ANNO II. - N. 8   Esce una volta al mese.   AGOSTO 1878

BOLLETTINO SALESIANO

Direzione nell' Oratorio Salesiano. - Via Cottolengo , N. 32, TORINO

SOMMARIO-L'onomastico del S. Padre e i Cooperatori Salesiani - I giovani studenti e le vacanze autunnali - Suppliche dei Vescovi e dei fedeli per la Beatificazione di Pio IX - Una grazia per l'intercessione di Pio IX - Maria Ausiliatrice - Lettere Salesiane - L'Oratorio di Santa Teresa - Annunzio di vendita - Bibliografia Salesiana - Indulgenze speciali pei Cooperatori.

L'ONOMASTICO DEL S. PADRE E I COOPERATORI SALESIANI.

Fin dal giorno in cui il divino Consolatore degli afflitti asciugava le nostre lagrime col darci un nuovo Padre in Leone XIII, noi con tutta la famiglia cattolica esultammo della più viva gioia cantando : Haec dies, quam fecit Dominus : exultemus et laetemur in ea. Di gioire in tal modo e tripudiare avevamo ben d' onde, perché conoscevamo, e con noi il conosceva ormai il mondo intiero, che il nuovo Papa era per virtù e dottrina il fiore più bello del giardino della Chiesa , la gemma più preziosa e fulgida del Collegio Apostolico ; perché sapevamo in oltre che Egli senza alcun nostro merito ci era benevolo ed affezionatissimo.

Ma se fu ragionevole in quel diì la nostra gioia ed esultanza, è pur giusto e consentaneo al cuor nostro che questa si rinnovelli almeno nelle più belle occasioni dell'anno; ed una molto propizia ci si presenta in questo mese medesimo dalla fausta ricorrenza della festa di S. Gioachino, giorno onomastico del nostro Santissimo Padre.

Cooperatori e Cooperatrici, richiamiamo alla memoria 1' immenso benefizio che Dio fece alla sua Chiesa nel darle un Reggitore sì abile ; rammentiamo la sovrana sua benevolenza e bontà verso di noi meschini ; riflettiamo ancora all' alto onore che Egli ci fece col gradire di essere Cooperatore Salesiano , e pieni la mente di grati pensieri provochiamo il nostro cuore a nuova ed insolita gioia.

Ma affinché questa sterile non sia, noi dobbiamo accompagnarla colle opere. La festa del fortunato Padre di Maria cade il 18 agosto, giorno di Domenica. Noi vi facciamo caldo invito che vogliate in quel dì specialmente innalzare a Dio fervide preghiere, a fine di ottenere al Santo Padre per l'intercessione del glorioso Patriarca S. Gioachino, di cui Egli al sacro fonte ereditò il, nome, le grazie più elette, le consolazioni più dolci nel governo della Chiesa. Una santa Comunione fatta per lui in quel giorno, una messa santamente ascoltata, una visita divota al SS. Sacramento , sarebbero certamente la offerta più cara al suo piissimo cuore.

Molte sono sempre le pene , i timori, le angustie di chi siede sulla Cattedra di Pietro. Ogni Romano Pontefice potrebbe come l' Apostolo delle gesti tessere la lunga serie dei travagli di ogni fatta, che gli procaccia il pastorale ministero, e che gli danno da tutte parti i nemici di Dio e delle anime, e poi aggiungere con lui: << Oltre a quello , che viene di fuori , le cure quotidiane , la sollecitudine di tutte le Chiese. Chi è informo, e io non mi contristi? Chi è scandalizzato, e io non mi consumi? » (1). Ma se i travagli di corpo e di animo per un Papa sono già molti e gravi in ogni tempo, oggi più che mai sono cresciuti di numero ed intensità. Oh! no di certo , non fu senza ragione che il Cardinal Pecci nel Conclave, udendo a leggere il suo nome più sovente che non quello degli Eminentissimi suoi Colleghi, e scorgendo probabile la sua elezione al Sommo Pontificato, impallidì, si pose a tremare, gli si vide cader di mano la penna, e furtive lacrime gli spuntarono sugli occhi. Egli sapeva qual tremendo peso stava per cadergli addosso.

Or bene due cose particolarmente possono alleggerire e confortare il nostro Santissimo Padre : Il vedere nella Chiesa molti ad aiutarlo nel salvare le anime ; e il sapere che si prega per lui.

Fratelli , diamo secondo le nostre forze questo sollievo e conforto al nostro amorosissimo Padre. Lavoriamo, e coltiviamo con ardente zelo la porzione dell' immenso campo affidato alle sue cure ; e poi sovente e sopratutto nell' accennato giorno onomastico dell' augusto Pontefice invochiamo dal Cielo sopra di lui le più copiose e squisite benedizioni. Oli! si, nella Comunione che faremo in quel giorno domandiamo che Egli sia per la Chiesa quello che S. Gioachino fu per Maria; e siccome questa sotto il governo di un tanto padre si rendette a Dio sì cara, che ne trasse il Figliuolo nel proprio seno, divenne Madre d' immensi popoli e Regina del mondo, così la Chiesa Cattolica sotto il Governo di Leone XIII si conservi ognora immacolata, sicché il divino Sposo di lei si compiaccia , la consoli di molti figli , la circondi di nuova gloria, le conceda di stendere il suo materno e reale dominio sopra tutta la terra (2).

(1) II Corinth. II.

(2) Per preparare gli animi al festeggiamento del 18 agosto la tipografia Speirani ha pubblicata un'apposita Novena di preghiere. Una copia cent. 5; dodici copie, cent. 50 ; cento copie L. 4. Rivolgersi alla detta tipografia, via s. Francesco dì Assisi, 11, Torino.

1 GIOVANETTI STUDENTI E LE VACANZE AUTUNNALI.

Dacché Iddio pietoso ha disposto che fossimo consacrati alla istruzione e coltura della gioventù noi abbiamo talora sofferto delle grandi pene , ma pur gustata prelibate dolcezze. All' aprirsi dell' anno scolastico ci vedevamo talvolta circondati da un nuvolo di vispi giovinetti; i quali per altro nella condotta scolastica, morale e religiosa lasciavano molto a desiderare. Alla vista del doloroso spettacolo noi andavamo allora in mezzo ai sospiri ripetendo : « Che annata terribile dovrà essere questa per noi. » Ma per la divina Bontà ben presto ci dovevano ricredere, ed esclamare invece : « Quale potenza della istruzione della mente , e della educazione del cuore ! » Imperocché con quella carità, che ci descrive s. Paolo , paziente , benigna e piena di speranza , con modi persuasivi e appropriati mezzi di emulazione , col racconto di facili esempi, talora con una minaccia ragionevole od un discreto rimprovero, più spesso colla promessa di un premiuccio, con usa parola affettuosa, o con un encomio per un' opera, benché minima, bene eseguita, con queste ed altre simili arti ed industrie , nello spazio di un mese siffatta mutazione si otteneva negli alunni , da più non riconoscerli. Alla dissipazione subentrava tra loro il raccoglimento, all'amor dell' ozio l' ardor dello studio, l' ordine alla sregolatezza , l' amor fraterno all' odio ed alla vendetta. Per mezzo poi d'istruzioni religiose, preparate secondo la loro capacità e bisogni , la condotta morale soprattutto veniva a farsi tra essi così esemplare da potercene vivere tranquilli , che nessuno mai sarebbe stato qual lupo tra i compagni ; anzi molti facevansi di così specchiata virtù, che potevamo servircene come di nostri ausiliari e coapostoli pel bene degli altri. Entrato per tal modo il timor di Dio nei loro cuori , avviati per convinzione alla regolata pratica delle opere di pietà e di religione, il buon esito nella scienza anche poi meno favoriti dalla natura veniva in pari tempo assicurato, e noi scorgevamo cogli occhi nostri, e toccavamo coree con mano la verità di quella divina sentenza : Principio , e fonte di sapienza essere il timor di Dio : initium sapientiae timor Domini. Quindi non ostante le angosciose sollecitudini della direzione , le dure fatiche dello' insegnamento e dello' assistenza , non ostante che si venisse ogni giorno alla sera stanchi e spossati da non poterne più, ciò non di meno al vederci così ben ripagati ci sentivamo rinvigorire nelle' animo, e pronti a ricominciare al domani , e proseguire con maggior lena la nostra via.

Intanto avvicinandosi la fine dello' anno , se da usa parte noi ne godevamo in cuor nostro per la speranza di un legittimo riposo, per altro lato ci amareggiava il pensiero del rimpatriare dei nostri allievi per le vacanze autunnali ; poiché l' esperienza degli anni andati ci costringeva a riguardare l' approssimarsi di questo tempo come il contadino contempla timido e pauroso la tempesta che si forma nelle' alto , e che verrà torse fra poco ad abbattere colla gragnuola, o a portarsi via col turbine ogni sua cura e fatica. Quindi e, che, per scemare ai nostri alunni i pericoli delle troppo lunghe vacanze, cominciammo dal prolungare l'anno scolastico , non dando gli esami che alla fine d' Agosto. Non basta : scorgendo in appresso che vari parenti desideravano di lasciarci i loro figli anche poi mesi di autunno, noi stabilimmo di tenere aperti i nostri istituti per questo tempo ancora. Laonde ogni anno contassi più centinaia di giovinetti di ogni città e provincia, i quali or di propria volontà e per affezione , or per desiderio e comando dei genitori e parenti, si fermano a ferrare in Collegio. Nel qual tempo noi concediamo tutti i giorni molte ore di ricreazione e di passeggiata per sollevarli nello spirito e rinfrancarne le forze, ma intanto continuiamo a coltivare le virtù con molta fatica inserte e cresciute lungo 1' anno nei loro cuori, e con qualche ora di scuola quotidiana impediamo che perdano le cognizioni acquistate, anzi ne somministriamo delle nuove per meglio fondarli ed abilitarli nelle rispettive classi. Vero è che con questo metodo priviamo noi medesimi del necessario sollievo ; ma la soddisfazione di assicurare il vantaggio scientifico e morale dei nostri cari allievi ci rende leggiero e dolce pur anco questo sacrifizio.

Ma volesse il Cielo che tutte le famiglie si persuadessero dell' immenso bene, che farebbero a se stesse e ai loro figli, se ci assecondassero in questa pratica ! Volesse il Cielo che tutti i Collegi potessero adottare questo sistema ! Ma è vano lo sperarlo. Molti parenti or per un malinteso interesse, or per debolezza, e talvolta anche per varii ragionevoli motivi non lasciano i figli in Collegio nei mesi di vacanza. Per altra parte non tutti gli istituti sono disposti a ritenerveli, e il più delle volte per difetto di personale neppure il potrebbero, ancorché i parenti lasciarli volessero. Per queste ragioni la quasi totalità dei collegiali in Luglio ed Agosto lasciano il luogo di loro educazione non ancor compiuta e rassodata, ritornano a casa, e mal preparati vi rimangono più mesi esposti a grandi pericoli in un mondo corrotto e corrompitore. Ed oh! non fossimo stretti a dire che la maggior parte di loro in questo breve tempo non solamente perdono quanto hanno acquistato di virtù e di onestà, ma prendono biasimevoli abitudini, rendonsi famigliare l'iniquità, cessano di essere agnelli per ritornare o divenire lupi rapaci. Come e per qual motivo ciò accada sarebbe troppo lungo il qui spiegare ; ma la troppa nequizia dei tempi nostri; i gravissimi scandali; i molti pericoli che s'incontrano nel mondo, sono certamente le cause precipue di una metamorfosi così dolorosa.

Ma i genitori, ci osserverà taluno, i parenti non si prendono essi cura dei loro cari ?

Sappiamo che molti reputano sacro questo dovere, e lo compiono esemplarmente; ma molti pur troppo ne sono impediti dai lavori quotidiani, o dagli impieghi a cui non possono sottrarsi ; taluni ne sono eziandio incapaci, e non pochi, lo diciamo con dolore, non se ne danno pensiero veruno.

Comunque sia, noi per l' affetto che portiamo non solamente ai giovinetti che furono già nelle nostre case, ma a quelli ancora di ogni altro collegio ed istituto , facciamo qui a tutti i Cooperatori e Cooperatrici umile, ma calda preghiera, che vogliano adoperarsi, affinchè le presenti vacanze non tornino dannose ai loro figli , nipoti , parenti, vicini, amici, insomma agli studenti tutti, coi quali possano avere qualche relazione.

- E con quali mezzi ?

Tre sono i principali pericoli che corrono i giovanetti nelle vacanze (e ciò che diciamo di questi s' intenda eziandio delle fanciulle):

L'ozio - le male compagnie - le cattive letture. Allontaniamoli da questi tre scogli, ed avremo una morale certezza che essi non faranno naufragio. Si, col consiglio e pur col comando fate che non passino tutta la giornata in giuochi, passeggiate, conversazioni, divertimenti, ma se non vi occorre di occuparli con voi in qualche utile lavoro, fissate almeno alcune ore al giorno, in cui debbano attendere allo studio , facendo una parte del loro cómpito scolastico. L' acqua ancorchè limpidissima se resta per qualche tempo ferma specialmente d'estate imputridisce , e genera schifosi animali. Così la mente ed il cuore del giovinetto ozioso o male occupato si riempiono di mali pensieri, e in appresso concepiscono i più indegni propositi. Del resto è infallibile Colui che disse : L' ozio è maestro di molta malizia: multam malitiam docuit otiositas ; e saggio il proverbio : L'ozio è il padre dei vizi.

Dove per altro si ha da esercitare la massima vigilanza si è nel tener lontani i giovinetti dalle male compagnie. É d' uopo confessarlo; e a che varrebbe il tacerlo? moltissimi fanciulli restano pervertiti da un compagno indegno , per lo più stato alla sua volta sedotto esso pure da altri. Cominciasi dal giuocolare, poi dal portarsi al passeggio, alla campagna insieme, ed a casa l' un dell' altro. Intanto siccome la bocca parla dell' abbondanza del cuore, il ragazzo cattivo prende a proferire parole meno che oneste, a fare certe domande ingannatrici, a raccontare certi episodii o letti o uditi, a spiegare come egli stesso od altri fecero questa. o quell' altra disdicevole azione. Ed ecco dopo qualche giorno l' innocente od il convertito fanciullo, che ancor non aveva il coraggio di un Bernardino da Siena , nè la sodezza di virtù di un Luigi Gonzaga, da levar la voce contro quel parlare, o voltare le spalle al vile traditore, vi resta colto, perde il pudore, e si mette egli pure a dire e a fare secondo il modello che gli sta innanzi; poichè terribile è l' attrattativa, e la forza del malo esempio. Sì, di nove sopra dieci giovinetti stati pervertiti, questa è l' origine, questa è la storia dolorosa del loro pervertimento.

Cooperatori e Cooperatrici, se volete rendere alle famiglie, alla Religione , alla civile società un servigio incomparabile, fate che i buoni giovanetti , di cui potete o in casa o in chiesa in qualche modo disporre, non si accompagnino coi cattivi ; e persuadetevi che difficilmente il virtuoso migliora il malvagio, ma questo bensì trae quello alla perdizione. Non vi sfugga giammai dalla mente la saggia lezione da quel buon padre data al figlio suo col fatto delle mele sane, poste al contatto di una guasta ; vi ricordi ognora che un ragazzo ancorchè buono è però sempre una pianta ancor tenerella , bisognosa di cura e di sostegno, e che una mano scortese abbatte di leggieri, piega , rompe, e svelle pur anco dal suolo. Perciò in questi mesi se mai vedete qualche giovane di sospetti costumi a cercare di accompagnarsi coi figli, fratelli, nipoti, amici vostri, impeditelo a tutto vostro potere; se si offende , tanto meglio. Se non vi pare conveniente parlare troppo franco e chiaro, fate nondimeno che i vostri cari da lui si guardino ; suggerite loro che or sotto colore di studio, or di uscita, or di altra occupazione lo licenzino, e ne sfuggano il consorzio. Quando non vi è ben nota la educazione, l' indole, la condotta di taluno, informatevene da chi lo conosce, fategli voi medesimi qualche domanda in proposito, oppure spiate in bel modo quello che ci dica e faccia ; e se mai venite a scorgere che egli è imbevuto di massime contrarie alla Religione 'ed alla virtù , allontanatene i vostri cari a costo di qualunque noia che ve ne possa accadere ; imperocchè un giovanetto virtuoso ed innocente è il tesoro più ricco, di cui possa vantarsi e andar giustamente gloriosa una famiglia, e sarà mai troppa la sollecitudine usata per conservarlo intatto.

Cosa rincrescevole ma pur vera: bene spesso il pericolo del mal compagno si trova nella casa stessa: talora è il domestico od il servo, e i genitori lo ignorano, o non vi pongono riparo. - Chi ti ha insegnato a far questo? domandava un giorno il maestro ad un allievo colto in grave fallo - Ed egli : È il mio servo - Or va, gli soggiunse, e dì a tuo padre che ci tiene in casa l'assassino dell' anima tua. - In questi casi si avvera il detto del divin Salvatore : « E i nemici dell' uomo sono i domestici suoi et inimici hominis domestici ejus ». Genitori, padroni, institutori, aprite gli occhi: in questo caso il servo, la serva sono in casa vostra peggiori di un ladro; sono gli assassini delle più care e liete speranze. Il cuore che vi palpita in seno deve suggerirvi il da farsi. Siate inesorabili, altrimenti vi pentirete un giorno di vostra incuria e falsa pietà, ma indarno. Se poi avete per avventura una persona di servizio di onestà provata , tenetevela come un gioiello , come un angelo di vostra famiglia.

Nè qui è il tutto. Un dì in compagnia di un vecchio venerando passavamo presso ad un paese, quand'ecco in un crocicchio pararci innanzi un drappello di fanciulli e fanciulle dai sette ai dieci anni, che si trastullavano insieme. A quella vista il nostro vegliardo, fermati i suoi lenti passi « Ecco, ci disse, una delle prime cause della precoce malizia dell' odierna gioventù. » Ei diceva il vero. Ci basti il rilevare questo detto a chi tocca , perchè intenda e provveda. Si dichiari anche solo che sono cose contrarie alla buona creanza, ma non si permettano siffatte famigliari promiscuità, state in ogni tempo ed oggi più che mai alla gioventù pericolose e fatali. Cotale pericolo fu pure altrimenti comprovato : taluni asserirono che le loro morali disfatte ebbero incominciamento in certi asili d'infanzia mal governati, e peggio diretti.

Ci resta a dire della lettura. La lettura di buoni libri è certamente uno dei migliori e più sicuri mezzi per far passare egregiamente le vacanze ad un giovane studioso , poichè essa, mentre lo allontana dall'ozio, gli fornisce la mente di utili pensieri e sode cognizioni; gli forma il cuore ad elette virtù, e gli somministra vivi eccitamenti a praticarla. Ma guai per l' opposto se nelle sue mani viene a cadere un libro, un foglio malvagio; poichè allora questo gli farà da ozio, da cattivo compagno, da maestro d'iniquità, da demonio e peggio. Noi crediamo inutile di qui fermarci a provare questo asserto; chè già il facemmo nel Bollettino del mese di dicembre dell'anno passato. Quindi solamente vi raccomandiamo, o diletti Cooperatori e Cooperatrici, di esaminare, o far esaminare da chi s'intenda, i libri che devono servire di lettura ai figli vostri, ed assicurarvi che siano degni di stare nelle loro mani, atti a somministrare sano pascolo alla loro mente ed al loro cuore. Non lasciate ad essi la libertà di provvedersene a proprio talento, poichè sovente o per inesperienza od anche per giovanile curiosità si appigliano a libri empii ed infami. Nè v'illuda il bel titolo di cui talora portano fregiata la fronte: sono maschere per meglio ingannare i semplici. Via certi romanzi da casa vostra; via talune storie composte allo scopo di sedurre gli incauti; via certi poemi che porgono il veleno in tazza dorata , o coll'orlo cosperso di miele; lungi quei giornali che pretendono d'insegnare la Religione ai Vescovi, e allo stesso Vicario di Cristo. Guai a noi se non iscongiuriamo siffatto pericolo dal capo dei nostri cari! Senza che ce ne accorgiamo ci sparirà di casa la Religione dei padri nostri, ed in quella vece vi entrerà l' empietà ed il mal costume, e con essi la maledizione del Cielo.

Un anno da un Collegio ritornava per le vacanze presso i suoi genitori un giovinetto sui quindici anni di grandi speranze, pio, studioso e così costumato, che ti pareva un angelo. In quell'anno stesso (1870) suo padre per non rimaner digiuno, come ci diceva, delle notizie del giorno, erasi associato ad un certo periodico senza punto badare di qual colore ci fosse : era uno di quei giornali, che negli articoli di fondo battono la Chiesa e ne deridono i dogmi sacrosanti; nelle appendici poi riportano a capitoli romanzi ributtanti ; uno di quei giornali insomma, di cui per nostra sventura va ripiena l'Italia, e che a vergogna del nome cristiano entrano pure in molte famiglie a spegnerne la Religione e la fede. Avesse almeno avuto riguardo che il figlio non leggesse quel foglio pestilente; ma no, che a tanto non giunse la sua accortezza e sollecitudine. Padre sciagurato! Figlio infelice! Da quel diario maledetto cotali avvelenate massime sorbì il povero giovine, che non solo soffocò ogni sentimento di pietà e di religione, ma fecesi di così perduta vita, che dopo tre mesi rientrato in Collegio ne fu in capo a pochi giorni espulso, affinché coll' alito suo non ammorbasse i compagni di scuola. - Dove hai attinte massime così diaboliche, dove lette ed imparate bestemmie così orrende? - Nel tal giornale, rispose; a quello io credo, non più al Catechismo -- Il Direttore ebbe il pensiero di fargli mettere per iscritto queste parole, e le mandò al padre dicendogli tra le altre cose : « Non me, ma se stesso incolpi della rovina di un figlio sì caro. » Breve: dopo una serie d' innumerevoli disordini, dopo aver fatto per cinque anni trangugiare ai suoi genitori le più ingrate amarezze, un giorno quel miserabile si chiude in camera, e dato di piglio ad un'arma da fuoco si toglie la vita! Il padre resistette al peso di tanta sventura, e vive tuttavia, ma inconsolabile e straziato dai rimorsi; la madre più sensibile ne rimase oppressa, e dopo un mese calava nella tomba. Sopra un tal fatto ed altri consimili non occorrono commenti per trarne morale insegnamento.

Fratelli e sorelle, mostratevi veri Cooperatori e Cooperatrici Salesiane in queste vacanze. Vigilate, assistete , esortate; fate in una parola da angeli custodi ai figli ed alle figlie vostre, e a quanti giovanetti e fanciulle avrete tra voi. Anzi sia vostro glorioso' vanto, finite le ferie autunnali, di riconsegnarli nelle mani dei loro direttori e maestri più virtuosi ancora che non li riceveste.

AVVISO.

Se a taluno occorresse d'indicare a qualche famiglia dabbene un luogo sicuro, ove far passare ad uno studente delle scuole elementari o ginnasiali le prossime vacanze con vantaggio del corpo e dello spirito, potrebbe suggerire il Collegio di San Filippo Neri, situato in luogo salubre e fresco presso le Alpi , colla comodità della ferrovia Torino-Lanzo. Trattamento sano; assistenza vigile e paterna ; tutti i giorni amene passeggiate su pei monti, e apposite ricreazioni; due ore di scuola al giorno con altrettante di studio per ripigliare esami o per meglio abilitarsi nelle classi. Prima pensione, L. 35; la seconda, L. 24 al mese. Per l'accettazione dirigersi al Sac. Giovanni Bosco - Valdocco - Torino ; oppure direttamente al Sig. D. Giuseppe Scappini, attuale Direttore del Collegio di San Filippo Neri in Lanzo-Torinese.

 

SUPPLICHE DEI VESCOVI E DEI FEDELI per la Beatificazione di Pio IX

Nel Bollettino del mese scorso all'articolo « I decreti di Urbano VIII, e i miracoli di Pio IX » noi accennammo come i Vescovi della provincia Veneta avevano inviato al Santo Padre Leone XIII una supplica per implorare che permettesse l' esame delle virtù del venerato suo predecessore Pio IX, onde passare in appresso alla causa della sua Beatificazione. Noi avremmo voluto riferire per intiero l'importante documento, ma la mancanza di spazio ce lo impedì e ce lo impedisce tuttora.

Nella loro supplica gli illustri Prelati passano a rassegna gli atti magnanimi di Pio IX, le sue virtù ammirabili, la sua pazienza, calma e serenità tra le più gravi sciagure ; la sua carità che si diffuse a lenire le miserie di tutto il mondo, la sua mansuetudine e dolcezza impareggiabile non disgiunta da una fortezza invitta contro tutte le lusinghe e male arti dei nemici di Dio; ricordano il grido che sollevossi universalmente dopo la sua morte : Abbiamo un Protettore in Cielo ; Pio IX é un santo; fanno rilevare il desiderio destatosi dappertutto di poter avere qualche oggetto a lui appartenuto da conservarsi quale reliquia; notano soprattutto come un sentimento così spontaneo , pronto ed universale porti la caratteristica della verità, e come Iddio si degni di confermarlo e mostrarne compiacenza nelle grazie che tuttodì concede a coloro, che le invocano per intercessione del suo Servo fedele. Poscia proseguono così

« Egli è impertanto dietro la guida di questi motivi, o Beatissimo Padre, che noi per un movimento spontaneo come interpreti dei tigli nostri in Gesù Cristo, coi quali in presenza di Voi ci riconosciamo noi pure figli, discepoli e pecorelle del mistico ovile, ricorriamo a Voi, Padre, Maestro e Pastore supremo, e vi porgiamo umili suppliche, affinché vi degniate ordinare che siano prese in esame le virtù del vostro illustre e santo predecessore, al fine che dal canonico processo possa poi venire introdotta (speriamo) la causa della Beatificazione. Pio IX ebbe la gloria d' innalzare agli onori degli altari drappelli di Santi, onde di nuovo lustro si abbellì la Chiesa militante, e novello splendore si aggiunse alla trionfante ; Voi, Beatissimo Padre, degno successore di lui, avrete la consolazione e l' onore di esaltare in faccia al cielo e alla terra quell' uomo, a cui e cielo e terra vanno debitori.

Detto poscia che la Beatificazione di Pio IX sarà uno degli atti più illustri, onde preziosa ed immortale diverrà la memoria di Leone XIII , e darà eziandio glorificazione al Pontificato Romano, i venerandi Pastori conchiudono con questo parole

« Piaccia dunque a Dio, piaccia a Voi, Beatissimo Padre, che autorizzati dall' infallibile vostra parola, possiamo prostrarci pubblicamente dinanzi all' immagine del Padre amatissimo che ammirammo Martire nella pazienza, Confessore nella fermezza, Apostolo nella carità, Angelo nella vita; piaccia a Dio ed a Voi che possiamo chiamarlo Santo con pubblica voce solenne, ed avere un argomento irrefragabile per mostrare all' età future che non errammo quando in mezzo alle traversie, alle angustie, alle ingratitudini di questa età rubella, come figli sinceri e fedeli alla Chiesa abbiamo riconosciuto in Pio IX una benedizione, un tesoro che Dio concesse alla Chiesa, all' Italia e a tutto il mondo. Supplichevoli, Beatissimo Padre, da Voi imploriamo questa grazia per amore della Vergine Immacolata a cui tanto era caro Pio IX; la imploriamo nel mese in cui tutto l' orbe onora ed invoca la Madre dolcissima. e nel giorno di gioconda memoria in cui un altro Pio pur grande e da Lei prediletto la incoronò salutandola Ausiliatrice dei Cristiani. »

L' esempio dei pastori venne seguito dalle pecorelle ; quindi varie Associazioni Cattoliche vanno oggimai sottoscrivendo petizioni per domandare lo stesso favore al Vicario di Gesù. Cristo. Anzi il Comitato della società del laicato cattolico di Napoli si è fatto promotore di analoga supplica, da sottoscriversi da tutte le Associazioni Cattoliche, Pie Unioni, Confraternite ed altre opere di carità e di Religione d' Italia , e ne manda egli stesso un modulo a tutte le Società Cattoliche , che sono in relazione con lui. Quelle che non lo ricevessero possono farne domanda al presidente del Comitato Centrale, Conte di Acciano - lo Carminello a Chiaia-Napoli - e tosto lo riceveranno con preghiera, firmato che sia, di respingerlo al medesimo indirizzo in lettera chiusa ed affrancata. Le suppliche riunite insieme e legate in uno o più volumi verranno umiliate ai piedi del S. Padre Leone XIII. « Siamo sicuri, così il Comitato, che le Società Cattoliche italiano, le quali venerarono cotanto sì gran Papa in terra, non mancheranno di offrirgli, ora che è in cielo, quest'altro tributo di devozione e di affetto figliale. »

I Cooperatori Salesiani essendo sparsi per tante parti, riesce impossibile il raccogliere la firma di ognuno ; quindi noi facendoci interpreti dei loro voti apporremo la nostra a nome di tutti.

UNA GRAZIA PER L'INTERCESSIONE DI PIO IX
raccontata dal Card. Vescovo di Verona.

L'eminentissimo Cardinale Luigi Di Canossa, Vescovo di Verona , scrisse poc' anzi all' Unità Cattolica una lettera, dove racconta una grazia singolarissima ottenuta nella sua diocesi per intercessione di Pio Nono, ed è un'istantanea e veramente portentosa guarigione di un giovinetto affetto da violenta epilessia. Si sa che lo stesso Santo Pontefice, quando era in giovine età, fu terribilmente afflitto da questo morbo e temevasi che non potesse perciò venire ammesso al sacerdozio , né

salire all'altare. Ma ne guarì poi per un insigne favore della Vergine Immacolata, annunziatogli da Pio VII. Ora ecco la divina Provvidenza glorificare il suo Pontefice compartendo ad altri la stessa grazia, come racconta il Cardinale Vescovo di Verona nella lettera seguente

« EGREGIO SIG. DIRETTORE

dell'Unità Cattolica,

Di Verona, il 19 luglio 1878.


« Col debito rispetto a tutte le riserve e norme stabilite dalla Santa Sede in proposito, ma a gloria ed onore della santa e veneranda memoria dell'immortale già nostro Sommo Pontefice Pio IX, le narro un fatto prodigioso ottenuto colla sua intercessione , e che io compendio dalla relazione mandatamene sotto il 14 corrente dal molto reverendo arciprete vicario foraneo don Antonio Balzani.

« In Bovolone , grossa borgata di questa mia diocesi, havvi un giovinetto , Bissali Vittorio di Filippo e di Bertozzo Maria, nato il 18 marzo 1872, il quale da due anni, per lui e pe'suoi ben lunghi, fu attaccato da violenta epilessia. Benché gli accessi da principio non fossero tanto spessi, dappoi crebbero in frequenza così enormemente da esserne preso e gittato a terra fino a circa cento volte al giorno. Inutile il dire di quante specie provassero mezzi gli afflittissimi genitori per riaversi sanato il figliuoletto, che vedevano incamminarsi di gran passo verso la sua fine. In tanta desolazione l'11 giugno prossimo passato si recarono dal sullodato loro arciprete supplicandolo ad indicare ad essi qualche tentativo opportuno. Egli tutto ad un tratto si sentì come inspirato di proporre loro di fare una novena di preghiere al Santo Padre Pio IX , di accostarsi in un dì di essa ai SS. Sacramenti, e di applicare sul petto del fanciullo un pezzettino di vesta, portata dal gran Pio. Allegri e pieni di speranza promisero tutto , ritornarono a casa, e, detto fatto, posero sul petto al figliuolo la reliquia. Ed oh prodigio ! Da quell'istante il fanciullo fu sano perfettamente con immenso giubilo de' suoi e di tutti. Si é atteso un buon mese per accertare il fatto : ed il fanciullo continua ottimamente, si rinforza ogni dì meglio, e non si scorge più in lui ombra o traccia del mal sofferto. Oh misericordia di Dio ! Oh potenza del suo gran Servo fedele Pio IX, del quale quei pii genitori erano devotissimi eziandio mentre era vivo ! Qui vorrei l'infelice ed empio Renan. Pretendeva egli una Commissione presente per constatare un miracolo. Altro che Commissione: più di quattromila abitanti conta Bovolone: vi hanno dunque testimoni a iosa e i conoscenti di casa pronti a giurare. Oh! possano una volta gli increduli e vacillanti nella fede aprire gli occhi alla luce smagliante di siffatti interventi della onnipotenza divina , che glorifica i suoi servi , che ne sanziona l'operato, che rinnova le prove della verità della santissima nostra religione , e dona a tutti un nuovo impulso a raffermarsi nella fede, a praticare il Vangelo, a credere senza esitazioni , senza paure umane, e ad accertarsi per tal modo la conquista del Cielo!

«   Viva Pio IX !

«   Gradisca, signor Direttore, gli attestati, ecc.

«   Di lei

« Obb.mo ed aff.mo

« T E. Card. Di CANOSSA, vesc. »

MARIA AUSILIATRICE.

Nell' or passato luglio tra le altre ci venne spedita la seguente relazione di grazia ricevuta per intercessione di Maria, potente Aiuto dei Cristiani.

REV." SIGNOR D. Bosco,

Tempo fa io andai a visitare una mia parente ammalata, e la trovai in uno stato che faceva compassione. Aveva, per causa del male, il collo più grosso della testa, la lingua gonfia che le riempiva la bocca, quindi non poteva più parlare, e neppure inghiottire un cucchiaino di bevanda. Il dottore non sapeva che dirsi di un malore siffatto, e la famiglia n'era desolatissima, perchè temeva ne succedesse la morte. Siccome io sono associato alle Letture Cattoliche, e aveva letto le numerose e segnalate grazie che Maria Ausiliatrice ottiene a chi la invoca con fede , presi animo e dissi all' inferma queste parole : « Raccomandatevi a Maria Ausiliatrice, e promettete di fare ad onor suo un' offerta secondo le vostre forze, e di andarla a ringraziare nel suo Santuario di Torino, ed abbiate fiducia che Essa vi farà guarire. » La poverina non potendo parlare mi fece segno colla testa che acconsentiva a quanto le aveva detto. Ed oh ! maraviglia ! colei che non poteva più proferire una sillaba, nè prendere un sorso d'acqua, nel termine di tre ore si pose a parlare, a bere, e persino a mangiare, e dopo due giorni appena, scomparso ogni male, era perfettamente guarita. La così favorita da Maria non potè ancor recarsi a Torino per adempire il suo voto, perchè tiene una piccola bambina, ma appena le sia possibile andrà a soddisfare in persona le sue obbligazioni ad onore della celeste sua Benefattrice.

Gradisca i miei rispetti , e mi creda quale mi professo con tutta stima

Di V. S. Rev.ma

Dev.m0 Servitore

GIACCARDI BIAGIO.

Narzole 7 luglio 1878.

LETTERE SALESIANE.

La Chiesa della Bocca in Buenos-Ayres - Una invasione degli Indi - Grande innondazione a S. Nicolas.

S. Nicolas de los Arroyos, 1 Giugno 1878. M. R. D. BARBERIS,

Secondo una mia promessa prendo la penna per descriverle alla meglio alcune cose, che mi paiono di qualche rilievo. Giunto nel nuovo mondo mi stetti qualche tempo in Buenos-Aires per aiutare a fare scuola nella parrocchia della Bocca. É questo un borgo abitato da oltre a 25 mila anime , come le fu già scritto. Ella sa pure i pericoli corsi dal parroco antecessore, che dovette abbandonarla. Avendola l' Arcivescovo affidata ai poveri Salesiani, da principio si ebbero molti triboli e spine, ma, la Dio mercè, da qualche tempo le cose vanno prendendo buona piega , e lasciano sperare gran frutto. Addetti a questo luogo non vi sono che due sacerdoti, ed un terzo cho vi si porta solamente alla festa. Alla Domenica si dicono tre messe, e in ciascuna si fa la spiegazione del Vangelo. Dopo pranzo all' ora stabilita la chiesa si trova piena zeppa di gente. Prima del vespro uno dei sacerdoti fa il Catechismo ai piccoli in un oratorio appartato, ed un altro lo fa nella chiesa agli adulti, cho ne hanno pur molto bisosogno, e lo ascoltono volentieri. Dopo questo si canta il vespro ; poscia si sale in pulpito , e si fa la predica a tutto il popolo. Data quindi la benedizione col SS. Sacramento succede la recita del santo Rosario, che serve di chiusura alle funzioni. Qui non parlo di altri esercizi del sacro ministero, nè delle confessioni, le quali ritengono quasi tutto il mattino i tre sacerdoti nel tribunale di penitenza. I quali perciò alla sera della festa si trovano come oppressi dalle durate fatiche , ma pur sono contenti, e non cangierebbero le loro occupazioni con tutti i divertimenti del mondo.

Negli altri giorni poi sacerdoti e chierici fanno scuola mattino e sera a centinaia di poveri ragazzi, che frequentano le nostre scuole private , mentre altri si portano a fare più ore di Catechismo nelle scuole pubbliche dei due comuni della Bocca e di Barracas, che appartengono alla nostra Parrocchia. Mentre in certi paesi d'Europa si vorrebbe bandire dalla scuola il Catechismo , riesce cosa veramente consolante per noi il vedere invece in generale 1' impegno di questa gloriosa Repubblica che nelle scuole sia impartita alla gioventù studiosa la religiosa istruzione. Fortunatamente i nostri uomini di Stato, ben più assennati, capiscono che la istruzione e religiosa educazione della gioventù è l' unico mezzo per formare buoni cittadini, e creare una società tranquilla e felice.

Nel tempo che mi fermai in Buenos-Aires si ebbero notizie inquietanti dalla frontiera, le quali probabilmente ritarderanno le nostre missioni tra gli Indi dei Pampas. Le trascrivo quanto racconta il giornale « la Prensa. »

« Accadde di questi giorni una invasione di Indi al continente dei tre Rii. Lo sappiamo ufficialmente per comunicazione del Giudice di Pace del distretto di D. Iuan Carreras. La sera del 25 marzo la scorreria si fermò circondando il campo di D. Gregorio Soler. Una mandra di 1500 vacche e dieci mila cavalli scomparve. Non si sa di certo il totale del danno arrecato ; ma il Giudice Carreras dice che al ritirarsi degli Indi non si vide più in quelle parti né una vacca nè un cavallo. Il comandante Donoa coll' 8° battaglione di linea è il più vicino agli Indi ; ma si teme che egli non possa far nulla, perchè la sua gente è indebolita dalle fatiche e dalla fame , mentre gli Indi sono ben forniti di provvigioni , d' armi e cavalli. Il giorno 26 gli invasori cominciarono a ritirarsi. Temendo di essere inseguiti dalla truppa di linea si ritirarono divisi in varii gruppi tenendo una vasta campagna. Temo che se ne vadano senza che loro venga tolto un cavallo. Gli Indi, che entrarono dalla parte di Mostasas, assalirono dalla parte opposta la frontiera di. Guamini, . presero il fortino, e ne uccisero la guarnigione » Fin qui il detto giornale.

Veda adunque a che punto si trovano le cose alle nostre frontiere per causa dei selvaggi. Il Governo non pensa che a frenarli colla forza, la quale gli costa assai, perché occorre mandare e tenere soldati sii tutti i punti, e pur molte volte non si riesce a nulla. Gli Indi vanno convertiti e fatti buoni cristiani : allora diverranno mansueti e civili , e cesseranno dalle invasioni e dalle rapine. Se no, no.

Dopo breve fermata in Buenos-Aires io fui inviato qui in San Nicolas de los Arroyos, dove nel mese di aprile successe una tale innondazione, che non si ricorda l' eguale. I poderi meglio coltivati furono rovinati affatto per la estensione di centinaia di chilometri, atterrati i ponti sui vicini torrenti, molte case scosse e gettate al suolo, animali d' ogni specie annegati , e strascinati pel Rio Paranà , nel quale si videro buoi e vacche ancor legati insieme travolti dalle acque verso la capitale. Due molini non distanti dal nostro collegio scomparvero sì, da non lasciar neppure vestigio dove fossero fabbricati. In città poi l'acqua entrò con tal impeto, che in alcune contrade poteva condur via un carro per quanto si volesse carico e pesante. Ecco come il giornale di S. Nicolas « Ei Progreso » parla di questa sciagura: non faccio che tradurre in Italiano il suo articolo

« Notizie dalle nostre isole portano che tutte furono coperte d' acqua, e in alcune dove eransi già fatte le seminagioni ed altri lavori , i danni sono incalcolabili. Nella proprietà del sig. D. Iose Cattaneo avvenne un episodio degno di essere ricordato. Due italiani che abitavano quest' isola si salvarono in modo provvidenziale. Approssimandosi la notte della Domenica lasciarono due grandi barche di loro spettanza sulla riva, attaccate con deboli gomene. Svegliatisi si avvidero che l'acqua cresceva visibilmente, e invadeva il loro rancho (casa rusticale), in cui dormivano. Corsero tosto per le barche, ma non v' erano più ; ché, stracciata la corda, erano state condotte via dalla corrente. Allora vedendo che l' acqua cresceva spaventosamente salirono sul tetto di loro casipola , dove trovaronsi in compagnia di un cane , e di una gran quantità di vipere ed altri rettili , che cercavano pur colà uno scampo. Quivi passarono parte della notte della Domenica, il lunedì, sino al martedì mattino in preda a mortale angoscia sia pel timore delle morsicature delle vipere, sia per l' imminente pericolo che la casa rovinasse. A quante barche vedevano passare pel fiume mandavano pietose grida chiamando soccorso, ma nessuno li adiva. Sul mezzogiorno del lunedì il cane si gettò nell' acqua , e credettero che il fedel compagno li abbandonasse, ma così non fu ; poiché poco dopo ricomparve portando in bocca un maialetto lattante, tolto senza dubbio dalla corrente. La carne cruda di questo animale servì loro di cibo per quel giorno. Sul mattino del martedì per divina Provvidenza passò molto vicino all' isola una barca mercantesca, che veniva da Entre-Rios, la quale li poté udire e li salvò. Non avevano ancor fatto cento metri di cammino , quando a loro vista il casolare rovinò. Dopo tante peripezie giunti alla riva ringraziarono Iddio di averli così mirabilmente salvati da certa morte. »

In questa occasione si vide pure quanto coraggio inspiri la cristiana carità. Il nostro Direttore D. Fagnano avvisato che nella bassa città molte famiglie trovavansi in pericolo, prese il cavallo, e quantunque piovesse dirottamente partì per vedere se vi era mezzo di portare soccorso a qualcuno. Egli stette molto tempo in mezzo all'acque che venivangli addosso dall'alto e dal basso. Ritardando così a ritornare già si stava in Collegio in grande afflizione , quando a sera inoltrata ci giunse tra noi con due fanciulli salvati dalla morte. I giovani del Collegio, e tutti i confratelli che erano per lui in penosa ansietà, quando lo videro a ritornare seco portando quei due ragazzi, ne andarono oltremodo contenti, e dicevano : « E vero che ci fece stare in grande timore , ma ci portò due pesci che sono impagabili ; questa è buona preda. Viva il buon Dio e il Direttore. » Dopo cena, e prima di mandare gli allievi a dormire , egli li raccolse a sè d' intorno, e raccontò le disgrazie di quella giornata, la desolazione di tante famiglie , le strida di disperazione e di morte di molti infelici, e tutti c' invitò a ringraziare il Signore perchè ci faceva trovare in luogo , dove l'acqua non ci poteva raggiungere. Al racconto di così dolorosa storia fu un momento d mozione e di pianto generale.

Eccomi al fine della mia lettera , che riuscì più lunga di quello che avrei voluto. Conchiudo col pregarla che mi voglia raccomandare in modo i speciale a Maria Ausiliatrice, e riverirmi rispettosamente D. Bosco, baciandogli per me quella mano, che tante volte mi benedisse, e si segnalati favori mi ha compartiti.

Suo dev.mo ed aff'.mo
D. BARTOLOMEO PANARO.

L'ORATORIO DI SANTA TERESA NELLA CITTÀ DI CHIERI.

La città di Chieri già celebre nella storia per essere stata nel Medio Evo un Comune fiorente, e per aver dato i natali ad illustri famiglie, annoverò sempre persone di molta pietà, e di carità veramente insigne (1). Fra questi tennero uno dei primi posti il sig. Carlo Bertinetti, e la degna sua consorte Ottavia Debernardi, i quali dopo una vita piena di buone opere, trovandosi senza prole, lasciavano una loro bellissima casa in eredità a D. Bosco, affinchè se ne servisse alla maggior gloria di Dio, e a vantaggio delle anime. D. Bosco ricorda con piacere che in detta casa, finiti i suoi studii di latinità al Collegio di Chieri, prese l'esame per la vestizione chiericale, e vi stette più altre volte da giovinetto , chiamatovi dal sig. D. Burzio canonico arciprete del Duomo, che era ad un tempo delegato scolastico.

La casa trovasi in vicinanza, anzi si vuole che facesse parte dell' antico palazzo della nobile famiglia Tana, da cui discendeva Donna Marta marchesa di Castiglione e madre di s. Luigi Gonzaga, il quale vi fece pure soggiorno (1).

D. Bosco credette di bene interpretare la volontà dei pii testatori coll'aprire nella casa ereditata un Oratorio sotto il titolo di S. Teresa, onde accogliervi nei giorni festivi le fanciulle della città , per così allontanarle dai pericoli , e intanto aver comodità d'istruirle cristianamente in aiuto dei parroci, ed assisterle in ricreazione. A questo fine vi mandò ad abitare detta casa, e a dirigerne l'Oratorio, le Suore di Maria Ausiliatrice, le quali

coadiuvate da alcune pie persone della città già nostre Cooperatrici ebbero fin dalla prima festa la dolce consolazione di vedersi circondate da oltre a 2:50 vispe giovinette , che fanno sperare di s'e molto bene. Circostanza pur degna di essere ricordata si è che le Suore inaugurarono la loro novella casa il 28 giugno festa del Sacro Cuore di Gesù. Si nutre quindi la più viva fiducia che il Divin Salvatore scriverà nel suo amorosissimo Cuore il nome delle fanciulle che frequenteranno l'Oratorio annesso, e benedirà tutti coloro che coopereranno a farlo vie maggiormente fiorire alla santissima sua gloria (1).

Se il concorso dei nostri benefattori non ci verrà meno , noi col tempo speriamo di erigervi eziamlio un educandato ; poichè oltre la salubrità del luogo e la comodità della ferrovia Torino-Chieri, il fabbricato vi si presta assai bene, essendo spazioso, e fornito di giardino e cortile. Avvenendo che vi si apra l'educandato, ne terremo informati i nostri Cooperatori e Cooperatrici.

E poichè qui ci si presenta occasione, dichiariamo una volta per sempre che nel dare pubblicità alle opere che si fanno dalla Congregazione noi non abbiamo in mira di accattarci gloria ed onore tra gli uomini, chè questo sarebbe una vera stoltezza; ma il facciamo , affinchè quelli che ci mandano delle offerte sappiano dove queste vanno a terminare, e si persuadano vie meglio che noi ce ne serviamo a benefizio della gioventù, e per promuovere la gloria di Dio, e il vantaggio del prossimo. Del resto poi il divin Salvatore che proibì di fare il bene per una gloria mondana, comanda eziandio di fare le opere nostre buone ai cospetto degli uomini, affinchè questi le vedano, e coll'imitarle, ed ammirarle diano alla loro volta gloria a Dio nostro Padre, che è nei Cieli : Sic luceat lux vestra coram hominibus, ut videarti opera vestra bona, et glorificent Patrern vestrum, qui in coelis est.

 (1) La città di Chieri a 15 chilom. a Sud Est di Torino è situata alle falde di ameni e fertili colli. La popolazione è di circa 14,000 anime. La sua origine si perde nella notte dei tempi. Plinio ne fa cenno sotto il nome di Carea, d' onde Cariuin, poi Chieri. Fu un tempo sogetta alla giurisdizione temporale dei Vescovi di Torino. Nel secolo undecimo ottenne un governo indipendente, e nel seguente aveva i suoi consoli , murò le sue terre e si alleò con Asti. L'imperatore Barbar ssa nella sua discesa in Italia la dichiarò ribelle e la desolò nel 1155, ma tre anni dopo già era risorta. Nei secoli susseguenti ascese a qualche potenza, e stendeva la sua giurisdizione su più di trenta terre o castelli. Venuta a guerra col marchese del Monferrato, questi nel 1347 ne corse e guastò tutto il territorio. Accorse in suo aiuto Amedeo VI, e il 10 maggio dello stesso anno i Chieresi si diedero ai Conti di Savoia.Chieri presenta l'aspetto di una città del Medio Evo, e conserva di questo tempo bellissimi avanzi, torri, mura, chiese. Da Chieri si trasportarono a Torino varie famiglie di antica ed illustre nobiltà, come dei Balbi, dei Benzi, dei Bertoni, dei Simeoni, dei Gribaldi, dei Balbiani, dei Tana e molte altre.

(1) In questo palazzo accadde il fatto seguente , narrato dal padre Cepari e dal Cesari nella vita che scrissero dell'angelico giovane. L'anno 1581 era venuto Luigi per ordine del padre a riverire in Torino il Duca di Savoia; quindi il barone Ercole Tana fratello della madre, colta la propizia occasione , lo andò ad invitare che volesse condursi a Chieri a vedere i parenti suoi, massime che non vi era ancora stato mai; e Luigi accettò. Lo zio, avutolo in casa, ne fu oltremodo contento, e per meglio onorarlo ordinò una gran festa, nella quale tra le altre cose si facevano dei balli. Il modesto nipote, ciò inteso , non vi voleva prender parte; ma avendogli taluno fatto vedere come ciò poteva parere villania, essendo quella festa in ispezialtà ordinata per lui, vi si lasciò condurre a condizione però che non vi avrebbe ballato. Ma appena postosi a sedere, ecco che una persona gli si fa innanzi, e lo invita a seco danzare. Il santo giovine ne arrossì, e senza dir motto esce immantinenti dalla sala, e si va a nascondere in un luogo così appartato, che per quanto lo si cercasse non fu possibile il ritrovarlo. Finalmente essendo lo zio passato per caso in una camera dei servitori , il trovò nascosto in un cantuccio tra il letto ed il muro, assorto in dolce preghiera, e ne rimase altamente edificato. Questo palazzo è ora abitato dalle religiose Agostiniane, e vi si venera la stanza ove l' innocente Luigi una volta si diede sì aspra disciplina, che ne cosperse di sangue le pareti; se ne vedono tuttora alcune goccie sul muro.

(1) Riguardo alla casa Bertinetti, abitata ora dalle Suore di Maria Ausiliatrice, corre voce in Chieri che siasi avverata una predizione del venerabile Canonico Cottolengo , fondatore della Piccola Casa della Provvidenza in Torino, del quale si tratta ora in Roma la causa di Beatificazione. Noi riferiamo la cosa come ci vien narrata senza punto pretendere di definirla come vera profezia, spettando ciò solamente alla Chiesa. E fama adunque che un giorno il santo uomo trovandosi in Chieri stia patria, dicesse queste parole indicando la casa Bertinetti : Questa Casa sarà un di abitata da Monache. Quelli che io accompagnavano non fecero per allora gran caso di queste parole , le quali anzi col passare degli anni andarono persino in dimenticanza. Ma quando un mese or fa si videro le Suore di Maria Ausiliatrice venire a stabilirsi in quel luogo medesimo, furono richiamate alla mente da chi sopravviveva, e se ne fece tosto un gran parlare per la città , pronosticandon ognuno molto bene.

ANNUNZIO DI VENDITA.


I nostri lettori già sanno che il nobile e caritatevole Barone Carlo Bianco di Barbania, morto il 27 aprile, lasciava parte dei suoi beni ai poveri giovanetti raccolti nell' Oratorio di S. Francesco di Sales in Torino. Ora per provvedere ai bisogni dei medesimi secondo la pia volontà del generoso testatore, noi siamo venuti in pensiero di cominciare la vendita di una parte degli stabili per mezzo dell' Asta pubblica, che avrà luogo in Torino il giorno 6 del corrente Agosto, nello studio del Notaio Cav. Gasparo Cassinis. Riportiamo qui sotto il bando colle necessaria indicazioni e condizioni , pregando ad un tempo i nostri amici a volerne dar conoscenza a quelle persone, che potrebbero averne interesse.

Bando per vendita volontaria di stabili
in Caselle Torinese.

Il Notaio Cav. Gasparo Cassinis di Orazio a questa residenza, sulla richiesta del Proprietario, Notifica: che, alle 9 antimeridiane di martedì 6 agosto corrente nel suo Studio, via Botero, N. 19, si esporranno in vendita all'incanto ed in tre lotti, gli accennati stabili che sono di compendio dell' eredità del Barone Carlo Giacinto Bianco di Barbania cioè

Lotto I. - Molino grande, nell'abitato, a tre ruote e quattro palmenti, cui sono annessi, oltre al locale delle macine, cucina e bottega verso la via centrale, parte della cantina sottostante , camera al primo piano, e altra superiormente alla cucina al secondo piano, ove si accede per scala interna, in mappa ai N.r' 342 parte e 344. Sezione D.: coerenti a levante la Confraternita dei SS. Pietro e Paolo, e Ferrero ; a giorno il lotto II ; a pomente la via centrale ; a notte Tessier.

Lotto II. - Fabbricato ad uso di panificio, in attiguità del detto molino, consistente in bottega verso la piazza Castello, retrobottega, forno, cucina, salotto d'angolo, parte della cantina sottostante alla bottega del lotto I. e sei membri al piano superiore, compresi quelli soprastanti alla bottega del lotto I. di cui alcuni suddivisi , con soffitti superiori, e scala d'accesso dall'andito di portina verso la via centrale di pertinenza esclusiva di questo II lotto ; in mappa a parte del N. 342. Sezione T , coerenti : a levante la Confraternita dei SS. Pietro e Paolo ; a giorno, la piazza Castello ; a ponente la via centrale ; a notte il lotto I.

Lotto IIL - Molinotto di S. Grato, a poca distanza dall'abitato, con due ruote e due palmenti e composto, oltre al locale delle macine, di cucina, camera superiore ed annesso terreno coltivo d: are 4. 15, in mappa ai N." 126 e 126'!, Sezione R, coetenti ; a levante Gabitti ; a giorno Vagnone ; a ponente la ferrovia di Lanzo ; a notte la strada.

Ed i medesimi si delibereranno, lotto per lotto, al miglior offerente, osservate le intratenorizzate

Condizioni. - 1° L'asta si aprirà

pel lotto I. sul prezzo di .L. 40000.

»   II. »   »   »   6000.

»   III. »   »   » 10000.

Ogni oblazione non sarà minore di L. 100, pel lotto I. e di L. 20, pegli altri.

2° Il deliberamento non seguirà se non vi sarà offerta di due concorrenti almeno.

3° Il prezzo si verserà, per un terzo all'atto della riduzione del deliberamento in istrumento, da aver luogo nei dieci giorni dacchè esso si sarà reso difinitivo, e sarà quindi depositato, per tale

concorrente, a cura del Notaio rogante ed a rischio del venditore , in una pubblica cassa, per starvi fino a quando questi non abbia provveduta alla cancellazione delle ipoteche gravitanti i fondi, od altrimenti alla sicurezza dei deliberatari ; e per due terzi, un mese dopo che si sarà dal venditore dimostrata la libertà ipotecaria, da promuoversi in un termine non eccedente gli anni tre dalla redazione.

Sul prezzo a loro mani, i deliberatari corrisponderanno l'interesse annuo del 6 per % al venditore , il quale , naturalmente , perceverà quello delle somme a depositarsi come sopra.

4° I deliberatari entreranno in possesso il dì della riduzione, ma osserveranno le locazioni sino al 1° gennaio 9879, scadenza delle stesse.

I frutti si devolveranno loro dall'epoca dell'atto di riduzione, da cui incomincierà la corrispondenza dell'interesse sul capitale insoddisfatto, e saranno a carico dei deliberatari i tributi ed i consueti pesi annuali.

5° E garantita la manutenzione in dominio dei deliberatari.

6° La vendita si fa coi diritti e colle servitù inerenti ai beni che ne sono oggetto, la trasmissione dei quali si eseguisce, si e come il venditore li tiene od ha il diritto di tenerli.

Vi si comprendono le accessioni , attinenze e dipendenze dei singoli lotti, e così e particolarmente, quanto al molino ed al molinotto, gli ordigni ed i meccanismi, valutati pel lotto I. in L. 3335, e pel lotto II. in L. 1414.

7° I deliberatari si considereranno avere perfetta conoscenza di ciò che acquistano , attalchè non saranno per competere loro eccezioni al riguardo : nondimeno si dichiara espressamente che la precisa designazione dei lotti , è quella risultante dalla Relazione di Perizia del Geometra Carlo Dovo in data 1. corrente, che la determinerà in modo positivo.

A sifatta Relazione dovranno i deliberatari uniformarsi in t etto e per tutto in quanto concerne i reciproci rapporti dei lotti fra loro.

8° E ammesso l' aumento dei vigesimo fino alle 10 ant. del 16 Agosto.

Ove si effettui, diverrassi a nuovo incanto, che sarà definitivo.

9° I licitanti dovranno avere depositato presso l'Ufficiale procedente, in denaro od in Cartelle di Rendita Italiana, calcolata al corso del giorno antecedente, l' equivalente del decimo del prezzo d'asta per sicurezza provvisoria del contratto ; ed inoltre in contanti L. 2800 pel lotto I, L. 420 pel lotto Il ; e L. 700 pel lotto III in fondo spese, essendo queste per intero a carico dei deliberatari proporzionatamente, comprese quelle della Relazione Dovo.

10° Per l'esecuzione dei loro obblighi i deliberatari eleggeranno domicilio in Torino.

Per maggiori schiarimenti rivolgersi in Torino al Geometra Dovo via Bertola, N. 22.

Torino, l'8 Luglio 1878.

All'originale
GASPARO CASSINIS Notaio.

BIBLIOGRAFIA SALESIANA.


Fabiola o la Chiesa delle Catacombe

del CARDINALE WISEMAN - E questo uno dei libri più utili che sieno mai usciti alla luce, e che per quanto si legga, si trova sempre nuovo gusto a rileggerlo. Al suo primo comparire nel 1855 fu accolto con inauditi applausi, e si tradusse nelle più colte lingue d'Europa. Basta il sapere che è opera di un personaggio superiore ad ogni elogio, quale si fu il Cardinale Wiseman Arcivescovo di Westminster. L'Eminentissimo autore con questo impareggiabile lavoro intese dare un'idea, per quanto fosse possibile, giusta e piena della vita della Chiesa Cattolica nella persecuzione di Diocleziano, l'ultima e la più feroce delle dieci contro di lei suscitate dalla rabbia pagana. Questo periodo di tempo comprende il più gran fatto del genere umano. Si vide allora un impero idolatra che stendeva il suo potere in tutto il mondo in quei tempi conosciuto, schierare tutta la sua forza, usare tutte le sue armi , adoperare il ferro e il fuoco contro inermi cristiani, e farne tal scempio da credere follemente di averli o spenti o sottomessi ; e invece lui soccombere, cedere il campo e il trono, e quelli trionfare, prendere il suo posto e infine dettargli la legge. L'illustre scrittore descrive questa lotta con tali colori, che ti pare di vederti innanzi ancora i combattenti. I caratteri dei personaggi sono sempre belli e costanti; sempre interessanti le parlate e i dialoghi tra le vittime e i loro carnefici; sempre spiccata la pazienza, il coraggio, l'eroismo dei primi che ti rapiscono a' sensi della più tenera pietà, e la bassezza, l'ingiustizia, la sevizie dei secondi, che ti rivoltono il cuore, e ti muovono a sdegno. Laonde non ci peritiamo di dire che l' attenta lettura della Fabiola fa concepire la più grande venerazione della religione di Cristo , e di giovanetti imberbi e di deboli donzelle, come di un Pancrazio ed un' Agnese, forma degli eroi.

Quindi la tipografia Salesiana, che ha per iscopo di diffondere le buone letture, non poté non occuparsi di quest' opera, e ne fece a sue spese una edizione illustrata. Splendida ne è la stampa in bell' ottavo grande, nitidi i caratteri, ed ogni pagina inquadrata in cornice di linee. Un altro pregio le si aggiunge, e sono le incisioni in legno disegnate con buon gusto, e tagliate da mano perita. La versione dall' inglese è fatta non solo con fedeltà, ma eziandio con purgatezza di stile. Finalmente vi è un corredo di note utili, perché s'intendano meglio gli usi e i fatti dei tempi descritti dal Wiseman.

gni famiglia Cattolica istruita, tra cui o dai padri o dai figli si faccia professione di lettura, dovrebbe essere provvista d'un libro siffatto, sia per l' utilità che se ne ricava, sia pel dolce che vi si gusta come in sua fonte. Per la qual cosa noi lo raccomandiamo ai nostri amici, e osiamo dire che essi diffondendolo cooperano a promuovere tra il popolo un gran bene scientifico, morale e religioso. Prezzo ; legato L. 10.

Ogni otto giorni - E uscito nelle nostre Letture Cattoliche del mese di Luglio un fascicoletto col titolo : Ogni otto giorni per Monsignor de Segur, traduzione dal francese di un nobile patrizio di Torino, nostro Cooperatore. Il celebre autore già noto per altre utilissime operette vi tratta della Comunione settimanale, e con sode e chiare ragioni dimostra il grande vantaggio che da questa religiosa pratica possono ricavare gli individui, le famiglie, gli instituti e le parochie. La lettura di questo libretto aprirebbe facilmente la via ad introdurre tra il popolo la lodevolissima pratica di accostarsi ai SS. Sacramenti ogni settimana , la quale farebbe ben presto rifiorire le più belle virtù. Taluni mostrano di temere che la frequente Comunione faccia perdere il rispetto al SS. Sacramento. A questa ed altre difficoltà l'autore risponde trionfalmente, ed ogni persona di sensi cristiani non può a meno di dargli ragione. C. 10.

INDULGENZE SPECIALI

pei Cooperatori.


Ogni Cooperatore può acquistare indulgenza plenaria una volta al giorno, da applicarsi alle anime del Purgatorio, recitando la terza parte del Rosario di Maria Vergine avanti al SS. Sacramento, e non potendo avanti al divin Sacramento, recitandola innanzi al Crocifisso.

Indulgenza plenaria ogni volta che si accosta alla santa Comunione.

Può altresì lucrare moltissime indulgenze plenarie nel corso del giorno mediante la recita di sei Pater, Ave e Gloria, secondo la mente del Sommo Pontefice. E queste indulgenze applicabili alle anime purganti, le può acquistare toties quoties, ossia tutte le volte che recita i suddetti Pater Ave e Gloria in qualunque luogo, senza bisogno di Confessione e Comunione, purché sia in grazia di Dio.

Oltre a queste un' altra plenaria ne può guadagnare ogni Domenica, e nei giorni qui sotto notati, purché confessato negli otto giorni, e comunicato, visiti una qualche Chiesa, pregandovi secondo l'intenzione del Sommo Pontefice.

Mese di Agosto.

1. S. Pietro in vincoli.

2. Dedicazione di Nostra Signora degli Angeli.

Indulgenza della Porziuncula nelle chiese

Salesiane.

4. S. Domenico.

5. Beata Vergine Maria della Neve.

6. Trasfigurazione di Nostro Signor Gesù Cristo. 12. Santa Chiara Vergine, fondatrice delle Clarisse. 15. Assunzione di Maria Vergine al Cielo. 16. S. Rocco.

24. S. Bartolomeo Apostolo. 25. S. Luigi Re di Francia.

Con permesso dell'Aut. Fccl.   FERRARI GIUSEPPE gerente respons. Sampierdarena 1878. Tip. di San Vincenzo de' Paoli.