ANNO 11. - N. 9   Esce una volta al mese   SETTEMBRE 1878

BOLLETTINO SALESIANO

Direzione nell' Oratorio Salesiano. - Via Cottolengo, N. 32, TORINO

SOMMARIO - Collocamento della Pietra Angolare nella Chiesa di S. Giovanni Evangelista - Grazia di Pio IX ad un Cooperatore Salesiano - Industrie e riflessi di un buon Parroco a pro della Gioventù studiosa - Oratorio Salesiano della Croce nella città di Lucca - Istituto Femminile sotto la protezione della Madonna delle Grazie in Nizza Monferrato e di Santa Teresa in Chieri - Collegi Salesiani - Bibliografia Salesiana - Progresso della Pia Unione - Indulgenze speciali pei Cooperatori.

Collocamento della Pietra Angolare nella Chiesa di S. Giovanni Evangelista.

Nella divota ed augusta città di Torino al 14 dell'or passato agosto compievasi una funzione, che quanto più fu ritardata, altrettanto più gradita e solenne riuscì per la circostanza del giorno, in cui ebbe a celebrarsi, e delle persone, che vi presero parte.

La vigilia della solennissima Festa di Maria Assunta in Cielo fu benedetta e collocata la Pietra Angolare nella Chiesa, che stiamo ora innalzando, per opera soprattutto dei Cooperatori Salesiani, a Memoria imperitura di Pio IX nostro insigne Benefattore, e ad onore di S. Giovanni Evangelista; di quell'Apostolo prediletto, al quale per la innocenza e purezza di costumi il divin Salvatore prima di spirare in croce affidava la Santissima Vergine sua Madre Virginem Matrem Virgini commendavit. A si bella ed appropriata occorrenza del giorno un' altra se ne aggiunse, e fu la presenza dell' Eccellentissimo e Reverendissimo

Monsignor Lorenzo Gastaldi Arcivescovo di Torino, il quale si compiacque di compiere il Sacro Rito secondo le prescrizioni del Pontificale Romano , non che l' assistenza del Barone Banchiere Giuseppe Ceriana , Signore di nobili sentimenti , che vi fece da Priore, e in questa qualità poneva sulla pietra benedetta la prima calce. Molti altri benemeriti e rispettabili signori e signore, un buon numero di Sacerdoti, e di Cooperatori e Cooperatrici Salesiane di Torino , quali rappresentanti di tutta la Pia Unione, concorsero pure a dar lustro alla cara funzione.

Noi crediamo di fare cosa gradita ai nostri lettori esponendo qui brevemente quanto si fece in detta occasione, premettendovi alcune notizie intorno all' origine e al significato della sacra Cerimonia.

Ad evitare i temuti effetti dell'ira del fratello Esaù fuggiva il patriarca Giacobbe dalla casa paterna, a fine di recarsi in Mesopotamia, quando al sopraggiungere della notte stanco ed afflitto si coricò , onde prendere riposo, sul nudo terreno, poggiando la testa sopra una pietra. Durante il sonno il Signore gli fece avere la misteriosa visione di una Scala, che poggiata da un capo sulla terra toccava colla cima il Cielo. Lungo di essa scendevano ed ascendevano gli Angeli, e alla sommità stava nel suo splendore Iddio, il quale parlando gli disse: « Io sono il Dio dei padri tuoi : Io sarò il tuo protettore, e a te nella tua discendenza darò la terra sopra cui ti trovi. I tuoi discendenti si moltiplicheranno come la polvere della terra , e si dilateranno dall' Occaso all' Oriente, e dal Settentrione al Mezzodì, e in te saranno benedette tutte le genti. » A questa vista, e a queste parole svegliossi il santo Patriarca, e pieno di sacra riverenza esclamò: Veramente in questo luogo é il Signore, e io nol sapeva. Perciò sorgendo al mattino prese la pietra, sopra cui aveva posato il capo, l'aggiustò a modo di altare, vi versò sopra dell' olio, e così consacratala a Dio fece voto e preghiere dicendo : Questa Pietra che Ho eretta in titolo sarà chiamata Casa di Dio (1).

Mossa da questo fatto , e da quello ancora che praticarono Mosè , Salomone e Giuda Maccabeo nella formazione e dedicazione del santo Tabernacolo, e del Tempio di Gerusalemme, la Chiesa Cattolica fin dal tempo degli Apostoli usò dedicare con riti e preghiere speciali i luoghi destinati all' esercizio del culto di Dio. I primi Cristiani quando volevano fabbricare qualche Chiesa, o destinare una casa a questo uso, ne segnavano da prima il luogo con una Croce, per dinotare che quel sito era come passato in proprietà del Signore (2). Quindi oggidì ancora il giorno prima del posamento della pietra fondamentale di una Chiesa, il Vescovo od un Sacerdote a nome suo pianta una Croce di legno nel luogo, in cui dovrà sorgere l'altare maggiore della futura Chiesa. Così pure si praticò nel caso nostro, come prescrive il Rituale Romano (3).

Secondo la pratica vigente il Vescovo od anche un Sacerdote a ciò delegato benedice la Pietra , e qualche distinto Personaggio la rassoda, la copre , e vi mette sopra la prima calce. La consuetudine, che una persona secolare prenda anche parte a questo atto, data da secoli. Così per esempio abbiamo dalla storia che il Sommo Pontefice Innocenzo X l' anno 1652 benedisse la pietra fondamentale della Chiesa di S. Agnese in piazza Navona a Roma, mentre il principe Pamfili Duca di Carpineto la collocò nelle fondamenta. Siffatta cooperazione sembra autorizzata dall' esempio dell'imperatore Costantino , il quale nell' incominciare in Roma la fondazione della Basilica di S. Pietro in Vaticano , volle scavare di propria mano, e trasportare sugli imperiali suoi omeri dodici cestelli di terra ad onore dei dodici Apostoli (1).

Nel luogo in cui si depone la Pietra o dentro la medesima si sogliono mettere eziandio alcuni oggetti vari , come scritti , monete, medaglie e simili, atti a ricordare ai posteri il fatto, qualora il sacro edifizio venisse ad essere diroccato.

Passando ora alla spiegazione della sacra Cerimonia diciamo che la pietra di fondamento od angolare posta nella Chiesa materiale raffigura lo stesso Gesù Cristo , il quale a guisa di una Pietra fermissima colla sua Divinità ed Onnipotenza sostiene l'edifizio del mondo universo , conserva in vigore la sua Religione, mantiene in grazia i suoi fedeli , e stritola e disperde i suoi nemici. Gesù Cristo è appunto quella pietra spirituale, cui il reale profeta Davidde predisse (2), che gli Ebrei quali stolti architetti avrebbero rigettata col rifiutarsi di riconoscerlo per loro Messia , ma che Egli sarebbe nondìmeno divenuto la pietra angolare dell' edifizio , cioè la pietra principale, la primissima pietra della Chiesa Cattolica, quella che, per cosi dire, unisce le muraglie maestre , che rende ferme , tiene connesse e salde insieme tutte le altre pietre secondarie cominciando dal Papa sino all' ultimo dei fedeli, e guai a chi avesse preso a cozzare contro di lei. Questa profezia fatta mille e più anni prima della venuta del divin Redentore si è pienamente avverata. Gesù Cristo riprovato dalla sinagoga e messo a morte, a dispetto di lei e di tutto l'inferno, divenne Capo e Principe della Chiesa , riuni a sè molti degli stessi Ebrei ed immensi popoli gentili, facendone come una sola famiglia, che lo adora come unico fondamento e speranza di sua eterna salute. Inoltre la storia antica e moderna ci attestano che tutti quelli, i quali combatterono Gesù Cristo e la sua Religione, ebbero la peggio , e finirono male. E quello che fu , il sarà sino alla fine del mondo.

Ripiene di altissimi sensi furono pure le preghiere ed i canti che precedettero ed accompagnarono l' atto religioso. Alludendo al passaggio dell' Angelo, che in Egitto percosse ed uccise i primogeniti in tutte le case , le cui porte non erano segnate col sangue dell' Agnello (1), fatta dall' Arcivescovo l' acqua benedetta, si cominciò dall'aspergere attorno il luogo, in cui era collocata la Croce, e dal cantare quest'antifona: Signum salutis pone, Domine Iesu Christe, in loco isto : « Il segno della salute metti, o Signor Gesù Cristo, in questo luogo, o non permettere che vi entri l' Angelo sterminatore. » Seguì poscia il canto del salmo 83 che incomincia : Quam dilecta tabernacula tua, Domine virtutum: « Quanto sono mai deliziosi i tuoi tabernacoli, o Signore delle virtù. » Terminato il Salmo, sua Eccellenza pronunziava la seguente preghiera

« Signore Iddio , il quale sebbene non possa essere contenuto dal Cielo e dalla Terra, tuttavia Ti degni di avere una casa quaggiù , dove sia continuamente invocato il tuo nome, deh ! Ti preghiamo, per l'intercessione della Beata sempre Vergine Maria, del Beato Giovanni Apostolo , e di tutti i Santi, col sereno sguardo della tua pietà visita questo luogo, e per l' infusione della tua grazia purificalo da ogni macchia, e purificato conservalo; e Tu, che hai compiuta la devozione del diletto tuo Davide coll' opera del figliuol suo Salomone (2), degnati in quest' opera di soddisfare ai nostri desiderii ; e fuggano di qui tutte le spirituali nequizie. »

Invocata così la protezione del Cielo sopra quel luogo, e presone come possesso a nome di Dio , il Vescovo passò alla benedizione della Pietra con queste orazioni

« Signore Gesù Cristo , Figliuolo di Dio vivo, che sei vero, onnipotente Iddio, splendore e immagine dell'Eterno Padre, e Vita eterna: che sei Pietra angolare staccatasi dal monte senza opera umana (3), e sei immutabile fondamento; deh ! consolida questa pietra che h a da essere collocata nel tuo nome ; e Tu che sei principio e fine, nel qual principio Iddio Padre creò da prima tutte le cose, sii, Te ne preghiamo, principio, incremento e perfezione di quest'opera, che deve incominciarsi a lode del tuo nome. »

Qui il Prelato asperse la Pietra con acqua benedetta , e col coltello sopra vi scolpì il segno di croce. Ciò fatto proseguì

« Benedici , o Signore , questa creatura di Pietra, e per l' invocazione del tuo nome concedi la sanità del corpo , e il rimedio dell' ànima a tutti quelli, che con pura mente daranno aiuto a fabbricare questa Chiesa. »

A questo punto postisi tutti in ginocchio, si cantarono le litanie dei Santi ; finite le quali, Sua Eccellenza alzatasi intonò , e i cantori proseguirono l' antifona : Mane surgens Iacob : « al mattino sorgendo Giacobbe erigeva la pietra in titolo, e versando sopra dell' olio fece voto al Signore : Veramente questo luogo è Santo , e io nol sapeva ». Seguiva il Salmo 126. Nisi Dominus aedificaverit domum , in vanum laboraverunt qui aedifcant eam: « Se il Signore non edifica la Casa , invano vi lavorano i fabbricatori. » Terminato questo canto, i sacri Ministri e il Priore si avvicinarono al luogo dove aggiustare si doveva la Pietra benedetta ; ma prima di passare a quest' atto, che era il principale della funzione , il Sacerdote Giovanni Bosco domandata ed ottenuta licenza dall' Arcivescovo leggeva il Verbale di quanto si faceva, concepito in questi termini:

« A mezzodì della città di Torino , nel centro di numerose e popolatissime abitazioni, nell'isolato compreso tra la Via di San Pio V, Via Madama Cristina, e il Corso Vittorio Emanuele II, fu messa in costruzione una Chiesa ed un Ospizio , affinché a tutti si dia comodità di soddisfare ai religiosi doveri , si possano istruire nella scienza e nella religione i fanciulli, e di questi ricoverare coloro, cui non si potesse altrimenti provvedere.

« Pertanto col consenso e coll' approvazione dell'Autorità Ecclesiastica, colla benedizione del glorioso Pontefice Pio IX, nostro Benefattore di veneranda Memoria , comperata l'area necessaria, si die' principio ai lavori.

« La Chiesa è di stile Gotico Romanico del 1300, la sua larghezza è di metri ventidue per sessanta di lunghezza. I muri sorgono già all'altezza di sei metri. Il disegno fu concepito dal Conte Edoardo Mella di Vercelli, benemerito e celebre ingegnere, gloria del nostro secolo pel suo grande studio e perizia intorno alle costruzioni sacre di stile antico. Il Conte Carlo Reviglio della Veneria coadiuvò efficacemente il prelodato Conte Mella nel compiere le opere d'arte, e coll'aiuto pure efficace dell'ingegnere Cav. Carlo Trocelli si riuscì a superare molte difficoltà incontrate nel preparare e incominciare i lavori.

« Direttore di questi è il Cav. ingegnere Antonio Spezia già per molti titoli benemerito dell'Opera degli Oratorii. Capo Mastro impresario è il Sig. Carlo Buzzetti e fratelli assai rinomato per vari sacri edifizi felicemente condotti a termine. Priore della festa è il Sig. Barone Banchiere Giuseppe Ceriana, che di buon grado si presta a tale uffizio di carità. Condotta la costruzione al punto in cui presentemente si trova, fu deliberato il collocamento della Pietra Angolare.

« Perciò l' anno del Signore 1878 il 14 agosto; l' anno primo del Pontificato di Leone XIII, dei Conti Pecci, nato in Carpineto d'Anagni il 2 marzo 1810, eletto Papa il 20 febbraio 1878; l'anno primo del regno di Umberto I nostro amato Sovrano; l'anno settimo dell'Episcopato di S. E. R.ma Monsig. Lorenzo Gastaldi nostro veneratissimo Arcivescovo ; alle ore nove del mattino la prelodata Sua Eccellenza Rev.ma e il Sig. Barone Giuseppe Ceriana si recarono al sito destinato per la religiosa funzione. Una moltitudine di fedeli d'ogni età e condizione li accolsero con segni di particolare riverenza, e gli allievi dell'Oratorio Salesiano li salutarono con musicali concerti.

« A fine di compiere l'atto religioso come prescrive il Pontificale Romano si procedette al luogo del Presbitero della futura Chiesa, presso alla colonna più vicina all'Altare Maggiore nel lato del Vangelo. La Pietra Angolare fu collocata nello zoccolo basato sul pavimento dell' edifizio. La medesima ha una cavità di centimetri 30 in altezza, e 20 in larghezza. In un tubo di vetro si collocarono varie fotografie di persone benemerite di questa Chiesa; una copia della facciata della medesima e dell'Ospizio; una copia del Bollettino Salesiano del mese di aprile dell'anno corrente; un elenco dei Membri e delle Case Salesiane presentemente esistenti ; varie monete ; diverse medaglie di conio recente, con oggetti atti a ricordare ai posteri il fatto memorando.

Qui D. Bosco visibilmente commosso volgeva agli astanti le seguenti parole, scritte pur anche nel Verbale:

ECCELLENZA REV.ma, RISPETTABILI SIGNORI,

In questo momento solenne io debbo compiere un atto di vivissima riconoscenza, da cui è compreso il mio cuore verso di Voi, e verso tutti coloro, che colle preghiere, con mezzi materiali e morali hanno cooperato in favore di questo Monumento di riconoscenze e di amore al Grande Pio IX. Non potendo come desidero retribuire ognuno con degno contraccambio, prometto che per Voi qui presenti, per tutti quelli che concorsero o concorreranno al buon. esito di questo edifizio, e soprattutto pei Cooperatori Salesiani, saranno fatte quotidiane preghiere a Dio nella Chiesa di Maria Ausiliatrice, e tra non molto in questa pur anche, che stiamo innalzando ad onore dell'Apostolo prediletto del divin Salvatore, ed a Memoria del Nono Pio, che ne portava il nome. Iddio pietoso a tutti conceda sanità stabile, vita lunga e felice, pace e concordia nelle famiglie, buon esito nelle imprese, e in ogni affare. Sia copioso il centuplo da Gesù Cristo promesso nella vita presente, e più abbondante ancora sia la mercede nella vita avvenire.

« Voi intanto , Benefattori esimii, che avete dato mano alla pia impresa, e che ora la vedete già bene incominciata, deh ! vogliatemi continuare il vostro appoggio, la carità vostra, ed essa senza fallo sarà condotta a termine pel bene della civile Società e della Religione, a vostra gloria ancora, a vostra consolazione. Imperocchè finché pellegrineréte su questa terra vi accompagneranno le lodi e le benedizioni dei viventi, e i favori del Cielo. Ed ancora dopo la dipartita dal terrestre esiglio i nostri posteri proseguiranno in questa Chiesa

E la prece della gratitudine per Voi, continueranno a benedire la vostra memoria. Anzi ammirando quest'Opera prenderanno a stimare ed amare vie maggiormente quella Religione, che ve l' ha inspirata. Voi da molti anni cogli spiriti beati farete già risuonare di melodiosi cantici le sacre volte del Cielo, e questo tempio dalla vostra carità innalzato echeggerà tuttora delle soavi ed armoniose voci dei nostri nipoti, e di altri che saranno dopo di noi, i quali cercheranno di emularvi nell' inneggiare il Santo dei Santi. Voi quali soldati di Gesù Cristo godrete già nell' eterna pace i frutti della vittoria, ed altri in questo luogo medesimo verranno ad infiammarsi alle battaglie del Signore, a cibarsi del Pane dei forti, a ritemprare le loro armi della preghiera e della pietà, onde come voi conseguire la palma ed il trionfo. Voi quali fortunati pellegrini vi troverete già nel riposo della patria beata, e vi vedrete ancor raggiunti da altre anime elette, le quali dopo Dio dovranno a quest'Opera vostra la loro eterna salvezza. Così scorgendo l'immenso bene che in questa Chiesa e nell'Ospizio attiguo andrassi operando a pro delle anime, a gloria di Dio, ad onore della Chiesa Cattolica, a giovamento della civile Società, a profitto della cara città di Torino, il vostro spirito in Cielo ne esulterà di purissima gioia, mentre di nuove gemme si abbellirà la vostra corona di gloria. »

Terminate queste parole, il Verbale vergato su pergamena fu sottoscritto dal Rev.m° funzionante, dal Barone Ceriana, dal Conte Reviglio, dal Cav. Spezia e da D. Bosco, e poscia cogli altri oggetti di sopra accennati riposto nel tubo di vetro. Questo fu messo ancora in un altro tubo di piombo, il quale chiuso ermeticamente venne infine collocato nel cavo della pietra fondamentale.

Intanto il Vescovo toccando con la destra mano la pietra pronunziava questa preghiera : « Nella fede di Gesù Cristo collochiamo questa primaria Pietra in questo fondamento, nel nome del Padre, e del Figliuolo e dello Spirito Santo, affinché siano qui in vigore la vera fede , il timor di Dio, e la fraterna carità; e sia questo luogo destinato all'orazione, e ad invocare e lodare il nome del medesimo Signor Nostro Gesù Cristo, il quale col Padre e collo Spirito Santo vive e regna Dio per tutti i secoli dei secoli. » Rispostosi Amen dagli astanti, il ministro del Signore sparse l'acqua santa sopra la Pietra, e il Priore vi versò la prima calce ; poscia da tutti recitavasi il Salmo Miserere.

Allora i muratori ad un cenno del loro Capo, in men che non si dice, appeso a forti gomene un grosso masso di pietra appositamente lavorato, che serve come di ligamento e di coperchio allo zoccolo della colonna, colle preparate carrucole lo sollevarono alquanto, e poi ve lo fecero sopra posare maestosamente, quasi a custode della Pietra benedetta e degli uniti oggetti, i quali per passar di secoli non fia più che riveggano la luce del sole, se una forza prepotente non li venga ad estrarre di colà.

Compiuto questo atto, l'inclito Presule, a norma del Pontificale , passava a benedire tutto intorno le fondamenta della Chiesa. Prima però i giovani musici dell' Oratorio di San Francesco di Sales saliti sopra improvvisata trìbuna cantarono , in bel coro di voci, l' antifona : « O quam metuendus est locus iste! Vere non est hic aliud, nisii domus Dei, et porta coeli : O quanto è terribile questo luogo ! Veramente qui altro non v'è, che la Casa di Dio e la Porta del Cielo. » Il nostro D. Cagliero seppe colle note musicali così bene imitare il senso venerando di queste divine parole, e i cantori alla loro volta le eseguirono così egregiamente , che gli astanti ne furono profondamente commossi e come atterriti, perché ti pareva di udire come un coro di angeli ad intimare ai mortali rispetto e venerazione al luogo santo, e minacciare di vendetta chi l'avesse profanato.

Fatto il giro benedicendo , e cantato in fine il Veni Creator e le orazioni prescritte, l' Arcivescovo pose la corona alla divota funzione colla benedizione pastorale e con un breve discorso.

« Io mi rallegro, Ei disse, al veder sorgere una nuova Chiesa presso al tempio degli eretici, i quali presumevano di far mutare Religione alla città di Torino. Torino fu e sarà Cattolica. Ella mutò bensì Religione un dì, ma per passare dal culto degli idoli all'adorazione del vero Dio ; e non sarà mai che abbandoni la Religione di Gesù Cristo per abbracciare quella di Satana.

« Fin dai primi anni del Cristianesimo si professò in questi luoghi la Fede di Gesù Cristo, la quale innaffiata poscia dal sangue dei santi martiri Solutore, Avventore ed Ottavio, e coltivata dall' ardente zelo di san Massimo, crebbe, e dilatossi sempre più, e Torino sino dai primi secoli della Chiesa fu annoverata tra le città eminentemente cristiane. Perciò essa non ismentirà la sua fede, essa non lascierà di tenere i suoi occhi rivolti al Sole di Giustizia, a Gesù Cristo, che la illuminò ; essa non seguirà di certo quegli stolti superbi dei giorni nostri, i quali rinnegando la Religione dei nostri Padri , e facendo guerra al Catechismo Cattolico, vanno gridando con un moccolo di falsa sapienza in mano : Venite dietro di noi, e vi condurremo nelle vie della verità e della luce ; e intanto menano nelle più cupe tenebre dell'errore i folli, che li ascoltano.

« Il mio cuore gode altresì che questa nuova Chiesa venga eretta ad onore di san Giovanni Apostolo , di quel discepolo prediletto, al quale per la sua verginale purità Gesù Cristo nell'ultima cena permise di poggiare il capo nel suo seno, e dall' albero della croce lasciava in dono la SS. sua Madre; ad onore di quel Giovanni, che col suo Vangelo e colla sua condotta ci porse una prova invincibile della Suprema Autorità di s. Pietro e dei suoi Successori sopra tutta la Chiesa. I primi Evangelisti avevano bensì riferita la promessa che Gesù Cristo fece a Pietro di stabilirlo Capo della sua Chiesa : Super hanc Petram aedificabo Ecclesiam meam: tibi dabo claves regni coelorum. ; ma dopo la triplice sua negazione essi più non iscrissero che il Figliuol di Dio gli mantenesse la parola. Ma Giovanni, che scrisse il suo Vangelo dopo tutti, ci toglie ogni dubbio, e narra appunto che il divin Salvatore non solamente perdonò a Pietro, ma dopo la Risurrezione gli tenne la promessa dicendogli : Pasce agnos meos, pasce oves meas : pascola i miei agnelli, pascola le mie pecore. Con queste parole Gesù Cristo consegnava a Pietro il governo del gregge universo, degli agnelli cioè, che sono i semplici fedeli, e delle pecore eziandio, delle madri, che sono i Vescovi.

« Di più : s. Giovanni avendo raggiunta l'età di quasi cent'anni sopravvisse al primo Papa, e vide a succedergli s. Lino, s. Cleto e s. Clemente. Or questo Apostolo venerando alla morte di Pietro avrebbe potuto dire Adesso tocca a me essere Papa : io ho veduto Gesù Cristo ; io fui il suo prediletto. Certamente avrebbe bastato che egli dicesse una parola a questo riguardo, e tutti i Cristiani di buonìssimo grado lo avrebbero riconosciuto per loro Capo. Ma Giovanni invece riconosce i Successori di Pietro, e li riverisce, ben sapendo che la Suprema Autorità del Principe degli Apostoli doveva passare e perpetuarsi nei legittimi Vescovi della Sede di Roma, e non in altri.

« Io adunque esulto che s'innalzi un tempio in questo luogo, e ad onore di un Apostolo si caro a Gesù Cristo, sì divoto a Maria, si rispettoso alla Cattedra di Pietro.

« Oh ! la vista di questa Chiesa ci riscaldi ognor più il cuore della divozione a Gesù in Sacramento e a Maria Santissima , e ci renda figliuoli ognor più affezionati e devoti al Papa ; imperocchè sino a tanto che Torino professerà queste tre divozioni, che sono la sua gloria, non verrà in essa meno giammai la Fede Cattolica. »

(1) Gen. 28.

(2) I Cristiani trassero l'uso di innalzare una Croce sui luoghi da dedicarsi a Dio anche dal costume degli antichi romani, quando i beni di qualche privato cittadino cadevano in mano del principe. Per indicare questo mutamento di dominio, i suoi ministri ponevano in mezzo a quei beni l' immagine dell'Imperatore, o scrivevano il suo nome sopra una tabella, e ve la esponevano, o vi incalzavano un velo, che s. Ambrogio chiama Cortina regia. (V. Moroni art. Titoli.)

(3) La croce od altro segno religioso che i primi fedeli mettevano per indicare il luogo santo dicevasi Titolo, quindi venne il nome di Titoli alle chiese stesse principali. Così chiamansi tuttora le chiese più antiche in Roma, nelle quali esercitano la loro giurisdizione i Cardinali dell'ordine dei Preti. Di qui il Cardinale del titolo di Santa Prassede, il Cardinale del titolo di S. Grisogono, e via dicendo.

(1) Vedi Breviario Romano 18 novembre.

(2) Salm. 117.

(1) Esod. XII.

(2) Il re Davide, vinti i suoi nemici, e vistosi pacificamente sul suo trono in Gerusalemme, aveva divisato d'innalzare un tempio al Signore come in ringraziamento degli ottenuti favori, ma Dio stesso gli fece dire dal profeta Natan : Non tu, ma il figliuol tuo edificherà il tempio al Nome mio. (II Reg. 7.)

(3) Qui si allude al sogno di Nabucodonosor, o meglio alla profezia di Daniele sui quattro grandi imperi, l'ultimo dei quali che doveva vincere i tre primi sarebbe stato distrutto da un sassolino staccatosi dal monte di per sé. Questo sassolino significava Gesù Cristo che, disceso dal Cielo, colla sua religione distrusse l'impero Romano, e si estese per tutta la terra. (Dan. 11).

GRAZIA DI PIO IX ad un Cooperatore Salesiano.

Sullo scorcio del mese di Giugno un degnissimo parroco della diocesi d' Alba nostro Cooperatore ci mandava relazione di una bella grazia da lui ottenuta per intercessione di Pio IX. Non avendola potuto pubblicare per difetto di spazio nei due passati mesi, ci gode l' animo di presentarla in questo ai nostri dilettissimi Cooperatori, a gloria di Dio, e ad onore del fedelissimo suo servo, il gran Pio. Possa la lettura della seguente lettera vie meglio persuaderci degli alti meriti dell'immortale Pontefice, e del gran potere che egli gode presso Dio é la Vergine Immacolata , ed infondere in ogni cuore un affetto ognor più caldo verso di lui, mentre attendiamo il sospirato giorno di poterlo pubblicamente invocare ed inneggiare qual Santo.

Cappellazzo, 28 Giugno 1878.

ILL.MO E REv.MO SIGNORE,

A maggior gloria di Dio e del suo servo il grande e non mai abbastanza compianto Pontefice Pio IX, sono lietissimo di riferire alla S. V. un fatto veramente meraviglioso, del quale, se crede bene , potrà far menzione nell' accreditato e benemerito suo Bollettino Salesiano.

Da tre e più lustri , senza interruzione , ogni anno prima che Maggio toccasse la metà, io dovea sopportare una malattia, la quale, sebbene a giudizio dei medici curanti , non pericolosa , era però abbastanza grave ; né la poteva vincere altrimenti che assoggettandomi a nove o dieci salassi. Consultai i più distinti Dottori delle scienze mediche in Torino, ed in altri luoghi, ho seguito puntualmente le molteplici, varie e dolorose prescrizioni che mi vennero fatto a prevenire e troncare, se possibil fosse, il male, ma indarno; ché non mi fu mai concesso neppur un anno solo di esimermi dalla solita infermità. Lascio immaginare alla S. V. quanto fosse increscevole ad un Pastore d'anime dover passare in letto la più gran parte del mese sacro a Maria. Avvenuta la morte del Nono Pio, e conosciuto, fin dal primo elogio dettone in Vaticano, il convincimento universale dei popoli cattolici che nel porgergli l' estremo tributo d' affetto nei solenni funerali , ovunque celebrati , anziché mirare a suffragarne l' anima eccelsa e benedetta, si sentivano spinti ad invocarlo quale intercessore in Cielo, concepii tosto il pensiero di volgere a Dio quotidiane preghiere , supplicando il Sommo Pio a presentarle per me alla gran Vergine ch' Ei dichiarò senza original macchia concepita, promettendo ove fossi dal morbo in Maggio preservato, l'offerta di una modica somma alle due Chiese che sono in costruzione a Torino, l'una in onore di s. Giovanni Evangelista da V. S. fondata, l'altra in onore di s. Secondo, delle quali sentono i Torinesi sì vivo il bisogno. Raddoppiai le mie preci all'appressarsi di Maggio, le proseguii pieno di fiducia nel corso del mese, e le molte grazie ottenute per l'intercessione di Pio IX che leggeva sovente nei pubblici fogli allargavano vie più il mio cuore alla speranza. Ne questa fu delusa; imperocchè passai l' intero mese senza pormi un sol giorno a letto, e godo tuttora florida e perfetta salute. Recatomi a visitare le due predette Chiese, che si erigono quali monumenti di devozione e d'amore all' immortale Pio IX , ho soddisfatto agli assunti impegni, e riconoscentissimo per la grazia ricevuta alzo i più fervidi voti al Signore , onde si degni far paghi gli ardenti desiderii dei figli, che dopo d'aver amato in terra il massimo Pastore e Padre col più caldo affetto, ora no sospirano ansiosi dal Cielo per mezzo del degnissimo suo Successore , il decimoterzo Leone, la glorificazione.

Mi scusi del disturbo , e mi creda quale coi sensi del più riverente ossequio ho l' onore di rassegnarmi.

Della S. V. Ill.ma e Rev.ma

Dev.mo obblig.mo Servo

DELMONTE D. CARLO Arciprete.

Industrie e riflessi di un buon Parroco a pro della gioventù studiosa.

Il vivo desiderio che abbiamo di giovare ai giovinetti studiosi ci fa ritornare sull' argomento già in parte trattato nel numero precedente all'articolo: I giovanetti studenti e le vacanze autunnali. Ma se in quelle pagine del mese scorso noi abbiamo parlato ai nostri Cooperatori in genere , in questa noi ci rivolgiamo soprattutto ai nostri colleghi nel sacro ministero ; e perchè abbiano una qualche norma di ciò che far potrebbero nelle ferie correnti a pro dei fanciulli, esporremo qui in proposito le industrie e i riflessi di un buon Parroco, del quale perchè tuttor vivente dobbiamo tacere il paese (1).

Pensiero dominante di tutta la sua vita sacerdotale quello si è che dal buono indirizzo della gioventù dipende la bontà di una popolazione, ed è convinto che chi vuole crearsi una parrocchia virtuosa e veramente cristiana deve prendersi a cuore la tenera età. Per la qual cosa egli non si contenta di dimostrare ai padri ed alle madri il dovere che loro incombe di bene educare in. famiglia la diletta prole, non si limita ad esortarli che per tempo indirizzino i loro figli a Dio, neppur, è pago di porgere loro le norme più atte a conseguire questo nobile scopo, e segnalare i vantaggi amplissimi che ne derivano ai figli , alla famiglia, alla Chiesa, alla società ; ma porgo all' uopo il più luminoso esempio di carità, di pazienza e di zelo veramente ammirabile. Egli quindi è l'amico, egli è il padre dei fanciulli della sua parrocchia. Per guadagnarseli più facilmente, e renderli pieghevoli, e docili alla sua voce, egli prima di ogni altra cosa cerca non già di farsi temere, ma bensì di farsi amare. Presosi a modello il divin Salvatore, il buon religioso coglie tutte le occasioni per intrattenersi coi piccoli , volge or a questo, ora a quell' altro amorevoli parole, fa loro opportune e piacevoli domande, racconta fatterelli graziosi ed edificanti, e sempre sì dolce e sì amabile loro si mostra, che i fanciulli, e gli stessi giovinetti già grandicelli quando lo vedono aprono il cuore a sentimenti di allegrezza e di gioia, e lungi dal fuggiro, gli corrono incontro, gli fanno corona , e ti fanno come assistere al dolce spettacolo di Gesù attorniato dai fanciulli ebrei nelle vie di Gerusalemme. Intrattenendosi in tal modo con essi egli assai di leggieri viene a scoprire le loro doti di mente e di cuore, l'indole, l'inclinazione, e poscia con catechismi, e con discorsetti famigliari quale paziente giardiniere svelle dai loro animi le male erbe , ne coltiva migliora le buone , e così a tempo opportuno fa sbucciare tra loro bellissimi fiori, e produrre soavissimi frutti di virtù. Per siffatta guisa questo modello di Sacèrdote viene ancora a conoscere per tempo i giovanetti che possono con vantaggio della Religione e della Società intraprendere la carriera degli studii , e all'uopo col consiglio e colla mano ne soccorre quelli, che per difetto di mezzi pecuniari non sarebbero in grado di far fruttificare il talento loro affidato dalla divina Provvidenza.

Ma il tempo, in cui il sant'uomo spiega la più industriosa carità , si è quello appunto delle vacanze autunnali coi giovinetti studenti della parrocchia. Per lo più questi ritornati in patria, memori della bontà sua, e delle care accoglienze che li attendono, lo vanno tosto a riverire. Se taluno vi manca, egli senza mostrarne dispetto ne fa in bel modo dimandare nuove o a lui stesso , o ai parenti suoi , e mostra quanto gli gradirebbe di rivederlo; dopo ciò ei non tarda di esserne soddisfatto. E qual giovanetto mai, qual famiglia sarebbe così scortese dal non arrendersi ai desiderii di una persona, che senza alcun suo interesse mostrasi così benevola ed amorevole? Il buon Sacerdote avutili a sé si dà loro a vedere così contento e giulivo, da sembrare un padre che dopo una lunga assenza terni a ritrovarsi in mezzo ai suoi più cari figliuoli. Dopo varie ed opportune interrogazioni del come passasse l'anno scolastico, dopo un bene a questo ed un bravo a quell'altro, egli finisce coll'esprimere il vivo desiderio di rivederli sovente. Per ciò ottenere annunzia loro come una specie di programma delle vacanze pei giorni feriali e festivi , per le opere di pietà , di studio, e di ricreazione. - Celebrandosi varie messe in parrocchia egli comincia dal fissarne loro una da ascoltare in ora competente nè troppo presto, nè troppo tardi, lasciandoli tuttavia liberi di udirne una piuttostochè un'altra secondo le circostanze e i bisogni delle proprie famiglie. - Per lo studio non potendoli raccogliere ogni giorno insieme , ne assegna loro tuttavia alcune ore del mattino e della sera , e perchè non vi manchino li fa venire di quando in quando a dargli conto del lavoro fatto, e della lezione studiata. - Per la ricreazione poi a fine di allontanarli dai pericoli, egli si adopera per averli più spesso che si può sotto i suoi occhi. Quindi avendo un cortiletto libero presso la canonica lo lascia a loro disposizione, anzi li invita a venirvici in certe ore a trastullare, giuocando alla palla, alle boccie, e simili. Al dopo pranzo vi prende parte ancor egli, e allora ei ti parrebbe di vedere s. Filippo Neri a divertirsi coi fanciulli di Roma, e farsi piccolo coi piccoli per conservarli e guadagnarli a Dio. Alla sera uscendo al passeggio si fa da loro accompagnare : e in questo tanto è il piacere che essi ne prendono, che difficilmente taluno vi manca. Ma la passeggiata più o meno lunga, mentre ne solleva lo spirito e ne rinfranca le forze, convertesi per loro in una scuola utile e dolce ad un tempo ; imperocchè il pio Sacerdote or col racconto di un bell'episodio , or con dimande sulla storia sacra, ecclesiastica, profana, o sopra qualche altra materia di studio , talora col dare e svolgere una regola di buona creanza, cerca, direi così, opportune et importune, di fare del bene a quei cari giovanetti , i quali ritornando alla sera nelle proprie case vi narrano i tratti di singolare bontà dell' amato pastore, che diviene allora il caro soggetto dell' ammirazione , della lode, dell' amore dei padri e dei figli, anzi di tutto il paese.

Alla festa poi dietro a' suoi suggerimenti ed esortazioni essi gli divengono in più cose siccome aiutanti di campo; e questi serve alla messa letta, quegli alla cantata, quest' altro si presta a catechizzare i fanciulli della parrocchia, e quello li assiste. Tutti poi si trovano puntuali alle sacre funzioni , e vi assistono in così divoto contegno da riuscire di grande edificazione non solo ai piccoli, che li stanno guardando in atto di maraviglia, ma ancora agli adulti. e i genitori li additano come modelli ai proprii figliuoli.

Con questo metodo il pio religioso riesce facilmente a farli accostare di tratto in tratto ai santi Sacramenti , la qual cosa ottenuta, il buon esito delle vacanze si può dire assicurato, poiché i giovinetti con questo mezzo si mantengono nei savii propositi, e nel santo timor di Dio, principio di ogni bene.

Due sono le principali cagioni , per cui molti studenti anche soliti nei loro Collegi ad accostarsi con qualche frequenza alla Confessione e Comunione, smettono nelle vacanze questa divota usanza: la prima e più forte è il rispetto umano. Nei buoni Instituti avvi la lodevole consuetudine che in certi giorni gli alunni o tutti o in parte compiano insieme le pratiche religiose , e quindi gli uni sono di esempio e di eccitamento agli altri, e punto non si affaccia, o difficilmente, il rispetto umano ad impedirneli; ma così non é nei proprii villaggi. Nelle città e villaggi, generalmente parlando, è cosa rara il vedere giovanetti accostarsi al tribunale di penitenza e alla Mensa Eucaristica, se ne togli la Pasqua ; perciò il buon fanciullo, che volesse appressarvisi, vedendosi pressoché solo si lascia cogliere dal vano timore: Che cosa ne diranno gli altri?.... forse mi burleranno; e sotto questa apprensione se ne astiene talvolta per un lunghissimo tempo , e alcuni collegiali per tutte le vacanze. Privi allora dei saggi consigli di un amico dell'anima ; privi dei divini conforti dei Sacramenti, i poveretti vengono ad indebolirsi nella virtù , e nel termine di alcune settimane eccoli in braccio al peccato. Ma se trovansi parecchi insieme nel compiere la divota pratica più non li coglie la paura, e ciascuno tira innanzi confortato dall' esempio del compagno , ritraendone ampio vantaggio.

La seconda ragione, per cui molti ragazzi nelle vacanze si allontanano dai Sacramenti, si é per non trovare a loro bell'agio un Confessore. Talora questi o non si trova nel tribunale di penitonza , ed essi non osano farvelo chiamare appositamente ; oppure lo vedono attorniato di gente, e a loro rincresce di cacciarvisi in mezzo e sotto gli sguardi di tutti, e perciò se ne ritirano.

Ora il nostro buon parroco si studia a tutto potere di togliere ai giovinetti suoi questi due ostacoli. Avendoli sovente sotto i suoi occhi egli in date circostanze fa loro apposita ed affettuosa raccomandazione, e li invita ad accostarsi ai Sacramenti insieme. Per meglio facilitarne la pratica fissa loro il giorno e l' ora , nella quale abbiano comodità di confessarsi da chi loro talenta. Ma è pur cosa intesa che in qualunque giorno ed ora taluno abbia volontà di riconciliarsi basta che ne faccia motto al sagrestano , il quale ne avvisa il parroco stesso od altro sacerdote , che tosto si porta in sacristia, ed ivi in una celletta appartata ne ascolta il giovane penitente. Per questa ragione quei buoni fanciulli durante le vacanze continuano, e talora prendono la divota usanza di confessarsi una o due volte al mese ; anzi taluni tutte le Domeniche; e alcuni dei più virtuosi si accostano alla santa Mensa persino due o tre volte la settimana, con quale profitto delle loro anime, con quanta soddisfazione del buon pastore , ed esemplare edificazione di tutto il gregge, ognuno può facilmente argomentarlo.

Al vedere questo degno Sacerdote ad usare sì grande attenzione verso quei fanciulli un vecchio signore suo vicino, forse assordato dai loro innocenti schiamazzi, uri giorno gliene fece parola, e tra le altre cose gli domandò : - Le par egli, signor Prevosto, cotanto utile l' assoggettarsi a siffatte noie e disturbi per una dozzina di giovanetti studenti; anzi trova ella il tornaconto di fare eziandio delle spese , come mi dicono , a fine di procurar loro giocattoli , merenduccie e simili? - A cui egli rispose : « Io la ritengo per cosa utilissima, e mi trovo assai ben ricompensato, ed eccone il perché. Tra questi ragazzi alcuni aspirano allo stato ecclesiastico. Ora ognun sa quanto facilmente la grazia della vocazione si perda da un giovanetto mal custodito nelle vacanze , e abbandonato a se stesso. Laonde se le noie, se i disturbi, se le spese stesse cui mi sottometto per averli sotto i miei occhi, per allontanarli dal male ed allettarli al bene , riuscissero anche solo ad ottenere che uno di essi conservasse i buoni sentimenti, e giungesse un dì all' altare, io la terrei per la ricompensa più ambita. Difatto, un Sacerdote di più non sarebbe egli per la parrocchia, per la diocesi, per la Chiesa, per le anime un guadagno incomparabile?

« Del resto, ancorché questi giovanetti non riescano tutti sacerdoti , nondimeno pel loro maggiore studio e più larga istruzione eglino si procacceranno certamente un posto distinto nella società , e saranno sempre nel paese gli individui più influenti. Or bene, non le par ella bene spesa la mia fatica per conservarli e crescerli buoni cristiani, e tenermeli amici ? Io per me la riguardo siccome parte importantissima del sacro ministero specialmente ai giorni nostri, in cui la Religione abbisogna di ausiliarii ed appoggi in ogni classe della società; e mi gode l'animo al vedere che i più grandi nomini della Chiesa siano del mio parere. Per tacere degli altri, l' immortale Pio IX sì affezionato alla gioventù diceva : « Oggi più che mai un Sacerdote non può meglio impiegare il suo ministero che a pro dei fanciulli ». E il degno suo successore Leone XIII fin da quando era Vescovo di Perugia non mostrava Egli la più sollecita cura a favore della tenera età? Difatto a che altro miravano i così detti Giardini di S. Filippo Neri da Lui stabiliti nella sua diocesi , se non ad istruire , a custodire , assistere in ogni tempo e luogo, per quanto é possibile, la cattolica gioventù?

« L'esperienza, continuò lo zelante Prevosto, mi fece finora toccar con mano che, eccettuati rarissimi casi, un giovanetto ben educato, soprattutto amato e piacevolmente trattato dal prete, difficilmente anche in mezzo al mondo diviene nemico della Religione e del Sacerdozio. Le care rimembranze, le dolci amorevolezze ricevute dal ministro di Dio, i divini insegnamenti avuti da lui, i prudenti consigli, gli serviranno come di forte baluardo contro le dicerie degli empi, che gli dipingono il Sacerdote quale un uomo intollerante, intrattabile, taccagno, un uomo insomma nemico del popolo, indegno di stima e di rispetto. Lei conosce il Cavaliere tale (e qui gliene apriva il nome); ebbene malgrado la delicata sua posizione egli non mostrossi avverso mai né alla Chiesa, nè alle sante sue leggi; e quando occorre prende le difese dei sacerdoti senza punto arrossirne. Mesi or sono trovossi ad un gran pranzo, ove secondo l'andazzo dei tempi il discorso venne a cadere contro dei religiosi in generale, e contro del suo parroco in particolare. Egli lasciò dire per un poco, e poi presa la parola rispose : « Amici , io nego recisamente le vostre asserzioni. Io conobbi ed usai con quel Sacerdote fin dai primi miei studii di grammatica, e vi so dire che egli è l' amico dei grandi e dei piccoli , un uomo di vita intemerata, di una carità , di una piacevolezza ammirabile , e solo la ignoranza o la mala fede né può parlar male. Se egli non la sente con noi in materia di politica , perché fargliene un capo di accusa ? Non siamo noi forse in tempo di libertà ? Vorreste voi incatenargli persino le idee ? Riguardo agli altri membri del Clero che voi bistrattate mi limito a dirvi Se voi errate così grossolanamente contro di uno sì ben noto e rispettabilissimo , potrò io fidarmi ancora di ciò che tra i bicchieri spumeggianti voi sciorinate contro di tutti ? » - Così il coraggioso signore , alle cui parole molti fecero plauso , e mutossi discorso. La gratitudine verso dell' amorevole sacerdote , le care impressioni dei primi anni lo fecero avvocato di tutti.

« E senza andare in cerca di fatti consimili fuori della nostra parrocchia, sappia signor Carlo, che di venticinque e più giovani studenti da me pel passato come al presente famigliarmente trattati , e che ora sono già impiegati civili in varie città del Regno , un solo fin qui mi mutò faccia , e ruppe ogni commercio col vecchio amico dell' anima sua. Poverino ! Fu sedotto, e allacciato nelle società segrete ! Gli altri mi si serbano attaccatissimi, ed in più occasioni già s'interessarono per me, e per le persone che ebbi loro raccomandate, prestandomi consigli ed appoggi. Quasi altrettanti altri si trovano ora in seno alle loro famiglie , come Ella sa ; frequentano la società , e molti fanno parte del Municipio; eppure malgrado i tempi nostri niuno mi diede mai il disgusto di aver consigliata od appoggiata una deliberazione, che sapesse tornarmi dispiacevole. Ci vuole altro ancora per convincerci della somma utilità di prendersi cura , ed anche subire pene e fastidii, a fine di accappararsi per tempo i giovanetti studiosi ?

« Davvero che assai mi addolora quando vengo a sapere che or in questa, or in quell'altra città succedono scandali di matrimonii puramente civili, di morti senza i conforti religiosi, e persino di sepolture sine crux, e sine lux. Per me sono trent' anni che governo questa numerosa parrocchia, ma la Dio mercé non uno degli accennati disordini venne finora ad amareggiare i miei giorni. Imperocchè quei cotali, che sarebbero in maggior pericolo di commettere siffatti scandali , essendo fin dai primi lor anni legati in amicizia col parroco, punto non li commettono non fosse per altro che per non disgustarmi. Specialmente poi in pericolo di vita essi mi fanno chiamare di buon grado al loro letto, e quando taluno nol facesse, a me tuttavia sotto colore dell' antica amicizia riesce facile il prevenirlo con una visita , ed entrare in materia. Or suppongasi che simile ammalato sia un uomo ripieno la testa di pregiudizi contro la Chiesa e i suoi ministri o per discorsi uditi , o per letture fatte, e per soprappiù alieno dal suo pastore, e io le dico che nulla v' ha di più facile che costui si muora senza la Religione, o perché non fa chiamare il sacerdote per tempo , o perché riguardandolo come uno spauracchio non gli ha confidenza, e talvolta ricusa persino di riceverlo. » Fin qui il nostro D. Matteo.

Noi non possiamo che applaudire alla condotta, ed approvare i saggi riflessi di questo amico della gioventù ; anzi preghiamo quei nostri Cooperatori, che hanno l' alto onore di lavorare nel sacro ministero, a meditarli, e metterli in pratica secondo le proprie forze. Badiamo pure, mostriamoci pure amorevoli a tutti i giovinetti che ci sono affidati, perché tutti hanno un'anima egualmente preziosa e redenta dal Sangue di Gesù Cristo, e tutti chi più chi meno potranno col tempo rendersi utili alla buona causa ; ma usiamo un'attenzione precipua , una benevolenza speciale a quelli di loro, i quali o per censo, o per istudio, o per impiego potranno un giorno esercitare una maggiore influenza nella famiglia, e nella società. Certamente non tutti per varii ragionevoli motivi saremo in grado di usar loro i riguardi, prodigar loro le sollecitudini di cotesto nostro Collega, ma che cosa può mai impedirci dal raccoglierli qualche volta a noi d'intorno , volgere loro qualche parola, esortarli ad accostarsi ai santi Sacramenti, insomma far loro intendere che noi li amiamo ? Quando tutti i Parroci, anzi quando ogni Sacerdote nella propria sfera lavorasse con questa mira , e premesse le pedate dei grandi amici della gioventù, sì di certo, la restaurazione della cristiana e civile società sarebbe immancabile.

(1) Più cose lodevolissime ci vennero riferite di questo buon sacerdote , di nome Matteo , del quale abbiamo in animo di tessere in appresso una breve biografia.

ORATORIO SALESIANO DELLA CROCE NELLA CITTÀ DI LUCCA (1).

Come abbiamo promesso nel N° di Luglio diamo qui alla sua volta un cenno della nostra Casa della Croce, stata recentemente aperta in Lucca, allo scopo d'instruire ed educare i giovanetti poveri ed abbandonati.

Le trattative per l'apertura di questa Casa ebbero incominciamento fin dall'anno 1876, iniziate colla benedizione del Santo Padre Pio IX di Veneranda Memoria. La grave scarsezza di personale, ci obbligò da principio a rispondere con sole promesse ai caldi prieghi dell' esimio Arcivescovo di quella città, monsig. Nicolò Ghilardi ; ma nei primi mesi dell'anno corrente le sue istanze furono così pressanti ed improntate di tanta bontà, che ci sentimmo come dolcemente violentati ad appagarnelo. Quindi, non senza grave sacrifizio, perché ci trovavamo tuttora in corso dell' anno scolastico, tolti da questo e da quell'altro Collegio varii soggetti, li mandammo a congiungere i loro deboli sforzi alle fatiche e sollecitudini dello zelantissimo Clero della insigne e religiosa città di Lucca, a pro della numerosa sua gioventù. La Casa s'inaugurava il giorno 29 giugno, sacro al Principe degli Apostoli.

I pochi Salesiani partendo da Torino non erano di altro provveduti che del danaro loro imprestato pel viaggio , e di una grande fiducia nella divina Provvidenza ; e questa che non viene meno giammai a chi in Lei confida, per mezzo di Cooperatori e Cooperatrici ed altre caritatevoli persone (1), preparò loro una casa decente, vitto e vestito, ed una bella Chiesina dedicata alla Croce, con un attiguo cortile.

Qui pertanto alla festa si raccolgono a centinaia i fanciulli dagli 8 ai 14 anni, ed i Salesiani li ammaestrano nella Religione , li fanno assistere alle sacre funzioni, li trattengono in onesta ricreazione; insomma, tutto si pratica come negli Oratorii festivi di Torino, Sampierdarena, Nizza, Marsiglia, Buenos-Ayres ed altri molti.

Ecco in breve quello che vi si fa. Ad una cert'ora del mattino i ragazzi dalle proprie case si raccolgono nel cortile presso la detta Chiesuola, e vi s' intrattengono sino al tempo fissato per la Messa : taluni invece or per consiglio ed or spontaneamente entrano tosto nella Cappella e vi si preparano alla confessione. Giunto il momento stabilito si dà un tocco del campanello e tutti si uniscono nel Luogo Santo. Qui recitano insieme le orazioni, ascoltano la Messa, ed anche un breve sermoncino loro adattato. Alla Comunione del sacerdote parecchi si accostano eziandio a ricevere il Pane degli Angeli con molta edificazione. Finito il santo Sacrifizio, si canta una lode e si esce di Chiesa. Per lo più quelli di loro, che già fecero colazione, o che pure se la portarono seco, fermansi per qualche ora nel luogo della ricreazione, e cominciano i loro trastulli , sempre accompagnati da alcuni Salesiani, che lungo il giorno a fine di prendere un tantin di sollievo, se trovansi in numero sufficiente , si avvicendano nell'assistenza ; poiché a costo di grandi sacrifizi non si lasciano giammai i ragazzi soli. Ciò per due buone ragioni : per impedire che facciano del male, e per aver facili occasioni d'instillare buone massime nei loro cuori anche lungo la ricreazione.

Pressoché lo stesso si ripete il dopo pranzo, se ne eccettui la varietà delle sacre funzioni. Dall' una alle due avvi entrata e ricreazione per toglierli dall' ozio e dai cattivi compagni. Circa alle ore tre si entra in Cappella, ed ha luogo una mezz'ora di Catechismo ai ragazzi divisi in varie classi. Dopo ciò si canta o tutto o in parte il Vespro della Beata Vergine, e poscia si tiene una istruzioncella. Cantate, le Litanie, o l'Ave Maris Stella col Tantum Ergo si dà in fine la Benedizione del Venerabile Sacramento ; ed usciti di Chiesa si rincominciano i divertimenti, i quali per vero dire a varii di quei giovinetti stanno più a cuore che non le pratiche di pietà. Eppure anche i trastulli conducono a buon fine, e sono come una sorgente di vita per l'Oratorio non solo di Lucca, ma di tutti gli altri, giacché dappertutto i ragazzi si assomigliano, e vanno allettati al bene, se vuoi, anche con ragazzate , purché innocue. Ai fanciulli di ogni tempo e luogo sono da ripetersi le parole di s. Filippo : Figliuoli, correte, saltate, gridate, ma non fate peccati.

Talora, durante l'ultima ricreazione della sera, il Direttore od un buon Cooperatore porta un cartoccio di dolci, ed allora le grida e le voci di contento salgono sino alle stelle , e formasi una musica scordata bensì, ma bella nel suo genere, che chiamerei la musica dell'avvenire.

Di quando in quando lungo il mese, e soprattutto nelle feste più solenni , ai più diligenti ad intervenire all' Oratorio si dona un premiuccio, consistente in oggetti di scuola, o di abiti secondo il bisogno.

Ci si dimanderà : I premii chi li provvede ? La carità dei buoni signori di Lucca penserà a tutto.

Né a questo solo si riduce l' occupazione dei Salesiani in detta città , poiché oltre al servizio della Chiesa della Croce pur frequentata da molti fedeli, oltre alle confessioni che vi ascoltano, essi nel corso della settimana in ore opportune, fatti a sé venire i giovanetti più grandicelli non ancor promossi alla prima Comunione , per manco d'istruzione, li ammaestrano partitamente, onde prepararli al grande atto.

Questo é il lavoro che quei nostri fratelli hanno al presente ; ma tra non molto si apriranno le scuole diurne e serali, e fors' anche un Ospizio pei fanciulli più poveri e derelitti , ed allora si . parerà loro dinanzi un più vasto campo evangelico ed una messe consolantissima. A questo fine si va già in cerca di un locale più ampio, e si spera di trovarlo.

Quello che sarà in appresso dei Salesiani in Lucca Dio solo pel momento il sa. In quanto a noi, giudicando dai due primi mesi, non possiamo che sperarne un gran bene por l' avvenire. Imperocchè chi li introdusse in questa città é lo stesso Arcivescovo , il quale li riguarda con occhio di speciale benevolenza e li tratta da padre; li accompagna , e , direi meglio, li circonda di sua assistenza la più fina carità di alcuni zelanti Sacerdoti e delle principali famiglie Lucchesi; e la stessa civile autorità promette loro protezione ed appoggio. Che più? Una dimostrazione di piazza, promossa e compiuta contro di loro il 7 di luglio da gente non tanto cittadina quanto forestiera , invece di nocumento apportò loro guadagno, poiché servì a farli meglio conoscere, ed accrebbe verso di essì la stima e l'affetto di tutte le classi della cittadinanza Lucchese. Questa ben sapendo che i Salesiani , i quali fissarono poc' anzi le tende in Lucca, sono allievi dell'Oratorio di S. Francesco di Sales in Torino, che come i loro fratelli di Europa e di America sotto la direzione di D. Bosco lavorano con niun altro scopo , fuorchè di giovare ai figli del popolo coll'istruirli, educarli, per renderli buoni Cristiani e ad un tempo probi cittadini, nell' indomani di certe grida scomposte e nei giorni seguenti contrappose una dimostrazione quieta e tranquilla, ma così onorevole, spontanea e cordiale da far dimenticare ogni ricevuto oltraggio.

Di tutto noi rendiamo le più vive grazie al buon Dio. Ringraziamo altresì dall'intimo del cuore tutti coloro, che concorsero all'impianto e concorrono al sostegno di quella Casa con aiuti materiali e morali, e li supplichiamo a volerle continuare l'appoggio efficace di loro squisita carità , mentre li assicuriamo d'innalzare quotidiane preghiere all'Altissimo Iddio , che spanda sopra di loro le benedizioni più elette.

(1) Lucca, illustre e nobile città d'Italia di circa 24 mila abitanti, pare abbia avuta la sua fondazione durante il dominio degli Etruschi. Divenuta municipio Romano ed incorporata al proconsolato delle Gallie, vi venivano a svernare le legioni vittoriose di Giulio Cesare. In Lucca fu conchiuso il primo triumvirato. Di quei tempi è l'anfiteatro tuttora esistente e ridotto a piazza di mercato. Alla caduta dell' impero romano di Occidente passò col resto dell' Italia sotto la dominazione dei Goti. Narsete la ricuperò all' impero greco dopo lungo assedio ; indi soggiacque ai Longobardi, ai Franchi, ai re d'Italia, e agli imperatori di Germania pel solo supremo dominio. Dopo molte vicende , e mutamenti di padroni riuscì a stabilirsi in fiorente repubblica guelfa. Napoleone nel 1805 la eresse in Granducato a favore della principessa Elisa sua sorella. Per le decisioni dei congressi di Vienna e di Parigi nel 1815, Lucca fu eretta in Ducato, e conferita a Maria Luisa di Borbone, vedova di Lodovico già re di Etruria. Suo figlio Carlo Lodovico la tenne sino al 1817, nel quale venne ceduta al granduca di Toscana, e finalmente incorporata al regno d'Italia.

La Religione cristiana fu annunziata in Lucca fin dal primo secolo dell'Era Volgare da s. Paolino di Antiochia, discepolo di s. Pietro principe degli Apostoli; laonde s. Paolino è venerato qual primo Vescovo di Lucca. L'anno 1260 ne venne scoperto miracolosamente il corpo. La città di Lucca si mostrò sempre città religiosa e civile, dove le arti ebbero il loro ostello e la religione le sue ispirazioni. Ne sono testimonio le bellissime chiese e basiliche, i palazzi principeschi, e quella dolcezza di tratti e gentilezza di sentire e di modi che tanto la distingue; ne sono testimonio la pietà ognor fiorente che diede alla Chiesa Cattolica molti santi, fra i quali, oltre s. Paolino, si annoverano s. Valerio, s. Dionisio, s. Massimo, s. Teodoro. s. Follario, s. Frediano, s. Corrado, s. Anselmo , tutti Vescovi di Lucca ; e il Beato Giovanni Leonardi, fondatore dei Chierici regolari della Madre di Dio. Celebre poi e ricordata anche da Dante è la Vergine s. Zita, povera ancella, il cui corpo intero e quasi flessibile si conserva e si venera in una capella di S. Frediano, patronato della nobile famiglia Fatinelli nella cui casa la Santa era al servizio. In Lucca si conservano molte preziose reliquie; e non è da tacersi la grandissima divozione e fiducia, che i Lucchesi hanno nel loro Volto Santo, Immagine miracolosa del Crocifisso, che nei tempi della Repubblica venne incoronato ed eletto per loro Re.

(1) Fra i degni di particolare menzione andiamo lieti di annoverare il conte Cesare Sardi, il conte Nicola Guinigi, le nobili famiglie Burlamacchi e Raffaeli, il M. R. Sig. Canonico Leonardi, D. Cristofanini , e sopra tutti il sig. D. Antonio Menesini, che per varii titoli dire si può uno dei più benemeriti.

ISTITUTO FEMMINILE SOTTO LA PROTEZIONE della Madonna delle Grazie in Nizza Monferrato e di S. Teresa in Chieri.

Nelle vicinanze della città di Nizza Monferrato esiste da parecchi secoli un Convento con una Chiesa attigua sotto al titolo di Santuario della Madonna delle Grazie. Tutti i Nicesi ricordano ancora il tempo che quel luogo benedetto era albergo di santi Monaci, i quali coll'austerità della vita e col fervore dell' assidua preghiera, imploravano le benedizioni del Cielo sopra il popolo cristiano. La Chiesa aperta al culto pubblico , e regolarmente ufficiata dai Monaci del Convento , era un pacifico rifugio della pietà, dove molti andavano a consolarsi dei travagli della vita ; e non pochi vi trovavano lo smarrito cammino della salute; ma dispersi i Monaci a motivo dei politici avvenimenti, la Chiesa ed il Convento furono venduti e convertiti in usi profani, in magazzeno da vino.

La profanazione di quel santo luogo cagionò amaro rincrescimento nel cuor de' fedeli, che tutti domandavano un riparo alla pietà, e molti divoti Nicesi lo sollecitavano coi voti e colle preghiere.

Fu allora che incoraggiato da pii e ragguardevoli Ecclesiastici D. Bosco si accinse all'impresa, e d'accordo col Vescovo della Diocesi e coi religiosi, e previa licenza della S. Sede, coll'aiuto di caritatevoli persone , e zelanti Cooperatori acquistò il Convento e la Chiesa; vi fece i necessari ristauri, e nel prossimo ottobre vi apre una Casa di educazione per fanciulle. L' Educatorio sarà diretto dalle nostre Suore di Maria Ausiliatrice, le quali faranno per le giovinette inviate loro dalla divina Provvidenza quello, che fanno i Salesiani a pro dei giovanetti raccolti nei nostri Collegi : arricchirne la mente di utili cognizioni, educarne il cuore a sode e cristiane virtù , addestrarle ai lavori femminili, e informarle a quei principii di civiltà, che sono richiesti dalla condizione di onesta famiglia.

Parimenti nello stesso mese apriamo un altro Istituto consimile, sotto la direzione delle medesime Suore nella città di Chieri presso l' Oratorio di Santa Teresa, del quale abbiamo fatto cenno nel passato Agosto.

Se la cristiana educazione dei ragazzi è ai giorni nostri di massima importanza, non di minor momento si è la buona instituzione delle fanciulle. Una figlia saggiamente istruita, e cristianamente educata riesce una benedizione , un angelo un sostegno, una sorgente di prosperità e di pace per una famiglia. Ella nella sua sfera più o meno ampia sarà col tempo per la Chiesa e per la Società quello che già furono le Clotildi e le Bianche nella Francia, le Elisabette nell' Ungheria e nel Portogallo, le Teodolinde e le Lodoviche nell'Italia ; quello che furono e che sono tuttora innumerevoli figlie , sorelle , spose e madri , le quali colla dolcezza dei modi, coll'attrattiva della pietà , colle industrie dell' amore traggono alla virtù gli animi stessi più ostinati e ribelli ad ogni altro consiglio. Guai invece se la giovanetta crescerà incolta ed ignorante, peggio poi se verrà guasta nello idee e corrotta nel cuore ! Non vi é male peggiore che una donna cattiva. Nei verdi suoi anni ella sarà lo sconforto dei genitori , in appresso il mal genio dei marito, per riuscire in fine lo scandalo della prole. Perché mai ai giorni nostri i nemici della Chiesa tanto si arrabattano per avere il monopolio, vale a dire, il privilegio dell'istruzione non solo dei giovanetti , ma delle fanciulle ancora ? Si è appunto perché sanno oggimai che la donna allevata a loro modo sarà lo strumento più fatalmente abile per distruggere nella famiglia ogni sentimento di pietà e di religione, e preparare nel mondo generazioni empie ed incredule al par di loro.

Lo scopo precipuo dei Salesiani essendo quello della cristiana educazione della gioventù, noi verremmo meno ad una parte del nostro dovere, se non inculcassimo ai nostri Cooperatori e Cooperatrici di aver massima cura delle fanciulle delle proprie famiglie, e di quante altre sono in loro potere.

Intanto cogliamo di buon grado questa propizia occasione per raccomandar loro i sopraddetti Instituti di Chieri e di Nizza. Se qualcuno avesse giovanette da collocare in Casa di educazione , oppure gli venisse il destro di porgere a qualche famiglia un opportuno consiglio , veda di approfittare di questi due Educatorii, e gliene saremo gratissimi. Pubblichiamo qui sotto il programma per le necessarie indicazioni , con preghiera di farlo conoscere a quelle persone che potrebbero averne bisogno.

PROGRAMMA.

Nelle Città di Chieri e di Nizza Monferrato in grandioso locale situato in deliziosa e saluberrima posizione è aperta una Casa di educazione per fanciulle. Lo scopo si è di dare l'insegnamento morale e scientifico in modo , che lasci nulla a desiderare per una giovanetta di onesta e cristiana famiglia.

INSEGNAMENTO.

L' insegnamento è dato da maestre approvate. Esso abbraccia le quattro classi elementari, vale a dire, corso di lingua italiana, calligrafia , aritmetica , sistema metrico, e tenuta dei libri per uso domestico. La declamazione, ed uno speciale esercizio nello stile epistolare fanno eziandio parte dell'insegnamento. Si dànno pure lezioni di disegno, di lingua francese o di piano forte ; ma a richiesta e a carico dei parenti delle allieve.

Ritenendo la religione e la moralità come parti fondamentali della buona educazione , nell' insegnamento religioso si hanno per libri di testo il Catechismo e la Storia Sacra con riflessioni e pratiche applicazioni.

Al termine d'ogni anno scolastico si dà l'esame finale colla distribuzione dei premii e delle menzioni onorevoli.

Nel convitto ciascuna allieva fa uso della lingua italiana.

LaVORI DOMESTICI.

I lavori domestici consistono nel fare gli abiti proprii, secondo la condizione delle allieve, lavori a maglia, calze, camicie, rappezzare, soppressare, far merletto e tutti i lavori più ordinarii di una onesta famiglia.

Per avvezzare le fanciulle alle occupazioni casalinghe, le maggiori di anni dodici fanno per turno il servizio del refettorio, per quanto è conciliabile cogli altri loro doveri. La gestione dei lavori è tutta a carico ed a favore dell' Istituto.

CONDIZIONI DI ACCETTAZIONE.

1° Ogni allieva nel suo ingresso deve essere munita della fede di Battesimo, certificato di vaccinazione o di sofferto vaiuolo, ed aver compiuta, l'età d'anni 6.

2° La pensione mensile è di lire 24, e si paga a trimestri anticipati.

3° La casa é aperta tutto l'anno. Se i parenti lo desiderano si concedono alle allieve alcuni giorni di vacanza dal 15 Settembre al 15 Ottobre ; ma per tal tempo non si fa riduzione sulla pensione del trimestre. Fuori di questo tempo, e fuori del caso di malattia, non si permette alle allieve di uscire coi loro parenti. Possono i parenti o chi per essi venire a visitare le loro figlie una volta la settimana.

Queste visite sono concedute più spesso in caso di malattia.

4° Si hanno tutti i riguardi affinché i commestibili siano sani e adattati all' età e condizione delle allieve.

Al mattino hanno pane, caffè e latte, o frutta.

A pranzo pane a piacimento , minestra, una pietanza con vino.

A merenda pane. - A cena pane a piacimento, minestra, pietanza o frutta con vino.

5° Ogni trimestre i parenti ricevono informazioni della sanità , condotta morale, e del profitto fatto dalle allieve nelle rispettive classi.

6° La musica vocale, la cura del medico e chirurgo, bucato, soppressatura, inchiostro, lume e caloriferi per l'inverno sono a carico dell'Istituto, ma per queste spese si corrispondono in principio dell'anno lire 20. Di queste nulla si restituisce a chi stesse nell' Istituto anche solo piccola parte dell'anno.

Le altre spese accessorie, come sono di libri, carta, posta, medicinali, vestiario, viaggi e simili sono a carico dei parenti.

Il mese incominciato si paga metà; oltrepassata la metà si paga intiero. Non si fa riduzione per chi stesse fuori dell'Istituto meno di quindici giorni.

7° Le allieve non possono tener danaro presso di sè per minuti piaceri , ma avendone dai loro parenti , lo devono depositare presso la Direttrice , che ne farà loro regolare distribuzione.

CORREDO.

L' Istituto provvede lettiera in ferro e pagliericcio. Le allieve si devono provvedere il materasso di m. 1,75 in lunghezza , e m. 0,70 di larghezza ; guanciale, coperta da letto per l'estate e per l'inverno, più il copriletto bianco.

Lenzuola    N° 6

Foderette    » 4

Camicie    » 6

Mutande paia    » 4

Calzoni bianchi paia    » 4

Calze paia    » 6

Sottane bianche    » 4

»   di colore    » 2

Gonnella di lana    »   1

Vesti a piacimento    » 4

Grembialini bianchi    » 2

» di colore    » 2

» neri colle maniche da mettere in iscuola » 2 Colletti    »   0

Cravattine    » 4

Velo nero per Chiesa    » 1

Paia di scarpe    »   3

Fazzoletti da naso    » 12

Cuffie da notte    »   5

Giubbetti da notte    »   4 Accappatoi, o manti per la pulizia del capo » 2

Salviette    »   6

Asciugamani    » 6

Spazzole per abiti    »   1

» per le scarpe    » 1

Pettini    »   2 Forbici e cuscinetto da lavoro . . . » 1

Paracqua e ombrellino    » 1

Baule con chiave    » 1 Abito di uniforme 1

Questo abito sarà unico per l'estate e per l'inverno, ed affinchè sia eseguito secondo il modello comune, sarà provvisto dall' Istituto a carico dei parenti. Ogni oggetto deve essere notato col numero d'ordine fissato nell'atto di accettazione

AVVERTENZE PER L'EDUCATORIO DI NIZZA.

Le domande si possono fare alla Direttrice dell' Istituto femminile di Nizza Monferrato , o al Signor D. Bisio vicario di S. Giovanni, od anche al molto Rev. Sig. D. Bosco Direttore dell'Oratorio di S. Francesco di Sales, Torino.

La città di Nizza Monferrato è una delle principali Stazioni della Ferrovia tra Alessandria e Cavallermaggiore.

AVVERTENZE PER QUELLO DI CHIERI.

Le domande si possono fare alla Direttrice dell'Istituto di Santa Teresa in Chieri, oppure al Rev. D. Bosco in Torino.

La Città di Chieri ha comunicazione diretta per la ferrovia Torino-Chieri, e con le linee Torino -Alessandria, Cuneo, Savona con fermata a Troffarello.

COLLEGI SALESIANI.

Sull' avvicinarsi dell' anno scolastico, le famiglie, le quali hanno figli da mettere in educazione, bramano di conoscere gli Istituti, che porgono loro comodità e sicurezza per collocarveli nel prossimo ottobre e novembre. Per la qual cosa noi diamo qui breve cenno dei singoli nostri collegi, dove si fa quanto occorre per garantire agli allievi moralità, scienza e sanità, e ai quali i nostri Cooperatori e Cooperatrici possono indirizzare con tranquillità di coscienza quei giovanetti, che intendessero di percorrere la carriera degli studi.

Oltre l' Oratorio di S. Francesco di Sales in Torino, l' ospizio di S. Vincenzo di Paoli in Sampierdarena, e l' ospizio di S. Pietro in Nizza Marittima, vi sono i Collegi di Borgo S. Martino , di Lanzo Torinese, di Varazze, d'Alassio e di Valsalice.

In tutti questi collegi l' insegnamento comprende il corso Elementare e Ginnasiale, ed è impartito da maestri e professori patentati, e secondo i programmi governativi. Nel collegio di Alassio e di Valsalice vi è pure il corso Liceale. La pensione è la medesima in tutti, eccetto nell'ultimo, ed ha due gradi. La prima è di fr. 35 mensili, e in essa avvi pane, caffè e latte a colazione; pane e minestra a volontà, due pietanze, vino a pranzo ; pane a merenda ; pane, minestra, vino ed una pietanza a cena.

Alla seconda pensione si corrispondono fr. 24 mensili ; in essa avvi pane a colazione ; pane , minestra , pietanza vino a pranzo ; pane a merenda ; minestra, una pietanza a cena.

Per gli alunni delle classi liceali di Alassio la pensione è la prima, cioè fr. 35 con l' aggiunta di L. 60 a titolo di minervale.

Lanzo dista dodici miglia da Torino e vi si va per ferrovia con più corse ai giorno.

Borgo S. Martino è un paesello della diocesi di Casale da cui dista solo tre miglia, sulla linea di Alessandria-Vercelli, con stazione a pochi passi dal Collegio.

Varazze, Diocesi di Savona, trovasi sulla linea Genova-Ventimiglia , e si arriva da Genova in un' ora e mezza di Ferrovia.

Alassio, diocesi di Albenga, trovasi sulla stessa linea Genova-Ventimiglia.

Valsalice. Per le persone di civile condizione v'è pure il Collegio di Valsalice in Torino distante un quarto d' ora dal ponte di ferro. L'insegnamento abbraccia il corso Elementare , Ginnasiale e Liceale. La pensione è di Lire 80 pel corso Liceale, 60 pel Ginnasiale, 40 per l'Elementare.

Per avere i relativi programmi, e per le domande di accettazione bisogna dirigersi ai Direttori dei singoli collegi , oppure al Sac. Giovanni Bosco in Torino.

Per norma di chi volesse approfittare di qualcuno di detti Collegi mettiamo qui il programma dell' Istituto di Borgo S. Martino , che contiene le principali condizioni comuni a tutti gli altri, avvisando però che occorrono alcune variazioni pel Collegio di Alassio a cagione del Liceo, e per quello di Valsalice in Torino, a riguardo della pensione, del trattamento e del corredo.

PROGRAMMA

CONDIZIONE DI ACCETTAZIONE.

1. Per ottenere l'ammissione di un allievo si dovranno presentare le fedi di nascita, di battesimo, di vaccinazione o di sofferto vaiuolo, di scuola, e di moralità dal proprio parroco: Quest'ultimo certificato è assolutamente necessario.

2. Abbia l'età di anni otto e non sia stato espulso da altre case di educazione.

3. L'insegnamento abbraccia le quattro classi Elementari e le cinque Ginnasiali. In conformità del corso Tecnico sarà insegnata la lingua Italiana e Francese, Aritmetica, Sistema metrico e Geegrafia, ripartite nei corsi Ginnasiali.

4. Vi sono due gradi di pensione. Alla prima si corrispondono L. 35 mensuali ; ed avvi pane e minestra a volontà, vino, due pietanze a pranzo; pane e minestra, come sopra, vino ed una pietanza a cena ; pane, caffè e latte o frutta a colazione, pane a merenda.

5. Alla seconda si corrispondono L. 24 al mese. In essa avvi pane a colazione e merenda ; pane e minestra a volontà , una pietanza , vino a pranzo ; pane e minestra come sopra, vino, oppure frutta a cena.

A chi desidera caffè e latte al mattino, il Collegio lo somministrerà a L. 3,50 al mese.

6. La pensione si paga a trimestri anticipati. L'inadempimento di questo articolo indica il richiamo dell'alunno presso i parenti. Nel computo della mesata non si deducono le assenze minori di quindici giorni e si conta intera la quindicina incominciata.

7. Si farà un deposito di danaro per le minute spese. Gli allievi non possono tener danaro presso di sé, neppure orologi , coltelli, temperini od altri simili oggetti. I parenti che vogliono lasciar danaro ad uso libero de' loro figliuoli debbono depositarlo presso il Prefetto, il quale con debito riguardo lo rimetterà, o lo impiegherà secondo il loro desiderio.

8. Per l'uso della lettiera e pagliericcio, pel parrucchiere, inchiostro, lume e caldo nell'inverno si pagano L. 20 annue anticipate, che non si rimborsano, ancorchè non si rimanga in Collegio che per breve tempo.

9. Ogni spesa per libri, oggetti di scuola, di vestiario, medico e medicinali ecc., come pure le rappezzature degli abiti e delle scarpe saranno a carico dei parenti.

10. Il bucato si fa per tutti in Collegio a L. 1,75 mensili, compresa la soppressatura.

11. Col pagamento regolare della pensione, oltre l'istruzione relativa a ciascuna classe, gli allievi hanno ancora la scuola di canto gregoriano e

di musica vocale, a cui devono intervenire nelle ore stabilite.

12. Al fine d'ogni mese i genitori riceveranno un prospetto indicante lo stato sanitario, la condotta ed il profitto scolastico riportato da' loro figliuoli in ogni ramo d'insegnamento.

CORREDO.

1. Per le passeggiate e pei casi d'uscita ciascun convittore dovrà avere un abito uniforme consistente in calzoni, tunica, cinturino e berretto.

I calzoni possono essere di qualsivoglia forma e stoffa purché neri, e debbono provvedersi dai rispettivi parenti prima dell ' entrata in Collegio ; il resto sarà eseguito in Collegio secondo il modello comune.

2. Due mute in buono stato per casa.

3. Una copertina possibilmente bianca.

4. Coltri per l'inverno.

5. Foderette    N° 4

6. Lenzuola    » 4

7. Camicie    » 8

8. Calze per l'inverno paia   . . . .   » 4

9.   »   l' estate    » 6

10. Corpetti di maglia    » 3

11. Fazzoletti    » 8

12. Cravatte    » 3

13. Salviette    » 6

14. Asciugamani    » 6

15. Scarpe, paia    » 3 16. Pettini, spazzole per abiti, altre per le scarpe. 17. Un catino di ferro o di zinco. 18 Posata da tavola.

19. Guanciale-Materasso lungo 1,75, largo 0,70.

Ogni oggetto sia munito del numero distintivo fissato dalla Direzione. Il Collegio non è responsabile degli oggetti minuti, come colletti, cravatte ecc., o di quelli che non sono o non ponno essere numerati.

AVVERTENZE.

1. I convittori sono tenuti in Collegio tutto l'anno. A richiesta però dei parenti possono passare in famiglia tutto od in parte il mese delle vacanze autunnali, dal 15 Settembre al 15 Ottobre. L'entrata in Collegio è fissata dal 15 al 18 Ottobre. Col giorno 18 comincia a decorrere la pensione eziandio per coloro che vi ritornassero dopo.

2. I parenti possono parlare coi loro figli ogni ora, fuorche in tempo di scuola e delle funzioni religiose. Non si permette alle persone estranee di visitare gli allievi senza speciale mandato dei parenti di questi.

3. Gli alunni che rimangono in Collegio nel tempo delle vacanze, hanno ogni giorno alcune ore di scuola per meglio abilitarsi nelle rispettive classi.

4. Quelli che dopo le vacanze fanno ritorno ai loro studi devono presentare al Superiore un certificato di buona condotta morale e religiosa ottenuto dal rispettivo Parroco.

5. Le dimande si fanno al Direttore del Collegio, oppure al Sac. Giovanni Bosco in Torino.

BIBLIOGRAFIA SALESIANA.

Vita della Beata Caterina Mattei. - Tra le terre italiane il Piemonte fu sempre una delle più feconde di persone virtuose e sante. Già due secoli or sono un illustre Canonico di Giaveno, Giacinto Galizia, raccoglieva in preziosi volumi le gesta gloriose di molte anime elette, che vi avevano fiorito , la cui vita non sapresti dire se sia più stupenda per l'intreccio delle più belle ed eroiche virtù, o per la varietà e moltiplicità dei doni sovrumani e celesti, di cui andarono ricolme.

Ma una delle anime più sante, e nella quale Iddio mostrossi sovranamente maraviglioso, è certamente la Beata Caterina Mattei da Racconigi , Vergine Domenicana, nata il 1486, morta nel 1547, e riconosciuta solennemente Beata dall'immortale Pontefice Pio VII nel 1808. La sua vita fu una serie non interrotta di superni favori, non sempre comuni ai santi stessi più cospicui, sicché può dirsi con tutta ragione che le contrade Subalpine non hanno punto da invidiare nè le Rose al Perù, né le Terese alle Spagne , nè alla stessa Toscana quella grande Serafina, che fu Caterina da Siena.

Nè solo la gran copia dei doni celesti rendono altamente mirabile la Vergine Racconisia, ma ancora lo virtù sue preclarissime, soprattutto il suo amore ed attaccamento inalterabile alla Chiesa Cattolica, lo zelo ardente per la salute delle anime, la carità generosa ed infiammata verso il prossimo, pel quale visse e morì ; insomma per il bene immenso che colle sue opere, co' suoi consigli, co' suoi doni Ella procurò non solo al Piemonte, ma all' Italia tutta. Quindi meritamente Santa Chiesa la chiama : « Vergine risplendente per carità ammiranda e per abbondanza di carismi divini : Quae mira charitate, et divinorum Charismatum ubertate refulsit. » Conosciuta, onorata , venerata dai Duchi di Savoia , dai Marchesi di Monferrato e di Saluzzo, dai Conti Pico della Mirandola, e da innumerevoli altre famiglie nobili e principesche di quel tempo, questa Sposa di Cristo approfittossi della sua riputazione ed influenza per promuovere tra i grandi ed i piccoli l'onor di Dio e il bene delle anime. Per questo fine tu la trovi a Torino, a Vercelli, a Casale, a Saluzzo , alla Mirandola , Savigliano , Garessio , Revello, Roddi e in cento altri luoghi, e la diresti un apostolo in continua missione.

Se poi si considerano gli anni nefasti , in cui visse questa Beata , non si tarda a convincersi che il pietoso Iddio la concedesse al Piemonte quale un dono di sua misericordia. Era quella l'ora delle potestà delle tenebre ; era il tempo di Lutero, di Calvino, di Enrico VIII ; tempo di eresia, di rivolta, di guerra, di mal costume e d'ignoranza religiosa ; tempo in cui i nostri padri correvano il più evidente pericolo di abbandonare la Cattolica Chiesa. Or che fece l'inclita Vergine di Racconigi? Colla serafica sua carità, specialmente coi doni preziosi di cui avevala adorna lo Sposo Celeste, Ella mantenne accesa nei nostri paesi la fiaccola della Fede ; anzi fu qual baluardo, fu qual diga insuperabile , che arrestò alle Alpi l'eresia calviniana, la quale, allagata ormai la Svizzera e la Francia, tentava d'irrompere pur nel Piemonte e nell'Italia.

Or questa gloria della Religione Cattolica, questo gioiello dell'Ordine Domenicano, questa margarita preziosa, che meriterebbe di essere conosciuta per tutto il mondo, é tuttora per molti fedeli quale un tesoro nascosto. La cagione ne fu che le Vite di Lei, venute fino a questi ultimi anni in luce , non furono abbastanza popolari , divulgate e lette , o perchè scritte in uno stile troppo elevato , o perché oltremodo voluminose e di una sottigliezza soverchiamente stucchevole, talune perchè non bene ordinate nella esposizione dei fatti , altro in fine, perché troppo ristrette, o solo intente ai fatti maravigliosi, non congiunsero l'utile al dolce.

In vista di ciò un nostro sacerdote per consiglio di D. Bosco un'altra ne compose, studiandosi di evitare gli accennati difetti. Ne ricavò i fatti e detti dagli antichi biografi più accreditati ; ne dispose la materia in capi secondo la natura della medesima ; vi adoperò uno stile piano, semplice e alla portata di tutti ; mise insomma come sott'occhio al lettore il caro ritratto di Caterina in tale punto di vista , da fargliela non solo amare e venerare , ma prendere a modello di virtù in ogni circostanza della vita.

Due giudici competenti, avendo letto ed esaminato questo lavoro, ne fecero all'autore le più cordiali congratulazioni, e gliene diedero amplissime lodi. Monsignor Eugenio Galletti Vescovo di Alba, che per pietà e per virtù è un ornamento dell'Episcopato Cattolico, gliene scriveva in questi termini : « Vossignoria espresse e colorì le sue idee, i suoi quadri intorno alla Beata, con una facilità, semplicità e vivezza singolare, talché il suo scritto farà del bene al pio e devoto popolo.>> E il Reverendissimo Padre Vincenzo Sallua, Commissario generale del Santo Offizio ed Arcivescovo di Calcedonia, uomo eminente e pel posto che occupa in Roma, e per la segnalata dottrina, così esprimevasi in un suo riverito autografo : « La Vita della gloriosa ed ammirabilissima Beata Caterina è collocata da V. S. in bella luce, rilevando nel suo pregiato libro le virtù tutte, ma di preferenza le sue caratteristiche, mirabilmente intrecciate con i divini carismi e segnalatissimi doni di Dio. Per lo che gliene esprimo sensi vivissimi di riconoscenza, di ben meritata lode e di ammirazione. La nostra portentosa Eroina stenda sopra di Lei e sopra il suo Instituto le ali di sua celeste protezione. »

Dal canto nostro, a prova del generale aggradimento che incontrò questa Vita, aggiungiamo che la prima edizione di più migliaia di copie , stata a suo tempo con graziosi elogi annunziata dall'Unità Cattolica di Torino e dalla Voce della Verità di Roma, fu in breve esaurita, e se ne dovette intraprendere una seconda.

Noi pertanto raccomandiamo questa operetta ai nostri Cooperatori e Cooperatrici, agli Istituti religiosi, Collegi, Ritiri , Educatorii, anzi a tutte le famiglie cristiane; e non ci peritiamo di dire, che dalla sua lettura i maestri e le maestre, i padri e le madri, i figli e specialmente le figlie, gli ecclesiastici stessi ed i laici ne ricaveranno un gradito pascolo all' anima , e ne proveranno soavi emozioni e forti eccitamenti alla virtù. Prezzo L. 1.

Il più bel Fiore del Collegio apostolico. - E così intitolato il fascicolo delle Letture Cattoliche del mese di settembre e ottobre. E un volumetto di oltre a 200 pagine, che contiene le più gradite notizie intorno alla elezione dei Papi nei primi secoli della Chiesa, alla origine ed uso del Conclave, ai principali ornamenti, che usa il Sommo Pontefice nelle sacre funzioni, e al loro significato. Descrive soprattutto il Conclave del 1878 che segnerà una bella pagina nella storia della Chiesa, la Elezione del migliore dei Porporati, che prese il nome di Leone XIII, la sua prima solenne benedizione, la sua incoronazione, a cui fa seguito una graziosa biografia, che mette in rilievo le belle doti dell' Eletto. A tutto ciò vien dietro in Appendice una breve biografia dei Sacri Elettori, ed un cenno doi principali atti del Pontificato di Leone XIII. - Raccomandiamo pertanto ai Cooperatori di far conoscere questo libretto ai loro parenti ed amici, sia per la materia che vi si tratta, sia specialmente perché serve ad eccitare nei cuori la dovuta venerazione ed affetto verso il degnissimo Pontefice, che Iddio pietoso, per consolarci della perdita del grande Pio IX, ci diede nella sua bontà per Padre e Maestro. Prezzo cent. 40.

PROGRESSO DELLA PIA UNIONE.

La Pia Unione dei Cooperatori Salesiani e delle Cooperatrici va ogni dì estendendosi non solo in Italia, ma anche al di fuori. Fra gli altri luoghi essa venne testé fatta conoscere ed introdotta in Gorizia, e in parecchie città dell'impero AustroUngarico. Se il buon Dio ci continua la sua protezione noi speriamo di poter fra non molto annoverare nei nostri Cooperatori un buon numero di eletti cattolici di quelle parti, i quali, mentre andranno lieti di godere come noi gli alti spirituali favori concessi dal Grande Pio IX, si vedranno ad un tempo offerta un'occasione propizia ed un mezzo sicuro ed ordinato per giovare alla Religione ed alla Civile Società, col favorire la istruzione e cristiana educazione delle molte migliaia di poveri giovanetti raccolti nelle Case Salesiane, le quali si sostengono colla carità dei benefattori e degli zelanti nostri confratelli e consorelle in Gesù Cristo. Il bisogno di togliere giovanetti dalla via del disonore e della perdizione si va facendo ogni di più urgente a cagione dei satanici sforzi, che fanno i nemici della Chiesa e del civile consorzio per corrompere le masse popolari e mettere sossopra il mondo. Da tutte parti siamo domandati a stabilir case or per giovani studenti, or per artigiani. Molte ne abbiamo aperte in questi ultimi mesi, ed altra ne apriremo ancora tra poco. Il bene a farsi è dunque molto, o cresce ogni giorno ancora. Per la qual cosa non saranno mai troppo spesse le file dei Cooperatori e Cooperatrici che ci porgano la mano benefica, e ci aiutino nella impresa secondo le proprie forze. Preghiamo che ci si accrescano questi aiutanti, e per ognuno che Dio se ne toglie in Cielo, mille ce ne conceda per surrogarlo in terra.

INDULGENZE SPECIALI pei Cooperatori.

Ogni Cooperatore può acquistare indulgenza plenaria una volta al giorno, da applicarsi alle anime del Purgatorio, recitando la terza parte del Rosario di Maria Vergine avanti al SS. Sacramento, e non potendo avanti al divin Sacramento, recitandola innanzi al Crocifisso.

Indulgenza plenaria ogni volta che si accosta alla santa Comunione.

Può altresì lucrare moltissimo indulgenze plenarie nel corso del giorno mediante la recita di sei Pater, Ave e Gloria, secondo la mente del Sommo Pontefice. E queste indulgenze applicabili alle anime purganti, le può acquistare toties quoties, ossia tutte le volte che recita i suddetti Pater Ave o Gloria in qualunque luogo, senza bisogno di Confessione e Comunione, purché sia in grazia di Dio.

Oltre a queste un' altra plenaria ne può guadagnare ogni Domenica, e nei giorni qui sotto notati, purchè confessato negli otto giorni, e comunicato, visiti una qualche Chiesa, pregandovi secondo l'intenzione del Sommo Pontefice.

Mese di Settembre.

4. Santa Rosa di Viterbo.

7. Patrocinio della SS. Vergine.

8. Natività di Maria.

15. Festa del Nome di Maria.

17. Stimmate di s. Francesco d'Assisi. 18. S. Giuseppe da Copertino. 21. S. Matteo apostolo ed evangelista. 22. Festa dei 7 dolori di Maria. 24. Beata V. Maria della Mercede.