ANNO II. - N. 7   Esce una volta al mese   LUGLIO 1878

BOLLETTINO SALESIANO

Direzione nell'Oratorio Salesiano. - Via Cottolengo, N. 32, TORINO

SOMMARIO - La Chiesa Cattolica , la Gioventù e la Società - I decreti di Urbano VIII ed i miracoli di Pio IX - Apertura di nuove case Salesiane - Disegno della Chiesa di S. Giovanni - Grazia di Maria Ausiliatrice - Primo tentativo per evangelizzare la Patagonia - Il saluto ai Sacerdoti - Indulgenze speciali pei Cooperatori.

LA CHIESA CATTOLICA
la Gioventù e la Società.

I. Giacevano gli uomini nelle fitte tenebre dell'errore, e brancolavano in sulla terra a guisa di gente smarrita in selva oscura. Anzi di più : perduta o soffocata perSin l'idea dell'onesto e del giusto, e lasciato libero il freno alle malnate passioni, si ravvolgevano nel fango di ogni bruttura, e senza compassione veruna trattavano i loro simili, siccome bestie venali. Chi liberolli da notte sì buia ? Chi li ritrasse da tanta barbarie ? - La Chiesa Cattolica - Essa colla sua dottrina celeste, coi suoi precetti divini, co' suoi efficaci conforti, fu qual vivida luce, elle diradò le tenebre delle umane menti ; fu qual sale benefico, che condì i cuori, e preservolli dalle infamie nefande; fu qual fida maestra anzi qual madre pietosa che insegnò loro ad amarsi, e mutò i nemici in altrettanti fratelli. Per questo mezzo la società, che andava morendo, risorse a vita novella « Chi oserà negare , disse egregiamente il supremo Pastore della Chiesa, Leone XIII, nella mirabile sua Enciclica « Inscrutabili Dei Consilio » chi oserà negare essere la Chiesa quella che , diffusa fra le nazioni la predicazione del Vangelo, portò la luce della verità in mezzo a popoli feroci e imbevuti di sconcie superstizioni, e li mosse alla cognizione del divin Creatore e alla considerazione di se stessi ; che tolta via la miseria della schiavitù richiamò gli uomini alla primitiva loro nobilissima dignità ; che spiegato in ogni angolo della terra il vessillo della Redenzione, introdotte o protette le scienze e le arti, fondati o presi in sua tutela gli istituti di carità destinati al sollievo di qualunque miseria , ingentilì l' uman genere nella società , e nella famiglia , lo sollevò dallo squallore, e con tutta diligenza lo ordinò ad un snodo di vivere conforme alla dignità e ai destini della sua natura ? » - Così il grande Pontefice.

Or bene, quello che la Chiesa operò, lo opera tuttora ; anzi ella sola è capace a formare e conservare una società illuminata e saggia, proba ed onesta, e quindi salvarla pel tempo e per l'eternità. E come ? - Coll' imbevere sopra tutto le teneri menti delle verità da Cristo insegnate, coll' educare gli animi giovanili alle virtù comandate da Dio , corroborandoli alla pratica delle medesime coi motivi, cogli eccitamenti, cogli aiuti superni, che ella sola possiede.

Di qui la necessità di ammaestrare , ed educare la gioventù nei principii cattolici prima che l' errore ne abbia offuscata la mente , prima che il vizio ne abbia imbevuto e depravato il cuore.

In ogni tempo la Chiesa attese alla istruzione della tenera età. Qual madre che ama tutti i figli suoi, e tutti abbraccia e stringe al seno, la Chiesa non trascura gli adulti, ma gli occhi di sua predilezione ella tiene rivolti ai figli più teneri, e a loro consacra le maggiori finezze dell' amor suo. Essa ad esempio del divin Maestro va ognora gridando: Lasciate che i piccoli vengano a me: sinite pueros venire ad me. E con ragione.

I fanciulli ed i giovanetti sono le fondamenta, le radici, la semenza della società religiosa e civile. Chi non sa che di qui a dieci, a quindici, a venti anni i bimbi, che or ci fanno corona , formeranno il nerbo del popolo ? Quindi quale sarà la gioventù presente, tale sarà il popolo , tale la società avvenire.

Ed in vero, volete che una casa duri o rovini? E voi sopra solida pietra, o sopra fango poggiatela. Bramate che cresca rigogliosa o intisichisca una pianta ? E voi custoditene gelosamente , o guastatene le radici. Seminate zizzania in vece di buon frumento, o lasciate incolto il vostro campo, e voi nella bella stagione in luogo di un podere che vi rallegri la vista colle sue biondeggianti spighe, in luogo di una raccolta di copiosi e pesanti manipoli, che vi riempia i granai, altro non avrete che cardi e spine, le quali vi offenderanno gli occhi, e vi pungeranno le mani.

Taluni van blaterando che a formare giovani e uomini dabbene, a creare una società morigerata e felice, basta l'istruzione profana, e che la scienza vale per tutto.

La storia, custode incorruttibile dei fatti, è in pronto per dare alla diceria di costoro una solenne mentita. Atene e Roma prima del Cristianesimo erano le sedi della umana sapienza, eppure chi non conosce la corruzione che regnava tra loro ? Chi ignora di quei tempi le sanguinose crudeltà dei forti contro dei deboli, dei vincitori contro dei vinti, dei padroni contro dei servi, dei padri e delle madri istesse contro dei figli ? Nè siffatti disordini morali, sovvertitori di ogni famiglia e società , avevano luogo soltanto tra il minuto popolo , ma signoreggiavano tra i legislatori, dominavano tra i dotti, non esclusi i più insigni, come un Socrate ed un Cicerone. Laonde nella sua lettera ai Romani, trattando dei sapienti del secolo , 1' Apostolo delle genti ebbe a chiamarli « Ricolmi di ogni iniquità , di malizia, di fornicazione , di avarizia , di malvagità, pieni d' invidia, di discordia , di frode, di omicidii, seni' amore , senza compassione. » (cap. I).

Ma a che andar citando fatti antichi, mentre ci abbondano i contemporanei e moderni ? Le umane tigri, che insanguinarono la Francia, sulla fine dello scorso secolo , non erano essi filosofi, avvocati, oratori, e scrittori pur anche di grido ? E quegli sciagurati, che a guisa di spiriti sbucati dall'inferno, diedero il fuoco a Parigi nel 1871, e fucilarono cittadini innocenti, non erano ancor essi usciti dalle scuole, ma da quelle scuole, da cui è bandito ogni elemento Cattolico e persino il Crocifisso ? Non fu essa ancora la filosofia che il 2 del passato Giugno armò la mano del professore Nobiling per attentare alla vita dell' imperatore Guglielmo ? Sì per lo appunto, somministrando così una inviolabile prova che la scienza, che 1' istruzione profana, disgiunta dalla cognizione, e dalla pratica della Cattolica Religione, lungi dal moralizzare 1' uomo, lo deprava in quella vece, e lo addestra pur anche a più raffinata barbarie.

La necessità d'impartire per tempo ai giovanetti l'istruzione e l'educazione religiosa mostrasi vie più manifesta dai funestissimi effetti, che per somma sventura risultano nei medesimi dalla mancanza, o dal disdegno di queste. Diffatto dell'ignoranza religiosa, della trascurata o della mala educazione è compagno indivisibile il mal costume. Or questo appunto è per l'età giovanile qual verme, che con dente vorace rode e consuma la radice del fiore, il fa appassire, e piegare in sullo stelo prima che raggiunga il meriggio.

La quotidiana esperienza dimostra che per molti giovani si avvera il detto dello Spirito Santo , che i malviventi non raggiungeranno la metà de ' loro giorni. Domandiamo ai periti dell' arte salutare , ai medici degli ospedali e delle private famiglie , domandiamo quale sia la ragione precipua, per cui certi giovanotti dal primo pelo sembrano scheletri ambulanti, e nell' aprile degl' anni loro si mostrino esausti di forze. Alla nostra domanda una voce concorde risponde : Fatte poche eccezioni, il veleno della scostumatezza scorre nelle vene di quegli infelici, e ne penetra persin le midolla. « Nè l'arte possiede contravveleno così potente per salvare questi esseri da una morte immatura, nè gli umani consigli, nè le minaccie approdano punto. « Veggo che lei ha ragione, diceva uno di costoro al medico curante, veggo che lei ha ragione, e che io mi rovino la salute; ma pure non posso frenarmi, » e a 18 anni cadeva nella tomba vittima de' suoi disordini.

Or, chi potrebbe preservare, o salvare ancora questi miseri ? - La Chiesa coi suoi consigli e precetti, colle sue promesse e minaccie, co'suoi sacramenti e preghiere. Fuori di questo mezzo per molti giovani altro non v'ha che una morte precoce, e lo schiudersi di una tomba a ricevere e ridurre in polvere le loro ossa intisichite dal vizio.

Sa chi mi ha salvato la vita da una imminente sciagura? - ci diceva non è molto un medico rinomato. - Si fu la paura delI' inferno , che seppe incutermi terribilmente nell' anima un Confessore ; e qui con viva riconoscenza ce ne apriva il nome. Senza di quel Ministro di Dio, ci soggiunse , io sarei caduto nel sepolcro sul fiore dell' età mia. Lo dico con piena convinzione, testimonio qual sono da ormai 30 anni dello spegnersi di tanti giovani per vizi nefandi.

Padri e madri, istruite , educate cristianamente e per tempo i figli vostri, se non volete vederveli forse consumare da un morbo fatale . o rapiti da una morte immatura.

II. Non solo della gioventù, ma della intiera società è nemico funesto l'ignoranza della religione. Sia pure che i giovani ignari o disprezzatori della religione, e nella loro condotta immorali , tutti non periscano nei verdi loro anni ; mettiam pure che pervengano all' età matura; ma allora, sciagurata quella famiglia di cui saranno capi uomini tali ! Sventurato quel popolo composto da membri siffatti ! Imperocchè se negli anni giovanili la religiosa ignoranza apre 1' adito a vergognosi eccessi , nella matura età lascia precipitare l'uomo in vizi e delitti più antisociali e funesti. Chi ignora le verità religiose o le disprezza non teme Iddio ; ed un individuo che Dio non tema, di quali misfatti non è egli capace? Portante in seno il fuoco di malnate passioni, provando ardente cupidigia di piaceri , di roba e di onori , nulla temendo da un giustissimo ed inesorabile Vindice , a cui o non crede o punto non bada ; costui, purchè confidi di non cadere sotto il peso dell' umana giustizia , se gli torna conto, t'inganna, ti tradisce, ti ruba, ed ove occorra, ti attenta pur anche la vita. Se poi la tema di perdere l'onore, la libertà, o la vita, lo frena dai misfatti pubblici , chi il frenerebbe dai delitti segreti ? Che cosa varrebbe ancora a rattenerlo, se nei disordini suoi contasse molti alleati , i quali a vicenda si spronassero al male e si facessero arditi a vicenda colle parole e coi fatti? E che mai avverrebbe se la stessa umana giustizia, pel numero prepotente di questi malvagi , dovesse lasciarsi cadere di mano la spada vendicatrice ? In questi ultimi tempi si sono veduti paesi , città e provincie prese dal più alto spavento , e gli abitanti lasciare incolte le campagne, tenere chiusi i negozi, più non mettersi in viaggio , e perciò sospendersi il commercio a cagione di pochi malandrini, che ne minacciavano le sostanze e la vita. Or che sarebbe di una contrada, di un regno, del mondo intiero, se constasse di gente siffatta ? Sarebbe ancor possibile allora l'umano consorzio ? - Eppure a questo punto verrebbe la civile famiglia, se sventuratamente non si riparasse per la gioventù all' ignoranza della Cattolica Fede, e ala' abbandono delle salutari sue pratiche. In tanta luce della Religione Cattolica, i cui raggi feriscono le pupille dei ciechi medesimi, non sarebbe dato in un subito di cadere negl' eccessi degli antichi pagani, ma col tempo pur si verrebbe a precipitare negli antichi errori e delitti. Ne abbiamo una prova nelle provincie state invase dai Mori e dai Turchi ; ne abbiamo eziandio una prova non dubbia negli affigliati alle sette massoniche, increduli empi e crudeli più che i barbari antichi.

Delle anime quindi , della Religione e della patria, benemerito assai si rende colui, che secondo sua possa si adopra a scongiurare siffatto pericolo.

Genitori, maestri, direttori, ministri di Dio, Cooperatori e Cooperatrici, e quanti avete giovinetti in custodia, catechizzate adunque, istruite, cattolicamente educate. Nelle scuole più non si dà, o troppo di rado ai fanciulli l'insegnamento religioso? E voi impartitelo con maggior frequenza e più ardente zelo nella casa e nella Chiesa. Si tenta d' istillare nei teneri cuori massime perverse, e alla Religione nostra contrarie ? E voi gridate per tempo ai lupi, e non permettete che sbranino i vostri agnelli. Con libri avvelenati, con eesempi malvagi, con oscene pitture tentano i ministri di Satana di strascinarli sulla via della perdizione ? E voi con fogli edificanti, col racconto di begli esempi sacri e profani, coll' offerta di divote immagini innamorateli della virtù, e spronateli a correre i sentieri dell' onesto e del giusto. Ecco una opera delle più importanti a cui possiamo consacrare oggidì i nostri sforzi. A questa ci animò il non mai abbastanza compianto Pio IX ; a questa ancora nella prefata Enciclica ci spronò il suo degno successore Leone XIII, nostro infallibile Maestro. Le sue parole sono troppo preziose ed opportune, perché noi non ve le mettiamo sott'occhio nel chiudere questo articolo. « Spetta a voi, Venerabili Fratelli , così il Vescovo dei Vescovi, spetta a voi di adoperarvi a tutto uomo che il seme delle celesti dottrine sia a larga mano sparso nel campo del Signore, e che fino dai teneri anni, s'infondano nell'animo dei fedeli gli insegnamenti della Fede Cattolica, vi gettino profonde radici, e siano preservati dal contagio dell' errore. Quanto più i nemici della Religione si affannano d' insegnare agli ignoranti, e specialmente alla gioventù,dottrine che offuscano la mente, e guastano il cuore , altrettanto maggiore deve essere lo sforzo, affinché non solo il metodo d'insegnamento sia efficace e sodo, ma molto più affinché lo stesso insegnamento sia sano e pienamente conforme alla Fede Cattolica. » Poscia soggiunse le seguenti parole, che mirano specialmente ai padri e alle madri : « La buona educazione della gioventù , perché valga a tutelare la Fede, la religione ed i costumi, deve incominciare fin dagli anni più teneri nella stessa famiglia. »

Fratelli cari e sorelle dilette, raccogliamo quali gemme preziosissime queste parole del nostro Santissimo Padre , e facciamone tesoro. Sì, secondo le nostre forze , gettiamo il buon seme nella mente e nel cuore della gioventù di ambo i sessi. Di certo nascerà e produrrà il suo frutto a tempo opportuno. Così facendo noi coopereremo colla Chiesa a preparare un popolo pio e morigerato , e perciò prospero e felice ; un popolo onesto e fedele, che, dopo aver amato e servito il Signore in sulla terra, si rinnoverà nell'unità dell'amore per sciogliergli una eterna lode nel Cielo: Et populus qui creabitur laudabit Dominum.

I decreti di Urbano VIII, e i miracoli di Pio IX

Nello scorso mese un giornale torinese, che si dà il titolo d' Illustrato, interpretando a suo genio i decreti di Papa Urbano VIII, pretese di dimostrare non essere lecito ai fogli Cattolici il pubblicare miracoli, grazie e favori ottenuti per intercessione di Pio IX, senza la previa ricognizione del Vescovo della diocesi, nella quale sono accaduti, anzi senza il processo giuridico da lui instituitone, mandato a Roma, e la relativa risposta della Santa Sede. Tentò insomma di far vedere che per siffatte pubblicazioni non basta il premettere le solite riserve e proteste, salvi i decreti di Urbano VIII, colle quali si dichiara che ai fatti miracolosi, che si stampano, altra fede ed autorità non si attribuisce, che puramente umana, e che non si vuole prevenire in proposito il giudizio di Santa Chiesa. In oltre, accennato alle censure ed altre gravissime pene ecclesiastiche stabilite contro i trasgressori di quei decreti, pose in dubbio eziandio se queste si sfuggano bastantemente, ancorché premettansi le suddetto proteste. Donde ne seguirebbe che, siccome la giuridica ricognizione e canonico processo intorno ai miracoli di Pio IX finora non si fece pur anco, e Roma non ha ancor detta la sua parola, così i giornali che li diedero alla luce, e i Revisori che vi apposero il Visto, avrebbero violate le prescrizioni della Chiesa, commesso un grave peccato, e forse incorso altresì nelle decretate pene , per non aver aspettato che fosse trasmesso alla Santa Sede negotium instructum, e se ne ricevesse eius responsum. Poveri giornalisti! sventurati Revisori!

Né il detto giornale ci venga a dire che egli non accusò nessuno; imperocchè la sua accusa scorre fluidissima dalle sue premesse. Se non è lecito il pubblicare quei fatti, come ei pretende, dunque quelli che li pubblicarono fecero male. - Neppure soggiunga che questa conseguenza attribuire si deve alle prescrizioni pontificie, e non a lui; ché questo non è: la conseguenza scorre non dagli allegati decreti, ma dalla interpretazione arbitraria che egli ha loro data contrariamente alla consuetudine di duecento e più anni. Laonde volendo o non volendo, egli per difendere se stesso ha posto in istato di accusa tutti i giornali, che si erano fatti relatori di quei miracoli, inflisso loro una nota di biasimo, e lasciò persino in forse che non siano caduti nelle censure.

Né qui è il tutto ; ché il prefato giornale, aggiungendo peso alla derrata, cotali pubblicità di fatti prodigiosi, che possono promuovere l' esaltazione di Pio Nono, credette di rassomigliarle a ciò, che nel mondo dicesi Plebiscito; con quale ragionevolezza e religioso buon gusto abbia egli ciò fatto, non è qui il caso di dire.

Siffatte pretese così contrarie alla fin qui tenuta consuetudine, e cotale sgradito paragone , richiedono davvero un' adequata risposta ; e noi , se le nostre occupazioni ce lo permetteranno, abbiamo in animo di darla in apposito articolo. Per ora crediamo solo di accennare qui di passaggio che nello scorso maggio i Vescovi della provincia Veneta inviarono al Santo Padre, Leone XIII , una supplica per implorare che permetta l'esame delle virtù del venerato suo predecessore Pio IX, onde, passare in appresso alla causa di sua Beatificazione.

In questo importante e prezioso documento, i venerandi Pastori, venuti a toccare delle religiose manifestazioni dei fedeli riguardo alla santità di Pio IX, e delle grazie per sua intercessione ricevute, non le chiamano punto un pericoloso e mondano plebiscito, ma le adducono anzi siccome una caratteristica della verità, e quale uno dei motivi più forti per domandare che s'introduca la causa di sua Beatificazione. E quantunque loro se ne presentasse l' occasione, e si trattasse di cosa gravissima, eglino tuttavia non censurarono quei giornali Cattolici, i quali senza la previa decisione della Santa Sede avevano pubblicato grazie e favori, che dicevansi ottenuti per l'invocato patrocinio del defunto Pontefice. Ci è dunque permesso di credere che essi non giudicarono siffatte pubblicazioni contrarie ai pontificii decreti, perché sapevano che questi proibiscono solo di stampare libri di grazie e miracoli, pretendendo di darli per autentici e comprovanti la santità del Servo di Dio, prima che la Chiesa per tali li abbia giudicati. Ora, nessuno dei giornalisti, che pubblicarono latti consimili, intese di arrogarsi il diritto, come si esprimono gli illustri Prelati, di pronunziare sentenza ed emettere formale dichiarazione intorno alle virtù eroiche ed alla santità del Servo di Dio, spettando ciò non ai privati, e neppure ai Vescovi, ma soltanto alla Suprema Autorità della Chiesa. I giornali, che riferirono favori e prodigiose guarigioni ottenute da Dio per mezzo di Pio IX, non la fecero già da giudici, nè per indurre previamente il popolo al culto pubblico di Lui, ma si diportarono solo da semplici cronisti, e da storici, dimostrando questa essere 1' intenzion loro col premettere le solite riserve e proteste, finora credute sempre valide e sufficienti per non contraddire ai papali decreti. Diciamo finora credute sempre valide e sufficienti; e che sia così lo dimostra il Visto apposto a simili pubblicazioni dalle rispettive Revisioni ecclesiastiche, le quali assai meglio che non un povero giornalista devono sapere quello, che sia lecito di licenziare alle stampe, e quello che no. Del resto, se le usuali dichiarazioni, che gli autori premettono ai libri e giornali divulganti grazie e miracoli non ancora riconosciuti ed approvati dalla Chiesa, non salvassero la sostanza dei decreti di Urbano VIII, come pretende il periodico torinese, a chi si spettava, anche prima del caso presente, il rilevarne l'invalso errore? Di certo all'Autorità competente, alla stessa Apostolica Sede, sempre vigile ed attenta a che non s'introducano abusi contro le sante sue leggi. E ciò tanto più oggidì che per la li'ertc di stampa sono più facili le illusioni e i soprusi dello scrivere, e che la incredulita dominante ci deve rendere più accorti nel parlare di nuovi miracoli e nell'osservare i Canoni antichi, come egli si esprime. Eppure malgrado questo, l'infallibile Maestra in sì lungo spazio di tempo non disse ancor parola contro la fin qui seguita usanza. Or con questo silenzio non dimostra ella che con quelle riserve e proteste i suoi decreti vengono pienamente osservati , e che simili pubblicazioni di grazie e favori anche ai giorni nostri non inchiudono il pericolo che al giornalista parve di vedere? Siccome poi è unicamente la grande affezione che portammo a Pio IX in vita, e la divozion nostra che tuttor gli professiamo, quella che ci mosse a scrivere queste poche linee, così prima di chiuderle vogliamo fare ancor noi questo quesito : Poste le cose, come si disse, perché mai il giornale torinese non divulga, come gli altri giornali Cattolici, le molte grazie e miracoli che i fedeli ricevono ogni di per l'intercessione della santa memoria di Pio IX ?

Rispondiamo per lui: Malgrado di queste sue parole : Sempre stati ammiratori delle virtù di Pio IX in vita, noi ne desideriamo quant' altri mai l' esaltazione dopo morte; egli finora non si curò punto di presentare alcuna relazione di quei fatti prodigiosi, né di domandarne, per la pubblicazione, il Visto all'Arcivescovo di Torino; imperocchè, se lo avesse chiesto, non è credibile che quel degno Prelato non glielo avesse concesso, non potendo questi ignorare il senso genuino dei decreti di Urbano VIII, né la pratica fin qui tenuta da tutte le Revisioni ecclesiastiche d'Italia e di altrove, compresa quella di Roma.

Apertura di nuove Case Salesiane.

Il pietoso Iddio va fecondando ogni dì più la nostra piccola Congregazione. Oltre al benedire e prosperare le nostre Case già in moltissimi luoghiaperte a pro della gioventù, altre Egli ci concede d'impiantarne ogni anno. Nel testé passato Giugno col divino favore, e per la cura e sollecitudine di parecchi nostri Cooperatori e Cooperatrici, ben tre ne vennero iniziate : la fa di San Leone in Marsiglia, dove si contano ben ottanta mila italiani; la 21 di Santa Croce in Lucca, ambedue per giovanetti; la 3a di S. Teresa in Cliieri per le fanciulle.

I Salesiani e le Suore di Maria Ausiliatrice, che vi si portarono provvisti solo di una grande fiducia in Dio e nella carità dei fedeli, sono ben lieti di potere unire i loro deboli sforzi a quelli del rispettabile e zelantissimo clero, e di tante ottime persone, che nelle dette città già vi lavorano allo scopo d'istruire ed educare cristianamente la tenera età. Essi confidano pur anche nel concorso dei Cooperatori e Cooperatrici colà esistenti, che riguardano come loro fratelli e sorelle; concorso che renderà assai più facile il conseguimento del nobile loro fine. Voglia il Signore rivolgere un suo sguardo benigno eziandio sopra queste Case novelle, e far sì che producano ubertosi frutti a consolazione delle famiglie, a conforto della Chiesa, a miglioramento della civile società. Nel prossimo N° daremo una breve monografia di ciascuna di queste case per ora solamente accennate.

DISEGNO DELLA CHIESA ED OSPIZIO DI S. GIOVANNI EVANGELISTA.

Secondo la promessa fatta presentiamo qui il disegno della Chiesa e della casa di S. Giovanni Evangelista, che coll' aiuto di Dio e mediante le quotidiane offerte dei nostri Cooperatori e Cooperatrici stiamo ora innalzando in Torino a MONUMENTO del GRANDE PIO IX nostro insigne Benefattore. Il disegno si vende anche separatamente su carta fina con nitida stampa, al prezzo di Cent. 25, a benefizio della Chiesa medesima. - Rivolgersi alla libreria Salesiana, via Cottolengo, N. 32, Torino.

Chiesa di San Giovanni Evangelista

GRAZIA DI MARIA AUSILIATRICE.

Maria Ausiliatrice continua a mostrarsi Madre amorosa e benefica, soprattutto verso di chi la invoca con fiducia. Ci scrivono quanto segue dalla Sardegna.

Alghero, 4 Giugno, 1878.

M. R. SIGNORE,

Eccomi con somma soddisfazione dell' animo ad informare la S. V. intorno ad una grazia ottenuta dopo ricorso al valevole patrocinio di Maria Ausiliatrice.

Angela Vitelli di anni 26, figlia del Cav. Andrea e di Rosa Aurelia di Torre del Greco, trovavasi da più di due anni colpita da una paralisia quasi generale, che la teneva inchiodata nel letto, e la tormentava assaissimo soprattutto in un braccio ed in una gamba. A nulla valendo i ritrovati dell' arte, ella ricorse con grande fiducia alla Beata Vergine Ausiliatrice ; fece con divozione la prescritta novena in onore di Lei, ed inviò al suo Santuario in Torino un' offerta secondo le proprie forze. La pietosa Vergine, che si compiace di essere invocata col bel titolo di Aiuto dei Cristiani, non tardò a fare sperimentare alla sofferente gli invocati effetti della sua materna bontà; poiché dopo la novena, la buona giovane si sentì a migliorare siffattamente che si alzò di letto, ed ora cammina con agio per la casa, ed attende comodamente ai domestici lavori. Né solo Maria la guarì dal detto malore, ma aggiungendo favore a favore liberolla ad un tempo da una forte flussione nelle orecchie che le dava acuti dolori, e dal male d'occhi che le impediva la vista. È quindi indicibile la gioia che ne prova la buona famiglia, che non cessa di ringraziarne I' Augusta Madre di Dio, mostrarsele divotissima, in Lei riponendo la sua speranza.

D. EFISIO MANNO
Decano del Capitolo Cattedrale

Primo tentativo diretto per evangelizzare la Patagonia
ORRIBILE BURRASCA.

Abbiamo annunziato nel numero precedente del bollettino che alcuni Missionarii Salesiani da Buenos-Ayres doveano partire quanto prima per una missione al Carhuè ed al Carmen in Patagonia. Avemmo in fatto notizia che con Mons. Espinosa Segretario Arcivescovile erano partiti Don Costamagna, Don Rabagliati e Don Savino Lazzarista. Ora ciascuno si immagini il nostro spavento all' udire da giornali Argentini che in quei giorni grandi burrasche aveano flagellate quelle coste, per cui passavano i nostri, a segno che erano andati sommersi non pochi bastimenti con quanti viaggiatori contenevano. A ciò si aggiunsero alcune lettere che davano notizie assai inquietanti. I

Missionarii Salesiani, si diceva, sono partiti. Dopo alcuni giorni di navigazione dovettero sostenere una burrasca; il loro bastimento fu veduto agitato e respinto con furia dalle onde : di poi disparve. Da ciò ognuno può capire da quante incertezze fossimo travagliati. Ora ecco che il giorno 20 Giugno, giorno di Maria Consolatrice, ci arrivano lettere precise e rassicuranti. Esse ci raccontano il pericolo estremo in cui si trovarono e la morte che fu loro imminente per dodici giorni. L' Arcivescovo di Buenos-Ayres fu il primo ad annunziarci che i nostri Confratelli erano salvi. Ed ecco per intero la lettera del degnissimo Prelato, cui faremo seguire una relazione di Don Costamagna.

Buenos-Ayres, 20 Maggio, 1878. MOLTO REv. Amico, CARISSIMO D. Bosco,

Questa lettera arriverà nelle sue mani un anno dopo precisamente che noi insieme ci trattenemmo a Genova, a Roma, e specialmente a Torino, che io terrò sempre in gradita memoria. La mia troppo breve dimora costi nell' Oratorio Salesiano, mi fu di sì gran gioia, e di sì grande edificazione, che vorrei potere altra volta vedere ed abbracciare caramente tanti venerandi Sacerdoti, e tanti cari Alunni ! Degnisi Vostra Signoria farlo per me.

Dopo sconfortanti dubbiezze, ieri finalmente ho avuto il grande piacere di veder ritornare il mio Segretario ed i Salesiani, ma fu pure grande il mio rammarico nel sapere che erano stati travagliati da un orribilissima tempesta, per cui, senza poter metter piede nella Patagonia, dovettero ad una grazia speciale il non perder la vita fra le onde.

Ma sia lodato Dio Nostro Signore che anche da questo saprà cavare gran bene.

I nostri Missionari possono dir anche essi con s. Paolo : Ter naufragium feci per la brama di salvar delle anime al Signore.

Noi per altro malgrado di ciò seguitiamo a lavorare con isperanza.

Saluto caramente nel Signore V. S. e tutti gli altri della sua Casa. Le desidero felice il giorno 24 Giugno, nel quale i suoi ragazzi festeggiano con entusiasmo il suo Onomastico. Mi creda

FEDERICO Arcivescovo di Buenos-Ayres.

RELAZIONE DI D. COSTAMAGNA. Buenos-Ayres, 21 Maggio 1878.

 CARIssimo D. Bosco,

Viva Maria SS. Ausiliatrice ! Viva in eterno ! ! Oh caro D. Bosco ! Richiami alla memoria il fatto del profeta Giona, che gettato in mare stette tre giorni nel ventre d' una balena, e poi fu da questa miracolosamente rigettato vivo e sano alla sponda, ed avrà la storia dei suoi Salesiani. Sì, le nostre avventure sono un quid simile di quelle ma viva sempre Maria Ausiliatrice ! Ascolti ora la semitragica istoria.

Com' Ella ben sa, Monsig. Aneyros nostro veneratissirno Arcivescovo, per secondare i desiderii di V. S., che sono pur quelli del suo cuore, aveva deciso che il suo segretario Monsignore Antonio Espinosa con due Salesiani partissero nei primi giorni di Maggio per Carhuè e per la Patagonia a far il primo tentativo di missione tra quei selvaggi. Una grande difficoltà s'opponeva, poichè in Buenos-Ayres il da fare è molto e cresce tra le mani tuttogiorno, mentre gli operai sono pochi, e non sarebbe d' uopo di andar lontano a cercar lavoro. Ma a Dio piacendo anche questa difficoltà si appianò, e il nostro D. Bodrato finì per aderire di buon cuore all' invito dell' Arcivescovo , scelse D. Rabbagliati e me per quest' uopo , ci raccomandò di non fermarci in quei paesi più del conveniente, e ci diede a nome di D. Bosco la S. Benedizione. Il Martedì 7 Maggio adunque benedetti pure da Mons. Arcivescovo , insieme col Dott. Espinosa ci portammo alla stazione della via ferrata del Norte. Dato l' addio ai varii confratelli, amici e Cooperatori che ci avevano fin là accompagnati, partimmo per Campana villaggio situato sulla sponda del Rio Paranà. - Là ci stava aspettando il vapore Santa Rosa che ci doveva portare pel Rio, indi pel mare fino a Bahia Bianca, donde noi ci saremmo recati a cavallo al Carhuè, e a Patàgones.

Da Campana non si potè partire che all' indomani giorno 8, e questa fermata ci diede occasione per conoscere con qual sorta di viaggiatori ci toccava far questo tragitto, poichè la vista di quattro preti (con noi e' era anche il Padre Savino, Lazzarista Italiano) svegliò presto molte questioni polemiche e religiose. Ci accorgemmo tosto che avevamo da fare con gente affatto ignorante di religione. Più che discorrere, si rideva e disprezzava. « Io sono Cattolico Apostolico e Romano, » diceva uno gesticolando colla forchettta che teneva in mano, « ma... ci ho i miei ma!.. » E qui sciorinava tutti i suoi infelici ma, e sopra la confessione, e sopra i miracoli e sopra il celibato dei Sacerdoti, e sopra l'inferno, l' immortalità dell' anima ecc. ecc. : a tutte queste restrizioni facevano eco applaudendo molti de' suoi compagni, e conchiudevano cogli Epicurei che bisognava godersela finchè vi è tempo. Ci fu assai facile conoscere che la causa di tutte queste così irreligiose opinioni era la solita , l' immoralità. In fatto anche prescindendo dal loro tratto e portamento poco onesto, ne avemmo una chiara prova in un vivo applauso che fecero molti di loro ad un cotale, che aveva imprecato alla legge nostra sul matrimonio, dicendo essere migliore quella dei Turchi. E inutile ! la incredulità è tal pianta che non alligna so non nel fango schifosissimo dell' incontinenza - Dopo tutto ciò, giudichi Lei, caro D. Bosco, se avessero ragione quegli infelici di profetizzare che il viaggio sarebbe stato disgraziato. Ah ! chi non sa che, propter peccata veniunt adversa ? Ma veniamo a'fatti nostri. Si partì finalmente. Cosa strana e penosa per noi, che avevam fretta d'arrivar sul luogo della missione, ci accorgemmo che il Santa Rosa invece d'incamminarsi verso l'Oceano dava a ritroso del fiume Paranà, andando così verso la sorgente del medesimo. Ci cadde il timore d'esserci sbagliati ed aver preso un vapore per un altro, ma ci si disse che a cagione delle poche acque di questo braccio del Paranà si indietreggiava solo una cinquantina di miglia, per entrare in un altro braccio del medesimo in cui l'acqua era assai più alta. Retrocedemmo così fino a S. Pedro, e quasi giungemmo a S. Nicolas. Ma colà una furiosa tormenta (vento terribile) scosse e quasi sconquassò il bastimento a segno che ci tenne fermi tutta la notte. Al domani, giovedì, potendo proseguire il viaggio, entrammo nell'altro braccio del fiume, e poco dopo nel gran Rio della Plata. Seguitammo allegramente a vele gonfie, e già ci trovavamo di fronte all'Isola Martin Garcia, quando ad un tratto il nostro vapore battè in un banco di sabbia, ed eccoci arenati e fermi. Le dico in verità: cominciammo a dubitare che questi scherzi provenissero dal demonio, il quale, non volendo la nostra missione, ci prendesse a perseguitare! I marinai per tre giorni fecero sforzi straordinarii, fatiche incredibili per liberare il bastimento, ma l'opera loro tornò sempre inutile, ché la nave rimaneva ognora immobile colle corna nella sabbia. I soma bin monta, andavamo noi ripetendo, e il Dott. Espinosa, sapendo che questa frase piemontese fioriva pur sul labbro al carissimo D. Cagliero quando si trovava in qualche grave imbarazzo, ripeteva ancor egli : i soma bin monta!!! Ma intanto ci persuademmo che Maria Vergine Ausiliatrice avrebbe vinto ogni sforzo del demonio, e perciò Le ci raccomandammo fervorosamente , e pieni di fiducia d'essere esauditi ci mettemmo a studiare ed a provare il canto di ciò che al Carhuè avremmo eseguito sull' armonium che portavamo con noi. Al Sabato infatti la Madonna ci fe' la grazia; si potè liberare il bastimento, si uscì dal banco di sabbia, e lieti passammo pel così detto Canal del inferno tra l'isola Martin Garcia ed il territorio orientale dell'Uruguay, e in breve ci trovammo nell'Oceano Atlantico camminando verso il Polo Antartico. Ma, devo pur dirlo, il grande Oceano non fece buona accoglienza al bastimento Santa Rosa e non appena l'ebbe accolto in seno cominciò a batterlo e flagellarlo nel modo più furioso. Allo spuntare della Domenica ricomparve un po' di calma, e tra noi si disse subito : hoy canterémos las Visperas de S. José en nuestro camarote. (Era la 3a dopo Pasqua, festa del Patrocinio di S. Giuseppe).

Ma arrivata l'ora dei Vespri la scena era cambiata e cominciava la parte tragica del nostro viaggio. Chi non ha letto descrizioni di temporali, di burrasche nei libri? Richiami pure alla memoria quanto di brutto e di terribile si racconta, e ve n'aggiunga ancora un poco, e non ne avrà ancora un'idea precisa. La mia penna non sa esprimere un centesimo di quello che noi abbiamo provato. Dopo un sordo rombo di tuono, che fu coi-ne il segnale della orribile battaglia degli elementi tutti del cielo e del mare, si scaricarono di botto su di noi e un terribile vento pampero, e un' acqua dirotta. Il povero Santa Rosa, agitato di qua e di là, di su e di giù, or sopra un monte d' acqua elevato, or sprofondato in una voragine profondissima, parve miracolo che non si rovesciasse in mare. Alcuni moti poi erano così violenti e repentini, che, se non ci tenevamo fortemente aggrappati, venivamo sbattuti nelle pareti con pericolo di romperci la testa e le ossa. Questo travaglio un altro ce ne produsse, e fu un mal di mare così forte e tenace, che rivoltandoci lo stomaco minacciava di rompercelo. Non basta: chiusi nelle nostre cellette, eccoci un' altro flagello : le terribili ondate che a guisa di montagne d'acqua si versavano sul ponte del bastimento, discendendo nei piani inferiori, penetravano in camera, e dopo averci tutti inzuppati, ci allagavano talmente che noi non potevamo più posare il piede senza aver le scarpe piene d'acqua. Da tutti si pativa, si gemeva, si sospirava .... Ma questo era solo l'Initium dolorum, il principio dei nostri dolori.

Crescendo il bujo della notte crebbe la burrasca, e cominciarono ad udirsi urla, pianti, grida, lamenti, preghiere a tutti i Santi, e noi persuasi che l'ora del supremo passo fosse arrivata, poiché ad ogni istante pareva che il bastimento fosse per sprofondarsi nell'abisso, in tutta la notte non facemmo che raccomandarci a Gesù, e alla Madonna SS., non dimenticandoci d'invocare la protezione del nostro caro Pio Nono, il quale per primo aveva benedetto il pensiero delle nostre missioni in Patagonia. Oh! è ben giusto il proverbio clic dice Non sa pregare chi non fu in mare. Pur finalmente giunse il mattino, e noi vedendoci tutt'ora vivi dubitammo della realtà del pericolo; ma svanì ben presto ogni dubbio. Il bastimento non ha più vele, così dicevano mezzo disperati alcuni marinai, il parapetto é fracassato, e seguivano numerando altre avarie che il Santa Rosa nella notte aveva patito : quand'ecco si apre l'uscio della nostra cella. - Olà Veneziano, diss'io ad un vecchio marinaio di Venezia con cui avevamo già stretta amicizia, olà siamo salvi? - Ed egli a crollar la testa e risponderci con accento disperato : Siamo perduti, il bastimento non ha più il timone ! Era pur troppo vero; una forte tromba marina l' aveva schiantato, come sapemmo più tardi dal capitano. E noi senza governo eravamo stati gettati in alto mare lungi circa cento miglia dalla costa del capo Corrientes. Le parole del Veneziano furono un fulmine per noi. Rimanemmo muti un istante, e poi il Dott. Espinosa disse : Bisogna che ci confessiamo, poiché è tempo. Ed afferrati alla sponda del letticciuolo per non cadere, ascoltammo l'uno la confessione dell'altro. Rimanemmo vestiti nel letto, per essere pronti a prestare l'ultimo soccorso religioso in caso di trabocco del bastimento, e intanto continuammo a raccomandarci alla Madonna. In quel giorno nessuno dei viaggiatori uscì dalla gabina; tutti erano occupati a piangere e pregare. Al cibo neppur si pensò.

Il mio Veneziano per altro, che ci aveva preso affezione in sulla sera fece di nuovo capolino alla porta del nostro stanzino, e noi a domandargli tosto: Sicché?.... C' è ancora speranza?

Che speranza!? miei cari Padri, un bastimento senza timone è come un uomo ubbriaco : rovina se stesso, e strascina gli altri con sé. - Il Veneziano aveva ragione. Io ebbi campo a vederlo coi miei occhi. Facendo uno sforzo uscii di camera, mi attaccai ben bene e salii sul ponte. Orrore !... Un terribile sbuffo di vento sbatte alcuni mozzi che vi erano contro il parapetto e li ferisce crudelmente. Non mi do per vinto : carpon carponi vo a consolarli, quindi avanzandomi fin sulla prora la trovo abbandonata ; più nessuno accudiva al bastimento. Do uno sguardo al mare : è inutile, non potei resistere a quella vista, e quasi svenni. Cerco allora di ritirarmi in camera dicendo tra me: E' proprio finita ; qui bisogna disporsi a far sacrificio di noi stessi. Il bastimento ha resistito fin qui, ma resisterà ancora per molto tempo sfracellato qual è? La tempesta lo gettò finora in alto mare. ma se il vento cambia direzione, lo getterà sovra uno scoglio e lo farà a pezzi. Ed anche senza di ciò, resisterà molti giorni, ma poi mancheranno i viveri, verrà meno il carbone alla macchina, e allora che faremo senza vele e senza timone? Con questi riflessi mi ritirai in camera e ci facemmo coraggio l'un l'altro, pensando che quella morte accettata volentieri dalla mano del Signore sarebbe stata grato sacrifizio a Dio, che anzi era quella una morte invidiabile, e che forse Dio in premio del nostro sacrificio, avrebbe conceduto alle missioni dei nostri fratelli un frutto più copioso. Intanto erano passati il lunedì ed il martedì colle loro terribili notti, e sempre colla morte alla gola.

Al mercoledì 15, mentre si pregava, si gemeva, si sospirava, eccoti il pensiero di D. Bosco.... D. Bosco.... E non la rivedremo più mai la faccia di quell' amato padre.... Quale dolore proverà egli mai all' udire la nostra tragica fine.... Allora si fu che cominciammo a dire: No, non dobbiamo morire. Maria Ausiliatrice ci deve fare questa grazia. Coraggio, disse D. Rabbagliati : un gran pensiero mi balena alla mente: oggi comincia appunto la novena della Vergine Aiuto dei Cristiani: incominciamola pur noi in questo istante. Demmo intanto principio ad una novena di preghiere alla nostra buona Madre celeste, ed aggiungemmo alcuni voti e promesse che ciascuno le manifesteremo in lettera privata. Dopo queste promesse e preghiere entrò nel cuore di tutti non che grande fiducia: una come certezza che Maria ci avrebbe liberati. Non è Ella Spes desperantium? Non è Ella Portus naufragantium, e Sedatio procellarum? Vero è che non c'è più governo al bastimento, ma a governarlo si porrà Maria stessa. Si, Maria ci ha da salvare, e come già ci liberò dall' arenamento, così questa volta ci deve condurre in porto.

Intanto la tempesta durava inesorabile e la morte ci stava sempre da presso. Un timone provvisorio che si era messo al bastimento era sparito sull'attimo , e lo sbigottimento seguiva generale. Dico generale, chè le lagrime spuntavano anche sugli occhi dei più valorosi... Oh senta questa, caro D. Bosco : Il mercoledì alle tre dopo mezzo giorno, io per consiglio del Dottore Espinosa mi feci tutto solo alla prora, e là dopo aver dato al tempestoso mare la benedizione di Dio onnipotente per intercessione di Maria Ausiliatrice, e gettato dentro le onde una corona benedetta , mi portai fino sulla poppa per visitare il povero padre Savino, che pativa assaissimo inchiodato nell'ultima cella. Al ritorno mi sento chiamare : Padre, padre. Vado dietro alla voce , e trovo nella sala maggiore del bastimento un cinque o sei uomini afferrati al tavolo per non cadere, pallidi, sparuti, ripieni di un panico indescrivibile. Padre, prese a dir uno, ci dica una messa subito, ché l'affare è disperato. - Mi burlate ; le messe a quest'ora ! Alle tre dopo mezzo giorno! e con che cosa, mentre non abbiamo l'occorrente con noi? E poi con questo ballo del bastimento....! - Oh se lei vuole, può,... insomma ce la dica, ci faccia questo piacere. - Ed io dovetti spendere un cinque minuti a dimostrar loro che non si poteva dire la messa. Li esortai invece a domandare perdono di cuore a Dio dei peccati commessi ed a confessarsi. Furono fortunati di poterlo fare , sebbene a grande stento. Dopo li ho confortati dicendo: « Coraggio, abbiamo già messo negli impegni la Vergine SS. Ausiliatrice ; pregatela pur voi. Ella ci ha da salvare , Ella farà da nocchiero , e ci ricondurrà al porto. » Vuol sapere, caro D. Bosco, chi erano costoro? - Quei tali che prima si ridevano di religione. - E chi colui che più importunava perché si dicesse la messa? - Il medesimo che giorni prima amava meglio la legge dei Turchi ! Ah ! qui vi voglio amici miei ! Al tu autem io verrò a ricevere i vostri consigli, non quando siete lungi dal pericolo!

Venne intanto la notte del mercoledì, la quale fu veramente notte d'inferno ; di nuovo le scosse, le agitazioni della nave in modo ondulatorio e sussultorio quasi repentino , di nuovo le grida e le suppliche generali di tutti quegli infelici. Il mio letticciolo rovinò sopra il povero D. Espinosa che anche in quello stato ebbe l' umore di gridare oh i soma bin montà. Fu un momento verso la mezza notte in cui noi ci credemmo già sprofondati e già ci eravamo raccomandata l'anima. Col pensiero di trovarmi agli ultimi momenti feci a Dio l'offerta di mia vita con queste parole : Voi, o Signore del cielo e della terra, voi salvate l'anima mia. Questo mio corpo sia un sacrificio per la Congregazione Salesiana , poi Cooperatori, poi nostri amici, parenti, e benefattori. Maria, Auxilium Christianorum, ora pro nobis. Ma la notte passò senza altro incidente. Intanto un altro timone era stato preparato , e già l' onda che continuava a flagellare orribilmente l'aveva tornato a rompere.

Ma il tempo della prova era presso a finire, e la Vergine Ausiliatrice stava per dimostrarci un'altra volta, che non indarno l' avevamo invocata. Il giorno veniente in sul mattino ecco un sole splendidissimo rifulgere sull' orizzonte ; ecco la calma del mare e la speranza nel cuore di tutti. Un quarto timone fatto di travicelli uniti con ferri e cavicchi fu ben presto allestito. Poggiato sulla poppa, e legato ben bene al bastimento con forti catene e freni, cominciò ad essere manovrato da molti marinai insieme, e poco per volta il bastimento prese ad incamminarsi verso Buenos-Ayres. Non si andò a Bahia , perché non si poteva più continuare il viaggio in mare stretto con un bastimento in quello stato, e poi, non meno del timone, eran pur rotti gli stomachi d'ognuno di noi... Si viaggiò il giovedì, il venerdì , ed il sabato a notte ci trovammo davanti al porto di Buenos-Ayres, compiendosi così la grazia straordinaria che noi avevamo domandato alla Vergine SS. Ausiliatrice, la quale nel primo sabato ci tolse dall'arena, nel secondo ci ricondusse in porto. - Or caro D. Bosco, ella ci domanderà : gli altri passeggieri riconobbero in questo fatto la stessa grazia ? Ho la consolazione di poterle dire che tutti , nessun eccettuato, riconobbero l'intervento del braccio di Dio in questo accidente così spaventoso. Tutti si erano aspettata la morte, ed il capo macchinista, che fu quello che compose il timone di salvazione, disse chiaro che nessun bastimento, neppure quelli che vengono d'Europa sebbene più grandi e forti del Santa Rosa, avrebbe potuto salvarsi e non affondare in simile caso. Quindi è che dal Capitano all'ultimo dell'equipaggio e tutti i passeggieri colle loro rispettive famiglie al domani dell'arrivo si radunarono in Chiesa per cantare il Te Deum, e ad udire una Messa di ringraziamento pel favore ricevuto. La funzione riuscì commovente, e molti piangevano di consolazione.

Così, carissimo D. Bosco, un viaggio che doveva durar solo tre giorni ne durò tredici e non fu punto finito. Monsignor Arcivescovo, a cui appena arrivati abbiamo fatto visita, ci disse : Riferite il tutto al caro D. Bosco, e ditegli che è segno evidente avere Iddio i suoi interessi in quelle opere, cui il demonio tanto accanitamente combatte; quindi che voi, passato quest'inverno, tornerete, se non per mare, per terra, e all'inferno non la daremo vinta !

Adesso , caro D. Bosco, che le ho espressi i sentimenti di Mons. Arcivescovo, mi permetta che prima di finire le esprima i miei : Questo primo tentativo delle tanto sospirate missioni ai selvaggi andò fallito   Sarà forse perché quei poverini e sono indegni ? Non lo credo, anzi   ... Ne saremo indegni noi ? Non lo vorrei credere pur anche , se considero che Dio si serve sempre dei mezzi più deboli e dispregevoli per operare le sue meraviglie   L' avrà vinta il demonio ?    Non già, fu anzi scornato, e continua a digrignare i denti sotto i piè della gran Vergine Celeste, e noi torneremo più coraggiosi all' assalto fra breve. Finora non ci eravamo forse preparati abbastanza per fare il primo passo; ma mentre si faranno i materiali preparativi per un'altra spedizione, noi pure ci prepareremo colla preghiera, colla pratica della carità e dell'umiltà, ravvivando ognor più la nostra fiducia nella potenza di Colei, che da per tutto proclamiamo stella del mare, aiuto potente dei cristiani. Preghi per noi, carissimo D. Bosco, perché possiamo mettere in pratica i propositi fatti davanti alla morte, perché possiamo sempre amare e fare amare la cara Vergine Maria , nostra Madre e Salvatrice. Oh quanto è buona Maria ! Lo dico a tutti e lo ridirò fino a stancarli. Finisco col raccomandarci eziandio alle preghiere di tutti i Cooperatori Salesiani, di tutti i nostri confratelli, consorelle, parenti ed amici. Dimandiamo unanimi una cosa sola : poter andare presto nella Patagonia a salvare innumerevoli anime.

Suo affez.mo Figlio in G. Cristo

D. Giacomo COSTAMAGNA.

IL SALUTO AI SACERDOTI.

Nel Novembre dell' anno passato il nostro amato confratello D. Costamagna dandoci contezza del principio del suo viaggio per la Missione Americana, e delle cose che maggiormente lo avevano colpito nella visita di Marsiglia, ci scriveva da Gibilterra: « Tra le cose che ci hanno edificato in Marsiglia fu il vedere come tutti i Preti si salutano a vicenda, sia che si conoscano, sia che no. È un santo costume che sarebbe desiderabile che s'introducesse in tutti i paesi » (1).

Queste parole ci avevano fin d'allora suggerito di fare un' apposita raccomandazione a tutti i nostri Cooperatori, affinchè coli' esempio e colle parole promovessero soprattutto nella gioventù dei loro paesi questo atto di rispetto verso qualsiasi Sacerdote ; ma ne fummo distolti in quel tempo ed in appresso dai molti argomenti, che avevamo ogni mese a trattare.

Ma ecco in questi ultimi giorni la benemerita Unità Cattolica venir fuori colla bella proposta, esporla e caldeggiarla da pari sua (2). Tenendola per opportunissima, e quale ottimo mezzo per cristianamente educare gli animi, noi pure vi aderiamo di buon cuore, e vivamente la raccomandiamo ai nostri confratelli.

Sì, comincino i Sacerdoti stessi a rendersi vicendevolmente il saluto conosciuti od incogniti, in paese e fuori, come si usa in Francia, in Germania ed altrove ; imperocchè eglino più che ogni altro conoscono la grande loro dignità, e sanno come per essa ognuno dei proprii confratelli è superiore ad un angelo. Da essi impareranno i semplici fedeli a fare altrettanto. Alla loro volta nell'incontrarli si scoprano il capo i laici, ricchi e poveri, nobili e plebei, e non arrossiscano di questo atto, nè se ne astengano per rispetto umano, poichè lo hanno prestato e tuttora lo prestano uomini grandi e rispettabilissimi (3).

Varii e forti motivi ci devono animare a questo ossequio: 1° Il Sacerdote è Ministro di Dio, onde il rispetto, che a lui si usa, si rifonde in Dio medesimo; per questo riguardo il saluto al Prete è un atto di Religione ; 2° Egli per voler di Gesù Cristo è lo strumento della nostra eterna salute, e nel giorno della sventura, e soprattutto al punto dimorte, l' unico nostro conforto ; 3° Il Sacerdote coi suoi insegnamenti, e col suo ministero è il più valido sostegno della famiglia e della civile società; 4° Dai malvagi fu ed è tuttora ingiuriato e vilipeso; quindi è più che giusto che i buoni cristiani gli diano una qualche riparazione con un riverente saluto; 5° Il rispetto usato al Sacerdote dai padri di famiglia, dagli adulti, e dai signori genera nei figli, nei giovani e nei poveri stima e venerazione verso di lui, e così vie meglio li dispone ad ascoltare la sua parola, li educa, e li rende buoni cristiani, e savii cittadini; 6° Finalmente il Signore premia anche quaggiù il rispetto usato ai suoi Ministri, come ne punisce tremendamente il disprezzo.

Pertanto terminiamo colle parole dell' accennata efemeride: « La frammassoneria ha i suoi segni misteriosi; la rivoluzione, le sue frasi ed i suoi connotati: noi operiamo alla luce del sole, con un' usanza degna di un popolo civile e cattolico, salutando il Prete... Si sono già formate tanto belle Associazioni. Vorremmo che tutte aggiungessero ai loro statuti l' impegno di salutare il Prete che incontrano per le strade... Speriamo che queste parole non restino senza frutto. »

(1) Vedi Bollettino, N. I, 1878, pag. 4.

(2) Vedi N. 149 e 150.

(3) Il 20 di Giugno il maresciallo di Mak-Mahon, presidente della Repubblica Francese, passando a rassegna in Parigi una gran parte dell' esercito, avendo visto un cappellano, tra due divisioni, lo salutò rispettosamente. Questo atto di ossequio del grand' uomo al ministro di Dio edificò e commosse altamente gli spettatori.

INDULGENZE SPECIALI pei Cooperatori.

Ogni Cooperatore può acquistare indulgenza plenaria una volta al giorno, (la applicarsi alle anime del Purgatorio, recitando la terza parte del Rosario di Maria Vergine avanti al SS. Sacramento , e non potendo avanti al divin Sacramento , recitandola innanzi al Crocifisso.

Indulgenza plenaria ogni volta che si accosta alla santa Comunione.

Può altresì lucrare moltissime indulgenze plenarie nel corso del giorno mediante la recita di sei Pater, Ave e Gloria, secondo la mente del Sommo Pontefice. E queste indulgenze, applicabili alle anime purganti, le può acquistare toties quoties, ossia tutte le volte che recita i suddetti Pater, Ave e Gloria in qualunque luogo, senza bisogno di Confessione e Comunione, purché sia in grazia di Dio.

Oltre a queste un'altra plenaria ne può guadagnare ogni Domenica, e nei giorni qui sotto notati, purchè confessato negli otto giorni, e comunicato, visiti una qualche Chiesa , pregandovi secondo l'intenzione del Sommo Pontefice.

Mese di Luglio.

2. Visitazione di Maria Vergine.

8. Santa Elisabetta, regina del Portogallo.

14. S. Bonaventura, Vescovo, Cardinale e Dottore di S. Chiesa.

2l. S. Giacomo Apostolo.

26. Sant' Anna, madre di Maria SS.

Con permesso dell'Aut. Eccl.   FERRARI GIUSEPPE gerente respons. Sampierdarena 1878. Tip, di San Vincenzo de' Paoli.