ANNO II. - N. 6   Esce una volta al mese   GIUGNO 1878

BOLLETTINO SALESIANO

Direzione nell'Oratorio Salesiano. -Via Cottolengo, N. 32, TORINO

SOMMARIO - La incominciata glorificazione di Pio IX - Il mese di Giugno e il Cuor di Gesù - Una giustificazione sulla Chiesa di S. Giovanni - Prodigiose guarigioni - La prima conferenza dei Cooperatori e Cooperatrici Salesiane tenutasi in Torino - Grazia di Maria Ausiliatrice - Festa di Maria Ausiliatrice - Lettere Salesiane. I Salesiani nel Brasile - Morte di un Missionario -Aspirazioni alla Patagonia - Funerali a Pio IX - Una novella Tabita - Cenni biografici d'un Cooperatore Salesiano - Dichiarazione - Necrologia - Cooperatori e Cooperatrici defunti -- Indulgenze speciali-Un ringraziamento.

La incominciata glorificazione di Pio IX

Taluni domandano il perchè nei primi secoli della Chiesa molti Papi dopo la loro morte venivano assunti all'onore degli altari, e invece da molto tempo in qua ciò più non avvenga. Si osserva difatto che l'ultimo Pontefice annoverato tra i Santi si fu s. Pio V (1). Eppure nel corso di tanti secoli sedettero sulla Cattedra di San Pietro uomini per virtù non meno commendevoli che tanti altri, fregiati di così splendida corona. Come dunque si spiega questa differente condotta della Chiesa a loro riguardo?

Cominciamo dal rispondere che nei tre primi secoli la Chiesa non soleva attribuire l'onore degli altari ai Confessori (2), ma solo ai Martiri, che avevano data la vita per la Fede Cattolica (1). E in vero da questi portano tuttora il nome i così detti Martirologi, i libri cioè che narrano le gesta dei Santi; e nel Canone della Messa composto prima del IV secolo si fa menzione dei Martiri, e non dei Confessori. Quindi è chè per causa delle feroci persecuzioni i primi trenta e più Papi, avendo suggellata quasi tutti la loro vita col proprio sangue, furono tosto nella Chiesa ritenuti e venerati per Santi ; la qual cosa più non successe in seguito che scarsamente, non già perchè mancasse la virtù nei Pontefici, ma perchè si fecero più rare le occasioni del martirio, col cessare delle furenti persecuzioni degli imperatori pagani.

Ma oltre di questa un'altra ragione si è :che il fregiare la fronte di un Servo di Dio coll'aureola di Santo, sia esso Martire, o Confessore, non dipende tanto dalla Chiesa, quanto da Dio medesimo. Per verità da molti secoli a questa parte onde avere quaggiù un onore siffatto non basta che un cotale sia morto per la Fede o in odore di Santità ; non basta che abbia praticato le virtù in grado eroico ; non basta neppure clic abbia fatto dei miracoli in vita ; ma è assolutamente necessario elle ancor dopo la sua dipartita dall'esiglio alla patria Iddio parli in suo favore, e col linguaggio dei miracoli attesti ai mortali la santità e la gloria sua. Il Papa Gregorio IX nella sua Bolla di Canonizzazione di s. Antonio da Padova dice in proposito: « Affinchè uno sia Santo presso Dio nella Chiesa trionfante basta la perseveranza finale secondo il detto: Sii fedele sino alla morte, e ti darò la corona di vita; ma onde si ritenga come Santo nella Chiesa militante sono necessarie due cose, la virtù dei costumi, e la verità dei miracoli, virtus morum, et veritas signorum, sono necessarii cioè i meriti ed i miracoli, merita, et miracula. »

Ciò posto, siccome non entra nell'ordine della divina Provvidenza che ogni celeste Comprensore abbia pure tra gli uomini il titolo di Santo, così Iddio per molte anime quantunque state adorne di preclarissime virtù e ricche di meriti, non opera in sulla terra prodigio alcuno per loro riguardo, e quindi eziandio la Chiesa si tace, paga che la Santità loro venga poi da tutti conosciuta nel giorno finale.

Ma viva Dio! Dopo due secoli e più la Chiesa, lo speriamo, riaprirà tra non molto il lungo Catalogo dei Pontefici suoi , e in caratteri indelebili vi registrerà un Santo novello : vi registrerà il nome di S. Pio IX. Sarà quello il visibile trionfo sulla terra, la prima glorificazione di questo incornparabile Pontefice, abbeverato in sua vita mortale di amarissimo fiele. Questa speranza è riposta non solamente in questo povero nostro cuore, ma in seno a milioni d'uomini. Non vi ha persona in sulla terra che abbia a fondo conosciuto Pio IX o di presenza o per fama, e non viva di questa fiducia. Che debba essere elevato a si eccelsa gloria ognun lo sente come un impulso, come un istinto del Cielo; istinto nudrito dalla considerazione della vita prodigiosa di questo Pontefice ammirabile, dallo splendore delle, grandiose sue opere, e delle sue virtù sublimi ed eroiche ; nutrito soprattutto dal ricordo dei lunghi patimenti da lui sostenuti per amor della giustizia, della Chiesa, della Fede ; patimenti non meno grandi di quelli dei più illustri martiri. Che l'aureola di Santo sia un giorno per cingere il capo venerando di Pio IX lo sentono e lo attendono quelle migliaia di pellegrini, che soprattutto nell'ultimo settennio del glorioso suo pontificato da tutte le parti dell'Orbe Cattolico si recarono a Roma per bearsi del suo aspetto e del suo angelico sorriso, partendone poscia pieni di gaudio, come già un dì i pastori ed i Regi dell' Oriente dalla spelonca di Betlemme. Lo sentono e predicano quei mille e più Vescovi e Prelati venerandi, che vennero più volte a fargli corona sul sepolcro del primo Papa. Lo sentono e proclamano ad una voce quelle innumerevoli turbe di miserabili di ogni fatta, cui Egli in vita con opportuni soccorsi venne ogni giorno asciugando le amare lagrime. Lo sentono più di ogni altro popolo, e lo invocano i fedelissimi Romani, testimonii oculari di sua santità, sperimentatori felici di sua bontà sovrumana, i quali dopo essersi prostrati sovente ai gradini del suo trono per giurargli fedeltà inviolabile, si prostrano oggidì innanzi al suo sepolcro, implorandone soccorso per l' anima e pel corpo. Lo sentono pur anche alla loro volta e lo gridano degno di onore e di gloria gli stessi uomini del secolo, che or colla eloquenza della parola, or cogli scritti intrecciarono corone di laudi alla sua vita intemerata, alla sua costanza invitta, alla sua fortezza incrollabile, e le deposero ai piedi del suo soglio , ed oggidì sulla sua tomba.

Che più ? Degno di essere quaggiù venerato qual Santo ce lo assicura una voce che non falla : ce lo attesta Iddio stesso. A che mirano intatto quelle grazie miracolose, che Dio va operando . ad intercessione di lui? Dio solo può fare veri miracoli, ed Egli Verità infallibile non li opera nè a conferma dell'errore, nè a gloria di chi Santo non è. Laonde un miracolo ottenuto per invocazione di un defunto ha tanto valore per attestarci la santità e la gloria sua presso a Dio, quanto le parole di Gesù Cristo , con cui Egli proclamò gli alti meriti del suo Precursore: Non surrexit major Ioanne Baptista; quanto le parole, con cui lo Spirito Santo esalta la Giustizia dello Sposo di Maria : Ioseph cum esset iustus. Or prodigi siffatti, che vanno ogni dì moltiplicando, non sono essi una ben incominciata glorificazione dell'immortale Pio IX in sulla terra?

Con immenso giubilo del cuor nostro concorrono pure ad accrescere quaggiù la gloria del sommo Pio i nostri Cooperatori e Cooperatrici : concorrono colla pietà e colla generosità. Essi vi concorrono coll'invocarne fiduciosi il nome venerando, il valido patrocinio presso Dio, e ottenendone favori propagano vie più nelle famiglie, e tra il popolo la non mendace fama della santità sua ; vi concorrono colle spontanee e cordiali offerte, che ci mandano ogni giorno per la Chiesa e Casa di San Giovanni, che sorgerà qual gigantesco Monu-mento a ricordare in Torino le virtù e le gesta del grande Pontefice, e a rendervi imperitura la sua Memoria (1). Quindi noi non possiamo chiudere il presente articolo senza volgere un vivo ringraziamento a tutti coloro, che in siffatta guisa ci vennero finora aiutando nell'ardua impresa ; e per la bontà di Dio, e per l'opera loro nutriamo la ferma speranza di poter tra non molto far risuonare per le sacrate volte del maestoso tempio il nome augusto di Pio IX il Grande.

A molti figli fu da Dio concesso il bel vanto di veder collocata sugli altari la cara immagine dei padri loro cinta di raggi, e di potersi unire colla folla del divoto popolo a cantar loro pubblicamente osanna e trionfo. Oh ! un così ambito vanto conceda a noi pure pietoso il Cielo ! Deh ! non tardi a spuntare la sospirata aurora di quel giorno avventurato , in cui dato ci sia di unire le nostre voci a quelle dei Cori celesti per festeggiare degnamente questo nostro dolcissimo Padre. Sarà quello di certo uno ilei giorni più belli della nostra vita, e noi scioglieremo in esso tale un inno di gioia, che colle sue melodiose note giunga a risuonare fin sulla soglia della Città Eterna.

(1) San Pio V nacque a Bosco presso Alessandria l'anno 1501, morì a Roma nel 1572, fu beatificato da Clemente X nel 1672, e ascritto nel catalogo dei Santi da Clemente XI nel 1712.

(2) Si dà oggidì il nome di Confessori a quei Santi , i quali dopo l'esercizio di virtù eroiche morirono in pace, senza essere uccisi dai tiranni in odio della Fede.

(1) Si eccettuano alcuni pochi ; e dopo Maria Vergine si ebbero in venerazione sin dai primi tempi sant' Anna, e s. Giuseppe, quantunque non martiri. (V. Benedetto XIV, De Serv. Dei Beatif. ecc. lib. 1 ecc.)

IL MESE DI GIUGNO
e il Cuor di Gesù.

In questi ultimi giorni gli empii di tutti i paesi si strinsero insieme per commettere un grande sacrilegio, e scagliare le più orribili bestemmie contro al nostro divin Salvatore Gesù. Il 30 dell'or passato Maggio, costoro celebrarono in Francia e in più altri luoghi il centenario della morte di Voltaire, dell'uomo forse più empio che abbia veduta la luce del Sole , che si servì dei suoi talenti, della sua penna per combattere il Figliuolo di Dio, tentando di fare scomparire dalla faccia della terra la Religione sua Santissima. Essi proclamarono di voler onorare quest' uomo perché stato nemico di Gesù Cristo ; anzi in questa occasione raccolsero dalle opere volteriane le bestemmie più esecrande, ne formarono un libercolo da spandersi dappertutto, sperando che, quando vi sia un Voltaire in ogni famiglia, le Chiese si vuotino di fedeli. E questo lo scopo del demonio medesimo (2).

Cari Cooperatori e pie Cooperatrici, quando in una famiglia l'ottimo padre viene da qualche villano insultato ed oltraggiato, i figli e le figlie non solo se ne mostrano addolorati , ma tosto si studiano di risarcirlo colle maggiori finezze di amore, gli si stringono attorno , lo consolano, lo circondano di ossequii, e soprattutto ne prendono le difese, e ne proclamano altamente la bontà e l'innocenza. Ecco appunto quello che noi v' invitiamo a fare nel corrente mese di Giugno. Sia questo un mese di riparazione, di risarcimento pel buon Gesù, nostro Padre amorosissimo. Noi vi raccomandiamo in modo speciale di onorare in questo tempo il suo Sacratissimo Cuore colle visite al SS. Sacramento, e colla frequente Comunione. Se nella propria parochia si celebra pubblicamente il mese di Giugno, e voi prendetevi parte foss'anche con qualche incomodo; altrimenti procuratevi almeno una immaginetta del divin Cuore, esponetela in qualche luogo decente della vostra casa, ed ogni giorno recitatele innanzi qualche divota preghiera. Gesù Cristo ha promesso di spandere le più elette benedizioni in quelle case, in cui sia esposta ed onorata l' immagine del suo divin Cuore.

Ma ciò non basta. Siccome gli empii con fogli e libri infami cercano di spegnere nei cuori dei fedeli la venerazione e l'amore verso Gesù Cristo, così dobbiamo procurare non solamente di crescere noi medesimi nella cognizione e nell' amore verso di Lui e renderci capaci di difendere la sua causa, ma è d'uopo armarci di santo zelo per aumentare eziandio siffatta cognizione ed amore nel nostro prossimo. Questo si fa colle parole e colle esortazioni, ma specialmente coll'introdurre nelle nostre e nelle altrui famiglie libretti adatti a far conoscere le prerogative, le virtù, la divina bontà dell' amabilissimo Cuore di Gesù. Uno dei libretti molto acconcio al bisogno è quello annunziato nella prima pagina della copertina del Bollettino coll'elogio dell' Unità Cattolica. Raccomandiamo pertanto ai nostri Cooperatori e alle Cooperatrici di leggerlo e volerlo diffondere tra i loro conoscenti ed amici, e così cooperare efficacemente a mantenere viva tra noi la fede, ed acceso l'amore verso il divin Salvatore Gesù.

Gli empii dei giorni nostri cercano di bandire Gesù dai nostri cuori, dalle famiglie e dalle popolazioni ? E noi adoperiamoci in quella vece a consolidarne il regno, e gridiamogli : Tu es Rex noster : Gesù, tu sei il nostro Re: Adveniat regnum tuum. Facciamo ad un tempo conoscere il bene che Egli ci apportò colla Religione sua. Ecco un nobile compito pei sacerdoti e paroci , pei padri e madri di famiglia , pei maestri e maestre di scuola, pci capi di Comunità e d'Istituti. E questo certamente uno dei migliori mezzi per risarcire il dolcissimo Cuore di Gesù degli oltraggi, che gli vennero fatti , ed Egli non mancherà di darcene il meritato compenso nel tempo e nella eternità.

(1) Nel prossimo N° del Bollettino speriamo di presentare ai Cooperatori il disegno della Chiesa e della Casa di S. Giovanni.

(2) L'empio grido dell'apostata Voltaire in vita fu questo: Schiacciamo l'infame, intendendo il divino Fondatore della Religione Cattolica. Ma giunto al termine dei suoi giorni il 30 Maggio 1778, egli in preda ai più crudi rimorsi e atterrito dal vicino giudizio di quel Gesù, al quale aveva giurata la guerra, tentò di aggiustare le partite dell'anima sua. Fece pertanto chiamare il Sacerdote per confessarsi , ma i falsi amici, che come cani guardavano la camera del moribondo, non lasciarono entrare il ministro di Dio. Voltaire accortosi andò in bestia e cadde nella disperazione, gridando con furore: Sono abbandonato da Dio e dagli uomini. Bestemmiava come un demonio, malediceva ai suoi amici, dibattevasi nel letto, straziavasi da sé medesimo le carni, e nella furia giunse al punto di porre la mano nel vaso da notte e mettersi in bocca i proprii escrementi. In questa guisa spirò quell'empio. Il suo medico il dottor Tronchin presente a questo fatto, non poté trattenersi dal dire: e Vorrei che tutti coloro, i quali vennero sedotti dai libri di Voltaire, fossero stati testimonii della sua morte. E impossibile resistere ad un simile spettacolo. » (Recueil des particularités e ricuses de la vie et de la mort de M. de Voltaire, 1782).

È questo l'uomo di cui gli empii vollero testé onorare la memoria a sfregio del buon Gesù. Quale cecità! quale malizia! quale corruzione di cuore! 

UNA GIUSTIFICAZIONE SULLA CHIESA DI S. GIOVANNI QUAL MONUMENTO A PIO IX.

Fin dal N° 4 del Bollettino noi scrivevamo che l' idea di erigere la Chiesa di S. Giovanni Evangelista ad onor di Pio IX non ci era sorta soltanto dopo la morte di questo venerando Pontefice, ma balenavaci alla mente sin dall' origine del progetto di detta Chiesa , il quale data dal 1869. Noi ne davamo per prova la scelta medesima del Santo, da cui s'intitolava, che è il Discepolo prediletto, del quale il gran Pio al sacro fonte ereditava il nome, per imitarne in seguito le virtù apostoliche. Accennammo eziandio le ragioni per cui non avevamo fin da principio pubblicamente svelata la nostra intenzione. Del resto facilmente si capiva quanto sconvenevole cosa sarebbe stata che, tuttor vivente Pio IX, decantassimo ai quattro venti voler noi innalzare una Chiesa per eternare il suo nome. Siffatta pubblicità per una parte avrebbe offeso la modestia dell' umilissimo Papa, e per altra parte avrebbe potuto rendere noi medesimi sospetti di adulazione verso di lui.

Ma poi l'anno scorso nel volgere che facemmo umile preghiera ad un nostro benefattore , onde volesse assumersi la spesa della Porta Maggiore di detta Chiesa, lui presente davamo al sig. Cav. Boidi celebre professore di disegno l' incarico di pensare e studiare gli emblemi da collocarvi sopra a Memoria del grande Pio IX. Or questo fatto, di cui sono tuttor viventi i testimoni, prova ancor esso a che cosa noi miravamo coll' opera nostra molto tempo prima della morte dell' incomparabile Pontefice.

Scomparve intanto, e quasi improvvisamente, di mezzo ai figli questo dolcissimo Padre ; e noi , sparso che avemmo sulla gloriosa sua tomba lacrime e fiori di viva riconoscenza e di cordiale ossequio, avremmo voluto manifestare subitamente in questo nostro periodico il fino allora celato pensiero sul Monumento da erigersi alla santa sua Memoria ; ma uscendo il Bollettino una sola volta al mese ci fu d'uopo attendere il mese di Aprile susseguente, poichè il N° di Marzo vestito a lutto era per l' abbondanza della materia già quasi triplicato in volume, e troppo prolisso.

Tuttavia mandavisi ad un benemerito giornale di Torino un articolo, in cui si cominciava alzare il velo al nostro progetto ; ma detto articolo non potè veder la luce : non ne sappiamo la cagione. In questo frattempo venne ad altri in mente di erigere a Monumento di Pio IX in Torino un'altra Chiesa già pure incominciata, che porta il titolo di S. Secondo , e si fece appello ai fedeli, perché vi concorressero.

Noi trovandoci in quei giorni a Roma , e non avendo avuto a mano nè i giornali , nè gli scritti che davano siffatta notizia , credemmo di fare opera onorevolissima alla Memoria di Pio IX, e gradita a tutti gli ammiratori di sue grandezze, il dare ordine che si pubblicasse il nostro articolo nel Bollettino, che si stampa in S. Pier d' Arena colla Revisione Ecclesiastica dell' Arcidiocesi di Genova.

Era già il nostro giornaletto in macchina quando ci venne parlato del Monumento a Pio IX mediante la Chiesa di S. Secondo. Non potendo senza grave danno sospendere il lavoro tipografico tirammo innanzi indottivi dalle seguenti ragioni:

I. Il grande Pio IX merita di avere in Torino non un Monumento solo, ma molti.

II. La Chiesa di S. Giovanni porta il suo norie di battesimo, perciò è assai adatta a servirgli di Monumento.

III. Essa fu da lui medesimo molto tempo innanzi consigliata, promossa e pur sussidiata con due mila lire.

IV. Oltre al sorgere presso ad un tempio protestante, questa Chiesa coll'Ospizio attiguo deve servire non solo alla istruzione religiosa, e preservare i fedeli dall' errore, ma a ricovero eziandio ed a sollievo dei poveri giovanetti, stati sempre la delizia del bel cuore di Pio IX.

Tuttavia per certi riguardi, potendo ancora, troncammo dal nostro articolo alcuni periodi, e ci limitammo a raccomandare l'Opera ai soli nostri Cooperatori e Cooperatrici, mostrando loro quanto bella ed onorevole cosa fosse per essi l' innalzare questo sacro Monumento al primo e più grande nostro Benefattore, al Promotore insigne della nostra Pia Unione (1).

Eppure malgrado tutto ciò ci venne testé riferito che noi abbiamo dispiaciuto a qualcuno.

Dolenti di essere stati nostro malgrado cagione di dispiacere a qualsiasi persona, noi osserviamo che se non fosse accaduta la dolorosa morte del grande Pio IX, la Chiesa di S. Giovanni dovevasi nondimeno continuare egualmente, che quella di S. Secondo. Ciò posto, qual danno può arrecare al proseguimento dell'una il titolo di Monumento attribuito all'altra?

Dal canto nostro raccomandiamo caldamente ai nostri Cooperatori e Cooperatrici la Chiesa di S. Giovanni, che deve ricordare alla posterità il grande Pio IX, e la loro gratitudine verso di lui; e in pari tempo raccomandiamo puro con tutto l'affetto del cuore ai fedeli di concorrere per la Chiesa di S. Secondo, che sarà altro Monumento ben degno di quel glorioso Pontefice. Noi abbiamo piena fiducia in Dio da poter dire che Egli saprà somministrare i mezzi per innalzarli ambidue alla sua maggior gloria, a vantaggio delle anime, e ad onore eziandio del suo fedelissimo Servo.

Intanto volendo assicurare i nostri Cooperatori che il pensiero di erigere la Chiesa di S. Giovanni Evangelista a memoria di Pio IX è molto antico, e che ogni cosa fu sempre fatta col pieno consenso dell'Autorità Ecclesiastica, giudichiamo opportuno di qui riferire una lettera circolare stampata fin dall'anno 1870 con annessavi una calda raccomandazione dell' Arcivescovo di Torino. Ecco i due importanti documenti.

(1) Qui giova notare che per Cooperatori noi intendiamo i nostri benefattori non solamente di Torino, ma di varii altri paesi e città d'Italia, di Francia e ancora di America, dove furono aperte delle nostre case a pro della pericolante gioventù, Non avendo noi alcun reddito fisso , per sostenere e compiere le opere che Dio cì affida, siamo soliti far sentire ai medesimi le nostre strettezze por invitarli a venirci in aiuto colla loro carità.

CHIESA DI S. GIOVANNI EVANGELISTA con Ospizio e Scuole per poveri fanciulli

nel viale del Re in Torino.

Nella città di Torino dalla piazza d'Armi fino al Po avvi uno spazio popolatissimo di circa tre chilometri senza che tra que' numerosi abitanti vi siano né scuole per fanciulli, nè Chiese pel culto religioso. Egli é nel mezzo di quella popolazione, come ognuno sa, che i Protestanti innalzarono il così detto loro tempio con ospizio, scuole ed asilo infantile. Quindi per quella deficienza deplorabile di vicine Chiese e scuole cattoliche, e per la vicinanza altronde dello stabilimento eterodosso, ne nasce pe' padri di famiglia un gravissimo ed efficacissimo cimento di mandare i loro figli e figlie misti a quelli dei Protestanti alle loro scuole ed asili, sotto allo specioso pretesto che la necessità non ha leggi. Esisteva bensì da molti anni l' Oratorio di S. Luigi con scuola e giardino di ricreazione , ma nel prolungamento della via S. Pio V, questa località fu divisa in due parti, e così resa inservibile al suo scopo.

A fine di provvedere in qualche modo alla gravità del bisogno, coll'aiuto di caritatevoli persone, fu comperato un terreno compreso tra la detta via S. Pio V e via Madama Cristina con fronte sul Viale del Re. L'intendimento è di edificare una Chiesa, che possa servire anche per gli adulti, con fabbricato sufficiente per scuola, ospizio, giardino dove trattenere i ragazzi in ricreazione nel giorno festivo, preservarli dai pericoli dell'immoralità, ed avviarli a qualche arte o mestiere.

Coll' appoggio della divina Provvidenza i lavori sono iniziati ; il muro di cinta è già terminato, e mentre un benemerito ingegnere sta ultimando il disegno della Chiesa e dell' edifizio annesso, si preparano eziandio i materiali necessarii alla costruzione.

Ma i tempi difficili che corriamo, le miserie elle si fanno ovunque sentire sono un grande ostacolo per condurre a termine un ' opera di tal genere, per cui non si ha un soldo di bilancio preventivo. Se non che la carità dei Cattolici, che non venne mai meno in altre simili occasioni-, noti sarà ora certamente per mancare ; il caso è troppograve per dubitarne. Qui si tratta, come ognuno può facilmente persuadersene, di preservare un gran numero di fanciulli, e forse anche di adulti e di intere famiglie, dal grave o funesto pericolo di essere indotti in errori contro la santa Fede, e quasi insensibilmente alienati dalla santa Cattolica Chiesa e dal supremo di lei Capo e Pastore, di venire, anzi di trovarsi, quasi senz' avvedersene, impegnati nell'eresia. A questi inconvenienti sono seriamente invitati e caldamente pregati a riflettere quelli che amano la gloria di Dio, il bene della santa Cattolica Chiesa, e la salvezza de' loro prossimi.

Si spera che questi lavori saranno compiuti in due anni (1), e in questo spazio di tempo si fa umile ma caldo appello a tutti i buoni, supplicandoli a voler concorrere con quelle offerte che Dio loro inspirerà poi bisogni eccezionali. Tali offerte si possono fare in danaro o in altra qualsiasi materia atta a servire di costruzione o di ornamento alla Chiesa o all' edifizio annesso. Si tratta di salvare anime, e colui che porge la mano benefica avrà fondata speranza di udirsi un giorno dal Salvatore le consolanti parole : « Hai salvato un'anima, hai predestinato la tua. » Il sommo Pontefice Pio IX loda l'impresa e benedice tutti quelli che vi prenderanno parte. Sua Eccellenza Rev.ma il nostro amatissimo Arcivescovo non solo incoraggisce, ma vi prende parte con quei mezzi materiali, che la sua posizione gli permette. Si fa appello ai Cristiani in genere, ma specialmente a quelli che dimorano in quel vicinato, od hanno ivi qualche possedimento.

La Chiesa è dedicata a S. GIOVANNI EVANGELISTA, e l' ancona rappresenterebbe il Salvatore che dalla croce affida la stia Madre SS. al prediletto Apostolo, siccome sta esposto nel santo Vangelo.

Le oblazioni si ricevono dal sottoscritto o dal sig. D. Traversa Curato dì S. Massimo, alla cui parochia appartiene il sito scelto per la novella costruzione. Dio ricolmi di grazie o di celesti favori tutti i benemeriti oblatori, e loro conceda giorni felici con largo guiderdone in terra e assai maggiore nella beata eternità.

Torino, 12 ottobre 1870

Sac. Gio. Bosco.

(1) Il ritardo fu cagionato dagli ostacoli frapposti sopratutto dai vicini eretici; ostacoli stasi finalmente superati con grandi sacrifzi pecuniari, ed anche per via legale.

RACCOMANDAZIONE
di S.E. Rev.ma monsig. Alessandro Riccardi Arciv. di Torino

in favore del progetto sopra esposto.

Con grande nostra soddisfazione abbiamo visto ed approviamo l'avanti esposto divisamento dello zelante e pio nostro sacerdote D. Giovanni Bosco, di già benemerito della Chiesa e della civile società per varie sue istituzioni sì religiose che di pubblica beneficenza. Ci consola che l'opera salutare sia iniziata, e facciamo voto, perché al più presto sia recata a compiuta costruzione. Ma a ciò è indispensabile un generoso concorso di largizioni, e limosine : sia pure. Noi siamo persuasi che i fedeli abitanti di questa pia città, e quelli in ispecie delle case adiacenti al Viale del Re, riconoscendo essi pure l' importanza e la somma opportunità di questo nuovo stabilimento, vorranno corrispondere, per quanto a ciascuno lo acconsentono le proprie forze, all'invito loro fatto di concorrere al grand' uopo, affinché quanto prima possa aprirsi alla pubblica spirituale e temporale utilità l' incominciato edifizio. Egli è in tale dolce fiducia, che all' opera intrapresa, a chi l'ha incominciata, a chi sarà per promuoverne il compimento noi compartiamo la nostra pastorale, paterna benedizione.

Da Torino 13 ottobre 1870.

D'ordine ed a nome di S. E. monsig. Arcivescovo

G. ZAPPATA Vic. Gen.

PRODIGIOSE GUARIGIONI PER INTERCESSIONE DEL SANTO PADRE PIO IX.

Premesse le analoghe riserve, e uniformandoci ai sapienti Decreti di Urbano VIII, diamo luogo alle seguenti relazioni.

Sebbene la Chiesa non abbia ancora pronunziata la sua grande parola, tuttavia i fedeli in privato continuano a confidare nei meriti di Pio IX, e ad invocarne il patrocinio nelle loro tribolazioni, ricevendone da Dio aiuto e conforto. Di tanto ci assicurano varii nostri Cooperatori e Cooperatrici. Nello scorso maggio un degnissimo paroco della diocesi d' Asti, nell' inviarci una cordiale offerta per la Chiesa di S. Giovanni, ci scriveva: « Mia madre andava da qualche giorno perdendo le forze, e stante la sua grave età di 84 anni io temeva una prossima sventura. Pieno di fiducia feci, come già altra volta, ricorso all' intercessione di Pio IX; ed ecco per la seconda volta la cara malata sentirsi ritornare per la vita le smarrite forze, e ricominciare a nutrirsi con gusto, ciò che da parecchi giorni far più non poteva. Tanto mi credo in dovere di dichiarare ad onor di Dio, e a glorificazione del Santo Pontefice dell' Immacolata. »

Ma, passando sotto silenzio molte altre simili dichiarazioni, vogliam qui riferire una prodigiosa guarigione già stata pubblicata nei giornali tra cui nel Fedele di Lucca (1). La lettura di essa giovi ad infonderci vie maggior confidenza nel nostro grande Benefattore Pio IX, a stimolare la nostra pietà, ad infiammare il nostro zelo nel rendere ognor più venerato in sulla terra l' augusto suo nome , ed immortale la sua cara memoria.

« Carolina Orsi bolognese di anni 30 , addetta ad un pio luogo sotto gli auspici di s. Giuseppe, dopo un mese circa di generale malessere dovette porsi in letto con febbre gagliarda e tosse ostinata.  

Visitata dal medico, questi considerata la gracilità dell' inferma mal presagisce, e tutt' al più spera, se non di guarirla radicalmente, di salvarla almeno dalla morte. I sintomi della malattia si fanno ognora più gravi, e il medico, pur nella fiducia di rimetterla alla meglio, dichiara ad ogni modo che la malattia sarà lunga, ma lunga assai.

Una sua compagna le fa dono del ritratto del Santo Padre Pio IX. Il suo confessore le narra di due meravigliose guarigioni avvenute per la implorata intercessione del Santo Padre Pio IX. Allora l' inferma gli chiede se può pregare il defunto Pontefice perché le ottenga dal Signore la grazia della sua guarigione. Avuta la chiesta annuenza, si colloca sul petto il ritratto di Pio IX, e con sensibile commozione d' affetti esclama: «Signore , se è bene per l' anima mia, fatemi guarire poi meriti del Santo Padre.

Dopo breve tempo prova in sé medesima un considerevole miglioramento : il suo petto non è più oppresso dal respiro affannoso, né più sente quell' interno bruciore, che sì la tormentava. Prende da ciò coraggio e si rimette a pregare con maggior fervore e con maggior fiducia.

Nel timore di essere in preda ad una illusione a niuno palesa questo miglioramento di salute. Ma nella notte risvegliandosi di tratto in tratto ella sentivasi sempre più sollevata, e sempre più ripeteva la preghiera con crescente speranza di essere esaudita. Solo avvertiva che, se nel petto Brasi verificato un sensibile miglioramento, non così avveniva nel resto del corpo , ché anzi era talmente estenuata di forze da non potersi più muovere nel letto. E questa prostrazione giunse al punto che sul mezzoggiorno del dì susseguente cadde in un profondo sopore.

Interrogata del come sentivasi, rispondeva parerle di star meglio. Rimasta sola, fu presa da un insolito ed irresistibile desiderio di alzarsi e di sorprendere all' improvviso le sue compagne, che stavano in altra camera dalla sua piuttosto distante. Ma temendo di commettere un' imprudenza, pensò di esperimentare un po' più le sue forze, e si mise a recitare il Rosario.

Di mano in mano che si avvicinava alla fine della corona, ella sentivasi aumentare le forze e con esse la brama di alzarsi dal letto. Finito il Rosario è come investita da una vampa ardente nel volto, che si estende a tutto il corpo e completamente la ristora.

S' alza, e nell' atto di scendere dal letto resta tuttora incerta e titubante. In quel punto suona mezzogiorno ; si ferma, recita l'Angelus , e non potendosi trattenere , balza in piedi , indossa le vesti e rapida corre al laboratorio , ove stavano riunite le sue compagne. Apre la porta, e con una emozione indescrivibile entra esclamando : Pio IX, Pio IX !   "

É più facile immaginarsi che descrivere la sorpresa onde tutte furono colpite a quell' improvvisa ed inaspettata apparizione: tutte le furono attorno, e più specialmente la sorella che piangendo per la consolazione le dirigeva mille domande e la copriva di carezze.

Tosto per ispontaneo e generale impulso si recarono nella cappella, e quivi recitarono l'inno ambrosiano in rendimento di grazie all' Altissimo per si segnalata grazia concessa all'inferma.

Nel pomeriggio del giorno stesso usci di casa colla sorella per fare una grata sorpresa alla famiglia e così fece nel successivo. Da quel giorno avventurato fino al presente nessun sintomo del patito malore si è più manifestato, ed ora gode eccellente salute, con meraviglia di quanti la videro si tristamente malata, e dello stesso medico curante, il chiarissimo sig. dottor Francesco Taruffi, che questa insperata guarigione più che ad altro attribuiscono a grazia particolare e veramente straordinaria del misericordioso Iddio, mercè i meriti e la intercessione del suo gran Servo, l'immortale Pontefice Pio IX. »

(1) V. Fedele 11 Maggio 1878.

LA PRIMA CONFERENZA
dei Cooperatori e delle Cooperatrici Salesiane

tenutasi in Torino.

Il giorno 16 dell' ora passato maggio si tenne la prima conferenza dei Cooperatori e Cooperatrici di Torino presso il celebre santuario di Maria Ausiliatrice. Fu veramente un dolce ed edificante spettacolo il vedere in quel giorno il ricco col povero, l'uomo di Chiesa e quello del secolo, la signora e la donna di casa , dietro semplice invito di un povero Sacerdote troncare le oneste loro ricreazioni e domestiche occupazioni , e intervenire in più centinaia presso di lui per udire la sua parola. Noi vorremmo descrivere la grata impressione che ci lasciò quella pia radunanza; ma crediamo meglio cedere il posto ad un grazioso articolo, che già vide la luce nell' Apologista Cattolico, ottimo giornale di Mondovì (N. 21).

« Nella cappella privata del Pio Istituto del Sac. D. Giovanni Bosco, dedicata a S. Francesco di Sales, tenevasi giovedì scorso 16 corrente mese in Torino la prima conferenza dei Cooperatori Salesiani e delle Cooperatrici.

« Dopo cantato con bella e soave armonia da alcuni giovanetti della pia casa un mottetto in lode del Santo, il rev. D. Bosco teneva un affettuoso discorso agli intervenuti, e le parole da lui pronunciate colla sublime sua semplicità scesero oltremodo commoventi e persuasive nei cuori degli uditori.

« Chi sia il rev. Sac. D. Bosco, quanta riverenza e gratitudine egli abbia già acquistata e tuttodì acquisti presso noi Torinesi, lo sanno i lettori dell'Apologista; il suo Istituto ben può chiamarsi un monumento della nostra città. Si chiuse la bella funzione col Tantum, ergo ben musicato, e colla benedizione del SS. Sacramento.

« Ma chi sono questi Cooperatori e queste Cooperatrici ? Che scopo hanno?

« Lo zelante Sac. D. Bosco vide come non è solo in Italia che la società è sgraziatamente guasta e corrotta , che non è solo la nostra gioventù a cui si vuol tèrre ogni sentimento, ogni cognizione religiosa, e pensò che la sua opera riparatrice era pur utile in altre parti del mondo ; se ne fe' subito un dovere ; cercò tutti i mezzi per adempiere a tal compito. Dio benedisse e benedice a D. Bosco, e le sue missioni nell' Argentina ne sono testimoni. Da ogni angolo della terra, Francia, Inghilterra, Spagna , dal Giappone , dalla China si scrive a D. Bosco pregandolo di stabilire scuole, oratorii , asili, fare insomma quello che ha fatto e fa a Torino.

« D. Bosco non si rifiuterebbe giammai a si belle opere. Egli dopo aver fondate tante pie case di figliazione a quella di Torino, in molte città dello Stato , non poteva a meno di porgere una mano soccorritrice a quanti si rivolgono a lui per un sì gran fine.

« Ed egli volle avere a compagni ed aiutatori nella bell'opera quanti hanno fede, cuore e bisogno d'esercitare la carità.

« Or bene, lo scopo di chi s'aggrega alla Cooperazione Salesiana è di concorrere moralmente e materialmente ad aiutare D. Bosco nelle opere che egli sta intraprendendo.

Cooperatori e Cooperatrici ! Stringiamoci a Don Bosco : Egli ci ha accomiatati giovedì scorso colle più soavi e consolanti parole. « Se mi aiutate, » Iddio aiuterà pur voi   Ricordatevi della pro» messa : Animam salvasti, animam tuam prae» destinasti. »

Torino, 18 maggio 1878.

CARLO CANTON,

GRAZIA DI MARIA AUSILIATRICE.

La morte, che è già di per se stessa così terribile, sembra prendere un aspetto più spaventoso ancora, quando penetra in una famiglia o all' improvviso, o scompagnata dal ministro di Dio. Quindi è che una delle cose più temute dai buoni cristiani è quella appunto di passare, o veder passare una cara persona da questa all' altra vita senza i conforti religiosi.

Or bene, tra le belle grazie, che per intercessione di Maria Ausiliatrice si ottengono da Dio, questa ancor si annovera, di potersi cioè acconciare dell' anima negli estremi della vita. Ecco una fedele relazione fattaci in proposito da un nostro confratello.

Collo spegnersi del 22 marzo spegnevasi pure in Rivara la vita della mia carissima madre, Luigia Rocca, nata Vigo. Ella professava in vita una tenera divozione a Maria Ausiliatrice. Con piacere ne ascoltava le maraviglie, ne leggeva le grazie, ne venerava le imagini ; anzi prima ancora che io appartenessi alla Congregazione Salesiana, ella recavasi ogni anno in Torino a celebrarvi nel suo Santuario la grandiosa solennità del 24 Maggio. Maria ricompensò in più maniere la sua devota ; ma il favore ottenutole in morte fu veramente insigne, e pel modo con cui avvenne, fu giudicato un miracolo.

Al 17 marzo mia madre soprappresa da grande debolezza si pose a letto. Il male parve da principio non più che una leggiera indisposizione; ma ecco al giorno 21 come all'improvviso l' inferma cadere in un profondo letargo, e al domani manifestarsi i sintomi di vicina morte, senza che la si potesse confessare.

In così tristo frangente mio padre, vedendo ormai scomparsa ogni speranza negli umani rimedii, oltremodo dolente else la cara malata non potesse neppure parlare col ministro di Dio, ricorse con fiducia a Maria Aiuto dei Cristiani, e diede tosto ordine per un triduo, a fine di ottenere dalla Regina del Cielo che la moribonda si svegliasse da quel sonno di morte, e potesse almeno aggiustare le partite dell'anima sua, prima di presentarsi al tribunale di Dio.

Mirabile a dirsi ! Mentre si sta pregando ai piedi della Vergine, ecco elle mia madre si sveglia e siede sul letto: limpida è la sua fronte, reno il suo sguardo, parla e ride. La famiglia, gli amici, gli astanti sono al colmo della gioia, e dolcemente si lamentano coll' inferma dello scherzo loro fatto. 

Intanto se ne dà avviso al sig. Pievano, che pregato ne ascolta la Confessione, la conforta e benedice. La malata pareva voler passare non solo tranquillamente la notte, ma accennava ad una vera guarigione. Ma ohimè ! quale amaro disinganno ! Era da poco partito il ministro di Dio, quando mia madre ricadde nel primiero letargo, e poco dopo spirava l' anima sua nel bacio del Signore in età di anni 57. Io non ebbi più la consolazione di vederla ; ma nell' amarezza del mio dolore per tanta perdita provai tuttavia un dolce conforto all' udire il tratto di bontà usato da Maria Ausiliatrice verso la cara madre mia, chè, quantunque donna piissima e di Chiesa, mi avrebbe recato troppa pena il saperla morta senza i conforti della Religione. L' ottimo mio paroco testimonio oculare del fatto mi disse: « Tenga per certo che la grazia fatta a sua madre fu un vero miracolo. »

Ne sia pertanto ringraziata Maria Santissima, la quale diede così una splendida prova che in morte non abbandona i suoi devoti, come degnavasi di assicurarne Ella medesima s. Giovanni di Dio dicendo : Non est meum in hac hora meos devotos derelinquere : non è cosa da me l'abbandonare i miei divoti nel punto di morte. Si può quindi nutrire ragionevolmente la più grande fiducia che questa dolcissima Madre farà una simile grazia a tutti i Cooperatori e Cooperatrici Salesiane, che in vita l'avranno onorata ed amata da figli affettuosi e divoti.

Sac. ANGELO MARIA ROCCA.

FESTA DI MARIA AUSILIATRICE in Torino.

Come avevamo prima annunziato si celebrò in Torino con pompa la festa di Maria Ausiliatrice. Questo nome, caro ad ogni cuore che non sia venuto meno, alla fede, come eccita la più tenera confidenza, l'amor più soave , il giubilo più puro, così accende negli animi quel fervore di spirito, quel santo entusiasmo cristiano, che fa della nostra Religione la Ispiratrice e l'Operatrice delle grandi imprese. Se ora si vede sorgere un tempio là, dove anni addietro non rampollava la terra che cardi e spine, è gloria di questo Nome. Se ben mille e mille giovanetti o tolti alla via del male, o riparati per tempo in asilo di sicura innocenza crescono alle veraci speranze della Religione e della Patria, di questo Nome è la gloria. Ed è gloria di questo Nome che quella illimitata fiducia, quello zelo di devozione che animò dapprima i fedeli, non elle scemare cogli anni, cogli anni anzi prenda maggior vita e vigore. E il fatto elle parla.

Una folla immensa di popolo si stipava fin dai primi vespri all'altar di Maria, nè già per vaghezza di novità, ma per attestarle il divoto affetto del cuore, per prestarle l' omaggio dell' amore più tenero, della più figliale riconoscenza, e ne facevano fede e il riverente portamento e la commozione dell' animo e l' espansione del cuore. Il dì appresso la folla si succedette in modo da potersi dire senza tema d' esagerazione che da ben 20 mila persone vennero a prostrarsi ai piedi di Lei. Fu poi commovente spettacolo il vedere comitive di pellegrini Lombardi e di quel di Novara e d' altri moltissimi luoghi, quali a piè, quali con più o minor disagio portarsi a venerare in Maria il possente Aiuto dei Cristiani ; e stanchi del lungo cammino non prender riposo che prima non si gettassero ai piedi della loro amorosissima Madre. Che dire poi dell' accostarsi elle fecero ai SS. Sacramenti questi devoti fedeli, mentre 16 Sacerdoti erano appena sufficienti per ascoltarli in Confessione ? Frequentatissima fu poi la Mensa Eucaristica, contandosi ben oltre a cinque mila le sante Comunioni. Sicché in verità Maria si mostrò anche questa volta Ausiliatrice dei Cristiani , poichè Dio solo sa quanti furono per Lei tolti in quest' incontro alla servitù del demonio, o con più tenaci vincoli di amore stretti al divino servizio. Ma non solo d'interne grazie fu larga Maria nel giorno della sua solennità; chè vi sarebbe da far piangere di tenerezza se pur l'uno o l'altro si volesse raccontare dei prodigiosi favori, onde questa cara amantissima Madre volle consolare chi ebbe a Lei con fiducia ricorso ; ma si tacciono, perchè verranno partitamente messi in luce.

Che se tutto il popolo si mostrò così fervente per le glorie di Maria, non lo furono meno i membri di questo Istituto che la venerano singolare Patrona. Preparatisi a questa Solennità con un novennio di preghiere, ed eccitatisi all' amor di Lei per le calde esortazioni del M. R. Sig. Canonico Stanislao Schiapparelli insigne oratore, ne celebrarono con pompa i primi vespri, ed illuminata con isplendidezza la maestosa cupola del Tempio manifestavano all' accorso ed al lontano popolo il loro gaudio, invitando ognuno a venerare la celeste loro Protettrice. Dal primo albore mattutino al pieno meriggio furono senza numero i divini Sacrifizi, ed eguagliò la comune aspettazione la gran Messa a sei parti di D. Gio. Cagliero, eseguita maestrevolmente dagli alunni dell'Oratorio. Diede poi maggior lustro alla funzione la presenza del piissimo Vescovo di Novara Mons. Stanislao Eula , che vi pontificò col permesso di S. E. Rev.ma Monsig. Lorenzo Gastaldi nostro venerato Pastore.

La funzione della sera non fu meno solenne. Gli intieri vespri in musica , la grandiosa antifona Sancta Maria Succure miseris scossero le fibre di ogni cuore. Quindi il sullodato sacro Oratore perorò le glorie di Maria mostrandola il più valido sostegno della Cristianità, specialmente del suo capo visibile il Romano Pontefice. Dava termino alla sacra cerimonia il canto del Tantum Ergo a tre cori, che eccitava nell'anima i più teneri affetti di venerazione ed amore verso Gesù in Sacramento, il quale per mano del venerando Prelato benediceva tutti i fedeli come in premio del loro affetto verso l'Augusta sua Madre.

All' uscir di Chiesa ecco di nuovo accesa in bella guisa la cupola del Tempio, che balenando col chiaro riverbero della sua luce parea eccitasse i riguardanti nella muta stia favella ad un fervore più vivo, ad una devozione più tenera, ad un amore più acceso per Maria.

Ecco, carissimi Cooperatori, come si celebrò da noi la festa di Maria Ausiliatrice. Ma in quel giorno solenne non ci siamo scordati dei nostri fratelli. Prostrati al suo altare, e fatti tutti urli sol cuore pregammo questa Madre amorosa a piovervi in seno la dovizia di quei celesti favori, di cui Essa è pietosa dispensatrice. Ed oh ! con qual giubilo del nostro -cuore ! mentre sapevamo che voi uniti a noi in ispirito ci imploravate in ricambio dalla possente Patrona gli stessi favori, le stesse grazie. Non cessiamo pertanto da questa vicendevole fraterna carità; preghiamoci a vicenda l'amore e la protezione di Maria , giacchè se non siamo sicuri in questa vita senza la divozione di Lei, nulla per contrario avremo a temere se con affetto e confidenza veramente da figli ci raccoglieremo sotto al suo manto di Madre, e la invocheremo propizia Ausiliatrice in questa valle di lagrime.

LETTERE SALESIANE
I Salesiani nel Brasile

Crediamo bene di pubblicare. la seguente lettera, che gli ultimi nostri missionarii ci scrissero dal Brasile durante il loro viaggio ; tanto più che nel venturo mese di Novembre fortemente si spera che una novella schiera di Salesiani farà vela per andarsi ad impiantare in quelle lontane parti.

Rio de Janeiro, 18 Dicembre 1877. REvErEND.mo E CAR.mo SIGNOR D. Bosco,

Siamo a Rio de Janeiro, siamo coll' Eccell.mo e carissimo Mons. Lacerda Vescovo di questa gran capitale dell' impero del Brasile, e ci siamo non per visitare la città e per veder cose che non e' interessano, ma bensì per parlare delle cose nostre con questo Prelato eminentemente Salesiano, il quale nulla tanto desidera quanto il vedere una nostra Casa nella vasta sua diocesi. Noi siamo appunto qui per visitare il primo luogo, che sarà occupato dai nostri Confratelli nel Brasile.

Mons. Vescovo con felicissimo viaggio giunse qui dall' Italia il giorno 9 del corrente mese. Una delle sue prime cure fu di cercare un bel posto per noi , e sulle prime era un poco impensierito, perché non ce lo trovava adatto. Ne aveva ben quattro in vista ; ma gli pareva che nessuno corrispondesse ai nostri bisogni, o per essere nel centro della città, o per non aver aria buona, o per esser troppo ristretto. Ma ecco elio nel momento in cui si trovava in maggiori angustie viene il suo procuratore, che è anche procuratore del Seminario, e gli dico: « Monsignore, la casa di Iurnjuba, che appartiene al Seminario, da quattro mesi sta chiusa, e nessuno si presenta per affittarla    Il Vescovo a queste parole esclamò : « Benedetto sia Dio, ecco trovata la casa poi Salesiani, almeno per cominciare : essa pare un piccolo convento, ha cortiletto, ha giardino abbastanza spazioso, l' aria vi è buona ; D. Bosco non ne sarà malcontento » L'ottimo Monsignore fu in quel giorno in feste, contento come Archimede quando fece la sua grande scoperta.

Appena arrivati noi, ci pregò d' andarla a visitare e vedere se fosse adatta, affinché potessimo poi scrivere a Lei in proposito. Egli ci disse elio fin da questo momento la lascia a nostra disposizione. Tutta la giornata d'oggi l' abbiamo spesa nel visitare questa casa, e nel fare le nostre osservazioni all' unico scopo di darne alla S. V. una sufficiente relazione.

Ecco adunque quanto crediamo dirle : Il porto di Rio de Janeiro è sterminato, e la vista non giunge a misurarlo ; gira attorno 32 leghe, ed ha molti isolotti compresi nel suo circuito ; ha una sola entrata elle non sarà più larga di una lega fiancheggiata da molti forti, che danno un aspetto terribile. A mano sinistra di chi v' entra si comincia a distendere la città di Rio parte sul piano e parte su diversi colli e monti, che presentano una prospettiva svariata e pittoresca. A mano destra sta Nitherohi,. altra città assai vasta, capitale della provincia di Rio Janeiro, essendo la città di Rio Janeiro capitale dell' impero. Passata questa sotto-capitale, e precisamente dirimpetto a quella parte di Rio dove sorge il colle del palazzo Vescovile, si apre come un altro porto, che avrà un sei o sette leghe di circuito con cinque o sei villaggi o borgate sparse qua o là. Nel centro della rada vi è il villaggio o parochia che si chiama Iurujuba (Giurugiuba) ; tra le cui case una compare assai cospicua, e questa sarebbe appunto la casa poi Salesiani. Siccome essa appartiene al Seminario di S. Giuseppe, così Monsignore dice che noi la potremmo chiamare S. Giuseppe di Iurujuba, e poi sorridendo soggiunse : dessa sarà la Casa Caput et Mater Salesianorum in Brasilia.

Il terreno attiguo alla casa è estesissimo, parte nel piano e parte sul monte. Tutte le piante sono indigene, bellissime e fruttifere, e cresciute senza arte. Noi abbiamo camminato qualche ora e non abbiano trovato i confini di quel terreno, che vengono segnati dalla cresta di montagne altissime, e rendono il sito ameno e sano. Quello però che interessa é l'attitudine di questo luogo per una casa d'arti e mestieri, o per promuovere lo spirito di Religione in questo popolo tanto bisognoso Fanciulli ce ne sono, e ne abbiamo visti moltissimi nel percorrere questa rada ; scuole , maestri , e sacerdoti vi mancano quasi affatto. Sarà bene per la casa d'arti cominciare dai mestieri più necessarii. La musica poi, oh dessa è indispensabile ! Qui una banda musicale parla alto, tocca il cuore, e trae-al bene ed alla Chiesa le stesse persone del mondo, che assai poco per verità vi usano. Ci raccontava ieri sera questo venerando Prelato che un giorno gli venne a far visita il paroco di Jurujuba, e gli disse: Monsignore, io non dico Messa nei giorni feriali, ed alcune volte neppure la festa ! - Ma perché? - Perché non ho nessuno che l'ascolti, e neppure uno che me la serva. - Ma possibile, soggiungeva egli, che non ne possiate avere neppure con qualche regaluccio? - Neppur con questo, rispondeva il paroco.

La distanza di Jurujuba da Rio Janeiro è di circa dieci miglia; vi s'impiega quasi un'ora coi battelli a vapore, i quali per diversi villaggi che attorniano l' immenso porto fanno l'ufficio, che i Tramwais nelle grandi città. Monsignore dice aver poi bisogno anche noi di una barchetta a quattro remi, che promette di provvederci a sue spese. Sarà poi grazioso il vedere i Salesiani correre in barca, raccogliendo attorno a queste isolette i ragazzi per condurli all'oratorio festivo. Mi pare che questo pensiero abbia del poetico, e fin d'ora porto un po' d'invidia a chi sortirà questo dilettevole uffizio.

Insieme con noi a visitare Jurujuba eravi pure un padre Lazarista di quelli, che sono alla direzione del Seminario di Rio Janeiro. Egli è tutto delle nostre idee, e desidera esser fatto Cooperatore Salesiano. Ci assicura che saremo bene accolti , che vani buoni e zelanti sacerdoti della capitale avendo udito parlare di noi già ci desiderano, e si dispongono ad aiutarci. Era anche con noi il procuratore di Monsignor Vescovo, Sig. Antonio Giuseppe di Mello, che è una degnissima persona. Egli ha riferito che per adattare la casa pei Salesiani ci vorranno un mille scudi, e Monsignore rispose che farà anche questa spesa, purché vengano, e presto.

Due cose sembrava facessero un po' di ostacolo, ed erano: 1° che ad una distanza di mezz'ora di cammino da questa casa e borgata vi è il lazzaretto dei malati della febbre gialla . Ma i paesani dicono che non fa alcun male né alcuna cattiva impressione, perché non è quasi neppur visibile, e l'aria é salubre. Quello che é certo si è che la gente di Nitherohi e della parochia di Jurujuba non si sono mai lagnati. Del resto, si sa che i lazzaretti si mettono sempre nei luoghi più sani. La 2' difficoltà è che la casa non è nella capitale come Monsignore vorrebbe per la prima fondazione ; ma ancor Egli riflette che quest'opera in venir subito nella città sarebbe troppo in pericolo, ed esser quindi meglio che si fermi nei sobborghi a conoscere i bisogni del paese, e prepararsi la via. Tuttavia non poté a meno di lasciarsi sfuggire che i suoi desiderii non saranno appieno soddisfatti, se non quando avrà i Salesiani nella città di Rio Janeiro, e precisamente nel rione chiamato Gamboa; rione ove non v' è alcuna chiesa, ove molti sono senza battesimo e non si curano di riceverlo, i ragazzi e le ragazze brulicano per le vie senza che alcuno se ne prenda cura , e sono in massima parte figliuoli di poveri artigiani ed operai. Oh! che bella messe pei Salesiani !

Come vede il campo è preparato, e non mancano che gli operai per coltivarlo. Il Vescovo non fa altro che ripetere : Iddio vuol che vengano qui i Salesiani, e me ne ha dato molti segni -1° Col fare qui capitare quelli della prima e seconda spedizione alla Repubblica Argentina - 2° Col farmi suggerire dal capo della seconda spedizione che domandassi a D. Bosco dei suoi Salesiani - 3° Col somministrarmi i denari per pagare loro il viaggio - 4° Con farmi andar in Italia e a Torino e all' Oratorio Salesiano, ove ho potuto ragionar a lungo con D. Bosco, e iniziare le necessarie pratiche - 5°, Col fare che D. Bosco mi voglia bene (Vedi degnazione dell' umile Prelato) - 6° Col farmi trovare la casa che mi pare sia adatta a loro.

Ecco alcune parole delle tante che mi ha dette, e che non cessa di ripetere Mons. Lacerda. Faceva allegrezza il vederlo a fregarsi le mani con visibile consolazione, e a udirlo a ripetere : « Arti e mestieri ! arti e mestieri ! due o tre sacerdoti per predicare, amministrare i Sacramenti , e poi musica, musica ! »

Oggi a pranzo Monsignore ci dimandò che festa facessimo secondo il nostro Calendario Torinese. Risposi : L' Aspettazione del Parto di Maria SS.ma -Ebbene, soggiunse egli: «Scriva a D. Bosco che invece noi qui facciamo la festa dell' aspettazione dei Salesiani nel Brasile ; dica che vengano, che vengano, che vengano presto ; e di quei coraggiosi che non temono né il mare né la febbre gialla. »

Ecco come stanno le cose, ottimo Padre. La S. V. pensi, e veda se sia possibile soddisfare il pio desiderio di questo egregio Prelato così benevolo verso di noi.

Noi stiamo benissimo. Domattina partiremo per Buenos-Ayres, di dove le rescriveremo.

Ci benedica tutti, caro Padre, e mi creda sempre

Suo a.140 ed obb.m° figlio in G. C.

SaC. GIUS. VESPIGNANI.

Nuova perdita di un Missionario.

S. Nicolas de los Arroyos, Marzo 1878. Reverendissimo D. Bosco,

Siamo nel tempo, in cui maggiori sono i bisogni e più copiosa ci occorre l'opera dei confratelli per aiutarci a far del bene, e io devo darle la dolorosa notizia che nuovamente si è diradata di uno la fila dei nostri missionarii. Ma sia fatta la volontà di Dio, e benedetto sia il Santo suo Nome. Egli conosce i nostri bisogni e non mancherà di venirci altramente in aiuto.

Il giorno 26 di Febbraio dopo una malattia di venti giorni sopportata con molta pazienza e rassegnazione, munito di tutti i conforti di nostra Santa Religione moriva in questo Collegio il nostro Coadiutore D. Giacomo Barberis di Cirié, nella fresca età di soli ventitre anni ! Fu egli assalito da un malore accompagnato da febbre violenta, che lo tormentò per molti giorni. I rimedii e le più sollecite cure non avendo potuto vincere il male, il caro confratello si ridusse ben presto agli estremi. Debbo dire che il coraggio, la pazienza che egli mostrò da sano in più circostanze, li conservò in mezzo ai più acerbi dolori da malato ; non gli usci mai di bocca il minimo lamento. La sua pietà fu eguale alla sua pazienza. Ricevette i santi Sacramenti con gioia indicibile, e nei due ultimi giorni ripeteva sempre : « Gesù e Maria aiutatemi, Gesù Giuseppe e Maria assistetemi nell' ultima agonia. » Due di noi, uno sacerdote e l'altro laico lo assistevamo senza interruzione, rilevandoci ogni sei ore.

In quel giorno alle ore cinque del mattino mi fa chiamare perché gli recitassi le ultime preghiere. Io era andato a letto avendolo assistito fino ad un' ora dopo mezzanotte. Alzatomi giunsi in tempo a dargli ancor una volta l' assoluzione e leggergli il Proficiscere, e l'anima sua lasciava per sempre questa terra d' esiguo per volarsene al Cielo ! Si, Iddio benedetto gli dia il premio meritatosi per avere coraggiosamente lasciato patria, parenti ed amici, poi patimenti sofferti, pei lungo e periglioso viaggio, e per le fatiche sostenute, quale compagno di missione in questi lontani paesi.

Giacché il Signore ha creduto bene di rapirci questo pio confratello, si degni nella sua bontà di mandarcene altri, e ci conceda sanità e grazia, onde possiamo far ogni di più fiorire il campo evangelico, che ci ha affidato.

Suo aff.mO Sac. GIUSEPPE FAGNANO.

Aspirazioni alla Patagonia e la Chiesa di S. Carlos.

Buenos Ayres, 4 Aprile, 1878. REVERENDISSIMO PADRE,

Siamo tutti sani e salvi, e a Dio piacendo lavoriamo tutti allegramente nella vigna del Signore. Il Delegato Apostolico Monsignor di Pietro è partito pei Paraguay. Prima di partire parlò a lungo coll'Arcivescovo delle nostre faccende del Carhué, della Patagonia ecc. Aspettiamo le decisioni. Intanto Mons. Arcivescovo desidera che facciamo punto in Azul, città di molto commercio, distante di qui dodici ore di ferrovia , vicina al Carhuè.

Desidera che si apra colà una casa de artes pei fanciulli degli Indi (1). Azul é il centro delle ville ove di recente furono stabilite molte colonie di stranieri. Ivi si radunano tutti i prodotti di queste colonie e vi sarebbe del lavoro immenso, perché nessuna di quelle colonie possiede Chiesa o Cappella. Il paese è situato in collina a poca distanza dalle montagne più prossime a Buenos Ayres. Pei mezzi dice che ha già provvisto d'accordo col Iuez de Paz, che è il rappresentante del governo in quelle colonie. Intanto mi domandò due Sacerdoti per andare a fare una missione al Carhuè insieme con Monsig. Espinosa suo segretario. Andranno facilmente per la via di mare fino a Bahia Bianca, perché il viaggio di terra è disastroso. Partiranno il 30 di Aprile, vi si fermerebbero quindici giorni, e intanto farebbero tutte le esplorazioni. Io non poteva in nessun modo dir di no, quantunque abbiamo il precetto pasquale che ci dà un lavoro grandissimo, avendo, come sa, tre Chiese in questa capitale le quali danno più da fare ,che le parochie : Bocca, Misericordia, e S. Carlos. Consultai su ciò alcuni amici e tutti mi dicono che è molto bene che andiamo a far questo viaggio per esplorare il sito e fare la prima conoscenza cogli Indi ; tanto più che il generale Rocca , che domina in quelle parti come Re , ci accoglierebbe bene, e si potrebbe in quel mentre intavolare già le pratiche per istabilirsi colà. Altri però vedrebbero più conveniente che andassimo a stabilirci al Carmen sul Rio Negro, e prendessimo così possesso della parochia di Patagones, che è già nella Patagonia e che l' Arcivescovo ci offre. E conchiudono tutti che converrebbe prender l'una e non lasciar l'altra. Il Signor Dillon Commissario d'Immigrazione vorrebbe spingerci a S.ta Cruz, presso lo stretto di Magellano, e dice che D. Cagliero glielo aveva promesso. Con tanti partiti io non saprei a quale meglio convenga appigliarsi.

Vedo che le cose nostre in America vanno sviluppandosi quasi precipitosamente, ma se penso al personale che sarebbe necessario mi vien freddo. Qui non si tratta di chiacchere : per aprir tante case ci vogliono Preti , maestri , capi d' arte , catechisti, e noi non ne abbiamo neppur uno disponibile. Qui sparsi nei collegi, case e parochie siam già in sessanta e più, ma il lavoro é per più centinaia. Se pertanto Ella potesse immediatamente spedirci non meno di una cinquantina di sani, virtuosi , zelanti evangelici operai , quanto bene si potrebbe fare, quante anime guadagnare, e quanti selvaggi si potrebbero condurre all'ovile di G. C.! L' Arcivescovo, il Clero e popolo di qui tutti ci vogliono bene. Alcuni giornali, che han provato ad occuparsi di noi parlandone male, non trovarono eco in nessuna parte. La casa de Arres pei giovani poveri abbaglia tutti ; sembra loro un mistero ; non credono che possa viver molto; s'informano sempre del suo andamento, e pare che tutti gli occhi siano rivolti alla nostra piccola casa. Se vedessero quello di Torino o di Sampierdarena, nelle quali sono raccolti più di mille poveri giovani, cesserebbe la loro meraviglia. I giornali della massoneria gridano ai loro addetti dicendo che è un'onta per loro, che hanno tanti mezzi, il vedere alcuni poveri Preti senza sostegni intraprendere le più interessanti opere filantropiche, ed essi starsene a vedere colle mani alla cintola ; quindi a qualunque costo vogliono tentare di aprire anch' essi scuole d'artigianelli gratuito poi figli del popolo.

Passerò ora a darlo notizie particolareggiate di questa nostra nuova casa de Artes , attigua alla Chiesa di S. Carlos in Almagro , dove finalmente dopo tanti passi, sacrifizii o pene siamo per bontà di Dio in casa nostra. L'altro locale che avevamo affittato era assolutamente troppo ristretto. Per un mese intiero abbiam continuato da Calle Tacuarì a trasportare i nostri arnesi in questo nuovo e salubre soggiorno. Qui pel momento siamo ancora tutti sconcertati, perché ci vuol tempo immenso prima di poter mettere le cose a posto. Di più abbiamo in casa oltre a trenta muratori, che lavorano con ansietà febbrile. Il fabbricato già esistente accanto alla Chiesa non essendo sufficiente, si dovette innalzare un altro edifizio propriamente regolare per Collegio. Ora si è al termine, e così abbiamo casa, Collegio ed anche locale per le Suore, che spero V. S. manderà presto per prendersi cura delle povere fanciulle.

La situazione in cui si trova la Chiesa di S. Carlos col nuovo Collegio non può essere nè migliore nè più amena. Il sito è un po' elevato ; il terreno circostante è ampio e fertile, siamo vicini alla campagna e alla città , isolati da altre abitazioni : l'aria é sana , l' acqua fresca e buonissima. Abbiamo una magnifica Chiesa, nuova e molto armonica, ma povera , sprovvista di arredi sacri, e di suppellettili corrispondenti alla sua grandezza. Speriamo di provvederla col tempo, e le nostre speranze sono fondate nella grande carità dei Cooperatori Salesiani. La prima domenica che abbiamo funzionato in essa vi erano i nostri giovani e due donne vecchie. Nella seconda vennero dei curiosi, ma pochi. Il giorno di s. Giuseppe abbiamo cantato Messa in musica , quella della santa Infanzia. I Giovani nostri, essendo quasi tutti cantori, erano sulla tribuna, il Prete all'altare, e una decina di ragazzi e donne in tutto formava la gran popolazione , che assisteva alla solennità. Ma quei pochi ragazzi e donne devono aver parlato di noi nelle loro case e nel vicinato, perchè alla festa successiva venne molta gente, ed il giorno dell'Annunziazione abbiam visto per la prima volta occupata buona parte della Chiesa nel tempo della Messa cantata. In detto giorno fummo anche occupati fra due per un paio di ore in confessionale. Quelli che vennero per lo più erano Italiani, alcuni Spagnoli, e qualche donna francese.

In casa abbiamo avuto moltissime visite, in Chiesa finora poche. Stiamo a vedere se avverrà a S. Carlos come è succeduto alla Misericordia. Lo speriamo, anzi ci promettiamo anche più lavoro benchè ora ci disturbino poco. Tutti dicono che se

faremo solenni le funzioni della Settimana Santa, in seguito la Chiesa sarà molto più frequentata. In questi paesi la Settimana Santa é veramente una cosa osservata da tutti, e con trasporto unico. Dal Giovedì Santo cominciano a far festa, e frequentano in questi tre giorni quante Chiese possono. Vi sono molti, mi dicono, che si danno ad intendere che l'andare alle funzioni della Settimana Santa sia sufficiente a soddisfare le obbligazioni di tutte le feste dell'anno!! Noi ergeremo un sepolcro colossale , e faremo tutte lo funzioni, come di costume, con orchestra, cercando di appagare le brame di tutti, e vedremo se da quell' epoca la nostra Chiesa entrerà in nuova fase.

Ancora una notizia. Monsig. Arcivescovo condusse seco un'Indio dal Teudil, dove fu a dare una missione ; lo consegnò a noi affinchè lo mandiamo poi a D. Bosco. Noi cominciamo ad educarlo un poco, poi al suo cenno glielo invieremo.

I nostri giovani sentono con somma gioia parlare di D. Bosco, e si dicono infelici per non poterlo vedere e conoscere di persona. In noi poi la brama di riabbracciare il nostro buon Padre è tanto ardente, che non posso esprimerla. Essendo impossibile di venir costi noi tutti, la invitiamo a venir Lei a farci una visita.

Senz'accorgermi sono andato troppo per le lunghe ; perciò tronco di botto, implorando sopra di noi tutti la sua santa benedizione.

Suo aff.mo figlio in G. C.
Sec. FRANCESCO BODRATO.

(1) Si chiamano Indi i discendenti degli Aborigeni, dei primi abitatori cioè dell' America , non trasferitisi cold da altre parti dopo la celebre scoperta. Essi invece della Spagnuola parlano una lingua loro propria, abitano lungi dalle città incivilite, e sono ancora selvaggi, o quasi selvaggi.

Funerali a Pio IX e febbre gialla nella repubblica dell' Uruguay.

Villa Colon (Montevideo), 4 Aprile 1878.

Tutto il mondo restò commosso alla notizia della morte del gran Pio IX. L'antico ed il nuovo continente si consociano a rendere omaggio alla memoria di quell'incomparabile Pontefice. Giovedì, 28 Marzo, anche tra noi ebbero luogo nel Collegio Pio di Villa Colon, presso Montevideo, i solenni funerali del nostro gran Protettore e titolare del Collegio Pio.

In altri luoghi si saranno fatti bon più sontuosi, ma non più affettuosi. Devo tuttavia premettere che privatamente non si prega per Pio IX, ma si prega Pio IX ; poiché tutti lo invocano come santo, persuasi che la sua grand' anima sia già tra i beati in cielo, ad intercedere per la Chiesa e per la travagliata umanità.

La funebre e sontuosa commemorazione cominciò di buon'ora, con grande frequenza ai SS. Sacramenti di molti forastieri , e circa le 7 '/2 vi fu la Comunione generale dei nostri convittori, i quali, se quasi sempre molto divoti , stamani si mostrarono divotissimi. Un po' più tardi i lenti rintocchi della campana chiamavano i fedeli a raccogliersi nel tempio per la Messa solenne. Non è a dire come accorressero i villeggianti circonvicini. Bramavano tutti di onorare la memoria di Colui, che diede tanto lustro a Villa Colon.

Dalla Direzione della ferrovia si ottenne che un treno espresso partisse da Montevideo, e ci portasse i devoti sino alla porta del Collegio, pochi minuti prima che cominciassero le sacre funzioni.

Chi entrava nell'atrio vedeva sopra la porta lo stemma della Chiesa, sotto il quale leggevasi la seguente iscrizione uscita dalla ben temprata penna del dottor Bettinetti, professore di questo Collegio, il quale si fece interprete in questa occasione del sentimento (lei nostri cari giovani. Diceva così Pio IX Pontifici Maximo - Cuius nomine - Hoc Ephebeum augebatur - Salesiani Patres - Discipulique - Grati moerentes. In mezzo della Chiesa alzavasi un gran catafalco velato di gramaglie e velluti imprestatici dalla Chiesa Matriz di Montevideo, e circondato da una pianta arrampicantesi e da cipressi, il che dava al tutto un aspetto sorprendentissimo. Le sei colonne di mezzo, vestite a lutto con galloni d'oro, parevano sei giganti che vegliassero sul monumento dell'immortale Pontefice. Gli ardevano tutto intorno gran quantità di grossi doppieri, simbolo dell'inestinguibile affetto de' suoi figli. Dai fianchi del feretro pendevano due grandi corone, e davanti fu posto un enorme mazzo di fiori di forma ovale, che portava scritto in bianco, su fondo violaceo, il semplicissimo, ma espressivo motto - A Pio IX.

In assenza di monsignor Vescovo, celebrò la santa Messa Monsignor Conde , paroco dell' Aguada in Montevideo, uno dei personaggi più cospicui della Repubblica. La commozione, che già si era di tutti impadronita all'aspetto del funebre apparato, maggiore a mille doppi fu quando incominciarono le mestissime armonie della Messa di D. Cagliero. Non si era ommessa alcuna cura perché i giovani la imparassero proprio bene. Il canto del Recordare eseguito da un nostro alunno produsse un' emozione ineffabile: in quell'alto silenzio, accresciuto dall' oscurità, quella voce penetrava nei cuori, scuotendone le ultime fibre, e facendo uscire dal ciglio d'ognuno lagrime di tenerezza e di dolore per l'irreparabile perdita del grande Pontefice.

Non si volle por termine a quella mesta giornata, senza che nel pomeriggio, tra la radunanza di molti invitati, si tenesse un' accademia, nella quale e in prosa e in verso ed in varie lingue si leggessero molti componimenti in onore dell' incomparabile Pio IX.

Il Collegio va sempre aumentando , molti domandano di venire fra noi, ma quanto prima non potremo più ricevere alcuno , poiché il locale sarà completamento pieno. L' abbondanza di richieste in questi ultimi giorni é prodotta da una terribile calamità pubblica. Da dieci giorni si è sviluppata la febbre gialla in Montevideo. All' apparire di questa spaventevole epidemia la gente fu presa da un panico indescrivibile ; furono chiuse tutte le scuole, tutti i teatri, tutti i luoghi di convegno, e la gente si buttò con furore alla campagna, dove la febbre non può arrivare, lasciando vuota la capitale. Adesso tutti vedono il vantaggio della posizione che occupa il nostro Collegio immune da ogni pericolo. Finora il morbo non ha ancor preso vaste proporzioni e si spera che, con le precauzioni già usate o con quelle che si prenderanno, e mediante le preghiere dei buoni , il Signore non vorrà far pesare la sua mano su questa Repubblica.

D. LUIGI LASAGNA
Direttore del Collegio Pio.

Una novella Tabita.

Ci scrivono intorno ad una caritatevole azione, che a sollievo di una famiglia caduta nell' imo della miseria vanno da qualche tempo compiendo un Cooperatore ed una Cooperatrice Salesiana da N. N. presso Legnago, alla quale specialmente far si potrebbe il bel encomio di quella Tabita, di cui ci parlano gli Atti Apostolici (cap. IX). Ci pare pregio dell'opera il qui riferire il fatto a comune edificazione.

Una famiglia composta del padre e della madre, di quattro figliuolini , ed una figliuolina , essendo da qualche tempo decaduta da una discreta fortuna, non sapeva ormai più come campare la vita. Il padre dietro a varie raccomandazioni ottenne bensì un impiego da L. 500 all' anno , ma che é mai questo inter tantos? Laonde i poveri bimbi non solo nella cruda stagione tremavano dal freddo, perché mal coperti e cenciosi, ma soffrivano ogni giorno il rigore della fame. Fu allora che una signora nostra Cooperatrice, resa consapevole di questa miseria, se ne mosse a compassione.

Che fa pertanto? fatti i suoi calcoli, essa vede che può disporre ogni mese di una parte dei suoi beni ; e quindi invece di servirsene per fini di ambizione, di piacere, per comparse e simili, come fanno certe signore dei giorni nostri, ella risolve di consacrarli a sollievo dei poverelli di Cristo. Ed ecco che si accorda con un Sacerdote del paese, egli pure Cooperatore Salesiano, e colloca in pensione presso di lui i fratellini, affinché vi sieno ammaestrati e custoditi nell' anima e nel corpo. Né di ciò paga, rivolge il suo pensiero a quelli ancora che rimangono in casa e specialmente alla figliuolina; ed ogni giorno manda porzione di cibo, non dimenticando la biancheria ed il vestito, che provvede pure in gran parte. Insomma la pia signora fa da molti mesi per quella famiglia ciò appunto, che faceva la buona Tabita poi poverelli di Ioppe.

Questa carità della benefica Cooperatrice giova non solo al corpo, ma all'anima soprattutto dei cinque fanciullini, i quali senza questa provvidenza sarebbero forse cresciuti ignoranti in materia di Religione, caduti nelle mani dei tristi, e in tutti quei vizi, a cui si abbandona la maggior parte dei giovinetti di oggidì con evidente pericolo di perdersi irreparabilmente. Oh il buon Dio moltiplichi questi esempi di tanto esimia carità, e ci susciti in tutti i paesi Cooperatori o Cooperatrici di tal natura !

CENNI BIOGRAFICI
d' un Cooperatore Salesiano.

Nel giorno 27 Aprile dell'anno corrente cessava di vivere in Torino nell'età d'anni 74 il Barone Carlo Giacinto Bianco di Barbania, e questo trapasso destava tra i parenti e gli amici un unanime compianto.

Cortese, generoso e pio si guadagnava l' affetto di quanti lo . avvicinavano. Dotato di eccezionale bontà di cuore, accompagnato da sodi principii di Evangelica carità, non seppe mai negare un soccorso a chi ne lo richiedeva. Ricchi e poveri erano sempre presso di lui i ben accolti, e dopo aver largito consigli e consolazioni agli uni, conforti e sussidii agli altri, era pronto a ricominciare, tosto che se ne presentasse l' occasione. Sempre affabile, non mai altiero, sapeva accoppiare alla nobiltà dei modi la più benevola accoglienza, e più volte richiesto di ripetuti servizii, non si mostrò mai stanco dal beneficare.

Nato in Barbania da illustre famiglia con titoli e feudi nel Canavese, nutriva uno sviscerato affetto pel paese che lo vide nascere.

Figlio del Barone Gasparo Lorenzo Bianco di Barbania e della Contessa Carlotta Brucco di Sordevolo era stato educato nei più sodi principii di Religione e di nobiltà, talché ogni suo atto era improntato della più coscienziosa delicatezza, che mai non ismentì. Cattolico esemplarissimo, si dimostrò mai sempre cittadino integerrimo, vivamente affezionato al paese ed alla Sabauda Dinastia.

Il Re Carlo Alberto che molti servizii aveva ricevuto dal Cavaliere di Barbania suo zio, apprezzando il ben provato attaccamento di questa famiglia, lo chiamò a Corte, e fattolo Maggiordomo, la ebbe caro fino agli ultimi giorni del suo regno.

Decurione della Città di Torino, tanto in questo Municipale Consiglio quanto alla Real Corte, ebbe amici ed ammiratori coloro che lo conobbero.

Sposato alla nobile Damigella Delfina Alciati fu il modello dei mariti, e nella lunga malattia , che travagliò la sua amata consorte, s'interdisse ogni divertimento estraneo alla casa, per dedicarsi intieramente all'assistenza della cara inferma. Rapita questa dopo lungo penare da morte immatura, ed Ei rimasto senza successori, si dedicò viemaggiormente all' aiuto di quella seconda famiglia, che il Signore ci lasciò nella persona dei suoi poveri, e questo fece con tanta amorevolezza e spontaneità, che, più ancora dei vistosi soccorsi, erano apprezzate le affabilissime maniere, e le cordiali parole. Non vi fu buona opera cui non abbia aperta la borsa, non derelitto cui non abbia sporta la mano, e la scala di sua casa, affollata ogni giorno di bisognosi che venivano per soccorsi, pareva talvolta l' anticamera della Provvidenza.

Dopo questi brevi cenni, niuno farà le meraviglie, se l' immortale Pontefice Pio IX, fatto conscio di tante virtù, lo abbia fregiato del gran Cordone dell' Ordine di S. Gregorio Magno. L'affezione immensa eh' Ei già portava al Vicario di Gesù Cristo, trovò in questo favore nuovo motivo a più divampare, ed a cogliere ogni occasione per dimostrarsi. Senza doppiezza come senza umani rispetti, con nobile arditezza e col più vivo slancio esprimeva questi sentimenti di amore al Rom. Pontefice sempre quando se ne presentava il destro. Se sapeva di taluno che dovesse recarsi a Roma presso l' Augusto Capo della Chiesa, era tutto in moto per sollecitarne una Benedizione, e quando ne riceveva la notizia era al colmo della sua contentezza.

Uso a dire che nei momenti di gioia ò d' uopo farne partecipi i nostri simili, allora allargava la mano a maggiori soccorsi ; sebbene come era pur solito a dichiarare che nelle giornate improntate da disgrazie era necessario impetrarne l' allontanamento con ripetute opere di carità, non vi fu giorno o fortunoso, o lieto, che non 1' abbia trovato disposto a lenire i dolori dei poveri di Gesù Cristo.

Con tali principii non mai la sua mano si ristette dal donare, e ben sovente distribuendo fin l'ultimo obolo che tenesse in cassa, la nobile sua generosità lo espose a non lievi sacrifizii , per cui si può dire che del suo Patrimonio fece partecipi i poveri al di là del superfluo.

Di più colle ultime sue testamentarie disposizioni, riconosciuti non pochi de' suoi parenti, volle largamente favoriti, non solo le persone che lo servirono, ma ancora i poveri del suo caro natio paese di Barbania, non che 1' ospedale del Borgo di Caselle con annui vistosi assegnamenti perpetui; disponendo ancora che il residuo della eredità così ripartita fosse destinata a tale persona che, tutta dedicata al vantaggio dei figli del popolo, gli presentava un' arra sicura che tale sua volontà avrebbe avuto esecuzione in larga misura. Questo residuo sebbene assai assottigliato dalle precedenti largizioni sarà pur sempre monumento solenne di tanto inesauribile carità.

Chi tributa queste linee alla cara memoria di un amico conosciuto da più di trent'anni, può bene assicurare, che é forse ben raro di incontrarsi in un modello più compiuto di Cristiano virtuoso, di amico perfetto, di cittadino intemerato e di Cattolico esemplare ; qualità queste che ne compendiano quasi tutta la vita, mancandovi soltanto il quadro della prima giovinezza. A questa mancanza supplisce ben degnamente la seguente lettera, che il padre suo gli lasciava quale ricordo negli ultimi anni di sua vita , e che egli custodì sempre come preziosa reliquia. Questo scritto da noi poc' anzi trovato , che fa palesi i sentimenti nobili e religiosi del padre , é pure il più autorevole elogio alla condotta del figlio , che vi si appalesa quale oggetto delle compiacenze di tal genitore, e giusto argomento del paterno suo vanto.

FIGLIO CARO OLTRE OGNI CREDERE,

Tu leggerai questo scritto quando non sarò più tra voi. Oggi, giorno in cui si celebra la festa del Glorioso Martire S. Lorenzo, é stato da me particolarmente solennizzato coll' essermi accostato ai Santissimi Sacramenti, sperando che quel gran Santo , quantunque indegno io sia di portarne il nome , vorrà assistermi nel tremendo passaggio da questa all' Eterna Vita , per la qual cosa tranquillamente mi preparo. Voglio però lasciarti questo scritto con qualche ricordo che spero non ti sarà discaro il leggere di quando in quando. Non stabilisco nessun dovere, né le volte che lo dovrai leggere; ma mi faresti cosa grata di leggerlo nel giorno di S. Lorenzo e di S. Carlo, o nel giorno in cui mi farai celebrare il funerale. I ricordi che ti lascio sono li seguenti

1.

Di continuare come sempre hai fatto nelle massimo della nostra Santa Religione, frequentando, come per l' addietro li frequentavi, i SS. Sacramenti, condotta che fu a me ed a tutti di edificazione.

2.

Non inebriarti degli elogi che tu ben meriti e che molti ti fanno sopra la tua condotta, sopra la tua indole, e particolarmente di aver adempiuto scrupolosamente al quarto comandamento, mentre tutto questo non è dovuto né a te né a nessuna podestà vivente, ma fu un puro dono di Dio, mentre se tu non avessi avuta la sua Santa Mano sul capo , saresti stato l'opposto di quel che fosti ; con questo voglio dirti di continuare nei sentimenti d'umiltà, e pensa che, se Iddio ti ha data questa particolare grazia, tu gli devi una particolare riconoscenza ; guai a te, se sentimenti di vanagloria venissero a signoreggiare nel tuo cuore.

3.

Continua ad aver particolar cura della Madre tua ; tutti li titoli te lo impongono, la legge di Dio, la legge di natura ed i sentimenti di particolare riconoscenza, che tu conosci e che sarebbe inutile e farti torto di qui tutti ripetere.

4.

Ti raccomando i miei vecchi di casa, l'Agente Lega il più vecchio de' miei servitori ; rammentati che arrischiò la vita contro i ladri per mio servigio . Anna Cardone deve anche essere presa in considerazione, attesi i suoi buoni servigi prestati alla Madre mia, ed a cui non ignori era si cara. Il cuoco Pietro deve anche essere da te distinto , non ignorando il suo attaccamento per noi tutti e per te in particolare, e poi rammentati che nel suo mestiere difficilmente lo rimpiazzeresti. Ti raccomando per ultimo i poveri di Caselle ed in particolare quelli di Barbania, questi come più conoscenti della famiglia e nel luogo dove riposano le ceneri dei nostri Antenati, e dove, lo spero, riposeranno anche le nostre, e troveranno queste refrigerio dalle loro preghiere.

5.

Continua a far buona compagnia alla Compagna che il Dator d'ogni bene ti destinò, e se tu avrai la sorte di aver figli, procura prima d'ogni cosa di allevarli nei sentimenti di Pietà Religiosa; che ogni tua cura tenda a formar loro un cuore caritatevole verso i loro simili ; allevali insomma nel Santo Timor di Dio.

Tu fosti un figlio che hai fatto in ogni tempo le delizie de' tuoi genitori ; è giusto che quest' oggi, in cui spero, avrò ottenuto da Dio il perdono de' miei trascorsi, sia dame scelto per darti, come ti do in iscritto, sperando di potertela dare anche in punto di morte, la mia paterna benedizione, augurandoti dal Cielo ogni bene. Questi sono i voti del tuo

Aff.rnO Padre LoRENzo BIANCO. Li 10 Agosto 1831.

Dichiarazione.

Le ultime testamentarie volontà del Barone Carlo Bianco di Barbania, il quale disponendo delle suo sostanze in favore di varie caritatevoli istituzioni, volle che il residuo di tali larghezze andasse a vantaggio delle opere di D. Bosco , nominandolo erede nella sua successione, ha dato luogo alle più esagerate dicerie. Tale residuo si fa ascendere a cifre colossali, ed il favore di un testatore é moltiplicato a più fatti consimili che farebbero salire anche a milioni le largizioni piovute in questi giorni. Mentre si sente l'incalzante obbligazione di render pubblica testimonianza della nostra riconoscenza a chi non obbligato volle ricordarsi morendo dei nostri poveri giovanetti , é pure dover nostro di premunire coloro che s'interessano per essi contro cotali esagerazioni, le quali, magnificandone le ricchezze , gravissimo danno arrecano ad opere che si sostengono colle caritatevoli elemosine dei Benefattori. Senza entrare a discutere sull' entità dell' asse ereditario di cui é caso , è facile addurre a prova contraria della importanza dalle dicerie attribuita al residuo di tale successione, la stessa generosità dell' insigne Benefattore, che non dimentico né dei suoi parenti né dei suoi famigli, volle in larga parte favoriti i poveri del suo paese natio, non che quelli de' paesi in cui trovansi i latifondi da lui posseduti.

Il residuo destinato all'erede, assai assottigliato da tali larghezze, se é ben lungi dal corrispondere alla importanza che gli si attribuisce, (essendo persino ancora in dubbio se si possa accettare l'eredità), non scema per questo l' immensa riconoscenza che da noi si deve alla memoria del testatore.

Nel dare queste notizie , siamo in dovere di raccomandare la cara anima alle preghiere dei Cooperatori Salesiani, e mentre gli si tributa questo pubblico omaggio di gratitudine, si compie al dovere di smentire l' esagerazione delle citate dicerie.. Quanto alle altre eredità dobbiamo pubblicamente asserire che esse non sono che immaginarie e fantastiche; intendendo di protestare contro tali notizie tendenti soltanto a scemare il pubblico favore alle opere di questo istituto , il quale si sostiene per l'altrui carità.

NECROLOGIA.

Quantunque nelle Case Salesiano si facciano speciali preghiere pei Cooperatori e Cooperatrici defunti, non appena ci viene dato il tristo annunzio della loro morte, e si preghi per essi ogni mattina, tuttavia vogliamo nel presente N.° pubblicare il nome , cognome e patria di coloro , che vennero chiamati all' Eternità nei primi mesi dell' anno corrente, raccomandandone le anime alle orazioni di tutti i confratelli e consorelle sparsi nel mondo.

Siccome poi quasi tutte le indulgenze, che possiamo acquistare lungo la settimana, sono per concessione del Sommo Pontefice applicabili alle anime del Purgatorio, così raccomandiamo che nell'acquisto delle medesime si abbiano specialmente di mira le anime di questi nostri cari.

COOPERATORI E COOPERATRICI chiamati all'altra vita nei primi mesi del 1878.

Agnesi Maddalena - Pontedassio. Amus Luigi - Brescia.

Anselmi Giov. Battista - Ventimiglia.

Andreata D. Giustino Curato - Crespano. Ascenso D. Michele Canonico - Ventimiglia. Arnaldi Gabriella - Torino.

Acconsi D. Paolo Prev. Vi-. - Luni Sarzana. Allara Luigi - Oddalengo Grande. Battajni D. Carlo Canonico - Lodi. Bianco di Barbania Barone Carlo - Torino. Borgra Angela - Villareggia. Berardi Cardinale Giuseppe - Roma.

Berardi D. Francesco Canonico - Colle di.Pieve. Bertinelli D. Giuseppe - Gandone. Bessone D. Paolino Priore - Bagnasco. Bissacani 1). Cesare Arciprete - Cascine. Bongera Rosa - Torino. Cavallino D. Carlo Parroco - Novara. Cantone Carlo Barone - Vercelli. Clara Cav. Cesare Proc. - Tarino. Cotti D. Francesco Parroco - Saluzzo. Costa D. Augusto Cappellano - Pinerolo. Coscia D. Giovanni Cappellano - Pinerolo. Colliex Catterina - Torino. Cappella Eligio - Trento. Costamagna Beatrice - Caramagna. Della-Chiesa Rosa - Cherasco. Dellavalle Conte Emilio - Torino. Donzelli D. Giovanni Arciprete - Ostiglia. Fassati Marchese Domenico - Torino. Giriodi Conte Luigi - Torino.

Gatti D. Giuseppe Parroco - Bottanucco e Cerro. Gallaman Gaetana - Cherasco. Gandini Monsignore Vincenzo - Pavia. Garibaldi Giacomo Impresario - Torino. Grosso D. Giuseppe Parroco - Varazze. Mongiardini D. Carlo Priore - Genova. Marrè D. Antonio Arciprete - Bobbio.

Paielli D. Luigi Antonio Arcidiac. - Ripatranzone. Perino D. Celestino Cappellano - Vestigne.

Rocca Luigia - Rivara.

Polla Cav. Martino - Torino.

Rainaldi D. Gius. Canonico - Saluzzo. Remondino Francesco - Tigliole. Rota Lucia - Lu.

Sagoldelli I). Francesco Parroco - Clusone. Sorasio Margherita - Caramagna. Taricchi Domenica - Cherasco. Tellera D. Giacomo Arciprete - Mantova. Tento Maria - Lu.

Vittadini 1). Felice Canonico - Milano. Vittadini D. Egidio Canonico - Lodi. Zancai Luigi - Brescia.

INDULGENZE SPECIALI pei Cooperatori.

Ogni Cooperatore può acquistare indulgenza plenaria una volta al giorno, da applicarsi alle anime del Purgatorio, recitando la terza parte del Rosario di Aiaria Vergine avanti al SS. Sacramento , e non potendo avanti al divin Sacramento , recitandola innanzi al Crocifisso.

Indulgenza plenaria ogni volta che celebra la Messa, o si accosta alla santa Comunione.

Oltre alla indulgenza della Messa o della Comunione, un'altra plenaria ne può guadagnare ogni Domenica, e nei giorni qui sotto notati, purché confessato negli otto giorni , e comunicato, vis: ti una qualche Chiesa , pregandovi secondo l'intenzione del Sommo Pontefice.

Mese di Giugno.

9. Pentecoste.

13. Sant' Antonio da Padova. 16. SS. Trinità.

20. Solennità del Corpus Domini.

28. Sacratissimo Cuore. Indulgenza plenaria per

chi confessato e comunicato si consacra al

Cuor di Gesù.

29. San Pietro e San Paolo Apostoli. 30. Commemorazione di s. Paolo.

Un ringraziamento.

Riceviamo ogni giorno da varie città e paesi le più consolanti notizie intorno alla Festa celebrata e alla Conferenza tenuta in onore di Maria Ausiliatrice dai nostri Cooperatori e Cooperatrici. In molti luoghi, dove eglino si trovano in discreto numero, vollero dare in corpo un pubblico attestato della divozion loro all' Augusta Regina del Cielo, onorandola, ed invocando sopra di tutti gli effetti della sua materna bontà. Non potendo rispondere a tutte le graziose lettere che ci pervengono, intendiamo con queste linee tributare ad ognuno il più vivo ringraziamento e delle preghiere che fecero per noi , e delle limosine che ci mandarono a sostegno delle opere del Signore.

Con permesso dell'Aut. Eccl.   FERRARI GIUSEPPE gerente respons. Sampierdarena 1578. Tip. di San Vincenzo de' Proli.