesiani di questi giorni si sono messi in viaggio una seconda volta e non più per mare, ma per terra. Partirono da Buenos-Ayres per Dolores-Azul e sopra cavalcature con otto giorni di cammino arriveranno al Carhuè , linea di frontiera; dopo con altrettanto e più cammino forse potranno trovarsi a contatto co' selvaggi. Essi sono accompagnati dal Dottore Antonio Espinoza, segretario dell'Arcivescovo, e dallo stesso Ministro della guerra, fattosi ora Ministro della pace.

A suo tempo daremo ai nostri Cooperatori e Cooperatrici il ragguaglio di questa seconda spedizione. Voglia Iddio benedetto coronare i loro sforzi e premiare i loro sacrifizii per salvare tante povere anime redente dal sangue di Gesù Cristo, ma che ancora non conoscono il loro Redentore!

I cari nostri Cooperatori e Cooperatrici in questo mese sacro a Maria, conforto degli afflitti ed aiuto dei Cristiani, accompagnino con le loro preghiere i nostri missionari , perché abbiano prospero e sicuro viaggio per quelle sterminate pianure.

LA PRIMA CONFERENZA
in Lucca.

Per mancanza di spazio non potemmo nei due numeri precedenti far cenno della prima Conferenza dei Cooperatori Salesiani tenuta in Lucca lo scorso Febbraio , in occasione che D. Bosco vi era di passaggio per alla volta di Roma. Ne diamo ora relazione riportando quello, che ne scriveva nel suo N° 51 il Fedele, ottimo periodico di quella città.

« Nei giorni passati la nostra città ha avuto la fortuna di ospitare D. Giovanni Bosco, il quale, mercoledì 26, fece nella Chiesa della Croce una conferenza ai Cooperatori e Cooperatrici della pia opera degli Oratorii pei ragazzi poveri. La Chiesa, quantunque non aperta al pubblico, era letteralmente piena. Cominciò la funzione con la lettura d'un brano della vita di s. Francesco di Sales ; quindi fu cantato dai giovanetti dell' Oratorio un mottetto in musica, dopo il quale D. Bosco fece la sua conferenza, in cui parlò dell' Opera degli Oratorii festivi pei giovinetti, del concorso che prestano a quest' Opera i Cooperatori Salesiani, e conseguentemente del gran bene che ne deriva ai giovinetti, e quindi a tutta la società. E finalmente disse dei vantaggi spirituali ed indulgenze larghissime, accordate dal S. Padre Pio IX, che tanto prediligeva quest' Opera, a tutti i Cooperatori, e dei tesori di meriti che essi acquistano concorrendo così a rendere costumati e cristiani tanti fanciulli. Gli uditori pendevano con religiosa attenzione dalle sue labbra. Finalmente S.. E. Rev.ma Monsig. Arcivescovo nostro, che si era degnato di assistere alla sacra funzione, impartì a tutti la benedizione. D. Bosco partirà presto da Lucca, ma rimangono tra noi i Sacerdoti della sua Congregazione, e noi facciamo i più vivi voti che essi trovino incoraggiamento presso tutti i buoni Lucchesi, e che i Cattolici della nostra città diano in gran numero il loro nome come Cooperatori Salesiani. » Fin qui l'egregio Fedele.

Noi vi dobbiamo aggiungere che, dopo la Conferenza, il Rev.m° Capitolo della Cattedrale volle dare a D. Bosco un attestato di stima e di venerazione, che egli non credeva punto di meritare, e che va attribuito intieramente ai sensi di squisita cortesia di Monsig. Arcivescovo e dell'inclito suo Senato. Adunque invitato D. Bosco alla visita del Volto Santo, il Capitolo ve lo accolse solennemente alla porta della Cattedrale sacra a s. Martino. Condottolo poscia alla magnifica Cappelletta , che racchiude il venerando simulacro, questo gli venne scoperto, e presentato al bacio, cosa che non si concede a privati se non rarissimamente, come sarebbe a principi, e ai primi personaggi della Chiesa (1).

Tornò molto gradito a D. Bosco il poter soddisfare la sua divozione col fissar gli occhi in quella sacra immagine, dalla quale il Divin Redentore traspira veramente quale un Re di tremenda Maestà. Rex tremendae majestatis. D. Bosco non dimenticherà giammai il segno di benevolenza, che gli si volle dare, come pure non si cancellerà mai dall'animo suo la esimia carità che molte persone e famiglie Lucchesi usano ai suoi figli di quella Casa. Iddio ricco Rimuneratore di ogni opera buona li ricolmi di ogni favore pel tempo e per l'eternità.

(1) Il Volto Santo è una scultura, che rappresenta il Divin Salvatore confitto in croce nella sua statura naturale, coperto di una lunga tunica all'uso dei Palestini ancor essa scolpita in legno. Il capo, a somiglianza delle più vetuste imagini, è privo dell' ordinaria corona di spine; ma però è rivestito di una copiosa ciocca di capelli, che, secondo l'uso dei Nazzareni, si dilungano inanellati e abbondanti sopra le spalle e le braccia.

La tradizione la più accertata, innumerevoli documenti degnissimi di fede portano che questo simulacro appartenne già a s. Nicodemo, che insieme con s. Giuseppe di Arimatea depose Gesù dalla croce. Questo ricco discepolo, per l'amore che portava a Gesù Cristo, fu dagli Ebrei spogliato della dignità di principe e cacciato dal Sinedrio, di cui era uno dei membri principali. Rifugiatosi egli presso s. Gamaliele suo consanguineo e pur fervente cristiano, quivi a suo bell'agio per giocondissima occupazione si scolpì colle proprie mani, od almeno sotto la sua assistenza e disegno si fece scolpire col maggiore studio ed affetto l'immagine di Gesù Crocifisso, che sempre viva gli rimaneva nella mente e nel cuore. Egli vi pose entro un ampolla del preziosissimo sangue, una parte della corona di spine, un chiodo, dei capelli ed altri preziosi pegni insieme legati con una porzione di velo di Maria Vergine.

Morendo Nicodemo affidò questo tesoro ad un certo Issacar, uomo timorato di Dio e buon cristiano, il quale perchè non si venisse a sapere dagli ebrei e dai gentili, lo nascose nei penetrali più segreti di casa sua, tributandogli la debita riverenza ed ossequio. Così continuò ad essere venerato in Gerusalemme dai cristiani di generazione in generazione sin verso alla fine del secolo VIII, quando l'anno 782 per vie affatto maravigliose venne nelle mani dei divoti Lucchesi. (Vedi Cenni storici ecc. compilati dal Cav. Luigi Larini Arciprete della Metropolitana. Lucca, tip. Landi, 1866).

CONSOLAZIONE DEL SANTO PADRE ossia il ritorno di un figlio traviato.

Chi per poco conosca la tristizia dei tempi nostri, può di leggieri persuadersi di quali e quantepene sia ogni giorno ripienoo il cuore paterno delCapo della Chiesa. Ma quel Dio che affligge e che consola non lascia di fargli pure assaporare di tratto in tratto delle grandi consolazioni col ricondurre al suo seno amoroso traviati famosi. Lasciando a parte le numerose conversioni di protestanti Germani, Svizzeri ed Inglesi, che abbandonando la via dell'errore, in cui li avevano gettati Lutero , Calvino ed Enrico VIII, fanno ogni dì ritorno alla vera Religione dei loro Padri, vogliamo oggi far parola della recente conversione di un pseudo-Patriarca della Chiesa di Oriente, il quale quanto più aveva amareggiato il cuore della Sposa di Dio e del Papa, altrettanto ora lo raddolcisce della più pura gioia.

Alcuni anni or sono per causa di qualche spirito turbolento ed ambizioso avvenne un funestissimo scisma tra i Cattolici Armeni di Costantinopoli, che formano una Chiesa fiorente. I ribelli avevano ottenuto di allontanare dalla propria sede il legittimo loro Pastore Monsig. Antonio Hassun, Patriarca Cattolico di Cilicia, ed elettosi un intruso di nome Giovanni Kiupelian, lo avevano fatto riconoscere in luogo suo dall' imperatore ottomano. Indarno la Santa Sede aveva fatto udire al falso Patriarca la sua voce autorevole per richiamarlo a savi consigli ;indarno Pio IX aveva inviato nel 1871 alla corte di Costantinopoli Monsignor Franchi per appianare la via ad un accordo ; indarno finalmente fulminati i- dovuti anatemi allo sciagurato e suoi aderenti; ché l'usurpatore spalleggiato dalle autorità turche continuava a affliggere la Chiesa Armeno-Cattolica, e a tenervi acceso il fuoco della discordia con danno incalcolabile delle anime.

E appunto questo fuoco maligno che venne testé a spegnersi in quella desolata Comunità. Monsig. Kiupelian, tocco dalla grazia di Dio, detestò il suo errore , discese spontaneamente dalla usurpata Sede , si sottomise al suo legittimo Patriarca , domandò perdono al Capo della Chiesa Cattolica, e l' assoluzione dalle incorse scomuniche. Anzi, portatosi a Roma, si presentò personalmente al Vicario di Gesù Cristo, e il 18 dell' or passato Aprile alla presenza di molti Cardinali e Prelati leggeva a Sua Santità una bellissima lettera , nella quale coi segni del più alto dolore pel male commesso faceva la sua professione di fede, e protestava la sua piena sottomissione da obbedientissimo figlio.

Il Santo Padre, con una accoglienza straordinariamente paterna, lo ammise al bacio del piede e della mano, scambiò con esso parole di particolare amorevolezza, lo sciolse da ogni scomunica, anzi facendo per lui una eccezione alle regole generali, gli concesse i titoli, le insegne e gli onori della dignità già malamente conferitagli da alcuni disertori della Cattolica Unità.

All' annunzio di questa sottomissione del loro Capo molti scismatici, imitandone il nobile esempio, hanno consegnate le chiese usurpate, e si sono riuniti ai Cattolici, accrescendo così la consolazione del Santo Padre, e di tutta la Cristianità.

Ringraziamo il buon Gesù di questo nuovo trionfo concesso alla sua Chiesa, e preghiamolo che continui a condurre al suo ovile tante pecorelle, che ancor non lo conoscono o che lo hanno abbandonato, affinché presto si avveri il suo gran detto : E non vi sarà più che un solo ovile ed un sol Pastore: Et fiet unum ovile et unus Pastor.

STORIA DELL' ORATORIO DI S. FRANCESCO DI SALES.

CAPO V.

Buon avviamento dell'Oratorio presso 1' Ospidaletto - Principio delle scuole serali - L'Oratorio trasportato a S. Martino - Cominciano le opposizioni degli uomini - La mano del Signore.

Proseguiamo la storia dell' Oratorio riportando il racconto, che ce ne fanno due nostri amici, Giuseppe Buzzetti, e il Sac. D. Michele Rua, testimoni e parte ancor essi di quanto andiamo pubblicando.

Nella Cappella annessa all'edifizio dell'Ospedaletto , così i nostri fedeli collaboratori , l' Oratorio prendeva ottimo avviamento. Nei giorni festivi i giovani v'intervenivano in folla a confessarsi, udirvi la messa, e a fare eziandio la santa Comunione, che era ed è tuttora il mezzo principale, con cui D. Bosco tiene lontani i suoi giovanetti dal vizio e dal peccato. Dopo mezzodì si faceva il Catechismo, si cantavano sacre laudi , poscia aveva luogo un'istruzione adattata per loro, non troppo prolissa, ma infiorata di esempi edificanti. Negli intervalli prima e dopo le funzioni succedevano onesti intrattenimenti e trastulli, sotto la sorveglianza del nostro buon Direttore , del teologo Borelli , suo braccio destro , e dei giovani più assennati e di buon costume. La ricreazione facevasi nel piccolo viale; che esiste tuttora tra il monastero delle Maddalene della Marchesa Barolo, e l'ospedale Cottolengo.

Fu in quel tempo che D. Bosco cominciò le così dette scuole serali, che per la loro grande utilità vennero ben presto attivate in più altri luoghi del nostro paese, ed oggi largamente promosse e sparse per tutta l'Italia. Pertanto molti giovani dell'Oratorio alla sera dei giorni feriali ad una cert'ora o pr ma o dopo cena si portavano all'abitazione di D. Bosco e del teologo Borelli; e questi due Sacerdoti sempre pronti a far loro del bene cangiavano in iscuole le proprie camere, e insegnavano a leggere, a scrivere e a far conti. Per molti nostri compagni fu questo un benefizio veramente insigne ; imperocchè senza di un tale provvedimento , dovendo essi tutto il giorno lavorare per guadagnarsi il vitto, e perciò non potendo frequentare le pubbliche scuole, sarebbero rimasti analfabeti per tutta la vita.

Sette mesi orano ormai passati dacché l' Oratorio si era stabilito all'Ospidaletto. Erano accresciuti di numero i giovani che lo frequentavano; noi gli avevamo posto amore, e speravamo che avrebbe continuato ancora per molto tempo in quel sito medesimo , il quale ci si prestava comodissimo. Ma ecco nel mese di Luglio di quell' anno 1845 venirci troncato ogni filo di speranza. La Marchesa Barolo, sebbene vedesse di buon occhio ogni opera di carità , tuttavia , avvicinandosi il tempo di aprire il suo piccolo Ospedale, (10 Agosto 1845) voleva che l'Oratorio fosse allontanato di là. Le si fece rispettosamente osservare che il locale destinato a Cappella, a scuola, e a ricreazione dei giovani non aveva alcuna comunicazione coll' interno dello stabilimento ; che le persiane erano fisse e colle stecche rivolte all'insù ; che si sarebbe procurato altresì che ogni cosa fosse fatta col minor disturbo possibile ; ma la buona signora non volle arrendersi; era padrona e fu d'uopo ubbidire.

Per la qual cosa il nostro D. Bosco si trovò di bel nuovo negli imbrogli ; ma non si perdé di coraggio. Pieno di fiducia nella divina Provvidenza egli fece vive istanze presso il Municipio di Torino, e mediante raccomandazione dell' Arcivescovo Fransoni ottenne in uso la Chiesa di S. Martino dei così detti Molazzi, ossia Molini di città. Combinate le cose, una Domenica di Luglio i giovani si raccolsero per l'ultima volta ad udire Messa nella prima Chiesa di S. Francesco di Sales, finita la quale D. Bosco diede il disgustoso annunzio che era giuocoforza abbandonare quel sito. Fu un istante di turbamento e di rammarico ; ma egli in bel modo assicurandoli fece loro coraggio, e li invitò pel dopo mezzodì a venirgli in aiuto per trasportare gli oggetti alla nuova Chiesa. Tutti furono puntuali ; ed ecco ad un cenno di lui seguire un movimento indescrivibile, e dilettevole ad un tempo. Chi dà di piglio a panche , e chi a inginocchiatoi ; questi si carica sulle spalle una sedia, e quegli un quadro ; uno porta un candelliere, e un altro la croce ; e così in lunga fila a guisa di popolare emigrazione si andò a piantare le tende e stabilire il quartiere generale nel luogo sopra indicato. Al rumore e alla vista di quei ragazzi la gente di quei dintorni traeva curiosa, e gli uni uscivano sulle porte , gli altri si mettevano alle finestre delle case, tutti domandavano che cosa fosse e dove andassero. Ciò servì mirabilmente a far vie meglio conoscere l' Oratorio in quelle parti , e attirarvi molti altri giovanetti della città.

Giunti sul luogo, il caro teologo Borelli colla sua popolarità e piacevolezza più unica che rara tenne all' immensa folla di giovani il seguente discorso

« I cavoli, o amati giovani, se non sono trapiantati non fanno bella e grossa testa. Così possiam dire del nostro Oratorio. Finora esso fu trasferito di luogo in luogo ; ma nei varii siti dove fece dimora prese sempre un notabile incremento. Al Rifugio si fermò come un passeggiero all'albergo per riposare brevemente , per riprendere quindi il cammino verso un luogo migliore. Il tempo che passaste colà non fu tuttavia senza frutto ; e voi come a S. Francesco continuaste ad avere soccorsi spirituali, ristori dell'anima e del corpo, catechismi e prediche, divertimenti e trastulli. Presso all'Ospidaletto era incominciato un vero Oratorio ; colà avevamo una Chiesa per noi, un luogo ritirato ed opportuno ; ci sembrava perciò di aver trovato una stanza durevole e la vera pace ; ma la Divina Provvidenza dispose che partissimo ancora di là, e qui ci trapiantassimo. Vi staremo molto tempo? Nol sappiamo. Comunque sia noi speriamo che come i cavoli trapiantati, così il nostro Oratorio crescerà nel numero dei giovani amanti della virtù, crescerà il desiderio del canto, della musica, ed avremo col tempo non solamente le scuole serali, ma le diurne altresì. Non affanniamoci dunque. Gettiamo ogni nostra sollecitudine tra le mani del Signore , ed Egli avrà cura di noi. Egli già ci benedice , ci aiuta , ci provvede ; Egli penserà altresì al luogo conveniente per promuovere la sua maggior gloria, e il bene delle anime nostre. Ma intanto ricordiamoci che le grazie del Signore formano come una specie di catena in guisa che un anello é collegato all' altro. Non rompiamo questa catena ; approfittiamo delle prime grazie di Dio, e ne avremo da Lui delle altre e poi delle altre ancora. Corrispondete dal canto vostro allo scopo dell' Oratorio ; frequentatelo, istruitevi ; e così voi col divino aiuto camminerete di virtù in virtù, diverrete buoni cristiani e probi cittadini, e giungerete un dì alla patria beata, dove la infinita misericordia del Nostro Signor Gesù Cristo darà a ciascuno il premio che si sarà meritato. »

Dopo questa breve parlata, colla massima emozione si cantò il Te Deum in ringraziamento.

Quantunque le parole del caro teologo Borelli, e del carissimo D. Bosco c'infondessero coraggio, tuttavia, é mestieri confessarlo, quel sito a noi giovanetti non piaceva guari. In quella Chiesa non si poteva dir Messa, non fare la Comunione, non compiere altre religiose funzioni, sicché al mattino della festa eravamo costretti a recarci nuovamente in qualche Chiesa di Torino, e fare altrove le nostre divozioni con maggior disturbo e minor profitto. Infelicissimo era poi il luogo della ricreazione ; imperocchè dovevamo trattenerci nella pubblica via e nella piazza avanti alla Chiesa per dove gente, vetture, carri e cavalli passavano in ogni istante ad interrompere i nostri trastulli. Ma non avendo per allora luogo migliore ci aggiustavamo come si poteva, aspettando qualche altra provvidenza dal Cielo.

In questo frattempo ecco sopraggiungere un nuovo disturbo. E qui incominciano le opposizioni e le vessazioni degli uomini : novella prova che l' Oratorio era opera di Dio. I mugnai , garzoni, commessi e simili, non volendo tollerare i salti , i canti , e talvolta gli schiamazzi di un 300 giovanetti, si collegarono insieme e mossero gravi lamenti al Municipio di Torino dipingendogli quella radunanza coi più tetri colori. Appoggiati al vedere la prontezza, colla quale i giovani si prestavano ad ogni piccolo cenno di D. Bosco, incominciarono a dire che quelle riunioni erano pericolose, e che da un momento all'altro potevano succedere sommosse e anche rivoluzioni. Si aggiunse che i ragazzi facevano guasti in Chiesa e al di fuori, e che se avessero continuato a raccogliersi in quei dintorni avrebbero messo a soqquadro ogni cosa ; pregavano in fine che si togliesse loro l'uso della Chiesa, e il permesso di portarsi in quel luogo. Il Sindaco mandò a verificare i guasti che dicevansi fatti , ma contrariamente a quello che gli avevano riferito , si trovò Chiesa, muri, selciati, pavimento e tutte le cose nel primiero stato. Solamente una riga compariva sopra di un muro, fatta da un ragazzo colla punta di un chiodo. Per questa bagatella si faceva un chiasso del finimondo, e s' invocava l'autorità del Municipio, come se la città avesse da subissare !

Pose il colmo a questi guai una lettera scritta al Sindaco di Torino da un Segretario dei Molini. Costui, del quale per degni riguardi qui taciamo il nome, raccogliendo nel suo scritto le false voci, che correvano sulla bocca degli avversarii , ed esagerandole a sua posta, diceva essere impossibile che le famiglie addette a quegli uffizi potessero attendere ancora ai loro doveri , e vivere tranquilli. Giunse persino a scrivere che quella raccolta di giovani era un semenzaio d'immoralità.

Allora il Sindaco, sebbene persuaso della infedeltà della relazione, spiccò un ordine , in forza del quale D. Bosco doveva immmediatamente lasciare libero quel luogo, e trasportare altrove il suo Oratorio.

Notiamo di passaggio che il Segretario, autore della famosa lettera, scrisse per l'ultima volta. Vergato quello scritto contro l'Oratorio, egli fu colto da un violento tremolio alla destra mano , dovette lasciare il suo uffizio, e in capo a tre anni discendere nella tomba. Un suo figliuoletto abbandonato in mezzo ad una strada venne poscia raccolto da D. Bosco nell'Ospizio, che dopo qualche tempo si apriva in Valdocco , sotto al nome appunto di Oratorio di S. Francesco di Sales.

Varii altri fatti avvennero, dai quali si può rilevare come fin dai primordii dell' Opera degli Oratorii, il Signore diede a conoscere di benedire tutti coloro, che porgessero la mano per promuoverla e sostenerla : Invero moltissime persone di Torino e di altrove più volte confessarono che la loro sorte e quella di loro famiglia aveva preso a migliorare dal giorno, in cui esse si erano fatte a beneficare i poveri giovanetti dell'Oratorio. Per lo contrario Egli fece pure pesare il suo braccio sopra di quelli, che per malizia osteggiarono quest' Opera di Provvidenza ; anzi talora per aprir meglio gli occhi dei ciechi non risparmiò i più spaventosi castighi, come diremo in appresso.

INDULGENZE SPECIALI
pei Cooperatori.

Ogni Cooperatore può acquistare indulgenza plenaria una volta al giorno, da applicarsi alle anime del Purgatorio, recitando la terza parte del Rosario di Maria Vergine avanti al SS. Sacramento, e non potendo avanti al divin Sacramento, recitandola innanzi al Crocifisso.

Indulgenza plenaria ogni volta che si accosta alla santa Comunione.

Può altresì lucrare moltissime indulgenze plenarie nel corso del giorno mediante la recita di sei Pater, Ave e Gloria, secondo la mente del Sommo Pontefice. E queste indulgenze applicabili alle anime purganti, le può acquistare toties quoties, ossia tutte le volte che recita i suddetti Pater, Ave e Gloria in qualunque luogo, senza bisogno di Confessione e Comunione, purché sia in grazia di Dio.

Oltre a queste un' altra plenaria ne può guadagnare ogni Domenica, e nei giorni qui sotto notati, purché confessato negli otto giorni, e comunicato, visiti una qualche Chiesa, pregandovi secondo l'intenzione del Sommo Pontefice.

Mese di Maggio.

1. Santi Apostoli Filippo e Giacomo.

4.' Patrocinio di s. Giuseppe.

6. S. Giovanni avanti la Porta Latina.

17. S. Pasquale Baylon. 18. S. Felice da Cantalice. 20. S. Bernardino da Siena. 22. Ascensione di N. S. G. C.

24. Festa di Maria SS. Ausiliatrice : Indulgenza

plenaria, visitando il suo Santuario in Torino.

28. S. Ferdinando re di Castiglia. 31. S. Angela Merici.

Sampierdarena 1879. Tip. di San Vincenzo de'.Paoli.

Con permesso dell'Aut. Eccl.   FERRARI GIUSEPPE gerente respons.