ANNO II. N. 2   Esce una volta al mese   FEBBRAIO 1878

BOLLETTINO SALESIANO

Direzione nell'Oratorio Salesiano - Via Cottolengo, N. 32, TORINO

SOMMARIO. - Avviso. - Necessità del Sacerdozio Cattolico per la Religione e pel benessere della civile Società. - La Congregazione Salesiana e le vocazioni ecclesiastiche. L' Apologista Cattolico ed i Cooperatori Salesiani. - Notizie sui Missionari Salesiani. - In occasione della partenza dei Missionari per le Missioni Australi. - Necrologia dei Cooperatori. - Indulgenze.

AVVISO.

Ai Cooperatori e Cooperatrici riuniti in una stessa famiglia potrebbe bastare una o due sole copie del Bollettino al mese. Non sapendo noi quali sieno costoro , li preghiamo che abbiano la bontà di mandarci indietro quelle copie che loro sono di troppo , mettendo sulla fascia la parola di più, coll' indirizzo : Alla Direzione in Torino. Questo ci servirà di norma per un'altra spedizione, e ci diminuirà la spesa di posta e di stampa. - Dello stesso favore ci raccomandiamo ai nostri cari Decurioni , che si sono preso l' incomodo di farsi distributori dei Bollettini ai Cooperatori componenti le loro decurie ; ce ne rimandino uno nella stessa guisa notandovi il numero delle copie superflue. Chi cangia dimora ci favorisca il suo nuovo indirizzo.

Necessità del Sacerdozio Cattolico per la Religione, e pel benessere della civile Società.

Il Figliuolo di Dio discese dall' alto dei cieli in sulla terra per fondarvi la sua Chiesa, per propagarvi la sua Religione, e con questo mezzo salvare le anime, e riformare l'umana società. Ma in questa missione così sublime, in quest'opera cotanto divina, Egli non volle esser solo. Per la qual cosa si elesse degli Apostoli, creossi dei sacerdoti i quali ne lo coadiuvassero durante la sua vita mortale, e dopo la sua trionfante salita al Cielo, continuassero l'opera sua rigeneratrice. « Io vi ho eletti, disse loro, E vi ho destinati che andiate e facciate frutto, e il frutto vostro sia durevole (Giov. XV, 16.). » E altrove: « Andate per tutto il mondo, predicate il Vangelo a tutti gli uomini (Marc. ultim.) ».

Docili a questo divino comando gli Apostoli , e gli altri discepoli, quali intrepidi conquistatori si divisero il mondo per guadagnarlo a Gesù Cristo, non già con armi materiali, ma colla spada della divina parola. Con quest' arma temperata nel fuoco dell' amor di Dio, essi conquisero i nemici delle anime, gli errori, l'idolatria, e sulle rovine dei templi pagani innalzarono la bandiera di Gesù Cristo, loro generale, loro principe, radunando intorno al vessillo della sua Croce infiniti popoli.

Ma ciò non basta. Siccome per una parte la religione cristiana estendersi doveva por ogni luogo, e durare sino alla fine dei secoli ; e per altra parte i primi eletti erano insufficienti a compire sì alta impresa per tutto il mondo, e alla fin fine era giuocoforza che pagassero ancor essi il loro tributo alla morte ; così il suo divino Autore comandò loro che scegliessero e consacrassero altri sacerdoti e vescovi, e questi poi altri ancora, affinché e colla predicazione della divina parola, e coll'amministrazione dei Sacramenti, propagassero da per tutto, e conservassero il suo regno; regno della conoscenza e dell'amore di Dio, regno dell'equità e della giustizia, della concordia e della pace. A fine poi di far meglio intendere che questo regno non doveva più aver fine tra gli uomini, e che gli Apostoli nei loro successori cessare più non dovevano, li assicurò che sarebbe rimasto Egli stesso con loro tutti i giorni sino alla fine del mondo e disse: « Et ecce ego vobiscum sum omnibus diebus, usque ad consummationem saeculi (Math.). »

Da questo fatto e da queste parole si rileva che i sacerdoti cattolici sono di divina istituzione, stabiliti cioè e voluti da Dio stesso; si rileva che essi sono necessarii, e perchè la religione di Gesù Cristo si diffonda ove ancor non è, e perchè si conservi e prosperi dove è già stabilita. Sì, per volere di Gesù Cristo i sacerdoti sono necessarii, come gli agricoltori ad un padrone per dissodare, seminare e coltivare un campo; come gli operai ad un architetto per innalzare una fabbrica; sono necessari come i canali per diramare le acque in un giardino, a fine di mantenerlo verdeggiante , ben fiorito e fertile; sono necessarii come i soldati ad un re, come le armi ad un esercito per combattere e respingere da un regno un' oste nemica, e mantenervi la sicurezza e la pace. Imperocchè per divino consiglio il Sacerdozio cattolico è il focolare, è la sorgente della vita nella Chiesa; per divino consiglio il sacerdozio cattolico è l'organo permanente, per cui Gesù Cristo compie a traverso dei secoli l' opera della sua redenzione. Ond'è che, dato il caso che i sacerdoti cessassero affatto , cesserebbe altresì la vera religione; quindi le nazioni pagane non diverrebbero cristiane giammai, e le già cristiane e incivilite ritornerebbero pagane e peggio.

Per convincersi quanto ciò sia vero, basta il consultare per poco la storia dei secoli cristiani.

Che ci dice la storia? - Ci dice che dove non penetrò il sacerdote di Gesù Cristo, dai popoli si visse e si vive tuttora nella più crassa ignoranza delle cose di Dio; prestossi e prestasi tuttavia un culto ridicolo, e spesso crudele a divinità immaginarie e vergognose. La storia ci dice che ove non giunse il ministro cattolico non si conobbe, e tuttor s'ignora che cosa sia carità fraterna, umanità, incivilimento. E per tacere di altre genti, se c'inoltriamo nelle Indie, nella Cina, nel Giappone, nella Nigrizia, nelle isole dell'Oceania,nella Patagonia, che vi troviamo noi ancora oggidì, nella piena luce del secolo nostro? Ohimè! quale spettacolo straziante non ci si para innanzi! Colà, come prima della venuta del divin Salvatore, creature insensate, infami e bestiali, tuttora adorate in luogo del Dio unico e vero; colà sacrifizi umani offerti agli dei falsi e bugiardi, a Satana medesimo; colà una schiavitù spietata e crudele, per cui la maggior parte degli uomini viene trattata come le bestie, venduti, lasciati o fatti morire dai padroni come cani e giumenti; colà a milioni ogni anno i bambini, e specialmente le bambine, gettati a pascolo delle fiere, o fatti annegare nelle acque , o lasciati perire nelle campagne, o sepolti vivi, perchè ai parenti più non garba di allevarli. Ma perchè cotante nefandità in quelle desolate regioni?

Il perchè si è che in esse ancora non esercitò, nè vi può tuttavia esercitare il suo benefico influsso il Sacerdozio cattolico.

Che altro ci dice la storia? - Ci dice ancora che nazioni un tempo cristiane e incivilite, venendo a mancar tra loro i sacerdoti di Gesù Cristo, tornarono a paganizzarsi e imbarbarire. Le più vaste contrade dell'Asia e dell'Africa, non che varie provincie della stessa Europa, sopratutto nella Turchia e nella Russia, un di giardini floridissimi di virtù e di fede, ed ora deserti aridi e sterili, ce ne sono una prova irrefragabile.

Sì, ripetiamolo: perchè si propaghi in sulla terra, perchè si conservi, perchè fiorisca la vera religione, sono necessarii i sacerdoti cattolici; imperocchè è solo per essi che Gesù Cristo la bandisce ai poveri; é per essi che Ei dispensa quaggiù i tesori della sua passione e morte; è per essi che Egli nasce, vive e regna nelle anime; è per essi insomma, che Egli riempie di felici abitatori il Cielo.

Ma non solamente per la religione e per formare dei Santi sono necessarii i sacerdoti, ma altresì pel benessere della società, per formare dei cittadini virtuosi e probi.

Qual è la società prospera e felice? - Quella si è, nella quale dai sudditi è venerata la maestà delle leggi; quella in cui fiorisce la lealtà nei contratti pubblici e privati; quella in cui si rispetta la proprietà e la persona di tutti; è società prospera e felice quella da cui è bandito l'inganno, il tradimento, la vendetta; quella insomma, nella quale i cittadini si ansano. si prestano vicendevole aiuto, e via dicendo. Ed in vero, che sarebbe di un popolo, in cui dai più o da una buona parte d'individui si facesse tutto il contrario? Invece di una società ben ordinata non si dovrebbe in allora appellare piuttosto una bordaglia? Chi potrebbe vivere in pace e tranquillo tra gente siffatta?

Ciò posto, qual persona avvi mai, la quale più efficacemente che il sacerdote cattolico predichi, ed inculchi, semini e coltivi nel popolo le virtù sociali? Il sacerdote cattolico mentre parò che nell'uffizio suo ad altro non miri che a trarre anime al cielo, è ad un tempo il miglior sostegno, il più forte baluardo dell'umano consorzio. Insegnando le sublimi verità da Dio rivelate, che l'anima col corpo non muore; che dopo la presente ha principio una vita imperitura; che esiste un Giudice sapientissimo onnipotente, inesorabile delle azioni anche segrete e nascoste, il quale al di là del sepolcro darà un premio eterno a chi avrà fatto bene quaggiù, ed un sempiterno castigo in un fuoco inestinguibile a chi avrà commesso il male, il sacerdote cattolico soffoca nel cuor dell'uomo le malnate passioni, lega le mani al ladro, fa cadere il ferro di mano all'assassino, spegne gli odii e le ire, inspira orrore e pentimento del delitto, risarcisce i danni del furto, sradica dai cuori l'abito della discordia, rinnova i vincoli della carità, caccia in una parola il vizio dal seno degli individui e dalle famiglie, e vi introduce e favvi regnare ogni sorta di virtù. - Insegnando che il Figliuolo di Dio ha cotanto amato gli uomini, che per la loro salute descendit de coelis, che da ricco si fece povero, da padrone si fece servo, e che infine diede per tutti il sangue e la vita, il sacerdote cattolico accende in ogni cuor ben fatto il fuoco dell'amor del prossimo, forma uomini magnanimi e generosi, pronti nel bisogno a prodigare le sostanze e la vita pel bene dei fratelli. Con queste si celestiali dottrine egli sprona i ricchi a sollevare i poveri, i potenti a compatire ed aiutare i deboli; e ai poveri e ai deboli porge ad un tempo il più forte stimolo ad amare o a tollerare almeno con pazienza la condizion loro senza lamento, senza invidia e minaccie. - Predicando ai sudditi l'obbligo di prestare obbedienza ed ossequio agli imperanti, ed a questi di non abusare del loro potere, perchè soggetti ancor essi al Re dei re, Vindice degli oppressi, il sacerdote cattolico dal canto suo impedisce le popolari rivolte, consolida i troni, e nelle republiche, nei regni e negli imperi mantiene il buon ordine, la concordia e la pace, sorgenti di ogni prosperità. - No, dove esiste e viene ascoltato il sacerdote non si strappano di testa ai principi le corone per rivolgimenti e tumulti sociali, nè hanno da tremare i ricchi pei loro tesori; dove esiste ed è ascoltato il sacerdote non si mettono in isciopero a centinaia, a migliaia gli operai ed i servi in contegno minaccioso e tracotante contro i padroni, nè questi mostransi disumani e crudeli con angherie ed inique pretese; dove è ascoltato il sacerdote non è possibile il socialismo, nè il comunismo avrà luogo giammai.

Essendo così, assai benemerito della Religione e dello Stato si rende colui, il quale con prezzi materiali e morali si adopera per favorire e coltivare nei giovanetti le vocazioni allo stato ecclesiastico.

Se opera siffatta fu eminentemente religiosa e benefica in ogni tempo, oggi lo è più che mai. Ogni anno, or per avanzata età, or per troppa fatica, ed or per morte precoce, cadono a schiere a schiere gli Apostoli di G. Cristo, e pochi son quelli che entrino ad occuparne il posto. Intanto per difetto di sacerdoti continuano immensi popoli a giacere nella infedeltà e nella barbarie; intanto nella fede e nei costumi cominciano a patire gravissimo danno gli stessi paesi cattolici. Difatto in mezzo a noi eziandio già prende ad estendersi l'ignoranza delle divine cose; ed in parecchie nostre città, borgate e villaggi trionfa l'irreligione e l'empietà, ed il vizio passeggia spudorato ed insolente. Or causa precipua di male siffatto non è forse perchè in cotali luoghi o non mai o ben di rado si ode la parola del sacerdote? non mai o ben di rado vi si vede in atto il salutare suo ministero? Sia pur vero che non è il gran numero di sacerdoti che mantenga accesa nel popolo la fiaccola della fede, e leggiadri i fiori delle morali virtù; sia pur vero che a ciò bastino pochi, purchè buoni e zelanti; ma questa fiaccola non si è forse spenta o quasi spenta; questi fiori non si sono appassiti, o mutatisi in cardi e spine in certi paesi, perchè si fecero troppo rari, o mancarono affatto i sacerdoti? Ahimè, Cooperatori e Cooperatrici, qual triste avvenire ci attende! Senza esercito o con un sol pugno di difensori, qual sorte toccherà ad una città, ad un regno minacciato da un nembo di barbari? Circondati quali siamo da tanti nemici che colla parola e colla stampa a tutta possa si sforzano per istrappare dal cuore dei grandi e dei piccoli religione e virtù, assai funesta sarà la nostra sorte e quella dei nostri figli e nipoti se in così vasta proporzione continuano a mancare i sacerdoti tra noi. Laonde è tempo che si scuota ogni cuor ben fatto, e secondo le sue forze si adoperi a preparare alla religione ed alla civile società giorni sereni e felici; è tempo che ognun si adoperi ad accrescere il numero dei ministri di Dio.

Fortunato colui che sul letto della morte, nel momento supremo di presentarsi al tribunale di Cristo giudice, può ravvivare la sua fiducia col riflesso che ha cooperato per dare alla Chiesa un sacerdote zelante e pio.

LA CONGREGAZIONE SALESIANA
e le vocazioni ecclesiastiche.

I Cooperatori sanno ormai che la nostra Congregazione tra gli speciali suoi fini annovera pur quello della cristiana educazione della gioventù. Ella dacchè col favore di Dio e degli uomini potè aprire un buon numero di case nell'Europa e nell'America, impartisce per mezzo dei figli suoi anno per anno a parecchie migliaia di giovanetti l'impareggiabile benefizio della scienza profana, non disgiunta da una istruzione eminentemente cattolica.

Fidàti al detto dello Spirito Santo, che il principio o la fonte della Sapienza è il Timor di Dio, e che la scienza non entra, nè ferma il suo onorato seggio in un'anima malevola, e schiava del peccato, i Salesiani nei loro collegi procurano anzitutto di formare giovani virtuosi, per averli ad un tempo buoni studenti. Con questo metodo si ottennero già, e vanno ottenendosi preziosi risultati. Quindi è che ogni anno, finite le scuole ginnasiali o liceali, un buon numero escono dai nostri Collegi, ed entrano quali nei Licei governativi, quali nelle regie Università, per seguire la via or delle Lettere , or delle Leggi, or della Medicina, del Notariato e simili, con tali principii e massime religiose e morali in animo, da potersi regolare in ogni carriera ed impiego da uomini morigerati e pii, con grande vantaggio della società e delle famiglie.

Lo stesso pure dir si deve dei giovani artigiani. Questi mentre attendono nei rispettivi laboratorii ad imparare un'arte o mestiere, onde potersi col tempo guadagnare onoratamente il pane della vita, apprendono insieme a professarsi cristiani senza rispetto umano, a fine di non demeritare il cielo.

Ma una buona parte dei nostri giovani studenti, riflettendo quanto onorevol cosa e pur consolante sia il dedicarsi intieramente al servizio di Dio a pro delle anime nello stato sacerdotale, a questo sin dai primi lor anni fissano lo sguardo, e pongono il loro affetto. Per la qual cosa, mediante le pratiche di ben intesa pietà, e le regole d'una prudente direzione, venendosi a svolgere il prezioso seme della vocazione ecclesiastica loro gettato nel cuore dalla divina Provvidenza, e procacciandosi essi le virtù richieste per uno stato così sublime, terminati gli studi opportuni, domandano le clericali divise, e intraprendono animosamente la carriera del Sacerdozio. Questo avviene in più o meno vasta proporzione in tutti i Collegi nostri, ma sopra tutto nell' Oratorio di ;S. Francesco di Sales, divenuto per un' insigne bontà di Dio, e per una speciale protezione di Maria Ausiliatrice, un semenzaio di sacerdoti per la Congregazione, e pei Seminarii di molte provincie.

Da un diligente esame fatto sui nostri registri e sui calendarii di varie Diocesi risulta che dall'anno 1857 sino al presente ben oltre a 600 giovani, ora zelanti ed esemplari sacerdoti, e molti pur anco Parroci e Canonici, furono raccolti, mantenuti, educati nelle nostre case ; e i più di essi lavorano presentemente fuori della Congregazione in varii luoghi d'Italia, sopratutto del Piemonte. E per tacere di altre parti e di altri tempi, dall'anno 1871 in qua, sopra cento sacerdoti ordinati a pro dell' Arcidiocesi Torinese più della metà erano stati allievi dell'Oratorio. L'anno scorso di venti, undici erano usciti dalle nostre scuole; e l'anno precedente, tredici sopra diciasette. - Riguardo poi ai chierici, con vera soddisfazione possiamo dire che sommano a 400, i quali presentemente sono sparsi nelle varie Diocesi, tra cui una cinquantina nei Seminari di Torino.

E qui giova notare che la maggior parte dei giovani, che oggidì intraprendono la nobile carriera sacerdotale, appartengono a famiglie oneste bensì, ma povere di beni di fortuna, potendosi ormai ripetere con s. Paolo, che tra noi vi sono non multi potentes, non multi nobiles. Quindi cotali giovanetti sarebbero nella impossibilità di percorrere la via degli studii, se la Congregazione qual madre pietosa non li accogliesse nell'Oratorio gratuitamente o con pochissima spesa, e non li provvedesse di ogni cosa all'uopo, finchè non abbiano raggiunta la loro gloriosa mèta, o non siano in grado di venire accolti nei seminarii delle loro Diocesi.

Noi ringraziamo di cuore il Signore che siasi degnato di servirsi della nostra pochezza per impartire un così segnalato favore a questi paesi; e lo preghiamo che voglia continuarci la sua protezione, mandandoci ad un tempo zelanti Cooperatori e Cooperatrici, che per amor suo e per amor della sua Chiesa ci aiutino nell'alta impresa con quei mezzi materiali e morali che sono in loro potere.

Taluno qui ci rifletterà : Vero è che molti educati nelle case della Congregazione vanno poscia da Sacerdoti ad esercitare il proprio ministero nelle rispettive Diocesi; ma è vero altresì che parecchi si consacrano all' esclusivo servizio della Congregazione medesima; anzi taluni si recano eziandio nelle Missioni straniere; quindi dell'opera loro non si possono punto approfittare queste nostre contrade.

Rispondiamo : I sacerdoti che si dedicano al servizio della nostra Congregazione giovano pure assaissimo alle Diocesi ed ai paesi nostri. Abbiano di sopra accennato quanti ministri del Signore, sparsi ora in molte parrocchie, formaronsi nelle case della Congregazione Salesiana. Or bene, avrebbe ella potuto somministrare alla Chiesa un siffatto contingente, se avesse mancato di sacerdoti, che la coadiuvassero quali assistenti, professori, direttori e simili? E potrebbe essa continuare a somministrarne, se nessuno mai si fermasse nel suo seno? No, di certo; chè senza maestri non si hanno scolari. Laonde per poco che si rifletta si scorge che i sacerdoti della Congregazione, sotto l' ubbidienza del loro Superiore, in fin dei conti lavorano ancor essi per tutto il popolo cristiano; imperocchè oltre alle prediche , alle missioni, al servizio che prestano in varie chiese pubpliche e private, oltre alle stampe di buoni libri, cui attendono , oltre alla buona educazione che danno a centinaia e a migliaia di ragazzi, i quali dopo alcun tempo rientrano in seno alle famiglie istruiti e virtuosi, oltre a tutto questo, eglino cooperano potentemente a far sì, che molti, docili alla divina chiamata, diventino buoni e zelanti operai nella vigna del Signore. Onde si può dire con tutta ragione che, per ogni sacerdote che si ferma in Congregazione, sono venti , cinquanta, cento altri, i quali col tempo verranno da lui avviati e addestrati al nobile arringo, e si metteranno poscia sotto la direzione de' proprii Vescovi.

Riguardo poi a quelli che si recano nelle missioni estere, dando sì alta prova d'amor di Dio e del prossimo, ci limitiamo ad osservare : La Chiesa di Gesù Cristo è Cattolica, cioè universale, e per natura sua tende a spandersi per ogni dove per mezzo dei suoi ministri. - Che sarebbe stato del mondo pagano se gli Apostoli non fossero usciti mai dai confini della Giudea? - Per quanto s. Pietro e suoi successori, non escluso il regnante Pio IX, abbisognassero in ogni tempo di buoni sacerdoti in Roma e nell'Italia, non ne inviarono eglino molti pur anche nelle Gallie, nelle Spagne, nella Germania, nell'Inghilterra, e in più altri lontanissimi luoghi'

A questo proposito ragione e religione esigono che si procuri di somministrare buoni e sufficienti sacerdoti ai nostri fratelli vicini, ma non si dimentichino i lontani assai più bisognosi, perchè tuttora immersi nell' ombra di morte. Presso di noi quantunque i sacerdoti sieno meno numerosi che in altri tempi più felici, tuttavia difficilmente si trova un paesello di mille anime che non ne abbia uno al suo servizio almeno ogni domenica e festa di precetto ; ma nelle Missioni, oltre ad immensi popoli ancor pagani, s' incontrano popolazioni numerosissime già pur battezzate, le quali passano anni intieri senza vedere un sacerdote. Eppure quelle anime sono preziose quanto le nostre, e al pari delle nostre ricomprate dal Figliuolo di Dio collo sborso del sangue suo. Perchè adunque non averne pietà?

L'APOLOGISTA CATTOLICO
ED I COOPERATORI SALESIANI.

Stavamo per consegnare alla Tipografia un breve articolo, col quale mettere sempre più in chiara luce lo scopo della Pia Unione dei Cooperatori Salesiani, quando ci capitò tra mano l'Apologista Cattolico, nel quale trovammo bellamente trattato il nostro argomento. Per la stima cui presso i buoni meritamente gode questo giornale, che conta ormai 21 anno di vita, redatto sotto gli occhi dello zelantissimo Vescovo di Mondovì e da persone di alta scienza ed esimia pietà, non che per la retta interpretazione che seppe dare alle cose nostre, abbiamo creduto miglior partito mettere in disparte il nostro articolo, e dare la preferenza alle sue parole, non senza porgergli prima le più vive grazie del favore che ci ha fatto. Ecco l'accennato articolo:

« Con questo titolo di Cooperatori Salesiani è instituita in Torino, nella Casa detta di D. Bosco, sotto il patronato di S. Francesco di Sales e di Maria Ausiliatrice, una Società di ecclesiastici, e laici, uomini e donne, senza distinzione d' età e di condizione, allo scopo di giovare al buon costume ed alla civile società, anche in mezzo alle loro ordinarie occupazioni, in seno alle proprie famiglie, regolando anzitutto la loro vita con una esemplare condotta.

Tale Associazione, che prende norma dalla Congregazione Salesiana, ivi pure canonicamente istituita, e colla quale ha comune il nobile fine di guadagnar anime a Dio, mediante la diffusione delle buone massime e l' esercizio della carità verso il prossimo, specialmentc verso la gioventù pericolante, fu, insieme colla Congregazione, approvata e benedetta dal sommo Pontefice Pio 1X, il quale inoltre ad incoraggiarla ed accrescerla, degnossi, con lettera apostolica del 9 maggio 1876, arricchirla di segnalate indulgenze.

Non è nostro proposito per ora, nè saremmo in grado di spiegare come i Religiosi Salesiani abbiano potuto in men di due anni dilatare sì ampiamente e con felice risultato la cognizione del vero Dio e della civiltà in molti luoghi dell'America, dove furono inviati ; persuasi che assai scarsi sarebbero stati i frutti raccolti da pochi Missionari in un campo così vasto e faticoso di messe, se la divina Provvidenza che ha suscitato quest'opera e infuso in quei giovani cuori tanta abnegazione e tanto zelo per la salvezza delle anime, non fosse efficacemente intervenuta in loro aiuto.

Quello che ci piace far conoscere è l' attribuzione che hanno i Cooperatori Salesiani dall'atto che ne ricevono il diploma col relativo regolamento ; potendo eccitare ben altre persone a porsi nel numero.

In pratica il lavoro è, questo : « Qualunque opera personale di carità, sussidii, preghiere; cooperare coi parroci a fare tridui, novene, esercizi spirituali, quaresimali, quarant' ore, catechismi ; adoperarsi per aprire case di educazione e di beneficenza, sostenere materialmente e moralmente quelle che sono già aperte. Il sacerdote può lavorare con zelo nel sacro ministero; ma la cooperazione morale e materiale appartiene di preferenza alle persone che vivono nel secolo, entro alle officine, negli Uffizi civili, nel commercio. Essi possono con maggior libertà e con maggier facilità conoscere i bisogni e meditare sui mezzi atti a provvedervi. Ma questi pii e zelanti cattolici abbandonati agli sforzi individuali, avrebbero fatto opera assai incompleta, perciocchè un solo che lavori non vede che scarso frutto delle sue fatiche ; ma unendosi ad altri e poi ad altri ancora che abbiano il medesimo scopo e la medesima regola, possono ottenere assai. Vis unita fortior.

E dove trovare questo legame che si possa estendere a tutti i tempi, a tutti i luoghi, a tutte le classi di persone senza pericolo di degenerare, anzi che valga a garantire una- cooperazione sicura ed invariabile?

Ciò si propone nel Regolamento dei Cooperatori Salesiani.

Siccome però l'educazione della gioventù abbandonata in questi tempi costituisco un bisogno che abbraccia tutti gli altri bisogni, così i Cooperatori volgono la loro sollecitudine specialmente in favore dei giovanetti.

Come ognun vede quest'opera, eminentemente commendevole, merita il concorso di tutti i buoni ; e mentre è un mezzo facile per conseguire grandi meriti per l'eternità, è un freno potente alla scostumatezza e perversità generali del nostro tempo, che minacciano di rovina la civile società.

Raccomandiamo poi ai lettori nostri il Bollettino Salesiano mensuale, che è l' organo proprio della Pia Unione, dal quale abbian tolto l' argomento dell' articolo, e ne' cui numeri leggemmo commossi molti fatti edificantissimi e i prodigiosi progressi della Missione Piemontese dei Salesiani nell'America del Sud.

Chi dunque desiderasse rendersi Cooperatore Salesiano, non ha che notificarlo al reverendo Direttore dell'Oratorio di S. Francesco di Sales, in Torino, che gli manda tosto il diploma. »

NOTIZIE SUI MISSIONARI SALESIANI.

Abbiamo ricevuto notizie assai distese sul viaggio e felice arrivo al suolo americano dei nostri Missionari partiti ultimamente ; ma mancandoci lo spazio per riferirle in questo Numero, le pubblicheremo nel mese venturo. Facciamo in quella vece di pubblica ragione la lettera seguente del Direttore del Collegio Pio di Villa Colon, Della Republica dell'Uruguay

Colon, presso Montevideo, 20 settembre, 1877.

Amatissimo PADRE IN G. C.

Mi lasciai sorprendere dall'ultima ora per iscriverle, stando già per far vela il postale italiano. Perciò debbo, oltre il conveniente, accelerare e precipitare la presente con iscapito della duplice chiarezza e nella calligrafia, e nelle idee. Pazienza ! La S. V. mi perdoni, e intanto per leggere questo povero scritto si faccia aiutare questa volta da qualche interprete che abbia buoni occhi.

Come già l' è noto , quantunque il nostro Collegio sia vasto e spazioso, non può tuttavia capire tanti allievi quanti ne fanno domanda. Ed ecco il bisogno di fabbricare per non privare del benefizio dell' istruzione e cristiana educazione un buon numero di giovani. Il lavoro è incominciato, et fervet opus. La spesa che ci occorre non è al di sotto di L. 50 mila, per la quale siamo ricorsi agli imprestiti. La Commissione incaricata ha già raccolto L. 30 mila, somma bastevole a condurre a termine la parte più importante ed indispensabile del nuovo edilizio; pel resto speriamo nella divina Provvidenza.

Giorni sono abbiamo avuto in collegio una visita imponente, la quale per la Dio mercè ci fruttò assai. Era il giovedì , 8 corrente, secondo giorno, del mese di Maria, che noi facciamo in questo tempo, perchè il più bello dell' anno , e il primo di un triduo destinato a preparare gli allievi alla gran festa del nostro patrono san Francesco di Sales, recentemente dichiarato Dottore di Santa Chiesa dal glorioso Pontefice Pio IX. Or verso lo dieci antimeridiane mi si annunzia che alcuni signori vogliono visitare il Collegio. Occupatissimo in quel momento , risposi che l' ora non era propizia, e che tornassero più tardi ; ma affacciandomi alla finestra, vidi che per la porta della Cappella eransi già introdotti in Collegio una ventina di loro. Corsi allora, e li ricevetti coi dovuti complimenti. Ma chi erano costoro ? Erano i più grandi negozianti, i più ricchi depositarii del Commercio dello Stato , i quali si erano pigliato un giorno di svago in simpatica riunione nelle amenissime vicinanze del nostro Collegio, aventi alla testa la banda musicale. Secondo l' espressomi desiderio loro feci visitare alcune parti del Collegio; ma gli assennati uomini accortisi che tanta frotta di gente recava non lieve disturbo in quell' ora di studio, mi pregarono di assegnar loro un altro momento del giorno; e fissate le due pomeridiane, cortesemente si ritirarono, tanto più che si avvicinava per essi l' ora del pranzo. Intanto furono avvisati i giovani, che ad un dato cenno andarono a mettersi in divisa, e taluni prepararonsi eziandio per dare un breve spettacolo all'allegra brigata.

Un'ora e mezzo da poco era scoccata, quand'ecco i nostri visitatori entrare in Collegio, ed avanzarsi in fila a due a due colla banda alla testa, comandati da due generali improvvisati, come facciamo talora noi nelle nostre passeggiate. Pareva un piccolo battaglione di signori, paffuti e tondi, e allegri sì, ma nei giusti limiti, malgrado la circostanza del giorno.

La vista di tal disciplina mi piacque ; li salutai, e mi risposero con una scappellata generale. Essi avevano dimandato di entrare in chiesa, e farvi suonare la banda; ma io pensando che avevano solo poc'anzi pranzato, dissi loro che li avrei condotti in seguito, e li feci invece entrare nel maggior salone del Collegio. Entrati anche i giovani furono prima salutati dagli illustri ospiti, poscia dalla banda, che dato fiato agli strumenti, suonò l' inno della Republica. Eglino si pensavano che finito il suono tutto fosse finito ; ma ecco gli allievi rispondere col canto, e intuonare con entusiasmo l'inno del Collegio, che è l'inno di Pio IX, messo in musica dal nostro indimenticabile D. Cagliero. Gli applausi furono sinceri e reiterati.

Nè qui fu il tutto : perchè incominciossi allora un piacevole intrattenimento, per quei signori veramente inaspettato, che finì per guadagnarci il loro cuore. Pertanto comincia uscir fuori un giovane vestito da Ciabattino col martello e con una ciabatta in mano, e cantare con molta grazia, brio e disinvoltura, la nostra brillante canzone dell'onesto operaio. A quegli uomini repubblicani , e ad un tempo gente laboriosa , quel canto, che alla democrazia unisce l'idea del lavoro e dell'onestà, piacque siffattamente , che n'erano fuor di sè per la gioia. Quindi ridevano, gridavano, battevano le mani e i piedi ancora, facevano insomma tal fragore che io temeva che ne dovesse crollare la volta della sala. Poco dopo mutò la scena. Fattosi innanzi un fanciullo cantò il nostro Orfanello con una sì bella e patetica voce, che trasse dagli occhi di tutti le lagrime.

Volendo porre fine al trattenimento, perchè faceva un caldo soffocante (essendo per noi stagione estiva), volsi a quei signori poche parole di circostanza, accolte con molto rispetto. Mi si volle rispondere, parecchi dimandarono la parola al loro capo, e due la ottennero. Erano i direttori di due giornali. Parlarono con vivacità e con entusiasmo, benedicendo il nostro arrivo e i nostri propositi, animando i giovani a corrisponderci, e congratulandosi colla patria delle felici speranze, che poteva legittimamente fondare sopra questo Istituto.

Dopo ciò si passò nella Cappella, ove la banda suonò e i giovani cantarono il grandioso inno, lasciato pure come ricordo dal nostro caro D. Cagliero, in onore di S. Rosa dl Lima, la grande Patrona, la Santa più amata e venerata da tutta l'America, siccome uno dei primi e più leggiadri fiori della Chiesa, sbocciati in queste parti dopo la scoperta fattane da Colombo.

Usciti di Cappella i capi a nome di tutta la comitiva mi si fanno appresso inteneriti, e uni annunziano il comune proposito di lasciarci un ricordo. E quali ? Nientemeno che il più bel PianoForte di Montevideo, da cinque mila franchi. Ne siano ringraziati, esclamai ! ne avevamo veramente bisogno.

Dopo nuovi saluti e replicati evviva al Commercio, alla Repubblica, ed a D. Bosco, quei signori partirono dal Collegio con tutte altre idee da quelle che avevano prima. Imperocchè so di certa fonte, che otto sopra dieci di loro da principio non volevano neppur metter piede sulla soglia della nostra casa, perchè ci credevano altrettanti... e retrogradi , come dicesi oggidì, e di null'altro capaci fuorchè ad insegnare il Pater e il Catechismo. In quella vece mirarono cogli occhi proprii che alla religione può ben camminare di santo accordo lo studio, la scienza, l'insegnamento delle belle arti, ed un'allegria piacevole e garbata. Ne furono soddisfatti, anzi entusiasmati, e ne fu un'indubbia prova il fattoci regalo.

Il triduo di san Francesco si fece assai bene e la festa solenne riuscì devotissima, onorata dal nostro Veneratissimo Monsignor Vescovo, il quale distribuì la Comunione generale, assistette poscia alla Messa solenne , e diede la santa Cresima a 25 giovanetti interni, e a 50 degli esterni.

Alla sera dopo le funzioni di chiesa la festa si finì nella gran sala, dove si declamò e si cantò in onore di s. Francesco e di Monsignore.

Questo insigne prelato così buono e così affezionato ai Salesiani, in quel giorno mi supplicò con istanza di un favore, che non è da me il concedere , ma da lei. Ed ecco di che si tratta. La parrocchia da cui noi dipendiamo è quella de las Piedras, distante tre miglia dal Collegio ; bella cittadina, con bellissima chiesa fabbricata da poco. La popolazione è buona, ma i cattivi, che si trovano da per tutto, fecero guerra così accanita al parroco , già religioso ed ora sacerdote secolare, che il poverino rinunziò all'uffizio suo con grande scapito delle anime. Ora monsignor Vescovo vorrebbe ben porre un altro sacerdote a sua vece, ma non lo trova, tanto scarseggiano i preti in queste parti. Quindi desidera, prega e scongiura che pel bene di tante anime, a gloria di Dio, ed anche per levar una gran pena dal suo cuore, vi andiamo noi. Oltre al locale pel parroco e pel curato, egli ci otterrebbe ancora una casa attigua, che si presterebbe assai bene per fare scuola ai fanciulli e alle fanciulle del paese. La parrocchia sarebbe ceduta in perpetuo alla nostra Congregazione. Tanto il vescovo quanto io desideriamo e aspettiamo da lei una risposta.

Vorrei ancora proseguire ; ma si appressa l'ora d'impostare la lettera, e mi è giuocoforza di metter fine, e termino coll'augurare alla S. V. a nome mio e di tutta la casa gioconde le prossime feste natalizie, e un buon fine e capo d'anno.

Oh ! sì il divin Pargoletto Gesù le riempia il cuore di ogni più squisita dolcezza, nasca, viva, e regni in eterno nell' anima sua. Le conceda eziandio l' Autor della vita molti anni ancora per nostro consiglio e conforto , e col braccio della sua onnipotenza la sostenga nelle dure fatiche che per la sua gloria e per la salute delle anime deve ogni giorno sostenere. A questo fine ne lo preghiamo, e ne lo pregheremo. La S. V. faccia altrettanto per noi , affinchè non ci rendiamo mai indegni di lei e della nostra Congregazione.

Sito obb.mo ed aff.mo Sac. Luigi LaSAGNa.

NELLA PARTENZA DEI MISSIONARII SALESIANI
per le Missioni Australi.


Ergi la fronte all'eternale Iddio,

Dalle tue luci, deh rasciuga il pianto, Ascolta Italia, un glorioso addio!

Bella! Infelice! Non è il mesto canto,

Di chi piangendo al tuo dolor, s'invola Per non morirti combattendo accanto ;

Ma di colui è l'ultima parola

Per cui, ridente ad immolar la vita, Per quella fè, di cui sei centro. vola.

Oh i generosi! E l'hanno pur sentita, Profonda al core lor parlò la voce,

Che dal Calvario, in rosso ammanto, è uscita

Eccoli tutti con in man la croce,

Ecco il Vessil, che li conforta e spinge Di Colorado a superar la foce.

Ma non han patria, non amor astringe De' cari loro, il cor di quegli atleti Per correr l'onde e disfidar la sfinge?

Nell'animo pur troppo, irrequieti

Oh ! sentono i lamenti e le parole, Che piangere li fanno e meno lieti,

V'è un padre, oh sì ! che sua diletta prole Forse abbandona, in quel campion di Dio; La madre v'è, che dell'addio si duole.

E quale il lagno di lontano rio,

Tal qui s'ascolta, in lacrimabil suono,

E   degli amici e dei fratei l'addio.

Oh chi li cita? E quale man fa dono Ai figli del Signor, di forza e ardire Oh lo mirate: È Cristo sii quel trono

Ei, che morì per soddisfare all'ire

Della diva Giustizia ohimè oltraggiata!

E   strappar l'uom dalle infernali pire.

Ed essi il sanno, e a caritade ornata

Han l'alma pura, quei campion di Cristo, Perchè nel cor la doglia sia arrestata.

Ei van sicuri; come un dì fu visto Uscir di Palestina quella Croce

E   rapida volare al grande acquisto;

E all'Ebro, al Mauro, al Gange in sii la foce Mietere palme, nuovo allòr raccorre, E trascinar le terre alla sua voce;

E l'onde infervorar del Tebro, e porre Ad esse in sen, contro il lione Ircano, Su ferma pietra un'inconcussa torre.

Oh sì volate. Con quel segno in mano

Voi vincerete, già lo disse Iddio;

Itene, ed infiammate il monte e il piano.

Eccoli in campo. D'un fantasma rio, Uscito fuor dalla tartarea fossa,

A fronte stan. L'investe orribil dio,

E seco ha pure l'infernale possa, Vestita a ferro e colla lancia in resta, Che grida: Avanti, mangerò tue ossa.

Ahimè... Ma invan, che il prode non s'arresta, E prega sì Maria Ausiliatrice, E già all'orribil pugna omai s'appresta;

A mille spade incontro, all'ira ultrice, Va fidato in Colui che tutto pilote, E di soffrir per Lui tiensi felice;

Spingesi ardito, e sovra i templi scuote

Di Cristo la bandiera, e al suo splendore V'accorre l'uom delle regioni ignote.

Quest' è il trionfo del celeste amore! Folgori siete nelle man di Dio, Volate adunque, ed accendete il core.

Oh il ciel volesse, che potessi anch'io Seguirvi, e vosco il bel vessil piantare Sì, della croce in mezzo a un popol rio!

E il derelitto, e il fanciullin, chiamare

A quel vessillo, e della sposa il pianto, Orbata del consorte, rasciugare ;

E offrire al vecchio. dal dolore affranto, Urna parola di couforto, e alzare Bello d'amor celestiale il canto ;

Ma non mi è dato di salir P altare

E   mia virtude sì alto non arriva,

Chè un tanto minister mi fa tremare.

Ma pur v'invidio, e se lontani, viva, Cara memoria serberò di voi, Infin elle l'ora del morir m'arriva.

Oh le virtudi di cotesti eroi

Deh canta Italia ! Di nessun più sono, Sono di Dio, che li ha chiamati suoi.

Ascolta or deli ! Dall'eternale trono, Coll'arpe in man, l'Angelica coorte, Qual'eco, ti rispondo al lieto suono,

Mentre lontan, scotendo le ritorte

Satan di rabbia, in murmure represso, Ai forti impreca, che gli dièro morte.

Ma qual chiaror ! Che fia ? Dal cielo un Messo Oli nol vedete ? egli è disceso. Ha in mano

E   palma e allor : nol conoscete ? È desso.

Egli è Francesco ; dall' eccelso piano

I figli scese a incoronar, i figli,

Che spiegan l'ali al suolo Americano, A far fiorir da quelle lande i gigli.

RESTITUTO ALLIEVI.

ALTRI COOPERATORI E COOPERATRICI
chiamati all'altra vita nell'anno 1877.

Ci venne favorito il nome e cognome di altri confratelli e consorelle defunti nell'anno testò passato, e qui li pubblichiamo raccomandandoli alle comuni preghiere.

1. Aimerito D. Pietro Professore di Tecn. e Ginnasio Pievano - Chivasso.

2. Anselmi Rosa vedova - Cherasco.

3. Biraghi D. Luigi Par. - Canonica del Lambro.

4. Botto di Rovre D. Gius. Teol. Coni. - Torino.

5. Buttesi D. Benedetto Canonico - Tortona.

6. Coraglia Maria - Monten Rllero.

7. Faraut Augusto Avv. - Nizza Marittima.

8. Faraut Maria vedova -   id.

9. Febbrari D. Lorenzo Vie. for. - Ghedi.

10. Ferrero Massimo - Montechiaro d'Asti. 11. Filippi Maddalena - Pontedassio. 12. Gaviglio Carolina - Cherasco.

13. Grossi D. Lorenzo Parr. - Alessandria. 14. Gusmani D. Franc. Canonico - Mortara. 15. Lupi Giacomo - Cogoleto.

16. Mella Luigi Luogotenente Generale - Torino. 17. Podestà D. Giov. Batt. - Lavagna. 18. Ranazzo Maria - Torino. 19. Simond Emilia - Nizza Marittima. 20. Simond Teresa -   id. 21. Viglio D. Luigi Can. Teol. - Mortara. 22. Zappa D. Vincenzo Canonico - Spezia.

INDULGENZE SPECIALI
pei Cooperatori.

Ogni Cooperatore può acquistare indulgenza plenaria una volta al giorno, da applicarsi alle anime del purgatorio, recitando la terza parte del Rosario di Maria Vergine avanti al SS. Sacramento, e non potendo avanti al divin Sacramento, recitandola innanzi al Crocifisso.

Indulgenza plenaria ogni volta che celebra la Messa, o si accosta alla santa Comunione.

Oltre alla indulgenza della Messa o della Comunione, un'altra plenaria ne può guadagnare ogni domenica e nelle feste qui sotto notate, purchè confessato negli otto giorni, e comunicato, vi aggiunga una visita a qualche chiesa, pregandovi secondo l' intenzione del Sommo Pontefice.

Mese di Febbraio.

2. Purificazione di Maria Vergine.

4. S. Giuseppe da Leonessa.

13. Beata Angela da Foligno.

23. Santa Margherita da Cortona.

Con permesso dell'Aut. Eccl. FERRARI GIUSEPPE ger. resp.
Sampierdarena, 1878. Tip. S. Vinc. de' Paoli.