ANNO III. - N. 3.   Esce una volta al mese   MARZO 1879.

BOLLETTINO SALESIANO

Direzione nell'Oratorio Salesiano. - Via Cottolengo, N. 32, TORINO

SOMMARIO - La forza dell'unione - Leone XIII e la Repubblica del Paraguay - Scuole Salesiane ed Oratorio di S. Paolo nella città di Spezia - Lettera del Cardinale Nina al Direttore della casa di Spezia - Storia dell'Oratorio di San Francesco di Sales - Lettera dei Missionaria Salesiani a Don Bosco -La Conferenza e la Festa di S. Francesco di Sales - Ricordo di una tribolazione che può tornare opportuno - L'Abate Massimiliano Bardesono -Bibliografia SalesianaAltri Cooperatori e Cooperatrici chiamati all'altra vita nell'anno 1878 - Indulgenze speciali pei Cooperatori.

LA FORZA DELL' UNIONE.

Il mondo sussiste e raggiunge il fine per cui fu creato, mediante l'unione e la concordia delle sue parti. Sta il Firmamento, e nella muta sua favella canta ogni giorno inni di gloria al suo Fattore ; ma perchè? perchè gli astri, che lo adornano, muovonsi uniti negli immensi spazi quale un esercito in bell'ordine schierato. Non si sfascia nell'orbita sua, nè per sussulti di terremoti ci si apre sotto dei piedi la terra ? La ragione si è che ogni suo atomo , ogni molecola , ogni sua parte aderisce all'altra, le si unisce, le si stringe da formare un corpo solido e compatto sì, che contro gli si frange ogni forza nemica

Datemi pure un'armata numerosa ed agguerrita come quella di Serse composta di due o più milioni d'uomini; ma se questi non sono uniti in ordinate schiere ; se non combattono sotto la scorta dei loro duci ; se ciascuno pugna invece per proprio conto e dove gli pare e piace, no, non si attenda cotale esercito di sbaragliare i nemici , nè di cogliere la palma della vittoria.

Alessandro il Grande , re di Macedonia, vince in battaglia innumerevoli eserciti, e in solo dodici anni conquista la Grecia, l'Egitto , la Fenicia, la Palestina , la Siria , l'Asia Minore , la Persia , tante provincie insomma e tanti regni , che a stento ci è dato di enumerare. La Sacra Scrittura parlando della rapidità delle sue marcie , e della prestezza di sue conquiste , lo paragona ad un capro nel suo corso così veloce, da sembrare che non tocchi coi piedi la terra. Ma donde si stupende e si pronte vittorie ? Donde ? Dalla discordia dei suoi nemici, e dalla sua falange , formata dei più prodi soldati, i quali da lui ammaestrati pugnavano così uniti e compatti, che rompevano sempre nè rompevansi mai. Ecco il segreto dei suoi mirabili trionfi.

I ribelli ancora, gli empii medesimi colla loro condotta ci porgono una prova non dubbia del quanto valga l'unione, se non di corpo, di animo almeno, di opera e d'intenzione per riuscire nelle piccole e nelle grandi imprese. Il mondo intiero è coperto come da una sete di società malefiche , di loggie massoniche , di Comunisti , di Socialisti e simili , il cui satanico fine si è di annientare la Chiesa Cattolica, se fosse possibile, rovesciare i troni, ed estirpare i ricchi dalla faccia della terra. Or tutti costoro e colla voce e cogli scritti vanno gridando Marciamo d'accordo, combattiamo uniti , e riusciremo nell'intento. E non potendo assicurare tra loro questa concordia per via dell' amore, essi vi provvedono per mezzo di giuramenti esecrandi. Sanno adunque , e sperimentano che l'unione fa la forza.

Oh ! impariamo da costoro a stare uniti; o meglio impariamo dal nostro divin Salvatore ; impariamo dalla sua Sposa, la Chiesa Cattolica, nostra madre e maestra. Voleva Gesù Cristo distruggere l'impero della idolatria dominante sulla terra, e stabilirvi il regno della Croce. Che fa perciò ? Ecco che si elegge un drappello di coadiutori, e loro affida la colossale impresa. Ma affinché vi riescano quale mezzo raccomanda loro più che ogni altro ? Raccomanda l' unione ; anzi, perchè questa siavi tra loro e vi perduri, stabilisce un Capo supremo, a cui dice Confirma fratres tuos : Avvalora i tuoi fratelli. Diede agli Apostoli un Capo, osserva s. Girolamo , a fine di togliere ogni occasione di discordia tra essi, onde uniti e compatti convertano il mondo : Ut capite constituto, schismatis tolleretur occasio. Non basta : per fare vie meglio conoscere quale possente aiuto avrebbe loro prestato l'unione a distendere e stabilire il regno dell' amor suo in sulla terra, la raccomanda loro ancora nel momento più solenne. Pertanto nell'ultima cena e poco innanzi di dare incominciamento alla sua dolorosa passione, Ei disse loro : « Siate uniti tra voi coi vincoli della più dolce carità ; amatevi scambievolmente , affinché il mondo conosca il Padre mio, creda alla mia divina Missione, si converta e viva. » Nè di ciò pago, alzati gli occhi al Cielo , così pregò il suo divin Genitore : « Padre Santo , domando che tu custodisca questi miei cari, affinché siano essi così uniti tra loro che formino una cosa sola ; che sia l' union loro così perfetta da rappresentare l'unione stessa , che esiste tra Te e Me: Pater Sancte, serva eos, ut sint unum, sicut et nos unum sumus. Dopo ciò potremo noi desiderare prove più evidenti a persuaderci della forza dell'unione ?

Come arrabbiati mastini gli ostinati ebrei si scatenarono fin da principio contro i pii seguaci del Nazzareno per atterrirli e disperderli. Ma riuscirono essi? Non già; anzi li accrebbero e fortificarono ; e perchè ? Il perchè ce lo dicono gli Atti Apostolici : « E tutti i credenti erano così uniti da formare come una famiglia avente un cuor solo, ed un'anima sola : Omnes qui credebant erant pariter ». Con siffatta unione di sentimenti nella fede, con siffatta unione di cuore nella mutua carità, con siffatta unione di vicendevole aiuto nell' operare il bene, i Cristiani dei primi secoli resistettero all' urto delle più feroci persecuzioni. Lungi dal venire sopraffatti e distrutti, come speravano di ottenere col ferro e col fuoco e col dente delle fiere i Principi pagani, essi crebbero vie più di numero e di coraggio. Lungi dallo scomparire dalla terra, essi videro in quella vece a precipitare nella desolazione la nazione giudaica loro primiera nemica; poscia a cadere in frantumi sotto i colpi dei barbari il trono dei Cesari sanguinarii ; e in fine a crollare il gran colosso del romano impero, che coi suoi proconsoli e littori li aveva per 300 anni inseguiti a morte. Che più ? senz'armi materiali, ma solo collo stare uniti tra loro, uniti coi Sacerdoti, coi Vescovi, coi Papi , loro maestri e duci , i nostri padri finirono col riportare una così gloriosa vittoria , che li fece padroni del campo e delle tende nemiche. Fin dal quarto secolo la capitale dell'impero romano è divenuta la capitale dei Cristiani ; e da quei palagi, donde un giorno spiccavansi gli editti di morte contro di essi, partono oggidì per diffondersi per tutta la terra gli oracoli del Papa loro Padre e Maestro, oracoli di equità e di giustizia, oracoli di verità e di vita. Sì, queste sono meraviglie dell' Altissimo, ma meraviglie da Lui operate mediante l'unione dei suoi servi fedeli.

Spicchiamo un volo , e dai primi secoli posiamoci un istante al secol nostro, e diamo un rapido sguardo agli anni presenti. Chi non vede la guerra che in ogni parte del vecchio e del nuovo mondo, nei regni, negli imperii e nelle stesse repubbliche , si muove oggidì contro la Chiesa di Cristo ? Quando mai si sono visti contro di Lei schierati tanti nemici, e tante armi adoperate a combatterla ? Stampe infami, cattedre di pestilenza, lusinghe, frodi, minacce, confische, esilii, violenze, prigioni ; tutto insomma fu messo in opera, di tutto si è abusato a danno di Lei. Questa guerra , e queste mene furono in ogni parte così ben condotte, che più volte i suoi nemici credettero di poter tra breve intonare il cantico della compiuta vittoria ; anzi taluni più baldanzosi già andavano gridando, che le porte d'inferno stavano per prevalere contro la Chiesa , ed abbatterla. Ma che ? Ecco a svanire le fallaci loro speranze ; ecco a morir loro sul labbro le voci di trionfo ; imperocchè i più riflessivi dei suoi avversarii si accorgono e confessano ormai che la Chiesa Cattolica lungi dal perdere in questa guerra , non mostrossi giammai così forte come oggidì, nè mai fu così stimata ed amata nel mondo. Essa è la vittoriosa, e il sarà. E donde mai un effetto così contrario alle umane previsioni ? Quale la causa ? La causa è la concordia dei suoi mille e più Vescovi tra loro, e di tutti col Papa. Questi Duci d' Israello nell' Europa, e nell'Africa, e nell'Asia, e nell'America, e nelle più remote isole del mare , stanno fra loro uniti nel credere , nell'insegnare , nell' operare il medesimo. Tutti, e la storia odierna ce ne fa ampia fede, tutti a costo dei più grandi sacrifizi, a costo delle multe, a costo di perdere la libertà e pur anche la vita , non solo ammettono e predicano le stesse verità di fede, ma concordi seguono le stesse leggi, approvano le stesse pratiche, condannano gli stessi errori , combattono gli stessi nemici. Alla sua volta questa concordia dei primi Pastori col Papa produce l' unione dei Sacerdoti, l'unione di questi quella dei semplici fedeli , almeno della maggiore e miglior parte di essi. Cosi per questa unione sta immobile ed inconcusso il grande edilizio di Gesù Cristo ; sussiste il suo regno, estende anzi i suoi confini , e si accresce ogni dì di nuove tribù, e di nuovi popoli.

Si , ripetiamolo altamente : grande è la forza dell' Unione.

Cooperatori e Cooperatrici, membri quali siamo di una stessa famiglia, promuoviamo questa unione tra noi, affinchè la nostra Pia Società possa resistere da forte a tutte le prove, superare tutti gli ostacoli, e raggiungere il fine che si è proposto, di giovare cioè al buon costume ed al civile consorzio. Il vincolo della nostra concordia sia l'amore. Amiamoci come fratelli e sorelle in Gesù Cristo, ed affinché questo si possa più facilmente ottenere, i Capi e Decurioni di ciascun paese vedano di conoscere i componenti le proprie decurie, e questi procurino di conoscersi tra loro. Così potranno meglio aiutarsi nel bene operare , e darsi speciali segni di fraterna carità. Amiamoci col pregare a vicenda gli uni per gli altri , col consigliarci, col difenderci, coll'infervorarci nel servizio di Dio e nel procurare la salute delle anime. Oh ! si possa ripetere di noi tutti quello, che dicevasi già dei primi fedeli : Vedete come si amano ! Ma per pietà, non entri mai nelle nostre file l'invidia e la gelosia , due dissolventi di qualsiasi unione , due basse passioni che posero già in croce ed abbeverarono di fiele il Figliuolo di Dio, e che spesso anche oggidì sotto ipocrito manto continuano a crocifiggere ed amareggiare i suoi Discepoli. Se siamo in grado di far del bene, facciamolo di cuore ; se no , mostriamoci contenti che il bene si faccia dagli altri, ed aiutiamoli almeno colle parole, se non possiamo colla mano. Così operando faremo regnare tra noi l' unione e la pace ; con questa la nostra Congregazione si farà ognor più benefica e forte, perchè Dio la feconderà colla pioggia delle sue benedizioni, e la sosterrà col braccio della sua onnipotenza.

LEONE XIII
e la Repubblica del Paraguay.

Il Paraguay, vasta Provincia dell'America Meridionale un dì così fiorente e per opera dei primi missionarii vero modello di civile società cristiana, fu in questi ultimi tempi, dalle guerre sostenute contro l'Impero del Brasile e la Repubblica Argentina, e più dalle rivoluzioni interne, ridotto al più desolante spettacolo di anarchia politica e religiosa.

In questo ultimo decennio furono uccisi il Vescovo e il Presidente. Lo sconsigliato che aveva cooperato all'iniqua sentenza e morte del proprio Pastore erasi messo audacemente e contro i sacri canoni ad amministrare quella vasta Diocesi. Da dieci anni perciò la sventurata Chiesa del Paraguay restava senza Vescovo ed in mano di un intruso con danno immenso della Religione, del Clero e del Popolo.

Questo deplorevole stato di cose già aveva impensierito il Santo Padre Pio Nono di santa Memoria , che delegava l' Arcivescovo di Buenos Ayres, Monsignor Federico Aneyros, a fare buoni uffizi presso il governo di quella Repubblica, ma per opera di malevoli non poterono avere buon esito le pratiche di questo zelante Prelato. E fu allora che come Delegato Apostolico partiva Monsig. di Pietro per quelle lontane terre. Là sul luogo potè vedere e provvedere ai più gravi inconvenienti. E da vero Pastore intrepido non badando al clima tropicale, percorse con mille pericoli e disagi le città, i paesi e le campagne, ad esercitare il suo episcopale ministero.

Questo bene incominciato il non meno paterno cuore del Pontefice Leone XIII lo vorrebbe non solo conservato , ma promosso ed aumentato per la salute di quelle anime, e per la prosperità di quella Nazione.

A tal fine per mezzo del Segretario di Stato si rivolse a D. Bosco per avere dei suoi Missionarii, che si incaricassero di questa importantissima Missione.

D. Bosco , al quale il semplice desiderio del Santo Padre è un assoluto comando , ha risposto ponendo a disposizione del Pontefice dieci Missionarii Salesiani e altrettante Suore di Maria Ausiliatrice. Ecco l' importante lettera che a nome del Santo Padre l' Eminentissimo Cardinale Nina scriveva in proposito a D. Bosco.


ILLUSTRISSIMO SIGNORE,

La deplorevole condizione, in cui versava la Repubblica del Paraguay relativamente ai bisogni spirituali del popolo, commosse il paterno cuore della santa Memoria del Pontefice Pio IX, il quale poco prima di riposarsi nel Signore vi arrecò opportuni rimedii, inviando colà un Delegato Apostolico in compagnia di zelanti Ecclesiastici, affinchè provvedessero alla salute di quelle anime pressoché derelitte per la mancanza d'idonei Sacerdoti.

Dalle notizie pervenute alla S. Sede si è rilevato con vera soddisfazione che il Signore si è degnato benedire le premure del compianto Pontefice e fecondare l'Opera di quegli operai evangelici, avendo solo a lamentarsi con dispiacere che gli inviati Ecclesiastici sono insufficenti, mentre il bisogno di aiuto va tuttora crescendo per conservare in specie i frutti già raccolti.

Desiderando perciò l' attuale Pontefice , che è animato dal più ardente zelo a vantaggio dei fedeli affidati all' universale sollecitudine che esercitar deve su tutte le Chiese, non risparmiare qualunque mezzo che sia atto all'indicato scopo , mi ha incaricato rivolgermi alla S. V. Ill.ma, affinché Ella si compiaccia con qualche sollecitudine informarmi in quale misura può venire in soccorso della Diocesi del Paraguay e del Pontificio Delegato , sia inviando da costi un numero di Missionari da Lei diretti, sia facendoli partire da Buenos-Ayres, dove già hanno dato prove d'intelligente zelo e di operosità veramente apostolica.

In attesa pertanto di conoscere se, ed in qual modo la S. V. Ill.ma potrà prestarsi a secondare le intenzioni di Sua Santità, che si e degnata associarla con tale invito alle paterne Sue cure, mi è grato confermarmi con sensi di distinta stima.

Di V. S. Illustrissima

Roma, 28 Dicembre 1878.

Affezionatissimo per servirla L. Card. NINA.

SCUOLE SALESIANE ED ORATORIO DI S. PAOLO NELLO CITTÀ DI SPEZIA (1).

Da più di un anno per opera e sostegno del compianto Pio IX i Salesiani piantarono una loro Casa nella città di Spezia, ove insieme collo zelantissimo clero e con varie persone secolari nostri Cooperatori, lavorano a benefizio della, povera gioventù, mediante scuole diurne e serali, ed un Oratorio festivo sotto la protezione di s. Paolo Apostolo. Siccome il regnante Pontefice Leone XIII ereditò dall'illustre suo antecessore non solo l'alta mente per concepir g sublimi pensieri, ma il gran cuore altresì per abbracciare e promuovere ogni sorta di bene , così assunto alla Suprema Cattedra volle benignamente continuare il suo potente appoggio non solamente morale, ma eziandio materiale a pro di quest' Opera. Laonde per doverosa gratitudine verso l'augusto Benefattore il Direttore di quella Casa, sullo scorcio dell' anno passato, per mezzo dell' Eminentissimo Cardinale Nina ne umiliò a Sua Santità minuta relazione, la quale tornò gradita al Sommo Pontefice, ed ottenne a nome suo una bella lettera d'incoraggiamento dallo Eminentissimo Segretario di Stato. Diamo qui l' una e l' altra a soddisfazione dei nostri Cooperatori e Cooperatrici.

(1) La città di Spezia, di 27,000 abitanti, capoluogo di Circondario della provincia di Genova, appartiene alla Diocesi di Luni-Sarzana. L' origine di questa città e del suo nome non è ben conosciuta. Si crede che abbia avuto incominciamento dopo la distruzione della città di Luni, cagionata dai Normanni e dai Mori circa l'anno 850. Situata in fondo e come in mezzo al gran golfo, cui dà il nome , taluno mostrasi inclinato a credere che venisse chiamata Spezia dal sembrare che essa spezzi quasi a metà il golfo, che le sta innanzi; ad altri pare che prendesse questo nome dallo spezzarvisi gli alberi in tavole da navigli. Taluni più probabilmente opinano che questa terra, da principio piccola riunione di capanne e di casuccie, si chiamasse col nome latino Hospitia, cioè alberghi , vocabolo che i paesani mutarono poscia in quello di Spezia.

Sui destini della Spezia influirono da prima i feudatarii che risiedevano in Carpena siccome posta sul loro territorio. Essa passava alla repubblica di Genova nel 1276, e veniva dichiarata città nel secolo XVI.

Fra i monumenti sacri vi primeggia la Chiesa Collegiata, stata costruita l'anno 1550, la quale possiede un dipinto del Casoni, rappresentante la moltiplicazione dei pani, composizione grandiosa e felice, con più di cento figure. Ma quello che rende assai rinomata la città di Spezia è il celebre suo porto, il quale per la sua ampiezza potrebbe dare ricetto a tutte le flotte dell'odierna Europa. I monti che lo circondano per la parte di terra impediscono ai venti d' imperversarvi ; ed altri felici ripari della natura rompono l'impeto dei flutti a tal segno, che nelle stesse più grandi burrasche le acque del golfo non sono che leggermente agitate. L'ingresso poi delle navi è libero e sicurissimo. Questo porto era già rinomato al tempo degli antichi Romani, chiamato in allora Portus Lunae, porto di Luni, città principale che vi sorgeva da presso. Strabone lo descrive egregiamente come uno dei più grandi ed eccellenti porti del mondo. Fin dai primordii di loro possanza i Romani ne facevano la Stazione o luogo di convegno dei loro navigli destinati per la Spagna e per la Sardegna. Non è quindi a stupire che fin d'allora esso si avesse molti ammiratori , e che Ennio scrivesse: E pregio cieli' opera, o cittadini, il conoscere il porto di Luni: Operae,retium est, o cives, COgnoscere portum Lunae. Varii critici sono d'avviso che Virgilio per dipingere il porto di Libia, ove ricoverossi Enea dopo la tempesta sofferta nella sua venuta in Italia, si facesse a ritrarre fedelmente il golfo di Spezia. A vero dire a questo si attaglia benissimo la descrizione che leggesi nel libro I dell' Eneide.

Questo pei tempi passati. Ai tempi nostri Napoleone I disegnava porre nel golfo di Spezia la stanza delle principali sue forze marittime del Mediterraneo. Venti milioni di lire dovevano costare i soli lavori per difendere le due coste orientale ed occidentale , cinque milioni la fondazione di una nuova città, e più di un milione per sei cantieri o scali per costruirvi le navi. Ma i ministri francesi temendo ne scapitasse Tolone osteggiarono di nascosto i disegni di Napoleone di modo, che nel 1814 molto erasi già speso e pochissimo fatto. Il nostro governo poi fece dei golfo di Spezia un grande arsenale marittimo , ed un sicuro ricovero per la marina da guerra.

 

BEATISSIMO PADRE,

Alla Santità Vostra, o Beatissimo Padre, tornerà certamente gradita una breve relazione intorno ad un'Opera in gran parte sostenuta da Voi, il quale, mentre spandete i benefizi della Vostra inesauribile carità nelle più lontane parti della terra, li diffondete in vie maggior copia in questa nostra Italia , che sola ha il vanto di possedere nel suo seno la Cattedra della verità.

L'Opera di cui intendo parlarvi è la Casa Salesiana nella città di Spezia.

La città di Spezia in pochi anni da 4,000 abitanti, di cui constava, ascese a ben 27,000, e forma tuttora una sola parrocchia. Quindi la Chiesa parrocchiale che era adatta per la prima popolazione si fece in appresso affatto insufficiente. Per questa ragione e per la sopraggiunta tristizia dei tempi avvenne che molti fedeli e soprattutto i poveri giovanetti rimanevano privi della necessaria istruzione religiosa.

A questo male vennero ad aggiungersene due altri : le loggie massoniche e le case protestanti; le prime ad insidiare gli adulti, le seconde colle conferenze a pervertir questi, e colle scuole gratuite, con sovvenzioni e regali attirare a sè, e guastare la mente e il cuore degli incauti giovanetti.

Fatto consapevole di uno stato così deplorabile, specialmente della povera gioventù di questa popolosa città, Pio IX, Vostro glorioso antecessore d'immortale veneranda memoria (già pregato dal Rev.m° Abbate di questa Collegiata D. Batolla), ebbe la degnazione d'invitare per mezzo del Reverendissimo Vescovo di Sarzana, il Sac. Giovanni Bosco, mio venerato Superiore, a voler quivi mandare alcuni religiosi Salesiani per aprir una casa e scuole, onde porre qualche riparo a danno sì disastroso , che facevasi ogni dì più minaccievole. D. Bosco annuì di buonissimo grado all' augusto invito , e a tal uopo spedì a Spezia una schiera dei suoi alunni.

Per effettuare questo divisamento era necessario il prendere a pigione un fabbricato che servisse per l'abitazione del personale, per le scuole, e per la cappella ; era pur necessario il provvedere al mantenimento dei maestri. La carità di quell' anima grande provvide a questo bisogno mediante un generoso sussidio, che l'apostolica Vostra carità volle continuasse a nostro conforto e sostenimento. Con questo mezzo , unitamente a soccorsi della casa madre di Torino, i Salesiani poterono fin dal mese di Dicembre 1877 fissare le loro tende in questa città, e cominciare l'opera benefica.

Ebbero sul principio a subire non poche opposizioni per parte dei tristi soprattutto dai così detti evangelici ; non mancarono ingiurie, contumelie e calunnie : ma, a tutto ciò rispondendo eglino colla pazienza e colla carità, costanti e tranquilli tirarono innanzi nell'opera intrapresa , ed il Signore li benedisse.

Eccovi ora, o Beatissimo Padre, lo stato presente di questa Casa.

Essa consiste in un piano contenente le scuole, poche camere ed una lunga e larga sala a pian terreno ad uso di Cappella. L'affitto di tutto questo unitamente ad un cortiletto costa lire 2,220 all'anno.

I Salesiani sono in numero dì sette : gli alunni che ne frequentano le scuole son circa 300, dei quali più di un centinaio furon strappati dalle scuole protestanti , e agli altri si impedì di cadervi. La Cappella dedicata a S. Paolo apostolo è frequentata alla festa dagli allievi e da molti fedeli della città. In essa si fa a pro della gioventù ciò che fanno i nostri Confratelli nell'altre Case Salesiane : Catechismi, istruzioni, prediche, conferenze, amministrazione dei Sacramenti. Sarebbe però a desiderarsi una Chiesa più ampia per dare maggior comodità agli adulti, ed un più ampio cortile a fine di intrattenere un maggior numero di giovanetti in onesti divertimenti, onde allontanarli dai pericolosi ; cosa che non si può avere senza un dispendio, che ci sarebbe impossibile a sostenere.

Un'opera da molti dimandata ed indispensabile in questa città sarebbe un Ospizio per ritirarvi i giovanetti più poveri ed abbandonati , per insegnar loro un' arte o mestiere, e trarli così dalla mala via e renderli capaci a guadagnarsi un giorno onoratamente il pane della vita.

Per questo sarebbe necessario elle qualche persona della città ci porgesse generosa la mano ; ma quantunque tutti i buoni veggano quest' opera con compiacenza e ci animino all'impresa, tuttavia finora non si potè ottenere nè sperare appoggio di sorta. Noi medesimi , senza il Vostro aiuto e senza qualche sovvenzione che ci manda ogni tanto il nostro Superiore, ci troveremmo a mancare delle cose più necessarie.

Ecco, o Beatissimo Padre , il frutto che produsse e tuttora riporta la Vostra carità e la grazia di Dio.

Il Vostro cuore sarà lieto all' udire che tanti Vostri figli di questa città furono strappati dalle unghie di Satana e ricondotti al seno di Gesù Cristo. Essi ci danno le più belle speranze e ci persuadono a prenderci di loro una cura speciale.

Ci accompagni sempre la Vostra Benedizione sempre ci conforti a spendere le povere nostre forze per la maggior gloria di Dio, per 1' onore della Chiesa, e per la salute delle anime.

Gradite in fine, Beatissimo Padre, gli augurii di felicità che a nome eziandio di questi miei Confratelli Vi presento. Degnatevi di tutti benedirci, o Santissimo Padre ; ma più larga scenda la Vostra benedizione sopra l'umile ed affezionato Vostro figlio

Sac. ANGELO MARIA ROCCA Direttore della Casa Salesiana di Spezia.

LETTERA DEL CARDINALE NINA
al Direttore della Casa di Spezia.

REV. SIGNORE,

Corrispondendo di buon grado al desiderio espressomi da V. S. R. nella sua lettera dei 22 p. p. umiliai al Santo Padre l'ossequioso foglio da Lei trasmessomi ; ed ora ho il sommo piacere di significarle che le notizie ivi contenute intorno ai vantaggi, che Ella e questi Reverendi Padri Salesiani hanno in breve tempo ritratto dalle loro fatiche, impiegate a profitto della sana istruzione della gioventù di Spezia, sono riuscite gratissime e veramente accette alla Santità Sua.

Essa quindi mi ha incaricato di manifestarle nell' augusto suo Nome la viva e sincera soddisfazione per i buoni risultati ottenuti finora, e di esprimerle insieme la ferma e sicura speranza in cui è che i buoni Salesiani vorranno da ciò stesso togliere motivo per proseguire sempre con maggior zelo ed impegno nella santa impresa, e molto giovare poco per volta all'infelice gioventù di codesta città.

Nel compiere il quale venerato incarico di Sua Santità mi è grato aggiungerle che la medesima ha impartito di tutto cuore l'apostolica benedizione a Lei, alla Comunità cui Ella presiede, ed alle scuole da Essa dirette, invocando su queste la pienezza de' celesti favori.

Dopo di che non mi resta che dichiararmi coi sensi di distinta stima

Della S. V. R.

Affezionatissimo nel Signore

LORENZO Card. NINA. Roma, 2 Gennaio 1879.

STORIA DELL' ORATORIO DI S. FRANCESCO DI SALES.

CAPO III.

Un triennio, ossia l'Oratorio
negli anni 1842-43-44.

Il carattere delle opere di Dio quello si è di cominciare dal poco, per quindi svilupparsi mirabilmente, contro la comune aspettazione, onde alla umana mente più chiaro risplenda che dal Cielo è la loro inspirazione e sostegno. Questa eziandio è l'impronta dell'Oratorio Salesiano. Simile al granello di senapa, questa Instituzione da umilissimi principii gettò in Torino profonde le sue radici , crebbe in modo sorprendente , divenne quale un albero frondoso, sotto del quale si vennero a raccogliere migliaia di poveri giovanetti. Seguitiamo pertanto ad ammirarne il primo sviluppo dietro il racconto di quei medesimi, che pei primi ebbero la sorte di ricoverarsi all'ombra sua benefica, e di gustarne i soavissimi frutti.

Sebbene scopo del nostro D. Bosco fosse di raccogliere soltanto i fanciulli e i giovinetti più pericolanti, e più bisognosi di religiosa istruzione , tuttavia per meglio assicurare tra tutti la disciplina e la moralità, egli fin dai primi mesi ne invitò al piccolo Oratorio e ne trasse alcuni altri di buona condotta e già istruiti. Questi da lui addestrati cominciarono ad aiutarlo a conservare l'ordine tra i compagni , a fare lettura ed anche a cantare sacre laudi, le quali cose davano vita, e rendevano ognor più proficua e dilettevole la festiva radunanza. Il giorno della Purificazione , 2 di febbraio del 1842, che allora in Piemonte era ancor festa di precetto, noi eravamo già una ventina di belle voci , e potemmo fare risuonare il nostro coretto delle lodi all'Augusta Madre di Dio, cantando per la prima volta : Lodate Maria , o lingue fedeli. Il giorno della SS. Annunziata il nostro drappello era già composto di una trentina. In quel dì abbiamo fatto un poco di festa in onore della nostra Madre celeste, accostandoci nel mattino ai Santi Sacramenti. Alla sera poi il nostro coretto non potendoci più capire, ci siamo trasferiti nella vicina Cappella della sacristia.

Qui l'Oratorio si faceva in questa guisa : Ogni mattino di festa ci si dava comodità di accostare i ai Santi Sacramenti della Confessione. e della Comunione ; ma una Domenica al mese era stabilita per compiere tutti insieme questa pratica religiosa. La sera poi ad un'ora determinata ci radunavamo nel nostro tempietto, ove si faceva un poco di lettura spirituale , si cantava una lode , ne seguiva il Catechismo, poscia si raccontava un esempio a modo di predica ; in fine si distribuiva qualche oggetto ora a tutti, ora tirato a sorte.

Il buon teologo Guala e D. Caffasso godevano altamente di questa raccolta di fanciulli e giovinetti , che andavano ogni festa aumentando. Essi di quando in quando porgevano a D. Bosco immagini, foglietti, libri, medaglie e crocifissi da regalarci a titolo di premio. Talvolta gli somministravano mezzi per vestirne alcuni dei più bisognosi ; anzi a taluni provvedevano il vitto per più settimane, fino a tanto che non fossero in grado di guadagnarsene col proprio lavoro. In quelle feste, in cui ci accostavamo in corpo ai Santi Sacramenti, questi nostri benefattori venivano a farci una visita , e a raccontarci qualche fatto edificante , di cui eravamo avidissimi.

In quel tempo il nostro piccolo esercito era composto di scalpellini, stuccatori, selciatori, e soprattutto di muratori. Per questa ragione il teologo Guala desiderò che si facesse una bella festa in onore di sant'Anna nostra speciale Patrona. Laonde in quel giorno il sant'uomo dopo le religiose funzioni del mattino e' invitò tutti a fare colazione con lui, e a tale uopo ci condusse quasi in numero di cento nella gran sala detta delle Conferenze. Colà fummo con nostra sorpresa serviti tutti abbondantemente di caffè, latte e cioccolato , pane, dolci, confetti e simili , che furono per noi cose ghiottissime sì, che ci pareva di stare alla tavola del re. Oh ! quanti bei casi di morale abbiamo sciolti ancor noi in detta scuola in quell'occasione Davvero ! Facevamo scomparire li su due piedi le difficoltà posteci innanzi, cioè i biscottini, che era una maraviglia. Ognuno quindi può immaginare quanto rumore menasse questa festa tra i nostri compagni ! Da quel dì, se il locale lo avesse permesso, noi saremmo giunti ben presto a parecchie centinaia. Non meno commovente fu il contegno religioso, e il frutto che abbiamo riportato da quella festa. Ci parve davvero che la santa Genitrice dell' Augusta Madre di Dio ci arridesse in quel giorno dal Cielo, e ci annoverasse tra i suoi protetti. E ne avevamo molto bisogno ; poiché chi non sa a quali e quanti pericoli non si trovano tuttodì esposti i poveri artigiani, e specialmente i muratori ? Or bene d'allora in poi non ci ricorda che alcuno di noi sia stato vittima di qualche disgrazia.

Quantunque i due predetti Sacerdoti ci si porgessero sempre propizi e benevoli, tuttavia l'anima del nostro Oratorio, il nostro impareggiabile amico, anzi tenerissimo padre , era sempre Don Bosco. Egli consacrava per noi non solamente il giorno festivo , ma si può dire tutta la settimana. Primieramente quando sapeva che taluno di noi era disimpiegato, o stava presso a cattivo padrone , ci si adoperava con sollecitudine affettuosa a trovargli lavoro, ed affidarlo a padrone onesto e cristiano. Di ciò non pago egli quasi ogni giorno veniva a visitarci in mezzo ai nostri lavori , nelle officine e nelle fabbriche. In queste visite D. Bosco volgeva una parola ad uno, una domanda ad un altro, dava un segno di benevolenza a questo, faceva un regalo a quello, e tutti ci lasciava con una gioia indicibile. Questa cura del buon Sacerdote aggradiva pure assaissimo ai nostri padroni, i quali tenevano di buon grado sotto la loro disciplina garzoni così paternamente assistiti nei giorni festivi e feriali, e mediante la Religione resi ognor più fedeli e puntuali al lavoro.

Intanto compiuti per due anni gli studii di morale il nostro D. Bosco subì l' esame di confessione ; e allora fu in grado di coltivare con miglior successo i suoi cari amici. Tutti poi volevano andarsi a confessare da lui , ed era cosa consolante segnatamente nei giorni di festa vedere il suo confessionale attorniato da 40 a 50 giovinetti, che attendevano per ore ed ore finchè giungesse il loro torno per confidare a lui i segreti del loro cuore.

Questo fu l' andamento ordinario dell' Oratorio nella Chiesa di S. Francesco d'Assisi , per quasi tre anni, cioè sino all' ottobre del 1844 , quando venne trasferito altrove. Vedremo in altro numero questo primo trasferimento.

LETTERA degli ultimi Missionari Salesiani
in viaggio per l'America.

Dal Mediterraneo 5 Gennaio 1879. CARISSIMO E VENERATO PADRE,

Sia lodato Gesù Cristo ! le cose vanno a maraviglia. Ci dividemmo da Lei, Padre amatissimo , il giorno 2 del corrente mese in S. Pier d'Arena circa le ore 10 ant. Due ore dopo eravamo a bordo del Sud-America accompagnati dal carissimo Don Cagliero e da varii altri nostri confratelli. Con noi erano anche le 10 suore di Maria Ausiliatrice , che coraggiose sfidano il mare per andare ad esercitare la loro carità a Montevideo. Le accompagnarono fin qui la madre Superiora e qualche altra Suora.

Oh ! quale non fu la nostra pena quando finalmente ciascuno dovette dividersi dagli ultimi amici che aveva in Europa , e dai cari confratelli che fino a bordo vennero ad accompagnarci ! Ci salutammo augurandoci a vicenda le più elette benedizioni del cielo. A bordo, fatti i più indispensabili preparativi , raccolte le gomene , accesa la macchina, aperte le valvole, tutto preparato, suonò la campanella , il cannone tuonò, e puf , puf, puf, si parte. Erano circa le quattro pomeridiane. La nostra compagnia è abbastanza numerosa quasi 500, tutti italiani. La notte era pressochè fatta quando suona la cena. Alla nostra tavola dovevamo essere 21 ; poiché con noi erano 6 altri forestieri ; ma il mare avendo sconcertato alcuni stomachi, varii non vennero neppure a vederne l'imbandigione ; altri poi lungo la cena per evitare sconcerti se n'uscirono. Verso il fine non eravamo più a tavola che due. Che vuole, l'ultima portata era di dolci. Avendone voluto gustare, fummi fatale. Più non ressi, e dovetti uscire anch'io e lasciar la tavola con un solo commensale. Avviene quasi tutte le volte così : nel primo giorno quasi tutti patiscono un poco; in seguito si va avanti alla meglio, e quando il mare è queto non si lascierebbe mai di mangiare.

Una bella sera, fresca anzi che no, serena, dall'argentea luna rischiarata, allegrava la nostra veglia ; e passate le prime impressioni del mal di mare, potemmo a bell'agio bearci dell'incantevole poetico spettacolo dei raggi del bell' astro della notte , riflessi in lunghissima striscia sul mare. Rimirammo attorno. Dall'una parte vedevamo allontanarsi il faro di Genova, e quando questo andava scomparendo cominciava , dalla parte opposta, a farsi vedere quello del Capo-Mele tra Varazze ed Alassio. Il cuore seguì lo sguardo, e ripensai ai cari giovani di quei collegi, e specialmente ai cari confratelli che in essi lasciava , e soprattutto al direttore e ai giovani del collegio di Alassio, dove io stetti per tanti anni lasciandovi parte del mio cuore, e riportando con me quella di non pochi carissimi giovani ed amici che ricorderò sempre con piacere.

Questa prima notte passò piuttosto bene per tutti, buonissima per me che dormii e riposai a maraviglia. Al mattino appena svegliato il pensiero portossi subito all' altare , che avrei desiderato pronto , onde potervi celebrare la santa Messa ; ma con nostro grande rincrescimento, il trambusto del giorno della partenza non ce lo aveva permesso. E la prima volta che lascio d' offrire il SS. Sacrifizio , dopo tre anni da che per grazia singolarissima del gran Dio mi è dato di offrire per le mie indegnissime mani l' Ostia Sacrosanta di pace e di amore. Oh voglia il cielo che questa sia pur l'ultima ! Lungo il giorno l'altare fu preparato con tutti gli annessi indispensabili. Il Capitano, gentilissima e compitissima persona, ci offri egli stesso un luogo adatto, e c'indicò qual fosse il tempo più opportuno di celebrare la Messa per dar comodità a tutti i passeggieri di ascoltarla. Quest'altarino portatile, che colle limosine di benevoli e caritatevoli persone potemmo procurarci, serve a maraviglia. Potemmo aver posto adatto per le paramenta, calice, ampolle. Tutto aggiustammo e per la mattina seguente tutto era all'ordine. Le ottime Suore, dopo i primi patimenti, anch'esse stanno bene, sono allegre, pregano, leggono, passeggiano , discorrono nel salone , tutte piene di buonissima volontà di poter fare del bene, e solo tarda loro il momento di poterne aver agio.

Il nostro battello non doveva toccare Marsiglia, nè altro porto francese e neppure fermarsi a Barcellona o ad altro porto spagnuolo prima d' aver passato lo stretto di Gibilterra ; ma per la prima volta fermarsi a Cadice città della Spagna sull'Oceano Atlantico. All' un'ora dopo mezzodì entrammo nel golfo di Lione che dovevamo attraversare. Nemanco a noi volle far grazia. Esso è sempre molto agitato, molto fiero. Da principio flagellò assai vivamente i fianchi del bastimento; ma poco dopo, io ritengo per grazia speciale, ci si fece calmo e tranquillo ; sicuro camminava e veloce il nostro bastimento, e ognuno ne stupiva.

Al mattino adunque del terzo giorno si celebrò la S. Messa che fu assistita da molti passeggieri; e da tutti i nostri si fece la S. Comunione. Verso le undici antim. entrammo nel golfo di Valenza. Assai più fieri e bruschi furono i suoi marosi. Le avesse veduti i bei cavalloni per tutta la distesa del mare ! che furioso vento ! Uscito un tantino a pigliare aria sul ponte, uno sbuffo improvviso obbligommi a far di cappello al mare, e se non era presto a riafferrarlo , non l' avrei visto più. La grande agitazione del bastimento mise tutti in soqquadro. Si passarono ore un po' triste meditando mestamente i rumori pericolosi ed assordanti di questo infido elemento. Tutti stan quatti, quatti, mentre tra il misto frastuono dell'infrangersi tra loro delle onde spumanti in un col sordo rumore del continuo roteare dell'elica ne spinge innanzi la nave. Le bellezze della natura sono sempre grandi e somministrano al riguardante grato e consolante spettacolo. Nel presente travaglio mi ebbi un grato divertimento: gli spruzzi degl'infranti marosi dal vento sparsi e dal sole rischiarati, formavano bellissime e graziosissime iridi, che al cuore del cristiano passeggiero ricordavano la pace del Signore.

Alla sera il mare era tranquillo ; comparivano non molto lontani gli Iberici monti. Il tratto che prima ci si presentò fu il promontorio di S. Antonio, su cui ora splende vividissimo un fanale non inferiore in apparenza a quel di Genova, a somiglianza di quello intorno a sè moventesi. Noi l'abbiam potuto vedere si può dire, da tutti i lati.

Son le ore 9 1/2 di Spagna. E' notte fitta ; l'aria, benchè forte, comincia ad intepidirsi ; ci avviciniamo all' Africa. Domani , a Dio piacendo , vedremo le famose colonne d'Ercole, il non plus ultra degli antichi. Vedremo Calpe ed Abyla, sulla prima delle quali poggia maestosa e tremenda la forte ed inespugnabile Gibilterra ; e posdomani ci poseremo a Cadice, dove faremo sosta, per far quivi alcune provvigioni occorrenti. Intanto vado a riposo. Noctem quietam et finem perfectum concedat nobis Dominus omnipotens. Sì, in pace in idipsum dormiam et requiescam.

Cadice 9 Gennaio 1879. - Viva Dio. La notte l'abbiam passata meglio delle antecedenti. Si dormì di più, e naturalmente si riposò con maggior regolarità. Ieri festa. II carissimo D. Cipriano ci disse la prima Messa , io gliel' assistetti , e le Suore fecero la loro S. Comunione. Circa le 9 celebrai io nel gran salone, e tutti i passeggieri, nonché l'equipaggio in un coll'ufficialità, l'ascoltarono, e questa fu non piccola consolazione per noi. Il tempo era bello; il cielo sereno ; quieto e placido il mare. Il nostro Sud-America cammina veloce ; costeggiamo la Spagna, ne vediamo i monti, le spiagge e spesso incantevoli paesaggi. Incontriamo sovente vaporini e bastimenti, che in breve spariscono; altri ne raggiungiamo anche veloci, ma in paragone del nostro sono gusci di lumache, chè sopraggiugnerli, vederli e lasciarli indietro è tutt'uno. Anzi ieri sera un ne abbiam raggiunto, che camminava ben bene; egli aveva il vento in poppa, le vele gonfie ; noi gli passammo vicinissimi, talchè sentivasi parlare. Oli come veleggiava bene col vento favorevole ! Dissi quindi al Capitano, che meco discorreva se continua così fra tre giorni sarà in Italia. No, signore, risposemi egli : viene per la nostra stessa direzione alla volta dello stretto, e noi il lasciamo indietro perchè il nostro corre molto di più. Possibile ! ripigliai io : poi osservando bene la posizione delle vele mi accorsi che il Capitano aveva ragione. Ieri sera non volli andare a riposo per aspettar Gibilterra , alla quale non si arrivò che intorno a mezzanotte.

Verso le 11 1/2 ecco che da lungi comincia a comparire dalla parte opposta il faro di Ceuta in Africa, dove gli Spagnuoli tengono un buon presidio, avendovi, cred'io, le prigioni e fors' anche le galere. Dopo un quarto d'ora compare a destra Calpe col suo fanale, bello, grosso, splendidissimo. A mezza notte si grida : Gibilterra : ci siamo. Ma che cosa vediamo ! Nient' altro che alcuni lumi sul monte ed in lontananza. Tutto è lì per noi. Io mi era aspettato di vedere chi sa che cosa ! Dopo altra mezz' ora siamo fuori del Mediterraneo, entrati nell' Oceano Atlantico. Il piroscafo piglia nuove ondulazioni e ci culla proprio come bimbi nella cuna. Più limpido e bello ci parve il nascer del nuovo giorno. Siamo ai 6 gennaio : Epiphania Domini. Giungemmo nella rada di Cadice verso le 8 ant., mentre appunto terminavamo la messa. Fatto il dovuto ringraziamento uscimmo sul ponte, e a nostro agio potemmo osservare quel viavai di mille e più barche, barchette, barconi, che vengono e vanno a portar passeggieri e visitatori. Quivi udimmo per la prima volta a parlare lo schietto castigliano, che biascicato da loro molto in fretta ci parve una lingua ignota. Avendoci un barcaiuolo Caditano offerta la sua barca per un franco andare e venire, due di noi scendemmo, e in men d'un quarto d'ora eravai-no in città. Gli altri non credettero conveniente di muoversi dal loro posto. Avevamo alcune provviste da fare. Entrammo in varie botteghe. E qui come altrove : il popolo parla la lingua smozzicata, e bisogna dire che anche al mezzodì della Spagna ci abbia un po' di dialetto proprio. Fatto sta, che sebbene io mi picchi di conoscere già un po' di spagnuolo per averlo studiato qualche mesetto, non capiva nulla di quanto i bottegai mi dicevano , nè essi comprendevano me. Per tenerci serii e non scoppiar dalle risa dovemmo fare non poco. Chiamavamo acqua e ci davan vino, e fin qui poco male ; volevamo una sedia e ci mostravano un tavolo. Credemmo bene di far senza di tante cose, visitare un poco la città e poi tornare a bordo. Le vie di Cadice, sebbene anguste, son però tutte ben pulite ; il selciato è comodo ; i fabbricati sono ben costrutti e forti sono per lo più anche ben imbianchiti e molti ornati anche di bianco marmo. Vedemmo la Cattedrale, che trovammo bella molto, grande e di un'imponente altezza ; assai ricca di marmi pregevolissimi, ma di uno stile che non mi piacque punto, perché, secondo me, non presenta verun comodo pei fedeli che vogliono assistere alle sacre funzioni. Poi, a parer mio , sembra più un superbo mausoleo, che non una Cattedrale per pubblico uso. Di questo però non intendo sentenziare, poiché in fatto di architettura me ne intendo ben poco. Visto quanto dalla strettezza del tempo ci era permesso, volgemmo i passi nostri verso la spiaggia per ritirarci nel nostro Sud-America. Strada facendo eravam fatti segno alla pubblica ammirazione : tutti ci salutavano, soffermandosi a rimirarci ; perfino i militari ci salutavano ; anzi passando avanti ad un quartiere il soldato di guardia ci presentò l'arma, cosa che mi fece stupire assai. Or eccoci alla spiaggia. Qui ci aspettava una farsa tragicomica. Scendemmo nella barchetta e in breve fummo al nostro Sud-America. Io aveva tratte fuori due monete d'argento per pagare quel barcaiuolo, ed Audisio, mio compagno, pigliato in un colla valigia quel poco che comprato avevamo, già in piedi stava per montare la scala del bastimento, quand'ecco il barcarolo Caditano, vista la moneta che io gli offriva , tenendola per troppo poca cosa : Non, non, disse, esto es muy poquito, no es abastancia : ed in ciò dire dava di volta in un colla vela alla barchetta, col braccio trattenendo l' Audisio, che inutilmente alzava il piede per montare a bordo ; e via di nuovo in alto mare gridando : ala Capitania de tera para hacer pagar. Io mi sforzava a fargli intendere esser questa una cosa ingiusta, un'infamia ecc., ma si parlava a' sordi, non intendeva o non voleva intendere. Ma ci venne in buon punto il Capitano del SudAmerica, il quale chiamato uscì fuori sul ponte e : olà, barquero, vuelta e vegna aqui... se no... disse, e quegli, con tutto suo malgrado, diè volta e ritornò, e non senza molte imprecazioni ci sbarcò, protestando pur sempre di voler andare dalla Capitania de tera para hacerse pagar; ma dovette poi contentarsi di L. 4 in argento (quadruplo del convenuto) che io gli diedi per finirla. Così terminava il curioso incidente tragicomico, cioè serio e insieme ridicolo , secondo la faccia dalla quale si vuol guardare.

Dall'Oceano passato il Tropico del Cancro, 11 gennaio.

Cielo ed acqua, acqua e cielo. Ecco tutto. Siamo nella zona torrida. Si può dire siamo in primavera come se fossimo in aprile od in maggio sulle colline del Piemonte. Si figuri quali graziosi e freschi venticelli. Il nostro piroscafo corre lindo lindo e veloce che è una maraviglia. Oltre alla forza propria ha tranquille l'onde e favorevole il vento. Stiam tutti bene. L' appetito non potrebbe esser migliore, che a tavola facciamo tutti il nostro dovere compiuto. Di notte poi, cullati come siamo , dormiamo sonni saporiti che è un gusto. Come vede, la preghiera dei nostri cari non potrebbe esser meglio esauditi ; la protezione del Cielo è con noi. Oh ! sia ringraziato e benedetto il buon Dio ! Se continua così, giunti che saremo al nostro nuovo destino , canteremo un solenne Te Deum in tutti i toni possibili ed immaginabili. Il giorno dell'Epifania circa le 4 pom. ripigliammo il nostro viaggio, dietro lasciando Cadice in un' colla Spagna ed Europa. Addio continente amato, forse non ti vedrò mai più. Eccoci da quattro giorni in alto mare, e tristi rimembranze si affacciano alla mente dei marinai , i quali ce le raccontano. Sì, ci troviamo veramente in un luogo d'infausto augurio. Questo medesimo Sud-America, che ora è così felice solcatore delle onde Oceaniche, tre mesi fa soffriva e per tre giorni continui (10, 11, 12 ottobre 1878) un terribile ciclone, per cui ebbe a gran mercè l'aver salvata la vita a malgrado di tutti gli stenti e orrori patiti in sì lungo spazio. E lode n'ebbero e ben meritata , che sarà imperitura per la loro perizia e valentia il 1° Comandante , che venne fregiato d'una medaglia d'oro appositamente coniata dalla Repubblica Argentina ad onore del merito, ed il 2° Comandante, l' attuai nostro capitano signor Mancini, non che gli altri uffiziali che molto si distinsero in quell'orribil frangente. Ci dicono anche coloro che da venti o trent' anni solcano continuamente l' Oceano, che mai non si trovarono in consimile pericolo. Lottarono tre giorni colla morte e più volte tennero il bastimento per già perduto. E pensare che erano 911 anime in quel frangente!!

Il Signore allontani da noi simili casi. Raccapriccio al semplice racconto. Noi confidiamo nelle preghiere che tante e tante anime elette innalzano a Dio per noi : no non avverrà, no certo sì spaventoso caso.

Tra qualche ora saremo all' isola di San Vincenzo, donde le spediremo la presente, già troppo lunga lettera.

Giunti in porto e cantato il Te Deum le scriveremo il restante del nostro viaggio. Per ora le ripeto solo con piacere nostro e anche certamente suo, che tutti i Salesiani e le Suore di Maria Ausiliatrice stiamo bene. Preghi per noi che tanto tanto ci raccomandiamo a Lei Padre amatissimo ecc.

Sac. GIUSEPPE BEAUVOIR.

LA CONFERENZA
e la Festa di S. Francesco di Sales.

Abbiamo ricevuto a voce e per iscritto molte relazioni della Conferenza che i nostri Cooperatori e Cooperatrici, secondo il dato suggerimento, tennero sotto la guida dei loro Capi e Decurioni. Anzi in molti paesi trovandosi eglino già in buon numero si accordarono insieme, e fecero eziandio urr poco di festa ad onore del glorioso Patrono sar Francesco di Sales. Così tra gli altri luoghi , c per iniziativa del Parroco o per esortazione di qualche zelante Decurione si praticò a Sant'Aquilina, a Vignole, a Vigevano, a Bedonia, a Carde ecc.

<< I Cooperatori e Cooperatrici di Sant'Aquilina ci scrive quell'ottimo parroco mandandoci una limosina, le inviano questa piccola offerta col cuore di quella donna evangelica, che depose le due piccole monete nel gazofilacio. La S. V. l'aggradirà da questi poveri confratelli e consorelle , che hanno s' spesso il pensiero a cotesta veneranda Compagnia, e che sono così infiammati verso s. Francesco d: Sales, e Maria Ausiliatrice. Io spero coll' andar del tempo di vedere tutte le famiglie dei miei parrocchiani aggregate a cotesta Pia Unione , ed in compenso mi confido che la Gran Vergine colla sua potentissima protezione ci riunirà tutti insieme nel Paradiso. Non le so dire la grande fiducia che io ho in codesta impareggiabile Compagnia. Nel giorno 29 di Gennaio dietro mia esortazione, preparato anche col suono delle campane a festa , tutto questo popolo ha fatto solennità, e posso assicurarla che quasi tutti gli adulti dell'uno e dell' altro sesso si accostarono ai Santi Sacramenti della Confessione e della Comunione. Nel dopo pranzo la mia Chiesa era stipata di gente. Si son( recitate analoghe preci a san Francesco di Sales cantammo l'Iste Confessor, e con un solenne Te Deum ringraziammo il Signore di essere già aggregati a cotesta Società. Lessi poscia la lettera che si trova sul principio del Bollettino Salesiano; e feci quella Conferenza , che m' inspirò il buon Dio per infiammare ognor più gli aggregati alla santa perseveranza. Si è terminata la funzione colla Benedizione del SS. Sacramento, e col far baciare a tutti la reliquia del. Santo. Oh ! se io potessi far santa l' anima mia , e quelle di tutti i miei parrocchiani ! Per questo io confido molto nelle preghiere dei nostri Missionarii e di tutti gli Aggregati. »

« A nome di tutti i Cooperatori e Cooperatrici, ci scrive un bravo amico da Vignole , Le umilio la qui inclusa offerta. Essa è il frutto della colletta che si fece in fine della Conferenza tenuta la Domenica 26 Gennaio, dopo i vespri, nella sacristia della parrocchia, presieduta dall'egregio nostro signor Paroco , e da un altro degno Sacerdote. Il Rev. nostro Pastore ci lesse in succinto la vita del santo Dottore Francesco di Sales, esortandoci poi ad imitarne le sublimi virtù , specialmente l'amore verso il prossimo. Ci venne pur data lettura del primo articolo del Bollettino dello stesso mese, facendoci così vie meglio conoscere il santo riso che si fa delle nostre limosine , e i presenti bisogni della Congregazione. Si lesse eziandio la lettera del Santo Padre Leone XIII ai nostri Missionarii Americani, e l'articoletto sulla festa del Santo Patrono , che annunzia la indulgenza plenaria ai Cooperatori assistenti alla Conferenza. In fine si stabilì di fare anche una festiciuola ad onore del nostro Santo al mattino del 29. Quindi in quel giorno vi fu Messa , Comunione e Benedizione col SS. Sacramento. La festa riuscì molto edificante , ed eccitò in varie persone il più vivo desiderio di farsi ascrivere ancor esse alla nostra Pia Unione. »

In Vigevano poi il dotto e zelantissimo Vescovo, Monsig. Giuseppe Degaudenzi , ai Salesiani favorevolissimo, volle celebrare loro la Santa Messa , amministrare la Comunione, dando in tal modo un segno non dubbio dell'alto suo gradimento, che la Pia Unione dei Cooperatori siasi stabilita e vada ogni dì più dilatandosi tra i fedeli alla sua cura affidati, specialmente tra i giovani chierici. Ecco quanto ci scrive uno di questi da quel venerando Seminario : « Ieri l'altro questi Cooperatori diedero ancor essi una solenne testimonianza di loro divozione al novello Dottore e nostro Patrono san Francesco di Sales. Alla mattina volle celebrarci la santa Messa il degnissimo nostro Vescovo tanto noto alla S. V., e dalle sue mani tutti ricevemmo il Pane degli Angeli, il Cibo dei forti. Alla sera si diede la Benedizione col SS. Sacramento, e ad una cert'ora fu tenuta la Conferenza prescritta dal Regolamento e ricordata dal Bollettino Salesiano. Dessa fu presieduta dall' ottimo nostro sig. Rettore, e da un pio non meno che dotto nostro professore, i quali entrambi ci animarono ad osservare il Regolamento secondo il nostro stato , ed a ritrarre in noi le virtù esimie del celeste Patrono. »

Qui facciamo punto, perché se volessimo riferire anche solo per sommi capi le molte lettere, che ci stanno ora sotto gli occhi, dovremmo fare un articolo senza fine. Noi ringraziamo dal più intimo del cuore il pietoso Iddio che ci procurò dei Confratelli così zelanti e caritatevoli, e lo preghiamo che spanda sopra di essi e le opere loro la copia dei suoi celesti favori.

RICORDO DI UNA TRIBOLAZIONE
che può tornare opportuno.

Il P. Antonio Cesari narra una penosa tribolazione che , permettendolo Iddio , alcuni malevoli diedero a s. Filippo Neri a motivo del raccogliere che ei faceva nel suo Oratorio la gioventù di Roma. A conforto ed ammaestramento di chi per far bene si trovasse o avesse a trovarsi in simili circostanze, ci piace di qui riferire il racconto come si legge nel primo Fascicolo delle Letture Cattoliche del corrente anno , intitolato : L'Apostolo di Roma. Ecco le parole del Cesari

« Prelati ... riscaldati per falsi rapportamenti contro Filippo, fargli cocentissime riprensioni alla presenza di altre riputate persone ; perfin nelle corti: di che il vitupero fu pubblico, e per l'autorità e dignità di quei cotali più cocente ed amaro... Ma quai delitti aveva commesso Filippo? or questo aggrava l'offesa, e mostra più maravigliosa la sua pazienza. Il suo delitto era    lo zelo del bene delle anime , che ad alcune anime ree cocca troppo o per invidia e per iscostumatezza; erano gli spirituali esercizi e sermoni da lui introdotti... Or pensare che quei prelati e persone di Chiesa, che queste cose dovevano favorire e promuovere e ringraziare Filippo, come di singolar bene che egli faceva ..., questi dare facile orecchio a sussurroni e detrattori, e collegandosi con quei ribaldi a perseguitare... ? Ahi ! questa è pur grave cosa e dolorosa a portare. E or che direte ? che il medesimo Vicario del Papa si lasciò affascinare anch' egli a quei sinistri rapporti ? e senza por mente ... agli specchiati servigi che Filippo prestava alle anime, gli scagliò contro forti rimproveri, come ad uomo ambizioso, che facesse radunata di gente per acquistare favore dal popolo, e perciò vietargli di più ricevere nessuno dei suoi penitenti, né confessarli, nè tener loro ragionamenti spirituali, minacciandolo ... se disubbidisse ? Oh Dio ! a quali prove ponete voi i vostri ! Filippo si sottomise all'irragionevol comando; allontanò i suoi figliuoli spirituali da sè , i quali piangevano a vedere così maltrattato , e sè così allontanati da cotal padre, e non potevano stare da lui lontani. E perocchè gli facevano doglianze e richiami di questo ingiusto procedere ; ed egli tutto mansueto serrar loro la bocca, addolcir loro animo e provocarli a pazienza; e dicea loro: Figliuoli, questa tribolazione non è per voi : ella è per me : quando io sarò ben umiliato da Dio , quanto mi fa bisogno, la persecuzione passerù. » (pag. 101). « Dopo il Figliuolo di Dio (sono pur parole del detto Cesari), dopo il Figliuol di Dio Gesù Cristo, non è più alcuno, il quale debba o possa dolersi d'aver nemici e persecutori ; senza di questi la pazienza non avrebbe materia da esercitarsi. » (pag. 83).

L'ABATE MASSIMILIANO BARDESONO.

Abbiamo annunziato nel numero precedente del nostro Bollettino Salesiano la dolorosa perdita fatta dal Clero torinese del sac. ab. Massimiliano Bardesono di Rigras, nostro zelantissimo Cooperatore ed amicissimo di D. Bosco. Noi abbiamo ricordato i benefizi resi alla Religione da quell' anima che tanto desiderava la gloria del Signore, e il trionfo della sua Chiesa e la salute delle anime. La sua morte immatura destò rammarico grandissimo in tutte le classi della cittadinanza torinese, la quale mostrò nuovamente quanto lo amasse nel concorso straordinario con cui intervenne alla solenne funzione funebre, che ebbe luogo in suffragio di lui il 6 febbraio nella Chiesa di S. Carlo. Dopo la Messa solenne il Rev.mo P. Lorenzo Pampirio salì in pulpito e tessè le lodi del defunto con una commovente e bella orazione. Non disse che la pura verità, e disse molto bene. Con molta saviezza trattò della vita di zelo del Bardesono e delle principali sue opere, della sua incessante predicazione che non interruppe che quasi alla vigilia di sua morte. Disse dell'opera egregia che ricorderà ai Torinesi fino a tarda età il Bardesono, vogliam dire della erezione della facciata monumentale della

Chiesa dell' Adorazione Perpetua del SS. Sacramento, e invitò i suoi uditori a compiere colle loro offerte quest'opera, e dare così a quel grande iniziatore un altro segno non dubbio di stima e di venerazione. Noi siamo certi che il voto dell'ab. Bardesono sarà compito e le generose oblazioni dei Cattolici porranno in grado coloro, i quali intendono compiere la facciata di quel Santuario eucaristico, di poter far fronte alle spese. Bisogna confessar Gesù Cristo in faccia agli uomini, e sulla porta della Chiesa dell'Adorazione Perpetra staranno scolpite le parole: Et verbum caro factum est et habitavit in nobis.

L'orazione funebre del P. Pampirio col ritratto dell' ab. Bardesono si vende presso i principali librai religiosi di Torino e dalla Libreria Salesiana , via Cottolengo 32 , Prezzo cent. 50. Il frutto è destinato a benefizio del compimento della facciata dell'Adorazione Perpetua in Torino.

BIBLIOGRAFIA SALESIANA.

Abbiamo l' onore di presentare ai nostri Cooperatori una nuova Edizione di tutte le Opere per noi stampate di Monsignor BELASIO, nostro zelantissimo Cooperatore Salesiano, e da lui stesso assai migliorate. Noi ci facciamo arditi di supplicarli a diffonderle nelle mani di tutti ; perciò scritte tutte per Gesù Cristo, di cui il mondo ha tanto bisogno. In queste la chiarezza dell'eloquio, la lucidità dei sublimi pensieri, l'abbondanza del dotto, e massime la vera eloquenza del cuore, che con potenti e nobili espressioni strascina seco i lettori, le rendono utili a tutti. In esse ora troviamo l'umile preticello che insegna catechismo; ma par che dica alzando la testa : Rispettatemi in questo officio, di cui si onorava il gran Volta e fino Napoleone, e che Dupanloup chiama : la più grande Opera e la più utile. Ora lo troviamo in mezzo al buon popolo come seduto a mensa , quasi un padre coi figli , a trattare dei comuni interessi e a studiare modo da provvedervi. Colle persone colte e di più elevata condizione tratta con gentile dignità ; ma eh, ci par di vederlo gettar quasi furbe occhiate, con cui accenna in loro certe piaghe elegantemente tenute al coperto. Se è coi dotti , se la fa a confidenza congratulandosi con loro delle belle scoperte ; e mentre lor dice : Sono anch'io con voi, li scongiura di discendere con lui; chè in Gesù Cristo troverebbero tutto.

Diremo che se è la potenza del genio che spazia per l'universo intiero e intuisce i rapporti che legano gli esseri intorno al Creatore ; tal potenza troviamo in queste Opere, in cui l'Autore si slancia nei cieli, si sprofonda nelle viscere della terra, dà la mano, incontrandole, a tutte le scienze : la geologia , la botanica , la fisiologia ecc. , entra nei loro misteri, dà indietro a nessuna difficoltà che gli oppongono ; ma da esse e da tutto si eleva al cielo; sì, al paradiso. Poiché un dotto ci disse che costui fa come l'Angelo Raffaele : egli accompagna nel peregrinaggio nostro gli uomini, si avvicina fino ai demoni per scongiurarli ; maneggia la

materia con disinvoltura e fino la carne; ma sempre così lindo che anche le verginelle lo possono accompagnare festosamente ; e mentre par tutto occupato delle materiali cose nel tempo , ci sorprende col dirci : Ah su, su, benedite Iddio sempre e salvatevi con Gesù ; perché io faccio tra voi tutto per Gesù , e proprio per Gesù qui con voi nel SS. Sacramento.

Vogliamo dirlo : l'Autore tenta una via nuova in eloquenza, quale l'apre lo sviluppo della moderna civiltà. L'accenna nella sua prefazione che fu trovata dai dotti bellissima, come furon trovate le Opere esattamente corrispondenti. Così due dottissimi prelati, uno dei quali è della porpora fregiato.

Aggiungiamo due testimonianze di lettere depositate nel nostro officio, che debbon dare già una bella ricompensa all'Autore. La prima di un dotto professore di chimica che confessa di essere stato tradito nell'educazione scientifica, e che cercando la verità nelle opere moderne, trovò solo in questa libro (Le verità Cattoliche, ecc. vol. V delle Opere) in nome della fede rispondersi alla scienza colla scienza con maravigliosa chiarezza e brevità , e che simili Opere ritorneranno la gioventù nelle scuole e nelle università tradita per farla empia.

L'altra è dello STOPPANI, il più grande Geologo moderno; che onora tanto colla sua scienza il Sacerdozio : tra i libri apologetici quel di MONSIGNOR BELASIO è certamente uno dei migliori

e forse quello che abbraccia meglio le questioni più moderne; per me non mi resta che di venerarlo e santamente invidiarlo.

Noi mettiamo innanzi questi giudizi, perché sono

tutti di uomini dottissimi e Prelati della maggior autorità , e sono dagli Italiani confermati colle continue e pressanti richieste.

Nella copertina si trova la nota delle Opere, i più apprezzabili giudizi, non che il prezzo di ciascun' opera.

OPERE LITURGICHE.

ALOYSII (P.), A Carpo, Caerimoniale iuxta ritum romanum; in 8°; Torino   . . . L. 4 00

- Compendiosa Bibliotheca Liturgica in qua notiones omnes, ad sacros ritus spectantes, atque ecclesiasticis viris   . . » 7 00

Breviarium Romanum etc. ; 1 vol. in 8°-gr. ; ediz. rosso-nera, in carati. gr. coli inc. Torino   » 24 00

Idem , ad usum Fratrum minorum s. Francisci Cappucinorum et Monialium eiusdem Ordinis, cum Of iciis , novissime concessis ; 1 volume in 16° . .   . . » 8 00

Cerimonie (Le sacre) della Messa privata secondo il rito della Chiesa romana ; 11;68 , in 8° . » 1 25

ALTRI COOPERATORI E COOPERATRICI
Chiamati all' altra vita nell' anno 1878.

Calosso Teresa - Moasca.

Barabino Andrea - Genova.

Ricchini D. Angelo Custode a N. S. delle Grazie. - Sampierdarena.

Crespi D. Giov. Battista Can. - Ceriana.

Fort D. Giov. Battista - Cividale. Gianoglio Angela - Cherasco.

Laffranchi D. Giovanni Vic. For. - Pisogne. Poro Enrichetta - Cherasco.

Bocca D. Lorenzo Can. alla Cattedrale - Biella. Balbis D. Teol. Rett. SS. Martiri - Torino. Triacca D. Luigi Sem. Arciv. - S. Pietro Martire - Barlassina - Milano

Otella D. Giacomo Arcipr. - Gallianico (Biella). Demo Vittoria - Vignole Burbera. Gandolfi Bernardo fu Bernardo - Cipressa. Antonucci Cardinale Benedetto Arciv. - Aneona. Ponzio Luigia Maestra - Torino.

Fabio Maria Asquini Cardinale Segr. dei Brevi

Pontificii ai Principi - Roma.

Carini D. Cesare Parr. - Fagnano Olona. Franco Giustino - Tagliaseo Novarese.

Drago D. Giuseppe Prev. di S. Bart. - Arzeno. Paravicini Maria Contessa nata Stanga - Milano. Maccario D. Giuseppe della Cong. degli Scolopii

Cav. Prof. di Ginnasio - Ventimiglia. Fossati D. Andrea Prev. e Missionario Apostolico - Camporosso.

INDULGENZE SPECIALI
pei Cooperatori.

Ogni Cooperatore può acquistare indulgenza plenaria una volta al giorno, da applicarsi alle anime del Purgatorio, recitando la terza parte del Rosario di Maria Vergine avanti al SS. Sacramento, e non potendo avanti al divin Sacramento, recitandola innanzi al Crocifisso.

Indulgenza plenaria ogni volta che si accosta alla santa Comunione.

Può altresì lucrare moltissime indulgenze plenarie nel corso del giorno mediante la recita di sei Pater, Ave e Gloria, secondo la mente del Sommo Pontefice. E queste indulgenze applicabili alle anime purganti, le può acquistare toties quoties, ossia tutte le volte che recita i suddetti Pater Ave e Gloria in qualunque luogo, senza bisogno di Confessione e Comunione, purché sia in grazia di Dio.

Oltre a queste un' altra plenaria ne può guadagnare ogni Domenica, e nei giorni qui sotto notati, purché confessato negli otto giorni, e comunicato, visiti una qualche Chiesa, pregandovi secondo l'intenzione del Sommo Pontefice.

Mese di Marzo.

5. S. Giovanni della Croce.

9. Santa Francesca Romana, vedova.

11. Santa Catterina da Bologna.

19. S. Giuseppe, Sposo della SS. Vergine. 25. Annunziazione della SS. Vergine.

Sampierdarena 1879. Tip. di San Vincenzo de' Paoli.

Con permesso dell'Aut. Eccl.   FERRARI GIUSEPPE gerente respons.